A Gamba Tesa: un libro a peso

6 ottobre 2006
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Ci sono due definizioni che non amo. Una è “corsi di scrittura creativa” – e qualcuno dovrà pure spiegarmi cosa sarà mai una scrittura non creativa. L’altra è “peso”. Stamattina in una libreria di Mezzocannone, ho assistito a un fenomeno strano. Due libri risposti sul bancone, l’uno di 149 (ringraziamenti compresi con l’Iva) e l’altro di 47 hanno attirato la mia attenzione. Li ho presi e a quel punto è successo il caso. Quello di 47 pagine pesava molto di più di quello di 149. Davanti a me c’era un maresciallo dell’esercito e gli ho chiesto se la cosa dipendesse da me o si trattava di qualcosa di oggettivo. Lui ha fatto lo stesso ed effettivamente, sorpreso, ha constatato la medesima anomalia. Ci siamo allora chiesti come fosse possibile. Lui è andato via e io sono rimasto. Ho aperto i due volumi è ho trovato la soluzione- nei libri le risposte sono dentro, non fuori.
In uno l’incipit era:
“Cantavamo spesso da bambine , io e Iole, mia sorella, la celeberrima canzone “Santa Lucia” insieme alla sigla di un quasi altrettanto celebre cartone animato, capitan Harlock: “Capitan Harlock zùmzùm, capitan Harlock zùmzùm” e poi, come un’eco, ” Harlock… Harlock”.
Quello minuto (dopo celeberrimo possiamo permetterci anche questo) faceva più o meno così:
“Bambini operati per sbaglio, rimborsati, infettati negli ospedali, maltrapiantati. bambini sloveni già napoletani dallo sguardo spento o dalla vita pure”. A fare la differenza erano le parole, perchè le parole come le persone non hanno lo stesso peso.
Entrambi su Napoli, il primo appena uscito di Antonella Cilento, “Napoli sul mare luccica” e l’altro, vecchio di dieci anni, “Leggende metronapoletane”, di Peppe Lanzetta. Di lui avevo letto e ammirato come per un libro di Céline (qualsiasi) “Tropico di Napoli”. Facendo una ricerca con Monica e A., cittadine creative, ho trovato una recensione di Erri De Luca a quel libro.

dal Corriere della Sera. 16 febbraio 2000
Erri De Luca

Lanzetta, un quarantenne nella città-pentola

Lanzetta proviene dalla pressione di una città-pentola, con folla insaccata nella più alta densità abitativa. A lei può applicarsi la formula di assedio che si legge in Ezechiele: «Lei (la città) è la pentola e noi siamo la carne» (II, 3). Lanzetta da vari libri e anni scrive la folla che gli brulica intorno e lascia nelle sue pagine l’unto del loro strusciarsi. In quest’ultima storia, «Tropico di Napoli», affiora una schiuma di facce, di esistenze fissate in poche righe, un arrembaggio di miserie scosse da desideri. Insieme producono l’energia termica aggiunta a un suolo già vulcanico di suo. Non provo nemmeno a dar conto della varietà umana prelevata da Lanzetta nella zona della ferrovia napoletana, dove campeggia la più triste e la più ignorata del mondo tra le statue di Garibaldi.

Per traccia continua si segue l’ansia di un quarantenne sgangherato dai debiti, addentato da strozzini e truffatori. Con colpi di forbice da montatore di pellicole, Lanzetta smuove intorno al suo minimo eroe un popolo illegale, clandestino, sessuale per ossessione di esaudirsi almeno in quello. Il sesso qui è un antinfiammatorio, una spremuta ormonale che deve dare al corpo in guerra l’armistizio di uno svuotamento. Sesso è l’accordatura dei nervi dei vivi e causa più o meno diretta di mortalità.

Lanzetta sa che un romanzo è una raccolta di biografie, ma a lui non bastano, lui deve da esse estrarre la biologia, la meccanica nuda della vita. Nella sua città-pentola gorgogliano gli umori corporali, una furia di ghiandole e secrezioni endocrine di esseri umani che si cercano per amarsi, uccidersi, spremersi fino all’ultima risorsa. Lanzetta racconta ma non ha l’aria di essere il supponente padrone delle storie, al contrario il loro servo che le accompagna con fedeltà anche se sono losche, infami, perché lui a nessuno dei suoi nega una striscia di tenerezza.

