Su Gomorra

24 giugno 2006
Pubblicato da

un appello di Gianni Biondillo, Francesco Forlani, Jacopo Guerriero, Andrea Inglese, Helena Janeczek, Franz Krauspenhaar, Andrea Raos, Jan Reister, Piero Sorrentino, Antonio Sparzani, Maria Luisa Venuta

Noi di Nazione Indiana sentiamo l’esigenza di chiedere che il discorso sul libro di Roberto Saviano, Gomorra, si occupi principalmente dei contenuti e della forma di Gomorra.
Fra noi ci sono amici stretti di Roberto e persone che non lo conoscono nemmeno, ma questo non importa. Né crediamo sia importante la persona di Roberto Saviano, pensiamo che a nessuno riguardino le scelte e vicende della sua vita se non nella misura in cui diventano materia deliberatamente narrata del suo libro e lì subiscono la trasformazione dell’io biografico in io narrante su cui è giusto e lecito interrogarsi e offrire diverse interpretazioni.
Noi crediamo che la cosa importante sia Gomorra. Pensiamo che Gomorra ponga domande importanti a noi che siamo prima di tutto lettori come altri, cittadini di questo stato e consumatori di un mercato globalizzato in cui l’economia criminale sta dilagando.
Domande anche banali, anche ingenue, come, ad esempio: “ma cosa faccio io, dopo aver letto Gomorra, se mi trovo davanti all’offerta di un paio di occhiali da sole firmati o taroccati?”

Domande che riguardano i rifiuti che non possiamo non produrre, le case che non possiamo non abitare, il cibo che non possiamo non mangiare; dopo aver avuto la notizia che per tutto questo, lontano o vicino da casa nostra, c’è gente- spesso molto giovane- che muore innocente e ammazzata e gente- sempre spesso molto giovane- che muore ammazzando.
Domande che riguardano il cono d’ombra di una zona grigia, sfuggente e immensa, in cui l’economia non è né sporca né pulita.
Domande che riguardano la mutazione antropologica che questa saldatura di sangue, soldi e potere sembra generare in un territorio sempre più vasto del nostro paese e in territori sempre più vasti del mondo circostante, ormai non solo “terzo”.
Domande che forse riguardano persino una rilettura del nostro aziendalismo italiano come surrogato di appartenenze familistiche viste alla luce della prassi e delle autorappresentazioni delle famiglie imprenditoriali malavitose.
Domande che, volendo, riguardano ognuno di noi nella sua capacità di interrogarsi su quello che riconosce dentro a sé delle forme di banalità del male di cui parla Gomorra.
Domande che noi, come immaginiamo qualsiasi altro lettore di Gomorra, reputiamo necessario girare ai politici che ci governano e ci hanno governato, agli organi regionali come a quelli dell’Unione Europea, a Confindustria come alle istituzioni supernazionali che si occupano dell’economia mondiale.
E qui per ora ci fermiamo, non perché abbiamo esaurito le domande, ma perché abbiamo appena cominciato: ripromettendoci che con calma, nei prossimi tempi, chi desidera approfondire queste e altre questione, lo venga a fare.
Ancora questo: vogliamo ragionare su Gomorra senza pensare che sia un caso unico, un mostro raro, una mosca bianca. Per questo riteniamo erroneo focalizzarsi sulla sua genesi e il suo successo editoriale. Ricordiamo che a ridosso del libro di Saviano sono usciti anche Lager Italiani di Marco Rovelli e Indagine sul calcio di Oliviero Beha, il secondo dal taglio più giornalistico, il primo con ibridazioni letterarie.
Ma visto che siamo perlopiù persone che scrivono, vogliamo anche che di Gomorra si consideri e si analizzi la fattura letteraria. Vogliamo poter capire e interpretare – qui e altrove – cos’è questo incrocio fra reportage, inchiesta, narrazione autobiografica, narrazione testimoniale, epica collettiva.
Vogliamo capire quali domande pone al nostro lavoro individuale, quali aperture potrebbe indicarci. Ma questo non può che avvenire in un confronto ad uno ad uno con il testo.
L’unica cosa che non vogliamo è erigerci a portavoce di un’ interpretazione ortodossa di Gomorra e tantomeno rendere il libro un oggetto al di sopra della possibilità di criticare.
Di novelli santi e di nuove sacre scritture possiamo ancora fare a meno.

77 Responses to Su Gomorra

  1. andrea barbieri il 24 giugno 2006 alle 12:26

    Strano, questo appello esce in occasione del pezzo di Benedetti e Scarpa che a mio parere si occupa della forma di “Gomorra” in modo molto acuto. E non trovo assolutamente inutile un discorso sulla genesi del libro, discorso che si ripercuote anche sull’analisi della fattura letteraria, e su un altro discorso: la possibilità di avere altri libri della stessa forza.
    Da questo appello pare che solo i firmatari siano in posizione costruttiva. Ed è scritto col solito vizio di gestire l’ambiguita linguistica. Per esempio nella prima parte maschera una risposta al pezzo di Scarpa-Benedetti, ma essendo risposta dovrebbe argomentare, invece non lo fa. E si chiude, sempre all’insegna dell’ambiguità, con una frase in codice che sicuramente ha qualche obbiettivo in carne e ossa.
    Non ho molta simpatia per questi atteggiamenti, mi sembra un modo sotterraneo e poco raffinato di passare questo messaggio normativo: siamo noi i giudici di quello che si può dire!
    Preferisco chi, come succede sul Primo amore, prende una posizione chiara, certamente militante, e da quella argomentando sodo fa battaglia delle idee.

  2. Michele Monina il 24 giugno 2006 alle 13:22

    OT. A mio modo di vedere un’altra piccola storia ignobile. Leggo sul quotidiano La Repubblica che il giudice Livia Pomodoro, presidente del tribunale dei minori di Milano, ha chiesto il ritiro dell’album di Fabri Fibra causa la canzone Cuore di latta, che racconta in soggettiva (dal punto di vista di Omar) le vicende di Novi Ligure. La canzone in questione viene definita più volte “spazzatura”. Ora, io non credo ci sia ancora bisogno, oggi, di spiegare la differenza tra mandare messaggi e fotografare situazioni, ma evidentemente non tutti la pensano così. Mi sto muovendo per difendere in qualche modo il lavoro di un artista che da anni si sbatte per raccontare quello che vede, sorte non molto diversa da quella degli scrittori (di fiction, di faction o di quel che vi pare). E’ tutto. Grazie per la vostra attenzione, Michele Monina

  3. christian raimo il 24 giugno 2006 alle 14:00

    non mi sono collegato ieri per vedere se firmare o quest’appello al libro di roberto, e a dire il vero trovo inutile questo post quanto lo trovo necessario, come trovo inutile il post di primo amore e anche quello altrettanto necessario. il libro di roberto, e in fondo roberto che con questo libro si è molto identificato ha creato un semplice movimento di stima e invidia e amicizia e solidarietà collettiva. è un libro coraggioso appunto scritto da un ventisettenne, senza padri da riverire o uccidere, per questo molti si sono affaccendati nel tempo a fare gli zii e i fratelli maggiori. qualsiasi casa editrice in italia voleva pubblicarlo, qualsiasi scrittore ne ha riconosciuto il valore, qualsiasi intellettuale si è sentito un po’ superato da destra e ha reagito o con un ohh ma è tutto vero oppure con tentativi di avvicinamento. questo è splendido e un po’ ridicolo al tempo stesso. questo dicorso è tutto “me compreso”, come amico di roberto, come editor di minimum fax, come membro di nazioneindiana, appunto i ruoli si mischiano. io so che per quanto posso voler affratellarmi a roberto, non potrò mai farlo, perché non tratterò mai mio padre in quel modo, e perché non mi metterò mai a fare il manovale in un cantiere. questo è il mio limite, e questa è la mia onestà. cerco di non essere coraggioso spietato impudico con il coraggio la spietatezza l’impudicizia di qualcun altro, per quanto lo senta vicino.

