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	Commenti a: Un dogma culturale (sulla critica alla politica israeliana)	</title>
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		Di: Cokeine		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cokeine]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jan 2007 20:50:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#062;&#062;&#062;&#062; Imperdibile: Matteo, 24 anni, poeta-blogger di Vicenza: “…Ancora fumo in Palestina/ Pietre volano contro Israele/ l’occupazione FINIRA’!!”.

si tratta di una canzone della banda bassotti, una canzone del 1991 circa. 
Prendere una frase decontestualizzandola dal blog e&#039; una cosa che potrebbe falsare la realta. mica sono antisemita!!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&gt;&gt;&gt;&gt; Imperdibile: Matteo, 24 anni, poeta-blogger di Vicenza: “…Ancora fumo in Palestina/ Pietre volano contro Israele/ l’occupazione FINIRA’!!”.</p>
<p>si tratta di una canzone della banda bassotti, una canzone del 1991 circa.<br />
Prendere una frase decontestualizzandola dal blog e&#8217; una cosa che potrebbe falsare la realta. mica sono antisemita!!</p>
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		Di: Anfiosso		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Anfiosso]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Sep 2006 12:17:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono arrivato in fondo all&#039;articolo e poi ho letto due commenti. Non so come ho fatto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono arrivato in fondo all&#8217;articolo e poi ho letto due commenti. Non so come ho fatto.</p>
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		<title>
		Di: roberto		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[roberto]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Jul 2006 10:55:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@tash
hai ragione. Bisogna approfondire (ci sto provando). Quando faceva comodo che le milizie libanesi si sbranassero tra loro, Israele sfruttò Hezbollah per sgomberare “Fatahland”. (Da riscrivere anche la storia del revisionismo sionista e della destra israeliana).  

@andrea inglese
non si può che essere d&#039;accordo con te (l&#039;ultimo commento). Ma la cosa non ti preoccupa un po&#039;? (che siamo tutti d&#039;accordo). 

@carlo panella
Leggo proprio ora, in un suo articolo di oggi, che è prioritario risolvere la questione delle Fattorie di Shebaa. Arriva tardi, dottore. La rimando al mio commento di ieri, su queste pagine.   

------------------------------------------------------------------------------------

Nel frattempo, continuano le adesioni alla prossima Marcia Antisionista:

1) Bobo Craxi: “Non ci sarà alcuna sicurezza per Israele se da aggredito si trasforma in aggressore”. 

2) La moderata Mina Salina sul blog i “Giardini dell’Anima”: “tra le regole religiose di Hezbollah c’è il divieto di uccidere o far del male intenzionalmente a civili nemici”. Ma anche: “la finalità politica” del Partito di Dio nel parlamento libanese è di “instaurare uno Stato islamico sul modello della Repubblica Islamica dell’Iran”. Ovvero, una teocrazia in uno stato multi-confessionale.

3) I ragazzi di Forza Nuova al grido di: “Per gli Hezbollah fino alla vittoria!”. Hanno appeso striscioni e gagliardetti contro la guerra sull’ambasciata di Israele (ops, “Avamposto sionista in Medio Oriente&quot;). I celebri pacifisti della Marcia su Roma.

Mi ricordo uno di Forza Nuova, quando abitavo a Monte Mario. Costui era famoso perché, nottetempo, attaccava manifesti autoprodotti nel quartiere, tipo “Morte ai Sionisti”. Un giorno stava incollando un manifesto contro la sporca guerra capitalista in Iraq. Si avvicina un ragazzo che evidentemente aveva qualcosa da ridire, e quindi qualche frocesca simpatia filoebraica. Il forzanuovista pacifista gli sferra un cazzottone sul naso. Poi minaccia anche la madre del ragazzo. Perché in Iraq i bambini muoiono sotto le bombe. 

E come dimenticare gli editoriali on line a cura del dottor Fiore: 1) “Questa guerra è troppo censurata” (il Libano); 2) “Il Quarto Reich costruisce Lager” (il Reich sarebbe Israele); 3) “Opzione Salvador per la Palestina”; 4) “Petrolio per Sion”; 5) un nichilistico “Perché il futuro dell’occidente finirà in tragedia”, il brano più gettonato nella top ten dell’irrazionalismo estivo 2006. 

5) Non manca una dichiarazione del Veneto Fronte Skinheads (22 attivisti assolti per incitamento all’odio razziale, con svastiche e braccia alzate, Brescia 1996). Sono quelli del “Potere Bianco” di Ian Stuart, della rivista “Blood &#038; Honour”. In Italia la rivista si chiama “L’Inferocito”. Ecco la dichiarazione di uno dei militanti: “Gli americani sono i primi dittatori della terra, disegnano il mondo a modo loro senza rispettare le culture e le identità nazionali. Fanno il gioco dello stato d’Israele e delle sue mire espansionistiche” (Marco, 29 anni, giardiniere a Pavia).

