Le parole

14 novembre 2006
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di Marino Magliani

Non so più chi mi ci avesse indirizzato, era da giorni che cercavo un lavoro. Vagavo per le strade, senza strategia, mosso, più che altro, come avviene in questi casi, da decisioni che non erano più le mie, da ragionamenti e scelte che non mi appartenevano più da tempo. Una rete di consigli mi spostava da una ditta all’ altra, in pratica entravo da un fabbro, da un falegname, dal fruttivendolo e siccome la risposta era sempre no, finivo per chiedergli se sapeva di qualcosa in giro.

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Cosí é probabile che al supermercato degli scrittori ci sia giunto perché mi ci aveva mandato qualcuno che aveva un’ attività nei paraggi.
Io non sapevo neanche che esistesse un supermercato degli scrittori. La palazzina era al fondo del viale alberato, con lo spiazzo e i muletti, i pancali che facevano parte dell’ azienda, l’ insegna, semplice, come se non ci fosse bisogno di attrarre nessuno, senza maiuscole. Semplicemente le parole.
Entrai nel bar che faceva angolo per darmi una sistemata. Ordinai il panino dell’ autore noir. 2, 80, pagai con gli ultimi 20 euro.
Oltre la vetrata si vedeva uno spicchio del piazzale del supermercato. Un muletto scaricava i pancali da un camion e spariva dalla vista per alcuni minuti, poi tornava a inforcare un pancale. L’ autista, sebbene si fosse d’ estate, era gonfio di vestiti e portava un cappuccio foderato di quelli che usano gli eskimo.
” Da bere ? ” mi chiese il barista.
” Niente, grazie ” dissi a bocca piena. E dopo un po’:  ” Sto cercando lavoro, che lei sappia, là…”
” Facile, ” disse il barista. ” Di commessi ne hanno sempre bisogno, per quello che li pagano!”
Mi fermai un attimo a guardare dal cancello. Sí, lavoro ce n’ era, vidi. Un continuo via vai. Entravano molti più clienti di quanti ne uscissero, donne e uomini in macchina, a piedi, in bicicletta, posteggiavano e si avvicinavano alla grande porta a vetri con le loro borse vuote. Ma dopo un po’ cominció a uscire molta più gente di quanta non ne entrasse. Doveva essere tutto ben regolato, il supermercato s’ era svuotato e riempito in meno di mezz’ ora. Chi usciva spingeva il suo carrello con le borse e un addetto gli caricava tutto in macchina e riceveva la mancia.
Poi l’ addetto si riportava dentro il carrello o lo lasciava a qualche cliente che aspettava il suo turno di fuori. Naturalmente chi andava via in bicicletta non si portava che uno zainetto o una borsa da sport sistemata sul tubo. Qualcuno saliva su un taxi e l’ autista gli caricava i bagagli.
I muletti lavoravano oltre una palizzata, in modo da non provocare incidenti.
Mi avvicinai alla palizzata, cercai un accesso. Entrai, ma oltre non proseguii. Era pericoloso, i muletti scaricavano dal camion frigo e portavano i pancali in un enorme cella frigo. Quando uscivano da là dentro per alcuni istanti la porta liberava pure una nebbia di freddo.
Fermai un muletto. Gli chiesi se c’ era lavoro. L’ uomo incappucciato mi gridó, per via del rumore, che dovevo chiedere dentro, non nella ghiacciaia, ma nel negozio, al direttore del personale.
Mi chiese se sapevo guidare un muletto, dissi di no. Mi fece segno di aspettare. Posteggió il muletto in disparte, fece segno al collega che fumava una sigaretta. Si aprí la cerniera della tuta foderata, si tolse il cappuccio e si accese la sigaretta.
La prima cosa che gli chiesi fu cosa contenevano tutti questi pancali fasciati dal celophane.
” Materiale ” disse.
” Ho capito, ma che genere di materiale ? ”
” Narrativo, saggistico, parole in pratica. Vedi che da ogni pancale pende un nastro con un cartello ? Sul cartello viene specificato il carico, parole per saggi, parole per poesie, questo che porto dentro ad esempio, vediamo…sono parole che ci ha ordinato uno scrittore di romanzi terribili, pieni di vermi, di feci, di fogne, sta scrivendo un caos, un secondo caos, il primo gliel’ hanno già pubblicato. Deve venire al negozio nel pomeriggio, se lo vedi lo riconosci subito, un signore con la barba, magrolino, che annusa le parole negli scaffali.”
