Vive male la sua vita, ma lo fa con grande amore

16 settembre 2006
Pubblicato da

di Franz Krauspenhaar 

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Caro Piero Ciampi, ti conosco da non molto, tanto tempo è passato da quando te ne sei andato per quel cancro in gola (e che? tu pensavi di morire di cirrosi, vero? e invece tac, il cancro alla gola; e già, la sorte è originale…)e io di te, allora, 1980, non ne sapevo niente, tu avevi 46 anni, io ne avevo diciannove, ascoltavo il rock, quello progressivo, bum bum, e i Led Zeppelin, doppio bum bum, e qualche volta il cool jazz, – Lee Konitz, Lennie Tristano, patam patam.

Caro Piero Ciampi, ascolto tutte le tue canzoni, ora che di tacche di vissuto ne ho 45 come un calibro d’arma da fuoco; e si, quelle tue canzoni che non ebbero alcun successo mi tengono la compagnia di un’alchimia negativa; non m’interessa, io ho una corazza ben dura, anzi le cose troppo leggere cominciano davvero a infastidirmi, mi piace la durezza di parole acuminate e trapananti, e le canzoni che aumentano la mia nostalgia (e non ne avrei il bisogno, a dire il vero, ché di nostalgia ne sono pieno, ne sono assediato addirittura); e dunque, forse, ascoltarti è rischioso,  perché l’arte può far male, certa arte (certa, certissima) può anche ammazzare, pian piano, sofficemente, un giorno dopo l’altro, io credo, però si, comunque ammazza; anche se la corazza tiene, si, questa mia corazza è solida, è temprata, ha resistito, in passato, a colpi micidiali.

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Penso ad Adius: tu ridi, io rido, essi ridono, anzi rideranno, rideremo, tutti, poi, dopo: ma prima, eh?, cosa c’è da ridere quando canti, abbassando il ringhio, iniziando così, lentamente, con quella tua voce barcollante, il pianoforte in sottofondo, e zigzagando via via la voce percossa dal tuo vuoto fissato dentro:

Il tuo viso esiste fresco/mentre una sera scende dolce/sul porto. Tu mi manchi molto/ ogni ora di più/ la tua assenza è un assedio, ma ti chiedo una tregua/ prima dell’attacco finale/perché un cuore giace inerte/rossastro sulla strada/e un gatto se lo mangia/tra gente indifferente/ma non sono io, sono gli altri. /E’ così…
 

Ora Gianni Marchetti, questo compositore di musiche da film di serie B che ti regalò eccellenti melodie, s’inventa d’un tratto un’inalberata da jazz-orchestra; e il ritmo si fa serrato,  e tu parli, anzi inveisci, di colpo; sei preso da un attacco improvviso di collera, uno dei tuoi leggendari attacchi di collera livornese; e allora io, noi, amaramente ridiamo, la chiamano catarsi buona per il passato e per il futuro – e forse, si, lo è:

Vuoi stare vicina? Nooo? Ma vaffanculo. Ma vaffanculo. Sono quarant’anni che ti voglio dire… ma vaffanculo. Ma vaffanculo a te… e  a tutti i tuoi cari. Ma vaffanculo.
Ma come? Ma sono secoli che ti amo, cinquemila anni, e tu mi dici di no? Ma vaffanculo! Sai che cosa ti dico? Va-ffan-culo. Te, gli intellettuali e i pirati. Vaffanculo. Vaffanculo. Non ho altro da dirti. Sai che bel vaffanculo che ti porti nella tomba? Eh eh… Perché io sono bello, sono bellissimo! E dove vai? Ma vaffanculo. E non ridere. Non conosci l’educazione, eh?
Portami una sedia, e vattene.
 

La musica della canzone Gianni la fa finire con dolci colpi d’archi e una tromba all’orizzonte sonoro imitando volutamente certi pezzi di Burt Bacharach, pezzi sentimentali da tradizione. Quant’ è bello, Piero, questo cambio di marcia tra la prima e la seconda parte della canzone, e il contrasto, così intimo, tra i tuoi bei vaffanculo sgangherati e la musica che intenderebbe ben altro…

 

Ma in fondo l’amore è anche questo, si. A volte è semplice contraddizione tra musica e parole. A chi dicevi vaffanculo? A Gabriella, la tua seconda donna importante della vita, che avevi soffiato all’amico Tenco? E non è che il Luigi scrisse questa bellissima ballata, di cui vado a ricopiare qua sotto il testo, sull’onda di quella Gabriella che lo lasciò per te, quell’onda di donna che spariva da lui per sempre?

Amore, amore, amore, amore, amore…
su questo amore è già stato detto tutto
eppure tutti hanno ancora da dire
chi parlando del cuore
chi con parole nuove.

Amore, amore, amore, amore, amore…
ad ascoltare tutto quel che se ne dice
sembra che intorno ci sia solo gente
che oltre al grande amore
non pensa a niente.

Chi fa dell’amore la cosa più grande,
chi invece lo vede soltanto come un gioco,
chi ha dall’amore i suoi giorni più belli,
chi invece vi trova solo disperazione.

Amore, amore, amore, amore, amore…
povero amore ti cercano sempre,
parlan di te anche troppo sovente,
io per una volta
non dirò niente.

 

Mi piace pensarlo, ma non so perché. Nessuno di voi due può rispondermi, parlo di cose antiche, ma a me gli Smashing Pumpkins, per dirne una, mi lasciano indifferente, cosa devo farci. Allora – vaffanculo, stavolta lo dico io- aridateci Eminem, che almeno è incazzato davvero, rap rap rap rap rap… e chi se ne frega se è una star, una volta tanto una star è anche un artista vero. Artista. Vero. Di questo ti dico qualcosa dopo, alla fine di questa mia lettera lanciata nel vuoto: non solo per te, ma per tutti quanti. 

