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	Commenti a: Iraq: un ritiro militare totale e senza residui	</title>
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		Di: roberto		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[roberto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Jun 2006 15:53:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Eccoli, i preti autoctoni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoli, i preti autoctoni.</p>
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		Di: roberto		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[roberto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Jun 2006 15:53:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[IRAQ: EMESSA UNA FATWA CONTRO I MONDIALI
Muhammed Al Yaqubi, leader spirituale del partito Fadilah, al governo in Iraq, ha emesso una fatwa (parere religioso vincolante) in cui ha invitato i giovani iracheni a &quot;non cadere nella trappola dello sport&quot; e a non organizzare manifestazioni di giubilo in occasione dei mondiali di calcio:
&quot;Non è pensabile che una sfera di cuoio diventi motivo di rabbia o di gioia per i giovani&quot;. (City, 5 giugno)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>IRAQ: EMESSA UNA FATWA CONTRO I MONDIALI<br />
Muhammed Al Yaqubi, leader spirituale del partito Fadilah, al governo in Iraq, ha emesso una fatwa (parere religioso vincolante) in cui ha invitato i giovani iracheni a &#8220;non cadere nella trappola dello sport&#8221; e a non organizzare manifestazioni di giubilo in occasione dei mondiali di calcio:<br />
&#8220;Non è pensabile che una sfera di cuoio diventi motivo di rabbia o di gioia per i giovani&#8221;. (City, 5 giugno)</p>
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		Di: roberto		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/05/29/iraq-un-ritiro-militare-totale-e-senza-residui/#comment-29546</link>

		<dc:creator><![CDATA[roberto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Jun 2006 12:51:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@s.

“le democrazie di morte”

Le notizie che trovi fanno riflettere. Lo dico seriamente. 
Ma vorrei ripartire dalle tue considerazioni iniziali, non dal pezzo citato.

Sulla ‘comodità’ sento un po’ di puzza di bruciato, una retorica da primo della classe, per cui, come mi succedeva a scuola, non faccio fatica a darti ragione. 

Ma io che dovrei fare? Partire come casco blu? Entrare in una Ong? Diventare la terza Simona? Ci ho pensato. Il mio amico Amer viene da una buona famiglia di Baghdad, mi ha invitato a seguirlo quando tornerà a casa. 

Ma non credo che essere tra loro sotto le bombe che cadono dal cielo oppure tra noi che vediamo le bombe in tv possa cambiare granché nella percezione che ho dell’Islam e dell’Oriente. In entrambe i casi sono ‘costruzioni’ narrative, i film che mi faccio quando mi metto a scrivere di ‘loro’ e di ‘noi’. Hai perfettamente ragione, sotto le bombe ci sono (sempre) altri. Ma non credi che anche le tue siano costruzioni? O alle democrazie di morte ci credi davvero? 

Sulla rassegnazione. Non ho detto che a volte siamo carnefici e altre volte vittime, ma che siamo vittime e carnefici nello stesso tempo, che è un po’ diverso. 

Le guerre energetiche sono le cause storiche endemiche di tanti conflitti, antichi e recenti. Ma la didattica democratica va oltre il petrolio, si fa visione del mondo, proiezione utopica e distorsione visionaria, immaginazione al potere. 

Gli idealisti sono la razza peggiore di tutte. Ai realisti basta occupare una manciata di pozzi in più per mettersi l’anima in pace. Gli idealisti vanno oltre, vogliono legittimare l’occupazione per “restituire il petrolio agli irakeni”. Se leggi il nostro Rocca o il suo mentore Frum te ne accorgerai. La mia impressione è che questi autori siano tanto imbevuti delle loro idee che ci credono davvero. Per fortuna che sono in declino.

Saranno pure bugie neoplatoniche, ‘necessarie’, come voleva Leo Strauss. Ma resta la persuasione profonda, e questa sì occulta, di una menzogna che vorremmo vedere realizzata. Qui sta la serpe idealistica, la sua promessa di un mondo nuovo, migliore, più felice. Il male minore, in India, secondo Marx, era il colonialismo. Il maestro aveva ragione? Visto il decollo di Bollywood parrebbe di sì.      

Gli occupanti non sono “Wasp”. La fanteria atlantica è negra, messicana, portoricana. Anche loro sono poveracci, come i nostri nonni spediti ai quattro cantoni dell’impero di cartone. 

Con la loro semplice presenza, dici, i marines provocano mille morti al mese. Dalle tue fonti hai numeri precisi sui massacri saddamiti? Credi che dopo la ritirata alleata Baghdad verrà miracolosamente pacificata? Ma ora dirai che è colpa di chi l’ha invasa. Giusto. Ma non permettere che ti dia sempre ragione. Smarcati. 

La differenza tra i cristianisti e i ‘preti autoctoni’? Be’, in America ringraziando il cielo se prendi un fucile e ti metti a sparare sui medici abortisti ti chiudono in galera (almeno si spera), mentre nella Kabul ‘liberata’ dai Talebani quei medici non avrebbero neppure avuto ragione di esistere, visto che le donne finivano lapidate nello stadio dallo stato. 

Mi ostino a sperare che se il fondamentalissimo George W. Bush approvasse le lapidazioni negli Usa scoppierebbero non una ma cento rivoluzioni. Il problema non sono gli stati-canaglia ma le canaglie che si impadroniscono degli stati. 

I Talebani non avevano un partito democratico, una corte suprema, una opinione pubblica che vigilava, ma ora dirai che neocon, teocon, e neodem, sono tutti uguali, che la Terza Via e l’Ulivo Mondiale hanno semplicemente anticipato l’Impero globale.

Sulla Birmania, il Pakistan, l’Arabia Saudita, ti invito ancora una volta a leggere Frum. Fosse per lui, e per quelli come lui, avrebbe spazzato via i Saud già da un bel pezzo. Per questo i circoli atlantici vogliono rifondare le Nazioni Unite a due velocità: una di stati democratici che se la comandano e una di stati che se non rispettano i diritti umani li mandiano a cagare. Idea balzana? Certo, ma il bizantinismo dell’Onu è sotto gli occhi di tutti. Ora dirai che l’Onu è schiava di Roma che Iddio la creò (la Nuova Roma, ovviamente).

I laici esistono anche nell’Islam. Ma non sono i compagni irakeni vagheggiati da Ferrando. Sono la scrittrice somala Ayaan  Hirsi Ali, infibulata dalla nonna da ragazzina e fuggita di casa in cerca di libertà. Fuggita in Olanda, per essere precisi. Dove, chissà perché, a un certo punto, Hirsi Ali ha capito che i fanatici del multiculturalismo non la proteggevano più, anzi, la consideravano una voce fastidiosa e fuori dal coro, con le sue continue denunce del patriarcato barbuto e panciuto. Così Hirsi Ali si è fatta eleggere deputata nel centrodestra e adesso vive sotto scorta. Non si è sottomessa. Leggi che dice Sofri dell&#039;argomento. Ma adesso dirai che Sofri pur di uscire di galera farebbe carte false. 

Le notizie non embedded sarebbero marginalizzate e andrebbero cercate con il lanternino? Mah… forse hai ragione sulla prima serata. Ma in seconda serata, cioè quando la tv la guardano maschi e femmine adulte, e i vecchi e i bambini vanno a dormire, be’ due puntate di Matrix sulla storia alternativa dell’11 settembre hanno pagato benissimo in termini di share. Almeno quanto il Codice da Vinci.  

