Bacheca di agosto 2006

1 agosto 2006
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82 Responses to Bacheca di agosto 2006

  1. cf05103027 il 1 agosto 2006 alle 09:05

    Bellissimo questo post. Complimenti a Redazione.

  2. temperanza il 1 agosto 2006 alle 11:46

    Buone vacanze a tutti.

  3. Cristoforo Prodan il 1 agosto 2006 alle 12:55

    Finalmente gli Editori Riuniti hanno deciso di ristampare, nella collana “Il Milione”, la celebre serie dei “Libri di base”. La collana, originariamente diretta da Tullio De Mauro, negli anni tra il 1980 e il 1989 era arrivata a pubblicare 139 titoli di divulgazione scientifica. La casa editrice, già legata all’ex-PCI, decise poi inspiegabilmente di interromperne le pubblicazioni, nonostante il successo commerciale (erano anni di “dismissioni” per il PCI quelli, si pensi solo alla vicenda del Pese Sera…).
    Ora vengono riproposti, in una nuova veste grafica, i seguenti titoli:
    Carlo Bernardini – Che cos’è una legge fisica.
    Lucio Lombardo Radice – L’Infinito.
    Vittorio Silvestrini – Che cos’è l’entropia.
    Siamo particolarmente legati a quei libricini, oggi un po’ più grandi ma sempre tascabili, che ci aprivano la mente. Erano scritti da grandi scienziati e grandi intellettuali, ma sempre con un linguaggio semplice e accessibile. Anche la divulgazione scientifica può essere, in fondo, un genere letterario.

  4. aa il 1 agosto 2006 alle 15:59

    lunga vita (e buone ferie) a nazioneindiana

  5. filippo senatore il 1 agosto 2006 alle 18:18

    Il cielo di Folgaria: un ricordo di Enrica di Filippo Senatore
    Il cielo di Folgaria soprattutto quello di aprile acquista un colore stemperato di ricordi, echi antichi, dal vento di aquilone, che si insinua tra i tetti e le turrite case, accarezzando, vasi di gerani e aghi di abeti .
    Qui non c’è acqua ma soltanto roccia
    Roccia e non acqua e la strada di sabbia
    La strada che serpeggia lassù fra le montagne
    Che sono montagne di roccia senz’acqua…
    (THOMAS STEARN ELIOT).
    Enrica Collotti Pischel ci ha lasciato l’11 aprile 2003. Le sue ceneri riposano nel piccolo cimitero di montagna dove le algide cime dell’Adamello, dello Stelvio e dell’altipiano dei Sette Comuni svettano sornioni e dinoccolate.
    Sono stato nella casa di Enrica a Serrada, un luogo spartano e glaciale con le stufe a legna, lo scaldino della nonna, tante coperte e un’accoglienza fraterna. Una biblioteca degli avi dove campeggia l’opera completa di Giuseppe Mazzini. Uno di quei tomi l’ho letto di nascosto in quelle sere silenziose che rievocano la storia.
    Un altro aprile ricorre nella casa di Serrada , quello triste del 1915: Giuliano (padre di Enrica) bambino, fra il padre Antonio e i parenti stretti, sta ascoltando Cesare Battisti che con il suo stile oratorio, asciutto e antiretorico, rende l’estremo saluto alla mamma Enrica Sant’Ambrogio (nonna di Enrica). L’immagine non è tratta dall’archivio di famiglia Pischel, né è presente fra le fotografie ingiallite dal tempo: essa scaturisce invece dalla memoria dello psicanalista Cesare Musatti, testimone di quell’evento, durante la serata in ricordo di Giuliano Pischel tenutasi a Rovereto nel lontano 1982.
    Qualche mese prima nello studio di Antonio Pischel, figura di primo piano del socialismo trentino, si registra la cronaca angosciata per ciò che l´Europa stava vivendo. La notizia dell´ultimatum dell´Austria alla Serbia giunge direttamente da Cesare Battisti allo studio legale dell´avvocato Pischel. In pochi minuti l´apprendono il suo giovane praticante, il dottor Fabio Filzi, futuro martire dell’ultimo Risorgimento.
    Questi muri parlano di un soave trascolorare della storia e della tragedia della grande guerra.
    Una pineta ci sovrasta, musa protettrice della notte e scricchiolii di foglie morte invadono le scarpate del crinale. Il casale nella sua austerità tridentina domina Serrada.
    Enrica, storica di levatura mondiale, parlava degli antenati come se fossero lì seduti davanti alla stufa con intimità domestica ed affetto con la voce che si addolciva in quella cantilena dialettale, che dal Garda si innalza sulle fantastiche guglie dolomitiche. Solo con la semplicità di un dettaglio si poteva intuire la vasta profondità e conoscenza dell’amica, cui cercavo di rubare lezioni non accademiche oltre alla ricetta della mela cotognata, insuperabile.
    A Serrada ho avvertito quell’atmosfera “ Libertà va cercando, ch’è sì cara”, come se i monti si fermassero a sussurrarci emozioni nuove e sensazioni di rinascita.
    Enrica, la ricordo al rifugio infreddolita a dialogare con le sue cime eterne, con le sue piste infinite con i suoi ragionamenti con la grande storia del secolo scorso tra semplicità e grandezza, tra leggerezza e profondità di conoscenza.
    Lei la ricordo forte nella sua giacchetta rossa tirolese in quei 25 aprile di pioggia a difendere la libertà e la Costituzione dei nostri padri, resistente alle avversità della vita e orgogliosa nell’interrogare sé, noi amici e il mondo con l’aria scanzonata di giovane maestrina di campagna, attenta a soffiare il naso al bambino rimasto indietro con l’abbecedario, perché gli ultimi erano i suoi compagni.
    Da anni ho interrotto quel dialogo nella cucina di via de Transiti, la sera in cui a cena Enrica mi passò la parola per quasi tutto il tempo per ascoltare il suono, quasi presago di un addio

  6. enricodelea il 1 agosto 2006 alle 20:20

    Qualora dovessero interessare:
    “Acque reali”, alcune mie poesie sul blog.

  7. Ugolino Conte il 1 agosto 2006 alle 23:45

    Chiedo alla redazione di NI di rintracciare il dott. Carotenuto e di costringerlo, con le buone o con le cattive, a riprendere servizio al più presto. Sarà anche il caldo, ma qui c’è gente che ha assolutamente bisogno di lui.

    p.s.

    Mi preme rassicurare i cinque egregi lettori/postatori che mi precedono che non c’entrano niente con la mia richiesta. Almeno fino a questo momento. Poi, si sa, sempre bene non ipotecare il futuro.

  8. Luciano Pagano il 1 agosto 2006 alle 23:53

    Anzio e Nettuno (cultura) 11/08/06, lettura itinerante di poesia: “Cinque (o sei o sette) poeti nell’immondizia”.

    Venerdì 11 agosto 2006, a partire dalle ore 16.30, presso alcune discariche abusive di Anzio e Nettuno, cinque (o sei o sette) poeti leggeranno i loro testi circondati da carcasse di elettrodomestici, materassi, divani e mobili sfondati, water capovolti, resti di potature, calcinacci, e quanto altro l’immaginazione e la barbarie del cattivo cittadino è in grado di abbandonare sul ciglio della strada.
    L’evento, ideato dai poeti Ugo Magnanti e Bianca Madeccia, si propone di richiamare l’attenzione delle cittadinanze e delle amministrazioni su questo fenomeno di inciviltà, che, insieme alle aggressioni edilizie e ambientali commesse negli ultimi decenni sul territorio, costituisce, soprattutto in estate, un attentato alla bellezza di due luoghi, che malgrado tutto rimangono unici e incantevoli.
    Con i “Cinque (o sei o sette) poeti nell’immondizia” la poesia esce dalle cornici suggestive di palazzi e biblioteche, per rappresentarsi come un atto di puro civismo, al di là dei suoi contenuti specifici. Oltre agli ideatori della manifestazione, leggeranno i loro testi nell’immondizia, altri poeti molto apprezzati, provenienti Roma, tra cui Angelo Zabaglio. Il
    programma assegna a ognuno dei cinque (o sei) poeti una discarica abusiva nella quale leggere le proprie poesie per qualche minuto.
    Ad aprire le letture sarà Ugo Magnanti, alle ore 16,30, presso via della Campana, a circa 100 metri dall’incrocio con via dell’Armellino.
    Poi il “convoglio” di poeti e di pubblico si sposterà a Nettuno, in via Teulada, dove sarà la volta di Bianca Madeccia ecc. ecc.

    maggiori informazioni, nei prossimi giorni, su Musicaos.it

  9. gianni biondillo il 2 agosto 2006 alle 00:17

    Già, Conte, il caro vecchio dott. Carotenuto… quanta nostalgia…

  10. gabriella il 2 agosto 2006 alle 00:35

    Mi unisco alla richiesta di Conte. Come dimenticare i suoi preziosi interventi?

