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	Commenti a: Scrittori e scriventi libri. Ragionamento intorno all’idea di ricerca letteraria	</title>
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		<title>
		Di: diego		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[diego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Aug 2006 16:07:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@roberto

- Be’, personalmente, io uno come Mahmoud non lo farei nemmeno sedere al tavolo delle trattative (agli storici negazionisti li arrestiamo quando scrivono certe stronzate). E non credo di essere uno sporco sionista.

No, sei solo un povero stronzo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@roberto</p>
<p>&#8211; Be’, personalmente, io uno come Mahmoud non lo farei nemmeno sedere al tavolo delle trattative (agli storici negazionisti li arrestiamo quando scrivono certe stronzate). E non credo di essere uno sporco sionista.</p>
<p>No, sei solo un povero stronzo.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: b.georg		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[b.georg]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Jun 2006 09:42:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[andrea, a proposito di politiche che non si fanno: come pensi si debba affrontare il precariato? con il posto fisso obbligatorio per legge? Con un sistema di flexecurity stile danese? Con il reddito di cittadinanza alla van parijs? E ci serve di più - è più utile - un sindacato come lo immaigna rinaldini, o come lo vorrebbe ichino?
Ci sono quintali di analisi a sinistra, molto diverse tra loro: a me premerebbe che non si prenda la prima che capiti per fretta d&#039;analisi o per suggestione 
(il libro di saviano avrà anche pregi letterari - opinabile quindi ammissibile - ma sostituire l&#039;analisi con gli aggettivi ad effetto non aiuta granché la politica, almeno quella seria. Un po&#039; come dire &quot;il capitalismo malvagio che ci stritola&quot;. Se vabbè, e poi?).

e sei così sicuro che si possa leggere la storia in modo così coeso, come se il potere fosse un tutto unico ed estraneo che dispone a piacimento del corpo altrui? molte letture vedono invece nella fine del patto sociale fordista il ruolo fondamentale dell&#039;iniziativa operaia (negri lo dice da 75, non è che siaproprio una novità) e che solo se si vede questo livello di iniziativa autonoma si possono vedere oggi strade di uscita progressive e non solo difensive o regressive (e anche negri non è un santino, anche lui imo dice spesso sciocchezze, ed è solo uno dei tanti)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>andrea, a proposito di politiche che non si fanno: come pensi si debba affrontare il precariato? con il posto fisso obbligatorio per legge? Con un sistema di flexecurity stile danese? Con il reddito di cittadinanza alla van parijs? E ci serve di più &#8211; è più utile &#8211; un sindacato come lo immaigna rinaldini, o come lo vorrebbe ichino?<br />
Ci sono quintali di analisi a sinistra, molto diverse tra loro: a me premerebbe che non si prenda la prima che capiti per fretta d&#8217;analisi o per suggestione<br />
(il libro di saviano avrà anche pregi letterari &#8211; opinabile quindi ammissibile &#8211; ma sostituire l&#8217;analisi con gli aggettivi ad effetto non aiuta granché la politica, almeno quella seria. Un po&#8217; come dire &#8220;il capitalismo malvagio che ci stritola&#8221;. Se vabbè, e poi?).</p>
<p>e sei così sicuro che si possa leggere la storia in modo così coeso, come se il potere fosse un tutto unico ed estraneo che dispone a piacimento del corpo altrui? molte letture vedono invece nella fine del patto sociale fordista il ruolo fondamentale dell&#8217;iniziativa operaia (negri lo dice da 75, non è che siaproprio una novità) e che solo se si vede questo livello di iniziativa autonoma si possono vedere oggi strade di uscita progressive e non solo difensive o regressive (e anche negri non è un santino, anche lui imo dice spesso sciocchezze, ed è solo uno dei tanti)</p>
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		<title>
		Di: roberto		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[roberto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jun 2006 12:41:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@andrea
&quot;le politiche che non si fanno&quot; 

Andrea, io ci credo da sempre allo stato e nello stato. Quando ero ragazzino, i compagni e le compagne dei centri sociali mi sfottevano perché ero troppo &#039;istituzionale&#039;, figurati, mi dicevano: ma sei scemo che vai a votare?

