Iraq: un ritiro militare totale e senza residui

29 maggio 2006
Pubblicato da

di Enrico Sabatino (www.osservatorioiraq.it)

Il Ministro degli Esteri D´Alema ha dichiarato in queste ultime ore: “Il governo sta lavorando ad un disimpegno militare effettivo e pieno dall’Iraq. Ci sono molti Paesi presenti in Iraq senza contingenti….. Ci sono diverse modalità di presenza, stiamo studiando quelle effettivamente compatibili con il ritiro delle forze armate…. le forze armate consentono una presenza più significativa della missione civile, ma noi intendiamo mantenere l’impegno che abbiamo assunto con gli elettori di ritirare i militari”.

Il sottosegretario alla Difesa Forcieri ha affermato anche che resteranno almeno 600-800 soldati che entrerebbero a far parte delle strutture internazionali a guida americana che agiscono nelle diverse province irachene (i PRT, Provincial Reconstruction Team) e che si occuperebbero di garantire la sicurezza dei funzionari e volontari italiani addetti a gestire la ricostruzione civile dell´Iraq. Concetto ribadito anche da alti membri dell´Esercito Italiano che hanno aggiunto che per ogni civile italiano in missione servirebbero almeno 10/15 soldati di scorta a cui si aggiungerebbero altri soldati per garantire la sicurezza delle strutture logistiche.

Tutto questo ovviamente comporta anche l´impiego di mezzi blindati già utilizzati negli spostamenti in questi tre anni di permanenza militare italiana in Iraq.

Il nodo fondamentale da sciogliere però è un altro. Questa eventuale presenza residuale di 600/800 soldati italiani, anche se con il solo compito di scortare i volontari civili del MAE e delle ONG, rimane sempre figlia e conseguenza diretta di una scelta politica sbagliata del precedente governo italiano che si è accodato ad una guerra preventiva sbagliata e disastrosa decisa dagli USA e dalla Gran Bretagna le cui conseguenze di morte e distruzione sono sotto gli occhi di tutto il mondo e continuano tuttora.

Perciò come si può conciliare questa presenza residuale e proporla come svolta agli iracheni se contemporaneamente a 300 km di distanza aerei USA continuano a bombardare villaggi e città, se i marines continuano a uccidere civili innocenti come hanno fatto a Haditha, se Bush e Blair ammettono alcuni errori verbali ma non rinnegano affatto la scelta della guerra e dichiarano solennemente che non ritireranno i loro soldati, se continuano ad operare impunemente squadroni e milizie armate che uccidono quotidianamente, se le autobombe si susseguono giornalmente, se prosegue indisturbato lo stillicidio di soldati USA uccisi da gruppi guerriglieri sempre più efficaci nelle loro azioni di combattimento, se ci sono voluti cinque lunghi mesi per la nascita di un governo iracheno monco dei ministeri chiave – come Interni, Difesa e Sicurezza Nazionale – e il cui premier chiede un piano concreto di ritiro di tutte le truppe straniere parlando però al vento?

In sintesi, come si può parlare di svolta e quindi di missione civile se lo scenario in cui essa opererà è sempre quello di una illegittima e devastante guerra di occupazione ancora in corso?

L´argomento trito e ritrito che non bisogna lasciare da soli gli iracheni perché altrimenti scoppierebbe il caos e ci sarebbe la guerra civile è ormai totalmente superato dalla realtà concreta dei fatti, in quanto il caos c´è sempre stato e c´è tuttora e una strisciante guerra civile è in corso da tempo, e in modo ancor più evidente dopo l´attentato di Samarra del Febbraio scorso.

La stessa cosa dicasi per la questione della ricostruzione civile. Se nella provincia in cui ha operato dal 2003 il nostro contingente è stato fatto ben poco finora, per i problemi legati alla sicurezza, non si capisce come da un giorno all´altro e soprattutto lasciando 600/800 soldati la situazione sul campo debba immediatamente migliorare permettendo ai funzionari del MAE e delle ONG italiane di operare efficacemente e in tempi rapidi.

L´Iraq poi non è un Paese sottosviluppato, semmai lo è diventato a causa della guerra in corso, e ha persone competenti tecnicamente per portare avanti da sé il processo di ricostruzione. Certo, ha bisogno di un sostegno economico che il nostro Governo può e deve offrire, ma lasciando agli iracheni il compito di operare sul campo e organizzando brevi missioni di monitoraggio e verifica con personale italiano che può invece costantemente operare da Paesi confinanti come Kuwait e Giordania e che quando si reca in missione temporanea in Iraq può benissimo essere scortato da qualche carabiniere o agente dell´intelligence armato ma in abiti civili e con l´appoggio fondamentale di affidabili partner locali che possano garantire la sicurezza in loco, senza invece doversi spostare dentro mezzi militari blindati dell´esercito italiano che agli occhi di chi combatte le truppe straniere non sono affatto diversi rispetto a quelli oggetto di attentati mortali del recente passato.

Chi continua anche oggi a mettere ordigni esplosivi ai bordi delle strade e li aziona a distanza vedrebbe infatti solo un mezzo blindato dell´esercito che passa e si disinteresserebbe del fatto che a bordo ci sono dei volontari civili di ONG. E lo stesso dicasi nel caso le intenzioni fossero di rapimento, come si è già visto sia in Iraq che in Afghanistan.

Quindi il Governo italiano dovrebbe agire nel senso di responsabilizzare sempre di più le autorità locali irachene e dovrebbe muoversi per massimizzare l´impiego di competenze locali nel processo di ricostruzione riducendo al minimo l´uso in loco di personale italiano che, ripeto, può tranquillamente operare dai Paesi limitrofi fino a quando anche i soldati americani e inglesi saranno partiti dall´Iraq, si sarà ristabilita una situazione di normalità e il Governo iracheno tornerà ad essere quindi del tutto sovrano e nella pienezza dei poteri.
Naturalmente tutto ciò deve essere preceduto da un ritiro totale del contingente militare italiano nel più breve tempo possibile dal punto di vista tecnico-logistico. Perché solo con queste modalità la svolta politica che il nuovo Governo italiano intende attuare relativamente alla questione irachena troverà il suo significato più vero e concreto sia qui in Italia che soprattutto in Iraq.

92 Responses to Iraq: un ritiro militare totale e senza residui

  1. daniele il 29 maggio 2006 alle 17:18

    se in politica hanno ancora un senso gli atti e i gesti motivati dalla volontà politica, il governo prodi dovrebbe ritirare tutte le truppe senza se e senza ma. tale azione dovrebbe servire a mostrare il totale rifiuto che, all’epoca dell’invasione anglo-americana, quella fetta d’italia oggi al governo ebbe per la vile occupazione irachena. ma il dalema-pensiero pare effetto del solito cerchiobottismo filo-imperialista(badate non filo-americano). se tratteremo con gli usa avremo fallito: il ritiro deve motivare la totale idiosincrasia del popolo del centrosinistra verso questa e altre guerre.

  2. tashtego il 29 maggio 2006 alle 22:47

    Non accadrà.
    Non ci sarà nessun vero ritiro, perché non c’è, nel senso che non esiste, una vera sinistra capace di fare una politica degna di questo nome.
    Questo è vero per la politica estera quanto per la politica interna.
    Non sto dicendo che mi auguro l’avvento di un nuovo Lenin, basterebbe un po’ di dignità politica, basterebbero idee chiare su come oggi un governo non di destra può rispondere ai problemi sul tappeto, interni ed esterni.
    Neanche si tratterebbe di rompere con gli USA, ma solo di andarsene, con la semplice motivazione che è sbagliato stare lì e che non si intendono mantenere gli impegni presi da Berlusconi, perché la maggioranza nel paese vuole che si cambi politica.
    Ma non avremo un ritiro dall’Irak, come non avremo la fecondazione assistita, come non avremo l’abolizione dei contratti precari, come non avremo il riconoscimento delle unioni di fatto, come non otterremo che i ricchi e i furbi paghino le tasse, come non avremo un rafforzamento dello stato sociale, eccetera.
    Per ottenere queste cose ci vorrebbe una normale, autentica sinistra riformista.
    Che è invece proprio quello che manca.
    Allora domando: in cosa differisce – dico politicamente – la triade D’Alema-Prodi-Rutelli dalla triade Fini-Berlusconi-Casini, se non in qualche dettaglio?
    Magari qualche dettaglio importante, ma pur sempre dettaglio.
    Di cambiamenti di rotta non se ne parla nemmeno.

  3. cara polvere il 30 maggio 2006 alle 00:34

    dagli ultimi anni l’Italia ha ereditato un utero troppo debole
    perchè attecchisse la parola “dignità”.
    un utero oggi affaticato che urge di un buon cerchiaggio economico e di ottime equipes di assistenza alla politica estera.
    l’Italia dovrebbe riconquistare il lusso di una faccia un po’ più “acqua e sapone” e l’ultimo ennesimo gravissimo scandalo del pallone che sarà portato addirittura sotto la lente dei mondiali in Germania non sarà certo l’inizio di una solida e presentabile gravidanza di volontà di ri-edificazione dei sistemi cardine di potere.
    (io personalmente credo che abbiamo già pagato caro e salato
    il debito di ri-ri-ri-conoscenza con l’America con tributo di de profundis di sangue e di porcherie celate a vicenda)

  4. cara polvere il 30 maggio 2006 alle 00:36

    ma… mi ha tagliato un pezzo del commento!
    dov’è finito?
    uffa.
    accidenti

  5. cara polvere il 30 maggio 2006 alle 00:49

    dicevo: e di porcherie giustificate a vicenda…)

  6. pippo il 30 maggio 2006 alle 05:52

    @ tashtego

    politicamente non differisce in niente, e oltrettutto mantengono in vita artificialmente Berlusconi per poterlo usare all’infinito come spauracchio e farci digerire a tutti i costi un’idea di Italia moderata e codina. la solita italietta appena mitigata nei suoi peggiori estremi. e il potere dei buoni, purtroppo, aumenta sempre più: vedasi il pallido moroteo Veltroni che ormai è considerato una specie di dio in terra, probabilmente un giorno sarà assunto vivo in cielo a fianco di Romolo Quirino.

  7. luca il 30 maggio 2006 alle 08:21

    Veltroni, ma largo ai giovani, alle idee nuove, a quelli che si sono fatti da sé in politica! Adoro Veltroni, da grande voglio fare il vecchio come è lui adesso. Quando ha salutato Napolitano non capivo quale era il nuovo presidente, mi sembrava più anziano quello con la fascia tricolore…ma forse mi sbaglio… Per il resto condivido :”non accadrà”, non accadrà, stiamone certi, tashtego ha scritto giusto.

  8. Baldrus il 30 maggio 2006 alle 09:48

    La posizione iperscettica, ipercritica, immobilista, un po’ sprezzante, e perché no, pure snob, è uno dei motivi (non l’unico ma uno) della deriva della sinistra e della sua accettazione, pur nella diversità di stile, dei contenuti delle destre. E’ un tripudio di fuoco amico, schifo su Veltroni, schifo su Nanni Moretti, schifo su tutti. Non si tratta di negare le miserie, le contraddizioni, le viltà e le ipocrisie della sinistra, per fedeltà alla linea, ma di cambiare un po’ atteggiamento sì.

  9. pippo il 30 maggio 2006 alle 10:03

    il qualunquista sembri essere tu caro baldrus, mescolando a fini retorici (contro chi non la pensa come te o i cosiddetti snob) moretti che non fa parte dell’establishment, con veltroni che invece è il padrino dell’establishment. e lo fai per annullare le critiche all’establishment, infatti non entri nel merito, dici che le critiche sono tutte snob “a prescindere”. ma facci il favore va.

  10. pippo il 30 maggio 2006 alle 10:08

    vige l’assioma: siccome veltroni si mostra molto buono, tutto quello che fa è buono. e chi critica veltroni, o addirittura mette in discussione l’assioma, è un disfattista. ma si potrà criticare anche veltroni o no? in italia c’è chi nasce col sole in fronte come veltroni, e chi ha il sole in fronte in italia non si può mettere in discussione mai: sacrilegio.

  11. andrea inglese il 30 maggio 2006 alle 11:06

    io continuo a vedere delle differenze non di dettaglio tra i politici del centrosinistra e il centro destra capeggiato dal gangster; per questo ho votato centosinsitra; ma comprendo anche chi non vede queste differenze e coerentemente non ha votato; quindi immagino che tash, ad esempio, non abbia votato;

    quanto alle occasioni di critica verso questo centrosinistra di governo ci saranno senza dubbio, per questo mi sembra inutile dedicarsi alla “critica preventiva”

    infine: la questione oggi in italia non è sinistra o destra, veltroni o fini, è innanzitutto mafia si o mafia no; divisione dei poteri si o divisione dei poteri no, illegalità deliberata e giustificata oppure no; e nessuno ci garantisce che a queste alternative la risposta del centrosinistra non sia un semplice “ni”

  12. Baldrus il 30 maggio 2006 alle 12:23

    Non ho dato del qualunquista a nessuno, o pippo. Ho parlato di atteggiamento da parte di molti che in qualche modo si riconoscono nel centrosinistra. Disfattista, di fuoco amico. I commenti ne sono pieni. Non mi chiamo del tutto fuori neanch’io, nel mio blog underground ho spesso attaccato senza pietà certe politiche e personaggi del centrosinistra. Ma quando questo diventa atteggiamento finiamo per far marcire tutto il quadro. Per il resto sottoscrivo quanto scritto da Andrea Inglese.

  13. Trespolo il 30 maggio 2006 alle 13:51

    Riprendo:”Quindi il Governo italiano dovrebbe agire nel senso di responsabilizzare sempre di più le autorità locali irachene e dovrebbe muoversi per massimizzare l´impiego di competenze locali nel processo di ricostruzione riducendo al minimo l´uso in loco di personale italiano…”. Bellissimo!

    Già me lo immagino Prodi che, con la sua faccia paciosa, arringa Sciiti e Sunniti dalla piazza principale di Baghdad: “Boni, state boni!” :-)

    Buona giornata. Trespolo.

  14. Baldrus il 30 maggio 2006 alle 15:00

    Trespolo, però così banalizzi alquanto. Non è da te.

  15. pippo il 30 maggio 2006 alle 15:14

    quoto tutto questo pezzo di andrea inglese:

    “infine: la questione oggi in italia non è sinistra o destra, veltroni o fini, è innanzitutto mafia si o mafia no; divisione dei poteri si o divisione dei poteri no, illegalità deliberata e giustificata oppure no; e nessuno ci garantisce che a queste alternative la risposta del centrosinistra non sia un semplice “ni” ”

    ma proprio su questo versante le differenze sono sottili, si veda il partito del NI al referendum, si veda le tentazioni presidenzialiste della sinistra riformista, si veda la scalata al Corriere dei furbetti del quartierino in joint venture con pezzi del potere di sinistra. io ho votato centrosinistra, ma questo non mi impedisce di vedere che la sinistra fa parte del malaffare e sul capitolo malaffare gioca di sponda con Berlusconi. è per questo che la fuffa veltroniana è tanto più insopportabile, perché è del tutto priva di perspicacia, e buona per nascondere i problemi sotto il tappeto… populismo di sinistra… l’ulivo è un partito populista, bisognerà cominciare a dirselo o no. il supremo sacerdote di questo populismo è Veltroni.

  16. pippo il 30 maggio 2006 alle 15:19

    @ baldrus

    disfattismo, è normale criticare chi è al potere, è tanto più giusto criticare la propria parte. le questioni vanno guardate nel merito, le porcheria della propria parte vanno denunciate, va smontato completamente il giochino del richiamo al “senso di responsabilità”. dire: vogliono tenere berlusconi in vita artificialmente per agitarlo come feticcio e ricattarci elettoralmente è dire qualcosa di molto preciso. dire: adesso governate, non ci sono più alibi, è giusto, non pretenderanno mica di dire ancora per molto “votateci se no torna Berlusconi”, ma che scherziamo, questo è un ricatto e un raggiro, altro che disfattismo, adesso basta alibi.

  17. pippo il 30 maggio 2006 alle 15:21

    dico, basta populismo, basta retorica del “restiamo uniti contro il signore delle tenebre”, è una vergogna regressiva, basta. voi dovete aprire le menti delle persone, costringerle a ragionare, accettare di essere messi in discussione. se no siete esattamente, ripeto, esattamente come Berlusconi.

  18. pippo il 30 maggio 2006 alle 16:26

    il “voi” ovviamente era riferito ai dirigenti del centrosinistra.

