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	Commenti a: La politica di Israele e le popolazioni in ostaggio	</title>
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		Di: orso		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[orso]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jan 2007 14:07:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[sono in linea con il tuo articolo...continua così...e speriamo che la smettano i sionisti e che gli israeliani aprano gli occhi su cosa per loro è davvero nocivo, il sionismo. il loro più grande nemico/pericolo che giorno dopo giorno alimenta l&#039;astio contro il popolo ebraico...un saluto libertario]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>sono in linea con il tuo articolo&#8230;continua così&#8230;e speriamo che la smettano i sionisti e che gli israeliani aprano gli occhi su cosa per loro è davvero nocivo, il sionismo. il loro più grande nemico/pericolo che giorno dopo giorno alimenta l&#8217;astio contro il popolo ebraico&#8230;un saluto libertario</p>
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		Di: Israele		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Israele]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Dec 2006 21:07:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[il nostro lavoro incessante
http://www.halturnershow.com/IsraeliAtrocities.html]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>il nostro lavoro incessante<br />
<a href="http://www.halturnershow.com/IsraeliAtrocities.html" rel="nofollow ugc">http://www.halturnershow.com/IsraeliAtrocities.html</a></p>
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		<title>
		Di: Lorenzo Galbiati		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/07/29/la-politica-di-israele-e-le-popolazioni-in-ostaggio/#comment-35198</link>

		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Galbiati]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Aug 2006 15:40:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Finalmente ho trovato qualcuno che c&#039;entra i problemi senza perdersi in un&#039;inutile ammasso di informazioni e pone in modo chiaro la questione sul da farsi - e da pacifista nonviolento mi sto interrogando.

Da www.carmillaonline.com
Libano: come togliere le castagne dal fuoco con le zampe del gatto
di Paolo Chiocchetti


La risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e la decisione del governo italiano di partecipare con alcune migliaia di soldati alla forza internazionale di interposizione nel sud del Libano sembrano essere accolte favorevolmente da larga parte del mondo “pacifista”, secondo quanto riferito da Repubblica di oggi (“Stavolta i pacifisti danno l’ok”, p. 11). La tavola della pace ad esempio afferma in un appello sul proprio sito: “Dopo 30 lunghi giorni di stragi e devastazioni il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha finalmente approvato una risoluzione che chiede a tutte le parti l´immediato cessate il fuoco. Nonostante questa risoluzione giunga con grande e ingiustificabile ritardo essa segna un importante passo in avanti. 

Non è la fine della guerra ma può essere il primo passo concreto verso la sua conclusione. Le parole della Risoluzione dell´Onu devono diventare immediatamente realtà per le popolazioni di entrambi i paesi violentate dalla guerra. […] Il voto del Consiglio di Sicurezza dimostra ancora una volta che l´Onu è essenziale per la pace […]”.

Ora, se certamente giustificate sono la gioia e il sollievo per l’interruzione dell’attacco israeliano contro il Libano, il cessate-il-fuoco e la probabile ritirata delle truppe di Tsahal all’interno dei propri confini, sia la risoluzione ONU che la partecipazione a una futura missione militare nel sud del Libano non possono non sollevare almeno due interrogativi.

Il primo problema è dato dal significato di questa guerra e del suo cessate il fuoco. Quest’ultimo è l’esito di una netta sconfitta militare sul campo patita da Israele da parte della resistenza libanese e rappresenta la “via di uscita” onorevole predisposta da Stati Uniti e Francia per permettere ad Israele di ritirarsi senza dover ammettere il fallimento dei propri obiettivi di guerra. Il piano israeliano, che secondo le informazioni confidenziali raccolte da Seymour Hersh sul New Yorker del 21 agosto era stato preparato e concordato con l’amministrazione Bush prima di luglio (per essere sferrato al primo incidente) con l’intento di “alleviare le preoccupazioni per la sicurezza di Israele ed anche servire da preludio ad un potenziale attacco preventivo americano per distruggere le istallazioni nucleari iraniane”, è scattato utilizzando come “casus belli” il rapimento di due soldati israeliani da parte di Hezbollah il 12 luglio nei pressi del confine israelo-libanese. Sembra che il rapimento sia avvenuto in realtà all’interno dei confini libanesi, dato assolutamente nascosto dalla propaganda mediatica occidentale (vedi Trish Shuh, “Operation ‘Change of Location’?”, su Counterpunch, 15 agosto). Sta di fatto che la “risposta” di Israele è stato il lancio di un mese di bombardamenti violentissimi e indiscriminati sui villaggi e sulle infrastrutture di tutto il Libano (utilizzando, si sospetta, anche armi chimiche e altre armi non convenzionali) che hanno massacrato più di un migliaio di civili e colpito duramente la sua economia. Altro che “risposta sproporzionata”: si è trattato di una aggressione premeditata a uno stato sovrano, palesemente priva di relazioni con il rapimento del 12 luglio. 
L’attacco israeliano, composto principalmente da operazioni aeree e in maniera subordinata da un’avanzata di terra verso il fiume Litani, aveva come obiettivo principale di piegare la resistenza di Hezbollah nel sud del Libano, che dopo anni di guerriglia nel 2000 aveva costretto il premier Barak a ritirarsi unilateralmente da quasi tutti i territori libanesi che Israele occupava dal 1978 (la prima vittoria mai conquistata da truppe arabe contro Israele) e che continua a rappresentare una spina nel fianco per Israele. Collegati all’obiettivo militare esistevano anche obiettivi di “prestigio”, ovvero riaffermare la superiorità dell’esercito israeliano recentemente incrinata da alcuni smacchi simbolici e dimostrare la determinazione del nuovo governo di unità nazionale (in particolare del vergognoso Amir Peretz, leader del Partito Laburista e ministro della Difesa). In secondo luogo esso, sempre secondo Hersh, sarebbe servito da monito e da prova generale nel braccio di ferro ingaggiato da Stati Uniti ed Iran sul dossier nucleare. Ebbene, Israele si è scontrato con una resistenza molto più tenace del previsto e si è dimostrato incapace sia di distruggere il potenziale bellico di Hezbollah (i cui lanci di missili contro Israele sono continuati inalterati fino alla fine) sia di invadere il Libano in profondità a costi umani e in mezzi accettabili (subendo importanti perdite da parte di una guerriglia estremamente efficace e determinata). 
Come interpretare allora la prevista sostituzione dei soldati israeliani da parte di soldati internazionali e libanesi concordata in sede ONU? Il suo significato non è chiaro. E’ certo una vittoria politica di Hezbollah e del Libano, che sanziona il fallimento dell’invasione israeliana e assicura una protezione da interventi futuri di Israele. Ma la lettera della risoluzione ONU è piena di clausole stile “cavallo di troia”, che mirano (probabilmente in maniera velleitaria) a trasformare una sconfitta sul campo in una vittoria diplomatica per Israele. L’intenzione di Israele e degli Stati Uniti è infatti è chiara: utilizzare la forza multinazionale in una sorta di “guerra per interposta persona” per raggiungere esattamente quei due obiettivi che Israele non è riuscito a raggiungere con la forza delle armi. Ovvero:
1. garantire la sicurezza del nord del proprio paese dalle azioni di rappresaglia di Hezbollah attraverso la costituzione di una fascia di sicurezza nel sud del Libano. Funzione ricoperta fino al 2000 dall’Esercito del Libano Meridionale, milizia cristiana fantoccio al soldo di Israele, e che ora verrebbe invece svolta dalla comunità internazionale a proprie spese. Questo permetterebbe inoltre a Tsahal di proseguire con più tranquillità la propria terribile guerra contro i territori palestinesi di Gaza e Cisgiordania (sulla quale è ormai calato il silenzio).
2. disarmare Hezbollah, che rappresenta la punta di diamante della resistenza libanese contro l’occupazione israeliana e l’unico vero deterrente contro reinvasioni o ricatti futuri.
Dalle parole di tutti i potenziali partecipanti alla forza multinazionale di interposizione traspare il desiderio di giungere, assieme all’esercito libanese, al disarmo di Hezbollah. Le possibilità che questo accada realmente sono molto ridotte. Sta di fatto che le truppe ONU, tra cui quelle italiane, potrebbero essere impiegate di fatto per proseguire la guerra contro Hezbollah sotto un mantello internazionale.

