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	Commenti a: Editoriale dei buoni sentimenti	</title>
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		Di: Carla		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carla]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Jul 2006 07:20:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Romano Livio: hai trovato gente sensibile e indispensabile perchè non vali niente nei tuoi romanzi ( ? si chiamano così ? ).]]></description>
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		Di: roberto		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[roberto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Jun 2006 15:41:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@un fottuto scrittore
@la rocca
@livio romano
@fabio

LA RIVINCIA DELLE SCORIE
mi fa piacere che la discussione su autori ed editor non s&#039;è spenta.
Sento parlare del Grandissimo, che a mia volta non ho avuto la fortuna di conoscere. Be&#039;, le antologie curate dal Grandissimo, come saprete, nascono dai pezzi usciti su Linus. Gli &quot;Scarti&quot;. 

Ecco, ripartirei da qui, dagli Scarti, quegli autori pidocchiosi che vuoi mettere con noi che ci sentiamo tanto &#039;scrittori&#039;? vuoi mettere con noi che siamo così bravi ma così bravi che mai accetterremmo le forche caudine dell&#039;autofinanziamento? (Moravia lo fece però). 

Vuoi mettere con noi che ci lamentiamo di non avere una lira in tasca e quindi aspettiamo il giorno della Resurrezione, quando il Grande Editor di Mondadori calerà dall&#039;iperuranio editoriale per venirci a salvare? 

Visto che richiedete a gran voce &quot;casi d&#039;uso&quot;, vorrei ricordare a quel Fottuto Scrittore che lamenta di avere le tasche vuote almeno un&#039;esperienza personale, che mi è capitata durante la mia modesta esperienza professionale. 

Lo chiamerò Mister X: un under 25 che dopo aver scritto un racconto, a furia di porte sbattute in faccia, e di editor-impiegati che nemmeno si degnavano di dirgli che cagata &#039;sto manoscritto che ci hai mandato, allora sai che ha fatto? 

Si è trovato un bello sponsor, niente di che, mica Assitalia, anzi, il pizzicarolo, il supermercato sotto casa. E in una manciata di mesi ha trasformato il suo sogno in realtà: un libro pubblicato, distribuito, venduto, e magari con dei risultati migliori che se fosse entrato nell&#039;empireo Feltrinelli, Bollati o Adelphi (non credo che abbia esaurito la tiratura ma si è rifatto abbondamente delle spese).

Certo, poi c&#039;è da scremare. Ci sono contratti-capestro e offerte più che generose, ma qui, come al solito (come su tanti altri argomenti discussi su NI) il mondo è tutto bianco o tutto nero: se mi pubblica Einaudi è una figata pazzesca e magari entrerò nel manuale di Ferroni o Luperini, se invece scelgo di pagarmi quello che scrivo sono un porco fetuso (viva viva zapatero, quant&#039;è bello zapatero, morte agli americani, quanto so&#039; stronzi gli americani. Il solito schema binario che non concede grigi o chiaroscuri).    

Ecco la funzione dell&#039;editor, che non è solo quello che mi corregge e revisiona la macchina testuuale, ma anche quello che mi trova l&#039;offerta più vantaggiosa, i diritti e la promozione, e magari mi organizza anche una (semiseria) presentazione. 

Mi direte che Mister X è un illuso? Che il suo è un altro di quei libri destinati al macero? Ma perché, credete davvero che i romanzi di successo vendono quello che ci dicono? Anche il settimanale &quot;Di Più&quot; strilla in copertina di tirare un milione di copie alla volta, come le telefonate alla Biscardi. Ebbe&#039;? Credete che i markettari mondadoriani sono meglio quando ci propinano i loro dati di vendita? Ma pe&#039; piacere...

A proposito, Caro Livio, non so da dove tiri fuori &#039;sta notizia che una recensione su un quotidiano non muove nemmeno &#039;na copia in termini di venduto. Sinceramente, ho assistito a fenomeni contrari. Recensioni e promozione che facevano vendere eccome. 

Se credete così ciecamente nel Caso, come cazzo è che i nomi che ci propinano sono sempre gli stessi? (vedere: almanacchi di repubblica, recensioni dei foglianti, segnalazioni dei manifesti). 

Se il mercato funzionasse davvero sulla base del Destino e del Cielo, ogni tanto, dico ogni tanto, potrebbe uscire anche qualche nome nuovo. Ma il sistema Moggi non prevede la variabile Caso, visto che tutto è taroccato (ma qui, come al solito, esagero, estremizzo, prendetemi con le molle).

