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	Commenti a: L&#8217;uomo è rimedio dell&#8217;uomo	</title>
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		<title>
		Di: jan		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/05/25/luomo-e-rimedio-delluomo/#comment-28942</link>

		<dc:creator><![CDATA[jan]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 May 2006 17:29:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi par di capire che uno degli aspetti interessanti della MTA è l&#039;accesso alla cultura, la dignità della persona possibile grazie all&#039;identità culturale, la negoziazione del ruolo medico-paziente. Definirci persone, in reti di altre persone, per poterci guarire. Anche io ho pensato al CICAP, ma mi pare chiaro che qui non si parla di taumaturgia, ma di società.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi par di capire che uno degli aspetti interessanti della MTA è l&#8217;accesso alla cultura, la dignità della persona possibile grazie all&#8217;identità culturale, la negoziazione del ruolo medico-paziente. Definirci persone, in reti di altre persone, per poterci guarire. Anche io ho pensato al CICAP, ma mi pare chiaro che qui non si parla di taumaturgia, ma di società.</p>
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		<title>
		Di: Lorenzo Galbiati		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/05/25/luomo-e-rimedio-delluomo/#comment-28936</link>

		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Galbiati]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 May 2006 13:11:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il pezzo è molto interessante anche solo per il tono del discorso. 
Sarebbe bello sapere che ne pensa un fisico del Cicapa al riguardo.
Certo che la cooperazione con la medicina tradizionale non dev&#039;essere cmq tutta rose e fiori anche per il medico occidentale più aperto.
All&#039;Università di Mlano il prof di zoologia Ettore Tibaldi, collaboratore tanti anni fa di Licia Colò nell&#039;Arca di Noè, organzizza da tempo tesi in Burkina Faso di sviluppo del territorio e dell&#039;agricoltura cercando di conciliare tecniche occidentali e cultura locale. Questo pezzo me l&#039;ha ricordato.
Lorenz]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il pezzo è molto interessante anche solo per il tono del discorso.<br />
Sarebbe bello sapere che ne pensa un fisico del Cicapa al riguardo.<br />
Certo che la cooperazione con la medicina tradizionale non dev&#8217;essere cmq tutta rose e fiori anche per il medico occidentale più aperto.<br />
All&#8217;Università di Mlano il prof di zoologia Ettore Tibaldi, collaboratore tanti anni fa di Licia Colò nell&#8217;Arca di Noè, organzizza da tempo tesi in Burkina Faso di sviluppo del territorio e dell&#8217;agricoltura cercando di conciliare tecniche occidentali e cultura locale. Questo pezzo me l&#8217;ha ricordato.<br />
Lorenz</p>
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		<title>
		Di: roberto		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/05/25/luomo-e-rimedio-delluomo/#comment-28932</link>

		<dc:creator><![CDATA[roberto]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 May 2006 11:31:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Iside Baldini

“siamo fatti per la condivisione”

L’uomo è soltanto uno dei rimedi di se stesso
La scienza, per esempio, è un altro rimedio. Il kombinat medico-farmaceutico sta mutando l’essenza della natura umana. E se i nuovi guaritori fossero proprio i Frankenstein rinchiusi nei laboratori genetici? L’ineluttabilità dell’Oggettivo?

Baldini solleva molti interrogativi 
Domande che investono una questione che stiamo affrontando spesso, quella della Tradizione e della Identità. Ma prima di tutto vorrei dire che la scrittura dell’autrice è “tenera”, intensa quanto indiziaria, ha l’odore acre della ricerca sul campo, della soddisfazione che provi quando raggiungi un risultato. Tapili, reduce della Seconda Guerra mondiale, sulle ceneri di Berlino distrutta. 

Dobbiamo rispettare la medicina tradizionale
L’autrice avverte che  l’argomento è “torbido”, “sfuggente”, e in effetti, dopo aver letto il pezzo, ero partito pieno di “pregiudizi”. I guaritori mi sembravano un sindacato di  stregoni e le erbe magiche la nemesi della vaccinazione. Avevo intenzioni polemiche, ma volevo prima capire. 

Raccontare le storie, non la Storia, della Medicina
Così ho telefonato a Miky, che sta alla Cattolica, per avere un punto di vista più aperto e obiettivo. Come dire, la parola alla medicina ufficiale. Credevo che mi dicesse bravo, hai ragione, agli scienziati non piacciono gli stregoni, e invece Miky mi ha ricordato che la medicina non è una scienza esatta, e che la Storia della medicina occidentale è solo un pezzo della Storia della medicina tout-court, alternativa o tradizionale che sia. Dopo la telefonata, ho riletto il pezzo con occhi diversi. E finalmente l’ho capito. Esistono più medicine, è chiaro.

