Amore mio padrone

26 luglio 2006
Pubblicato da

di Christian Raimo

Amore mio padrone
per chi sono
queste quattro case perquisite
ed una pecora ululante
ed un questore che ti dice
che non è demagogia
che anche lui è un essere umano?
E allora chiedo
com’è fatto quest’umano,
come è fatto?
Ha forse un’ernia di un chilo sopra il cazzo?
E’ un ex dei nuclei armati neri
che compone canzoni per Di Bella?
E’ un tulipano tutto giallo
usato come straccio
che ha le piattole alla fica
e un principio di clamidia?
E per chi sono le scritte sulle foto
conservate come chiare e fresche
e dolci lacrime ritratte,
pressate con un dito o con due dita
nelle orbite oculari
per non farle risalire
se non in una sera
di sei sette anni dopo,
appena sciolte da riferimenti e ferimenti.
Amore mio che prendi
venti euro all’ora
per un’ora di latino
e quaranta per un’ora di pompino
e soltanto dieci euro
per un’ora di bambino
da cambiargli il pannolino
nella sera di Natale,
amore mio che prendi
per scherzo e per sul serio
il mio bisogno di rifiuto
e di piangere sul serio,
quello che io dico stando muto,
il mio distacco compiaciuto,
andato a male, ripreso e ricorretto,
mai a posto e soddisfatto,
mai ti lascio la parola,
se non per chieder cos’era
e per te cosa valeva
e in che cosa consisteva
quell’uomo che spera. Era
leccare come fosse la tua vita
quelle pagine che sapevan di grafite,
o per il gusto di cambiare
cambiare le parole
e non il mondo.
Sperare, pardon, sparare
è stato il tuo unico verbo
per vent’anni.
Senza una pistola né una mira.
Era il conflitto desiderato più del sesso:
amare ed ustionarsi
senza dover leggere le rubriche sull’Espresso. E ora
il mio dolore passa per un distributore
di caffè annerito
e pilloline al litio
e si sliquida come piscio con bromuro
in una sala dove aspetto
dalle nove del mattino
alle sette meno un quarto
nei non giorni d’affetto.
Amore mio questore, amore mio prefetto,
per questo son d’accordo
con la vostra nuova linea di speranza
quando dite che no, non tutti i casi
si possono sanare.
E le tariffe le conosco:
mille euro un affitto contraffatto,
due per una multa predatata,
un mese insonne una schiena riscaldata.
E allora è in nuce d’esta cruce che proclamo
che è kitsch aopportuno
contrometrico disfonico dire
Vi amo, e che l’unica possibile poesia
è un foglio di via.

Oppure
oppure quella nenia carabattola
che ti ripetevi quella volta dall’oftalmico
che una scheggia degli occhiali
ti aveva portato via una palpebra:
Amore mio padrone, amore ustore,
occorre solo sradicarci per restare,
e allora a pezzi o interi
ma che differenza fa?

13 Responses to Amore mio padrone

  1. Marco Saya il 26 luglio 2006 alle 12:49

    Tanti…quando…

    Quando vedo il mio gatto penso che per molta gente il gatto è solo un impiccio, uno stupido animale che crea solo problemi, sporca, è cattivo e poco affettuoso.

    Quando vedo molti umani penso che siano degli stupidi animali capaci di creare solo problemi, cattivi, sporchi e poco affettuosi.

    Quando mangio le fragole gusto il sapore di una natura che tra sparuti cespugli si nasconde e fugge prima di prendere la via dell’estinzione.

    Quando leggo i Potenti mi viene il disgusto per chi dell’informazione ne fa un campo di battaglia…e la conta dei morti diventa un gioco per monitor malati.

    Quando guardo la mia busta paga penso all’impoverimento generale e ai pochi che si possono permettere le piscine piene di centesimi e Paperon non è più Qui, Quo, Qua…

    Quando ricordo il 68’ immagino assemblee e spinelli tra pensierini e un capitale dove il che fare era correre i cento metri tra la Statale e San Babila in 9 secondi netti e i celerini divertiti osservavano chi per primo tagliava il traguardo.

    Quando vivo il mio presente anticipo pensieri di una rivoluzione devastante tra fratelli con lo stesso sangue e la classe politica cerca di chiudere le proprie casse prima di andare in ferie.

    Quando cammino per la strada e un moribondo giace solo prima di essere coperto da un bianco lenzuolo capisco che la vita umana ha perso il rispetto di sè.

    Quando una madre uccide il proprio figlio

    Quando un padre sevizia la propria figlia

    Quando un pedofilo abusa di un minore

    Quando la società condanna ma non risolve perchè i valori sono sulla bocca muta di orecchie sor(di)de
    il pensiero di combattere i nuovi alieni è un dovere della collettività fagocitata dal Grande Yogurt.

