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	Commenti a: Qualche numero sul precariato	</title>
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		<title>
		Di: marco		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/11/02/qualche-numero-sul-precariato/#comment-50555</link>

		<dc:creator><![CDATA[marco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Nov 2006 17:32:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[scusate lo scarso appeal intellettuale del mio commento, 
ma chiedo a chi ne sa qualcosa:
come si fa a lavorare in Australia nel settore dell&#039;editoria/comunicazione?

Partirei anche domani. 

Grazie per le eventuali dritte.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>scusate lo scarso appeal intellettuale del mio commento,<br />
ma chiedo a chi ne sa qualcosa:<br />
come si fa a lavorare in Australia nel settore dell&#8217;editoria/comunicazione?</p>
<p>Partirei anche domani. </p>
<p>Grazie per le eventuali dritte.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: maila		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/11/02/qualche-numero-sul-precariato/#comment-50546</link>

		<dc:creator><![CDATA[maila]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Nov 2006 16:46:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Cari,
il tutto si potrebbe sintetizzare così:il sistema italiano fa acqua dappertutto.Spiegatemi dove e in cosa il nostro stato evince per straordinaria efficienza .A partire dal mondo universitario,che ben conosco,la riforma 3 +2 non fa altro che creare ignoranza su ignoranza regalando laeree con tanto di 110 e lode e bacio accademico!
Per non parlare degli esami che non hanno senso e ti ritrovi a studiare l&#039; apicoltura e i diversi tipi di transumanza studiando tutt&#039;altro!
Vogliamo parlare di nepotismo?come mai ,forse per magia, nella mia facoltà ci sono 2 esempi,due docenti con figli assistenti.Probabilmente siamo figli di 1cultura malata, basata sul favoritismo e non sul merito ,sull&#039;apparenza e non fatta di sostanza.Credo che 1cambiamento richieda una vera e propria rivoluzione dei costumi comportamentali e mentali, sopratutto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari,<br />
il tutto si potrebbe sintetizzare così:il sistema italiano fa acqua dappertutto.Spiegatemi dove e in cosa il nostro stato evince per straordinaria efficienza .A partire dal mondo universitario,che ben conosco,la riforma 3 +2 non fa altro che creare ignoranza su ignoranza regalando laeree con tanto di 110 e lode e bacio accademico!<br />
Per non parlare degli esami che non hanno senso e ti ritrovi a studiare l&#8217; apicoltura e i diversi tipi di transumanza studiando tutt&#8217;altro!<br />
Vogliamo parlare di nepotismo?come mai ,forse per magia, nella mia facoltà ci sono 2 esempi,due docenti con figli assistenti.Probabilmente siamo figli di 1cultura malata, basata sul favoritismo e non sul merito ,sull&#8217;apparenza e non fatta di sostanza.Credo che 1cambiamento richieda una vera e propria rivoluzione dei costumi comportamentali e mentali, sopratutto.</p>
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		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/11/02/qualche-numero-sul-precariato/#comment-50544</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Nov 2006 16:39:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;Con mia grande sorpresa, ho scoperto che la Sapienza assume migliaia di ‘contrattisti’ che sembrano assuefatti allo stato delle cose:&quot;
questa è una delle cose che più manda in bestia, l&#039;assuefazione. Potremmo benissimo accettare cio&#039; che è più difficile e anche umiliante accettare, ma almeno con la consapevolezza di essere una massa di persone &quot;sacrificate&quot;, scientemente sacrificate da parte di istituzioni che hanno tradito un patto sociale fondamentale: quello tra formazione e ruolo lavorativo. Potremmo almeno riconoscerci come vittime, invece ognuno fa finta di nulla, corre da solo, convinto che lui riuscirà a salvarsi, anzi, ogni precario simula di fronte ad altri precari una sua condizione di maggiore stabilità, di forza, di posizionamento migliore, ecc.
Questa atomizzazione totale di persone nella stessa condizione sociale e lavorativa è il capolavoro del più recente capitalismo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Con mia grande sorpresa, ho scoperto che la Sapienza assume migliaia di ‘contrattisti’ che sembrano assuefatti allo stato delle cose:&#8221;<br />
questa è una delle cose che più manda in bestia, l&#8217;assuefazione. Potremmo benissimo accettare cio&#8217; che è più difficile e anche umiliante accettare, ma almeno con la consapevolezza di essere una massa di persone &#8220;sacrificate&#8221;, scientemente sacrificate da parte di istituzioni che hanno tradito un patto sociale fondamentale: quello tra formazione e ruolo lavorativo. Potremmo almeno riconoscerci come vittime, invece ognuno fa finta di nulla, corre da solo, convinto che lui riuscirà a salvarsi, anzi, ogni precario simula di fronte ad altri precari una sua condizione di maggiore stabilità, di forza, di posizionamento migliore, ecc.<br />
Questa atomizzazione totale di persone nella stessa condizione sociale e lavorativa è il capolavoro del più recente capitalismo.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: roberto		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/11/02/qualche-numero-sul-precariato/#comment-50528</link>

