Verneinung

24 giugno 2006
Pubblicato da

di Sergio Garufi

freud1.jpgNon ho alcuna intenzione di partecipare alla meschina polemica su Gomorra, che vede contrapposti da un lato Tiziano Scarpa e Carla Benedetti e dall’altro i Wu Ming, Giuseppe Genna e Loredana Lipperini, ma qualcosa mi sento in dovere di dirla. Ecco, questa dichiarazione è un perfetto esempio di Verneinung. Freud si servì di questo termine nell’omonimo saggio del 1925 per spiegare come “il contenuto rimosso di un pensiero può penetrare nella coscienza a condizione di farsi negare”. In sostanza, la mia reale intenzione è proprio il contrario di quanto vado affermando. Parente prossima della excusatio non petita e della “proiezione”, il concetto psicanalitico per il quale si attribuiscono ad altri dei propri pensieri o desideri, la negazione freudiana copre e insieme tradisce un legato alle pressioni dell’inconscio. Gli indizi più evidenti di Verneinung  sono l’insistenza sospetta di espressioni – tipo “mi creda”, “davvero” ecc. – volte a garantire l’interlocutore circa la propria sincerità.

Per esempio: la frase di Genna “ho speso parecchia energia al telefono per perorare la causa del posizionamento in narrativa con gli amici editor di Mondadori – e non vanto qui, in buona fede, alcun padrinaggio”, ingenera una legittima diffidenza non solo perché pronunciata da chi sta accusando un altro dello stesso peccato per il quale si sente in dovere di discolparsi, ma anche e soprattutto per quell’appello alla “buona fede”, oltretutto reiterato (“bisogna sempre concedere l’attenuante della buona fede”), che non si capisce se intenda vincere le resistenze di chi legge o quelle di chi scrive.

Pure Loredana Lipperini, intervenendo nel dibattito, sente il bisogno di vincere delle resistenze, e cioè le proprie, preavvisando il lettore che lo fa “controvoglia” perché giudica tutta la questione sollevata dagli scrittori del Primo amore francamente “ignobile”. La sua paziente ricostruzione della vicenda prende avvio dalle “tre lettere e/o recensioni di cui Gomorra è fatto oggetto da parte di altrettanti componenti del Primo amore”. Anche in questo caso, si riconosce a fatica “la buona fede” degli estensori di quegli scritti, benché si sospetti una malcelata “laudatio a se stessi”. Nel riportare fedelmente il ping pong delle diverse interpretazioni del libro di Saviano, Loredana Lipperini paragona quest’ultimo alle famose macchie di Rorschach, quelle in cui ognuno vede ciò che vuole.

Io direi invece che il miracolo provocato dalle diverse letture di questo libro assomiglia più a uno scotoma, così com’è formulato nel famigerato Codice Da Vinci, ossia la proliferazione di esegesi deliberatamente faziose, tese ad accreditare la propria visione del mondo. Il successo che critica e pubblico hanno decretato a Gomorra viene incanalato (da chi si era sempre dichiarato nemico delle rigide classificazioni di genere) perfino nelle scaffalature delle librerie che lo espongono, e le forzature tassonomiche servono a coonestare la propria poetica. Ognuno insomma rivendica per sé la vicinanza di quest’opera alle sue, e da questo accostamento trae indirettamente legittimazione. Non è, in fondo, un’operazione meno scorretta o più elegante di quella di chi si vanta di essergli amico e di averlo sponsorizzato. Tutti concordano sul fatto che Gomorra è un libro ammirevole, magistrale, perfetto, ma ciascuno lo interpreta a suo modo, e quel modo, cioè quel tipo di letteratura, guarda caso è il proprio. Manzoni, nel XXII capitolo dei Promessi sposi, sfotteva i tanti che ”predicano sempre che la perfezione sta nel mezzo; e il mezzo lo fissan giusto in quel punto dov’essi sono arrivati, e ci stanno comodi”.

Paradossalmente, un punto su cui sembrano tutti convenire è la scomodità: lo scrivere ha da essere attività scomoda e perigliosa. All’improvviso, il luogo più malfamato e abietto in cui uno scrittore può recarsi è diventata la biblioteca, orrida sentina, vero e proprio refugium peccatorum dei renitenti alla leva letteraria. All’opposto, le stigmate del martirio della “scrittura impegnata” vanno esibite coram populo: querele, botte, teste di animali mozzate, in una sfida grottesca e teratologica in cui vince chi ha subìto le peggiori vessazioni. La Repubblica delle Lettere è fondata sull’etica personale, e nessuno si azzardi a votare SI’ al referendum sulle modifiche alla sua nobile costituzione. Di più, si cancelli Dante dal canone occidentale per aver cantato Beatrice essendo invece sposato con Gemma Donati, e s’incoroni in Campidoglio, s’incampielli e s’ingrinzani immantinente il prode Sepulveda, che resistette stoicamente alle sevizie degli scherani di Pinochet! Il talento letterario, quello, conta niente. Anche perché, come il coraggio di Don Abbondio, se non ce l’hai non c’è verso di fartelo venire.

 

136 Responses to Verneinung

  1. sergio garufi il 24 giugno 2006 alle 19:40

    mi scuso con Aldo Biscardi, georgia, temperanza e A per l’assenza dei loro commenti, che non riesco a reinserire.

  2. giuseppe genna il 25 giugno 2006 alle 09:35

    Detto che non accetto l’accusa di meschinità, essendo intervenuto su qualcosa che giudico meschino, e cioè il pezzo firmato da Scarpa e Benedetti, specifico che il reiterato appello alla buona fede ha origini che tu non puoi conoscere e rispetto al quale completamente sei fuori obbiettivo, mentre l’accenno ai consigli in Mondadori si riferisce a un momento in cui il libro di Roberto Saviano stava venendo editato e lo si considerava un reportage, quindi un saggio, mentre a mio parere si tratta di qualcosa che con la saggistica non ha a che vedere. Nessun padrinaggio, Sergio, nonostante il tuo approccio freudiano. Gli induisti dello shamkya, più antichi di Freud, prevedono nelle discussioni di specificare sempre e comunque ciò che Freud sospetta essere una feritoia su movimenti inconsci. Inoltre, aderendo in toto all’appello di Nazione Indiana, non vedo assolutamente la relazione tra il mio articolo, che era centrato esclusivamente sul post Scarpa/Benedetti e le recensioni, gli interventi e ciò che continuerà a essere scritto sul GOMORRA, che considero il miglior libro italiano dell’anno. Mi sembrava inutile che tu proseguissi nella coda di polemiche che hanno l’unico effetto di distogliere l’attenzione da quel libro, mentre hanno un senso quoad me, perché concernono una querelle Scarpa/Benedetti contro Wu Ming, condotta in maniera indegna, appoggiandosi, e quindi facendo danno, al libro di Saviano.

  3. georgia il 25 giugno 2006 alle 10:21

    reportage in italiano è tradotto come saggio? non lo sapevo, ma da ora in poi ne terrò conto perchè è una cosa interessante.
    Una querelle Scarpa/Benedetti contro Wu Ming sembra esista (almeno come reazione) è innegabile, ma una querelle Wu Ming contro Scarpa/Benedetti è esistita o no? voglio dire “esibizionismo sconcio” e “atteggiamento parassitario” sono termini neutri che WM1 usa in ogni suo reportage-recensione?
    Ora al di là di ogni polemca se fosse vero quello che dice genna allora WM1 parlando di un bel libro avrebbe evitato di infilare (addirittura linkate) le sue frecciatine verso scarpa benedetti, che bisogno c’era di farlo se non il desiderio di innescare brutalmente una polemica?
    La verità forse non esiste, è difficile vederla e farla vedere, ma certo ci si avvicina molto a capirla quando si sviluppano tante bugie al suo posto.

  4. marco v il 25 giugno 2006 alle 12:03

    ah, sono d’accordissimo: ha cominciato WM1. E mi pare incontestabile che quella recensione voleva – goffamente – accreditare Gomorra, come dice giustamente Garufi, nella loro visione del mondo, della letteratura. E’ QUESTA, in assoluto, l’operazione più scorretta: Scarpa e Benedetti hanno aggredito – forti di vecchie ruggini alle spalle – e rilanciato. Ma almeno non l’hanno iscritto a nessun partito.

  5. giuseppe genna il 25 giugno 2006 alle 12:15

    Georgia, rivolgiti a Mondadori: se scrivi un reportage, ti mettono in saggistica. Oppure a Rizzoli: “Luoghi Comuni” di Pino Corrias esce in saggistica, ed è una serie di reportage.

  6. georgia il 25 giugno 2006 alle 12:39

    genna gli amici alla mondadori ce li hai tu non io.
    Grazie della risposta anche se avrei preferito tu avessi rsposto all’altra, questa era abbastanza scontata anche se non la davi.
    Già che ci sei avrei un’altra domanda da farti: come mai WM1 e anche tu quando linkate Il primo amore lo fate con una copia cache?
    Qual’è il significato?
    Non credo sia casuale
    geo

  7. michele il 25 giugno 2006 alle 12:47

    Cavolicchio! Tutta gente che sa quello che dice. E dice pure, tutto quello che sa. Senza neppure dimenticare, e neppure per un istante, ferite eterne (diciamo dai lemuri in su). Un cavolo, una capra, una modesta barca per diporto costiero, un fiume tranquillo, un lupo (credo in muta), ma chi è caronte? Oggi, siamo sinceri! una brandina sta dai sei ai dodici euro, poi mettici pure un tomo, una bibita, ecc… Andiamo su con i costi… l’economia e cosa importante. Non si può liquidarla con punti filosofici, il lettino fronte mare grazie.

  8. sergio garufi il 25 giugno 2006 alle 12:55

    Caro Giuseppe, di questa polemica mi avevano colpito alcuni aspetti curiosi, tipo la libidine rubricatoria dei critici, come un battibecco fra suocere su a chi somigliasse di più “Gomorra”, la nuova e promettente creatura di Roberto. Insomma, mi è parso poco elegante che tutti lo tirassero per la giacchetta, chi perché si è speso sfruttando i suoi contatti per segnalarlo ad alcune trasmissioni televisive, e chi ne vantava l’ascendenza di giapster della prima ora, aggiungendo di avergli comunicato per telefono la propria idea sull’io narrante e di aver ricevuto da lui conferma che “è vera”. E poi la gara delle stigmate, un po’ ridicola, a cui non si è sottratto nessuno. Ma è stato il revival dei generi, se sia cioè saggistica o narrativa, che mi è sembrato molto significativo. Un amico fidato mi avverte ora che è imminente una recensione di “Gomorra” sul Corriere a firma di Magris, in cui si sosterrà che il libro di Saviano è in realtà un testo odeporico, ossia di letteratura di viaggio, appoggiandosi al chiarissimo sottotitolo (“Viaggio nell’impero economico e nel sogno di dominio della camorra”). Presumo che ne uscirà pure un ritratto “mitteleuropeo” di Napoli, dato che si parla di “impero”. Ieri sera inoltre, alla Feltrinelli di P.zza Piemonte a Milano, giurerei di aver visto Patrizia Valduga prendere furtivamente una copia di “Gomorra” dal reparto narrativa e ricollocarla in quello della poesia. Debbo tuttavia confessare di essermi macchiato della stessa colpa, perché anch’io ho spostato un libro. Dispiaciuto dello scazzo fra te e Tiziano, che so amici di lunga data, mi sono permesso di piazzare il tuo “Dies Irae” vicino a “Batticuore fuorilegge”, officiando così a un coniugio riparatore di cui so già che nessuno mi sarà grato.

  9. georgia il 25 giugno 2006 alle 13:29

    garufi non sei niente male :-)
    ora, sinceramente, non so se mi sei simpatico o meno, ma, in rete, ti leggo volentieri. L’immagine della valduga che furtivamente sposta Gomorra nello scomparto poesie è …. f.a.v.o.l.o.s.a, e, per capire qualcosa della divertente polemica che è scoppiata, vale più di un intero reportage (o viaggio o saggio o aggiottaggio) nella scriteriata s/critica italiana
    geo

  10. Shulgi il 25 giugno 2006 alle 13:32

    x Genna: e tu nemmeno immagini cosa avessero da dire i Sumeri, e soprattutto gli Assiri (né tu né Freud). Guarda che Garufi non stava parlando del diritto di precedenza ad un incrocio, usava Freud per spiegarsi (del resto, tu usi gli induisti per non far capire nulla, e fai bene)

  11. roberto il 25 giugno 2006 alle 13:53

    @garufi
    condivido

  12. "Aldo Biscardi" il 25 giugno 2006 alle 14:45

    per non parlare dello shivaismo tantrico di stile dionisiaco, della lotta pornografica dei Greci e dei Latini, dei desideri mitici di prostitute libiche
    del senso del possesso che fu pre-alessandrino!

  13. Franz Krauspenhaar il 25 giugno 2006 alle 15:39

    Bellissimo pezzo, caro Sergio.
    Ah, ora mi alzo dalla mia sedia a sdraio perchè ho appena finito scomodamente di scrivere:-)

  14. michele il 25 giugno 2006 alle 16:32

    All’idroscalo ieri, ho visto un gatto al guinsaglio, due alani, (arlecchini) uno sciatore sub, e alcuni individui loschi. Alcuni impermeabili abbandonati, ed un vocabolario. Sono questioni importanti, discendenze che vanno scolpite su marmo statuario. Non si può licenziare la cosa con semplici parole, occorrono piazze, edifici polifunzionali, lettini da sole, e lettini per terapia. Tutti gli acquari di questo mondo non bastano, certo che no. Occorre una scenografia più realistica, più vera, che sappia creare quell’atmosfera da solittino anni 70, da duri e puri intelletuali. e si, qui si gioca la vita, mica cotiche.

  15. fabio il 25 giugno 2006 alle 17:03

    per garufi

    pezzo davvero bello (ancora di più, forse, i commenti)…

    complimenti per il ‘tono’. te li faccio anche se sei sparito dal post manganelliano (te lo dico scherzandosci su). lì, almeno nelle mie intenzioni, si poteva parlare non di persone, elenchi e ‘campi’ e ‘battaglie’ di ‘poetica’ e di ‘affiliati’, ma di di dinamiche e traiettorie della critica lett. e dell’editoria, oggi, a ridosso delle tradizioni più prossime. comunque.

    parlavo di ‘tono’. secondo me il problema della bendetti (su scarpa sospenderei il giudizio) e dei wu ming, è (anche) un problema di ‘stile’, di ‘modi’ e di ‘note’. (e il tuo ‘stile’, decisamente, provvidenzialmente, è ‘diverso’, ‘nuovo’, e spazza via un po’ di ciarpame, diciamo che lo fa con ‘ironia’…). forse questo è l’unico dato utile che emerge dalla ‘diatriba’ , e su cui vale la pena di riflettere.

    c’è lo spartito, ormai decennale (crisi della critica, ‘restaurazione’, lett. di genere e industria cult. del best-seller, il presente e il passato lett.,ecc.). entrambi gli schieramenti (sic, e sigh!), suonano da solisti (anche se in gruppo), le loro ‘note’ sono irriducibili, come due esecuzioni dello stesso pezzo, monadiche, quasi agli antipodi: hanno come un loro ‘stile’ e ‘marchio di fabbrica’. moreschiana apocalittica apodittica prescrittiva, la benedetti (la critica militante oggi, in italia, secondo lei: è così, inutile negarlo: è come una griffe); ludici, ‘postmoderni’, innovatori per forza, virtuali, comunque (come tutti) engagees, loro, a loro modo (ed è certamente anche un fatto generazionale, d’identità: critici-critici vs scrittori-critici, di conquista ‘giovanile’ di ‘campo’, eccetera).

    a mio modo di vedere, soprattutto quando si ‘accostano’ tra di loro per una ‘polemica’ come questa, i due modi (due dei pochi modi) di fare critica lett. oggi in italia, non è che fanno cortocircuito e producono qualcosa, fosse pure (per) inerzia o entropia. si scannano tra loro, due facce dello stesso specchio e della stessa medaglia, caino e abele, romolo e remolo, guelfi e ghibellini, si vampirizzano a vicenda, si escludono all’ascolto: e collassa, in un sol colpo, l’idea stessa di lavoro critico, ci schifiamo un po’ tutti (forse un po’ anche loro stessi di loro stessi).

    (ri)emerge il vuoto culturale dei nostri giorni (‘la critica che non si fa’) e delle nostre ‘faticose attese’.. un vuoto che loro esorcizzano così, pur generosamente e anche con risultati pregevoli (pronti, però, a collassare: dietro la maschera un volto non raccomandabile, il ‘fiato corto’).

    il vuoto è da riempire, mica c’è da arrendersi: distinguendosi, certo, con tanto di appello burocratico ma soprattutto con i ‘toni’ di un commento, e nella pratica di un ‘lavoro critico’ alternativo. ma non con un sapore di ‘terza forza’. di fronte a queste (opposte, ma convergenti) isterie (la convergenza degli opposti…), tentare di usare ‘note’ diverse (tu l’hai fatto, ripeto, ma mi riferisco a destini e cose più ‘generali’).

    ultimo appunto su gomorra e sui commenti di marco p., ma su un altro post. lì si tenta di fare a mio parere un grande lavoro (critico). non solo perchè si legge e si parte dal testo. ma perchè, spero senza pregiudizi e prevenzioni (il conformismo dell’anticonformismo), si tenta lucidamente di sottoporre a critica mezzi strumenti ‘senso’ e significato (letterario, culturale e politico) del libro di saviano, individuandone limiti e ‘imperfezioni’. quando si scrive di qualcuno, quasi sempre, tu me lo insegnerai, con la ‘passione’ (civile) che poi questo libro evidentemete emana, si parte con la spada tratta per farne un quadro critico, ma tutto, pressochè tutto in positivo. anche incconsapevolmente. a me, nel mestiere di ‘critico’, nel mio piccolo, il BBB (bravo bene bis) non mi è stato mai troppo utile. lo dico per saviano e anche per gli effetti reali e la pratica di un buon ‘lavoro critico’.

    ad esempio, hai letto il libro di antonio tricomi su pasolini (‘sull’opera mancata di ppp’)?: l’audacia dell’impresa (una monografia!), accanto a quella dell’impostazione generale (del ‘tono’): nessuna oleografia, nè agiografia, nè isteria critica parziale e interessata, anzi…

    saluti, f.