Poi, col passare del tempo, ho finito per odiarlo, questo stato che vivacchia senza dignità. Non credo di essere un populista, ma efficientista sì, e anche intransigente.

Voglio dire che è vero, dobbiamo analizzare &quot;la&quot; o &quot;le&quot; ristrutturazioni del capitale globale. Va bene, iniziamo, vi seguo. Ma dobbiamo anche &quot;rifarlo&quot; questo stato malandato, invecchiato, iperburocratizzato. 

Riprendo alcuni dati del volume &quot;Una repubblica fondata sulle rendite&quot; di Geminello Alvi. L&#039;hai letto? Oggi c&#039;è un bell&#039;editoriale sul Foglio che riassume alcuni passi di Alvi. Come al solito, gli astuti foglianti usano &quot;da destra&quot; questi dati per giustificare la politica del &quot;less is more&quot;. 

Meno stato, ma che funzioni. In questo, come in tanti altri casi, secondo me dovremmo essere abbastanza scaltri da rubare di mano queste battaglie alla destra, farle nostre (penso alle tasse, non ci crederai ma io faccio parte del popolo delle partite iva pur essendo un morto di fame), proprio con l&#039;obiettivo che dici tu: &quot;occuparsi di casa, sanità, disoccupati, malati di mente, ecc&quot;. Perché non è possibile che mia nonna sta aspettando da due mesi una Tac. Ormai uno lo dice come se fossimo rassegnati (ti è mai capitato di avere a che fare, quotidianamente, con gli uffici delle poste italiane?).

Alvi ricorda che negli anni novanta gli impiegati, il pubblico impiego, &quot;sono stati lasciati in una torbida inettitudine postsovietica, ma cogli stipendi di una volta. Dunque in maggior privilegio rispetto agli altri lavoratori. Il reddito da lavoro di un dipendente pubblico era superiore al 16% rispetto a quello di uno privato nel 1995 ed erà già un bel vantaggio. Nel 2003 il vantaggio è salito al 37%&quot;. 

I dipendenti pubblici si mangiano 93 miliardi di spesa pubblica, a fronte dei 35 per la Sanità, 11 per comuni e province, 6 alle regioni, 3 agli enti previdenziali: insomma, in totale, l&#039;11% del PIL, il 23% delle spese governative. 

Verrebbe da pensare a uno stato che funziona alla grande, a una specie di Finlandia mediterranea, ma ti invito a considerare questo esempio personale: quest&#039;anno, tra le centomila cose che faccio per tirare a campare, ho tenuto anche un corso alla Sapienza. Fatto e pagato? Magari a cristo! I soldi arriveranno tra dieci mesi o un anno. Ma non è questo il punto. 

Per sapere quando e se sarei stato pagato ho passato tre (3), dico tre (3) giorni, in cerca di un ufficio, un cazzo di ufficio di merda dove mi dessero delle spiegazioni. Soliti rimpalli, solite insufficienze, soliti scaricabarile. In più, quei quindici venti euro devoluti a Telecom in telefonate. 

Sul sito della facoltà in questione, non faccio il nome per non infierire, ci saranno state due dozzine di mail, così tante che potevi pure scrivere al bidello. Siamo nell&#039;era della comunicazione digitale, no? Una delle tre (3) I: informatica. Ma ovviamente in Italia la e-mail non è fatta per rispondere entro sei ore (come dice qualsiasi manuale di scrittura web), è fatta invece per rimandare, dilatare, anzi, nel mio caso, per mandarti a cagare.
 
Quanta gente campa negli uffici della Sapienza per mettere un timbro e pagarmi tra 8/10 mesi? 

E&#039; vero, quando lavoravo nel privato avrò subito la riduzione dei salari, la ristrutturazione postcapistalista, il mobbing, eccetera, ma i soldi li vedevo il 27 di ogni mese, OGNI MESE. 