6) Gli ultrasinistri malpancisti dell’Unione che urlano: Olmert buffone!, ritiriamo il nostro ambasciatore da Israele!, condanniamo Israele con le sanzioni! e intanto mandano due distaccamenti del Col Moschin e unità speciali della Marina, in missione kombat (kombat), nella provincia afgana di Kandahar (voto di fiducia di ieri, ma nessuna manifestazione di piazza).
http://bellaciao.org/it/article.php3?id_article=14415

Imperdibile: Matteo, 24 anni, poeta-blogger di Vicenza: “…Ancora fumo in Palestina/ Pietre volano contro Israele/ l’occupazione FINIRA’!!”.
http://cokeine.giovani.it/

Sporche scuse rimediate dai bastardi imperialisti israeliani per giustificare l’attacco/1:
“Beirut, 12 luglio 2006: I soldati israeliani uccisi oggi dai guerriglieri del movimento sciita libanese Hezbollah nei combattimenti lungo la &#039;linea blu&#039; di demarcazione tra Libano e Israele sono SETTE***. Lo ha affermato il leader di Hezbollah, sheikh Hassan Nasrallah. In una conferenza stampa ancora in corso a Beirut, Nasrallah ha precisato che tre soldati sono stati uccisi stamani durante la cattura dei due militari israeliani ora in ostaggio di Hezbollah…”. 
*** “Alcuni soldati”, per Indymedia
http://italy.indymedia.org/news/2006/07/1120591.php

Sporche scuse cripto-fasciste/2: 
Hezbollah non è fatto solo di terroristi. Ha tre ministri e svariati deputati nel parlamento libanese. “Il loro attacco va considerato come un atto di guerra vero e proprio di uno stato sovrano (il Libano) contro un altro stato sovrano (Israele). In questo caso Israele agirebbe nella piena legalità istituzionale in base all’articolo 51 delle Nazioni Unite, che consente il ricorso alla forza in base al ‘diritto naturale di autotutela’. (Il Riformista, 21 luglio 2006).

Inaffondabile: il teorico del complotto permanente, Maurizio Blondet, sulle pagine della Padania. Articolo ripreso, commentato ed esaltato da Indymedia. Un nuovo asse newpadano?: 
“Insomma sarebbe stato Israele a violare la sovranità territoriale del Libano (cosa che del resto fa comunemente con i suoi aerei), mentre Hezbollah si sarebbe fatto giustizia da sé, al posto di uno Stato libanese sostanzialmente disarmato”.
http://www.lapadania.com/PadaniaOnLine/Articolo.aspx?pDesc=62856,1,1
http://italy.indymedia.org/news/2006/07/1119754_comment.php