  4. marco il 24 giugno 2006 alle 14:05

    Trovo che “Gomorra” sia un bel libro, uno dei più interessanti usciti ultimamente. Trovo però che il suo punto di forza sia anche il suo limite. Se riesce a scavalcare proficuamente il limite tra romanzo e reportage, andando nella direzione – sottoscrivibile – del superamento della rigida chiusura in generi, allo stesso tempo impedisce al lettore di cogliere la situazione descritta come vera. La domanda che aleggia per quasi tutte le pagine è: sarà veramente così? Non che non sia credibile; basta leggersi le cronache quotidiane per verificare quanto la descrizione corrisponda alla realtà. Resta però un alone di dubbio, dovuto proprio al modo scelto per la descrizione; dubbio che se è vantaggioso per un’opera letteraria, assume un valore negativo per un reportage. Se il reportage è “riportare” una porzione di realtà “senza tenere lo sguardo fisso”, dunque modificando il punto di vista per coglierne meglio l’essenza, è ovvio che la sua trasmissione ha bisogno di una formalizzazione “di servizio”, in cui a risaltare non è tanto la forma stessa, ma ciò che intende comunicare; un reportage scritto come scrive Moresco mi pare improduttivo per quello che è il suo fine. Se, come scrivono in molti su “Gomorra”, il reportage è sostenuto da una raffinata costruzione letteraria (personaggio o “io” narrante, situazioni ambientali, incedere della vicenda, esiti, atteggiamento etico dello scrittore, etc), il rischio è che la forma faccia scivolare il “contenuto” in un piano di non verificabilità, dove il lettore deve soltanto riconoscere quanto narrato, senza poter di suo giungere ad una idea certa della situazione. E non credo sia di poco conto sapere se le cose narrate da Saviano siano vere o meno, e in che modo lo siano, con che grado di profondità, quali le fonti … Questa ambiguità – da me ravvisata, ovviamente – non mi permette di considerarlo un’opera letteraria riuscita; interessante, tra le migliori dell’ultimo periodo, ma non del tutto. Alcuni – direi un po’ tutti gli interevnuti – hanno sottolineato la “novità” insita in questo libro. Ho molti dubbi anche su ciò. Mi pare che il libro di Saviano non sia troppo diverso da tanti libri, diciamo di analisi romanzata, pubblicati ad esempio dall’editore Kaos; e penso in particolare a “All’ombra del papa infermo”. E non mi pare si possa parlare di novità neppure rispetto alla struttura narrativa usata: in fondo, qui come altrove, si cerca il “cadavere”, ossia si vuole arrivare alla fine per vedere qual è l’esito della vicenda (in che modo il narrante continuerà il suo percorso di internità/distacco dal “sistema”?) … Né più né meno che un “grande romanzo borghese”, magari con un uso diverso dell’andamento ritmico (in Saviano frasi secche e brevi, là in prevalenza ampi respiri), però, per me, non dissimile nel risultato. Una sorta di fiction televisivo-cinematografica che punta a far risaltare, anziché il solito buonismo, l’essenza crudele del reale … L’aspetto più interessante di “Gomorra” resta la sua forza nel denudare il meccanismo economico che regge il “sistema”. Ma anche qui, nonostante la sua efficacia descrittiva, mostra un’altra sua carenza, soprattutto se la penso anche come opera letteraria: non varca mai la soglia dell’allegoria, si attesta cioè sul significato letterale dello scritto. Mi spiego: non ci sono segnali che mi portino a pensare che il “sistema” è in realtà il mondo intero. Si coglie che il “sistema” è in affari col resto del capitalismo, diciamo con quello ufficiale-legale, ma sfido chiunque a leggere nell’oggettività del testo qualcosa di più che una contiguità tra i due momenti: a uno fa comodo l’altro, senza però mai portarmi a pensare che siano la stessa cosa, lo stesso “sistema” che usa modalità diverse (il capitalismo, appunto). Alla fine del libro mi resta il sistema-camorra come un corpo estraneo dal resto, ben radicato, certo, sicuramente egemone in alcune parti geografiche, ma sostanzialmente “altro” … (questa lettura me la conferma una frase del post che sto commentando: “un mercato globalizzato in cui l’economia criminale sta dilagando”, come segnando una frattura tra economia criminale e economia lecita) … Chiedo: “la saldatura di sangue” tra “sistema” e capitalismo è soltanto una sorta di “alleanza”, oppure è la vera essenza del reale? Il capitalismo, insomma, non è sempre stato, per definizione, “criminale”? Separare i due momenti (sistema-camorra e capitale) non fa correre il rischio di pensare ad una economia pulita capace di contrapporsi ai metodi omicidi della camorra? Ma l’economia pulita non ha cadaveri nell’armadio? E non ha sempre usato gli stessi metodi camorristico-mafiosi descritti in “Gomorra”?

    Ecco, ho scritto queste cose su “Gomorra” di Saviano (in forma leggermente diversa postate anche in lipperatura) pur attraversato da molti dubbi, come se non ci credessi del tutto. E un po’ è proprio così. Dentro di me, andando avanti nella lettura, c’era qualcosa che non mi convinceva: pur piacendomi, il libro mi lasciava perplesso, ed ho quindi provato a dirlo. Scusatemi se sbaglio, ma preferisco partecipare in questo modo, diciamo col cuore in mano, più che scendere nelle polemicuzze.
    Marco P.

  5. laura il 24 giugno 2006 alle 14:21

    è la prima volta che bazzico dalle parti di Nazione Indiana, non ho letto Il libro di Saviano, e ho solo visto lui intervistato dalla Bignardi, ma ,dopo aver letto dell’allucinante dibattito su di lui sul blog Lipperatura(e aver postato di conseguenza), sottiscrivo questo appello , per stima e rispetto nei confronti diSaviano (meno per chi polemizza in quel modo vergognoso con lui, mi spiace).
    Laura

  6. "Aldo Biscardi" il 24 giugno 2006 alle 14:22

    garufi, perchè hai tolto il tuo intervento di questa notte? era interessante, condivisibile per quanto mi riguarda, e sebbene girasse intorno alla “polemica” toccava questioni sostanziali e non pretestuose…
    pecchè figghiu?

  7. andrea inglese il 24 giugno 2006 alle 14:35

    avevo letto l’intervento di marco su lipperatura e già mi aveva colpito; aveva fatto inoltre un paragone con Travaglio, e parlato come di un’esorcismo attraverso certi libri di quella politica che non c’è. Non so quanto sono d’accordo. Ma mi sembra un punto importante su cui ragionare. Questo discorso, per me, riguarda meno la specificità del libro di Roberto, che l’impatto che ha sul mondo culturale in genere, per come oggi è fatto. Allora anch’io percepisco qualcosa come un’enorme coda di paglia delle patrie lettere (in senso ampio) e un desiderio di esorcismo, attraverso un libro in sé molto coerente e intenso, di una politica che non esiste, che non fa, che manca. Manca non solo “ai” politici, manca anche a “noi”, come società civile. Cosi mi pare di aver compreso lo spunto di Marco, che mi piacerebbe approfondisse.
    (ps; di tutto cio’ probabilmente le polemiche recenti, endoletterarie, sono solo una piccola conferma)

  8. temperanza il 24 giugno 2006 alle 14:37

    Bene, addirittura un appello.
    E’ proprio vero: dagli amici mi guardi iddio che dai nemici mi guardo io.

  9. Michele Monina il 24 giugno 2006 alle 14:43

    Sempre OT:
    questo è il testo della canzone Cuore di latta, di cui parlavo prima. Scusate ancora per il disturbo, Michele

    Io sono un ragazzo col cuore di latta
    Fabri Fibra!
    io voglio una donna col cuore di latta

    La ragazza amore mio è ancora chiusa in galera
    io mi chiedo e mi domando quando uscirà
    sono anche passati gli anni in cui ero minorenne
    abbiamo fatto un pò di danni ma quando uscirà?
    e pensare che eravamo affiatati parecchio
    e siamo diventati i più famosi della città
    siamo anche finiti in tele c’ha visto l’Italia
    amore mio ti rendi conto che pubblicità
    ma chissà cosa pensava la piccola Sofia
    quando volava dal balcone spaccata a metà
    mi sarebbe piaciuto almeno questo Natale
    ritornare a casa mia salutare papà
    se penso che però ho esagerato
    e magari lo ammetto che mi sono sbilanciato
    lanciato mi sono pure sputtanato
    ho macchiato il maglione di sangue appena l’ho comprato
    me l’hanno pure sequestrato mi sono entrati
    in camera anche senza un mandato
    ho pure fatto 21 anni e il giorno del
    compleanno non l’ho neanche festeggiato
    peccato!mi hanno rinchiuso in questa cella
    sapessi che fastidio in bagno essere toccato
    mi fanno uscire il giorno in cui presenterò
    a qualche prete un piano di volontariato
    io se ho fatto quel che ho fatto
    è perchè quando l’ho fatto
    ero fatto anche troppo innamorato
    solo perchè ti immagino con gente nuda
    e commetto un reato dicono questo è malato
    e poi cos’è questa storia cariata
    cazzo vai a dire in giro che non sei più innamorata?
    come puoi trovarti un nuovo ragazzo
    dopo quello che abbiamo passato ma sei ubriaca?!
    e se magari fai un figlio scommetto
    il povero neonato finirà in un sacchetto
    dopo tutte queste madri che impazziscono
    e abbandonano il figlio dentro qualche cassonetto
    dopo le 97 coltellate per uccidere tua madre
    con i tagli nel petto
    dopo tutte le versioni che ho detto
    ti permetti di portare un altro uomo nel letto?
    ma visto che sognavi di perdere tuo fratello
    io ti uccido pure lui almeno il quadro è perfetto
    e adesso che potremo stare io e te da soli
    t’innamori di un altro ma tu lo fai per dispetto?!!

    Rit:
    Oh problemi di coppia ma dico non lo sai prima
    o poi che la coppia scoppia la coppia scoppia
    la la la la la coppia scoppia la la la la la
    Oh problemi di spazio si ma cosa fai se ti
    nasce un figlio pazzo un figlio pazzo
    figlio pazzo figlio pazzo pazzo pazzo
    Oh l’amore ti blocca ma dico non lo sai prima
    o poi che la coppia scoppia la coppia scoppia
    la la la la la coppia scoppia la la la la la
    Oh problemi di spazio ma dico hai mai provato
    ha lanciare tuo figlio dal terrazzo giu
    dal terrazzo giu dal terrazzo giu
    dal terrazzo giu dal terrazzo giu.

    Omar è più che normale sono queste mamme che stanno male
    Omar è più che normale sono queste mamme che stanno male
    quindi portami in un locale perchè io stanotte
    mi voglio sfogare che mi scappa da collassare
    quindi io stanotte mi devo sfogare
    e per l’occasione si farà un festone
    io sono un fenomeno da baraccone
    mi sveglio con in mano una consumazione
    ti porto un cane morto per colazione
    vedo solo grasse moccolone e i ragazzi
    che assomigliano a Taricone
    arrivo con la faccia dello sbruffone
    cammino con il passo da strascicone
    quando entro nei club scatta l’inventiva
    qui la gente mi conosce come Fabri Fibra
    ho l’energia implosiva quando gonfio
    la mia pancia dalla cannabis attiva
    e quando perdo la saliva e meglio che
    prendi aria altrimenti non sai chi arriva
    ho la mascella che mi vibra e se parlo s’inca
    ca castra porca figa mi piace fare il galante
    solamente con donne che hanno 1000 euro in contante
    esco dal coma e mi rimetto al volante
    ho fatto inversione a U in piazza Dante
    se magari faccio testa coda e lei s’appoggia
    alla mia spalla cosa fa ci prova?
    se magari sei in competizione con tua madre
    vuoi punirla cosa fai chiami Omar?
    oh queste ragazze appena lo prendono
    diventano subito pazze cambieranno religioni
    però le mestruazioni ci sono in tutte quante le razze
    se la mia ragazza fa la troia in palestra
    appena torna a casa io le spacco la testa
    e quando impazzirò perchè il lavoro mi stressa
    allora lancerò mio figlio dalla finestra
    oh!quale sarebbe la nazione più adatta
    per trovarsi una ragazza con il cuore di latta
    questo trambusto ormonale non passa
    e fai un figlio a 70 anni e vedrai come scappa
    ma io non voglio impazzire per una sciatta
    che tra lei e sua madre non si sa chi è più vacca
    perchè magari fa la donna in carriera
    fai la mogliettina sexy anche la mamma che allatta

    Rit.