    Quando vedo facce nuove sono contento per l’arricchimento che comporta una fede, anche diversa, che possa convivere e aiutare a trovare nuove direzioni comuni…

    Quando vedo le solite facce, alcune più siliconate del solito, capisco che il dire si scontri con materiali resistenti al cambiamento.

    Ricapitolando…

    Quando vedo il mio gatto penso che per molta gente il gatto è solo un impiccio, uno stupido animale che crea solo problemi, sporca, è cattivo e poco affettuoso.

    Quando vedo molti umani penso che siano degli stupidi animali capaci di creare solo problemi, cattivi, sporchi e poco affettuosi.

  2. Nunzio Festa il 26 luglio 2006 alle 13:04

    LA CLASSE OPERAIA STA COMPARENDO

    forchetta a croce
    chiave a stella
    cuoce la stella e
    tira la pelle
    sino all’estensione massima
    d’elasticità
    flessibilità

    la chiave
    e la forchetta non prendono
    di sotto
    e otto operai vanno ai cancelli

    il basso è orizzontale

    quanto a loro
    ma a loro padroni
    (pare)

    e piace come non piace
    lo sciopero al tempo della pace tremula

    ma una battuta unica
    e il grido s’abbassa

    una battuta di tutta la classe operaia
    e la valle
    si sgrassa

    p.s. visto che grazie anche a Raimo qui parliamo di bella poesia, questa è solo una mia Perdonatemi la rima scema, non voluta, quasi subita, Ora

    b!

    Nunzio Festa

  3. Nunzio Saya il 26 luglio 2006 alle 15:32

    Più dell’assenzio
    nobile il saltimbanco
    prega per noi
    l’ambulante proletario

    giaci prematuro e fiero,
    non vile ma sicuro
    come su di un massacro
    di città

    Sentite gli umori del popolo
    Oggi tace
    Ascoltate le parole della gente
    Domani sarà troppo tardi

    Le piazze ora sono deserte
    Un piccione becca un tozzo di pane
    Un passante incrocia un turista disperso
    Un palco vuoto aspetta che il vento
    disperda le polveri…

  4. Giacomo Leopardi il 26 luglio 2006 alle 15:40

    Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
    e questa siepe, che da tanta parte
    dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
    Ma sedendo e mirando, interminati
    spazi di là da quella, e sovrumani
    silenzi, e profondissima quïete
    io nel pensier mi fingo, ove per poco
    il cor non si spaura. E come il vento
    odo stormir tra queste piante, io quello
    infinito silenzio a questa voce
    vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
    e le morte stagioni, e la presente
    e viva, e il suon di lei. Così tra questa
    immensità s’annega il pensier mio:
    e il naufragar m’è dolce in questo mare

  5. cicciobombo il 26 luglio 2006 alle 15:44

    Anch’io volevo scrivere la mia poesia.

    Cicciobombo cannoniere
    con 3 buchi nel sedere
    fa le uova nel paniere
    con 2 buchi nella pancia
    Cicciobombo vola in Francia.

  6. Marco Saya il 26 luglio 2006 alle 15:52

    Niente male il Leopardi, ma è un nuovo autore? davvero bravo…

  7. cf05103025 il 26 luglio 2006 alle 16:55

    non è male questo Raimo,
    no
    MarioB.

  8. Lucy Van Pelt il 26 luglio 2006 alle 19:00

    non va

  9. lu il 26 luglio 2006 alle 21:20

    ho letto prima i commenti e mi sembravano stupidi e offensivi, poi ho letto la poesia ed ho capito. “sperare, pardon, sparare”!!!!!!!?????? michiedo:
    non è meglio leggere che scrivere? raimo non ha pietà di noi?

  10. Riccardo Raimo il 26 luglio 2006 alle 21:53

    Caro Christian lo so che non te lo dovevo dire qui davanti a tutti ma tu sei un vero poeta, rall’n’facc’ e non ti fermare.

  11. Nunzio Festa il 27 luglio 2006 alle 11:59

    inoltre, la poesia di Raimo è molto ma molto interessante, Mi piace lo stile di C. Raimo e la Cadenza…

    “carino”, anche quell’esperimento a due di Marco Saya, nei post. che l’incipit m’è noto, Ovviamente

    b!

    Nunzio Festa

  12. Maria Pina Ciancio il 28 luglio 2006 alle 08:09

    …occorre solo sradicarci per restare,
    e allora a pezzi o interi
    ma che differenza fa?

    Bella. Mapi

  13. cara polvere il 31 luglio 2006 alle 23:31

    finalmente.
    bella. violenta. che dà quel teatrale di strada di cui si è persa qualche traccia.
    ci sono più molotov e fame che fanno male in queste righe che dove ci sono a fare male per davvero
    questa è poesia.
    un saluto



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