” E perché dai camion frigo passano a una cella frigo, perché si conservino ? ” dissi prevedendo che sarebbe stata la risposta.
Non mi rispose e dedussi che doveva essere cosí, doveva conservarsi la potenza e la freschezza della parole, gli odori.
” Le vitamine, ” mi spiegó, ” ogni parola contiene una sua vitamina, ci dice il direttore…Ma ora vai in negozio, parla al direttore. ”
” Ne prende spesso di gente ? Il tipo del bar dice di sí ”
” Per via del precariato ci si é affiliati a Manpower e agli stagisti, ma provaci. ”
” E i pancali delle parole, i camion da dove arrivano ? ”
” Dai distributori, i quali si forniscono, o meglio sono riforniti dagli editori, gli scrittori hanno bisogno degli editori, ma é un po’ un circolo vizioso e a sua volta gli editori se ne stanno dentro il negozio e controllano i manoscritti che portano gli scrittori. ”
Un tipo, il capo probabilmente, passandoci accanto col suo muletto carico, la faccia incappucciata come un eskimese, si toccó l’ orologio e guardó l’ autista.
Lasciai la zona dei muletti per il piazzale dei clienti e mi misi in fila. Chiesi a quello che avevo davanti:
” Cosa scrive lei ? ”
Sdegnato costui mi rispose che era un critico.
” Recensore militante, ” disse, ” seguo gli acquisti, prendo nota del materiale che useranno, ne studio i metodi e quando esce l’ opera tiro fuori il mio pezzo da 5000 battute. Lei é un esordiente? Non l’ ho mai vista.”
” Cerco lavoro, ” dissi piano.
Arrivó anche il mio turno, e sulla porta il commesso mi chiese che tipo di lavoro cercavo.
” Qualsiasi, come ha fatto a capire che non sono uno scrittore ? ”
” Non li vedi, uno scrittore viene qui con qualcosa, uno zaino, una valigia, qualsiasi cosa…Vai a parlare con quel tipo lassù seduto al tavolino che controlla i reparti, lui lo sa se c’ é bisogno.”
All’ interno del supermercato faticai a farmi spazio, un fiume di gente, di scrittori, agenti e chissà cosa ancora di editoriale che mi portava ai reparti. Presi le scale e giunsi a un pianerottolo dal quale un ometto ben vestito e seduto su uno sgabello guardava la scena sottostante, il passaggio dei carrelli e i commessi, i critici che prendevano nota degli acquisti e gli scrittori che rovistavano nei grossi contenitori, prendevano una parola, ne rimollavano un paio. Su un paio di monitor teneva d’ occhio altri reparti.
” Buon giorno. ”
” Dimmi pure, scusa se non ti guardo, malgrado abbiamo messo delle telecamere c’ é sempre qualcuno che fa il furbo e si frega qualcosa…Cerchi lavoro immagino.”
” Infatti ”
” Bene, se vuoi cominci fin d’ adesso, la paga non é altissima ma sei ospite della struttura, si lavora 24 ore su 24, ci sono i turni, ma la notte vengono pochi clienti. Inoltre hai diritto a un tot di parole al mese, in caso volessi provare a scrivere anche tu, altrimenti a un tot extra in soldoni, se preferisci. Ti assegno uno stagista che conosce già il lavoro e cosí ti spiega tutto. Vai pure su in direzione ora, ti danno la divisa e ti assegnano un posto letto, io nel frattempo chiamo.”
Sbrigai in fretta le faccende amministrative, diedi i miei dati, dissi dove avevo lavorato, e poi mi trasferii, accompagnato da una stagista, nella zona degli alloggi. Passai davanti alla porta della camerata con su il cartello Mulettisti, poi davanti a
quella degli Stagisti ( sotto il cartello inciso con un coltellino c’ era scritto Aspiranti  ) e infine vidi la camerata dove dormivamo noi commessi, e mi furono assegnati un letto e una divisa.
Mi cambiai e scesi tra i reparti, al bancone dei telefoni, dove mi era stato detto di presentarmi.
Un ragazzo sui venticinque mi aspettava.
