Et dimitte nobis debita nostra

7 settembre 2006
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Tra quest’immagine e l’autore del post non esiste alcuna relazione di fatto. Nomen Omen.
Questo post deve il suo slancio ai recenti interventi di Sergio prima ed Helena poi.

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Tra quest’immagine e il post non esiste alcuna relazione di fatto. Nomen Omen.
Primo Movimento
C’è un sito francese (www.croire.com) dov’ è possibile “en 12 étapes, comprendre et apprendre à dire la prière de Jésus. 12 jours de formation avec le P. Jacques Nieuviarts”. Il tariffario mi sembra, come si dice qui, correcte;
– formule 3 mois à 9 €
– formule 9€/trimestre
– formule à 36€ pour 1 an

Che idea quella di pagarsi una formazione per “dire bene” la preghiera del Padre Nostro!
Ma come sono capitato qui, si chiederà qualcuno, altri penseranno ad un’oscura manovra di Nazione Indiana per “colpire” con un anatema i detrattori dei libri che noi ed io amiamo. Nulla(niente) di tutto questo. In realtà, durante la mia preistoria filosofica, avevo compiuto, nel quadro del mio dottorato, una ricerca sulla diatriba “analitici e continentali”, utilizzando il paradigma “traduzione” per esplorare le due visioni del mondo. La mia domanda di partenza era semplice. Le difficoltà che un filosofo incontra nel “tradurre” in linguaggio la realtà (le cose, l’esperienza,le azioni) sono le stesse di un traduttore che debba “trasportare”, “translate”, “traduire” un testo da un sistema di segni ad un altro? E se è vero che la precisione dell’opera del tradurre è fondamentale com’è possibile che delle cattive traduzioini non abbiano impedito a delle opere di fare il loro corso? Le opere di Dostoievskj, Nietzsche, Kafka, Melville nonostante traduzioni-rifacimenti, trasfigurazioni, haanno formato la classe intellettuale occidentale almeno per un cinquantennio ovvero prima che “la traduttologia” si impadronisse del dossier dicendo : adesso basta.
E cosi’ per testi fondamentali, i cui originali andavano perduti (Aristotele, Platone…) e solo le copie (traduzioni) ne veicolavano il verbo. Testi fondamentali come la Bibbia, tanto per capirci.

Ecco allora che mi sono interessato al Padre Nostro, unica preghiera dettata dal Cristo agli apostoli (per un cristiano dettata da Dio) di cui esistono due versioni, quella di Luca e Matteo. La prima, che è quella dell’italica gente (CEI) recita più o meno cosi’:

Matteo 6,9-13
9 Voi dunque pregate così:
“Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome;
10 venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà anche in terra come è fatta in cielo.
11 Dacci oggi il nostro pane quotidiano;
12 rimettici i nostri debiti come anche noi li abbiamo rimessi ai nostri debitori;
13 e non ci esporre alla tentazione, ma liberaci dal maligno. [Perché a te appartengono il regno, la potenza e la gloria in eterno, amen.]”

E quella di Luca, di cui ho appreso l’esistenza grazie ad una fugace visita a Notre Dame, e che risulta essere la versione ufficiale per i francesi e gli spagnoli tra gli altri:

Luca 11,1-4
1 Un giorno Gesù si trovava in un luogo a pregare e quando ebbe finito uno dei discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli».
2 Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
Padre, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
3 dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
4 e perdonaci i nostri peccati,
perché anche noi perdoniamo ad ogni nostro debitore,
e non ci indurre in tentazione».