  11. furlen il 2 agosto 2006 alle 08:41

    … e già

    effeffe

  12. andrea.nobili il 2 agosto 2006 alle 09:24

    Segnalo stasera 2 Agosto a Broni (Pv)
    nel corso della Manifestazione “OLTREPO LIT FESTIVAL” si parla di Tolkien e di Lewis con Paolo Gulisano. Reading con arpa e presentazione degli ultimi lavori dell’autore. Durante la serata funzionerà un servizio di “Libreria espressa” in collaborazione con Editoria Indipendente

  13. gerardo carotenuto il 2 agosto 2006 alle 11:13

    carissimi, vi ringrazio in maniera alquanto particolare per esservi ricordati di me. effettivamente manco dai commenti di questo bellissimo blog dal lontano 2003. nel frattempo ho avuto tante cose da fare nella mia città d’adozione, perugia. spesso sono tornato nella mia natia salerno. presto vi tornerò ancora per portare a dovuto compimento le mie agognate ferie estive.
    naturalmente ho curato i miei pazienti, e in particolare un (quasi) giovane scrittore di milano. disperato, il letterato milanese, in preda a varie fobie da vasicomunicanti, a ripetuti attacchi di panico da paraletteratura, da depressione da allarmi e mosse, mi è stato segnalato da un collega prestante servizio presso un noto ospedale della città meneghina. il giovane, trattato in un primo tempo con 60 gocce di aprazolam al giorno suddivise in 3 somministrazioni da 20 gocce l’una,è stato da me trattato con terapia d’urto. infatti, ho abbassato il numero di gocce da 60 a 20. il giovane in un primo tempo è peggiorato. in seguito, gli ho somministrato 150 mg di fluvoxamina maleato. nel giro di 15 gg il giovane scrittore ha ripreso a scrivere il suo nuovo romanzo intitolato “cazzi miei”, al ritmo di 15 pagg. al giorno. ha ripreso a dormire 7 ore per notte. inoltre, ha ripreso un’attività sessuale soddisfacente producendo circa 2,5 orgasmi alla settimana.
    vi ringrazio ancora infinitamente per avermi citato. sappiate che sono sempre stato vostro fedele lettore, nonostante l’abbandono dei dottori scarpa benedetti e moresco, punti di riferimento imprescindibili. però devo dire che i nuovi nomi di nazione indiana 2.0 sono splendidi: dal dottor garufi grande critico, al grande disegnatore dottor mattia paganelli, per non parlare del grande giovane critico dottor piero sorrentino. nonn vorrei dimenticare nessuno. un grazie particolare all’ingegner reister, mente tecnica e non solo del sito, sorta di manovratore (non parlateci, al manovratore, nevero). e non dimenticherei, nevero, i grandi commentatori come il dottor tashtego, la dott.ssa temperanza, il dottor ugolino conte, la dott.ssa fuschini.
    tantissime care cose a tutti da
    dott.gerardo carotenuto
    specialista in psichiatria.

  14. gabriella il 2 agosto 2006 alle 11:37

    :-)

  15. ahster il 2 agosto 2006 alle 15:02

    Ma come scrive anche questo Carotenuto?
    Ma tutti qui?
    Ditemi che li cercate, che avete un talent scout.

  16. gerardo carotenuto il 2 agosto 2006 alle 15:10

    non posso non citare, nevero, e mi scusino per il ritardo i lettori e commentatori tutti del sito, il caro, carissimo dottor gianni biondillo, non solo, nevero, una delle più brillanti menti della nazione tutta, ma anche, nevero, uomo di impareggiabile generosità (di forme e di contenuti) nonchè eccelsa buona forchetta e irraggiungibile compagno di merende e aperitivi di chiunque (ho ancora stampata qui, sul cuore, una serata alla libreria garibaldi di perugia in occasione dell’uscita del suo con la morte nel cuore): ebbi il grandissimo privilegio, nevero, di pagare un aperitivo, una cena, un dopocena, l’albergo e la colazione del mattino nonchè il brunch e un piatto di tagliatelle al sugo di lepre il giorno dopo al grandissimo scrittore gianni biondillo, che ancora saluto e, nevero, ringrazio,

  17. cf05103025 il 2 agosto 2006 alle 16:15

    Come disse il poeta, forse o morse o Serse, no Serse Coppi, però,
    il grande poeta tragico Eratostene, no Euripide,

    per aspera ad ashter,
    ovvero chi la fa l’aspetti chi mal fa mal pensa chi lamalfa suo padre Ugo, ecco, la siccità si conturba e porta la turba verso le sorgenti del sapere del sedere e del sesso cosmico, come disse Giovenale,
    che era un amico di mio padre,
    invece lamalfa no.
    Che se lamalfa era amico di mio padre io a quest’ora ero qualcuno invece sono solo un numero prefato o premesso o presunto o preceduto da un cf, che vuol dire, cartograhe fou, che poi non ci pagano nemmeno,
    anche se disegnamo mappe cosmiche e poi le consegnano all’OP
    e li mostrano al prof. Carotenuto che poi dice:
    ecco un mezzo bicchiere di maprolozeschifopam, ciapa lì,
    e buttano tutto via.
    Questo si guadagna a perseguire le vie della justizia,
    come disse Eratostene.
    Ecco.
    MarioBù.

  18. gerardo carotenuto il 2 agosto 2006 alle 16:43

    …dimenticavo il dottor mario bianco, insigne pittore nonchè scrittore che ringrazio per la citazione. so benissimo che il dottor bianco non necessita di alcun trattamento farmacologico nè psicoterapeutico. mentre altri (non faccio, nevero, nomi) si, eccome.
    per esempio il dottor serrino di altro blog. fossi il suo terapeuta gli somministrerei, nevero, 200 mg carbolithium + 230 mg necrotron + 175 mg di spalmifluss in supposte.
    un caro saluto a tutti.
    p.s.: ho dimenticato, e chiedo nevero venia, di citare tra i nuovi arrivi il grande dottor francesco forlani, mente eccelsa, spirito illuministico e al contempo arlecchinesco.

  19. gianni biondillo il 2 agosto 2006 alle 16:47

    Che mangiata, caro Gerardo, che ricordi… e tutto a sbafo!

  20. Ugolino Conte il 2 agosto 2006 alle 17:23

    Egregio dott. Carotenuto, lei è un miracolo vivente e bene ho fatto a invocarne il ritorno. E’ bastata la sua sola presenza “in parola” e senza nemmeno far ricorso alla cura che lei (giustamente) consiglia al dott. serrino e al giovin scrittore milanese, la mia vita, nel breve volgere di poche ore, è cambiata da così a così. Non l’avrei mai più ritenuto possibile!!! Ed è tutto vero, grazie solo e unicamente a lei!!! Guardi di cosa è stato capace! Guardi cosa è successo dalle h 11.13 di stamattina! Ho scritto tre brevi sillogi (rispettivamente di 200, 230 e 175 testi), mentre negli ultimi anni avevo redatto appena un paio di bigliettini di auguri; ma, soprattutto, ho recuperato l’equivalente di un’intera settimana di funzionalità/attività motorio-adamitico-peni/tenziale (quasi tre peripli completi), laddove negli ultimi undici anni mi era capitato non più di undici volte e, per giunta, era aumentata la famiglia di undici unità. Grazie, benefattore dell’umanità, grazie anche perché adesso, poco dopo le h 17.00, e facendo gli scongiuri, il numero di pargoli è ancora stabile!!

    Che dirle di più: che la sacra trimurti Froid/Iang/Ilcàn vegli su di lei.

    Che invidia, poi, per il dott. Biondillo, non tanto per lo scrocco (che fa così bene, soprattutto in presenza di famiglia numerosa), quanto per aver avuto l’onore e il privilegio di sedere al suo desco: adesso capisco da dove trae ispirazione per la “monumentale” opera che ha messo su in pochi anni!!!

    p.s.

    Non ci abbandoni, la prego, pensi anche a questi “sciagurati” jovanotti e jovanotte che credono di aver capito tutto della vita a diciotto anni. E, mi consenta, pensi anche a quanti soggetti di studio per le sue ricerche sono disponibili ogni giorno qui nella vecchia riserva.

    Un’ultima richiesta: non avrebbe una bella ricettina pronto uso per il dott. trespolo e, soprattutto, per a.b.??? Grazie.

  21. gerardo carotenuto il 2 agosto 2006 alle 17:42

    carissimo dottor conte, mi gira la testa per il suo post, infarcito di grandezza, nevero, scrittoria. lei dietro un nicknasconde certamente una personalità della cultura nazionale indiana tutta. posso immaginarla poeta di vertiginosi versi. uomo capace di alternare grande senso dell’umorismo, presenza di spirito e senso della tragedia. così sui due piedi credo che lei, egregio dottore, sia uomo del sud, probabilmente di origine campane o, al massimo, pugliesi. ma anch’io, nevero e invero, posso sbagliare.
    lei dottore carissimo mi chiede una ricetta per i dottori trespolo e a.b. ebbene, così, pronto uso, direi che il dottor trespolo, soffrendo di mania di persecuzione e allo stesso tempo di mitomania, dovrebbe nevero ingerire 650 mg al dia di aprazolam forte, assieme a un neurolettico che direi potrebbe essere il catranil. infine, un antidepressivo come il tofranil dovrebbe stabilizzare il tono dell’umore. il tutto, si badi bene, assieme a un ciclo di sedute psicoterapeutiche eventualmente di gruppo (sto pensando ad altri frequentatori della rete come la dott.ssa scarparo, il dottor wu ming 1, lo stesso dottor barbieri).
    per quest’ultimo, essendo affetto da depressione bipolare con mania di persecuzione e paranoia, somministrerei all’istante 8 compresse al dia di carbolithium 300 mg forte, assieme a tofranil, fluovixina maleato 150 mg, necrotron 175 mg, aprazolam forte 650 mg, halcion 100 mg, roipnol 200 mg. ovviamente, sia per il dottor trespolo che per il dottor barbieri, nel caso avessero, nevero, una vita sessuale da mandare avanti, in presenza di questo quantitativo di aprazolam miorilassante, nevero, consiglierei 4 o 5 pasticche di levitra forte per erezioni.
    con cio’ carissimo dottor conte la saluto e con l’occasione porgo a lei e ai frequentatori di ni tutti la mia più squisita buonasera a tutti.