” Ciao, io sono Marcus, ti faccio un po’ vedere il lavoro. Non sono un commesso, ” ci tenne a dire, ” sono un aspirante scrittore.”
Seguivo Marcus, in un vociare da mercato, tra commessi e stagisti che facevano pubblicità per certi prodotti e clienti insicuri che rovistavano nei contenitori, annusavano, rimettevano a posto le parole, se le disputavano, come i due che s’ erano accaparati entrambi la parola Dalma e uno la tirava per la D l’ altro per la A finché un commesso non venne a dir loro che avevano trovato un’ altra Dalma e allora erano tutti e due che volevano quella perché questa a forza di tirarla l’ avevano mezza sciupata. E già un altro commesso annotava che bisogna ordinare altre Dalma.
Seguivo Marcus per i reparti, urtato da carrelli, da fischi, da gomitate ed eravamo giunti in un punto talmente affollato e chiassoso che per spiegarmi le cose Marcus doveva alzare la voce come in fabbrica.
” Sei stato stato assegnato al reparto Memoria ” disse, ” Ma ora facciamo il giro completo ”
” E’ un buon reparto ? ”
Alzó le spalle. ” Ce n’ é di peggio, é un reparto di letteratura, gente strana, poca grana, nessuna mancia. Si sta meglio tra i manuali o nella scientifica, ma ti poteva andare peggio, potevi anche essere sbattuto di fuori a incolonnare i carrelli sotto il caldo o la pioggia. Dunque, vediamo, cosí cominci a conoscere qualche cliente. Quel tipo là sorridente in pantaloncini corti, con lo zaino in spalla e le mani dietro che gironzola nel reparto Paesaggi é Beton, ama i materiali urbani, scrive racconti bellissimi privi di trama, privi persino di personaggi…Guarda dove sta rovistando, vacci a vedere, chiedigli pure cosa sta cercando, se lo puoi aiutare. ”
Mi avvicinai a Beton, gli chiesi se potevo essergli di aiuto.
Si voltó e disse: ” Una volta le tenevate qui. Ho scritto, tempo fa, un racconto per una antologia e mi ero rifornito qui…”
” Cosa cerca, vuole che chieda ? ”
” Non importa, sei nuovo ? ”
” Sí. ”
Vidi che s’ era incantato davanti a un muro di mattoni nordici e gli brillavano gli occhi.
” Mi emoziono sempre davanti a certe geografie. ”
” Cosa sta scrivendo, Beton? ”
Sospiró. ” L’ infinito della narrazione. Senti… ”
Mi avvicinai.
” Devo chiederti un favore.” Mi portó in disparte, lontano dai bisbigli, dalle colonne sonore, dalle macchinette degli odori.
” Se posso, ” dissi.
” So che il mese scorso é arrivato un carico di cieli e uno di asimmetrie”
Asimmetrie e cieli, annotai sul taccuino.
” A me interessano i cieli, ma li avete tolti subito dal mercato e li vendete a peso d’ oro non so a chi. ”
” Vuole che m’ informi senza farmene accorgere ?”
Sospiró di nuovo. ” No, é contro il concetto che ho di letteratura, tu dovresti semplicemente trovare il magazzino dove tenete i cieli e poi una notte ci vado…”
” Una notte ? ”
” Prima o poi ti metteranno nel turno di notte, un paio di tuoi colleghi me lo concedono, mi nascondo, poi passi a chiamarmi e scivolo via per i corridoi senza telecamere, mi infilo nel magazzino dei cieli e ci nuoto.”
” Nuota nei cieli ? ”
” Esatto, nelle parole dei cieli, come in un laghetto, mi ci immergo…Ora non parliamone più, arriva
l’ Aspi.”
Infatti arrivó Marcus, l’ Aspirante scrittore. Salutai Beton e con la mia guida tornai a conoscere posti e regole del lavoro.
” Una cosa che non ho ancora capito. ”
” Dimmi, ” fece Marcus salutando con cenni del capo alcuni clienti.
” Il pagamento.”
” Avviene tutto alla cassa, come in un supermercato insomma. Ora ti ci porto,”
Salimmo sulla spondina di una strana macchina guidata da un commesso che portava carrelli pieni di casse, il tutto ben fasciato nel celophane. Un cartoncino pendeva da ogni cassa: Miti.
Scendemmo dove si fermó la macchinetta, che era la zona dove stavano incolonnati i clienti.