Be&#039;, io sto dalla parte degli Scarti, dei poeti di Serie B e di serie C, dei narratori alla Michele Plastino. In questi anni, ne ho letti tanti di presunti velleitari, di quelli che a 70 anni decidono di farsi un regalo pubblicando le loro memorie, delle brave signore che scrivono alla domenica sentendosi un po&#039; Sveva Casati Modigliani, di tutti i ragazzini under 25 che sfornano diari, libri di viaggio, e fantasy a volontà. 

Mi stanno più simpatici loro dei nostri grandi Autori col culo parato e la villa a Capalbio, che si ritirano nella avita magione per deliziare il pubblico con i loro romanzi editati e rieditati, testati e anticipati, segnalati e recensiti, stroncati?, ci mancherebbe! E&#039; già pronto un regista a farsi avanti per una bella trasposizione. Non faccio nomi ma vorrei tanto (magari sapete quali). 

Facile fare il grande scrittore, quando sei bravo, buono e quello giusto. Ma a me da quando andavo a scuola mi sono sempre stati sul cazzo quelli bravi, buoni e giusti. 

Io sto dall&#039;altra parte. Dalla parte di chi viene scartato: mi dispiace ma il suo manoscritto non rientra nella nostra collana editoriale, richiami domani perchè il nostro responsabile al momento non c&#039;è, per quest&#039;anno il nostro catalogo è al completo, e tutte le altre stronzate che ci rifilano perchè non gli va neppure di scrivere un rifiuto garbato (per questo dicevo che almeno quelli di Feltrinelli sono più onesti di altri quando scrivono sul sito non ci spedite le vostre cagate).

&quot;Scarti alla riscossa&quot;, diceva il Grandissimo. I suoi epigoni (sento parlare di Ballestra, etc...), purtroppo, l&#039;hanno tradito : dall&#039;autobiografia sono caduti nell&#039;autobiografismo, dalla provincia al provincialismo, dal verismo alle fiction ammanitesche. 

Ma Fabio, ricordi che dicevamo a Lecce? la via di fuga sta nei sotterranei della provincia e nelle periferie della metropoli, negli scarti e nei non-adatti, in tutti quelli che non vedranno mai un posto in classifica ma scrivono e scrivono e scrivono cagate su cagate perchè il sound, quello vero, ve lo ricordate il sound della scrittura emotiva?, scorre dentro le vene di tutti, ricchi e poveri, celeberrimi ed esordienti, paganti e pagati.

Scarti: in Italia non abbiamo nemmeno la percezione sulle dimensioni dell&#039;inedito. Tondelli editor batteva le strade della provincia in cerca di voci nuove. Oggi il massimo della novità è Fiorello che legge Camilleri: uno sbadiglio, tra una risata e l&#039;altra, ci seppellirà.