  22. tashtego il 3 agosto 2006 alle 23:21

    eh

  23. Cristoforo Prodan il 4 agosto 2006 alle 15:37

    Il 22 luglio scorso è morto, all’età di 51 anni, il compagno Valerio Marchi. Sociologo, storico dei movimenti giovanili, militante antifascista, libraio (il “libraio di via dei Volsci”) e scrittore.

    Viene ricordato su Carmilla con uno speciale curato da Wu Ming (http://www.carmillaonline.com/archives/2006/07/001864.html) e su Heoos Blog da Sergio Falcone (http://www.heoos-blog.eu/archives/69).

  24. magda il 5 agosto 2006 alle 08:42

    segnalo una prospettiva critica riguardo i poeti crepuscolari:
    http://www.destrasociale.org/articolo_testata_dettagli.asp?ArticoloCategoria=3&ArticoloId=319

  25. Bianca Madeccia il 5 agosto 2006 alle 12:53

    Appello: poeta giordano condannato per i suoi versi.

    (Versione inglese in basso).

    “Vi scrivo oggi, per informarvi circa le gravi accuse che il governo della Giordania mi muove, e che mi hanno portato alla prigionia. L’accusa che mi viene mossa si basa su versi di poesie scritte 22 anni fa. Queste accuse variano “dall’offesa allo Stato Giordano e alle Forse Armate,fomentazione dei conflitti interni e presentazione di informazioni distorte sugli eventi del settembre 1970 alle nuove generazioni”. Sono accuse prive di fondamento. Questo e’ un chiaro caso di violazione dei diritti umani fondamentali, e specificamente della libertà d’espressione. L'”Associazione degli scrittori giordani” ha condannato questa azione ed ha invitato il governo della Giordania a far cadere l’accusa e a porre fine a questa violazione. Molti cittadini Giordani e Organizzazioni arabe per i diritti umani hanno espresso preoccupazione e si sono unite alla campagna di protesta. Tuttavia, il governo ancora insiste nell’accusa e il caso ora  e’ finito davanti alla Corte di giustizia. Se saro’ condannato dovro’ scontare una condanna che va da 6 a 36 mesi. Per questo vi invito ad unirvi alla campagna di solidarietà  iniziata dall’Associazione scrittori Giordani. Tutto quello che vi si chiede e’ inviare una lettera di protesta al governo Giordano oppure far girare quest’appello tra amici, media, associazioni umanitarie del vostro paese o anche estere.”  

    Gli indirizzi delle organizzazioni di governo alle quali scrivere sono le seguenti:

    info@pm.gov.jo
    info@dpp.gov.jo
    info@culture.gov.jo
    moc@culture.gov.jo

    Cari saluti
    Ibrahim Nasrallah*
    http://www.aljazira.it/index.php?option=content&task=view&id=570
    IBRAHIM NASRALLAH è nato nel ’54 in un campo profughi giordano. Poeta e romanziere, ha vinto nel ’97 il prestigioso “Sultan ‘Aways”. Tradotto in otto lingue, nel 2001 ha pubblicato in Italia Febbre, con Edizioni Lavoro.

    “I am writing to you today, to inform you about serious charges the
    Government of Jordan has accused me of, which might lead to imprisonment.
    The accusation is based on verses in some poems I wrote 22 years ago. These
    accusations vary from “offending the Jordanian State and the armed forces,
    raising internal conflicts and unrest, and presenting distorted information
    on the events of September 1970 to the new generations”.
    As you can see, these accusations are groundless. It is a clear case of
    violating the basic human rights, specifically the freedom of expression.
    The Jordanian Writer Association has condemned this action and called upon
    the Government of Jordan to stop this violation and to immediately drop the
    charges against me. Many Jordanian and Arab associations and human rights
    organizations have voiced concern and joined the campaign protesting
    against this action. Nevertheless, the Government still insists on its
    accusations and the charges are now submitted to the Court of Law. If
    condemned I’ll be facing a prison sentence from 6 to 36 months.
    For this, and because I know that you personally would not accept such
    violation, I call on you to join the solidarity campaign initiated by The
    Jordanian Writer Association, and write to the Jordanian government in
    protest against this action. I will appreciate it if you can circulate this
    call among friends, media and associations in your country and worldwide”.

    The addresses of the concerned Government organizations to write to are the
    following:
    info@pm.gov.jo
    info@dpp.gov.jo
    info@culture.gov.jo
    moc@culture.gov.jo

    Warmest Wishes
    Ibrahim Nasrallah

  26. cara polvere il 5 agosto 2006 alle 15:56

    perchè nel sito della GAMMM si è scelto l’OFF ai commenti?

  27. magda il 6 agosto 2006 alle 09:28

    il link di prima non è un consiglio alla lettura ovviamente, ma alla critica.

  28. rose il 6 agosto 2006 alle 11:55

    Il dottor Carotenuto, che non conoscevo, è grande, e la dose dei calmanti che prescrive deve essere frutto di una grande perizia psichiatrica.
    Spero di rileggerlo presto:-))))
    Rose

  29. magda il 6 agosto 2006 alle 12:32

    ma è il fratello di Aldo Carotenuto?

  30. michele il 6 agosto 2006 alle 20:48

    Vorrei sapere se qualcuno la pensa come me sui programmi estivi della TV: li trovo pessimi (naturalmente), ma migliori di quelli invernali. Nei programmi estivi la TV ci ammannisce film vecchi, ma nel mucchio c’è sempre qualcosa di buono da vedere o rivedere. Con l’autunno tornano le telenovelas, i grandi fratelli, le fattorie, i quiz e ahimé i comici. Cosa pensate sulla tragica telesituazione testé rappresentata?

  31. magda il 6 agosto 2006 alle 23:27

    ma diciamo che di notte con il caldo si dorme poco e si guarda la tv.
    però a quell’ora o ti vedi i film di Ghezzi in giapponese o le signorine che si spalmano lo yougurt.

    protesto:

    1) lo yougurt è per la colazione e semmai andrebbe splamato alla mattina, con i cereali, si capisce.

    2) le signorine, a parte guardarsi con occhi da triglia lessa, altro non fanno, sopratutto:dove vanno a prendersi quelle bellissime attrezzature da giardinaggio che usano al posto della biancheria intima?
    io ho provato a frullarmi con il girmi ma l’effetto è diverso

    3) Come mai per le signorine di telepadania ad un certo momento interviene la censura e invece Ghezzi proietta accoppiamenti completi di ogni declinazione antropologica, rituale, culturale che neanche Ciccia Colò saprebbe dove andarli a recuperare?

    ps: di solito nei film giapponesi dopo le ragazze vengono piu’ o meno squartate, per me la sceneggiatura è di cara polvere :-)
    scusa cara, ma mi ha un po’ scioccato il tuo sito.

  32. mag il 7 agosto 2006 alle 10:21

    Ilarità a parte, Giovanni Minoli è degno di attenzione.
    In queste mattinate fresche d’estate, è molto piacevole farsi cullare nelle immagini del nostro primo dopoguerra, quando appena abbozzati, quelle stesse immagini che oggi rivediamo con serenità, ci apparivano quadri mossi alla parete.
    Viaggi nel realismo con maestri come De Sica regista, Pasolini giornalista, Matroianni e Loren interpreti, che hanno colto il minimalismo del nostro ethos sino a farne icona d’italianità.
    Stamattina, per rai-educational, è stato trasmesso un corto su Ferrara e la valle di Comacchio, da cui si evince la marginalità, la sospensione culturale, l’epochè geografica di questa terra.
    Bravo Davide Ferrario che interpreta questa zona franca su ispirazione di Wim Wenders.

  33. cara polvere il 8 agosto 2006 alle 23:44

    @ magda

    scioccato?
    mumble. mumble.
    opperché.
    a mescioccanogliangiolettichecostruisconopannoliniconvenientiemoltoassorbenti
    a mescioccanolecremeperlasecchezzavaginaleche seunalahachevadaacomprarselasenzaulterioriindicazioni
    amescioccanolescatoledisardinechefannovederechevannoaiduecentocinquantaallora
    amescioccanoleplaystationelequintalatedispicchidisole
    amescioccanolealtissimeelepurissime
    miscioccanoleabnormitonnellatedidispensecheunodevecomprarepercostruirsiunostuzzicadenti
    etcetcetc
    spero tu possa avere visto oltre lo shock.

    ps: bellissima”shock” di omar pedrini

    :-)
    un saluto
    paola

  34. mag il 9 agosto 2006 alle 08:22

    sciocc…italianizzato.
    La decomposizione con sangue mi traumatizza.
    Mi ricorda la mattanza.
    Forse perchè Renè Girard mi sta intrattenendo sul sacrificio delle popolazioni primitive, animale ed umano, e trovarmi i capri espiatori mi impressiona;anzi le capre espiatorie, pensa che volevo andare a Capraia, ma non ci vado più :-)
    Oh, menomale che non te la prendi quando faccio le mie battutaccie….:-)
    Abbiamo qualcosa in comune? che so, un marito, um medico, un panettiere?

  35. Ugolino Conte il 9 agosto 2006 alle 09:59

    Sì, il profumo.

  36. gerardo carotenuto il 9 agosto 2006 alle 10:13

    cara mag, non sono parente del defunto psicoanalista junghiano aldo carotenuto.
    sono parente alla lontana, semmai, con i due attori romani di origini campane (defunti anch’essi) memmo e mario carotenuto. in pratica il nonno di memmo e mario era il fratello del mio bisnonno.

    cara rose, la ringrazio. nel caso qualcuno su ni avesse bisogno di una consulenza psichiatrica, io sono a vostra completa disposizione.
    un carissimo saluto a tutti.