Ancora Alvi, e chiudo: &quot;C&#039;è un dato incredibile che più degli altri spiega perché la pubblica amministrazione non funziona in se stessa. Viene definito &#039;tasso di autoreferenzialità&#039;. Serve a misurare quanta parte del tempo lavorato dai dipendenti pubblici è utilizzato per il funzionamento della macchina amministrativa: e cioè funzioni di personale, acquisti, informatica, organizzazione e contabilità. Secondo dati in possesso del dipartimento della funzione pubblica, nei ministeri il valore medio del tempo lavorato destinato al funzionamento è il 46,1%. Significa che in media i 210.000 dipendenti centrali dei ministeri passano il 46% del tempo a predisporre gli strumenti per lavorare il restante 54% del tempo a disposizione. Per essere ancora più chiari significa che la metà dei dipendenti si occupa dell&#039;altra metà, come se ognuno avesse un suo valletto personale&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@andrea<br />
&#8220;le politiche che non si fanno&#8221; </p>
<p>Andrea, io ci credo da sempre allo stato e nello stato. Quando ero ragazzino, i compagni e le compagne dei centri sociali mi sfottevano perché ero troppo &#8216;istituzionale&#8217;, figurati, mi dicevano: ma sei scemo che vai a votare?</p>
<p>Poi, col passare del tempo, ho finito per odiarlo, questo stato che vivacchia senza dignità. Non credo di essere un populista, ma efficientista sì, e anche intransigente.</p>
<p>Voglio dire che è vero, dobbiamo analizzare &#8220;la&#8221; o &#8220;le&#8221; ristrutturazioni del capitale globale. Va bene, iniziamo, vi seguo. Ma dobbiamo anche &#8220;rifarlo&#8221; questo stato malandato, invecchiato, iperburocratizzato. </p>
<p>Riprendo alcuni dati del volume &#8220;Una repubblica fondata sulle rendite&#8221; di Geminello Alvi. L&#8217;hai letto? Oggi c&#8217;è un bell&#8217;editoriale sul Foglio che riassume alcuni passi di Alvi. Come al solito, gli astuti foglianti usano &#8220;da destra&#8221; questi dati per giustificare la politica del &#8220;less is more&#8221;. </p>
<p>Meno stato, ma che funzioni. In questo, come in tanti altri casi, secondo me dovremmo essere abbastanza scaltri da rubare di mano queste battaglie alla destra, farle nostre (penso alle tasse, non ci crederai ma io faccio parte del popolo delle partite iva pur essendo un morto di fame), proprio con l&#8217;obiettivo che dici tu: &#8220;occuparsi di casa, sanità, disoccupati, malati di mente, ecc&#8221;. Perché non è possibile che mia nonna sta aspettando da due mesi una Tac. Ormai uno lo dice come se fossimo rassegnati (ti è mai capitato di avere a che fare, quotidianamente, con gli uffici delle poste italiane?).</p>
<p>Alvi ricorda che negli anni novanta gli impiegati, il pubblico impiego, &#8220;sono stati lasciati in una torbida inettitudine postsovietica, ma cogli stipendi di una volta. Dunque in maggior privilegio rispetto agli altri lavoratori. Il reddito da lavoro di un dipendente pubblico era superiore al 16% rispetto a quello di uno privato nel 1995 ed erà già un bel vantaggio. Nel 2003 il vantaggio è salito al 37%&#8221;. </p>
