“105” umani a dismisura

29 settembre 2006
Pubblicato da

di Mia Hoffmann 

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Viaggia ragliando sfrenato come un porco allo sgozzo quest’autobus pregno di vite da due soldi. E’ una latta millegusti, mille odori incestuosi, colori accecanti, forme cocenti.  

Una piccola larva cinese s’assopisce e punisce, dondolando ghiaccia di fatica allo schianto. Ad ogni scossone si risveglia e per aver ceduto al sonno si batte fino alle lacrime, con i pugnetti schizofrenici, la testolina stagna. Febbricitante s’alza prima del tempo, scalpita, e poi s’accascia sul predellino come un cencio sfibrato. Il nero di fronte nemmeno se ne accorge, gratta e non vince, con gli occhi iniettati di sangue che ogni tanto lancia in alto, in quei pochi centimetri d’aria bestemmiando la sorte. Scartabella tutto il viaggio e a destinazione scende in un salto sbragato, sfarfallando addosso alla piccola i biglietti scaduti. Sakura, i petali di ciliegio, caduchi al vento come la vita al tempo. In uno scatto fuggitivo di vergogna randagia s’alza anche lei, correndo verso qualche suo segreto anfratto, botola, laboratorio, doppio fondo, o a una qualsiasi altra porta magica di quest’oriente Esquilino. L’indiano che fino a prima le era accanto continua a fissarmi le cosce sfregando gli angoli della cassetta portaocchiali che ha tra le gambe. E’ un mignoletto brunito, vellutato come un nespolo acerbo potato dal disincanto. Dicono sia la messa a fuoco del fatalismo, quell’ardente ingenuità che gli lucida gli occhi da cerbiatto braccato. Chissà se la vecchia armena in fondo sarebbe d’accordo, fessa di rughe articolate e complesse. Ha un’ombra tremula da uccelletto rachitico, schiacciato in un corpo ritorto dentro un gonnellone gonfio di storie trapassate. Là sotto c’è l’argano di un mondo scomparso, tranciato alla radice e dissanguato. La memoria sembra andare in menopausa a volte, come l’urlo di un condannato appena fucilato che rintrona il cuore ma prima o poi cede. E così la vecchina si tiene arpionata alla faccia la sua storia, tra gli occhi e il fazzoletto stretto tinto di lutto, e forse un pò anche in quel fagotto, collassato tra i nodosi piedini senili, che è solo un involto di stracci ma per la cura che gli presta sembra il sudario di una creaturina permalosa. Nel frattempo sono salite a bordo tre bestiole spigolose odorose di selvaggina bulla. Il bello, il tenero e lo storto – una poliedrica sfornata rom. Fragranti e friabili come l’incontenibile smania di vivere che li attizza, vociano un allegro scroscio ormonale parodiato da sventole, calci, dispetti e carezze. Il più grande, il bello, s’è fatto depositario del bottino, un piccolo cocomero, che custodisce sotto il braccio nervoso da karateka, acre d’adolescenza campestre e peletti sudati. Lo storto è il più sanguigno del trio, in cui credo rivesta il ruolo del compare. E’ un metro e mezzo da terra di fiato taurino, grosse sporgenze d’ossa e un naso pestato da montone. Ma ha due occhietti feroci d’amore che sono tutto un brivido, per il suo corpicino sgraziato dal nanismo senza collo tra la gobbetta e il capoccione. Il più tenero è uno schizzetto caramellato, da una decina d’anni appena sparato alla vita, che bramoso come un gatto implora scaramucce amorose, strusci e grattini gorgogliando. Si dimena aggrottato in impeti di compiacenza sorniona e timida, finché insonnolito si appisola, appoggiato a un ginocchio del bullo, buttato alla me ne frego sullo storto, che senza accorgersene mi punge la spalla con la sua criniera ispida rovesciata. Nel mentre si baciano, due piccoli adulti storpiati dall’incessante migrare. Accordando la tozza fronte slava, lui le sussurra in quelle sue tonde orecchiette mapuche una serenata in un fiato, allargandola in un sorriso timido e cariato, morbido e tozzo come il suo corpo compresso nella giacchetta con scritto, a lettere cubitali: GUANTANAMO. Tirano i poli opposti del mondo fino alla loro pezza d’amore, imbastendo speranze di vita già lise. Perché resistere, per un filo smarrito è troppo, e allora ci si rafforza svolgendosi e riavvolgendosi in un doppio cappio. Fa il mondo con due soldi questa manciata di semi caduti tra le rocce e le spine, fecondandosi tra zolle di polvere con pudore, accucciati in stanze grandi quanto tasche, rubando l’aria come cannucce. Continua a ragliare il porco, nel mentre la libertà si mantiene in equilibrio sulle punte.