		<dc:creator><![CDATA[roberto]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Nov 2006 15:26:39 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2006/11/02/qualche-numero-sul-precariato/#comment-50528</guid>

					<description><![CDATA[Caro Andrea, 
i numeri sono questi e c&#039;è poco da discutere. Ma senti questa storia.
Nel 2005-2006, ho avuto la (s)fortuna di diventare “docente a contratto” della Sapienza. Non dirò per quale facoltà per non infierire. Ti basti sapere che ero un “parasubordinato”. 
Bene, a circa un anno di distanza dall’incarico non so ancora quanto verrò pagato e soprattutto quando, perché continuano a rimpallarsi queste informazioni da un ufficio all’altro. Ho firmato una specie di contratto (pre-contratto) a cui non è mai  seguita altra comunicazione. Ho fatto le mie ore di lezione, ho corretto i compiti scritti, e svolto regolarmente l’attività di tutor. Nel frattempo, lavoravo altrove per campare. Sappi però che quando ho alzato la voce, non per ingordigia, ma per l’assurdità della vicenda, non mi è stato più riconfermato l’incarico (meno male). 

Con mia grande sorpresa, ho scoperto che la Sapienza assume migliaia di ‘contrattisti’ che sembrano assuefatti allo stato delle cose: lavori oggi e ti paghiamo quando il burocrate di turno si deciderà. Ovviamente il burocrate il suo fisso mensile ce l’ha, ce l’ha pure il ricercatore che avevo come referente (stipendio netto d’ingresso di circa 1100 euro), per non dire dello stipendio che si porta a casa il professore vero (dai 2500 euro in su). Costui, per inciso, non ho mai avuto la fortuna di conoscerlo, in un anno di lavoro. Mi dirai che nell’università ci vuole pazienza, ma siccome sono stato abituato al mercato del lavoro, quello vero, di Pazienza ne conosco solo uno, il nostro amico Andrea.
I contrattisti non muovono un dito, mentre i ricercatori e i professori li vedo molto attivi nella mobilitazione per la difesa dei loro diritti: assunzioni a tempo indeterminato, aumenti e scatti di carriera. 
Le altre cose che ho visto durante l’anno accademico mi hanno fatto accapponare la pelle. Migliaia di studenti che, grazie alle “lauree facili” (brrrrr), studiano una pletora di esami inutili e scoordinati, tipo “Psicologia degli alimenti” ad Agraria di Napoli. 
L’università pubblica, come tutti gli altri carrozzoni irriformabili, mi appare un mondo grigio, caotico, un groviglio di potentati su cui andare a sbattere la testa. Spero che chi ci lavora per passione, lottando perché ama la ricerca, faccia sentire la sua voce. 
A me quello che guadagno, in fondo, mi sta bene, e ti assicuro che non sono cifre a tre zeri. Non me ne frega un accidente della pensione e – se devo dirla tutta –, non credo che avere un figlio sia una specie di realizzazione personale da ottenersi dopo quella professionale (dall’indagine sembra emergere questo). 
Il lavoro lo intendo più come passione che come professione, passione che mi ha sempre ripagato meglio della professione. 
Credo che la battaglia dovrebbe essere quella per la casa (il Movimento ce l’ha insegnato), ma su questi temi si nicchia, a meno che non vogliamo credere alle stronzatine sull’edilizia popolare e sul caro-affitti da calmierare, non si sa bene come, vista la finanziaria conservatrice che si sta delineando. 
Non essendo capaci di creare una classe dirigente che faccia i nostri interessi, i risultati sono abbastanza prevedibili. Proprio non capisco cosa ci sia da protestare. 
Dimmi tu se non converrebbe ‘indietreggiare per rinforzarsi’, decapitare l’idra, tagliare in base al merito e alle competenze e al reddito, e in questo modo favorire chi si fa il culo perché ci crede. No, dobbiamo manifestare per essere assunti e immatricolati tutti. 