E quant’è divertente quel tuo meraviglioso inno al velleitarismo che è Te lo faccio vedere chi sono io. Cosa dicevi, facendo del cabaret musicale (e se ora mi fanno vedere i cabarettisti della televisione, uno per uno, io a loro ci sparo, cazzo, ci sparo col  mio cervello a pallettoni ai Bertolino, ai Giovanni e Giacomo e Sailcazzocomesichiama, a tutti questi fanfaroni strapagati che non valgono niente e che tu hai avuto la fortuna di non conoscere). Cosa dicevi, allora, Piero?

Una regina come te in questa casa? Ma che succede? Ma siamo tutti pazzi? Ma io adesso sai che cosa faccio? Che ore sono? Le undici? Io fra – guarda – fra cinque ore sono qua e c’hai una casa con quattordici stanze, te lo faccio vedere chi sono io. E che sono quei cenci che hai addosso?! ma che è, ma fammi capire… ma senti… ma io… ma come! Tu sei… sei la mia… e stiamo in questa stamberga coi cenci addosso! Ma io adesso esco, sai che cosa faccio? ma io ti porto… una pelliccia… di leone… con l’innesto di una tigre.
Te lo faccio vedere chi sono io.
Senti, intanto però c’è un problema: siccome devo uscire, mi puoi dare mille lire per il tassì in modo che arrivo più in fretta a risolvere questo problema volgare che abbiamo? Te lo faccio vedere chi sono io, lascia fare a me, lascia fare a me, lascia fare a me perché… ti devi fidare.
  Ma che cosa ti avevo detto, una casa? Ma io sai che cosa faccio? Ma io ti compro un sottomarino. Perché? Se qui davanti a casa nostra quelli c’hanno la barca e rompono le scatole, io ti compro un sottomarino! Così, sai, li fai ridere tutti, questi, hai capito? Intanto facciamo una cosa, che fra cinque ore sono qua: tu metti la pentola sul fuoco, ci facciamo un bel piatto di spaghetti al burro mentre aspettiamo il trasloco, poi ci ficchiamo a letto e te lo faccio vedere chi sono io: ti sganghero! Te lo faccio vedere chi sono io! Te lo faccio vedere chi sono io, sono un uomo asociale ma sono un uomo che ti… Io non ti compro il sottomarino: ti compro un transatlantico.
Basta che tu non scappi, stai attenta che… se scappi col transatlantico ti affogo nel… nell’Oceano Pacifico. Dai, dai, coricati, vai che ti sganghero, te lo faccio vedere chi sono io!
 

La musica è tamburellante, la canzone in realtà è uno sketch; ma quale cabaret, in fondo ? Ma no, no, è teatro vero con sottofondo musicale, è uno sketch monologante contratto in pochi minuti, questo; è Pinter a Livorno. E intanto tu bevevi, bevevi, scrivevi Il vino sulla tua decisiva, mortale passione, ma io di tuo amo ben altre cose. Bevevi, bevevi, addirittura al ristorante ordinavi le pesche al vino, bevevi il vino e lasciavi a morire le pesche sul piatto, e il piatto di conseguenza moriva sul tavolo. Bevevi e fumavi di continuo, t’incazzavi come un toro sbattuto a morire da quei criminali imbecilli spagnoli vestiti a festa, scarabocchiavi parole nuove di poesie e canzoni sui tovaglioli delle osterie; al Premio Tenco del 76 ti presentasti ubriaco fradicio, ho le registrazioni di alcune tue canzoni anche di quell’occasione; e si capisce subito e bene, ascoltandole, come ogni volta cambiavi il testo, le parole delle tue canzoni non erano mai le stesse, continuavi a cambiarle, perché tu cambiavi come la tua vita, e la tua vita erano le tue canzoni; spesso, addirittura, improvvisavi sul palco. Portavi su quei palchi la tua nuda pelle, calda, fredda, a volte gelata, la tua vita malvissuta, cantavi strascicando di te, e di Livorno fredda tra le case e il porto, e dell’amore che bramavi sempre tra un bicchiere e l’altro, e della tua spessa anarchia, la tua corazza gelida e sempre scomoda. Ma che potevi farci?  

Tu/precipitasti/nella mia anima. Lo cantavi in Mia moglie, la storia di una donna – tua moglie, già- che fa le valigie dicendo io vado via  e che alla domanda: Ma tu chi sei? risponde: Io sono te.

Un anno dopo, in una sera d’inverno, lei torna in mezzo alla folla, ti afferra per un braccio mentre tu stai come sempre sperando di incontrare una che assomigli proprio a lei, che ti ha lasciato; tu sei sbalordito, lei ti dice di essere molto stanca, sta tornando dal lavoro, ti chiede di accompagnarla, il pianoforte scivola le sue note in mezzo al suono della chitarra, e poi gli archi s’innestano allungandosi verso una dolcissima fine.

In un palazzo di giustizia racconti la fine definitiva di un amore. Ci guardiamo di sfuggita, io ti sparo tu mi spari, io ti sparo tu mi spari.
Provocazione in un divorzio. Ma:

Tu mi guardi spaventata, mi coinvolgi un’altra volta.
Ho chiamato una carrozza che si porti via il passato, dici verso la fine. Lei sale sulla carrozza e dopo un attimo ne scende.

Ci sembrava tutto strano, canti.

E’ tra ben diverse mura che cercavi la mia mano che cercavi la mia mano che cercavi la mia mano.
Che cercavo la tua mano. Ecco la nostalgia che s’infila e s’allarga in te a macchia d’olio nemmeno a tradimento.

Il finale è tutto qui:

Siamo seduti in una stanza/di un palazzo di giustizia/tu sei pazza, vuoi spiegare/ una vita con due frasi.

