Napoletano e Casertano, inferno d’Italia

17 ottobre 2006
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[riceviamo da Paolo Esposito un’inchiesta parzialmente pubblicata su La Gazzetta di Caserta del 2 Ottobre. Questa è la seconda parte. Leggi anche la prima parte]

di Paolo Esposito

I problemi dell’agro aversano sono tipici di tutto il casertano e il napoletano, ma ad Aversa e dintorni appaiono con una più netta evidenza, soprattutto perché si vive come se tutto andasse bene, come se tutto fosse nella normalità. L’illegalità diventa la regola, ma c’è chi tenta di combatterla offrendo un’alternativa, tentando di far riemergere questa zona da una cappa di problemi ancestrali. Inesorabilmente però si trova a cozzare con gli interessi della stragrande maggioranza.

E’ difficile che qualcuno decida di impegnarsi per la propria città senza avere secondi fini, per cui le iniziative di chi vive nella cultura della legalità vengono bloccate sul nascere dagli altri. L’inferno a pochi passi da Roma, così è stato definito l’agro aversano in un articolo apparso tempo fa su Sette, è ormai quella parte di provincia casertana agli ultimi posti in Europa per qualità della vita. Una colata di cemento che stringe Napoli in una morsa, tra discariche abusive, paesi anonimi cresciuti abusivamente coi soldi per la ricostruzione dal terremoto in Irpinia.

In queste terre senza identità in cui sopravvivono macerie normanne e memorie rurali non c’è più differenza tra legalità ed illegalità. Come in un supermercato del crimine e dell’arte dell’arrangiarsi, per guadagnarsi da vivere non restano che i traffici illeciti, tollerati dalla polizia (spesso corrotta) come la falsificazione di prodotti di alta moda o la vendita delle sigarette di contrabbando controllata dalla malavita.

Le scuole sono deserte: i bambini preferiscono vendere i fazzoletti ai semafori o fare i cavalli che portano a destinazione la droga. Guidano l’auto a dieci anni; fanno la fila ai botteghini dell’ippodromo; non c’è da stupirsi se i più poveri vengono divorati dai topi in tuguri dove sopravvivono con un esercito di fratelli e se l’assistenza sociale è nelle mani di pochi operatori senza mezzi o di istituti religiosi che ricevono cospicui proventi speculando sulla disuguaglianza sociale.

In un contesto come questo, purtroppo, passa quasi inosservato dai media anche lo scioglimento di un consiglio comunale per infiltrazioni camorristiche come quello di Casaluce. Come sempre, ancora una volta i più sono stati pronti a dire “io lo sapevo”, magari sono gli stessi che avevano dato piena fiducia all’amministrazione; altri hanno preferito tacere; altri ancora hanno scelto di vociferare dietro gli angoli dei corridoi del comune.

Si può pensare che dopotutto si tratta di un caso isolato, ma le notizie riportate dalla Gazzetta Ufficiale n° 181 del 5 Agosto scorso non sono confortanti e presentano un altro caso a dir poco anomalo: “Visto che il consiglio comunale di Casal di Principe, rinnovato nelle consultazioni elettorali del 25 maggio 2003, è composto dal sindaco e da venti membri; considerato che nel citato comune, a causa delle dimissioni contestuali rassegnate da undici consiglieri, non può essere assicurato il normale funzionamento degli organi e dei servizi; ritenuto, pertanto, che ricorrano gli estremi per far luogo allo scioglimento della suddetta rappresentanza, il Presidente della Repubblica decreta lo scioglimento del consiglio comunale di Casal di Principe e la nomina del commissario straordinario”.

Bastano undici consiglieri che si dimettono perché la notizia passi ai giornali come un normale “scioglimento per motivi politici”, ma la situazione ci fa riflettere. Ancora prima, nella settimana tra il 16 e il 23 Luglio, al comune di Casapesenna si insediava una commissione d’accesso per provvedere ad una serie di controlli per sospetti di infiltrazioni camorristiche anche in questo comune.

Diamo ora un’occhiata ad alcune fonti del Ministero dell’Interno che si riferiscono alla Provincia di Caserta: alle scorse politiche si è recato a votare il 79,1% della popolazione. E all’ultimo Referendum, quello sulla Costituzione Italiana, che più di tutte le altre elezioni sarebbe dovuto interessare alla collettività? Per quello in cabina si è recato solo il 38,1% con una media nazionale che superava il 53%.

Passiamo alle ultime elezioni comunali: a Frignano si è recato a votare l’83,7%; a Gricignano il 90,6%; a Orta di Atella l’83,1%; a Parete l’85,1%; a San Marcellino l’86,8%; a Succivo l’84,2%.

Perché rispetto a un Referendum alle politiche troviamo una così alta percentuale di votanti, in modo particolare per l’elezione delle amministrazioni comunali? Da questi dati traspare, purtroppo, che è ancora vivo il fenomeno del clientelismo, mi riferisco alla stretta connessione tra camorra, politica ed istituzioni.

