Strata

24 settembre 2006
Pubblicato da

di Joe Ross

traduzione di Andrea Raos

La sparizione

Così perfetto, un atto.
Risplendente palmo accenno di –
Scomparsi alla vista, gli scarsi
a cui di rado pensavamo per paura
o sua mancanza. Un improvviso non parlare
dove solo ieri induceva alla permanenza
o respingeva da essa. Le ruote non possono
girare all’indietro, come a cadere, prendere tempo, attaccare.
Quale se ci mantenne in flagranza?
I miei denti radicati nell’anima del volere.
Come un desiderio di irridere supposizioni
intente a vantarsi di una pretesa. Non è così.
Non è così?
Le ombre verdi albeggiano attorno.
Precedente alla notte è il suo richiamo.

*

The Disappearance

This perfect, an act.
Resplendent palm slight of –
Gone from view, those few
we seldom thought of for fear
or its lack. A sudden not speaking
where only yesterday teased into or away
from permanence. The wheels can’t
clock back, as if to fall, stall, attack.
What whether held us in breech?
My teeth gummed to the soul of want.
As a desire to deride suppositions
intent on bragging a claim. It is not so.
Is it not so?
The green shades dawn about.
Prior to night is night’s call.

***

In realtà

Non era un atto testimoniato
da guardarsi di nascosto.
Le ovvie persuasioni della notte alte
come febbre. Un centurione alla fine
di qualche dovere. Quali spoglie o di chi
nacquero da questo nòcciolo. Quiete
definita dall’assenza vista. Uno
schermo inattivo come le ceneri del fuoco di Platone.
Sembra anche che giovinezza abbia lasciato i suoi rimpianti
indietro per noi. In giro fuori
un ragazzo guarda
un’ambulanza passare –
una sirena, un suono.

*

In Fact

It wasn’t a witnessed act
intent to be watched surreptitiously.
The night’s obvious persuasions aloft
as fever. A centurion at the close
of some duty. What remains or whose were
born upon this brunt. Stillness
defined by the absence seen. A
screen idling as the cinders of Plato’s fire.
It seems too youth has left its regrets
behind for us. Out on the prowl
a boy watches
as an ambulance goes by –
a siren, a song.

***

Qualcosa di dimenticato

Le necessarie infrazioni si sono
esaurite. Mentre risultati si librano verso un sovrappasso
o stasi supplementare. Quando tutto è
perfetto al termine di bisogno protratto.
Verrai?
I ricordi sembrano smembrati come se
dimenticata la loro costruzione. Una caratteristica,
liminare, colta a cancellare questi ripensamenti. La luce è qui
con permutazioni tenaci. Come
pensavamo. Presupposizioni continuano a colpire indifferenza.
Una successione dividente o supposizioni regressive.
Questa descrizione. Un’ora fa davanti agli alberi
dove è il pensare. Un sentiero nella storia.

*

Something Forgotten

The necessary infringements have
lapsed. While abutments hover into an overpass
or surplus stasis. When all is
perfect at the end of protracted need.
Will you come?
Memories seem pulled apart as if their
construction was forgotten. A fixture,
liminal, caught erasing these after thoughts. Light is here
with resilient permutations. Like we
thought. Presumptions continue striking indifference.
A dividing succession or regressive suppositions.
This description. An hour before the trees
where thinking is. A path in history.

***

Direzioni

Nel silenzio non c’è alcun dire.
Ciascuno sopra il proprio dorso. Perché
non c’è alcun dire. Ma prima come in
camminate in tondo o discorso più vicino al bordo,
che il passaggio. Premuto contro quale correzione,
correlativo, ruminìo? Questa prima terra
trasportata a dislocazioni appropriate.
In uniforme. Da un luogo come sguardo –
quale sonno la mente ha fatto. Tali
paesaggi. Cerchiati d’attesa e un frammento
o pietra che si approssima al fumo. Tutto il giorno in un mare
di qualche luogo altrove. Il più esterno dei piani
della meditazione o di ovvie rivoluzioni.
La decisione è presa ovunque. C’è una svolta
per tornare indietro. Discorso perché non c’è alcun dire.