  10. a.p. il 24 giugno 2006 alle 14:52

    Ha detto che andrebbe fermata, che è spazzatura, ma non ne ha chiesto il ritiro. leggi bene monì, e smettila di andare appresso ai rapper commerciali delle major che si fanno in tanti modi pubblicità. leggiti saviano

  11. Michele Monina il 24 giugno 2006 alle 14:57

    a.p., non ti preoccupare, che Saviano me lo sono già letto. Non ne ha chiesto il ritiro, la dott.ssa Pomodoro, perché come lei stesso dice non poteva farlo, ma il succo del discorso, mi sembra, non cambia. Che significa, altrimenti, andrebbe fermata? Poi, scusa, ma non ti preoccupare se vado o non vado dietro ai rapper (sul fatto che siano commerciali si potrebbe aprire dibattito, ma in altra sede, direi). Ti garantisco che non è una mossa pubblicitaria, questa. Conosco Fabri Fibra e non è proprio il tipo. Ma Saviano, non è di una major pure lui? (va letto con ironia, a.p….)

  12. roberto il 24 giugno 2006 alle 15:03

    @temp
    hahahhahahhahahha

  13. georgia il 24 giugno 2006 alle 15:18

    scusate ma leggo stupita il commento di laura.
    A me, sicuramente, deve essere sfuggito qualcosa, visto che nessuno di voi interviene per precisare.
    Chi ha polemizzato con Saviano?
    Io ho seguito tutta la polemicuccia (quella in superficie) ma mi sembra che proprio nessuno abbia MAI polemizzato con Saviano, magari se lo sono aggiustato civettuolamente all’occhiello o sul cappellino, ma nessuno ha mai polemizzato.
    Sul valore suo e del libro mi sembra fossero tutti d’accordo
    L’unica cosa su cui erano tutto d’accordo ;-)
    Cosa più unica che rara, non c’è stata neppure una nota negativa su di lui, ne su carta ne su rete, ecco perchè non capisco molto bene l’untilità di questo vostro appello burocratico, che tra l’altro prende il posto di un bellissimo, intelligente e ironico pezzo di garufi che non riesco proprio a capire come mai abbiate eliminato, io lo avevo già segnalato nel mio blog (e il link ora fa precipitare nel nulla) e volevo poi postarlo (e l’ho pure salvato per farlo) ma certo ora, per correttezza, penso non sia più il caso di farlo.
    georgia

  14. gianni biondillo il 24 giugno 2006 alle 17:43

    Georgia. Sergio ha messo il pezzo, Sergio lo ha tolto. Nessuno ha censurato nulla. Io non l’ho letto, se capiterà di leggerlo non può che farmi piacere.

  15. Nicolò La Rocca il 24 giugno 2006 alle 18:03

    Sono un lettore entusiasta di Gomorra. Posso dire di averlo letto in tempi non sospetti. Quindi: Gomorra mi piace, mi piace la sua forma, mi piace ciò che dice e come lo dice. Detto questo mi sembra però che negli ultimi tempi l’effetto Dan Brown-Piperno-Colombati-Baricco-ecc. ecc. si stia pericolosamente ripetendo con l’ottimo libro di Saviano. Gomorra non è un capolavoro, perché non esistono i capolavori. Vi invito a leggere “La città distratta” di Pascale o “Cane rabbioso” di Petrella o gli straordinari romanzi di Roberto Alajmo, opere sul sud e/o sulla criminalità finalmente declinata evitando stereotipi e reticenze (anche sul piano delle scelte stilistiche). In questi libri troverete più o meno gli stessi temi di Gomorra, trattati a volte con maggiore efficacia, a volte con minore. Però di questi libri non si parla. Non è scattata la finzione del capolavoro.

  16. Lucio Angelini il 24 giugno 2006 alle 18:17

    Ho preso posizione sulla querellle nel mio blog con il vibrante post “L’après-midi d’un blogger”, in cui parlo dei wuminghi e anche del collettivo Scarpa-Benedetti:-/

  17. laura il 24 giugno 2006 alle 19:00

    Giorgia: stavo scherzando.
    Da una cha passa di qua per caso, non capisco un’acca delle vostre polemiche e polemicuzze.
    Mi piace leggere, come credo a tutti voi, ma mi trovo a un livello molto terra terra, e ho l’impressione che buona parte delle polemiche , delle quali mi sfugge il senso, siano mosse da un sentimento molto basico e banale:trattasi di invidia.
    Laura

  18. don Calcagno il 24 giugno 2006 alle 19:08

    Noi di “Crociata italica”, assoc. dei capp. milit. della RSI, plaudiamo all’iniziativa dell’IPA, di porre a criterio estetico assoluto il rischio della pelle: era ora!

  19. sergio garufi il 24 giugno 2006 alle 19:23

    cari giorgia e aldo biscardi, come dice bene gianni io ho messo il pezzo e io l’ho tolto. questo perché dopo averlo inviato ieri notte, stamattina mi sono alzato e c’era una mail interna che preannunciava la pubblicazione dell’appello. ho pensato quindi fosse meglio dargli la precedenza e rimetterlo più tardi. cosa che vado a fare ora. grazie dell’attenzione.

  20. georgia il 24 giugno 2006 alle 19:28

    gianni (ma anche agli altri) ti pongo un problema di blogg-e-tica.
    Tutto il materiale che appare nei blog (salvo eccezioni) è sotto copyleft, nel senso che chiunque lo può prendere e far girare se non è a scopo di lucro, se non lo manomette e se ne indicala provenienza.
    Se io stamattina avessi postato il pezzo di garufi e poi lui o altri lo avessero eliminato io non ero tenuta a fare altrettanto questo è chiaro, però se io mi accorgo (come è successo) che il post è stato eliminato (e quindi il link da me segnalato non funziona più) e decido di postarlo nel mio blog, è da considerarsi una scorrettezza o no?
    Ve lo chiedo perchè io stamani mi sono posta il problema e infatti non ho postato nulla, ma visto che già tre persone mi hanno chiesto di poterlo leggere volevo porre il problema e già che ci sono chiedere e garufi se posso postarlo.
    Chiaro che nel caso particolare se garufi mi dice che lui non ha piacere che il suo post giri io lo elimino, però desidererei anche una risposta in generale.

  21. roberto il 24 giugno 2006 alle 21:14

    @laura
    se invece di passare per caso leggessi con attenzione (non solo questo post, ma tutto il sito), ti accorgeresti che gli uzzi sono solo i truzzi e le uzze pù che una polemicuzza. Ma tanto va di moda il giudizio tranciante.
    Quindi passa pure per caso, noi non ci facciamo caso.
    Cordialmente

  22. marco il 25 giugno 2006 alle 09:46

    @ andrea inglese
    Più leggo in giro di “Gomorra” e più mi sorgono dei dubbi : che si stia esagerando? Ora, l’esagerazione è forse dovuta al fatto che del “sistema” si sa poco, che Saviano ha agito una efficace “osservazione partecipante”, che è un ottimo scrittore … Forse in molti, stante l’assoluta incapacità della politica (e della stessa società civile) di prendere in mano la degradazione, ripongono eccessive speranze (frasi del tipo “è cambiato il vento” si sprecano) in un prodotto che è, alla fin fine, nient’altro che un libro … Sì, Andrea, il rischio è che il libro di Saviano venga usato come maschera delle proprie carenze, della propria incapacità di agire alternativamente al potere criminale (che è il potere tout court). Me lo conferma la polemica in corso. C’è qualcosa di infantile, e forse anche di patologico, nelle dispute che traversalmente interessano alcuni blog, tra i più seguiti. È come se ogni partecipante approfitasse dell’occasione per dirne quattro ad altri. Messaggi in codice? Non so, sono talmente fuori dall’ambiente che non riesco a comprendere la vera posta in gioco. E poi, lo ammetto, non ho troppa stima artistica per i partecipanti al fuoco incrociato; mi paiono un po’ tutti sovrastimati … Ma questo non conta. Conta di più il fatto che il libro di Saviano sia stato preso “a scatola chiusa”, senza dubbio alcuno … Ora, io non sono un giornalista, né ho competenze in materia di camorra, però ho trovato alcuni passaggi esagerati, troppo caricati – direi romanzati … Tanto per fare un esempio: dopo l’arresto di Cosimo di Lauro (pag. 126 di “Gomorra”), Saviano scrive che “parte una rivolta, rovesciano auto, riempiono le bottiglie di benzina e le lanciano”. Io avevo memoria visiva delle immagini della “rivolta” viste in televisione e non rammentavo l’uso di molotov; ricordavo due cassettoni incendiati, qualche caciara con lancio di pietre (poche) e una azione blanda della polizia per disperdere il tutto (senza lacrimogeni, manganellamenti, etc). Ho fatto una piccola verifica in rete, leggendo le cronache del periodo, anche di gionali locali, e non ho trovato nessun accenno alle molotov; per di più – cosa che Saviano non dice – la “rivolta” (ma davvero il termine è sbagliato; le rivolte sono altro) era condotta in stragrande maggioranza da donne (mogli, madri, fidanzate, sorelle …) … Sempre in rete si trovano altri reportage sulla “guerra di Secondigliano” anche di cronisti locali. Il clima è lo stesso; lo stesso modo di elencare nomi e situazioni, di raccontare fatti di sangue, addiritura, in due casi, lo stesso modo di usare le frasi brevi e secche … Il pregio del libro di Saviano è la diffusione tramite grande casa editrice, che ha permesso innanzitutto di controllare meglio il linguaggio, di toglierlo cioè dalle esigenze di velocità dell’articolo immediato, e poi di sottrarlo ai limiti della cronaca locale (io stesso non leggevo di quelle cose, troppo distanti culturalmente e fisicamente) e di fare circolare “conoscenza” (anche se il termine più adatto, forse, è informazione minima, necessitante approfondimenti). Un pregio di non poco conto. Ma, davvero, perché non prenderlo soltanto per quello che è, un bel libro, e non vederci lo spartito per aprire strade nuove alla letteratura, magari “impegnata”? Perché non apprezzarlo per il suo valore in sé? E anche per i suoi limiti, certo, perché “Gomorra” non è un capolavoro letterario, o almeno per me non lo è.
    Marco P.