(continua…)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@tash<br />
hai ragione. Bisogna approfondire (ci sto provando). Quando faceva comodo che le milizie libanesi si sbranassero tra loro, Israele sfruttò Hezbollah per sgomberare “Fatahland”. (Da riscrivere anche la storia del revisionismo sionista e della destra israeliana).  </p>
<p>@andrea inglese<br />
non si può che essere d&#8217;accordo con te (l&#8217;ultimo commento). Ma la cosa non ti preoccupa un po&#8217;? (che siamo tutti d&#8217;accordo). </p>
<p>@carlo panella<br />
Leggo proprio ora, in un suo articolo di oggi, che è prioritario risolvere la questione delle Fattorie di Shebaa. Arriva tardi, dottore. La rimando al mio commento di ieri, su queste pagine.   </p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p>Nel frattempo, continuano le adesioni alla prossima Marcia Antisionista:</p>
<p>1) Bobo Craxi: “Non ci sarà alcuna sicurezza per Israele se da aggredito si trasforma in aggressore”. </p>
<p>2) La moderata Mina Salina sul blog i “Giardini dell’Anima”: “tra le regole religiose di Hezbollah c’è il divieto di uccidere o far del male intenzionalmente a civili nemici”. Ma anche: “la finalità politica” del Partito di Dio nel parlamento libanese è di “instaurare uno Stato islamico sul modello della Repubblica Islamica dell’Iran”. Ovvero, una teocrazia in uno stato multi-confessionale.</p>
<p>3) I ragazzi di Forza Nuova al grido di: “Per gli Hezbollah fino alla vittoria!”. Hanno appeso striscioni e gagliardetti contro la guerra sull’ambasciata di Israele (ops, “Avamposto sionista in Medio Oriente&#8221;). I celebri pacifisti della Marcia su Roma.</p>
<p>Mi ricordo uno di Forza Nuova, quando abitavo a Monte Mario. Costui era famoso perché, nottetempo, attaccava manifesti autoprodotti nel quartiere, tipo “Morte ai Sionisti”. Un giorno stava incollando un manifesto contro la sporca guerra capitalista in Iraq. Si avvicina un ragazzo che evidentemente aveva qualcosa da ridire, e quindi qualche frocesca simpatia filoebraica. Il forzanuovista pacifista gli sferra un cazzottone sul naso. Poi minaccia anche la madre del ragazzo. Perché in Iraq i bambini muoiono sotto le bombe. </p>
<p>E come dimenticare gli editoriali on line a cura del dottor Fiore: 1) “Questa guerra è troppo censurata” (il Libano); 2) “Il Quarto Reich costruisce Lager” (il Reich sarebbe Israele); 3) “Opzione Salvador per la Palestina”; 4) “Petrolio per Sion”; 5) un nichilistico “Perché il futuro dell’occidente finirà in tragedia”, il brano più gettonato nella top ten dell’irrazionalismo estivo 2006. </p>
<p>5) Non manca una dichiarazione del Veneto Fronte Skinheads (22 attivisti assolti per incitamento all’odio razziale, con svastiche e braccia alzate, Brescia 1996). Sono quelli del “Potere Bianco” di Ian Stuart, della rivista “Blood &amp; Honour”. In Italia la rivista si chiama “L’Inferocito”. Ecco la dichiarazione di uno dei militanti: “Gli americani sono i primi dittatori della terra, disegnano il mondo a modo loro senza rispettare le culture e le identità nazionali. Fanno il gioco dello stato d’Israele e delle sue mire espansionistiche” (Marco, 29 anni, giardiniere a Pavia).</p>
<p>6) Gli ultrasinistri malpancisti dell’Unione che urlano: Olmert buffone!, ritiriamo il nostro ambasciatore da Israele!, condanniamo Israele con le sanzioni! e intanto mandano due distaccamenti del Col Moschin e unità speciali della Marina, in missione kombat (kombat), nella provincia afgana di Kandahar (voto di fiducia di ieri, ma nessuna manifestazione di piazza).<br />
<a href="http://bellaciao.org/it/article.php3?id_article=14415" rel="nofollow ugc">http://bellaciao.org/it/article.php3?id_article=14415</a></p>
<p>Imperdibile: Matteo, 24 anni, poeta-blogger di Vicenza: “…Ancora fumo in Palestina/ Pietre volano contro Israele/ l’occupazione FINIRA’!!”.<br />
<a href="http://cokeine.giovani.it/" rel="nofollow ugc">http://cokeine.giovani.it/</a></p>
<p>Sporche scuse rimediate dai bastardi imperialisti israeliani per giustificare l’attacco/1:<br />
“Beirut, 12 luglio 2006: I soldati israeliani uccisi oggi dai guerriglieri del movimento sciita libanese Hezbollah nei combattimenti lungo la &#8216;linea blu&#8217; di demarcazione tra Libano e Israele sono SETTE***. Lo ha affermato il leader di Hezbollah, sheikh Hassan Nasrallah. In una conferenza stampa ancora in corso a Beirut, Nasrallah ha precisato che tre soldati sono stati uccisi stamani durante la cattura dei due militari israeliani ora in ostaggio di Hezbollah…”.<br />
*** “Alcuni soldati”, per Indymedia<br />
<a href="http://italy.indymedia.org/news/2006/07/1120591.php" rel="nofollow ugc">http://italy.indymedia.org/news/2006/07/1120591.php</a></p>
<p>Sporche scuse cripto-fasciste/2:<br />
Hezbollah non è fatto solo di terroristi. Ha tre ministri e svariati deputati nel parlamento libanese. “Il loro attacco va considerato come un atto di guerra vero e proprio di uno stato sovrano (il Libano) contro un altro stato sovrano (Israele). In questo caso Israele agirebbe nella piena legalità istituzionale in base all’articolo 51 delle Nazioni Unite, che consente il ricorso alla forza in base al ‘diritto naturale di autotutela’. (Il Riformista, 21 luglio 2006).</p>
<p>Inaffondabile: il teorico del complotto permanente, Maurizio Blondet, sulle pagine della Padania. Articolo ripreso, commentato ed esaltato da Indymedia. Un nuovo asse newpadano?:<br />
“Insomma sarebbe stato Israele a violare la sovranità territoriale del Libano (cosa che del resto fa comunemente con i suoi aerei), mentre Hezbollah si sarebbe fatto giustizia da sé, al posto di uno Stato libanese sostanzialmente disarmato”.<br />
<a href="http://www.lapadania.com/PadaniaOnLine/Articolo.aspx?pDesc=62856,1,1" rel="nofollow ugc">http://www.lapadania.com/PadaniaOnLine/Articolo.aspx?pDesc=62856,1,1</a><br />
<a href="http://italy.indymedia.org/news/2006/07/1119754_comment.php" rel="nofollow ugc">http://italy.indymedia.org/news/2006/07/1119754_comment.php</a></p>
<p>(continua…)</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: magda		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/07/22/un-dogma-culturale-sulla-critica-alla-politica-israeliana/#comment-34223</link>