Ma tutte le medicine sono la stessa cosa?
Restano dei dubbi. Il primo riguarda ‘l’attacco’ del saggio, l’affermazione per cui “la modernità e gli interessi delle lobby farmaceutiche minacciano la sopravvivenza di questa fondamentale risorsa (la medicina tradizionale, nda)”. Nessuno mette in discussione che le lobby stanno strangolando le nazioni africane, ma perché l’autrice ha allargato il campo delle colpe alla modernità? Non sarà un po’ occidentalista? Io sapevo che storia della medicina moderna, tutto sommato, è stata un è sinonimo di progresso. Che ne direste di una multinazionale del farmaco made in Sud Africa? Non vorrei sembrare capzioso, ma è una possibilità. 

La Tradizione può essere anacronistica?
L’altro aspetto che non mi torna è la funzione del guaritore come “indovino, guardiano di altari, leader di comunità”. Quindi come personaggio di potere all’interno della struttura tribale. Quale genere di autorità, frutto di quale antica credenza, legittima queste pratiche di “prevenzione degli eventi dannosi”? Per “avere fortuna” è davvero sufficiente l’osservazione degli astri? Il contrario dell’occidentalismo, dunque, è una sorta di esotismo di ritorno. L’idea di una medicina postcoloniale, arcadica, spirituale e in fondo sentimentale. 

Eppure c’è il misterioso Sam…
Ma devo stare ai fatti, e i fatti stanno dalla parte di Baldini. Sam è un amico senegalese che ho conosciuto circa dieci anni fa. Una volta mi ha raccontato che prima di partire per l’Italia, a Dakar, decise di fare visita al marabù. I marabù sono i depositari dei culti tradizionali locali. Bene, il marabù augura buona fortuna a Sam e gli dona un amuleto, dicendo portalo sempre al collo, perché se c’è pericolo diventerai invisibile (nientemeno). Ecco, devo ammettere che una prova tangibile dei poteri dell’amuleto l’ho avuta. Ci eravamo imboscati, io, Sam e un altro paio di amiche, senza fare niente di male. Arrivano i Caramba per un controllo e Sam mi dice che non ha il permesso di soggiorno in regola. “Fuori dalla macchina, documenti, chi siete e chi non siete”, ma poi i caramba se ne vanno. E Sam? Come se non ci fosse.        

I guaritori combattono l’Aids?
Insomma, la storia di Sam mi ha (quasi) convinto. Ma per stare più tranquillo vorrei fare alla Baldini un’ultima domanda: cosa ne pensano i guaritori africani del preservativo? Quando vanno in giro, lo distribuiscono nelle capanne dei villaggi più sperduti? Perché, sai com’è, pare che in giro ci siano strani guaritori, cristiani, che dicono che il preservativo non funziona, che il guanto è un grande bluff, e che non risolverà mai il problema dell’Aids. 