  16. fabio il 25 giugno 2006 alle 17:28

    c’era un commento credo dalla lipp. sulla benedetti, anche molto articolato. si parlava della sovrapposizione che lei fa tra postmodernismo (da attaccare a spada tratta, perchè per lei, come è noto, per schematizzare, è solo l’altra faccia truccata da lancome dell’epigonismo postumo e cimiteriale di ferroni luperini; è la fucina ideologica dell’industria culturale di ‘regime’, e dell’ntellettuale ludico o disimpegnato alla wu ming ecc. ecc.), e l’oggi, il postfordismo, lo stato del nostro sistema culturale nel capitalismo avanzato eccetera. quindi, benedetti vs wu ming.
    ebbene, resta tutto quello che ho detto prima, però va notato (anche discusso, ma notato) che questo discorso sul postmoderno (discorso imperfetto, discutibile, come si vuole), è un gran bel filone di critica letteraria (culturale), in italia e fuori. non è della sola benedetti, non è improvvisato o solo da personalizzare (e quindi depotenziare). e fa discrimine, certo, ma (potenzialmenete) sui contenuti. nei ‘modi’, dicevo, è uno schifìo.

  17. palladineve il 25 giugno 2006 alle 17:34

    Anche a me la nota di Garufi è piaciuta molto. Mi ripaga, se non altro, del tempo speso (male, anzi malissimo) a seguire una “polemichetta da quartierino” spacciata per chi sa quale contrapposizione di scuole e posizioni critiche (sic!!!). Mi piacerebbe chiedere a Ugolino Conte, qualora fosse ancora in circolazione da queste parti (visto anche l’accenno a Dante nel pezzo di Garufi), se è disponibile ad ospitare nella sua “orribil torre”, anche solo per qualche giorno, per dare oltretutto un po’ di requie a quel bravo omo dell’arcivescovo, l’ensemble genna/wuminghi (lasciando a casa il wm 3, in questa occasione) e la filarmonica scarpa/benedetti. Sai che concerto! Sai che pasto! Forza Conte, dimostra ad Hannibal Lecter quanto sia un dilettante al tuo confronto: qui c’è cibo per i tuoi santi dentini.

    @ FK

    Caro Franz, dimmi con sincerità: secondo te, era l’occasione giusta per “resuscitarlo”, o avrei fatto bene a lasciarlo dov’era? Mi fido solo del tuo giudizio! ;-)

  18. F.K. il 25 giugno 2006 alle 20:41

    Va benissimo “resuscitarlo”, il Palladineve; col caldo che fa, poi…
    Ciao, un abbraccio.

  19. andrea barbieri il 25 giugno 2006 alle 20:54

    Io più che polemica del quartierino, o del blogghettino, parlerei di letturina del quartierino della lettera iniziale di Scarpa. Letta e riletta quella lettera a me pare stupenda, e pensare che intellettuali grandi e grossi non sappiano interpretare le parole mi rende affranto. Davvero, sono affranto.
    Questa miopia generalizzata avrebbe bisogno di qualcosa analogo al Postmoderno spiegato ai bambini, ma chi ha l’energia?, oltretutto vedo la parte comica della faccenda dei pezzi anti-Scarpa. Il più comico di tutti è quello dello spompatissimo Genna che riprende arzigogolando i rimproveri di mamma Lippa: eccheccazzo, già non ha senso quello che scrivi, ma almeno mettici qualcosa di tuo!
    Davvero ragazzi, lasciate perdere infernet e “andiamocene al mare” come scriveva Nietzche: è meglio.

    ps Ma Garufi perché indossa sempre la toga del giudice sopra le parti?, davvero è una cosa che mi affascina questo meccanismo psicologico da cui scaturisce ogni suo testo in rete. C’è gente che si spacca il culo per essere militante, e gente che non aspetta altro che quelli per indossare l’ermellino e dire la sua che è più parziale, infinitamente più parziale, di chi è militante.

  20. fabio il 25 giugno 2006 alle 21:45

    andrea b. qui (in questo post) nessuno se lo fila più di tanto. è ‘stizzoso’, è vero, però… qualche ragione, chissà…

    appunto: ni (o garufi) sopra le parti, o ‘terza forza’ (di che?…). i rischi ci sono tutti, di ‘passare’ così. lo dico sinceramente, senza stizze pregresse o incrociate (non vi conosco da molto…). andava bene l’ironia garufiana, ma poi?

    oltre gli ‘schieramenti’ ci sono (ci sarebbero) i contenuti. oltre i ‘metodi’ i temi, le idee. tutti d’accordo, qui ‘entrambi’ sbagliano, hanno ‘toppato’, il comune denominatore è la parodia triste di d’orrico o chi per lui a sfrattonarsi per accaparrarsi paternità o filiazioni di un testo, appunto, sfrattonato (qui ci vorrebbe temp e i suoi richiami a: 1. il lavoro, serio; la lettura, onesta; 2. considerare che di tali polemiccuzze si perderà traccia, nei cieli dell’iperuranio letterario che lei sa; 3.”dovete ‘studiare’ “, cerco di farlo, madame).

    bene. su questo, i due pari sono, han sbagliato. 7 + all’appello. 8 all’ironia di garufi.

    ma: tutti a votare no al referendum contro la costituzione; tutti a votare per prodi (o contro qualcuno); tutti, credo, a votare per le primarie. ma per le ‘primarie’ oggi sui nostri schermi, meravigliosi schermi letterari di qualche fighettissimo cinema d’essai romano o milanese, per chi si ‘tiene’? scherzo, a me non è che interessi troppo, però forse questo vago odor di ‘milazzismo’ (la ‘terza forza’) è segno di qualcosa.

    a me sfugge ‘da che parte state’, ripeto che non vi conosco da molto, ripeto che forse mi son distratto. fuori dalla polemica in sè e accantonando gomorra (ce lo chiede in lacrime quel ‘romanzo’ o ‘romanzo-saggio’ che dir si voglia), spuntano fuori temi o termini mica da poco: ‘militante’, ‘postmoderno’, ad esempio. su questi temi che si dice da queste parti?

  21. palladineve il 25 giugno 2006 alle 22:07

    @ Andrea Barbieri

    Di tutta la “vexata quaestio” (?!?), caro Andrea, io salvo, da lettore/spettatore (abbastanza nauseato): la lettera di Scarpa; la recensione di wuming 3; la salutare, demistificante cavalcata di post, e tra i post, di Georgia. Il resto mi è sembrato (ed è: se qualcuno dei protagonisti è di avviso contrario vada a rileggersi: scripta manent, nonostante i tentativi dello psiconano arcorizzato di convincerci che volant): un indecoroso giochino al confronto non critico, ma all’accertamento di chi ce l’ha più lungo, a chi conta di più nel panorama letterario (quale?), a chi è più “potente” (sic!), capace con una telefonata di mobilitare mare e monti, cantine e quartierini compresi, a chi vende di più, a chi per primo ha stretto la mano a tizio o a caio. Che pena! Soprattutto quando tutto questo viene da persone che, a parole, si sono sempre poste fuori dalle logiche accademiche delle beghe, delle conventicole, delle consorterie. E il libro di Saviano, in tutto questo? Scomparso, o meglio, usato come pretesto per personalismi abbastanza fuori luogo, per il riaffiorare di vecchie ruggini mai scrostate, di dispetti e logiche da retrobottega. Io quel libro l’ho letto e riletto: è un grandissimo “romanzo”; e, leggendolo, mi sono fatto anche una mia idea del tipo di persona che Saviano possa essere: uno a cui, probabilmente, stanno girando ancora i coglioni di fronte a quel profluvio di tiratine per la giacca, a quella inondazione di “tessere” che si vorrebbe firmasse per essere iscritto a questo o a quel club. Spero ne stia fuori, e vada, orgoglioso della sua “solitudine”, per la sua strada, coltivando e affinando soltanto il suo innegabile, naturale talento di scrittore.
    E adesso vado a rileggermi, qui su NI, i due stupendi scritti di effeffe: ho bisogno di sentir parlare del libro.

    Saluti.

  22. andrea barbieri il 26 giugno 2006 alle 00:18

    Evidentemente non si capisce la lettera di Scarpa a Saviano.
    A me preoccupa questa cosa, sul serio, perché da questi travisamenti è nata una polemica che ha messo in ombra il libro di Saviano. E in parte i travisamenti appartengono alle persone che poi firmano l’appello per il ritorno “a Saviano”. E’ ridicolo.
    Ma non è ora di finirla di attribuire al trio Scarpa Moresco Benedetti della malafede, della autoritarietà comunista?
    Ma ci credete veramente che abbiano la visione granitica della letteratura? Voi pensate di essere più aperti di loro?
    Scarpa Moresco e la Benedetti hanno postato su Nazione Indiana i più bei pezzi sull’arte figurativa che si siano visti. La Benedetti postava testi su cui si rifletteva, non le vostre bolle di sapone, che la prima cosa che toccano scompaiono.
    Scarpa parla di fumetto sull’espresso, ha parlato in rete di musica. Io ho conosciuto Messianen grazie a Scarpa, non grazie a voi. Scarpa produce idee, Scarpa apre, Scarpa pensa rivoluzionariamente che al lettore di internet possa interessare Messiaen. Lo capite che vuol dire? Capite cosa vuol dire aprire, coinvolgere, stimolare, pungolare?
    Questo è rispetto per il lettore! E’ amore per il lettore!
    Lo capite quanto era bello quel pezzo rivolto ai blogger (bloggers, siete peggio di Liala!) ? Capite la generosità e l’attenzione che c’erano dentro?
    E voi ora venite a leggere la lettera di ringraziamento di Scarpa a Saviano come un atto di superbia?!?
    Ma siete fuori?
    Il problema vostro è che prendete qualsiasi discorso che comincia con un “io”, come una esibizione dell’ego e mai come dimostrazione di responsabilità.
    Scarpa in quella lettera smania per farvi vedere che c’è un’altra società culturale possibile: fa quello che faceva coi blogger: vuole che siate anche voi con la vostra intelligenza e le vostre forze a realizzarla.
    Il nocciolo di quella lettera non sono le medaglie da distribuire. Quella è prima di tutto una forte testimonianza di affetto per il lavoro di Roberto, e poi è una testimonianza di nostalgia quello che NON c’è: una società culturale civile.
    Quello che Scarpa vorrebbe ottenere esibendo il suo “io” e caricandolo di doveri e richiamando agli stessi doveri altri “io” è quello di ribadire un principio di responsabilità nel mondo della cultura. Solo così le cose possono cambiare.
    Vi rode? non siete capaci? non ci riuscite a stare insieme? avete paura che stando insieme la letteratura diventi granitica?
    Sapete che vi dico, che la più granitica immagine della letteratura viene proprio da quelli che smerdano Scarpa la Benedetti e Moresco. Il granito è tutto vostro. Cortellessa che tenta di affossare Evangelisti è uno dei vostri perché qualche mese fa tentava di affossare le cose migliori di Moresco e facendolo affossava chi sta vicino a Moresco Scarpa e la Benedetti e probabilmente Voltolini.
    Voi siete i partigiani della letteratura smorta.
    Per voi queste parole sono niente:
    “Ciò cui io ho mirato, dall’inizio alla fine è il concetto di humanae litterae. In quel grande discorso coi morti viventi che chiamiamo lettura, la nostra non è una parte passiva. Quando è più di un semplice fantasticare o di un appetito indifferente germinato dalla noia, la lettura è una forma di azione. Noi impegnamo il presente, la voce del libro. Gli consentiamo l’accesso, anche se sorvegliato, nell’intimo di noi stessi. Una grande poesia, un romanzo classico, premono contro di noi; assalgono e occupano le roccaforti della nostra coscienza. Esercitano sulla nostra fantasia e i nostri desideri, le nostre ambizioni e i nostri sogni più segreti , un dominio strano e schiacciante. Gli uomini che bruciano i libri sanno quello che fanno. L’artista è la forza incontrollabile; nessun occhio di occidentale, dopo Van Gogh, guarda un cipresso senza cogliere in esso il guizzo della fiamma.”
    Questo non è Moresco, è Steiner.
    Voi fate tanto i partigiani della letteratura di genere, ma alla fine è molto più vicino a Moresco Evangelisti di voi.
    Fate i partigiani del fumetto e non sapete una mazza che non sia un libro di Sandman o uno di Moore da cui hanno tratto un film.
    Fate i partigiani dell’intrattenimento che offra poesia e non sapete che cosa fa l’animazione giapponese, e se lo sapete vi guardate bene dal parlarne.
    Fate i partigiani della libertà ma poi non ascoltate le critiche.
    Voi siete gli inscatolati, e venite a redarguire e fare le lezioncine a Moresco Scarpa e Benedetti?!?
    Scrivetelo voi un testo come quello che Moresco dedica a Goya qui su Nazione Indiana! Dài partigiani delle grandi aperture fatemi vedere!
    Io lo so che queste parole non servono a niente, che tanto siete testuggini e andate avanti a testa bassa. Io lo so e le scrivo lo stesso.

    https://www.nazioneindiana.com/2003/10/01/lettera-da-madrid/

  23. palladineve il 26 giugno 2006 alle 02:57

    @ Andrea Barbieri

    Potresti cortesemente spiegare a chi ti stai riferendo, cioè a chi è indirizzata la tua reprimenda? Io ho esordito dicendo che una delle poche cose che salvo di tutta la “faccenda” è la lettera di Scarpa a Saviano. Punto. Ciò non toglie, tuttavia, che quando Scarpa/Benedetti rispondono ai WuMing (1) si pongono esattamente sullo stesso piano che gli rinfacciano, i.e. giocano a chi è più bravo e a chi ce l’ha più lungo. E’ una mia “lettura” di quella “corrispondenza di amorosi sensi”, il che non significa sminuire il lavoro di nessuno: non stiamo parlando dell’opera omnia di un autore, ma di un “frammento” di autobiografia, reso pubblico, in cui è evidente una caduta di tono, per non dire altro. Tu la vedi diversamente? Bene, che c’è di male? Il tuo amore, rispettabile ma “tuo” (io personalmente non ho voglia di idolatrare nessuno), per le “virtù taumaturgiche” dei tuoi eroi, dovrebbe portarti a considerare, anche, che qualcuno può leggere in uno scritto, “quello” scritto in particolare, ciò che la tua passione ti impedisce di vedere. Resta il fatto, caro Andrea, che qualcuno in Italia coltivava, e coltiva, il sogno di una società civile e letteraria diversa, e magari conosceva, e conosce, Goya e Van Gogh, più tutte le altre cose che citi, ancora prima che il tuo messia venisse, insieme a NI o da solo, ad annunciare la buona novella.

    Se poi ti rivolgevi ai redattori di NI, beh, potevi anche dirlo espressamente, saranno loro a risponderti, se ne hanno voglia: io rispondo solo di quello che scrivo, da lettore e frequentatore di questo sito: battaglie di avanguardia o di retroguardia, a favore di tizio o di caio, mi lasciano assolutamente indifferente: sono cose di cui la letteratura, e la vita, soprattutto, sanno fare benissimo a meno, e lo faranno. “Indifferenza”, però, non esclude che, se un autore che pure stimo e apprezzo (metti uno a caso: Scarpa) scrive delle castronerie che hanno la stessa identica matrice di ciò che vuole sentitamente contrastare, io mi sento, per rispetto a me stesso, di dirlo, se posso, senza che questo intacchi l’apprezzamento per la sua opera. Si chiama tensione critica al pensare e all’agire (nell’accezione etimologica di tutti i termini utilizzati) e muove da un presupposto che dovrebbe interessare anche te, che, come tanti, vorresti un’altra società culturale e civile. Ricordi Brecht? “Guai a quella società che ha bisogno di eroi”, per esistere. Si potrebbe dire, parafrasandolo, “guai a quella società che ha bisogno di maestri e di guru che dispensano regole, conoscenza, sapere, illuminazione”: se c’è chi pensa per me, io che ci sto a fare? Con tutto il rispetto per te, per lui, e per NI 1 e 2: ma sai quante persone si battono ogni giorno, in tutti gli ambienti, per gli ideali di cui parli, senza avere le vetrine e la visibilità di cui godono tutti i protagonisti di questa meschina querelle? E non hanno bisogno nemmeno di riconoscere l’autorità di un maestro, o presunto tale, perché sanno che i “veri” maestri, se esistono, non hanno cattedre e, soprattutto, rispondono con un etico silenzio a eventuali, o presunte, offese ricevute. Segno, questo, di vera grandezza, e non di debolezza o, peggio, di “cedimento” al “nemico”, come crede qualcuno.

    Buona notte. E anche buon giorno.

  24. sergio garufi il 26 giugno 2006 alle 03:24

    @Barbieri
    Mi pare che per te schierarsi significhi sposare una causa e dei nomi – nel tuo caso Scarpa, Moresco e Benedetti – finché morte non vi separi, cioè con uno spirito acritico, da tifoso. In questo senso non mi schiero, ma prendo, spesso e volentieri, posizione. Sai bene che l’ho fatto in diverse occasioni, tant’è che in passato mi hai definito un antimoreschiano. Ho preso posizione sulle questioni più dibattute, come “la restaurazione”, sia qui che su Stilos, argomentando le ragioni per cui non condividevo quella crociata. Ma ho detto la mia in tante discussioni. Quella su Di Canio e Montanari, quella sul pezzo di Silvia Dai Pra’ e infinite altre. Ho espresso pure delle riserve su pezzi di alcuni redattori di NazInd, sapendo che mi sarebbe convenuto tacere. Ciò che temevo, riguardo alla querelle su “Gomorra”, era proprio il manicheismo della logica di schieramento: Wu Ming-Genna o Scarpa-Benedetti. Nel caso del libro di Saviano ho trovato pretestuose e strumentali (in modi diversi, come ho cercato di spiegare) entrambe le interpretazioni, e mi sono limitato a evidenziarne le forzature.

  25. Lucio Angelini il 26 giugno 2006 alle 07:49

    Garufi, te go cità nel me blog de ancùo (= oggi).

  26. andrea barbieri il 26 giugno 2006 alle 08:53

    Il problema Garufi, come ti dicevo sopra, è che tu prima indossi i panni di quello sopra le parti e poi scrivi cose di una parzialità e mancanza di argomenti totale. Come ora, quando mi attacchi personalemente in quanto tifoso, quindi in quanto imbecille.

    Mi rivolgo col mio lungo post sopra a tutta la gente che in modo più o meno soft ha contribuito alla cattiva interpretazione, interpretazione carica d’odio, delle parole di Scarpa, e poi è passata alla mise en abyme.
    Davvero è stato un comportamento penoso.

  27. andrea barbieri il 26 giugno 2006 alle 09:00

    Tra l’altro caro Garufi se tu leggessi il primo capitolo di Linguaggio e silenzio, capiresti perché quella della Dai Pra non era una recensione.
    Sai caro, Linguaggio e silenzio puoi leggerlo in quanto non è stato scritto da Moresco, quindi non ti becchi nessun virus.

