Al Mundial della Famiglia

2 agosto 2006
Pubblicato da

Il Papa se ne frega di Zapatero e attacca il capitalismo

di Roberto Santoro

Il pensiero tende a relativizzare il male, a ridurlo a mera apparenza e, ciò fatto, procede tranquillo per la sua strada, credendo di averlo eliminato dal mondo, dal mondo, cioè, del vero essere. La coscienza religiosa invece esige un reale superamento del male; essa parte dal profondo convincimento del reale potere del male, e non può quindi pacificarsi con l’ammissione che il male – riconosciuto come realtà – sia eliminato attraverso artifici dialettici, sia pure assai acuti.
Gershom Scholem

logotipo Razzismi QuotidianiAl V Incontro Internazionale della Famiglia di Valencia non c’è stato il temuto pronunciamento di Benedetto XVI contro Zapatero.
Il Papa non è andato oltre il Catechismo della Chiesa Cattolica, l’abc della famiglia, luogo di “libertà” e “responsabilità”, “scuola di umanesimo”. Vedremo che questa posizione, conservatrice, nel peggiore dei casi retriva e inattuale, in realtà è stata una mossa difensiva, un freno alla dissoluzione dei sentimenti umani che il capitalismo leggero sta riducendo a cianfrusaglia emotiva, semplice indifferenza emozionale.

Un esempio. Roma, luglio 2006. Quartiere Labaro. Mauro Bronchi ammazza la figlia Alice, 5 anni. Conviene ascoltare il racconto che Bronchi ha fatto agli inquirenti:

Siamo tornati dalla Festa dell’Unità perché Alice aveva cominciato a piagnucolare, non so cosa aveva, so soltanto che era stanca e lagnosa. Quando siamo arrivati a casa Alice era davvero insopportabile, piangeva, strillava, si dimenava, come fosse un’indemoniata. La madre l’ha presa in braccio e l’ha stretta forte a sé per cercare di calmarla (i medici della Cattolica hanno riscontrato lividi sulle mani e le braccia della bambina, conseguenza dell’‘abbraccio’ materno, nda). Ho detto alla mia compagna di darmi Alice che avrei pensato io ad addormentarla. Mentre me la stava passando, stava per scivolare, così l’ho afferrata per il collo e l’ho portata di là in camera da letto. Lei continuava ad agitarsi così ha sbattuto la testa (un ‘evidente trauma cranico’ secondo l’esame autoptico). Alice era una bimba vivace e ogni tanto bisognava metterla in riga con le cattive maniere, come fanno tutti i genitori quando educano i figli (‘asfissia meccanica violenta’ secondo l’autopsia. I medici fanno due ipotesi: Bronchi si è seduto sulla figlia, oppure le ha poggiato con forza una gamba sulla cassa toracica per impedirle di muoversi).

“Possano i figli sperimentare più i momenti di armonia e affetto dei genitori che non quelli di discordia e sofferenza”, ha detto Benedetto XVI ai tifosi di Valencia, “perché l’amore tra il padre e la madre offre ai figli una grande sicurezza”.
Alice era una bambina “lagnosa” che aveva costretto il padre a tornare a casa presto, mentre Bronchi voleva soltanto divertirsi alla Festa dell’Unità. Bronchi, 39 anni, esattore per una società di recupero crediti, era divorziato. Si era risposato con V. (la madre di Alice) e aveva un’altra figlia frutto del matrimonio precedente.
Marco Politi, su Repubblica, senza dubbio ha ragione quando scrive che “c’è una presentazione astratta e idilliaca della famiglia, che contrasta con l’esperienza diretta e il giudizio personale di una massa enorme di persone”, ma Bronchi è proprio una di queste persone che, ancora secondo Politi, “stanno qui, intorno a noi”. I mostri della porta accanto. Il nostro male quotidiano.
“La bambina continuava a piangere – confessa Bronchi – era come posseduta dal Demonio”. Da che cosa è generato l’odio che ci portiamo dentro? Si può andare oltre il perfettismo sociologhese del villain-vittima della società, oltre lo psichiatrese dei raptus di follia omicida e il volemose bene parrocchiale? Cosa c’era di pericoloso e violento in quella famiglia di divorziati e sorellastre?
Il guasto è pretendere che ci sia amore dove c’è solo ripetitività dei gesti e della vita affettiva, un sostanziale svuotamento dei sentimenti e della sessualità. La nostra colonizzazione quotidiana. Il mercato che ci rende liberi, anche di uccidere, se non mi lasci divertire come dico io. Un medico di New York si è sacrificato in un martirio che ha dell’incredibile pur di non pagare gli alimenti alla sua ex moglie (10 luglio 2006). Da che cosa è provocata questa stupida atomizzazione civile? Quanto il cattolicesimo vorrebbe, ma non riesce a dire?
Benedetto XVI potrebbe spingere la critica cristiana dell’ordine capitalistico fino alle estreme conseguenze. Ma non lo fa, continua a tergiversare con il “Male”, e finisce per accontentarsi di una battaglia ideale, sui matrimoni omosessuali, sull’aborto, sulla legge 40.
L’impressione è che il delitto di Alice sia un dato così crudo e oggettivo, eppure così scomodo nella sua evidenza irrazionale, da essere relegato nella cronaca nera (ma vera).
In questo modo, la chiesa ‘bonifica’ la carica dirompente dell’attualità, concentrando l’attenzione del pubblico sulla resistenza anti-zapatera. Diamo l’impressione di esserci, almeno con le idee: sembra questo il messaggio cifrato di Papa Ratzinger. Che è sempre meglio di chi fa finta di esserci.

Il laicato presuppone un modello familiare diverso, disordinato affettivamente e regolato economicamente. Una tecnostruttura di figli unici e programmati fino alla maggiore età, un dispositivo di tate e governanti con asili-nido aperti 24 ore su 24.
“2050: la famiglia scompare”, titola un’inchiesta pubblicata da “D”, il magazine di Repubblica, l’8 luglio 2006. Vediamo una bella foto di una madre che solleva in alto la sua bambina: “Francesca C., redattrice alla RCS libri, con la figlia N., 8 mesi, a Milano”.
Francesca si batte per il tempo pieno, i congedi parentali e gli assegni familiari. Sentite cosa dice: “Per quest’anno ci siamo organizzati con la baby-sitter ma, l’anno prossimo, mi piacerebbe che la bambina andasse al nido la mattina e poi stesse con la baby-sitter il pomeriggio anche se, dal punto di vista economico, sarebbe un costo eccessivo” (il corsivo è mio). È come se il laicato considerasse il discorso sulla famiglia da uno stretto punto di vista economicistico. Una specie di piano-marketing degli affetti, con proposte di legge e battaglie sempre in prima linea e sempre ‘decisive’.
“La legge italiana del 2000 – si legge ancora su “D” – ha introdotto il congedo maschile e fissato il periodo di astensione facoltativa a 10 mesi complessivi per la coppia (non più di 6 mesi per ciascuno) retribuiti al 30%”. Un altro passo nella lotta per i diritti dei genitori, illeggibile come un 740.
Nel fatidico 2050, “per ogni bambino italiano di cinque anni ci saranno venti anziani”. Ma vediamo come vengono trattati questi nonni. Per i giornalisti di “D” rappresentano “la soluzione fai da te più economica in assoluto”. Altro che “garanti dell’affetto e della tenerezza”, come dice Ratzinger, che almeno suona più rispettoso,“essi offrono ai piccoli la prospettiva del Tempo, sono Memoria, mai per nessuna ragione siano esclusi dall’ambito familiare”.
Su “D” campeggia una raccapricciante fotografia di nonnine in sedia a rotelle e casa di riposo. Monadi con badante, che resistono, amano e soffrono perché ricordano di essere state vive, una volta.
Dalla vita-sex-&-the-city restano tagliati fuori gli affetti parentali. Chi si ricorda dei vecchi rapporti con i nonni o tra fratelli? Potevano essere odiosi, pieni di rancore, tragicomici, ma avevano una loro pienezza emotiva profonda e non del tutto conscia. La precarietà capitalistica spezza i legami duraturi, rimescola le genealogie nella distanza e nella lontananza, attraverso la separazione, la selezione e il comando.
Le tribù devono essere disperse nel mercato. L’ultimo cinquantennio di emigrazione dal sud al nord ce l’ha insegnato.

Non di sole famiglie è fatto il mondo. Il discorso valenciano del Papa tocca anche gli interessi e i sentimenti delle coppie senza figli che scelgono in modo consapevole di non procreare.
Secondo Eric Cohen, il consigliere sulla Bioetica di George W. Bush, le origini del “movimento dei senza figli” vanno cercate nel libro Barren in the Promised Land di Elaine Tyler May’s (1997).
Cohen cita un passo dell’autrice:

Non c’è niente di più triste di vedere una coppia senza figli. Spezza il cuore vedere queste coppie che si rilassano attorno alla piscina (…) perfettamente abbronzati e totalmente disperati.

La descrizione di Cohen è spietata, razzista, ma vera. Vale la pena rimettere in discussione il “nichilismo” ultraliberale di chi vuole godersela in piscina senza avere mocciosi tra i piedi. Magari senza dimenticare che i grandi autori del novecento letterario italiano, da Pirandello a Svevo a Moravia, avevano già fatto i conti con la “crisi” e “l’indifferenza” borghese, molto prima della rinascita teocon.
Quindi dobbiamo essere acuti, vigili. Ammettere che i “senza figli” sono un tassello dell’attuale sistema desiderante, “l’edonismo che banalizza le relazioni umane e le svuota del suo genuino valore e bellezza”, come dice Benedetto XVI. Ma ci sarà pure un’etica di chi non ha mai cambiato un pannolino in vita sua.