Sulla storia dell&#039;editing, anche quello americano:
http://www.fieralibro.it/fiera/download/1988_fabbrica%20del%20libro.pdf]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@un fottuto scrittore<br />
@la rocca<br />
@livio romano<br />
@fabio</p>
<p>LA RIVINCIA DELLE SCORIE<br />
mi fa piacere che la discussione su autori ed editor non s&#8217;è spenta.<br />
Sento parlare del Grandissimo, che a mia volta non ho avuto la fortuna di conoscere. Be&#8217;, le antologie curate dal Grandissimo, come saprete, nascono dai pezzi usciti su Linus. Gli &#8220;Scarti&#8221;. </p>
<p>Ecco, ripartirei da qui, dagli Scarti, quegli autori pidocchiosi che vuoi mettere con noi che ci sentiamo tanto &#8216;scrittori&#8217;? vuoi mettere con noi che siamo così bravi ma così bravi che mai accetterremmo le forche caudine dell&#8217;autofinanziamento? (Moravia lo fece però). </p>
<p>Vuoi mettere con noi che ci lamentiamo di non avere una lira in tasca e quindi aspettiamo il giorno della Resurrezione, quando il Grande Editor di Mondadori calerà dall&#8217;iperuranio editoriale per venirci a salvare? </p>
<p>Visto che richiedete a gran voce &#8220;casi d&#8217;uso&#8221;, vorrei ricordare a quel Fottuto Scrittore che lamenta di avere le tasche vuote almeno un&#8217;esperienza personale, che mi è capitata durante la mia modesta esperienza professionale. </p>
<p>Lo chiamerò Mister X: un under 25 che dopo aver scritto un racconto, a furia di porte sbattute in faccia, e di editor-impiegati che nemmeno si degnavano di dirgli che cagata &#8216;sto manoscritto che ci hai mandato, allora sai che ha fatto? </p>
<p>Si è trovato un bello sponsor, niente di che, mica Assitalia, anzi, il pizzicarolo, il supermercato sotto casa. E in una manciata di mesi ha trasformato il suo sogno in realtà: un libro pubblicato, distribuito, venduto, e magari con dei risultati migliori che se fosse entrato nell&#8217;empireo Feltrinelli, Bollati o Adelphi (non credo che abbia esaurito la tiratura ma si è rifatto abbondamente delle spese).</p>
<p>Certo, poi c&#8217;è da scremare. Ci sono contratti-capestro e offerte più che generose, ma qui, come al solito (come su tanti altri argomenti discussi su NI) il mondo è tutto bianco o tutto nero: se mi pubblica Einaudi è una figata pazzesca e magari entrerò nel manuale di Ferroni o Luperini, se invece scelgo di pagarmi quello che scrivo sono un porco fetuso (viva viva zapatero, quant&#8217;è bello zapatero, morte agli americani, quanto so&#8217; stronzi gli americani. Il solito schema binario che non concede grigi o chiaroscuri).    </p>
<p>Ecco la funzione dell&#8217;editor, che non è solo quello che mi corregge e revisiona la macchina testuuale, ma anche quello che mi trova l&#8217;offerta più vantaggiosa, i diritti e la promozione, e magari mi organizza anche una (semiseria) presentazione. </p>
<p>Mi direte che Mister X è un illuso? Che il suo è un altro di quei libri destinati al macero? Ma perché, credete davvero che i romanzi di successo vendono quello che ci dicono? Anche il settimanale &#8220;Di Più&#8221; strilla in copertina di tirare un milione di copie alla volta, come le telefonate alla Biscardi. Ebbe&#8217;? Credete che i markettari mondadoriani sono meglio quando ci propinano i loro dati di vendita? Ma pe&#8217; piacere&#8230;</p>
<p>A proposito, Caro Livio, non so da dove tiri fuori &#8216;sta notizia che una recensione su un quotidiano non muove nemmeno &#8216;na copia in termini di venduto. Sinceramente, ho assistito a fenomeni contrari. Recensioni e promozione che facevano vendere eccome. </p>
<p>Se credete così ciecamente nel Caso, come cazzo è che i nomi che ci propinano sono sempre gli stessi? (vedere: almanacchi di repubblica, recensioni dei foglianti, segnalazioni dei manifesti). </p>
<p>Se il mercato funzionasse davvero sulla base del Destino e del Cielo, ogni tanto, dico ogni tanto, potrebbe uscire anche qualche nome nuovo. Ma il sistema Moggi non prevede la variabile Caso, visto che tutto è taroccato (ma qui, come al solito, esagero, estremizzo, prendetemi con le molle).</p>
<p>Be&#8217;, io sto dalla parte degli Scarti, dei poeti di Serie B e di serie C, dei narratori alla Michele Plastino. In questi anni, ne ho letti tanti di presunti velleitari, di quelli che a 70 anni decidono di farsi un regalo pubblicando le loro memorie, delle brave signore che scrivono alla domenica sentendosi un po&#8217; Sveva Casati Modigliani, di tutti i ragazzini under 25 che sfornano diari, libri di viaggio, e fantasy a volontà. </p>
<p>Mi stanno più simpatici loro dei nostri grandi Autori col culo parato e la villa a Capalbio, che si ritirano nella avita magione per deliziare il pubblico con i loro romanzi editati e rieditati, testati e anticipati, segnalati e recensiti, stroncati?, ci mancherebbe! E&#8217; già pronto un regista a farsi avanti per una bella trasposizione. Non faccio nomi ma vorrei tanto (magari sapete quali). </p>
<p>Facile fare il grande scrittore, quando sei bravo, buono e quello giusto. Ma a me da quando andavo a scuola mi sono sempre stati sul cazzo quelli bravi, buoni e giusti. </p>
<p>Io sto dall&#8217;altra parte. Dalla parte di chi viene scartato: mi dispiace ma il suo manoscritto non rientra nella nostra collana editoriale, richiami domani perchè il nostro responsabile al momento non c&#8217;è, per quest&#8217;anno il nostro catalogo è al completo, e tutte le altre stronzate che ci rifilano perchè non gli va neppure di scrivere un rifiuto garbato (per questo dicevo che almeno quelli di Feltrinelli sono più onesti di altri quando scrivono sul sito non ci spedite le vostre cagate).</p>
<p>&#8220;Scarti alla riscossa&#8221;, diceva il Grandissimo. I suoi epigoni (sento parlare di Ballestra, etc&#8230;), purtroppo, l&#8217;hanno tradito : dall&#8217;autobiografia sono caduti nell&#8217;autobiografismo, dalla provincia al provincialismo, dal verismo alle fiction ammanitesche. </p>
<p>Ma Fabio, ricordi che dicevamo a Lecce? la via di fuga sta nei sotterranei della provincia e nelle periferie della metropoli, negli scarti e nei non-adatti, in tutti quelli che non vedranno mai un posto in classifica ma scrivono e scrivono e scrivono cagate su cagate perchè il sound, quello vero, ve lo ricordate il sound della scrittura emotiva?, scorre dentro le vene di tutti, ricchi e poveri, celeberrimi ed esordienti, paganti e pagati.</p>
<p>Scarti: in Italia non abbiamo nemmeno la percezione sulle dimensioni dell&#8217;inedito. Tondelli editor batteva le strade della provincia in cerca di voci nuove. Oggi il massimo della novità è Fiorello che legge Camilleri: uno sbadiglio, tra una risata e l&#8217;altra, ci seppellirà.</p>
<p>Sulla storia dell&#8217;editing, anche quello americano:<br />
<a href="http://www.fieralibro.it/fiera/download/1988_fabbrica%20del%20libro.pdf" rel="nofollow ugc">http://www.fieralibro.it/fiera/download/1988_fabbrica%20del%20libro.pdf</a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Livio Romano		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/05/30/editoriale-dei-buoni-sentimenti/#comment-29565</link>