Accanto ai nastri, oltre ai cassieri, aspettavano i facchini. Gli scrittori pagavano in contanti, alcuni con una minuscola carta di credito, ma ce n’ erano stati pure un paio che avevano consegnato un manoscritto e allora s’ era accesa una lucetta ed erano arrivati un paio di editor, la scritta sulla camicia, editor, e il nome della casa editrice per cui lavoravano. Agli editor era bastata la lettura di una cartella. Tuttavia, prima di emettere un giudizio avevano chiesto qualcosa agli scrittori, e li avevano ascoltati annusando le pagine.
Entrambi gli scrittori avevano sperato di pagare l’ acquisto delle parole con i loro lavori, ma i loro manoscritti vennero rifiutati e il cassiere, per l’ ammontare del conto, volle pagamento cash. Uno degli scrittori tiró fuori i soldi, pagó e se ne andó col suo carrello, l’ altro rovesció il borsone di parole per terra e uscí urlando dalla porta elettrica accompagnato da due signori.
Un’ altra sirena. Uno scrittore si bloccó, venne una vera e propria guardia, con la divisa da guardia giurata, fece scivolare la borsa sul nastro attraverso il wordetector, era pulita, fece alzare le braccia allo scrittore, lo perquisí e lo fece passare attraverso il wordetector, la sirena riprese e lo scrittore venne accompagnato negli uffici.
” Da qualche parte ce l’ ha nascoste.” disse l’ Aspi.
” Non ti ho ancora chiesto chi é il padrone del negozio ”
” E’ il padrone di quattro o cinque supermercati di parole, tra i più grandi…”
Al passaggio di un signore ben vestito e alto, l’ aspirante scrittore rispose con un gesto che non mi sfuggí.
Lasciammo la ressa delle casse e degli editor, mentre due agenti si stavano strappando letteralmente di mano un manoscritto, e ci infilammo in un corridoio in penombra. Prima di chiedere a Marcus che posto fosse, sentii alle mie spalle una parlata dall’ accento napolitano, molto elegante, e mi voltai.
Un faretto si accese sopra di noi. Vidi il signore distinto che poco prima aveva fatto il gesto all’ aspirante scrittore.
Si stava togliendo la giacca, la posó garbatamente su un ripiano di scaffale – non prima di averlo pulito con la mano – poi prese a muovere il collo e le spalle, alzó la gamba e diede un calcio a mezz’ aria colpendo uno scaffale e facendo traballare tutto.
Feci per fuggire, ma subito mi accorsi che il corridoio era un vicolo cieco. Il signore distinto ringrazió l’ aspirante scrittore e gli ordinó di farsi da parte. L’ aspirante scrittore si mise a ridosso di alcuni pancali sfondati.
” Bastardo! ” gli dissi. ” Chi é questo ? ”
” E’ il grande editor, si occupa di lotta, di gladiatori, ma é leale, vedrai. Non guardarmi cosí, ti puó far comodo combattere con lui, poi ti puó dare una mano, intendessi un giorno scrivere…”
” Ma io non voglio scrivere, non so neanche se mi ci fermo a lavorare qui.”
Il grande editor stava portando a termine un rito, piccole frasi in una lingua straniera che sembravano far parte del rito, l’ accento restava napoletano. Poi non parló più, ma rifece la solita mossa con le braccia e calció ancora a mezz’ aria.
Si avvicinó, seguitando a muovere il collo, serio, concentrato. Davanti a me si inchinó, fece un passo indietro, come un passo di danza, e mi colpí con la mano aperta al volto menzionandomi il colpo in quella lingua strana tra tibetano e napoletano.
Il secondo attacco fu più telefonato, un calcio che pareva una sorta di salto della tigre, con tanto di ruggito. Non gli riuscí molto bene e cadde prima di me, ma si rialzó velocissimo, e prima che anch’ io scattassi a ridosso di un pancale, mi ricolpí al polpaccio col gomito e una volta caduto mi strinse con due dita la gola…
Quando mi riebbi si era vestito, e calmo, senza più proclami in altre lingue, mi aiutó a rialzarmi, si inchinó davanti a me, e mi auguró una buona giornata.
Con l’ aspirante scrittore venimmo quasi alle mani. Dissi che avrei parlato della cosa al direttore, quello che stava sullo sgabello al piano di sopra. Finii per accettare le sue scuse.
L’ aspirante scrittore disse che ora mi lasciava fare da solo.
” Da solo, e cosa faccio ? ”