<p>I dipendenti pubblici si mangiano 93 miliardi di spesa pubblica, a fronte dei 35 per la Sanità, 11 per comuni e province, 6 alle regioni, 3 agli enti previdenziali: insomma, in totale, l&#8217;11% del PIL, il 23% delle spese governative. </p>
<p>Verrebbe da pensare a uno stato che funziona alla grande, a una specie di Finlandia mediterranea, ma ti invito a considerare questo esempio personale: quest&#8217;anno, tra le centomila cose che faccio per tirare a campare, ho tenuto anche un corso alla Sapienza. Fatto e pagato? Magari a cristo! I soldi arriveranno tra dieci mesi o un anno. Ma non è questo il punto. </p>
<p>Per sapere quando e se sarei stato pagato ho passato tre (3), dico tre (3) giorni, in cerca di un ufficio, un cazzo di ufficio di merda dove mi dessero delle spiegazioni. Soliti rimpalli, solite insufficienze, soliti scaricabarile. In più, quei quindici venti euro devoluti a Telecom in telefonate. </p>
<p>Sul sito della facoltà in questione, non faccio il nome per non infierire, ci saranno state due dozzine di mail, così tante che potevi pure scrivere al bidello. Siamo nell&#8217;era della comunicazione digitale, no? Una delle tre (3) I: informatica. Ma ovviamente in Italia la e-mail non è fatta per rispondere entro sei ore (come dice qualsiasi manuale di scrittura web), è fatta invece per rimandare, dilatare, anzi, nel mio caso, per mandarti a cagare.</p>
<p>Quanta gente campa negli uffici della Sapienza per mettere un timbro e pagarmi tra 8/10 mesi? </p>
<p>E&#8217; vero, quando lavoravo nel privato avrò subito la riduzione dei salari, la ristrutturazione postcapistalista, il mobbing, eccetera, ma i soldi li vedevo il 27 di ogni mese, OGNI MESE. </p>
<p>Ancora Alvi, e chiudo: &#8220;C&#8217;è un dato incredibile che più degli altri spiega perché la pubblica amministrazione non funziona in se stessa. Viene definito &#8216;tasso di autoreferenzialità&#8217;. Serve a misurare quanta parte del tempo lavorato dai dipendenti pubblici è utilizzato per il funzionamento della macchina amministrativa: e cioè funzioni di personale, acquisti, informatica, organizzazione e contabilità. Secondo dati in possesso del dipartimento della funzione pubblica, nei ministeri il valore medio del tempo lavorato destinato al funzionamento è il 46,1%. Significa che in media i 210.000 dipendenti centrali dei ministeri passano il 46% del tempo a predisporre gli strumenti per lavorare il restante 54% del tempo a disposizione. Per essere ancora più chiari significa che la metà dei dipendenti si occupa dell&#8217;altra metà, come se ognuno avesse un suo valletto personale&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: cara polvere		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/06/16/scrittori-e-scriventi-libri-ragionamento-intorno-all%e2%80%99idea-di-ricerca-letteraria/#comment-30503</link>