 Ma la cosa più straziante che hai scritto sulla fine di un amore è Tu no; la tua voce implora sommessamente, forse è impastata di senso di colpa, di sicuro il soffio della solitudine imminente ti si raschia in gola; è così spaventoso e bruciante, quest’addio che tu comprendi ma che non puoi accettare. Le altre canzoni sull’amore che s’allontana sui tacchi di una donna svaniscono; Brel, finanche lui, riattacca la cornetta del telefono…

Tu no, tu no, tu no,
tu non puoi andare via,
tu non devi andare via,
tu no, amore, no,
anche se ti ho fatto male,
anche se ti ho esasperata,
tu no, tu no, tu no,
sono a tua disposizione
per la vita e per il cuore.
Tu no, tu no.
Tu no, amore, no,
ti ricordi via Macrobio?
qualche volta eri felice.
Tu no, tu no, tu no.
Sedevamo nel giardino,
mi ascoltavi con amore.
Tu no, amore, no,
tu che sai tutto di me,
tu che hai la mia fiducia,
tu no, amore, no, tu no.
Tu no, tu no, tu no,
sì lo so che non ho niente,
sì lo so che ti ho delusa,
ma tu, amore, tu
hai amato i miei silenzi,
hai capito i miei discorsi.
Tu no, tu no, tu no.
I milioni di rinunce
che ti ho fatto sopportare
le ho pagate care.
Tu no, amore, no,
è difficile capirsi,
è difficile aiutarsi,
lo so, è colpa mia,
io non ho mai fatto niente
per condurre la tua vita,
ma tu devi saperlo:
io non so più come fare,
non capisco questa vita,
tu no, amore no, tu no.
Tu no, aspetta, no,
se non so farti felice,
anche se continuo a bere,
tu no, amore, no,
tu mi devi star vicina
perché ormai io sono fuori.
Tu no, amore no.
Qualche cosa te l’ho data
se mi guardi con quegli occhi.
Tu no, tu no, tu no.
 
 

 Un’ altra tua canzone che amo è Il lavoro, lì ci sei tu dalla a alla z, così io mi immagino, io che ti ho soltanto ascoltato nei dischi e visto soltanto in fotografia; magari tu potessi rispondermi: ma no, ma no, Franz, hai scritto una bischerata!Parte una bellissima musica d’archi, e poi tu parli, svagato, un po’ sulla difensiva:

Il lavoro? Ancora non lo so. Mi hanno preso? Non mi hanno detto niente. E allora? Ti ho detto non so niente. E allora? Allora non lo so; non lo so, non lo so, non lo so, non lo so, non lo so.

Ti ho portato qualche cosa che ti piacerà,
ecco il giornale, e un pacchetto di sigarette
e dietro a me c’è una sorpresa,
un ospite, un nuovo inquilino:
c’è la mia ombra, che chiede asilo
perché purtroppo, anche stavolta
devo dirti, che è andata male.
 

Ora ti fai davvero sotto, sei un esperto, un vero seduttore: Ma non è successo niente, non è successo niente, fai finta di niente, non è successo niente, accendi una sigaretta, chiudi la finestra, e spogliati…
Io ti porto a nuotare,
ti faccio vedere la schiuma bianca del mare,
niente suoni, io e te soli
io e te soli, io e te soli.
 
 

Ora cambi ancora tono, e Gianni si regola di conseguenza: stai per accarezzare il momento magico:

Ricordi quel mattino? Quando sono venuto a prenderti per andare a sposarci, e quando siamo entrati in quell’ufficio… tu mi hai detto “ma dove mi hai portato?”, ho detto “eh… ti ho portato qui per sposarti” e tu ridevi; poi a poco a poco sei diventata seria e poi piangevi, e io ridevo… ti ricordi quel mattino? E’ come questo, ti amo come allora. Facciamo l’amore, facciamo l’amore, facciamo l’amore, facciamo l’amore, facciamo l’amore…
non parlare, non chiedere spiegazioni, non mi creare complicazioni, non è cambiato niente, provvederò, ma domani è domenica, e ti porto a nuotare… fino a mezzanotte.
 

Torni all’inizio, alla grigia realtà:Il lavoro? Ancora non so niente. Mi hanno preso? Non mi hanno detto niente. E allora? E allora non lo so. E allora? Ti ripeto, non so niente; non so niente, non lo so, non lo so, non – lo – so.
  

 Un altro capolavoro che hai scritto è Sporca estate . E’ così breve, questa  canzone; e così contraddittoria, nostalgica di qualcosa che non si è vissuto, forse; e Gianni fece un lavoro, che definisco stupendo, sulla parte musicale.

Figli, come mi mancate.
Sporca estate.
E tu che dici
che ho distrutto la tua vita,
capirai mai
che il tuo dolore
si è aggiunto al mio?
Nella mia vita non ho fatto
che rimorchiare,
sporca estate,
a mia volta rimorchiato,
quindi – definitivamente – scaricato.
Figli, vi porterei a cena
sulle stelle,
ma non ci siete,
ma non ci siete,
ma non ci siete.
 

Piero, non riesco a intristirmi ascoltando le tue canzoni spesso disperate. Non so perché; ma no, ecco: mi sembra, a volte, di essere addirittura capito dalle tue canzoni. E’ come se mi coccolassero accarezzandomi la testa; sono strane ninne nanne per grandi, ecco, si, forse. E una ninna nanna dolcissima è di certo Bambino mio: canti di tuo figlio; tu lo porti a passeggiare mentre la madre – dalla quale sei separato – è rimasta a casa. Gianni adopera una sola semplice chitarra elettrificata d’accompagnamento e piano basso e batteria nella seconda parte. Al resto pensi tu, con una dolcezza rara:

Piano piano, per la strada,
tu mi tieni per la mano.
Caro caro, nel giardino
tu mi vieni più vicino.
Forte forte, con amore
tu ti stringi sul mio cuore.
Senti senti, vuoi tornare
da quell’uomo dei palloni?
Piano piano dici sì,
poi finisce tutto qui.
Lento lento passa il tempo,
non so proprio cosa fare,
tu capisci e vai a giocare
col bambino più vicino.
Quando vedi che ti guardo
tu fai finta di volare.
Fai due passi, tocchi terra,
per il mio compiacimento.
Io ti guardo, faccio “sì”,
poi finisce tutto qui.
Piano piano viene sera,
tu mi tieni per la mano,
senza dire una parola
noi sappiamo di tornare.
Forte forte, con amore,
tu ti stringi sul mio cuore.
“Senti senti” mi fai tu
“c’è la mamma, vieni su”.
“Torna presto”, faccio sì,
poi finisce tutto qui.
 