    Ah Garufi, a quando su Nazione Indiana quel bel post contro D’Orrico che preannunciavi mesi fa da un sottoscala di Vibrisse? Vi mobilitate tutti insieme come l’appello per il “ritorno a Saviano” o lo fai solo tu?
    Perché non l’avete ancora fatto, le recensioni di D’orrico vi piacciono…

  28. santiddio il 26 giugno 2006 alle 11:42

    Barbieri ha dell’incredibile.
    Se io fossi Tiziano Scarpa sarei imbarazzata da cotanto groupie. il suo entusiasmo acritico nei confronti della triade rasenta quello dei VMO. Non è che è lui, dr. Jekill e mr. Hyde?

    (e questo tirare per la giacchetta Evangelisti? Cos’è, dopo Saviano ora tocca ad Evangelisti?)

    :-))))

  29. roberto il 26 giugno 2006 alle 11:43

    @barbieri
    “penoso”, “imbecille”, eccetera. Non vorrei sembrare una suorina laica, ma non ti sembra di prenderla un po’ troppo a cuore, ‘sta faccenda?

    Un giorno forse qualcuno mi spiegherà cosa significa ‘sto bailamme, tutti ‘sti nomi e cognomi. Si vede che ‘sto fori dal mercato (de fori, letterale), anzi, colgo l’occasione per ringraziare gli amici indiani che una possibilità almeno me l’hanno data (ma ora dirai che rosico perché Scarpa è famoso e io no, ma chi straminchia è Scarpa? Chi straminchia è Moresco? Mai letti, che zotico ignorante).

    Adoro le polemiche, lo giuro su gesù bambino, ma quando riesco a capire di che si parla. Quuando ci sono dei CONTENUTIQui ancora non si è capito. Faremo (farete) la fine del manifesto, se continuate così: un giornale per addetti ai barboni.

    Ma adesso dirai che faccio parte della Spectre Nera che minaccia Scarpa, e poi qualcun altro dirà che voglio fare le suole alla Lipperini, ma dio mio, dio mio, perché mi hai abbandonato? E soprattutto chi stracazzo è ‘sta Lipperini??? A D’Orrico e Wu Ming ancora arrivavo. Ma ‘sti commenti so’ meglio delle pagine gialle. Sto così indietro? Sarà…

    Eppure i fumetti li leggo, ciò ‘na collezione alta così. Si vede che non leggo quelli giusti, i comics per il critico che non deve chiedere mai.

    Sarà che se leggi Igort sei figo e se leggi Mister No sei un microcefalo. Ma io preferisco ancora Jerry Drake e una canzone di bossa.

    Intanto Igort fa un mucchio di quattrini dal giappone all”America, mentre il mitico Mister NO chiude i battenti per questioni di mercato.

    Oggi tutti i fumettari per riscattarsi se vogliono sentì così, colti-colti, e mica li leggono più Zagor e i suoi spin-off. Preferiscono chiamarsi otaku, vedere anime e magnare manga. E se mettessimo Scarpa, Lipperini, WuMing, Saviano, eccetera, in un isola a giocare a Battle Royale?

    Ossequi

  30. roberto il 26 giugno 2006 alle 11:44

    scusate i refusi ma mi è partito il commento.

  31. piero sorrentino il 26 giugno 2006 alle 12:17

    Andrea Barbieri, mi spiace constatare – e te lo dico senza ironia o doppi/tripli sensi – l’avvenuta, totale e probabilmente irreversibile tua conversione in Interprete Ufficiale del “Primo amore”, in Esegeta Autorizzato del pensiero di Tiziano Scarpa, in Capo Ufficio Stampa di Antonio Moresco. Sai che ti stimo, e in passato ho letto con piacere i tuoi interventi in rete, apprezzando la generosità e l’entusiasmo con cui promuovevi i libri e i fumetti nei quali credevi. Non so cosa ti sia successo, e mi spiace. Nelle tue parole adesso avverto solo veleno, aggressività, astio immotivato. Sei diventato paranoico e populista.
    Continui a citare la lettera di Scarpa a Saviano, e continui a sostenere che nessuno l’abbia capita. Spiegacela tu allora. L’eleganza di Sergio lo ha spinto a chiamarti tifoso, ma è appunto, lo capisci, un modo gentile per provare a riassumere la tua condizione di totale appiattimento.
    Continui a usare il pronome “voi”, ma non specifichi chi lo compone. “Voi” non significa niente, te ne rendi conto? “Voi” chi, Andrea?

  32. Loredana Lipperini il 26 giugno 2006 alle 12:20

    Caspita Roberto, finalmente conosco l’Egemone!

  33. cara polvere il 26 giugno 2006 alle 13:35

    “giro giro tondo
    casca il mondo
    casca la terra
    tutti giù per terra!”

    “sopportiamo e asteniamoci”
    (detto dei filosofi stoici)

    paola

  34. andrea barbieri il 26 giugno 2006 alle 13:45

    @ Piero Sorrentino, riguardo alla tua domanda sul “voi” ti copio incollo ciò che ho scritto sopra precisando che essendo qui su NI, dell’ambito che richiamo sotto, prediligo i componenti di NI 2.0 firmatari dell’appello.
    “Mi rivolgo col mio lungo post sopra a tutta la gente che in modo più o meno soft ha contribuito alla cattiva interpretazione, interpretazione carica d’odio, delle parole di Scarpa, e poi è passata alla mise en abyme.”

    Il resto Piero sono le solite illazioncine, i soliti attacchi ad personam e le solite delegittimazioni pietose (l’interprete ufficiale, l’esegeta autorizzato, il capo ufficio stampa ecc…), quelle che una volta uscivano dagli anonimi e ora escono dai membri di NI (tu, Garufi, e sicuramente tanti che tacciono qui).
    Poi, quando scrivi
    “in passato ho letto con piacere i tuoi interventi in rete, apprezzando la generosità e l’entusiasmo con cui promuovevi i libri e i fumetti nei quali credevi.”
    mi chiedo come ti permetti di pensare che non intervenga più su queste cose, l’ho fatto anche poco tempo fa con un topic che riguardava “Il giardino della speranza” di Afro Basaldella, e un altro che faceva una breve e efficace ricongnizione del travaso dall’arte informale al fumetto.
    Come vedi i miei interventi nelle cose che ti interessavano sono diventati più strutturati al contrario di quello che pensi tu: non mi sono rimbambito come presupponi.
    Certo questi topic non sono su Nazione Indiana, ma non è, caro Piero, che Nazione Indiana sia il centro del mondo culturale. Anzi, a volte pare uno sgabuzzino dove riporre scope e scarpe. E questo caro mio non è odio o populismo, come nella tua caricaturale descrizione, è invece passione e visione di ciò che si potrebbe fare e che potrebbe essere questo posto che ha tante teste a disposizione.

  35. Alessandro Canzian il 26 giugno 2006 alle 13:49

    Sorrentino è quello che meglio ha descritto lo sgomento di molti di fronte all’incredibile fanatismo messianico di Barbieri. Moresco è dio, Benedetti è la madonna, Scarpa è il cristo e Barbieri è Giovanni Battista. Tra l’altro, non si rende minimamente conto dei danni che sta arrecando a IPA con questo genere di interventi a sciabola sguainata, ed è rimasto l’unico a portare avanti la polemica su questo piano e in modo tanto greve e puerile: tutti si sforzano di discutere del libro e valorizzarlo, oppure usano la polemica come pretesto per alzare un po’ il livello (vedi Mozzi su Vibrisse), lui invece ripete: dovete chiedere scusa a Scarpa! Dovete chiedere scusa a Scarpa! Dovete chiedere scusa a Scarpa! Dovete chiedere scusa a Scarpa!

  36. andrea barbieri il 26 giugno 2006 alle 14:02

    Canzian, cerca di capire, seguo Nazione Indiana da quando è nata (mi segnalò il parto Dario Voltolini). A me certi comportamenti scocciano proprio, per questo tiro fuori la sciabola, come dici tu.

  37. Lucio Angelini il 26 giugno 2006 alle 14:03

    Giù le mani da Titonco! Come caratterista, l’ho scoperto io…

  38. andrea barbieri il 26 giugno 2006 alle 14:05

    Ovvero – cerco di dirtelo in un altro modo – vorrei che NI fosse, come direbbe Forlani, più percussiva nelle idee, e, come dico io, collaborasse con Il primo amore, invece che leggere di traverso quello che ci trova scritto.
    A questo punto Piero mi darà del populista…

  39. Lucio Angelini il 26 giugno 2006 alle 14:12

    Tato Barbieri, bambolottino, come va? Non mi fai nemmeno un sorrisino?

  40. tashtego il 26 giugno 2006 alle 14:16

    il divino commento, qui sopra, di “aldo biscardi”.

  41. georgia il 26 giugno 2006 alle 14:38

    mmmm canzian … io ho risposto a tutte le tue domanda ma tu hai evitato accuratamente di rispondere all’unica che ti avevo fatto io;-).
    mmmmmm incomincio a pensare che tu non sia provvisto di molta onestà intellettuale nella discussione

    geo

  42. Alessandro Canzian il 26 giugno 2006 alle 14:41

    Georgia, ho detto che me ne andavo, e me ne sono andato. Che mi hai risposto a fare, se io non c’ero più? E come potevo risponderti, se non ho più seguito la discussione? Me ne sono andato perché l’evidente malafede (e villania) e il tuo ricorso alla claque e al linciaggio col finto sorrisetto sulle labbra impediscono una discussione serena sul tuo blog. Anche tu sei un po’ Giovannina Battista, a pensarci.

  43. piero sorrentino il 26 giugno 2006 alle 15:08

    Andrea, io invece mi chiedo dove tu abbia letto – e se lo trovi, nel mio commento qui su o altrove, segnalamelo – una mia frase o un mio pensiero sula fatto che tu non intervenga PIU’ sui libri o sui fumetti. Io ho detto che in passato *li leggevo* volentieri: il che vuol dire o che non li leggo più, o che non li leggo più volentieri, ma NON che tu non ne scriva più. Quanto al rimbambimento, anche lì mi sa che te lo sei inventato.
    Non ho nemmeno detto – e anche qui, se lo trovi mi fai un favore a segnalarmelo – che Nazione Indiana sia il “centro del mondo culturale”.
    Infine non ho fatto “caricaturali descrizioni”, ti ho semplicemente detto, con molta onestà e sincerità, l’impressione che provo a leggere i tuoi commenti negli ultimi tempi (soprattutto in questa discussione).
    Registro, non soddisfatto, la risposta sul “voi” come pronome per Nazione Indiana. Nazione Indiana è fatta da decine di individui, diversi dei quali non hanno aderito – per ragioni che qualcuno, come Raimo, ha anche pubblicamente spiegato – all’appello. Sparare nel mucchio con un indistinto “voi” continua a sembrarmi incomprensibile e sbagliato.

  44. georgia il 26 giugno 2006 alle 15:18

    ok però se si dice, con arroganza e supponenza da sopracciò, a qualcuno:
    “Non so se ti sei resa conto che, nel rispondermi, hai detto anche che secondo te i wu ming mentono sui loro dati di vendita. Ci rendiamo conto? che modo di condurre una discussione sarebbe questo?”

    Almeno si aspetta che l’altro ti risponda se, poveretto, si è reso conto di aver detto una simile cazzata inutile:-).
    Ora siccome una delle poche cose che NON mi permetterei mai di dire è quante copie uno venda o meno (anche perchè proprio non saprei dove documentarmi) e soprattutto perchè a te io NON a mai detto una simile bischerata (anche perchè non mi interessa) ti ho risposto:
    Beh ti confesserò che NON me ne sono resa conto. Mi dici dove l’ho detto? Prenditi tutto il tempo che vuoi e rifletti con calma ma trovami DOVE TE L’AVREI DETTO? Perchè vedi a me degli scrittori interessa tutto, proprio tutto, meno quante copie vendano. Quindi non vedo perchè mai avrei dovuto dirti una cazzata del genere e poi scusa … io mica sono l’agente delle tasse“.
    Bene incredibile canzan rispondimi qui dove l’ambiente è più sereno e dove è impensabile che io abbia non dico una claque ma neppure un sostenitore.
    geo

  45. Alessandro Canzian il 26 giugno 2006 alle 15:24
  46. Alessandro Canzian il 26 giugno 2006 alle 15:29

    Bene, se tra le svariate insinuazioni e accuse gratuite fatte contro questo o contro quello ne ho vista anche una che non c’era, sono contento di essermi sbagliato. Ti tolgo un 1% di malignità, e già mi sembri meno (-1%) odiosa. Il punto che ti ho scalato però se lo è meritato Barbieri con gli ultimi commenti. Ora risulta fazioso al 101%. Quindi (99 + 101) insieme fate sempre il 200%. Se siamo d’accordo sul fatto che il 50% di faziosità equivale a essere equanimi, voi totalizzate il quadruplo di quanto è tollerabile.

  47. roberto il 26 giugno 2006 alle 15:34

    @georgia (e molti altri)
    Se aveste profuso così tanto impegno, e parole, per spiegarmi le vostre (dico le vostre) ragioni del No, forse oggi sarei andato a votare.
    Ma il pezzo di Marano è buono da leggere e commentare, senza fiatare.
    Un saluto astenuto.

  48. georgia il 26 giugno 2006 alle 15:36

    eppure sorrentino sul voi sbagli (come sbaglia mozzi) è una domanda pedante e banalissima quella su voi.
    Quando un io usa il voi scrivendo in un blog è una spia che non si sente parte di quel blog-pensiero, ed è cosa legittima farlo (a volte doverosa). Che poi non se ne senta parte perchè è obbiettivamente un diverso (migliore o peggiore poco importa), perchè si sente escluso e magari ne soffre, perche si sente non capito e magari ne è orgoglioso, perchè perchè perchè … ha poca importanza, ma resta legittimo l’uso del voi (anche se fra i voi nessuno si somiglia veramente).
    Quindi inutile dire ogni volta Voi chi? (du palle!)
    Per quanto riguarda me (che uso spesso il voi) vuol sempre dire che, anche se vi leggo e intervengo, mi sento una particella estranea (mica solo qui sia chiaro) e che non ho nessuna intenzione di omologarmi, ma che mi interessate e che ho intenzione SEMPRE di dia-logore.
    Quando non c’è alcuna possibilità di dialogo uso spesso il LEI ;-), quando mi stanno sul culo c’è il silenzio. Finche parlo (bene o male) vuol dire che stimo (o che ho intenzione di stimare) l’altro.
    geo

  49. georgia il 26 giugno 2006 alle 15:38

    il fatto canzian è che tu non solo leggi male le recensioni ma anche dei banalissimi commenti ;-)

  50. roberto il 26 giugno 2006 alle 15:38

    @georgia
    appunto, proprio come dia-logo sul referendum.
    Complimenti.

  51. Alessandro Canzian il 26 giugno 2006 alle 15:42

    Complimenti! Con la milionesima faccina che strizza l’occhio hai vinto un grande premio: ti sei ripresa quell’1%. Ora insieme siete al 201%, e chissà quanti traguardi avete ancora di fronte a voi.

  52. Lorenzo Galbiati il 26 giugno 2006 alle 15:56

    Ho letto con interesse quasi tutto pur non sapendo nulla della polemica su Gomorra. Ma anche partendo con questo handicap mi è sembrato tutto già noto fin dall’inizio:
    Pezzo assai colto e pieno di citazioni di Garufi, magistralmente scritto, come sempre, e un po’ snob, come quasi sempre, almeno secondo me, nel modo in cui arriva a dare la sua valutazione: volontà di ergersi al di sopra delle parti in contesa, che poi è un buon modo per poter criticare tutti o chi vuole.

    Genna & Co. da una parte, cioè i riformisti,
    Scarpa & Co. dall’altra, cioè i massimalisti.
    (questo schematismo è mio)

    Mi sembra la riproposizione di quanto è avvenuto prima della scissione di NI. Garufi, però, cita per criticarli pezzi dei riformisti, cioè di chi forse è più vicino a lui (dico in generale, non nello specifico), se capite ciò che intendo dire, dimostrando di voler essere il più possibile obiettivo. Ovviamente poi non può non criticare i massimalisti, lo fa da sempre, come ha ricordato nei commenti: è stato uno dei più aspri sulla Restaurazione nei commenti di NI dell’epoca e se non erro diede dei giudizi senza appello sulla Benedetti….

    Ecco perchè capisco anche la reazione di Barbieri, che condivido non nei contenuti: non posso, non conoscendoli, ma nel tono, nella passione… la condivido intuitivamente, nel senso che ho l’impressione che al suo posto avrei fatto come lui. Posso sbagliarmi, ovviamente, sto andando ad intuito. Su una cosa non concordo: le critiche ai redattori sulla loro capacità di scrivere certi pezzi sono ingenerose, e non me le aspettavo, non così forti almeno.

    Comunque. Ho letto tanti commenti di Barbieri, per lo più apprezzandoli. E a volte, le volte che mi interessavano di meno, mi sembrava volesse fare troppo il “piacione” o il conciliatore…
    E invece oggi, ‘sticazzi!
    Lo aprezzo, lo apprezzo molto per il coraggio….

    I toni possono essere eccessivi e ingenerosi, come già detto, ma sento anche mia la sua passione.
    Passione che lui ha espresso bene, si sente lontano un miglio la sua buonafede (Freud permettendo) e si sente lontano un miglio che lui qui, nei commenti tiene più all’argomento in questione che al suo ego.

    E purtroppo, cari Garufi, Sorrentino (e Canzian), i vostri commenti, al contrario, son pieni dei vostri ego, sono sprezzanti in modo assai diverso di quello che usa Barbieri.
    Che i redattori di NI, almeno quelli che si sentono coinvolti, la smettano con i loro giudizi ironici di basso profilo come tifoso, populista ecc. e prendano sul serio quanto scritto da Barbieri: Perchè i suoi commenti valgono più di tutto il resto scritto qui in quanto a passione per il ruolo della letteratura e del letterato, e io, personalmente, da persone capaci – non è una leccata di culo, lo penso davvero, al di là delle opinioni diverse che possiamo avere – come Garufi, Sorrentino e chi altri vuole, mi aspetto delle risposte più adeguate, di profilo alto, e di orgoglio basso: basta giudizi sul presunto modo di approccio di Barbieri, accettate la sfida, rispondetegli nel merito.
    Questo è ciò che mi aspetto io da letterati/intellettuali – o come volete voi – che scrivono su NI. Poi, chiaro, liberi voi di deludere le mie attese.
    Lorenz

  53. georgia il 26 giugno 2006 alle 15:59

    scusa roberto non ho capito, sul referendum chi non ha dialogato?
    Vuoi dire che sono brusca e a volte villana? si spesso capita, ma difficilmente non voglio dalogare, non mi sembra proprio che tu mi avessi risposto.
    cosa mi vuoi dire e non mi dici o non capisco che mi dici?