Il cardinale Carlo Caffarra è un altro porporato che sogna la resistenza cattolica. Anche nel suo caso, la ‘rivoluzione interiore’ non coincide con un’analisi materiale della stortura sociale. A prevalere è la tensione teologica, spregiudicata e intelligente. Un altro modo per evitare che il gregge posi il suo sguardo sul sangue, la morte e il diavolo.
Come dire, Caffarra individua le cause dell’evoluzione verso il postumano ma non denuncia l’artefice della ‘neutralizzazione’ in atto. Un’analisi incompiuta, quella del cardinale, e non pensate che questa sfasatura tra propositi ideali e pratica militante sia solo un problema cattolico. La teoria critica soffre lo stesso male. All’analisi appassionata della sterilizzazione emotiva dell’individuo non corrispondono azioni concrete di rivolta ma discorsi politici e culturali. Da questo scioccante punto di vista, la stessa battaglia sui matrimoni omosex non è altro che un capitolo della ‘parificazione unificante’ che l’identico riserva ai suoi opposti per assecondarli. Non più padri e madri ma “genitore A” e “genitore B”, genitore A che soffoca figlia B. “Alla qualità propria della relazione – scrive Caffarra – subentra la neutralità della medesima”. E ancora: “Negando l’esistenza di relazioni sociali qualitativamente diverse, e misurando la qualità delle relazioni con il metro della autonomia con cui si pongono, il sociale umano, non solo quello coniugale, è destinato a configurarsi semplicemente come contrattazione di egoismi opposti, coesistenza negoziata di estranei”.
Ora sappiamo che il bersaglio di Caffarra non sono (solo) i matrimoni omosessuali. Il cardinale ce l’ha con la struttura più ampia dei meccanismi ad orologeria sociale che appiattiscono le differenze in nome di una presunta parità al nastro di partenza, quella “eguaglianza” che i mercanti del desiderio hanno imparato a scambiare e a esportare meglio e più velocemente di qualsiasi altra merce.

Alla fine cosa resta del mundialito della Famiglia? Che la chiesa cattolica vorrebbe fare la rivoluzione (resistenza, restaurazione…) ma non ci riesce.
È come se l’indirizzo culturale delle encicliche di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI avesse trionfato sul piano ideale – mettendo a nudo le contraddizioni dei sistemi comunisti e del capitalismo; trascinandosi dietro i “chierici laici”; dettando l’agenda politica, per esempio con la ‘vittoria’ al referendum sulla Legge 40 –, ma nel momento decisivo la chiesa si rivelasse incapace di centrare il sacco, barcollando sotto il peso della malvagità quotidiana.
Nell’epoca della morbidezza democratica, le cose hanno un peso specifico, economico, emotivo, relazionale, che deve essere sbrigato il prima possibile per passare ad altro. Il globalismo sovrappone alla consueta presa economica – sempre più debole –, un’altra stretta più subdola e schiacciante: il regime assoluto del desiderio, l’asse dei piaceri, la grande rete Fast-Porn dell’evanescenza affettiva.
Se la chiesa non si sbriga a fare la rivoluzione, un bel giorno il Papa si risveglierà in un mondo dove la legislazione pornografica; la soddisfazione personale continua; il piacere gratuito; avranno sostituito l’eros, l’amore e il matrimonio. Sta già accadendo, anche se non ne abbiamo ancora la percezione precisa. E potrebbe essere molto piacevole.
L’invito che si può fare al Papa è di non cadere nelle aporie della modernità, di non fermarsi al “pensiero”, alla logica, alla Ragione. Cioè a una critica “virtuale e mentale” della realtà.
Mettiamo a nudo le contraddizioni.
Il ginocchio di Bronchi premuto sul petto di Alice fino a strozzarla.
Il male normale che ci portiamo la mattina al bar.

Letture
– Benedetto XVI, Discorso all’Incontro della Famiglia di Valencia, 8 luglio 2006
– Federica Angeli e Simone Navarra, “E’ vero, l’ho presa per il collo, ma quella bambina era un diavolo”, la Repubblica, 6 luglio 2006
– Marco Politi, Le sfide della Chiesa di Ratzinger, la Repubblica, 8 luglio 2006
– Caterina Duzzi, 2050. La famiglia scompare, “D”, 8 luglio 2006
– Eric Cohen, L’occidente si chiede perché fare figli, il Foglio 7 luglio 2006
– Cardinale Carlo Caffarra, Relazione all’Incontro della Famiglia di Valencia, il Foglio, 6 luglio 2006
– Francesco Muzzioli, L’alternativa letteraria, Meltemi 2002

61 Responses to Al Mundial della Famiglia

  1. Andrea il 2 agosto 2006 alle 15:29

    sembra che il papa e i vertici della chiesa parlino di famiglia senza conoscere la realtà facendosi forza del consenso che ottengono con le intromissioni nella società italiana (campagna politica durante il referendum).

  2. tashtego il 2 agosto 2006 alle 16:10

    Forse è la stanchezza, ma faccio fatica a capire quale sia la tesi di questo pezzo.
    Da una parte c’è questo povero Mauro Bronchi, che ha ammazzato la figlia e lui è il Male.
    E va bene.
    Dall’altra c’è il Papa che difende la famiglia tradizionale contro l’edonismo capitalista et il materialismo consumista e la libertà sessuale del tutti che scopano con tutti. Ha ragione? Ha torto?
    Poi c’è il Capitalismo.
    Stando all’argomentazione (possiamo definirla tale?) di Santoro, al Capitalismo fa comodo la disgregazione della famiglia perché – tesi che dovrebbe essere dimostrata – l’edonista-che-non-crede-a-un-cazzo-disperato-senza-figli-sul-bordo-della-piscina-abbronzato, lo si fa meglio da soli che con una famiglia a carico.
    Ovviamente a quelli del Mulino Bianco questa tesi nessuno l’ha ancora spiegata, ché se no avrebbero cambiato target da un pezzo: com’è bello e dolce al mattino mangiare il fagottino col partner occasionale ramazzato all’orgia della sera prima!
    Poi c’è la Famiglia.
    La Famiglia non si capisce bene se Santoro pensa che è un Bene oppure un Male, se l’affetto che vi si produce è Finto o Reale, se è meglio difenderla contro il Capitalismo e con la Chiesa, oppure stare dalla parte di quelli che vorrebbero meno valori e più asili nido.
    Non si capisce se Santoro vuole più Chiesa e meno Capitalismo o il contrario, più Famiglia o meno Famiglia e più coppie gay e di fatto et edonisti-consumisti.
    Quanto alla Famiglia, verso la fine dell’argomentazione (…) riecco gli affetti parentali ricoprire il ruolo del Bene.
    Ma anche il Male, cioè quel povero Mauro Bronchi (che avrebbe ha ammazzato la figlia perché gli rompeva gli cazzo alla Festa dell’Unità) del quale Santoro sembra sapere tutto e quindi giudica tranquillo un’atto così tragico e inspiegabile, a fronte del quale sarebbe meglio astenersi da commenti, forse un po’ di Bene alla figlia lo voleva.
    A me Freud non piasce, ma qualcosa sulla complessità della mente umana ce l’avrà pure insegnata.
    Non dimentichiamo Francesca C. che fa il “piano marketing degli affetti” – e ciò è Male – perché cerca si organizzarsi con la figlia, come fanno tutti i poveri cristi che lavorano.

  3. gianni biondillo il 2 agosto 2006 alle 16:17

    Sai, Tash, sarà il caldo, ma anch’io come te…

  4. gabriella il 2 agosto 2006 alle 17:50

    Stamani quando ho letto il pezzo mi sono ripromessa di leggerlo di nuovo con calma, ora dopo aver letto anche il commento di Tashtego mi sono rilassata perché in effetti non capisco molto nemmeno io quale sia la tesi di fondo.
    Per es. in queste righe: > in che senso il racapriccio? forse che dovremmo eliminare gli anziani? oppure che non ci sono più i vecchi di una volta?
    C’è dell’ironia nel pezzo? Mi sembra di sì, però si confonde con l’analisi e si perde il filo conduttore del discorso.

  5. gabriella il 2 agosto 2006 alle 17:52

    Il commento si è mangiato le righe… intendo queste:
    Su “D” campeggia una raccapricciante fotografia di nonnine in sedia a rotelle e casa di riposo. Monadi con badante, che resistono, amano e soffrono perché ricordano di essere state vive, una volta.

  6. Pinca Pallina (Btzbea) il 2 agosto 2006 alle 17:58

    e chissà che non rinfreschi…

    io non zò cosa ne pensa il Santoro (bugiarda!) però io ho sempre trovato interessante il dato che il 50% degli omicidi in Italia si consuma in ambito familiare (dato aggiornato al 2006, l’ultima volta che l’avevo letto qualche anno fa era solo al 30%)

    fonte: http://www.eures.it/comunicati_stampa/omicidi_2003.htm

  7. Pinca Pallina (Btzbea) il 2 agosto 2006 alle 17:59

    Uff da giorni non riesco a postare più…

    http://www.eures.it/comunicati_stampa/omicidi_2003.htm

  8. cuk il 2 agosto 2006 alle 19:25

    Ops, sono inciampato sulla famiglia! Mi scusino gli astanti, ma s’è coagulata una figlia attorno al mio alluce e davvero non riesco a dire cose che dilatino l’intelligenza. Un po’ come il post di Santoro, che però forse è stato scritto col confusometro. Una specie di singulto del dover dire che finisce per accasciarsi sul suicidio totale del detto. Secondo l’Ansa, carrelli di parole in libertà sono stati appena sottratti dalla Banca dell’Informazione Vuota, là dove tutti i fatti si traducono in lingua. Il ladro pare abbia però arraffato a caso, senza badare ai cartelli degli scaffali. Che si trattasse di Santoro? Domanda prima: la famiglia terrestre, e dico la nostra che commercia tra amore e terrore, è viva più che mai, visto che neppure i figli fanno più sciopero? Domanda seconda: è viva, e allora perché sta morendo? Il giardino dell’Eden familiare nasconde cadaveri sotto le magnolie, gli stupri delle figlie o delle nipoti si succedono gravemente, il sistema nervoso dei padri sta collassando, le nonne amano gli operatori dell’assistenza … Si somministrano, per risollevare le sorti della famiglia logorata, quintali di encicliche; poi, cigolanti come un carro armato israeliano, giovani preti masturbano pompe meccaniche per fare sgorgare il plasma dell’amore filiale … Eppure, nonostante questi sforzi simildivini, Luca Bronchi (fratello del Mauro nominato da Santoro?), impugnando L’Unità ha protestato per i recitativi poco laici (ecolalia interiore?), fino a quando, stressato, ha avanzato formale richiesta al Presidente della Camera (anche lui ormai persosi nel teatro mortale della ricerca di Dio), ha chiesto, dicevo, di formare una Commissione Parlamentare per misurare gli abusi di appelli pro-famiglia cristiana … Acc! La figlia m’ha morduto l’alluce e luce fu: Dio in persona mi è apparso e per punirmi ha messo in crisi l’artifizio dialettico di questo Cûk-Utitz povero pater familias. E dire che per le ferie scelsi anch’io, come il mastino Ratzinger, la Spagna; solo che mentr’io annegavo nel mare e nell’arte, lui ha scandito la meravigliosa realtà del matrimonio (e Cûk sa bene che è meravigliosa, tanto meravigliosa che è al quarto matrimonio e padre di una prole sterminata). Proprio in Spagna a Cûk-Utitz è sorto un dubbio: ma la Chiesa non ha, per se stessa, abolito da oltre 2000 anni la famiglia? E perché, proprio ora che è in disfacimento, sente il bisogno di ravvivare questo cadavere sociale? Qui gatta ci cova, si dice Cûk. Ora però Cûk-Utitz si ritira in buon ordine e cerca di recuperare l’animalità. Buon pro a tutti, al finissimo Santoro di più.

