La strana coppia – Lemmon intervista Matthau

22 settembre 2006
Pubblicato da

di Franz Krauspenhaar

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Conosco Pinketts da quasi trent’ anni, da quando condividemmo per quasi due anni lo spazio di una classe di adolescenti al da tempo deceduto Liceo Linguistico Cristoforo Colombo, a Milano. Pinketts è sempre stato un uomo eccessivo. Fa finta di non conoscere il significato della parola moderazione se messa in relazione con la sua parola preferita: io. E’ un incontinente. Non ha il vizio dell’eccesso, ne ha proprio le stigmate, come fosse un santo rovesciato come un guanto durex.

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E’ incontinente nella manifestazione di sé, invasa da un  autoironico narcisismo. Esso si mitiga , ma non si annacqua, nel suo disincanto: Narciso che si specchia nel proprio spleen. E’ incontinente nella sua produzione letteraria, che è l’espressione artistica non solo del suo onnivoro self quale egli lo vede, rimirandosi nello stagno a volte deformante del suo spleen, ma anche nella spontanea tessitura della sovrastruttura di sé, una sovrastruttura paradossalmente essenziale, insostituibile, determinante. La recitazione a soggetto del personaggio Pinketts, ventiquattrore al giorno. Un personaggio che non va mai in vacanza. Egli è un dottor Jekyll che, dopo un’operazione di chirurgia estetica definitiva , un autoritratto con bisturi, è diventato mister Hyde senza possibilità di rientrare nei panni estetici originari. Quindi, non è più il dottor Jekyll. Anzi, in fondo non lo è mai stato. La sua recitazione cancella il passato, cio’ che è stato ma che in fondo, viceversa, non è mai stato, perché mancava l’interpretazione della parte.

Posso ben dire che Pinketts è sempre stato scrittore, quasi lo fosse già fin dal proprio concepimento. Scrivere è la sua vita; la sua vita è, prima ancora di essere stesa, picchiata, schiaffeggiata, carezzata sulla carta, scrittura.

Non ha mai lavorato, nel senso che non ha mai avuto un lavoro vero, tanto meno sicuro. Non ha mai intrapreso una carriera. E’ lui la sua carriera. Lui è il suo amministratore delegato e allo stesso tempo il suo gallonato fattorino. Si è promosso scrittore di grande valore da sempre, sulla fiducia. In se stesso.

Pinketts vive per scrivere, e scrive per vivere per poi poterne scrivere. Le autobiografie romanzate che sono i suoi romanzi sono incontinenti nella forma, nel contenuto e negli intenti. Questi ultimi gli servono per creare una specie di ultravita che vada ad aggiungersi, per accumulazione artistica, alla vita vera. Mischiando iperrealismo, invenzione pura, surrealismo post-felliniano poggiante sui fatti (suoi)  di una vita per l’appunto surreale, Pinketts crea, con i suoi romanzi antropocentrici, una plausibile giustificazione alla vita stessa. Lazzaro Santandrea, il suo alter-superego, esiste due volte: nella carne dello scrittore e nelle carte false ma anche plausibili del romanzo autobiografico, nell’infedele, iperrealistica  riproduzione della realtà già deformata all’origine. Il suo quotidiano diventa straordinario abituale. Milano, la sua Milano infernale che pare dipinta da un Bosch modernamente moralista, diviene Mompracem. Le tigri vengono ricreate qui, partorite sotto mentite spoglie, ancora più cattive, ancora più sanguinarie: fiere in metropolitana, felini noir.

In tutto questo caravanserraglio impaginato che sono i suoi romanzi (e questo Ho fatto guardino, appena uscito per Mondadori, non fa differenza) il noir non è una semplice cornice, tanto meno un pretesto. Per Pinketts la vita è noir, la società è di nero linoleum crepato, la famiglia non è semplicemente da odiare ma  proprio da evitare come un malaugurio, il delitto è il substrato al sangue che sfocia in pianto e in alternativa in caustica risata. Cinico per autodifesa come uno dei marines di Full Metal Jacket; e poi comico e tragico. Pinketts ha bene in mente che si vive solo una volta, e che la morte è un’affittacamere che prima o poi, quasi mai in ritardo, riscuote la sua pigione. Figlio legittimo di Frederic Dard, l’inventore di Sanantonio, il quale era figlio a sua volta legittimo di Céline e di Auguste Le Breton, quello de Il clan dei siciliani, allo stesso tempo Pinketts deve a mio avviso qualcosa anche ad Ambroce Bierce, quello del Club dei Parenticidi, e ai i duri Hammett e Chandler, come a Bernard Shaw e a Oscar Wilde. L’ho intervistato per Stilos, per telefono.

