Mancano all’appello cento milioni (di donne)

18 settembre 2006
Pubblicato da

La tecnologia come agente sociale

di Giuseppe A. Veltri

Fiumi d’inchiostro e tantissimi libri sono stati scritti sul rapporto tra tecnologia e società, di come e quanto la tecnologia stia cambiando il nostro modo di vivere, di comunicare, di organizzare il nostro tempo e di disporre d’informazioni. Spesso, vengono coniati neologismi di ogni sorta e inventate tortuose definizioni su quello che può essere riassunto nel grande tema degli effetti ed impatti sociali delle tecnologie sulle società umane.

Ma questo complesso rapporto viene meglio compreso attraverso esempi e soprattutto esempi su larga scala. Il problema e’ che questi macro-eventi sono difficili da identificare mentre si verificano, lo si può fare solitamente post-hoc, visto che hanno luogo durante archi temporali non brevi.

Tuttavia, qualche eccezione esiste ed e’ particolarmente interessante.

Prendete il caso del Prof. Albert Macovski e della sua macchina scanner ad ultrasuoni, chi poteva immaginare il loro impatto sulle società asiatiche?
Questa macchina, quando fu introdotta venti anni fa, rese disponibile un metodo economico e veloce per determinare il sesso dei nascituri nel ventre delle madre.

Quando questo metodo fu introdotto in Asia ed in particolare in Cina, India, Bangladesh e Taiwan, si introdusse un metodo economico di determinazione del sesso dei nascituri in società dove tradizionalmente si privilegiava la nascita di figli maschi.

Attraverso questa macchina e quindi l’aborto di figlie femmine e la selezione delle nascite di soli figli maschi, milioni di genitori asiatici hanno dato vita ad un enorme esperimento sugli effetti sociali di questa possibilità di scelta.

Già nel 1990, il premio Nobel indiano Amartya Sen aveva segnalato il fenomeno di questa sproporzione nelle nuove generazioni in Asia. Altrove, nel resto del mondo, le donne superano in numero gli uomini: ad esempio, in Europa del 7% ed in Nord America del 3.4%.

Grazie allo scanner ad ultrasuoni, la normale preferenza di Madre Natura di 105 maschi ogni 100 femmine e’ cresciuta sino a 120 maschi ogni 100 femmine in Cina. La situazione e’ simile, con picchi che arrivano sino a 135 maschi ogni 100 femmine, in Taiwan, Singapore, Sud Corea e parti dell’India.

In Cina ed India hanno messo fuori legge le tecniche di diagnosi pre-parto per limitare il problema ma le norme sono facilmente aggirabili: basta un cenno di un dottore alla madre per far capire che il sesso del nascituro e’ quello voluto.

Le implicazioni a lungo termine di tale sbilanciamento sono soprattutto frutto di speculazioni visto che non esistono precedenti per un evento simle.

La CIA americana, ad esempio, ha ipotizzato degli scenari piuttosto apocalittici che riguardano naturalmente soprattutto la Cina, come la necessita’ di una guerra sanguinosa da parte del rinnovato Impero Celeste proprio per liberarsi di questo ‘surplus’ di giovani maschi (come, ad esempio, riprendersi Taiwan) o la nascita di movimenti terroristici dovuti all’abbondanza di testosterone e nazionalismo (Braudy, 2003).

Altri scenari riguardano fenomeni diversi, come un aumento della criminalità dovuta alla elevata frustrazione sessuale di queste masse di giovani uomini (ebbene esiste un legame tra queste due variabili, seppur contestato ed oggetto di dibattito) o addirittura una esplosione del fenomeno omosessuale dove in tale scenario futuro Shanghai ruberebbe a San Francisco il primato di capitale gay mondiale.

Inoltre, in molti sospettano che tale peculiare situazione sicuramente attrarrà l’attenzione del crimine organizzato che si occupa di traffici di donne. In questo caso, il mercato più remunerativo diventerebbe l’Asia creando una larga cultura del ‘bordello’ senza precedenti.

Per tornare al discorso iniziale, questo e’ un buon esempio d’impatto sociale di una nuova tecnologia anche se quest’ultima non e’ nulla di straordinario come Internet, le biotecnologie o le nano-tecnologie.