Il secondo problema è dato dal testo della risoluzione 1701 che, pur apprezzando il cessate-il-fuoco, andrebbe condannato duramente per quello che è: una palese falsificazione della realtà, una giustificazione ex-post dell’attacco israeliano e una risposta debole e ipocrita. In essa le Nazioni Unite attribuiscono implicitamente la responsabilità della guerra a Hezbollah, esprimendo “la propria viva preoccupazione per la continua intensificazione delle ostilità in Libano e in Israele a partire dall’attacco di Hezbollah contro Israele del 12 luglio 2006”, quando è probabile che l’incidente pretesto per la guerra sia avvenuto in territorio libanese, nel contesto di una persistente interferenza israeliana nella zona (occupazione delle fattorie di Shebaa, infiltrazioni di uomini, prigionieri…), ed è palese che Israele abbia lanciato un’operazione priva di qualsiasi relazione con tale incidente. Non condannano le azioni di Israele, non chiedono l’immediato ritiro delle sue truppe né il risarcimento dei danni inflitti al Libano. Infine, pur menzionando le richieste diplomatiche arabe (fattorie di Shebaa, questione dei prigionieri, integrità territoriale del Libano, necessità di una pace regionale complessiva basata sul rispetto delle risoluzioni ONU sui territori occupati nel 1967) – ed è un successo – le uniche clausole direttamente esecutive sono quelle contro Hezbollah: tutti gli stati dell’ONU si impegnano a non rifornire a gruppi o individui libanesi armi e assistenza militare (art. 15); le truppe ONU assisteranno l’esercito libanese nel creare tra il confine e il fiume Litani un’area libera da personale armato (art. 11e 8) e nel prevenire l’ingresso del materiale non autorizzato citato (art. 11 e 14); l’accordo di pace finale dovrà comprendere lo smantellamento di tutti i gruppi armati in Libano (art. 8). Lo stesso cessate il fuoco è intollerabilmente precario ed asimmetrico: mentre Hezbollah è tenuto a cessare immediatamente tutti gli attacchi, Israele è tenuto a cessare immediatamente le sole operazioni militari offensive (lasciando la porta aperta alle azioni più varie, purché intese come difesa preventiva).