    Cûk-Utitz

  9. cf05103025 il 2 agosto 2006 alle 19:52

    “La coscienza religiosa invece esige un reale superamento del male; essa parte dal profondo convincimento del reale potere del male, e non può quindi pacificarsi con l’ammissione che il male – riconosciuto come realtà – sia eliminato attraverso artifici dialettici, sia pure assai acuti.”
    così sopra sta scritto per mano di Gershom Scholem.

    Io non riesco a vederci chiaro in questa affermazione categorica, che secondo me, suppone che esista il Male, ovvero il contrario del Bene che (ammesso che Scholem sia credente) procederebbe sempre da Mr. JHWH personaggio che io non amo.
    Questo Male, quello con la M maiuscola, cos’è, vorrei saperlo?
    Per me il male con la morale cambia nei secoli, con i costumi, gli usi, le religioni anche nei confronti dei figli, basti pensar ai piccini deformi gettati dal monte Taigeto, a Sparta ed a mille altri casi.
    Per Leopardi era male la vita, per dire.

    Per me è male ciò che provoca dolore( mentale e fisico), tout court, e ciò non abbisogna di dei e di tanti discorsi su come mai c’è il male su questa terra e se il Male sia Satana o suo cognato.
    E la famiglia non è un bene, in sè e per sè,
    anzi io non prediligo la famiglia nucleare che sta facendo il suo tempo; preferirei vivere in una famiglia/clan allargata come quella degli indios jivaros: questo modo di vivere la famiglia allaargata sta prendendo un po’ di piede nei paesi scandinavi ove alcuni individui si riuniscono per coabitare e condividere la vita, creando comunità più forti e solidali della famiglia nucleare.
    Forse verrà istituito una sorta di patto/contratto tipo matrimoniale per difendere diritti di queste unioni.
    Naturalmente al signor Papa questo non piace perché fonte di dissolutezza, promiscuità, vizio ed ogni sorta di porcherie.
    MarioB.

  10. roberto il 3 agosto 2006 alle 09:14

    Che bello non sentirsi dire:
    “bravo”,
    “hai ragione”,
    “ho capito tutto”,
    “sono perfettamente d’accordo”,
    “facciamo così, firmiamo una petizione”.

    (“preferirei vivere in una famiglia/clan
    allargata come quella degli indios jivaros”)

  11. roberto il 3 agosto 2006 alle 09:22

    (tate e asili nido sono perfetti
    per il patriziato liberal
    disinteressato emotivamente
    ed eccitato orgonicamente)

  12. tashtego il 3 agosto 2006 alle 09:41

    eccerto, roberto, meglio per il pupo stare a casa nel covaticcio della mamma casalinga, che è tutta un’emozzione per la creatura sua, creatura che poi resterà ingusciata nella domesticità fino a 35 anni.
    meno aridi asili nido, più casalinghe!

  13. roberto il 3 agosto 2006 alle 09:48

    @tash

    “Ecco, perciò, la nostra rivendicazione:
    un monopolio di stato per tutta la pornografia,
    la socializzazione di questa importante
    forza energetica”.
    (Walter Benjamin)

    “Nella società puramente tecnologica
    descritta da Aldous Huxley, liberata da
    tutti i tabù, gli editori sono costretti
    a purificare la letteratura dalla volgarità
    della parola madre”.
    (Aggiungerei la parola “casalinga”).

  14. roberto il 3 agosto 2006 alle 09:53
  15. gianni biondillo il 3 agosto 2006 alle 11:54

    Qui, Roberto, mi pare si faccia confusione fra tate e asili nido. Molta confusione. Non so chi frequenti tu, ma io di tate non ne ho mai viste da bambino, ma se non andavo all’asilo col cazzo che mia madre riusciva a lavorare e a pagare l’affitto di casa.

  16. tashtego il 3 agosto 2006 alle 12:26

    il “patriziato liberal” vuole gli asili nido, cazzo.

  17. gianni biondillo il 3 agosto 2006 alle 12:32

    E’ una vergogna. Dovrebbero chiuderli tutti! ;-)

  18. cara polvere il 3 agosto 2006 alle 14:22

    vagisil per il cattivo odore del male
    tampax per l’emorragia di buonismo
    questa ricerca nel perchè del raptus parafrenico di candele che ormai bruciano in metà tempo.
    basta.
    anche dio ha fretta che ci facciamo fuori a vicenda nel minor tempo possibile.
    basta psicoanalizzare il male. se neè fatto solo un paravento per deviare pericolose operazioni commerciali-
    mi piacerebbe però mettere un bastone tra le pal(l)e di quel dannato mulino, succhiare con una cannuccia tutte le stelle dai biscotti per rimetterle al loro posto e senza punte.
    vorrei che gl’inclavati la smettessero di operare esclusivamente per i loro beni temporali
    vorrei un indulto per cristo che lo disimpegni dai chiodi d’ordinaria e straordinaria amministrazione e che gli faccia sgranchire un po’ le gambe.

    ma come dice Artaud “tutto ciò che agisce è crudeltà”
    sono d’accordo.
    un saluto
    paola

  19. gabriella il 3 agosto 2006 alle 16:48

    ” E’ dura scrivere con la sinistra.
    Eppure dovrò abituarmici, altrimenti la mamma sarebbe fin troppo contenta, e ho giurato di non darle più soddisfazione.
    E’ stato perché non potessi più scrivere le mie porcherie, come dice lei, che mi ha mozzato il pollice l’altra sera. Se sapesse che nonostante tutto io insisto, potrebbe benissimo ricominciare ad affettarmi. Non credo le seccherebbe. Anzi, forse ci troverebbe il suo piacere.
    Ho visto la luce che le si è accesa negli occhi quando il coltello da macellaio si è abbattuto sul mio pollice tranciandolo di netto. Era una luce cattiva, fredda, simile al riflesso della lampada sulla lama così ben affilata.
    Poi la mamma ha urlato un po’, perché la mannaia aveva scalfito il mogano del suo bel tavolo. Ha urlato anche per via del sangue che macchiava tutto il suo vestito, il vecchio tappeto di zia Agathe e le tende di mussola dietro le quali mi ero nascosto per piangere il mio dolore.”

    LE MADRI NERE
    Pascal Françaix
    Meridiano zero 1999

  20. roberto il 3 agosto 2006 alle 18:40

    @gabriella
    ironia dark (le nonnine).
    Grazie del commento.

    @biondillo
    mia madre ci insegnava in un asilo.
    Non so che facesse la tua.
    (comunque parlavo del presente,
    non del passato remoto).

    @tash
    il patriziato liberal si titilla
    anche con LiveJasmine.it
    E devi vedere come gode.
    Altro che appendere il pappagallo al nonno.

  21. tashtego il 3 agosto 2006 alle 20:06

    non del passato remoto, ma del presente, diceva roberto.
    il presente è farcito di patriziato liberal peggio di un totano ripieno.
    chissà che c’entra il pappagallo.
    e il nonno.
    benjamin va bene sempre, come la salsa rosa.

  22. gabriella il 3 agosto 2006 alle 20:29

    Tash, livejasmine è un sito porno, quindi il pappagallo(nel senso di svuota vescica maschile)appeso al nonno lo possiamo leggere in un modo solo, o no?

  23. tashtego il 3 agosto 2006 alle 23:26

    no, quale lettura per il pappagallo è quella corretta?
    sono un po’ tardo, ingenuo.

  24. Ugolino Conte il 4 agosto 2006 alle 00:06

    Non stare lì a preoccuparti, tashtego, la tardità e l’ingenuitudine sono due patologie ormai quasi del tutto curabili. Rivolgiti con fiducia al dott. Carotenuto, vedrai che saprà consigliarti per il meglio.

  25. gbr il 4 agosto 2006 alle 00:10

    mi è piaciuto il pezzo di santoro
    aggiungo una cosa:
    nei vangeli più volte ci sono gli apostoli che dicono più o meno a gesù di sbrigarsi, gli indicano il nemico, cercano di sobillarlo.
    lui spesso fugge, si ritira.
    c’è una scena dell’ultima tentazione di cristo: poco prima dell’inizio della passione gesù e gli apostoli guidano una specie di sommossa. quando i disordini raggiungono il culmine gesù sale su una roccia come per dare l’ordine di un assalto finale. poi comincia a sanguinare dalle mani e viene arrestato.
    la rivoluzione cattolica non può che passare per il singolo cuore del singolo uomo. e per il tempo e per tutto il dipanarsi del male (ma: le porte degli inferi non prevarranno – cioè quella pietra sfonderà quelle porte).
    io nelle parrocchie ho incontrato alcuni che mettevano a nudo le contraddizioni. non so se rallegrarmi del fatto che ne abbia incontrati molti di più nelle parrocchie che fuori.
    (il Male esite. la scoperta della sua esistenza è stata l’esperienza (anche) intellettuale più formidabile che abbia mai fatto, dopo aver studiato e letto e viaggiato per tanto)

  26. Don Ermen&Gildo il 4 agosto 2006 alle 00:53

    @ gbr

    azz’, era ora che qualcuno parlasse dell’unica vera rivoluzione possibile! lodo questo sano spirito di crociata, parlarne qui in terra di atei scomunicati.

    bravo/a. e avanti così.

  27. gabriella il 4 agosto 2006 alle 02:15

    @ Tash
    ipotizzerei che mentre il patriziato si incolla al video non sta a pensare al povero nonno che deve pisciare… credo.

  28. tashtego il 4 agosto 2006 alle 05:33

    grazie gabriella.
    ho dato un’occhiata bavosa a livejasmine.
    boh, si clicca sulla ragazza e non si vede altro che questa ragazza che sta lì, un po’ sulle sue, appena un po’ discinta.
    non mi sono inoltrato.
    perché il patriziato liberal, benchè fortemente a-morale, dovrebbe attardarsi su quel sito trascurando nonni e mettendo i bimbi all’asilo?
    (perché stamani ho aperto gli occhi alle quattro?)