  19. temperanza il 30 maggio 2006 alle 18:20

    Son parecchio d’accordo con Inglese, soprattutto su mafia-camorra-ndrangheta

    Poi qualcuno ha detto che Moretti non fa parte dell’establishment. Mi piacerebbe sapere cosa si intende per establishment, è una parola che si gonfia e si sgofia come un pallone

  20. guglielmo feis il 30 maggio 2006 alle 19:09

    Ma io questa sfiducia nei contronti del governo iracheno non la capisco, cioè: dov’è andata l’autodeterminazione dei popoli? capisco che è un casino metterli d’accordo e evitare che si lincino tra di loro, ma come scusa per restare.
    Per tornare all’Italia opto per anch’io per un via subito + serio impegno per mandare, se ci fossero problemi e guerre civili, un contingente davvero sovranazionale e umanitario che non abbia interessi neoimperialisti o “contratti” di politica internazionale da rispettare (cose tipo Berlusconi che fa il fido cagnolino di Bush)… ma qua si torna alla inoperatività di tutto ciò che aspira ad essere sovranazionale (Onu, Ue).

  21. tashtego il 30 maggio 2006 alle 19:52

    Ho votato centro-sinistra perché è la parte politica più vicina, per quanto lontana, a quelli che ormai chiamerei, in mancanza di meglio, i miei “sentimenti politici”.
    Ma soprattutto l’ho votata perché il nano mi fa paura, perché lo considero una minaccia reale.
    Detto questo avrei voluto che questa sinistra non si limitasse alle promesse, più tasse meno tasse, più tav meno tav, si o no al ponte, ma facesse delle PROPOSTE politiche vere.
    Avrei voluto vedere qualcuno che si applicasse a un DISEGNO politico, a un PROGETTO DI SOCIETÀ sul quale coinvolgere il Paese, nelle risposte e nelle strategie complesse che la situazione interna ed esterna esigono.
    Peraltro, senza progetto di società, non c’è Partito Democratico che tenga.
    Invece vedo un gioco, molto cauto, di rimessa, rispetto al centro destra, nel quale la dichiarazione che la missione in Irak diventerà civile suona quasi ridicola e fa giustamente ridere quel destrone di Trespolo.
    Tutti sanno che senza una presenza militare nessun civile opera in Irak.
    Tutti sanno che il sostegno che l’Irak domanda è militare.
    Tutti sanno che, o si va via del tutto, civili e militari, o si resta del tutto, cioè con tutta la baracca militare.
    Tertium non datur: andare lì a dire altre cose come ha fatto oggi Parisi è una presa per il culo, è la solita strategia del tenere in piedi gli opposti: a parole.
    Che altro mi darà – in termini di DISEGNO POLITICO – il governo di centro sinistra oltre al rigore sulla spesa pubblica?
    Ha ragione Inglès nel dire che il problema sono la mafia, la camorra, eccetera, ma anche torto.
    Ha torto se pensa che la cosidetta “lotta alla criminalità organizzata” possa intendersi come staccata da un progetto complessivo di rinascita politica e morale del Paese e del Sud, ma sopra-tutto del Nord.
    È da lì, dalla testa, che è iniziata la putrefazione (uso parole forti, mi si passino) di mezzo corpo sociale.
    Un corpo sociale è in putrefazione quando non si riconosce più come tale, quando passa la rivoluzione culturale dell’egoismo, del particolarismo grezzo, quando l’unica ottica di cui si è capaci si ferma agli interessi particolari, al più del recinto famigliare, quando la sinistra non è in grado di DIRE che questo non va bene e di proporre in concreto un altro modo di stare assieme e di praticare i diritti individuali.
    Così si comincia davvero a battere la mafia, non in altro modo.
    Chiedo scusa per questa tirata banale.

    Veltroni poi è un capitolo a sé: propongo un forum apposito intitolato, metti, “About Walter e tutto quello che significa”.

  22. roberto il 30 maggio 2006 alle 19:53

    @enrico sabatino

    “E se a qualcuno sarà dato il diritto di mentire, questo spetta soltanto a chi ha il governo della città, per ingannare i nemici o i cittadini, quando lo esiga l’interesse dello Stato”. (Platone)

    Venire via non fermerà il bagno di sangue
    Sabatino scrive che dopo la smobilitazione delle truppe italiane e angloamericane si “ristabilirà” una “situazione di normalità” e che il governo iracheno “tornerà ad essere del tutto sovrano e nella pienezza dei poteri”. Ma il potere precedente era una dittatura gassificante. Oggi è addirittura peggio: c’è un “governo sovrano” in piena guerra civile. Strana la Storia.

    Fuori dall’Iraq o cade il governo Prodi
    Le nostre truppe si ritireranno presto. Non alla velocità della luce zapateriana, ma con la giusta fiacchezza pilatesca che è il tratto distintivo della nuova maggioranza. Non andremo via dall’Iraq perché abbiamo un progetto di politica estera ‘serio e condiviso’, ma perché temiamo di spaccarci e andare sotto in parlamento.

    Ma i nostri Carabinieri non sono la Fanteria Atlantica
    Non puoi mettere un Marine, che una macchina programmata per combattere, a fare contravvenzioni e ad arrestare ladruncoli. Questa gente che è stata addestrata per radere al suolo una città, non per ricostruirla. Per questo distinguerei tra la guerra combattuta dalla fanteria atlantica e il ruolo che possono avere corpi come i nostri Carabinieri nelle “missioni di pace” internazionali.

    L’importante è smarcarsi!
    Berlusconi ha sbagliato, ma come possiamo fare virtù dei nostri errori? Riapriamo il dialogo sul ruolo dell’Europa negli scenari internazionali (risate). Sfruttiamo la nostra temporanea vicinanza con gli interessi strategici degli Stati Uniti e della Gran Bretagna, per riavvicinare questi paesi al Vecchio Continente. Lavoriamo con i paesi arabi e del Mediterraneo per favorire una soluzione locale della crisi. Diamo una sveglia all’ONU (risate sempre più forti).

    Chi è peggiore di chi?
    Enrico, pensa al partito delle autobombe, agli assassini che fatto saltare in aria le jeep con le mine: volontari, civili, militari, poco importa, per i cacciatori di teste è lo stesso (per tutti gli assassini è “sempre” drammaticamente lo stesso). Non so se ti rendi conto. Fino in fondo.

  23. pippo il 30 maggio 2006 alle 19:58

    @ temperanza

    ma scusa, si stava parlando dell’establishment politico. chi è l’establishment politico lo sappiamo. e anche che Moretti non ne fa ovviamente parte, magari di quello del cinema, dibattito che non mi interessa perché alla fine al cinema c’è spazio più o meno per tutti, in politica no. qui tutto ciò che è ovvio viene messo in discussione. quello che è preciso viene bollato come generico, fluido… se uno dice, l’establishment parlando di politica mi sembra che si parli in modo ovvio e circostanziato delle persone che sono al potere a destra e a sinistra da più di quindici anni. se uno dice, voglio parlare una volta tanto delle tangenti di sinistra, gli si dice che è un disfattista. vorrei discutere e capire perché un ladro di sinistra ottiene sempre una serie di notevoli attenuanti: secondo me perché cadiamo nel raggiro ideologico, si è preso un po’ per se’ ma lo fa per la santa causa delle cooperative, e che un operaio non può possedere una banca anche lui? mentre invece, ormai i più svegli lo hanno capito, ruba per se, lo fa per se, e le giustificazioni di cui gode sono uguali a quelle berlusconiste: se ha fatto così tanto bene per se’, farà qualche cosa anche per noialtri. ogni volta che qualcuno tenta di denunciare queste strutture si becca del disfattista. forse molti non hanno capito che queste strutture pericolanti ci cadranno addosso se non ce ne liberiamo per tempo. il caso Unipol (si può parlare di una cosa precisa? non mi dirai che il caso Unipol è una vicenda generica) sommato alla querelle sulle tasse ha quasi fatto rivincere le elezioni a Berlusconi. cioè, furfanteria e raggiro ideologico (vicenda unipol) e incompetenza conclamata (gestione dell’affaire tasse) hanno portato Berlusconi quasi a ridere di nuovo. e sarebbe generico e disfattista dire: basta, questi dirigenti se ne devono andare. no, è qualcosa di molto giusto e di molto preciso.

  24. tashtego il 30 maggio 2006 alle 21:12

    à propos de gauche
    qualcuno ha visto su dagospia le foto della presentazione del libro di aldo nove sul lavoro precario, con bertinotti e romiti?
    dico proprio romiti, quello della fiat.
    siamo sicuri che ormai ci va bene tutto?

    vediamo un po’:
    nove è un sinistro che fa un libro meritorio sul lavoro precario.
    il libro è edito da una casa editrice di proprietà del capo della destra italiana, silvio b., che invece ha fatto approvare e sostiene una legge che implementa la precarietà.
    alla presentazione del libro c’è uno dei capi del neo comunismo, il quale nel frattempo è diventato presidente della camera dei deputati e partecipa (meno male) ad una coalizione dove dentro c’è di tutto.
    ma alla presentazione, ampiamente fotografato in affettuosità col bertinotti ipse, c’è anche uno dei capi storici del padronato industriale degli anni ottanta: cesare romiti, che ne ha licenziati più lui…
    poche immagini – molte contraddizioni.
    si fa presto a parlare di sinistra.

  25. pippo il 30 maggio 2006 alle 21:21

    bertinotti, romiti, fassino, trentin, benvenuto, craxi, agnelli, callieri, hanno tutti la loro quota di responsabilità nel disastro Fiat degli anni 80. ci ha rimesso solo il lavoro e il paese. hanno creato il mito fiat tutti assieme, e tutti assieme quando non fruttava più lo hanno distrutto. ne hanno ricavato un grande potere personale e delle belle carriere. avrebbero dovuto sparire già da un po’. sono i nuovi sovversivi dall’alto, gli si perdona un po’ tutto.

  26. guglielmo feis il 30 maggio 2006 alle 22:11

    @ roberto:

    uff! mi ritrovo nello scetticismo. Cos’è meglio tra le risate del provare a far funzionare l’Onu o la Ue (dove far funzionare vuol dire semplicemente rendere le loro azioni coerenti alle carte che le ispirano, solo che il rispetto della legge, delle sentenze e la coerenza sono delle eresie, specie da noi…) o il vomito per questa situazione che ci ritroviamo (il nano; la sinistra che si berlusconizza, che diventa imprenditrice; la sinistra che accetta lo status quo e decide che deve agire con l’apparenza che tutto cambi affinchè nulla cambia; etc, etc etc….)?

  27. temperanza il 30 maggio 2006 alle 23:31

    Su Veltroni è uscito parecchi anni fa (cinque o sei), un libro-intervista che gli ha fatto Stefano Del Re. C’era già tutto, la mollezza apparentemente buonista, il realismo idealistico capace di riempire le piazze benpensanti a sinistra, il mollismo, lo chiamerei, la pancia, in fondo, degli italiani brava gente che a buona parte del paese fa comodo pensare di appartenere, la prudenza, l’amore per lAfrica, per i bambini, kennedy (kennedy!!!).

    Eppure, è forse l’unica cosa davvero “nuova” che la sinistra abbia saputo inventare in questi ultimi anni, tanto da farmi pensare che se c’è una possibilità di fare un nuovo partito democratico toccherà a lui, nel tempo.

    Perché la vecchia sinistra, quella della classe operaia che io ho conosciuto, dell’orgoglio di classe che a me, borghese, ha insegnato molto, quella della resistenza come era sentita ancora trent’anni fa, fuor di retorica, non c’è più, si è divisa, parcellizzata, radicalizzata, ma radicalizzata raggrinzendosi.

    E adesso, amici e compagni, Cos’è rimasto? Il realismo principalmente, direi, e quel tanto di gioco politico che può fare un paese piccolo e ininfluente (perché caduta la cortina di ferro siamo diventati davvero inifluenti)

    Scusate questa limitatissima e banale semianalisi.

    Indietro non si torna. Come andare avanti è il problema, e andare avanti mi pare che comporti la soluzione solo di problemi, molti, singoli, legati ma non così limpidamente risolvibili con un pensiero unico dell’utopia, bensì con la politica.

    Ma cosa sia la politica, al di là del buon amministrare, io non lo so, per questo voto, nell’incertezza mi accontento, ma continuo a farmi domande, tanto da trovarmi poi sempre, in una specie di diminutio di ideali, a convergere sui realisti, gli unici che mi diano la sensazione che riusciranno a fare almeno un poco, tipo sacchetto di sabbia a contrastare l’inondazione.

    Ecco, forse faccoio anch’io, a malavoglia, il sacchetto di sabbia sull’argine.

    E per questo di solito non intervengo nei dibattiti politici, mi viene una specie di magone e un senso di impotenza, inutilità, vana chiacchiera.

  28. temperanza il 30 maggio 2006 alle 23:39

    In ogni caso io non metto destra e sinistra sullo stesso piatto. penso ancora che la destra faccia una politica di destra, che il liberismo sfrenato impoverisca quella parte del paese meno protetta, che non può, salvo eccezioni, fare le buone scuole, né andare dai buoni medici, né pagare i mutui senza strozzarsi, né avere una dignitosa pensione quando è vecchia eccetera eccetera eccetera.

    Le tangenti di sinistra? Forse ci sono, anzi, diciamo che ci sono, mi basta che risolva un po’ delle banali cose che permettono alla gente di non disperarsi.

    E partire dalla guerra a chi non paga le tasse, e cioè principalmente mafia camorra e ndrangheta che possiedono mezzo paese, e che non pagandole le fa pagare a chi non le può evadere, cioè ai salariati e stipendiati, mi pare un minimo per il quale voto ancora abbastanza volentieri.

    Sono andata in Egitto, anni fa, a me fa un po’ schifo, pur con tutta l’ammirazione, che dei poveri diavoli siano schiattati per fare qualche tomba a qualche faraone, e siamo sempre là.

  29. temperanza il 30 maggio 2006 alle 23:44

    E comunque adesso i faraoni siamo noi, con i nostri computer, il nostro traballante welfare eccetera.

    Sono stata in un paese del terzo mondo o quarto, di recente, bene, si è a disagio, a dir poco.

  30. pippo il 31 maggio 2006 alle 00:26

    ma come no, le tangenti “rosse” risolvono i problemi della gente. la corruzione è quella cosa mi pare, che costringe la gente a chiedere come un favore le cose gli spettano di diritto, essere servi di un padrone rosso o nero che differenza fa, è una condizione degradante. ma l’italietta di sinistra giustifica la corruzione dei “compagni” se “risolve i problemi della gente”. se a Napoli per fare l’uscere comunale devo essere della corrente di Bassolino, risolve sicuramente tanti bei problemi. ma tutti questi esempi sono solo per dire: è un muro di gomma, chi non si vuole a tutti i costi omologare passa per pazzo o per astioso, e ora ci pensa anche la nostra bella sinistra di governo a imporre con cinismo la sua realpolitik. il reale è razionale. questa ovviamente non è sinistra, è un sistema connivente con due ali destre, una estremista e una un po’ temperata, sicuramente più umana e civile, ci riportano indietro all’Italia dei notabili di fine ottocento, e qualcuno dice che sono il futuro e che non si può tornare indietro… certo non si può tornare indietro, ma si può anche andare avanti in modo diverso. basta volerlo, mi sembra che chiediamo, appunto, un riformismo che non cala continuamente le braghe e non il ritorno di Lenin.

  31. temperanza il 31 maggio 2006 alle 01:03

    Se basta volerlo, caro Pippo, vai e fai.

    Il limite qui è proprio questo, mi pare, e cioè che al di là della propria limitata sfera personale, nessuno pensa di smettere di fare le cose che sta facendo per fare politica, ne parla, e questa è la ragione per cui di solito me ne sto zitta.

    Sei puro? Resta puro e commenta.

    Qual’è questo riformismo che non cala le braghe? e cosa vuol dire in concreto, calar le braghe? E non calarle cosa vuol dire? Commentare qui? Perché a Napoli Rossi Doria ha preso solo il 3,50 per cento? Perché vogliono fare tutti gli usceri? Io credo perché nessuno ha creduto che potesse davvero fare il sindaco. E piuttosto che avere Berlusconi quel dieci per cento su cui sperava non ha voluto correre rischi.

    Io non ho mai detto che le tangenti rosse risolvono i problemi della gente, se è vero che ci sono, dico che le tangenti, se ci sono, (e penso che ci siano, magari non in forma di mazzette ma di posti, di incarichi di influenze), di lobby, perché la politica costa, è sempre costata e sempre costerà) sono ben distribuite e allora, se la politica ha la sua parte di sporcizia, scelgo la meno sporca. E soprattutto temo quell’uomo eversivo, pericoloso, che raccoglie in una mano sola tanti poteri, tra cui l’oppio televisivo, i giornali, la pubblicità, le case editrici, che non sono solo la Mondadori, ma tutta la galassia mondadoriana, dall’Einaudi in poi, e scelgo gli altri.

    Se hai qualche migliore proposta, concreta, falla qui, convincimi.