Un’ultima cosa: Berlusconi non ha proclamato le leggi razziali.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@s.</p>
<p>“le democrazie di morte”</p>
<p>Le notizie che trovi fanno riflettere. Lo dico seriamente.<br />
Ma vorrei ripartire dalle tue considerazioni iniziali, non dal pezzo citato.</p>
<p>Sulla ‘comodità’ sento un po’ di puzza di bruciato, una retorica da primo della classe, per cui, come mi succedeva a scuola, non faccio fatica a darti ragione. </p>
<p>Ma io che dovrei fare? Partire come casco blu? Entrare in una Ong? Diventare la terza Simona? Ci ho pensato. Il mio amico Amer viene da una buona famiglia di Baghdad, mi ha invitato a seguirlo quando tornerà a casa. </p>
<p>Ma non credo che essere tra loro sotto le bombe che cadono dal cielo oppure tra noi che vediamo le bombe in tv possa cambiare granché nella percezione che ho dell’Islam e dell’Oriente. In entrambe i casi sono ‘costruzioni’ narrative, i film che mi faccio quando mi metto a scrivere di ‘loro’ e di ‘noi’. Hai perfettamente ragione, sotto le bombe ci sono (sempre) altri. Ma non credi che anche le tue siano costruzioni? O alle democrazie di morte ci credi davvero? </p>
<p>Sulla rassegnazione. Non ho detto che a volte siamo carnefici e altre volte vittime, ma che siamo vittime e carnefici nello stesso tempo, che è un po’ diverso. </p>
<p>Le guerre energetiche sono le cause storiche endemiche di tanti conflitti, antichi e recenti. Ma la didattica democratica va oltre il petrolio, si fa visione del mondo, proiezione utopica e distorsione visionaria, immaginazione al potere. </p>
<p>Gli idealisti sono la razza peggiore di tutte. Ai realisti basta occupare una manciata di pozzi in più per mettersi l’anima in pace. Gli idealisti vanno oltre, vogliono legittimare l’occupazione per “restituire il petrolio agli irakeni”. Se leggi il nostro Rocca o il suo mentore Frum te ne accorgerai. La mia impressione è che questi autori siano tanto imbevuti delle loro idee che ci credono davvero. Per fortuna che sono in declino.</p>
<p>Saranno pure bugie neoplatoniche, ‘necessarie’, come voleva Leo Strauss. Ma resta la persuasione profonda, e questa sì occulta, di una menzogna che vorremmo vedere realizzata. Qui sta la serpe idealistica, la sua promessa di un mondo nuovo, migliore, più felice. Il male minore, in India, secondo Marx, era il colonialismo. Il maestro aveva ragione? Visto il decollo di Bollywood parrebbe di sì.      </p>
<p>Gli occupanti non sono “Wasp”. La fanteria atlantica è negra, messicana, portoricana. Anche loro sono poveracci, come i nostri nonni spediti ai quattro cantoni dell’impero di cartone. </p>
<p>Con la loro semplice presenza, dici, i marines provocano mille morti al mese. Dalle tue fonti hai numeri precisi sui massacri saddamiti? Credi che dopo la ritirata alleata Baghdad verrà miracolosamente pacificata? Ma ora dirai che è colpa di chi l’ha invasa. Giusto. Ma non permettere che ti dia sempre ragione. Smarcati. </p>
<p>La differenza tra i cristianisti e i ‘preti autoctoni’? Be’, in America ringraziando il cielo se prendi un fucile e ti metti a sparare sui medici abortisti ti chiudono in galera (almeno si spera), mentre nella Kabul ‘liberata’ dai Talebani quei medici non avrebbero neppure avuto ragione di esistere, visto che le donne finivano lapidate nello stadio dallo stato. </p>
<p>Mi ostino a sperare che se il fondamentalissimo George W. Bush approvasse le lapidazioni negli Usa scoppierebbero non una ma cento rivoluzioni. Il problema non sono gli stati-canaglia ma le canaglie che si impadroniscono degli stati. </p>
<p>I Talebani non avevano un partito democratico, una corte suprema, una opinione pubblica che vigilava, ma ora dirai che neocon, teocon, e neodem, sono tutti uguali, che la Terza Via e l’Ulivo Mondiale hanno semplicemente anticipato l’Impero globale.</p>
<p>Sulla Birmania, il Pakistan, l’Arabia Saudita, ti invito ancora una volta a leggere Frum. Fosse per lui, e per quelli come lui, avrebbe spazzato via i Saud già da un bel pezzo. Per questo i circoli atlantici vogliono rifondare le Nazioni Unite a due velocità: una di stati democratici che se la comandano e una di stati che se non rispettano i diritti umani li mandiano a cagare. Idea balzana? Certo, ma il bizantinismo dell’Onu è sotto gli occhi di tutti. Ora dirai che l’Onu è schiava di Roma che Iddio la creò (la Nuova Roma, ovviamente).</p>
<p>I laici esistono anche nell’Islam. Ma non sono i compagni irakeni vagheggiati da Ferrando. Sono la scrittrice somala Ayaan  Hirsi Ali, infibulata dalla nonna da ragazzina e fuggita di casa in cerca di libertà. Fuggita in Olanda, per essere precisi. Dove, chissà perché, a un certo punto, Hirsi Ali ha capito che i fanatici del multiculturalismo non la proteggevano più, anzi, la consideravano una voce fastidiosa e fuori dal coro, con le sue continue denunce del patriarcato barbuto e panciuto. Così Hirsi Ali si è fatta eleggere deputata nel centrodestra e adesso vive sotto scorta. Non si è sottomessa. Leggi che dice Sofri dell&#8217;argomento. Ma adesso dirai che Sofri pur di uscire di galera farebbe carte false. </p>
<p>Le notizie non embedded sarebbero marginalizzate e andrebbero cercate con il lanternino? Mah… forse hai ragione sulla prima serata. Ma in seconda serata, cioè quando la tv la guardano maschi e femmine adulte, e i vecchi e i bambini vanno a dormire, be’ due puntate di Matrix sulla storia alternativa dell’11 settembre hanno pagato benissimo in termini di share. Almeno quanto il Codice da Vinci.  </p>
<p>Un’ultima cosa: Berlusconi non ha proclamato le leggi razziali.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: roberto		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/05/29/iraq-un-ritiro-militare-totale-e-senza-residui/#comment-29459</link>

		<dc:creator><![CDATA[roberto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Jun 2006 13:59:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@s.
dammi tempo per leggere meglio, sono in un internet point. Ad ogni modo nessuno vuole giustificare gli americani, la guerra, il Terrore. Ripeto, stai facendo un lavoro utilissimo. Spero che continueremo così. Dammi tempo, rileggo tutto meglio e andiamo avanti.
Intanto...


@temperanza
@fabio
@s.


“lavori che pur non muovendosi in larghezza si muovano in profondità”

Che cosa abbiamo in mente? Quali sono i valori forti da condividere? Gira e rigira si torna sempre allo stesso punto (fai bene Fabio, fai bene…). Ma per adesso mi mancano le risposte (socraticamente). Preferisco fare piazza pulita e tornare al grado zero della realtà, poi si vedrà. 

Nello stesso tempo, sono convinto che questa empasse sia più produttiva di tanti, vecchi e nuovi idealismi, e per questo credo che si possa ripartire dalla pratica del dialogo quotidiano, dal lavoro critico e dalla scrittura che riempiono la vita e le danno sostanza. 

E quindi, nutrirsi, gonfiarsi, scoppiare di contraddizioni. Più ce ne sono meglio è, perché vuol dire che gli steccati alzati tra questo mondo e quell’altro si corrodono, e prima o poi le Opposte Essenze cadranno con un gran tonfo.  

Iniziamo dall&#039;idealismo di chi esporta i diritti e il mercato in casa altrui, mentre in casa sua preferisce una politica interna che limita il diritto (aborto, procreazione assistita, etc…) e soffoca il mercato. 

Idealismo che, forse ha ragione Andrea Inglese, traballa, visto che gli americani stanno prendendo tempo con l’Iran, e vedrete che se il cattivo di turno staccherà un bell’assegno per comprare Boeing Made in Usa allora transeat, chiuderemo un occhio sul prossimo happening antisemita. 

Attenzione però, perché sono furbi: anche con Saddam Hussein prendevano tempo (hanno impiegato due guerre) e intanto macchinavano, caricavano la smoking gun,  teorizzavano il regime change. 

Ci mancherebbe altro, che occultare e occultare! Lo sappiamo che  bisogna stare con gli occhi aperti ventiquattrore su ventiquattro (mi sembra che lo stiamo facendo).

Dall’altra parte, l’idealismo del “puer” zapateriano. Il re Mida che trasforma in oro ogni cosa che tocca. Si ritira dall’Iraq? Non è scappato, ma ha rivendicato con orgoglio la distanza che separa la pacifica Spagna dagli invasori yankee. Spara sui clandestini che cercano di entrare in Spagna? Ebbe’, vuoi mettere con i nostri CPT? Cancella la dicitura “papà” e “mammà” dal codice civile e la sostituisce con un aberrante “progenitore A” e “progenitore B”? Bene, bravo, bis, i matrimoni d’ora in poi li celebriamo così. 

Ma almeno il triangolo edipico avevamo cominciato (appena appena) a capirlo. Adesso invece pacifichiamo tutto, uomo, donna, gay, lesbo, trans, e poi? che succederà dopo la Grande Neutralizzazione? 

Non è che alla fine ad essere discriminata sarà la vecchia famiglia? A me naturalmente non frega un beneamato cazzo dell’ex nucleo catodico e cattolico. Ma se avevo ancora qualche dubbio a mettere al mondo un bebè, adesso la voglia mi è passata completamente. Non diventerò mai un “progenitore di serie A”, perché questo sì che mi puzza di Nuova Razza. Che sai sempre dove inizia, ma non sai mai dove finisce. 