  29. gina il 4 agosto 2006 alle 09:45

    a me quella di roberto pare una invocazione al papa affinché sia più incisivo, e quindi non mi riguarda:).

    Così come non mi riguarda, del resto, il retrogusto profondamente NOSTALGICO che emana dal pezzo nella sua interezza (anche se scritto da un devoto allo street bang:). Nostalgia dico, e non conservatorismo, perché non c’è nulla da conservare. C’è piuttosto, imho e sempre mell’ottica di essere più incisivi anche a livello di analisi, da prendere atto del fatto che il pattern famigliare è in movimento, e quindi da munirsi di strumenti “interpretativi” e “rappresentazioni” adeguati a un contesto in movimento, e non da ora.

    C’è ad esempio, da prendere atto della pluralità di modelli organizzativi che si sono affermati e si stanno affermando (senza prendere per il culo chi porta ad esempio gli indiani jvaros: come madre single tecnofilica e perfettamente integrata nel mio tempo, faccio parte di una piccola rete informale di autoaiuto ad alto tasso di affettività (amicizia:), che coinvolge giovani vecchi e bambini, facendosi del tutto NATURALMENTE carico dell’equivalente delle funzioni della famiglia allargata di una volta. Che non c’è più).

    C’è da disancorare l’inconscio dalla sua prima infanzia (metà dell’800) da prendere atto dello sfondamento della triangolazione edipica, e da affiancare alla storiella-pattern di sigmund l’austriacopiteco (che continua comunque a produrre planetarie, coloniali nefandezze) qualche mito “vero”, nel senso di simbolico vivo, costantemente interfacciato col reale.

    C’è da emanciparsi da modelli critico/interpretativi fissati sulla borghesia edonistica sdraiata a bordo piscina (in norvegia, padri ricchi e poveri prendono i congedi parentali in corrispondenza con le finali di calcio). E da prendere in esame, ad esempio, le conseguenze del postfordismo, della femminilizzazione del lavoro (intesa non solo come irruzione della donna sul mercato del lavoro, ma anche come estensione generalizzata della precarietà), della difficoltà a tirare a fine mese, della mancata negoziazione del lavoro di cura all’interno del nucleo famigliare e della non soluzione al problema dello sfruttamento femminile, che viene molto semplicemente traslato dalla donna “occidentale” all’immigrata (vedi barbara ehrenreich,Donne globali. Tate colf e badanti feltrinelli 2004).

    Ci sono insomma da valutare caso per caso, le idoneità delle soluzioni in movimento, considerandole all’interno dei contesti in movimento. Ci sono da considerare le eventualità, le opportunità, e le modalità dell’esodo:), le sue tappe, la sua fattibilità immediata. Certo, sistemi di autoaiuto come quello che ho citato, nati dallo smantellamento del nucleo famigliare e da quello del welfare, possono apparire a prima vista come rimedi di poco conto, addirittura a sostegno implicito, a esplicito foraggiamento del disimpegno della politica neoliberista. E probabilmente lo sono pure. Ma possono anche essere viste come l’inizio di qualcosa di nuovo e alternativo, come i prodromi della messa al mondo di un mondo partendo davvero dalla presa di parola (in senso creativo) e dalla responsabilità individuale.

  30. roberto il 4 agosto 2006 alle 10:03

    @tash
    (ma non ti sei inoltrato perché:
    1) eri annoiato?
    2) per pudicizia comunista?
    3) perché credi ancora nella biologica carnazza?
    4) perché preferisci gli snuff e il fuffy?
    4) oppure, forse, perché non hai la master card?)

    (I patrizi spendono 1,50$/minuto
    per dildeggiare con Oxigene,
    l’armigera da centocinquanta chili
    che ti fa leccare gli stivali in diretta)

    (Tutte un po’ discinte,
    tutte un po’ uguali,
    tutte scopabili con occhi liberali.
    Latinas facials e interraziali).

    (Per il sonno consiglio: Depakin e Minias.
    Se butta proprio male, sua santità le Roipnol.
    Ma non mi toccate la mattina alle 5,
    per me è il momento più bello.
    Purtroppo poi c’è il resto della giornata).

    @gabriella
    (La soluzione era affidare il pappagallo
    alla badante rumena.
    Così il nonno è più contento).

    @Don Ermenegildo
    (Ma i cattolici sono bigotti?
    Parlando di eros e di agape,
    a modo suo, Benedetto XVI
    ha legittimato quintali di scopate sulle spianate,
    preservativo più preservativo meno).

    (a proposito di veri rivoluzionari:
    “in autunno lanceremo un affondo a 180 gradi
    nei confronti di tutta la sinistra italiana…
    In tanti aderiscono al nostro partito,
    non ragioniamo in termini di centinaia
    ma di migliaia. Un processo molecolare
    diffuso in tutto il territorio nazionale”.
    Così parlò Marco Ateo Ferrando.
    Il rivoluzionario della fuffa).

    (Tipo la revolucion formato-famiglia castrista:
    una repubblica che passa dalle mani
    di un fratello all’altro. Fuffa, riffa o truffa?).

    @gbr
    Grazie del commento.

  31. roberto il 4 agosto 2006 alle 10:09

    @gina (leggo e rispondo di getto)

    1. nostalgia della conservazione, cioè
    nostalgia medievale, cioè
    fondamentalismo postmoderno.

    2. “Certo, sistemi di autoaiuto come quello che ho citato, nati dallo smantellamento del nucleo famigliare e da quello del welfare, possono apparire a prima vista come rimedi di poco conto, addirittura a sostegno implicito, a esplicito foraggiamento del disimpegno della politica neoliberista. E probabilmente lo sono pure. Ma possono anche essere viste come l’inizio di qualcosa di nuovo e alternativo, come i prodromi della messa al mondo di un mondo partendo davvero dalla presa di parola (in senso creativo) e dalla responsabilità individuale”. Staremo a vedere.

    Grazie del commento.
    Buona giornata a tutti.

  32. gina il 4 agosto 2006 alle 10:13

    roberto
    1.
    “nostalgia della conservazione, cioè nostalgia medievale, cioè fondamentalismo postmoderno”. Mi spieghi?

    2. “Staremo a vedere”
    No. Per quanto mi riguarda, staremo a fare:)

    ciao

  33. roberto il 4 agosto 2006 alle 10:17

    @gina
    Ti spiego poi,
    che adesso torno
    dalla india jvaro
    che mi ha telefonato per avere
    la colazione a letto.
    Baci.

  34. gina il 4 agosto 2006 alle 10:27

    roberto
    non dimenticarti di SAGGIARE:) col piedino la temperatura dell’acqua della piscina. Disponi per caso di ventaglio, frusta e perizoma ben portato?

  35. maestrina 2 il 4 agosto 2006 alle 10:33

    @gina
    Cos’è una mamma tecnofilica?

    E poi.
    Ma se si accettasse una volta per tutte la molteplicità delle opzioni affettive come una cosa del tutto normale? E se chi vuole sposarsi col matrimonio perché ci crede, non rompesse più e scatole a chi vuole unirsi more uxorio con chi gli pare, foss’anche il proprio doberman? Se la smettessimo di preoccuparci se i figli degli altri sono felici o no quando la mamma è lesbica e/o il papà è gay? La famiglia, di qualsiasi tipo sia, può comunque trasformarsi in un tritacarne: lo fa spesso e indipendentemente dalla “correttezza” delle premesse.
    Perché la nozione di SOCIETÀ APERTA fatica così tanto ad affermarsi e c’è sempre uno che salta su a dirti come devi vivere, a giudicare e a dire che questo sì, figuriamoci, ma c’è un limite, che diamine.
    Si consideri per tutti il caso dell’attuale iper-criminalizzazione dei pedofili, esclusi dall’indulto e ormai esecrati come feccia dell’umanità, come se fosse colpa loro.
    Riciccia il Male con la Emme maiuscola e pare concentrarsi su due o tre figure “socio-antropologiche” dimenticando l’incessante massacro in atto tra normali e regolari e credenti.
    Dimenticando che, metti, Sandro Penna oggi lo diresti un pedofilo e lo denunceresti per le sue poesie.

  36. tashtego il 4 agosto 2006 alle 10:34

    ecco.

  37. Don Ermen&Gildo il 4 agosto 2006 alle 10:44

    @ gina

    ventaglio, frusta e perizoma sono proprio gli strumenti utilizzati da frate roberto per scovare ed esorcizzare i rivoluzionari della fuffa e gli pseudo progressisti che si nascondono tra il patriziato liberal. dopo anni di erranza e devianza, il giovine novizio, ritrovata la recta via e la sancta fides, ha finalmente capito che l’unica rivoluzione possibile è quella cattolica e che il pastore tedesco è l’unico depositario e interprete della vecchia/nuova dottrina, e che da solo vale un intero comitato centrale dell’erigenda dittatura del chiericato. questi miracoli ormai avvengono solo sui sagrati e negli oratori di questa santa, benedetta pen-isola.

  38. gina il 4 agosto 2006 alle 10:55

    maestrina 2:)

    tecnofilica: sta per filo tecnologica, il senso si amplia in combinato disposto col supposto “primitivismo” new age aleatorio insito nella presa per il culo dei jivaros e di chi li cita da parte di roberto.

    Le tue osservazioni sulla “famiglia”: non ho capito bene se e come intendano contrapporsi alle mie.

    esplicita meglio anche l’argomento pedofili, così che si evitino fraintendimenti e discussioni inutili.

    ciao

  39. maestrina 2 il 4 agosto 2006 alle 11:02

    @gina
    le considerazioni sulla famiglia non riguardano il tuo commento, sono di tipo generale.
    non ho tempo per esplicitare sui pedofili per paura di “fraintendimenti” (e non mi importa dei fraintendimenti): era solo un esempio per definire il clima di intolleranza che si è instaurato e al quale tutti, bene o male, aderiscono.
    grazie per la spiegazione.

  40. Don Ermen&Gildo il 4 agosto 2006 alle 11:03

    @ maestrina 2, degna interprete del pensiero di maestrina 1

    il fatto è che frate roberto, prima di prendere i voti, ha seguito i corsi teorico-pratici del maestro riconosciuto del male naturale, con maiuscola e senza. anche la sua scrittura come si può facilmente rilevare è tutta intrisa delle suggestioni che gli derivano dalla sua guida spiritual-scrittoria. veramente ben avviato il nostro ragazzo.