  32. pippo il 31 maggio 2006 alle 03:39

    non posso convincerti, anzitutto perché alla discussione sostituisci un “vai e fai invece di criticare”. domanda: ma tu che ne sai? secondo, perché la discussione deve seguire il merito della discussione, se pensiamo che discutere abbia qualche valore in se’, non possiamo a un certo punto deragliare e dire “vabbè Einstein, ma tu che ne sai dello spazio tempo? voglio dire, hai fatto degli esperimenti o vuoi continuare a proprinarci le tue seghe mentali?”. e in terzo luogo non posso convincerti perché non si può discutere con chi, se gli sollevi alcuni punti critici, continua a risponderti che c’è il Babau Berlusconi, e allora fra questi che c’hanno solo un po’ di rogna e Babau Berlusconi ci teniamo i nostri con la rogna. già, ma allora ha ragione il famoso produttore polacco nel film di Moretti, sapete parlare solo di Berlusconi, non c’è verso di discutere di nient’altro perché c’è Berlusconi. ci sono tanti argomenti che andrebbero discussi di qua, dei nostri problemi, ma no, se lo fai sei disfattista, perché c’è Berlusconi. invece se uno crede che discutere abbia qualche valore in se’, non fa fatica ad accettare che far emergere un problema è già un azione, evidentemente anche a tanti della nostra parte piace questo bel mondo vespizzato dove ognuno dice la sua, e tutte le opinioni sono uguali. quindi non posso convincerti, per te tutte le vacche sono nere, tutto è oscuro e pauroso, non inoltriamoci nel bosco perché è pericoloso, stiamo con papà Walter che ci protegge, deleghiamo tutto, i capi sanno certamente cosa fare.

  33. tashtego il 31 maggio 2006 alle 08:25

    Parlare di politica.
    Radicalizzata la sinistra comunista non direi, raggrinzita sì: disseccata, liofilizzata, mummificata, oppure dilibertizzata, ridotta cioè ad una confusione marxistoide e beota.
    Tuttavia non riesco a vedere in Veltroni “il nuovo”, the next, per tanti motivi che non sto qui a dire, adesso.
    Dico solo che c’è un principio che ho imparato col tempo a seguire scrupolosamente: diffidare sempre di quelli che si presentano da subito come “i buoni”.

  34. temperanza il 31 maggio 2006 alle 09:52

    @tash

    Quando dico il “nuovo” non dico, mi pareva che fosse chiaro, che è un “buon nuovo”, dico che rispetto ai DS, che agli occhi della gente sono sempre il vecchio PCI, Veltroni con molta abilità si è smarcato, da anni. Mentre i DS che non sono più il PCI vengono ancora visti dai moderati (quelli cioè che fanno vincere l’una e l’altra parte, anche in coalizione) come mangiabambini trinariciuti che mangiano nella mano di Mosca e fors’anche di Pol Pot.
    Veltroni è stato così bravo, astuto, capace, da dire: comunista io? ma non lo sono mai stato.
    Ed è pure vero.
    Dunque, se ci sarà un partito dei democratici, il formalmente e mediaticamente nuovo sarà lui.
    E questo al giorno d’oggi, temo sia l’unico “nuovo” possibile.

    @Pippo

    veramente io ho detto “vai e fai”.

    Poi il “che ne sai” te lo ributto come la pallina del ping-pong.

    E ancora, terzo e ultimo perché sento che non avrei nemmeno dovuto cominciare questa discussione del cazzo, qui ci sono tre opzioni, votare il centrosinistra, votare il centrodestra, non votare. Se tu sei al corrente che ce ne sia una quarta abbi la grazia di salvare il paese e faccela sapere.

    Certo, se è quella di rovesciare cassonetti e dspaccare vetrine non ti seguo, è una forma estetica della politica e l’estetica per me è una cosa seria

  35. tashtego il 31 maggio 2006 alle 12:07

    D’accordo sull’analisi di Temperanza circa la figura di Veltroni e le sue astuzie.
    Si può aggiungere che a Roma, a conti fatti, Walter ha governato bene e anche se avesse governato male, ha comunque acquisito un consenso largo, che è l’unica cosa che in democrazia alla fine conta.
    Quando dico “governato bene” lo dico con cognizione di causa e avendo memoria di altri sindaci, come metti Franco Carraro: ebbene sì, per chi l’avesse dimenticato, la capitale del paese è stata “governata” anche da Franco Carraro.
    Non ostante tutto ancora vale la pena di parlare di politica e di pensare in termini politici, non foss’altro perché ancora siamo parte di una polis.
    Io, per esempio, credo nella progettualità in generale e in quella politica in particolare.
    Il progetto è proiezione nel futuro dell’azione dell’oggi, è avere un fine e provare a raggiungerlo.
    Sarò banale, ma questo oggi manca alla politica, almeno dalle nostre parti.
    Nei primi vent’anni del secondo dopoguerra la politica prefigurava futuri, progetti di società, vie diverse per lo sviluppo e per il progresso.
    Tutti sanno che a quell’epoca si fronteggiavano, ma anche dialogavano, trattavano, almeno tre diverse culture politiche (ma non solo politiche – qui la cosa è interessante), ciascuna con un suo progetto più o meno definito: la cattolico-democratica, la socialista, la liberale.
    Aderire alle formazioni che facevano capo a queste diverse culture, significava partecipare di un disegno, e, nel caso del PCI, significava molto di più, significava essere cittadini di un “paese nel Paese”.
    Eccetera.
    Per uno che, come me, ha votato per la prima volta nel 1968, e che quindi ha partecipato in pieno di quella stagione, ciò che oggi risulta quasi intollerabile è l’omologazione della politica su una sorta di pensiero unico, rispetto al quale chi giunge al potere fa solo qualche leggero aggiustamento, qualche piccola correzione, rimanendo uguale la sostanza miope dell’azione di chi lo ha preceduto.
    Provo ad uscire dal vago.
    Le sfide dell’oggi, a parte lo stagno nostrano, sono terrificanti:
    – la sfida asiatica;
    – l’immigrazione;
    – le risorse energetiche;
    – l’Europa e gli stati nazionali;
    – la sfida Islamica;
    – la questione Israelo-Palestinese;
    – l’Africa;
    – globalizzazione & sfruttamento planetario;
    – il mondo multi-polare e la fine dell’imperialismo americano.
    – invecchiamento e welfare;
    – il dualismo scienza/fede e la questione della ricerca in occidente;
    – diritti civili e stato laico;
    – il totalitarismo strisciante delle società occidentali;
    – la dittatura della classe media;
    – l’iperconsumismo;
    – la precarietà come tendenza strutturale;
    – il potere del capitale sovra-nazionale;
    – la decadenza delle rappresentanze del lavoro;
    – le grandi scelte infrastrutturali e l’uso del territorio;
    – la metropoli;
    – eccetera: sicuramente ne ho dimenticato una decina.
    Mi domando se l’attuale assenza di pensiero nella politica consenta di affrontare robe così.
    Oppure se non occorra di nuovo fare ricorso al pensiero forte, riferirsi ad un’ulteriore, solida, modellistica interpretativa, ad una visione, insomma.
    Non basta dire che non ci sono più le ideologie, perché oltre tutto non è vero: c’è rimasta l’ideologia che ha sconfitto tutte le altre, il liberismo.
    E col liberismo si va a sbattere contro un muro.

  36. temperanza il 31 maggio 2006 alle 13:06

    Anch’io ho votato la prima volta nel 68, anzi, ero scrutatrice, e psiuppina, vedi te.

    Non è che a me disgusti parlare di politica, modelli ecc., ma le sfide che tu (Tash) dici non sono discutibili qui, se non da una vaga nebulosa generalizzatrice che finisce per far diventare chiacchiera da bar ogni nostra anche degna e dignitosa posizione.

    Per questo evito, e quando mi lascio coinvolgere mi pento sempre, non tanto per quello che dicono gli altri, ma in primissimo luogo per quello che dico io, che è molto al di sotto persino di quello che penso, che è già, almeno nel mio caso, imparaticcio, di riporto, ascoltato, sia pur con attenzione.

    E’ un’excusatio non petita, lo so, ma è il mio modo di salutare tutti e ritirarmi dal dibbbattito.

  37. tashtego il 31 maggio 2006 alle 13:10

    “dar dibbattido”, vorrai dire.

  38. pippo il 31 maggio 2006 alle 16:09

    votare il centrosinistra, non votare, votare il centrodestra, rovesciare i cassonetti. il dibattito rimane un dibbbatttito perché ci sono dei forumisti così che rovesciano il dibatitto esattamente come altri rovesciano i cassonetti. secondo temperanza la democrazia si riduce al voto. elettori per un giorno e sudditi per cinque anni. quello che cambia le carte in tavola è un buon dibattito pubblico, funzionava negli anni 50, dovrebbe funzionare a maggior ragione nel 2010. il fatto è che molti non lo vogliono perchè gli sta bene così, i Giuliano Ferrara di sinistra per cui siamo nel migliore dei mondi possibili. ho detto molto chiaramente qual è il modo per cambiare le cose: discutere dei problemi, informare e discutere dei problemi specialmente quelli che riguardano la propria parte, soprattutto quelli scomodi di cui molti non vogliono discutere, e che dicono che ogni luogo non va bene e che tutto quello che si dice è chiacchiera da bar. una certa scorrettezza intellettuale e morale. ma qual era il punto? il centro della discussione è appunto l’ideologia dei “buoni”, smascherarla fa di questa discussione una discussione seria e non una chiacchiera da bar, se si arriva come panzer nel dibattito, si fanno un po’ di bizze e poi si dice, adesso me ne vado siete dei distruttori di cassonetti… beh… la cosa si commenta da se’. gli agenti politici dei “buoni” e del loro potere assumono le forme più impensate. gli ex sessantottini adesso si rifugiano, anche se a parole lo detestano e ti fanno l’elenco di tutti i difetti del Buono, nell’assolutismo buonista.

  39. pippo il 31 maggio 2006 alle 16:11

    a proposito, dov’è un luogo adatto a discutere? in sezione? ma quale sezione? andate in una sezione, trovate solo pensionati a discutere della prossima festa dell’Unità. sveglia gente.

  40. tashtego il 31 maggio 2006 alle 19:49

    @ Pippo.
    La figura di Berlusconi in pochi anni ha deformato tutto il sistema politico, lo ha quasi azzerato, riducendolo ai suoi minimi termini tematici.
    La stessa sinistra ne è rimasta mummificata, costretta suo malgrado ad allearsi col suo contrario, a coprire le proprie crisi, a inseguire quel pezzo di merda e i suoi accoliti nella corsa al peggio che si è vista in campagna elettorale.
    Mai l’Italia aveva conosciuto un simile imbarbarimento tematico della politica, che può essere una cosa alta.
    Qualcuno all’estero ha scritto che B. è la solita tossina fascista che solo la classe media italiana, in Europa, sa produrre con così puntuale ciclicità.
    Chi ha conosciuto tempi diversi ne è spaventato a morte, Pippo, e io sono tra questi.
    Allora, se pensi a questo, qualcosa puoi capire, nell’atteggiamento di Temperanza.

  41. pippo il 31 maggio 2006 alle 20:06

    perfettamente d’accordo, ma bisogna anche andare oltre la paura e capire che Berlusconi è stato prodotto anche dalla sinistra, non solo dalle classi medie fascistoidi. è più che giusto non sottovalutarlo e stare in campana, ma è assai sbagliato accettare sotto la sua minaccia l’ineluttabilità della deformazione dello spazio-tempo futuro, diciamo così. anche perchè ormai la sua minaccia può solo essere rivitalizzata da quei suoi apparenti antagonisti che in realtà gli assomigliano un po’ troppo. d’alema assomiglia a berlusconi più di quanto gli somigli tabacci, per dire, che anzi non gli somiglia per niente ed è un vero antagonista. mi ricorda il titolo di un disco di Elio, esco dal mio corpo e ho molta paura. il centrosinistra ha un consenso ancora limitato (lasciamo stare il plebiscito per i sindaci e guardiamo al risultato completo di aprile), non sarà assolutamente in grado di mettere in discussione la visione berlusconiana nel nord se non cambiano alcune strutture fondamentali, queste strutture non cambiano se non sono messe in discussione alla base e anche in modo radicale. gente che dice vengo dal sessantotto, e poi ti spiega una politica tutta schiacciata sul governo e niente sulla società, a me sembra una situazione paradossale, se uno critica la società, i partiti e i suoi rappresentanti non è che vuol far cadere il governo. state tranquilli che il governo non cade (con tutti i ministri che c’ha) l’importante è superare il 25 giugno.

  42. fabio il 31 maggio 2006 alle 23:13

    @pippo

    “quello che cambia le carte in tavola è un buon dibattito pubblico, funzionava negli anni 50, dovrebbe funzionare a maggior ragione nel 2010”.

    credo che tu sia nel giusto.

    quali sono state le prime mosse dal sapore (dal puzzo) mediatico del governo ‘milazzesco’ e dei suoi scatenati ministri (parlo di ‘azioni’, o almeno di iniziative concrete in predicato di divenire provvedimenti ecc.)?: in ordine di ‘grandezza’ (sic…):

    la grazia a bompressi ( e poi a sofri), mastella;
    la bindi e le sue aperture libertine…;
    mussi che ritira 3 contingenti decreti-moratti (poi tenta invano di riaprire per l’italia le porte della sperimentazione, ecc.);
    qualche fumoseria alternativa sul 2 giugno, il nostro compagno presidente della camera;
    il milazzesco compromesso irakeno, appunto: parisi, d’alema (e chi se no?).

    ecco, i 100 giorni. da indagare nella loro forte mediaticità, nell’immediato. è un fatto: va capito.
    da indagare già da ora per come i fatti ci vengono raccontati e venduti dalla stampa, eccetera. da demistificare, insomma. per ‘vedere’ e ‘prevedere’.

    dimenticavamo un po’ tutti che durante questi 100 giorni, ad anticiparli o ad accompagnarli, ci sono state le elezioni regionali.

    cosa ha fatto, non dico la sinistra (che ha perso, qui e là…), ma quello che tu chiami all’appello, e non c’è, e cioè un lavoro capillare (culturale, politico, possibilmente comunitario) di informazione-racconto-demistificazione dei fatti (dici: “ho detto molto chiaramente qual è il modo per cambiare le cose: discutere dei problemi, informare”).

    Cosa ha fatto, dov’era, la “intelligenza diffusa” che la pensa come te (come me), quando c’era da intridere il dibattito quotidiano (sì, ‘persino’ su NI, perchè no), di riflessioni e spunti radicali, nuove e sperimentali forme di ‘dibattito’ collettivo (a stimolare il dibattito): su milano e soprattutto sulla regione sicilia?

    io stesso, non siculo, ho assistito passivo allo squallore di laggiù.

    non parlo certo delle primarie e di rita borsellino, per carità. parlo ovviamente di cuffaro. la mafia. il garantismo, bla bla. e parlo io, lettore fedele di sciascia. ma il discorso da fare era al di là, banalmente, della persona e del suo caso giudiziario, delle sue garanzie da innocente (pluri)indagato, eccetera.

    c’era da fare un casino, con le parole. le uniche che possano per davvero mettere in scacco i fatti, conoscerli per demistificarli, ‘informare’, muovere qualcosa, provare a cambiarli.

    il tuo discorso, mi pare, si incardina non tanto sulla vexata quaestio del mancato riformismo italiano (perchè, ohibò, dici bene: non stiamo parlando mica del ritorno di lenin…).

    invito su questo a leggere un libro di storia, di narrazione storica, di cui comunque molto si è parlato: g. crainz, “il paese mancato”.

    a fine lettura, da destinare trasversalmente a chi sa già, chi non sa, chi è giovane e chi ha fatto la scrutatrice nel ’68, riemergi con un sentimento lucido della debolezza di un’opposizione (al potere) che per rincorrerlo (per co-gestirlo) ha perso, di sè, la libertà del pensiero dell’opposizione, la libertà dell’azione ‘in alternativa’ (ma queste cose le dicevano già, seppure distintamente, pasolini e sciascia). e allora compromessi, prudenze, tattiche di posizionamento (sui referendum ecc. ecc…): milazzismi, in fondo, ieri come oggi (il compromesso storico, ieri: il grande partito democratico, populista e veltroniano, e già oltre, domani).

    mi sembra invece che metti sul tavolo la questione che chiama in causa non l’intellettuale-profeta, o i gruppi di ‘potere’ intelllettuali (che pure vanno indagati, ‘decrittati’, da ferrara in giù), ma chi, della realtà, dovrebbe avere intelligenza, voglia di capire. le inchieste, il dibattito, un nuovo modo di farle, e di comunicarle (di condividerle), le idee critiche e le ‘inchieste’. secondo me è uno snodo che, ripeto, riguarda ‘persino’ la nazione (indiana).

    saluti, f.