		<dc:creator><![CDATA[magda]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Jul 2006 06:22:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono stradaccordo. come non esserlo? e come non adirarsi contro Israele?impossibile e ingiusificabile qualsiasi difesa che non puo&#039; essere accolta in nessuna azione di diplomazia internazionale, ma solo annoverata tra gli archivi di letteratura generalista.
non si puo&#039; restare a guardare indifferenti e muti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono stradaccordo. come non esserlo? e come non adirarsi contro Israele?impossibile e ingiusificabile qualsiasi difesa che non puo&#8217; essere accolta in nessuna azione di diplomazia internazionale, ma solo annoverata tra gli archivi di letteratura generalista.<br />
non si puo&#8217; restare a guardare indifferenti e muti.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: roberto		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/07/22/un-dogma-culturale-sulla-critica-alla-politica-israeliana/#comment-34199</link>

		<dc:creator><![CDATA[roberto]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Jul 2006 16:14:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[“bisogna cambiare tutto per non cambiare nulla”

1.
Le Sheeba Farms. Quattordici fattorie di coloni arroccate sul versante occidentale del Monte Hermon. Il monte Sion, la vetta della “Terra Promessa” (Deuteronomio, 3:8). Negli insediamenti vivono cinquemila ebrei etiopici. I Falashas. Sono arrivati qui nel 1980 da Beta Israel, la ‘casa’ di Davide nel continente africano. Sono contadini trapiantati per soddisfare le assillanti esigenze demografiche che tormentano il governo israeliano. Ripopolazione, sfruttamento ed emarginazione. Forza-lavoro. Sul Monte Hermon ci vengono anche gli israeliani ricchi in vacanza, c’è una stazione sciistica e si praticano sport di montagna. Negli ultimi anni, pare che anche la vicina Siria abbia investito milioni nel turismo alpino. 

Dall’altra parte del Monte Hermon c’è il villaggio libanese di Shebaa. Agricoltori che coltivano frutta e verdura, in prevalenza sunniti, che tifano per il vecchio Nasser e sognano ancora il panarabismo. Il terreno della valle è fertile, le sorgenti fanno gola a tutti. Gli abitanti di Shebaa hanno convinto il presidente del parlamento libanese Berri a scuotere le cancellerie internazionali sulle prepotenze dei coloni ebrei. Al Jazeera e gli altri canali arabi amplificano la protesta sulla ‘guerra dell’acqua’. 

La disputa di Sheeba è uno dei micro-livelli del conflitto arabo-israeliano. Una questione di confini da ridisegnare tra Libano, Siria e Israele (nel frattempo ci pensa Hezbollah). La contesa territoriale si comprende soltanto in una macro-dimensione storica più complessa, l’annessione delle Alture del Golan dopo la “Guerra dei sei giorni”. Gli israeliani hanno attaccato, hanno vinto, si sono ritirati parzialmente dalla Shebaa Valley. Ma restano in tutto il Golan, nonostante la risoluzione ONU del 2003 che ha definito l’occupazione “illegale”. 

2.
Il metodo di analisi del conflitto, dunque, dovrebbe essere induttivo e non deduttivo. Qualsiasi piano di pace deve affrontare uno per volta i dati parziali (le Shebaa Farms), invece che ambire a una soluzione generale (il Golan). Un processo di analisi dal basso in alto che parte dalle ‘tracce’ delle esperienze locali e influenza l’azione politica più generale.    

Intervistato da ‘Avvenire’, l’ex ministro degli esteri israeliano Ben Ami ha steso i quattro punti chiave di una possibile road-map che risolva la guerra in corso: 1) Hezbollah consegna i militari israeliani catturati al governo libanese; 2) Beirut scambia i soldati ‘rapiti’ con i detenuti libanesi rinchiusi nelle carceri israeliane; 3) si apre il negoziato per risolvere il contenzioso sulle Shebaa Valley; 4) l’intervento della Forza Multinazionale sancisce la fine delle ostilità. L’esercito libanese riprende il controllo del confine. Hezbollah viene disarmato e sceglie la strada dell’opposizione parlamentare (se no scompare). 

Si potrebbe aggiungere che 5) il governo libanese riconosce l’esistenza dello stato di Israele; 6) il governo israeliano si ritira dagli insediamenti di Shebaa, come ha dichiarato il presidente Sharon in un’intervista del 2001. Subito dopo, riprende la trattativa sul Golan. Da una ‘piccola’ a una ‘grande’, ‘dolorosa concessione’.   

3.
Ci vorrebbe un mago della geopolitica per risolvere la disputa sul confine di Shebaa. Il professor Said imputava giustamente alla scellerata politica europea dei ‘mandati’ la causa di tutti i conflitti odierni. C’è dunque una responsabilità storica delle potenze occidentali del passato e dei paesi arabi e di Israele nel presente. 

Prima di addentrarci nelle caverne della cartografia storica, restiamo un attimo alla luce del sole, per dire che la diplomazia francese deve attivarsi per convincere i siriani a riprendere possesso di una terra che in fin dei conti è loro. Chi lo dice? La missione cartografica dell’ONU che nel 2000 ha ristabilito i vecchi confini, sulla base di polverose mappe francesi, libanesi e siriane. 