Secondo Movimento (cherchez l’erreur)

Ci sono molte piccole differenze tra le due versioni (eppure Luca e Matteo registrano quanto accade, in live)ma una mi ha da sempre stregato ed è nel penultimo verso.
e perdonaci i nostri peccati,
perché anche noi perdoniamo ad ogni nostro debitore
” scrive Luca, mentre Matteo (amato da Pasolini) ci dice;
rimettici i nostri debiti come anche noi li abbiamo rimessi ai nostri debitori”

Nella versione francese del Padre Nostro secondo Luca perfino la parola debitore scompare:
“pardonne-nous nos offenses,
comme nous aussi nous pardonnons à ceux qui nous ont offensés” mentre gli spagnoli recitano:
” Perdónanos nuestras deudas,
como también nosotros perdonamos a nuestros deudores.”

Tralascio le considerazioni che già furono fatte dal compagno Nietzsche sulla relazione esistente in tedesco tra Schuld e Schulden, Colpa e Debiti,(Helena correggimi se sbaglio) ma vale la pena ricordare che fu il primo a parlare di colpa in termini economici.
Perchè sia chiaro che “perdona le nostre offese” non è la stessa cosa che “rimetti i nostri debiti”. Se vado dal mio banquier (bancario in italiano) Guillaume e gli dico Pirla non mi aspetto in ritorno che mi risponda “monsieur je vais annuler votre dette”. mentre invece è più probabile che se a Guillaume gli dico “rimetti i miei debiti” lui mi risponderà “Pirla!”.

Terzo Movimento
Molte sono le ragioni che mi fanno amare questa preghiera. Tra tutte il fatto che sia stata per secoli il primo dizionario mondiale ad uso e consumo dei navigatori. I missionari infatti insegnavano il Pater Noster nella lingua parlata dalle tribù. E dal Pater Noster coloro che sbarcavano in isole del pacifico o in terre lontanissime sapevano come interagire con la vita della gente del posto. Una vita che si declinava semplicemente attraverso il pane, il giorno, il cielo, il padre (hélas)i debiti (le offese) e le tentazioni. Esiste un sito straordinario, http://www.christusrex.org, dove con un sistema simile a Wikipedia, dei monaci hanno raccolto migliaia di versioni del Pater Noster. Io mi sono divertito a cercare il “verso” incriminato nelle versioni dialettali italiane ed ho scoperto che nelle isole i debiti diventavano offese e gli offendenti, nemici come nella versione sicula:

E pirdunatinni li nostri piccati
Accussì comu nui li rimittèmu a li nostri nnimici
E nun nni lassati cascari n tantazioni,
ma libbiratinni sempri d ogni mali, e accussì sia.

In quella sarda l’ incipit è per forza simile a quello di Paint it Black degli Stones.

Babbu nostu ki ses in is Celus,
Santificau siat su nòmini tuu,
bengat a nosu su reinu tuu,
siat fatta sa voluntadi tua
comenti in su celu aici in sa terra.
Su pani nostu de dogna di donanosidd’ oi,
e perdonanosì is peccaus nostus,
comenti nosaturus perdonaus is depidoris nostus,
no nosi lessis arrui in sa tentatzione,
ma lìberanosì de tottu male.
Amen.

C’è l’esilarante versione napoletana:
‘O Pate Nuosto
Pate nuoste ca staje ncielo,
santificammo ‘o nomme tujo,
faje vení ‘o regno tujo
sempe c’ ‘a vuluntà toja,
accussí ncielo e nterra.
Fance avè ‘o ppane tutt’ ‘e juorne
lèvece ‘e rièbbete
comme nuje ‘e llevamme all’ate,
nun ce fa spantecà,
e llèvace ‘o male ‘a tuorno.
Amen.
Di cui adoro quel “comme nuje ‘e llevamme all’ate”. Il prossimo è l’ate, l’altro.
Quella bolognese nel verso che mi riguarda è bellissima:
“e dscanzèla i nûster dèbit
eme nuèter a i dscanzlän ai nûster debitûr

Dicevo che molte sono le ragioni per cui amo il Pater Noster. Una è quella di farmi pensare a mio padre e cosi’, anche solo pensandolo, ho come l’impressione di averlo ancora accanto a me.