  37. cara polvere il 9 agosto 2006 alle 10:14

    mai pensato al macellaio?
    o forse ella mag è… vegetariana?
    nopperchè antepezzi il capro è omnicomprensivo di facoltà appunto animali ma sul banco della carne, tutto spezzatino ordinato, fa altro effetto…

    mag è magda? affascinantissimo parlare con due persone che sono la stessa.veda mag sto scrivendo qualcosa sui doppi… ho anche due panettieri due mariti due medici di famiglia (ogni tanto si doppiano a vicenda… ma è fisiologico)… non so forse tra questi che uno lo avessimo in comune?

    oppure abbiamo uno dei due psichiatri… quello che villeggia proprio in quel di Caprera per ella o l’altra? al momento inaccessibile per via di quel fastidioso rigurgito antisacrificale…
    ma se cambiasse idea…

    @Conte
    ah Conte lei è uno tra i pochi che attribuisce il valore che meritano alle sostante volatili odorose…

  38. mag il 9 agosto 2006 alle 11:04

    certo che sono magda, solo che l’abbreviativo dicono essere piu’ simpatico e più pronunciabile senza insorgenza di traumi gutturali.
    gdgdgdgddgdgdgdgdgdgdgdgdggd

  39. Notte Bianca_Slam il 9 agosto 2006 alle 13:04

    Poetry Slam con Regole Internazionali,
    Notte Bianca, Roma, 9 Settembre 2006.

    ************************************************************

    Sono aperte le iscrizioni al Poetry Slam che si svolgerà in occasione della Notte Bianca il 9 Settembre 2006, alle ore 20,00 a Roma, Villa Carpegna (Piazza Carpegna, Linea Metro A, fermata Cornelia).

    Il “Poetry Slam” è una gara di poesia in cui diversi poeti leggono sul palco i propri versi e competono tra loro, valutati da una giuria formata estraendo a sorte alcuni spettatori, sotto la direzione di un “maestro di cerimonie”.

    Verrà applicato il “regolamento internazionale” (1).
    La partecipazione è aperta a tutti, e saranno accettati fino a un massimo di 25 partecipanti.
    E’ prevista la possibilità di partecipanti collettivi, i quali però avranno a disposizione lo stesso tempo dei partecipanti singoli.

    Le iscrizioni sono aperte dal 10 Agosto 2006 al 6 Settembre 2006,
    inviando una mail al seguente indirizzo: poetryslam@email.it
    o mandando un sms ai numeri 3396664075 oppure 3381701068.

    Per iscriversi è necessario comunicare nome, cognome, data di nascita, telefono, e-mail, ed impegnarsi a versare, il giorno della gara, direttamente sul posto, la somma di 3,50 euro.

    La somma complessiva, raccolta dalle iscrizioni, a cui sarà aggiunto un contributo dall’organizzazione, costituirà il premio per il vincitore.

    Oltre ai 25 che si iscriveranno via email/sms, ci riserviamo di lasciare ulteriori posti per coloro che si presenteranno direttamente a Villa Carpegna, entro le ore 19,30.

    Villa Carpegna, costruita a partire dalla fine del Seicento, è un luogo di interesse storico e culturale. Si situata nell’omonimo parco, importante punto di ritrovo, ospita l’archivio e la biblioteca sull’arte italiana del ‘900.

    Sito di rieferimento della manifestazione: http://www.lanottebianca.it/

    Per iscriversi alla gara, o per avere informazioni, scrivete a: poetryslam@email.it

    ————————————————————————————

    (Nota: 1)

    REGOLAMENTO DEL POETRY SLAM

    Sintesi della raccolta delle regole basilari del Poetry Slam, stabilita a Chicago durante il meeeting Slammasters del 1998.
    Le poesie possono essere su qualsiasi soggetto e in qualsiasi stile.
    Ogni poeta deve presentare propri testi originali.
    Ogni testo dovrà avere una durata non superiore ai 3 minuti.
    Il tempo sarà calcolato dal momento in cui inizierà la vera e propria lettura.
    Non è permesso utilizzare alcuno strumento musicale o traccia musicale preregistrata.
    Nessun costume o oggetti di scena. Ulteriori chiarimenti di questa regola sono stati considerati, ma scartati perché insignificanti e in definitiva non necessari.
    La regola è: nessun costume.
    Campionatura: è accettabile che un poeta usi campionature della propria voce e del proprio testo.
    Regola della non ripetizione:una poesia può essere usata una volta sola durante la fase preliminare o finale. Le performance saranno cronometrate.
    Se la performance supererà i 3 minuti saranno conteggiate delle penalità calcolate nel modo seguente: fino a 3:10 – nessuna penalità; da 3:10.01 a 3:20 -0,5; da 3:20.01 a 3:30 – 1.0; da 3:30.01 a 3:40 – 1.5; da 3:40.01 a 3:50 – 2.0 e così via ( -0.5 per ogni 10 secondi oltre i 3:10).
    L’annuncio della penalità e la relativa deduzione sarà fatto dallo Slam Master o dal cronometrista dopo che tutti i giudici avranno dichiarato i loro punteggi.

    2.GIUDIZIO E PUNTEGGIO
    Giudici. I cinque giudici saranno estratti a sorte tra il pubblico presente all’evento.
    Punteggio. I giudici daranno a ciascuna poesia un punteggio da 0 a 10, considerando il 10 il punteggio più alto o “perfetto”. Saranno incoraggiati a usare i decimali per precludere la possibilità di un pareggio. A ogni poesia saranno assegnati cinque voti. Il punteggio più alto e quello più basso verranno eliminati e i tre punteggi restanti saranno addizionati fra loro.

    3.OFFICIALS
    Slam Master-Emcee. Il maestro di cerimonia annuncerà al pubblico il nome di ciascun poeta. Esigerà inoltre che tutti i giudici mostrino i loro punteggi contemporaneamente e che nessun giudice cambi il suo punteggio dopo averlo mostrato. Il maestro di cerimonia dovrà condurre lo show velocemente e tenere il pubblico occupato e interessato alla gara. Visto che deve essere completamente imparziale, ogni battuta spiritosa diretta a poeti, poesie o punteggi è inappropriata. Anche un entusiasmo genuino è da evitare.

    Alcune note finali:
    1.I poeti devono lasciare il loro ego alla porta
    2.Pubblico: presta la tua attenzione ai poeti durante la loro esibizione. Hanno lavorato moltissimo per essere qui stasera a presentare il loro lavoro.
    Quando la poesia è finita, ti incoraggiamo a rispondere ai poeti o ai giudici in qualsiasi modo tu ritenga opportuno. E, soprattutto, poeti e pubblico: DIVERTITEVI!

    Regolamento tratto dal sito: http://www.lellovoce.it

  40. cara polvere il 9 agosto 2006 alle 15:04

    cito:
    “Alcune note finali:
    – 1.I poeti devono lasciare il loro ego alla porta

    MAI.

    il maestro di cerimonia… slam master… cronometrista
    punteggi e delle penalità…
    e poi questo ricitando:
    “Il maestro di cerimonia dovrà condurre lo show velocemente e tenere il pubblico occupato e interessato alla gara.”
    … show… show

    quel giorno sarò più felice di essere del dentista che a slammare in romana villa.

  41. Ugolino Conte il 9 agosto 2006 alle 19:35

    @ tutti gli scommettitori disse-minati nella riserva

    Da fonti molto attendibili (una soffiata di Lino Ventura, che ha fatto il suo solito giro tra gli allibratori clandestini marsigliesi), sembra che gli accoppiamenti di semifinale più probabili siano questi:

    Gemma Gaetani (a 1,75) vs Francesco Forlani (a 7,51)
    Rosaria LoRusso (a 1,75) vs Giuseppe Marchese (a 751)

    A meno di clamorosi e imprevedibili giochi al rovescio, la finale dovrebbe essere tutta al femminile:

    Gemma Gaetani (a 1,75) vs Rosaria Lorusso (alla pari).

    Fate le vostre puntate.

    Io terrei d’occhio, però, Giuseppe Marchese e, anche se a malincuore, una puntatina su di lui la farei: una finale Gemma Gaetani vs Giuseppe Marchese farebbe saltare il banco.

    E il Forlani, proprio spacciato?
    Si vocifera (un vero e proprio spiffero) di un sua improvvisa raucedine nel momento culminante della sua performance. Io ve la passo comunque, ma qui gatta ci cova…

  42. michele il 10 agosto 2006 alle 08:04

    Avete notizia di un concorso per poesia erotica? mi informate?

  43. gerardo carotenuto il 10 agosto 2006 alle 15:02

    leggendo qua e là ni prescrivo alla dottoressa gemma gaetani 60 gocce di aprazolam forte al dia.
    un carissimo saluto a tutti.

  44. mag il 11 agosto 2006 alle 10:13

    Sondaggio presso Indiani e dintorni sulla psicomotricità fine:

    Come e quanto l’uso del computer ha modificato la vostra abilità manuale nella scrittura?
    Scrivete sempre al pc o avete mantenuto la sana abitudine di scrivere a mano?
    Chi usa escusivamente il pc, ha notato che quando deve scrivere a mano, un biglietto d’auguri, una lettera, un messaggio, la grafia è decisamente peggiorata?

    grazie

    ps: su altre abilità psicofisiche vi intervisterò personalmente in data da stabilire.