Saluti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@s.<br />
dammi tempo per leggere meglio, sono in un internet point. Ad ogni modo nessuno vuole giustificare gli americani, la guerra, il Terrore. Ripeto, stai facendo un lavoro utilissimo. Spero che continueremo così. Dammi tempo, rileggo tutto meglio e andiamo avanti.<br />
Intanto&#8230;</p>
<p>@temperanza<br />
@fabio<br />
@s.</p>
<p>“lavori che pur non muovendosi in larghezza si muovano in profondità”</p>
<p>Che cosa abbiamo in mente? Quali sono i valori forti da condividere? Gira e rigira si torna sempre allo stesso punto (fai bene Fabio, fai bene…). Ma per adesso mi mancano le risposte (socraticamente). Preferisco fare piazza pulita e tornare al grado zero della realtà, poi si vedrà. </p>
<p>Nello stesso tempo, sono convinto che questa empasse sia più produttiva di tanti, vecchi e nuovi idealismi, e per questo credo che si possa ripartire dalla pratica del dialogo quotidiano, dal lavoro critico e dalla scrittura che riempiono la vita e le danno sostanza. </p>
<p>E quindi, nutrirsi, gonfiarsi, scoppiare di contraddizioni. Più ce ne sono meglio è, perché vuol dire che gli steccati alzati tra questo mondo e quell’altro si corrodono, e prima o poi le Opposte Essenze cadranno con un gran tonfo.  </p>
<p>Iniziamo dall&#8217;idealismo di chi esporta i diritti e il mercato in casa altrui, mentre in casa sua preferisce una politica interna che limita il diritto (aborto, procreazione assistita, etc…) e soffoca il mercato. </p>
<p>Idealismo che, forse ha ragione Andrea Inglese, traballa, visto che gli americani stanno prendendo tempo con l’Iran, e vedrete che se il cattivo di turno staccherà un bell’assegno per comprare Boeing Made in Usa allora transeat, chiuderemo un occhio sul prossimo happening antisemita. </p>
<p>Attenzione però, perché sono furbi: anche con Saddam Hussein prendevano tempo (hanno impiegato due guerre) e intanto macchinavano, caricavano la smoking gun,  teorizzavano il regime change. </p>
<p>Ci mancherebbe altro, che occultare e occultare! Lo sappiamo che  bisogna stare con gli occhi aperti ventiquattrore su ventiquattro (mi sembra che lo stiamo facendo).</p>
<p>Dall’altra parte, l’idealismo del “puer” zapateriano. Il re Mida che trasforma in oro ogni cosa che tocca. Si ritira dall’Iraq? Non è scappato, ma ha rivendicato con orgoglio la distanza che separa la pacifica Spagna dagli invasori yankee. Spara sui clandestini che cercano di entrare in Spagna? Ebbe’, vuoi mettere con i nostri CPT? Cancella la dicitura “papà” e “mammà” dal codice civile e la sostituisce con un aberrante “progenitore A” e “progenitore B”? Bene, bravo, bis, i matrimoni d’ora in poi li celebriamo così. </p>
<p>Ma almeno il triangolo edipico avevamo cominciato (appena appena) a capirlo. Adesso invece pacifichiamo tutto, uomo, donna, gay, lesbo, trans, e poi? che succederà dopo la Grande Neutralizzazione? </p>
<p>Non è che alla fine ad essere discriminata sarà la vecchia famiglia? A me naturalmente non frega un beneamato cazzo dell’ex nucleo catodico e cattolico. Ma se avevo ancora qualche dubbio a mettere al mondo un bebè, adesso la voglia mi è passata completamente. Non diventerò mai un “progenitore di serie A”, perché questo sì che mi puzza di Nuova Razza. Che sai sempre dove inizia, ma non sai mai dove finisce. </p>
<p>Saluti</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: s.		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/05/29/iraq-un-ritiro-militare-totale-e-senza-residui/#comment-29436</link>

		<dc:creator><![CDATA[s.]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Jun 2006 19:43:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[certo che per noi ragionare sulla guerra in Iraq è comodo, lo facciamo da comodi. Riusciamo pure a portare il discorso sui massimi sistemi della cattiveria umana che non risparmia nessuno. Per andare a parare dove? su una serena constatazione che tanto siamo tutti &#039;cattivi&#039;? che a volte si è vittime e a volte carnefici e bisogna rassegnarsi? che un peccato originale si accomuna tutti? ho ascoltato i racconti di guerra di generazioni che si erano fatte la prima e la seconda querra mondiale. Erano poveri diavoli e contadini che erano stati mandati al macello in prima linea per interessi di altri, ideologie e imperialismi altrui. Nessuno di loro si esaltava per la crudezza di quello che aveva fatto o subito. Le mogli e i figli rimasti a casa ricordavano vessazione e fame. Erano persone buone in assoluto? angeli? no sapevano anche essere pezzi di merda, ma la guerra loro non l&#039;avevano scelta e non l&#039;avrebbero mai fatta.
Quando penso a quello che subiscono gli irakeni in nome della didattica democratica che maschera i peggiori interessi (se avete dubbi oltre al petrolio andate a vedere la voce appalti o armi) mi viene da piangere e da sperare che riescano a liberarsi degli occupanti in qualsiasi modo, per fare delle loro vite quello che vogliono, alla faccia delle nostre democrazie di morte. A noi italiani non ha fatto piacere avere sul groppone popolazioni forse più avanzate di noi (che ne so, l&#039;impero austroungarico, tacendo dei nazi, che sono indifendibili anche se belli e ariani e superiori) perchè diavolo dovrebbe fare piacere agli irakeni avere sul groppone occupanti wasp che ne fanno fuori (direttamente o indirettamente con la loro semplice presenza e con il conflitto) una media di mille al mese? perchè diavolo noi possiamo sceglie di avere un Berlusconi (che se gli andava bene alle ultime elezioni completava la sua opera di Duce con una costituzione di stampo fascista che non è detto riusciremo a evitare). Perchè gli Stati Uniti possono avere un cristiano rinato e fondamentalista al governo (uno per intenderci che crede all&#039;apocalisse a breve e che ha vinto elezioni dubbie) e gli stati a religione islamica devono obbedire a un cristiano fondamentilasta invasato e alla sua mistica di una democrazia di facciata e non ai preti autoctoni?. E&#039; stato dimostrato che non avevano armi di sterminio di massa e che non erano un pericolo per gli USA. Ma erano una dittatura? e la Birmania che cos&#039;è? e una caterva di altri stati amici (compreso il Pakistan) che cosa sono? certo, forse lì non ci sono pozzi di petrolio da democratizzare, è un dubbio, solo un dubbio. I miei vecchi, quelli che si sono fatti le guerre europee e che hanno pagato per gli interessi economici di una minoranza riconoscerebbero la similitudine. Noi oggi no, noi oggi dobbiamo ragionare sul grado di cattiveria occidentale bilanciato anche dall&#039;altrui, da quelli che i nostri parlamenti autorizzano a bombardare. Proprio dei bei tempi.
Vi invito a leggere molti articoli che si trovano su peacereporter (basta fare una ricerca con la parola Iraq) o sul sito da cui è tratto l&#039;articolo di prima. Poi chiedetevi con calma e onestà cosa fareste voi (anche da laici irakeni, che esistono) davanti all&#039;orrore quotidiano in cui siete costretti a vivere.
A quelli che credono che noi viviamo in &#039;democrazia&#039; (sicuramente un regime di vita superiore e da esportazione) ricordo che la maggior parte delle notizie non embedded sono ostacolate, marginalizzate e disponibili solo a chi (irakeno o democratico europeo) le va a cercare col lanternino. In prima serata e per tutti passano ben altre informazioni, questo articolo spiega un pochino, solo un pochino.
da peacereporter
Iraq - 12.4.2006 
Iraq: mentire è lecito, smentire è cortesia 
Propaganda Usa a pieno regime per coprire errori e orrori della Coalizione in Iraq 
  Mentire è lecito. Pagare le stampa per falsificare le notizie non è un reato. La notizia giunge al termine dell’inchiesta sull’operato di un agenzia privata in Iraq, ed è filtrata tramite alcuni ufficiali, che però non l’hanno divulgata per evitare imbarazzi al Pentagono. A inizio gennaio suscitò scandalo la scoperta che l’agenzia statunitense, Lincoln Group, commissionava articoli spudoratamente favorevoli alla Coalizione, da pubblicare sulla stampa irachena. A due mesi di distanza, la commissione militare d’indagine allestita dal generale Casey, ha decretato che il Lincoln Group non ha violato né le regole dell’esercito statunitense, né gli impegni definiti dall’ingaggio e potrà continuare la sua opera di propaganda in Iraq. Oltre ad avallare la legalità delle falsificazioni giornalistiche, l’inchiesta conclude delegando al Dipartimento della Difesa statunitense la decisione sull’eventualità di regolamentare in qualche modo i limiti della propaganda, “conformemente al valore americano della libertà di stampa”. 
Zarqawi “gonfiato”. Tra le campagne di disinformazione che hanno guadagnato più credito c’è sicuramente quella che, negli ultimi due anni, ha dipinto Abu Mussab Al Zarqawi come la guida dei terroristi in Iraq. Lo ha svelato una recente inchiesta del Washington Post. Il quotidiano ha citato Derek Harvey, funzionario dell’intelligence Usa in Iraq, che la scorsa estate dichiarava: ”Il nostro focus su Zarqawi ne ha ingrandito la caricatura, rendendolo più importante di quanto non sia in realtà. La minaccia a lungo termine non sono Zarqawi o gli estremisti religiosi, ma gli esponenti del caduto regime”. Il Post cita anche un briefing della coalizione in cui il generale Mark Kimmit ha dichiarato che “il programma di operazioni Psicologiche (Psyop) relativo a Zarqawi è a oggi la campagna di informazione più riuscita”. Pare che l’obiettivo primo del programma di propaganda fossero gli iracheni: la figura dello straniero Zarqawi serviva a creare una frattura tra i gruppi ribelli, ma è innegabile che il condizionamento abbia raggiunto tutta la stampa internazionale. Non a caso la campagna mediatica per affermare l’esistenza del militante giordano come collegamento tra al Qaeda e l’insurrezione irachena è partita sul territorio statunitense. Sulle pagine del New York Times, il 9 febbraio 2004, comparve la notizia del ritrovamento di un documento, firmato dall’allora sconosciuto Zarqawi, in cui si chiedeva il sostegno di al Qaeda per infiammare la ribellione nel Paese. 