		<dc:creator><![CDATA[Livio Romano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Jun 2006 19:42:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Le verità Angelo sai qual è? Che ci sono romanzi inemendabili, scritture senza spessore in partenza, senza talento, senza potenza. Allora lì le cose son 2: se c&#039;è una storia della madonna e un editore fiuta l&#039;affare (e fa benissimo, ché senza gli affari non potrebbe poi produrre né i libri miei ne quelli ni Nicolò ;) mette a fianco all&#039; autore&quot; non un editor ma un ghost, un negro vero e proprio. Sarebbe fin troppo scontato tirare fuori un caso clamoroso della recente narrativa italiana (autore che comunque aveva, ed ha, straordinarie capacità affabulatorie), ma di libri così è piena la storia e sempre lo sarà. Ma se un romanzo è una roba bella, o bella così e così, o bellissima, o importante: be&#039; allora l&#039;editor può aiutare l&#039;autore (stavolta: l&#039;Autore) a trovare il modo migliore di distendere la storia. Ché di questo stiamo alla fine parlando: del modo migiore di tenere fermo il lettore sulla storia, materia in cui gli italiani sono notoriamente deboli. Angelo, suppongo tu conosca anche la leggenda che tirò fuori Baricco sui racconti di Carver, sul suo editor e tutto il resto. Ora, uno sguardo esterno è indispensabile, guarda. Tu all&#039;inizio dici: ma come si permette, ma chi è, ma che vuole. Poi lo ringrazi per averti fatto tagliare un mucchio di ciarpame o riscrivere scene bruttine o inverosimili o dialoghi cretini o descrizioni troppo lunghe o autobiografismi indulgenti. Ma questo sguardo esterno, credimi, ti viene affibbiato SOLO DOPO che quel romanzo ha ricevuto il placet del comitato editoriale (che nelle case editrici vere è composto di diversi livelli, di lettori esteri, di redazioni, di direttori che dicono l&#039;ultima parola). Dopo che, insomma, l&#039;editore ha detto: mi piace, facciamolo. Nell&#039;88 incontrai Tondelli. Lavorava alle sue antologie celeberrime. Disse: &quot;Qua tutti gli autori italiani &#039;vengono dalla poesia&#039; e non sopportano che si intervenga sulla lingua. Bene. Lasciamo la lingua, ma sulle macrostrutture narrative hanno tutto da imparare per rendere leggibile, fruibile il proprio lavoro&quot;. Sulla veridicità di questa affermazione dovete credermi sulla parola perchè: 1) E&#039; l&#039;unica volta che ho incontrato il Grandissimo, quindi potrei ripetere a memoria anche i movimenti che fece, 2) Una volta credutomi, ditemi voi se gente come Brizzi e la Ballestra, scoperti da lui, non siano dei grandi scrittori. Quanto poi alla commerciabilità di un libro lasciamo perdere. Giulio Mozzi tempo fa in Vibrisse ha ospitato un lungo dibattito sugli elementi che possono influenzare il Successo Di Pubblico Clamoroso, coinvolgendo anche economisti e critici, ma senza arrivare ad alcunché. Sono motivi imponderabili, misteriosi, che dipendono probabilmente dal caso, da una serie fortunatissima di fatalità mediatiche mista a attitudine fortuita del testo di intercettare la cresta di un&#039;onda dell&#039;immaginario collettivo in un dato momento. Provate a chiedere agli addetti ai lavori quante copie &#039;sposta&#039; una pubblicità su un giornale. Numeri irrisori, di nessun valore. Potresti fare anche un grosso investimento sulle tv e sulle radio e non ottenere lo steso successo dato dal Caso. Poi, come dice sempre condivisibilmente Mozzi, un Successo può essere 1) una cagata, 2) una cosetta, 3) una cosa buona, 4) una cosa bella, 5) una cosa bellissima, 6) un capolavoro. Un&#039;ultima cosa. Gli editor NON sono scrittori. Una delle tre o quattro editor più brave in Italia mi ha detto: occorre una grande umiltà per fare questo lavoro, devi saper infilare il coltello nelle carni di scritture sublimi e nello stesso tempo averne il rispetto massimo. Passo e chiudo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le verità Angelo sai qual è? Che ci sono romanzi inemendabili, scritture senza spessore in partenza, senza talento, senza potenza. Allora lì le cose son 2: se c&#8217;è una storia della madonna e un editore fiuta l&#8217;affare (e fa benissimo, ché senza gli affari non potrebbe poi produrre né i libri miei ne quelli ni Nicolò ;) mette a fianco all&#8217; autore&#8221; non un editor ma un ghost, un negro vero e proprio. Sarebbe fin troppo scontato tirare fuori un caso clamoroso della recente narrativa italiana (autore che comunque aveva, ed ha, straordinarie capacità affabulatorie), ma di libri così è piena la storia e sempre lo sarà. Ma se un romanzo è una roba bella, o bella così e così, o bellissima, o importante: be&#8217; allora l&#8217;editor può aiutare l&#8217;autore (stavolta: l&#8217;Autore) a trovare il modo migliore di distendere la storia. Ché di questo stiamo alla fine parlando: del modo migiore di tenere fermo il lettore sulla storia, materia in cui gli italiani sono notoriamente deboli. Angelo, suppongo tu conosca anche la leggenda che tirò fuori Baricco sui racconti di Carver, sul suo editor e tutto il resto. Ora, uno sguardo esterno è indispensabile, guarda. Tu all&#8217;inizio dici: ma come si permette, ma chi è, ma che vuole. Poi lo ringrazi per averti fatto tagliare un mucchio di ciarpame o riscrivere scene bruttine o inverosimili o dialoghi cretini o descrizioni troppo lunghe o autobiografismi indulgenti. Ma questo sguardo esterno, credimi, ti viene affibbiato SOLO DOPO che quel romanzo ha ricevuto il placet del comitato editoriale (che nelle case editrici vere è composto di diversi livelli, di lettori esteri, di redazioni, di direttori che dicono l&#8217;ultima parola). Dopo che, insomma, l&#8217;editore ha detto: mi piace, facciamolo. Nell&#8217;88 incontrai Tondelli. Lavorava alle sue antologie celeberrime. Disse: &#8220;Qua tutti gli autori italiani &#8216;vengono dalla poesia&#8217; e non sopportano che si intervenga sulla lingua. Bene. Lasciamo la lingua, ma sulle macrostrutture narrative hanno tutto da imparare per rendere leggibile, fruibile il proprio lavoro&#8221;. Sulla veridicità di questa affermazione dovete credermi sulla parola perchè: 1) E&#8217; l&#8217;unica volta che ho incontrato il Grandissimo, quindi potrei ripetere a memoria anche i movimenti che fece, 2) Una volta credutomi, ditemi voi se gente come Brizzi e la Ballestra, scoperti da lui, non siano dei grandi scrittori. Quanto poi alla commerciabilità di un libro lasciamo perdere. Giulio Mozzi tempo fa in Vibrisse ha ospitato un lungo dibattito sugli elementi che possono influenzare il Successo Di Pubblico Clamoroso, coinvolgendo anche economisti e critici, ma senza arrivare ad alcunché. Sono motivi imponderabili, misteriosi, che dipendono probabilmente dal caso, da una serie fortunatissima di fatalità mediatiche mista a attitudine fortuita del testo di intercettare la cresta di un&#8217;onda dell&#8217;immaginario collettivo in un dato momento. Provate a chiedere agli addetti ai lavori quante copie &#8216;sposta&#8217; una pubblicità su un giornale. Numeri irrisori, di nessun valore. Potresti fare anche un grosso investimento sulle tv e sulle radio e non ottenere lo steso successo dato dal Caso. Poi, come dice sempre condivisibilmente Mozzi, un Successo può essere 1) una cagata, 2) una cosetta, 3) una cosa buona, 4) una cosa bella, 5) una cosa bellissima, 6) un capolavoro. Un&#8217;ultima cosa. Gli editor NON sono scrittori. Una delle tre o quattro editor più brave in Italia mi ha detto: occorre una grande umiltà per fare questo lavoro, devi saper infilare il coltello nelle carni di scritture sublimi e nello stesso tempo averne il rispetto massimo. Passo e chiudo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: fabio		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/05/30/editoriale-dei-buoni-sentimenti/#comment-29558</link>