  41. gina il 4 agosto 2006 alle 11:21

    caro ermen&gildo-zegna, deponga purae doppiopetto e saio patriziali: il rè è comunque nudo.

  42. Don Ermen&Gildo il 4 agosto 2006 alle 11:29

    cara gina grazie per aver scritto in modo corretto il mio/nostro nome, anche se ha voluto apporre quel *zegna* che, avendo io/noi fatto voto di castità, non può interessarmi. comunque gli abiti non sono patriziali, perché io siamo un prete operaio.

  43. gianni biondillo il 4 agosto 2006 alle 12:00

    ROBERTO
    dici: “mia madre ci insegnava in un asilo. Non so che facesse la tua.”

    E’ una brutta battuta. Proprio brutta. Non ho chiesto nulla di tua madre e essendo io molto legato alla mia non capisco cosa intendi dire. O forse, diciamo, che non lo voglio capire.

    Poi continui: “comunque parlavo del presente, non del passato remoto”.

    Bene. le mie bambine vanno all’asilo nido. Perché se no col cazzo che io riesco a pagare l’affitto di casa se anche mia moglie non lavora.
    Ora, vuoi per caso insinuare qualcosa anche sul lavoro di mia moglie?

  44. tashtego il 4 agosto 2006 alle 12:05

    alle cinque del mattino difficilmente viene voglia di buttarsi in un sito porno a pagamento per sbirciare la solita cosa (le solite cose) che poi finiscono per deprimerti e depotenziarti togliendoti il coraggio di rivolgere finalmente la parola a quella tizia che incontri da mesi al self service che mangia da sola un panino leggendo il giornale e l’avevi vista al telegiornale un mese fa più o meno che faceva la scrutatrisce al referendum mentre quel coglione di giorgio napolitano metteva la scheda nell’urna scoprendo le gengive ma lei restava completamente indifferente e io solidarizzavo e tuttora solidarizzo con lei, adesso che la vedo senza calze, in sandali, le gambe accavallate, eccetera.
    lo vedi, roberto, che il patriziato liberal preferisce talvolta la realtà anche al fottuto livejasmine?

  45. zoe il 4 agosto 2006 alle 12:48

    io lavoro in un asilo nido,e, dalla mia esperienza, vedo che i suddettia asili funzionano molto bene.
    E’ chiaro fino ai tre anni non c’è questa stringente necessità pedagogica per un bambino di allontanarsi dalla mamma, ma in questa società di bambini figli unici e viziati(non è un giudizio di merito, ma un asemplice constatazione), non fa male ai bambini avere un primo ambito nel quale rapportarsi congli altri. Tanto più che gli asili , perlomeno quelli comunali, quelli che ho visto io, funzionano bene, e le educatrici sono attente e preparate
    Trovo che certe battute fatte sugli asili siano abbastanza squallide, e non facciano onore a chi le fa.

  46. zoe il 4 agosto 2006 alle 12:52

    E negli asili non mi pare di vedere solo figli del patriziato liberale.
    Chi dice certe cose non ha neanche idea di cosa sia un asilo.

  47. Impiegatuccio il 4 agosto 2006 alle 13:06

    Ma un asilo nido, quanto costa?

  48. Ugolino Conte il 4 agosto 2006 alle 13:26

    Il testo di Roberto mi sembra, a voler esprimere solo l’impressione che ne ho ricavato dopo due letture, ambiguamente inutile e inutilmente ambiguo. Manca di una tesi, condivisibile o meno che sia, ammesso che non si voglia ritenere tale l’idea, così cara a certo centrosinistra in fregola di legittimazione oltretiberina, che l’unica critica possibile ai fondamenti della società capitalistica è quella che deriva, in modo diretto o indiretto, dal magistero della chiesa cattolica. Un’idea che si commenta da sola, visto che il corpus da cui deriverebbe ha le chiappe ben salde e piantate sui forzieri, e gli affari, dell’opus dei, filiali off/in/out/over shore comprese.

    Non un cenno, poi, a quell’etica farisaica che copre col suo velo ipocrita le peggiori nefandezze che si commettono all’interno della famiglia tradizionale, unta e benedetta; e, dulcis in fundo, un’accozzaglia di dati tesi a circoscrivere il perimetro, ideologico ed etico, di un fantomatico “patriziato liberal” che sarebbe la causa, non solo del disfacimento dei nuclei familiari, ma dell’intera voragine economico-sociale-culturale nella quale tristemente ci dibattiamo tutti. Tutti? Beh, se le cose stanno così, diciamo che mi è capitato di leggere tesine liceali un po’ più criticamente e metodologicamente fondate.

    Mi sarebbe piaciuto dire qualcosa sugli asili, in particolare, ma le affermazioni di Biondillo, che condivido in pieno, mi hanno anticipato. Altro che patrizi liberal che al mattino si disfano dei figli per riversarsi in massa ai bordi delle piscine…

    @ zoe

    Concordo pienamente con te: la scuola primaria pubblica, soprattutto la materna e la stragrande maggioranza delle elementari, passando per gli asili nido (“chi dice certe cose non ha neanche idea di cosa sia un asilo” e soprattutto offende la serietà, la preparazione e la dedizione del personale), è una delle pochissime realtà di cui la scuola italiana nel complesso non si deve vergognare. Sarà per questo, forse, e anche senza forse, che tutti gli attacchi della destra in materia erano tesi e concentrati alla sua demolizione.

  49. cara polvere il 4 agosto 2006 alle 14:33

    dovremmo smetterla di praticare con gusto il vizio dei collegio…
    è male proprio per la bellezza del gesto autocompensatorio.

    il m a l e è il primo a farsi desiderio.
    è la prima madre violenta che estirpa dall’utero il maturo frugare della vita nelle borse dei morti
    un saluto
    paola

  50. tashtego il 4 agosto 2006 alle 14:34

    però bisogna ammettere che la definizione “patriziato liberal” benché corrisponda, in questo caso, a una mazza, non è male. pensa a quelli dell’associazione Libertà e giustizia.
    tipo.

  51. gianni biondillo il 4 agosto 2006 alle 15:51

    fa il paio con “radical chic”.

  52. Ugolino Conte il 4 agosto 2006 alle 19:04

    Mi chiedo (e sono domande che non mi fanno chiudere occhio): ma tutto il patriziato liberal è radical chic? ed è sicuro che ogni radical chic appartenga al patriziato liberal. Chi sa cosa ne pensano il pastore tedesco e il caffarra… Ah, saperlo, saperlo..

  53. Ugolino Conte il 4 agosto 2006 alle 19:08

    “ed è sicuro…liberal?”

    Che abbiano già iniziato con le scomuniche? Qui saltano i punti di domanda come i tappi dalle bottiglie di sciampàgn’ dei patrizi liberal a bordo piscina…

  54. gabriella il 4 agosto 2006 alle 19:14

    Se non ci fosse stato l’asilo nido col cavolo che potevo mantenere me stessa e mio figlio. Meglio di una baby sitter scoppiata e di una nonna schizzata…
    @ Roberto
    Ti assicuro che non è così semplice trovare una persona che si occupi in modo competente di anziani malati a volte gravemente, magari lo stereotipo della badante rumena compiacente corrispondesse a realtà! Sono vent’anni che lavoro coi disabili, vivere con persone malate di Alzheimer è una dannazione e trovare persone che se ne occupino senza dare i numeri dopo un mese non è cosa facile, per esempio. Possiamo mica buttarli giù dalla rupe, i malati.
    @ Tashtego
    perché hai aperto gli occhi alle 4 stamani?
    perché il quesito sul pappagallo e il nonno ti è entrato come un tarlo e i post sull’esatezza ti hanno stremato… :-)

  55. gina il 6 agosto 2006 alle 08:33

    [visto che è domenica (e che le pecorelle smarrite sdraiate a bordo piscina si apprestino alla messa!:) vi appiccico la versione integral(e)/ista del rap di sua emineMza monscarlocaffarra citato ma solo in parte da roberto.

    Ne vale la pena.

    Testimonianza” abilissima:) particolarmente consigliata ai laici (LUI ci illustra la “nostra” falsa laicità:) ai babelici gay, alle coppie di(s)fatto e – come colonna sonora (espiativa) dell’acquagym domenicale – a tutte noi slandre impenitenti, dispensatrici di Male nonché Sobille und dis-umane, de-ceneri&altèrodismorfike zingle, ke portano i figli al'(edo)ni(stico)do e NON spianano PIÙ a mano, in-gyn-occhio sui ceci, la pasta dei turtlèn.

    (siccome su parecchie cose guarda caso il caffarra non ha il tempo di soffermarsi, la track list completa è su http://www.caffarra.it:)]

    (sp)
    A(m)
    M(EN)

    “Dividerò la mia riflessione in due parti. Nella prima cercherò di mostrare la bontà, la preziosità etica dell’istituto matrimoniale. Non del sacramento, ma dell’istituto matrimoniale in quanto tale. Il mio quindi è un discorso che si rivolge a tutti, credenti e non credenti.

    Nella seconda parte cercherò di mostrarvi quale è oggi in Occidente la vera “materia del contendere” quando la contesa civile ha per oggetto il matrimonio. Terminerò con alcune riflessioni generali per accennare ai fondamentali orientamenti che dovranno ispirare la nostra promozione e difesa della dignità del matrimonio.

    1. IL BENE DEL MATRIMONIO

    Questa prima parte della mia riflessione si fonda su una lettura – interpretazione di una fondamentale, originaria esperienza umana. Essa (esperienza) può essere semplicemente denotata nel modo seguente: la persona umana è uomo e donna. La bontà propria del matrimonio, la sua intima preziosità è racchiusa interamente in questo semplice fatto: l’humanum si realizza in due modalità diverse, mascolinità – femminilità.

    Questo fatto chiede di essere letto ed interpretato al fine di scoprirne la verità [il lògos, direbbero i greci] e quindi il significato. È un’interpretazione che può essere fatta “partendo dal basso”, per così dire: il di-morfismo sessuale è un caso particolare di una legge biologica generale, la modalità propria con cui salendo nella scala dei viventi le specie si perpetuano. È così negli animali; è così nell’uomo. Ho parlato d’interpretazione “dal basso” nel senso che questo modo d’interpretare la sessualità umana ne rifiuta l’irriducibilità alla natura, al bios. Nega una sua significatività propriamente umana. Sul piano pratico la conseguenza è che non si può escludere in linea di principio la sostituibilità dei processi procreativi naturali con procedimenti procreativi artificiali. E gli uni e gli altri sono infatti eticamente neutri, indifferenti.