Gesù Gesù, io sono uno sbandato, cantavi in Maria. Siamo tutti degli sbandati, io penso. Ecco perché è importante parlare, urlare, vaffanculare. Comunicare, più che si può. Come diceva Jean-Louis Trintignant a Gassman nel Sorpasso a proposito di quella visita alla misteriosa Valeria della quale il ragazzo era innamorato? “Ma non è il caso!”. E Gassman/Bruno Cortona: “E’ sempre il caso!”. E si, è sempre il caso. Anche quando, guarda il feroce paradosso, il ragazzo morirà, di questo “caso”, nel finale del film. Ma comunque io penso, Piero nostro, che è stato – nonostante tutto- proprio il caso che tu bevessi e così t’ammazzassi col vino, scusa il disperato cinismo; perché se tu non avessi fatto la vita che hai fatto non ci avresti lasciato le tue canzoni e le tue poesie. Ne sono convinto perché tu sei le tue canzoni; più di chiunque altro, più di tutti i Tenco, i Bindi, i Paoli, i De Andrè di questo mondo.

Mi congedo da te per iscritto (ma non con l’affettuoso ascolto dei tuoi versi  musicati da Gianni Marchetti, che viceversa riprenderò presto) ricopiando da bravo bambino parecchio cresciuto  Ha tutte le carte in regola; e così, come ho scritto all’inizio, dico sommessamente a te qualcosa di vero su un certo tipo di artista: con le tue stesse autobiografiche parole.

Ha tutte le carte in regola
per essere un artista.
Ha un carattere melanconico,
beve come un irlandese.
Se incontra un disperato
non chiede spiegazioni,
divide la sua cena
con pittori ciechi, musicisti sordi,
giocatori sfortunati, scrittori monchi.

Ha tutte le carte in regola
per essere un artista.
Non gli fa paura niente
tantomeno un prepotente.
Preferisce stare solo
anche se gli costa caro,
non fa alcuna differenza
tra un anno ed una notte,
tra un bacio ed un addio.

Questo è un miserere
senza lacrime.
Questo è il miserere
di chi non ha più illusioni.

Ha tutte le carte in regola
per essere un artista.
Detesta lavorare
intorno a un parassita,
vive male la sua vita
ma lo fa con grande amore.
Ha amato tanto due donne,
erano belle, bionde, alte, snelle,
ma per lui non esistono più.

È perché è solo un artista
che l’hanno preso per un egoista.

La vita è una cosa
che prende, porta e spedisce.

La chitarra attacca e tu inizi a cantare senza troppe sbavature, sembri sobrio. Avevi tutte le carte in regola, non ci sono dubbi. Qualcuno potrebbe dire che sei stato un ormai antico esempio da dimenticare, che l’artista cosiddetto maudit non va più, che è un reperto del passato, un dinosauro sentimentale, che ormai bisogna piegare la testa a ogni costo, perché l’arte è un fatto di marketing, di pianificazione, di applicazione, di montaggio,  di poca ispirazione e molto artigianato, e – in definitiva- di prenderselosemprenelculo, nonessendomailiberi.

Piero, fuori d’ogni retorica, ti saluto da questo mondo pazzo furioso. Da questo mondo ubriaco fradicio. Già. Hai vissuto male la tua vita, ma l’hai fatto con grande amore.

Sul finale di questa tua meraviglia in forma di canzone sull’artista te stesso non ho mai saputo cosa pensare esattamente. Me lo sono bevuto come il vino, tantissime volte. Ne sono ubriaco. E ho preso atto. Non dobbiamo capire tutto. Non del tutto. A volte, forse spesso -ormai penso- è meglio non capirci proprio niente.

 

 

41 Responses to Vive male la sua vita, ma lo fa con grande amore

  1. Cato il 16 settembre 2006 alle 14:21

    L’omaggio più bello che potessi immaginare a uno dei grandi amori musicali (e poetici) della mia vita. Grazie, Franz: qui, più che la tastiera o l’inchiostro, hai usato l’anima.

    p.s.
    Solo un piccolissimo appunto, che comunque non sminuisce la bellezza del tuo scritto: io avrei trovato il modo di inserire, da qualche parte, il testo (i versi) di “Tu no”, una delle più belle canzoni d’amore di sempre.

  2. sergio garufi il 16 settembre 2006 alle 14:26

    grazie franz, pezzo molto bello.

  3. franz krauspenhaar il 16 settembre 2006 alle 15:07

    @cato e sergio. grazie mille.
    @cato. avevi ragione. ho inserito Tu no, una delle sue cose migliori. grazie ancora.

  4. J. Brel il 16 settembre 2006 alle 15:30

    PASTOI

    (oh mon semblable, mon frère!)

    Ne me quitte pas
    Je ne vais plus pleurer
    Je ne vais plus parler
    Je me cacherai là
    A te regarder
    Danser et sourire
    Et à t’écouter
    Chanter et puis rire
    Laisse-moi devenir
    L’ombre de ton ombre
    L’ombre de ta main
    L’ombre de ton chien
    Ne me quitte pas
    Ne me quitte pas
    Ne me quitte pas
    Ne me quitte pas.

  5. misiasays il 16 settembre 2006 alle 15:58

    “Qualcuno tornerà
    per sentire la tua voce,
    per dirti che la vita
    è un gioco in mezzo ai prati,
    che il tempo non ha fine
    se vivi per qualcuno.
    Qualcuno tornerà
    per amarti tutti i giorni”

    grazie franz.
    in un pomeriggio di pioggia e confusione ritrovo qui le parole di piero ciampi che spesso non ho il “coraggio” di riascoltare. come sempre oltrepassano la mia di corazza.