Prontooo?

Pink…
 

Ciao Andrea. Come la va?

Sono stanco, tanto stanco…
 

Sono vent’anni che mi ripeti le stesse cose.

Sono vent’anni che faccio una vita d’inferno. Ieri ero a Caulonia, oggi al Cin Cin dalle 6 alle 11 a firmare copie del libro, domani vado…
 

Ascolta, anche se hai telefonato tu ti devo intervistare, ricordi?

Ho una memoria prodigiosa.
 

Appunto. Sei un VIP, tu?

Certo.
 

E io sono l’unico non VIP che viene chiamato da anni da un VIP. Di solito va al contrario. Mica male la situazione, no?

(Ride)
 

Bene. Ti faccio la prima domanda: cosa ne pensi di coloro (critica, lettori, scrittori) che indicano il noir come esempio di paraletteratura?

Penso che conoscono poco il noir, anzi che non lo conoscono affatto, cazzo…
 

Già, porca troia… Tu sei stato, all’inizio degli anni 90, assieme a Raul Montanari, a Carlo Lucarelli e pochi altri tra gli inventori del noir italiano. Cosa ricordi di quei tempi?

Tutto. Ma non mi piacciono le rievocazioni, gli amarcord. Sono sempre proiettato in avanti, una retta verso l’infinito. Comunque quei tempi sono stati eroici, allora per la maggior parte degli italiani noir era una parola incomprensibile.
 

Anche questo Ho fatto giardino fa parte di quella che tu hai chiamato “la mia Chanson de geste”. Potresti spiegare meglio di cosa si tratta?

E’ la mia chanson de geste, cazzo. Io parlo di me stesso come di un eroe. D’altronde, non potrei fare altrimenti. Vivo per scrivere la mia chanson de geste. Quando ho vissuto uno squarcio di vita significativo in tutti i sensi, passo a scriverne. E’ così da sempre e così sarà sempre.
 

Che cosa significa per te la parolaccia impegno in letteratura?

Scrivere talmente tanto da farmi male alla mano.
 

La tua vita è un romanzo? O i tuoi romanzi sono più realistici della tua vita?

La mia vita è il romanzo. Punto. A capo.
 

E’ corretto pensare che la tua visione del mondo, vista attraverso i tuoi libri, sia essenzialmente pessimistica?  

Si, a patto che si ritenga questa visione l’ unica corretta.
 

C’è uno scrittore del passato al quale sei particolarmente legato? E se si, perché?

Hemingway. Ca va sans dire.

(Pubblicato su Stilos- settembre 2006- in una versione da me depurata in anticipo di alcune colorite espressioni sbraitate dalla strana coppia. La strana coppia originaria – vedi foto, “I’m a neurotic nut, but you’re crazy!” – è un famoso e splendido film del 68 diretto da Gene Saks e scritto da Neil Simon, con Walter Matthau nella parte del pazzo casinista e Jack Lemmon in quella del nevrotico ossessivo. Non fa una piega… FK)

Photogallery: Pinketts-Matthau beato tra le donnepinketts.jpg

Krauspenhaar-Lemmon-Bela Lugosi… foto-in-spazi-angusti.jpg

12 Responses to La strana coppia – Lemmon intervista Matthau

  1. pasquale il 22 settembre 2006 alle 18:14

    Interessantissima quest’intervista…

  2. morris alphabet il 22 settembre 2006 alle 18:34

    traspare dalle parole di jack lemmon e soprattutto da quelle di walter matthau una grande modestia…

