<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	
	>
<channel>
	<title>
	Commenti a: L&#8217;estetica delle firme	</title>
	<atom:link href="https://www.nazioneindiana.com/2006/07/31/lestetica-delle-firme/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/07/31/lestetica-delle-firme/</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Mon, 07 Aug 2006 12:41:09 +0000</lastBuildDate>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.7.15</generator>
	<item>
		<title>
		Di: sergio garufi		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/07/31/lestetica-delle-firme/#comment-34796</link>

		<dc:creator><![CDATA[sergio garufi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Aug 2006 12:41:09 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2006/07/31/lestetica-delle-firme/#comment-34796</guid>

					<description><![CDATA[@ness1
&quot;ma voi quando guardate qualcosa che vi dà un’emozione/intuizione/illuminazione fortissima state a pensare chi/cosa l’ha mai fatta, o ci restate secchi-impappinati-balbi di tuttalasuabellezza?! Voglio dire che anche Van Gogh pensava che firmarsi eran solo bubbole: ma perché? Perché chi fa è nel fare: il poeta è battezzato in ciò che dice.&quot;

precisamente. l&#039;interpretazione genettiana di quella sentenza panteistica invitava appunto a non soffermarsi troppo sull&#039;ossessione della ricerca degli elementi biografici in un&#039;opera (che è poi una delle tipiche inferenze indebite del lettore ingenuo nelle presentazioni dei libri, quando vuol sapere se il testo e i protagonisti sono lo specchio della vita dell&#039;autore; come se contre saint-beuve non fosse mai stato scritto). e se fosse vero, per es., che il &quot;don chisciotte&quot; era opera di cid hamet benengeli, e che cervantes fu solo il suo disciplinato amanuense? 

&quot;ma questo l’ha già detto qualcun altro.” (e per gli inioranti: chi ha detto cosa?)&quot;

se ogni scrittura è riscrittura, quello che ho detto io l&#039;avrà certamente già detto qualcun altro. in fondo, anche che &quot;tutto è già stato scritto&quot; è già stato scritto :-)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ness1<br />
&#8220;ma voi quando guardate qualcosa che vi dà un’emozione/intuizione/illuminazione fortissima state a pensare chi/cosa l’ha mai fatta, o ci restate secchi-impappinati-balbi di tuttalasuabellezza?! Voglio dire che anche Van Gogh pensava che firmarsi eran solo bubbole: ma perché? Perché chi fa è nel fare: il poeta è battezzato in ciò che dice.&#8221;</p>
<p>precisamente. l&#8217;interpretazione genettiana di quella sentenza panteistica invitava appunto a non soffermarsi troppo sull&#8217;ossessione della ricerca degli elementi biografici in un&#8217;opera (che è poi una delle tipiche inferenze indebite del lettore ingenuo nelle presentazioni dei libri, quando vuol sapere se il testo e i protagonisti sono lo specchio della vita dell&#8217;autore; come se contre saint-beuve non fosse mai stato scritto). e se fosse vero, per es., che il &#8220;don chisciotte&#8221; era opera di cid hamet benengeli, e che cervantes fu solo il suo disciplinato amanuense? </p>
<p>&#8220;ma questo l’ha già detto qualcun altro.” (e per gli inioranti: chi ha detto cosa?)&#8221;</p>
<p>se ogni scrittura è riscrittura, quello che ho detto io l&#8217;avrà certamente già detto qualcun altro. in fondo, anche che &#8220;tutto è già stato scritto&#8221; è già stato scritto :-)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: ness1		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/07/31/lestetica-delle-firme/#comment-34761</link>

		<dc:creator><![CDATA[ness1]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Aug 2006 21:47:19 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2006/07/31/lestetica-delle-firme/#comment-34761</guid>

					<description><![CDATA[Gemma tu sei nu lume appicciato nella scuranza della mia cerebra marcita!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gemma tu sei nu lume appicciato nella scuranza della mia cerebra marcita!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Gemma Gaetani		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/07/31/lestetica-delle-firme/#comment-34753</link>

		<dc:creator><![CDATA[Gemma Gaetani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Aug 2006 20:09:24 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2006/07/31/lestetica-delle-firme/#comment-34753</guid>

					<description><![CDATA[Il chiasmo, tradotto, dice: &quot;Buono è il nome, più del più buon profumo&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il chiasmo, tradotto, dice: &#8220;Buono è il nome, più del più buon profumo&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: ness1		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/07/31/lestetica-delle-firme/#comment-34745</link>

		<dc:creator><![CDATA[ness1]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Aug 2006 16:47:20 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2006/07/31/lestetica-delle-firme/#comment-34745</guid>

					<description><![CDATA[Dimenticavo: Omero, chi era costui? Ma Shakespeare: e questo chi è mai? E la Bibbia, chi mai l&#039;ha scritta? Bih buh boh bah... Va beh. Ah beh. Sì beh! E chi ha &#039;scritto&#039; quel tal perfetto proverbio, e la tal altra ottima barzelletta?
 