		<dc:creator><![CDATA[fabio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Jun 2006 16:05:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ora io non voglio fare il chiosatore di roberto o di chi per lui. nè personalizzare, chè non si va molto lontano. si parlava, se non sbaglio, della struttura del lavoro editoriale italiano, almeno degli ultimi anni (gira e rigira...). con un riferimento buttato lì a come invece, in massima parte, magari accanto alle dinamiche devastanti che regolano il  mercato culturale integrato (globale), funzionano i meccanismi editoriali negli USA (negli USA)... lì, insomma, anche se non si può andare a vedere o toccare con mano questi meccanismi, basta navigare un po&#039; su internet: gli editor hanno un loro sito (come gli &#039;agenti&#039; degli autori..., sto parlando degli autori &#039;migliori&#039;, non solo quelli &#039;di cassetta&#039;...). e quindi si può dedurre che lì siano queste figure, non altre, ad avere maggiore &#039;potere&#039; di parola e di orientamento, a &#039;dettare&#039; (democraticamente) le scelte (più o meno innovative) degli editori; e così scovare promuovere dialogare scontrarsi lavorare insieme agli autori. magari collaborare con loro, dalla base, per una &#039;battaglia culturale&#039; condivisa, che vale in tutti i possibili sensi (dell&#039;immaginario, della cura della scrittura, della capacità conoscitiva o visionaria o &#039;vitale&#039; della letteratura...).