L’altra faccia della medaglia è quella scalcinata (r)esistenza professionale chiamata “lavoro autonomo”. Se vuoi ‘fare impresa’ al Sud, che non è una parolaccia, c’è una strada facile facile: chi ha visto l’inchiesta di Report dedicata a “Sviluppo Italia” può capirmi al volo. 
Ancora una volta, ti paraculano co’ ‘sti progetti e bandi e progettini che dovrebbero insegnare a fare l’imprenditore. Ma dico io, invece di ‘spiegare come si lavora’, non potrebbero munire direttamente i proponenti di telefono e fax e vedere come se la cavano a vendere e a comprare? 
Sai com’è, nella (piccola) editoria e nel giornalismo (freelance), grosso modo funziona così. Guadagni per quello che produci e per quello che sei. 
Ah!, quanto avrei voluto votare un premier che insieme al cuneo fiscale avesse cancellato tutte quelle spese incomprensibili, di registro bolli e tagliandi, di certificati notarili e cazzate varie che t’impediscono di ‘fare iniziativa’ da un giorno all’altro. Populismo? Ma per piacere… 
Nel bunker del dirigismo nostrano non hanno uno straccio di programma per le partite iva, figuriamoci per le società in accomandita semplice. Facci caso, in giro si ricominciano a vedere sempre più Fiat. Si era detto meno tasse e abbiamo visto com’è andata. Gli indici di consenso sull’attività del governo sono in caduta libera. Ieri sera, all’“Infedele”, Amadori ha dato cifre impressionanti. Prodi non lo rivoterebbero in tanti. Altro che Partito Democratico e Giunta Rosso-Verde, se va bene ci beccheremo un altro decennio di destra, così potremo continuare a maledire il Berlusca che prima o poi, darwinisticamente, scomparirà anche lui. E allora? Non sorprende che alla fine uno impazzisca, come ha fatto Cacciari. Ma vaffanculo i diritti preconfezionati. Questo sentivo il dovere di dire, con una menzione speciale, Andrea, per le tue ultime ‘incursioni’. Magari parlassimo più spesso di lavoro e identità.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Andrea,<br />
i numeri sono questi e c&#8217;è poco da discutere. Ma senti questa storia.<br />
Nel 2005-2006, ho avuto la (s)fortuna di diventare “docente a contratto” della Sapienza. Non dirò per quale facoltà per non infierire. Ti basti sapere che ero un “parasubordinato”.<br />
Bene, a circa un anno di distanza dall’incarico non so ancora quanto verrò pagato e soprattutto quando, perché continuano a rimpallarsi queste informazioni da un ufficio all’altro. Ho firmato una specie di contratto (pre-contratto) a cui non è mai  seguita altra comunicazione. Ho fatto le mie ore di lezione, ho corretto i compiti scritti, e svolto regolarmente l’attività di tutor. Nel frattempo, lavoravo altrove per campare. Sappi però che quando ho alzato la voce, non per ingordigia, ma per l’assurdità della vicenda, non mi è stato più riconfermato l’incarico (meno male). </p>
<p>Con mia grande sorpresa, ho scoperto che la Sapienza assume migliaia di ‘contrattisti’ che sembrano assuefatti allo stato delle cose: lavori oggi e ti paghiamo quando il burocrate di turno si deciderà. Ovviamente il burocrate il suo fisso mensile ce l’ha, ce l’ha pure il ricercatore che avevo come referente (stipendio netto d’ingresso di circa 1100 euro), per non dire dello stipendio che si porta a casa il professore vero (dai 2500 euro in su). Costui, per inciso, non ho mai avuto la fortuna di conoscerlo, in un anno di lavoro. Mi dirai che nell’università ci vuole pazienza, ma siccome sono stato abituato al mercato del lavoro, quello vero, di Pazienza ne conosco solo uno, il nostro amico Andrea.<br />
I contrattisti non muovono un dito, mentre i ricercatori e i professori li vedo molto attivi nella mobilitazione per la difesa dei loro diritti: assunzioni a tempo indeterminato, aumenti e scatti di carriera.<br />