*

Directions

In the silence there is no saying.
Each upon their own back. Because
there is no saying. Yet early as in
round walks or speech nearer the border,
than passage. Pressed against what correction,
correlative, rumination? This first land
trucked to appropriate dislocations.
In uniform. From such place as look –
what sleep the mind has made. Such
landscapes. Ringed with wait and a bit
or rock approaching smoke. All day in a sea
of somewhere else. The farther out of planes
of meditation or self evident revolutions.
The mind is made everywhere. There is a turn
to get back. Speech because there is no saying.

***

Favola numero uno

C’era un tempo
che il tempo pensato
era una volta
su un moto
ora perduto.
Sfugge
così in fretta. Uno si
chiede uno
dubita se
le parole ebbero mai
ciò che a questa S/storia
mancava.
Se mai ebbero
parole. Ovunque
sempre vissero
mai.

*

Fable Number One

There was one time
that time thought
was once
upon a motion
now lost.
It flees
so fast. One
wonders one
doubts if
words held ever
what this (hi)story
lacked.
If ever held
words. Where ever
ever lived
never.

***

Atterraggio

Il tempo è
la chiamata del
destino di questo luogo a
l’immagine
completa della voglia.
Ovviamente lei disse corri.
Osa essere
fuori passo
o scordata
mente. Là/dove
vieni.

*

Landing

Time is
this place destiny’s
calling out to
inner longing’s completed
image. Of course,
she said run.
And dare to be
out of step
or out of tune’s
mind. There/where you
come.

***

Resistenza

Su un’unica fila
gli uomini siedono
nell’ultimo svanire
della luce d’autunno.
Sanno che
il sole è luminoso solo
quanto loro.
Quando la luce mostra
un’altra –
guerra che scoppierà prima dell’alba,
ricordiamo non
la pace ma
il restare.

*

Resistance

All in a row
the men sit
in the last fading
of autumn’s light.
They know
the sun is only as
sunny as them.
When the light shows
another –
war breaking before dawn,
we remember not
the peace but
the rest.

***

Bellezza

Questi strati non misurano
la profondità né definiscono
ciò che resta quando
la superficie si assottiglia
al punto
che sgorghi sangue. È davvero
più facile respirare
nelle foglie? Attenti
alla prossima pausa, restiamo.
Ghiacciato nel fissare, l’occhio non
si schiva.

*

Beauty

These layers measure not
the depth nor define
what is left when
the surface thins
to a point
of bleeding. It is truly
easier to breathe
in the leaves? Looking out
into the next break, we pause.
Frozen into stare, the eye cannot help
see itself.

*****

Joe Ross, statunitense, ha pubblicato i libri Guards of the Heart: Four Plays (Sun & Moon Press, 1990), How to Write; or, I used to be in love with my jailer (Texture Press, 1992), An American Voyage (Sun & Moon Press, 1993), Push (Leave Books, 1994), De-flections (Poets & Poets Press, 1994), Full Silence (Upper Limit Music Press, 1995), The Fuzzy Logic Series (Texture Press, 1996), The Wood Series (Seeing Eye Books, 1997), Strata (per Subpoetics, progetto personale, 1998), EQUATIONS = equals (Green Integer Press, 2004).

Ha ricoperto diverse cariche culturali a Washington D.C. e ha svolto attività politica a San Diego (CA).

Le poesie che qui presento sono tratte da Strata (2006), inedito. Ringrazio l’Autore per la gentile concessione.

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12 Responses to Strata

  1. Cato il 24 settembre 2006 alle 15:31

    “Direzioni” è un piccolo capolavoro nel quale scrittura creativa e discorso metapoietico si intrecciano in un unicum, un corpo nuovo che brilla e significa al di là di ogni intenzione.

    Veramente una grande proposta, di un autore a me quasi del tutto sconosciuto (ricordo di aver letto due suoi testi alcuni anni fa su una rivista).

