Sempre Saviano, sempre Gomorra

23 maggio 2006
Pubblicato da

di Alessandro Del Moro

C’è qualcosa di sbagliato in questo libro, “Gomorra” di Roberto Saviano, che è indiscutibilmente uno dei libri più importanti, fondanti si spera oltre che fondamentali, dell’anno, e questa cosa sbagliata, una sorta di refuso – da cui partire per andare a comprendere il senso del libro stesso – è la copertina: Knives di Andy Warhol, ossia la silhouette viola sfumata di sei coltelli affiancati.
Il libro di Saviano, il suo testo, fa il percorso opposto a quest’immagine. Non prende la violenza evocata dalla parola stessa camorra, dai suoi toponimi quali Scampia, Secondigliano, Casal di Principe, o semplicemente Napoli che siamo noi, per realizzarne un quadro (impietoso), una fotografia (clinica), un ritratto che per quanto civile rischia di diventare pop, warholiano. Non opera sintesi, non lancia slogan.
Saviano è analitico, diairetico, molto spesso persino didascalico, ripetitivo, cita dati, nomi, si perde; ma questo, appunto, gli è essenziale. Perché di fronte all’eccesso di rappresentazione, di testimonianza che qualsiasi fenomeno, e ovviamente anche il crimine, la “camorra” subisce oggi (fiction, approfondimenti dei telegiornali, blitz ripresi da decine di giornalisti), la prospettiva invece persuasiva è cercare livelli di interpretazioni in modo trasversale, gadameriano.
Cosa vuol dire crescere a Casal di Principe, nel cuore marcio del sistema dei clan, essere educati dal proprio padre a dodici anni a sparare, recepire nella propria esperienza e nel proprio immaginario quel sogno demoniaco di potere della camorra? Tutto questo significa essere-già-dentro la narrazione, vuol dire pre-comprendere, vuol dire compiere su di sé, sulla propria pelle un’operazione di messa a distanza dall’oggetto che si vuole provare a raccontare, e insieme – sotterraneamente – ammettere il rancore, la propria ossessione, la dipendenza, l’impossibilità di quel totem laico chiamato obiettività.
L’interesse maniacale, certosino, per la criminalità, per la morte da arma da fuoco, per il potere camorristico nasconde in Saviano, che lo riconosce perfettamente, un desiderio di potere, di contrapposizione, di avere ragione; desiderio da cui, per pensarla con Foucault, non si sfugge. Saviano comprende che la frase di Mandel’stam evocata da Pasolini come epigrafe di Petrolio, “Con il potere non ho avuto che vincoli puerili” non può essere che una parziale presa di posizione (in fondo modesta per cui falsa), che l’io so pasoliniano non può restare – per terribile onestà – attaccato a quella mancanza di compromissione che subito si scherma con un ma non ho le prove.
E infatti nell’invettiva centrale del libro, Saviano spezza la retorica della purezza, dell’allusione, non si concede alla poesia, racconta di come ogni volta che entra in una casa considera subito la tenuta delle pareti, applica il suo sguardo da esperto di costruzione, da chi come tutti i casalesi è cresciuto a pane e cemento e dichiara, arreso più che invettivo: “Io so e ho le prove. Gli imprenditori italiani vincenti provengono dal cemento. Loro stessi sono parte del cemento. Io so che prima di trasformarsi in uomini di fotomodelle, in manager da barca, in assalitori di gruppi finanziari, in acquirenti di quotidiani, prima di tutto questo e dietro tutto questo c’è il cemento, le ditte in subappalto, la sabbia, il pietrisco, i camioncini zeppi di operai che lavorano di notte e scompaiono al mattino, le impalcature marce, le assicurazioni fasulle. La costituzione dovrebbe mutare. Scrivere che si fonda sul cemento e sui costruttori. Sono loro i padri. Non Ferruccio Parri, non Luigi Einaudi, non Pietro Nenni, non il comandante Valerio. Furono i palazzinari a tirare per lo scalpo l’Italia affossata dal crac Sindone e dalla condanna senza appello del Fondo Monetario Internazionale…”
Si può solo scegliere quale potere assecondare, e lì esibire la propria forza e debolezza. E quello che sceglie “Gomorra” è il potere tremendo della parola, il potere profetico della parola, come invoca il prete martire Don Peppino Diana in un documento inedito scritto prima della sua morte: “Non permettiamo uomini che le nostre terre diventino luoghi di camorra, diventino un’unica grande Gomorra”.
E voi, perché leggerete questo libro? Perché vi importa solamente l’estravaganza: conoscere gli episodi più incredibili di un mondo al contrario dove il degrado assume forme sempre più spettacolari, sempre più succubi dell’estetica spettacolare (dove i ragazzini sparano con la pistola storta come nei film di Tarantino e i boss si fanno costruire ville uguali a quelle di Scarface?). O vi piace la ricostruzione storica: il destino dei clan, le guerre e gli avvicendamenti rituali? O semplicemente vi diletta essere informati, siete dei lettori forti che divorano libri di impegno civile, e vogliono essere edotti del fatto che la guerra gli arsenali del casertano riforniscono gli eserciti dall’Argentina alla Somalia?
Oppure vi chiedete, come in fondo fa Saviano, cosa c’è che ci accomuna con l’uomo che potrebbe infilarci un “ferro” in bocca e fare fuoco?