La domanda di riserva è una barzelletta 
Se fossi un vecchio paziente senegalese, afflitto dal mal di denti, preferirei che nella mia capanna entrasse prima il dentista o il marabù? Un’invocazione degli dei o il trapano punitore? Ieri ho (ri-ri)perso la capsula del molare inferiore destro. Sono riuscito a rimetterla a posto da solo. L’ennesimo rimedio di me stesso.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Iside Baldini</p>
<p>“siamo fatti per la condivisione”</p>
<p>L’uomo è soltanto uno dei rimedi di se stesso<br />
La scienza, per esempio, è un altro rimedio. Il kombinat medico-farmaceutico sta mutando l’essenza della natura umana. E se i nuovi guaritori fossero proprio i Frankenstein rinchiusi nei laboratori genetici? L’ineluttabilità dell’Oggettivo?</p>
<p>Baldini solleva molti interrogativi<br />
Domande che investono una questione che stiamo affrontando spesso, quella della Tradizione e della Identità. Ma prima di tutto vorrei dire che la scrittura dell’autrice è “tenera”, intensa quanto indiziaria, ha l’odore acre della ricerca sul campo, della soddisfazione che provi quando raggiungi un risultato. Tapili, reduce della Seconda Guerra mondiale, sulle ceneri di Berlino distrutta. </p>
<p>Dobbiamo rispettare la medicina tradizionale<br />
L’autrice avverte che  l’argomento è “torbido”, “sfuggente”, e in effetti, dopo aver letto il pezzo, ero partito pieno di “pregiudizi”. I guaritori mi sembravano un sindacato di  stregoni e le erbe magiche la nemesi della vaccinazione. Avevo intenzioni polemiche, ma volevo prima capire. </p>
<p>Raccontare le storie, non la Storia, della Medicina<br />
Così ho telefonato a Miky, che sta alla Cattolica, per avere un punto di vista più aperto e obiettivo. Come dire, la parola alla medicina ufficiale. Credevo che mi dicesse bravo, hai ragione, agli scienziati non piacciono gli stregoni, e invece Miky mi ha ricordato che la medicina non è una scienza esatta, e che la Storia della medicina occidentale è solo un pezzo della Storia della medicina tout-court, alternativa o tradizionale che sia. Dopo la telefonata, ho riletto il pezzo con occhi diversi. E finalmente l’ho capito. Esistono più medicine, è chiaro.</p>
<p>Ma tutte le medicine sono la stessa cosa?<br />
Restano dei dubbi. Il primo riguarda ‘l’attacco’ del saggio, l’affermazione per cui “la modernità e gli interessi delle lobby farmaceutiche minacciano la sopravvivenza di questa fondamentale risorsa (la medicina tradizionale, nda)”. Nessuno mette in discussione che le lobby stanno strangolando le nazioni africane, ma perché l’autrice ha allargato il campo delle colpe alla modernità? Non sarà un po’ occidentalista? Io sapevo che storia della medicina moderna, tutto sommato, è stata un è sinonimo di progresso. Che ne direste di una multinazionale del farmaco made in Sud Africa? Non vorrei sembrare capzioso, ma è una possibilità. </p>
<p>La Tradizione può essere anacronistica?<br />
L’altro aspetto che non mi torna è la funzione del guaritore come “indovino, guardiano di altari, leader di comunità”. Quindi come personaggio di potere all’interno della struttura tribale. Quale genere di autorità, frutto di quale antica credenza, legittima queste pratiche di “prevenzione degli eventi dannosi”? Per “avere fortuna” è davvero sufficiente l’osservazione degli astri? Il contrario dell’occidentalismo, dunque, è una sorta di esotismo di ritorno. L’idea di una medicina postcoloniale, arcadica, spirituale e in fondo sentimentale. </p>
<p>Eppure c’è il misterioso Sam…<br />
Ma devo stare ai fatti, e i fatti stanno dalla parte di Baldini. Sam è un amico senegalese che ho conosciuto circa dieci anni fa. Una volta mi ha raccontato che prima di partire per l’Italia, a Dakar, decise di fare visita al marabù. I marabù sono i depositari dei culti tradizionali locali. Bene, il marabù augura buona fortuna a Sam e gli dona un amuleto, dicendo portalo sempre al collo, perché se c’è pericolo diventerai invisibile (nientemeno). Ecco, devo ammettere che una prova tangibile dei poteri dell’amuleto l’ho avuta. Ci eravamo imboscati, io, Sam e un altro paio di amiche, senza fare niente di male. Arrivano i Caramba per un controllo e Sam mi dice che non ha il permesso di soggiorno in regola. “Fuori dalla macchina, documenti, chi siete e chi non siete”, ma poi i caramba se ne vanno. E Sam? Come se non ci fosse.        </p>
<p>I guaritori combattono l’Aids?<br />
Insomma, la storia di Sam mi ha (quasi) convinto. Ma per stare più tranquillo vorrei fare alla Baldini un’ultima domanda: cosa ne pensano i guaritori africani del preservativo? Quando vanno in giro, lo distribuiscono nelle capanne dei villaggi più sperduti? Perché, sai com’è, pare che in giro ci siano strani guaritori, cristiani, che dicono che il preservativo non funziona, che il guanto è un grande bluff, e che non risolverà mai il problema dell’Aids. </p>
<p>La domanda di riserva è una barzelletta<br />
Se fossi un vecchio paziente senegalese, afflitto dal mal di denti, preferirei che nella mia capanna entrasse prima il dentista o il marabù? Un’invocazione degli dei o il trapano punitore? Ieri ho (ri-ri)perso la capsula del molare inferiore destro. Sono riuscito a rimetterla a posto da solo. L’ennesimo rimedio di me stesso.</p>
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		<title>
		Di: gianni biondillo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/05/25/luomo-e-rimedio-delluomo/#comment-28887</link>

		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 May 2006 10:47:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Carlo, sto cercando di convincere Iside (che ora ci legge dall&#039;Africa) a mandarci un po&#039; di cose sue.]]></description>
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		<title>
		Di: Carlo Capone		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/05/25/luomo-e-rimedio-delluomo/#comment-28876</link>

		<dc:creator><![CDATA[Carlo Capone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 May 2006 07:55:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Cara Iside,   leggerti è come vederti rinascere  l&#039;ennesima  volta.
 Un abbraccio

Carlo

PS Naturalmente confermo la testimonianza di Gianni Biondillo. E aggiungo che Iside scrive cose bellissime. Specie sul Sud America.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cara Iside,   leggerti è come vederti rinascere  l&#8217;ennesima  volta.<br />
 Un abbraccio</p>
<p>Carlo</p>
<p>PS Naturalmente confermo la testimonianza di Gianni Biondillo. E aggiungo che Iside scrive cose bellissime. Specie sul Sud America.</p>
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