Tra i giornalisti e i politici europei, compresi quelli della sinistra radicale, è possibile notare distintamente una sorta di sollievo, oltre che per la sospensione delle ostilità (di cui mi rallegro anch’io), anche per l’insperato “risveglio” dell’ONU. Finita l’epoca dell’unilateralismo, si dice, si torna alle missioni militari multilaterali dei “caschi blu” sanzionate dal Consiglio di Sicurezza – per definizione pacifiche, umanitarie, quasi nonviolente. Ma il giudizio politico su un’operazione militare non può dipendere dal colore del baschetto dei suoi combattenti, deve dipendere dai suoi obiettivi. Quali sono gli obiettivi fondamentali della missione in Libano? Garantire la sicurezza di Israele e indebolire, possibilmente sciogliere, Hezbollah. Le possibilità concrete di realizzarli sono deboli, a meno che i partecipanti non vogliano fare di questa missione una nuova Somalia, e la missione potrebbe quindi risultare in ultima analisi relativamente innocua. Ma i suoi obiettivi sono profondamente partigiani, sbagliati e non condivisibili. Stupisce che il movimento pacifista, invece di fornire alle grandi potenze occidentali (che stanno alla radice di tutti i problemi mediorientali, a partire dalla politica coloniale e dalle persecuzioni e sterminio degli ebrei europei fino ad arrivare agli attuali giochi di influenza sulla pelle delle masse arabe) un credito che non meritano, non si mobiliti per la fine delle ingerenze imperialistiche in tutto il Medio Oriente, una pace giusta e duratura a livello regionale ed in particolare in Palestina/Israele e per una reale alternativa di società a livello globale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Finalmente ho trovato qualcuno che c&#8217;entra i problemi senza perdersi in un&#8217;inutile ammasso di informazioni e pone in modo chiaro la questione sul da farsi &#8211; e da pacifista nonviolento mi sto interrogando.</p>
<p>Da <a href="http://www.carmillaonline.com" rel="nofollow ugc">http://www.carmillaonline.com</a><br />
Libano: come togliere le castagne dal fuoco con le zampe del gatto<br />
di Paolo Chiocchetti</p>
<p>La risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e la decisione del governo italiano di partecipare con alcune migliaia di soldati alla forza internazionale di interposizione nel sud del Libano sembrano essere accolte favorevolmente da larga parte del mondo “pacifista”, secondo quanto riferito da Repubblica di oggi (“Stavolta i pacifisti danno l’ok”, p. 11). La tavola della pace ad esempio afferma in un appello sul proprio sito: “Dopo 30 lunghi giorni di stragi e devastazioni il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha finalmente approvato una risoluzione che chiede a tutte le parti l´immediato cessate il fuoco. Nonostante questa risoluzione giunga con grande e ingiustificabile ritardo essa segna un importante passo in avanti. </p>
<p>Non è la fine della guerra ma può essere il primo passo concreto verso la sua conclusione. Le parole della Risoluzione dell´Onu devono diventare immediatamente realtà per le popolazioni di entrambi i paesi violentate dalla guerra. […] Il voto del Consiglio di Sicurezza dimostra ancora una volta che l´Onu è essenziale per la pace […]”.</p>
<p>Ora, se certamente giustificate sono la gioia e il sollievo per l’interruzione dell’attacco israeliano contro il Libano, il cessate-il-fuoco e la probabile ritirata delle truppe di Tsahal all’interno dei propri confini, sia la risoluzione ONU che la partecipazione a una futura missione militare nel sud del Libano non possono non sollevare almeno due interrogativi.</p>
<p>Il primo problema è dato dal significato di questa guerra e del suo cessate il fuoco. Quest’ultimo è l’esito di una netta sconfitta militare sul campo patita da Israele da parte della resistenza libanese e rappresenta la “via di uscita” onorevole predisposta da Stati Uniti e Francia per permettere ad Israele di ritirarsi senza dover ammettere il fallimento dei propri obiettivi di guerra. Il piano israeliano, che secondo le informazioni confidenziali raccolte da Seymour Hersh sul New Yorker del 21 agosto era stato preparato e concordato con l’amministrazione Bush prima di luglio (per essere sferrato al primo incidente) con l’intento di “alleviare le preoccupazioni per la sicurezza di Israele ed anche servire da preludio ad un potenziale attacco preventivo americano per distruggere le istallazioni nucleari iraniane”, è scattato utilizzando come “casus belli” il rapimento di due soldati israeliani da parte di Hezbollah il 12 luglio nei pressi del confine israelo-libanese. Sembra che il rapimento sia avvenuto in realtà all’interno dei confini libanesi, dato assolutamente nascosto dalla propaganda mediatica occidentale (vedi Trish Shuh, “Operation ‘Change of Location’?”, su Counterpunch, 15 agosto). Sta di fatto che la “risposta” di Israele è stato il lancio di un mese di bombardamenti violentissimi e indiscriminati sui villaggi e sulle infrastrutture di tutto il Libano (utilizzando, si sospetta, anche armi chimiche e altre armi non convenzionali) che hanno massacrato più di un migliaio di civili e colpito duramente la sua economia. Altro che “risposta sproporzionata”: si è trattato di una aggressione premeditata a uno stato sovrano, palesemente priva di relazioni con il rapimento del 12 luglio.<br />
L’attacco israeliano, composto principalmente da operazioni aeree e in maniera subordinata da un’avanzata di terra verso il fiume Litani, aveva come obiettivo principale di piegare la resistenza di Hezbollah nel sud del Libano, che dopo anni di guerriglia nel 2000 aveva costretto il premier Barak a ritirarsi unilateralmente da quasi tutti i territori libanesi che Israele occupava dal 1978 (la prima vittoria mai conquistata da truppe arabe contro Israele) e che continua a rappresentare una spina nel fianco per Israele. Collegati all’obiettivo militare esistevano anche obiettivi di “prestigio”, ovvero riaffermare la superiorità dell’esercito israeliano recentemente incrinata da alcuni smacchi simbolici e dimostrare la determinazione del nuovo governo di unità nazionale (in particolare del vergognoso Amir Peretz, leader del Partito Laburista e ministro della Difesa). In secondo luogo esso, sempre secondo Hersh, sarebbe servito da monito e da prova generale nel braccio di ferro ingaggiato da Stati Uniti ed Iran sul dossier nucleare. Ebbene, Israele si è scontrato con una resistenza molto più tenace del previsto e si è dimostrato incapace sia di distruggere il potenziale bellico di Hezbollah (i cui lanci di missili contro Israele sono continuati inalterati fino alla fine) sia di invadere il Libano in profondità a costi umani e in mezzi accettabili (subendo importanti perdite da parte di una guerriglia estremamente efficace e determinata).<br />
Come interpretare allora la prevista sostituzione dei soldati israeliani da parte di soldati internazionali e libanesi concordata in sede ONU? Il suo significato non è chiaro. E’ certo una vittoria politica di Hezbollah e del Libano, che sanziona il fallimento dell’invasione israeliana e assicura una protezione da interventi futuri di Israele. Ma la lettera della risoluzione ONU è piena di clausole stile “cavallo di troia”, che mirano (probabilmente in maniera velleitaria) a trasformare una sconfitta sul campo in una vittoria diplomatica per Israele. L’intenzione di Israele e degli Stati Uniti è infatti è chiara: utilizzare la forza multinazionale in una sorta di “guerra per interposta persona” per raggiungere esattamente quei due obiettivi che Israele non è riuscito a raggiungere con la forza delle armi. Ovvero:<br />
1. garantire la sicurezza del nord del proprio paese dalle azioni di rappresaglia di Hezbollah attraverso la costituzione di una fascia di sicurezza nel sud del Libano. Funzione ricoperta fino al 2000 dall’Esercito del Libano Meridionale, milizia cristiana fantoccio al soldo di Israele, e che ora verrebbe invece svolta dalla comunità internazionale a proprie spese. Questo permetterebbe inoltre a Tsahal di proseguire con più tranquillità la propria terribile guerra contro i territori palestinesi di Gaza e Cisgiordania (sulla quale è ormai calato il silenzio).<br />
2. disarmare Hezbollah, che rappresenta la punta di diamante della resistenza libanese contro l’occupazione israeliana e l’unico vero deterrente contro reinvasioni o ricatti futuri.<br />
Dalle parole di tutti i potenziali partecipanti alla forza multinazionale di interposizione traspare il desiderio di giungere, assieme all’esercito libanese, al disarmo di Hezbollah. Le possibilità che questo accada realmente sono molto ridotte. Sta di fatto che le truppe ONU, tra cui quelle italiane, potrebbero essere impiegate di fatto per proseguire la guerra contro Hezbollah sotto un mantello internazionale.</p>
<p>Il secondo problema è dato dal testo della risoluzione 1701 che, pur apprezzando il cessate-il-fuoco, andrebbe condannato duramente per quello che è: una palese falsificazione della realtà, una giustificazione ex-post dell’attacco israeliano e una risposta debole e ipocrita. In essa le Nazioni Unite attribuiscono implicitamente la responsabilità della guerra a Hezbollah, esprimendo “la propria viva preoccupazione per la continua intensificazione delle ostilità in Libano e in Israele a partire dall’attacco di Hezbollah contro Israele del 12 luglio 2006”, quando è probabile che l’incidente pretesto per la guerra sia avvenuto in territorio libanese, nel contesto di una persistente interferenza israeliana nella zona (occupazione delle fattorie di Shebaa, infiltrazioni di uomini, prigionieri…), ed è palese che Israele abbia lanciato un’operazione priva di qualsiasi relazione con tale incidente. Non condannano le azioni di Israele, non chiedono l’immediato ritiro delle sue truppe né il risarcimento dei danni inflitti al Libano. Infine, pur menzionando le richieste diplomatiche arabe (fattorie di Shebaa, questione dei prigionieri, integrità territoriale del Libano, necessità di una pace regionale complessiva basata sul rispetto delle risoluzioni ONU sui territori occupati nel 1967) – ed è un successo – le uniche clausole direttamente esecutive sono quelle contro Hezbollah: tutti gli stati dell’ONU si impegnano a non rifornire a gruppi o individui libanesi armi e assistenza militare (art. 15); le truppe ONU assisteranno l’esercito libanese nel creare tra il confine e il fiume Litani un’area libera da personale armato (art. 11e 8) e nel prevenire l’ingresso del materiale non autorizzato citato (art. 11 e 14); l’accordo di pace finale dovrà comprendere lo smantellamento di tutti i gruppi armati in Libano (art. 8). Lo stesso cessate il fuoco è intollerabilmente precario ed asimmetrico: mentre Hezbollah è tenuto a cessare immediatamente tutti gli attacchi, Israele è tenuto a cessare immediatamente le sole operazioni militari offensive (lasciando la porta aperta alle azioni più varie, purché intese come difesa preventiva).</p>
<p>Tra i giornalisti e i politici europei, compresi quelli della sinistra radicale, è possibile notare distintamente una sorta di sollievo, oltre che per la sospensione delle ostilità (di cui mi rallegro anch’io), anche per l’insperato “risveglio” dell’ONU. Finita l’epoca dell’unilateralismo, si dice, si torna alle missioni militari multilaterali dei “caschi blu” sanzionate dal Consiglio di Sicurezza – per definizione pacifiche, umanitarie, quasi nonviolente. Ma il giudizio politico su un’operazione militare non può dipendere dal colore del baschetto dei suoi combattenti, deve dipendere dai suoi obiettivi. Quali sono gli obiettivi fondamentali della missione in Libano? Garantire la sicurezza di Israele e indebolire, possibilmente sciogliere, Hezbollah. Le possibilità concrete di realizzarli sono deboli, a meno che i partecipanti non vogliano fare di questa missione una nuova Somalia, e la missione potrebbe quindi risultare in ultima analisi relativamente innocua. Ma i suoi obiettivi sono profondamente partigiani, sbagliati e non condivisibili. Stupisce che il movimento pacifista, invece di fornire alle grandi potenze occidentali (che stanno alla radice di tutti i problemi mediorientali, a partire dalla politica coloniale e dalle persecuzioni e sterminio degli ebrei europei fino ad arrivare agli attuali giochi di influenza sulla pelle delle masse arabe) un credito che non meritano, non si mobiliti per la fine delle ingerenze imperialistiche in tutto il Medio Oriente, una pace giusta e duratura a livello regionale ed in particolare in Palestina/Israele e per una reale alternativa di società a livello globale.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Ugolino Conte		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/07/29/la-politica-di-israele-e-le-popolazioni-in-ostaggio/#comment-34997</link>

