VibrisseLibri: la carta non è tutto, ma aiuta

20 novembre 2006
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Pubblicando questo post, cogliamo l’occasione per salutare Giulio Mozzi, che inaugurando l’avventura di Vibrisse Libri, lascia la redazione di Nazione Indiana.

Giulio è scrittore sensibile e attento a rispondere liberamente agli stimoli e alle sfide provenienti dallo scrivere in rete e fuori dal mondo virtuale.
Come si legge nel comunicato stampa della nuova creatura, “Vibrisselibri nasce dall’esigenza di trovare un nuovo spazio nel mondo dei libri, collocandosi in un’area intermedia tra l’editoria ‘industriale’ e gli editori medio-piccoli. Vibrisselibri punta dunque ad accreditarsi come il terzo riferimento editoriale italiano, che utilizza la rete (prodotto ormai maturo e deideologizzato) per dare voce a testi di valore e che, al tempo stesso, crede che i libri veri restino cartacei. Una vera e propria ‘vetrina’ per lettori ed editori, dunque, che propone opere considerate alcune volte ‘fuori norma’, caratterizzate da un margine di rischio – spesso non solo imprenditoriale”.
Nuovi spazi virtuali e fisici, dunque, per raccogliere il patrimonio delle scrittrici e degli scrittori, che nascono ogni giorno liberamente in rete, lasciando alle parole e alla capacità di espressione il potere di superare le logiche ristrette dell’editoria tradizionale.
Con il desiderio di seguire con un sincero abbraccio il nuovo percorso di Giulio Mozzi, pubblichiamo stralci dei testi, che VibrisseLibri ha divulgato per invitare alla presentazione milanese delle prime pubblicazioni e narrare la genesi di questa idea.
Auguri Giulio e in bocca al lupo!
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Perché la carta non è tutto (ma aiuta)
Nel suo sito (http://www.vibrisselibri.net), vibrisselibri propone gratuitamente al lettore dei file contenenti testi “lavorati”, quindi completi di editing, grafica, promozione di un ufficio stampa. Saranno libri veri e propri, protetti da licenze copyleft: non manoscritti allo sbaraglio.
Vibrisselibri nasce dalla convinzione che questi libri, pur essendo sans papier (che è il titolo della collana di narrativa), abbiano pieno diritto di cittadinanza nella Repubblica delle Lettere, e pensa che l’approdo al cartaceo sia il naturale sbocco delle opere che intende proporre. Perciò, oltre a essere una casa editrice, vibrisselibri si propone anche come agenzia letteraria, con l’intenzione di convincere gli editori a pubblicare questi libri “già pronti”, libri che, comunque, avranno una loro esistenza in rete.

I primi nati
I primi libri pubblicati da vibrisselibri sono due, legati a doppio filo: la prima parte del romanzo L’organigramma di Andrea Comotti e il saggio Una tragedia negata di Demetrio Paolin. Entrambi saranno presentati ufficialmente a Milano il 12 dicembre 2006, alle ore 18, presso la Libreria Feltrinelli di via Manzoni. La scelta della città e della data non è casuale. Il romanzo di Comotti, infatti, è un’investigazione fantastica sull’attentato di Piazza Fontana, avvenuto a Milano il 12 dicembre 1969, nel quale sedici persone furono ammazzate; mentre il saggio di Paolin ricostruisce l’immagine che la narrativa italiana ha proposto, soprattutto in tempi recenti, dei cosiddetti “anni di piombo”.
In cantiere, vibrisselibri ha già altri tre testi approvati per la pubblicazione: Paura della notte e Appuntamento con il notaio di Alessio Pasa e Nenio di Eugenio De Medio.

DA UN PERCORSO UN’IDEA: LA STORIA DI VIBRISSELIBRI RACCONTATA DA GIULIO MOZZI

“Io non volevo fare lo scrittore. Io volevo fare il sociologo. Però un giorno – nel 1991, quando avevo ormai trent’anni – mi scappò di scrivere un racconto. Siccome non mi pareva alla fin fine un brutto racconto, decisi di farlo vedere in giro. Con la mia amica Laura Pugno, che allora scriveva solo poesie, ci inventammo una rivista a nostro uso e consumo. La chiamammo L’aimée. C’erano dentro delle poesie sue e questo mio racconto. Facemmo quarantatre copie del primo numero: quattro per noi, quattro da spedire in Italia, trentacinque da spedire a riviste francese, spagnole, tedesche, britanniche e statunitensi che avessero un qualche interesse per la letteratura italiana. (Non che le conoscessimo, quelle riviste. Laura, che è sempre stata molto più giramonda di me, aveva dei meravigliosi repertori internazionali di riviste, festival letterari e case editrici). Una ventina di riviste straniere risposero scrivendoci o abbonandoci automaticamente. Qualcuna ci chiese dei testi. Dei quattro destinatari italiani, tre risposero. Il quarto era il povero Pier Vittorio Tondelli. Ero uscito di casa di buon mattino, avevo portate le buste alla posta, avevo passata un’ora a calcolare tariffe e a incollare francobolli; tornando a casa comperai il giornale e lessi della sua morte.
Dei tre italiani che risposero, uno era Marco Lodoli. Marco mi telefonò, mi fece un sacco di domande e mi disse: «C’è questa rivista di racconti, Panta, stiamo preparando un numero di racconti con crimini, nel tuo racconto in fin dei conti è un ladro che parla, posso proporlo?». Qualche mese dopo, grazie all’interessamento di Lodoli, avevo davanti due diverse proposte editoriali. Mi presi il lusso di scegliere.
Da questa avventura imparai che se metti il tuo indirizzo e il tuo telefono, magari c’è qualcuno che ti chiama. Io ho sempre scritte molte lettere. Quel mio primo racconto era in forma di lettera. L’aimée era stata spedita per posta, quindi era una lettera. Che cos’è un libro, se non una lunga lettera spedita a una quantità di destinatari sconosciuti?
Quando, nell’aprile del 1993, uscì il libro, sulla bandella di destra, dove di solito si mette qualche informazione sull’autore, feci scrivere: «Giulio Mozzi è nato nel 1960. Abita a Padova in via Michele Sanmicheli 5 bis» (adesso abito in via Giuseppe Comino 16/b, sempre a Padova). L’editore era perplesso, ma io ero molto convinto. Che senso ha scrivere una lettera, se non si dà modo di rispondere?
Ricevetti molte lettere. Le ho conservate più o meno tutte, raccolte in scatole da scarpe. Quando mi pareva il caso rispondevo, quando non mi pareva non rispondevo. Alla mia risposta rispondeva, di solito, un biglietto di ringraziamento: e la cosa finiva lì. Però da quelle lettere sono nate alcune amicizie importanti, che tuttora durano.