  54. georgia il 26 giugno 2006 alle 16:09

    oh, finalmente!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    Qualcuno che ha il coraggio di difendere Andrea Barbieri, credevo di essere l’unica.
    Condivido, ma era prevedibile, quello che ha detto lorenzo.
    Andrea ha coraggio, costanza, passione e onesta intellettuale da vendere, e a volte scrive anche bene (anche se è modestissimo e spesso non lo fa) nessuno a parte un altro che gira però con svariati nick (ma che lui sa che io so che lui sa che io so), ha mai osato spendere un commento per difendere andrea, mentre moltissimi li sprecano (e non si capisce proprio come mai, o forse invece si capisce anche troppo bene, visto che attaccare qualcuno ci garantisce, spesso, se si hanno interessi particolari, la gratitudine di quello messo sotto accusa) per offenderlo. Beh come sempre e ovunque se uno difende le cose in cui crede viene fatto passare per un pischello ingenuo … mentre invece spesso è solo l’unico che vuole rimanere tenacemente umano …. e qui un bel VOI ci vorrebbe, ma ve lo risparmio;-)
    geo

  55. roberto il 26 giugno 2006 alle 16:12

    @georgia
    nessuna villania, ci mancherebbe.

    Ma la discussione sul post di Marano (poi finita in una sorta di monologo tendente alla follia, il mio) l’hai letta?

    Perché cazzo non abbiamo dato più importanza a un fatto come questo e ci attardiamo sulla tripperatura et similia?

    Ma tanto, incrociando le dita, e viste le prime proiezioni, mi sa che tutto resterà uguale. Come sempre nelle cose italiane.

    Perdona lo sfogo, dunque, e godiamoci la partita. Che pure un padano come Calderoli aveva proposto di spostare lo spoglio delle schede per vedere Toni, Gilardino e le australopiteche.

    Un saluto affettuoso.

  56. georgia il 26 giugno 2006 alle 16:33

    no roberto quella di marano non l’avevo letta, ultimamente non vi leggevo molto ma … tu scrivi

    Perché cazzo non abbiamo dato più importanza a un fatto come questo e ci attardiamo sulla tripperatura et similia?

    ma roberto dove vivi?
    In rete c’è stato un gran lavoro sulle ragioni del no.
    Ora roberto tu mi puoi accusare di tutto :-))))) ma non di NON aver dato importanza a “un fatto come questo”, e dio bonino ho passato tre quarti del mio tempo e anche del mio blog (ma non solo) a diffondere i motivi per cui era importante andare a votare e votare no, fare di più non avrei proprio potuto;-).
    vedere per credere
    http://georgiamada.splinder.com/
    e vai anche a ritroso vedrai che con la storia del NO ho cominciato un secolo fa e ho pure linkato (fra i link del blog) il link dei link, il Salviamo la costituzione, ho pure segnalato (dietro indicazione della bravissima Angela Molteni di http://www.pasolini.net) una rivista on line (temporis) con articoli leggibilli facilmente da chi legge solo braille.
    E io che non metto mai banner quello per il no l’ho messo (l’ho levato ora alle 15,00, perchè i banner non mi piaccionoe li uso solo in casi di grandissima importanza)
    geo

  57. Carlo Capone il 26 giugno 2006 alle 16:41

    Ieri ho votato NO. Ne espongo le ragioni.

    Un giorno 4 tipi si riuniscono in una baita di montagna, e tra una bistecca di cervo, buon formaggio di malga, ottimo vino, riscrivono 54 articoli di una Carta Costituzionale. Spero non l’abbiano scambiata per igienica anche se il dubbio assale: il loro mentore incita a nettarsi il culo con la bandiera. Figurarsi con la Costituzione antifascista. Ma andiamo avanti. Discesi a valle e a panza piena i nostri amici consegnano al bivacco parlamentare cotal parto – non delle migliori menti giuridiche e costituzionali del Paese ma di un dentista, un ex fascista, un notaio e uno che si definisce ‘l’ostetrico di una nuova Italia’ – e quel bivacco lo vota prontamente un tanto al chilo. Senza curarsi di discuterne gli articoli uno per volta, come invece prescive la Carta nettaculo. Insomma, come il al supermercato: leggi uno e ne approvi 54. Se a ciò si aggiunge che la nuova Carta reca i germi di una secessione strisciante, di un progetto maligno per scardinare gli ordinamente civili e la convivenza pacifica di un paese afflitto da mille guai, uno dei quali – il più atroce, lo dico perchè in questa sede nessuno ancora lo dice, presi tutti a disputare su rispettabilisisme tesi letterarie – è nutrire tra le cosce un cancro dalle metastasi globali, che strozza come vermi un quarto della sua popolazione, che ha fatto in casa sua strame dello Stato, che dialoga pari a pari con le corporate del mondo, che è capace di smontare un carro armato Leopard pezzo a pezzo e recapitartelo, che ha fatto del casertano una latrina ciclopica, tanto che se ne potrebbe fare una montagna due volte l’Everest, se tutto questo non è un buon motivo per votare NO a un avventurismo che acuirebbe la tragedia del Sud, io temo che Roberto Saviano abbia rischiato, e rischi, la pelle per niente. Il progetto del SI mira a legalizzare quel cancro, nutrito sotto banco dalla borghesia padana complice l’analoga meridionale, a scapito di milioni di inermi e infelici. Quel SI è il tentativo di creare una zona franca e irrimedibilmente mafiosa, di cui servirsi come un usa e getta. E’ il trionfo, quel SI, di una coscienza malata, la ripulitura dal cromo sei di una incerta morale.

  58. Stefi il 26 giugno 2006 alle 18:46

    georgia ve le ha cantate chiare, come sempre; se non ci fosse quest’eroina in rete a tenere alta la coscienza del popolo collegato…
    Dovrebbero darti un ministero della Coscienza Risvegliata, mia cara

  59. palladineve il 26 giugno 2006 alle 19:20

    @ Carlo Capone

    Sottoscrivo (anche tutto il resto che potremmo aggiungere: e non è poco).

    @ Georgia

    Nessuna ironia da avanspettacolo potrà mai mettere in discussione il lavoro enorme che svolgi e del quale, personalmente, ti sarò sempre grato.

  60. roberto il 26 giugno 2006 alle 20:25

    @capone
    @georgia
    @palladineve
    @stefi

    Ecco, proprio quello che diceva Bettini.
    La religione antifascista del Ricordo.
    Il gol di Totti che salva l’Unità della Nazione.

    Aggiungerei la riduzione della Lega a macchietta (Capone, su questo non hai scritto cose molto diverse da Sebastiano Messina, sul Venerdì dell’altro ieri. Ti invito a leggere la rassegna-stampa che ho fatto a commento di Marano, anche se capisco che mi sono lasciato prendere la mano).

    Georgia, il discorso era proprio capire i limiti, non solo le ragioni del No. Ma per voi a quanto pare non ci sono limiti, ci sono solo ragioni.

    Io, da buon meridionale, non sono andato a votare. Sai che cazzo me ne frega del referendum con i problemi che abbiamo qui al sud: i problemi veri. Il lavoro e la casa, innanzitutto. I grandi assenti dei primi cento giorni del governo Prodi. Quanto alla mafia, ve l’assicuro, resterà sempre quella. Finché non cominceremo a fargli la guerra. La guerra.

    Da domani, se vi interessa, riprendo a seguire il nuovo inciucio postreferendario. Che è già iniziato, a urne aperte, come ha notato Filippo Ceccarelli, ancora su Repubblica di oggi.

    Saluti invidiosi
    (certe volte vorrei rendermi anche io così facile la vita)

  61. piero sorrentino il 26 giugno 2006 alle 20:29

    Lorenzo, sulla passione di Barbieri siamo d’accordo, l’ho detto anche io, da subito. E proprio perché ho sempre preso sul serio Andrea Barbieri non ho voluto lanciare nessun giudizio ironico o di basso profilo (anzi, l’ho specificato in apertura che non ero ironico): io credo *davvero* che, purtroppo, Andrea abbia preso una pericolosa deriva populista e paranoica, e che si sia atteggiato a inteprete ufficiale di “Primo Amore”. E ho aggiunto, e ribadisco, che di questo sono SINCERAMENTE dispiaciuto (e Barbieri lo sa). Se nelle poche righe che ho scritto vedi giudizi pieni di ego, non so che dirti. Ti chiederei solo di motivare, e di indicarmi dove di preciso si annida, questo Ego ironico e tranciante. Non so poi che risposte dovrei dare: tutto quello che avevamo da dire sulla polemica su Gomorra abbiamo provato a dirlo nell’appello.

  62. Lorenzo Galbiati il 26 giugno 2006 alle 21:18

    Scusi Sorrentino, ok sull’ironia, ha ragione.
    L’eccesso di ego: io non conosco personalmente né lei né Barbieri né tantomeno i vostri rapporti e francamente mi interessa poco se lei pensa che lui abbia preso una deriva populista e paranoica, se glielo ha già detto e quindi lui lo sa, se lei è dispiaciuto di ciò che pensa di lui ecc.
    Capisce?
    Così come mi frega nulla – e considero di basso profilo perchè sempre rivolte alla persona – le accuse a Barbieri di essere l’interprete ufficilale di primo amore.

    INSOMMA: Un vostro affezionatissimo lettore ha fatto delle gravi accuse e ha formulato dei giudizi estremamente negativi verso NI (prendendo spunto dalla vicenda Scarpa/Genna ecc.).
    Sono quelli riportati un po’ in tutti i commenti di Barbieri ma specialmente in quello postato alle 00.18.
    Le accuse: parlo ad es. di:
    -Ma non è ora di finirla di attribuire al trio Scarpa Moresco Benedetti della malafede, della autoritarietà comunista?
    Ma ci credete veramente che abbiano la visione granitica della letteratura? Voi pensate di essere più aperti di loro?
    -E voi ora venite a leggere la lettera di ringraziamento di Scarpa a Saviano come un atto di superbia?!?
    Ma siete fuori?
    Il problema vostro è che prendete qualsiasi discorso che comincia con un “io”, come una esibizione dell’ego e mai come dimostrazione di responsabilità.
    ecc.

    E più avanti vi sono i giudizi sui pezzi scritti. Positivi quelli su Moresco ecc., negativi su “voi”. E altri in altri msg.

    Cosa vuol fare lei?

    Io ho detto la mia, da lettore di NI, e la ripeto: vorrei che “voi” accettaste la sfida e rispondeste nel merito. Mi piacerebbe vedere un confronto verso quelle accuse, quei giudizi.
    Certo, si può anche far finta di niente, per carità, se uno non se ne sente toccato, se uno crede che Barbieri faccia accuse senza senso… in effetti, se è un paranoico…

  63. Alessandro Canzian il 26 giugno 2006 alle 21:55

    Non faccio parte del “Voi” indicato, ma vorrei rispondere alle domande di Barbieri rilanciate da Galbiati:
    1. Sì, certo, è ora di finirla, ma non perché non sia vero, anzi: perché non serve a niente. Chi deve essere convinto? Nessuno, perché chi non tifa per loro lo pensa già, chi tifa per loro non lo penserà mai. Bocce ferme.
    2. Io stimavo molto Scarpa prima che si imbarcasse in queste finte donchisciottate narcisistiche, ma a questo punto rispondo sì a entrambi i quesiti, cioè: io credo abbiano una visione granitica (“limitata” è forse più adatto) della letteratura, e ritengo di essere più aperto di loro.
    3. No, chi ha parlato di “superbia”? Non mi sembra la parola giusta, almeno non in questo caso. Andrea Raos ha usato la parola giusta: “paternalismo”.
    4. No, per niente. Io non sono fuori.
    Spero di essermi spiegato, grazie a tutti, un grosso bacione, ciau mama!

  64. palladineve il 26 giugno 2006 alle 22:00

    Roberto, su dieci commenti che posti, almeno otto sono ricchi di senso e di proposte (condivisibili o meno che siano); l’ultimo, evidentemente, è una delle due eccezioni, e lo sarebbe stata anche se il tuo tono fosse stato ironico.

    Per me l’antifascismo non è la “religione del ricordo”: fa parte del mio mondo, della mia vita, del mio pensiero, del mio agire quotidiano nelle piccole e grandi cose, nel lavoro, nella famiglia, nella mia vocazione di oppositore e di perdente storico, da sempre: è militanza concreta, non rituale da celebrare una tantum. Con tanti saluti a Bettini & co., sempre pronti, nelle loro analisi, a fare di ogni erba un mucchio (un fascio?) e a non operare nemmeno i più elementari e contestualizzabili distinguo.

    Di Totti, della nazionale di calcio e dell’unità pallonara a me, detto fuori dai denti, non frega e non fregherà mai un cazzo.

    La lega non è una “macchietta”, né Capone l’aveva presentata come tale: è nazismo, xenofobia, omofobia e razzismo allo stato puro: è la vera faccia del berlusconismo, quando il nano toglie il doppiopetto firmato caraceni e rutta a tutto spiano la difesa dei propri egoismi di classe, parlando al ventre molle e alle viscere di quella piccola borghesia tronfia e analfabeta che da sempre ha in mano le sorti di questo paese. Prova a chiedere a Marano, se ti interessa una “verifica sul campo e dal campo”, cosa significhi vivere in paesi nei quali alle elezioni amministrative si presenta il partito nazista (sì, hai letto bene! ti risulta?) e raccolga il dieci/quindici per cento dei voti.

    Georgia ha fatto, e fa, un lavoro di informazione e di controinformazione della madonna, utilizzando il suo spazio virtuale, e le sue energie, in funzione di un progetto di convivenza e di civiltà che ha come punto qualificante la ricerca e il confronto con l’alterità, in qualsiasi forma si manifesti. Utopia virtuale? Ben venga, sempre meglio che farsi le seghe con le beghe da quartierino e le dispute sul sesso degli angeli. E senza referenti a cui rendere conto. Quanti lo fanno? Poi, si può essere o non essere d’accordo con alcune posizioni, ma questo fa parte della dialettica dell’intelligenza e del confronto, e non intacca minimamente i sentimenti di amicizia che pure esistono e che, comunque, rimangono sempre fuori da ogni disputa, al riparo di quel rispetto che uno sente per le persone e le cose che contano davvero.

    I problemi veri, e devastanti (il lavoro, la casa) esistono anche qui, non solo al sud: e dire “chi cazzo se ne frega del referendum” è un modo come un altro per non affrontarli, figurati cercare di risolverli.

    A me di Prodi, politicamente inteso, importa meno che niente, così come di due terzi del suo governo e della sua maggioranza, tranne alcune significative eccezioni: alle ultime politiche non ho votato per lui, ho votato contro il regime berlusconiano, contro il rischio che finisse per attechire definitivamente nel tessuto umano, sociale e politico di questo paese, mandandolo in metastasi irreversibile: ho votato contro il fascismo del XXI secolo. Tu sei andato al mare anche allora, per caso?

    Giornali come La Repubblica (delle banane) e il Corriere (della sega ai padroni, di ieri e di oggi) posso usarli solo per incartare le frattaglie, non per leggerli.

    Chi ti scrive, se ti interessa, a otto nove anni raccoglieva pomodori (quindici lire a cassetta!) tra il foggiano, il salernitano e il casertano. Non meno di otto ore al giorno, facendo a volte viaggi albali e crepuscolari di due tre ore. Io sono qui, se qualcuno mi vuole. E ci credo ancora.

    (Così forse è definitivamente chiaro quanto cazzo me ne può fregare del ruolo che occupano i “duellanti” di cui sopra nel panorama della letteratura (sic!) italiana contemporanea. Dài Savià, ralle ‘nfacce, nun te ferma’: tu ‘e fai male overamente).

    Saluti.

  65. ops il 26 giugno 2006 alle 22:08

    Galbiati, non sono di NI e se ogni tanto ci capito mi limito a leggere, ma vorrei rispondere a questo assillo insieme di Barbieri e tuo:

    – E voi ora venite a leggere la lettera di ringraziamento di Scarpa a Saviano come un atto di superbia?!?

    credo che un torto sia stato fatto a Scarpa e successivamente a lui e alla Benedetta.
    Il torto consiste nel modo in cui si sono interpretate le parole, i periodi, i significati. Abbiamo tutti la mente da italiano medio che quando sente lodi e ricordare che uno è stato ‘aiutato’ (seppur in modo disinteressato, per carità) comincia a pensare che costui a breve chiederà quarcheccosa in cambio dell’aiutino (fosse stato pure in forma di incoraggiamento).

    Genna nel suo articolo che poco mi è piaciuto (come d’altronde le note polemiche del wumingo one, ma salvo le sue note critiche) diceva che era importante considerare che Scarpa poteva essere in buona fede. Riconosco che aveva ragione. Scarpa e la Benedetta erano in buona fede, non stavano affatto presentando un conto a Saviano. La mia ipotesi alternativa è che stessero chiedendo a Saviano di ‘essere riconosciuti’. Non fate i maliziosi, non intendo dire che chiedevano a Saviano di riconoscerli come suoi sponsor (la vostra mentalità medio italica è spaventosa), nisba, loro non sanno ancora se Saviano è il Messia che attendono e quindi gli stavano chiedendo, se lo è, di manifestarsi e di riconoscerli come due modesti Apostoli. Non ci trovo niente di male o di sconveniente in ciò. Hanno fatto presente che questa volta il mondo editoriale non aveva crocefisso il Messia, che altri seguaci avrebbero potuto seguire la sua strada e che lui non poteva non tenere conto che un gruppo di persone particolarmente illuminate lo aveva riconosciuto anche senza moltiplicazione di pane e pesci (quindi in qualche modo dimostrava fede) e sarebbe seduta volentieri al suo fianco (destra o sinistra a sua scelta, di Saviano). In questo non vedo nessuna strumentalizzazione, ma un semplice chinarsi all’oggetto dell’eterno amore: il Messia ovverossia l’Autore.
    Wm1 non ha riflettuto abbastanza sulla faccenda ed è calato a picco su conclusioni da italiano medio, lo stesso è successo a parecchia gente infastidita o sorpresa (visto che comunque la persona Scarpa e le sue doti non sono in discussione, ma la lettera scritta sì) da un ambiguo scritto (sino a questa mia) di stimato scrittore.
    Barbieri mi piace (anche a se a volte subisco il fascino di Angelini), ma in questo caso credo che abbia ragione, bisogna chiedere scusa per avere male interpretato le parole di Scarpa, lui (Scarpa) stava semplicemente dando voce a un aspetto della sua fede.
    Da quando in quà abbiamo deciso di mettere freni alla libertà di culto? se qualcuno tra i presenti che hanno equivocato ha di queste idee, direi che una Costituzione salvata in extremis (sino a quando non sappiamo visto che anche le grinfie del centrosinistra hanno fatto prove di manomissione e la lega minaccia sfracelli futuri, neanche tanto improbabili considerando che intorno a queste chiacchere su Gomorra si muove una sociatà con degenerazioni varie e non solo camorriste) sta lì a ricordare che qui in Itaglia c’è libertà regligiosa.
    ‘notte e non offendetevi se non rispondo,vado a praticare il mio culto notturno: dormire.