insomma, credo eccome a livio romano (chi lo conosce, anche solo superficilamente come me, sa che è scrittore &#039;autentico&#039;, persona sincera), ma il suo (il tuo) era tutto un discorso, se posso, che salva un&#039;esperienza personale (e di certo editor  competenti assai, &#039;collaborativi&#039; e &#039;maieutici&#039; ce ne sono, trasversalmente, in questa o altre generazioni....). ma alla fine sembra che lo status quo vada bene così come è (canone, riviste, editor, editoria, politiche culturali e anche solo politiche-politiche: tutto si tiene). 

visto che (provvidenzialmente) la parola torna a risuonare...: è il &#039;sistema&#039; che andrebbe messo in discussione, sempre svelato, nel caso criticato... 

poi, per carità, magari proprio cinque minuti fa in quel di tagliacozzo un bravo scrittore è uscito dall&#039;ufficio di un bravo editor, raffinato e &#039;umano&#039; e tutto il resto,  forse più &#039;autonomo&#039; e indipendente dei suoi colleghi, forse &#039;impiegato&#039; in una casa editrice più indipendente delle altre, ed entrambi avranno avuto la sensazione di aver fatto  insieme un bel lavoro. ma se ci fosse un giorno, chessò, un &#039;ricambio&#039;, un grottesco o carnevalesco ribaltamento dei ruoli, per cui è l&#039;editor&#039;-impiegato a farsi un po&#039; più &#039;manager&#039; e  &#039;dettare&#039; per davvero, non solo a tagliacozzo, l&#039;agenda del mercato editoriale? e non solo a smistare suggerire consigliare... &#039;farlo&#039;, il testo, in coabitazione, ma nella sua accezione più &#039;radicale&#039;.... e si badi che sempre di commercio, di &#039;logiche commerciali&#039; sto parlando.

un problema tra i problemi: chi sono, oggi in Italia, tendenzialmente, gli editor, queste strane creature (che tipo di &#039;figure professionali&#039; sono)? chi &#039;controlla&#039; il &#039;controllore&#039;, per così dire; c&#039;è la possibilità (e la volontà) di un &#039;rinnovamento&#039; sostanziale (mica solo generazionale) dei meccanismi della catena editor-editori-scrittori?