Nel 1993 cominciai anche a condurre dei corsi e laboratori di scrittura e narrazione. Dal 1998 ne feci quasi un mestiere. In questi laboratori incontravo moltissime persone. Le conoscevo, si stava insieme per un po’, e poi ci si perdeva di vista. La cosa mi dispiaceva. Così nell’agosto del 2000 mi inventai di fare una lettera circolare, un «bollettino» distribuito via posta elettronica. Alle persone che incontravo dicevo: «Se volete, faccio questa cosa». Il bollettino era, in sostanza, una microrivista. Gli articoli erano raccolti in alcuni documenti; l’email conteneva, per così dire, l’indice della rivista, mentre i documenti con gli articoli viaggiavano in allegato. Vidi che la cosa piaceva. Cominciai a ricevere articoli o proposte di articoli. Li leggevo e se mi sembravano buoni li pubblicavo. Il bollettino usciva pressoché tutte le settimane, la domenica o il lunedì. Mauro Mongarli gli trovò un nome che mi sembrò bellissimo: vibrisse. Nel giro di tre anni mi ritrovai con duemilacinquecento abbonati. Parteciparono a vibrisse con articoli, recensioni, saggi, racconti, fotografie e altro 214 persone in tutto. A un certo punto non riuscii più a gestire la faccenda: troppo tempo, troppa fatica. Fermai tutto. Però mi dispiaceva. Così, dopo un anno di pausa, riavviai vibrisse: non più come e-zine inviata per posta elettronica, bensì come sito: www.vibrissebollettino.net. Pian piano il nuovo vibrisse cominciò ad allargarsi, ospitando i blog di Marco Candida, Davide Bregola e Giuseppe Braga, il sito Sotto i cieli d’Italia, e soprattutto il blog collettivo Bottega di lettura (www.vibrissebollettino.net/bottegadilettura/), che riprendeva l’esperienza, non molto riuscita, dell’Arte di leggere (un blog interno al sito della manifestazione Pordenonelegge, oggi chiuso).
In queste iniziative facevo l’esperienza dell’intelligenza, della passione e della disponibilità di molte persone che amano la letteratura, che investono nella letteratura come cosa buona e utile all’umanità. Persone che di mestiere fanno il rappresentante di prodotti per l’edilizia o l’infermiere ospedaliero, il bibliotecario o l’insegnante, il traduttore letterario o il precario assoluto: ma alla letteratura, alla lettura e alla scrittura, affidano tutte una parte importante della loro vita.

Nel contempo, iniziavo a lavorare per un editore: Sironi, di Milano. Con le ragazze e i ragazzi di Sironi abbiamo fatto cose secondo me molto belle. Di nuovo: intelligenza, passione, disponibilità. Letteratura come parte della vita.

Si dice che lo scrivere e il leggere siano attività solitarie. Credo di avere sperimentato l’esatto contrario.

Io sono figlio di biologi, e questo è un particolare non trascurabile. Ho una immaginazione biologica del mondo e della società. Quindi anche della letteratura e del mondo editoriale.
Vedo che è in atto una lotta per la sopravvivenza. Vedo che ci sono dei soggetti che sono diventati capaci di selezionare quei libri, quei testi che meglio rispondono al proprio interesse. Così come gli allevatori industriali selezionano le vacche che danno più latte o più carne, gli editori selezionano i libri che danno più profitto.
Anche lavorando presso Sironi – dove sono nella posizione del «consigliere del principe» – mi sono dovuto scontrare con la logica del profitto.
Il mondo è in allarme per la diminuzione della varietà genetiche. L’uomo seleziona i viventi secondo il proprio interesse, ma così facendo riduce la variabilità. Le nostre vacche grasse e lattifere hanno Dna molto simili tra loro. La riduzione della varietà genetica diminuisce, e non di poco, le chances di sopravvivenza di una specie.
Lo stesso succede nel magico mondo dei libri. Gli editori industriali selezionano i libri secondo il principio del profitto. Il risultato è: libri tutti uguali, tutti ugualmente profittevoli. Ma in questo modo si mette, e non poco, a rischio la sopravvivenza della letteratura.
Questo processo si è molto accelerato negli ultimi anni. Gli editori industriali perseguono profitti sempre più alti. Gli editori piccoli, «di ricerca», devono ridursi in spazi di mercato e di promozione sempre più piccoli: la loro stessa esistenza è messa a rischio (metà della mia generazione di scrittori è nata con case editrici oggi scomparse).

Allora, mi sono detto, bisogna inventarsi un Giardino di Eden. Un luogo dove i libri possano esistere, riprodursi e moltiplicarsi, a prescindere dalla loro capacità di generare profitto.

Mentre io facevo, molto lentamente, tutti questi ragionamenti, il mondo cambiava a velocità vorticosa. Non sarei mai stato capace di immaginarmi una cosa come vibrisselibri, ad esempio, senza l’esperienza e i ragionamenti dei Wu Ming (e del conseguente I Quindici), senza tutto ciò che è avvenuto nel mondo della musica, ecc.
Non credo che vibrisselibri sia una novità strepitosa. Credo che sia un ulteriore passo, sperimentale, verso una destinazione tuttora piuttosto ignota”.

Giulio Mozzi

290 Responses to VibrisseLibri: la carta non è tutto, ma aiuta

  1. giuliomozzi il 20 novembre 2006 alle 11:16

    Grazie.
    Da come è formulata la prima frase, il lettore potrebbe intendere che ci sia una relazione tra la mia decisione di “lasciare la redazione di Nazione indiana” e la “inaugurazione di vibrisselibri”.
    Il che non è (benché la coincidenza, lo capisco, possa suggerirlo).
    Buon lavoro.

  2. franz krauspenhaar il 20 novembre 2006 alle 11:36

    Mi dissocio dai contenuti di questo comunicato, pur facendo parte di NI.
    Visto il commento qua sopra di Mozzi, mi piacerebbe sapere, così, per curiosità, perchè ci ha lasciati. Se non è per l’impegno di Vibrisse Libri allora, di grazia, perchè?
    A noi, in mailing list, ha semplicemente scritto: “Ciao, vi saluto”.
    Un po’ poco.
    NI non è una scarpa vecchia che si butta quando i piedi ci fanno male. A mio avviso.

  3. Lucio Angelini il 20 novembre 2006 alle 11:56

    Da che cosa ti dissoci, Franz? Dall’ “In bocca al lupo”?

  4. Lucio Angelini il 20 novembre 2006 alle 11:57

    … peraltro abbastanza tardivo, secondo me, da parte dei suoi compagni di strada.

  5. roberto il 20 novembre 2006 alle 12:06

    @franz k.
    invece di pretendere spiegazioni
    non ti preoccupa che va via?
    Buona giornata.

  6. ILGOLPISTA il 20 novembre 2006 alle 12:09

    Bellissima iniziativa. Tutti i miei migliori auguri.

  7. franz krauspenhaar il 20 novembre 2006 alle 12:10

    Angelini, si, bravo, come al solito hai indovinato…

    Roberto: proprio perchè mi dispiace (non mi preoccupa affatto) ho chiesto spiegazioni. Me le ha date, nel frattempo, pochi minuti fa.

  8. roberto il 20 novembre 2006 alle 12:37

    Buon per te.
    E per chi è ammesso al club degli informati.

  9. a.b. il 20 novembre 2006 alle 13:20

    Vabe’, immagino io: ha un sacco di cose a cui star dietro (non solo Vibrisselibri), non se la sentirà di far parte di un blog collettivo senza poter garantire l’impegno che serve, ma solo col “nome”. E d’altra parte avendo molte cose avrà stabilito delle priorità, suppongo in base al “fare” che le iniziative producono.