Operazione Swarmer? Il 16 marzo le forze della Coalizione annunciavano l’inizio di una nuova offensiva contro Samarra, una città a loro avviso infestata dai ribelli: l’operazione Swarmer (sciame, ndr). La maggior parte dei media internazionali ha ripreso acriticamente l’annuncio che parlava della più imponente operazione aerea nel Paese dal 2003. Altri raid in passato sono stati presentati come “il colpo di grazia contro gli insorti”, ma in diversi casi i battaglioni di marine sono giunti quando i ribelli avevano già lasciato la città e, a fare le spese delle bombe, sono stati i civili che non sono riusciti a fuggire. É successo in tutte le città della provincia sunnita di al Anbar. L’indomani, però, autorevolissime fonti giornalistiche pubblicavano, a proposito dell’operazione in corso a Samarra, resoconti assai tranquillizzanti: Jim Muir, della Bbc, scriveva che l’operazione era stata battezzata “sciame” non per indicare bombardamenti a tappeto, bensì in riferimento al grande numero di elicotteri impiegati per il trasporto delle truppe. “Non ci sono stati scontri coi ribelli, nessuna notizia di feriti”. Raymond Whitaker, del quotidiano The Independent, il 19 marzo scriveva: “lungi dall’essere una massiccia campagna contro l’insurrezione, come quella che distrusse Falluja nel 2004, l’operazione Swarmer è solo un’esercitazione di tiro in un’area desertica scarsamente popolata”. Il cineasta italiano Roberto Zamparini, tra gli autori di un blog chiamato &quot;The Cat&#039;s Blog”, ha pubblicato lo scambio di e-mail che ha avuto con gli autori dei suddetti articoli, in cui chiedeva loro per quale motivo avessero ignorato il report delle Nazioni Unite (Irin News), in cui si sosteneva una versione completamente differente dei fatti, e domandava loro se fossero disposti a rivedere quanto affermato. Il 19 marzo Irin News scriveva che centinaia di famiglie erano fuggite da Samarra e generi di prima necessità erano stati spediti per sostenerle, che la città era stata effettivamente bombardata, che 75 ribelli erano stati arrestati, che 35 civili erano stati ricoverati all’ospedale cittadino e che dall’inizio dell’operazione 17 corpi erano giunti all’obitorio. I due autori si sono rifiutati di fornire spiegazioni e hanno sostenuto la falsità dei resoconti di Irin, che dal canto suo ha confermato le notizie. A poche settimane di distanza, il 6 aprile, molti degli sfollati ritornati nelle loro case riportavano la notizia secondo cui “Samarra è ancora saldamente nelle mani dei ribelli. É fuori dalla giurisdizione e dal controllo dello stato”. 

Una buona notizia. Le due circostanze sopra citate mostrano in modo esemplare quanto sia oggi complesso verificare le notizie che giungono dall’Iraq. Tra i principali motivi per cui anche i grandi network internazionali non riescono sempre ad essere oggettivi, imparziali e bene informati, bisogna sicuramente citare la mancanza di giornalisti al lavoro nel Paese. I martiri della stampa in Iraq dall’inizio della guerra sono 86, e molti altri sono stati arrestati e detenuti per mesi dall’esercito Usa, che non si è curato di tutelare la loro indispensabile professione e nemmeno di concedere loro le minime garanzie legali. Il 20 marzo il Generale Jack Gardner, responsabile delle carceri della Coalizione nel Paese, ha annunciato un cambio nelle procedure dell’esercito per cui “d’ora in avanti ogni arrestato sarà trattato come un caso quasi unico. Faremo sì che nessuno venga trattenuto per sei o otto mesi” ha spiegato, e ha aggiunto che “osservare o filmare i combattimenti, o incontrare i ribelli, non saranno motivi sufficienti per l’arresto”. Se le affermazioni di Gardner non sono pura propaganda forse segneranno un miglioramento per chi da tre anni rischia la vita per raccontare l’orrore della guerra. Gardner però ha dovuto specificare anche un’altra variazione rispetto alle regole di ingaggio: “E&#039; chiaro –ha aggiunto - che i soldati non devono aprire il fuoco sui giornalisti”. 

Un cellulare ad Abu Ghraib. Quando l’informazione ufficiale perde credibilità, come in questo contesto iracheno, il vuoto che lascia viene riempito da una moltitudine di fonti ufficiose, dai giornali locali fino ai blog e le newsletter dei cittadini iracheni. Internet è il solo mezzo che permette di tirare le fila di quel che accade, o perlomeno di farsi una idea chiara di quali e quante siano le versioni dei fatti. Ma la rete è anche il mezzo con cui tutta l’insorgenza irachena, dai baathisti ai seguaci di al Qaeda, comunica con se stessa e col mondo. Nella rete si trovano oggi centinaia di video di azioni dei ribelli, di comunicati stampa e messaggi della cosiddetta resistenza irachena. Le notizie riportate sono in larga parte poco verosimili e impossibili da verificare, ma lo stesso vale anche, ad esempio, per le falsificazioni propagandistiche che la Coalizione pubblica sui giornali iracheni e anche sui network internazionali. Sono due mezze verità in concorrenza tra loro. Non è un caso che a inizio marzo il comando delle forze armate Usa in Iraq abbia imposto la chiusura di tutti gli internet point della provincia sunnita di al Anbar, accusati di favoreggiare i terroristi. Questo provvedimento forse servirà a ostacolare le comunicazioni tra i gruppi ribelli nel Paese, ma impedirà anche a centinaia di civili iracheni di accedere a informazioni utili per la loro stessa sicurezza e, oltretutto, di fornire testimonianze dirette che, come è già accaduto diverse volte, potrebbero smentire le bugie della Coalizione. Questo provvedimento ricorda il tentativo che fece Donald Rumsfeld nel 2004, quando cercò di proibire ai militari Usa l’uso dei cellulari con fotocamera incorporata. Il tentativo fallì, e i cellulari in questione furono proprio quelli che scattarono le prime foto agli aguzzini di Abu Ghraib. 
  