Partiti, politica e clientelismo nella nostra terra hanno viaggiato e continuano a viaggiare sempre insieme e la responsabilità non può che essere della vigliaccheria e dell’immoralità della politica, che fa affari, che cerca il consenso, che fa finta di non vedere, costi quel che costi.

Dal 1991 (anno in cui è stata approvata la normativa sul commissariamento delle amministrazioni infiltrate) al 31 maggio 2005 sono stati 135 i Comuni sciolti per infiltrazioni di tipo mafioso. Alcuni di essi hanno subito il provvedimento più volte, facendo contare 152 esecuzioni. La Campania è la Regione da sempre in testa alla classifica, con 59 Comuni; seguono Sicilia (36), Calabria (32), Puglia (6), Basilicata (1) e Piemonte (1), unica regione del Nord Italia ad essere stata interessata dal fenomeno.

Negli ultimi tre anni sono state però soltanto tre le Regioni colpite: in testa la Calabria (9 Comuni), seguita da Sicilia (5 Comuni) e Campania (3 Comuni). In base alla distribuzione per province, capofila risulta quella di Napoli (33), seguita da Reggio Calabria (20), Palermo (18), Caserta (17). Ma nell’ultimo triennio è la provincia di Reggio Calabria a contare il maggior numero di Consigli comunali sciolti. Nel 2004, in particolare, attentati e intimidazioni a danno di politici, amministratori e imprenditori sono aumentati.

A differenza dei casi registrati in Sicilia e in Campania, i Comuni calabresi in questione non erano mai stati toccati dal fenomeno e hanno avuto vita più breve rispetto a quelli delle altre Regioni: nella maggior parte dei casi, infatti, per l’applicazione del provvedimento di scioglimento non sono trascorsi più di due anni dalle elezioni amministrative.

Ma le giunte comunali non sono le uniche istituzioni ad aver subito l’onta dello scioglimento per infiltrazioni camorristiche. Nell’ottobre del 2005, infatti, fu sciolta l’ASL Napoli 4 che comprendeva 35 comuni suddivisi in 11 distretti sanitari per i comuni di Poggiomarino, Casalnuovo di Napoli, Nola, Marigliano, Roccarainola, San Giuseppe Vesuviano, Somma Vesuviana, Palma Campania, Volla, Acerra e Pomigliano d’Arco, per un bacino di utenti di circa 600mila abitanti.

Altri Comuni sciolti, tra il napoletano e il casertano, nel corso degli anni ’90, sono stati Afragola (nel 1999); Portici e a seguire una serie di Comuni sciolti ognuno due volte: Casandrino; Casapesenna; Casal di Principe; Grazzanise; Nola; Poggiomarino; Pompei; Villa di Briano. Poi ancora abbiamo il recentissimo caso di Melito, sciolto il 22 Dicembre 2005, mentre sempre nel Dicembre 2005 il Comune di Pozzuoli è stato commissariato per sospetti di infiltrazioni camorristiche. Il 23 Luglio 2004 era stata la volta invece di Marano e nel 2003 quella di Frattamaggiore.

E intanto il giornalista Roberto Saviano, già autore di Gomorra, libro-inchiesta su un territorio atipico, in cui una consistente massa preme ogni giorno per entrare nel mercato imprenditorial-criminale, considerato unica fonte sicura di vita e sostentamento per la propria famiglia, torna a far parlare su L’Espresso della sua, della nostra città. Perché quando si parla di Napoli si parla di Aversa, Casal di Principe, San Cipriano d’Aversa, Casapesenna, e non solo.

Una grande fetta della Provincia di Caserta contaminata dalle “attività imprenditoriali” di gente in giacca e cravatta. In molti si spacciano per politici, ma poco conoscono del vero significato di questo termine. La stragrande maggioranza dei politici qui lo fa per soddisfare gli interessi propri e dei parenti e amici che li hanno votati. A volte ci chiediamo come mai almeno il 90% dei nostri politici qui si occupino di edilizia, è possibile che sia l’unica fonte di guadagno? Si, l’edilizia fa da trait d’union tra l’attività dei politici e quella della criminalità organizzata, con dei Piani Regolatori che esistono solo su carta e le nostre città che, ormai sommerse da palazzi, non respirano più.

Se negli anni ’90 la camorra uccideva oggi si occupa, tra l’altro, di un’attività redditizia che, sulle prime, mostra una parvenza di regolarità, di normalità. Questo è ciò che ci spaventa!  Tutto è ritenuto normale, nessuno fa nulla e la nostra terra continua a sprofondare nell’inferno più assoluto

A questo punto ci domandiamo a cosa servano tutti questi convegni in pompa magna, a cosa serve aumentare il numero delle forze di polizia, a cosa serve discutere ancora di ciò se non cambia la mentalità della stragrande maggioranza delle persone che vivono qui? Noi pensiamo che non cambierà mai e non siamo certo pessimisti, ma realisti.