		<dc:creator><![CDATA[cara polvere]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Jun 2006 08:33:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ per roberto.

anche astemio?
mah.


http://www.mondobirra.org/marchi.htm]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ per roberto.</p>
<p>anche astemio?<br />
mah.</p>
<p><a href="http://www.mondobirra.org/marchi.htm" rel="nofollow ugc">http://www.mondobirra.org/marchi.htm</a></p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/06/16/scrittori-e-scriventi-libri-ragionamento-intorno-all%e2%80%99idea-di-ricerca-letteraria/#comment-30400</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Jun 2006 12:20:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[allora, per la mia proposta di campagna, metto alcuni punti:

il precariato non è una necessità di fantomatici processi di mondializzazione, ma una strategia consapevole del fronte aziendale, con appoggio politico e giornalistico, per dividere la forza lavoro dopo lo scontro degli anni sessanta/settanta; questa strategia implica vari aspetti: massimizzare i profitti, privilegiare l&#039;azionariato, far salire in verticale i salari di fascia alta e contenere quelli di fascia media e bassa, introdurre il terrore della crisi capitalistica (mondializzazione), sacrificare le fasce basse della società, smantellare lo stato e creare la fobia dello stato.
A questa storia che lo stato non puo&#039; più occuparsi di casa, sanità, disoccupati, malati di mente, ecc. ormai ci credono tutti. Anche i più critici e arrabbiati. Ed invece è da li che bisogna ripartire. Le politiche che non si fanno.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>allora, per la mia proposta di campagna, metto alcuni punti:</p>
<p>il precariato non è una necessità di fantomatici processi di mondializzazione, ma una strategia consapevole del fronte aziendale, con appoggio politico e giornalistico, per dividere la forza lavoro dopo lo scontro degli anni sessanta/settanta; questa strategia implica vari aspetti: massimizzare i profitti, privilegiare l&#8217;azionariato, far salire in verticale i salari di fascia alta e contenere quelli di fascia media e bassa, introdurre il terrore della crisi capitalistica (mondializzazione), sacrificare le fasce basse della società, smantellare lo stato e creare la fobia dello stato.<br />
A questa storia che lo stato non puo&#8217; più occuparsi di casa, sanità, disoccupati, malati di mente, ecc. ormai ci credono tutti. Anche i più critici e arrabbiati. Ed invece è da li che bisogna ripartire. Le politiche che non si fanno.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/06/16/scrittori-e-scriventi-libri-ragionamento-intorno-all%e2%80%99idea-di-ricerca-letteraria/#comment-30398</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Jun 2006 12:11:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[errata: &quot;parliamo dei PROFITTI delle grandi aziende&quot;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>errata: &#8220;parliamo dei PROFITTI delle grandi aziende&#8221;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/06/16/scrittori-e-scriventi-libri-ragionamento-intorno-all%e2%80%99idea-di-ricerca-letteraria/#comment-30397</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Jun 2006 12:10:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[a roberto:
&quot;Dividiamo la redazione non in base ai criteri classici, interni, esteri, cultura, sport, inediti, presentazioni, eccetera, ma intorno a idee e campagne culturali. Un paio di idee che ho in mente&quot; 
L&#039;idea della campagna, o di certi filoni tematici, mi trova d&#039;accordo, e non da solo in Ni; &quot;razzismi quotidiani&quot; è nata in questo senso, ma deve continuare; molte questioni portano al &quot;razzismo&quot; oggi; 

quanto alle due campagne che tu proponi mi trovano d&#039;accordo; e qui è essenziale coinvolgere altri soggetti, in rete e fuori rete, con dei punti di discussione chiari;

cio&#039; che in rete si puo&#039; fare, e cio&#039; che in ni possiamo fare, è raccogliere e organizzare del materiale (documenti, analisi, riflessioni) su temi che la stampa ufficiale non tratta, appositamente o meno, o tratta in modo deformante o episodico;

sul blog della Lipperini qualcuno dice a proposito di &quot;Gomorra&quot; di Saviano: quello che questo libro sta scatenando, anche in termini di isteria, è analogo a quanto avviene nel caso di Travaglio: c&#039;è una aspettativa sproporzionata su questo tipo di opera, che è utilizzate anche come esorcismo di una politica che non c&#039;è. E qui il dito è nella piaga. Perché dico questo? Perché una delle campagne che vorrei fare, riguarda le politiche che non si fanno. 
Riprendiamo la questione dalla base: dal modello di società che il capitalismo attuale ci propone. Definiamo alcune sue parole d&#039;ordine &quot;forti&quot;, quelle che passano nella classe politica delle destre e che giungono sino alle sinistre. Smontiamole. E guardiamo com&#039;è la realtà. 
Parliamo dei fitti della grandi aziende capitalistiche dal 90 in poi, da quando iniziarono a conetenere i salari, a gridare alla crisi, a frammentare la forza lavoro, a moltiplicare i contratti. Lavoriamo su questo collettivamente, portando assieme dati e analisi, con i nostri mezzi anche limitati.