  43. cf05103025 il 31 maggio 2006 alle 23:26

    Essendo persino più vecchio dell’amico Tashtego
    ed avendo votato addirittura prima di lui,
    mi si torcono le budella, ora,
    ché ho visto
    altri programmi
    altre sinistre
    altre dignità;
    questa del temporeggiare il ritiro dall’Iraq è cosa indegna,
    come altre,
    come quella di questo governo di centrosinistra che nomina più ministri
    e più sottosegretari di quello di Alì Berlù,
    questa cosa mi ributta,
    in un momento in cui si parla e si nuota in crisi economica grave,
    debito pubblico altissimo.
    Ma lo sapete, tra l’altro, quanto costa ogni giorno al cittadino italiano
    la missione in Iraq?
    Quanto ci costano i posti di governo e sottogoverno?
    Quanto ci costano i politici delle Province che andavano, costituzionalmente, abolite al momento della creazione delle Regioni.
    Qui non si tratta nemmeno o soltanto più di sinistra,
    si trattà di onestà,
    di dirittura morale,
    dignità, rispetto del cittadino, dell’elettore, della costituzione.

    Merce perduta in un campo riarso ed incolto
    però ben coltivato dalle mafie & company.

    MarioB.

  44. cf05103025 il 31 maggio 2006 alle 23:35

    Nel bel film “I compagni” diretto da Mario Monicelli nel 1963,
    l’operaio socialista Pautasso, interpretato dell’ottimo Folco Lulli, diceva ad uno smarrito maestro elementare (Mastroianni) che chiedeva dove si fossero, mentre si affacciavano da un treno merci in corsa:
    “Cust sì a l’è ‘l paìs dla merda…..!”

    Sembra sempre terribilmente vero.

  45. Cato il 31 maggio 2006 alle 23:44

    Caro MarioB., se continui così, cioè a scrivere commenti come il tuo ultimo, finirai sicuramente per soppiantare Tashtego nel mio personale olimpo virtuale! E ce ne vuole che ce ne vuole!! ;)

    p.s.

    Nessuno dei due, ad ogni modo, riuscirà mai a detronizzare LEI, il mio nume tutelare, la virtù dei forti e dei saggi. Nemmeno se mi portate lo scalpo, ancora grondante di unto, dello psiconano cuoiato di arcore!

  46. Cato il 31 maggio 2006 alle 23:49

    Rettifico, non avendo letto il post delle 23.35: Tash è già scivolato al terzo gradino del podio. Un’altra citazione fulminante come quella, e anche LEI inizierà a vacillare! Grande. Più di un centinaio di post di commenti!

  47. roberto il 1 giugno 2006 alle 00:08

    Qui si doveva parlare di Iraq e abbiamo blobbescamente derapato sulla Morbida Dittatura che si prefigura. E va be’, si sa che la politica interna fa più notizia. Comunque è ufficiale: si è aperta la stagione della caccia al democratico. Che incubo il veltronismo, vade-retro Caucus!

  48. roberto il 1 giugno 2006 alle 00:30

    Tanto per divagare, perché dopo tutto stanotte non ciò proprio la forza psichica e mentale di argomentare.

    L’altro giorno esco a fare la spesa e chi ti trovo all’angolo di Piazza Re di Roma? Una moretta coi dread e i piercing sulla lingua che ci mancava il cane per fare il frikkettone. Che fa? Mi chiede una monetina? Si agita per una colletta? No, mi dà un volantino. E di chi era il volantino? Sinceramente non ricordo, dell’esponente veltroniano o berlusconiano di quartiere (tanto, mi sembra di capire, non è che qui faccia poi tutta questa grande differenza).

    Ad ogni modo mi dà il volantino poi mi vede che io la guardo come se fosse una marziana e allora dice che lei fa il volantinaggio perchè deve tirare a campare. Però stasera andrà al centro sociale che si discute come bruciare il mondo e metterlo de capo sotto.

    Vorrei ricordarle che la Panzino è stata trombata alla grande, insieme all’Atomo e al Nunzio D’Erme. Ma poi direbbe che sono un fantoccio nelle mani dei kapò democratici e mi sto zitto, che ciò fame e voglio andare a mangiare.

    Quella morta di fame, all’angolo di piazza re di roma, mi ha fatto pena, mi ha fatto schifo, la volevo strozzare.

    tante care cose notturne
    a domani

  49. A. Pietroangela il 1 giugno 2006 alle 01:06

    Che roba Contesso nel centro di Roma
    Dava via i volantini quella tizia ignorante
    Voleva soltanto tirare a campare
    Gridava ma pensi di essere sfruttata

    Sapesse Contesso che cosa m’ha detto
    Un caro parente dei centri sociali
    Che quella gentaglia rinchiusa lì dentro
    Di libero amore facea professione

    E del resto mio caro di che si stupisce?
    Anche la frikkettona vuole il figlio dottore
    E pensi “Che ambiente può venir fuori!!!”
    Dove ormai non distingui il walter dal nano

  50. temperanza il 1 giugno 2006 alle 01:52

    @Pippo

    Etico per me è anche non usare la retorica e l’imprecisione per mettere in bocca agli altri quello che non hanno detto:

    “secondo temperanza la democrazia si riduce al voto” ho detto questo? e dove? lo desumi tu, e se c’è libertà di desumere c’è anche libertà di non prenderti sul serio come interlocutore.

    Questo è solo far la voce grossa, la voce della retorica, ovviamente.

    “elettori per un giorno e sudditi per cinque anni” ho detto questo? e dove?

    “quello che cambia le carte in tavola è un buon dibattito pubblico, funzionava negli anni 50, dovrebbe funzionare a maggior ragione nel 2010″

    Tu davvero hai notizia che negli anni 5O ci fossero dibattiti pubblici che cambiavano le carte in tavola? Mi si apre un mondo. Io negli anni 50 ancora giocavo con le bambole, ma ho studiato storia e non mi risulta, se mi parli di lavoro politico e lotte sindacali è un conto, ma i dibattiti pubblici degli anni ’50 devono essere un mito del XXI secolo. Però mi ricordo i dibattiti pubblici degli anni 70, e te li raccomando.

    Mi ricordo il congresso dell’UGI a Rimini del ’67, for example, inizio delle assemblee e dei dibattitti pubblici, mi ricordo Petruccioli che faceva il tesoriere e negava o concedeva l’accredito alle delegazioni gestendo i fondi con cui la cassa dell’ UGI pagava gli alberghi e i treni di ritorno. (Soldi, anche allora, come vedi, perché senza soldi la politica non si fa, non si prende il treno, non si paga l’albergo pidocchioso, né il pasto alla stazione)

    Mi ricordo le tecniche con cui ai dibattiti pubblici si dava o non si dava la parola, tecniche sporche, anche se usate da ragazzini. Mi ricordo che comunque parlavano in molti, ma decidevano in pochi, mi ricordo come nascevano i leader, o meglio i leaderini.

    E poi mi ricordo la staticità della sfilza di interventi, ai dibattiti pubblici, dove quando parlavano i leader si restava seduti e quando parlavano gli altri ci si alzava e si usciva, e chi voleva fare politica capiva subito le regole.

    Mi ricordo tutte le tecniche di intimidazione, esclusione, marginalizzazione.

    ” il fatto è che molti non lo vogliono perchè gli sta bene così” di chi parli? magari di me?

    “i Giuliano Ferrara di sinistra per cui siamo nel migliore dei mondi possibili.” chi sono?

    Si diceva un tempo “parole in libertà”, è frustrante doverlo dire ancora, è l’eterno ritorno dell’identico.

    E poi, tornando all’inizio:

    “perché alla fine al cinema c’è spazio più o meno per tutti, in politica no” ma dove vivi? Avevo un’amica canadese che faceva cinema, Susy Cohen, guarda, ti dico anche il nome, film a basso costo, ma anche per il basso costo con meno di due miliardi di lire non si faceva niente, per tutti gli anni in cui l’ho frequentata trovava sempre il primo miliardo, e il secondo non lo trovava mai, ha fatto un film e dieci sceneggiature, e non era neppure italiana, ed era persino brava. Non ci posso credere che si dicano tante cavolate.

    Qua si parla di politica come se fosse una cosa separata dal resto, uno spazio altro, che si vede sempre dall’esterno e al quale ci si contrappone con una prosopopea sconfortante.

    E invece denaro e idee e persino ideali sono intrecciati in un modo così stretto che la semplice idea del buon dibattito pubblico risolutore mi fa venire il mal di pancia, tanto è ingenuo.

    L’unica scusante per tanta rozza semplificazione è che il mondo è così parcellizzato e complicato che qualcuno alla semplificazione si aggrappa per restare a galla.

  51. pippo il 1 giugno 2006 alle 02:17

    o temperanza, il pubblico dibattito non sono le assemblee arruffonate che tu hai ricordato. continui a descrivere un mondo dove tutte le vacche sono nere, un eterno orribile 68 che non passa mai. e di conseguenza non si può fare niente. negli anni 50, 60, 70 c’erano moltissimi giornali e riviste di tutte le tendenze, molto agguerriti e specializzati nelle inchieste. per esempio. c’era una classe politica molto più competente. c’era una classe intellettuale molto più preparata di oggi (e meno impegnata in attività generiche) e interessata alle tematiche sociali. c’era un popolo che aveva la curiosità di crescere e studiare. oggi tutte queste cose non ci sono o si sono molto ridotte, ma se paragoniamo gli strumenti che la tecnica ci mette a disposizione, per esempio internet, per esempio una vita media che si è molto allungata, abbiamo molte possibilità in più. il dibattito (non le assemble di Petruccioli, il dibattito pubblico che ancora esiste in tutti i paesi civili) non è risolutore in se’, è una cosa che fa emergere i problemi. negli anni 50, 60, 70, un operaio sapeva chi era e dov’era, qual era la sua classe sociale di provenienza, sapeva di essere ignorante e voleva studiare, poi poteva decidere di sostenere la Dc o il Pci, ma questo è un altro discorso. come vedi, io continuo a dire cose chiare e distinte e tu continui a inveire. ma io dico per esempio che un luogo come Nazione Indiana potrebbe essere molto più importante nel dibattito pubblico di quello che è ora (del tutto marginale o inesistente). gli operatori culturali interessati a un progresso sociale dovrebbero non arruolarsi in questa o quella corrente partitica ma difendersi dalla politica, e occuparsi delle cose che sanno fare cercando di essere però più precisi, meno generici e più circostanziati. cioè sapere essere più perspicaci. più interessanti, più comunicativi. non è impossibile. non è vero che non si può perché ci sarebbe questo intreccio tra denaro e idee, e perché prima non c’era? lo hanno inventato adesso? basta volerlo, basta mettersi in gioco un po’ di più. la priorità dovrebbe essere difendersi dalla politica che si ingloba tutto, ristrutturare la società in cui viviamo. ripeto, basta volerlo, abbiamo mezzi molto più potenti che in passato. si preferisce stare imbozzolati e aspettare la pappa dal capobastone di turno. del resto Petruccioli è uno di quelli che ancora fa il capobastone, dovresti odiarlo da quello che dici, invece lo voti silente. come vedi, ho detto e continuo a dire delle cose precise e circostanziati, è assai illogico invece il tuo modo di esporre, a tratti, a conati, a istinti che si contraddicono. e allora tienti Petruccioli.

  52. pippo il 1 giugno 2006 alle 02:29

    @ roberto

    ma la fricchettona ha ragione, ce ne sono moltissimi che tirano a campare dando i volantini. che dovrebbero fare, se non trovano un altro lavoro?

  53. pippo il 1 giugno 2006 alle 02:49

    @ roberto e altri

    non riesco a capire perché l’alternativa al Regime Morbido dovrebbero essere i fricchettoni o quelli che rovesciano i cassonetti. ma questi sono proprio le propaggini (spesso in buona fede e inconsapevoli ma non tutti) del sistema. no, l’alternativa è fare di questo paese finalmente uno Stato di diritto, di cittadini liberi e consapevoli e non asserviti e sudditi dei partiti. porca miseria. un paese più liberale e meno inciucioso, meno illegale, meno omertoso e appiccicoso. un paese normale come diceva quello là (prima di decidere che Berlusconi è una risorsa del paese). altrimenti ve lo meritate Petruccioli. ora mi sento dire: non si può. ci sarebbero delle condizioni oggettive insormontabili (talmente veteromarxiste, in un certo senso, da fare paura). degli ingranaggioni della Storia ineluttabile che ci devono per forza schiacciare. beh ma allora è questo un mondo a fumetti, non quello che dicevo io. ma qui c’è solo una grande ipnosi colletiva, un blocco mentale. il giorno che l’ipnosi finisce, certo restano i problemi, ma per lo meno si parla dei problemi e non del Grande Feticcio. forse, quindi, per molti è un meccanismo di difesa, preferiscono tenersi il grande babau come la copertina di Linus. sull’Iraq, beh ma certo che quella che si prospetta è una soluzione delle balle. è una soluzione delle balle degna del paese delle balle che siamo diventati, il moderato Zapatero (non rovescia i cassonetti) ha risolto brillantemente il problema sapendo che si trattava di riaffermare la sovranità del proprio paese e ristabilire la verità di un’occupazione che continua. qui ci si inventano le spiegazioni bizantine. se uno sta al gioco magari si convince anche. anche un Soru dimostra che qualcosa si può fare, ma si parla di sardi che sono un popolo già più dignitoso degli italiani.

  54. pippo il 1 giugno 2006 alle 02:51

    @ fabio

    mi sembra che siamo d’accordo, e confermi che ho detto delle cose comprensibili e chiare, inoltre hai dato degli spunti in più interessanti.

  55. pippo il 1 giugno 2006 alle 03:00

    @ temperanza

    manca la risposta sul cinema, beh come in tutti i campi ci sono molti che rimangono ingiustamente fuori, non ne dubito, ma voler a tutti i costi identificare Moretti come uno dell’establishment, ce ne vuole, certo fa parte di quelli che contano, ma non mi sembra che la sua lotta incrociata contro Berlusconi e contro i partitocrati dell’Ulivo, più o meno buona che sia, lo metta in una posizione di favore. mah.

  56. temperanza il 1 giugno 2006 alle 10:39

    Oh madonna, madonna madonna, non posso ricominciare a leggere questa roba, non ho le forze.

    “c’era una classe intellettuale molto più preparata di oggi” ecco, mettiamola così, e che sia di buon auspicio a tutti.

  57. roberto il 1 giugno 2006 alle 11:13

    ANSA – BAGHDAD, 1 GIU – Due donne irachene, di cui una incinta, sono state uccise ieri da spari americani in un incidente a un posto di blocco a Samarra. Lo ha detto l’esercito Usa in un comunicato. Secondo la nota un’auto e’ entrata ‘in una zona chiaramente indicata come proibita e non si e’ fermata quando le e’ stato intimato piu’ volte l’alt. Sono stati sparati colpi di avvertimento ma l’auto si e’ rapidamente allontanata.

  58. temperanza il 1 giugno 2006 alle 11:22

    E perché sia chiaro, se è possibile, quello che intendo, io voglio che usciamo dall’Iraq, voglio un paese di cittadini liberi, voglio un paese meno inciucioso eccetera eccetera eccetera ok? Cioè, non voglio niente di diverso da te, capisci il paradosso?

    Quello che mi fa disperare è la parata delle belle e generiche parole, sospese nel vuoto della retorica, parole parole parole, con cui ci si riempie la pancia vuota come gli affamati se la riempiono di bucce di patata. Se i mattoni del futuro sono queste fumoserie stiamo freschi, e la mia fifa aumenta. Il buon vecchio Orwell ha qualcosa da insegnare, a questo proposito, forse hai letto la fattoria degli animali, ma se non lo hai letto, leggilo, ti prego, consigliandotelo avrò forse fatto qualcosa di buono nella vita.