La verità e’ siamo soltanto all’inizio nel comprendere l’impatto sociale di una tecnologia, che potrà essere anche voluto e positivo. Ma sono i casi come quello appena descritto che dovrebbero essere presi ad esempio per i casi futuri.

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16 Responses to Mancano all’appello cento milioni (di donne)

  1. gina il 18 settembre 2006 alle 11:11

    come dicevo altrove (in deriva ad un post di santoro, al quale rimando per non ripetermi eccessivamente https://www.nazioneindiana.com/2006/06/28/reportage-dall%e2%80%99inferno/), l’impatto dell’ecografia in gravidanza sull’immaginario di donne e uomini è ben più complesso, e cortocircuita con un sistema culturale dato, evidenziandone tanto la norma quanto gli estremi. Non è “colpa” della tecnologia quindi. Nella fattispecie, che le bimbe vengano affogate in un pozzo come gattini in esubero o abortite ab origine selettivamente poco importa, quel che conta è il dato culturale, che è sempre lo stesso e da millenni. fa sorridere anche la visione apocalittico-deterministica focalizzata sull’eccesso di testosterone e il boom (u)omomosessuale (:)?!), cina e india sono ormai potenze concorrenti e da demonizzare non importa come: i barbari sono alle porte anzi le sfondano, watch out!. (ma da dove vengono secondo la cia le condoleze, le tatcherone, le lindye england le donne bomba cecene o palestinesi, le soldate israeliane, le infanticide nostrane?)

  2. temperanza il 18 settembre 2006 alle 11:50

    @ Gina

    :–)

  3. colleoni's hyperbole il 18 settembre 2006 alle 13:50

    pota, temperansa, te se de per teucc

  4. Giuseppe A. Veltri il 18 settembre 2006 alle 15:11

    Alcune brevi considerazioni:

    1) Si tratta di un fenomeno di interazione tra tecnologia ed il contesto socio-culturale. Nessun ha indicato nella tecnologia il male, mi sembra ovvio.
    2) Quanto agli scenari della CIA, certo sono bizzarri, ma non piu’ di altri prodotti negli ultimi venti anni.
    3) Cina ed India saranno anche da non demonizzare ma questo fenomeno si e’ verificato (ed e’ ancora in atto) li’.
    4) Il legame tra testosterone (che e’ prodotto anche dalle donne, seppur in quantita’ minore) e comportamenti violenti e’ controverso ma non si puo’ certamente liquidare facilmente come fantasioso (c’e’ una vasta letteratura disponibile su Molecular Psychiatry).

  5. temperanza il 18 settembre 2006 alle 17:19

    @colleoni

    sì, oggi gira così, anche tu però non scherzi:–)

  6. colleoni's il 18 settembre 2006 alle 17:33

    è il mio giorno libero, faccio il garzone di perruquier

  7. gina il 18 settembre 2006 alle 21:21

    esagero un po, nel tentativo di spiegarmi meglio: imho messo così questo pezzo sdogana i deliri della cia accoccolandoli tra le braccia di Amartya Senn. Riportare senza eccepire quelle che sono veline di regime, cioè puri deliri della peggior propaganda razzistomofobanazionalprotezionistateoconorientalista (tanto per restare all’esempio: testosterone=maschio cinese e indiano=terrorista=omosessuale=frustrazione sessuale=cultura del bordello senza precedenti), anche solo ipotizzarle come possibili implicazioni future in quanto speculazioni “visto che non esistono precedenti per un evento simile” (e ci credo:) significa riconoscerle, dotarle di senso e, questo si, ancorarle al reale. A quei cento milioni di donne e più che qui e ora, davvero, mancano all’appello. E che meriterebbero ben altre attenzioni.
    ciao

  8. gina il 18 settembre 2006 alle 21:38

    po’ !

  9. Giuseppe A. Veltri il 18 settembre 2006 alle 23:52

    Ho l’impressione che stai facendo un po’ troppo guerriglia semiologica, puoi levarti l’elmetto..
    Il pezzo e’ sull’interazione tra tecnologia e pratiche socio-culturali. Ognuno e’ libero di immaginare gli scenari che ritiene verosimili, quelli che della CIA erano gli unici che ho letto a riguardo per quanto bizzarri ed opinabili (e presentati anche con un leggero tono ironico).