Questo per quanto riguarda il lavoro più politico. Su quello letterario, vorrei sentire ad esempio fabio. Con proposte più precise. Ma ci ritorno.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>a roberto:<br />
&#8220;Dividiamo la redazione non in base ai criteri classici, interni, esteri, cultura, sport, inediti, presentazioni, eccetera, ma intorno a idee e campagne culturali. Un paio di idee che ho in mente&#8221;<br />
L&#8217;idea della campagna, o di certi filoni tematici, mi trova d&#8217;accordo, e non da solo in Ni; &#8220;razzismi quotidiani&#8221; è nata in questo senso, ma deve continuare; molte questioni portano al &#8220;razzismo&#8221; oggi; </p>
<p>quanto alle due campagne che tu proponi mi trovano d&#8217;accordo; e qui è essenziale coinvolgere altri soggetti, in rete e fuori rete, con dei punti di discussione chiari;</p>
<p>cio&#8217; che in rete si puo&#8217; fare, e cio&#8217; che in ni possiamo fare, è raccogliere e organizzare del materiale (documenti, analisi, riflessioni) su temi che la stampa ufficiale non tratta, appositamente o meno, o tratta in modo deformante o episodico;</p>
<p>sul blog della Lipperini qualcuno dice a proposito di &#8220;Gomorra&#8221; di Saviano: quello che questo libro sta scatenando, anche in termini di isteria, è analogo a quanto avviene nel caso di Travaglio: c&#8217;è una aspettativa sproporzionata su questo tipo di opera, che è utilizzate anche come esorcismo di una politica che non c&#8217;è. E qui il dito è nella piaga. Perché dico questo? Perché una delle campagne che vorrei fare, riguarda le politiche che non si fanno.<br />
Riprendiamo la questione dalla base: dal modello di società che il capitalismo attuale ci propone. Definiamo alcune sue parole d&#8217;ordine &#8220;forti&#8221;, quelle che passano nella classe politica delle destre e che giungono sino alle sinistre. Smontiamole. E guardiamo com&#8217;è la realtà.<br />
Parliamo dei fitti della grandi aziende capitalistiche dal 90 in poi, da quando iniziarono a conetenere i salari, a gridare alla crisi, a frammentare la forza lavoro, a moltiplicare i contratti. Lavoriamo su questo collettivamente, portando assieme dati e analisi, con i nostri mezzi anche limitati.</p>
<p>Questo per quanto riguarda il lavoro più politico. Su quello letterario, vorrei sentire ad esempio fabio. Con proposte più precise. Ma ci ritorno.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: roberto		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/06/16/scrittori-e-scriventi-libri-ragionamento-intorno-all%e2%80%99idea-di-ricerca-letteraria/#comment-30387</link>

		<dc:creator><![CDATA[roberto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Jun 2006 08:00:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@cara

io non bevo, ma all&#039;amico mio Riccardo che ne capisce piace tanto la Crest]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@cara</p>
<p>io non bevo, ma all&#8217;amico mio Riccardo che ne capisce piace tanto la Crest</p>
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		<title>
		Di: cara polvere		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/06/16/scrittori-e-scriventi-libri-ragionamento-intorno-all%e2%80%99idea-di-ricerca-letteraria/#comment-30375</link>

		<dc:creator><![CDATA[cara polvere]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Jun 2006 22:07:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[OT]
roberto Says: 

in June 22nd, 2006 at 13:07 
@cara
the bad trip, yesssssssssssssssss 

piaciuto?

short circuit

impulsi cerebrali intercettati e usati senza richiedere alcun output da parte dell&#039;utente.
da provare.

ps:hai arricciato per bene?
ps: hai una birra preferita da suggerire?
un saluto
paola]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[OT]<br />
roberto Says: </p>
<p>in June 22nd, 2006 at 13:07<br />
@cara<br />
the bad trip, yesssssssssssssssss </p>
<p>piaciuto?</p>
<p>short circuit</p>
<p>impulsi cerebrali intercettati e usati senza richiedere alcun output da parte dell&#8217;utente.<br />
da provare.</p>
<p>ps:hai arricciato per bene?<br />
ps: hai una birra preferita da suggerire?<br />
un saluto<br />
paola</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: roberto		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/06/16/scrittori-e-scriventi-libri-ragionamento-intorno-all%e2%80%99idea-di-ricerca-letteraria/#comment-30372</link>

		<dc:creator><![CDATA[roberto]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Jun 2006 18:23:23 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2006/06/16/scrittori-e-scriventi-libri-ragionamento-intorno-all%e2%80%99idea-di-ricerca-letteraria/#comment-30372</guid>

					<description><![CDATA[@temp
io nemmeno lo sapevo che è lipperatura (!)]]></description>
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io nemmeno lo sapevo che è lipperatura (!)</p>
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