  59. roberto il 1 giugno 2006 alle 11:29

    Si alza e raggiunge il palco.
    “Vogliamo un forte partito democratico”, dice.
    Un chiacchiericcio disattento accoglie il suo esordio. Nessuno, ai vertici dello schieramento riformista e rosso-verde, è stato avvertito sui contenuti del discorso.
    “Basta a dire cose di sinistra, dobbiamo farle!”.
    “Vogliamo completare la modernizzazione del paese” aggiunge, “vogliamo agganciare l’Italia alle altre grandi democrazie occidentali, eguagliare i loro standard avanzati in termini di lavoro, tecnologia e qualità della vita”. Riprende fiato. Flebili applausi.
    “Il Partito Democratico è per la guerra contro il terrore. Non dobbiamo avere paura nel pronunciare queste parole, guerra e terrore, perché l’attacco condotto contro le democrazie occidentali è senza precedenti”.
    “Vedo tante bandiere della pace esposte in questo teatro. E’ vero, i paesi dell’Alleanza atlantica nel corso degli anni hanno commesso crimini orrendi. La pace la vogliamo tutti. Tranne i nostri nemici. I fascisti che si fanno esplodere in Medio Oriente e a casa nostra. Chi vuole la pace ama la vita ma i nostri nemici non vogliono né la pace né la vita. Vogliono il paradiso dei martiri. Ne abbiamo abbastanza di paradisi sacrificali”.
    “Abbiamo un esercito professionista, abbiamo i nostri Carabineiros che si sono rivelati determinanti in scenari internazionali molto complessi. La guerra in corso non impedirà al nostro paese di stabilire relazioni diplomatiche fruttuose con i governi che hanno preso le distanze dal terrorismo. Saranno i nostri alleati nel Mediterraneo. Perché la guerra globale finirà, prima o poi. Il Mediterraneo è il nostro spazio vitale, la nostra storia è qui, i nostri alleati sono nei Balcani, sono libici, tunisini, turchi, egiziani”. “In cambio vogliamo solo che siano snidate le basi di tagliatori di teste e arrestati i predicatori del terrore”.
    “Il Partito Democratico è la punta dell’Occidente nel Mediterraneo”.
    Prende fiato. Fischi, urla, gente che si guarda in faccia sconvolta.
    Una mezza rivoluzione sul loggione del teatro.
    “Vattene bastardo!, vattene!”
    “Buuuu-Buuuu”
    “No war! No war!”
    “Peace and love! Peace and Love!”
    (Dal discorso del Candidato alle Primarie del Partito Democratico, 2012)

  60. roberto il 1 giugno 2006 alle 11:37

    SUI CIVILI UCCISI AI POSTI DI BLOCCO IN IRAQ
    Il 21 novembre 2005, la Reuters batte la notizia di una famiglia irakena che è stata massacrata per sbaglio da una pattuglia di Marines. La notizia appare su “Libero”, il quotidiano di Vittorio Feltri, nel taglio basso di una pagina interna.

    Il titolo è “Troppo veloci al posto di blocco, i Marines uccidono cinque civili”, come se i Marines fossero stati così bravi, così veloci nell’estrarre le armi, da mettere in secondo piano il particolare che poi le hanno usate, irragionevolmente.

    E’ un buon esempio di linguistica degenerativa applicata al giornalismo.
    Il professor Chomsky ricorda che i membri del Congresso americano, durante la guerra in Vietnam, non amavano la parola ‘eliminazione’ del nemico, perché gli procurava “la spiacevole sensazione che qualcuno potesse essere eliminato. Così lo scopo divenne la ‘neutralizzazione’ dei Vietcong”.

  61. temperanza il 1 giugno 2006 alle 12:02

    Ecco, il professor Chomsky è uno che mi è sempre piaciuto, guardare le parole in faccia è il miglior modo per iniziare a guardare in faccia le idee.

  62. pippo il 1 giugno 2006 alle 16:55

    o temperanza, sei semplicemente di una supponenza senza fine. che ci fosse una classe intellettuale più preparata, più evoluta, più accorta, più ramificata, pur con tutti i difetti storici delle classi intellettuali italiane, è un semplice dato di fatto. non sono interessato alla gara a chi ha letto più libri. non sono abituato a infarcire i miei interventi di citazioni, mi esprimo sempre con parole semplici (cosa che quelli come te odiano senza pari) anche per dire cose complesse (si può fare, quelli come te per sport e per professione praticano la religione dell’oscurità programmatica) e questo lo pago con gli arroganti come te, con i casseur morali intellettuali e civili come te.

  63. pippo il 1 giugno 2006 alle 17:00

    ma come vi prendete sul serio però… scrivete un post in un forum come se fosse un editoriale… per questo rimarrete per sempre a guardarvi l’ombelico. ve lo meritate Petruccioli.

  64. roberto il 1 giugno 2006 alle 17:02

    @pippo

    Certe volte sul web
    tutto quello che vogliono i lettori
    è un collegamento
    o una citazione.

  65. roberto il 1 giugno 2006 alle 17:04

    @pippo
    ciò l’ombelico sporco.
    Ma in realtà
    uno come fa
    a guardarsi l’ombelico?
    Potere degli stereotipi.

  66. pippo il 1 giugno 2006 alle 17:09

    @ roberto

    vi dico la verità
    nazione indiana fa schifo
    e ha paura di volare.

    per questo crollerà
    per la seconda volta
    luogo inutile e insignificante.

    luogo chiuso e maleodorante
    frequentato dai quisling
    del potere editoriale.

    il cui unico interesse
    è la propria scrivania
    e la pagnotta a fine mese.

    ricettacolo di intellettuali inutili
    e invidiosetti
    e moribondi sparirete.

    come una scorreggia nello spazio
    come Bossi scrisse di Gianfranco Miglio
    e non lascerete traccia.

    hanno fatto bene i fondatori
    pur limitati non grandi
    ma che volevano discuter cose serie
    a lasciarvi col culo per terra.

    non spreco il mio tempo
    con i più disonesti
    più di silvio o di treconti
    più di petruccioli e consorte.

    state tranquilli

    avrete anche voi le vostre
    briciole di potere
    e l’ambrogino d’oro

    a mai più risentirci maiali
    (quelli di Orwell).

  67. fabio il 1 giugno 2006 alle 17:16

    @temp
    @pippo
    @roberto

    SCISSIONI

    Non fate la scissione. Roberto, non fare il provocatore-sobillatore.

    @temp

    ok, errata corrige: ‘ i dibattiti NON funzionavano negli anni ’50
    NON funzionano ora
    rischiano di NON funzionare nemmeno nel 2010 ‘.

    temp, se solo tutti assieme si ragionasse su questo e su quanto sarebbe importante PER la politica ‘dei piani alti’ mettere in piedi, pensare, sperimentare e praticare NUOVE forme di ‘dibattito’, di una comunità di idee, che riescano a ‘spingere’, addirittura a ‘dettare’ l’agenda politica del governo…

    (previa chiarezza, all’osso, di ciò che si intende, tutti assieme, per riformismo e per la DISCONTINUITA’ che abbiamo in mente di realizzare rispetto allo sviluppo senza progresso, alla democrazia imperfetta, all’uso pubblico del passato, al ‘paese mancato’ che siamo, alle degenerazioni, fisiologiche, dell’ei fu berlusconismo)….

    non pensare troppo indietro, ai tuoi anni ’50 e ’60 e ’70 ecc: lì, mi pare, se posso permettermi, trovi solo le radici amare di un disincanto che non vorrei mai si facesse solo realismo. lì, si può trovare anche, ad esempio, il modo (la lezione) di come NON fare dibattiti e di come NON fare politica (riformistica). senza rassegnazione: lucida ma, in fondo, cinica e fatalista.

    ciao, f.

  68. temperanza il 1 giugno 2006 alle 17:50

    @ragazzi tutti,

    ma vi pare che una che viene QUI stia sempre invece LI’ a pensare agli anni ’50? Chi li citò per primo? Non certo io che tra l’altro ero all’asilo.

    Ma RAGIONARE non vuol dire, a mio modesto parere, andar per slogan. O no?

    Con chi ragiona io ho sempre ragionato, con chi usa lo slogan o la genericità, la chiamata, non ho ragionato mai e tanto per parlar chiaro non ho neppure intenzione di cominciare adesso perché tra i privilegi che uno ha il diritto di prendersi c’è anche quello di non patir la noia, come minimo, o no?

    @Pippo (sempre che torni, perché più nobili luoghi lo chiamano, e però non vuole dirci quali)

    Sarò anche supponente (perché mi piace Chomski? o perché non la penso come te e discuto aspramente?) ma vedo contraddizioni in quello che dici, da un lato lamenti la mancanza delle classi colte d’antan, dall’altro all’ invito a non generalizzare ti offendi.
    Le classi colte d’antan non generalizzavano mica, adesso non vorrei venire di nuovo accusata di parlar del passato, che qui qualcuno (non io però, non io, se mi avete letto) esalta, però come dire, ehm, c’ero, e ne ho tratto abbastanza buon frutto, almeno certe idee me le sono chiarite e per ora la memoria mi funziona ancora abbastanza bene.

    Ma se si RAGIONA, si dovrebbe poter RAGIONARE anche sulla politica riformistica, o persino di questo governo. Insomma, cosa vuol dire per voi ragionare, cassare fin dall’inizio i temi sul tavolo?

    @Fabio (in particolare)
    Non sono né cinica, né fatalista, perché, lo ripeto, se così fosse non verrei qui, lucida però sì, e non mi pare un difetto mostruoso. Nell’analisi e nella memoria del passato non si trovano sole le radici del disincanto, si trova anche il modo di evitare di ripetere gli stessi errori, o di perdere il tempo nello stesso identico modo.

    Poi ho una domanda, una vera domanda. Che ne pensate della relazione di Draghi? Qualcuno l’ha letta? Bertinotti non l’ha apprezzata, parrebbe, ma non ha smaniato, i sindacati l’hanno apprezzata, mi piacerebbe sapere cosa dice e soprattutto che cosa comporta per le politiche di questo governo, che non è certo libero di fare tutto quello che vuole.

    Può essere un tema, questo? O i temi sono solo quelli della politica estera? Forse anche la politica estera è determinata dalla politica economica, non credete?

    Insomma, temi, veri temi, da discutere con calma essendo informati e mettendo generosamente le informazioni a disposizione gli uni degli altri anche qui, sui commenti, ce ne sarebbero, ma penso che Pippo considererebbe tutti maiali (di Orwell, naturalmente)

  69. pippo il 1 giugno 2006 alle 18:25

    invece faccio la scissione. la situazione è completamente rovesciata: dire che negli anni 50 60 70 c’era un dibattito pubblico maggiore che oggi, è solo constatare un dato di fatto. non è un giudizio di valore. aver citato un fatto specifico e aver fatto un confronto specifico è stato definito come un dibattito da bar. è assurdo, aver ristretto un problema ai minimi termini (per chi sa leggere e ragionare) ti fa beccare accuse di genericità e dileggi vari. io rispetto le opinioni degli altri, non rispetto la cafoneria e la supponenza. non infarcire gli interventi con citazioni “colte” qui è considerato out. state tranquilli che da silvio o da petruccioli (a proposito lo sapete che petruccioli e confalonieri sono amiconi intimi di vecchia data?) qualche briciola l’avrete. nazione indiana è tempo perso. come una scoreggia nello spazio. andate pure avanti coi vostri conati isterici. saluti.

  70. roberto il 1 giugno 2006 alle 18:29
  71. roberto il 1 giugno 2006 alle 18:38

    “La politica interna è la nostra sfida principale”, riprende imperterrito.
    Lo aiuta il volume altissimo del microfono che fa risuonare le parole in tutto il teatro.
    “Privatizzeremo tutto, rivolteremo come un guanto l’amministrazione pubblica, gli ospedali, le scuole, le poste, le ferrovie”.
    “Alleggerire, ottimizzare e informatizzare sono le nostre parole d’ordine. Sono cose di destra? Chiedetelo ai nostri avversari che hanno fatto dello stato un’impresa a conduzione familiare e che se ne fregano di modernizzare l’economia”.
    Un preoccupante silenzio nella sala.
    “Siamo democratici. Cerchiamo fondazioni lungimiranti per dare vita a scuole di eccellenza in grado di competere con l’istruzione privata”.
    “Perché per imparare le lingue devo mandare mio figlio in una scuola privata internazionale? se voglio una TAC come si deve mi rivolgo a una clinica privata? Se il pacco deve arrivare puntuale chiamo DHL?”
    “Si facciano pure i loro ospedali privati, con i loro avvocati, i loro notai e i medici di fiducia”. “Noi avremo le nostre”.
    “Sappiamo che nel Partito Democratico e nella Junta rosso-verde qualcuno ascolta segretamente la nostra voce. Fatevi avanti…”.
    Il teatro a questo punto scoppia.
    Lui sapeva che il discorso avrebbe gettato nel panico la sala, messo i giovani contro i vecchi, gli apparati contro gli outsider, chi combatte per governare contro chi si ribella e basta.
    Era il suo scopo. Gli gridano contro dalla seconda fila. Un grassone riccioluto sta bestemmiando: “Venduto, vattene, mi fai schifo!”.
    Sugli spalti, altri indicano lo striscione della pace e gli fanno segno che ti facciamo un culo così se ci provi a fare quello che hai detto.
    (Dal discorso del Candidato alle Primarie del Partito Democratico, 2012).

  72. roberto il 1 giugno 2006 alle 18:41

    @pippo
    e pippo pippo
    non lo sa
    che quando passa
    ride tutta la città
    la-la-la
    la-la-la
    la-la-la-la-la-la-la

  73. roberto il 1 giugno 2006 alle 18:44

    ammazza che scoop!
    Petruccioli+Confalonieri=è tutto un magna magma***

    ***(non è un refuso)

  74. fabio il 1 giugno 2006 alle 18:50

    @temp

    giusto. ti ho allegato ‘di là’ (nel senso del post sulla rivista leccese che non riuscivi a scaricare) una chiosa di de benedetti (carlo) alle ‘considerazioni’ di draghi (non c’entrava niente ma vedi le coincidenze…): il ‘manifesto della modernità’ (sic), secondo il parere di autorevoli politologi..

    relazione, mi pare, che anticipa (influenzerà) per forza di cose quello che è, come tutti sappiamo, il banco di prova, la vera carta d’identità, il DNA di un governo. la finanziaria a venire, il DPEF….

    (sempre che non scoppi prima la ‘rivoluzione’, spinta dalla nuova forza egemonica conquistata dalla moltitudine reticolare di intelligenze, che auspico – emoticon!: il ‘dibattito’, facendo tesoro dei limiti passati…

    e su questo, en passant:

    guarda che il libro di saviano, il leggerlo, ma non solo: il ‘parteciparne’ e ‘fruirne’ criticamente – non solo emotivamente – in direzione quanto più ‘comunitaria’ possibile, è un esempio – solo un esempio – di ‘inchiesta’ come la intendi tu, denuncia e somma ordinata – ‘persino’ di valore letterario..- di dati, informazioni, documenti: e quindi ‘parole’, disvelate, demistificate, escusse, ‘idee’ ragionate, ‘dibattute’….)

    insomma, la finanziaria. tra draghi e montezemolo…

    le prime pagine di repubblica, oggi, sono lo specchio e il sintomo di quanto il vecchio quotidiano di scalfari si presenti, ancora e sempre, come la tribuna o il megafono dei veri interessi liberali, moderati (e democratici) della nostra strana borghesia (noi…). io, per esempio, classe ’74, rimpiango enzo forcella, il ‘giorno’ dei primi tempi, quindi lungi da me stigmatizzare il guardarsi indietro (piuttosto conta il COME e il PERCHE’ ci si guarda indietro, ma mi pare che siamo d’accordo….).

    la repubblica, oggi: grande spazio ai modi, allo stile (sic) e alle parole di draghi su pensioni, sviluppo e innovazione, deficit, rigore, pil e ricerca che, mi pare, riprendono, più istituzionalmente declinate, le ‘indicazioni’ di montezemolo e della confindustria. secondo me draghi ha voluto dire a prodi: fai come nel ’96, vedi che oggi c’è un casino nei conti, un po’ come allora: un ‘moderato’ riformismo, sulle pensioni (mica quello che dice roberto nel suo romanzo visionario sul 2011); sulla flessibilità, eccetera. è questo il ‘riformismo’ che vogliamo?

    la repubblica, oggi: segue paginone con un’ improbabile foto di montezemolo giovane su vespa (non quelle di saviano) e accanto draghi e consorte (moglie): intervista stile anna la rosa a cordero sui due vecchi compagni di scuola, a civettare (lui, la confindustria, e draghi. e prodi?)…

    (difatti sarebbe da leggere, e da ‘smontare’, da ‘disvelare’ – alla saviano, diciamo: alla chomsky, alla sciascia, eccetera -, quell’articolo-manifesto di eugenio : “che cosa vuole la borghesia italiana?”, uscito su repubblica domenica scorsa.

    LI’ – su ‘primo amore’… – c’è, in bella mostra. avanti, indiani, avanti….:

    per cogliere cosa c’è dietro quelle parole così ‘lucide’ sul berlusconismo di ieri e di oggi; per sapere cosa c’è dietro tanti dati sulla catastrofe del vecchio governo, cosa ha in mente scalfari e il suo giornale, e quindi la parte – minoritaria ? – di borghesia alla quale si rivolgono entrambi, si veda proprio l’impaginazione del giornale di oggi…).

    insomma, la finanziaria. i conti a rotoli, il deficit nel 2006 certificato (dalle autorità europee) a 4.2; rischi di stop a servizi, spese correnti, anas e ferrovie. e poi draghi che incalza sulle pensioni (non è vero che i sindacati su questo sono arretrati: ma per questo verranno accusati, alla berluscones, di rappresentare la forza ‘meno dinamica e più conservatrice’ del paese: chissà….: ma proprio non c’è una ‘terza via’, anche su queste benedette pensioni?….).

    insomma. questo riguarda anche roberto (al suo realistico ‘combattere per governare’): SE la finanziaria, nel contesto difficile del momento, si muoverà, con padoa schioppa, prodi (e draghi-montezemolo), verso una sostanziale CONTINUITA’ di provvedimenti con il 1996-1998 (con la ragione che ‘i conti sono quasi peggio del 1996’…), non credete che sarà (già) una sconfitta?

    forse gliel’avranno pure preparata, i suoi spin-doctor, a prodi, la parola magica: DISCONTINUITA’. ma da verificare sui fatti, non sui ‘modi’ e lo ‘stile’ (mediatico). di draghi, ad esempio…

    scusa le interminabili e noiose divagazioni. mi fermo un po’.

    anche perchè un po’ di disincanto ce l’ho pure io: su NI, ma anche sulla ragione per cui qualcosa dovrebbe cambiare per davvero, nel paese e nel dibattito (mancato) di cui sopra. forse nel 2011….

    ciao, f.