  66. Isa Ia il 26 giugno 2006 alle 22:24

    sarei stufina di réclamare LA PELLICCIA nel deserto, ma se Moresco, Ipa e reportage non li prendiamo da lì… e dunque:

    Pavia è la città che i giornali padronali e le radio TV vogliono rappresentare come la capitale della pelliccia, la cittadella ecologica in cui i grossi borghesi possono portare le loro mogli a vestirsi nei lussuosissimi negozi e possono mandare i loro figli nelle tranquille università…

    25/11/’72

  67. sergio garufi il 26 giugno 2006 alle 22:35

    Caro Lorenzo, le mie opinioni su un autore, un libro, una polemica, sono soggettive e opinabilissime come le altre, ci mancherebbe, ma gradirei che non mi si attribuissero giudizi o posizioni che non mi appartengono. Quando mi è stato rimproverato di essere “sempre super partes”, ho citato le diverse occasioni in cui non lo sono stato, e sono contento di vedere che qualcuna di queste (tipo la restaurazione) la ricordi anche tu. Quindi, per favore, non ripetiamo questa falsità, anche perché quelle prese di posizione mi sono costate, te l’assicuro. Poi, non pretendo che mi si legga assiduamente, e non lo reputo neppure consigliabile, però mi permetto di segnalare che più volte, sia qui che altrove, ho manifestato il mio grande apprezzamento per i libri di Scarpa, che definii “uno dei migliori scrittori italiani della mia generazione”. E se dovessi dichiarare le mie preferenze letterarie, non esiterei a situarmi da quella parte, anziché con i “riformisti” (adoperando la tua terminologia); prova ne è il fatto che non troverai non dico un post, ma neppure un mio commento, in cui si citi e si elogi un’opera dei Wu Ming o di Evangelisti. Come si concilia allora il fatto che io abbia apprezzato quasi tutti i libri di Tiziano e non quelli di Moresco? Com’è possibile che mi permetta di esprimere delle riserve (che concernevano soprattutto l’idea dell’impegno, delle “stigmate”, più che la piccola vanteria) sulla sua posizione nella querelle a proposito di Gomorra, pur essendo un estimatore dei suoi testi? Forse proprio perché cerco di non ragionare in modo manicheo, per schieramenti, per casacche di appartenenza. Sai, Moresco-Scarpa-Benedetti non sono un’unica entità, anche se a furia di nominarli tutti assieme lo sembrano. Sono tre persone diverse, autori diversi, che scrivono cose molto diverse. Di Tiziano mi piace quasi tutto, di Carla alcune cose (i saggi su Gadda, che ho pure recensito), di Moresco nessuno dei 3 libri che ho letto. Giudico caso per caso. Se di tanto in tanto si appisolava Omero, è lecito supporre che possa succedere anche ad altri. Perfino dagli autori che amo di più – critici come Steiner, grandi classici come Borges, Céline, Cioran, Bernhard, Manganelli e Coetzee – a volte sono stato deluso. Può capitare addirittura che mi piaccia molto un libro (vedi “L’onda del porto” di Trevi) ma non il finale, come scrissi in un post qui tempo addietro. E’ così strano questo? Bah…

  68. Carlo Capone il 26 giugno 2006 alle 22:56

    @ palladineve

    ti ringrazio per aver ben inteso quanto ho scritto e fugato equivoci sulla Lega macchietta. Aggiungo che ogni sua uscita, apparentemente folcloristica, è frutto di una interpetazione attenta degli umori della base, e che il voluto pressapochismo con cui si è modificato la Costituzione è un segno del disprezzo in cui è tenuta. Tuttavia sarebbe un errore cruciale non tener conto di alcune istanze che caratterizzano la cosiddetta questione settentrionale. La lega ha il merito storico di averla sollevata ma al tempo stesso la trattiene in ostaggio, ostacolando un serio processo riformatore di cui potrebbe giovarsi l’intero Paese.

    Saluti

  69. Alessandro Canzian il 26 giugno 2006 alle 22:57

    Eviterei di definire i due ipotetici campi (che non credo esistano) con gli epiteti “riformisti” e “massimalisti”. Si fa torto a tutte le parti in causa. Nella terminologia politica, poi, “rassimalista” è più o meno equivalente di “rivoluzionario a parole”, uno che ciancia tanto e poco fa. E “riformista”, purtroppo, è diventato sinonimo di “uno che NON fa le riforme”. Inoltre è abbastanza demenziale dare del “riformista” a Evangelisti etc. Io credo che tutti i soggetti nominati in questo dibattito si ritengano non-omologati, non-pacificati, in una parola: radicali. In qualche misura e ognuno a suo modo, tutti prendono posizioni che, almeno nelle intenzioni, sono radicali. Le prende Carla Benedetti, le prendono i WM, le prende Evangelisti, le prende Genna, le prende Moresco, le prende Nazione Indiana etc. Non ragioniamo come se ci fossero una destra e una sinistra.

  70. roberto il 26 giugno 2006 alle 23:32

    @palladineve

    ecco.
    finalmente un commento con i controcazzi.
    BRAVO!

    Qualcosa su cui essere o non essere d’accordo.
    Ma su cui discutere.
    Soprattutto: QUALCOSA CHE SI CAPISCE!

    Occhio però, Bettini partiva dagli stessi ebrei che furono ‘collaterali’ al fascismo, ma ho riassunto malamente il suo articolo (purtroppo non sono un professore universitario).

    Come pure, vorrei sapere che ne pensi delle ‘altre storie’ della resistenza,
    un argomento che credo si potrebbe indagare senza paraocchi.

    E’ vero, spesso “me ne vado ai pesci”, come si dice dalle mie parti.
    Sono i rischi della “scrittura emotiva”.

    Ma da domani riprendo la quotidiana rassegna-stampa a margine di Marano. Spero di avere il tuo aiuto.

    In 10, 100, 1000, si lavora meglio.
    E magari mi eviterai qualche castroneria di troppo.

    Per ora grazie e a presto.

    (alle elezioni non sono andato a mare
    ma non so quanto resisterò.
    Il problema per me non è votare “contro” ma “per”)

  71. roberto il 26 giugno 2006 alle 23:37

    @CAPONE
    carlo, idem per le tue riflessioni.
    E’ possibile che dobbiamo subire il “riformismo leghista”?
    Notte a tutti

  72. andrea barbieri il 27 giugno 2006 alle 02:07

    Caro Garufi, tu parli di “falsità” perché io avrei sostenuto che tu non prendi mai posizione, non ti schieri.
    Ma io non ho mai detto questo!, rileggi i miei post sopra, io ho detto che:
    1 tu prima indossi una specie di toga da giudice sopra le parti, da persona che ragiona davvero, infatti in tanti testi tuoi c’è quella specie di clausola: “cerco di non ragionare in modo manicheo, per schieramenti, per casacche di appartenenza”;
    2. quando poi si passa alla tua argomentazione, si trovano spesso parole assai manichee: eccome se ti schieri, ma nel modo peggiore! Per esempio, pensi che non sia manicheo non occuparsi e magari disprezzare i libri di Evangelisti (dici di non averlo mai preso in considerazione nemmeno in un commento, sarai stato felice della recensione di Cortellessa sull’ultimo TTL…)? Pensi che non sia manicheo dire prima che non apprezzi i libri di Moresco, poi dire che ne hai letti soltanto tre ma senza specificare quali (secondo te è rispettoso del suo lavoro trattare con tanta approssimazione le cose che scrive?)
    Pensi che non sia manicheo trasformare automaticamente l’idea di impegno, nell’idea caricaturale di “stigmate”?
    Pensi che non sia manicheo liquidarmi con la parola “tifoso”?

    Quindi io non metto in dubbio che tu abbia preso posizione: io critico il tuo modo di presentarti costantemente come persona aperta e non manichea. Molti tuoi giudizi tradiscono esattamente l’attitudine opposta.

  73. Francesco Sasso il 27 giugno 2006 alle 03:17

    Nei testi/commenti di Garufi non intravedo un uomo che interpreta la realtà come dipendente dall’azione di due principi letterari opposti, tra cui esiste un contrasto insanabile tra blocchi, infatti confessa di apprezzare Scarpa (come scrittore) e non Moresco (come scrittore). Non è manicheo. Distingue la creatività di Scarpa da quella di Moresco. Chi invece fonde le due vite artistiche in un solo blocco (il bene) è manicheo.

    I miei 5 cani e il mio gatto sono seguaci del manicheismo.

  74. georgia il 27 giugno 2006 alle 03:19

    volevo solo dire una cosa: e cioè che un po’ mi sono stufata di chi demonizza chi si schiera o chi porta una casacca.
    E’ diventato un topos per iniziare ogni critica o recensione letteraria e non ne capisco proprio la necessità.
    (il rabbuffo è indirettamente riferito a garufi, ma con simpatia perchè, lo ridico, mi piace molto come scrive e almeno il 40%delle cose che dice).
    E qui il riferimento a garufi finisce.

    Io devo dire, e con orgoglio che sono schierata, sempre schierata (e non ci vedo nulla di male, anzi me ne vanto) e ho la mia casacchina, carina, sfiziosa, di taglio moderno, con fiorellini all’occhiello, ben profumata, con i colori dell’arcobaleno, ma pur sempre una casacchina che non butterei mai via, la mia casacca è lì a ricordarmi sempre che ci sono cose che non vanno buttate nel cesso solo perchè pochi fessi interessati si contorgono a dirci che i tempi sono cambiati e ci danno pure ad intendere che sono più gloriosi e intelligenti (anche se in totale segreto, e avvolto da una nube di mistero, perchè tutta sta intelligenza a giro poi non la vede nessuno).
    Io non butterei mai via la mia Costituzione, e neppure l’amato Dante o Proust o Austen, o George Eliot o Virginia Woolf o Mansfield o tanti altri scrittori vecchissimi e anche semi-nuovi (come Coetzee), che, a dire di molti neo-passatisti banalotti, sarebbero ormai desueti, e poi io … fatte le debite differenze, leggo anche Evangelisti (e mi piace), eppure non sono affatto schierata con tutte le sue posizioni in letteratura, lo leggo perchè un giorno, tanto tempo fa ho letto un suo scritto su le monde diplomatique, sulla fantascienza, che mi è piaciuto un sacco e ho trovato pien di intelligenza, io non sapevo chi fosse Evangelisti ma sono andata un po’ ad informarmi, e da allora lo seguo e seguo carmilla ma questo però non vuol dire che io debba condividere anche le cazzate (e sono svariate) che vengono fuori su carmilla. Insomma la mia casacchina è una casacchina, ma è leggera, trasparente e ci si riflette sopra la luna e penso, e leggo, come mi pare, scelgo volta per volta e agli spocchiosi che si danno delle arie e neppure rispondono alle domande, o perchè non sanno rispondere, o perchè non gli conviene, o perchè stanno nell’empireo con i capelli impomatati (non si sa se a giocare pulito o sporco) io faccio marameo e penso come mi pare;-).
    Finisco dicendo che l’articolo di Cortellessa su TTL è indegno e pure stupido e presuntuoso con quella minaccia finale di andare in montagna a fare la resistenza … ah ah ah ah ce lo vedo cortelessa in montagna ah ah ah ah.
    Certo che è duro, assai difficile, essere schierati perchè i cretini si somigliano tutti, sono invasivi e ormai sono da tutte le parti.
    Ad ogni modo Evangelisti un difetto ce l’ha pure lui (difetto per ch lo osserva, perchè a lui invece sono utili) e sono gli evangelistiani, che lui è sempre costretto a portarsi dietro e a citare nell’elenco degli autori da lui nominati e lì … lì ci sarebbe veramente da ridire, ma si sa che … nessuno è perfetto e l’amicizia ha i suoi doveri;-)
    geo

  75. georgia il 27 giugno 2006 alle 03:21

    @sasso, beh visto il numero credo che per il gatto sia questione di vita o di morte il manicheismo ;-)
    geo

  76. georgia il 27 giugno 2006 alle 03:24

    mi rivolgo alla persona apparentemente attendibile e onesta:
    Ma il fatto che alcuni commenti non appaiono mai, o in grande ritardo, è dovuto al guasto di ieri oppure ad una calibrata scelta?

  77. francesco forlani il 27 giugno 2006 alle 03:33

    @georgia
    io a Cortellessa gliel’ho detto de visu. Come te l’ho trovato indegno quell’articolo. Comunque in caso di occupazione nazista preferirei integrare la cellula di Andrea Barbieri piuttosto che quella di Cortellessa.
    effeffe

  78. georgia il 27 giugno 2006 alle 03:55

    va bene forlani, conta pure su d me.
    magari però …. mica c’è bisogno di aspettare i nazisti, bastano anche i fascisti (voi li state svalutando un po’ troppo ‘sti fascisti, poi i giovani e i fragili finiscono per crederci davvero che tutti i gatti sono bigi … ora Gemma Gaetani (che io stimo) oltre che sul giornale scrive pure sul domenicale :-(
    Ah, francesco …. magari invece di una cellula non sarebbe meglio un “vasel” ?
    presi per incantamento,
    e messi in un vasel ch’ad ogni vento
    per mare andasse al voler vostro e mio
    geo

    si preferirei un vasel e magari ci portiamo anche dietro l’ultimo libro di Evangelisti … alla faccia di kortelessa ;-)

  79. Francesco Sasso il 27 giugno 2006 alle 04:01

    @ Giorgia

    (inizio OT)

    In effetti, il mio gatto è manicheo all’occorrenza.
    Per i miei cani io sono il Padrone, l’Onnipotente, il Perfetto. Loro non mi mettono mai in discussione, sia se gli do un osso succulento o una sbobba insipida, per loro io sono Divino.
    Invece, il mio gatto si professa manicheo, ma con riserva. Se non gli do la scatoletta del tonno naturale, io divento un bastardo egoista da ignorare….

    (fine OT)

  80. Francesco Sasso il 27 giugno 2006 alle 04:01

    errore: Georgia, scusami

  81. Lorenzo Galbiati il 27 giugno 2006 alle 04:03

    @ Canzian,
    grazie per aver detto la tua in modo chiaro sulle accuse di Barbieri. Finora sei l’unico. Accolgo senza problemi la tua correzione al mio facile schematismo massimalisti/riformisti

    @sergio garufi
    Mi ricordo molto bene la tua posizione netta sul tema della Restaurazione proprio su queste pagine, e ho pure scritto che hai spesso criticato i “massimalisti”, quindi è chiaro che ciò che volevo dire è che a me sembra che tu parta da una posizione diciamo “distaccata” se non super partes, in alcuni tuoi articoli, e ciò è funzionale allo sviluppare poi un giudizio in un certo modo. Personalmente apprezzo sempre la tua scrittura e la lucidità del tuo ragionamento ma spesso non ne condivido gli argomenti che portano alla conclusione finale (ad es. lo psicoanalizzare Genna qui o l’amplificare l’importanza di dettagli nel giudicare Il caimano, come scrissi a proposito di quel post). Questione di gusti.
    Sul fatto poi che tu abbia apprezzato libri di Scarpa ecc., be’ mi sembra ovvio che tu abbia le tue preferenze e che tu non sia mosso da odio viscerale verso la presunta entità una e trina…
    Del resto, un conto è dar giudizi su opere letterarie, un altro conto è darne su posizioni di “militanza” culturale.
    Peraltro, prendo atto che non ti piacciono i libri dei riformisti (radicali, giusto Canzian;)?)

    Certo è che se poi

    @Barbieri
    ti accusa anche perché in un commento dici di aver letto di Moresco
    “soltanto tre [libri] ma senza specificare quali (secondo te è rispettoso del suo lavoro trattare con tanta approssimazione le cose che scrive?)”

    allora sono io a prendere le tue difese, Sergio, nel senso che caro Barbieri qui stai partendo un po’ per la tangente e se fai spesso così comincio a capire meglio Sorrentino…

  82. U. Oco il 27 giugno 2006 alle 04:24

    apocalittici o cassintegrati?

  83. sergio garufi il 27 giugno 2006 alle 05:01

    caro lorenzo, l’altro giorno su lipperatura ho messo un commentino stupido con l’esempio di tre tipi di sillogismo (“barbara”, “baroco”, e “bocardo”). ora mi sembra di averne scoperto uno nuovo. tu dici “garufi sta dalla parte della cina”, io rispondo “per la verità non ci sono mai andato, né ho mai avuto una fidanzata cinese, e neppure ho mai letto un libro cinese, tant’è che non ne ho mai parlato”. per andrea, questo significa che io disprezzo i cinesi. ora, io ti ringrazio molto quando mi descrivi come persona colta ed enciclopedica, ma di enciclopedico c’è solo la mia ignoranza. non sono mai andato in un sacco di posti, ho avuto (ahimè) poche fidanzate e ho letto pochissimi libri. di lavoro faccio tutt’altro, come sai, e il tempo libero non lo passo necessariamente a leggere. a volte preferisco una passeggiata, un gelato, una partita di calcio, la visita a una mostra, la conversazione con un amico o una donna. a volte, ricordando gli anni trascorsi, penso che quel poco che ho letto è stato fin troppo, e che avrei potuto spendere molto meglio il mio tempo.

  84. andrea barbieri il 27 giugno 2006 alle 05:02

    Galbiati, mettevo solo in evidenza alcuni particolari del post di Garufi cercando di confrontarli con la dichiarazione di non manicheismo.
    Se una persona prima dice recisamente che non gli piacciono i libri di tizio, e dopo un po’ viene fuori che ha letto tre degli undici libri di tizio, quel primo giudizio potrebbe essere dato con un po’ più di accuratezza, specialmente se le sue cose sono molto diverse una dall’altra per forma e argomenti (per esempio dalla mia esperienza pochissimi hanno letto Lettere a nessuno, che è un libro diversissimo dai Canti del Caos, e per questo si tende molto a considerare quella di Moresco una scrittura debordante, massimalista: lo è, ma è anche altro. E qui parlo da persona che ama molto i suoi libri, l’ho sempre detto. Non da “tifoso”, da persona che trova qualcosa in quelle parole).
    Ma rispetto al resto chiedere questa attenzione (perlomeno quali tre libri aveva letto Garufi) è veramente un’inezia stupida.
    Tra l’altro volevo ringraziarti per quello che hai scritto su, però non trovo la tua mail: ti ringrazio qui, avevi capito perfettamente le mie intenzioni.
    Bene. Tra poche ore se va tutto bene dovrei vedere Saviano e Francesco Forlani a Bologna, così magari ci chiariremo un po’ fuori dai colonnini in cui è così difficile parlarsi.