Le Nazioni Unite hanno imposto a Siria e Libano di “determinare tra loro gli esatti confini nella regione della Sheeba Farms”. Ma definire i confini significherebbe privarsi della ‘resistenza’ (muqawama) di Hezbollah. E quindi scendere a patti con Israele. Il governo siriano, &quot;sponsor del terrorismo&quot;, in realtà non lo controlla al cento per cento, anzi, teme l’autonomia di Nasrallah, gli ordini che potrebbero arrivare da Teheran. 

La Siria è l’anello debole della catena. Ecco perché la Francia dovrebbe prendere l’iniziativa. Ieri, al vertice di Roma, i francesi ha fatto un passo avanti, offrendo truppe fresche al segretario generale delle nazioni unite. Ma Parigi deve dialogare di più con Damasco. 

All’epoca del mandato francese, gli ispettori dell’intendenza parigina si erano già accorti che nella zona di Shebaa c’era qualcosa che non quadrava. Per esempio non si capiva a chi pagavano le tasse i contadini della valle, al governo libanese o a quello siriano? Il mandato assegnava de iure il controllo degli insediamenti alla Siria, de facto la popolazione era in prevalenza libanese. 

Le cose si complicarono dopo l’armistizio anglo-francese del ’49. Tra gli anni cinquanta e sessanta, polizia e popolazione diventarono a maggioranza siriane. Il governo libanese iniziò a disinteressarsi della questione. Dopo ci sono state l’invasione israeliana del ’67, è arrivata la carovana missionaria di Hezbollah, è scoppiata la guerra. 

Ma attenzione, il Libano non partecipa alla Guerra dei 6 giorni. Eppure Israele invade lo stesso il suo territorio. Nascono le fattorie del Monte Sion. Il governo Barak si ritira nel 2000, in ossequio alla risoluzione ONU. Inizia lo stillicidio dei missili di Dio. Oltre quaranta attacchi nei due anni successivi al ritiro. Rapimenti e omicidi di ufficiali israeliani. Incursioni che sono diventate quotidiane nel 2006.  