22 Responses to Et dimitte nobis debita nostra

  1. M. il 7 settembre 2006 alle 13:36

    Sì, ma il koala?

  2. gigi capastìna il 7 settembre 2006 alle 15:13

    Segnalo per completezza d’informazione l’esistenza di
    “O padre nostro che ne’ cieli stai – Antologia di versioni con commento glottologico” a cura di Mario Negri con versioni di A.Zagatti (greco) – G.Rocca (Latino) – F. Santulli (visigoto-Wulfila) – G. Rocca (Armeno) – A. Filippin (Protobulgaro) – M. Cislaghi (Altre versioni germaniche: Heliand, Lindisfarne Notker – Lutero – James I)

  3. maria (valente) il 7 settembre 2006 alle 15:31

    Effeffe, stamattina mi hai fatto commuovere…mannaggiaatté

    ps: io della versione napoletana adoro quel “nun ce fa spantecà” – intraducibile davvero.

  4. A. Chab il 7 settembre 2006 alle 16:03

    Tonno Nostromo che sei nei mari…

  5. cf05103025 il 7 settembre 2006 alle 16:31

    Oh, Gesù,
    ‘l paternoster non lo so più,

    però anche ti , o Gesù,
    quand ka tlu disìe
    chiel, to pare, a scutava pà,
    l’è susì ka l’hai ‘mparà

    MarioB.

  6. ness1 il 7 settembre 2006 alle 16:36

    Perché non è UN testo (nessun testo) che da sé (in sé e per sé) basta a dire. Cristo, è Verbo: incarnato. La vita (TUTTA la vita, e la vita di tutti) è il contesto da cui solo ha senso un singolo testo, anzi ogni minima parola.

  7. ness1 il 7 settembre 2006 alle 16:37

    Poi se vogliamo disquisire intellettualisticamente potremmo non finire mai.

  8. gianni biondillo il 7 settembre 2006 alle 16:49

    Ogni giorno, da due mesi, almeno un pensiero è dedicato a mio padre. Oggi ci hai pensato tu per me. Grazie.

  9. G. Battista il 7 settembre 2006 alle 17:18

    … pardonne-nous tes nonenses,
    comme nous aussi nous pardonnons
    à ceux que tu as nonensés…

    (vangelo ipocrita
    della Camargue)

  10. Gilliat il 7 settembre 2006 alle 18:47

    In una versione in dialetto barlettano della Preghiera (non so se presente nel sito da te citato), i due versi su cui ti sei soffermato recitano:

    iàlze a màne sop’e mmangànze,
    ce sa facèsseme pòure nòu i stèsse acchessi.

    perdona le nostre mancanze, (lett.: alza le mani davanti alle [nostre] mancanze)
    affinché perdoniamo anche noi. (lett.: che magari facessimo pure noi lo stesso, così).

  11. Gorni Tologo il 7 settembre 2006 alle 19:03

    padre mostro che sei nei cieli
    sia classificato il tuo nome

  12. Lilia il 7 settembre 2006 alle 19:21

    @ f.f. e g.b.

    “e questo mistero del vasto
    e del senza tempo
    questo suono che talvolta
    ai più fortunati sembrò fermarsi
    nella gola per venire all’aria”
    (Biagio Cepollaro)

    Ho strappato all’agonia di una rosa appassita l’unico occhio superstite.
    L’ho sepolto sul margine più in ombra di una fonte, con tutte le sue spine
    rovesciate. Mio padre, intanto, si trascinava stanco l’ultimo respiro fino
    alla sommità del suo silenzio d’albero. L’unica parola, il suo grido di fiume,
    la promessa in forma di preghiera di rendere visibile agli uccelli assetati
    del tramonto l’acqua che la sua lingua conservava dal più antico dei giorni.
    Si addormentò reclinando lievemente la testa sulla mia mano, che volò in
    frantumi. Stringeva nel pugno sabbia, tra gli occhi un solco troppo profondo
    per le stagioni del sole. Nulla ormai può naufragare in cenere le messi fiorite
    in quell’abisso. Anche la morte, stupita, si abbevera ancora al riflesso
    notturno in cui zampilla linfa il suo respiro. Io devo una sillaba a ogni
    viandante, uno sguardo a ogni lampada, la mia bocca di custode a una nuvola,
    alla pioggia levigata che cresce nella febbre dei rami. Oggi, sulle labbra
    di mio figlio, il mio alfabeto di figlio recita la passione delle api al fare
    dell’alba, la misericordia delle terre inesplorate che non traverseremo insieme.