@ Garufi: potresti spiegare a chi non conosce l&#039;ebraico antico questa frase:
&quot;poi ho capito che la tecnica di cesar paladion in fondo è l’unico modo per vincere l’insana passione del nome, quella riassunta magistralmente nel chiasmo allitterativo dell’ecclesiaste (”tov shem misshemén tov”). ma questo l’ha già detto qualcun altro.&quot; (e per gli inioranti: chi ha detto cosa?)

@ Carlo Capone: grande!!! Ti posso commissionare delle altre filastrocche?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dimenticavo: Omero, chi era costui? Ma Shakespeare: e questo chi è mai? E la Bibbia, chi mai l&#8217;ha scritta? Bih buh boh bah&#8230; Va beh. Ah beh. Sì beh! E chi ha &#8216;scritto&#8217; quel tal perfetto proverbio, e la tal altra ottima barzelletta?</p>
<p>@ Garufi: potresti spiegare a chi non conosce l&#8217;ebraico antico questa frase:<br />
&#8220;poi ho capito che la tecnica di cesar paladion in fondo è l’unico modo per vincere l’insana passione del nome, quella riassunta magistralmente nel chiasmo allitterativo dell’ecclesiaste (”tov shem misshemén tov”). ma questo l’ha già detto qualcun altro.&#8221; (e per gli inioranti: chi ha detto cosa?)</p>
<p>@ Carlo Capone: grande!!! Ti posso commissionare delle altre filastrocche?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: ness1		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/07/31/lestetica-delle-firme/#comment-34744</link>

		<dc:creator><![CDATA[ness1]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Aug 2006 16:33:08 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2006/07/31/lestetica-delle-firme/#comment-34744</guid>

					<description><![CDATA[Uhm... Leggo tutto ciò, testo e commenti, con grande interesse - ma di tipo antopologico più che documentario/informativo (nel senso che &#039;ste cose già le conoscevo, e praticavo, pur se non riferite all&#039;arte pittorica).
Mi vengono da dire un paio di cose che forse portano fuori pista, ma le dico lo stesso anche perché da una prospettiva generale poi i problemi particolari magari risultano di minore entità e più facilmente &#039;risolvibili&#039;:
1) oggi si considera &quot;arte&quot; (si fa cioè rientrare nel grande sistema arte) tante cose che magari all&#039;epoca cui risalgono non erano considerate tali - quindi è un po&#039; strano riferirsi ad esse come a opere d&#039;arte da qui, oggi; come se tra migliaia d&#039;anni gli archeologi del futuro considerassero arte perfino i case dei pc o, che ne so, gli occhiali da sole o le automobili (la qual cosa potrebbe anche capitare, visto che dall&#039;orinale di Duchamp e dalla Merda d&#039;artista di Manzoni ogni cosa NON s&#039;è capito è ormai arte);
2) contestualizzando le opere (cosa che non fa mai male, anzi!), si vede per es. che in epoca medievale un universo verticistico retto in Dio non aveva certo bisogno di curarsi del singolo autore, il quale lodava il vero nonché unico grande Autore attraverso le proprie opere (San Francesco scrisse: &quot;cum tucte le Tue creature&quot; - ma proprio tutte, nessuna esclusa);
3) questa è una 3a cosa che aggiungo solo per puro amore di simmetria elencativa, e non per altro: ma voi quando guardate qualcosa che vi dà un&#039;emozione/intuizione/illuminazione fortissima state a pensare chi/cosa l&#039;ha mai fatta, o ci restate secchi-impappinati-balbi di tuttalasuabellezza?! Voglio dire che anche Van Gogh pensava che firmarsi eran solo bubbole: ma perché? Perché chi fa è nel fare: il poeta è battezzato in ciò che dice.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Uhm&#8230; Leggo tutto ciò, testo e commenti, con grande interesse &#8211; ma di tipo antopologico più che documentario/informativo (nel senso che &#8216;ste cose già le conoscevo, e praticavo, pur se non riferite all&#8217;arte pittorica).<br />
Mi vengono da dire un paio di cose che forse portano fuori pista, ma le dico lo stesso anche perché da una prospettiva generale poi i problemi particolari magari risultano di minore entità e più facilmente &#8216;risolvibili&#8217;:<br />
1) oggi si considera &#8220;arte&#8221; (si fa cioè rientrare nel grande sistema arte) tante cose che magari all&#8217;epoca cui risalgono non erano considerate tali &#8211; quindi è un po&#8217; strano riferirsi ad esse come a opere d&#8217;arte da qui, oggi; come se tra migliaia d&#8217;anni gli archeologi del futuro considerassero arte perfino i case dei pc o, che ne so, gli occhiali da sole o le automobili (la qual cosa potrebbe anche capitare, visto che dall&#8217;orinale di Duchamp e dalla Merda d&#8217;artista di Manzoni ogni cosa NON s&#8217;è capito è ormai arte);<br />
2) contestualizzando le opere (cosa che non fa mai male, anzi!), si vede per es. che in epoca medievale un universo verticistico retto in Dio non aveva certo bisogno di curarsi del singolo autore, il quale lodava il vero nonché unico grande Autore attraverso le proprie opere (San Francesco scrisse: &#8220;cum tucte le Tue creature&#8221; &#8211; ma proprio tutte, nessuna esclusa);<br />
3) questa è una 3a cosa che aggiungo solo per puro amore di simmetria elencativa, e non per altro: ma voi quando guardate qualcosa che vi dà un&#8217;emozione/intuizione/illuminazione fortissima state a pensare chi/cosa l&#8217;ha mai fatta, o ci restate secchi-impappinati-balbi di tuttalasuabellezza?! Voglio dire che anche Van Gogh pensava che firmarsi eran solo bubbole: ma perché? Perché chi fa è nel fare: il poeta è battezzato in ciò che dice.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: tashtego		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/07/31/lestetica-delle-firme/#comment-34531</link>

