Ha ragione la mia sposa

16 novembre 2006
Pubblicato da

di Franco Arminio

La mia sposa si chiama Antonietta e fa la maestra elementare come me. Qualche volta che le parlo delle persone che conosco nell’ambiente letterario la mia sposa non sembra molto contenta. Io le dico di quello che non ha risposto alla mia mail o di quello che doveva telefonarmi e non lo ha fatto. Insomma, mi lamento. La mia sposa vorrebbe che invece di pensare a queste cose io aiutassi i figli nei loro compiti scolastici. Questa è una cosa curiosa: ho le tipiche nevrosi degli sfaccendati e degli scapoli, ma io ho due figli adolescenti e non sono affatto sfaccendato. Perché sto scrivendo questo testo?

Semplice, perché lo devo mandare a nazione indiana e voglio farmi vedere nella condizione in cui sono, appeso al soffitto con una corda al collo. Mi sto impiccando, ecco quello che sto facendo. Sono un aspirante suicida un po’ strano. Chiedo continuamente che qualcuno mi venga a togliere la corda dal collo. Lo chiedo al telefono, lo chiedo con la posta elettronica, lo chiedo anche adesso con questo testo.

“Arminio, adesso ci hai stufato, sempre a parlare di te…”. Questo sarà il tono delle risposte a questo testo. “Vai a fare volontariato”, mi conglieranno i migliori. Altri approfitteranno del fatto che non ho mai pubblicato con un grande editore per dirmi: “ma questo chi si crede di essere? Come si permette di considerarsi un grande scrittore?” Dunque sto scrivendo un testo che mi nuoce, sto dando sfogo al mio masochismo. Qualche critico letterario che mi stima e che non fa commenti su nazione indiana penserà: “ma chi glielo fa fare, perché si ostina a voler essere amato?” Con gli scrittori e critici letterari accade come con le donne: più chiedi e più non ottieni, più esigi la condivisione e più ottieni l’indifferenza. Ma io insisto perché sono convinto che queste faccende sono cruciali nella nostra epoca. Se è vero che ogni uomo è dio, si tratta di essere più dio degli altri se si vogliono avere dei ferventi, degli adoratori. La letteratura non può diventare come la politica, dove ci sono delle caselle da occupare e basta. La letteratura dovrebbe essere la comunità di quelli che gettano al vento le poltrone e anche le amicizie che contano e le manfrine per avere la recensione e l’appoggio. So che non è così e il guaio è che gli arresi, quelli che si sono adeguati all’andazzo prentendono l’adeguamento di massa. Non sono lecite posture da titano. Non è ammessa nel mio caso neppure la postura da titano della paura. Quando dico che vivo come se un medico mi avesse diagnosticato un’ora di vita sto dicendo una verità molto simile al fatto che oggi nel cielo splende il sole. Ci sono evidentemente delle verità a cui non abbiamo dirittto. E poi la mia verità scade ogni ora, scade ogni volta che non muoio. Ogni volta che vado a dormire sano e salvo dovrei ricordarmi di aver disonorato l’impegno, di aver mancato di donare la mia morte, l’unico dono che posso fare agli altri. Detto questo non mi posso illudere di aver chiarito che la mia è una battaglia contro la psicologia, contro l’indivudalismo borghese, in favore di un modo nuovo di abitare i propri corpi e le proprie anime.

Della mia infanzia e della mia adolescenza mi ricordo solo questo disagio per come era fatta la gente. Sentivo che era proprio la forma degli individui che non andava. In effetti non ho mai avuto altre ossessioni se non questa inadeguatezza dello stampo umano rispetto al mondo che cambiava. Un’ossessione del genere non c’entra niente con la letteratura ombelicale e neppure con le piccole astuzie dell’ego. Nel mio caso penso di essere agitato da una grande fede, una fede disoccupata, e voglio stare in compagnia di altri fedeli, di altri orfani di un dio che non s’è mai visto. Amo chi non si rassegna al compito di soppravvivente, amo chi si guasta la vita a credere che la vita possa essere un’altra. Lo so che in un certo senso non c’è più nessuno, che non ci sono neppure io, ma perché dovrei rassegnarmi a fare già adesso quello che farò per un tempo infinito, un tempo che può iniziare in qualunque momento.