(Nota: per onestà intellettuale e col permesso dell’autrice, informo i cortesi lettori e commentatori che il presente testo è stato da me pubblicato per merito dell’inserzione “A.A.A. recensioni elogiative offronsi” del 23 c.m., ancora peraltro commentabile. Un grazie particolare ai lettori e commentatori e, naturalmente, all’autrice. FK) 

24 Responses to “105” umani a dismisura

  1. sergio garufi il 29 settembre 2006 alle 21:38

    oh, tra soci si divide tutto, esigo la mia parte (mia anche nel senso di mia hoffmann) :-)

  2. franz krauspenhaar il 29 settembre 2006 alle 22:16

    caro sergio, mi fa ispecie che tu non abbia chiarito le cose a tua volta per il bel racconto della dottoressa brusotti. e addirittura, ora, pretendi una parte di mia, nemmeno fosse una torta! inconcepibile!
    pentiti, sergio. lo dico all’amico, prima ancora che al sexrecensore.

  3. maline il 29 settembre 2006 alle 22:30

    Una goduria!

  4. cf05103025 il 29 settembre 2006 alle 22:58

    Il fatto è che m’e parso di poco avere capito.
    Ma non è importante, perchè m’è penetrato dentro un ritmo,
    il ritmo di Mia incessante rotolante che pare armonizzarsi
    al tram trum di questo bus singolare.
    E col ritmo però sono penetrate le immagini dense,
    tutte costruite di colori sapori ed odori.
    E mi domando e dico che ci sono parole che pur non dicendo/significando puzza o profumo col suono danno peso e materia alla storia.
    Non direi bello, così e cosà,
    direi una prosa poetica fuori del solito e ricca, gustosa, saporita.

    MarioB.

  5. a. b. il 30 settembre 2006 alle 13:05

    Off Topic
    E se invece di fare quella cosa fracchiana sulle recensioni alle donne avvenenti affiggevate un postino con scritto: questa settimana a Damasco su radio3 c’è Roberto saviano, se potete non perdetelo.
    Se fosse andata così non avrei ascoltato soltanto gli ultimi cinque bellissimi minuti della puntata di venerdì.

  6. maria (valente) il 30 settembre 2006 alle 13:46

    @a.b.

    E’ possibile ascoltare sul sito di Damasco la lettura di Guerre politiche di Goffredo Parise (27 Ott), ma se ha un po’ di pazienza, credo che presto metteranno anche le altre (Dispacci di Michael Herr, Panegirico di Guy Debord, Africo di Corrado Stajano e Memorie di un rivoluzionario di Victor Serge) a disposizione.
    Delle due possibilità l’una non esclude l’altra, dunque perché prendersela con l’iniziativa di FK che ci ha regalato questa bella pagina di MH?
    Se tutte le iniziative “fracchiane” fossero così, saremmo un po’ più grati e un po’ più felici!

  7. db il 30 settembre 2006 alle 21:32

    Su NI fk aveva postato “Gli irriverenti” di Mia il 14 settembre. Poi il 23 settembre la strana coppia ha postato “Sale”. Adesso ci si vuol far credere che il post del 23 ha dato i suoi frutti… Lì mi avete fatto l’impressione di due maestrini, qui però di due pretonzoli. Su con la schiena!

    Questo secondo racconto mi è piaciuto anche più dell’altro. Una piccola obiezione da lettore: troppi diminutivi.

  8. Nicolò La Rocca il 30 settembre 2006 alle 22:53

    Che bella scrittura, Mia. Bella senza essere calligrafica.