  6. Aleister il 16 settembre 2006 alle 17:01

    e i Led Zeppelin, doppio bum bum.

  7. db il 16 settembre 2006 alle 17:02

    Amor, então,
    também, acaba?
    Não, que eu saiba.
    O que eu sei
    é que se transforma
    numa matéria-prima
    que a vida se encarrega
    de transformar em raiva
    Ou em rima.

    (da Paulo Leminky, “Caprichos & Relaxos”, Brasiliense 1983)

    Pure l’amore,
    dunque, finisce?
    No, che io sappia.
    Quel che so
    è che si tramuta
    in una materia prima
    che la vita s’impegna
    a tramutare in rabbia
    o in rima.

    (PL morì a 46 anni di cirrosi, non ricordo in che anno)

  8. Emanuele Kraushaar il 16 settembre 2006 alle 17:35

    Accidenti Franz! Che modo luminoso hai di raccontare un artista. Per un attimo sembri stargli intorno e poi ti ci tuffi dentro e ci consegni la sua polpa.

    una curiosità: del periodo “progressivo” cosa tieni ancora con te?

    Ecco una canzone del Banco che mi emoziona sempre:

    L’odore degli zingari è come il mare
    come il mare arriva e non sai da dove
    l’odore degli zingari è come il mare
    e primavera è oltre il suo cielo chiaro
    non porta più leggende da raccontare
    ma ti sorprende come una malattia.
    La primavera è altro che un cielo chiaro
    è grandine veloce sui tuoi pensieri
    ti cresce all’improvviso dentro la testa
    e scopri che hai bisogno di questo sole
    e non ti fa paura la sua allegria
    ma ti sorprende come una malattia.
    Arriva all’improvviso,
    arriva come il mare
    e non sai mai da dove.
    Arriva come il mare,
    arriva all’improvviso
    e non sai mai da dove.
    La primavera è altro
    che un cielo chiaro
    è grandine veloce sui tuoi pensieri
    arriva come il mare e non sai da dove. (…)

  9. Cato il 16 settembre 2006 alle 17:59

    @ db

    Paulo Leminky è morto nel 1989. Era nato nel 1944.
    Un grande.

  10. bruno esposito il 16 settembre 2006 alle 18:22

    “… ti ricordi via Macrubio ?
    qualche volta eri felice…”

    Questo verso, da solo, è più bello, intenso e vero di tutte le canzoni messe insieme di molte “star” radiofoniche odierne, che ne so, Ferro, Antonacci, Nek, Raf, Binz, Pock, Stumpf, Azz…
    Complimenti per l’articolo molto bello e sentito.
    Però avrei aggiunto anche io qualcosa, avrei aggiunto una domanda da girare a Gino Paoli.
    Come mai poco dopo la morte di Ciampi incise un album con le sue canzoni e le portò in giro per l’Italia in una fortunata tourneè ? Non poteva farlo prima visto che Ciampi moriva letteralmente di fame ? Nessun artista ha mai collaborato con Ciampi perchè era un alcolizzato, un uomo irascibile e collerico, difficile da gestire. Come un vero poeta. Appena morto se ne sono ricordati tutti, come sempre accade.

  11. Lorenzo Galbiati il 16 settembre 2006 alle 18:48

    Non conosco Ciampi e dovrò porre rimedio a questa mancanza, di certo sarà stato bravo, e poi mi fido ciecamente dei gusti musicali del mio amico Franz; però Franz, ce l’avrebbe fatta il Ciampi a scrivere testi di una intensità drammatica e di una poesia come quelli che scriveva che so, l’ultimo Ivan Graziani?

    Prendi ad esempio “Poppe poppe poppe” dall’lp Malelingue:

    “Ma io non so com’è nata questa cosa qui e quando mai è cominciata. Sarà stata mia zia con quei seni anni cinquanta a contagiarmi in questa mia mania. Poppe, poppe, poppe poppe, poppe, poppe. Poi la mia prof. di Petralia di Sotto che aveva due tette che sembravano quattro. E cosa dire della Preside, laureata in Ostetricia aveva due spade proprio dentro la camicia. Scollature, panettoni rigoglio sano di femminili ormoni colline bianche e solchi misteriosi dove si appuntano gli sguardi dei golosi perché al mondo, al mondo ci sono troppe poppe, poppe, poppe poppe, poppe, poppe….”

    Vuoi mettere con Ciampi? ;-)

  12. bruno esposito il 16 settembre 2006 alle 19:00

    Vabbè, quel testo è una cazzata. Fa parte dell’ultima produzione di Graziani, quella del periodo “ho finito le cartucce”. Ma Ivan è stato un grande, un formidabile chitarrista ( a mio avviso dopo Mussida il migliore ), e un bravo scrittore di canzoni. E’ morto di cancro ancora giovane ma il meglio di sè l’aveva già dato negli anni 70.
    L’amico Galbiati ha postato quel pezzo ma io ascolterei ancora volentieri ( e lo faccio spesso ) canzoni come ” E sei così bella”, “Ballata per quattro stagioni “, ” I lupi”, “Scappo di casa”, “Dada”, “Agnese dolce Agnese” e tante altre ancora.

  13. bruno esposito il 16 settembre 2006 alle 19:05

    Ballata Per 4 Stagioni

    Primavera che sbocci fra i fiori e i colori
    ed annulli nei raggi di un sole insicuro
    l’umidore muschioso attaccato a quel muro
    e le bocche gelate dei portoni di ferro.
    E cantando nel vento, più tiepida rendi
    la pioggia d’aprile che accende di verde
    le persiane e i cortili rende simili a laghi
    a specchi di latta fra barattoli e stracci.
    E l’amore tu porti innocente e distratto
    come un magico frutto.

    Ballata, ballata per quattro stagioni
    ormai morte da tempo.