  10. georgia il 20 novembre 2006 alle 13:30

    o ci dite tutto anche a noi o penseremo per sempre che giulio se ne è andato perchè non gli avete pubblicizzato l’iniziativa fin dal primo momento (ma obbiettivamente non è da lui) ;-).
    Secondo me se ne è andato perchè era tanto che lo voleva fare, infatti non postava mai.
    Anche lui ha un solo mouse e non può certo fare la dea kalì dai tanti mouse ;-)

  11. Lorenzo Galbiati il 20 novembre 2006 alle 15:01

    Un saluto a Mozzi, mi mancheranno i suoi post.
    Lorenz

  12. Il Treno a Vapore il 20 novembre 2006 alle 15:16

    Buona cosa.
    Buona fortuna.

  13. Patrizia il 20 novembre 2006 alle 15:54

    Cosa sta succedendo? Ora anche Mozzi se ne va, e come era facile prevedere l’espulsione di db ha impoverito il blog. Io ho guardato su Ubicue, e mi sembra di capire che va pesante. Secondo me, dovreste fermarvi un momento. Detto da una lettrice non costante e non dentro.
    Patrizia

  14. giuliomozzi il 20 novembre 2006 alle 16:11

    Georgia, non ho intenzione di spiegare qui la ragione della mia decisione, né mi sembra di avere il dovere di farlo.

  15. tashtego il 20 novembre 2006 alle 16:57

    su vibrisse libri ho cliccato dove è scritto che il libro “può essere liberamente scaricato da qui”, ma non è successo niente.
    cosa devo sapere che non so?

  16. andrea barbieri il 20 novembre 2006 alle 17:00

    Allora se non lo dice Giulio lo dico io il vero motivo: Giulio si è stufato di comparire nel “chi siamo” di Nazione Indiana accanto a Ozzy Osbourne (sì avete capito bene, è proprio così, Ozzy fa parte di NI anche se da poco; poco ma già abbastanza da far girare le scatole a Giulio che non sopporta la sua musica teatrale).
    Ok scherzo. Ma cosa c’è di strano se uno se ne va. Ci si lascia anche tra persone in carne e ossa. Quando ci si lascia è perché si vuole camminare da soli o con altri per un’altra strada. E’ la vita no?

    ps il disco n.2 “Bawlers” del cofanetto di Waits con editi e inediti è davvero bellissimo.

  17. Onest il 20 novembre 2006 alle 17:03

    @ tashtego

    prova a cliccare tasto destro e salva oggetto/destinazione con nome…

  18. demetrio il 20 novembre 2006 alle 17:05

    tash
    basta che ci clicchi sopra e aspetti un po’ e sia l’uno che l’altro testo si caricano. ci vuole un po’ ti tempo.

    d.

  19. Lucio Angelini il 20 novembre 2006 alle 17:08

    Tashtego, bisogna avere l’indice verde.

  20. Marco il 20 novembre 2006 alle 17:29

    “cosa devo sapere che non so?”

    Scrive Tashtego.

    No, scusate, devo intervenire.

    Perché usi quella espressione?

    “cosa devo sapere che non so?”

    Magari devi sapere che bere meno birra e bibite gassate ti sgonfierebbero un po’, amico mio, e così somiglieresti al pallone che assomigli.

    Lo sai che c’è tutta una redazione che ha lavorato gratis su quel testo? E lo fai anche tu? Anche tu scrivi gratis? Sì? Bene, onore a te; ma lo fa anche Margherita Trotta (del ’77) e lei quando ha lavorato non ha detto “cosa devo sapere che non so?”. Quando si legge un tuo intervento sull’architettura lei non dice “cosa devo sapere che non so?”. E non si guarda intorno in cerca di sostenitori. E non lo ha fatto mai nemmeno Andrea Comotti.

    “cosa devo sapere che non so?”

  21. gianni biondillo il 20 novembre 2006 alle 17:34

    Buon viaggio, Giulio. E buona fortuna. Ci si vede in giro.

  22. il magnifico (e)rettore il 20 novembre 2006 alle 17:40

    Cavo Dottov Andvea Bavbievi, lei è un po’ “maliziosetto”, mi consenta, ma, mai come in questo caso, ha saputo sceglieve la colonna sonova adatta al luogo e al momento/evento “stovico”: “Ovphans” è pvopvio il disco più adevente all’atmosfeva di commiato e, gliene do atto, “Bawlevs” un autentico capolavovo (se non siamo ai livelli di “Vain Dogs” o di “Swovdfishtvombones”, siamo comunqve nei pavaggi.

    Ho piaceve, inoltve, nel constatave che abbiamo gli stessi gusti musicali. E allova le chiedo: ci stavebbe a iniziave una vaccolta di fivme per fav entvave il Dottov Tom Waits nella vedazione di NI al posto del dimissionavio Dottov Giulio Mozzi? Cvedo che anche l’egvegio autore italiano savebbe felice della cosa e savebbe uno dei pvimi a fivmave: lui ci lascia “ovfani”, e al suo posto subentva uno che di “ovphans” se ne intende davvevo.

    Savebbe vevamente gvande, un anovevole passaggio di consegne.

  23. il magnifico (e)rettore il 20 novembre 2006 alle 17:51

    Dimenticavo, cavo Dottov Andvea: non so la sua, ma la mia copia di “Ovphans” contiene due ghost tvacks, vispettivamente “Lap up fovevev” e “Ass-licking boy”: due capolavovi nel capolavovo!!! Da non cvedeve!!!

  24. georgia il 20 novembre 2006 alle 18:57

    ma per carità giulio nessun dovere :-), chi ha mai parlato di doveri?
    Solo che a non sapere il perchè uno poi si sceglie sempre la motivazione più facile che non sempre è quella vera.
    Ad ogni modo, hai ragione, un po’ di mistero non guasta mai, anzi
    geo

  25. georgia il 20 novembre 2006 alle 19:06

    ah ah ah ah ah ah ah
    patrizia ma cosa c’entra db con mozzi?
    questa me la devi proprio spiegare perchè è divertente?
    Mozzi credo sia fra i primissimi fondatori di NI.
    Mozzi era di NI
    Db non è mai stato di NI era solo un commentatore di passaggio, come me e te, e per giunta arrivato da poco, solo che giocava a fare il tartufo e si ingollava tutto;-).
    Chi è di nazione indiana non credo possa essere buttato fuori, se ne può solo andare da solo quando gli va.
    A mozzi, per un motivo o l’altro, gli va di andarsene (poi in fondo volta solo l’angolo ed è raggiungible ovunque) il bello della rete è anche questo: nessun va, nessuno viene, ma tutto circola.
    geo

  26. georgia il 20 novembre 2006 alle 19:08

    marco ma … sei un po’ nervosino?
    che ha detto tash di strano?
    stavolta chiedeva solo spiegazioni tecniche.
    geo

  27. tashtego il 20 novembre 2006 alle 19:47

    @marco
    calma, per favore.
    la formula significa: c’è qualche ulteriore procedura da sapere per potersi scaricare il testo?
    non capisco cosa ci trovi di così irritante.

  28. gabriella il 20 novembre 2006 alle 19:59

    Bah, caro Tash, sono i misteri della rete!