  23. A il 25 giugno 2006 alle 10:48

    Io reputerei molto più interessante, come già accennavo nel commento scomparso/censurato al pezzo di Garufi, spostare il discorso sui temi trattati, e sul modo di trattarli quindi, da Scarpa/Benedetti/WuMing/Etc. C’è un imbarazzante e nauseante spirito dei tempi che vi si aggira che dà quasi le vertigini per la esplicitezza e chiarezza con cui viene bandito. E non parlo soltanto delle ricorrenti metafore militari e delle verbigerazioni volgareggianti che foderano entrambi i discorsi, che fanno accapponare la pelle, ma anche dei più sottili risvolti diciamo “estetici”. Il qui presente DON CALCAGNO mi pare sia l’unico che abbia voluto cogliere un po’ questo aspetto accennando al “porre a criterio estetico assoluto il rischio della pelle” evocato dalla Benedetti, che davvero non saprei se definire una castroneria o una stupidaggine. Ma tant’è: così va la critica letteraria e di questo son fatte le analisi e le recensioni e la “cultura” nostrabe. Se ne accrogerà mai qualcuno?

  24. Tanino Tanato il 25 giugno 2006 alle 13:52

    Roberto Saviano attinge a piene mani al sito della DIA. Andatevi a guardarvi i rapporti semestrali. Sta tutto lì. Lui li mette solo in bella copia.

  25. roberto il 25 giugno 2006 alle 14:19

    @marco
    condivido

  26. andrea raos il 25 giugno 2006 alle 14:43

    Incollo anche qui un commento lasciato su “Lipperatura”

    Anche da quest’ultimo commento di Loredana Lipperini, mi sembra che il nostro “appello” sia venendo inteso come una critica unicamente del testo di Benedetti-Scarpa; in realtà, esso nasce anche dall’irritazione per lo speculare tentativo di recupero della persona dell’autore compiuto, con toni e intensità diversi, anche da Wu Ming 1.

    Insisto: il recupero DELLA PERSONA, il suo arruolamento in questo o quello schieramento.

    Liberato il campo da questo, le posizioni più strettamente critiche degli uni e dell’altro (dicendo in fretta, quelle sullo statuto dell’io autoriale e/o narrante) potranno, si spera, essere discusse e approfondite allo stesso titolo delle altre. Come è normale che sia.

    Ma senza che “Gomorra”, speriamo, serva solo da ennesimo strumento nell’ambito dell’ormai pluriennale regolamenti di conti fra i due “gruppi”.

  27. A il 25 giugno 2006 alle 16:54

    Ora, oltre alle metafore militari, anche quelle banditesche: regolamenti di conti fra bande rivali, e via così. E’ proprio vero che la letteratura rispecchia la vita! – quella italiana in particolare.

  28. b.georg il 25 giugno 2006 alle 17:43

    @andrea
    il commento su lipperini cui probabilmente ti riferivi (infantilmente siglato “il solito, grazie)” in cui si citava Travaglio, era del sottoscritto (anche se alcune delle cose dette da “marco” le condivido). mi scuso per la confusione.

  29. rififi il 26 giugno 2006 alle 00:00

    Non ho letto Gomorra, sto leggendo la polemica e cerco di capire di cosa si parla.
    Due anni fa ho letto “Guerra è pace” di Arundhati Roy, libro reportage sulle grandi dighe in India e sul sistema mondiale delle banche ed enti di finanziamento.
    Sto leggendo “Intercettare il mondo”, di Patrick Radden Keefe, sulla genesi e lo sviluppo del sistema Echelon e mi aspetta “Il regno di Cindia”.
    Evidentemente ci sono numerosi libri scritti con l’urgenza di una denuncia sociale o etica cui, per il semplice fatto di essere dei libri, è richiesto di esser ben scritti e di lasciare in chi li legge una traccia forte.
    Istanza etica e forma letteraria mi sembrano elementi inscindibili essendo la seconda necessaria all’efficacia della prima.
    C’è un altro fatto da considerare in questo tipo di letteratura, fatto che non so ancora quanto possa essere ricondotto ad un marketing o debba essere considerato o scartato a priori; è il rischio che l’autore si accolla dando alle stampe il proprio lavoro.
    Nel caso della bella Arundhati è stato un suicidio, è stata esclusa e allontanata da numerose manifestazioni culturali non solo in India dove ha subito un ostracismo prossimo al linciaggio, della gloria del suo best seller più conosciuto “Il dio delle piccole cose” non rimane nulla e di lei non si sente più parlare.
    Questo forse coincide anche con una scelta dell’autrice di percorrere vie meno mondane e più politiche, io questo non lo so, quello che so è che quel libro ha profondamente cambiato la mia percezione di quel paese documentandomi sui grandi enti filantropici e i loro fini e mezzi “camorristici”.
    Alla fine è questo, si parla di libri e a mio modo di vedere un libro diventa importante nella misura in cui opera un cambiamento in chi lo legge e non sempre il raccapriccio è garanzia di questo risultato anche se ne produce altri più visibili.

  30. andrea barbieri il 26 giugno 2006 alle 09:11

    Carissimi firmatari dell’appello che siete rimasti scottati dalla lettera di Scarpa a Saviano, leggete un po’ questa cosa che riprendo dal primo amore, e poi, la prossima volta, cercate di leggere con attenzione le parole – ma forse per qualcuno bisognerebbe chiedere correttezza più che attenzione….

    “Le falsificazioni di Wu Ming 1
    Tiziano Scarpa

    Nella sua recensione a Gomorra, Wu Ming 1 mi mette in bocca cose da lui inventate. Mi fa dire a Roberto Saviano: “e chissà dove saresti a quest’ora se io non, e va riconosciuto che c’è un gruppo di persone che”. Wu Ming 1 definisce il mio articolo “solita fiera delle vanità, solita condotta parassitaria, solito esibizionismo sconcio”.

    Questa distorsione delle mie parole è stata ripetuta in rete da alcune persone a cui fa comodo stravolgere la verità.

    Io ho scritto tutt’altro, e chiunque può verificarlo.
    Non mi sono vantato personalmente né a nome di un gruppo. Non ho mai parlato di “un gruppo”, ma di una buona e sana collaborazione generale da parte di tante persone, di tanti gruppi diversi, anche quelli che di solito sono divisi e polemici fra di loro.

    Ho constatato che, nel caso di Gomorra, l’intera classe intellettuale, editoriale e mediatica italiana ha dato un contributo nel valorizzare una nuova voce. Ho espresso la speranza che ciò accada ancora, in futuro, per altri libri e altri eventi culturali.

    Ecco cosa avevo scritto rivolgendomi a Roberto Saviano:

    (…) Il merito è tutto tuo. Ma, per per una volta, anche la cosiddetta “società letteraria” (ammesso che esista), l'”intelligencija italiana”, ha fatto la sua parte.

    In questi anni, scrittori, intellettuali, siti, riviste, giornali, redattori, piccoli editori, organizzatori di convegni ti hanno dato credito ospitando tuoi scritti e interventi, valorizzandoli come meritavano, fin da quando eri un ventiquattrenne sconosciuto; gradualmente, tutto questo ha portato alla pubblicazione presso un grande editore che potrà tutelarti meglio di una piccola casa editrice; giornalisti e recensori hanno parlato del tuo libro, e ultimamente c’è pure chi si è speso sfruttando i suoi contatti per segnalarti ad alcune trasmissioni televisive, che a loro volta ti hanno chiamato a presentare Gomorra sugli schermi.

    Non faccio nomi, perché qui non si tratta di distribuire medagliette.
    Semplicemente, sono soddisfatto che nel tuo caso ci sia stato un concorso di forze, una collaborazione spontanea, non orchestrata, da parte di molti in Italia, anche persone che su altri temi sono divise e polemizzano spesso.

    La morale qual è?
    Un’altra cultura è possibile? Possiamo ritrovarci d’accordo e darci una mano nel promuovere cose buone? Non siamo alla mercè soltanto dei book jockey, i frivoli cronisti di novità librarie, e dei presentatori televisivi? Il tuo caso felice me lo fa sperare. (…)”

  31. dirigente scolastico il 26 giugno 2006 alle 09:14

    Scarpa reagisce come i bambini: “Maestra, Wu Ming 1 dice che gna gna gna gna gna”. Barbieri, alla faccia che bisognava rimanere sul libro. Cheppalle le groupies!

  32. andrea inglese il 26 giugno 2006 alle 09:39

    marco scrive: 1)\”il rischio è che la forma faccia scivolare il “contenuto” in un piano di non verificabilità,\”

    2)\”Mi pare che il libro di Saviano non sia troppo diverso da tanti libri, diciamo di analisi romanzata, pubblicati ad esempio dall’editore Kaos;\”

    A mio parere, la forza del libro di Saviano non va cercata nella \”novità\” dal punto dei vista dei generi; e non mi hanno convinto le pur interessanti osservazioni dei wu ming per catalogarlo nella \”faction\”; mi sembra una forzatura; la novità di \”Gomorra\” non sta tanto nel soggetto (già si parla di Camorra, in varie forme) né nella forma (superamento dei generi mai visto), ma nella mostruosità dell\’oggetto (\”il sistema\”) e l\’intensità conoscitiva e emotiva con cui ad esso si avvicina lo scrivente. \”Gomorra\”
    è letteratura di testimonianza, con quel tanto di autobiografico che la testimonianza come genere tollera; e la letteratura di testimonianza è da sempre un genere ibrido, in quanto deve tenere assieme delle istanze divergenti: l\’enormità dell\’oggetto (la persecuzione politica, la guerra, la prigionia, il lager, ecc.) e il posizionamento del soggetto di fronte ad esso; un soggetto che entra con la sua ossessione di capire e di dire, che si vuole cancellare e farsi mero strumento ottico, senza mai poterlo fare del tutto (di cancellarsi).

    La novità di Saviano sta nell\’intesnità con cui ha affrontato il suo oggetto, portandoci oltre le immagini stereotipate, nelle zone grige, nei territori emotivi, ma anche negli snodi fattuali meno evidenti econosciuti. E uqesto è un lavoro di scrittura, di costruzione e di stile. Ma non al servizio del possibile o del verosimile, ma del fattuale. E\’ scrittura referenziale e cercare di attenuare questo aspetto ovvio mi sembra assurdo, e anche poco innocente.