		<dc:creator><![CDATA[Ugolino Conte]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Aug 2006 21:56:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[E&#039; quello che succede a coloro che non hanno mai avuto l&#039;onore di prendere lezioni dal cardinale caffarra; oppure a quelli che, di fronte al massacro quotidiano di civili inermi, in maggioranza bambini, sono nauseati dai distinguo pseudostoricizzanti di tanti intellettualini che si fanno le seghe sfogliando e leggendo articoli su articoli (per farci sapere, tra l&#039;altro, che conoscono anche le lingue), alla ricerca del quid che ha innescato l&#039;orrore, come se ciò bastasse a fermarlo.

Non ti dico poi che finezza di analisi e che tesine vengono fuori quando il mancato allievo caffarriano e il nauseato sono la stessa persona. Soprattutto quando si imbattono in vere e proprie gemme come &quot;dai ferrandiani a forza nuova&quot;, i &quot;bellaciao santoriani&quot;... etc. etc. Ma quando si hanno quei maestri e &quot;amici&quot; che vedono i filmissimi di retequattro, è chiaro che il livello dell&#039;analisi non teme confronti. Che dire di fronte a tanta doctrina...

p.s.

Sembra che il trippone che si abbevera e si ingozza alle sacre mense arcoriane stia cercando reclute. Il primo settembre si aprono le iscrizioni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; quello che succede a coloro che non hanno mai avuto l&#8217;onore di prendere lezioni dal cardinale caffarra; oppure a quelli che, di fronte al massacro quotidiano di civili inermi, in maggioranza bambini, sono nauseati dai distinguo pseudostoricizzanti di tanti intellettualini che si fanno le seghe sfogliando e leggendo articoli su articoli (per farci sapere, tra l&#8217;altro, che conoscono anche le lingue), alla ricerca del quid che ha innescato l&#8217;orrore, come se ciò bastasse a fermarlo.</p>
<p>Non ti dico poi che finezza di analisi e che tesine vengono fuori quando il mancato allievo caffarriano e il nauseato sono la stessa persona. Soprattutto quando si imbattono in vere e proprie gemme come &#8220;dai ferrandiani a forza nuova&#8221;, i &#8220;bellaciao santoriani&#8221;&#8230; etc. etc. Ma quando si hanno quei maestri e &#8220;amici&#8221; che vedono i filmissimi di retequattro, è chiaro che il livello dell&#8217;analisi non teme confronti. Che dire di fronte a tanta doctrina&#8230;</p>
<p>p.s.</p>
<p>Sembra che il trippone che si abbevera e si ingozza alle sacre mense arcoriane stia cercando reclute. Il primo settembre si aprono le iscrizioni.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: roberto		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/07/29/la-politica-di-israele-e-le-popolazioni-in-ostaggio/#comment-34978</link>

		<dc:creator><![CDATA[roberto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Aug 2006 14:20:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ugolino
&quot;Il governo israeliano non è che l’esecutore, il braccio armato e il boia dei disegni imperiali americani in Medioriente. &quot; Che finezza di analisi. Che tesina... L&#039;ho riletta tre volte per quant&#039;è acuta.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ugolino<br />
&#8220;Il governo israeliano non è che l’esecutore, il braccio armato e il boia dei disegni imperiali americani in Medioriente. &#8221; Che finezza di analisi. Che tesina&#8230; L&#8217;ho riletta tre volte per quant&#8217;è acuta.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Ugolino Conte		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/07/29/la-politica-di-israele-e-le-popolazioni-in-ostaggio/#comment-34818</link>

		<dc:creator><![CDATA[Ugolino Conte]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Aug 2006 22:10:59 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2006/07/29/la-politica-di-israele-e-le-popolazioni-in-ostaggio/#comment-34818</guid>

					<description><![CDATA[Sono perfettamente d&#039;accordo con te, Lorenzo.

Aggiungerei alla tua &quot;lettera&quot; a quei &quot;grandi intellettuali&quot; una richiesta/domanda: se possono spiegarci quali armi &quot;sperimentali&quot;, oltre a quelle chimiche, sono state usate, e vengono quotidianamente utilizzate, nei bombardamenti della popolazione civile. 

L&#039;unica &quot;consolazione&quot; (misera e magra, ma è pur sempre qualcosa), di fronte a questo genocidio spacciato per difesa dei confini nazionali, è il sapere che la stragrande maggioranza dei pacifisti israeliani ha continuato a manifestare, sia pure in un clima di accerchiamento e di ostilità, fregandosene altamente di tutti gli appelli in senso contrario.

p.s.