  29. wovoka il 20 novembre 2006 alle 20:11

    Beh, non è un vero mistero: Marco sembra avere riscoperto l’arte, tipicamente psicoanalitica (o aruspicina), di dedurre nefandezze ben celate dalla particolare forma di singole espressioni. L’ha attuato, alla grande, anche con Moresco, quindi Tash, sei in buona compagnia :-))

  30. georgia il 20 novembre 2006 alle 20:22

    ehi wovo ma chi è marco?, questo marco in particolare, perchè qui ce ne saranno una diecina d marco :-), marco v, marco p, marco candida, ecc,. ecc. e io non li distinguo mai uno dall’altro.
    Certo questo è il pù nervosino di tutti…
    geo

  31. gabriella il 20 novembre 2006 alle 20:24

    @wovoka
    :-)
    vorrei spezzare una lancia per gli psicanalisti: generalmente la deduzione o interpretazione non ha nulla a che fare con la veggenza, di solito è supportata dall’esperienza clinica, per dire. A volte invece si lasciano trasportare dall’entusiasmo! ;-)
    Ciao

  32. wovoka il 20 novembre 2006 alle 20:37

    Ciao Gabriella :-)

    sì ma anche gli aruspici se ne facevano molta, di esperienza! Com’è che si era espresso Girard? Aspetta, vado a recuperare quella nota…

    [..] Ah, che bella invenzione questa schizonalisi! [di Deleuze e Guattari] La cosa vi consentirà di ridurre al silenzio gli avversari ancor più velecemente di tutte le “resistenze” di cui gli psicoanalisti detengono il segreto e che hanno sempre di scorta nelle loro tasche.

    @georgia: clicca sui nomi, ogni tanto ;-)

  33. georgia il 20 novembre 2006 alle 20:43

    Grazie wovo sempre saggio ;-)
    cavolo, è marco candida!!!???!!!
    ma che gli è preso? troppo stress?
    geo

  34. Lucio Angelini il 20 novembre 2006 alle 21:22

    E se c’è la luna piena, io… divento Candida:- )
    (da “Tintarella di luna”)

  35. Marco il 20 novembre 2006 alle 22:44

    No, non sono nervoso. Non mi è piaciuta quell’espressione. Mi è suonata troppo presuntuosa. Forse addirittura: ‘è’ troppo presuntuosa. E forse essendo troppo nelle orecchie assieme ad altre espressioni presuntuose di una persona abituata a parlare presuontuosamente, non viene più percepita come presuntuosa. Presumo che se ci sono altre persone che ritengono che quell’espressione presuntuosa non sia poi presuntuosa, allora anche quelle persone sono così presuntuose da non percepire l’espressione come presuntuosa. Se nel dire queste cose sono presuntuoso, allora non chiedo scusa. Altrimenti che presuntuoso sarei?

  36. il magnifico (e)rettore il 20 novembre 2006 alle 22:54

    ahhhvvvghhhh… dottov avistotele, ma pevché, pevché siete movto????????

    vado a viascoltavmi pev l’ennesima volta le ghost tvacks…

  37. franz krauspenhaar il 20 novembre 2006 alle 23:05

    Un passante:
    “Ma parla come Mozzi?”
    “Si, chi va col mozzi impara a mozzicari…”
    :-)

  38. franz krauspenhaar il 20 novembre 2006 alle 23:06

    Nota bene, a scanso di equivoci: Il passante si riferiva al commentatore che precede Il Magnifico Erettore.

  39. il magnifico (e)rettore il 20 novembre 2006 alle 23:31

    “Ah, che bella invenzione questa schizoanalisi!”

    Ah, dottov Givavd Wovoka, lei è un mito.

    p.s.

    Fivmevebbe la petizione pvo Tom in NI? La pvego, se lei fivma siamo già a qvota tve!

  40. tashtego il 20 novembre 2006 alle 23:43

    @marco
    ma perché ti suona presuntuosa?
    in fondo è solo una richiesta di informazioni.

    quanto poi al sembrarti presuntuoso io, vabbè, mi spiace.
    in realtà cerco di dire quello che penso senza tanti giri di parole.
    credo che il web esiga la forma breve.
    poi non so, fai tu.

  41. georgia il 21 novembre 2006 alle 00:01

    ma … tu franz per caso sei passante o è un nick multiuso?
    geo

  42. maria strofa il 21 novembre 2006 alle 00:10

    Effettivamente…

  43. gabriella il 21 novembre 2006 alle 00:14

    Ciao Wovo, sei troppo forte!

    @ Marco
    sì, sei presuntuoso. Ma va bene così. Lo siamo un po’ tutti, in fondo.
    Maramao perché sei morto, pane e vin non ti mancava…
    Fine della chat!

  44. il magnifico (e)rettore il 21 novembre 2006 alle 01:04

    Vesta cu me
    (di Vevde-Modugno, vielabovazione e aggiovnamento di (e)vettove)

    Anove…Anove…Anove…
    Dimme tu che ll’aggi”a dí…
    dimme tu comm’aggi”a fá…
    staseva…
    dimane…
    p”o fá vestá?!…

    Vesta cu me
    pe’ cavitá!
    Statte cu me…
    nun mme lassá!
    Famme pená,
    famme ‘mpazzí,
    famme danná…
    ma dimme sí!…

    Movo pe’ te…
    vivo pe’ te…

    Vita d”a vita mia…
    nun mme ‘mpovta d”o ppassato,
    nun mme ‘mpovta ‘e chi t’ha avuto…

    vesta cu me…
    cu me!…

  45. a.b. il 21 novembre 2006 alle 09:02

    Avete tolto anche Ozzy Osbourne dal “chi siamo”, ma perché?
    Oppure perché lo avevate messo, una specie di monumento al troll? il soprannome di qualcuno? una goliardata?
    Me lo sono sempre chiesto.

  46. mag il 21 novembre 2006 alle 09:21

    Io vorrei essere aggiornata sull’offerta di riviste cartacee di matrice webbaria e letteraria che sono in imminente pubblicazione.
    Tanto per sapere quanti fiocchi rosa e azzurri e gialli devo appendere sul mio pc.
    Sono belle queste gravidanze in multisessione e transgender.

  47. sergio garufi il 21 novembre 2006 alle 09:36

    No, non sono contento. Non sono contento che Mozzi se ne sia andato da NI. Ma non sono contento del fatto che Mozzi se ne sia andato da NI, o del modo precipitoso con cui se n’è andato da NI? Credo di non essere contento del modo precipitoso con cui se n’è andato da NI, più che del fatto che se ne sia andato. Il suo abbandono mi è suonato troppo precipitoso. Forse addirittura: ‘è’ troppo precipitoso. E forse essendo troppo nelle orecchie assieme ad altri abbandoni precipitosi di una persona abituata ad andarsene precipitosamente, non viene più percepito come precipitoso. Presumo che se ci sono altre persone che ritengono che quell’abbandono precipitoso non sia poi precipitoso, allora anche quelle persone sono così precipitose da non percepire l’abbandono come precipitoso. Se nel dire queste cose sono precipitoso, allora non chiedo scusa. Altrimenti che precipitoso sarei?