    Io penso un po\’ a \”Gomorra\” come l\’equivalente letterario di uno straordinario documentario che vidi l\’anno scorso \”Le cauchemar de Darwin\”, inchiesta a tutto campo sulla triangolazione del traffico d\’armi tra Europa occidentale, paesi dell\’exurss e Africa subsahariana, con la Tanzania come luogo di transito. Anche questo documentario è \”denso\”, e va oltre il puro reportage, aprendo scorci lirici, epici a volte, e di testimonianza.

    Non trovo quindi una vera somiglianza nelle inchieste della Kaos edizioni che conosco con Gomorra. Ma perché manca del tutto, nel reportage e nell\’inchiesta classica, questo coinvolgimento ossessivo dell\’io scrivente.

  33. Alessandro Canzian il 26 giugno 2006 alle 09:55

    @Andrea Inglese. Mi sembra che nel suo saggio uscito oggi (ma a dire il vero, in tutti i suoi scritti) Wu Ming 1 descriva un percorso di superamento dei generi esistenti, cioè il contrario del tentativo di incasellare “Gomorra” di qua o di là o di “ascriverlo” a questa o quella tendenza. Dice (nel punto 3) che non si può definire “Gomorra” un reportage e basta, perché è un libro che va oltre la stessa faction (quella descritta al punto 2). Non credo si possa ridurre questo discorso all’affermazione che “Gomorra è faction”. Poi bisogna vedere se la sua descrizione delle tecniche (lui dice “le retoriche”) impiegate da Saviano sia giusta o meno. Sull’intensità, credo che siate perfettamente d’accordo. Divergete sulla natura dell’ibrido: secondo te è un ibrido tutto letterario (intra-letterario, direi), secondo lui no (almeno io ho capito questo). Per quel che mi riguarda, forse sono più vicino a te su questo, perché se la barriera tra giornalismo e letteratura è già stata abbattuta in più punti da 40 anni (come lo stesso wm1 spiega), allora certo giornalismo è già letteratura, e quindi l’ibridazione – in questo caso – avviene tra due generi che sono entrambi, a pieno diritto, letterari. Il vero ibrido tra letterario ed extraletterario era, appunto, “Asce di guerra”.

  34. santiddio il 26 giugno 2006 alle 10:28

    Barbieri, prima leggere poi commentare.
    Hai letto il commento di Raos poco più sopra al tuo? E allora di che parli? Ci trovo molto strabismo nelle tue parole, vedi solo le cose che vuoi vedere e le interpreti davvero a modo tuo.
    Nel tuo primo commento, ad esempio, dici, della parte finale dell’appello: “una frase in codice che sicuramente ha qualche obbiettivo in carne e ossa.” Ora mi sembri tu ambiguo. A chi credi si rivolgessero? Forza, nomi e cognomi.

  35. Andrea Raos il 26 giugno 2006 alle 10:31

    Ehm, a me sembra evidente che l’ultima frase dell’appello si riferisce a Gomorra stesso.

  36. andrea barbieri il 26 giugno 2006 alle 11:13

    Ma Raos, dopo la precisazione di Scarpa, vi scuserete con lui o farete fina che no, voi la lettera di Tiziano l’avevate letta per il verso giusto, voi non ci avevate visto l’ego e il padrinaggio…
    E poi, vi scuserete per aver instaurato attraverso l’appello un ridicolo “ordine del discorso”?

  37. andrea barbieri il 26 giugno 2006 alle 11:18

    Raos, ti farei un’altra domanda: non c’è nessuno tra i firmatari dell’appello che vede nelle parole di Moresco scarpa e Benedetti dei – riprendo l’espressione dal vostro appello – novelli santi e nuove sacre scritture di cui si può fare a meno?
    Rispondimi sinceramente Raos.

  38. Gesù Cristo il 26 giugno 2006 alle 11:28

    Io non ho firmato l’appello, posso rispondere? La penso come questo Barbieri: di quei novelli santi e nuove sacre scritture si può fare a meno. Quelle che ci sono funzionano egregiamente, e credo di avere più fascino io di Scarpa.

  39. andrea barbieri il 26 giugno 2006 alle 11:35

    Ah, per il nick santiddio
    Il commento di Raos che tu chiedi di tenere in considerazione dice tra l’altro:
    “in realtà, esso nasce anche dall’irritazione per lo speculare tentativo di recupero della persona dell’autore compiuto, con toni e intensità diversi, anche da Wu Ming 1.

    Insisto: il recupero DELLA PERSONA, il suo arruolamento in questo o quello schieramento.”

    Queste parole che cosa significano?
    Significano che la lettera di Tiziano a Roberto sono state lette come “arruolamento”, evidentemente fraintendendole (da parte di qualcuno scientemente).
    Per questo, caro santiddio, io insisto nel mio discorso.

  40. andrea inglese il 26 giugno 2006 alle 11:40

    a Alessandro Canzian, appena riesco scrivero’ su “Gomorra” approfonditamente e nel senso che ho riassunto nel mio commento;
    in effetti trovo condivisibili e utili molte cose scritte da wu ming nel suo ultimo intervento (come, per altro, le cose scritte da Forlani su NI, ecc.).
    Il punto che non condivido è questo tentativo di annettere “Gomorra” alla “fiction”, secondo una logica “o reportage o fiction o ibridazione dei due”; a me sembra che non ci sia proprio bisogno di tirare in ballo la fiction né della grandi novità formali. Senza per questo parlare (demenzialmente) di neorealismo (che è ancora fiction). Il riferimento più pertinente mi sembra quello del genere, ibrido di natura, delle letteratura di testimonianza, dove l’accento è pero’ posto sulla mira “referenziale” della scrittura. E la mia insistenza su questo non puramente una questione di “categorie” letterarie, ma anche di modo di lettura. C’è una parte di paese (nostro) che vive quotidianamente la guerra, la tortura, la sopravvivenza. E ha bisogno di qualcosa di più di una scrittura giornalistica per dirlo e ha bisogno di qualcosa di diverso di una scrittura romanzesca per dirlo.

  41. Alessandro Canzian il 26 giugno 2006 alle 11:53

    Quella che non capisco è la logica di Andrea Barbieri, e prima ancora quella di Tiziano Scarpa:
    se io dico, poniamo, che X è razzista perché ha scritto “Y”
    e X mi risponde: io non sono razzista, rileggiti “Y”, ignorante!
    automaticamente il discorso è chiuso lì?
    Basta l’autocertificazione?
    Scarpa pensa che basti copiare e incollare quello che aveva già scritto. Ma per quale motivo, se uno aveva inteso il testo in un certo modo, dovrebbe automaticamente intenderlo in un altro modo se riproposto? Le frasi che Scarpa ricopia nel testo c’erano già, erano già state lette, e diverse persone hanno comunque concluso che Scarpa “padrineggiava”.
    Forse perché ha ragione Garufi, e quelle frasi in realtà sembravano dire il contrario? L’effetto di quel testo era: “Non dico che tu ci debba qualcosa, ma sicuramente ci devi qualcosa.”
    Alla luce di quest’effetto, riproporre il testo così com’era non serve assolutamente a niente.
    E l’insistenza con cui Barbieri ripropone in modo assillante la riproposta significa: quella di Tiziano Scarpa è l’unica interpretazione valida di quel che ha scritto, ed è addirittura indiscutibile, per cui all’autocertificazione devono seguire le scuse. E’ ridicolo. Se ragionassimo sempre così, chi si libererebbe più di “novelli santi e sante scritture”?

  42. andrea barbieri il 26 giugno 2006 alle 12:24

    Caro Canzian le frasi sembrano dire il contrario a lettori “proiettivi” o in malafede (ragione per cui vengono riproposte insieme a precisazioni). E non sono assolutamente superflue le precisazioni di Tiziano Scarpa nell’interpretazione di quelle parole, dato che sono le sue parole (o meglio, sono superflue per il lettore accorto, non lo sono per quello proiettivo o in malafede).
    A me pare, Canzian, che qui si stia precipitando nel grottesco.

    Tra parentesi, Canzian, sto ancora aspettando che tu indichi le fonti dei tuoi copia-incolla del tuo cosidetto Florilegioqui pubblicato su Nazione indiana…

    Appena posso postero anche io (dove non so) una lettura di Saviano, dato che quelle apparse su NI fino a ora mi sono sembrate troppo spompate, roba da letterati insomma.

  43. Alessandro Canzian il 26 giugno 2006 alle 12:26

    Sei ancora in attesa? Perché, quando me l’hai chiesto?

  44. andrea barbieri il 26 giugno 2006 alle 12:35

    Sul blog di Georgia, quando sei intervenuto, te l’ho fatto notare, anche se non c’è nessun bisogno di far notare e di chiedere: a casa mia quando qualcuno riprende parole di altri rende individuabile la fonte (come ringraziamento e come verificabilità).

  45. Alessandro Canzian il 26 giugno 2006 alle 12:53

    Sul blog di Georgia ho concluso il mio ultimo commento dicendo che toglievo il disturbo, e l’ho tolto, quindi non ho visto la tua richiesta. Se io dico che tolgo il disturbo, lo tolgo. Quando lo dici tu, invece (e lo dici continuamente), non lo togli mai :-)
    Ho specificato che quei tre florilegi erano il risultato di ricerche su google, e che non volevo appesantire. Le fonti erano direttamente accessibili, se a uno interessava il testo completo dell’intervista a Scarpa, bastava digitarne una frase su google.
    Comunque, ti accontento in questa sede:

    Intervista a Tiziano Scarpa: http://www.letteralmente.com/connessi.asp?id=34
    Tiziano Scarpa su Nicola Lagioia: https://www.nazioneindiana.com/2004/10/25/occidente-per-principianti-e-un-capolavoro/
    Tiziano Scarpa su Mauro Covacich: https://www.nazioneindiana.com/2005/01/20/su-fiona-di-mauro-covacich/
    Intervista a Dario Voltolini:http://www.maltesenarrazioni.it/maltese/maltese.php?colonna=interviste&page=voltolini
    Intervista a Diego Marani: http://www.laretedeimovimenti.it/rub8/marani
    Intervista a Girolamo De Michele: http://www.blackmailmag.com/Intervista_a_Girolamo_De_Michele.htm
    Intervista a Tommaso Pincio: http://www.blackmailmag.com/Intervista_a_Tommaso_Pincio.htm
    Intervista a Wu Ming 1: http://www.intercom-sf.com/modules.php?name=News&file=article&sid=223
    Intervista a Wu Ming 1: http://www.leonardocolombati.splinder.com/?from=30
    Interviste a Giuseppe Genna: http://www.miserabili.com/indexannoluce.html
    Evangelisti su Manchette: http://www.carmillaonline.com/archives/2003/06/000314.html
    Evangelisti su Wu Ming 1: http://www.carmillaonline.com/archives/2004/11/001072.html
    Evangelisti su Genna: http://www.miserabili.com/2004/06/11/grande_madre_rossa_recensito_s.html
    De Michele su Evangelisti: http://www.eymerich.com/archives/2006_02_01_archive.htm
    De Michele su Wu Ming 5: http://www.wumingfoundation.com/italiano/freekarmafood/interventiautore.html
    Wu Ming 1 su Elmore Leonard: http://www.blackmailmag.com/Tradurre_Elmore_Leonard_di_Wu_Ming_1.htm
    Wu Ming 1 su Gianni Biondillo: http://www.wumingfoundation.com/italiano/Giap/nandro_giugno2005.htm#biondillo
    Wu Ming 1 su Marco Philopat: http://www.wumingfoundation.com/italiano/Giap/nandropausa7.htm#6
    Wu Ming 1 su Emilio Sarzi Amadè: http://www.cansiglio.it/biblioteca/wumingpolenta.pdf

  46. andrea barbieri il 26 giugno 2006 alle 13:09

    Oh, ci voleva tanto?