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64 Responses to Ha ragione la mia sposa

  1. arminio il 16 novembre 2006 alle 13:34

    questo testo è stato scritto tra le dodici e le dodici e venticinque di oggi e immediatamente spedito a piero sorrentino. adesso è qui, dal buio della mente al buio della semiosfera. ringrazio piero da questa colonna. adesso preparo da mangiare ai figli di cui si parla nel testo.

  2. Marco Saya il 16 novembre 2006 alle 13:56

    Ciao Franco,

    ti tiro su con questo aforisma di Woody:

    Gli intellettuali sono come la mafia. Si uccidono fra di loro.

    Marco

  3. Marco Saya il 16 novembre 2006 alle 13:59

    Gli intellettuali sono come la mafia. Si uccidono solo fra di loro.

  4. Alcor il 16 novembre 2006 alle 14:25

    i critici letterari leggono i lit-blog. Questo è ormai assodato.

    Non commentano perchè commentare coinciderebbe con una perdita d’aura. L’aura l’ha persa l’opera d’arte, ma ai critici è rimasta, infondo il critico è un guardiano della porta, se va alla bettola rischia che qualcuno gliela sfili di tasca.

    Non ti abbattere, Arminio, in me hai un’ammiratrice, anche se sento una certa solidarietà con la tua sposa.

  5. Alcor il 16 novembre 2006 alle 14:26

    La chiave della porta, ovviamente.

  6. Antonio il 16 novembre 2006 alle 14:35

    Ciao Franco,
    il lavoro degli intellettuali deve avvenire nel silenzio e nell’oscurità allo stesso modo dei fiumi carsici…..
    La difficoltà di ogni uomo pubblico è quello di conciliare la sfera pubblica appunto con quella privata…… oserei dire questione di C…
    a presto e ogni tanto vieni ad Ariano a prenderti una birra con gli amici che tu sai.
    ciao

  7. salvatore il 16 novembre 2006 alle 14:43

    arminio in questo testa mostra grande umanità oltre le già note enormi potenzialità letterarie. veramente una bravura mostruosa, unica nell’italietta di oggi. forse un giorno nei libri di scuola i nostri figli leggeranno testi come questi per capire in che mondo si viveva all’inizio del terzo millennio.

  8. Nunzio Festa il 16 novembre 2006 alle 14:53

    caro Franco,

    per quanto tempo non dobbiamo specchiarci nel cielo?
    tu m’insegni a guardarlo, il cielo. Ogni volta.
    Tutte le volte delle tue parole

    e voglio un cielo, e tengo un cielo senza santini

    b!

    Nunzio Festa

  9. arminio il 16 novembre 2006 alle 15:43

    caro nunzio grazie per le tue parole. userò questo testo come una sorta di test per capire su chi posso contare, almeno dal punto di vista letterario. sto qui, aspetto, non faccio finta di pensare ad altro, avanzo a petto nudo, non sono uno scrittore in giacca e cravatta, non sono un burocrate della letteratura, sono un brigante….

  10. Giancarlo Tramutoli il 16 novembre 2006 alle 15:46

    Franco, due maestri in una casa sola…. non saranno troppi!
    Ecco perché scrivi pezzi “magistrali” e dai voti a tutti.
    (ora però non t’incazzare se, al solito, pur essendo terremotato anch’io, frivoleggio. Guarda che anch’io vivo pensando incessantemente alla morte).
    Ciao

    Giancarlo

  11. Giancarlo Tramutoli il 16 novembre 2006 alle 15:57

    PS
    Pensa che oggi, che è il mio compleanno (ne faccio cinquanta) ho dovuto subire l’affronto di un “cordiale” NO da un’editrice di ventidue anni a un mio testo in prosa che comincia col protagonista che tenta di impiccarsi….
    :-)

  12. lino il 16 novembre 2006 alle 16:12

    arminio mi sembra aver scelto, forse irreversibilmente, la strada dell’egocentrismo (letterario). questa cosa a volte mi lascia perplesso, a volte mi sembra l’unico modo per dire qualcosa di vero su qualcosa che si conosce veramente, e poter così cambiare anche di pochissimo il mondo.
    paradossalemente, poi, partendo da questi presupposti solipsistici arminio è l’unico che riesca a risultare perfettamente obiettivo, comprensibile e godibile.
    attesto anch’io la mia partecipe solidarietà alla sposa.