  85. georgia il 27 giugno 2006 alle 05:14

    andrea ma se un libro non piace di solito di quell’autore non lo si legge più ;-) aver letto tre libri, se non gli è piaciuto, è quasi eroico :-)))).
    Ad ogni modo va bene anche consigliare un libro che si ritiene bello perchè magari a uno non piace un autore perchè crede che i libri siano tutti come quell’unico che ha letto. però cristo non pretendete tutti che si legga TUTTO di un autore perchè è una cosa da pazzi.
    Andrea a Saviano fagli anche i miei complimenti e auguri, però … lascia perdere, non credo che ci sia nulla da chiarire, non con Saviano per lo meno ;-)
    geo

  86. sergio garufi il 27 giugno 2006 alle 05:53

    @”Caro Garufi, tu parli di “falsità” perché io avrei sostenuto che tu non prendi mai posizione, non ti schieri. Ma io non ho mai detto questo!, rileggiti i miei post sopra”

    Caro Andrea, ho riletto, e ho trovato questo:

    “Ma Garufi perché indossa sempre la toga del giudice sopra le parti?, davvero è una cosa che mi affascina questo meccanismo psicologico da cui scaturisce ogni suo testo in rete.”

    Ah, “Linguaggio e silenzio” l’ho letto con molta attenzione, Steiner è uno dei critici che stimo di più, e lo scrissi pure. Di Moresco ho letto “Gli esordi”, “Lettere a nessuno” e “Lo sbrego”. Anche questi li ho citati diverse volte.

  87. roberto il 27 giugno 2006 alle 06:00

    @Nazione
    Ragazzi, e basta a dire chi abbiamo e non abbiamo letto, a farci gli scarponcini a vicenda. E dai!

  88. andrea barbieri il 27 giugno 2006 alle 14:31

    Sergio, subito dopo quella cosa che hai tagliato e incollato c’era scritto: “indossare l’ermellino e dire la sua che è più parziale, infinitamente più parziale, di chi è militante.”
    Puoi trovarlo un giudizio duro nei tuoi confronti, e lo era dato che volevo smuovere qualche cosa, ma non dice che tu non prendi posizione, dice che la prendi ma allo stesso tempo ti dài un’aria di terzietà dicendo di non indossare casacche e non essere manicheo. In questo modo ti metti in una posizione che automaticamente svaluta gli altri.
    I libri che hai letto sono quelli che consiglierei a chi non ha mai letto niente di Moresco.

  89. roberto il 27 giugno 2006 alle 14:48

    @andrea barbieri
    ecco, almeno adesso la citazione ha un senso.
    Grazie per il il consiglio.

  90. Gemma Gaetani il 27 giugno 2006 alle 15:04

    Procura tristezza leggere uno degli interventi più lucidi, SARCASTICAMENTE, anche (e finalmente!), lucidi, sulla questione Saviano, e notare che pochissimi hanno capito che la prima logica a cui si sottrae quel pezzo è l’adesione, da un punto di vista estetico ed etico, a una qualunque delle fazioni pro Saviano. Davanti a un pezzo che rifiuta di partecipare a una guerra interna si vanno a replicare le dinamiche manicheistiche che l’intervento stesso tende a rifiutare ideologicamente e in nome di un’idea di letteratura che non fa capo a nessuno o, meglio, a nessuno dei nomi che qui si mettono a disposizione e, ancora, a nessun dogma.
    Il sarcasmo e l’ironia che Sergio Garufi ha scelto qui come registri non sono casuali. E’ evidente, visto che chi lo legge abitualmente non può ricordare pezzi simili. E non vogliono far ridere, quel sarcasmo e quell’ironia, ma sdrammatizzare (e per questo alzano il tiro trasformando ferite vere in “stimmate”) innanzitutto. Relazionarsi in modo paradossalmente più serio alla questione grave che è diventata la scrittura di Saviano, per molti redattori e lettori di NI 2.0 come per la Bignardi, uniti di fatto dalla ricerca spasmodica di nuovi eroi. Vuole relazionarsi, questo pezzo, alla questione nata intorno a Saviano, in modo non didascalico. In modo più difficile di quanto il “C’ha ragione Scarpa” o il “No, ce l’hanno i Wu Ming” (un’adesione appunto da tifosi all’ingresso dello stadio) permettono di fare. Rinnegando cioè a prescindere un’adesione a tutti i dogmi che, per Saviano, sono stati tirati fuori e hanno apparecchiato la tavola del banchetto. I registri scelti, e come si sa la forma è spesso sostanza, portano con sé almeno due moniti, che a mio avviso Sergio Garufi ha rivolto anche a se stesso come lettore di fronte alla questione Saviano. “State attenti a non fare della letteratura una gara di stimmate e dell’etica della letteratura un dogma a prescindere, altrimenti dovremmo cancellare mezza storia della letteratura”. “State attenti a giurare e spergiurare che i vostri interventi vogliano gridare a voce alta quanto è bravo Saviano e non voi che ve ne siete accorti perché la guerra che ne è nata potrebbe indicare l’esatto contrario”.
    Di conseguenza trovo inutili obiezioni che vogliono farlo rientrare (il pezzo come Sergio Garufi in toto) per forza in quell’ottica, quella sì manicheistica, per cui qualcuno ha in mano il bene e chi non ha in mano un feticcio di quel qualcuno, chi non può vantarne la fratellanza poetica estetica ed etica, non può che appartenere al male. Assurde, oltre che inutili!
    Poco intelligente anche affermare che chi è sopra le parti sarebbe snob, che per dire se ti piace un autore e così dimostrare che se non sei con lui non è per antipatia personale dovresti aver letto l’opera omnia!
    A volte penso che la peggior cosa che possa augurarsi un artista è la comprensione assoluta da parte del pubblico, un assenso incondizionato. Alcuni versi di un cantante che si chiama Federico Fiumani parlano di una fan che va sempre ai suoi concerti e si mette in prima fila per “sentirSI cantare”.
    A volte, infine, il tono di chi crede davvero che il mondo si possa cambiare scrivendo o teorizzando letterature, di chi deve problematizzare in chiave ideologica tutto e sempre è tanto ridicolo quanto non utile. Se lo stesso Cioran (del quale ho letto solo un libro, quello da cui sto citando, e che è pure una raccolta di interviste, figuratevi, e spero che questo mi legittimi a citare, eventualmente chiedo alla redazione di cancellare il mio commento) scriveva: “Perché scrivere, e per chi? Ma ci sono necessità interiori che sfuggono a questa visione, sono di tutt’altra natura, più intime, misteriose, irrazionali. La coscienza del nulla spinta all’estremo non è compatibile con niente, con nessun gesto; l’idea di fedeltà, di autenticità e via dicendo: tutto va a farsi benedire. Ma c’è ugualmente questa vitalità misteriosa che ti spinge a fare qualcosa. E forse la vita è proprio questo, senza volere usare paroloni, il fare cose alle quali si aderisce senza crederci, sì, è suppergiù questo”. Se Cioran si minimizzava, Cioran, è così difficile per noi farlo? Dall’alto o dal basso delle nostre scritture-vite?

  91. georgia il 27 giugno 2006 alle 15:21

    ottimo pezzo gemma :-)
    lo dico sul serio, ma … in base a tutto quello che ci hai detto mi sembra che ti sia un po’ contraddetta alla fine prendendo Cioran come una clava e non non per darci un splendida citazione (di cui ti ringrazio) ma per usare anche lui come santino da imitare: “Se Cioran si minimizzava, Cioran, è così difficile per noi farlo?”
    forse, delizosa gemma, per minimizzarsi bisogna essere Cioran e allora sì, lo capisci anche da sola, che è molto difficile per noi che non lo siamo.
    geo

  92. Gemma Gaetani il 27 giugno 2006 alle 15:26

    (A scanso di equivoci vorrei precisare che:
    a) ho comprato e sto per leggere il libro di Saviano e non ho usato l’espressione “nuovi eroi” con connotazione negativa, anzi; esserlo di fatto è lodevole, farsi cannibalizzare in questa chiave di lettura può essere invece pericoloso;
    b) il fatto che il libro di Saviano sia stato pubblicato da Mondadori non è per me un disvalore, ma mi chiedo perché, stavolta, non lo è per molti che qui trasformano spesso semplici ospitalità di scritture e firme presso testate e case editrici in questioni ideologiche di collaborazionismo ;
    c) apprezzo tutto – perché ho letto tutto – di Tiziano Scarpa ma non amo Moresco;
    d) non mi piace nulla dei Wu Ming ma non per questo motivo credo che l’io narrante di Gomorra, da quanto possa per ora solo intuire, solo in modo figurato possa definirsi un io collettivo, e di conseguenza, ma non perché consideri Tiziano Scarpa uno scrittore un poeta un performer e un intellettuale necessario, sono d’accordo con la posizione di IPA, anche perché non ho mai condiviso l’idea del genocidio culturale di Carla Benedetti, pur rispettandola come tutte le idee, uguali o contrarie alle mie;
    e) è tristemente e modestamente sarcastico in Cioran l’ossimoro “aderire senza credere”, per chi, magari, fatichi a capirlo).

  93. Gemma Gaetani il 27 giugno 2006 alle 15:28

    Scusate: “anche SE non ho mai condiviso l’idea”.

  94. georgia il 27 giugno 2006 alle 15:38

    Io sono fra quelli che non vede di buon occhio che uno scriva su Giornale Foglio e ancor peggio Domenicale ecc. ma non mi sembra di non aver mai detto nulla sulle case editrici, perchè obbiettivamente è cosa diversa, pubblicare un libro (già scritto) in una casa editrice o l’altra oppure scrivere un articolo per un giornale, è una cosa così diversa gemma che tu quando scrivi sul giornale scrivi in una maniera e quando lo fai da altre parti in un’altra (non è una critica è cosa più che normale a meno che uno non sia un genio inconvertibile, ma quelli sono veramente rari).
    Pubblicare con la mondadori non mi sembra proprio che sia una cosa disdicevole o che cambi la scrittura dello scrittore
    geo

  95. fabio il 27 giugno 2006 alle 15:41

    (commento populista, rigorosamente super partes)

    anche citati, allora. sì, pietro citati va bene.

    e poi allora andiamo in gita a bergamo e a sondrio (quasi il 70 % di sì), parliamo per le strade e in libreria e a cinema e in piazza e all’università e per le scuole di ‘cose’ (federalismo e padri costituenti, welfare e pacifismi, razzismi e fascismi) ma soprattutto di ‘letteratura’, così come hai, ha, hanno, avete (ops, abbiamo) fatto qui. si va? senza schierarsi, of course, al riparo da manicheismi e ‘casacche’. anche se zdanov, non ce ne siamo accorti, è morto da un pezzo (per fortuna, bla bla bla).

    W citati. chè ce lo meritiamo.
    ciao ciao, tante belle cose.

  96. Lorenzo Galbiati il 27 giugno 2006 alle 15:51
  97. fabio il 27 giugno 2006 alle 16:10

    @gemma gaetani
    @georgia

    gemma che citi cioran (qui da noi, mutatis mutandis, ripeto, citati): e cioè l’ontologismo (o il nichilismo, che fa lo stesso) estetico (tutto il resto è cattiva ideologia, per forza è beghe di palazzo, o di quartiere);
    e poi 1) 2) 3) 4) 5);
    e poi sigle come “IPA” (l’ho capito dopo 18 minuti che, forse, si tratta di acronimo per il primo amore);
    e poi, infine, il domenicale che NON è il foglio: non lo è. punto. è un discrimine. questo ad esempio è un modo per schierarsi.

    perchè si scrive lì? sarei curioso di capire da una persona che cita cioran cosa vuol dire per lei scrivere lì (e si sa che non è solo il suo caso). ci rendiamo conto o no che cosa è il domenicale e che cosa è, per restare ‘da quelle parti’, il foglio? te ne verrai fuori davvero con la storia che, appunto, siccome la letteratura è cosa ‘misteriosa’, val bene anche dell’utri, o paolo berlusconi: e tutto questo nella pochezza di quel giornale (compratelo, il foglio: qui, l’autore di islam e giornalismo, che NON è andato a votare per il referendum, mannaggia a lui, impara più dal foglio, anche per affinare le armi della critica, che da 123 anni di un papocchio come quel giornale: altro che ‘vitalità misteriosa’, questo dannunzianesimo, antico e recrudescente virus italiota, corretto con un po’ di croce, onnipresente, e citati, citati… ).

    e tu, cara georgia, che hai generosamente spinto la discussione su temi cruciali, a partire da barbieri ecc. ecc. (bla bla, che stanchezza…): sui temi dello ‘schierarsi’ (mi hanno insegnato all’asilo che vorrebbe dire fare critica ‘militante’, questa parolaccia), credi di aver cavato qualche ragno da qualche buco? no.

    perciò, alla fine, citati, citati, citati. (segue)

  98. Gemma Gaetani il 27 giugno 2006 alle 16:10

    Georgia, con dispiacere ho letto tempo fa su Vibrisse che qualcuno in un commento mi indicava come esempio di “camaleontismo qualcosa”. Non è questo post, che affronta discorsi ben più importanti, la sede per dimostrare che quella è per me una mistificazione, a fronte di nemmeno dieci pezzi che ho pubblicato su Giornale, Domenicale e Queer, l’inserto di Liberazione, né spetta a me farlo, in ogni caso, né voglio. Chi legge i miei pezzi trova sempre la stessa identità a scriverli, così come i caporedattori a cui li propongo e, nel caso del sì, mando. La stessa che scrive il blog, ha scritto un libro, scrive commenti talvolta qui, segue le questioni letterarie e non ama schierarsi per principio. Però se a qualcuno fa comodo credere che non è così, lo faccia. Citavo la schedatura delle persone per testata-casa editrice perché spesso ne ho letto, anche qui, ovviamente nei commenti, e ho sempre detto che è pericolosa oltre che errata. Per me, eh, per me. Da certe ottiche, per me, bisognerebbe uscire. Per questo motivo, anche, ho apprezzato molto il pezzo che qui stiamo commentando. Ma davvero, occupiamoci di cose più importanti. Ci tenevo a risponderti su questo per evitare un’intepretazione silenzio/assenso.

  99. fabio il 27 giugno 2006 alle 16:13

    P. CITATI, “Questi giovani e la letteratura”, «Corriere della sera», 4 giugno 1986

    “Qualche giorno fa, sono stato invitato da un Liceo di Roma e da un corso di studi alla Sapienza. Sono rimasto incerto prima di accettare. Non avevo avuto buone esperienze. Mi ricordo un invito di alcuni anni or sono: ignoranza, stupidità e protervia. Uno diceva: “Ma Lei non ha preso in considerazione il rapporto di classe tra Manzoni e la borghesia lombarda, dimostrato da Gramsci”. Un altro diceva: “Ma Lei non ha tenuto conto del rapporto tra l’imperialismo, fase suprema del capitalismo, e La camera da letto di Bertolucci, come è stato dimostrato da Lenin”. […] Questa volta, tutto era diverso. Avevo davanti a me qualche centinaio di giovani seduti nei banchi. […] L’immensa nuvola di sciocchezza e di banalità, che ha appestato la cultura italiana per quarant’anni, si era dissolta. […] Nessuno mi domandava cos’era la critica – quest’attività di quart’ordine. Sedicenni o diciannovenni […], mi parlavano appassionatamente di letteratura. Chi era Tolstoj e chi Manzoni, chi era Dostoevskij e chi Marianne Moore e chi Musil e chi Benn […], e che cosa è un classico e cioè quale sia la strada più difficile per capire le cose.”

    Bene.

  100. roberto il 27 giugno 2006 alle 16:21

    @fabio
    Infatti Croce è un padre della patria costituente, no?
    Croce. Benedetto Croce.

  101. fabio il 27 giugno 2006 alle 16:32

    @roberto

    attenzione, robè: prima di tutto dovevi votare no, ora devi espiare, poi se ne può parlare (forse).

    comunque questa questione de il domenicale:

    “Diretto da Angelo Crespi ed edito dall’omonima società presieduta da Marcello Dell’Utri, il Domenicale si ispira nel nome alla tradizione dei sunday paper anglosassoni e nei contenuti alle riviste letterarie della storia italiana”.

    non è generalista, insomma. interessante. e pure sul foglio scrivono gli ‘eretici’ come berardinelli. lì, sul domenicale, la prof. gaetani e anche garufi (ma non raimo). e sono io il primo ad accogliere a casa personaggi intelligenti assai che se ne vanno col foglio sotto il braccio (magari ci scriverebbero pure, se ben pagati). e poi da loro hanno avuto pure la faccia di sfottere alla grande cortellessone (‘voce da canarino su corpo da tordo’, diceva il tuo correlatore alla tesi su jameson). ma è proprio tutto uguale? lo sanno che sul foglio c’è una linea (una casacca) e lì, mi pare, un po’ di tutto e niente, impapocchiato (per fare nomi: ‘gramscismo liberale’, darwin, parente e garufi: mah). questo sta dietro la volontà di non schierarsi?. questo vuol dire nessuna ‘casacca’? senti, robè, scusa ma sto storto (hai chiamato chi sai tu)?

  102. georgia il 27 giugno 2006 alle 16:38

    garufi scrive sul domenicale? non lo sapevo, ecco perchè si affanna a dire che non si schiera, proprio come gemma :-), però scrivono bene ambedue, sul foglio (berardinelli escluso) spesso e volentieri scrivono letteralmente con i piedi.
    geo

  103. fabio il 27 giugno 2006 alle 16:50

    ???

    scrivono bene, ahimè. non coi piedi, ma con una ‘linea’ in testa (altra parolaccia).

    andrea i. parla giustamente delle ‘politiche che non si fanno’. anche il ‘giornalismo che non si fa’ (più), vedi pagine culturali di alias e de il domenicale (casacche rosa e grigie). se non c’è linea, giustamente, si va a zig zag e buonanotte al secchio.

  104. roberto il 27 giugno 2006 alle 17:24

    @georgia
    scrivono con i piedi, eh?, be’ leggi il commento n.100 al post di Andrea Inglese. By Geminello Alvi.

    E poi confronta il tutto con la vignetta di Staino sull’Unità di oggi:
    “Cosa festeggiate oggi, il referendum o i mondiali?”
    “E’ lo stesso. Sempre l’Italia ha vinto”.
    (La famosa satira di sinistra, eh? So’ meglio le barzellette de’ Totti).

    @fabio
    tra mezz’ora starai meno storto.