  47. Alessandro Canzian il 26 giugno 2006 alle 13:16

    Appunto. Ci voleva tanto? Google.

  48. francesco forlani il 26 giugno 2006 alle 13:23

    Andrea Barbieri

    Per chiarirti ulteriormente la mia posizione visto che ho ormai la certezza che esistano due Andrea Barbieri, uno con cui discorro al telefono, e l\’altro che ritrovo su Internet ecco alnue note:

    1) Quanto è stato detto e firmato da molti di noi in questo post mi sembra di una chiarezza incontrovertibile. Riprendo a tal proposito quanto scritto in un commento fatto altrove, dove riprendendo un\’intelligentissima nota di Andrea Raos sul sito della Lipperini:
    ho scritto: Il merito dell\’appello è quello di emancipare ognuno dei firmatari dalle proprie posizioni (prese, immaginate, scritte)e indicare une sortie de secours.

    2)Top five delle affermazioni che fanno di una persona intelligente un incapace di intendere (di volere non si sa)

    Andrea barbieri wrote:

    Appena posso posterò anche io (dove non so) una lettura di Saviano, dato che quelle apparse su NI fino a ora mi sono sembrate troppo spompate, roba da letterati insomma

    Furlen\’s Answer

    Andrea qui tu mi insulti. Se critichi argomenta, ok?

    Andrea barbieri wrote:

    \”Raos, ti farei un’altra domanda: non c’è nessuno tra i firmatari dell’appello che vede nelle parole di Moresco Scarpa e Benedetti dei – riprendo l’espressione dal vostro appello – novelli santi e nuove sacre scritture di cui si può fare a meno?\”

    Furlen\’s answer

    Se leggi con più attenzione, Raos di cui ti fidi, te lo fa notare, \”novelli santi e nuove sacre scritture \” si riferisce a Gomorra e proprio per non farne a meno, di Gomorra, va rifiutata ogni \”illuminata\” interpretazione. Qui mi sembra, dalle tue parole, che se non si è santi e non si scrivono sacre scritture, tamto vale restarsene a casa. Come ho già detto, e a differenza di te che consideri due blocchi indivisibili, Primoamore/benedetti,scarpa,moresco, come se gli altri otto in primo amore non contassero nulla ( e ti assicuro che sono ugalmente molto bravi)la lettera di Moresco (è scritto lettera e non parla del libro, ma si augura qualcosa del libro e lo fa bene ed è molto bella) il testo della Benedetti, recensione sull\’espresso, che annuncia l\’uscita del libro e ne dice qualcosa, certo ma in venti righe (si può dare una lettura critica seria di un libro in venti righe?) era un sans plus, Andrea, ma non è un dramma, mi sembra. La lettera di Scarpa è stata interpretata da tutti (tranne te, lo riconosco, e sicuramente qualcun altro) come \”inopportuna\” (uso questo termine per non riavviare il caos). Ora che succede. Wu-Ming che dedica al libro lo spazio e il tempo che merita, produce delle ipotesi di lettura che io personalmente trovo giuste (Andrea Inglese che tu stimi molto dice la stessa cosa). E di una cosa sono certo, non c\’era nessuna appropriazione indebita di quel testo (come molto meschinamente si è detto e scritto). Ti dirò che se Tiziano Scarpa avesse scritto la lettera a Roberto Bui prima dell\’attacco in duo con la Benedetti alla poetica dei Wu-Ming, magari aggiungendo che se in tanti si era percepita una certa cosa forse un briciolo di colpa ce l\’aveva anche lui.

    Per quanto riguarda la mia idea dell\’opera cui fai riferimento e per l\’importanza molto relativa che questa mia idea può avere, trovo Canti del caos (e l\’ho detto all\’epoca in cui lo lessi)un libro importante, i pamphlet di Tiziano Scarpa (quelli di Nazione indiana uno più che in primo amore) intelligenti, nella violenza e nella scelta dei campi di battaglia e pur stimando Carla Benedetti come critica, la costruzione del suo dispositivo sul paradigma dell\’autorialità, e la lettura faziosa dell\’affaire Pasolini/Calvino, non mi convincono. E\’ un peccato! Dovrei argomentare, lo so caro Andrea e infatti lo farò. Quando? Prossimamente. Dove? non so.
    Per ora mi limito ad annunciarti i temi (sempre sul sito da cui ho copiato la prima parte):

    Libera Avanguardia e Pubblico di Merda
    (lettera a Cortellessa perchè la si smetta una volta e per tutte nel considerare i lettori come degli imbecilli, e perchè si introduca nell\’editoria italiana il termine lettore al posto di copia venduta)

    L\’Autorimessa ha chiuso,viva i garage, ovvero invito a Roberto Bui a non diffondere a mezzo stampa la lettera di licenziamento degli \”esperti\” in Autori, di quanti abbiano investito tutti i loro soldi e tempo negli incontri di Boxe: A contro B, C contro D
    o come si può leggere in rete:

    il \”Gruppo \’ 63\” definisce Bassani e Cassola \”le nuove Liale\”, paragona insomma \”Gli occhiali d\’ oro\” o \”La ragazza di Bube\” a romanzacci per tenere adolescenti, rimprovera al \”marxista Moravia\” la collaborazione ai \”giornali della grande borghesia\”.
    Sanguineti, si proprio lui, Edoardo Sanguineti.
    Chi ha parlato di Liala, ultimamente…

    Poetically Incorrect o dei poeti banditi

    Attacco da sinistra (e senza destra) alla nuova liberal socialdemocrazia secondo cui i poeti sono santi e magari anche navigatori, e condannano l\’opera di Handke al silenzio come si fece con Celine, Pound per non citare la mancata attribuzione del nobel a Borges.

    Cronaca nera: ogni giorno in Italia nascono tre nuovi editori. Più figli meno libri.

    Fuori i nomi: quando la verità non diventa delazione.

    Star systeme o del colabrodo: quando Houellebecque inventò lo scrittore Rockstar.

    Transgender e romanzo d\’appendice.La volta che Gramsci, in letteratura e vita nazionale, definì i romanzi di Dostoevskij come letteratura d\’avventura (au bon sense)

    Cronaca nera: le fictions e i reality stanno uccidendo il linguaggio. Da un posto al sole alla canicula mentale,sudano tutti.

    1984: vagiti d\’occidente
    Grazie al processo di infantilizzazione della società italiana,e soprattutto grazie ai nuovi tappi delle bottiglie d\’acqua, nei treni italiani tutti si allattano impugnando i nuovi biberon. A quando il rigurgito?

    ciao
    effeffe

  49. andrea barbieri il 26 giugno 2006 alle 14:21

    Furlan, la lettera l’avete letta male e ci avete costruito un castello sopra più sconnesso e volante del Castello errante di Howl. A me questo fa incazzare, ma la mia incazzatura è sulle idee non sulle persone (sono incapace d’odio, te ne sei accorto?). Per questo sono gentile di persona, perché so che davanti ho una persona. Ma allo stesso tempo non voglio qui, per gentilezza, sragionare.
    Sullo “spompato” evidentemente ti provocavo e infatti hai abboccato. Comunque se vuoi un argomento: a un camorrista potresti parlare del padre, ma non dell’Auteur. In quel caso la realtà stessa filtrerebbe la letterarietà lasciandola fuori dalla porta (del covo).

  50. andrea barbieri il 26 giugno 2006 alle 14:26

    Pardon, FurlEn

  51. francesco forlani il 26 giugno 2006 alle 14:48

    Sullo “spompato” evidentemente ti provocavo e infatti hai abboccato.

    caro Andrea il problema è questo. provocare, abboccare ecc.
    Se ti dicessi come firmatario dell\’appello che il rischio* che si corre con questa storia è di fare scattare una forma di disamore verso il libro di Roberto per sovraesposizione. Vd il Magnate qui sopra. Non voglio essere tra quelli che dovrebbero replicare a quanti già dicono: \”ma insomma Gomorra di Saviano non è mica l\’Ulisse di Joyce!!\” Certo che non lo è. Eppure, ragionare su questo libro, anche sporcandosi le mani, d\’accordo, è una vera novità. E mi sembra che starci dentro, senza chiudere gli occhi o tapparsi le orecchie, ni fa crescere, come narratore e soprattutto come lettore. Per quanto riguarda poi le tue considerazioni su NI 2, e sulle aperture ai generi, leggiti bene almeno i titoli dei post che abbiamo messo su e ne riparliamo. Non è colpa mia se testi come quello di Benoìt Duteurtre su Sempè non lo hai letto, e ti assicuro che ne valeva la pena.
    effeffe
    ps
    Volevo anche dire che tutti gi interventi di Garufi mi hanno per la prima volta suggerito internamente una certa fierezza, di appartenere anche, e non solo, a questa avventura di Nazione Indiana. Grazie Sergio