  3. Flavia Zagato il 22 settembre 2006 alle 19:30

    Che bella intervistona! Cmq è un bel sito questo qua, ci sono arrivata grazie alla mia amicissima Gemma Gaetani la poetessa che me lo ha segnalato ieri al telefono, calcolate che erano le tre del mattino e io stavo a struccarmi dopo che eravamo state con Giorgio Marani quello che vende le Jaguar e la cugina di Samanta de Grenet alla Mucca Assassina. Comunque mentre sto a struccarmi me telefona Gemma e me fa: “A Flavietta, gnente, io me so’ rotta de annacce per dei motivi che dopo o dopodomani te dico, però c’è sto sito curturale che te dovrebbe interessà, è pieno de ommini, tutti abbastanza intelliggenti, vabbè, gnente, mo’ nun stò a carcolà er quoziente, però inzomma ce poi stà tranquilla, solo che co’ sti ommini devi sta’ atenta che so’ polemisci, sopratutto n’ certo Barbieri de Lugo de Romagna o robba der genere che mo’ se firma a.b., perà lui nun è indiano, è uno che passa a vita sua a legge er sito der primo ammore, lo legge e rilegge anche ducento vorte ar giorno, sa tutti l’articoli de moresco a memoria, de scarpa recita er codice fiscale e de la sora benedetti c’ha fatto una foto cor fotomontaggio ar fotoshopp de la madonna der carmine e se inginochia tutti i ggiorni matina e sera, ce l’ha ataccato ar computere.”
    Vabbè, scusate ma io che sono una segretaria sono onoratissima di essere amica intima, anche di carinzia, della poetessa romana de Roma Gemma Gaetani, che scrive delle cose veramente vere.
    Comunque complimenti agli indiani del sito, e volevo anche dire che Pinketts mi piace un sacco, lo vedo sempre a Italia sul 2 quando mi metto in malattia, è un fico, scusate l’espressione. E pure l’amico suo col nome impronunciabbile mi sembra a occhio fattibbile. Ma chi è Bela Lugosi? Ciao,
    Flavia.

  4. degustibus il 22 settembre 2006 alle 22:56

    io tra gemma gaetani, pulsatilla e selvaggia lucarelli preferisco melissa p. perché c’ha la copertina più fucsia.

  5. rosa shokin' il 23 settembre 2006 alle 00:11

    è più fucsia quella della gaetani, però in melissa ci sono più pompini, 142 contro i 121 della gaetani, li ho contati tutti, ad ogni pompino facevo un risvolto alla pagina, infatti adesso li vendo su ebay come fisarmoniche.

  6. fk il 23 settembre 2006 alle 12:34

    sarebbe bene, a mio avviso, se si potesse uscire da questi ot (l’ultimo sarebbe da censurare – e infatti rifletterò sul da farsi) e commentare il pezzo, se vi si trova qualcosa da commentare. altrimenti il silenzio, ch’è d’oro, è comunque gradito all’estensore del presente commento. grazie.

  7. nerina 76 il 23 settembre 2006 alle 13:39

    pinketts lo trovo più divertente come bevitore che come scrittore, se sto almeno ad alcune sue performance al trottoir di un po’ di anni fa… Complimenti invece al fascino zombesco di Bela… spero di essere stata in tema…

    (ne approfitto per un salutino a Flavia, che ha ancora un mio vecchio cosmopolitan con un intervista tostissima a brad pitt )

  8. danielegreco il 23 settembre 2006 alle 14:26

    “Già, porca troia… Tu sei stato, all’inizio degli anni 90, assieme a Raul Montanari, a Carlo Lucarelli e pochi altri tra gli inventori del noir italiano. Cosa ricordi di quei tempi?”

    …perdonate la mia ingenuità, ma Giorgio Scerbanenco, dove lo mettiamo?…
    tra gli scrittori di romanzi rosa, quale pure egli era? o gli riconosciamo ogni tanto qualche merituccio sul noir..e qualche merituccio da scrittore autentico???

  9. gianni biondillo il 23 settembre 2006 alle 14:35

    Sì, in effetti occorreva scrivere il “nuovo-noir-italiano”.

  10. fk il 23 settembre 2006 alle 15:25

    mah, scerbanenco è stato un grande narratore che io amo particolarmente, però, sostanzialmente, è stato l’unico che scriveva gialli di un certo peso prima degli anni 80/90. ha scritto di tutto, anche dei noir, ma è passato alla storia, giustamente, come giallista. (duca lamberti).
    insomma, tolta qualche eccezione, prima dei pinketts, lucarelli ecc. in italia, di noir, c’era ben poco. ripeto: di NOIR. il GIALLO è un’altra cosa; e in italia in questo genere, invece, prima del decennio 90, c’è stato molto di più.

  11. danielegreco il 23 settembre 2006 alle 19:09

    ok fk,
    è che io faccio confusione tra noir e giallo, dico sul serio.
    forse (accetta la battuta) sono daltonico!!!
    buon lavoro

  12. franz krauspenhaar il 23 settembre 2006 alle 19:23

    :-)



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