  48. georgia il 21 novembre 2006 alle 10:11

    andrea ma mi/ci spieghi almeno ‘sta storia di Ozzy Osbourne, altrimenti qui ci sono troppi misteri in una volta
    geo

  49. gianni biondillo il 21 novembre 2006 alle 10:19

    Ozzy ci ha scritto una lunga lettera circostanziata spiegandoci dei suoi impegni e della sua impossibilità a rimanere con noi. Poi al telefono mi ha promesso che, ovunque sarà, appena trova un minutino ci legge…
    Ciao Ozzy, grazie di tutto!

  50. a.b. il 21 novembre 2006 alle 11:30

    Geo fino a ieri se tu cliccavi nel “chi siamo” di Nazione Indiana, nell’elenco compariva misteriosamente “Ozzy Osbourne”, subito dopo Mozzi. Ho sempre pensato che lo avesse inserito Forlani per fare una blague, ma è solo una congettura.
    Magari la redazione può dirci qualcosa.

  51. gabriella il 21 novembre 2006 alle 11:32

    @Gianni
    Come si fa una pernacchia sul web?
    forse così?
    :-P prrrrrrrrrrrrrrrrrr
    ps
    non t’arrabbiare eh, che sto giocando. Ma che questa di Ozzy Osbourne era una trollata/goliardata era abbastanza palese…

  52. a.b. il 21 novembre 2006 alle 11:35

    Be’ Gabriella mi conforta, stavo cominciano a pensare che lo vedessi solo io. Una goliardata dunque, come pensavo.
    ma a chi era venuto in mente della redazione?
    Per me i sospetti sono Forlani e/o Garufi.

  53. a.b. il 21 novembre 2006 alle 11:38

    Nelle copie cache del “chi siamo” si può ancora leggere:

    “Chi siamo
    Nazione Indiana oggi è :

    Andrea Bajani, Gianni Biondillo, Francesco Forlani, Sergio Garufi, Andrea Inglese, Helena Janeczek, Franz Krauspenhaar, Giulio Mozzi, Ozzy Osbourne, Mattia Paganelli, Christian Raimo, Andrea Raos, Jan Reister, Massimo Rizzante, Roberto Saviano, Piero Sorrentino, Antonio Sparzani, Eric Suchère, Giorgio Vasta, Maria Luisa Venuta.

    Ne hanno fatto parte :

    Sergio Baratto, Carla Benedetti, Benedetta Centovalli, Federica Fracassi, Gabriella Fuschini, Jacopo Guerriero, Giovanni Maderna, Renzo Martinelli, Lea Melandri, Raul Montanari, Antonio Moresco, Sergio Nelli, Aldo Nove, Maria Pace Ottieri, Piersandro Pallavicini, Michele Rossi, Tiziano Scarpa, Piero Vereni, Dario Voltolini.”

  54. gabriella il 21 novembre 2006 alle 11:40

    Andrea, come faccio a saperlo? non sono una veggente. Sono un po’ presuntuosa, ma veggente no. ;-)

  55. maria strofa il 21 novembre 2006 alle 11:46

    Sergio, come per dire che il precipitato di tutto questo è un precipitevolissimevolmente?

  56. gianni biondillo il 21 novembre 2006 alle 11:57

    Acqua, Andrea, acqua… ;-)

  57. Paolo Ferrucci il 21 novembre 2006 alle 12:43

    Ok Biondillo, abbiamo capito che sei stato tu. ;-)

  58. gianni biondillo il 21 novembre 2006 alle 12:54

    Fuochino, Paolo, fuochino…

  59. georgia il 21 novembre 2006 alle 13:17

    ma …. siete diventati tutti grulli?
    allora tanto valeva che vi teneste db
    geo

  60. alcor il 21 novembre 2006 alle 13:20

    Mozzi se n’è andato, ma guarda, a me sembrava che ultimamente NI assomigliasse sempre più a vibrisse.
    Forse se n’è andato per quello.
    Ma non voglio saperlo, preferisco fare ipotesi.

  61. gianni biondillo il 21 novembre 2006 alle 14:19

    A me, ad es., basta leggere gli ultimi post in HP (Raimo, Bajani, Amougou, Golisch) per capire che NI gode di ottima salute, e che assomiglia proprio a se stessa…

  62. georgia il 21 novembre 2006 alle 15:35

    nazione indiana non ha mai somigliato a vibrisse, sono due cose completamente diverse, ambedue con i propri pregi e difetti, ma diverse, e anch’io penso che NI goda ottima salute e non certo solo dagli ultimi post.
    Però sta cosa di Ozzy è buffa (anzi vorrei dire brutta) forte.
    e’ vero che ognuno a casa propria fa quello che vuole, ma è legittimo (nel senso della serietà) mettere fra il “chi siamo” tutti i nomi che si vuole anche se solo per scherzo?
    E’ legittimo che i proprietari di un blog così visibile e conosciuto, e anche stimato prenda per il culo i propri commentatori, proprio come un bloggetto mattacchione alle prime armi?
    mmmmm io credo di no, io credo che sia molto più scorretto che l’usare molti nick per meleggiare gli interlucotori, anzi credo che proprio da quella abitudine, non molto seria, derivi.
    Ma insomma visto che è stato levato non facciamone un dramma :-))
    geo

  63. Addio Alle Arti il 21 novembre 2006 alle 16:05

    Il Mozzi doveva andarsene prima da NI: quando per NI ha iniziato a non far più un beato nulla (ossia al momento della prima scissione e della nascita di NI 2.0, mi pare), non quando ha avviato il “suo” VL.

    Si va via quando non si ha più nulla da dare. Quando non ci si riconosce più in quel che si fa o con chi lo si fa (che porta a re/stare non facendo, come nel caso di Mozzi), non quando (con tempismo perfetto) si ha certezza di dare/avere/iniziare da un’altra parte.

    Tanto più che il Mozzi, nei commenti di questo post pubblicitario, mostra sì preoccupazione che “il lettore potrebbe intendere che ci sia una relazione tra la sua decisione di “lasciare la redazione di Nazione indiana” e la “inaugurazione di vibrisselibri” (…) (benché la coincidenza, lo capisce, possa suggerirlo)”, ma è nondimeno incapace di evitare che i due fatti siano tali (esattamente coincidenti) e ancora incapace di evitare proprio lui suggerimento al lettore di “una relazione” tra questo e quello.

    Oltre alla sua piccola preoccupazione di cui sopra, stranamente, non sembra poi mostrarne molta per la modalità della sua uscita (stile: “vi saluto e chi s’è visto s’è visto”) che potrebbe, anche non volendolo, nel mistero non troppo mistero, gettare un tantino – solo un tantino, eh – di luce su sé stesso, ma d’ombra sugli altri.

    Naturalmente, questa non preoccupazione (mancanza di cura per l’altro), questa indelicatezza, questa buona/cattiva pubblicità, ha sortito, su di me, effetto contrario.

    Auguri, comunque, all’iniziativa VL che – devo dirlo – per ora, al di là di questa “uscita”, già per suo conto non è stata capace a incuriosirmi e insomma è iniziata – ai miei occhi – poco bene. Le prime impressioni sono ovviamente premature, ho visto molta confusione, forse normale, e si vedrà col tempo (che in letteratura e in editoria per me significa anni).

    Auguri – anche questo devo dirlo – soprattutto a Nazione Indiana 2.0, nella quale – dopo anni – credo sempre più.