Le ricerche sui ‘veri’ confini della Shebaa Valley hanno lasciato dei dubbi, ma nello stesso tempo l’ONU ha rifiutato le prove addotte dal governo di Beirut per dimostrare che quei territori erano libanesi. Secondo le Nazioni Unite c’è un solo modo per risolvere la contesa: la regione delle fattorie di Shebaa è territorio siriano. L’esercito libanese deve collaborare con le forze multinazionali per disarmare Hezbollah. Chiudere i lavori della commissione che si sta occupando di definire i confini con la Siria. 
La nuova frontiera sarà la vecchia “Blue line” segnata dall’ONU nel 1978, ex “Purple-line” (1967), ex “Green-line” (1948), ex Trattato di Sevres (1920).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“bisogna cambiare tutto per non cambiare nulla”</p>
<p>1.<br />
Le Sheeba Farms. Quattordici fattorie di coloni arroccate sul versante occidentale del Monte Hermon. Il monte Sion, la vetta della “Terra Promessa” (Deuteronomio, 3:8). Negli insediamenti vivono cinquemila ebrei etiopici. I Falashas. Sono arrivati qui nel 1980 da Beta Israel, la ‘casa’ di Davide nel continente africano. Sono contadini trapiantati per soddisfare le assillanti esigenze demografiche che tormentano il governo israeliano. Ripopolazione, sfruttamento ed emarginazione. Forza-lavoro. Sul Monte Hermon ci vengono anche gli israeliani ricchi in vacanza, c’è una stazione sciistica e si praticano sport di montagna. Negli ultimi anni, pare che anche la vicina Siria abbia investito milioni nel turismo alpino. </p>
<p>Dall’altra parte del Monte Hermon c’è il villaggio libanese di Shebaa. Agricoltori che coltivano frutta e verdura, in prevalenza sunniti, che tifano per il vecchio Nasser e sognano ancora il panarabismo. Il terreno della valle è fertile, le sorgenti fanno gola a tutti. Gli abitanti di Shebaa hanno convinto il presidente del parlamento libanese Berri a scuotere le cancellerie internazionali sulle prepotenze dei coloni ebrei. Al Jazeera e gli altri canali arabi amplificano la protesta sulla ‘guerra dell’acqua’. </p>
<p>La disputa di Sheeba è uno dei micro-livelli del conflitto arabo-israeliano. Una questione di confini da ridisegnare tra Libano, Siria e Israele (nel frattempo ci pensa Hezbollah). La contesa territoriale si comprende soltanto in una macro-dimensione storica più complessa, l’annessione delle Alture del Golan dopo la “Guerra dei sei giorni”. Gli israeliani hanno attaccato, hanno vinto, si sono ritirati parzialmente dalla Shebaa Valley. Ma restano in tutto il Golan, nonostante la risoluzione ONU del 2003 che ha definito l’occupazione “illegale”. </p>
<p>2.<br />
Il metodo di analisi del conflitto, dunque, dovrebbe essere induttivo e non deduttivo. Qualsiasi piano di pace deve affrontare uno per volta i dati parziali (le Shebaa Farms), invece che ambire a una soluzione generale (il Golan). Un processo di analisi dal basso in alto che parte dalle ‘tracce’ delle esperienze locali e influenza l’azione politica più generale.    </p>
<p>Intervistato da ‘Avvenire’, l’ex ministro degli esteri israeliano Ben Ami ha steso i quattro punti chiave di una possibile road-map che risolva la guerra in corso: 1) Hezbollah consegna i militari israeliani catturati al governo libanese; 2) Beirut scambia i soldati ‘rapiti’ con i detenuti libanesi rinchiusi nelle carceri israeliane; 3) si apre il negoziato per risolvere il contenzioso sulle Shebaa Valley; 4) l’intervento della Forza Multinazionale sancisce la fine delle ostilità. L’esercito libanese riprende il controllo del confine. Hezbollah viene disarmato e sceglie la strada dell’opposizione parlamentare (se no scompare). </p>
<p>Si potrebbe aggiungere che 5) il governo libanese riconosce l’esistenza dello stato di Israele; 6) il governo israeliano si ritira dagli insediamenti di Shebaa, come ha dichiarato il presidente Sharon in un’intervista del 2001. Subito dopo, riprende la trattativa sul Golan. Da una ‘piccola’ a una ‘grande’, ‘dolorosa concessione’.   </p>
<p>3.<br />
Ci vorrebbe un mago della geopolitica per risolvere la disputa sul confine di Shebaa. Il professor Said imputava giustamente alla scellerata politica europea dei ‘mandati’ la causa di tutti i conflitti odierni. C’è dunque una responsabilità storica delle potenze occidentali del passato e dei paesi arabi e di Israele nel presente. </p>
<p>Prima di addentrarci nelle caverne della cartografia storica, restiamo un attimo alla luce del sole, per dire che la diplomazia francese deve attivarsi per convincere i siriani a riprendere possesso di una terra che in fin dei conti è loro. Chi lo dice? La missione cartografica dell’ONU che nel 2000 ha ristabilito i vecchi confini, sulla base di polverose mappe francesi, libanesi e siriane. </p>
<p>Le Nazioni Unite hanno imposto a Siria e Libano di “determinare tra loro gli esatti confini nella regione della Sheeba Farms”. Ma definire i confini significherebbe privarsi della ‘resistenza’ (muqawama) di Hezbollah. E quindi scendere a patti con Israele. Il governo siriano, &#8220;sponsor del terrorismo&#8221;, in realtà non lo controlla al cento per cento, anzi, teme l’autonomia di Nasrallah, gli ordini che potrebbero arrivare da Teheran. </p>
<p>La Siria è l’anello debole della catena. Ecco perché la Francia dovrebbe prendere l’iniziativa. Ieri, al vertice di Roma, i francesi ha fatto un passo avanti, offrendo truppe fresche al segretario generale delle nazioni unite. Ma Parigi deve dialogare di più con Damasco. </p>
<p>All’epoca del mandato francese, gli ispettori dell’intendenza parigina si erano già accorti che nella zona di Shebaa c’era qualcosa che non quadrava. Per esempio non si capiva a chi pagavano le tasse i contadini della valle, al governo libanese o a quello siriano? Il mandato assegnava de iure il controllo degli insediamenti alla Siria, de facto la popolazione era in prevalenza libanese. </p>
<p>Le cose si complicarono dopo l’armistizio anglo-francese del ’49. Tra gli anni cinquanta e sessanta, polizia e popolazione diventarono a maggioranza siriane. Il governo libanese iniziò a disinteressarsi della questione. Dopo ci sono state l’invasione israeliana del ’67, è arrivata la carovana missionaria di Hezbollah, è scoppiata la guerra. </p>
<p>Ma attenzione, il Libano non partecipa alla Guerra dei 6 giorni. Eppure Israele invade lo stesso il suo territorio. Nascono le fattorie del Monte Sion. Il governo Barak si ritira nel 2000, in ossequio alla risoluzione ONU. Inizia lo stillicidio dei missili di Dio. Oltre quaranta attacchi nei due anni successivi al ritiro. Rapimenti e omicidi di ufficiali israeliani. Incursioni che sono diventate quotidiane nel 2006.  </p>
<p>Le ricerche sui ‘veri’ confini della Shebaa Valley hanno lasciato dei dubbi, ma nello stesso tempo l’ONU ha rifiutato le prove addotte dal governo di Beirut per dimostrare che quei territori erano libanesi. Secondo le Nazioni Unite c’è un solo modo per risolvere la contesa: la regione delle fattorie di Shebaa è territorio siriano. L’esercito libanese deve collaborare con le forze multinazionali per disarmare Hezbollah. Chiudere i lavori della commissione che si sta occupando di definire i confini con la Siria.<br />
La nuova frontiera sarà la vecchia “Blue line” segnata dall’ONU nel 1978, ex “Purple-line” (1967), ex “Green-line” (1948), ex Trattato di Sevres (1920).</p>
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		<item>
		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/07/22/un-dogma-culturale-sulla-critica-alla-politica-israeliana/#comment-34197</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Jul 2006 15:59:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Purtroppo non ho possibilità di connettermi giornalmente. Ma tra le cose che più condivido è l&#039;articolo postato da diego e tratto da Liberazione:“La politica di Israele consiste proprio nel tenere in ostaggio intere popolazioni”
Gilbert Achcar[1], intervista di Paola Mirenda per Liberazione – 15/7/2006. Cerchero&#039; di postarlo in home page.