Naoki Tomasini]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>certo che per noi ragionare sulla guerra in Iraq è comodo, lo facciamo da comodi. Riusciamo pure a portare il discorso sui massimi sistemi della cattiveria umana che non risparmia nessuno. Per andare a parare dove? su una serena constatazione che tanto siamo tutti &#8216;cattivi&#8217;? che a volte si è vittime e a volte carnefici e bisogna rassegnarsi? che un peccato originale si accomuna tutti? ho ascoltato i racconti di guerra di generazioni che si erano fatte la prima e la seconda querra mondiale. Erano poveri diavoli e contadini che erano stati mandati al macello in prima linea per interessi di altri, ideologie e imperialismi altrui. Nessuno di loro si esaltava per la crudezza di quello che aveva fatto o subito. Le mogli e i figli rimasti a casa ricordavano vessazione e fame. Erano persone buone in assoluto? angeli? no sapevano anche essere pezzi di merda, ma la guerra loro non l&#8217;avevano scelta e non l&#8217;avrebbero mai fatta.<br />
Quando penso a quello che subiscono gli irakeni in nome della didattica democratica che maschera i peggiori interessi (se avete dubbi oltre al petrolio andate a vedere la voce appalti o armi) mi viene da piangere e da sperare che riescano a liberarsi degli occupanti in qualsiasi modo, per fare delle loro vite quello che vogliono, alla faccia delle nostre democrazie di morte. A noi italiani non ha fatto piacere avere sul groppone popolazioni forse più avanzate di noi (che ne so, l&#8217;impero austroungarico, tacendo dei nazi, che sono indifendibili anche se belli e ariani e superiori) perchè diavolo dovrebbe fare piacere agli irakeni avere sul groppone occupanti wasp che ne fanno fuori (direttamente o indirettamente con la loro semplice presenza e con il conflitto) una media di mille al mese? perchè diavolo noi possiamo sceglie di avere un Berlusconi (che se gli andava bene alle ultime elezioni completava la sua opera di Duce con una costituzione di stampo fascista che non è detto riusciremo a evitare). Perchè gli Stati Uniti possono avere un cristiano rinato e fondamentalista al governo (uno per intenderci che crede all&#8217;apocalisse a breve e che ha vinto elezioni dubbie) e gli stati a religione islamica devono obbedire a un cristiano fondamentilasta invasato e alla sua mistica di una democrazia di facciata e non ai preti autoctoni?. E&#8217; stato dimostrato che non avevano armi di sterminio di massa e che non erano un pericolo per gli USA. Ma erano una dittatura? e la Birmania che cos&#8217;è? e una caterva di altri stati amici (compreso il Pakistan) che cosa sono? certo, forse lì non ci sono pozzi di petrolio da democratizzare, è un dubbio, solo un dubbio. I miei vecchi, quelli che si sono fatti le guerre europee e che hanno pagato per gli interessi economici di una minoranza riconoscerebbero la similitudine. Noi oggi no, noi oggi dobbiamo ragionare sul grado di cattiveria occidentale bilanciato anche dall&#8217;altrui, da quelli che i nostri parlamenti autorizzano a bombardare. Proprio dei bei tempi.<br />
Vi invito a leggere molti articoli che si trovano su peacereporter (basta fare una ricerca con la parola Iraq) o sul sito da cui è tratto l&#8217;articolo di prima. Poi chiedetevi con calma e onestà cosa fareste voi (anche da laici irakeni, che esistono) davanti all&#8217;orrore quotidiano in cui siete costretti a vivere.<br />
A quelli che credono che noi viviamo in &#8216;democrazia&#8217; (sicuramente un regime di vita superiore e da esportazione) ricordo che la maggior parte delle notizie non embedded sono ostacolate, marginalizzate e disponibili solo a chi (irakeno o democratico europeo) le va a cercare col lanternino. In prima serata e per tutti passano ben altre informazioni, questo articolo spiega un pochino, solo un pochino.<br />
da peacereporter<br />
Iraq &#8211; 12.4.2006<br />
Iraq: mentire è lecito, smentire è cortesia<br />
Propaganda Usa a pieno regime per coprire errori e orrori della Coalizione in Iraq<br />
  Mentire è lecito. Pagare le stampa per falsificare le notizie non è un reato. La notizia giunge al termine dell’inchiesta sull’operato di un agenzia privata in Iraq, ed è filtrata tramite alcuni ufficiali, che però non l’hanno divulgata per evitare imbarazzi al Pentagono. A inizio gennaio suscitò scandalo la scoperta che l’agenzia statunitense, Lincoln Group, commissionava articoli spudoratamente favorevoli alla Coalizione, da pubblicare sulla stampa irachena. A due mesi di distanza, la commissione militare d’indagine allestita dal generale Casey, ha decretato che il Lincoln Group non ha violato né le regole dell’esercito statunitense, né gli impegni definiti dall’ingaggio e potrà continuare la sua opera di propaganda in Iraq. Oltre ad avallare la legalità delle falsificazioni giornalistiche, l’inchiesta conclude delegando al Dipartimento della Difesa statunitense la decisione sull’eventualità di regolamentare in qualche modo i limiti della propaganda, “conformemente al valore americano della libertà di stampa”.<br />
Zarqawi “gonfiato”. Tra le campagne di disinformazione che hanno guadagnato più credito c’è sicuramente quella che, negli ultimi due anni, ha dipinto Abu Mussab Al Zarqawi come la guida dei terroristi in Iraq. Lo ha svelato una recente inchiesta del Washington Post. Il quotidiano ha citato Derek Harvey, funzionario dell’intelligence Usa in Iraq, che la scorsa estate dichiarava: ”Il nostro focus su Zarqawi ne ha ingrandito la caricatura, rendendolo più importante di quanto non sia in realtà. La minaccia a lungo termine non sono Zarqawi o gli estremisti religiosi, ma gli esponenti del caduto regime”. Il Post cita anche un briefing della coalizione in cui il generale Mark Kimmit ha dichiarato che “il programma di operazioni Psicologiche (Psyop) relativo a Zarqawi è a oggi la campagna di informazione più riuscita”. Pare che l’obiettivo primo del programma di propaganda fossero gli iracheni: la figura dello straniero Zarqawi serviva a creare una frattura tra i gruppi ribelli, ma è innegabile che il condizionamento abbia raggiunto tutta la stampa internazionale. Non a caso la campagna mediatica per affermare l’esistenza del militante giordano come collegamento tra al Qaeda e l’insurrezione irachena è partita sul territorio statunitense. Sulle pagine del New York Times, il 9 febbraio 2004, comparve la notizia del ritrovamento di un documento, firmato dall’allora sconosciuto Zarqawi, in cui si chiedeva il sostegno di al Qaeda per infiammare la ribellione nel Paese. </p>
<p>Operazione Swarmer? Il 16 marzo le forze della Coalizione annunciavano l’inizio di una nuova offensiva contro Samarra, una città a loro avviso infestata dai ribelli: l’operazione Swarmer (sciame, ndr). La maggior parte dei media internazionali ha ripreso acriticamente l’annuncio che parlava della più imponente operazione aerea nel Paese dal 2003. Altri raid in passato sono stati presentati come “il colpo di grazia contro gli insorti”, ma in diversi casi i battaglioni di marine sono giunti quando i ribelli avevano già lasciato la città e, a fare le spese delle bombe, sono stati i civili che non sono riusciti a fuggire. É successo in tutte le città della provincia sunnita di al Anbar. L’indomani, però, autorevolissime fonti giornalistiche pubblicavano, a proposito dell’operazione in corso a Samarra, resoconti assai tranquillizzanti: Jim Muir, della Bbc, scriveva che l’operazione era stata battezzata “sciame” non per indicare bombardamenti a tappeto, bensì in riferimento al grande numero di elicotteri impiegati per il trasporto delle truppe. “Non ci sono stati scontri coi ribelli, nessuna notizia di feriti”. Raymond Whitaker, del quotidiano The Independent, il 19 marzo scriveva: “lungi dall’essere una massiccia campagna contro l’insurrezione, come quella che distrusse Falluja nel 2004, l’operazione Swarmer è solo un’esercitazione di tiro in un’area desertica scarsamente popolata”. Il cineasta italiano Roberto Zamparini, tra gli autori di un blog chiamato &#8220;The Cat&#8217;s Blog”, ha pubblicato lo scambio di e-mail che ha avuto con gli autori dei suddetti articoli, in cui chiedeva loro per quale motivo avessero ignorato il report delle Nazioni Unite (Irin News), in cui si sosteneva una versione completamente differente dei fatti, e domandava loro se fossero disposti a rivedere quanto affermato. Il 19 marzo Irin News scriveva che centinaia di famiglie erano fuggite da Samarra e generi di prima necessità erano stati spediti per sostenerle, che la città era stata effettivamente bombardata, che 75 ribelli erano stati arrestati, che 35 civili erano stati ricoverati all’ospedale cittadino e che dall’inizio dell’operazione 17 corpi erano giunti all’obitorio. I due autori si sono rifiutati di fornire spiegazioni e hanno sostenuto la falsità dei resoconti di Irin, che dal canto suo ha confermato le notizie. A poche settimane di distanza, il 6 aprile, molti degli sfollati ritornati nelle loro case riportavano la notizia secondo cui “Samarra è ancora saldamente nelle mani dei ribelli. É fuori dalla giurisdizione e dal controllo dello stato”. </p>
<p>Una buona notizia. Le due circostanze sopra citate mostrano in modo esemplare quanto sia oggi complesso verificare le notizie che giungono dall’Iraq. Tra i principali motivi per cui anche i grandi network internazionali non riescono sempre ad essere oggettivi, imparziali e bene informati, bisogna sicuramente citare la mancanza di giornalisti al lavoro nel Paese. I martiri della stampa in Iraq dall’inizio della guerra sono 86, e molti altri sono stati arrestati e detenuti per mesi dall’esercito Usa, che non si è curato di tutelare la loro indispensabile professione e nemmeno di concedere loro le minime garanzie legali. Il 20 marzo il Generale Jack Gardner, responsabile delle carceri della Coalizione nel Paese, ha annunciato un cambio nelle procedure dell’esercito per cui “d’ora in avanti ogni arrestato sarà trattato come un caso quasi unico. Faremo sì che nessuno venga trattenuto per sei o otto mesi” ha spiegato, e ha aggiunto che “osservare o filmare i combattimenti, o incontrare i ribelli, non saranno motivi sufficienti per l’arresto”. Se le affermazioni di Gardner non sono pura propaganda forse segneranno un miglioramento per chi da tre anni rischia la vita per raccontare l’orrore della guerra. Gardner però ha dovuto specificare anche un’altra variazione rispetto alle regole di ingaggio: “E&#8217; chiaro –ha aggiunto &#8211; che i soldati non devono aprire il fuoco sui giornalisti”. </p>
<p>Un cellulare ad Abu Ghraib. Quando l’informazione ufficiale perde credibilità, come in questo contesto iracheno, il vuoto che lascia viene riempito da una moltitudine di fonti ufficiose, dai giornali locali fino ai blog e le newsletter dei cittadini iracheni. Internet è il solo mezzo che permette di tirare le fila di quel che accade, o perlomeno di farsi una idea chiara di quali e quante siano le versioni dei fatti. Ma la rete è anche il mezzo con cui tutta l’insorgenza irachena, dai baathisti ai seguaci di al Qaeda, comunica con se stessa e col mondo. Nella rete si trovano oggi centinaia di video di azioni dei ribelli, di comunicati stampa e messaggi della cosiddetta resistenza irachena. Le notizie riportate sono in larga parte poco verosimili e impossibili da verificare, ma lo stesso vale anche, ad esempio, per le falsificazioni propagandistiche che la Coalizione pubblica sui giornali iracheni e anche sui network internazionali. Sono due mezze verità in concorrenza tra loro. Non è un caso che a inizio marzo il comando delle forze armate Usa in Iraq abbia imposto la chiusura di tutti gli internet point della provincia sunnita di al Anbar, accusati di favoreggiare i terroristi. Questo provvedimento forse servirà a ostacolare le comunicazioni tra i gruppi ribelli nel Paese, ma impedirà anche a centinaia di civili iracheni di accedere a informazioni utili per la loro stessa sicurezza e, oltretutto, di fornire testimonianze dirette che, come è già accaduto diverse volte, potrebbero smentire le bugie della Coalizione. Questo provvedimento ricorda il tentativo che fece Donald Rumsfeld nel 2004, quando cercò di proibire ai militari Usa l’uso dei cellulari con fotocamera incorporata. Il tentativo fallì, e i cellulari in questione furono proprio quelli che scattarono le prime foto agli aguzzini di Abu Ghraib. </p>
<p>Naoki Tomasini</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: fabio		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/05/29/iraq-un-ritiro-militare-totale-e-senza-residui/#comment-29431</link>