		<dc:creator><![CDATA[tashtego]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Aug 2006 12:52:22 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2006/07/31/lestetica-delle-firme/#comment-34531</guid>

					<description><![CDATA[&quot;questa idea può apparire agli spiriti positivi come una semplice fantasia&quot;
esatto.
e proprio così, mi appare.
ferma restando la poesia di Borges.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;questa idea può apparire agli spiriti positivi come una semplice fantasia&#8221;<br />
esatto.<br />
e proprio così, mi appare.<br />
ferma restando la poesia di Borges.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: sergio garufi		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/07/31/lestetica-delle-firme/#comment-34491</link>

		<dc:creator><![CDATA[sergio garufi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Aug 2006 19:20:59 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2006/07/31/lestetica-delle-firme/#comment-34491</guid>

					<description><![CDATA[@tashtego
come aveva intuito cuk, ogni scrittura è riscrittura. la frase che ti irrita è di quel fesso di gerard genette, ed è tratta da uno dei suoi saggi su borges (da cui il mio riferimento al racconto di tlon) più famosi e citati (l&#039;utopia letteraria, in &quot;figure 1&quot;, einaudi, pag.115). riportandola più estesamente, mi pare che se ne comprenda meglio il senso.

&quot;questa visione della letteratura come uno spazio omogeneo e reversibile in cui le caratteristiche individuali e le presenze cronologiche non hanno corso, questo sentimento ecumenico che fa della letteratura universale una vasta creazione anonima in cui ogni autore è soltanto l&#039;incarnazione fortuita di uno spirito atemporale e impersonale, capace di ispirare, come il dio di platone, il più bello dei canti al più mediocre dei cantori e di resuscitare in un poeta inglese del XVIII secolo il sogno di un imperatore mongolo del XIII - questa idea può apparire agli spiriti positivi come una semplice fantasia, o magari una pura follia. cerchiamo piuttosto di vedervi un mito, nel senso forte della parola, un voto profondo del pensiero. borges stesso suggerisce due possibili livelli di interpretazione: la versione estrema, o panteista, per la quale un solo spirito abita l&#039;apparente pluralità degli autori e delle opere, degli avvenimenti e delle cose, e che decifra, nelle più audaci combinazioni d&#039;atomi, la scrittura di un dio; secondo questa ipotesi il mondo dei libri e il libro del mondo non sono che una cosa sola e se l&#039;eroe della seconda parte del don chisciotte può essere il lettore della prima e amleto spettatore dell&#039;amleto, ne può derivare che noi, loro lettori o spettatori, siamo senza saperlo personaggi fittizi, e che nel momento in cui leggiamo amleto o don chisciotte qualcuno è impegnato a leggerci, scriverci o cancellarci. l&#039;altra lezione è quella idea classica che regnò incontrastata fino agli inizi del secolo XIX, secondo la quale la pluralità degli autori, semplicemente, non merita alcuna considerazione: se omero era cieco, la sua opera non ne reca traccia. si può, a volontà, vedere nella prima versione una metafora della seconda, o nella seconda una timida intuizione della prima. ma l&#039;idea eccessiva della letteratura, in cui borges si compiace talvolta di trascinarci, designa forse una tendenza profonda dello scritto, che è di attirare fittiziamente nella sua sfera la totalità delle cose esistenti (e inesistenti), come se la letteratura non potesse conservarsi e giustificarsi ai suoi stessi occhi se non in questa utopia totalitaria&quot;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@tashtego<br />