16 Responses to Sempre Saviano, sempre Gomorra

  1. Aldo il 24 maggio 2006 alle 10:31

    Io lo leggerò perché sono stato 32 mesi a Secondigliano, ho visto molte cose e ne ho capite molte altre. Gomorra me ne ha fatte capire di ulteriori. Ne ho comprate 2 copie, una per me, una per una persona che può capire quel libro e l’importanza che ha scriverlo oggi, adesso, qui.

  2. Lucio Angelini il 25 maggio 2006 alle 08:06

    Tutta la mia ammirazione a Saviano, cui ho dedicato ben tre post nel mio blog.

  3. Mariano Cappio il 25 maggio 2006 alle 12:42

    Ho letto Gomorra con particolare interesse e attenzione, lo trovo straordinario e nel contempo “raccapricciante”…
    Roberto Saviano ha svolto, a monte di questo libro, un lavoro estremamente analitico e profondo a cui volgo tutta la mia ammirazione e stima.
    Questa incredibile narrazione della brutale vita “manageriale” delle associazioni camorristiche mi fa capire ancora di più quanto queste spaventose realtà siano così vicine alla mia quotidianità, abitando io nell’interland casertano; ma questo avvicendarsi di tali conosciute dinamiche criminali inducono tutti, autorità comprese, verso la fallimentare e deprimente rassegnazione.

  4. Tina il 28 maggio 2006 alle 17:38

    Mi chiedo se quella Gomorra di cui parla Saviano esista solo in quella parte di mondo che ha visto lui.

  5. andrea bottalico il 29 maggio 2006 alle 13:00

    ….. saviano nel suo libro riesce ad abbattere molti degli stereotipi che i media rafforzano, il punto di osservazione interno ai meccanismi di potere offre al lettore verità che non tutti hanno il coraggio di dire; la sua sembra essere anche un analisi di tipo antropologico, in un territorio dove la criminalità organizzata non è soltanto l’azione e l’espressione di una borghesia criminale, ma soprattutto il risultato di un emarginazione che sta alla base e la volontà stimolata dal sistema capitalistico-neoliberista di trarre profitto, a qualsiasi costo. saviano ci mostra lo sviluppo delle nostre zone, e lo fa con quella giusta dose di cinismo e rabbia degnì di una sensibilità che guarda negli occhi il potere piuttosto che assecondarlo. saviano forse è l’unico che non si perde, anzi trova, scava, traduce, fa i nomi, interpreta, e lo fa oggettivamente, con la lama affilata della parola, con la stessa forza delle pallottole.
    perchè leggere un libro come questo? per tanti, tantissimi motivi, perchè innanzitutto è la testimonianza di una realtà, la realtà, e per chi fosse scappato da quella realtà, leggerlo è sicuramente come un pugno nello stomaco, una rabbia radicata nella coscienza, una lacrima incazzata, un lamento…
    l’avvicendarsi di tali dinamiche criminali, oltre a viverle in prima persona, non induce per forza alla rassegnazione, non per forza.

  6. Ginevra il 1 settembre 2006 alle 22:45

    Ho letto il libro di Saviano voracemente, l’ho comprato e letto d’un fiato perchè sono 20 anni che abito a Scampia, perchè ho deciso di lavorare in questo quartietre, con i figli di questo territorio, perchè un giorno mentre i “miei bambini” giocavano all’aperto hanno assistito ad una esecuzione.
    Ho comprato e letto il libro per capire e riflettere se ha senso restare o forse è più giusto lasciare, andarsene e vivere lontano da qui.
    Ci sto ancora pensando, ma una cosa l’ho capita……. che fin quando il guadagno, il potere, il possedere varranno più di ogni altra cosa e chi ci governa pemetterà che l’illegalità dilaghi indisturbata, le cose non cambieranno mai veramente…si potrà solo tamponare e “ghettizzare” la violenza e l’arroganza senza però mai affrontarla.
    Leggerlo mi ha affascinato per la forza delle espressioni e delle ricostruzioni, ma allo stesso tempo mi ha fatto rabbia per l’assoluta indifferenza con cui si permette che “il sistema” diventi un modello e una dimensione a cui aspirare. Sono sicura di rileggerlo a distanza di tempo per vedere fino a che punto le cose cambiano o non cambiano per nulla