  52. dafne il 26 giugno 2006 alle 15:04

    Bhè Tanino, spiegaci anche che male c’è nell’avere delle fonti…. bhà

  53. Andrea il 26 giugno 2006 alle 15:31

    provo a dire un paio di cose mie: non essendo una persona estremamente competente in fatto di letteratura (di critica in particolare), ho (un po’ alla volta) scelto delle figure di riferimento (le ho scelte perchè leggendo loro recensioni mi sono trovato a leggere libri che mi sono piaciuti, tornare alle loro recensioni, …).
    I miei critici di fiducia sono: Wu Ming, Genna, Evangelisti; questo non significa che prenda per oro colato tutto ciò che dicono (a volte ad esempio non riesco a leggere due righe comprendendole fino in fondo dei pezzi di Genna), tuttavia ho scoperto che le loro recensioni mi portano a libri che mi piacciono anche (o soprattutto) per via degli ideali (perdonate il parolone) che queste persone portano avanti (ideali facilmente comprensibili leggendo i loro scritti su Carmilla o WuMingFoundation).
    Venendo al libro di Saviano (non l’ho ancora letto, ma ho letto i pezzi pubblicati qui su NI) e alla polemica/dibattito: non credo che WuMing cerchi di apparentare alla propria parrocchia Saviano, oltrettutto nel disclaimer che pubblicano con Nandropausa dicono esplicitamente che consigliano libri che hanno letto e a loro sono piaciuti, che la loro non è una panoramica esaustiva, … (tenendo conto che sono un gruppo che porta avanti la logica del copyleft sin dalle loro prime pubblicazioni, pare evidente che non vadano in cerca di ritorni); d’altra parte leggo questo post http://www.carmillaonline.com/archives/2006/06/001817.html#001817 dove viene riportato il giudizio negativo (senza prima aver letto il libro) su New Thing da parte di Scarpa (e quindi mi pongo dei dubbi sull’affidabilità di Scarpa: dubbi che le argomentazioni di Genna nel post fanno lievitare).
    Infine: un libro può restare solo una piacevole lettura o operare dei cambiamenti in chi legge, ma credo dipenda tanto da come è scritto quanto dalla predisposizione di chi legge a trovarci qualcosa che lo colpisca o lo spinga a riflettere, cambiare i propri comportamenti, …
    Andrea

  54. davide racca il 26 giugno 2006 alle 16:16

    per me gomorra è un romanzo. totalmente romanzo.

    non credo che si debba indugiare troppo su questo. perchè altrimenti si cade vittima di giochi illusori.

    gomorra cerca l’inferno (e lo trova!) in questo limbo di semi-impunità.

    la verità che dentro vi è scritta è quella del suo autore, che è un coacervo di stastiche sangue e allucinazioni. ma preciso che comunque questa resta la verità dell’autore e non dell’io-narrante. le due cose, autore e io-narrante vanno saparete, e nettamente!

    l’autore può aver ricevuto minacce telefoniche, ma l’io narrante no. l’autore può aver letto le cronache locali, ma l’io narrante non lo fa, e si trova nei luoghi del delitto.

    dico questo perchè è proprio qui che si è da sempre fondato l’inghippo: chi è saviano? un testimone o un affiliato? (la polizia ha sempre quasi indagato su di lui più che con lui… ma perchè romanzando metteva in crisi le loro informazioni… e altre ve ne aggiungeva, ovviamente).

    e poi mi chiedo anch’io: un romanzo può modificare la realtà?
    io credo di no. i morti (come don peppino diana) non si ridestano, i sopravvissuti neanche.

    un saluto

  55. georgia il 26 giugno 2006 alle 17:52

    forlani posso dirti una mia impressione (e non è la prima volta che la manifesto l’ho detta anche per altri libri) il vostro appello non fa un buon servizio al libro di saviano (se questa è veramente la vostra intenzione) Saviano ha scritto un libro che non ha bisogno di protezioni, parapetti spinte ecc. ecc Quindi tutto sto parlottare a caldo, tutto sto invitare gli altri a cosa debbono o non debbono fare non può che nuocere al libro.
    Anzi non potrebbe che nuocere, se qualcosa potesse nuocere a questo libro, al momento, perchè il libro sta volando alto da solo, non ha bisogno dei commenti di tutti, ci sarà tempo, ci sarà un sacco di tempo per dire cose sul libro quando tutto sarà meno caldo e più intelligente
    Tutto sto puzzo che fate, di solito, serve solo ai brutti libri che hanno bisogno di spinte o a quelli belli che non riescono ad avere visibilità. Gomorra è fuori da questi schemi … lasciate perdere proclami, grida e carte da bollo, parlatene se volete, ma addirittura un proclama da firmare come si fa con chi subisce una ingiustizia a me sembra veramente una cosa un po’ ridicolo.
    E poi smettela anche di dire che la polemicuccia meschinella (innescata ad arte da e-maestri della commedia dell’arte e della simulazione ) è una polemica su saviano. NON LO E’.
    Saviano è altrove al momento (I miei migliori auguri a lui).
    geo

  56. christian raimo il 26 giugno 2006 alle 19:34

    per me non è sempre corretto applicare meccanismi freudiani di sottinteso. anche andrea cortellessa faceva questo qualche anno in un articolo forse proprio su moresco. dipende dalle persone. tiziano scarpa è uno che odia, quando scrive, il doppiosenso e soprattutto l’ironia, è letterale alle volte anche in modo poco credibile. se si vuole essere psicanalitici si è un po’ scorretti secondo me. soprattutto se prendo anche questo alla lettera il discorso che scarpa faceva qualche tempo fa contro i “padristi”. in tutto questo poi è normale che chiunque si senta amico di qualcuno si senta più amico degli altri.

  57. georgia il 26 giugno 2006 alle 20:01

    e il mio commento che ho postato qui????
    cassato?
    o il caldo l’ha squagliato?
    ;-)

  58. gianni biondillo il 26 giugno 2006 alle 23:11

    a Riccardo Saviano, che non conosco:

    A me me piace chi da ‘nfaccia senza ‘e se fermà’
    chi è tuosto e po s’arape pecchè sape c’adda dà’
    aiza ‘o vraccio ‘e cchiù pe nun te fa ‘mbruglià’
    e dalle ‘nfaccia senza te fermà’
    A me me piace ‘o blues e tutt’e juorne aggio cantà’
    pecchè m’abbrucia ‘o fronte ‘e ‘na manera aggio sfugà’
    sono volgare e so che nella vita suonerò
    so blues astregne i diente e sono mo.

    ;-)

  59. marco p. il 26 giugno 2006 alle 23:12

    @ andrea inglese
    La tua risposta è troppo vaga, non parla di “Gomorra “ che in termini generali-generici, eludendo una questione per me fondamentale: quanto scritto da Saviano, essendo principalmente (non solo, ma principalmente) reportage, è tutto vero? Non ci sono piuttosto delle esagerazioni che, se pure possono far deragliare il reportage nel romanzo, rendono il testo troppo “fiction”? Mi rifaccio alla stessa frase che ho citato in precedenza, da pag. 126 di “Gomorra”, là dove Saviano scrive che “inizia una rivolta, rovesciano auto, riempiono le bottiglie di benzina e le lanciano”. Il senso della frase è chiaro. Ma è anche VERO? O meglio, la descrizione letteraria dei fatti corrisponde al reale accaduto? C’E’ STATA O NO UNA RIVOLTA? Non è una questione di poco conto. Quanti fatti narrati da Saviano presentano ambiguità di questo genere? Tu dici che si tratta di “letteratura di testimonianza”. Ma proprio questo dovrebbe portarti a dire che si tratta di UNA testimonianza, una tra le tante, e nessuno può escludere a priori che possa anche trattarsi di FALSA testimonianza. E proprio perché la materia è ai più sconosciuta, ti chiedo: non è che l’afflatto personale messo dallo scrittore – il suo essere interno a ciò che descrive – abbia un po’ sviato dall’oggetto descritto? Non voglio dire che sia così; voglio soltanto evidenziare che nessuno si è posto criticamente – o ha solo posto dei dubbi – su quanto descritto da Saviano, come se in quel libro ci sia la verità più scomoda sulla camorra. Chiedo inoltre: non è che proprio perché il libro ha questa caratteristica – di essere denso-forte-scomodo – è stato assunto come esempio di una mancanza, ovvero di quella capacità di essere radicali che ci manca come scrittori-intellettuali? Tant’è che in molti lo tirano per la giacca, iscrivendolo d’autorità alla propria cordata …

    @ TUTTI
    Scusate, ma sono stufo di circunavigare a vuoto tra le vostre parole. Al naufragio preferisco una birra fresca parlando di calcio (noi vogliamo la juve in serie C). Di tutto si parla, ma tutto è OT, tutti sono “fuori tema”. Se vi divertite così, buon per voi. Sono arrivato qui da poco, e con molta curiosità. Ritorno da dove son venuto, molto scazzato. L’Italia è un paese di merda, indubbiamente. Pur felice per il trionfo del NO, il mio pessimismo per le prospettive si aggrava: mi sembrate tutti dei disadattati, come incapaci di stare con logica su quanto si discute (e qui mi riferisco ai commenti, perché le proposte dei redattori di NI sono intriganti, invogliano la lettura e l’approfondimento). Non essendo io un professionista del commento, e avendo notato che la professione coincide col nulla, mi ritiro in buon ordine. Ricordo, per quanti si sentissero offesi da queste mie parole, che il post che sto commentando esordiva con l’appello a stare su “Gomorra” … Quanti lo hanno fatto? Quanti hanno tracimato verso il nulla? Ripeto: se vi rende contenti ciò, buon per voi; io sono stufo e vi saluto …
    Marco P.

  60. Mario Spada (fotografo) il 27 giugno 2006 alle 01:38

    @Marco p

    Allora. La rivolta c’è stata dopo l’arresto di Cosimo Di Lauro. Noi tutti eravamo lì. Le molotov sono state usate per abbicciare i cassonetti, e per chi non dovesse ricordarlo, fu necessario far intervenire il X battaglione carabinieri CAMPANIA (ansa e corsera riportarono la notizia) per riuscire a trasportare il detenuto in questura. Bloccato da circa 400 persone. I cronisti dopo 15 minuti andarono via, e si catapultarono nella questura per aspettare di fotografare l’arrivo di Cosimo. Ecco perchè non trovi la verificabilità…

  61. francesco forlani il 27 giugno 2006 alle 01:43

    @GEorgia
    … e infatti a mezzogiorno me ne vado a Bologna dove, alla Feltrinelli alle 17 Roberto presenterà Gomorra. Magari fai un salto anche tu
    effeffe
    ps
    @Sergio, dimmi tutto, bello, bravo, simpatico, intelligente, ma buono (e gentile) no, ti prego:-) Dieci giorni fa tutto un quartiere di Torino ha fatto colazione con Borges. Anche grazie a te.