  64. alcor il 21 novembre 2006 alle 16:38

    @Biondillo

    Preciso: volevo dire che rispetto a mesi fa, questa almeno è la mia impressione, e come numero complessivo di pezzi, ci sono più scritture offerte alla lettura che scritture offerte alla riflessione critica sulla letteratura. Che è la modalità di Vibrisse, a mio avviso.
    Qui c’è anche parecchio sociale, o politico, che in Vibrisse non c’è, se è per quello, ma Vibrisse posta molto di persone che ruotano principalmente intorno a Vibrisse e scrivono, mentre in passato, mi sembra, il cerchio delle scritture postate da NI ruotava in un cerchio più largo.
    Prendila come una lettera al direttore, ti prego, non come un attacco. Può anche darsi che io sbagli e legga frettolosamente, o che siano cicli, o magari che io, come semplice lettrice, abbia visto una sproporzione che a voi dall’interno è sfuggita.

    Ma è colpa mia, non bisognerebbe mai scrivere in fretta e conciso, o almeno non io, perché sembro tagliente anche se non voglio. E in questo caso non volevo.

  65. effeffe il 21 novembre 2006 alle 16:40

    @ab. sorry andrea, ma non sono stato io l’autore della genialata. O forse si, ma devo chiedere a Gianni. Quello che so, è che nella storia delle avanguardie è sempre successo. penso ai famosi ritratti di gruppo dei surrealisti, ad Arrabal e ai patafisici e perfino agli oulipiani che matengono come soci effettivi scrittori che non sono più in vita. Insomma, niente di nuovo dal fronte occidentale. Però avrei preferito, a Osborne, George Best
    di cui tra qualche giorno ricorrerà l’anniversario della morte( il 25 novembre 2005).
    effeffe

  66. effeffe il 21 novembre 2006 alle 16:41

    adesso che ci penso, non sono stato io a mettere Osborne, però so chi è stato, un insospettabile…
    effeffe

  67. Lucio Angelini il 21 novembre 2006 alle 16:43

    “… l’iniziativa VL che – devo dirlo – per ora, al di là di questa “uscita”, già per suo conto non è stata capace a incuriosirmi e insomma è iniziata – ai miei occhi – poco bene”

    Questo potrebbe anche essere un buon segno, per chi non ti considera la “mensura” rerum:- /

  68. georgia il 21 novembre 2006 alle 17:29

    mmmmm effeffe non mi convinci .
    Sarebbe come sei io dicessi che la guerra in iraq è l’igiene del mondo … tanto lo hanno già detto i futuristi.
    Insomma magari sbaglierò ma non mi convince, mi sembra infantile, una cosa è essere surrealisti, patafisici, oulipiani (ma li lascerei fuori quest’ultimi) e una cosa fargli il verso senza neppure avvisare i lettori ;-).
    ma prendiamo per buona la scusa per la burla … “surrealista” :-).
    ma il vostro blog si avvicina di più ad una rivista collettiva virtuale con intercambio o a un club con dei soci?
    geo

  69. giuliomozzi il 21 novembre 2006 alle 17:57

    Alla persona che si firma “Addio alle arti”, dico: che della sua malevolenza non so che farmene.
    A tutte le altre persone che qui leggono dico, per amor di precisione, che questo che “Addio alle arti” ha definito “post pubblicitario” non è stato pubblicato su mia richiesta. Ovviamente gli amici di NI erano informati (tramite la lista di discussione interna) di quel che andavo combinando.

  70. effeffe il 21 novembre 2006 alle 17:57

    mmm Georgia, tanto per cominciare volevo fare i miei auguri a Giulio per il suo progetto. due. NI è quello che vive attraverso ognuno degli indiani. E non è detto che andando via si smetta di appartenere a un blog che ha qualcosa di miracoloso ( te ne darò le ragioni in privato perchè qui potrebbe passare come auto-incensamento.)Penso soprattutto a Gabriella Fuschini o allo stesso Tiziano Scarpa, che in più di un’occasione hanno manifestato il proprio attaccamento alla casa indiana. E credo che in futuro, come hai già detto proprio a proposito della partenza di Giulio, i vari blog esprimeranno piuttosto una sorta di arcipelago con scambi di flussi (parola che Sergio Garufi ha ravvisato come ricorrente nel mio vocabolario) tra i vari blog. Cos’è NI? E’ detto in Home page, attraverso le voci chi siamo, progetto ecc, ma soprattutto attraverso i testi postati.
    NI non è un club, nè una setta, sicuramente un orizzonte, su cui possono allinearsi linguaggi e progetti differenti. Come tutti i progetti vi sono alcuni dispositivi misteriosi per noi stessi indiani, ovvero la chiamata a fa parte del blog. Una bellissima e graditissima sorpresa sarà comunicata a tal proposito e a gioirne saremo tutti.
    effeffe
    ps
    una cosa che posso dire a nome mio, è che il blog non è un luogo di seconda mano (su cui si pubblicano cose già pubblicate altrove o nella speranza di farle pubblicare) Credo fermamente all’atonomia del mezzo, e come già sta accadendo i blog saranno sempre più ricchi di materiali inediti che paradossalmente esistono e si possono leggere e consultare più facilmente di quelli inediti. Un esempio. Sud la mia rivista è stampata in 1000, 1500 copie. a volte ben distribuite, ultimamente un pò meno, L anteprime sud (cito su tutti l’inedito di saul bellow, o Muray, lo stesso Michea) sono (lo spero) lette da un numero dieci volte superiore. Perchè il cartaceo dovrebbe avere più dignità? Ecco una domanda cui vorrei qualcuno rispondesse. Ed è l’unico appunto che muovo a vibrisselibri in cui mi sembra che il non cartaceo, sia una sorta di limbo in cui le anime buone si danno più chance per apparire presso un editore.
    Più pertinente mi sembra allora il progetto di Biagio Cepollaro che pubblica on line una splendida collana di poesia. Mai come in questo periodo, grazie al web, la poesia ha goduto di tanta circolazione e opportunità di lettura. Viva i blog viva NI
    Mi scuso per la lunghezza dell’intervento.
    effeffe

  71. gianni biondillo il 21 novembre 2006 alle 19:13

    Per ribadire: nessun post pubblicitario. Giulio ha ragionissima, non ha chiesto nulla. Noi, tendenzialmente evitiamo di parlare di noi, ma ora che Giulio non è più della squadra, a maggior ragione ci fa piacere mettere in evidenza le sue iniziative. E io, personalmente, reputo questa di vibrisselibri, un’ottima iniziativa.

    Georgia,
    a.b. ha colto lo spirito goliardico. Tutto qui. La cosa in sé non andava a detrimento di nulla, evitiamo il doverci ingessare ed istituzionalizzare a tutti i costi. Ogni tanto, nei momenti di stanca, mi bastava aprire il “chi siamo” e mi facevo una risata. A me basta poco, in fondo. Comunque ha ragione effeffe: l’idea è partita da un insospettabile. Io e Franz l’abbiamo abbracciata all’istante, ma NON è “colpa nostra”.