Anticipo un&#039;eventuale accusa di antisemitismo: io e la parte di sangue ebraico che mi scorre nelle vene ne abbiamo le palle piene di tutti i distinguo e gli alibi di comodo che ci costringono a fare da spettatori inerti e passivi di fronte all&#039;orrore quotidiano che si materializza in quell&#039;area sotto gli occhi rassegnati e complici dell&#039;occidente. Il governo israeliano non è che l&#039;esecutore, il braccio armato e il boia dei disegni imperiali americani in Medioriente. E il governo italiano che, sotto la presunta scure delle accuse di antisemitismo brandita dalla destra, oscena quante altre mai, non muove un dito né si dissocia in alcun modo, ne è a suo modo complice.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono perfettamente d&#8217;accordo con te, Lorenzo.</p>
<p>Aggiungerei alla tua &#8220;lettera&#8221; a quei &#8220;grandi intellettuali&#8221; una richiesta/domanda: se possono spiegarci quali armi &#8220;sperimentali&#8221;, oltre a quelle chimiche, sono state usate, e vengono quotidianamente utilizzate, nei bombardamenti della popolazione civile. </p>
<p>L&#8217;unica &#8220;consolazione&#8221; (misera e magra, ma è pur sempre qualcosa), di fronte a questo genocidio spacciato per difesa dei confini nazionali, è il sapere che la stragrande maggioranza dei pacifisti israeliani ha continuato a manifestare, sia pure in un clima di accerchiamento e di ostilità, fregandosene altamente di tutti gli appelli in senso contrario.</p>
<p>p.s.</p>
<p>Anticipo un&#8217;eventuale accusa di antisemitismo: io e la parte di sangue ebraico che mi scorre nelle vene ne abbiamo le palle piene di tutti i distinguo e gli alibi di comodo che ci costringono a fare da spettatori inerti e passivi di fronte all&#8217;orrore quotidiano che si materializza in quell&#8217;area sotto gli occhi rassegnati e complici dell&#8217;occidente. Il governo israeliano non è che l&#8217;esecutore, il braccio armato e il boia dei disegni imperiali americani in Medioriente. E il governo italiano che, sotto la presunta scure delle accuse di antisemitismo brandita dalla destra, oscena quante altre mai, non muove un dito né si dissocia in alcun modo, ne è a suo modo complice.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Lorenzo Galbiati		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/07/29/la-politica-di-israele-e-le-popolazioni-in-ostaggio/#comment-34811</link>

		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Galbiati]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Aug 2006 16:54:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@A.Oz &#038; D. Grossmann
Cari amici pacifisti, come avete ragione. A fine luglio avete invitato il movimento pacifista israeliano a sostenere la guerra al Libano, avete giustamente detto che era solo una guerra difensiva contro chi voleva distruggere Israele, che non c&#039;erano scopi territoriali. E ieri ho sentito alla radio che avete chiesto il cessate il fuoco, perchè questa guerra, moralmente e legalmente giustificata, come ben dite, ha creato una situazione d&#039;emergenza in Libano. Che cuore che avete! Avete però precisato che molti obiettivi sono cmq stati raggiunti. Come avete ragione di nuovo: in Libano con oggi si contano più di 1000 morti, per lo più civili, e quasi il 20% della popolazione è ormai composto da profughi senza casa; sono stati bombardati luoghi di culto, centrali elettriche, scuole, porti, ponti (quanti ponti!) , palazzi con funzionari dell&#039;ONU, case... sentivo l&#039;altro ieri al tg che ormai ospedali e farmacie sono al collasso e che con l&#039;impossibilità di avere dei trasporti funzionanti si rischia di non poter più soccorrere quasi nessuno, altro che corridoio umanitario: che ottimi obiettivi si son raggiunti!
Poi oggi ho sentito alla radio da stasera ci sarà il coprifuoco nel Libao del sud occupato, e ho sentito anche che l&#039;unico ponte che da Tiro permetteva i soccorsi della Croce rossa internazionale e di Medici senza frontiere è stato bombardato proprio oggi. Il portavoce di medici senza frontiere ha detto che quando oggi si sono messi in viaggio hanno presto visto dei missili lanciati a 100 metri da loro. Che umanità da parte dell&#039;esercito israeliano! Pare che ormai tutto il Libano meridionale sia stato isolato, senza la possibilità di alcun soccorso per gli sfortunati che si salvano dalle stragi quotidiane, e ora i bombardamenti si son spostati sulle montagne, dove ci sono i cristiani drusi, e sul confine con la Siria, con il rischio, o con la speranza, di allargare il conflitto.
Per ciò che riguarda Israele, credo ci siano quasi un centinaio di vittime tra i soldati, non so quanti tra i civili, credo decine, oltre alla distruzione di parte delle città del nord.
Avete avuto proprio ragione a incitare i vostri e miei amici pacifisti a sostenere questa guerra. Grandi risultati sono stati raggiunti!
E ora sicuramente il governo ascolterà la vostra nuova richiesta e oggi, o al più tardi domani, cesserà le ostilità, io non ne ho alcun dubbio!
Mi aspetto che anche in futuro intellettuali come voi diano al governo israeliano e a noi pacificti le vostre illuminate dritte, senza le quali Israele e il Medioriente tutto rischierebbero di essere distrutti.
Lorenz]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@A.Oz &amp; D. Grossmann<br />
Cari amici pacifisti, come avete ragione. A fine luglio avete invitato il movimento pacifista israeliano a sostenere la guerra al Libano, avete giustamente detto che era solo una guerra difensiva contro chi voleva distruggere Israele, che non c&#8217;erano scopi territoriali. E ieri ho sentito alla radio che avete chiesto il cessate il fuoco, perchè questa guerra, moralmente e legalmente giustificata, come ben dite, ha creato una situazione d&#8217;emergenza in Libano. Che cuore che avete! Avete però precisato che molti obiettivi sono cmq stati raggiunti. Come avete ragione di nuovo: in Libano con oggi si contano più di 1000 morti, per lo più civili, e quasi il 20% della popolazione è ormai composto da profughi senza casa; sono stati bombardati luoghi di culto, centrali elettriche, scuole, porti, ponti (quanti ponti!) , palazzi con funzionari dell&#8217;ONU, case&#8230; sentivo l&#8217;altro ieri al tg che ormai ospedali e farmacie sono al collasso e che con l&#8217;impossibilità di avere dei trasporti funzionanti si rischia di non poter più soccorrere quasi nessuno, altro che corridoio umanitario: che ottimi obiettivi si son raggiunti!<br />
Poi oggi ho sentito alla radio da stasera ci sarà il coprifuoco nel Libao del sud occupato, e ho sentito anche che l&#8217;unico ponte che da Tiro permetteva i soccorsi della Croce rossa internazionale e di Medici senza frontiere è stato bombardato proprio oggi. Il portavoce di medici senza frontiere ha detto che quando oggi si sono messi in viaggio hanno presto visto dei missili lanciati a 100 metri da loro. Che umanità da parte dell&#8217;esercito israeliano! Pare che ormai tutto il Libano meridionale sia stato isolato, senza la possibilità di alcun soccorso per gli sfortunati che si salvano dalle stragi quotidiane, e ora i bombardamenti si son spostati sulle montagne, dove ci sono i cristiani drusi, e sul confine con la Siria, con il rischio, o con la speranza, di allargare il conflitto.<br />
Per ciò che riguarda Israele, credo ci siano quasi un centinaio di vittime tra i soldati, non so quanti tra i civili, credo decine, oltre alla distruzione di parte delle città del nord.<br />
Avete avuto proprio ragione a incitare i vostri e miei amici pacifisti a sostenere questa guerra. Grandi risultati sono stati raggiunti!<br />
E ora sicuramente il governo ascolterà la vostra nuova richiesta e oggi, o al più tardi domani, cesserà le ostilità, io non ne ho alcun dubbio!<br />
Mi aspetto che anche in futuro intellettuali come voi diano al governo israeliano e a noi pacificti le vostre illuminate dritte, senza le quali Israele e il Medioriente tutto rischierebbero di essere distrutti.<br />
Lorenz</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: s.		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/07/29/la-politica-di-israele-e-le-popolazioni-in-ostaggio/#comment-34703</link>