Molti botta e risposta sono del tutto personali e non li trovo interessanti per la &quot;generalità&quot;. Mi piacerebbe invece avere il tempo per rispondere ad ogni singolo difensore dell&#039;attuale politica israeliana. Ma non ce l&#039;ho. Il pezzo che ho scritto aveva un unico scopo ideale: indurre a tutti quelli che osservano e parlano di questo conflitto di avere il coraggio, come fa Galeano sul manifesto e altri, di parlare di &quot;terrorismo di stato&quot; israeliano. Questa constatazione dovrebbe togliere immediatamente ogni legittimità morale alla &quot;guerra&quot; che Israele sta combattendo. Ma questa constatazione la maggior parte dei media (nostri), per non parlare delle istituzioni internazionali, non ha il coraggio o non ha l&#039;interesse, di farla. 

Nessuna analisi politica, nessun riferimento all&#039;Iran e al suo capo di stato che è antisemita non da oggi, ma da una vita, puo&#039; giustificare la barbarie dell&#039;esercito israeliano nei confronti dei cittadini libanesi. E la barbarie è anche e sopratutto una questione di &quot;proporzioni&quot;. Tutta la giurisprudenza e il suo apparato concettuale, tutta la giustizia, si basa su sistemi d&#039;equivalenza, su graduazioni, su proporzioni. Il concetto di difesa stesso, implica l&#039;idea di una legittimità e di una illegittimità. Ossia di una criminalità. Se oggi Israele si difende dal partito Hezbollah, lo fa in modo criminale. E lo può fare grazie agli USA. Ma fino a quando l&#039;impunità sarà possibile, è una delle domande che i cittadini israeliani per primi dovrebbero porsi.

Sono poi d&#039;accordo con Roberto, quando chiede un&#039;informazione interamente non pregiudiziale e vede i limiti anche del &quot;manifesto&quot;. 

Ma se nessuno avrà in mano la soluzione della questione mediorientale, è importante fissare il più pubblicamente possibile alcuni fatti incontestabili da cui muovere una riflessione. Altrimenti viviamo nell&#039;ipocrisia costante di questi giorni. Con il teatrino vergognoso del governo di centrosinistra italiano che si vanta del nulla e si autoapplaude. Ragionare di tutto questo ci porterà a ribattere ai varie forme di razzismo, l&#039;antisemitismo per prima cosa. Ma come sappiamo giudicare l&#039;azione di un governo democratico quando è criminale, cosi sappiamo distinguere una critica politica da un attacco razzista.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Purtroppo non ho possibilità di connettermi giornalmente. Ma tra le cose che più condivido è l&#8217;articolo postato da diego e tratto da Liberazione:“La politica di Israele consiste proprio nel tenere in ostaggio intere popolazioni”<br />
Gilbert Achcar[1], intervista di Paola Mirenda per Liberazione – 15/7/2006. Cerchero&#8217; di postarlo in home page.</p>
<p>Molti botta e risposta sono del tutto personali e non li trovo interessanti per la &#8220;generalità&#8221;. Mi piacerebbe invece avere il tempo per rispondere ad ogni singolo difensore dell&#8217;attuale politica israeliana. Ma non ce l&#8217;ho. Il pezzo che ho scritto aveva un unico scopo ideale: indurre a tutti quelli che osservano e parlano di questo conflitto di avere il coraggio, come fa Galeano sul manifesto e altri, di parlare di &#8220;terrorismo di stato&#8221; israeliano. Questa constatazione dovrebbe togliere immediatamente ogni legittimità morale alla &#8220;guerra&#8221; che Israele sta combattendo. Ma questa constatazione la maggior parte dei media (nostri), per non parlare delle istituzioni internazionali, non ha il coraggio o non ha l&#8217;interesse, di farla. </p>
<p>Nessuna analisi politica, nessun riferimento all&#8217;Iran e al suo capo di stato che è antisemita non da oggi, ma da una vita, puo&#8217; giustificare la barbarie dell&#8217;esercito israeliano nei confronti dei cittadini libanesi. E la barbarie è anche e sopratutto una questione di &#8220;proporzioni&#8221;. Tutta la giurisprudenza e il suo apparato concettuale, tutta la giustizia, si basa su sistemi d&#8217;equivalenza, su graduazioni, su proporzioni. Il concetto di difesa stesso, implica l&#8217;idea di una legittimità e di una illegittimità. Ossia di una criminalità. Se oggi Israele si difende dal partito Hezbollah, lo fa in modo criminale. E lo può fare grazie agli USA. Ma fino a quando l&#8217;impunità sarà possibile, è una delle domande che i cittadini israeliani per primi dovrebbero porsi.</p>
<p>Sono poi d&#8217;accordo con Roberto, quando chiede un&#8217;informazione interamente non pregiudiziale e vede i limiti anche del &#8220;manifesto&#8221;. </p>
<p>Ma se nessuno avrà in mano la soluzione della questione mediorientale, è importante fissare il più pubblicamente possibile alcuni fatti incontestabili da cui muovere una riflessione. Altrimenti viviamo nell&#8217;ipocrisia costante di questi giorni. Con il teatrino vergognoso del governo di centrosinistra italiano che si vanta del nulla e si autoapplaude. Ragionare di tutto questo ci porterà a ribattere ai varie forme di razzismo, l&#8217;antisemitismo per prima cosa. Ma come sappiamo giudicare l&#8217;azione di un governo democratico quando è criminale, cosi sappiamo distinguere una critica politica da un attacco razzista.</p>
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		<title>
		Di: roberto		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/07/22/un-dogma-culturale-sulla-critica-alla-politica-israeliana/#comment-34192</link>