E si arriva alla fine del libro che si è rimasti in pochi: le facce emerse vengono sommerse da una mortalità brusca e fantasiosa, perché la morte nella città di Lanzetta non è una vecchia che si trascina per ospedali, ma una ragazza che va per la strada e afferra in mezzo al mucchio della vita fresca, guizzante come dentro la vasca dei capitoni. Lanzetta può pure sbandare forte dietro la sua scrittura, picchiata più da un batterista che da un dattilografo, ma si salva con l’estremismo dei sentimenti che lo erseguitano a scrivere. Finché non si addomesticherà a scrittor da allori, le vene della città avranno come liquido di contrasto il suo inchiostro che ne restituisce la cupa luminescenza.

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24 Responses to A Gamba Tesa: un libro a peso

  1. Marco Saya il 6 ottobre 2006 alle 12:08

    Peccato che Charles Bukowski non sia più tra noi, avrebbe potuto dare e l’ha data nei suoi versi una definizione di “scrittura creativa”. Era anche un pessimo allievo eppure…lascio a voi proseguire…

    Saluti
    Marco

  2. kristian il 6 ottobre 2006 alle 12:14

    proseguo io:

    fammi provare/capitano un’avventura/dove io son l’eroe/che combatte accanto a teeeee/fammi volare/capitan senza una meta/tra i pianeti sconosciuti/per rubare a chi ha di piùùùùù…

  3. db il 6 ottobre 2006 alle 12:36

    segnalo che da un anno ormai Luca Cittadini di Pietrasanta vaga a tempo perso per la Versilia creando situazioni situazionistiche (statisticamente inflazionati i bar) su testicoli di Lanzetta: provare per credere.

  4. roberto il 6 ottobre 2006 alle 13:38

    una cosa è la scrittura creativa, un’altra la didattica e le ‘pratiche’ di scrittura.

  5. un (ex) aspirante tuttologo il 6 ottobre 2006 alle 14:00

    Roberto, io rinuncio e mi ritiro in buon ordine. Ormai è chiaro: quando tashtego andrà in pensione, il suo posto ti spetta di diritto.

  6. Marco Saya il 6 ottobre 2006 alle 14:27

    “una poltroncina di vimini
    il mare arruffato davanti
    eri lì quieto e assorto
    gli occhi a mollo nel tempo
    che si disfa, che va, che vola
    e tu con le tue brusche dolcezze
    ricordi i gelati alla menta?…”

    Indovinate chi è costei che tiene corsi di scrittura creativa? Non sarebbe male se rispondesse lei al quesito…

    La risposta del pessimo allievo Hank sarebbe:

    leggere copie di brutte copie
    fa male alla salute.
    ho appena trovato
    un mucchio di gente
    che scrive copiando.

  7. dust(dear) il 6 ottobre 2006 alle 17:33

    tutto vero.
    ad auchan qualche anno fa ci fu una singolare promozione “letteraria” ossia vendevano libri un tanto al chilo.
    ne acquistai dunque un chilo tra saggistica e narrativa compresi il bellissimo “taxi” di Violette Leduc e “la marchesa di O***” di Klaist
    un saluto
    paola

  8. alice il 6 ottobre 2006 alle 20:24

    [OT]
    Ohhhh ma è tornato François :)
    Baci, Alice

  9. P.R. il 7 ottobre 2006 alle 19:32

    Beh, certo, il discorso non farebbe una piega. La differenza è nel peso delle parole; abbastanza ovvio.
    Ma contrapporre all’esile-futile Cilento (leggere i suoi romanzi Guanda per credere), il non o-sceno Lanzetta, uno la cui scrittura vorrebbe situarsi tra Miller e Bukowski e scrive piccole prose esangui, di una banalità stilistica e narrativa allucinante…. FF, non ci siamo