  75. cf05103025 il 1 giugno 2006 alle 19:53

    Pe tornare al tema Iraq.
    dalla Stampa di oggi:
    1 giugno 2006

    PERSONE
    Svelti, svelti come Zapatero
    di Lietta Tornabuoni

    La rapidità ha i suoi vantaggi: agire sveltamente, per un governo nuovo, serve a dare subito un’impronta differente rispetto al governo precedente, ad autodefinirsi, a far capire alla gente quanto certe iniziative legislative fossero apparse insopportabili e con quanta veloce energia si possano correggere. Né si può pensare che la sveltezza diventi sinonimo di irresponsabilità: ciascun problema è già stato discusso e ridiscusso per molto tempo, il modo di farsi una propria opinione non è certo mancato.

    Quando Zapatero andò al vertice in Spagna, la sua rapidità, la sua mancanza di compromessi, la sua capacità di non allarmarsi di fronte a pareri diversi della Chiesa cattolica o della destra civile suscitarono stupore, anche entusiasmo: in un baleno ritirò le truppe dall’orribile conflitto in Iraq, legalizzò i matrimonio tra omosessuali e non gli successe nulla. Si capisce che il governo Prodi possa avere un altro ritmo: ma sarebbe una gran cosa se le novità annunciate (ritiro delle truppe dall’Iraq, rinuncia alle opere pubbliche non indispensabili, riequilibrio dei conti pubblici, autorizzazione alla ricerca sugli embrioni, grazia a Bompressi e Sofri, questioni anche più importanti) diventassero realtà alla svelta, anziché trascinarsi per mesi o anni nei dissensi tra le varie componenti della coalizione.

    La rapidità dà il senso dell’urgenza, della capacità d’agire, della necessità di cambiare. In più, da noi la lentezza ha sempre contraddistinto l’attività dei governi repubblicani: i democristiani hanno spesso pensato che aspettando, ritardando, rinviando, certi problemi potessero risolversi da sé, o perdere la necessità di soluzione; i socialisti si sono spesso tanto concentrati sull’unica questione del potere, da trascurare il resto. Così, la rapidità sarebbe anche un grande cambiamento dello stile di governare.

  76. temperanza il 1 giugno 2006 alle 20:35

    @fabio
    il libro di saviano me lo prenderò senz’altro.

    Io mi sono fatta l’idea, in questi ultimi anni in cui ho frequentato anche ambienti un po’ più “economici”, che le cose siano molto più complicate di quanto sembrano.

    Ho imparato (orecchiato, eh, non di più) che sulle ricette per lo sviluppo, ognuno ha la sua, sempre un po’ vecchia. Sempre un po’ vecchia perché la cinghia di trasmissione della conoscenza è lenta, spesso passa attraverso le università, dove vale di più se è di un ordinario magari bolso, piuttosto che di un ricercatore sveglio, e l’ordinario magari bolso ha più credito presso il politico, e al politico, che è un generalizzatore, arriva la ricetta che si è stabilizzata, la più diffusa, che non è necessariamente la più innovativa o la più efficace, ma senza dubbio quella che nella sua lenta strada ha raccolto più consenso.

    (Un po’ come in letteratura, il Manga ha meno consenso di XY, ma magari è più geniale)

    Per cui le ricette vengono preparate con ingredienti non tutti freschissimi.

    Ai giornalisti poi, che sono la nostra unica fonte di informazione, arrivano non solo vecchie, ma ancora più fragili e superficiali perché, poveri diavoli, a parti i pochi esperti, ogni giorno devono specializzarsi per sessanta righe su un argomento diverso.

    Se Montezemolo andava in vespa con Draghi, (oggi sul magazine del Corriere ho visto una foto di D’Alema forse meno che trentenne accanto a un Follini ancora con i capelli in testa) le idee si sono mescolate, confrontate e omologate DI FATTO.

    Inoltre, e mi ricollego a Mario, qui sopra, a differenza dellsa Spagna che è stata tenuta in salamoia da Franco, il che ha potuto portare a una classe dirigente politica nuova e giovane perché quella precedente, se c’era, era impresentabile, i nostri mammuth sono ancora tutti vivi e operanti (e tra l’altro hanno votato tutti per Prodi, spaventati dal nuovo rappresentato da berlusconi, sempre tu sia lodato oh signore!).

    Quindi l’unica cosa che ci resta da fare è usare sempre la testa e non la marcia automatica.

    Adesso mi leggerò la relazione di Draghi (ma è un riassunto, peccato) e poi mi leggerò anche la tua rivista, e poi però dovrò anche trovare il tempo di lavorare.

    Per inciso, belli quei pezzi di Roberto sul partito democratico, me li sono goduti.

  77. roberto il 2 giugno 2006 alle 01:03

    @temp
    servitor Vostro. Ma per tornare all’argomento in cima alla lista, come dicevamo stasera a cena, tutto inizia lì, nel Golfo di Aden. Ricordate?

    “Apre la valigia e tira fuori uno sgualcito ritaglio del Times.
    Guarda la foto della USS COLE.
    Il buco sulla fiancata del cacciatorpediniere.
    Pensa al gommone che avanza protetto dal buio della notte.
    Le figure evanescenti dei martiri che si riflettono sulle onde.
    Il ronzio basso ma regolare del motore.
    Il gommone si dirige verso la nave ancorata nel Golfo.
    Il gommone esplode contro la fiancata.
    L’incendio a bordo, gli uomini che cercano di rispettare inutilmente le procedure di sicurezza.
    Tutti quei marinai morti”.

    “Stacca gli occhi dalla foto e quella immagine di violenza si prolunga nella scena che vede fuori dal finestrino del taxi.
    Un gruppo di ragazzi arabi inginocchiati e perquisiti in punta di baionetta. Profughi stracarichi di masserizie che si spostano da una strada all’altra al riparo dei cecchini”.

    “Questa è Aden, la capitale della democrazia islamica liberata.
    Dal 2026, l’Alleanza Atlantica è forza di occupazione stabile in Medio Oriente e nella penisola arabica. Sono stati invasi l’Iran e la Siria, si combatte in Libano, Egitto e Giordania.
    In Asia Centrale, gli atlantici hanno invaso il Caucaso, il Pakistan, e nel Sud-Est asiatico avanzano in Indonesia.
    Iraq e Afghanistan sono solide retrovie dell’Alleanza”.

    “La democrazia islamica è grande protettorato governato dal Neoimperator, cittadino islamico di prima classe. Un fantoccio nelle mani dell’Alleanza”.

  78. roberto il 2 giugno 2006 alle 01:42

    dimenticavo i collegamenti:

    l’attentato alla Uss Cole:
    http://en.wikipedia.org/wiki/USS_Cole_%28DDG_67%29

    la mente dell’attentato:
    http://en.wikipedia.org/wiki/Ali_Qaed_Sinan_al-Harthi
    http://jurist.law.pitt.edu/forum/forumnew68.php

    il drone che ha polverizzato la mente dell’attentato:
    http://en.wikipedia.org/wiki/RQ-1_Predator

    il golfo di Aden
    http://en.wikipedia.org/wiki/Gulf_of_Aden

  79. andrea inglese il 2 giugno 2006 alle 13:48

    roberto:
    “Questa è Aden, la capitale della democrazia islamica liberata.
    Dal 2026, l’Alleanza Atlantica è forza di occupazione stabile”

    Dubito che ormai, anche nella più ottimistica delle distopie, si possa rendere verosimile l’occupazione “stabile” di qualcosa da parte di un’Alleanza atlanitica tra anche soli vent’anni; l’iraq e l’afghanistan di oggi sono qui a dimostrarlo

  80. roberto il 2 giugno 2006 alle 16:08

    @andrea inglese

    lo so che è fantascienza, ma certe volte mi sembra che alcune visioni del futuro siano al di là di Asimov: vedi l’Eurabia di Oriana Fallaci (anche in termini di successo editoriale, altro che Trilogia).

    A presto
    Roberto

  81. roberto il 3 giugno 2006 alle 03:52

    (ANSA) -BAGHDAD, 3 GIU- Otto teste mozzate, senza i corpi, sono state trovate vicino a Baquba, in Iraq, e 10 cadaveri a Baghdad. Lo ha reso noto la polizia. Le teste mozzate erano in una cassetta di frutta in una strada vicino a Ghalibiya, a ovest di Baquba. Dei dieci corpi trovati, tre, di persone uccise con colpi d’arma da fuoco, sono stati ripescati nel Tigri; uno e’ stato rinvenuto a est di Baghdad; altri quattro nella capitale e due a Wahda, 20 km a sud della citta’.

  82. s. il 3 giugno 2006 alle 19:36

    DI JOHN PILGER
    Ci sono domande non formulate che riguardano l’ultimo piega che hanno preso gli avvenimenti di una guerra già cinica. Nella vettura dei due uomini delle SAS “salvati” dalle prigioni irachene il 19 settembre scorso c’erano degli esplosivi e dei congegni di detonazione a distanza? Se la risposta è si, a che cosa servivano? Perché le autorità inglesi hanno presentato una versione dei fatti non credibile a proposito della prigione presa d’assalto con mezzi corazzati, le cui mura sono state abbattute?
    Secondo il capo delle autorità locali di Bassora, che ha collaborato con gli inglesi, la reazione inglese ha causato cinque vittime. Secondo un giudice le vittime sarebbero nove. Quanto vale la vita in Irak? Non ci deve nessuna versione onesta di questi fatti in Inghilterra, ci dobbiamo accontentare semplicemente della ordinaria arroganza del ministro della difesa John Reid? “La legge in Irak è molto chiara. Il personale inglese è immune dal sistema legale iracheno.” Naturalmente, dopo aver detto ciò, si è dimenticato di dire che questa falsa immunità l’hanno decretata gli occupanti.

    Guardare in azione i giornalisti “incorporati” in Irak e a Londra, che tentano di difendere la posizione inglese, è come vedere la satira di tutte le atrocità che avvengono in Irak. Anzitutto c’è stata la finta sorpresa nello scoprire che la “presa” del regime dell’Irak non andava oltre le fortificazioni americane a Bagdad e che la polizia di Bassora “addestrata dagli inglesi” poteva essere “infiltrata”. Un indignato Jeremy Paxman voleva sapere come era possibile che due dei nostri ragazzi – in realtà due stranieri molto sospetti travestiti da arabi con al seguito un piccolo arsenale – potevano essere arrestati dalla polizia in una società “democratica”. “Non dovrebbero stare dalla nostra parte?” ha voluto chiedere.

    Anche se inizialmente sia il Times che il Mail lo avessero riferito, successivamente ogni menzione degli esplosivi trovati a bordo della Cressidra degli uomini SAS è scomparsa da tutti i notiziario. La storia invece è stata cambiata, adesso contavano i pericoli che correvano i nostri uomini in mano alle milizie comandate dal religioso “radicale” Moqtada al-Sadr.Veramente “radicale” è un termine incorporato gratuitamente; al-Sadr ha cooperato fattivamente con gli inglesi. Che cosa aveva da dire a proposito del “salvataggio”? Un bel po’, di cui niente è stato riferito a casa nostra. Il suo portavoce, Sheikh Hassan al-Zarqani, ha riferito che gli uomini delle SAS, travestiti da seguaci di al-Sadr, stavano preparando un attentato a Bassora, alla vigilia di un importante manifestazione religiosa. “Quando la polizia ha cercato di fermarli, hanno aperto il fuoco contro la polizia e i passanti. Dopo un inseguimento sono stati arrestati. Nella vettura è stato trovato del materiale molto compromettente, armi, esplosivi e un detonatore a distanza. Queste sono armi dei terroristi.”.

    L’episodio mette in luce la menzogna più a lungo nascosta della avventura anglo-americana. E cioè che non è colpa della “coalizione” se in Irak c’è un bagno di sangue, che esiste ed è anche impressionante, ma dei terroristi stranieri, orchestrati da Al-Qaeda. Il direttore d’orchestra, sempre secondo questa versione, è Abu Musab al-Zarqawi, un giordano. La diavoleria di Al-Zarqawi è fondamentale per lo “Strategic Information Program” del Pentagono, messo su per dare forma alle notizie che si occupano dell’occupazione. Si tratta di un ‘single’ americano di grande successo. Basta accendere la radio in qualunque momento, in Inghilterra o in America, e un giornalista “incorporato” ben al sicuro all’interno di una fortificazione americana, o inglese, ripeterà senza soste le imprese di al-Zarqawi.

    Il risultato ha un duplice effetto: primo, il diritto iracheno di resistere a una invasione illegale, un diritto incorporato nella legge internazionale, è stato usurpato e delegittimato da spietati terroristi stranieri, secondo, in Irak c’è una guerra civile fra Sciiti e Sunniti. Un componente della Assemblea Nazionale Irachena, Fatah al-Sheikh ha detto questa settimana, “ C’è una grossa campagna da parte di agenti delle potenze occupanti per seminare odio fra i figli del popolo iracheno e spargere voci false per spaventare l’uno con l’altro… Gli occupanti stanno cercando di provocare scontri fra le varie religioni e se non ci riescono, allora cercano di farlo all’interno degli Sciiti.”

    L’obiettivo anglo-americano di ottenere un “federalismo” iracheno fa parte di una strategia imperiale tesa a dividere un paese dove tradizionalmente le comunità sono sovrapposte, anche con matrimoni misti. La promozione di al-Zarqawi sul tipo di Osama fa parte integrante di questo disegno. Come la Primula Rossa, si trova dappertutto e da nessuna parte. Quando gli americani hanno distrutto la città di Fallugia l’anno scorso, la giustificazione delle loro atrocità era di “prendere i tipi che stavano con al-Zarqawi.” Ma le autorità civili e religiose della città hanno sempre negato che fosse mai stato lì o che avesse mai avuto a che fare con la resistenza.

    L’Imam della moschea al-Kazimeya di Bagdad ha detto: “E’ una semplice invenzione. Al-Zarqawi è stato ucciso all’inizio della guerra nel nord curdo. La sua famiglia ha anche tenuto una cerimonia funebre”. Vero o no che sia, “l’invasione straniera” di al-Zarqawi serve come l’ultimo velo che nasconde la “guerra al terrore” e il raffazzonato tentativo di controllare la seconda fonte di petrolio più grande al mondo da parte di Bush e di Blair.

    Il 23 settembre il Centre for Strategic and International Studies di Washington, un ente statale, ha pubblicato un rapporto in cui si accusavano gli USA di “alimentare il mito” dei combattenti stranieri in Irak, i quali sono meno del 10 per cento di una resistenza calcolata sui 30.000 elementi. Su otto studi completi che si sono occupati di calcolare le vittime irachene della “coalizione” quattro ritengono che esse siano più di 100.000. Fino a quando l’esercito inglese non verrà ritirato da dove non ha alcun diritto di rimanere e fino a quando i responsabili di questo monumentale atto di terrorismo non saranno processati davanti alla Corte Internazionale la Gran Bretagna si dovrà vergognare.

    Fonte:www.informationclearinghouse.info/a Link:http://www.informationclearinghouse.info/article10425.htm
    28.09.05

  83. roberto il 4 giugno 2006 alle 10:24

    @s.
    @fabio

    S. ha fatto un lavoro meritevole, quello che diciamo quando parliamo di rassegna stampa personalizzata. Riprendi una notizia dimenticata nell’archivio delle reti informative e dimostra com’era stata trasmessa in maniera neutrale dalla stampa.

    Adesso scopriamo che i due inglesi, arrestati dalla polizia irakena e poi liberati con un colpo di mano dall’esercito di Sua Maestà, in realtà erano dei SAS, armati di bombe, e che forse stavano preparando un attentato da attribuire ai soliti terroristi. La neutralità sparisce, resta la cospirazione.

    Mi chiedo se sia storicamente corretto dubitare di tutto. Dei Sas, di Zarqawi, degli embedded, della caduta delle Torri Gemelle. Se entriamo nel vortice della cospirazione diventiamo ciechi. L’ho già detto, è la strada seguita da De Lillo.

    Certo, ‘può essere’ successo, è atroce pensarlo, ma ‘può essere’: la strategia della tensione, no? Lo zar Negroponte che, oltre alla democrazia, esporta in Medio Oriente anche le tecniche di contro-guerriglia psichica messe a punto in Sudamerica qualche decennio prima.