” Vendi, proponi, spieghi, hai anche una percentuale sul materiale che vendi, cosa credi, il numero che hai sulla divisa alla cassa viene abbinato alla vendita che hai realizzato. Ora ti metti in un incrocio e vedrai che tempo un attimo uno degli scrittori ti verrà a chiedere qualcosa.”
” E io come gli trovo cosa cerca, metti che cerchi delle parole speciali.”
” Non usare mai quel termine, io l’ ho fatto per farti capire, d’ ora in avanti parla sempre di materiale, dunque viene uno e per esempio ti chiede saggistica antropologica, materiale per saggistica antropos, e tu vai al computer dell’ incrocio, inserisci il tuo codice e cerchi dov’ é il reparto della saggistica antropos e una volta sul posto chiedi al caporeparto e pretendi che si segni il tuo codice. Magari lo scrittore ha esperienza e ti ci accompagna lui al pancale. Poi metti che non ci sia il pancale o che sia mezzo vuoto e allo scrittore faccia bisogno più materiale di quanto non ce ne sia in vendita, allora chiami un mulettista che venga a far scendere un pancale dagli scaffali superiori, o che ne porti dal frigo. Bene, se poi sei in difficoltà mi chiami sul telefonone…”
E cosí rimasi solo a un incrocio e in effetti non passó granché che dal fiume di clienti se ne staccó uno, uno scrittore serio, con un cappello a larghe falde del tipo coccodrillo dandy e bretelle azzurre su una camicia a righe. 
” Buondí ” venne a dirmi lo scrittore con le bretelle.
” Buondí, posso esserle utile?”
” La domanda é: sto cercando qualcuno che mi possa indicare del materiale su Pierre-Daniel Huet.”
” Huet, ” dissi, e mi voltai a destra e a sinistra. Vidi laggiù a metà reparto l’ aspirante scrittore che incroció il mio sguardo e corse immediatamente, salutó lo scrittore in bretelle e gli chiese: ” In cosa posso esserti utile ? ”
” La domanda é, ” ripeté lo scrittore in bretelle, ” avete del materiale su Pierre-Daniel Huet ?”
Immediatamente l’ aspirante scrittore si prese a braccetto lo scrittore in bretelle ( ma lo scrittore mi sembró un po’ disturbato da quel gesto ) e lo portó con sé.
Nel giro di mezz’ ora indicai e vendetti un pancale intero di meccanismi e fisiologia della memoria. Poi, mentre ero lí che aspettavo, mi passó davanti il grande editor, camminava, salutando i colleghi con inchini, e allenando la mano destra con un aggeggio.
Salutai anch’ io con un inchino, mi rispose con un cenno molto amabile.
Non passarono di nuovo dieci minuti che mi sentii toccar la spalla. Un giovane uomo, alto e snello, i capelli un tantino lunghi e la barba.
” Salve, desidera ? ”
” Sí, sto trafficando con delle storie e mi serve un incipit più o meno lirico, una specie di visione d’ alta quota, ” e parló come se  lí davanti, al posto degli scatoloni e degli scaffali, ci fosse un paesaggio alpino. ” Un uomo, un passeur, che riconosce i suoi sentieri e ricorda i suoi traffici.”
” Cosa le servirebbe insomma ? ”
” Gliel’ ho detto, un incipit che possegga tutto questo.”
M’ arrivó di nuovo alle spalle lo scrittore aspirante. Aveva sentito di cosa neccesitava lo scrittore con la barba e gli indicó un settore del reparto di fianco al nostro.
Lo scrittore ringrazió e se ne andó col suo passo da montanaro.
” E’ quello che ha scritto quel bel noir montano, forse ne fa ancora uno, é molto scrupoloso con le parole, specie con gli incipit, ne prova e ne riprova a decine.”
” Hai trovato il materiale su Huet per lo scrittore con le bretelle ? ”
” Sí, era contento…é uno scrittore di racconti, ma é anche un ottimo talent scout…Vedi quel signore alto che tutti salutano, é il grande viaggiatore, se dovesse cercarti sappi che ti chiederà senz’ altro materiale sui miti.”
” Ce n’ era un mucchio prima, di miti.”