  13. arminio il 16 novembre 2006 alle 16:42

    caro giancarlo ti faccio i miei auguri, immagino che oggi per te è un giorno difficile….
    lino dice bene, la mia scelta è irreversibile.

  14. Nunzio Festa il 16 novembre 2006 alle 17:18

    auguri, Giancarlo!!!

    b!

    Nunzio Festa

  15. gianni biondillo il 16 novembre 2006 alle 17:43

    Aguroni Tramutolone, credo io, invece, che per te, oggi, sia un bel giorno.
    (tu almeno i 50 li hai visti. Io chissà se ci arrivo!)
    ;-)

  16. ernitaca il 16 novembre 2006 alle 17:45

    Spendere la vita per un figlio!
    Far morire il proprio ego per lui!
    Questa è una delle azione piu’ nobile che un uomo possa compiere.
    Perchè in un figlio si puo’ riporre l’energia, la speranza per una societa’ diversa, migliore. Sono figlia, studente, amica, che pensa di voler spendere la sua vita per gli altri ma cioe’ che di buono porto con me sempre, ha origini puramente familiari.. ..
    Caro Sign Arminio i suoi figli e la letteratura sono ragioni meravigliosamente valide per sentirsi ancora vivi!!!!!!!!!

    Un’Irpina a Porto

  17. Giancarlo Tramutoli il 16 novembre 2006 alle 19:02

    Ehilà grazie, grazie… ma era solo per dire il paradosso… (22 che boccia 50).
    (poi, forse, ho un’alternativa, dico, editorialmente).
    Intanto se farò mai un altro libro, toglierò la data di nascita.
    Come fanno le femminucce (una cosa che ogni volta mi scatena una certa misoginia letteraria, mi pare davvero ridicola e autoriduttiva) e … Andrea De Carlo.
    Ciao.
    Ho aperto solo una parenteSI, (quindi la chiudo).

    :-)

  18. bruno esposito il 16 novembre 2006 alle 19:11

    Ma non è che la editor ti ha bocciato il testo perchè ha pensato che il tentativo di impiccagione del protagonista fosse poi riuscito ?

  19. cf05103025 il 16 novembre 2006 alle 19:16

    Arminio Franco, ascolta:
    io non capisco che vuoi dire quando affermi o tiri in ballo il
    “modo nuovo di abitare i propri corpi e le proprie anime”.
    Sai ho difficoltà ad accettare questo coso, non tutto il testo che è scritto bene, certo, come sai fare tu, pulito, chiaro per quanto io non sia sulla tua linea, diciamo stilistica, ma questo non c’entra un tubo.
    Io non so come fare ad abitare la mia anima, ti dico, e tantomeno il corpo mio, perché mi pare, arguisco, intuisco anzi desidero di essere tuttuno, bello materiale, carnale, carnicino, corporale, come vuoi.
    Per cui non abito ma sono: sono qui che me la meno con ‘sta tastiera, con queste dita e questo cervello che spero funzioni ancora per un po’, come il resto, senza vendermi, nè di qui nè di là, così.
    E ti auguro vivamente di non pensare più a impiccagioni o suicidi simili che già siamo bastonati abbastanza, come diceva quello là:
    l’inferno è qui, cerchiamo di portar le chiappe fuor del fuoco, almeno distante metri tre.
    auguri
    MarioB.