    E avanti all’estate che ti prende alle spalle
    e non dà tempo per dire “Accidenti che caldo!”
    che già ti rigiri nel tuo letto bollente
    fra le lenzuola bagnate dai tuoi mille pensieri.
    E ben venga l’estate, col sole che picchia
    a martello negli occhi e fa un cielo più basso
    di un deserto di pietre dove ronzano mosche
    in tondo senza alcuna ragione.
    E nascosti nell’erba mi hai dato l’amore
    e il tuo primo dolore.

    Ballata, ballata per quattro stagioni
    ormai morte da tempo.

    E avanti all’autunno, così tenero e sfatto
    come un volto di donna che ha dato ormai tutto
    senza chiedere nulla, soltanto il bisogno
    di esistere ancora nei sogni di un uomo
    Ormai il nostro amore è come un bimbo malato
    che non ha più respiro, non può esser guarito
    singhiozza nel vento di un grigio novembre
    che affonda pian piano in paludi di nebbia.
    E un ricordo soltanto anche se breve
    i tuoi seni bianchi come la neve.

    Ballata, ballata per quattro stagioni
    ormai morte da tempo.

    E avanti all’inverno con le mandorle e i frutti
    mangiati nell’ombra di una stanza proibita
    fra l’odore dolciastro dei fichi seccati
    e le paste di crema ormai tutte assaggiate.
    Mentre di là nella sala si gioca alle carte
    coi volti infuocati ed i nasi paonazzi
    e le bocche allargate a masticare canditi
    e gli occhi annacquati dal vino bevuto.
    Ed io ucciso di noia sto’ a contare le ore
    pensa un po’ che Natale.

    Ballata, ballata per quattro stagioni
    ormai morte da tempo

    Testi di Ivan Graziani

  14. gianni biondillo il 16 settembre 2006 alle 19:07

    Ciampi era un mito.

    E non toccatemi Ivan Graziani: il più grande narratore di storie in musica italiano. Sono anni che mi riprometto di scrivere un libro dalle sue canzoni.

  15. wovoka il 16 settembre 2006 alle 19:50

    Un abbraccio virtuale a Franz.

  16. Emanuele Kraushaar il 16 settembre 2006 alle 19:57

    Graziani… :

    Limpido come l’aria

    “Firenze lo sai non è servita a cambiarla
    la cosa che ha amato di più è stata l’aria
    lei ha disegnato ha riempito cartelle di sogni
    ma gli occhi di marmo del colosso toscano guardano troppo lontano”

    Entra nelle case e glorifica le gambe

    “…a casa la sera dopo il lavoro due uova dentro il piatto
    la televisione che fa chiasso
    Paolina Paolina Paolina Paolina amara come il sale
    su per le vecchie scale su per le vecchie scale
    …gloria gloria alle tue gambe alla tua schiena e alle tue guance
    voglia voglia anche tu ne hai voglia…”

    Mi ha così emozionato

    “…dimmi dove è finito il tuo sorriso sfacciato
    io almeno non ho mai bluffato”

    che mi piace ascoltare anche questo passaggio un po’ buffo

    “peccato che mio padre non sia ricco
    ci ho pensato tante volte
    ma la strada è lunga da Torino a Salonicco
    e in un’altra avventura non mi ci ficco”

    Non dimentico il prete di Anghiari, ma chiudo con questa donna che mi sono sognato un bel po’ di volte:

    “Le scarpe da tennis bianche e blu
    seni pesanti e labbra rosse…”

    C’è tra di voi qualche fan di Faust’O?

  17. Lorenzo Galbiati il 16 settembre 2006 alle 19:59

    Scusatemi Bruno e Gianni ma non so come gogleando son finito a trovarmi un link su di lui con quella canzone (e qui le illazioni potrebbero piovere trattandosi di poppe) e non ho resistito…
    Io Graziani lo ricordo poco ma i suoi occhiali e la sua voce mi facevano ridere… ma l’Italia è ricca di grandi cantautori e quindi mi concedo il dubbio lo fosse anche lui.
    Però come scrittori di testi secondo me Guccini e De Andrè sono due spanne sopra tutti (e qui so di che parlo, avendoli letti bene quasi tutti, i loro testi, specie quelli di Guccini).
    Ma non vorrei distogliere l’attenzione dal Ciampi, che non conosco.
    Segnalo a questo proposito un omaggio fattogli da Nada, in un cd live venduto con il mucchio extra qualche anno fa:

    “…molto tempo fa io ho conosciuto una persona molto speciale un uomo meraviglioso, lui era un poeta e si è bevuta tutta la vita, se l’è bevuta tutta e se n’è andato e se n’è tornato nel suo pianeta… io canto le sue storie le parole che ha scritto per me … il suo nome è Piero Ciampi”

    e poi parte Come faceva freddo, la conoscete?
    “Anche le finestre hanno un cuore”

    Molto bella, bravissima Nada a catarla…
    A quando uno scambio di cd?

  18. mayfly il 16 settembre 2006 alle 20:25

    @ Franz K.
    Struggenti queste righe
    fresco anche il ricordo di quest’estate con La Macina e la Gang che hanno omaggiato P.C. con una bellissima serata dal titolo “e la polvere si alza”
    la mia preferita:

    La polvere si alza,
    nasconde la tua ombra
    e chiude i miei ricordi
    in fondo a questa strada.

    Col viso tra le mani
    come una volta
    sono solo con la pioggia
    che bagna le mie lacrime.

    La polvere si alza,
    nasconde queste pietre
    e copre la mia voce
    che non ha più parole.

    Ora so
    che si può continuare
    senza sapere
    dove andare,
    così
    per sempre senza di te,
    abbracciato col silenzio.

  19. franz krauspenhaar il 16 settembre 2006 alle 20:29

    @bruno esposito.
    gino paoli è uno stronzo.

    @wovoka.
    ricambio l’abbraccio.