Marcus mi  lasciò di nuovo da solo, tornai al mio posto in attesa che il gran viaggiatore o qualcun altro mi chiedesse qualcosa. Guardavo gli scrittori passarmi davanti coi carrelli pieni di materiale, o che si fermavano ad annusare nei contenitori, e gli aspiranti scrittori che li accompagnavano e li imitavano nei gesti. Al voltarmi vidi lo scrittore con le bretelle che spingeva un carrello pieno di materiale su Huet, immagino. Mi vide anche lui e devió verso di me.
” Avrei ancora bisogno di materiale per blog e inoltre di materiale per materiale minimalista…La domanda é: ” disse ” nel reparto dei blog, o da quelle parti, trovo anche il materiale minimalista ? ”
” Aspetti. ”
” Aspetto. ”
Digitai sulla tastiera che avevo al fianco del mio codice, chiesi la pianta e sul monitor apparve la mappa intera dei reparti, digitai blog e minimalismo e vidi che i due reparti non erano poi cosí lontani tra loro.
” Romanzi minimalisti e blog sono di qui, ce la porto.”
” Le ho parlato forse di romanzi ? ” disse inorridito lo scrittore con le bretelle.
” Minimalismo ha detto. ”
” Dunque…” e guardó per terra, poi partí con le spiegazioni, ” Diciamo che a me i libri piace farli, nel senso che mi piace proprio confezionarli ” e muoveva le dita ” più sono romanzi fiume, più mi ci immergo; forse proprio perché a me non riescono vorrei poter tirar fuori un romanzo di settecento pagine, ma non mi riesce…”
“E’ un narratore di culto, la sua misura sono i racconti” ricordai che m’ aveva detto Marcus.
All’ incrocio, tra il reparto dei blog e quello di materiale che includeva anche il minimalismo, lo scrittore con le bretelle venne preso in consegna da un mio collega.
Sentii lo scrittore con le bretelle, dire: ” La domanda é…”
” Salve ” salutai Beton, lo scrittore amante di paesaggi urbani.
” Eilà ” e piano, mettendomi la mano sul braccio, ” mi raccomando scopri dove tengono i cieli e muri di mattoni, anche un delta di fiume…”
Con un leggero strattone mi staccai dalla sua mano, e mentre tornavo al mio posto sentii la sirena, allora mi diressi verso dove andavano tutti, passai le casse, salutai gli editori che sistemavano i manoscritti nei carrelli, gettandone fin da subito qualcuno nel cestino, sgattaiolai tra i wordetector e guadagnai la porta, poi varcai il cancello e attraversai la strada.
Entrai nel bar e ordinai un chinotto.
Il barista mi vide con la divisa e mi chiese:” Allora, é dura ? ”
” Devo ancora prenderci la mano, ” lo dissi dandogli le spalle, rivolto alla vetrata.
Una riga di camion frigo aspettava l’ arrivo dei i muletti. Dalla cella frigo, ogni volta che un muletto portava dentro un pancale o risbucava vuoto, usciva la solita nuvola di vapore freddo. Un muletto aveva perso il pancale che portava, il celophane s’ era aperto e le parole s’ erano rotte al suolo, lettere sbeccate, verbi, articoli inservibili ormai; un escavatore trascinó in un angolo la montagna di rifiuti, l’ autista del muletto, prima di risalire sul mezzo, diede una scopata sul pavimento, accampando le schegge appuntite delle parole rotte.
E di qua della palizzata, decine e decine di scrittori, a piedi con la loro borsa da sport piena di parole, in bicicletta, lo zaino o la borsa sul tubo, in macchina il bagagliaio pieno dal quale sbucavano lettere in corsivo, lettere in grassetto, colorate, odoranti, sportive, sagge, schiacciate, compresse, neoreali, romantiche, splatter. E le macchine di lusso che varcavano il cancello e si perdevano a destra e sinistra pensai che fossero le macchine degli editori e degli agenti, il bagagliaio pieno di manoscritti.
Qualcuno, un paio di scrittori credo, un critico e diversi editori, posteggiarono davanti al bar, entrarono e fecero crocchio al banco, telefonavano, mentre divoravano panini dai nomi angoscianti ( panino lirico, panino alla calvino ecc. ) dicevano sí fa, mandagli il contratto, si negavano a seconda di chi li chiamava, accettavano tre o quattro inviti a presentazioni nello stesso giorno e alla stessa ora.
Uno con una faccia da editore si accorse di me e mi chiese se bevevo.
” Un altro chinotto ” dissi. “Poi rientro che faccio la notte”.