  45. cara polvere il 11 agosto 2006 alle 12:30

    io prendo appunti a mano a volte scrivo testi ancora a mano proprio per non anchilosare quell’abilità manuale a cui millenni d’evoluzione hanno datto (appunto) una mano e anche due.
    biglietti d’auguri fortunatamente non ne scrivo mai perchè ho provveduto personalmente a eliminare tutte quelle conoscenze che vivono di tanti auguri di, saluti da, condoglianze per, i miei sentiti rallegramenti e quant’altro comporti inutile spreco di buon gusto e inchiostro.
    lettere ne scrissi molte. per lo più d’amore poi quando mi accorsi che anche quell’entità era/è poco più che una pura formalità utile all’accoppiamento, smisi quasi drasticamente di amoreggiare con la penna. tengo un piccolo diario per conservare la mia * fanciullizzazione* e per odiarmi un po’ di più. scrivo lette a me stessa e non le dico le risposte.
    però la lista della spesa mi viene benissimo. dovrebbe vedere le volute quando scrivo latte, pane, etc etc.
    un saluto

  46. cara polvere il 11 agosto 2006 alle 12:33

    @ mag
    correzione: lette=lettere

    ps: l’aspetto per tutte le altre abilità psicofisiche.

  47. Mucca pazza il 13 agosto 2006 alle 19:23

    Ma siete voi che organizzate il poetry slam?
    Vorrei partecipare, ma sono un dilettante.
    Avete esperienza? Che dite, se partecipa un dilettante fa solo la figura del cretino?

  48. mag il 16 agosto 2006 alle 15:30

    una piccola digressione sull’idroparty di ferragosto organizzata da radiopopolare : http://www.bloggers.it/platinoro

    nell’ultima foto ci sono anche io…ciao ciao

  49. Ugolino Conte il 16 agosto 2006 alle 16:05

    Poffarbacco cara Magda, anch’io ho gironzolato per ore, con la prole al seguito, tra i flutti e i flussi dell’Idroparty I. Era il ventesimo ferragosto radiopopolaresco che mi sorbivo, come in un irrinunciabile rito laico. Da Piazza Santo Stefano a Via Stradella a Via Ollearo: questa sì che è devozione e fedeltà. Se uno di noi lasciava un minimo di avviso, ci si poteva incontrare per bere una birra assieme. Peccato. Ma non mancheranno altre occasioni. Felice, comunque, di sapere che eri lì. Un grande ciao.

  50. mag il 16 agosto 2006 alle 16:47

    Conte, io sono arrivata con due enormi cocomeri, alle 15,30 e poi ho ballato per molto con questi sciammannati al sound sistem….purtroppo non sono riuscita a saltare in alto come i senegalesi , neanche senza cocomeri….
    Cosa è successo dopo le 19?….ero tentatissima di rimanere……..

  51. Ugolino Conte il 16 agosto 2006 alle 17:12

    Magda, una bolgia infernale alla ricerca degli ultimi avanzi di cibo e di qualunque sostanza avesse la parvenza di essere anche solo lontanamente potabile. Intanto il Sound system di Vito War andava a manetta e i senegalesi si sono scatenati fino all’inverosimile, trascinando nelle danze chiunque passasse nei paraggi. Festa meravigliosa (come ogni anno) con varie migliaia di persone felici di essere lì e di incontrarsi. Verso le 19.30 abbiamo cominciato a organizzarci per la pulizia del parco e, come al solito, centinaia di persone si sono prestate fino alla completa ripulitura (alla faccia della benzinaia cotonata di palazzo Marino). Un intermezzo particolarmente simpatico è stato il rito delle interviste a cui è stato sottoposto il direttore, costretto alla “fuga” di fronte all’incalzare delle domande, sempre più “profonde”… :-)))) (tipo: “secondo te, come mai non ha piovuto”? “cosa provi ad essere qui tra la “tua” gente che ti acclama”? “come mai sei direttore e mio papà no”?). Gran bella gente, Magda, un popolo veramente unico di quindicimila persone che si “pagano” con gli abbonamenti la loro radio, per sentirsi ed essere solo un po’ più liberi…

  52. mag il 16 agosto 2006 alle 17:18

    ma quindicimila persone? sei sicuro? si ma voi fino a che ora siete rimasti, cazzo..io avevo promesso che portavo a casa un amico….dimmi almeno che quando si è fatto buio poi sono andati tutti a casa……

  53. Ugolino Conte il 16 agosto 2006 alle 17:48

    Io sono partito verso le 21.00 e c’era ancora gente che sciamava nei paraggi, anche se l’orario canonico della festa è dalle 14.30 alle 19.30.

    Magda, gli abbonati di Radiopopolare sono proprio quindici/sedicimila!!! Poi ci sono tesserati, “mattonati”, azionisti…

    Se il numero dei partecipanti di quest’anno, come perdsonalmente credo, non è stato inferiore a quello degli altri anni, dalle 14.00 alle 20.00 per l’Idroscalo non si sono aggirate meno di diecimila persone. Sono stime mie, dettate da “esperienze” pregresse, ma vedrai che nei prossimi giorni saranno confermate.

    p.s.

    Credi che se si continua a parlare di Idroparty ci cacciano? ;)
    Lo sai, poi, che ho incontrato un gruppo di ragazzi provenienti (appositamente!) da Roma?

  54. mag il 16 agosto 2006 alle 18:09

    va beh, pressiamo per una festa nazionalradiopopolare dal titolo:
    semptemberparty….a me le feste mi piacciono molto. mi piacerebbe che tutti i giorni ci fosse qualcosa da festeggiare.

  55. mag il 16 agosto 2006 alle 21:31

    Mi scuserà Amalia de Lana se ognitanto gli sottraggo il “copirait” dei neologismi e delle creazione letterarie.
    Colgo l’occasione per alcune considerazioni:
    Da tempo si notano imbarazzi istituzionali e massmediatici nel riportare notizie relative a momenti di festa e aggregazione non uniformate ed estemporanee; mi riferisco per esempio al recente rave sul Po o alla discussione per la tecnomanifestazione a Bologna; in ambito locale preciso che il tg regione Lombardia, non riporta MAI notizie di manifestazioni degne di nota, richiamanti migliaia di persone, come appunto la festa di ieri, o quella organizzata nella scorsa primavera da http://www.retescuole.net , arrivata addirittura all’elaborazione di un disegno di legge per la scuola.

    Vorrei sapere secondo questi signori, come dovrebbero organizzare il tempo dedicato allo svago e all’aggregazione le generazioni giovanili e non, presenti e future, e come pensano di offrire loro spazi e momenti adeguati alle loro esigenze sociali, opinioni legittime ed inclinazioni estetiche.
    A Parigi, per esempio, ho assistito ad una “ordinatissima” Tecnoparade svoltasi in pieno giorno nel centro della città con tanto di assistenza dall’ ordine pubblico sia sulla sicurezza che sulla successiva immediata pulizia delle strade.
    Quindi collaborazioni tra forze dell’ordine, istituzioni, ed esigenze di espressione d’avanguardia giovanile, sono possibili.
    Perchè non praticarle?

  56. bruno esposito il 17 agosto 2006 alle 19:46

    Scusate l’intromissione.
    Sono capitato su questo sito quasi per caso ( non è vero ma è troppo lunga da raccontare ) e ho leggicchiato un po’ di robina.
    Divertente.
    E ho avuto l’onore di incontrare un discendente di due grandissimi attori dimenticati. i fratelli Carotenuto. Ed è pure psichiatra ( il “pure” sono fatti miei ) e campàno come me, anche se il mio cognome si presta a equivoci su possibili origini altoatesine.
    Che dire ?
    Niente.

  57. filippo senatore il 18 agosto 2006 alle 18:45

    Da Pescarenico ad Olginate
    “Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un’ampia costiera dall’altra parte; e il ponte, che ivi congiunge le due rive, par che renda ancor più sensibile all’occhio questa trasformazione, e segni il punto in cui il lago cessa, e l’Adda rincomincia”.
    Molti di voi riconosceranno l’inizio del celebre romanzo di Alessandro Manzoni,ma ignorano la località dove sorgeva quel ponte che congiunge le due rive. Si tratta di Olginate un piccolo borgo con una strana torre civica vicino alla riva. Si tratta di un vecchio faro che segnava il passaggio dal lago di Como al fiume Adda. Nei pressi c’è la casa appartenuta ad Arturo. Oggi egli compirebbe 100 anni. Una notte Arturo che di mestiere faceva il macellaio si svegliò per recarsi in una masseria per prelevare tre tori. Pioveva a dirotto e usò come mezzo di locomozione un cavallo.
    Alle cinque del mattino Arturo imbarcò le bestie in riva al porto di Varenna su un barcone . Si scatenò una tempesta al largo di Lecco e il cielo era ancora buio. La barca sbandava per il vento e rischiava di capovolgersi. Arturo non aveva alcun punto di riferimento, ma si ricordò di quel passo dei Promessi Sposi imparato a memoria da bambino. Il ponte e poi il lampeggio di qualche cosa. Forse un fuoco di cucina attizzato nella casa di Olginate. La barca virò miracolosamente nell’ansa calma dell’Adda vicino alla Collegiata di Santa Margherita. E fu la salvezza.

  58. Pietro Pane il 18 agosto 2006 alle 18:57

    “Mi piaccion le fiabe, raccontane altre”.

    Da: “Il vecchio e il bambino”, di Francesco Guccini.