    Vi lascio con una ineffabile dichiarazione di Vannino Chiti, diesse,
    uno dei miei promotori preferiti del NO. Intervistato oggi sull’Unità, dice:
    “Personalmente sono per una sola Camera politica, eletta direttamente dai cittadini, e una seconda Camera in cui si siede per funzioni: presidenti di regioni, di province, sindaci”.
    (risate da qui a Betelgeuse 2)

    Leopoldo Elia, senatore margheritino e presidente della Corte Costituzionale: il miglioramento del Titolo V esige “un senato federale”.

    Il sindaco Massimo Cacciari: “Va fatto ordine tra stato e regioni, superato il bicameralismo, delineato il federalismo fiscale”.

    Sir, Servizio Informazione Religiosa (organo vaticano per il No): “al cosiddetto malessere del Nord è tempo di dare risposte di alto profilo di merito”. Ma anche: “I cittadini hanno inequivocabilmente confermato che restiamo una democrazia parlamentare” (di stampo vaticano?)

    Bruno Tabacci, UDC: “Con Gerardo Bianco della Margherita abbiamo depositato un disegno di legge che istituisce una Costituente”.

    Romano Prodi: “Proponiamo cambiamenti significativi della costituzione”.
    Ma anche: “Quando dicevamo che ci vuole più rigore non avevamo tutti i torti” (capito il doppiosenso, meglio di Staino, questo è certo).

    E ancora:
    1) secondo l’Unità: il 61,4% dei No è una “valanga di voti”;
    2) per il Manifesto, i NO sono “una marea” (61,4%);
    3) per Repubblica, “il NO trionfa” (61,4%)
    4) sempre per il Manifesto, quotidano comunista: “E’ la vittoria di Oscar Luigi Scalfaro”; per Repubblica: “Il Padre Costituente Oscar Luigi Scalfaro è un uomo felice”.
    5) per Ezio Mauro, direttore di Repubblica: “è la più importante svolta culturale degli ultimi anni in Italia”.

    Prossima puntata entro le 20.00 a margine di Marano.
    Parleremo di affluenza e fine del berlusconismo.

  105. georgia il 27 giugno 2006 alle 17:52

    ma tu roberto scrivi sul foglio?

  106. roberto il 27 giugno 2006 alle 18:47

    @georgia

    no, vorrei che diventassimo meglio del Foglio.

  107. roberto il 27 giugno 2006 alle 19:39

    @georgia
    @garufi

    IL TIFOSO

    allora qua succede così (andando OLTRE la polemica, prendendo tutto come ‘sintomo’). se prendi un post, mettiamo che parli di saviano o di manganelli (ancora lui) o di v. evangelisti, e si cerca poi nei commenti di andare OLTRE i testi (oltre la letteratura in sè), pur partendo SEMPRE dai testi, si viene tacciati di ideologismi astratti, nel migliore dei casi.
    ma quando si leggono articoli o saggi che parlano DI letteratura, dato per buono che si conoscono, e bene, i TESTi di cui si tratta, voi (VOI!!, tu) che approccio hai?:

    “A volte, infine, il tono di chi crede davvero che il mondo si possa cambiare scrivendo o teorizzando letterature, di chi deve problematizzare in chiave ideologica tutto e sempre è tanto ridicolo quanto non utile.”
    (gaetani).

    io, per questo, su questo, dovrei essere licenziato in tronco PERSINO dall’accademia (tanto precario lo sono già da un po’, la fine è vicina). ma soprattutto qui scatta una sottile forma di censura: ‘è tanto ridicolo quanto non utile’. zitto e mosca. a leggere e a studiare.

    e quindi questa ‘impostazione’ è ridicolizzata così come fa, sprezzante, snob, vate e vestale di iper-urani letterari, il buon citati, cui sembra che ci si ispiri (ancora e sempre). è una parodia grossolana, mi pare. tant’è: ‘Ma Lei non ha preso in considerazione il rapporto di classe tra Manzoni e la borghesia lombarda, dimostrato da Gramsci”. Un altro diceva: “Ma Lei non ha tenuto conto del rapporto tra l’imperialismo, fase suprema del capitalismo, e La camera da letto di Bertolucci, come è stato dimostrato da Lenin”. (‘stupidità’ e protervia’, appunto).

    negare che citati abbia scritto tra le cose migliori, che so, sullo stesso manganelli o su gadda e caproni, questo sì è ideologico (la fenomenologia del ‘tifoso’). ma, dopo aver dato atto e discusso sui suoi TESTI, si vuole affrontare la ‘funzione’-citati nel panorama culturale odierno? la SUA lettura di saint-beuve, leo spitzer e proust, ad esempio, che funzione ha, rispetto alla nostra EDUCAZIONE di lettori? non è appunto quella di far restare la letteratura come mondo a sè, anche quando ‘ si sporca le mani’ con il Male (con il lato buio della realtà, direbbe lui)? su questo siamo d’accordo o no? e che funzione ha tutto ciò con le sue vendite (il mercato dei libri), col fatto che è appena uscito un meridiano (un meridiano!!) che raccog liele sue ‘prose’ critiche selezionate? e che funzione ha il suo habitus di intellettuale di questa guisa che poi si avventura sui temi più scottanti della terribile attualità (islam e cristianesimo), ma sempre in chiave esasperatamente culturalistica? questo semplice interrogarsi è ideologico? è da ‘tifoso’?

    (citati, insomma, come sintomo di un virus che circola, eccome, anche tra le più impensabili menti.)

    ricapitolando. qui, rischiando le ambiguità del terzo-forzismo o cerchio-bottismo, si tentava di prendere le distanze dal modo col quale certi schieramenti livorosi o ‘interessati’ parlavano di un certo libro. questo atteggiamento, nel contingente, è opportuno. il commmento di g. gaetani, invece, indulgeva alquanto in enfasi e, malgré elle, in toni apocalittici e pure cacofonici: ‘guerra interna’, ‘dinamiche manicheistiche’, eccetera.

    ora, di un libro si parlava, e di come tre o quattro persone (influenti o meno, scrittori o critici) ne avevano parlato. stop. tutta questa profluvie di parole, se si restasse solo a questo, sarebbe davvero segno (sintomo) di paranoia o di un clamoroso colpo di calore collettivo. ma invece, forse, va indagato anche questo fenomeno di logorrea scomposta.

    c’era un altro piano possibile della discussione. potenzialmente si poteva prendere spunto da tutto ciò per parlare di questioni (o di metodi) un po’ più in ‘generale’. per esempio sulla differenza tracciata fra ‘PRENDERE POSIZIONE’ e ‘SCHIERARSI’ (tu, gemma, ti dicevo, mi pare l’abbia tentato di fare, invano). ammesso che il distinguo non sia strumentamente capzioso, per cambiar tutto (a parole) perchè nulla cambi.

    perchè diavolo nessuno dei redattori o dei commentatori ha spostato la questione su ciò che vuol dire effettivamente che i ‘contendenti’ erano (proprio) i wu ming e scarpa (o moresco, o benedetti)?
    con un po’ di mente fredda e di distanza (critica) non era l’occasione buona per parlare un po’ di temi e di idee più ‘generali’ riguardo alla letteratura e alla critica, oggi? al di là dei personalismi? e soprattutto in un MODO nuovo, non con le sigle massoniche che solo l’elite blogettara conosce: NI1, NI2, IPA?

    anche garufi secondo me è stato fagocitato dal metodo che critica, e sinceramente non ho capito più dove finiva il filo del suo discorso: ‘io ho preso posizione a suo tempo contro o a favore di questo e quello, e mi è costato. ora, però, non mi schiero e dico che è giusto così, per me’. più o meno così. punto. sul contingente, ripeto, è giusto. ma davvero solo di questo ‘caso’ si dibatteva?

    non era solo del libro di saviano che si parlava, non era più del suo libro che si parlava (questo esercizio critico, giustamente, va fatto in altra sede). non riconoscerlo, nelle migliori delle ipotesi, è atteggiamento ipocrita. era che a parlarne male (nei modi) sono state non solo persone ‘influenti’ ma, al di là dei personalismi, persone che portano idee e pratiche letterarie che oggi, comecchesia, occupano e ‘influenzano’ orientamenti, gusti e scelte. come la mettiamo? di quelle idee, di quelle ‘spinte’, di ciò che uno o due o tre autori ‘incarnavano’ , era il caso di parlare. secondo me è un discorso su cui tornare.

    se poi sabato cortellessa si produce (una volte su mille, almeno distinguendosi in questo da mollica del tg1) in una stroncatura di v. evangelisti e della letteratura di genere, dobbiamo stare tre (3) giorni a parlare di:
    1) lui è questo, quell’altro è quello;
    2) non va bene lo schierarsi: cortellessa è un tifoso della tribuna montemario;comunque io in passato ho preso posizione; gliel’ho detto in faccia ciò che penso;
    3) i modi sono discutibili: con un appello prendiamo tutti la strada sana dell’aventino (sui modi);
    4) se ci si interroga su cosa rappresenta questo ‘attacco’ sotto la cintola, a partire dall’idea che l’uno e l’altro hanno della letteratura e a partire dalla loro collocazione nel ‘campo’ letterario, di dinamiche e tendenze, eccetera, allora si fa ideologia.

    tutto qua? così facendo, con buona pace di citati, le persone (anche le migliori ‘menti’ delle nostre generazioni, quelle per davvero), fuggono dalla ‘letteratura’ (dai dibattiti sulla letteratura così impostati). o vi tornano, nella letteratura (l’insondabile e puro canone di autori), che è lo stesso. saluti e, ora, sul serio, si va a studiare per un bel po’.

  108. fabio il 27 giugno 2006 alle 19:40

    @georgia
    @garufi

    IL TIFOSO

    allora qua succede così (andando OLTRE la polemica, prendendo tutto come ‘sintomo’). se prendi un post, mettiamo che parli di saviano o di manganelli (ancora lui) o di v. evangelisti, e si cerca poi nei commenti di andare OLTRE i testi (oltre la letteratura in sè), pur partendo SEMPRE dai testi, si viene tacciati di ideologismi astratti, nel migliore dei casi.
    ma quando si leggono articoli o saggi che parlano DI letteratura, dato per buono che si conoscono, e bene, i TESTi di cui si tratta, voi (VOI!!, tu) che approccio hai?:

    “A volte, infine, il tono di chi crede davvero che il mondo si possa cambiare scrivendo o teorizzando letterature, di chi deve problematizzare in chiave ideologica tutto e sempre è tanto ridicolo quanto non utile.”
    (gaetani).

    io, per questo, su questo, dovrei essere licenziato in tronco PERSINO dall’accademia (tanto precario lo sono già da un po’, la fine è vicina). ma soprattutto qui scatta una sottile forma di censura: ‘è tanto ridicolo quanto non utile’. zitto e mosca. a leggere e a studiare.

    e quindi questa ‘impostazione’ è ridicolizzata così come fa, sprezzante, snob, vate e vestale di iper-urani letterari, il buon citati, cui sembra che ci si ispiri (ancora e sempre). è una parodia grossolana, mi pare. tant’è: ‘Ma Lei non ha preso in considerazione il rapporto di classe tra Manzoni e la borghesia lombarda, dimostrato da Gramsci”. Un altro diceva: “Ma Lei non ha tenuto conto del rapporto tra l’imperialismo, fase suprema del capitalismo, e La camera da letto di Bertolucci, come è stato dimostrato da Lenin”. (‘stupidità’ e protervia’, appunto).

    negare che citati abbia scritto tra le cose migliori, che so, sullo stesso manganelli o su gadda e caproni, questo sì è ideologico (la fenomenologia del ‘tifoso’). ma, dopo aver dato atto e discusso sui suoi TESTI, si vuole affrontare la ‘funzione’-citati nel panorama culturale odierno? la SUA lettura di saint-beuve, leo spitzer e proust, ad esempio, che funzione ha, rispetto alla nostra EDUCAZIONE di lettori? non è appunto quella di far restare la letteratura come mondo a sè, anche quando ‘ si sporca le mani’ con il Male (con il lato buio della realtà, direbbe lui)? su questo siamo d’accordo o no? e che funzione ha tutto ciò con le sue vendite (il mercato dei libri), col fatto che è appena uscito un meridiano (un meridiano!!) che raccog liele sue ‘prose’ critiche selezionate? e che funzione ha il suo habitus di intellettuale di questa guisa che poi si avventura sui temi più scottanti della terribile attualità (islam e cristianesimo), ma sempre in chiave esasperatamente culturalistica? questo semplice interrogarsi è ideologico? è da ‘tifoso’?

    (citati, insomma, come sintomo di un virus che circola, eccome, anche tra le più impensabili menti.)

    ricapitolando. qui, rischiando le ambiguità del terzo-forzismo o cerchio-bottismo, si tentava di prendere le distanze dal modo col quale certi schieramenti livorosi o ‘interessati’ parlavano di un certo libro. questo atteggiamento, nel contingente, è opportuno. il commmento di g. gaetani, invece, indulgeva alquanto in enfasi e, malgré elle, in toni apocalittici e pure cacofonici: ‘guerra interna’, ‘dinamiche manicheistiche’, eccetera.

    ora, di un libro si parlava, e di come tre o quattro persone (influenti o meno, scrittori o critici) ne avevano parlato. stop. tutta questa profluvie di parole, se si restasse solo a questo, sarebbe davvero segno (sintomo) di paranoia o di un clamoroso colpo di calore collettivo. ma invece, forse, va indagato anche questo fenomeno di logorrea scomposta.

    c’era un altro piano possibile della discussione. potenzialmente si poteva prendere spunto da tutto ciò per parlare di questioni (o di metodi) un po’ più in ‘generale’. per esempio sulla differenza tracciata fra ‘PRENDERE POSIZIONE’ e ‘SCHIERARSI’ (tu, gemma, ti dicevo, mi pare l’abbia tentato di fare, invano). ammesso che il distinguo non sia strumentamente capzioso, per cambiar tutto (a parole) perchè nulla cambi.

    perchè diavolo nessuno dei redattori o dei commentatori ha spostato la questione su ciò che vuol dire effettivamente che i ‘contendenti’ erano (proprio) i wu ming e scarpa (o moresco, o benedetti)?
    con un po’ di mente fredda e di distanza (critica) non era l’occasione buona per parlare un po’ di temi e di idee più ‘generali’ riguardo alla letteratura e alla critica, oggi? al di là dei personalismi? e soprattutto in un MODO nuovo, non con le sigle massoniche che solo l’elite blogettara conosce: NI1, NI2, IPA?

    anche garufi secondo me è stato fagocitato dal metodo che critica, e sinceramente non ho capito più dove finiva il filo del suo discorso: ‘io ho preso posizione a suo tempo contro o a favore di questo e quello, e mi è costato. ora, però, non mi schiero e dico che è giusto così, per me’. più o meno così. punto. sul contingente, ripeto, è giusto. ma davvero solo di questo ‘caso’ si dibatteva?

    non era solo del libro di saviano che si parlava, non era più del suo libro che si parlava (questo esercizio critico, giustamente, va fatto in altra sede). non riconoscerlo, nelle migliori delle ipotesi, è atteggiamento ipocrita. era che a parlarne male (nei modi) sono state non solo persone ‘influenti’ ma, al di là dei personalismi, persone che portano idee e pratiche letterarie che oggi, comecchesia, occupano e ‘influenzano’ orientamenti, gusti e scelte. come la mettiamo? di quelle idee, di quelle ‘spinte’, di ciò che uno o due o tre autori ‘incarnavano’ , era il caso di parlare. secondo me è un discorso su cui tornare.

    se poi sabato cortellessa si produce (una volte su mille, almeno distinguendosi in questo da mollica del tg1) in una stroncatura di v. evangelisti e della letteratura di genere, dobbiamo stare tre (3) giorni a parlare di:
    1) lui è questo, quell’altro è quello;
    2) non va bene lo schierarsi: cortellessa è un tifoso della tribuna montemario;comunque io in passato ho preso posizione; gliel’ho detto in faccia ciò che penso;
    3) i modi sono discutibili: con un appello prendiamo tutti la strada sana dell’aventino (sui modi);
    4) se ci si interroga su cosa rappresenta questo ‘attacco’ sotto la cintola, a partire dall’idea che l’uno e l’altro hanno della letteratura e a partire dalla loro collocazione nel ‘campo’ letterario, di dinamiche e tendenze, eccetera, allora si fa ideologia.

    tutto qua? così facendo, con buona pace di citati, le persone (anche le migliori ‘menti’ delle nostre generazioni, quelle per davvero), fuggono dalla ‘letteratura’ (dai dibattiti sulla letteratura così impostati). o vi tornano, nella letteratura (l’insondabile e puro canone di autori), che è lo stesso. saluti e, ora, sul serio, si va a studiare per un bel po’.

  109. fabio il 27 giugno 2006 alle 19:41

    il commento è di fabio.

  110. zoe il 27 giugno 2006 alle 20:09

    una curiosità:ma qualcuno, fra coloro che intervengono qui più frequentemente, lavora?nel senso di lavori normali, come noi gente comune?
    Cosi’, per curiosità

  111. susy il 27 giugno 2006 alle 20:23

    tempo fa ho letto in biblio un articolo di garuffi su l’unita o liberazione, non ricordo… parlava di borges… ma come si fa a scrivere su giornali così diversi ?!

  112. fabio il 27 giugno 2006 alle 21:16

    @georgia
    @giampiero
    @palladineve
    @marano

    IDEE NON SOLO INFORMAZIONE
    Per riflettere. Confrontiamo la prima pagina del Foglio e del Manifesto. Georgia, credo che questo sia un esempio fondamentale per spiegarti cosa voglio quando dico che dobbiamo diventare meglio di loro, che loro devono iniziare a leggerci.

    Qual è il limite del Manifesto? Potrebbe essere una delle cause profonde della sua crisi? Mi riferisco proprio al “taglio” con cui è stata trattata la giornata della vittoria. Ad eccezione dell’editoriale di Ida Dominijanni, “La favola è finita” (come tutte le cose umane, dice la giornalista, “la carta del ’48 non è intoccabile”), tutti gli altri pezzi dedicati al tema (pp. 2,3,4) sono cronache, corrispondenze da una parte all’altra dell’Italia, elenchi di percentuali, eccetera.

    La prima pagina del Foglio, invece, che si muove come un giornale di idee (ma il manifesto non doveva farlo e, in passato, non l’ha fatto?), dedica tre editoriali su sei a una campagna che, tra l’altro, non avrebbe avuto nemmeno bisogno di approfondire così tanto, visto che l’hanno persa.

    Eppure lo fanno. Insomma, il manifesto ha deciso cosa vuole diventare? Un giornale di contenuti o un quotidiano generalista tipo Repubblica o il Giornale? La sua “missione” non dovrebbe essere la ricerca, l’analisi, il commento indispensabile e ricco di spunti?