		<dc:creator><![CDATA[s.]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Aug 2006 12:24:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il professore (ebreo) di scienze politiche Bertell Ollman così scrive nella sua lettera in cui si dimette dalla comunità ebraica: 
http://facpub.stjohns.edu/~ganterg/sjureview/vol3-1/07Resignation-Ollman.htm

....Like all nationalisms, Zionism is also based on an exaggerated sense of superiority  as applied to members of the in-group and a feeling of indifference, bordering on contempt, for members of other groups. Jews entered world history with an extreme act of “chutzpah” (for which a new word had to be invented) in which they posed one just God who created everyone, and then, for reasons best known to him, “chose” the Jews to be his special people (why Christians and Moslems so happily accept their inferior status in this arrangement I’ll never understand). But what the Zionists have done is carry this original act of “chutzpah” over to God’s commandments. Where Jews once believed they were “chosen” to receive God’s laws for all humanity, Zionists seem to believe that they were “chosen” to break them whenever they interfere with the national interest. What room does this leave for a belief in the inherent equality of all human beings?
..............Admittedly, the ancient Hebrews not only received the Laws from God but also, supposedly, the promise of a particular piece of land. The latter, however, was always linked to the Jews obedience to these laws, of which the most important – given the number of times God refers to it - is the prohibition against idolatry. While the Jews have not built any idols of Jaweh, their record on idolatry – perhaps in part the result of the restraint shown in representing God – has probably been worse than that of their neighbors. For well over 3,000 years, Judaism has fought a largely losing fight against idolatry with the temple in Jerusalem, the scrolls of the Torah and the land of Israel coming to embody and gradually to replace the relations with God and the corresponding ethical precepts that they were supposed to represent. But only in Zionism, the current version of this land idolatry, have these precepts been sacrificed altogether. This modern version of the Golden Calf has saved Moses the trouble of smashing the Ten Commandments by doing it for him. That many of today’s Zionists don’t believe in the God of their fathers simply makes it easier for them to turn Eretz Israel into a new God. The idolatry stands. Only now God’s laws can be written by a committee without sullying their nationalist content with any universalist pretensions. If such extreme nationalism is normal – which makes Spinoza, Marx, Freud and Einstein thoroughly abnormal – then, I guess, Berlin finally got his normal people......