  59. Pierre il 19 agosto 2006 alle 11:59

    Percorsi di senso nella poetica di Gaetano Ravizza

    Gaetano Ravizza
    “Scrivere di un poeta dimenticato a vent’anni dalla sua morte, sul quale mai nulla è stato pubblicato, significa ricostruire una storia con un paziente lavoro di ricerca e di incastri. Poco alla volta prende forma un disegno, una struttura che connette. È ciò che mi sta succedendo con Gaetano Ravizza fino a pochi mesi fa, per me, soltanto un nome conosciuto attraverso i racconti di mio padre ed ora divenuto un interlocutore in grado di stimolare la mia curiosità di ricercatore dilettante. Le testimonianze orali di coloro che lo hanno conosciuto insieme ai pensieri delle sue liriche, che si estendono su uno spazio temporale di circa 40 anni, tracciano il profilo di una personalità complessa, di un intellettuale eclettico e controcorrente rispetto al suo tempo e alle grandi tensioni ideologiche del dopo guerra.
    Ravizza, dalla sua casa di Salita S. Guido, per mezzo secolo, ha osservato e raccontato la realtà da una visuale del tutto particolare coltivando l’utopia visionaria di un’arte poetica, che nella sua immaginazione, avrebbe dovuto sollevare l’umanità ad un livello di consapevolezza superiore in vista di una fratellanza universale.
    Nelle sue liriche compaiono e si incontrano diverse tradizioni. In particolare, la neoplatonica, la romantica e la teosofica. Egli rende omaggio agli autori che continuamente rilegge (Dante, Leopardi, Mazzini, D’Annunzio, Steiner) ricercando una sintesi di pensiero alquanto interessante ed avvincente. Questo moderno sofo-poeta, così amava essere definito, può considerarsi un esponente locale del vasto mondo dell’irrazionalismo.
    La sua poesia è essenzialmente una lirica di ricerca ed evocazione religiosa, che lo guida in un’inquieta e a volte maniacale ricerca di Dio costellata da significative ridondanze.
    È per lo meno singolare che Acqui Terme abbia dato i natali ad un poeta così tenacemente pervaso dal fervore del mistico. L’esperienza estatica (in senso medievale) alla quale Ravizza tende va tuttavia letta non solo come sentimento individuale, ma anche come esigenza antropologica caratterizzante un’epoca, un’idea che di tanto in tanto, nel corso della storia affiora come fenomeno liminare, ma con il quale è necessario dialogare e confrontarsi. Tale ideale riguarda il raggiungimento dell’assoluto attraverso il superamento dell’io che forse non significa soltanto un ritorno all’indistinto originario, al mondo prelogico dell’infanzia, ma che fondamentalmente può essere letta anche come il tentativo di proteggere quello stesso io dai pericoli di essere assorbito nelle ragioni spersonalizzanti della tecnica e dello scientismo.
    Per questo è forte l’anelito all’assoluto. Per Ravizza Dio si raggiunge grazie ad un rapimento estatico, ad un indiamento che è superamento dei sensi. Nella sostanza significa abbandonare l’io che intrappola la coscienza in una sterile circolarità senza sbocchi se non quello della sofferenza.
    Forse proprio per questo bisogno di fuggire al male di vivere Ravizza si avvicinò al misticismo dimostrando una sete di infinito, grazie alla quale, con alterne fortune ed entusiasmi, scoprirà gli studi filosofici sperimentando anche i sentieri più esotici. Dal suo eremo solitario sognava l’India ed il Tibet come luoghi ideali grazie ai quali sperimentare la pace e la serenità che forse mai raggiunse.
    Egli è autore dai forti contrasti; il suo umore in modo bipolare fluttua tra periodi di ardente passione per le cose della vita e forti depressioni; un intellettuale diviso tra il bisogno di elevazione spirituale ed il malessere esistenziale con il quale dovrà convivere fino alla fine dei suoi giorni.
    In opposizione da un lato alla fredda visione delle scienze positive e dall’altro ai dogmi della religione cattolica nei confronti della quale entra spesso in aspra polemica, Ravizza propone una terza via che a suo parere dovrebbe costituire l’antidoto agli orrori della società moderna che rende l’uomo schiavo del profitto e delle fedi devozionali. Sono la bellezza e la perdita del sacro che fanno difetto al mondo che Ravizza pensa di rendere migliore grazie al potere evocativo del verso.
    La sua poesia è essenzialmente ispirazione finalizzata al raggiungimento dell’assoluto. Da ciò si intuisce la concezione romantica di Ravizza rivolta al potere creativo della fede vista come facoltà suprema dell’uomo in opposizione ai sensi e all’intelletto; il fine della poesia è quello di raggiungere la visione divina. Il valore religioso del gesto poetico più che rispecchiare la realtà la svela nella sua essenza soprannaturale. Chiaro è dunque l’intento di rendere l’arte un concetto sacrale ed il poeta/artista una figura che potremmo definire sacerdotale.
    A vent’anni dalla sua morte ci piace ricordare Gaetano Ravizza infaticabile ricercatore di un assoluto al quale tese per tutta la sua esistenza. Contro il materialismo, ma anche contro la semplice religione dogmatica o devozionale egli cercò fino alla fine dei suoi anni la salvezza nella ricerca spirituale inseguendo il sogno di un mistico connubio divinizzante in grado di sollevarlo dagli affanni di una vita di solitudini e marginalità. Ravizza è una figura che alterna slanci metafisici a più prosaiche difficoltà quotidiane fatte di alcol e solitudine dove accanto agli afflati mistici si può trovare il dolore di chi, solo, soffre, portando su di sé le stimmate del vate incompreso.
    La sua produzione poetica, assai prolifica, ci consegna il profilo di un uomo che seppe frequentare pensieri eterodossi e cercare originali contaminazioni fra sistemi filosofici e religiosi nella speranza della divina illuminazione. Il Tibet vagheggiato più che un luogo geografico rappresentò una sorta di spazio mentale al quale fare ritorno con la speranza di rendere il suo cuore e la sua mente la cenere spenta di cui parlano i testi dei mistici orientali.
    Possiamo dire che mai nessun sogno fu più disatteso di questo, ma come tutti i sognatori e visionari Ravizza ci insegna che più che la meta è importante il cammino, ed il suo fu sicuramente percorso con il coraggio e l’incoscienza di chi fino alla fine dei suoi giorni non rinunciò a sognare alla possibilità di trasmutare la propria caduca e dolorante vita in quella di un uomo partecipante dell’immortalità olimpica attraverso un’autotrascendenza che è via verso quello spazio sovrannaturale dove l’uomo consumato dal fuoco spirituale sa elevarsi all’attimo dell’unio mystica”.
    Pierpaolo Pracca

    Prendendo spunto dalla biografia del poeta Gaetano Ravizza abbiamo proposto questa iniziativa di Mail Art (Arte Postale) aperta a tutti coloro che abbiano il desiderio (e la voglia) di inviare un elaborato da realizzare con qualsiasi tecnica sul tema proposto:

    Gaetano Ravizza: the poetry and God

    Inspired to the Italian poet Gaetano Ravizza (1912-1986) which was a mystical poet. Poetry was for him the way for ascension to Nirvana. He Was born in Acqui Terme (Italy) where he lived and wrote poetry and tales.
    Format: FREE
    Technic: FREE
    Deadline: 10th December 2006

    No Jury
    No Return
    Doc. To All

    Send your works to the address below:
    Pierpaolo Pracca
    Via Casagrande 47, Acqui Terme (AL) 15011
    ITALY

  60. cara polvere il 20 agosto 2006 alle 01:50

    w i posteri!

  61. S. Ballo il 20 agosto 2006 alle 10:45

    ai poster(i) l’ardua s(c)emenza. che vivano dunque, visto il carico di lavoro e l’ingrato compito.

  62. gcdigil il 20 agosto 2006 alle 19:51

    In un paesino della sicilia arrampicato su un pezzo di montagna e dove sono nati tutti i miei antenati, un tempo signorotti del luogo, ad un certo punto si e’ cominciato a parlare anche di me. L’argomento era il mio nome…non in regola con le tradizioni della famiglia.

  63. giambo il 21 agosto 2006 alle 06:25

    …alla mattina non sono in vena. Potrei dire solo cose vere. Non ho i fantasmi della sera. Alla matina c’è più lucidità. Mi sembra di capire che non ci sia l’indifferenza sperata…adesso è un periodo di esaltazione così. Non è che dopo precipito? Mi fai sentire esposta ai quattro venti. Mi fai fare delle figure con me stessa…stanotte ho fatto un sogno. Ero in bagno e facevo la pipì e non riuscivo a farla dentro il water. Mi andava tutta fuori. E avevo bagnato dappertutto…

  64. Mr Cheat il 22 agosto 2006 alle 15:19

    commento a scopo pubblicitario. VISITATE http://www.nonnecessariamente.blogspot.com

  65. Mr Cheat il 22 agosto 2006 alle 15:19

    commento a scopo pubblicitario. VISITATE http://www.nonnecessariamente.blogspot.com

  66. Gennaro Monarca il 22 agosto 2006 alle 16:30

    salve, ho appena pubblicato i primi tre capitoli del mio ultimo romanzo (storia autentica, storia vissuta), se vi interessa leggerlo potete andare sul mio blog gennaromonarca.wordpress.com
    a presto

  67. giambo il 24 agosto 2006 alle 00:35

    …giravo per i pub di Milano…rappresentavano per me un mondo che poteva farmi sentire a mio agio e accettata anche se ero sola. E immaginavo che in un ambiente del genere potevo non essere di imbarazzo per gli altri. E poi ero curiosa. La curiosità era la molla. Ero anche contenta di poter andare in posti dove tu mi avresti detto: no, non mi interessa…immaginavo di trovarci qualche soggetto strampalato, tipo il tassista inglese, caratteristico…invece i solitari che c’erano avevano l’aria malinconica e depressa…leggevo il giornale per non creare disagio. E perchè volevo guardarmi intorno e non essere osservata. Mi sentivo un po’ un’inviata del telegiornale…mi sarebbe piaciuto fare delle interviste…

  68. Pasquale Valente il 24 agosto 2006 alle 02:30

    Sempre scrivo per sapere cosa sta succedendo.
    Talvolta scrivo per nutrire l’ostinato e illusorio io, nella speranza vana di sopravvivere al tempo che frana sotto i passi. O semplicemente scrivo per esserci, per lasciare andare i fantasmi. Scrivere è comunque una necessità. Quando si resta in ascolto occorre poi che si dica ciò che si è udito. Tracciare i segni di un colloquio ininterrotto, scrivere per ritrovare un suono, un ritmo di cui resta qualcosa, un vuoto di memoria. Scrivere della meraviglia , lo spazio preferito del verso, Scrivere per de-scrivere il sogno che mi nutre.