come aveva intuito cuk, ogni scrittura è riscrittura. la frase che ti irrita è di quel fesso di gerard genette, ed è tratta da uno dei suoi saggi su borges (da cui il mio riferimento al racconto di tlon) più famosi e citati (l&#8217;utopia letteraria, in &#8220;figure 1&#8221;, einaudi, pag.115). riportandola più estesamente, mi pare che se ne comprenda meglio il senso.</p>
<p>&#8220;questa visione della letteratura come uno spazio omogeneo e reversibile in cui le caratteristiche individuali e le presenze cronologiche non hanno corso, questo sentimento ecumenico che fa della letteratura universale una vasta creazione anonima in cui ogni autore è soltanto l&#8217;incarnazione fortuita di uno spirito atemporale e impersonale, capace di ispirare, come il dio di platone, il più bello dei canti al più mediocre dei cantori e di resuscitare in un poeta inglese del XVIII secolo il sogno di un imperatore mongolo del XIII &#8211; questa idea può apparire agli spiriti positivi come una semplice fantasia, o magari una pura follia. cerchiamo piuttosto di vedervi un mito, nel senso forte della parola, un voto profondo del pensiero. borges stesso suggerisce due possibili livelli di interpretazione: la versione estrema, o panteista, per la quale un solo spirito abita l&#8217;apparente pluralità degli autori e delle opere, degli avvenimenti e delle cose, e che decifra, nelle più audaci combinazioni d&#8217;atomi, la scrittura di un dio; secondo questa ipotesi il mondo dei libri e il libro del mondo non sono che una cosa sola e se l&#8217;eroe della seconda parte del don chisciotte può essere il lettore della prima e amleto spettatore dell&#8217;amleto, ne può derivare che noi, loro lettori o spettatori, siamo senza saperlo personaggi fittizi, e che nel momento in cui leggiamo amleto o don chisciotte qualcuno è impegnato a leggerci, scriverci o cancellarci. l&#8217;altra lezione è quella idea classica che regnò incontrastata fino agli inizi del secolo XIX, secondo la quale la pluralità degli autori, semplicemente, non merita alcuna considerazione: se omero era cieco, la sua opera non ne reca traccia. si può, a volontà, vedere nella prima versione una metafora della seconda, o nella seconda una timida intuizione della prima. ma l&#8217;idea eccessiva della letteratura, in cui borges si compiace talvolta di trascinarci, designa forse una tendenza profonda dello scritto, che è di attirare fittiziamente nella sua sfera la totalità delle cose esistenti (e inesistenti), come se la letteratura non potesse conservarsi e giustificarsi ai suoi stessi occhi se non in questa utopia totalitaria&#8221;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: proprio me		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/07/31/lestetica-delle-firme/#comment-34446</link>

		<dc:creator><![CDATA[proprio me]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Aug 2006 17:15:52 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2006/07/31/lestetica-delle-firme/#comment-34446</guid>

					<description><![CDATA[Batchin dice: &quot;a nome suo lo scrittore non può dire nulla&quot;, ma c&#039;entra con l&#039;anonimato nell&#039;arte figurativa? No non c&#039;entra, perché è legato alle forme della scrittura. E allora perché ce l&#039;ho messa, ma per fare il trenino anch&#039;io... ciuf ciuf ciuf.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Batchin dice: &#8220;a nome suo lo scrittore non può dire nulla&#8221;, ma c&#8217;entra con l&#8217;anonimato nell&#8217;arte figurativa? No non c&#8217;entra, perché è legato alle forme della scrittura. E allora perché ce l&#8217;ho messa, ma per fare il trenino anch&#8217;io&#8230; ciuf ciuf ciuf.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: missy		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/07/31/lestetica-delle-firme/#comment-34429</link>