The organic tie that Zionism - as is typical with nationalist movements - takes for granted between its people and their territory is also bathed in the kind of mysticism that renders any rational discussion of their situation impossible. This is as true for religious Zionists who actually believe that God made a real estate deal with their ancestors as it is for secular Zionists who conveniently forget the 2,000 years of the Jewish diaspora in staking their “legal” claim to the land (only to recall the Jews’ suffering in the diaspora when the discussion shifts to their moral claim to it). What room does this leave for dealing in a humane and rational way with the problems of life in the 21st century? With both morality and reason tailored to serve tribal needs first…and last, the chamber of horrors that Zionism has constructed for the Palestinian people was only a matter of time in coming. Could this be what the ancient Hebrew prophets had in mind when they predicted that the Jewish people would become &quot;a light onto the nations&quot;?  Certainly not, nor was it something that Jews themselves could possibly have imagined during the period of the diaspora, when probably no people attached a greater value to human equality and human reason than the Jews. Einstein could even claim that the most important characteristic of Judaism was its commitment to “the democratic ideal of social justice, coupled with the ideal of mutual aid and tolerance among all men” without anyone laughing at him.3 Now, even God would have to laugh… or cry........
...........But the same social and economic turmoil, with its new opportunities for advancement and - also - frightening rise in anti-Semitism, that led many Jews to exchange their prime identity in the tribe for one in the human species led other Jews to reject their evolving cosmopolitanism in favor of a renewed nationalist project. It is no coincidence that so many Jews became either socialists or Zionists at the end of the l9th and in the early part of the 20th century. Where no change in the condition of the Jewish people had seemed possible earlier, now two alternatives emerged and vied with each other for popular support. The one sought to do away with the oppression of Jews by doing away with all oppressions, and the other sought the same end by removing the Jews to a supposedly safe haven in Palestine. The same processes that gave rise to these two alternatives brought the gradual and then rapid disintegration of Diaspora Judaism. Though most Jews today live outside Israel in what is still called the &quot;diaspora&quot;, the great majority belong to either the socialist or, increasingly, Zionist camps (including the weak versions of each) and what remains will probably be drawn into one or the other of these two camps in the near future. Diaspora Judaism, as it existed for almost 2,000 years, has practically ceased to exist. It has divided along the lines of its major contradiction into a socialism that is concerned with the well being of humanity and a nationalism that is only interested in the well being of the Jewish people and their reconquest of Israel. Since Judaism has always tried to synthesize these irreconcilable projects, their definitive separation - forget the artfully packaged nostalgia that finds its way into the media - can be viewed as the end of Judaism itself. Perhaps all there is left are ex-Jews who call themselves socialists or communists and ex-Jews who call themselves Zionists (the secular/religious divide among the latter has little relevance for my purposes). 
If neither socialists who reject the nationalist and religious aspects of Diaspora Judaism nor Zionists who reject its universal and humanist dimensions (and often its religious aspects as well) are Jews, then the real debate is over which tradition has retained the best of their common Jewish heritage. Despite their constant chatter about Jews, I would maintain that it is Zionism that has least in common with Judaism. It is not by breaking the limbs of Palestinian youth that the Jewish sages of the past predicted our people would &quot;become a light onto the nations&quot;. In Israel today---where &quot;tsadik&quot; (righteous person) and &quot;mensch&quot; (decent one) apply only to a few who are spat on by the great majority of the population, and &quot;chutzpah&quot; has come to mean the defense of the indefensible, there is little to remind us of the moral core of a once noble tradition. 
When I was growing up, my Yiddish speaking mother would often try to correct some aberrant behavior on my part by warning that it was a &quot;shandeh fur die goyim&quot; (that I would be shaming not only me and my family but all Jews in front of the gentiles). What I want to cry out loudest in front of all the crimes of Zionism, and all those who try to defend them, is that what they are doing is a &quot;shandeh fur die goyim&quot;. They themselves, the big cheeses and the small fry, are all a &quot;shandeh fur die goyim&quot;. (Ma, I remember). Socialist and ex-Jew that I am, I guess I still have too much respect and love for the Jewish tradition I left behind to want the world to view it in the same way as they rightly view and condemn what the ex-Jews who call themselves Zionists are doing in its name. And if changing my status from ex-Jew (current) to non-Jew (projected) stirs even ten good people (God’s “minyan”) into action against the Zionist hijacking of the Jewish label, then this is a sacrifice I am ready to make.
To those who wonder why the resignation of an atheistic communist from the Jewish people might bother some Jews, I would just point out that the greatest sin a Jew can commit – I was taught this from all sides – is to take leave of his people (usually by converting to another faith). A family will often respond by “sitting shivah” over the offending member (treating him or her as dead). The deep shame and anger that many Jews feel when this happens is hard to explain, but it probably has something to do with the intense quality of the social bond that unites all Jews, the result originally, no doubt, of being God’s chosen but also of sharing and surviving so many centuries of oppression. While a Christian relates to God as an individual, the Jew’s relation to God has always passed through his connection to the chosen people, a people that God also holds collectively responsible for the failures of each of its members. Operating with such an incentive, Jews could never allow themselves the luxury of indifference when it came to the life choices of their co-religionists. With a little Jewish education, this inner connection becomes so ingrained that even some atheist and communist Jews may experience the defection of a Jew from the people as losing a limb from their own body. Certainly, my continuing identification as a Jew, as some kind of a Jew, while lacking any of the attributes of a believer, helps explain why I felt an overpowering need to resign when “Jew” came to mean something I could not accept (or ignore).  And the same organic tie may help explain why some Jews, including those of whom I am most critical and who might be expected to rejoice at my resignation, may get so upset by the form that my criticism has taken.
Here I am almost at the end of my letter of resignation and I haven&#039;t discussed the Holocaust. For many Zionists that would be enough to reject what I have to say. In my defense, I would like to share a story that Joe Murphy, the former Vice Chancellor of the City University of New York, used to tell about his Jewish mother. &quot;Joe&quot;, he has her saying, &quot;there are two kinds of Jews. One kind has reacted to the unspeakable horror of the Holocaust by vowing that they will do anything to make sure it doesn&#039;t happen to our people again. While the other kind of Jews took as their lesson from the same terrible event that they must do whatever they can to make sure it doesn&#039;t happen again to any people anywhere. Joe&quot;, she went on, &quot;I want you to promise me that you will always be the second kind of Jew&quot;. He did, and he was.
The first kind of Jew, most of whom are Zionists and therefore in my language really &quot;ex-Jews&quot;, have gone so far as to unashamedly transform the Holocaust itself into a club with which to bash any critic who has the temerity to question what they are doing to the Palestinians, supposedly in self-defense. (See Norman Finkelstein’s THE HOLOCAUST INDUSTRY) Any criticism of Zionism, no matter how mild and justified, is equated with anti-Semitism, where anti-Semitism has become a short-hand for people who bear some responsibility for the Holocaust and are really hoping for another one. This is a heavy charge, and it has proved very effective in silencing many potential critics. It is no coincidence, therefore, that the striking revival of media interest in the Holocaust comes at a time when Zionism is in greatest need of such a protective cloak (shroud?).  In the process, the worst human rights violation in history is being cynically misused to rationalize one of the worst human rights violations of our time. Joe Murphy&#039;s mother would expect the second kind of Jews to be the first to point this out and condemn it...........................]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il professore (ebreo) di scienze politiche Bertell Ollman così scrive nella sua lettera in cui si dimette dalla comunità ebraica:<br />
<a href="http://facpub.stjohns.edu/~ganterg/sjureview/vol3-1/07Resignation-Ollman.htm" rel="nofollow ugc">http://facpub.stjohns.edu/~ganterg/sjureview/vol3-1/07Resignation-Ollman.htm</a></p>
<p>&#8230;.Like all nationalisms, Zionism is also based on an exaggerated sense of superiority  as applied to members of the in-group and a feeling of indifference, bordering on contempt, for members of other groups. Jews entered world history with an extreme act of “chutzpah” (for which a new word had to be invented) in which they posed one just God who created everyone, and then, for reasons best known to him, “chose” the Jews to be his special people (why Christians and Moslems so happily accept their inferior status in this arrangement I’ll never understand). But what the Zionists have done is carry this original act of “chutzpah” over to God’s commandments. Where Jews once believed they were “chosen” to receive God’s laws for all humanity, Zionists seem to believe that they were “chosen” to break them whenever they interfere with the national interest. What room does this leave for a belief in the inherent equality of all human beings?<br />