  20. Giancarlo Tramutoli il 16 novembre 2006 alle 19:24

    in effetti….
    sono “appeso” da vari anni su ‘sta cosa…

  21. farminio il 16 novembre 2006 alle 20:08

    ennesimo lamento.
    Nazione indiana è una rivista letteraria e mi sembra lecito che chi offre un suo testo ai lettori, senza alcuna contropartita economica, debba ricevere qualche volta anche delle osservazioni di carattere tecnico. Si può discutere l’inventio, circa gli argomenti trattati, la dispositio, l’ordine con gli argomenti sono disposti, l’elocutio, il mondo in cui le idee sono espresse attraverso le varie figure del linguaggio, la scelta dei termini, il modo di combinarli. Capisco che nessuno ha tempo da perdere per dilungarsi in queste faccende, ma allora non è chiaro perché perdere tempo per offese gratuite che non servono a nessuno ( offese in questo caso ancora non presenti)
    Non tutte le prose sono uguali, perché non si parla di come i diversi scrittori che qui sono proposti fanno girare le loro frasi, di come sono intonati, di come respira la loro scrittura. Poi ci sarebbe anche la pratica della consolazione, ma qui entriamo nel campo delle questioni etiche e qualcuno potrebbe obiettare che io uso nazione indiana come se fosse una clinica. Obiezione non infondata.

  22. cara polvere il 16 novembre 2006 alle 21:39

    vi prego. fermatelo.
    un saluto
    paola

  23. farminio il 16 novembre 2006 alle 21:54

    ipoco fa, un’ora circa, mi sono alzato dal computer dsgustato, con una sensazione di morte imminente e con la certezza che non ve volevo più sapere. è bastata una telefonata a farmi combiare idea, il cuore ha fatto inversione e sono di nuovo qui ad annusare la roba. è evidente che i testi del filone narcisista che qui propongo e le ne non reazioni che suscitano costituiscono un apparata stupefacente. io faccio quello che voglio, non aspetto di essere cooptato da nessuno, non alliscio nessun potente. sono una mosca nella bottiglia, come tutti forse, solo che il mio vetro è trasparente.

  24. Alcor il 16 novembre 2006 alle 22:13

    “senza alcuna contropartita economica”

    Ma quale rivista letteraria in Italia paga un racconto o una poesia? Dovresti scrivere per il magazine di Repubblica. Forse pagano la Merini.
    Perciò resta tra noi e goditi la soddisfazione di essere uno dei pochi poeti con un pubblico fedele, o addirittura affezionato, che “gli parla”, E se qualche volta qualcuno ti strapazza, pensa agli altri, circondati dal silenzio, o dal discorso obbligato, convenzionale, cortese.

    Quanto alle osservazioni di carattere tecnico io non le so fare. Posso dire solo che c’è nella tua poesia una convincente spudoratezza.

  25. opi il 16 novembre 2006 alle 22:27

    arminio io lo comprerei.
    scrive come leggo.

  26. Nicolò La Rocca il 17 novembre 2006 alle 00:21

    Ti capisco, sai. Sono maestro elementare e lo è mia moglie. Ho una figlia di tre anni. Ti capisco.

  27. Nicolò La Rocca il 17 novembre 2006 alle 00:22

    …guarda un po’ a che ora sto scrivendo… Ho finito di leggere Dumbo a mia figlia.

  28. sexyL il 17 novembre 2006 alle 01:26

    Franco, leggendo il testo sai cosa mi é venuto di chiederti? Che come mai hai sposato tua moglie, proprio una dico. Sí, questo, come mai hai sposato UNA persona, donna. Forse pensavi che era l’inizio. O forse in quel momento sospendevi il giudizio.

    x ernitaca: a porto ho ottimi amici! sarebbero contentissimi di conoscere un’irpina!

  29. tashtego il 17 novembre 2006 alle 08:29

    imbarazzante il post.
    e pure i commenti.
    ogni tanto qualcuno c’ha uno sbocco di buonismo egotico e vuole abitare in modo nuovo se stesso e l’anima sua.
    allora tutti a dire su su.
    oppure: com’è vero!
    in italy quando arriva l’ondata d’emozzione è come una liberazione per tutti.
    e subito si diventa tutti partecipi e emozzionati.
    a roma si direbbe: ripjateve