  62. marco p. il 27 giugno 2006 alle 01:44

    @ mario spada
    è ovvio che quello della “rivolta” era un esempio … in ogni caso, non c’è stata, in quella occasione, alcuna rivolta, almeno per il senso che la parola “rivolta” ha in un contesto ben più vasto … rivolta è stata quella delle banlieau francesi, dove le molotov non erano 2 e non venivano lanciate dentro cassonetti, ma contro i commissariati, contri i blindati, contro le auto, contro i reparti a piedi dei gendarmi; se vuoi, rivolta – ma piccola – c’è stata il 20 luglio a genova, quando migliaia di persone fronteggiavano la polizia e dove è caduto carlo giuliani … insomma, il senso della parola “rivolta”, per quello che è accaduto dopo l’arresto di Cosimo di Lauro, è esagerato, non rende ciò che è effettivamente successo quel giorno … c’è stata niente di più che una piccola protesta, molto simile a quella da stadio, quando gruppi di ultras fronteggiano per dieci minuti la polizia, senza che si diano scontri effettivi … se le parole hanno un loro senso oggettivo, ovviamente … e in ogni caso, la rivolta, pur essendo una esplosione momentanea, è una ESLOSIONE DI RABBIA RADICALE … il battaglione CAMPANIA usò lacrimogeni in quantità industriale? si gettò sulla folla coi blindati? impugnavano i fucili al contrario, usandoli come clave? ci furono feriti? dopo la ritirata, la folla tornò a riempire le strade ancora più inferocita? … Ripeto, quello della “rivolta” è un esempio per misurare la portata della verità in un libro, quello di Saviano, che è, come ho già scritto, tra i migliori usciti ultimamente … però l’unanimità di giudizi, e spesso i commenti a-critici, mi rende sospettoso … tutto qui …

    Marco P.

  63. sergio garufi il 27 giugno 2006 alle 01:45

    @francesco
    grazie, sei troppo buono :-)
    @christian
    “fantacritica” (per dire il primo che mi viene in mente), per te non è un pezzo ironico?

  64. popolano il 27 giugno 2006 alle 01:56

    @ Marco P.
    Ma co ‘sto caldo, proprio de lana caprina te dovevi impannuccia’?

  65. andrea inglese il 27 giugno 2006 alle 03:41

    a marco p
    l’esempio che fai è infelice, se deve servire come argomento di “sospetto” sulla dimensione referenziale della scrittura di Saviano; infelice perché marginale e perché fuori bersaglio (vedi Mario Spada); il tirare in ballo genova è poi davvero “lana caprina”; ma la questione che sollevi ha senso: ma per rispondere ad essa bisogna fare un lavoro approfondito sul testo di Saviano e su fonti altre da Gomorra. Credo che ci sia gente in grado di farlo.

    Quanto all’insospettirsi per l’accettazione acritica di Gomorra. Chiariamo le cose. Ci sono libro belli, e riusciti, e rari. Bisogna farsene una ragione. Non tutto è marketing.

    Il ragionare sulla corsa a tirare Roberto per la giacchetta (che c’è stata eccome) è un’altra faccenda. E pone sospetti sul nostro vuoto politico, e anche etico. Nostro: del paese, e anche del suo ambiente letterario e intellettuale.

  66. fabio il 27 giugno 2006 alle 15:43

    @raimo

    che hai detto, che dici, che dici? ti giuro, senza polemica. che dici????

  67. dado il 27 giugno 2006 alle 17:41

    gomorra veramente bello. vedere certa gente riuscire a litigare anche quando sono d’accordo su un libro è fantastico :-)

    per quanto riguarda l’o.t. di monina segnalo il pezzo di matteo bordone che chiude la discussione sul rapper italiota

    http://www.freddynietzsche.com/2006/06/little_crazy_fabri_gallo_fibra.php

  68. tashtego il 28 giugno 2006 alle 07:03

    “ma cosa faccio io, dopo aver letto Gomorra, se mi trovo davanti all’offerta di un paio di occhiali da sole firmati o taroccati?”
    ho preso Gomorra e ho cominciato a leggerlo, non ostante la presenza nella mia casa dell’utima raccolta di saggi di Foster Wallace, che mi chiama.
    devo però sommessamente dire che, pur non avendo ancora sostanzialmente letto il libro di Saviano, la risposta alla cruciale domanda copincollata qui sopra ce l’ho sempre avuta.

  69. marco p. il 28 giugno 2006 alle 10:56

    @ andrea inglese
    @ chi è interessato
    preciso meglio il mio pensiero (su “Gomorra” e sulla “verificabilità”) in un commento a Wu Ming 1 su Lipperatura:

    http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2006/06/ritorno_a_gomor.html#comment-19072467

  70. wovoka il 28 giugno 2006 alle 11:37

    @marco p.
    ottimo commento.

  71. temperanza il 28 giugno 2006 alle 13:26

    @marco p

    e’ un pezzo che ti vedo scrivere cose molto ragionevoli.

    A prop, vedo che la Lipperini parla di intellighezia italiota. Cominciamo a chiamarla stupidenzia e saremo tutti più simpatici e rilassati.

  72. Diablo di Montesanto il 29 giugno 2006 alle 11:37

    @ racca

    C’e’ una cosa che non sopporto. Quando si attaccano gli amici: ‘nfame.

  73. luci fer il 30 giugno 2006 alle 13:17

    In effetti. Vada a rifrescarsi la memoria, il poeta, dove nella sua discesa agli inferi, Dante si imbatté nei traditori dei benefattori.

  74. Ugolino Conte il 30 giugno 2006 alle 16:15

    @ diablo e luci fer

    Cari colleghi, mi/ci aiutate a capire “dove” e “quando” Racca avrebbe attaccato gli amici e tradito i benefattori? Così, tanto per aggiornare l’almanacco…

  75. Virgilio il 1 luglio 2006 alle 16:09

    @ luci fer, diablo, belzebu e a tutti gli ‘mperador del doloroso regno

    Geografia dell’ oltretomba dantesco:

    Lucifero, stai nel Cocito, non dovresti distrarti, hai da straziare Bruto, Cassio e Giuda……il viaggio infernale dopo la Tolomea e la Giudecca si conclude.
    Lascia perdere il poeta, che è ritornato nel chiaro mondo. E’ uscito a riveder le stelle.

  76. AbatediTheleme il 17 ottobre 2006 alle 16:32

    Ho ignorato lungamente l’esistenza del libro “Gomorra”.
    Adesso che forzosamente sono obbligato a lasciare tale beatifico stato a causa di una campagna stampa che usa i mezzi scorretti del sedicente rischio personale e della pressione politica per accreditare di forza e verità un’opera letteraria ai fini di meglio venderla e meglio spacciare i velinari di regime per eroici rivoluzionari, vorrei ricordare che in una nazione così apertamente preda della corruzione individuale e collettiva, del potere criminale e dell’asservimento di informazione e cultura a Mammona, è impossibile che una casa editrice pubblichi l’opera di uno scrittore in cui siano davvero messi all’indice peccati e peccatori.
    A fortiori se tra i peccatori ci sono camorristi e politici.
    Questi ultimi, proprio secondo i principi democratici, di quei camorristi essendo i rappresentanti nelle terre dove – come è di lapalissiana costatazione a seguito di una semplice passeggiata per Gregorio degli Armeni, senza scomodare Scampia – il vero controllo economico, sociale e militare è della malavita e lo stato solo un pavido intruso.
    Ed a chi se non alla politica pensate facciano capo le case editrici italiane??? O pensate davvero che in Italia ci sia una politica “buona” ed una “cattiva” ??? .)
    Di conseguenza, ogni cosa molto palesata e godente di promozione mediatica è di per se stessa inevitabilmente, ahimè, falsa e tendenziosa…mentre ciò che di questo non gode potrebbe essere, alle volte, vero.
    E di conseguenza esposto a reale possibilità di ritorsione (Lode a Mishima, a Majakovskj e ad Impastato).
    Crederei molto più a Saviano avesse distribuito ciclostile per la tempestosa Campania, piuttosto avesse ricevuto una scorta dal potere che si alimenta proprio di quel che egli denuncia, di qualsiasi colore esso sia.
    Vale et ego et benedico vos.

  77. lu il 13 novembre 2006 alle 19:54

    Dopo quest’ultimo post, che ha suscitato altrove ricche discussioni colme di equivoci e precisazioni, sembra capitare come un grido nel silenzio l’intervista su repubblica di stamattina. La sfacciataggine, l’immediatezza, la dirompente sincerità di saviano: 1 “In qualche modo è vero che sono stato vittima del fascino” dei vari misso, schiavone, latorre… 2 “non riscriverei più gomorra”; editori ed amici hanno espresso una solidarietà puramente verbale
    1 saviano sembra ammettere quello che gli imputava mozzi, di essere stato stregato dal Mito del Sistema; io, già il 23/10 su vibrisse mi sentivo di prendere le difese non dell’uomo o dello scrittore, ma della vita (che conosco) vissuta in terra di camorra. Il suo totalitarismo non è mito! La sua presenza capillare e quotidiana, la sua efficienza parastatale nel monopolizzare la forza e usarla anche per difenderti, tutelarti e dare da mangiare a te e ai tuoi figli non è mito! La sua infamia proteiforme, il suo sdoppiarsi subdolo capace anche di fingere di combattere contro se stessa… Lui dice: “Sono una loro vittima perchè sono cresciuto in quel luogo”. Ecco, la sua non è mitopoiesi emotiva o narrazione della paura, per usare un’espressione adoperata da raimo su Ni qualche giorno fa… Lasciamo perdere l’autore e accostiamo il testo alle strade di napoli…
    2 Attenzione ai furbi, ai furbi come abate o altri. La furbizia è l’ossigeno della cultura diffusa napoletana…



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