  7. Giuseppe il 14 ottobre 2006 alle 23:05

    Saviano sta vendendo l’ennesima copia del suo libro.
    Spero doni tutti i soldi che ha guadagnato per ricostuire da capo tutta Secondigliano.
    E’ un furbacchione di tre cotte, se fosse nato in Islanda sarebbe disoccupato, invece è nato in provincia di Napoli e ha deciso di sfruttare i problemi di questa provincia per farsi il suo bel miliardino.
    Il giorno che distribuirà i suoi libri gratis o facendo solo pagare il prezzo di produzione, lo riterrò una persona seria e che ci tiene davvero alla sua terra. :)

  8. Matt il 19 ottobre 2006 alle 12:48

    Lo sto leggendo adesso Gomorra, molte cose ed aneddoti scritti da Saviano sono solo frutto della sua fantasia.A Scampia le cose vanno diversamente.

  9. laura il 19 ottobre 2006 alle 20:17

    sabato sarò a napoli per raccogliere le voci della gente proprio sul libro Gomorra. sto lavorando a un servizio per la radio tedesca. mi piacerebbe sapere come vanno davvero le cose a scampia. rispondimi se ti va per email. magari puoi raccontarmi la tua opinione dal vivo
    grazie

  10. AbatediTeheleme il 19 ottobre 2006 alle 21:17

    Ho ignorato lungamente l’esistenza del libro “Gomorra”.
    Adesso che forzosamente sono obbligato a lasciare tale beatifico stato a causa di una campagna stampa che usa i mezzi scorretti del sedicente rischio personale e della pressione politica per accreditare di forza e verità un’opera letteraria ai fini di meglio venderla e meglio spacciare i velinari di regime per eroici rivoluzionari, vorrei ricordare che in una nazione così apertamente preda della corruzione individuale e collettiva, del potere criminale e dell’asservimento di informazione e cultura a Mammona, è impossibile che una casa editrice pubblichi l’opera di uno scrittore in cui siano davvero messi all’indice peccati e peccatori.
    A fortiori se tra i peccatori ci sono camorristi e politici.
    Questi ultimi, proprio secondo i principi democratici, di quei camorristi essendo i rappresentanti nelle terre dove – come è di lapalissiana costatazione a seguito di una semplice passeggiata per Gregorio degli Armeni, senza scomodare Scampia – il vero controllo economico, sociale e militare è della malavita e lo stato solo un pavido intruso.
    Ed a chi se non alla politica pensate facciano capo le case editrici italiane??? O pensate davvero che in Italia ci sia una politica “buona” ed una “cattiva” ??? .)
    Di conseguenza, ogni cosa molto palesata e godente di promozione mediatica è di per se stessa inevitabilmente, ahimè, falsa e tendenziosa…mentre ciò che di questo non gode potrebbe essere, alle volte, vero.
    E di conseguenza esposto a reale possibilità di ritorsione (Lode a Mishima, a Majakovskj e ad Impastato).
    Crederei molto più a Saviano avesse distribuito ciclostile per la tempestosa Campania, piuttosto avesse ricevuto una scorta dal potere che si alimenta proprio di quel che egli denuncia, di qualsiasi colore esso sia.
    Vale et ego et benedico vos.

  11. AbatediTeheleme il 19 ottobre 2006 alle 21:44

    P.s. cara Laura, il voler cercare a tutti i costi la normalità occidentale in una dimensione quale quella napoletana, o casertana che dir si voglia, è ormai un crimine grande quasi quanto il far fuoco in mezzo alla gente per colpire un boss avversario…
    Ma chi vuoi intervistare?? Cosa vuoi che importi ai napoletani non simil intellettualoidi (ammetterai che si tratta dello 0,001% della popolazione) del libro di un giovane attivista??
    Cosa c’è a Scampia?? A Scampia, come nella CEP di Bari o nel Paolo sesto di Taranto o nello Zen di Palermo c’è la legge della giungla, lo scontro sanguinario per l’euro che tu regali all’artista di strada, l’analfabetismo galoppante ed invalidante, la polizia corrotta che pesta i più deboli e condanna i ragazzini ed i meno protetti al destino atroce del carcere, dopo averne ceduto le foto ai giornali locali che invece di riempir le pagine con vere indagini e vera informazione, le sbattono in prima pagina, tessendo le lodi del tenente che ha sequestrato 10 grammi di robba al morto di fame tossico e minorato e così consentendogli la promozione.
    Lasciando in pace i veri responsabili dell’inferno che il sud sempre più vive – chierici, sbirri, politici, imprenditori di malaffare…e non so fino a quando gli argini di poggiofranco o del Vomero terranno contro la marea montante…
    ai Tedeschi digli che non possono capire, hanno piste ciclabili troppo belle su cui allegramente viaggiano bici con madri e bimbi al traino…a Napoli sarebbero tutti morti.