  10. gina il 19 settembre 2006 alle 09:27

    te l’avevo detto che avrei esagerato:).
    comunque, la mia guerriglia, come la chiami tu, non è fine a se stessa. A questo proposito, sotto il logo razzismi quotidiani qui su NI trovi tutta una serie di pezzi piuttosto indicativa, focalizzata sulla rappresentazione mediatica dell’Altro, se ti va dai un’occhiata.
    ciao

  11. tashtego il 19 settembre 2006 alle 15:51

    Le donne come fattore di decongestinante della Storia, con effetto ammortizzante dei conflitti.
    Questa la tesi delle “guerre testeroniche”.
    Non so.
    Non sono stato di recente in un paese musulmano, se si eccettua la Turchia.
    Lì, se posso riferire una percezione nettissima, il problema della repressione sessuale e dell’eccesso di testosterone fa bella mostra di sé per le strade di Istanbul, che pure è città tutto sommato abbastanza laica.
    Frotte di ragazzi nervosi che se ne stanno tra loro e scendono giù a gruppi verso il ponte di Galata, la domenica pomeriggio, molti tenendosi la mano, tutti col braccio sulle spalle del vicino.
    Mi colpiva il loro numero, l’assenza quasi totale di presenza femminile tra loro.
    Le coppie in giro erano rare.
    Mi colpiva anche la strana velocità dei movimenti in questa massa di ragazzi.
    Una specie di urgenza dolorosa.
    Sono convinto che la teoria del testosterone come una delle matrici della violenza non sia del tutto campata in aria.
    Per il maschio umano la mancanza di presenza femminile è fonte di quella che chiamerei “disperazione carnale”.
    Cento milioni di femmine in meno sono una catastrofe.

  12. tashtego il 19 settembre 2006 alle 15:52

    “testosteroniche”, certo

  13. gina il 19 settembre 2006 alle 18:21

    non che ve ne freghi molto, ma sono allibita. Tanto per dirvi della differenza, ho sinceramente sperato che il pezzo fosse uno scherzo. Beh, non lo è, e ne “tiro”:) le catastrofiche conseguenze.
    statemi bene

  14. Daniele Ventre il 23 settembre 2006 alle 00:56

    Credo però che qui il problema non emerga dalla tecnologia in sé, quanto piuttosto dalla natura della società.

    In fin dei conti, i cinesi, come gli indiani non avevano alcun problema a eliminare alla nascita, in segreto, e con la connivenza della comunità, una creatura di sesso sbagliato.

    Questa selezione sessuale avveniva, fra l’altro, anche nel mondo mediterraneo, ventitré secoli fa. Basta leggersi i papiri ellenistici del Fayyum che contengono lettere di padri di famiglia alle mogli incinte. La raccomandazione, semplice e brutale nella sua franchezza, è: se il neonato è femmina, uccidilo.

  15. Daniele Ventre il 23 settembre 2006 alle 00:59

    Ben inteso: il Fayyum dell’Egitto ellenizzato (che all’epoca era peraltro uno dei centri del potere del mondo antico) è solo l’esempio che è arrivato fino a noi; l’infanticidio o l’abbandono delle bambine era in effetti una pratica diffusa ovunque, nel mondo greco e latino.

  16. gina il 23 settembre 2006 alle 08:20

    Sull’infanticidio/feticidio femminile in india.
    qui trovate parecchi spunti d’analisi, per la maggior parte provenienti da informant* nativ*, fatto non trascurabile:)
    http://www.chaitanyaconsult.in/chaitanya/guide/cg5kidsb.htm

    tra i più interessanti, a mio avviso:
    – Kavery Nambisan, The Baby Doom, Hindu, July 25, 2005
    – Chetan Sharma and Divya Jain, Technology and its Impact on Female – Feticide in India, Digital Communities, May 18, 2005.
    – Madhu Gurung, Female Foeticide, September 10, 2005.
    – Madhu Gurung, “The two-child norm only leads to female foeticide”: Interview with Ashish Bose, InfoChange India, n.d.
    Dr. Vibhuti Patel, A cultural deficit, India Together, August 2003.

    ciao



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