Le altre cose che ho visto durante l’anno accademico mi hanno fatto accapponare la pelle. Migliaia di studenti che, grazie alle “lauree facili” (brrrrr), studiano una pletora di esami inutili e scoordinati, tipo “Psicologia degli alimenti” ad Agraria di Napoli.<br />
L’università pubblica, come tutti gli altri carrozzoni irriformabili, mi appare un mondo grigio, caotico, un groviglio di potentati su cui andare a sbattere la testa. Spero che chi ci lavora per passione, lottando perché ama la ricerca, faccia sentire la sua voce.<br />
A me quello che guadagno, in fondo, mi sta bene, e ti assicuro che non sono cifre a tre zeri. Non me ne frega un accidente della pensione e – se devo dirla tutta –, non credo che avere un figlio sia una specie di realizzazione personale da ottenersi dopo quella professionale (dall’indagine sembra emergere questo).<br />
Il lavoro lo intendo più come passione che come professione, passione che mi ha sempre ripagato meglio della professione.<br />
Credo che la battaglia dovrebbe essere quella per la casa (il Movimento ce l’ha insegnato), ma su questi temi si nicchia, a meno che non vogliamo credere alle stronzatine sull’edilizia popolare e sul caro-affitti da calmierare, non si sa bene come, vista la finanziaria conservatrice che si sta delineando.<br />
Non essendo capaci di creare una classe dirigente che faccia i nostri interessi, i risultati sono abbastanza prevedibili. Proprio non capisco cosa ci sia da protestare.<br />
Dimmi tu se non converrebbe ‘indietreggiare per rinforzarsi’, decapitare l’idra, tagliare in base al merito e alle competenze e al reddito, e in questo modo favorire chi si fa il culo perché ci crede. No, dobbiamo manifestare per essere assunti e immatricolati tutti. </p>
<p>L’altra faccia della medaglia è quella scalcinata (r)esistenza professionale chiamata “lavoro autonomo”. Se vuoi ‘fare impresa’ al Sud, che non è una parolaccia, c’è una strada facile facile: chi ha visto l’inchiesta di Report dedicata a “Sviluppo Italia” può capirmi al volo.<br />
Ancora una volta, ti paraculano co’ ‘sti progetti e bandi e progettini che dovrebbero insegnare a fare l’imprenditore. Ma dico io, invece di ‘spiegare come si lavora’, non potrebbero munire direttamente i proponenti di telefono e fax e vedere come se la cavano a vendere e a comprare?<br />
Sai com’è, nella (piccola) editoria e nel giornalismo (freelance), grosso modo funziona così. Guadagni per quello che produci e per quello che sei.<br />
Ah!, quanto avrei voluto votare un premier che insieme al cuneo fiscale avesse cancellato tutte quelle spese incomprensibili, di registro bolli e tagliandi, di certificati notarili e cazzate varie che t’impediscono di ‘fare iniziativa’ da un giorno all’altro. Populismo? Ma per piacere…<br />
Nel bunker del dirigismo nostrano non hanno uno straccio di programma per le partite iva, figuriamoci per le società in accomandita semplice. Facci caso, in giro si ricominciano a vedere sempre più Fiat. Si era detto meno tasse e abbiamo visto com’è andata. Gli indici di consenso sull’attività del governo sono in caduta libera. Ieri sera, all’“Infedele”, Amadori ha dato cifre impressionanti. Prodi non lo rivoterebbero in tanti. Altro che Partito Democratico e Giunta Rosso-Verde, se va bene ci beccheremo un altro decennio di destra, così potremo continuare a maledire il Berlusca che prima o poi, darwinisticamente, scomparirà anche lui. E allora? Non sorprende che alla fine uno impazzisca, come ha fatto Cacciari. Ma vaffanculo i diritti preconfezionati. Questo sentivo il dovere di dire, con una menzione speciale, Andrea, per le tue ultime ‘incursioni’. Magari parlassimo più spesso di lavoro e identità.</p>
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