  69. aracnefm il 24 agosto 2006 alle 07:16

    no, rien de rien
    no,je ne regrette rien
    cantava edith piaf. io, a partire da tredici anni, cioè da quando sono stata messa davanti a delle scelte di vita, “regretterei” tutto o quasi.

  70. Pasquale Valente il 26 agosto 2006 alle 13:28

    Vi invito a leggere e a commentare “Nella città di Rosa”, un poema di 44 ottave di endecasillabe, scritto tra il 1998 ed il 2001.
    Sarò grato ad ognuno che vorrà lasciare un commento, una traccia del suo passaggio.
    Grazie.
    Pasquale

    http://pvalente.splinder.com/

  71. rosa damiano il 26 agosto 2006 alle 17:24

    Guano e rose

    Saremo noi che abbiamo nella testa un maledetto muro… e volo sulle onde,veramente sono solo piccole increspature dell’acqua, verde, specchi minuscoli, milioni di specchi o di raggi riflessi e si muovono sotto di me gabbiano. Milioni come le persone, tutte uguali e tutte diverse. Io sogno di essere un uomo, no una donna anzi un uomo con dentro una donna, uno qualsiasi insomma. Nel sogno sento voci, bla bla bla bla, mi avvicino al capannello; ero solo di passaggio, sono un viaggiatore. Posso sentire a tratti parole portate dal vento: “Gay… lesbiche…diritti, pacs…”
    La curiosità cresce, sono dietro al capannello, mi infilo e scorgo tre che parlano alla folla (35-40 persone), uno è vestito di nero, uno di rosa pallido e uno di bianco. Quello in bianco è incazzato nero, porta un orecchino all’orecchio sinistro, è un orecchino grosso come una rosa, un pò spampanata, rossa rossa, un rosso antico, remoto, diciamo ideale. Il tipo è molto triste, dice cose dure in modo tranquillo o forse rassegnato dalla sordità del pubblico (portano tutti apparecchi acustici), scandisce bene le parole, parole semplici, racconta del suo uomo, morto senza di lui (forse di cancro o di qualche altro male non lo dice ma non ha importanza) che non c’era perché gli avevano momentaneamente incollato i polsi con l’attac ad una sedia elettrica dismessa, collegata ad una presa di corrente con un vecchio cavo che l’Enel non alimenta più, quando è riuscito a staccarsi lasciandoci la pelle ed è corso all’ospedale i cari congiunti gli hanno detto che il suo amore non aveva potuto attendere il suo arrivo, così era tornato nella casa vuota con la sua personale ed assoluta disperazione (mi scuso per essermi permessa di parlare di cose altrui così sacre e mi inchino con il massimo rispetto ed il più totale terrore). Parlava di questa e di altre storie tristi, di gente che soffoca sotto cataste di vecchi crocifissi tarlati e dismessi anche loro (che però vengono indossati ad arte all’abbisogna, cioè quando il popolo tira su la testa. Libertè, egalitè, fraternitè!!!) alt, non so se soffoca o se decide di soffocare, perché dopo i 18 anni credo si abbia l’autorizzazione a pensare da soli e forse anche a decidere del proprio culo o fica che sia ma io non posso giudicare, sono uno qualunque, d’altronde siamo animali e ci avvitiamo su noi stessi.
    Oh! Quello vestito di nero dice che ha paura, POVERINO. Ha paura che se scrivono qualcosa con l’inchiostro simpatico su una carta di pane usata per avvolgere una pizza unta, forse la famiglia finisce. Perché sembrerà retorico ma lo devo dire qui in Italia, siamo degli untori, invece di legiferare e basta perché siamo carenti, perché la nostra legge non tutela tutti e allora presone atto ci assumiamo le dovute responsabilità, noi ungiamo per lubrificare e cercare di entrare senza dolore, ma tornando a monte del discorso del tipo vestito di nero, la famiglia finisce e dove finisce? A si finisce nel mare tra le increspature ma il mare non è un brutto posto anzi, ci sono tipi interessanti e poi di certo non incontri quelli come lui che sono loro a fare paura, ad essere sinceri. Per essere proprio sinceri fino in fondo, per dirla tutta, qualcuno così lo vedi ma non in mare aperto, lo trovi al massimo vicino alle discariche (di pensieri) ma chi ci va io non di certo.
    Credo di avere anche io bisogno di un apparecchio acustico perché ha iniziato a parlare quello in rosa pallido e non sento niente, solo qualche risatina e schiarita di voce ma che si schiarisce se non dice nulla? Boo.
    Faccio un saluto con la mano a quello con la rosa e continuo a viaggiare. Poi però, dopo qualche giorno di cui adesso non ho più memoria decido che non sto bene qui, dove per partecipare ad un concorso di lettere d’amore (mi hanno dato il premio della critica e non quello di mille euro, come si dice non fiori ma opere di bene, allego la lettera alla fine del racconto) ti chiedono il curriculum vitae ma che vi frega chi sono io, sono vacca Vittoria, muore la vacca e finisce la storia. Con l’attestato della giuria ci ho raccolto la spazzatura, funziona benissimo da paletta usa e getta. Così me ne torno al mare, chiedendomi perché nel mio incubo non potevano esistere solo persone con diritti assoluti sanciti per altro dalla Costituzione e non venitemi a dire la Costituzione, perché chi l’ha scritta veniva fuori dalla cacca più totale, dove se eri italiano e non eri morto nella Resistenza ti vergognavi pure a guardare in faccia i tombini e sai perché, perché i froci, le lesbiche, gli zingari ecc. ecc. li bruciavamo con gli ebrei, ci facevamo gli stufati e il fumo saliva alto per la miseria ma che ci possiamo fare se siamo tornati ai numeri scritti sui polsi a cura degli ebrei sui polsi dei palestinesi e cerchiamo in Abruzzo alle feste dell’Unità di sdoganare le minoranze per potergli accordare con l’unanime beneplacito del popolo italiano (anche quella minoranza del 48% che ha votato a destra) uno straccio di carta dei diritti. Siamo nell’anno del Signore 2006 ma quale anno del Signore , siamo nell’anno del diluvio universale della merda. Ma io chi sono per giudicare, in fondo sono solo un gabbiano, un piccolo e sporco uccello.

    Questo brano è stato istigato dal dibattito (diciamo così) tenutosi alla festa dell’Unità a Guardiagrele il 22/08/2006.
    A che sarà che sarà… perfino il padreterno da così lontano guardando quell’infero dovrà benedire quel che non ha governo ne mai ce l’avrà, quel che non ha vergogna ne mai ce l’avrà quel che non ha … giudizio.

    Tinchi Winchi
    o La Patata Lessa

    Allegato

    Lettera d’amore che ha vinto una paletta della spazzatura.

    Sono nato ai confini del mondo, ho percorso saline bianche che odoravano di asciutto. Bambino, scalzo nell’argilla, analfabeta contavo mattoni: “cinquanta, sette, nove, cento, un milione di milioni.” La mia voce, gocce di acqua chiara che rotola tra massi di montagna, non c’è, non ha suono. Io bambino voglio crescere tra spogli scatoloni nelle strade grigie delle città senza suono, ne colore di un’Europa scordata. Usato e abusato in un occidente troppo sincopato e sordo, io ti amo bambino, sono stato te, sono nato in un giorno di aprile, di maggio, giugno, dicembre, in un assolato mattino nebbioso, odoroso di pioggia d’agosto sui sentieri arsi del mondo, un mondo materno e sciatto che produce distrattamente figli che lascia morire d’inedia appesi ai suoi seni. Ti amo figlio dell’uomo, piccolo cucciolo, profumato di zucchero filato, io sono te e voglio te più di ogni altra cosa al mondo perché sei la forza che proietta i pensieri al di la del nulla. Ti guardo correre mille passi giocosi in salita nella terra bruciata e volo, volo con ali di farfalla cieli mai sognati. Non respiro se mi penso solo privo di te e vivo e muoio mille volte per sempre.

    Ho sentito il tuo calore scorrermi nelle vene ed il sogno è iniziato, è iniziato un attimo fa anche fra mille anni.

  72. ivan carozzi il 28 agosto 2006 alle 14:12

    Cari tutti,
    è uscito da circa un mese un mio libro dedicato a Michel Houellebecq e al Movimento Raeliano. Approfitto di questo spazio per inoltrarvi il comunicato stampa del libro. Grazie

    ‘Figli delle Stelle’ è il titolo del libro di Ivan Carozzi uscito per Cicorivolta Edizioni. Si tratta di un reportage narrativo sul romanziere Michel Houellebecq e sul movimento Raeliano, la setta che da oltre trent’anni mescola ufologia e culto della scienza.