		<dc:creator><![CDATA[missy]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Aug 2006 15:02:52 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2006/07/31/lestetica-delle-firme/#comment-34429</guid>

					<description><![CDATA[TASH: nel caso dell&#039;arte greca arcaica (specialmente per i vasi) l&#039;anonimato era una scelta obbligata, nessuna motivazione &quot;eccelsa&quot; o &quot;divina&quot;. Erano semplicemente artigiani cui non era concesso neanche di partecipare ai banchetti che ritraevano così bene. Quindi, si trattava di una motivazione sociale. Alcuni riuscirono a dedicare col proprio nome qualche statua di kore sull&#039;Acropoli, ma era un caso eccezionale, e segno esclusivo di un certo benessere economico . Non a caso Pisistrato (tiranno affatto scemo) potenziò lo sviluppo economico del commercio di vasi, riuscendo così a dar vita e sviluppo al primo ceto medio della nostra storia. 
L&#039;eroe simbolo del periodo fu Eracle, non a caso eroe del lavoro, della fatica.
Dopo la tirannide, con la democrazia, arrivò Teseo...e le cose cambiarono. Anche il senso di &quot;artista&quot;, molto lentamente.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>TASH: nel caso dell&#8217;arte greca arcaica (specialmente per i vasi) l&#8217;anonimato era una scelta obbligata, nessuna motivazione &#8220;eccelsa&#8221; o &#8220;divina&#8221;. Erano semplicemente artigiani cui non era concesso neanche di partecipare ai banchetti che ritraevano così bene. Quindi, si trattava di una motivazione sociale. Alcuni riuscirono a dedicare col proprio nome qualche statua di kore sull&#8217;Acropoli, ma era un caso eccezionale, e segno esclusivo di un certo benessere economico . Non a caso Pisistrato (tiranno affatto scemo) potenziò lo sviluppo economico del commercio di vasi, riuscendo così a dar vita e sviluppo al primo ceto medio della nostra storia.<br />
L&#8217;eroe simbolo del periodo fu Eracle, non a caso eroe del lavoro, della fatica.<br />
Dopo la tirannide, con la democrazia, arrivò Teseo&#8230;e le cose cambiarono. Anche il senso di &#8220;artista&#8221;, molto lentamente.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: tashtego		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/07/31/lestetica-delle-firme/#comment-34425</link>

		<dc:creator><![CDATA[tashtego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Aug 2006 14:08:04 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2006/07/31/lestetica-delle-firme/#comment-34425</guid>

					<description><![CDATA[“...l’arte è una vasta creazione anonima, e l’autore è soltanto l’incarnazione fortuita di uno Spirito atemporale e impersonale, capace di ispirare il più bello dei quadri al più mediocre dei pittori e viceversa.”
Che enfasi.
Devo confessare, non richiesto, di provare una certa irritazione di fronte ad affermazioni del genere.
Per tagliare corto, direi che si tratta del riprodursi estenuante et estenuato della solita concezione idealistica dell’arte come produzione di un non ben definito Spirito Universale, una specie di Manitù estetico che garantirebbe della presenza del divino nella specie humana, eccetera.
Il più mediocre dei pittori farà sempre delle gran pippate, perché non esiste nessun Manitù che lo possa ispirare e non c’è verso.
Aggiungo che un artista, secondo me, non è l’incarnazione di niente.
Si provasse a partire da qui, forse da qualche parte si arriverebbe.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“&#8230;l’arte è una vasta creazione anonima, e l’autore è soltanto l’incarnazione fortuita di uno Spirito atemporale e impersonale, capace di ispirare il più bello dei quadri al più mediocre dei pittori e viceversa.”<br />
Che enfasi.<br />
Devo confessare, non richiesto, di provare una certa irritazione di fronte ad affermazioni del genere.<br />
Per tagliare corto, direi che si tratta del riprodursi estenuante et estenuato della solita concezione idealistica dell’arte come produzione di un non ben definito Spirito Universale, una specie di Manitù estetico che garantirebbe della presenza del divino nella specie humana, eccetera.<br />
Il più mediocre dei pittori farà sempre delle gran pippate, perché non esiste nessun Manitù che lo possa ispirare e non c’è verso.<br />
Aggiungo che un artista, secondo me, non è l’incarnazione di niente.<br />
Si provasse a partire da qui, forse da qualche parte si arriverebbe.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: nazioneindiana.com @ 2026-05-10 16:46:52 by W3 Total Cache
-->