  30. cara polvere il 17 novembre 2006 alle 09:15

    quello che leggo mi fa desiderare che ai peluches crescano zanne preistoiche e che dumbo, rinsavito finalmente, scappi in mezzo alla foresta e chi si è visto si è visto – lui stesso dumbo, sa che non sarebbe una gran perdita per la specie umana – e desidererei che le parole – cooptato, allisciato o etc etc – lette qui e altrove venissero date e lì lasciate in mano ai norcini e poi fino alla frollatura in un tempo altro di di altre pietanze per altri stomaci.
    e che i cerusici poetici convinti la smettessero di volere “curare” i lettori ma cominciassero a inseguire per davvero il tac e il tic della paccottiglia che sta nello spazio compreso tra i loro ginocchi e la loro attaccatura dei capelli e indi, fare esasperata pulizia.
    un saluto
    paola

  31. silvano il 17 novembre 2006 alle 09:17

    ho appena cominciato a leggere il tuo testo ma posso già dire che non si viene amati per le parole ma quando il silenzio.

  32. il magnifico (e)rettore il 17 novembre 2006 alle 09:42

    Cavo dottov tashtego, nonostante qualche momentanea caduta di tono e di stile negli ultimi mesi (ebbene sì, il logovìo della vita modevna, i.e. i segni, puvtvoppo incancellabili, dell’incedeve dell’età: i.e., qualche fase di vincoglionimento passeggero), io penso che la sua pvesenza, qui, sia insostituibile e che lo vimavvà ancova pev molto temp(o); sopvattutto se, come in questa civcostanza, lei savà ancova capace, sic et simplicitev, di tivave l’asso dalla manica al momento giusto.

  33. tashtego il 17 novembre 2006 alle 10:12

    @erettore
    cadute di tono, certamente sì.
    purtroppo sono in piena IMS (Irritable Male Syndrome).
    invece, sempre in tema di stile, posso dirti che rincoglionito sarà tuo nonno.

  34. il magnifico (e)rettore il 17 novembre 2006 alle 10:50

    Cavo dottov tashtego, non si ivviti, la pvego, in fondo le stavo facendo solo un complimento. Cosa fa, avminizza anche lei? E poi guavdi, io sono ben felice delle “mie” fasi di “vincoglionimento passeggevo” (a mio nonno, ovmai, non intevessano più da molto tempo) e spevo di avevle sempve, a intevvalli più o meno vegolari, una specie di ciclo, se le gvoupies adovanti qui pvesenti mi passano il tevmine: mi sevve, se non altvo, a vimaneve coi piedi attaccati alla tevva, pev quanto fviabile, e a sapeve, oltvetutto, che sono ancova vivo. Solo i gvandi scvittori non vincoglioniscono mai, o, se gli succede, non ne hanno nessuna coscienza. Lei è un gvande scvittove? Aspiva anche lei a pubblicave con una màgiov? Non cvedo, egvegio dottove.

  35. il magnifico (e)rettore il 17 novembre 2006 alle 11:27

    Gvazie, gvazie dottov avte_misia della citazione, ne sono onovato e inovgoglito. E poi, l’accostamento al dottov Kuvt Vonnegut… lei sì che sa viconosceve a fiuto la genialità. Peccato lei non abbia un blog, mi savebbe piaciuto moltissimo compavive, magavi in una vubvica tutta pev me dal titolo: “Se avete delle visposte, di qualsiasi geneve, il dottov “il magnifico (e)vettove” ha le domande che fanno al caso vostvo”. Che mevaviglia! Gliene lascio un altvo paio, qualova decidesse di davsi alla vete (mi vitenga già da ova un devoto collabovatove):

    E’ il nuoto lo spovt più completo?

    E’ pvopio vevo che oggi, senza l’inglese, non si va da nessuna pavte?

    Se ne vuole ancova, cavo dottove, non ha che d chiedeve.

  36. il magnifico (e)rettore il 17 novembre 2006 alle 11:29

    Nella fuvia, insieme al cavallo del uèst è fuggita anche una “a”. Vogliano pevdonavmi.

  37. cf05103025 il 17 novembre 2006 alle 11:33

    un altro con l’anima stamattina,
    orca!!
    Io non ha mai visto un’anima che cresce, crispa,
    magari insalata lattuga cavoli verza cardo rape tumatiche…etc
    Che sia Vonnegut o no, non poteva scrivere:
    un modo di darsi da fare, di addestrare la mente, di tenersi sveglio, di curiosare e sperimentare in tragitti interiori.
    No, anche questo tira fuori l’anima.
    Infatti mi ha rotto l’anima

    MarioB.