    Esiste anche un’interpretazione che è opposta alla precedente, e che potremmo chiamare “culturale”: il [significato del] dimorfismo sessuale è un prodotto puramente culturale; è l’opera della cultura senza alcun fondamento nella [natura della] persona. Ne deriva che ogni cultura sessuale è ingiudicabile dal punto di vista etico; è inconfrontabile con ogni altra cultura sessuale; non esiste una istituzionalizzazione dell’esercizio della sessualità da ritenersi migliore di un’altra: l’istituzionalizzazione matrimoniale [etero-sessuale] ha lo stesso valore etico dell’istituzionalizzazione omosessuale.

    A guardare le cose più in profondità, noi vediamo che sia l’interpretazione biologista sia l’interpretazione culturale hanno un presupposto fondamentale in comune: la persona umana nella sua concretezza non ha in sé e per sé una sua propria bontà, così che non esiste in linea di principio la possibilità di scriminare una realizzazione vera della soggettività umana da una realizzazione falsa. Insomma, non esiste una verità circa il bene della persona, che non sia meramente prodotto del consenso sociale: consensus facit verum.

    Tutto questo non va mai dimenticato nel discorso che stiamo facendo e meriterebbe ben più ampio sviluppo, ma devo ritornare al nostro tema. Ambedue queste interpretazioni devono essere giudicate alla luce dell’esperienza che ciascuno fa di se stesso; ciascuno è testimone di se stesso a se stesso, ed alla fine ogni interpretazione dell’uomo deve essere confrontata con questa testimonianza. Vorrei ora semplicemente aiutarvi ad ascoltare questa testimonianza: per non dilungarmi troppo lo faccio solo per accenni. È quindi l’invito seguente: ascolta che cosa dici a te stesso di te stesso! L’uomo posto di fronte alla donna e la donna di fronte all’uomo vede in essa/in esso un «altro se stesso/a»: alterità [è un altro/a] ed identità [se stesso/a]. È questa un’esperienza che l’uomo non vive né quando è di fronte alle cose o agli animali: sono un «altro», ma non sono «se stesso». Ed ancor meno quando il credente è di fronte a Dio: è il totalmente Altro.

    L’alterità nell’identità è la ragione ultima della inclinazione sociale della persona umana; è come la sorgente da cui sgorga la vita umana associata. L’esperienza della propria umanità limitata dalla e nella propria “forma” [maschile/femminile] spinge il soggetto ad una “comunione” con l’altro/a, nella quale [comunione] solamente l’humanum è pienamente realizzato e manifestato. È questo il punto centrale di tutta la nostra riflessione. Esiste un legame fra uomo e donna costituito dalla partecipazione alla stessa natura umana; esiste una reale – naturale – differenziazione nella realizzazione della stessa natura umana: l’humanum nella sua intera verità e bontà è l’unità nella salvaguardia della diversità di uomo e donna.

    Voglio sottolineare che si tratta di una comunione nella natura; che si tratta del riconoscimento dell’altro/a nella sua naturalità. Se infatti la comunione fosse solo a livello spirituale, a causa della sola partecipazione alla stessa razionalità, il sociale umano sarebbe sempre insidiato dal pericolo di costruirlo solo fra persone che posseggono quelli che si è deciso siano i caratteri della razionalità. E sappiamo che lungo la storia sono state soprattutto le donne e i bambini ad essere esclusi da una piena ospitalità nel sociale umano, precisamente a causa di quella falsa dialettica sociale.

    Il “diverso” originario è la donna nei confronti dell’uomo e l’uomo nei confronti della donna. E pertanto se il riconoscimento della diversità non è in primo luogo riconoscimento della diversità della sessualità umana il sociale umano resta sempre esposto al rischio di discriminazioni ingiuste. Proprio perché il tutto dell’humanum è presente potenzialmente nella particolarità di ciascuna diversità, la pienezza della persona si realizza nella loro unità. L’uomo è per la donna e la donna è per l’uomo poiché solo uomo e donna dicono la verità intera della persona umana.

    L’intrinseca bontà o valore dell’istituto matrimoniale consiste precisamente in questo: esprime-realizza in radice nell’unità uomo-donna l’humanum nella sua interezza. Bontà e preziosità che non si trova in nessun altra relazione sociale. Tocchiamo un punto fondamentale della vicenda umana e della sua comprensione. Provo a dirlo in modo breve e per quanto riesco semplice. All’origine, al “principio” della vicenda umana non stanno tante unità chiuse in se stesse. Sta una dualità; un rapporto: un uomo e una donna. Il dato umano originario non è l’identità, ma la relazione; la “figura” dell’incontro non è il contratto di individui originariamente estranei, ma è l’incontro nell’amore fra due persone diverse: uomo e donna. Questa lettura profonda della realtà umana ultimamente ci è stata insegnata dalla Lett. Enc. Deus caritas est.

    Ma questo non è ancora tutto. Se riflettiamo con maggior attenzione, vediamo che nel matrimonio ha origine e si rispecchia l’intera dialettica sociale. Essa infatti è costituita dalla realizzazione di comunità nelle quali la diversità è affermata senza divisione e l’unità è costruita senza discriminazione. Il sociale umano non è un “universale astratto”, ma un’ “universale concreto”. Originariamente ciò si dà nella relazione coniugale. Essa è l’archetipo di ogni relazione sociale: prima societas in coniugio, dicevano già i latini.

    2. LA CONTESA ATTUALE

    Non c’è dubbio che la percezione chiara del valore, della preziosità propria del matrimonio si va oggi gradualmente oscurando. Il fatto a mio giudizio più emblematico di questo oscuramento è stato che il 18 gennaio 2006 con 468 voti a favore, 149 contrari e 41 astenuti il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione che invita ad equiparare le coppie omosessuali a quelle fra uomo e donna e condanna come omofobici gli Stati e le Nazioni che si oppongono al riconoscimento delle coppie gay.

    Questo fatto non era mai accaduto nella storia della umanità. Il rapporto omosessuale è sempre stato ed è anche oggi diversamente giudicato dal punto di vista del comportamento personale. Ma il problema di cui stiamo parlando non è per niente questo. È il seguente, anzi, i seguenti: perché si è giunti a questa richiesta? che cosa stiamo rischiando in essa? Alla prima domanda rispondo: la richiesta di equiparare negli ordinamenti giuridici matrimonio, unioni di fatto e convivenze omosessuali è il punto di arrivo coerente con una falsa concezione di laicità dello Stato. Cercherò ora di mostrarvi brevemente questo cammino.

    Ogni concezione della propria sessualità ha uguale diritto di essere praticata. Questa affermazione è l’applicazione di un principio basilare delle nostre società liberali: il principio di autonomia. Unico limite che si deve porre è quando la realizzazione della propria concezione della sessualità viola diritti soggettivi di terzi: pedofilia e stupro. Nessuna pratica della sessualità deve essere trattata dalle leggi meglio di un’altra, poiché se così fosse, la parzialità di trattamento sarebbe ingiusta comportando una scelta ideologica. Questa seconda affermazione è l’applicazione dell’altro principio basilare delle nostre società liberali: il principio di uguaglianza.

    Se vogliamo custodire quindi i due pilastri della nostra società occidentale, autonomia ed uguaglianza, il matrimonio ed altre forma di realizzazione della propria sessualità devono essere trattate dalla legge con uguale trattamento. In teoria, la legge civile nei confronti di comportamenti socialmente rilevanti ha a disposizione cinque possibilità: punizione, tolleranza, ignoranza, rispetto, condivisione. Lasciamo subito fuori della nostra considerazione la prima e la seconda, che non hanno nulla a che far col tema che stiamo trattando. Poiché la società non può costituirsi senza rispettare e condividere l’istituto matrimoniale, si propone che uguale rispetto e condivisione la legge civile deve avere nei confronti degli altri modi di realizzare la propria sessualità in concreto. Cioè: matrimonio, convivenze di fatto, convivenze omosessuali esigono da parte della legge uguale rispetto e condivisione. È importante notare che l’uguaglianza nel rispetto e nella condivisione esige anche uguaglianza nell’attribuzione delle risorse pubbliche.

    Ma al di sotto di questo modo di ragionare c’è una visione sulla quale purtroppo il tempo non mi permette di soffermarmi a lungo. Mi limito a dire: in fondo la radicalizzazione del concetto di laicità, di cui stiamo parlando, nasce da due presupposti. Il primo presupposto è che nessuna concezione di vita buona è vera in alternativa alla sua contraria. È impossibile qualificare come vera qualsiasi concezione di vita buona e quindi falsa la sua contraria, dal momento che esse esprimono sempre e semplicemente fini e preferenze soggettivamente motivate, e sempre quindi rivedibili. È per questa ragione che nel contesto di questa teoria non si parla di “bene/vita buona”, ma di “concezioni di vita buona”; di “concezioni della sessualità”, volendo così connotare una necessaria pluralità fino al limite [anche se non sempre né necessariamente] della mera soggettività. Insomma: una verità circa il bene della persona e della società o non esiste [relativismo etico] o non può essere razionalmente affermata e dimostrata [agnosticismo etico].

    Corollario di questo primo presupposto: qualunque scelta [legislativa, amministrativa…] a favore dell’una concezione piuttosto che dell’altra diventa inevitabilmente parzialità ingiusta e violazione dell’autonomia del soggetto. Dunque: completa equiparazione fra matrimonio, coppie gay, unioni di fatto. Il secondo presupposto è che deve essere possibile organizzare la vita associata prescindendo imparzialmente dalle varie concezioni di vita buona, attraverso proposte universalmente condivisibili perché giustificabili senza riferimento a nessuna delle varie concezioni di vita buona, ma anche attraverso proposte che non sono meramente formali o procedurali.

    Il concetto di «giustizia» denota precisamente questa modalità di organizzare la vita associata: la vita [associata] giusta è la vita progettata secondo questa modalità. Dunque: ogni “pezzo” con cui è stato costruito l’edificio matrimoniale – coniugalità, genitorialità … – deve essere sostituito da “pezzi” non derivabili da nessuna concezione della sessualità. Non più «coniugi», ma “partners”; non più «padri-madri», ma “genitore A – genitore B”. Alla qualità propria della relazione deve subentrare la neutralità della medesima. Vorrei ora rispondere brevemente alla seconda domanda: che cosa stiamo rischiando? Una messa in crisi senza precedenti dell’istituto matrimoniale, che accompagnerà la costruzione di una società di estranei gli uni agli altri. La torre di Babele diventerà ogni giorno più la “cifra” dei nostri edifici sociali.