  10. furlen il 7 ottobre 2006 alle 21:37

    P.R.
    chi vediamo un pò.
    potrei citarti Giancarlo Mazzacurati, l’ultimo grande storico e teorico del romanzo che sia vissuto a Napoli e che fu tra i primi a cogliere la forza stilistica e letteraria di Lanzetta, o lo stesso Goffredo Fofi. Ma perchè citare fonti autorevoli per accreditare una scrittura rispetto a un’altra. servirebbe a disarcionare l’affermazione “de gustibus” che come un muro si erge ad ogni contraddittorio. Della serie: sarà pure banale ma a me piace.
    Perchè parlare dei due libri? perchè quello che dico nel post è vero. L’esperienza si è prodotta nei termini in cui l’ho descritta. Non mi sarei mai sognato di citare un libro della Cilento! La lettura si è imposta attraverso quell’esperienza fisica… Perchè credo che l’essenziale delle energie sia da dedicare ai libri e agli autori che ci piacciono. A Lanzetta per esempio e non a Silvio Perrella. Tra Miller e Bukowski? Caro PR quanta sarà la distanza? Chi altri tra i due? E Fante?
    effeffe

  11. bruno esposito il 7 ottobre 2006 alle 22:23

    Lanzetta lo amo e lo odio. Lo amo perchè mi sono innamorato del suo primo libro “Una vita postdata – Lampi e tuoni dal bronx napoletano”, letto 20 anni fa e rimasto l’unica mia lettura di questo autore.
    Lo amo perchè, sempre 20 anni fa, faceva una satira alla Lenny Bruce, al quale, se non ricordo male, dedicò anche uno spettacolo, e sembrava un attore destinato a un buon successo di pubblico, ancorchè di amatori del suo genere.
    Lo amo perchè ha coraggio, ha “sponsorizzato” Enzo Gragnaniello all’inizio della sua ( ahimè, malmessa ) carriera, ha organizzato eventi in quartieri di periferia coinvolgendo il nostro comune amico Claudio Lolli e altri.
    Lo odio perchè nonostante tutto questo non accettò di farmi da relatore alla presentazione da Feltrinelli del mio primo libro, giusto due anni fa.
    Dite che sono un po’ rancoroso ?
    Antonella Cilento continua a mandarmi mail su eventi a raffica da lei stessa organizzati. L’ultimo riguardava la grandissima e sottovalutata Anna Maria Ortese. Si trattava di una mostra dedicata a questa grande scrittrice con tanto di documenti, filmati, reading, eccetera. Stavo per compiacermi con lei per l’iniziativa quando alla fine della mail ho trovato il solito piccolo interesse personale della mittente : in una delle sale si sarebbe svolta una seduta della sua scuola di scrittura, La linea scritta. A pagamento, come al solito.
    Si perchè quest’amabile insegnante, giornalista, scrittrice, critico letterario, non perde occasione, in ogni evento che organizza, per chiedere l’iscrizione a stage di scrittura creativa della durata di qualche ora, prezzi modici, affrettatevi.
    Mi aspetto, a breve, che chieda un compenso per ogni mail che mi manda.
    Non ho il coraggio di dirle che dopo aver letto la sua raccolta di racconti “L’amore, quello vero” mi è venuta voglia di denunciarla ai carabinieri per esercizio abusivo della professione di insegnante di scrittura creativa.

  12. m. il 8 ottobre 2006 alle 03:48

    fra, se lo fai tu, però, un corso di scrittura creativa, io lo seguo.

  13. furlen il 8 ottobre 2006 alle 10:38

    con alcol e cotillons
    effeffe

  14. dust(dear) il 8 ottobre 2006 alle 11:01

    qualche mese fa ricevetti una mail in cui mi si proponeva uno stage di tre lezioni di scrittura creativa inl quel dell’entroterra toscano per il quale richiedevano un contributo di 250 euro (per pagare il m a e s t r o) più 1 euro a titolo di offerta simbolica da “donare” all’organizzazione.
    il tutto si sarebbe svolto in ottobre c.m., durata:i tre giorni.
    ovviamente 250 euro tutto escluso: pernottamento, cibo, carta igienica, pane, vino, etc etc.
    ah, però si sarebbe potuto mangiare fuori, en plain air, pranzo e cena… a metà ottobre…
    forse che nel prezzo erano anche comprese ottimali previsioni metereologiche e l’affitto di coperte termiche…
    salut
    paola

  15. Marco Saya il 8 ottobre 2006 alle 12:08

    250 euro? un affarone! e…pagabili in comode rate da 1 euro come da Aiazzone?

  16. jack carter il 8 ottobre 2006 alle 17:17

    creative writing?
    dead men writing.