    @emanuele kraushaar.
    grazie. del progressive ascoltavo soprattutto peter hammill e i suoi van der graaf generator, che poi progressive lo erano fino a un certo punto. il banco mi piace ancora moltissimo, così la pfm.

    @misiasays.
    grazie a te.

    @lorenzo galbiati.
    sei un lorenzaccio.
    il tuo guccini è un grande scrittore di testi, però quando “canta”… lasciamo perdere…

  20. Pasolini il 16 settembre 2006 alle 21:25

    Niente sulla Fallaci su questo blog?
    Non è abbastanza coll per i signorini di sinistra?

  21. Al De Santis il 16 settembre 2006 alle 21:29

    Ciampi è stato e sarà sempre una delle anime salve della musica italiana.
    L’omaggio di Franz è davvero splendido e dove tocca segna.
    Ricordo anche io con grandi sensazioni la notevolissima versione di “Come faceva freddo” per la voce dilaniante di Nada ( Nada Trio ) .

    Con tutto il ripetto i Gino Paoli, i Bruno Lauzi e Guccini sono di un lignaggio ben diverso…

  22. Ya Basta il 16 settembre 2006 alle 21:49

    No, Biondillo, ti prego, c’è bastato “Per sempre giovane”…

  23. bruno esposito il 16 settembre 2006 alle 21:56

    Proprio come dicevo : tutti a celebrare Ciampi dopo la sua morte ma quando era vivo lo evitavano.
    Franz, Guccini canta benissimo.
    Per favore, i miti non si toccano.

  24. Mauro Baldrati il 16 settembre 2006 alle 22:59

    Mi associo ai complimenti. Talvolta vorrei scrivere con la pancia, ma è impresa molto difficile e delicata. Questo pezzo è scritto bene con la pancia, e anche col cuore. E poi mi è piaciuto “parole acuminate e trapananti”.
    Bravo Franz.

  25. Pasolini2 il 16 settembre 2006 alle 23:22

    Ma scherzi?
    Qui di certe cose mica si parla.

  26. maria (valente) il 17 settembre 2006 alle 08:19

    OT OT OT : scusate l’intrusione ragazzi, ma ho appena letto che il Furlèn ha vinto lo slam di Vercelli, ma che gioia, che gioia, che gioia!
    “Vive bene la sua vita e lo fa con grande amore”
    Effeffe, dì la verità, scommetto che le giurate erano tutte donne ;-)
    Abbracci affettuosissimi. Un giorno c’incontrerem: è una minaccia!

  27. cara polvere il 17 settembre 2006 alle 13:37

    un omaggio davvero notevole.
    non sempre è facile con-cludere con un abbraccio solo certe grandi colonne.
    che desiderio di abbracciare le grandi colonne!
    chi non l’ha mai provato trovandosene una davanti ?
    lo fanno i bambini (e ci riescono sempre, lo fanno gli adulti ma a loro riesce bene solo poche volte).
    beh, per me questo scritto lo fa.
    abbraccia un’enorme circonferenza.

    un saluto
    paola

  28. Jennà il 17 settembre 2006 alle 20:05

    Fa enormemente piacere leggere di Piero Ciampi. Fa enormemente piacere anche a uno come me, che fa il musicista, scrive canzoni e che un giorno venne folgorato all’ascolto di una cassetta comprata per caso.
    Oggi ho un gruppo che si chiama Letti Sfatti, nel 1999 qualcuno sapendo del mio amore per Piero Ciampi mi disse che c’ era un Premio intitolato a questo autore. Inviammo due nostri brani. Dopo qualche mese una telefonata a casa in cui mi si diceva che avevamo vinto il Premio Ciampi. Per me fu qualcosa di indescrivibile l’emozone che provai.
    A Giugno è uscito il nostro nuovo CD dal titolo ” Tre ” e ce l’ho fatta nel disco abbiamo cantato un pezzo di Piero: Tu no.
    Piero Ciampi è l’artista più vero e sincero che abbia mai ascoltato.

  29. Francesca il 17 settembre 2006 alle 22:26

    Emanuele Kraushaar chiede: “C’è tra di voi qualche fan di Faust’O?”

    Io io io!!!

    Purtroppo i suoi pezzi sono soltanto ricordi di suoni e lampi di genio, nel senso che non ho più nulla di suo al momento…

    “E mi viene da pensare” grandi anche i Banco.

    Francesca

  30. sevenent il 17 settembre 2006 alle 23:04

    faust’ o coppi?
    quello di “suicidio”?
    come sta?

  31. Emanuele Kraushaar il 17 settembre 2006 alle 23:44

    @ Francesca e Sevenent

    Faust’O l’ho visto qualche mese fa al Qube a Roma, dopo essere cascato tempo prima nella leggenda metropolitana di un suo concerto fantasma che veniva ogni anno pubblicizzato su internet.

    Era un chiodo piantato sul palco; è stata un’esperienza particolare perchè non avevo mai assistito ad un concerto (NB: non frequento la scena metal radicale) dove l’artista insulta tutti: anche i suoi fan che lo applaudono.

    Insomma si è messo a parlare prendendosela con cattolici, satanisti, polizia, Vasco Rossi e mille altri. Solo qualche metallaro ha risposto mandandolo al diavolo. E lui: “Mi sbatto pure quello, portamelo sul palco!” (chissà se lo viene a sapere Antonius Rex…).

    Ha cantato alcuni pezzi in inglese. Molti erano lì per Morgan che in realtà era tra gli spettatori e a fine concerto ha messo qualche disco.

    Cmq è uscito un nuovo disco di Faust’O: “Cambiano le cose” (non l’ho sentito). Dei vecchi mi divertono molto “Disaster” e “Piccolo Lord”.