    Ivan Carozzi, autore dell’opera, ha partecipato ad un raduno raeliano celebrato in Svizzera nello scorso Ottobre, nel corso del quale ha avuto l’occasione d’intervistare il profeta Rael. La cronaca dell’evento s’incrocia con ampie meditazioni critiche sull’opera di Michel Houellebecq, con sparse annotazioni autobiografiche, riflessioni sull’ufologia come categoria dell’immaginario, meditazioni politologiche e con qualche inevitabile frivolezza. Il canone ibrido del reportage narrativo è servito da pretesto per l’utilizzo di materiali fra loro molto distanti ed eterogenei. Da questa commistione di stili e materiali è nato una sorta di UFO letterario, un esperimento che confina col saggio, la cronaca, innestato su di una narrazione limpida, emozionale, a tratti barocca.
    Il libro può essere richiesto a questo indirizzo:
    ordini@cicorivoltaedizioni.it
    Il libro costa 8 Euro e le spese di spedizione sono a carico della casa editrice.

  73. giambo il 29 agosto 2006 alle 01:05

    …anche tu devi accettare delle cose. Come io accetto che sia avvenuto, tu devi accettare che gli altri se lo ricordino…il mio pensiero gira sempre intorno a quello che è successo…come si chiamava quella villa sul lago di Como? Ero come sempre in trance.E tu facevi il gioco dell’incontro, come se non mi conoscessi…una cosa bella erano le serate sul balcone. Rispondevi alle mie domande con amore. Ancora non riuscivi bene a definire quello che era l’altra…

  74. gerardo il 29 agosto 2006 alle 10:54

    Vorrei segnalare il libro BAOBAB (Gaffi editore) che è una raccolta di racconti africani scritti da Leopoldo Carlesimo, un ingegnere che lavora in cantieri africani. E’ un libro bellissimo, compratelo!!!

  75. gerardo il 29 agosto 2006 alle 10:57

    copio incollo luna belkla recensione del libro di Carlesimo uscita in rete a firma di Degli Incerti

    Leopoldo Carlesimo è un ingegnere al suo esordio come scrittore. Con i sette racconti di Baobab ci conduce in un’Africa vera, filtrata dallo sguardo di un occidentale, ma scevra da banali effetti folkloristici o avventurosi.
    Il continente di cui ci narra l’autore è un mondo ancora oscuro, dove si agitano forze primigenie e spinte alla modernità. Si avverte in queste pagine l’esperienza di Carlesimo come ingegnere nei cantieri africani, soprattutto nel Burkina Faso. La minuziosità e l’estrema correttezza delle descrizioni, oltre ad uno stile affascinante ed esornativo, suscitano nel lettore un profondo piacere, come avviene nel racconto “Il ghiaccio”.

    Si dice che un tempo il baobab – la pianta sacra degli africani – fosse l’albero dell’abbondanza: sempreverde, lussureggiante, carico di frutti. Gli uomini lo veneravano quasi come una divinità. Finché gli dèi si ingelosirono dell’alleanza tra l’uomo e l’albero e un giorno, per punire la sua superbia, lo capovolsero. Da allora il baobab è l’albero che mostra le radici.

    Alcuni tratti della scrittura di Carlesimo riportano alla mente l’eco del primo Calvino, quello dei racconti giovanili, soprattutto per il gusto e la ricerca dei particolari. Il tessuto narrativo diviene così per il lettore un sentiero da percorrere con grande curiosità.

    Carlesimo è un narratore estremamente abile nel carpire l’attenzione di chi legge. I suoi racconti sono in bilico tra una rappresentazione scarna e insofferente del punto di vista dell’io narrante e un mondo, quello africano, indecifrabile, segnato da valori ed esperienze che sembrano sfuggire al controllo umano, come nell’affascinante “Jacques e la piena” o nell’ambiguo “La riserva di Arli e la caccia al maiale”.

    Alcuni racconti esprimono un’atmosfera rarefatta, come se più del dialogo e dei rapporti tra i personaggi prevalgano le cose, gli oggetti, particolari che trovano una loro straniante collocazione.

    Mistero, silenziose sofferenze e un senso di riflessione trasudano dalle pagine di Baobab, di cui si rimane a leggere fino all’ultima riga, come se ci trovassimo davvero immersi nella contemplazione della sacra pianta capovolta che mostra le sue radici.

    Dunque un’opera, questa di Carlesimo, che recupera il piacere di fare narrativa. L’io narrante è celato tra le pagine, quasi assente, come se l’autore intendesse parlarci dei luoghi tante volte visitati ma descrivendo il tutto con occhio clinico, privo di coinvolgimenti emotivi o sentimentali.

    Più che un libro sull’Africa, quindi, Baobab è un’opera sulla voglia di scrivere, recuperando uno stile letterario estremamente polito, piano, come un mantello gettato all’improvviso sul terreno incolto e spesso assai gibboso della nostra odierna letteratura.

  76. S. Ballo il 29 agosto 2006 alle 23:28

    Viste le attuali condizioni di quella che una volta era la mitica “bacheca” (ormai qui scorre e si consuma di tutto), ne approfitto con un annuncio, magari riesco, grazie al buon cuore di qualcuna, a risolvere il problema che mi porto addosso da una vita.

    AAA: Giovane, (h)ai-tante, bella presenza, simpatico conversatore, buona cultura generale (a dispese settimanali), ormai negli “anta”, celibe, illibato, prima esperienza, praticamente vergine (non è il segno zodiacale), conoscerebbe signora/signorina ben disposta a dargli lezioni di anatomia (praticamente a fargliela vedere: sarebbe la prima volta) e, soprattutto, a spiegargli a cosa serve (oltre a fare la pipì) la robina che si ritrova nelle mutandine. In cambio offre copie firmate dei libri che ha pubblicato, a sue spese, negli ultimi anni, dilapidando un cospicuo patrimonio e ingombrando la cantina di pacchi e volumi-nosi scatoloni. Astenersi mercenarie bibliofile a caccia di rarità. Grazie.

  77. giambo il 30 agosto 2006 alle 03:16

    …non t’è piaciuta la festa della donna? M’è piaciuto che hai accettato il mio invito dopo un breve pensamento. Non subito. Perchè c’è stato lo spazio di una seduzione. Di chi era chiuso in sè stesso, preso dalle sue cose e poi, in un tempo sufficiente a non perdere l’occasione, si è fatto tentare da una possibilità…e ho provato il piacere di esserne l’autrice. Non ti dico che cosa si è sviluppato nella mia fantasia. Dovresti poterlo immaginare…

  78. Alfonso il 30 agosto 2006 alle 17:18

    Sarà che sono io un po’ imbranato, ma qualcuno mi sa spiegare per bene come fare la registrazione su nazioneindiana per effettuare un log in?

  79. gianni biondillo il 31 agosto 2006 alle 01:16

    Non so neppure di cosa tu stia parlando, Alfonso. (giuro!) Chiedi a Jan.
    Qui non ci si registra. Si commenta liberamente.

  80. mgd il 31 agosto 2006 alle 11:15

    La cultura a Milano.

    Qualcuno sull’ultimo post ha esordito esasperato riguardo l’operato del neoassessore alla Cultura a Milano. Chi non è un addetto ai lavori, come me per esempio, si chiede, come sia possibile che in un lasso cosi’ breve di tempo, una sola persona che dovrebbe essere depositario di fiducia e autorevolezza, abbia prodotto un sovvertimento tanto vistoso e fastidioso, da indurre il dubitare riguardo il suo stesso equilibrio psicofisico. Sarebbe interessante conoscere il parere di chi opera direttamente negli ambienti delle mostre, gallerie e accademie d’arte, che sembra compatto nel difendere la dignità e il rispetto dell’arte.
    Anche a Bergamo, c’è stato un problema su un opera depositata all’Accademia Carrara, la cui dirigenza ha subito difeso l’opera dall’invasione maniacale e violenta.
    Come conciliare la divulgazione dell’arte con la tutela della stessa? Come difendere l’arte da ingordigia pubblicitaria e spettacolarizzazione?
    Ultima domanda: l’Arte appartiene al mondo o ai luoghi che l’hanno prodotta? in questo senso dovremmo recuparare le opere italiane all’estero e riportale nei loro luoghi di concepimento e negli Stati d’origine?
    Ringrazio anticipatamente chi vorrà dare delucidazioni e chiarimenti in merito, nonostante il comportamento dell’assessore sia già molto eloquente.

    Magda

  81. giambo il 31 agosto 2006 alle 23:38

    mi sarei aspettato di trovare nomi indiani, poetici invece che mgd, aracnef, mr cheat, pierre, mag, ugolino, tashtego, cf 05..,ashter, aa…ma che nazione è?

  82. mgd il 1 settembre 2006 alle 20:43

    Aggiungo un’osservazione: nel 2002 a Mantova fu allestita la “galleria celeste”, una raccolta delle più grandi opere d’arte della vastissima collezione Gonzaga, comprendente quadri, mobili, gioielli, registri, eseguite da artisti come Mantegna, Rubens, Van dick. un’operazione di anni, studi e ricerche apporfondite, recupero di parte della collezione che ormai era diffusa in tutto il mondo. Evidentemente la credibilità per organizzare un evento del genere si fonda su credenziali molto motivate e chiaramente riconosciute.
    http://www.mostragonzaga.it/italiano/mostra/index.html



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