  38. alcor il 17 novembre 2006 alle 13:30

    Cosa non riesce a scatenare questo Arminio.

  39. Nicolò La Rocca il 17 novembre 2006 alle 15:32

    Che ci vuoi fare, Tashtego, noi siamo dei semplicioni. Vorremmo essere sagaci come te e Mario B., ma non ci riusciamo.

  40. cf05103025 il 17 novembre 2006 alle 16:44

    io, non sagace, magari molto peggio,
    dicevo dell’anima in “crescenza” di Vonnegut,
    mica di Franco Arminio.

    MarioB.

  41. Lisa Casiere il 17 novembre 2006 alle 18:30

    sono un’irpina, vivo e vegeto nella tua stessa terra.
    quando avevo 16 anni un mio amico, senza pensarci troppo, senza scrivere su nazione indiana, senza filosofare, decise che non c’era più nessun motivo per andaare avanti, decise che era stanco di portarsi dentro quel peso, quella sofferenza e allora prese una corda, andò nel fienile dietro casa sua e fece esattamente quello che tu non hai fatto. quando lo trovarono l’unica cosa che seppi è che aveva i palmi delle mani insaguinati, se li era tagliati nel tantativo di salvarsi.
    Quella sofferenza che tu descrivi megnificamente è prorio la forza che ci spinge a vivere, è prorio l’essenza dell’esistenza dell’uomo.
    è grazie alla sofferenza che si scrive

  42. opi il 17 novembre 2006 alle 19:05

    secondo me
    è la melanconia che spinge
    la melanconia dietro le spalle sull’altalena.
    la sofferenza ci sferra un calcio in culo invece.

  43. Lisa Casiere il 17 novembre 2006 alle 19:14

    dove posso trovare circo dell’ipocondria?

  44. Giancarlo Tramutoli il 17 novembre 2006 alle 20:35

    @Lisa Casiere
    Franco Arminio, Circo dell’ipocondria, Le Lettere – 2006
    vedi anche qui:
    http://www.lelettere.it/site/e_Product.asp?IdCategoria=&TS02_ID=1219

    @Opi
    hai ragione.

  45. farminio il 17 novembre 2006 alle 22:18

    con questo testo ho chiuso la presentazione del “mio caso” su nazione indiana. per quanto mi riguarda penso sia arrivato il momento di occuparmi d’altro, almeno qui.
    oggi sono stato tutto il giorno ad avellino.
    c’era una manifestazione di studenti. gridavano pezzi di merda all’indirizzo degli amministratori della provincia, ma poi ho scoperto che i soldi per il palco lo avevano chieso alla provincia. la giornata è proseguita con molti altri esempi del delirio in cui la vita collettiva è immersa. al confronto la mia malattia scoppia di salute.
    per quanto riguarda i commenti della giornata mi pare che non ci sia bisogno di particolari repliche. ringrazio le persone che hanno dato segni di comprensione.

  46. Il Treno a Vapore il 18 novembre 2006 alle 00:40

    “Amo chi non si rassegna al compito di soppravvivente, amo chi si guasta la vita a credere che la vita possa essere un’altra.”

    Ci sarebbe da scrivere a lungo su questa affermazione senza concludere nulla, come sempre.

  47. Povero italiano il 18 novembre 2006 alle 12:05

    Peccato, Arminio, che anche tu, a quanto pare, hai ricevuto soldi dalla Provincia (la stessa di quegli studenti, poi…) per fare il tuo documentario allegato al libro che pubblicizzi, documetnario finanziato, infatti, dalla PROVINCIA DI AVELLINO… ossia da quei “politici” che tanto ti affanni a sminuire e biasimare eccetera eccetera… Ah, povera Italia!