    (fm)

  13. tashtego il 7 settembre 2006 alle 19:52

    Nada nostro che sei nel nada, nada sia il nome tuo il regno tuo nada sia la tua volontà nada in nada come in nada. Dacci questo nada il nostro nada quotidiano e nadaci il nostro nada come noi nadiamo i nostri nada e non nadarci in nada ma liberaci dal nada; pues nada. Ave niente pieno di niente, il niente sia con te.
    E. Hemingway, Un posto pulito, illuminato bene

  14. Arci Caccia il 7 settembre 2006 alle 21:30

    apertura: SETTEMBRE

    Già l’òlea fragrante nei giardini
    d’amarezza ci punge: il lago un poco
    si ritira da noi, scopre una spiaggia
    d’aride cose,
    di remi infranti, di reti strappate.
    E il vento che illumina le vigne
    già volge ai giorni fermi queste plaghe
    da una dubbiosa brulicante estate.

    Nella morte già certa
    cammineremo con più coraggio,
    andremo a lento guado coi cani
    nell’onda che rotola minuta.

  15. temperanza il 7 settembre 2006 alle 21:56

    Anche a me il mio banquier oggi ha detto pirla.

    Ma a parte questo, che ancor mi duole, bello.

    nun ce fa spantecà,
    e llèvace ‘o male ‘a tuorno.

  16. Bartolomeo Di Monaco il 11 settembre 2006 alle 08:05

    Ho recitato, Francesco, un Padre nostro, perché tu vada a leggere la nuova iniziativa di vibrisse (www.vibrissebollettino.it) lanciata ieri 10 settembre. Mi aspetto di ricevere qualcosa da te e da voi di NI, che siete lettori forti, e il cui modo di affrontare la lettura mi (ci) interessa e mi (ci) incuriosisce.

    Bart

  17. apostolo il 11 settembre 2006 alle 12:28

    come avrebbe fatto, Luca, a registrare “quanto accade, in live” se non era presente?
    mistero della fede.

  18. furlen il 11 settembre 2006 alle 12:58

    Caro Apostolo (Giuda? :-)) di Luca si dice quanto riportato aqui
    “Avendo potuto conoscere tutti gli Apostoli, molti degli altri protagonisti e testimoni oculari delle vicende della vita del Maestro e dei Suoi numerosi miracoli, egli aveva raccolto notizie di prima mano, confermate poi da San Paolo. Sembra che abbia persino conosciuto Maria Santissima e che Lei gli abbia raccontato, con dovizia di particolari, i fatti avvenuti nell’infanzia di Gesù, da lui poi narrati nei Vangeli ma, ovviamente, non se ne ha la conferma. Probabilmente, avrà attinto queste informazioni direttamente da Giovanni, colui che aveva accolto in casa sua la Vergine e che aveva dunque avuto il tempo di ascoltare dalla Madre molte inedite notizie sui primi anni dell’esistenza di Cristo e sugli avvenimenti successivi.”
    Diciamo allora in leggera differita? In quasi LIVE? Pero’ la ringrazio caro Apostolo (ma non mi baci, per carità…) perché ricercando tra gli apostoli scopro che Matteo era un esattore delle tasse prima di seguire il Cristo. Quindi se parla di debiti lui, sa bene a cosa si riferisce…
    effeffe