  9. a. b. il 30 settembre 2006 alle 23:45

    Cara Maria, che Saviano fosse a Damasco è venuto fuori da me, che le puntate siano on line è venuto fuori da lei.
    Da quelli di Versione 2.0 di Nazione Indiana che cosa è venuto fuori?
    Il pezzo fracchiano mi risponderà lei.
    Ha ragione!

  10. missy il 1 ottobre 2006 alle 00:22

    O.T: scusami FRANZ K., ma ho avuto una svista.

    Leggendo: “il presente testo è stato da me pubblicato per merito dell’inserzione “A.A.A. recensioni elogiative offronsi” del 23 c.m.”….

    io ho creduto di leggervi: “il presente testo è stato da me pubblicato per merito dell’inserzione “A.A.A. recensioni elogiative offronsi” del 23 cm.” (del 23 centimetri).

    Tua Missy sempre distratta…:-)

  11. dust(dear) il 1 ottobre 2006 alle 00:40

    missy lo scrissi già io due o tre ore fa nel post sulle recensionii.
    reclamo i diritti di copy, eh?
    comunque. che maliziose.
    salut

  12. missy il 1 ottobre 2006 alle 08:48

    Cara Dust…
    fui già sgridata per questa storia che non leggo TUTTI i commenti e quindi saltai a piè pari pure il tuo.
    Ma a questo punto, visto che siamo già in due, c’è da chiedersi: siamo noi o loro i maliziosi????
    :-)

  13. maria (valente) il 1 ottobre 2006 alle 09:14

    :-)))))
    ragazze mi viene da ridere, perché confesso che anch’io ho fatto cattivi pensieri!!! ma poi, vi chiedo, se alle longitudini non sia preferibile un sexy back alla Justin Timberlake ;-)

  14. tashtego il 1 ottobre 2006 alle 19:32

    “Viaggia ragliando sfrenato come un porco allo sgozzo quest’autobus pregno di vite da due soldi.”
    mi sono fermato qui.
    scrive Morpurgo (Anatomia del barocco), che nel barocco “ornato si fa struttura”).

  15. aspirante tuttologo il 2 ottobre 2006 alle 17:36

    egregio tashtego, la seguo da tempo e cerco di imparare il più possibile da lei. vorrei diventare, come lei, un tuttologo di chiara fama. senta, potrebbe lasciar perdere la letteratura, materia nella quale lei secondo me poco ferrato, per rispondere a questo interrogativo che mi assilla?: perchè, secondo lei, carlo e camilla divorzieranno?
    grazie.

  16. aspirante tuttologo il 2 ottobre 2006 alle 17:37

    e.c.. “materia nella quale lei E’ poco ferrato”.

  17. tashtego il 2 ottobre 2006 alle 20:44

    chi cazzo sono carlo e camilla?
    se uno disce una cosetta di due righe su un pezzo pubblicato qui è perciò stesso un tuttologo?
    cazzo è un tuttologo?

  18. tashtego il 2 ottobre 2006 alle 22:38

    dovevo scrivere c. come nei libri di ppp.

  19. un secchione il 3 ottobre 2006 alle 00:39

    tashtego, carlo d’inghilterra e camilla parker bowles. ma dove c. vivi?

  20. constatazione-amichevole il 3 ottobre 2006 alle 22:15

    tashtego ultimamente sta un po’ perdendo colpi.

  21. tashtego il 4 ottobre 2006 alle 13:05

    speravo non ci si riferisse a QUEI carlo e camilla.
    ecco.
    a proposito: il film di frears, The queen, cinematograficamente (cioè sotto er punto de vista de ‘o specifico firmico) pressoché nullo, è poi molto bello per scrittura e storia raccontata.
    pur perdendo colpi, se ne consiglia la visione.

  22. jack carter il 4 ottobre 2006 alle 17:33

    Remember, Mr. Tashtego: I’m a son of a gun. And you are NOTHING! I’ll kill you as soon as possible!
    Get Carter, before Carter gets you!

  23. teloquee il 8 ottobre 2006 alle 23:12

    semel…semper

  24. jack carter il 9 ottobre 2006 alle 13:59

    you’re a dead man walking…



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