  12. giuseppe kr il 6 novembre 2006 alle 21:51

    sono anzioso di leggere il libro di Roberto Saviano domani mattina lo comprero’ sicuramente anche perche’ mi e’ stato consigliato dal mio amico Palmiro.

  13. Luca L. il 5 dicembre 2006 alle 20:13

    Ho letto Gomorra, perché vivo a Napoli, odio la Camorra e
    la vorrei vedere distrutta.

    Gomorra è il libro che più mi ha colpito in vita mia.

    Roberto Saviano non dice novità a chi è nato e vissuto a Napoli,
    ma è capace mette insieme in un unico quadro tutti gli episodi che
    conosci, e magari qualcuno lo hai visto con i tuoi occhi. Un quadro
    svelato integralmente per la prima volta, che ti fa vedere
    l’intero mostro, non solo qualche suo tentacolo.

    E ti accorgi di quanto il mostro sia enorme, e perché ogni tentativo
    che puoi voler fare, a Napoli, di vivere in maniera civile, come si
    può fare altrove in Italia e fuori, è impossibile.

    Gomorra lascia pochissime speranze, e mi fa venire ancora
    più voglia di andarmene da Napoli alla prima occasione.

  14. MAURO il 13 gennaio 2007 alle 18:55

    QUALCUNO DI VOI DICE FALSO, IO DICO VERO QUALCUNO DI VOI DICE ESAGERATO, IO DICO CONTENUTO QUALCUNO DI VOI DICE COFUSO, VI DICO CHE SOLO CECANDO DI CAPIRE SI HA CHIAREZZA QUALCUNO DI VOI PENSA CHE SI STIA PARLANDO DI CAMORRA E DI CIO’ CHE LE INTERESSA, IO DICO CHE SONO I RETROSCENA DELL’ECONOMIA ITALIANA. PRIMA DI PARLARE PENSATE, E SE AVETE VISSUTO ALMENO UNA DI QUELLE ESPERIENZE DESCRITTE, FORSE TACETE, E FORSE ASPETTERETE IL MOMENTO GIUSTO PER DAR ARIA AI POLMONI TRIBUNALE DI SANTA MARIA CAPUA VETERE, UN ANNO DI LAVORO, MAI UN GIORNALISTA ART. 167 BIS DIAMO SPAZIO AL POPOLO, CARCERE DI FRONTE E IMMENSE STRADE ILLUMINATE COSTEGIATE DA PARCHI BUI PARMALAT E ALTRE DISTRIBUITE SUL MERCATO COME UNICHE ALTERNATIVE, NESUUNO A MAI FIATATO, NE LE STESSE CASE NE LA CONCORRENZA E CI SAREBBE ANCORA L’ ALGIDA, LA MOTTA (SI QUELLE DEI GELATI) CIRCA 30 KM DI LUNGOMARE (VILLAGIO COPPOLA) EDIFICATI ABUSIVAMENTE, COMPRESO LA CASERMA DEI CARABINIERI LOCALE, DURANTE NESSUNO HA VISTO NIENTE. CENTRI COMMERCIALI CON 3 CASSE APERTE E 30 FUNZIONANTI CHE FISCALIZZANO… RICORDATE IL CERVELLO, STA NELLA TESTA, NON NEL CULO…CERCATE DI NON DIRE STRONZATE SE NON SAPETE. GRAZIE DOMANDA A VOI CERVELLI SAGGI: COME MAI HANNO LASCIATO PUBBLICARE QUESTO LIBRO? GOOD BYE

  15. Martino il 16 gennaio 2007 alle 01:37

    ESTE LIBRO ES ESPECTACULAR!!!!!!
    Sono di Buenos Aires e capisco tante cose che sono molto simili a Napoli!
    (e sono stato a Napoli anche)

  16. cristina il 29 gennaio 2007 alle 17:26

    Tutti i miei complimenti a Saviano per la buona letteratura. Sono casertana e vorrei dire basta a quella immagine ormai consueta e dissacrante che ritrae la nostra terra. Come disse Giuseppe Montesano, “bisogna cercare la bellezza nella bruttezza”. Questo Saviano non lo sa fare, per cui non regalerà mai poesia alle nostre città, alla nostra gente, ai nostri vissuti, ai nostri luoghi. Penso che un vero artista desideri stare lontano dagli obiettivi e detesti essere considerato un vip. Ma poi, pensate davvero che la camorra abbia minacciato Saviano? Ma figurarsi! Se volevano davvero far fuori Saviano… beh, l’avrebbero fatto. Per cui, basta con i protagonismi, fate gli scrittori, donateci una speranza, un barlume di bellezza e soprattutto, dateci un messaggio nuovo.



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