  32. enricodelea il 18 settembre 2006 alle 14:20

    bellissimo pezzo (grazie!) – ho qualche anno anch’io e ricordo l’impatto che fece sui miei 18-20anni un brano come “Andare camminare lavorare” – quello strano recitarcantando, quasi uno straparlare in musica… genialità pura, pura vita…

  33. andrea inglese il 18 settembre 2006 alle 15:23

    … “ma io ti compro un sottomarino”… , caro franz, grazie di averci riparlato di Ciampi… “Te lo faccio vedere io” è diventato da un paio d’anni un inno mio e di Mag, ce lo ascoltiamo come una liberatoria droga da ogni “pesantezza” del vivere a due quotidiano…

    (Poi le frasi di Ciampi sono stupende, inciampano costantemente in se stesse, sembrano banali, e poi svoltano all’improvviso, o rimangono inconcluse…)

  34. furlen il 18 settembre 2006 alle 21:28

    pierolitaliano
    grande
    e grande
    omaggio
    questo

    effeffe

  35. Giancarlo Tramutoli il 19 settembre 2006 alle 09:24

    Bello forte e viscerale come doveva essere. Anch’io solo pochi anni fa l’ho scoperto. La potenza di quel vaffanculo…
    Grazie Franz.

  36. claudio il 19 settembre 2006 alle 13:48

    A volte si ha la netta sensazione che il caso abbia un corpo, un respiro, finanche un’anima. Qualche giorno fa ero a Bologna ospite di un giovane amico (anch’io sono giovane, ma l’amico è più giovane di me di una decina d’anni..). Mi fa vedere tante cose del suo lavoro; montaggi, videoclip e altro, poi in piena notte il colpo di grazia..
    Un video di Piero Ciampi che in un completo da Diabolik “canteggia” un suo pezzo..
    […]
    Anni fa mi avevano parlato di Ciampi, incuriosito m’ero procurato “PIERO LITALIANO”, ma ne ero rimasto deluso ed avevo finito lì la ricerca, pensando che quel profilo anonimo sulla copertina del cd non mi avrebbe mai dato altro.
    …E allora quel tizio mezzo ubriaco sul video chi è, cos’è ? E’ Piero Ciampi…
    Nel corso della notte ascolto quasi tutto il repertorio, i pezzi migliori, i classici del dramma-Ciampi, i vaffanculo epici, le urla di dolore, la consapevolezza dell’esser fuori, e tutto il resto..
    Mi innamoro.. semplicemente (e anche un po’ del giovane amico che mi ha aperto questa nuova porta..)
    Torno a casa con un’antologia di brani…sulla copertina artigianale un fotogramma del video con un sorriso e due occhi da lucignolo che ti lasciano ancor più comprendere il fascino del paese dei balocchi !
    *
    Ed ecco il pezzo di Franz Krauspenhaar, così… uscito dal nulla, dallo stomaco del caso, o rispondente ad una logica modestamente invisibile, “un’astuzia misteriosa”. Un omaggio puro e bello alla poetica di Ciampi, fondamentalmente al suo modo d’essere, quel “modo” che ognuno di noi possiede e che tiene in semiletargo nel fondo dell’anima…mi lascio cullare dalla sorte…
    Mi piacerebbe comunque sottolineare anche la bravura di Gianni Marchetti ! Confesso non ne so molto, ma da quello che ho letto qua e là mi è sembrato di capire si tratti di un musicista poco apprezzato negli ambienti ufficiali… eppure, senza toccare i testi, in alcuni casi sono proprio gli arrangiamento di Marchetti a dare una luce eccezionale alle composizioni.
    Inutile perdersi negli esempi, ma un pezzo come “Il giocatore” dal punto di vista squisitamente musicale è semplicemente straordinario. Il secondo attacco è davvero bello, con il basso a farla da padrone. Attendo la parte a lui dedicata …
    Un saluto e un forte ringraziamento a Franz per il bel pezzo e l’occasione di poter dedicare un po’ del proprio tempo a qualcosa di così bello.

  37. franz krauspenhaar il 19 settembre 2006 alle 14:58

    grazie ancora a tutti per aver apprezzato questo modesto ma sentitissimo tributo. vi confesserò una cosa: ciampi l’ho scoperto quest’estate; me ne parlò un amico musicista, parlandomi di “Tu no” e dei vaffanculo di “Adius”. ovviamente di ciampi ne avevo sentito parlare varie volte, ma proprio tutto il blaterare post-mortem, avendo saputo come se l’era passata male, piero, in vita, mi respingevano a un ascolto. eh si, ora mi sono aggiunto anch’io ai blateratori…
    e mi scuso con quelli, idealmente; che avevano una sacrosantissima ragione a blaterare – si fa per dire – di questo artista unico. ho passato l’estate ad ascoltare il repertorio, come claudio, innamorato perso. è così.

  38. gppp il 20 settembre 2006 alle 23:48

    mi dicono nada in versione scarnificata ha “trafitto” anche i cccp (e data l’ora, l’aspetto, la cattiva reputazione, le voglie sconfinate, la necessità d’infinito…). ho il dono incomparabile di ciampi dal maestro carlo allegri e da libellula/lauzeta (Laura anulare anullare llorar). lode a loro.
    roco, roço, rosso
    gppp

  39. isidax il 14 novembre 2006 alle 00:02

    Faust’o o Fausto Rossi che dir si voglia troppo fuori per essere capito dai più, 6 LP fra il 1977 e il 1985 a nome faust’o, poi altri 4 Cd fra il 1992 e il 1996, si vocifera da quasi un anno di un suo nuovo lavoro, a Dicembre 2005 ha tenuto qualche concerto dove cantava una decina di nuovi brani , rigorosamente in inglese, a Luglio 2006 mi ha confermato che il lavoro era pronto, me lo ha confermato personalmente, poi nonostante alcuni contatti tramite Myspace è sparito di nuovo…………

  40. Emanuele Kraushaar il 13 gennaio 2007 alle 20:37

    ah ecco, quindi il disco di cui avevo parlato esiste solo nella sua testa. Bè, è già qualcosa..

  41. gisy il 17 gennaio 2007 alle 01:01

    Uscirà, uscirà. Presto.



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