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	Commenti a: L&#8217;umano cagnesco	</title>
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		Di: Sexy		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sexy]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Oct 2006 14:03:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Hei! luogo che interessante avete fatto, ben cotto![URL]http://www.sexy.sollazzo.org[/URL]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Hei! luogo che interessante avete fatto, ben cotto![URL]http://www.sexy.sollazzo.org[/URL]</p>
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		<title>
		Di: Andrea		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/06/15/lumano-cagnesco/#comment-30276</link>

		<dc:creator><![CDATA[Andrea]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jun 2006 13:10:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Prima di tutto vennero a prendere gli zingari,
e fui contento perchè rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto perchè mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere i comunisti,
e non dissi niente perchè non ero un comunista.
Poi vennero a prendermi,
e non c&#039;era rimasto più nessuno a protestare.

B. Brecht]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prima di tutto vennero a prendere gli zingari,<br />
e fui contento perchè rubacchiavano.<br />
Poi vennero a prendere gli ebrei<br />
e stetti zitto perchè mi stavano antipatici.<br />
Poi vennero a prendere i comunisti,<br />
e non dissi niente perchè non ero un comunista.<br />
Poi vennero a prendermi,<br />
e non c&#8217;era rimasto più nessuno a protestare.</p>
<p>B. Brecht</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: marco v		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/06/15/lumano-cagnesco/#comment-29969</link>

		<dc:creator><![CDATA[marco v]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Jun 2006 15:05:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[mi chiedo soltanto cosa cavolo aspettiamo a cambiare questi centri... adesso che &quot;siamo&quot; (sigh..) al Governo... mica è un governo come quello di Bossi e Fini... giusto...? :o]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>mi chiedo soltanto cosa cavolo aspettiamo a cambiare questi centri&#8230; adesso che &#8220;siamo&#8221; (sigh..) al Governo&#8230; mica è un governo come quello di Bossi e Fini&#8230; giusto&#8230;? :o</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: daniele		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/06/15/lumano-cagnesco/#comment-29961</link>

		<dc:creator><![CDATA[daniele]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Jun 2006 13:00:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[cito da &quot;Il Manifesto&quot; del 9 luglio 2005
di Annamaria Rivera
.           &quot;La manipolazione e il controllo sul 
            linguaggio sono infatti perno centrale dei dispositivi che, dopo 
            aver creato categorie di indesiderabili, rendono socialmente 
            accettabile la loro segregazione in spazi speciali, sottratti al 
            diritto ordinario: fra questi, i Cpt, sigla italiana di quelle 
            strutture quasi-concentrazionarie, per dirla con Etienne Balibar 
            che, previste dagli accordi di Schengen, sono divenute un sistema 
            che con nomi diversi ricopre l&#039;intero territorio europeo. I Centri 
            di permanenza temporanea e assistenza sono figli di un imbarazzo
            linguistico che lascia trapelare cattiva coscienza, o almeno disagio 
            politico. Perché mai, infatti, invece di definirli per ciò che sono, 
            cioè centri di detenzione o campi di reclusione, si è ricorso a un 
            goffo stratagemma semantico? Perché chi li ha concepiti sa bene che
            in uno stato di diritto è possibile comminare una pena detentiva 
            solo a chi sia stato definitivamente condannato per un certo reato 
            penale; e sa bene che, comunque, ogni forma di limitazione della 
            libertà personale deve essere conseguente a un atto giudiziario. E 
            invece, per una speciale categoria di individui, e in base al loro 
            semplice status di «irregolari», «clandestini», richiedenti asilo, 
            si deroga dallo stato di diritto e dalla Costituzione privandoli 
            della libertà personale per un fine diverso dalla repressione di 
            reati: l&#039;irregolarità o la «clandestinità» sono semplici infrazioni 
            amministrative. La storia dei Cpt è dunque anche storia di un 
            rapporto di potere linguistico: un atto di arroganza semantica, una 
            prova di forza che violenta il comune senso del diritto e della 
            lingua mascherandosi dietro la subdola strategia dell&#039;eufemismo, 
            «una figura retorica che consiste nel sostituire parole sgradevoli o 
            crude con altre di significato attenuato», come dicono i dizionari&quot;. 

buon lavoro]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>cito da &#8220;Il Manifesto&#8221; del 9 luglio 2005<br />
di Annamaria Rivera<br />
.           &#8220;La manipolazione e il controllo sul<br />
            linguaggio sono infatti perno centrale dei dispositivi che, dopo<br />
            aver creato categorie di indesiderabili, rendono socialmente<br />
            accettabile la loro segregazione in spazi speciali, sottratti al<br />
            diritto ordinario: fra questi, i Cpt, sigla italiana di quelle<br />
            strutture quasi-concentrazionarie, per dirla con Etienne Balibar<br />
            che, previste dagli accordi di Schengen, sono divenute un sistema<br />
            che con nomi diversi ricopre l&#8217;intero territorio europeo. I Centri<br />
            di permanenza temporanea e assistenza sono figli di un imbarazzo<br />
            linguistico che lascia trapelare cattiva coscienza, o almeno disagio<br />
            politico. Perché mai, infatti, invece di definirli per ciò che sono,<br />
            cioè centri di detenzione o campi di reclusione, si è ricorso a un<br />
            goffo stratagemma semantico? Perché chi li ha concepiti sa bene che<br />
            in uno stato di diritto è possibile comminare una pena detentiva<br />
            solo a chi sia stato definitivamente condannato per un certo reato<br />
            penale; e sa bene che, comunque, ogni forma di limitazione della<br />
            libertà personale deve essere conseguente a un atto giudiziario. E<br />
            invece, per una speciale categoria di individui, e in base al loro<br />
            semplice status di «irregolari», «clandestini», richiedenti asilo,<br />
            si deroga dallo stato di diritto e dalla Costituzione privandoli<br />
            della libertà personale per un fine diverso dalla repressione di<br />
            reati: l&#8217;irregolarità o la «clandestinità» sono semplici infrazioni<br />
            amministrative. La storia dei Cpt è dunque anche storia di un<br />
            rapporto di potere linguistico: un atto di arroganza semantica, una<br />
            prova di forza che violenta il comune senso del diritto e della<br />
            lingua mascherandosi dietro la subdola strategia dell&#8217;eufemismo,<br />
            «una figura retorica che consiste nel sostituire parole sgradevoli o<br />
            crude con altre di significato attenuato», come dicono i dizionari&#8221;. </p>
<p>buon lavoro</p>
]]></content:encoded>
		
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