  48. farminio il 18 novembre 2006 alle 21:14

    mio caro nessuno in irpinia e altrove mi ha mai comprato. chiunque lo avesse fatto non tardarebbe a segnalarlo. è una cosa di cui vado orgoglioso. se poi fai un paio di scarpe per qualcuno è giusto che il commitente ti compri almeno i lacci.
    il film ebbe un piccolissimo finanziamento da un presidente che è stato cacciato e grazie alla proposta di un funzionari. che pure è stato epurato. caccerebbero anche me se potessero, ma io non occupo alcuna poltrona.
    ho scritto e continuo a scrivere contro de mita e tutta la compagnia, che adesso si è arricchita anche dei diessini (per non parlare della destra che da noi è tutta figlia di de mita).

  49. P.I. il 20 novembre 2006 alle 09:48

    Guarda, Arminio, io ho solo linkato qui sopra dall’intervento di Tramutoli e ho letto questo:

    DVD La terra dei paesi
    Produzione: La farfalla salata – Amministrazione Provinciale di Avellino

    Ora, figuriamoci se dico che qualcuno ti compra. Dico solo che sei un demagogo raffinato, perché, a chi non vuol capire le chiacchiere che vai facendo, potrebbe sfuggire, ad esempio, che la tua battuta sul palco pagato dai politici agli studenti, è in evidente contraddizione con il finanziamento da te ottenuto per il film. Tutto qua. E che poi tu voglia far distinzione – solo ora, però… – tra politici buoni e cattivi, mi sembra quantomeno l’ennesima perla populista. Ecco, tu, nella migliore tradzione di certa letteratura meridionale, sei un populista, da questo punto di vista. Un perfetto populista.
    Io resto, purtroppo, un povero italiano…

  50. farminio il 20 novembre 2006 alle 15:19

    se per populista s’intende uno che sta col popolo o con quel che rimane di esso mi va bene.
    mi pare inutile aggiungere altro. guardati il film, magari ne riparliamo dopo

  51. LC il 20 novembre 2006 alle 15:48

    hai voluto fare il tipo con quella battuta sugli studenti e qualcuno ha fatto la stessa cosa con te.
    Non te la prendere, non puoi essere convinto di essere l’unico che può sparare a zero su tutto e tutti.

  52. farminio il 20 novembre 2006 alle 16:52

    io penso semplicemente che la gente non si è mai sentita così sola e che le parole sono un ulteriore elemente di dispersione. parlando trovi una persona e ne perdi dieci. penso anche che viviamo nella terza mondiale. la contesa non è tra nazioni ma tra gli individui. bombe a mano, trincee, nascondigli, spionaggi, giornate di tregua, anche, ma comunque sempre guerra. quello che più sconcerta è questa guerra in atto tra gli amici o in quelli che una volta si chiamavano amori. Credo che siamo solo all’inizio di questa caporetto della vita sociale. personalmente sono sfinito, ma non so che altro fare. sono qui ferito e invece di adagiarmi una barella continuo a scrivere e a scrutare l’orizzonte.

  53. LC il 20 novembre 2006 alle 19:32

    il problema è che ormai esistiamo solo come individui, non ci sono più quei gruppi, quelle comunità nelle quali potersi identificare. è il prezzo che la nostra sociatà deve pagare, è la conseguanza dell’ignoranza, l’illusione che la libertà sia l’individualismo estremo, che abbiamo trasformato in un lago di solutuìdine dove tutta la nostra “moderna” società sta annegando.

  54. teoraventura il 20 novembre 2006 alle 22:27

    Sul fatto che Franco sia una persona libera non c’è alcun dubbio; basti pensare al “ritratto di Saverio Sivizia” di qualche tempo fa.
    Sulle committenze è inutile fare facili accuse; sempre meglio dare soldi a documentari e alla buona cultura che spendere tutti soldi dei cittadini in signori stipendi e ricchissimi gettoni di presenza in enti e Cda che non servono a un cazzo. Cosa, quest’ultima, che la nostra politica provinciale (sono anche io irpino), e non solo, fa sempre più spesso.