    Assisteremo, in primo luogo, ad una messa in crisi senza precedenti dell’istituto matrimoniale. Anche se non raramente negata nella teoria giuridica, la rilevanza educativa della legge civile è un fatto. Essa contribuisce non raramente e non superficialmente a formare l’ethos pubblico e i convincimenti della ragione pubblica. Ciò è particolarmente vero per l’istituzione matrimoniale (desumo la riflessione seguente dal sito http://www.zenit.org).

    La legge può configurare la comunità coniugale come una forma di comunione sessuale-affettiva cui i singoli sono liberi di accedere, ma la cui definizione non è a disposizione di chi si sposa: non può essere formulata e riformulata a piacimento. Oppure la legge può decidere, attraverso l’equiparazione di cui parlavo, che il matrimonio ricevuto dalla tradizione è frutto di mera convenzione sociale e che pertanto il matrimonio può essere pensato e realizzato nei modi corrispondenti ai desideri, interessi e scopi propri di ogni individuo.

    Il risultato della seconda scelta giuridica non sarà a lungo termine che nell’ethos e nella ragione pubblica matrimonio ed altre forme di convivenze avranno la stessa stima e riconoscimento? Il risultato sarà che l’equiparazione di fatto sosterrà quelle visioni dell’uomo che non sono ospitali vero la monogamia, e che alla fine potrebbe minare l’istituzione matrimoniale alla base.

    Il prof. Joseph Raz ha scritto: «la monogamia, ammesso che rappresenti l’unica valida forma di matrimonio, non è alla portata dell’individuo. Per poterla vivere, essa richiede una cultura che la riconosce e che la sostenga attraverso l’atteggiamento del settore pubblico e delle istituzioni». Ovviamente Raz non intendeva dire che la persona in qualsiasi ordinamento giuridico non possa essere capace di comprendere e di scegliere il matrimonio. Egli pensa – e consento con lui – che il matrimonio è un istituto “fragile” se non è sostenuto dalle leggi e dalle istituzioni. L’orientamento della ragione pubblica è decisivo per difendere il matrimonio. La mia tesi è che l’equiparazione matrimonio – unioni di fatto – coppie gay costituisce una rinuncia a questa difesa, e quindi una abdicazione alla promozione del bene umano comune.

    Ma c’è qualcosa di molto più grave in questa vicenda. Lo esprimerei nel modo seguente. Negando l’esistenza di relazioni sociali qualitativamente diverse, e misurando la qualità della relazione solo col metro dell’autonomia con cui si pongono, il sociale umano, non solo quello coniugale, è destinato a configurarsi semplicemente come contrattazione di egoismi opposti, coesistenza negoziata di estranei. Non mi è più concesso tempo per fermarmi su questo punto.

    3. CONCLUSIONE: l’emergenza educativa

    Voglio concludere con due ordini di riflessione. Il primo. L’uomo resta affascinato e come rapito, anche se nel suo cuore dimorassero pregiudizi insuperabili sul piano razionale, dalla bellezza e dalla santità. La santità infatti che altro è se non lo splendore della verità e della bontà propria della persona umana? È lo splendore dell’amore coniugale che rifulge oggi ancora in tante coppie, che disperderà la nebbia di ideologie devastanti: e lo faranno semplicemente vivendo. L’altra riflessione, ed ultima. Mentre costruivo questi pensieri avevo costantemente presente i giovani. E mi chiedevo continuamente: che ne è di loro?

    Non esito a dire che oggi nella nostra società occidentale la principale emergenza è l’emergenza educativa: un’intera generazione di adulti non sa più educare un’intera generazione di giovani. E la ragione è semplice e grave. Educare significa introdurre alla realtà e la chiave che apre la porta è la ragione, una ragione che non rinunci a se stessa, a prendersi carico di tutte – nessuna esclusa – le domande che la realtà pone. Forse ciò che i giovani chiedono quando invocano di essere educati, è semplicemente di essere ancora ricondotti a quell’esperienza originaria che Tommaso chiamava: apprehensio entis. Cioè: accogliere la realtà che ci è data in un atto che è sinteticamente di intelligenza, di libertà, di amore.

    Abbiamo un grande compito: ricostruire un forte legame educativo dentro e fuori le famiglie. Perché la devastazione dell’umano cui assistiamo non è fermata da inutili lamenti ed inefficaci parole, ma dalla ri-generazione educativa di persone umane veramente libere e liberamente vere. Ancora una volta alla Chiesa è chiesto di generare l’uomo in Cristo”

  56. roberto il 12 agosto 2006 alle 17:37

    @gina

    “ripensare le esperienze storiche”

    La rivoluzione khomeinista è un esempio di fondamentalismo postmoderno. Con lo stesso entusiasmo, e minore integrità, la stessa definizione vale per la rinascenza cristiana, dalla Polonia di Solidarnosc al Fronte antifascista atlantico. Tutte queste rivoluzioni religiose hanno una missione. Difendere i Fondamenti. Le Origini. I Valori. L’Identità. Quello che eravamo ‘prima che iniziasse tutto questo’. Loro difendono ‘cosa siamo stati’. Ci difendono dalla Modernità. Secondo Negri: “La fede antimodernista che unisce i fondamentalismi non è un fenomeno premoderno ma postmoderno. La postmodernità del fondamentalismo consiste, primariamente, nel rifiuto della modernità come arma della egemonia euro-americana”. I fondamentalismi sono teologie nostalgiche con una precisa attualità storica: resistere alla “ibridazione”, alla “differenza” e alla “mobilità” dell’Occidente (i virgolettati sono di Negri).

    ***

    E’ accaduto che la teoria critica degli ultimi anni, mentre sprigionava energie vitali e liberatrici, abbia accumulato una sorta di ritardo nella riconfigurazione dei poteri che aveva denunciato così aspramente. Mentre cadono gli steccati, e mentre emergono nuove divisioni, si può iniziare a scrivere la storia di come quelle stesse teorie – i nostri strumenti di lotta – sono stati riformattati “a sostegno esplicito, a esplicito foraggiamento del disimpegno politico neoliberista” (Gina). E dunque chiedersi “dove, come e con quali enti e istituzioni di supporto, oggi, si svolgono questi studi” (Said).

    ***

    (l’economicismo non è più e non è solo una forma di riduzione della realtà; il capitale agisce sui desideri prima che sugli interessi dell’individuo. Il mercato ha già ampiamente ‘decostruito l’individuo’, allargando la presa sulla esperienza umana dalla “pratica contabile della razionalità strumentale per la massimizzazione del profitto” – come dice Amartya Sen, e sembra scritto apposta per mamma Francesca di RCS Libri -, ad una più vasta e non percepita desensibilizzazione, una minimologia degli affetti e una superologia del piacere e dei suoi effetti: la distruzione dei sentimenti, la solitudine esistenziale e la dispersione sociale, il tutto vissuto con euforia e senza angoscia. Insomma, la Babele postmoderna).

    ***

    Nel momento in cui il capitale si fa parassita della differenza, fa ideologia della differenza, ha urgenza di ‘promuovere’ le teorie del pensiero critico; per cui la stessa “battaglia dei diritti” diventa merce di scambio, un modo per garantire al mercato future annessioni di senso, ingegno e sentimenti umani. Resistono soggetti che si oppongono politicamente, che prendono la parola “in senso creativo”, secondo la loro propria “responsabilità individuale” (Gina), e questo dimostra ancora una volta la micidiale potenza di certi ordigni critici che hanno smontato dal di dentro le pretese universalistiche ed egemoniche dell’Occidente. Ma nell’urgenza di prendere la parola si trascura l’analisi dei modi in cui quella parola ripresa viene usata da chi te l’aveva data per farti parlare una nuova lingua, vivere una vita ‘diversa’, proiettarti in un’epoca in cui non avrai più bisogno di lui, lei, noi. Singoli soggetti fanno gola al mercato che, per semplici ragioni d’ordine e stabilità sociale, mantiene inalterate le precedenti strutture relazionali e di comando, ma nel frattempo le consuma, le plagia, le irride. Nessuno si accorge di essere divorato?

    ***

    Ancora, penso che il breve paragrafo scritto da Gina, a mo’ di introduzione del testo cardinalizio, sia una prova della contraddizione teorica tra (buon senso) pratico e (ritardo) teorico che ci affligge. Le incursioni di Gina – quella lingua depotenziante che sarebbe piaciuta a Carmelo Bene -, sono la dimostrazione dello smembramento ludico dell’essenzialismo inteso come stile, tocco autoriale e autoritario. Ma in questo squadernamento dove finiscono le forme della resistenza passatista e inattuale? quella lunga storia di preti nascosti nelle catacombe e di mullah che riemergono dalle caverne? Ricordo l’interesse mostrato dal professor Said verso la “imprevedibilità”, la “forza sorprendente e persino attrattiva” delle vecchie scritture. E dunque “il diritto a rimanere commossi, irritati, sorpresi e perfino deliziati” dalla materia della nostra analisi. Non pensare che i subalterni sono sempre e soltanto dove vogliamo vederli. Non pensare di essere voci critiche quando dai meno fastidio di una mosca.
    Sfuggire al dissenso che ronza inutilmente come una zanzara d’agosto. Sorprendere.

  57. gina il 13 agosto 2006 alle 15:05

    Roberto

    Non fare il furbo:)

    1. Io ti ho dato del nostalgico: tu mi rispondi si sono un nostalgico, un nostalgico fondamentalista postmoderno.
    E infatti resisti. Resisti all’ibridazione, alla differenza e alla mobilità dell’Occidente abbarbicato a due fondamentali:), italianissime, sfanculatissime stampelle: a mons giuliano ferrara, un tuo classico ormai, hai infatti, e del tutto coerentemente aggiunto, suaeminenzailcarlocaffarra.
    Ecco chi detta l’ordine del TUO discorso.
    Ora, e visto che accetti quell’ordine del discorso, caro roberto, chi la da, a te, la parola? Chi stabilisce il contesto,l ‘inizio la fine e il senso, i limiti della tua parola se non “il foglio” da una parte e la “chiesa dei monsignori” dall’altra?
    Chi è allora, roberto, chi è che ronza inutilmente come una zanzara d’agosto?