Leggendo i commenti all’articolo di Saviano su L’Espresso la nostra attenzione si è concentrata su uno, crudo, amaro, ma reale, di un ragazzo che si firma “Sabalota”: “Mi viene da piangere, solo da piangere. Tengo 22 anni, sono di S. Giovanni a Teduccio, sono napoletano e non posso essere qualcosa di diverso, mi viene di alluccare, solo di alluccare. Tengo voglia di una vita normale, di una passeggiata normale, di essere un giovane occidentale. Mi viene di scappare, solo di scappare. Ma tengo pacienza e nun me ne vaco, nun me ne vaco, me acciressero, ma nun me ne vaco!!! Napoli, quanto vorrei lasciarti, ma mò restare è una questione di principio!”. La nostra terra è anche questo, dicevamo, l’inferno a pochi passi da Roma.

Vedi anche la prima parte dell’inchiesta

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8 Responses to Napoletano e Casertano, inferno d’Italia

  1. benny calasanzio il 17 ottobre 2006 alle 10:52

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  2. Paolo il 17 ottobre 2006 alle 12:07

    scusate se approfitto di questo spazio, ma di Saviano non parla NI ??

  3. teresa il 17 ottobre 2006 alle 12:29

    entro con una notizia fresca di oggi che forse avrete già letto sulle agenzie di stampa. arrestato pasquale fabricino dalla polizia del commissariato di formia. affiliato al clan dei di lauro di ciruzzo o milionario era latitante dal febbraio scorso.
    un input per noi tutti ad andare avanti

  4. Alessandra (zerbini2002@yahoo.it) il 17 ottobre 2006 alle 15:06

    @paolo
    Ci sono vari interventi sul post di NI “Mancano pochi giorni all’evento….”.
    Discussioni e dibattito aperto sul caso Roberto Saviano.

  5. stufo dell'agro il 17 ottobre 2006 alle 16:08

    I napoletani pensano che il mondo giri intorno al loro agro.

  6. AbatediTeheleme il 19 ottobre 2006 alle 21:14

    Effettivamente a quest’articolo c’è poco da aggiungere… le cose stanno esattamente così come sono raccontate.
    Non esiste alcuna volontà di mutarle.
    Del resto qualsiasi cambiamento spaventa l’oligarchia clerical-criminal-sbirresca che impera in questo stato, perchè potrebbe scuotere l’ascensore sociale strutturato sul fottere gli altri prima che loro fottano te, versione anarchica e terrona del dividi et impera.
    Capirete che se non ci decidiamo noi trentenni ad affacciarci alla politica, se non proviamo ad utilizzare l’arma democratica, sia pure spuntata dal clientelismo-voto di scambio, creando nuove aggregazioni che sappiano dare risposte dove pci-psi-dc-pli-pri-leghe e seghe falliscono volutamente da 50 anni, potremo solo leggere e sconfortarci fino a quando entreremo nei sacelli diruti che quest’Italia ci sta preparando.
    Egoisticamente parlando, invece, suggerirei a tutti i giovani del sud indistintamente, ricchi e poveri, belli e brutti, onesti e disonesti, di trasferirsi nei paesi anglosassoni lasciando ste’ chiaviche al loro destino.
    Vale et ego.

  7. dominique il 20 ottobre 2006 alle 11:48

    Non aggiungo commenti all’articolo di Esposito, non ce n’è bisogno, sono incontrovertibili e desolanti dati di fatto.
    @bruno, hai ragionissima e allora mi chiedo: chi, come me (e tutti qui, credo) non vorrebbe in alcun modo finanziare neppure indirettamente l’imprenditoria e il commercio camorrista, che strumenti ha per evitarlo? Penso allo scandalo di qualche tempo fa dei palloni cuciti dai bambini sfruttati…tutti a battersi il petto e a boicottare la Nike. Ok, pensavo, ma se poi ti compri un paio di scarpe di un’altra marca che tanto le produce allo stesso modo, che risolvi?
    A Napoli e provincia (ma come sappiamo , ormai anche nel resto del Paese e all’estero) funziona allo stesso modo. Gli investimenti della camorra sono differenziatissimi. Vogliamo parlare dei supermercati?Onestamente, non saprei dove andare a fare la spesa con la coscienza a posto. Vogliamo parlare della gestione dei parcheggi? Ne hanno fatto uno giusto su delle rovine romane ( non erano 4 cocci, erano probabilmente dei granai collegati col Tempio di Serapide. Ho appena fatto in tempo a vederli che già li avevano ricoperti di terra).
    La mia sensazione è di essere accerchiata, è una contiguità coatta. E’ frustrante.
    Hai comunque fatto bene a fare nomi e cognomi. Non mi è mai capitato di spendere in quei negozi, ora non lo farò di proposito.

  8. Paolo Esposito - La Gazzetta di Caserta il 20 ottobre 2006 alle 12:36

    http://www.proveditrasmissione.net/Saviano/DETTO_TRA_NOI_-_IN_PIENA_GOMORRA.wma

    Occhio al link, ripropongo la registrazione di Detto tra noi, il rotocalco della web radio campana Radio Nuove Voci.
    Il titolo, significativo, di quest’appuntamento radio è “In piena Gomorra”.
    Buon ascolto!!!



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