    Ma penso che se noi siamo in grado di sovvertire le verità stabilite, se abbiamo il diritto e il dovere di guardare dentro le manipolazioni per rimanipolarle, be’, grazie al cielo, possiamo farlo perché in fondo siamo in una democrazia. E’ il paradosso dell’embedded che filma l’omicidio di un miliziano irakeno per mano di un marine degli Stati Uniti. Per quanto sia “incorporata”, la stampa resta uno dei contrappesi in grado di bilanciare l’arroganza del potere, l’imperativo platonico dello Stato come unico, grande, Mentitore.

    Il problema è che certe volte, nella cospirazione, l’attenzione è tutta rivolta a smascherare l’oppressore e a risollevare gli oppressi, come se gli oppressi non fossero anche loro, a loro volta, oppressori. I termini di ogni opposizione binaria sono speculari: non esistono i buoni e i cattivi.

    Ripartirei da queste contraddizioni:
    1) Diecimila terroristi di Al Quaida in Iraq non sono una retroguardia.
    2) Zarqawi sarà pure fantasmatico ma è maledettamente reale in termini di stragi quotidiane (tutte organizzate da ‘manine’ angloamericane?).
    3) La guerra al terrore è una crociata democratica (sic!) prima ancora di essere un “raffazzonato tentativo di controllare la seconda fonte di petrolio più grande al mondo”.
    4) Il ‘federalismo forzato’ dell’Iraq (sciiti, sunniti, curdi), non conviene solo ai ‘volenterosi’ ma è utilissimo anche alle mire espansionistiche iraniane.
    5) Se Moqtada al-Sadr “non è un radicale” io sono il nuovo Profeta: ma l’avete visto, vi sembra un tipo liberale? Se mai, dovremmo chiederci perché gli abbiamo dato tanto filo (senza torcerlo).
    6) E poi la solita tiritera: gli Americani sono rinchiusi nelle loro fortezze di Baghdad, prigionieri di se stessi. Be’ è sotto gli occhi di tutti che hanno sbagliato, che hanno sbagliato molto, tanto, troppo, che non riescono a controllare il territorio (ma davvero lo vogliono?). Hanno lasciato aperto un buco grande così aperto al confine con la Siria, ed è per questo che sono finiti a combattere nelle strade di Falluja. Tutte cose che gli analisti del Pentagono non smettono di segnalare al presidente Bush. Ma da qui a dire che hanno perso la guerra in Iraq mi sembra un modo per sottovalutare il loro potenziale militare.
    7) Prima di lasciare campo libero agli ex-saddamiti, agli ayatollah filo-irariani, ai miliziani e ai quaidisti, magari ripensiamoci un attimo.
    Europa, ONU, gli altri paesi dell’area medio-orientale.
    Ripensiamoci. Che non vuol dire prolungare l’occupazione ma trovare il modo di arginare il caos.
    8) Per favore, una sola cosa: spegnete il televisore quando parla quel ducetto di Rizzo. Ormai è un disco rotto, peggio della pubblicità del Dixan. Se la democrazia non la vuole esportare, Rizzo almeno pensa di conservarla dalle noste parti?

  84. fabio il 4 giugno 2006 alle 16:12

    @roberto
    @s.

    “Mi chiedo se sia storicamente corretto dubitare di tutto. Dei Sas, di Zarqawi, degli embedded, della caduta delle Torri Gemelle. Se entriamo nel vortice della cospirazione diventiamo ciechi. L’ho già detto, è la strada seguita da De Lillo”.

    ben prima (e ben oltre) di de lillo:

    “…antiche carte, vecchie o attuali e personali carte
    che dicono di fatti
    in cui l’ingiustizia, l’intolleranza, il fanatismo
    (e la menzogna di cui queste cose si coprono)
    hanno parte evidente o, quel che è peggio, nascosta”. (L. Sciascia…)

    il fatto è (ma sto radicalizzando, lo so), che se tutto andasse come ci raccontano non ci sarebbe, ogni giorno, da riprendere e sottoporre a verifica notizie o previsioni, analisi e certezze, carte o filmati, archivi e documenti.

    lascia stare per un attimo, te lo dico tante volte, il ‘realismo’ più lucido e informato che hai. è l’anticonformismo critico, eretico, senza chiesa (!…), di cui ti va dato atto.

    il fatto è che le notizie o le carte, i documenti o le parole con le quali si ‘racconta’ una guerra sono la premessa, il trampolino di lancio di un aereo di guerra, della guerra stessa.

    lì, prima di pensare al ritiro o al futuro federalista della nuova ‘costituzione’ irakena, nel contesto dello scacchiere medio-orientale, si gioca (anche) la crescita di una intelligenza critica comune, condivisa. che potrebbe essere, nel futuro, la forza d’opposizione a come si fa e a come si racconta la guerra, oggi.

    altrimenti, mi e ti chiedo, radicalmente, che cosa le facciamo a fare, in concreto, le ‘rassegne stampa’ o i (potenziali) ‘teatri’-informazione’, o i (nascituri) seminari?….

  85. roberto il 4 giugno 2006 alle 16:35

    @s.
    @fabio

    “ripensare l’intero tema dei rapporti tra conoscenza e potere”
    (Edward Said)

    Credo che per opporci in maniera chiara, netta, senza compromessi, alle battaglia culturale ingaggiata dalle destre contro ‘il terrore’, sia necessario uno sforzo di interpretazione che vada oltre le pratiche non violente che mostrano il proprio limite di fronte allo scontro degli opposti fondamentalismi.

    Questo sforzo interpretativo ‘aggiuntivo’ dovrebbe servire a far crollare le opposizioni binarie tra buoni e cattivi, tra democrazia e dispotismo, tra occidente e islam.

    Non significa diventare più “realisti”, smettere i nostri ideali (parolona).
    Non credo al mito giornalistico della “obiettività” (spesso l’imparzialità è un’infame partigianeria). E non significa nemmeno relativizzare, mischiare le carte, parificare tutto (né con lo Stato né con le BR).
    Ma come ricercatori dobbiamo prendere una posizione, dire la verità.
    Tutta la verità (dite lo giuro).

    Al di là dei sofismi, dovremmo smascherare ogni tipo di oppressore, da una parte all’altra dello schieramento. Come diceva l’embedded di Full Metal Jacket, l’uomo è un essere schizofrenico, in preda a intensità opposte e autodistruttive. Foucault invitava a confrontarsi con il fascista che è in ognuno di noi. Siamo tutti un po’ Bin Laden e George W. Bush.

    Sul “Messaggero” di oggi, Marco Berti chiude il suo pezzo sul massacro di Haditha ricordando May Lai e l’inferno vietnamita. Alla fine dell’articolo troviamo un link al sito http://www.altrenotizie.org, dove veniamo a sapere, tra le altre cose, che l’ex tenente William Calley – il boia di May Lai – dopo essere stato condannato all’ergastolo fu rilasciato grazie a un provvedimento di Nixon.

    Certo, le foto di May Lai, il video di Haditha, mettono una pietra sopra qualsiasi pretesa di esportazione della democrazia. Ma ricordate l’aneddoto raccontato da Kurtz? Gli americani erano passati da un villaggio di vietnamiti per fare le vaccinazioni ai bambini. Quando se ne andarono, i vietcong tornarono nello stesso villaggio e tagliarono il braccio vaccinato dei bambini.

    Mi resta il sospetto che Berti, fiutando la nuova aria de’ sinistra, abbia denunciato il massacro americano (che indubbiamente c’è stato) con un eccesso di “polemicamente corretto”. Insomma, voglio dire che i cattivi non stanno mai tutti da una parte, a meno che non crediamo davvero che i tagliatori di teste di Zarqawi siano una quinta colonna della Cia.

    Non voglio giustificare nessuno, solo caprire a che cosa serve, a quale ideologia risponde davvero lo stile di Berti, il suo modo di raccontare la guerra.

    Esercizi quotidiani:
    *** 17 arresti a Toronto, sgominata cellula di Al Quaida
    *** Un attentato chimico sventato a Londra
    *** Diplomatico russo assassinato a Baghdad
    *** Altri 28 morti per un’autobomba in Iraq

  86. temperanza il 4 giugno 2006 alle 16:51

    @Roberto

    Apprezzo questo modo di farsi domande, lo condivido.

  87. fabio il 4 giugno 2006 alle 18:16

    @roberto

    certo, roberto: mica crederai che secondo me il famoso lavoro di ‘decrittazione’ degli archivi e di demistificazione dei ‘pezzi’ di cui parliamo vada fatto in una direzione sola… o vale se fatto solo in una direzione…

    mica crederai che mi accontenterei (io, chi per me) di una verità venuta a galla solo se serve a incrinare l’ideologia o il racconto ‘egemone’…

    se quei militari a Bassora erano davvero della SAS, travestiti da seguaci di al-Sadr, bene. anzi male. strategia della tensione made in iraq? (o quantomeno nella provincia di bassora?). vediamo. tutto va controllato, anche lì. messo in relazione con il resto, il contesto, le nostre analisi e conoscenze (come, chessò, per le armi a falluja…). senza assolutizzare.

    d’accordo.

    ma nemmeno spegnendo e occultando questi frammenti di verità nascosti (questo lavoro, capillare, di disvelamento), dicendo, alquanto frettolosamente: ‘il resto del contesto e dell’analisi tiene’; oppure, realisticamente (real-politik…): ‘ok, sono gli inevitabili sconfinamenti nel male del bene’ (in guerra, nei momenti come in italia, da piazza fontana in poi, di tensioni sociali, eccetera)….

    non dico che così facendo si giustificano i mezzi, machiavellicamente, per restare fedeli al ‘bene’ (la cacciata dei saddamisti, la bruttura del terrorismo fondamentalista, eccetera). la sostanza, è vero, non muta. siamo in democrazia, stiamo parlando di ‘democrazia’.

    ma dietro le parole????

    così facendo, per il futuro, ripeto, non si investirebbe nel lavoro (comune) delle intelligenze, a captare e dubitare di TUTTE le versioni. per assumere un armamentario duttile che ci renda capaci, davvero capaci, di intendere e di volere… non più servi insomma, dell’una come delle altre verità che ci raccontano.

    è un lavoro che riguarda, secondo me, senza aver paura di usare la retorica, anche la revisione dei nostri vecchi ideali, dei nostri vecchi modelli interpretativi della realtà (e di azione, di ‘manifestazione’)….

    mi preme sottolineare, insomma, che questo esercizio critico ‘alternativo’, d’inchiesta, questo bel modo di farsi domande, una volta innescato, non dovrebbe a mio parere rimanere, per frammenti, soltanto un ‘gioco linguistico’ e retorico che ci fa coscienti (ancora una volta) del relativismo delle nostre certezze, della complessità della realtà, della reversibilità tra ‘bene’ e ‘male’. in guerra, poi….

    già è così difficile, se fatto seriamente, il lavoro di personalizzare (e di ‘comunicare’) le versioni ‘altre’ degli eventi, ciò che c’è dietro alle parole… ma per forza tutto deve rimanere solo esercizio (privato) delle intelligenze e del linguaggio (un ‘conflitto d’interpretazioni’), o abbiamo in mente qualcosa di più?….

  88. s. il 4 giugno 2006 alle 21:43

    certo che per noi ragionare sulla guerra in Iraq è comodo, lo facciamo da comodi. Riusciamo pure a portare il discorso sui massimi sistemi della cattiveria umana che non risparmia nessuno. Per andare a parare dove? su una serena constatazione che tanto siamo tutti ‘cattivi’? che a volte si è vittime e a volte carnefici e bisogna rassegnarsi? che un peccato originale si accomuna tutti? ho ascoltato i racconti di guerra di generazioni che si erano fatte la prima e la seconda querra mondiale. Erano poveri diavoli e contadini che erano stati mandati al macello in prima linea per interessi di altri, ideologie e imperialismi altrui. Nessuno di loro si esaltava per la crudezza di quello che aveva fatto o subito. Le mogli e i figli rimasti a casa ricordavano vessazione e fame. Erano persone buone in assoluto? angeli? no sapevano anche essere pezzi di merda, ma la guerra loro non l’avevano scelta e non l’avrebbero mai fatta.
    Quando penso a quello che subiscono gli irakeni in nome della didattica democratica che maschera i peggiori interessi (se avete dubbi oltre al petrolio andate a vedere la voce appalti o armi) mi viene da piangere e da sperare che riescano a liberarsi degli occupanti in qualsiasi modo, per fare delle loro vite quello che vogliono, alla faccia delle nostre democrazie di morte. A noi italiani non ha fatto piacere avere sul groppone popolazioni forse più avanzate di noi (che ne so, l’impero austroungarico, tacendo dei nazi, che sono indifendibili anche se belli e ariani e superiori) perchè diavolo dovrebbe fare piacere agli irakeni avere sul groppone occupanti wasp che ne fanno fuori (direttamente o indirettamente con la loro semplice presenza e con il conflitto) una media di mille al mese? perchè diavolo noi possiamo sceglie di avere un Berlusconi (che se gli andava bene alle ultime elezioni completava la sua opera di Duce con una costituzione di stampo fascista che non è detto riusciremo a evitare). Perchè gli Stati Uniti possono avere un cristiano rinato e fondamentalista al governo (uno per intenderci che crede all’apocalisse a breve e che ha vinto elezioni dubbie) e gli stati a religione islamica devono obbedire a un cristiano fondamentilasta invasato e alla sua mistica di una democrazia di facciata e non ai preti autoctoni?. E’ stato dimostrato che non avevano armi di sterminio di massa e che non erano un pericolo per gli USA. Ma erano una dittatura? e la Birmania che cos’è? e una caterva di altri stati amici (compreso il Pakistan) che cosa sono? certo, forse lì non ci sono pozzi di petrolio da democratizzare, è un dubbio, solo un dubbio. I miei vecchi, quelli che si sono fatti le guerre europee e che hanno pagato per gli interessi economici di una minoranza riconoscerebbero la similitudine. Noi oggi no, noi oggi dobbiamo ragionare sul grado di cattiveria occidentale bilanciato anche dall’altrui, da quelli che i nostri parlamenti autorizzano a bombardare. Proprio dei bei tempi.
    Vi invito a leggere molti articoli che si trovano su peacereporter (basta fare una ricerca con la parola Iraq) o sul sito da cui è tratto l’articolo di prima. Poi chiedetevi con calma e onestà cosa fareste voi (anche da laici irakeni, che esistono) davanti all’orrore quotidiano in cui siete costretti a vivere.
    A quelli che credono che noi viviamo in ‘democrazia’ (sicuramente un regime di vita superiore e da esportazione) ricordo che la maggior parte delle notizie non embedded sono ostacolate, marginalizzate e disponibili solo a chi (irakeno o democratico europeo) le va a cercare col lanternino. In prima serata e per tutti passano ben altre informazioni, questo articolo spiega un pochino, solo un pochino.
    da peacereporter
    Iraq – 12.4.2006
    Iraq: mentire è lecito, smentire è cortesia
    Propaganda Usa a pieno regime per coprire errori e orrori della Coalizione in Iraq
    Mentire è lecito. Pagare le stampa per falsificare le notizie non è un reato. La notizia giunge al termine dell’inchiesta sull’operato di un agenzia privata in Iraq, ed è filtrata tramite alcuni ufficiali, che però non l’hanno divulgata per evitare imbarazzi al Pentagono. A inizio gennaio suscitò scandalo la scoperta che l’agenzia statunitense, Lincoln Group, commissionava articoli spudoratamente favorevoli alla Coalizione, da pubblicare sulla stampa irachena. A due mesi di distanza, la commissione militare d’indagine allestita dal generale Casey, ha decretato che il Lincoln Group non ha violato né le regole dell’esercito statunitense, né gli impegni definiti dall’ingaggio e potrà continuare la sua opera di propaganda in Iraq. Oltre ad avallare la legalità delle falsificazioni giornalistiche, l’inchiesta conclude delegando al Dipartimento della Difesa statunitense la decisione sull’eventualità di regolamentare in qualche modo i limiti della propaganda, “conformemente al valore americano della libertà di stampa”.
    Zarqawi “gonfiato”. Tra le campagne di disinformazione che hanno guadagnato più credito c’è sicuramente quella che, negli ultimi due anni, ha dipinto Abu Mussab Al Zarqawi come la guida dei terroristi in Iraq. Lo ha svelato una recente inchiesta del Washington Post. Il quotidiano ha citato Derek Harvey, funzionario dell’intelligence Usa in Iraq, che la scorsa estate dichiarava: ”Il nostro focus su Zarqawi ne ha ingrandito la caricatura, rendendolo più importante di quanto non sia in realtà. La minaccia a lungo termine non sono Zarqawi o gli estremisti religiosi, ma gli esponenti del caduto regime”. Il Post cita anche un briefing della coalizione in cui il generale Mark Kimmit ha dichiarato che “il programma di operazioni Psicologiche (Psyop) relativo a Zarqawi è a oggi la campagna di informazione più riuscita”. Pare che l’obiettivo primo del programma di propaganda fossero gli iracheni: la figura dello straniero Zarqawi serviva a creare una frattura tra i gruppi ribelli, ma è innegabile che il condizionamento abbia raggiunto tutta la stampa internazionale. Non a caso la campagna mediatica per affermare l’esistenza del militante giordano come collegamento tra al Qaeda e l’insurrezione irachena è partita sul territorio statunitense. Sulle pagine del New York Times, il 9 febbraio 2004, comparve la notizia del ritrovamento di un documento, firmato dall’allora sconosciuto Zarqawi, in cui si chiedeva il sostegno di al Qaeda per infiammare la ribellione nel Paese.