    2. Infatti. C’è poco da épater i borghesi di NI (e ce ne sono, ma i mezzucci sono offensivi in ogni caso, vista l’intelligenza media di chi legge:): il contesto del tuo mundialito e checché tu ne dica, è quello che risulta dal discorso di caffarra a Valencia che ho postato sopra. Ma non solo. Sullo sfondo c’è il saluto di monscarlocaffarra al congresso “Il Codice di Diritto Canonico ed il nuovo Concordato vent’anni dopo”
    “…Nel sistema canonico si dà identità fra persona ed istituzione. Questa identità è la conseguenza di quel principio-persona che regge tutta la realtà della Chiesa, e che disegna il profilo inconfondibile di ogni norma canonica. L’identità persona-Istituzione propria del Diritto canonico richiama ogni altro sistema giuridico alla proprietà della persona rispetto a qualsiasi forma di organizzazione istituzionale, cioè di organizzazione pubblica o privata del potere. Priorità della persona che non significa identità del diritto col desiderio, vera metastasi delle nostre società occidentali. È dalla “Scuola di Bologna” che mi auguro nasca ancora una volta, come già accaduto in passato, quel reciproco arricchirsi dell’esperienza canonistica e dell’esperienza civilistica di cui oggi, e dal punto di vista scientifico e dal punto di vista pratico, abbiamo urgente bisogno. Auguri dunque di un buon lavoro.”(29 ottobre 2004,
    http://www.caffarra.it/saluto291004.php)”.

    Sai leggere credo. Anche tra le righe. Ecco. Se permetti buon lavoro stocazzo. E che i professori di diritto canonico (con buona pace del mio trenta e lode) se ne stiano civil(istica)mente: fuori dai coglioni.

    Poi, e qui veniamo al punto, al tuo uso malato, distorto e compiacente del DESIDERIO come IL Male, in perfetta ottemperanza ai dettami interessati della sacra diade ferrara/caffarra: “priorità della persona che non significa IDENTITÀ DEL DIRITTO COL DESIDERIO, VERA E PROPRIA METASTASI delle nostre società occidentali”.

    Il desiderio. Vogliamo smetterla di scherzare mezzuccisticamente con la neoliberistica jasmine e rivolgerci, visto e considerato che ti piacciono i preti, per esempio al rev korda di http://www.churchofeuthanasia.org, scaricare aggratis I like to watch (minorenni astenersi:) e farci due SANE RISATE ma anche due irriducibili conti?

    Il desiderio. Vogliamo, fatture della visa alla mano, da squallidi praticoni quindi e all’insegna del ma-da-che-pulpito, verificare L’AMMONTARE DEL DESIDERIO degli alti prelati in trasferta, che da buone icone del neoliberistico star system dormono sul pagliericcio orbiterracqueo di un cinque stelle a caso ?

    Il desiderio. Vogliamo fare le pulci all’opulento ferrara? E’ malato? Quanto mangia? In ogni caso, dove sono le sue battaglie contro il DESIDERIO OSSESSIVO compulsivo compensatorio di cibo? contro le multinazionali alimentari? Contro i pesticidi (causano infertilità maschile, che ormai copre il 53% dei casi di infertilità totale, lo sai? Ma anche linfomi, e metastasi, metastasi vere). Dove sono le sue battaglie contro la banca mondiale? contro il wto? contro le sovvenzioni agricole al primo mondo, perché non possiamo ingrassare tutti a piacere? Dove sono le sue battaglie contro il desiderio di merce, oltre al cibo e fino ai SUV (sono così alti che quando investi qualcuno lo becchi dritto agli organi vitali e con ogni probabilità lo ammazzi, e poi causano inquinamento e cancri e metastasi, metastasi vere)? Vogliamo iscriverli, ferrara e caffarra, a una critical mass dimagrante, a una biciclettata collettiva contro le metastasi? Sopravviverà la sacra diade a due reali sgambate?

    Il desiderio. Ripassino teorico? Nel bene e nel male: da aristotele passando per platone, spinoza, nietzsche freud deleuze ecc..
    Lo sai che non esiste solo il desiderio mimetico (delle merci, di quel che c’è già), ma anche il desiderio come potenza affermatrice? Ma soprattutto: lo sai che non siamo tutti deficienti?

    3. Si può quel che si fa. E non quel che si legge, soprattutto sul foglio o nei discorsi di caffarra.Non si sta a vedere, come dici tu. Si sta a fare. Questa è ricchezza.
    Per tua sfortuna, ti rivolgi a una persona che sa quel che fa (e quel che non fa), con un sufficiente supporto teorico (che non sbandiero), ma soprattutto con una consapevolezza tale da rispedire al mittente le “accuse” di passatismo e inattualità.
    Come ti ho già detto e lo so, lo so praticamente, lo so teoricamente, l’economia informale può essere vista, e di fatto lo è, come un sostegno esplicito agli abusi del neoliberismo (molto praticamente, riempie i buchi dello smantellamento del welfare, aggratis, legittimandolo a proseguire), ma, sempre DI FATTO, perché col cazzo che solo le parrocchie sono in grado far emergere e sopportare le contraddizioni, LAVORA CONTRO, crea relazione (quindi FUNZIONA), risponde creativamente anche dal punto di vista affettivo, sorprende e spiazza (basta vedere come hai reagito tu), ri-getta in faccia, porta via restando dentro, perché nessuno può tirarsi fuori, roberto, o limitarsi a sparare sentenze dall’alto, con davanti solo un paio di encicliche e un foglio di carta igienica.
    ciao

  58. gina il 13 agosto 2006 alle 15:14
  59. roberto il 13 agosto 2006 alle 16:46

    @gina

    La tua pratica politica individuale funziona. Quindi è inutile farlo notare ogni volta che ci scriviamo. Non ho scritto che “Gina è una zanzara”. E non ho detto nemmeno che sono un fondamentalista postmoderno, se mai ho cercato di ‘applicare’ la definizione di Antonio Negri al mio racconto.

    Sto seguendo la stessa linea ‘subalterna’ nei rivoli delle ultime casate nobiliari partenopee, travolte dalla seconda guerra mondiale e ridotte alla diserzione. Anche lì, la difesa anacronistica degli antichi privilegi di casta. Anche lì, il silenzio. Della nostra critica letteraria, del culturismo moderno e postmoderno. Autori e libri che sopravvivono in qualche archivio impolverato, nelle più vecchie biblioteche, in una libreria antiquaria di Mergellina. Non sei tu ad essere ‘inattuale’, ma loro (cavalieri, preti e mullah). Ma non t’interessa, ho capito, ho capito…

    Non è che se uno si legge un paio di encicliche, qualche articolo del Foglio e un po’ di fantascienza porno, vuol dire per forza che crede in Dio, in Ferrara e nel Sistema Pedo-cardinalizio. Non è che se parlo dei valori aristocratici, della cavalleria, del rispetto per gli indifesi, mi devono per forza incoronare nuovo Re Artù. In giro ci sono idee, nostre e di altri, che ognuno può riformulare come gli pare. O l’integrismo differenziante nega i salti dialettici?

    Invece qui sembra che se pisci fuori dal vaso sei fritto. Le citazioni del professor Said che ho utilizzato ieri non me le sono mica inventate io. Le ho solo forzate, per vedere (e basta con questa ossessione del fare!) che effetto faceva. Se vuoi è una provocazione, ma non è che uno “si tira fuori” soltanto perché rifiuta di scrivere in prima persona. Rivendico la mia attività di inventore di favole, anche quando sembrano saggetti, tesine, articolini.

    La storia è tutta qui: in un mondo dominato dalle leggi pornografiche, il patriziato liberal perseguita la chiesa segreta. La resistenza cattolica cerca nuovi fedeli da deprogrammare, in nome di una esigenza fondamentale. La resistenza umana. Potrai dirmi che la trama non ti piace, ti annoia, è una stronzata, tutto quello che vuoi, perché i diritti dei lettori intelligenti sono preservati da una sovrana corte internazionale: chi pubblica e chi no. Ma non puoi certo chiudermi il becco con ‘sta storiella della voce, chi me l’ha data e chi me l’ha tolta, perché quelle voci sono tutte dentro di me, più voci parlo più mi avvicino ad una rappresentazione, e faccio romanzo.

    Credere che l’autore sia tutt’uno con la sua finzione; costringerlo a gettare la maschera distinguendo tra quello in cui crede – se ci crede -, e quello che ha immaginato (Said cade spesso in questo tranello, ecco perché è costretto a certi distinguo); confondere l’invenzione con la realtà (ho scritto che i fondamentalismi sono idealismi religiosi, “teologie nostalgiche”, non basta?!), significa privarsi di una leva teorico-culturale sonnecchiante: la narrativa, il romanzo critico, innanzitutto quello di fantascienza (il più visionario di tutti).

    Dai saggi asimoviani agli uccelli del Paradiso langoniano, dall’epica porno di Annie Sprinkle alla Patafisica del Dottor Young. In effetti, con questo genere di nomi, a molti stitici può venire in mente la carta igienica.

  60. gina il 13 agosto 2006 alle 18:00

    roberto.
    La tua risposta era rivolta a me.
    sei stato tu a mettere in dubbio l’efficacia della mia parola e della mia azione, e ad accusarmi trasversalmente di CONNIVENZA/FORMATTAZIONE INCONSAPEVOLE con/dal “Male”, (non a livello personale, ma in quanto sono stata io a permettermi gli esempi incriminati di dissenso che ronza inutilmente…..eccetera). E questo all’interno dell’ordine di un discorso, il tuo discorso, il tuo post e i tuoi commenti prima dell’ultimo, inequivocabilmente dettati da caffarra e ferrara (quanto a said, si riferiva davvero a loro con la menzione “vecchie scritture”?:)
    Quindi adesso che mi spieghi ho capito.
    Non pensi che tutti siano deficienti.
    Pensi che io sia deficiente (accumulo ritardi su ritardi, dalla pratica politica collettiva (per fortuna che quella onanistico individuale funziona!) all’auptodate teorico, passando per una narcisovittimistica incapacità di lettura)
    Liberissimo.
    Per quel che mi riguarda comunque, e siccome dalle mie parti le regole si fanno giocando:): non ci sto.
    ciao

  61. NAZIONALE il 30 agosto 2006 alle 12:25

    prova microfono



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