		<dc:creator><![CDATA[fabio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Jun 2006 16:16:51 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2006/05/29/iraq-un-ritiro-militare-totale-e-senza-residui/#comment-29431</guid>

					<description><![CDATA[@roberto

certo, roberto: mica crederai che secondo me  il famoso lavoro di &#039;decrittazione&#039; degli archivi e di demistificazione dei &#039;pezzi&#039; di cui parliamo vada fatto in una direzione sola... o vale se  fatto solo in una direzione...

mica crederai che mi accontenterei (io, chi per me) di una verità venuta a galla solo se serve a incrinare l&#039;ideologia o il racconto &#039;egemone&#039;...

se quei militari a Bassora erano davvero della SAS, travestiti da seguaci di al-Sadr, bene. anzi male. strategia della tensione made in iraq? (o quantomeno nella provincia di bassora?). vediamo. tutto va controllato, anche lì. messo in relazione con il resto, il contesto, le nostre analisi e conoscenze (come, chessò, per le armi a falluja...). senza assolutizzare. 

d&#039;accordo. 

ma nemmeno spegnendo e occultando questi frammenti di verità nascosti (questo lavoro, capillare, di disvelamento), dicendo, alquanto frettolosamente: &#039;il resto del contesto e dell&#039;analisi tiene&#039;; oppure, realisticamente (real-politik...): &#039;ok, sono gli inevitabili sconfinamenti nel male del bene&#039; (in guerra, nei momenti come in italia, da piazza fontana in poi, di tensioni sociali, eccetera).... 

non dico che così facendo si giustificano i mezzi, machiavellicamente, per restare fedeli al &#039;bene&#039; (la cacciata dei saddamisti, la bruttura del terrorismo fondamentalista, eccetera). la sostanza, è vero, non muta. siamo in democrazia, stiamo parlando di &#039;democrazia&#039;. 

ma dietro le parole????

così facendo, per il futuro, ripeto, non si investirebbe nel lavoro (comune) delle intelligenze, a captare e dubitare di TUTTE le versioni. per assumere un armamentario duttile che ci renda capaci, davvero capaci, di intendere e di volere... non più servi insomma, dell&#039;una come delle altre verità che ci raccontano. 

è un lavoro che riguarda, secondo me, senza aver paura di usare la retorica, anche la revisione dei nostri vecchi ideali, dei  nostri vecchi modelli interpretativi della realtà (e di azione, di &#039;manifestazione&#039;)....

mi preme sottolineare, insomma, che questo esercizio critico &#039;alternativo&#039;, d&#039;inchiesta, questo bel modo di farsi domande, una volta innescato, non dovrebbe a mio parere rimanere, per frammenti, soltanto un &#039;gioco linguistico&#039; e retorico che ci fa coscienti (ancora una volta) del relativismo delle nostre certezze, della complessità della realtà, della reversibilità tra &#039;bene&#039; e &#039;male&#039;. in guerra, poi....


già è così difficile, se fatto seriamente, il lavoro di personalizzare (e di &#039;comunicare&#039;) le versioni &#039;altre&#039; degli eventi, ciò che c&#039;è dietro alle parole... ma per forza tutto deve rimanere solo esercizio (privato) delle intelligenze e del linguaggio (un &#039;conflitto d&#039;interpretazioni&#039;), o abbiamo in mente qualcosa di più?....]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@roberto</p>
<p>certo, roberto: mica crederai che secondo me  il famoso lavoro di &#8216;decrittazione&#8217; degli archivi e di demistificazione dei &#8216;pezzi&#8217; di cui parliamo vada fatto in una direzione sola&#8230; o vale se  fatto solo in una direzione&#8230;</p>
<p>mica crederai che mi accontenterei (io, chi per me) di una verità venuta a galla solo se serve a incrinare l&#8217;ideologia o il racconto &#8216;egemone&#8217;&#8230;</p>
<p>se quei militari a Bassora erano davvero della SAS, travestiti da seguaci di al-Sadr, bene. anzi male. strategia della tensione made in iraq? (o quantomeno nella provincia di bassora?). vediamo. tutto va controllato, anche lì. messo in relazione con il resto, il contesto, le nostre analisi e conoscenze (come, chessò, per le armi a falluja&#8230;). senza assolutizzare. </p>
<p>d&#8217;accordo. </p>
<p>ma nemmeno spegnendo e occultando questi frammenti di verità nascosti (questo lavoro, capillare, di disvelamento), dicendo, alquanto frettolosamente: &#8216;il resto del contesto e dell&#8217;analisi tiene&#8217;; oppure, realisticamente (real-politik&#8230;): &#8216;ok, sono gli inevitabili sconfinamenti nel male del bene&#8217; (in guerra, nei momenti come in italia, da piazza fontana in poi, di tensioni sociali, eccetera)&#8230;. </p>
<p>non dico che così facendo si giustificano i mezzi, machiavellicamente, per restare fedeli al &#8216;bene&#8217; (la cacciata dei saddamisti, la bruttura del terrorismo fondamentalista, eccetera). la sostanza, è vero, non muta. siamo in democrazia, stiamo parlando di &#8216;democrazia&#8217;. </p>
<p>ma dietro le parole????</p>
<p>così facendo, per il futuro, ripeto, non si investirebbe nel lavoro (comune) delle intelligenze, a captare e dubitare di TUTTE le versioni. per assumere un armamentario duttile che ci renda capaci, davvero capaci, di intendere e di volere&#8230; non più servi insomma, dell&#8217;una come delle altre verità che ci raccontano. </p>
<p>è un lavoro che riguarda, secondo me, senza aver paura di usare la retorica, anche la revisione dei nostri vecchi ideali, dei  nostri vecchi modelli interpretativi della realtà (e di azione, di &#8216;manifestazione&#8217;)&#8230;.</p>
<p>mi preme sottolineare, insomma, che questo esercizio critico &#8216;alternativo&#8217;, d&#8217;inchiesta, questo bel modo di farsi domande, una volta innescato, non dovrebbe a mio parere rimanere, per frammenti, soltanto un &#8216;gioco linguistico&#8217; e retorico che ci fa coscienti (ancora una volta) del relativismo delle nostre certezze, della complessità della realtà, della reversibilità tra &#8216;bene&#8217; e &#8216;male&#8217;. in guerra, poi&#8230;.</p>
<p>già è così difficile, se fatto seriamente, il lavoro di personalizzare (e di &#8216;comunicare&#8217;) le versioni &#8216;altre&#8217; degli eventi, ciò che c&#8217;è dietro alle parole&#8230; ma per forza tutto deve rimanere solo esercizio (privato) delle intelligenze e del linguaggio (un &#8216;conflitto d&#8217;interpretazioni&#8217;), o abbiamo in mente qualcosa di più?&#8230;.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: temperanza		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/05/29/iraq-un-ritiro-militare-totale-e-senza-residui/#comment-29429</link>

		<dc:creator><![CDATA[temperanza]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Jun 2006 14:51:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Roberto

Apprezzo questo modo di farsi domande, lo condivido.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Roberto</p>
<p>Apprezzo questo modo di farsi domande, lo condivido.</p>
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		<title>
		Di: roberto		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/05/29/iraq-un-ritiro-militare-totale-e-senza-residui/#comment-29428</link>

		<dc:creator><![CDATA[roberto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Jun 2006 14:35:58 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2006/05/29/iraq-un-ritiro-militare-totale-e-senza-residui/#comment-29428</guid>

					<description><![CDATA[@s.
@fabio

“ripensare l’intero tema dei rapporti tra conoscenza e potere”
(Edward Said)

Credo che per opporci in maniera chiara, netta, senza compromessi, alle battaglia culturale ingaggiata dalle destre contro ‘il terrore’, sia necessario uno sforzo di interpretazione che vada oltre le pratiche non violente che mostrano il proprio limite di fronte allo scontro degli opposti fondamentalismi. 

Questo sforzo interpretativo ‘aggiuntivo’ dovrebbe servire a far crollare le opposizioni binarie tra buoni e cattivi, tra democrazia e dispotismo, tra occidente e islam. 

Non significa diventare più “realisti”, smettere i nostri ideali (parolona). 
Non credo al mito giornalistico della “obiettività” (spesso l’imparzialità è un’infame partigianeria). E non significa nemmeno relativizzare, mischiare le carte, parificare tutto (né con lo Stato né con le BR). 
Ma come ricercatori dobbiamo prendere una posizione, dire la verità. 
Tutta la verità (dite lo giuro).  