    Alcor,
    ma figuriamoci, leggo volentieri senza acredine alcuna la tua “lettera al direttore”. Non condivido appieno quello che dici, però lo registro. Ad una analisi delle cose postate mi pare che i pesi restino similari al passato, ma in fondo quello che non capisco è perché testi “offerti alla lettura” debbano essere comunque considerati meno qualificanti di testi “di riflessione critica”.
    In più mai come in questo periodo stiamo diversificando gli apporti e i pezzi, cioè stiamo “allargando il cerchio”. Molti autori da noi pubblicati in questi mesi lo sono per la prima volta, per capirci.

    Salus, G&B

  72. georgia il 21 novembre 2006 alle 20:48

    grazie effeffe della spiegazione:-) ,ma la mia domanda era provocatoria dopo che avevi parlato di “soci effettivi scrittori”, la parola soci in internet mi faceva un po’ ridere, ma fa lo stesso non è un problema.
    Semmai ti i avevo fatto una domanda più seria in un altro post :-)) se traducevi l’articolo di René de Ceccatty su Anna Maria Ortese su Le monde.
    Riguardo alla chiamata a sorpresa io ho una mia idea, chissà se ci ho indovinato.
    Fra voi goliardi si accettano scommesse?
    geo

  73. alcor il 21 novembre 2006 alle 21:01

    @ Biondillo

    Vorrei un consulto del dottor Carotenuto, guarda che sei stato tu a interpretare come sminuente il mio primo commento, il che farebbe pensare che sotto sotto il giudizio sminuente sia tuo (emoticon!!!). Se rileggi vedrai. Io alla prima avevo solo pensato che Mozzi sentisse la sua presenza qui come doppione. Poi io, avendo visto che al mio tono avevi reagito male, ho pensato che tu lo avessi preso come un appunto e ho precisato.

    Poi è vero che io sono più stimolata da certi pezzi che dà altri, ma questo non vuol dire che sono migliori, solo che sono più nelle mie corde.

    All’improvviso ho come una sensazione di dèja vu. Questa cosa (il secondo commento) non l’ho già detta due o tre mesi fa? E Biondillo non mi ha risposto allo stesso modo? Se è così evidentemente ho in testa una NI ideale che poi non ritrovo. E allora mi scuso davvero perché non sono fatti miei.

  74. alcor il 21 novembre 2006 alle 21:02

    per il “dà altri” e rip varie mi riscuso.

  75. georgia il 21 novembre 2006 alle 23:56

    effeffe ti ho letto in dei commenti in altro luogo, sei stato grande :-)
    geo

  76. giuliomozzi il 22 novembre 2006 alle 09:25

    Per Francesco Forlani (“effeffe”).

    Se pensi che vibrisselibri sia “una sorta di limbo in cui le anime buone si danno più chance per apparire presso un editore”, evidentemente ritieni che vibrisselibri sia un’iniziativa di autopromozione e autopubblicazione (usi il verbo nella forma riflessiva, infatti).

    Come è chiaramente detto anche nei testi riportati nel post in calce al quale stiamo discutendo, non è così.

    Che non ci sia differenza di “dignità” tra pubblicazione in carta e in rete, è mio desiderio. Ma nei fatti non è così. Alla pubblicazione in rete non è riconosciuta la stessa “dignità”. La cosa sta avvenendo per le riviste (anche grazie alla stima e considerazione che NI ha raccolta negli anni), è molto di là da venire (ipotizzo) per i libri. Se non altro perché scaricarsi un libro dalla rete, leggerlo in video, stamparselo e rilegarselo, eccetera, è più scomodo che comperarlo, e non molto più economico.

  77. mag il 22 novembre 2006 alle 09:55

    Ci si chiede quale spazio occupi nei pensieri e nelle motivazioni delle persone, la preoccupazione dell’affermarsi, del distinguersi, del differenziarsi e del rivendicare una propria peculiarità che sia riconosciuta unica all’interno di gruppi già chiusi, marginali, minoritari. Sembra che ognuno voglia crearsi la propria monade, prodotta da scissioni infinite di infinite molecole in infiniti atomi, sempre più isolati. Tutto per produrre prodotti speculari ad altre monadi, purchè riflettenti possibilmente solo il proprio punto di vista.
    Tutto questo mi da l’impressione della clonazione dell’identico, ma non riesco a capire l’utilità del molteplice quando non accompagnato da altrettanto molteplici innovazioni.
    Che cosa differenzia sostanzialmente nazioneindiana da primoamore, da vibrisse, da lipperatura etc etc?
    Non è che cambiano gli autori ma la tipologia e il metodo è più o meno la stessa oltretutto mutuata da un interminabile reciproco rispecchiarsi ?
    Sono solo impressioni.

  78. gianni biondillo il 22 novembre 2006 alle 10:41

    Alcor, che ti devo dire?
    E’ la comunicazione virtuale che, esclusa l’intonazione, fa sembrare tutti più stronzi. Tu non volevi sembrarlo, ma ti assicuro che neppure io lo volevo.
    Ho provato a rileggere. Se lo fai ad alta voce e con un tono colloquiale ti accorgi che nessuno dei due era aggressivo, nei due primi commenti. ma si sa la cosa gira in eterno, in rete. Basta capirsi.
    (abbiamo già fatto questo discorso? Oddio! E dove?)

    Poi: per come la vedo io VIBRISSELIBRI, sulla scia dei Quindici etc., è un’idea importante che può creare chanche autentiche. Ovvio che la differenza la fa sempre il testo proposto (e selezionato). Ma, vi rammento che solo 5 anni fa tutto questo era praticamente fantascienza.

  79. effeffe il 22 novembre 2006 alle 10:58

    La carta non è tutto ma aiuta
    dici tu Giulio, usando una frase che una parentela sembra avere con quell’altra (i soldi non fanno la felicità ma aiutano)
    Fermo restando che a mio avviso felicità nella letteratura non ce ne sia (il sentimento di gioia di un lettore assomiglia più a uno stato di riconoscenza e grazia che non a quel ben più complesso sentimento che è la letizia) volevo fare, un pò alla Giulio Mozzi, qualche precisazione a riguardo del mio commento e della tua replica.

    Non ho mai detto che le anime belle in questione fossero gli stessi autori editori coinvolti nell’iniziativa. Per anime belle intendevo gli autori che a quell’iniziativa avrebbero affidato la propria opera confidando in un giudizio se non entusiasta almeno positivo della redazione.

    Che poi tra le opere pubblicate in questa prima serie ci sia anche quella di uno dei protagonisti, ovvero Demetrio, non credo contraddica nè il tuo desiderio, nè la mia impressione. In fondo anche Calvino pubblicava da Einaudi quando ne era editore …
    Che un giornalista poi ti dica una banalità (prevedibile dici tu) non intacca minimamente quello che secondo me è un processo inarrestabile e per certi versi miracoloso.