		<dc:creator><![CDATA[roberto]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Jul 2006 13:22:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@magda
@jan
il lavoro redazionale dovrebbe essere proprio quello di sintetizzare e riscrivere. Da tutti questi commenti, un nuovo post.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@magda<br />
@jan<br />
il lavoro redazionale dovrebbe essere proprio quello di sintetizzare e riscrivere. Da tutti questi commenti, un nuovo post.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: magda		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/07/22/un-dogma-culturale-sulla-critica-alla-politica-israeliana/#comment-34187</link>

		<dc:creator><![CDATA[magda]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Jul 2006 11:55:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[in ogni caso la lettura riguardo la trinità religiosa, non è certo dell&#039;ebraismo o del crisitianesimo ma ha radici ben piu&#039; remote, credo addirittura risalga ai miti orfici mediati dall&#039;antichità egizia da Platone sino alla crisitanità dell&#039;epoca romana.
in ogni caso tra padre e figlio, direi che la nostra epoca sceglierebbe decisamente la sacralità dello spirito santo:la bellezza dell&#039;evocazione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>in ogni caso la lettura riguardo la trinità religiosa, non è certo dell&#8217;ebraismo o del crisitianesimo ma ha radici ben piu&#8217; remote, credo addirittura risalga ai miti orfici mediati dall&#8217;antichità egizia da Platone sino alla crisitanità dell&#8217;epoca romana.<br />
in ogni caso tra padre e figlio, direi che la nostra epoca sceglierebbe decisamente la sacralità dello spirito santo:la bellezza dell&#8217;evocazione.</p>
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		Di: magda		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/07/22/un-dogma-culturale-sulla-critica-alla-politica-israeliana/#comment-34186</link>

		<dc:creator><![CDATA[magda]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Jul 2006 11:50:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[mi sembra molto interessante tutto il thread, ma giungendo ora, non ho avuto il coraggio di leggerlo completamente.
qualcuno che ha seguito lo riassumerebbe sinteticamente? grazie.

piu&#039; sopra qualcuno evocava il nome del padre Sigmund. risponderei che la lettura psicanalitica è stata superata da tempo sia dai nuovi pensatori( antiedipo di Deleuze) che dai nuovi studi antropologici.Freud era talmente padre e fondatore che non ha riconosciuto  che la metafora paterna in qualsiasi lettura. un po&#039; riduttivo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>mi sembra molto interessante tutto il thread, ma giungendo ora, non ho avuto il coraggio di leggerlo completamente.<br />
qualcuno che ha seguito lo riassumerebbe sinteticamente? grazie.</p>
<p>piu&#8217; sopra qualcuno evocava il nome del padre Sigmund. risponderei che la lettura psicanalitica è stata superata da tempo sia dai nuovi pensatori( antiedipo di Deleuze) che dai nuovi studi antropologici.Freud era talmente padre e fondatore che non ha riconosciuto  che la metafora paterna in qualsiasi lettura. un po&#8217; riduttivo.</p>
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		<title>
		Di: jan		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/07/22/un-dogma-culturale-sulla-critica-alla-politica-israeliana/#comment-34154</link>

		<dc:creator><![CDATA[jan]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Jul 2006 18:49:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Roberto, grazie del lavoro prezioso che stai facendo su queste pagine.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Roberto, grazie del lavoro prezioso che stai facendo su queste pagine.</p>
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