  19. ness1 il 11 settembre 2006 alle 20:18

    “era tutto un nulla e anche un uomo era nulla. sapeva che tutto era nada y pues nada y pues nada. nostro nada che sei nel nada nada sia il tuo nome, il tuo regno nada, tuo sia il nada nel nada come è nel nada. dacci oggi questo nada nostro quotidiano e nada noi il nostro nada come noi nada i nostri nada e non nada noi nel nada ma liberaci dal nada, pues nada. ave, nulla pieno di nulla. nulla sia con te.” – H. Hemingway

  20. furlen il 12 settembre 2006 alle 08:33

    ho sempre amato questa versione e da poco ho scoperto quella di un poeta che mi soprende sempre, Jacques Prévert

    Notre Père qui êtes aux cieux

    Restez-y

    Et nous nous resterons sur la terre

    Qui est quelquefois si jolie

    Avec ses mystères de New York

    Et puis ses mystères de Paris

    Qui valent bien celui de la Trinité

    Avec son petit canal de l’0urcq

    Sa grande muraille de Chine

    Sa rivière de Morlaix

    Ses bêtises de Cambrai

    Avec son océan Pacifique

    Et ses deux bassins aux Tuilleries

    Avec ses bons enfants et ses mauvais sujets

    Avec toutes les merveilles du monde

    Qui sont là

    Simplement sur la terre

    Offertes à tout le monde

    Éparpillées

    Émerveillées elles-mêmes d’être de telles merveilles

    Et qui n’osent se l’avouer

    Comme une jolie fille nue qui n’ose se montrer

    Avec les épouvantables malheurs du monde

    Qui sont légion

    Avec leurs 1égionnaires

    Avec leurs tortionnaires

    Avec les maîtres de ce monde

    Les maîtres avec leurs prêtres leurs traitres et leurs

    reîtres .

    Avec les saisons

    Avec les années

    Avec les jolies filles et avec les vieux cons

    Avec la paille de la misère pourrissant dans l’acier des

    canons.

    Bisogna aggiungere che da allora qualcosa é cambiato. Dopo il concilio vaticano secondo, credo, in francia si é smesso di dare del lei a Dio (Vous) per passare al tu. La domanda che mi faccio é molto semplice. Chi tra i due, uomo e Dio, ha rotto il ghiaccio con la formula del caso “le dispiace se ci diamo del tu?”
    effeffe

  21. maria (valente) il 12 settembre 2006 alle 16:09

    Sicuramente una donna, Furlèn, c’è sempre una donna nei Vangeli (tranne in Matteo, il più giudaico e il più risentito contro le autorità religiose giudaiche, il più attento ad evitare a Gesù qualunque situazione di contaminazione e i cui eroi sono tutti maschi) che lascia tutti i discepoli a bocca aperta per la scandalosa intimità che solo una totale dedizione può consentire: in Luca, l’unica volta che Gesù si degna di “scrivere” qualcosa di suo pungo e rigorosamente sulla sabbia è davanti all’adultera lapidata; in Giovanni Gesù appare a Maria prima che a tutti gli altri; ma la scena che prediligo in assoluto è la cena di Betania di Marco, quando una donna con estrema naturalezza rompe un vasetto ed inizia ad ungere il corpo del Maestro davanti al viso esterrefatto dei presenti. Non ho alcun dubbio che a rompere il ghiaccio uomo e Dio sia stata una donna.

  22. furlen il 12 settembre 2006 alle 17:21

    Ave Maria

    Ave Maria, staje china ‘e grazzia,
    ‘O Signore sta cu ttico.
    Tu sî na femmena ‘ncarmata
    E ‘ncarmato è ‘o figlio tujo, Gesú.

    Santa Maria, Mamma ‘e Ddio,
    pria pe nnuje peccature,
    mo’ e quanne aimma murí.
    Amen.
    effeffe
    ps
    dedica à tode fimine du firmamento
    en curullario du pater noster

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