    Grazie, Andrea.

  2. Viviana il 24 settembre 2006 alle 19:06

    Grazie per l’opportunità di leggere questa poesia. Fondamentale per chi fa poesia oggi in Italia poter leggere di questi testi, così diversi da quanto gira. Grazie al traduttore, senza il quale io personalmente non sarei potuta arrivare attraverso i mie percorsi abituali.
    Viv

  3. Andrea Raos il 24 settembre 2006 alle 20:22

    Grazie a voi.

    Sul nome dell’autore ho linkato una rivista che, oltre a qualche altra poesia sua, contiene parecchie altre cose interessanti. Ve la consiglio vivamente.

    A Viviana (Cato già so che sa): nel caso ti fosse sfuggito, ti segnalo il sito gammm, linkato in NI; se ti interessa questo tipo di scritture, è un’autentica miniera d’oro.

  4. mayfly il 24 settembre 2006 alle 21:51

    Dunque è vero come disse Saul Williams
    la mia lingua è il mio fucile ed io sono per la verità.
    Conosco l’impegno contro la guerra del poeta J. Ross.
    Recentemente ha partecipato con una sua poesia
    insieme ad un centinaio di poeti
    all’antologia “Babylon burning: 9/11 five years on”
    cinque anni dopo il tragico crollo delle torri gemelle ed i tragici eventi che ne conseguirono.
    La poesia si intitola Rondo ed è dedicata a suo figlio Julien.
    J.R. attualmente vive in Francia insieme alla sua famiglia.

    I wake up too early
    and want to tell my too young son
    that the word is fucking up
    again.

    Today is not pasta or
    beans and rice
    but rest solidly tartine on plaid.

    A small dog resumes his borrow
    and shadows wave sure from
    unknown source. This sun.

    It counts sure, this old woman
    who does not speak. It is
    in the eyes too loudly written.

    Youth is age passing on reborn
    so that the rocking chair is a crib
    that creaks betwenn each wave.

    Today too is streetlights, lit
    still in early morning’s misty dusk.
    It rests mocking, confounding hours.

    It is these old shoes which keep the ground
    from flying into too depp abstraction
    despite too bitter leather tongues, we walk on.

    As if the child asks again the word is sure
    the question finished its own answer.

  5. mayfly il 24 settembre 2006 alle 21:56

    Sorry, World not word.

  6. Viviana il 25 settembre 2006 alle 09:21

    Grazie Andrea dell’indicazione.
    Viv

  7. Hyde il 25 settembre 2006 alle 15:43

    Scolpito in fervidi rami
    non era ghiaccio a
    dislocare le mie suture
    mano nascosta in rovi
    -attendo lo zero assoluto-
    epidermidi sottratte ai cuori
    vento e ozono
    in parodia di respiro.
    Quale destino tu sei?
    La necessaria sete è
    placata negli occhi
    si perde
    resterà incompiuto
    quel che resta?
    E’ ora, lentamente.
    Successiva al giorno
    è la sua definizione
    di scomparsa
    nell’ora staminale
    della storia.

    John Dorn (University of WA, Seattle-USA)

  8. Marco Saya il 25 settembre 2006 alle 17:27

    “Un’ora fa davanti agli alberi
    dove è il pensare. Un sentiero nella storia.” Notevole, come tutto il complesso. Saluti Marco

  9. enricodelea il 26 settembre 2006 alle 15:57

    “My teeth gummed to the soul of want”. Bello. Grande. (E grazie!)
    P.S. non lo conoscevo.

  10. N. Lenau il 26 settembre 2006 alle 22:57

    Presto l’azione è svanita allo sguardo del giorno,
    però non è perduta e annichilita:
    resta, come se una magia l’avesse legata,
    incatenata dall’occhio della storia.

  11. Paul Ibio il 27 settembre 2006 alle 02:31

    La verità è l’occhio della storia.

  12. […] di Joe Ross […]



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