Al di là dei sofismi, dovremmo smascherare ogni tipo di oppressore, da una parte all’altra dello schieramento. Come diceva l’embedded di Full Metal Jacket, l’uomo è un essere schizofrenico, in preda a intensità opposte e autodistruttive. Foucault invitava a confrontarsi con il fascista che è in ognuno di noi. Siamo tutti un po’ Bin Laden e George W. Bush. 

Sul “Messaggero” di oggi, Marco Berti chiude il suo pezzo sul massacro di Haditha ricordando May Lai e l’inferno vietnamita. Alla fine dell’articolo troviamo un link al sito www.altrenotizie.org, dove veniamo a sapere, tra le altre cose, che l’ex tenente William Calley – il boia di May Lai – dopo essere stato condannato all’ergastolo fu rilasciato grazie a un provvedimento di Nixon. 

Certo, le foto di May Lai, il video di Haditha, mettono una pietra sopra qualsiasi pretesa di esportazione della democrazia. Ma ricordate l’aneddoto raccontato da Kurtz? Gli americani erano passati da un villaggio di vietnamiti per fare le vaccinazioni ai bambini. Quando se ne andarono, i vietcong tornarono nello stesso villaggio e tagliarono il braccio vaccinato dei bambini. 

Mi resta il sospetto che Berti, fiutando la nuova aria de’ sinistra, abbia denunciato il massacro americano (che indubbiamente c’è stato) con un eccesso di “polemicamente corretto”. Insomma, voglio dire che i cattivi non stanno mai tutti da una parte, a meno che non crediamo davvero che i tagliatori di teste di Zarqawi siano una quinta colonna della Cia.

Non voglio giustificare nessuno, solo caprire a che cosa serve, a quale ideologia risponde davvero lo stile di Berti, il suo modo di raccontare la guerra. 

Esercizi quotidiani:
*** 17 arresti a Toronto, sgominata cellula di Al Quaida
*** Un attentato chimico sventato a Londra
*** Diplomatico russo assassinato a Baghdad
*** Altri 28 morti per un’autobomba in Iraq]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@s.<br />
@fabio</p>
<p>“ripensare l’intero tema dei rapporti tra conoscenza e potere”<br />
(Edward Said)</p>
<p>Credo che per opporci in maniera chiara, netta, senza compromessi, alle battaglia culturale ingaggiata dalle destre contro ‘il terrore’, sia necessario uno sforzo di interpretazione che vada oltre le pratiche non violente che mostrano il proprio limite di fronte allo scontro degli opposti fondamentalismi. </p>
<p>Questo sforzo interpretativo ‘aggiuntivo’ dovrebbe servire a far crollare le opposizioni binarie tra buoni e cattivi, tra democrazia e dispotismo, tra occidente e islam. </p>
<p>Non significa diventare più “realisti”, smettere i nostri ideali (parolona).<br />
Non credo al mito giornalistico della “obiettività” (spesso l’imparzialità è un’infame partigianeria). E non significa nemmeno relativizzare, mischiare le carte, parificare tutto (né con lo Stato né con le BR).<br />
Ma come ricercatori dobbiamo prendere una posizione, dire la verità.<br />
Tutta la verità (dite lo giuro).  </p>
<p>Al di là dei sofismi, dovremmo smascherare ogni tipo di oppressore, da una parte all’altra dello schieramento. Come diceva l’embedded di Full Metal Jacket, l’uomo è un essere schizofrenico, in preda a intensità opposte e autodistruttive. Foucault invitava a confrontarsi con il fascista che è in ognuno di noi. Siamo tutti un po’ Bin Laden e George W. Bush. </p>
<p>Sul “Messaggero” di oggi, Marco Berti chiude il suo pezzo sul massacro di Haditha ricordando May Lai e l’inferno vietnamita. Alla fine dell’articolo troviamo un link al sito <a href="http://www.altrenotizie.org" rel="nofollow ugc">http://www.altrenotizie.org</a>, dove veniamo a sapere, tra le altre cose, che l’ex tenente William Calley – il boia di May Lai – dopo essere stato condannato all’ergastolo fu rilasciato grazie a un provvedimento di Nixon. </p>
<p>Certo, le foto di May Lai, il video di Haditha, mettono una pietra sopra qualsiasi pretesa di esportazione della democrazia. Ma ricordate l’aneddoto raccontato da Kurtz? Gli americani erano passati da un villaggio di vietnamiti per fare le vaccinazioni ai bambini. Quando se ne andarono, i vietcong tornarono nello stesso villaggio e tagliarono il braccio vaccinato dei bambini. </p>
<p>Mi resta il sospetto che Berti, fiutando la nuova aria de’ sinistra, abbia denunciato il massacro americano (che indubbiamente c’è stato) con un eccesso di “polemicamente corretto”. Insomma, voglio dire che i cattivi non stanno mai tutti da una parte, a meno che non crediamo davvero che i tagliatori di teste di Zarqawi siano una quinta colonna della Cia.</p>
<p>Non voglio giustificare nessuno, solo caprire a che cosa serve, a quale ideologia risponde davvero lo stile di Berti, il suo modo di raccontare la guerra. </p>
<p>Esercizi quotidiani:<br />
*** 17 arresti a Toronto, sgominata cellula di Al Quaida<br />
*** Un attentato chimico sventato a Londra<br />
*** Diplomatico russo assassinato a Baghdad<br />
*** Altri 28 morti per un’autobomba in Iraq</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: fabio		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/05/29/iraq-un-ritiro-militare-totale-e-senza-residui/#comment-29426</link>

		<dc:creator><![CDATA[fabio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Jun 2006 14:12:25 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2006/05/29/iraq-un-ritiro-militare-totale-e-senza-residui/#comment-29426</guid>

					<description><![CDATA[@roberto
@s.

&quot;Mi chiedo se sia storicamente corretto dubitare di tutto. Dei Sas, di Zarqawi, degli embedded, della caduta delle Torri Gemelle. Se entriamo nel vortice della cospirazione diventiamo ciechi. L’ho già detto, è la strada seguita da De Lillo&quot;.

ben prima (e ben oltre) di de lillo:

&quot;...antiche carte, vecchie o attuali e personali carte 
che dicono di fatti 
in cui l’ingiustizia, l’intolleranza, il fanatismo 
(e la menzogna di cui queste cose si coprono) 
hanno parte evidente o, quel che è peggio, nascosta&quot;. (L. Sciascia...)

il fatto è (ma sto radicalizzando, lo so), che se tutto andasse come ci raccontano non ci sarebbe, ogni giorno, da riprendere e sottoporre a verifica notizie o previsioni, analisi e certezze, carte o filmati, archivi e documenti.

lascia stare per un attimo, te lo dico tante volte, il &#039;realismo&#039; più lucido e informato che hai. è l&#039;anticonformismo critico, eretico, senza chiesa (!...), di cui ti va dato atto.

il fatto è che le notizie o le carte, i documenti o le parole con le quali si &#039;racconta&#039; una guerra sono la premessa, il trampolino di lancio di un aereo di guerra, della guerra stessa. 

lì, prima di pensare al ritiro o al futuro federalista della nuova &#039;costituzione&#039; irakena, nel contesto dello scacchiere medio-orientale, si gioca (anche) la crescita di una intelligenza critica comune, condivisa. che potrebbe essere, nel futuro, la forza d&#039;opposizione a come si fa e a come si racconta la guerra, oggi.  


altrimenti, mi e ti chiedo, radicalmente, che cosa le facciamo a fare, in concreto, le &#039;rassegne stampa&#039; o i (potenziali) &#039;teatri&#039;-informazione&#039;, o i (nascituri) seminari?....]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@roberto<br />
@s.</p>
<p>&#8220;Mi chiedo se sia storicamente corretto dubitare di tutto. Dei Sas, di Zarqawi, degli embedded, della caduta delle Torri Gemelle. Se entriamo nel vortice della cospirazione diventiamo ciechi. L’ho già detto, è la strada seguita da De Lillo&#8221;.</p>
<p>ben prima (e ben oltre) di de lillo:</p>
<p>&#8220;&#8230;antiche carte, vecchie o attuali e personali carte<br />
che dicono di fatti<br />
in cui l’ingiustizia, l’intolleranza, il fanatismo<br />
(e la menzogna di cui queste cose si coprono)<br />
hanno parte evidente o, quel che è peggio, nascosta&#8221;. (L. Sciascia&#8230;)</p>
<p>il fatto è (ma sto radicalizzando, lo so), che se tutto andasse come ci raccontano non ci sarebbe, ogni giorno, da riprendere e sottoporre a verifica notizie o previsioni, analisi e certezze, carte o filmati, archivi e documenti.</p>
<p>lascia stare per un attimo, te lo dico tante volte, il &#8216;realismo&#8217; più lucido e informato che hai. è l&#8217;anticonformismo critico, eretico, senza chiesa (!&#8230;), di cui ti va dato atto.</p>
<p>il fatto è che le notizie o le carte, i documenti o le parole con le quali si &#8216;racconta&#8217; una guerra sono la premessa, il trampolino di lancio di un aereo di guerra, della guerra stessa. </p>
<p>lì, prima di pensare al ritiro o al futuro federalista della nuova &#8216;costituzione&#8217; irakena, nel contesto dello scacchiere medio-orientale, si gioca (anche) la crescita di una intelligenza critica comune, condivisa. che potrebbe essere, nel futuro, la forza d&#8217;opposizione a come si fa e a come si racconta la guerra, oggi.  </p>
<p>altrimenti, mi e ti chiedo, radicalmente, che cosa le facciamo a fare, in concreto, le &#8216;rassegne stampa&#8217; o i (potenziali) &#8216;teatri&#8217;-informazione&#8217;, o i (nascituri) seminari?&#8230;.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: roberto		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/05/29/iraq-un-ritiro-militare-totale-e-senza-residui/#comment-29415</link>

		<dc:creator><![CDATA[roberto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Jun 2006 08:24:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@s.
@fabio

S. ha fatto un lavoro meritevole, quello che diciamo quando parliamo di rassegna stampa personalizzata. Riprendi una notizia dimenticata nell’archivio delle reti informative e dimostra com’era stata trasmessa in maniera neutrale dalla stampa. 