&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..Admittedly, the ancient Hebrews not only received the Laws from God but also, supposedly, the promise of a particular piece of land. The latter, however, was always linked to the Jews obedience to these laws, of which the most important – given the number of times God refers to it &#8211; is the prohibition against idolatry. While the Jews have not built any idols of Jaweh, their record on idolatry – perhaps in part the result of the restraint shown in representing God – has probably been worse than that of their neighbors. For well over 3,000 years, Judaism has fought a largely losing fight against idolatry with the temple in Jerusalem, the scrolls of the Torah and the land of Israel coming to embody and gradually to replace the relations with God and the corresponding ethical precepts that they were supposed to represent. But only in Zionism, the current version of this land idolatry, have these precepts been sacrificed altogether. This modern version of the Golden Calf has saved Moses the trouble of smashing the Ten Commandments by doing it for him. That many of today’s Zionists don’t believe in the God of their fathers simply makes it easier for them to turn Eretz Israel into a new God. The idolatry stands. Only now God’s laws can be written by a committee without sullying their nationalist content with any universalist pretensions. If such extreme nationalism is normal – which makes Spinoza, Marx, Freud and Einstein thoroughly abnormal – then, I guess, Berlin finally got his normal people&#8230;&#8230;</p>
<p>The organic tie that Zionism &#8211; as is typical with nationalist movements &#8211; takes for granted between its people and their territory is also bathed in the kind of mysticism that renders any rational discussion of their situation impossible. This is as true for religious Zionists who actually believe that God made a real estate deal with their ancestors as it is for secular Zionists who conveniently forget the 2,000 years of the Jewish diaspora in staking their “legal” claim to the land (only to recall the Jews’ suffering in the diaspora when the discussion shifts to their moral claim to it). What room does this leave for dealing in a humane and rational way with the problems of life in the 21st century? With both morality and reason tailored to serve tribal needs first…and last, the chamber of horrors that Zionism has constructed for the Palestinian people was only a matter of time in coming. Could this be what the ancient Hebrew prophets had in mind when they predicted that the Jewish people would become &#8220;a light onto the nations&#8221;?  Certainly not, nor was it something that Jews themselves could possibly have imagined during the period of the diaspora, when probably no people attached a greater value to human equality and human reason than the Jews. Einstein could even claim that the most important characteristic of Judaism was its commitment to “the democratic ideal of social justice, coupled with the ideal of mutual aid and tolerance among all men” without anyone laughing at him.3 Now, even God would have to laugh… or cry&#8230;&#8230;..<br />
&#8230;&#8230;&#8230;..But the same social and economic turmoil, with its new opportunities for advancement and &#8211; also &#8211; frightening rise in anti-Semitism, that led many Jews to exchange their prime identity in the tribe for one in the human species led other Jews to reject their evolving cosmopolitanism in favor of a renewed nationalist project. It is no coincidence that so many Jews became either socialists or Zionists at the end of the l9th and in the early part of the 20th century. Where no change in the condition of the Jewish people had seemed possible earlier, now two alternatives emerged and vied with each other for popular support. The one sought to do away with the oppression of Jews by doing away with all oppressions, and the other sought the same end by removing the Jews to a supposedly safe haven in Palestine. The same processes that gave rise to these two alternatives brought the gradual and then rapid disintegration of Diaspora Judaism. Though most Jews today live outside Israel in what is still called the &#8220;diaspora&#8221;, the great majority belong to either the socialist or, increasingly, Zionist camps (including the weak versions of each) and what remains will probably be drawn into one or the other of these two camps in the near future. Diaspora Judaism, as it existed for almost 2,000 years, has practically ceased to exist. It has divided along the lines of its major contradiction into a socialism that is concerned with the well being of humanity and a nationalism that is only interested in the well being of the Jewish people and their reconquest of Israel. Since Judaism has always tried to synthesize these irreconcilable projects, their definitive separation &#8211; forget the artfully packaged nostalgia that finds its way into the media &#8211; can be viewed as the end of Judaism itself. Perhaps all there is left are ex-Jews who call themselves socialists or communists and ex-Jews who call themselves Zionists (the secular/religious divide among the latter has little relevance for my purposes).<br />
If neither socialists who reject the nationalist and religious aspects of Diaspora Judaism nor Zionists who reject its universal and humanist dimensions (and often its religious aspects as well) are Jews, then the real debate is over which tradition has retained the best of their common Jewish heritage. Despite their constant chatter about Jews, I would maintain that it is Zionism that has least in common with Judaism. It is not by breaking the limbs of Palestinian youth that the Jewish sages of the past predicted our people would &#8220;become a light onto the nations&#8221;. In Israel today&#8212;where &#8220;tsadik&#8221; (righteous person) and &#8220;mensch&#8221; (decent one) apply only to a few who are spat on by the great majority of the population, and &#8220;chutzpah&#8221; has come to mean the defense of the indefensible, there is little to remind us of the moral core of a once noble tradition.<br />
When I was growing up, my Yiddish speaking mother would often try to correct some aberrant behavior on my part by warning that it was a &#8220;shandeh fur die goyim&#8221; (that I would be shaming not only me and my family but all Jews in front of the gentiles). What I want to cry out loudest in front of all the crimes of Zionism, and all those who try to defend them, is that what they are doing is a &#8220;shandeh fur die goyim&#8221;. They themselves, the big cheeses and the small fry, are all a &#8220;shandeh fur die goyim&#8221;. (Ma, I remember). Socialist and ex-Jew that I am, I guess I still have too much respect and love for the Jewish tradition I left behind to want the world to view it in the same way as they rightly view and condemn what the ex-Jews who call themselves Zionists are doing in its name. And if changing my status from ex-Jew (current) to non-Jew (projected) stirs even ten good people (God’s “minyan”) into action against the Zionist hijacking of the Jewish label, then this is a sacrifice I am ready to make.<br />
To those who wonder why the resignation of an atheistic communist from the Jewish people might bother some Jews, I would just point out that the greatest sin a Jew can commit – I was taught this from all sides – is to take leave of his people (usually by converting to another faith). A family will often respond by “sitting shivah” over the offending member (treating him or her as dead). The deep shame and anger that many Jews feel when this happens is hard to explain, but it probably has something to do with the intense quality of the social bond that unites all Jews, the result originally, no doubt, of being God’s chosen but also of sharing and surviving so many centuries of oppression. While a Christian relates to God as an individual, the Jew’s relation to God has always passed through his connection to the chosen people, a people that God also holds collectively responsible for the failures of each of its members. Operating with such an incentive, Jews could never allow themselves the luxury of indifference when it came to the life choices of their co-religionists. With a little Jewish education, this inner connection becomes so ingrained that even some atheist and communist Jews may experience the defection of a Jew from the people as losing a limb from their own body. Certainly, my continuing identification as a Jew, as some kind of a Jew, while lacking any of the attributes of a believer, helps explain why I felt an overpowering need to resign when “Jew” came to mean something I could not accept (or ignore).  And the same organic tie may help explain why some Jews, including those of whom I am most critical and who might be expected to rejoice at my resignation, may get so upset by the form that my criticism has taken.<br />
Here I am almost at the end of my letter of resignation and I haven&#8217;t discussed the Holocaust. For many Zionists that would be enough to reject what I have to say. In my defense, I would like to share a story that Joe Murphy, the former Vice Chancellor of the City University of New York, used to tell about his Jewish mother. &#8220;Joe&#8221;, he has her saying, &#8220;there are two kinds of Jews. One kind has reacted to the unspeakable horror of the Holocaust by vowing that they will do anything to make sure it doesn&#8217;t happen to our people again. While the other kind of Jews took as their lesson from the same terrible event that they must do whatever they can to make sure it doesn&#8217;t happen again to any people anywhere. Joe&#8221;, she went on, &#8220;I want you to promise me that you will always be the second kind of Jew&#8221;. He did, and he was.<br />
The first kind of Jew, most of whom are Zionists and therefore in my language really &#8220;ex-Jews&#8221;, have gone so far as to unashamedly transform the Holocaust itself into a club with which to bash any critic who has the temerity to question what they are doing to the Palestinians, supposedly in self-defense. (See Norman Finkelstein’s THE HOLOCAUST INDUSTRY) Any criticism of Zionism, no matter how mild and justified, is equated with anti-Semitism, where anti-Semitism has become a short-hand for people who bear some responsibility for the Holocaust and are really hoping for another one. This is a heavy charge, and it has proved very effective in silencing many potential critics. It is no coincidence, therefore, that the striking revival of media interest in the Holocaust comes at a time when Zionism is in greatest need of such a protective cloak (shroud?).  In the process, the worst human rights violation in history is being cynically misused to rationalize one of the worst human rights violations of our time. Joe Murphy&#8217;s mother would expect the second kind of Jews to be the first to point this out and condemn it&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;</p>
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		Di: VIVAISRAELE		</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Aug 2006 20:13:14 +0000</pubDate>
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		Di: roberto		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[roberto]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Aug 2006 08:21:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;Benché la soluzione migliore sia l&#039;eliminazione del regime sionista,
a questo punto un immediato cessate il fuoco deve essere
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(Mahmoud Ahmadinejad, 3 agosto)]]></description>
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(Mahmoud Ahmadinejad, 3 agosto)</p>
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