    Noi dovremmo fare meglio, partire da una rassegna-stampa continua, quotidiana, fatta a 360 gradi, da destra a sinistra: avere il polso della discussione giornalistica e culturale, e perché no, editoriale ed accademica italiana, e su questo individuare i punti forti, le “parole d’ordine” da imporre ai nostri “competitori”.

    Non so se il ruolo originario della Nazione fosse questo, certo è che non credo che ci riusciremo attardandoci dietro la querella gomorresca, per quanto interessante e ricca di stimoli e opposte visioni della scrittura e della letteratura.

    Se il manifesto arretra, sceglie la strada della “informazione” e non della “critica” (quando ci prova rischia spesso di farsi capire da sparutissime minoranze; certe volte è meglio scrivere co i piedi, se ti portano lontano e ti fai capire, magari con un pizzico di ironia), dobbiamo essere pronti a prendere il loro posto.

    Se no avremo una situazione paradossale: una sinistra in affanno che si mette al traino delle battaglie culturali di destra (dalle tasse alla politica estera alla procreazione assistita), mentre s’illude di continuare a fare cultura parlando di Wu-Ming o di Scarpa.

    E non ho niente contro gli ex-Blisset, anzi, portano avanti un’idea di scrittura anonima e collettiva che mi è affine oltre che familiare, ma vi rendete conto che dalla nostra (astratta) discussione gomorresca (su un romanzo che non ho letto ma che ho l’impressione che tutto sia meno che astratto), per colpa del criticismo eletto a bega condominiale, non si va da nessuna parte? e soprattutto torna la divisione idealistica che ha marchiato la storia culturale del nostro paese (oggi parlavamo del crocianesimo…).

    SCHERZI A PARTE II
    Sempre sul Foglio di oggi, in un piccolo box a colori, nel taglio basso della prima pagina, veniamo a sapere che “Formiche”, il pensatoio del senatore Marco Follini, il 29 giugno, promuove il dibattito “Riforme e costituzione”. Intervengono Beppe Pisanu, lo stesso Follini, Francesco Rutelli e Paolo Mieli, il direttore del Corriere della Sera. Il tutto nella cornice della Università Cattolica di Milano.

    Prove tecniche di inciucio, e io non ho niente contro gli inciuci, l’importante è sedersi al tavolo delle riforme da una posizione di forza. Spero che la vittoria referendaria almeno questo ce lo permetta, al di là dei malpancismi alla Pancho Pardi e delle pause di riflessione bertinottesche. Questa volta la crostata gliela dobbiamo far ingozzare, andare di traverso.

    I NUMERI DEL REFERENDUM e LA CRISI DEL BERLUSCONIMO
    Ci hanno detto che è stato un trionfo, il No. Ma proviamo a fare le pulci ai “Dati delle Regioni e delle Province” pubblicati da Repubblica. E’ vero,
    le grandi città del Nord hanno rifiutato di modificare la costituzione. Ma vi sembra poco che il Sì abbia vinto in Piemonte (Cuneo, Novara, Vercelli, Biella, Verbania), in Lombardia (Bergamo, Como, Cremona, Pavia, Sondrio, Varese, Lecco, Lodi, Monza e la Brianza), a Imperia in Liguria, a Udine e Pordenone nel Friuli Venezia-Giulia, e praticamente in tutto il Veneto ad eccezione di Venezia e Rovigo (sarà felice Fulvio Panzeri, che ha dedicato uno dei suoi saggi ai giovani scrittori di questa città).
    E’ possibile ridurre tutto a una “contrapposizione” tra città e campagna come fa Alessandro Amadori? (La Brianza campagnola?). Proprio al Nord, nella “parte più avanzata” del paese? (Amadori se la cava meglio quando dice che proprio nel settentrione più avanzato appaiono “fenomeni di conservatorismo egoistico che non possono essere letti in chiave positiva”).

    Un’ultima cosa. Il voto al Sud. Una delle peggiori distorsioni della stampa di oggi è stata dire che nel Meridione il No ha trionfato con percentuali bulgare (che, detto per inciso, a me fanno sempre tremare quando si parla di Campania, Puglia, Calabria e Sicilia). Il trionfo c’è stato (l’82% della Calabria, il 75% della Campania, il 73% della Puglia, il 69,9% della Sicilia), ma quali sono stati i dati dell’affluenza? E soprattutto, visto che ci hanno fatto due maroni così con il quorum, come mai in queste 4 ragioni non è stato raggiunto il 50% (non serviva, è vero, ma di solito i referendum un quorum ce l’hanno). Vuol dire che non sono stato l’unico a non votare. Che la questione meridionale c’è, eccome se c’è. O dobbiamo ringraziare i nostri cugini milanesi e veneziani di averci salvato il culo conservando la costituzione? Se nemmeno la metà dei meridionali corre a difenderla, quella Costituzione, secondo me, qualcosa è andato storto.

    @zoe
    che ne sai quanto mi faccio il culo? Eppure trovo il tempo per scrivere centomila righe a fronte del tuo commento bavoso.

  113. roberto il 27 giugno 2006 alle 21:18

    il commento sopra è mio, naturalmente.

  114. Fabrizio Corselli il 27 giugno 2006 alle 22:25

    Un caro saluto a Genna!

    Peccato sia finita l’avventura su SdM.

    Fabrizio

  115. E. Citati il 28 giugno 2006 alle 00:25

    ieri mi chiedevano: che rapporto c’è tra A e B?
    oggi mi chiedono: chi è A e chi è B?
    domani mi chiederanno: documenti?

  116. roberto il 28 giugno 2006 alle 11:18

    @nazione

    Inserisco qui questo commento perché davvero non capisco come mai quando un post ‘invecchia’ ce lo dimentichiamo tutti.

    In questo senso, consiglierei alla redazione di NI di inserire i pezzi non solo per ‘data’ (criterio di novità), ma anche per ‘importanza’, ‘tenuta’, e ‘numero dei commenti’ (criterio top ten).

    Per esempio, io credo che il post di Marano sia cento volte più attuale di quello di Garufi: va bene, quello di Garufi ha superato Quota 100, teniamolo al primo posto della classifica (lo dico contro i miei stessi interessi, visto che i miei articoli su giornalismo e islam non superano i 10 commenti), ma per favore non dimenticatevi delle riforme costituzionali ora che avete vinto. Ora che inizia il bello:

    “Un ‘comitato di saggi’ in grado di indirizzare le scelte e favorire la discussione tra i due schieramenti. Ed è di questo che il ministro per i rapporti con il Parlamento, Vannino Chiti, è andato a parlare ieri sul colle con Napolitano (…). Potrebbe tornare presto il momento di Gianni Letta. Perché è a lui che i prodiani si rivolgono per parlare con il capo di Forza Italia” (Cladudio Tito, “Il via di libera di Napolitano. E Prodi pensa a un tavolo di saggi”, la Repubblica, 28 giugno 2006).

    Secondo il sondaggista Nicola Piepoli, infine, la dichiarazione di voto di Carlo Azeglio Ciampi avrebbe dirottato quattro milioni (dico 4) di voti sul No. Se Ciampi si presentasse alle elezioni con una sua lista, “otterrebbe una settantina di seggi” (quanto AN alle ultime elezioni). Un bel risultato per l’uomo delle privatizzazioni, che spedì l’apostolo Mario Draghi sulla nave Britannia (1993), a svendere il patrimonio industriale italiano alle lobby atlantiche capeggiate da mr. svalutazione/speculazione George Soros.

    @giampiero (se mi leggi anche qui)
    Quando ho provato a scheggiare il muro di gomma del Ciampismo, mi hai segnalato il libro di Del Boca.

    Oggi leggo che “Italiani brava gente” si è aggiudicato il Premio Letterario della Resistenza – Città di Omegna. Come vedi, le tesi di Del Boca e di tanti altri (storici o scrittori) continuano ad avere la giusta eco a livello editoriale e culturale.

    Ma io ancora non sento parlare dei diari di soldati italiani fuggiti dal fronte greco e scampati ai campi di sterminio tedeschi (ti assicuro che ci sono), né mi sembra che in giro ci siano editori disposti a ripubblicare i cinque volumi dell’Innominabile. Figuriamoci a premiarli.

    Saluti mattutini, a tutti tranne che Zoe.

  117. Alessandro Canzian il 28 giugno 2006 alle 13:10

    A me pare molto strano che lettori che considero attenti e forniti di strumenti d’interpretazione non si accorgano della “molteplicità” dell’io nel libro di Saviano. Molteplicità, cioè Saviano si lascia attraversare da molti punti di vista, molti modi di raccontare (derivati da diverse fonti), e a sua volta ne attraversa, senza per questo smettere di essere Saviano. Molto spesso Saviano si immagina quel che stanno pensando o hanno pensato altre persone. Altrettanto spesso si capisce che dice “quella volta arrivai”, ed è un semplice raccordo narrativo che permette di tenere saldamente insieme storie diverse, senza “sfrangiare” la narrazione. Pensare che quell’io sia sempre letteralmente e banalmente “testimoniale”, per giunta nel contesto di un reportage (cosa che “Gomorra” non è), non fa capire quanta sapienza letteraria ci sia nel libro, una sapienza che serve a introdurci nel mondo del Sistema in un modo che nessun testo giornalistico saprebbe fare.
    Mi sembra abbia scritto cose molto interessanti Marco P. su Lipperatura:
    http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2006/06/ritorno_a_gomor.html#comment-19072467

  118. dino il 28 giugno 2006 alle 13:26

    ho finito adesso di leggerlo. parlerei di metodo etnografico applicato alla letteratura, anzichè alla sociologia o all’antropologia.

  119. Un opertore culturale il 28 giugno 2006 alle 14:27

    Zoe, ma che dici?
    Io per esempio mi faccio un gran culo!
    Questa settimana, ad esempio, ho dovuto leggere due romanzi e scrivere un articolo. e andare a cena fuori, anche.

  120. roberto il 28 giugno 2006 alle 15:02

    @opertore
    “operatore”. Anche la cdb è un lavoro.

  121. Un operatore culturale il 28 giugno 2006 alle 15:46

    Grazie Roberto!
    Sei Fondamentale.

  122. Gemma Gaetani il 28 giugno 2006 alle 17:54

    @ Fabio, Roberto e Georgia

    Citavo non a caso Cioran. IL nichilista. Citavo quella frase che è la frase di un nichilista, appunto. Io riesco a credere soltanto ai maestri che negano di essere tali, che si rinnegano in quanto tali (infatti il maestro in assoluto per me è Pessoa). “Aderire senza credere” vuol dire, per me, sapere in partenza che ogni tentativo è vano (posso ragionevolmente credere di CAMBIARE letteralmente il mondo SCRIVENDO??? SCRIVENDO!!! Quando a volte nemmeno le guerre riescono a cambiare le cose!). Eppure, consci di quell’impossibilità, provarci a farlo e poi farlo. FARLO. Con tutta la passione possibile, che è ancora più vera perché parte dalla consapevolezza che si sta cercando di realizzare un’utopia. Noi (voi tre, Barbieri, Forlani, io) in un certo senso non parliamo da punti di vista diversi. Noi siamo tutti qui perché crediamo nella stessa cosa. Nella potenza della letteratura e delle idee. Nel fatto che ci guidi da quando ci alziamo a quando riandiamo a dormire. Solo che io cerco di sottrarmi sempre a logiche assolutistiche. Prive di contraddittorio interno. Non dialettiche. Di mio, io, preferisco scrivere su testate di cui mi piace l’approccio che hanno nei confronti della cultura. Quelle cioè che leggevo prima di provare a chiedere di collaborare. Al Manifesto preferisco Liberazione, al Corriere il Giornale, e mi piace il Domenicale (sto parlando delle pagine culturali). Il fatto, per dire, che Il Domenicale, o comunque Massimiliano Parente, consideri e ribadisca sempre che Moresco è un grande maestro, nelle vostre ottiche, come lo ponete? Come contraddizione? Chiedetevelo. Perché è questo che sembrate non riuscire a capire, o forse solo ad accettare. Che esiste la relatività. Ed è sacrosanta. E ve lo dice una che in certi momenti, scrivendo i suoi versi, pensava che la letteratura salva la vita. Pur consapevole del fatto che il mondo, senza gli scritti di nessuno, non oso nemmeno pensare dei miei, andrebbe avanti lo stesso.

  123. Gemma Gaetani il 28 giugno 2006 alle 17:59

    E (e poi spero di aver fatto il possibile per farmi capire) mi pare ovvio che non leggo soltanto i giornali che rispecchiano le mie idee politiche, e che mi sottraggo a un’equivalenza tessera del partito:giornali che leggo e/o su cui aspiro a scrivere o scrivo. Rispetto chi lo fa, ma io non lo faccio, ed è una scelta ponderata e ragionata. Infine non lo faccio per la pagnotta, come venne interpretata la collaborazione col Foglio di Berardinelli. Io lavoro otto ore al giorno in Tribunale, faccio l’impiegata. Scrivere di critica per me quindi vuol dire portare avanti, anche, un’idea di letteratura. Sul Domenicale di sabato prossimo uscirà un pezzo sull’ultimo libro di Tiziano Scarpa, per dire. Due sabati fa è uscita una stroncatura di “Ci vediamo al Bar Biturico”. Per dire. A volerla vedere, una certa coerenza, c’è.

  124. Gemma Gaetani il 28 giugno 2006 alle 18:36

    http://gemmagaetani.splinder.com/post/8451669/Al+Bar+Biturico+ci+vai+tu.+Io+ho+Nabokov

    Non so fare il link diretto, ma basta andare all’indirizzo qui su per leggere la stroncatura del “Bar Biturico”, libro di cui, attraverso il pezzo di Haas, si parlò qui tempo fa. Che è una stroncatura scritta – e sentita – in nome di un’ideologia letteraria e critica. Volevo anche aggiungere che chiaramente ho studiato Critica letteraria all’università. La passione per la scrittura e la critica è qualcosa che coltivo da anni. Un po’ diverse sono le cose da quanto qualcuno intuisce o vuole intuire ma soprattutto dare per assodato, e pubblicamente, prendendo in mano il mio libro, guardando solo il titolo, e pensando che vivo al Fiorucci Store, o che faccio il camaleonte-qualcosa perché appaio proprio di sinistra ma scrivo sul Giornale (ogni tanto poi, giustamente, perché io non sono proprio nessuno). Cioè, una persona alla fine si può scocciare di passare per quello che non è.

  125. zoe il 28 giugno 2006 alle 19:41

    a Gemma
    Noa ti avevo mai sentita nominare prima, ma dagli interventi che ho letto mi sembri una persona che mette nelle cose che fa passione e volontà di ricerca.
    E mi sembri consapevole che c’è un mondo al di fuori dei confini del nostro ombelico

  126. Tutto un mondo là fuori il 28 giugno 2006 alle 19:53

    Esatto. Un mondo che coincide col giornale di Dell’Utri, con quello di Ferrara e con quello di Belpietro.

  127. zoe il 28 giugno 2006 alle 20:00

    E se anche fosse, che succede?
    Roberto e Giorgia mi mettono nell’angolino, o nella lista nera?

  128. Tutto un mondo là fuori il 28 giugno 2006 alle 20:01

    Di nero, in quel mondo, c’è ben altro che la lista.

  129. ops il 28 giugno 2006 alle 21:12

    tutto un mondo là fuori,
    sei acuto, sintetico e preciso

    Di nero, in quel mondo, c’è ben altro che la lista.

    grazie per averlo scritto

  130. Giampiero il 29 giugno 2006 alle 09:49

    @Roberto
    Aver votato “no” non significa difesa del ciampismo o della prima repubblica. E neppure del centrosinistra (difficile dimenticare la bicamerale del 97, la riforma Berlinguer della scuola e altri orrori). Insisto nel dire che i riformatori “decisionisti” fanno paura quasi quanto Calderoli e c.

    p. s. Se non l’hai già letto, dài un’occhiata al post di Valerio Evangelisti su “Carmilla” di domenica.

  131. teachinginasnowballschool il 29 giugno 2006 alle 10:24

    @ Roberto

    Ti assicuro almeno un altro centinaio di lettori attenti: ho scaricato tutte le puntate dell’inchiesta e le userò a settembre/ottobre come materiali didattici per un “laboratorio” storico.

    Per il resto, ti ha già risposto wovoka.

    ;-)

  132. teachinginasnowballschool il 29 giugno 2006 alle 10:29

    @ Roberto

    Ti assicuro almeno un altro centinaio di lettori attenti e interessati: ho scaricato tutte le puntate dell’inchiesta e a settembre/ottobre le utilizzerò, insieme ad altri testi, come materiali didattici per un “laboratorio” di ricerca storica.

    Per il resto, ti ha già risposto wovoka.

    ;-)

  133. teachinginasnowballschool il 29 giugno 2006 alle 10:34

    Si vede che i miei commenti non piacciono: ho postato due volte lo stesso testo e per due volte è scomparso all’orizzonte. Amen. Amen?

  134. roberto il 29 giugno 2006 alle 10:57

    @giampiero
    @teaching
    @artemisia (se mi leggi qui)
    @wovoka

    Dovremmo fare proprio così, forse: dopo aver elaborato un modello di interpretazione teorico, più o meno “forte”***, puntare sulla dimensione delle esperienze personali, sui racconti privati (come ha fatto oggi Artemisia), ma anche sui fatti, le notizie, la storia pubblica (la rassegna-stampa deve essere implacabile), e credo che in fondo sia questo – pur non avendo letto il libro di Saviano, leggendo i vostri commenti – il senso della querelle gomorresca.

    Lo dicevamo altrove parlando di romanzo politico in grado di rappresentare una Stagione, ma come si scrive questo romanzo politico? Esattamente come vuoi fare tu, Teaching: performance multiple e decentrate di ‘teatro-informazione’ (lezioni universitarie, seminari, dentro e fuori, per strada, ecc.), un lavoro collettivo su temi e battaglie culturali comuni.

    ***credo che lo scudo interpretativo di Said mostri comunque, in certi casi, delle crepe; andrebbe aggiornato, riletto, ma questo lo diceva lui stesso, invitando soprattutto noi italiani e i paesi “tardo-colonizzatori” ad interrogarsi sul proprio razzismo casereccio.

  135. wovoka il 29 giugno 2006 alle 12:07

    > visto che i miei articoli su giornalismo e islam non superano i 10 commenti

    E’ perché son poco eccepibili: i troppi segnali di competenza dissuadono dall’attaccar briga.

  136. teachinginasnowballschool il 29 giugno 2006 alle 20:45

    Che manicomio, ragazzi! Io ho postato alcune ore dopo wovoka. Qui gatta ci cova l’ova. O l’ovra.



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