  55. LC il 20 novembre 2006 alle 23:22

    sono daccordissimo con te, teoraventura, anch’io sono irpino, e sappiamo bene che cosa significa de mita e clientelismo, sappiamo fin troppo bene cosa vuol dire sperperare i soldi. però non si può pensare di criticare chi forse si trova nelle tue stesse condizioni. nel momento in cui arminio critica gli studenti si penserebbe che lui con la provincia non ha niente in comune e invece…
    Spesso sembra che Arminio si metta sul pulpito, sembra che sia convito che sia uno dei pochi eletti, uno dei puri, sembra che guardi tutto con sprezzante superiorità, eppure è il primo a cadere in quel sistema che, con i suoi scritti, condanna così duramente.

    comunque rimane il fatto che uno come lui è solo da apprezzare, è un artista che può dare tanto alla nostra terra è una mente che può essere utile a svegliare un popolo che sembra in coma

  56. farminio il 21 novembre 2006 alle 05:18

    caro lc spiegami come si fa a provare a svegliare un popolo che sembra in coma senza mettersi in qualche modo “in rilievo”. il pulpito non mi piace perché il mio ateismo è molto più religioso di quello dei preti. io non ho criticato gi studenti, ho solo detto una cosa che ho sentito con le mie orecchie, senza commentarla. se vuoi ti dico che mi ha fatto piacere sentire ciò che ho sentito.
    ultima cosa: non sono caduto in nessun sistema che condanno. se lo avessi fatto me l’avrebbero già fatta pagare.
    ti sto rispondendo alle cinque del mattino, dopo due ore di scrittura, ecco il luogo dove sono caduto.

  57. LC il 21 novembre 2006 alle 09:24

    per svegliare un popolo non basta una persona, c’è bisogno del popolo stesso, di smuovere dall’interno le coscienze, c’è bisogno dei tuoi scritti.
    quindi sono felice che alle 5 tu stia ancora scrivendo.

  58. tashtego il 21 novembre 2006 alle 12:56

    concordo con farminio quando dice che siamo in piena terza guerra mondiale e concordo con il suo vederla come una guerra tra individui, di tutti contro tutti.
    concordo anche con LC, che qui sopra disce che ormai ci neghiamo ogni appartenenza che non sia a noi stessi, mentre qualche decennio fa si poteva ancora dire di credere in qualcosa, di contare su qualcuno, di avere in comune un progetto, una visione, un’azione, con altri individui.
    ora la nostra nudità è pressoché completa, come lumache con un guscio, quando c’è, fatto solo di casa, di famiglia, senza che riusciamo più a riconoscere di avere qualcosa in comune, non solo con altri come noi, ma con la civitas e l’urbs.

  59. LC il 21 novembre 2006 alle 13:41

    c’è bisogno di ricreare quelle situazioni, quei luoghi, quelle comunità nelle quali bisogna confrontarsi con gli altri, bisogna ripartire dalle idee, oggi è troppo facile essere sicuri, è troppo banale il pensiero perchè è solo interiore, non c’è un vero dialogo. le parole sono ormai fini a se stesse. Forse questo fa comodo a chi ha in mano il potere, perchè in un mondo come il nostro è sempre più difficile cambiare le cose, sembra che tutto ci arrivi addosso senza avere la minima idea di come partecipare, ci possiamo limitire solo ad ascoltare, a leggere, a guardare. siamo sempre più impotenti nelle scelte che riguardano la collettività, siamo sempre più lontani dal concetto di democrazia.

  60. LC il 21 novembre 2006 alle 17:47

    volevo chiedere a franco arminio in quale libreria posso trovare il suo ultimo libro.
    rispondimi per piacere.

  61. farminio il 21 novembre 2006 alle 18:03

    l’ho visto da petretta e petruzzielo ad avellino, ma dovrebbe averlo anche guida.

  62. LC il 21 novembre 2006 alle 18:28

    ti ringrazio perchè sto girando tutta Napoli ( io studio qui) ma non lo trovo.
    comunque se fai qualche presentazione in iroinia fammi sapere.

  63. farminio il 21 novembre 2006 alle 20:10

    grazie a te per i giri. il mio libro ha bisogno del passa parola.

  64. LC il 21 novembre 2006 alle 21:43

    è assurdo che nelle librerie neanche ti conoscano



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