  17. Amalia De Lana il 8 ottobre 2006 alle 18:14

    io mi piacesse aprire una citazzione, cuella che uno si raccogliesse tutte le frimme per mandarmeli tutti in calera, pero non dicessi tanto i creatori che cuelli facessero solo il l’oro affaraccio a spese dei conzi, cuanto cuelli tutti guanti collioni che li danno i sordi per fassi imbarare la frittura

  18. Lady Lazarus il 8 ottobre 2006 alle 21:27

    Ricordo che Chuck Palaniuk ringrazia i corsi di scrittura del martedì sera a margine del suo libro Soffocare ed io che soffro della sindrome di Dostojewsky – che scrivo a fare tanto non sarò mai brava quanto lui – e che spendo un patrimonio per comprare libri a pezzo ed a peso perchè adoro leggere, quando ho finito il libro di Chuck ho pensato un pò malignamente – chissà perché – che forse quei corsi del martedì sera erano frequentati anche da belle ragazze molto socevoli.

  19. teloquee il 8 ottobre 2006 alle 23:04

    doppione

  20. Misterioso Sacerdote del Tempio di Tot il 8 ottobre 2006 alle 23:48

    La mia modesta opinione: i corsi di scrittura creativa sono un paradosso.

    Le persone realmente destinate al Sacro Mestiere della Scrittura imparano da sole a scrivere, leggendo e amando e faticando. Non ha senso che queste persone vadano a quei corsi. C’è anche chi ci va per socializzare (come un mio amico che poi s’è reso conto: «Ho fatto una cazzata…»), ma se ci vanno per imparare (essendo in una fase prisca e ingenua) rischiano di guastarsi lo stile e di bloccarsi.

    E se ci vanno le altre, quelle non destinate al Sacro Mestiere, cosa potranno mai diventare? non certo degli Scrittori, non avendone la vocazione (anche se forse credono di averla). Ma se dopo – incoraggiati dai progressi tecnici – si mettono, per sfizio, a pubblicare? sottraggono aria agli Scrittori veri, levano spazio e vita, sono ladri di spicchi d’universo.

    Dunque, a morte le scuole di scrittura (tranne quelle gratis)! :D

  21. teloquee il 9 ottobre 2006 alle 00:33

    nuius

  22. bruno esposito il 9 ottobre 2006 alle 19:58

    Caspita. Mi è arrivata l’ennesima mail della Cilento e della sua scuola di scrittura. Ve ne riporto un pezzo.

    > IL PROGRAMMA DELLO STAGE
    >
    > La signora meticcia e clandestina: poesia e dintorni.
    > “A lei la parola nata dal silenzio” ( Paul Celan)
    > 1) Il testo poetico: “oggetto verbale” o “oggetto di bellezza” ?
    > 2) I luoghi, gli spazi, gli oggetti, i soggetti, i linguaggi del “poetico”.
    > 3)Dibattito e esercitazione.
    > “Se la poesia non esistesse il linguaggio degli uomini finirebbe per consumarsi.” (Piero Bigongiari)
    > 1) La parola poetica tra suono e significato: viaggio nella tradizione letteraria italiana. Generi, metri, rime.
    > 2) Eccedenza di senso e coscienza anticipante del /nel linguaggio della poesia
    > 3) Dibattito e esercitazione.
    > “Anche se non posseggo altre virtù, ho almeno una virtù: la novità perenne della sensazione libera” (Fernando Pessoa)
    > 1) La signora meticcia e clandestina: la poesia nella contemporaneità.
    > 2) Linee di tendenza della poesia italiana contemporanea: il testo poetico tra libertà espressiva e coazione storica.
    > 3) I poeti e la città: lettura di testi.
    >
    > Stage di Poesia con Maria Attanasio.
    > Sabato 18 novembre h 10-13.30 e 15-18,30
    > Domenica 19 novembre h 10-13
    > Costi: 90 euro per adulti, 70 per studenti, 10% sconto per soci Fnac.
    > Per gli iscritti ai corsi de Lalineascritta il costo è ridotto a 50 euro.
    >

  23. furlen il 10 ottobre 2006 alle 13:47

    bisogna pur vivere- disse lui
    – bisogna? rispose lei
    effeffe

  24. Paolo il 10 ottobre 2006 alle 23:49

    una scuola di scrittura creativa è quella di Baricco: ma si sa: chi non sa insegna…

    ciao Alessandro !!!

    pa.



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