saluti, f.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ora io non voglio fare il chiosatore di roberto o di chi per lui. nè personalizzare, chè non si va molto lontano. si parlava, se non sbaglio, della struttura del lavoro editoriale italiano, almeno degli ultimi anni (gira e rigira&#8230;). con un riferimento buttato lì a come invece, in massima parte, magari accanto alle dinamiche devastanti che regolano il  mercato culturale integrato (globale), funzionano i meccanismi editoriali negli USA (negli USA)&#8230; lì, insomma, anche se non si può andare a vedere o toccare con mano questi meccanismi, basta navigare un po&#8217; su internet: gli editor hanno un loro sito (come gli &#8216;agenti&#8217; degli autori&#8230;, sto parlando degli autori &#8216;migliori&#8217;, non solo quelli &#8216;di cassetta&#8217;&#8230;). e quindi si può dedurre che lì siano queste figure, non altre, ad avere maggiore &#8216;potere&#8217; di parola e di orientamento, a &#8216;dettare&#8217; (democraticamente) le scelte (più o meno innovative) degli editori; e così scovare promuovere dialogare scontrarsi lavorare insieme agli autori. magari collaborare con loro, dalla base, per una &#8216;battaglia culturale&#8217; condivisa, che vale in tutti i possibili sensi (dell&#8217;immaginario, della cura della scrittura, della capacità conoscitiva o visionaria o &#8216;vitale&#8217; della letteratura&#8230;).</p>
<p>insomma, credo eccome a livio romano (chi lo conosce, anche solo superficilamente come me, sa che è scrittore &#8216;autentico&#8217;, persona sincera), ma il suo (il tuo) era tutto un discorso, se posso, che salva un&#8217;esperienza personale (e di certo editor  competenti assai, &#8216;collaborativi&#8217; e &#8216;maieutici&#8217; ce ne sono, trasversalmente, in questa o altre generazioni&#8230;.). ma alla fine sembra che lo status quo vada bene così come è (canone, riviste, editor, editoria, politiche culturali e anche solo politiche-politiche: tutto si tiene). </p>
<p>visto che (provvidenzialmente) la parola torna a risuonare&#8230;: è il &#8216;sistema&#8217; che andrebbe messo in discussione, sempre svelato, nel caso criticato&#8230; </p>
<p>poi, per carità, magari proprio cinque minuti fa in quel di tagliacozzo un bravo scrittore è uscito dall&#8217;ufficio di un bravo editor, raffinato e &#8216;umano&#8217; e tutto il resto,  forse più &#8216;autonomo&#8217; e indipendente dei suoi colleghi, forse &#8216;impiegato&#8217; in una casa editrice più indipendente delle altre, ed entrambi avranno avuto la sensazione di aver fatto  insieme un bel lavoro. ma se ci fosse un giorno, chessò, un &#8216;ricambio&#8217;, un grottesco o carnevalesco ribaltamento dei ruoli, per cui è l&#8217;editor&#8217;-impiegato a farsi un po&#8217; più &#8216;manager&#8217; e  &#8216;dettare&#8217; per davvero, non solo a tagliacozzo, l&#8217;agenda del mercato editoriale? e non solo a smistare suggerire consigliare&#8230; &#8216;farlo&#8217;, il testo, in coabitazione, ma nella sua accezione più &#8216;radicale&#8217;&#8230;. e si badi che sempre di commercio, di &#8216;logiche commerciali&#8217; sto parlando.</p>
<p>un problema tra i problemi: chi sono, oggi in Italia, tendenzialmente, gli editor, queste strane creature (che tipo di &#8216;figure professionali&#8217; sono)? chi &#8216;controlla&#8217; il &#8216;controllore&#8217;, per così dire; c&#8217;è la possibilità (e la volontà) di un &#8216;rinnovamento&#8217; sostanziale (mica solo generazionale) dei meccanismi della catena editor-editori-scrittori?</p>
<p>saluti, f.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: angelo petrelli		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/05/30/editoriale-dei-buoni-sentimenti/#comment-29557</link>

		<dc:creator><![CDATA[angelo petrelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Jun 2006 15:10:53 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2006/05/30/editoriale-dei-buoni-sentimenti/#comment-29557</guid>

					<description><![CDATA[guarda nicolò, io non ti conosco, quindi non so se tu sia uno scrittore o un impiegato delle poste o un architetto o un operatore ecologico, ecc ecc. per quanto riguarda livio invece, ho letto la sua storica pubblicazione einaudi.(gli ultimi che ha pubblicato per sironi no.) e non mi ha particolarmente affascinato.

ti faccio io una domanda però: se gli editor possono *migliorare* i libri altrui, e non semplicemente renderli commestibili per un pubblico più vasto possibile, perché non fanno direttamente gli scrittori, se sono così bravi perché si accontentano di guadagnare quattro soldi per mettere a posto i libri degli altri ?  

ora tu mi dirai: ci sono diversi scrittori che fanno *anche* gli editor.. e in realtà non mi hai risposto.

e comunque nicolò, per concludere, applaudendo all’ovvio – si può essere di poche pretese anche senza essere scrittori. questo è il vero problema.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>guarda nicolò, io non ti conosco, quindi non so se tu sia uno scrittore o un impiegato delle poste o un architetto o un operatore ecologico, ecc ecc. per quanto riguarda livio invece, ho letto la sua storica pubblicazione einaudi.(gli ultimi che ha pubblicato per sironi no.) e non mi ha particolarmente affascinato.</p>
<p>ti faccio io una domanda però: se gli editor possono *migliorare* i libri altrui, e non semplicemente renderli commestibili per un pubblico più vasto possibile, perché non fanno direttamente gli scrittori, se sono così bravi perché si accontentano di guadagnare quattro soldi per mettere a posto i libri degli altri ?  </p>
<p>ora tu mi dirai: ci sono diversi scrittori che fanno *anche* gli editor.. e in realtà non mi hai risposto.</p>
<p>e comunque nicolò, per concludere, applaudendo all’ovvio – si può essere di poche pretese anche senza essere scrittori. questo è il vero problema.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Nicolò La Rocca		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/05/30/editoriale-dei-buoni-sentimenti/#comment-29555</link>