Adesso scopriamo che i due inglesi, arrestati dalla polizia irakena e poi liberati con un colpo di mano dall’esercito di Sua Maestà, in realtà erano dei SAS, armati di bombe, e che forse stavano preparando un attentato da attribuire ai soliti terroristi. La neutralità sparisce, resta la cospirazione. 

Mi chiedo se sia storicamente corretto dubitare di tutto. Dei Sas, di Zarqawi, degli embedded, della caduta delle Torri Gemelle. Se entriamo nel vortice della cospirazione diventiamo ciechi. L’ho già detto, è la strada seguita da De Lillo. 

Certo, ‘può essere’ successo, è atroce pensarlo, ma ‘può essere’: la strategia della tensione, no? Lo zar Negroponte che, oltre alla democrazia, esporta in Medio Oriente anche le tecniche di contro-guerriglia psichica messe a punto in Sudamerica qualche decennio prima. 

Ma penso che se noi siamo in grado di sovvertire le verità stabilite, se abbiamo il diritto e il dovere di guardare dentro le manipolazioni per rimanipolarle, be’, grazie al cielo, possiamo farlo perché in fondo siamo in una democrazia. E’ il paradosso dell’embedded che filma l’omicidio di un miliziano irakeno per mano di un marine degli Stati Uniti. Per quanto sia “incorporata”, la stampa resta uno dei contrappesi in grado di bilanciare l’arroganza del potere, l’imperativo platonico dello Stato come unico, grande, Mentitore. 

Il problema è che certe volte, nella cospirazione, l’attenzione è tutta rivolta a smascherare l’oppressore e a risollevare gli oppressi, come se gli oppressi non fossero anche loro, a loro volta, oppressori. I termini di ogni opposizione binaria sono speculari: non esistono i buoni e i cattivi. 

Ripartirei da queste contraddizioni:
1) Diecimila terroristi di Al Quaida in Iraq non sono una retroguardia. 
2) Zarqawi sarà pure fantasmatico ma è maledettamente reale in termini di stragi quotidiane (tutte organizzate da ‘manine’ angloamericane?). 
3) La guerra al terrore è una crociata democratica (sic!) prima ancora di essere un “raffazzonato tentativo di controllare la seconda fonte di petrolio più grande al mondo”.
4) Il ‘federalismo forzato’ dell’Iraq (sciiti, sunniti, curdi), non conviene solo ai ‘volenterosi’ ma è utilissimo anche alle mire espansionistiche iraniane. 
5) Se Moqtada al-Sadr “non è un radicale” io sono il nuovo Profeta: ma l’avete visto, vi sembra un tipo liberale? Se mai, dovremmo chiederci perché gli abbiamo dato tanto filo (senza torcerlo).  
6) E poi la solita tiritera: gli Americani sono rinchiusi nelle loro fortezze di Baghdad, prigionieri di se stessi. Be’ è sotto gli occhi di tutti che hanno sbagliato, che hanno sbagliato molto, tanto, troppo, che non riescono a controllare il territorio (ma davvero lo vogliono?). Hanno lasciato aperto un buco grande così aperto al confine con la Siria, ed è per questo che sono finiti a combattere nelle strade di Falluja. Tutte cose che gli analisti del Pentagono non smettono di segnalare al presidente Bush. Ma da qui a dire che hanno perso la guerra in Iraq mi sembra un modo per sottovalutare il loro potenziale militare. 
7) Prima di lasciare campo libero agli ex-saddamiti, agli ayatollah filo-irariani, ai miliziani e ai quaidisti, magari ripensiamoci un attimo. 
Europa, ONU, gli altri paesi dell’area medio-orientale. 
Ripensiamoci. Che non vuol dire prolungare l’occupazione ma trovare il modo di arginare il caos.
8) Per favore, una sola cosa: spegnete il televisore quando parla quel ducetto di Rizzo. Ormai è un disco rotto, peggio della pubblicità del Dixan. Se la democrazia non la vuole esportare, Rizzo almeno pensa di conservarla dalle noste parti?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@s.<br />
@fabio</p>
<p>S. ha fatto un lavoro meritevole, quello che diciamo quando parliamo di rassegna stampa personalizzata. Riprendi una notizia dimenticata nell’archivio delle reti informative e dimostra com’era stata trasmessa in maniera neutrale dalla stampa. </p>
<p>Adesso scopriamo che i due inglesi, arrestati dalla polizia irakena e poi liberati con un colpo di mano dall’esercito di Sua Maestà, in realtà erano dei SAS, armati di bombe, e che forse stavano preparando un attentato da attribuire ai soliti terroristi. La neutralità sparisce, resta la cospirazione. </p>
<p>Mi chiedo se sia storicamente corretto dubitare di tutto. Dei Sas, di Zarqawi, degli embedded, della caduta delle Torri Gemelle. Se entriamo nel vortice della cospirazione diventiamo ciechi. L’ho già detto, è la strada seguita da De Lillo. </p>
<p>Certo, ‘può essere’ successo, è atroce pensarlo, ma ‘può essere’: la strategia della tensione, no? Lo zar Negroponte che, oltre alla democrazia, esporta in Medio Oriente anche le tecniche di contro-guerriglia psichica messe a punto in Sudamerica qualche decennio prima. </p>
<p>Ma penso che se noi siamo in grado di sovvertire le verità stabilite, se abbiamo il diritto e il dovere di guardare dentro le manipolazioni per rimanipolarle, be’, grazie al cielo, possiamo farlo perché in fondo siamo in una democrazia. E’ il paradosso dell’embedded che filma l’omicidio di un miliziano irakeno per mano di un marine degli Stati Uniti. Per quanto sia “incorporata”, la stampa resta uno dei contrappesi in grado di bilanciare l’arroganza del potere, l’imperativo platonico dello Stato come unico, grande, Mentitore. </p>
<p>Il problema è che certe volte, nella cospirazione, l’attenzione è tutta rivolta a smascherare l’oppressore e a risollevare gli oppressi, come se gli oppressi non fossero anche loro, a loro volta, oppressori. I termini di ogni opposizione binaria sono speculari: non esistono i buoni e i cattivi. </p>
<p>Ripartirei da queste contraddizioni:<br />
1) Diecimila terroristi di Al Quaida in Iraq non sono una retroguardia.<br />
2) Zarqawi sarà pure fantasmatico ma è maledettamente reale in termini di stragi quotidiane (tutte organizzate da ‘manine’ angloamericane?).<br />
3) La guerra al terrore è una crociata democratica (sic!) prima ancora di essere un “raffazzonato tentativo di controllare la seconda fonte di petrolio più grande al mondo”.<br />
4) Il ‘federalismo forzato’ dell’Iraq (sciiti, sunniti, curdi), non conviene solo ai ‘volenterosi’ ma è utilissimo anche alle mire espansionistiche iraniane.<br />
5) Se Moqtada al-Sadr “non è un radicale” io sono il nuovo Profeta: ma l’avete visto, vi sembra un tipo liberale? Se mai, dovremmo chiederci perché gli abbiamo dato tanto filo (senza torcerlo).<br />
6) E poi la solita tiritera: gli Americani sono rinchiusi nelle loro fortezze di Baghdad, prigionieri di se stessi. Be’ è sotto gli occhi di tutti che hanno sbagliato, che hanno sbagliato molto, tanto, troppo, che non riescono a controllare il territorio (ma davvero lo vogliono?). Hanno lasciato aperto un buco grande così aperto al confine con la Siria, ed è per questo che sono finiti a combattere nelle strade di Falluja. Tutte cose che gli analisti del Pentagono non smettono di segnalare al presidente Bush. Ma da qui a dire che hanno perso la guerra in Iraq mi sembra un modo per sottovalutare il loro potenziale militare.<br />
7) Prima di lasciare campo libero agli ex-saddamiti, agli ayatollah filo-irariani, ai miliziani e ai quaidisti, magari ripensiamoci un attimo.<br />
Europa, ONU, gli altri paesi dell’area medio-orientale.<br />
Ripensiamoci. Che non vuol dire prolungare l’occupazione ma trovare il modo di arginare il caos.<br />
8) Per favore, una sola cosa: spegnete il televisore quando parla quel ducetto di Rizzo. Ormai è un disco rotto, peggio della pubblicità del Dixan. Se la democrazia non la vuole esportare, Rizzo almeno pensa di conservarla dalle noste parti?</p>
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