    Operazione Swarmer? Il 16 marzo le forze della Coalizione annunciavano l’inizio di una nuova offensiva contro Samarra, una città a loro avviso infestata dai ribelli: l’operazione Swarmer (sciame, ndr). La maggior parte dei media internazionali ha ripreso acriticamente l’annuncio che parlava della più imponente operazione aerea nel Paese dal 2003. Altri raid in passato sono stati presentati come “il colpo di grazia contro gli insorti”, ma in diversi casi i battaglioni di marine sono giunti quando i ribelli avevano già lasciato la città e, a fare le spese delle bombe, sono stati i civili che non sono riusciti a fuggire. É successo in tutte le città della provincia sunnita di al Anbar. L’indomani, però, autorevolissime fonti giornalistiche pubblicavano, a proposito dell’operazione in corso a Samarra, resoconti assai tranquillizzanti: Jim Muir, della Bbc, scriveva che l’operazione era stata battezzata “sciame” non per indicare bombardamenti a tappeto, bensì in riferimento al grande numero di elicotteri impiegati per il trasporto delle truppe. “Non ci sono stati scontri coi ribelli, nessuna notizia di feriti”. Raymond Whitaker, del quotidiano The Independent, il 19 marzo scriveva: “lungi dall’essere una massiccia campagna contro l’insurrezione, come quella che distrusse Falluja nel 2004, l’operazione Swarmer è solo un’esercitazione di tiro in un’area desertica scarsamente popolata”. Il cineasta italiano Roberto Zamparini, tra gli autori di un blog chiamato “The Cat’s Blog”, ha pubblicato lo scambio di e-mail che ha avuto con gli autori dei suddetti articoli, in cui chiedeva loro per quale motivo avessero ignorato il report delle Nazioni Unite (Irin News), in cui si sosteneva una versione completamente differente dei fatti, e domandava loro se fossero disposti a rivedere quanto affermato. Il 19 marzo Irin News scriveva che centinaia di famiglie erano fuggite da Samarra e generi di prima necessità erano stati spediti per sostenerle, che la città era stata effettivamente bombardata, che 75 ribelli erano stati arrestati, che 35 civili erano stati ricoverati all’ospedale cittadino e che dall’inizio dell’operazione 17 corpi erano giunti all’obitorio. I due autori si sono rifiutati di fornire spiegazioni e hanno sostenuto la falsità dei resoconti di Irin, che dal canto suo ha confermato le notizie. A poche settimane di distanza, il 6 aprile, molti degli sfollati ritornati nelle loro case riportavano la notizia secondo cui “Samarra è ancora saldamente nelle mani dei ribelli. É fuori dalla giurisdizione e dal controllo dello stato”.

    Una buona notizia. Le due circostanze sopra citate mostrano in modo esemplare quanto sia oggi complesso verificare le notizie che giungono dall’Iraq. Tra i principali motivi per cui anche i grandi network internazionali non riescono sempre ad essere oggettivi, imparziali e bene informati, bisogna sicuramente citare la mancanza di giornalisti al lavoro nel Paese. I martiri della stampa in Iraq dall’inizio della guerra sono 86, e molti altri sono stati arrestati e detenuti per mesi dall’esercito Usa, che non si è curato di tutelare la loro indispensabile professione e nemmeno di concedere loro le minime garanzie legali. Il 20 marzo il Generale Jack Gardner, responsabile delle carceri della Coalizione nel Paese, ha annunciato un cambio nelle procedure dell’esercito per cui “d’ora in avanti ogni arrestato sarà trattato come un caso quasi unico. Faremo sì che nessuno venga trattenuto per sei o otto mesi” ha spiegato, e ha aggiunto che “osservare o filmare i combattimenti, o incontrare i ribelli, non saranno motivi sufficienti per l’arresto”. Se le affermazioni di Gardner non sono pura propaganda forse segneranno un miglioramento per chi da tre anni rischia la vita per raccontare l’orrore della guerra. Gardner però ha dovuto specificare anche un’altra variazione rispetto alle regole di ingaggio: “E’ chiaro –ha aggiunto – che i soldati non devono aprire il fuoco sui giornalisti”.

    Un cellulare ad Abu Ghraib. Quando l’informazione ufficiale perde credibilità, come in questo contesto iracheno, il vuoto che lascia viene riempito da una moltitudine di fonti ufficiose, dai giornali locali fino ai blog e le newsletter dei cittadini iracheni. Internet è il solo mezzo che permette di tirare le fila di quel che accade, o perlomeno di farsi una idea chiara di quali e quante siano le versioni dei fatti. Ma la rete è anche il mezzo con cui tutta l’insorgenza irachena, dai baathisti ai seguaci di al Qaeda, comunica con se stessa e col mondo. Nella rete si trovano oggi centinaia di video di azioni dei ribelli, di comunicati stampa e messaggi della cosiddetta resistenza irachena. Le notizie riportate sono in larga parte poco verosimili e impossibili da verificare, ma lo stesso vale anche, ad esempio, per le falsificazioni propagandistiche che la Coalizione pubblica sui giornali iracheni e anche sui network internazionali. Sono due mezze verità in concorrenza tra loro. Non è un caso che a inizio marzo il comando delle forze armate Usa in Iraq abbia imposto la chiusura di tutti gli internet point della provincia sunnita di al Anbar, accusati di favoreggiare i terroristi. Questo provvedimento forse servirà a ostacolare le comunicazioni tra i gruppi ribelli nel Paese, ma impedirà anche a centinaia di civili iracheni di accedere a informazioni utili per la loro stessa sicurezza e, oltretutto, di fornire testimonianze dirette che, come è già accaduto diverse volte, potrebbero smentire le bugie della Coalizione. Questo provvedimento ricorda il tentativo che fece Donald Rumsfeld nel 2004, quando cercò di proibire ai militari Usa l’uso dei cellulari con fotocamera incorporata. Il tentativo fallì, e i cellulari in questione furono proprio quelli che scattarono le prime foto agli aguzzini di Abu Ghraib.

    Naoki Tomasini

  89. roberto il 5 giugno 2006 alle 15:59

    @s.
    dammi tempo per leggere meglio, sono in un internet point. Ad ogni modo nessuno vuole giustificare gli americani, la guerra, il Terrore. Ripeto, stai facendo un lavoro utilissimo. Spero che continueremo così. Dammi tempo, rileggo tutto meglio e andiamo avanti.
    Intanto…

    @temperanza
    @fabio
    @s.

    “lavori che pur non muovendosi in larghezza si muovano in profondità”

    Che cosa abbiamo in mente? Quali sono i valori forti da condividere? Gira e rigira si torna sempre allo stesso punto (fai bene Fabio, fai bene…). Ma per adesso mi mancano le risposte (socraticamente). Preferisco fare piazza pulita e tornare al grado zero della realtà, poi si vedrà.

    Nello stesso tempo, sono convinto che questa empasse sia più produttiva di tanti, vecchi e nuovi idealismi, e per questo credo che si possa ripartire dalla pratica del dialogo quotidiano, dal lavoro critico e dalla scrittura che riempiono la vita e le danno sostanza.

    E quindi, nutrirsi, gonfiarsi, scoppiare di contraddizioni. Più ce ne sono meglio è, perché vuol dire che gli steccati alzati tra questo mondo e quell’altro si corrodono, e prima o poi le Opposte Essenze cadranno con un gran tonfo.

    Iniziamo dall’idealismo di chi esporta i diritti e il mercato in casa altrui, mentre in casa sua preferisce una politica interna che limita il diritto (aborto, procreazione assistita, etc…) e soffoca il mercato.

    Idealismo che, forse ha ragione Andrea Inglese, traballa, visto che gli americani stanno prendendo tempo con l’Iran, e vedrete che se il cattivo di turno staccherà un bell’assegno per comprare Boeing Made in Usa allora transeat, chiuderemo un occhio sul prossimo happening antisemita.

    Attenzione però, perché sono furbi: anche con Saddam Hussein prendevano tempo (hanno impiegato due guerre) e intanto macchinavano, caricavano la smoking gun, teorizzavano il regime change.

    Ci mancherebbe altro, che occultare e occultare! Lo sappiamo che bisogna stare con gli occhi aperti ventiquattrore su ventiquattro (mi sembra che lo stiamo facendo).

    Dall’altra parte, l’idealismo del “puer” zapateriano. Il re Mida che trasforma in oro ogni cosa che tocca. Si ritira dall’Iraq? Non è scappato, ma ha rivendicato con orgoglio la distanza che separa la pacifica Spagna dagli invasori yankee. Spara sui clandestini che cercano di entrare in Spagna? Ebbe’, vuoi mettere con i nostri CPT? Cancella la dicitura “papà” e “mammà” dal codice civile e la sostituisce con un aberrante “progenitore A” e “progenitore B”? Bene, bravo, bis, i matrimoni d’ora in poi li celebriamo così.

    Ma almeno il triangolo edipico avevamo cominciato (appena appena) a capirlo. Adesso invece pacifichiamo tutto, uomo, donna, gay, lesbo, trans, e poi? che succederà dopo la Grande Neutralizzazione?

    Non è che alla fine ad essere discriminata sarà la vecchia famiglia? A me naturalmente non frega un beneamato cazzo dell’ex nucleo catodico e cattolico. Ma se avevo ancora qualche dubbio a mettere al mondo un bebè, adesso la voglia mi è passata completamente. Non diventerò mai un “progenitore di serie A”, perché questo sì che mi puzza di Nuova Razza. Che sai sempre dove inizia, ma non sai mai dove finisce.

    Saluti

  90. roberto il 6 giugno 2006 alle 14:51

    @s.

    “le democrazie di morte”

    Le notizie che trovi fanno riflettere. Lo dico seriamente.
    Ma vorrei ripartire dalle tue considerazioni iniziali, non dal pezzo citato.

    Sulla ‘comodità’ sento un po’ di puzza di bruciato, una retorica da primo della classe, per cui, come mi succedeva a scuola, non faccio fatica a darti ragione.

    Ma io che dovrei fare? Partire come casco blu? Entrare in una Ong? Diventare la terza Simona? Ci ho pensato. Il mio amico Amer viene da una buona famiglia di Baghdad, mi ha invitato a seguirlo quando tornerà a casa.

    Ma non credo che essere tra loro sotto le bombe che cadono dal cielo oppure tra noi che vediamo le bombe in tv possa cambiare granché nella percezione che ho dell’Islam e dell’Oriente. In entrambe i casi sono ‘costruzioni’ narrative, i film che mi faccio quando mi metto a scrivere di ‘loro’ e di ‘noi’. Hai perfettamente ragione, sotto le bombe ci sono (sempre) altri. Ma non credi che anche le tue siano costruzioni? O alle democrazie di morte ci credi davvero?

    Sulla rassegnazione. Non ho detto che a volte siamo carnefici e altre volte vittime, ma che siamo vittime e carnefici nello stesso tempo, che è un po’ diverso.

    Le guerre energetiche sono le cause storiche endemiche di tanti conflitti, antichi e recenti. Ma la didattica democratica va oltre il petrolio, si fa visione del mondo, proiezione utopica e distorsione visionaria, immaginazione al potere.

    Gli idealisti sono la razza peggiore di tutte. Ai realisti basta occupare una manciata di pozzi in più per mettersi l’anima in pace. Gli idealisti vanno oltre, vogliono legittimare l’occupazione per “restituire il petrolio agli irakeni”. Se leggi il nostro Rocca o il suo mentore Frum te ne accorgerai. La mia impressione è che questi autori siano tanto imbevuti delle loro idee che ci credono davvero. Per fortuna che sono in declino.

    Saranno pure bugie neoplatoniche, ‘necessarie’, come voleva Leo Strauss. Ma resta la persuasione profonda, e questa sì occulta, di una menzogna che vorremmo vedere realizzata. Qui sta la serpe idealistica, la sua promessa di un mondo nuovo, migliore, più felice. Il male minore, in India, secondo Marx, era il colonialismo. Il maestro aveva ragione? Visto il decollo di Bollywood parrebbe di sì.

    Gli occupanti non sono “Wasp”. La fanteria atlantica è negra, messicana, portoricana. Anche loro sono poveracci, come i nostri nonni spediti ai quattro cantoni dell’impero di cartone.

    Con la loro semplice presenza, dici, i marines provocano mille morti al mese. Dalle tue fonti hai numeri precisi sui massacri saddamiti? Credi che dopo la ritirata alleata Baghdad verrà miracolosamente pacificata? Ma ora dirai che è colpa di chi l’ha invasa. Giusto. Ma non permettere che ti dia sempre ragione. Smarcati.

    La differenza tra i cristianisti e i ‘preti autoctoni’? Be’, in America ringraziando il cielo se prendi un fucile e ti metti a sparare sui medici abortisti ti chiudono in galera (almeno si spera), mentre nella Kabul ‘liberata’ dai Talebani quei medici non avrebbero neppure avuto ragione di esistere, visto che le donne finivano lapidate nello stadio dallo stato.

    Mi ostino a sperare che se il fondamentalissimo George W. Bush approvasse le lapidazioni negli Usa scoppierebbero non una ma cento rivoluzioni. Il problema non sono gli stati-canaglia ma le canaglie che si impadroniscono degli stati.

    I Talebani non avevano un partito democratico, una corte suprema, una opinione pubblica che vigilava, ma ora dirai che neocon, teocon, e neodem, sono tutti uguali, che la Terza Via e l’Ulivo Mondiale hanno semplicemente anticipato l’Impero globale.

    Sulla Birmania, il Pakistan, l’Arabia Saudita, ti invito ancora una volta a leggere Frum. Fosse per lui, e per quelli come lui, avrebbe spazzato via i Saud già da un bel pezzo. Per questo i circoli atlantici vogliono rifondare le Nazioni Unite a due velocità: una di stati democratici che se la comandano e una di stati che se non rispettano i diritti umani li mandiano a cagare. Idea balzana? Certo, ma il bizantinismo dell’Onu è sotto gli occhi di tutti. Ora dirai che l’Onu è schiava di Roma che Iddio la creò (la Nuova Roma, ovviamente).

    I laici esistono anche nell’Islam. Ma non sono i compagni irakeni vagheggiati da Ferrando. Sono la scrittrice somala Ayaan Hirsi Ali, infibulata dalla nonna da ragazzina e fuggita di casa in cerca di libertà. Fuggita in Olanda, per essere precisi. Dove, chissà perché, a un certo punto, Hirsi Ali ha capito che i fanatici del multiculturalismo non la proteggevano più, anzi, la consideravano una voce fastidiosa e fuori dal coro, con le sue continue denunce del patriarcato barbuto e panciuto. Così Hirsi Ali si è fatta eleggere deputata nel centrodestra e adesso vive sotto scorta. Non si è sottomessa. Leggi che dice Sofri dell’argomento. Ma adesso dirai che Sofri pur di uscire di galera farebbe carte false.

    Le notizie non embedded sarebbero marginalizzate e andrebbero cercate con il lanternino? Mah… forse hai ragione sulla prima serata. Ma in seconda serata, cioè quando la tv la guardano maschi e femmine adulte, e i vecchi e i bambini vanno a dormire, be’ due puntate di Matrix sulla storia alternativa dell’11 settembre hanno pagato benissimo in termini di share. Almeno quanto il Codice da Vinci.

    Un’ultima cosa: Berlusconi non ha proclamato le leggi razziali.

  91. roberto il 7 giugno 2006 alle 17:53

    IRAQ: EMESSA UNA FATWA CONTRO I MONDIALI
    Muhammed Al Yaqubi, leader spirituale del partito Fadilah, al governo in Iraq, ha emesso una fatwa (parere religioso vincolante) in cui ha invitato i giovani iracheni a “non cadere nella trappola dello sport” e a non organizzare manifestazioni di giubilo in occasione dei mondiali di calcio:
    “Non è pensabile che una sfera di cuoio diventi motivo di rabbia o di gioia per i giovani”. (City, 5 giugno)

  92. roberto il 7 giugno 2006 alle 17:53

    Eccoli, i preti autoctoni.



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