		<dc:creator><![CDATA[Nicolò La Rocca]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Jun 2006 14:49:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Angelo. Una nota polemica: quindi vuoi dire che io e Livio siamo scrittori... di poche pretese? :-)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Angelo. Una nota polemica: quindi vuoi dire che io e Livio siamo scrittori&#8230; di poche pretese? :-)</p>
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		<title>
		Di: Nicolò La Rocca		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/05/30/editoriale-dei-buoni-sentimenti/#comment-29554</link>

		<dc:creator><![CDATA[Nicolò La Rocca]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Jun 2006 14:46:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Angelo. Scusa, Angelo, ma... fammi un esempio. Conosci qualcuno che abbia dovuto &quot;togliere al testo spessore e volontà letteraria per fini commerciali&quot;? No, guarda, quando si affermano certe cose bisogna portare degli esempi, documentare ciò che si dice. E se si trattasse di poche decine di casi, questi, secondo me, non sarebbero comunque sufficienti a un discorso generale come quello che tu stai cercando di fare e che io non condivido.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Angelo. Scusa, Angelo, ma&#8230; fammi un esempio. Conosci qualcuno che abbia dovuto &#8220;togliere al testo spessore e volontà letteraria per fini commerciali&#8221;? No, guarda, quando si affermano certe cose bisogna portare degli esempi, documentare ciò che si dice. E se si trattasse di poche decine di casi, questi, secondo me, non sarebbero comunque sufficienti a un discorso generale come quello che tu stai cercando di fare e che io non condivido.</p>
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		<item>
		<title>
		Di: angelo petrelli		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/05/30/editoriale-dei-buoni-sentimenti/#comment-29549</link>

		<dc:creator><![CDATA[angelo petrelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Jun 2006 13:25:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[livio, dipende anche dalle pretese che si hanno nei confronti del proprio lavoro(di scrittore). un conto è limare le imperfezioni della narrazione, dei dialoghi e quant&#039;altro, un conto è togliere al testo spessore e “volontà letteraria” per meri fini commerciali.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>livio, dipende anche dalle pretese che si hanno nei confronti del proprio lavoro(di scrittore). un conto è limare le imperfezioni della narrazione, dei dialoghi e quant&#8217;altro, un conto è togliere al testo spessore e “volontà letteraria” per meri fini commerciali.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: temperanza		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/05/30/editoriale-dei-buoni-sentimenti/#comment-29532</link>

		<dc:creator><![CDATA[temperanza]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Jun 2006 09:46:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Romano

Magnifico.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Romano</p>
<p>Magnifico.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Livio Romano		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/05/30/editoriale-dei-buoni-sentimenti/#comment-29522</link>

		<dc:creator><![CDATA[Livio Romano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Jun 2006 06:38:37 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2006/05/30/editoriale-dei-buoni-sentimenti/#comment-29522</guid>

					<description><![CDATA[Così, al volo, confermo e rilancio quanto dice l&#039;ottimo Nicolò La Rocca: gli editor che ho conosciuto io sono persone meravigliose, raffinate, colte, sensibili, indispensabili a migliorare le cose che ho fatto, dai quali ho imparato moltissimo e cui devo un mucchio di consigli fondamentali. Nient&#039;affatto asserviti a un&#039;idea di romanzo-format, anzi spalmati sulla &#039;tua&#039; poetica, sulla &#039;tua&#039; storia. Ecco, così, tanto per citare la mia esperienza personale. Poi son pronto a sentirne altre, di storie agli antipodi di questa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Così, al volo, confermo e rilancio quanto dice l&#8217;ottimo Nicolò La Rocca: gli editor che ho conosciuto io sono persone meravigliose, raffinate, colte, sensibili, indispensabili a migliorare le cose che ho fatto, dai quali ho imparato moltissimo e cui devo un mucchio di consigli fondamentali. Nient&#8217;affatto asserviti a un&#8217;idea di romanzo-format, anzi spalmati sulla &#8216;tua&#8217; poetica, sulla &#8216;tua&#8217; storia. Ecco, così, tanto per citare la mia esperienza personale. Poi son pronto a sentirne altre, di storie agli antipodi di questa.</p>
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