10 Responses to Le parole

  1. Michele il 14 novembre 2006 alle 17:37

    Bel sogno.

  2. Bartolomeo Di Monaco il 14 novembre 2006 alle 17:43

    Allora glielo hai dato tu, a Giulio, Huet!

    Guarda che, se non ti sei ancora licenziato, prima o poi capiterà da te anche il titolare di letturalenta:-)

    Bart

  3. Angelo De Lorenzi il 14 novembre 2006 alle 17:45

    “Toc, toc”
    “Chi sei?”
    “Atomo”
    “Atomo?”
    “Sono un personaggio. Vivo nel limbo del non pubblicato. Anche se ho una voglia matta di uscire fuori. Ho visto l’insegna del supermercato e mi sembrava una cosa interessante, così ho bussato”.
    “Ma dov’è tuo padre. Dov’è l’autore?”
    “Mah, penso che la vicenda gli sia sfuggita di mano. Ormai io agisco anche fuori dal libro, dalla trama, dal contesto.
    E ora son qui. Voglio entrare”

  4. Michele il 14 novembre 2006 alle 17:49

    Bart, letturalenta è stato gia avvertito.

  5. marino il 14 novembre 2006 alle 18:07

    infatti capitó in negozio anche Letturalenta ma si portó via
    soltanto una lettera di Unamuno a Boine e disse che sarebbe
    ripassato. io, cari amici, son ancora lí, e non so neanch’io se licenziarmi o se provar anch’io a diventare scrittore

  6. Luca Tassinari il 15 novembre 2006 alle 00:31

    Marino, non ci provare a licenziarti! C’è necessità di commessi in gamba, capaci di donare le parole (e le lettere) giuste a chi non si rende nemmeno conto di averne bisogno.

  7. franz krauspenhaar il 15 novembre 2006 alle 15:34

    Questo racconto secondo me è una bomba. Una specie di Fahrenheit 451 senza fuoco, e anche invertito di senso, un inferno ghiacciato dei libri. E poi lo stile… Sono stato molto contento per averlo pubblicato.

  8. franz krauspenhaar il 15 novembre 2006 alle 15:35

    …ehm, “DI averlo pubblicato”, scusate…

  9. Addio Alle Arti il 15 novembre 2006 alle 21:13

    Non avevo mai letto niente di Marino Magliani. Debbo dire che ho trovato questo lungo racconto, a tratti, geniale.

  10. Achille Maccapani il 15 novembre 2006 alle 21:38

    Una sorpresa.
    Godibile, divertente e riflessiva.
    Un’amara metafora dedicata alla piccola, media e grande editoria italiana. E nella quale possono riconoscersi tante persone vere del settore.
    Chapeau.



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