    La parola giornalista oggi, non significherà più nulla tra un anno due. Le avete seguite le vicende di Liberation, Le Monde, per non parlare dei giornali nostrani. Perdita emorragica di lettori e testate sull’orlo del fallimento. E allora perchè dovrei credere, io che faccio già parte di un mondo provvisorio e precario e quindi ho già esperienze e strumenti di resistenza, a qualcuno che mi raggiungerà tra un mese o due. Come certi che come innocenti bambine, pensano che i sindacati in Italia siano un alleato sicuro nelle lotte dei precari, mentre la vera rivoluzione sarà nel pensarsi differenti da quelli che eravamo, come italiani, fino a una decina di anni fa.
    La piccola editoria, come ho già detto in varie ocasioni non è una risposta letteraria ma solo, eventualmente, politico-culturale, ambizione di un qualche piccolo e ridicolo potere (vd i piccoli editori di provincia che nell’80 per cento dei casi pubblicano cazzate e si atteggiano da Gaston Gallimard di sagre di paese) e se le “opere di bene”(titolo di un’improbabile collana che volevamo mettere su con Massimo Rizzante) non trovano spazio non è perchè non siano pubblicate, su carta, ma perchè probabilmente non sono lette nè lo saranno mai (poco distribuite? poco recensite? poco sentite?)
    Mettere su un ulteriore passaggio intermedio, autore che dà il manoscritto a vibrisse libri, che lo pubblica on line nella speranza che un avveduto editore se ne accorga va incontro ad uni’dea di letteratura del consenso che ha già fatto troppi danni alla nostra storia letteraria, sfornando una generazione di editori codardi e bottegari.(non posso correre questo rischio sa, questo libro di poesie, non si venderà, disse uno ad un grande poeta italiano)
    Cosa spingerà infatti un editore a scegliere quel libro grazie a questo nuovo dispositivo? Il fatto che tantissimi lettori lo scarichino ?(telecharger)?
    O che lo commentino entusiasti?
    E poi caro Giulio da editore come sei per Sironi, e non un editore qualsiasi, non potevi a questo punto combattere questa battaglia all’interno della tua casa editrice? Creando per esempio una collana a parte, più potente, magari potenziata economicamente con l’entrata di nuovi soci?
    Queste sono alcune osservazioni ma ne seguiranno altre, se vuoi, e queste non rendono il mio augurio a ben fare, meno sincero.
    effeffe
    bloggers di tutto il mondo spezzate le vostre collane (editrici)

  80. georgia il 22 novembre 2006 alle 11:09

    sono perfettamente d’accordo con arte-misia, scrivere per la rete o per il cartaceo è cosa completamente diversa, la scrittura è proprio un’altra.
    Il problema è capire se sia un vantaggio o una tragedia linguistica irreversibile.
    Comunque sia è sicuramente la nostra scrittura di umani del 2000 e con questa dobbiamo confrontarci.
    L’unico problema ormai è nel lettore: dà piacere leggere nel cartaceo una cosa scritta per il web? secondo me no.
    Ma forse il piacere ormai è l’ultima cosa che chiediamo alla scrittura.
    Ma se la scrittura di per se non provoca più piacere, è incapace di provocarlo, perchè leggiamo? Per il contenuto, per la trama, per la significazione più o meno nascosta, per ricevere informazioni?
    Le trame sono sempre più noiose, il contenuto, a parte rarissimi casi, banalissimo, la significazione richiede duro lavoro, concentrazione, e forse soprattutto scrittura notevole (che non esiste più), allora l’unica cosa che ormai potremmo cercare in un libro è l’informazione, ma allora meglio leggere giornali e riviste che sono più sintetici.
    Allora …davvero forse il libro, al momento, è in crisi tanto da aver bisogno di una apparato pubblicitario (con spot al limite del criminale) talmente bulimico da soffocare tutto. Amen
    geo

  81. maria strofa il 22 novembre 2006 alle 11:52

    georgia, abbiamo letto tutti i libri come Mallarmé? Sì? Perché se non abbiamo ancora letto tutti i libri (e di libri che danno piacere ce ne sono assai) a meno di non considerare la letteratura solo come instant-letteratura, o contemporanea, allora vale la pena di chiedersi perché cerchiamo in rete un piacere che, tu dici, ci è negato.

    Può darsi che di grandi scrittori ce ne siano o che non ce ne siano affatto: di sicuro ce ne sono stati; di sicuro ce ne saranno.

    Sullo specifico del libro (o pezzo) su video, poi… C’è chi scrive avendo presente interlocutori specifici e fa il blog-chat, e chi scrive (o tenta) di scrivere sub specie di eternità mandando su foglio bianco elettronico ciò che avrebbe messo su pagina bianca.

    Ammesso che non ci siano scrittori in rete, non ne ha colpa la rete.
    E poi, via, a parte i grandi secoli letterari in cui comunque gli scrittori si riducono pur sempre a un manipolo, non è che gli scrittori nascano ogni anno o mese o giornata di blog – che nemmeno di Maradona ne nasce uno al mese o all’anno o ogni dieci anni.

  82. giuliomozzi il 22 novembre 2006 alle 12:06

    Caro Francesco, alle tue domande: “E poi caro Giulio da editore come sei per Sironi, e non un editore qualsiasi, non potevi a questo punto combattere questa battaglia all’interno della tua casa editrice? Creando per esempio una collana a parte, più potente, magari potenziata economicamente con l’entrata di nuovi soci?”, rispondo:
    – Qualcuno ti ha detto che non ho combattuta questa battaglia all’interno della casa editrice? (Che, specifico nel caso in cui a qualcuno non fosse chiaro, non è “mia”; io sono un consulente di Sironi, un co.co.pro. il cui contratto scade ogni 31 dicembre. Non so se all’alba del 1° gennaio 2007 mi sveglierò con un contratto rinnovato per altri 12 mesi).
    – Presumo che se mi azzardassi a fare discorsi sugli assetti societari di AlphaTest/Sironi mi si risponderebbe: “Fatti i fatti tuoi”.

    La tua obiezione importante è: “Mettere su un ulteriore passaggio intermedio, autore che dà il manoscritto a vibrisse libri, che lo pubblica on line nella speranza che un avveduto editore se ne accorga va incontro ad uni’dea di letteratura del consenso che ha già fatto troppi danni alla nostra storia letteraria, sfornando una generazione di editori codardi e bottegari”. Questa obiezione non tiene conto di un bel po’ di cose:
    [a] Il mercato editoriale vede da parecchio tempo la presenza di “intermediari”: agenzie letterarie, autori-promotori, scout, eccetera. Vibrisselibri fa le stesse cose (le stesse dal punto di vista tecnico) che questi altri intermediari fanno. Non c’è niente di “ulteriore”. Non c’è un passaggio in più.
    [b] I libri pubblicati in vibrisselibri (che non sono “manoscritti”: sono “libri”, editati, corretti, curati, copertinati eccetera) non vengono pubblicati “nella speranza che un avveduto editore se ne accorga”. Vengono pubblicati, e subito inizia il lavoro di promozione presso gli editori: telefonate, lettere, appuntamenti, incontri, discussioni. Nessuno si aspetta che gli editori piovano dal cielo.
    [c] Se veramente pensi che con vibrisselibri andiamo “incontro ad uni’dea di letteratura del consenso”, Francesco, allora è proprio meglio che smettiamo di parlarci. Io e tutti gli altri di vibrisselibri siamo qui che ci facciamo in quattro per trovare un’occasione di pubblicazione per libri che nessuno vuole (perché sono rischiosi economicamente, perché sono più “difficili” della media, perché sono “strani”, perché sono “scomodi”, eccetera) e tu vieni a dirci che andiamo incontro a un’idea di letteratura del consenso.
    [d] Va bene, c’è una generazione di editori “codardi e bottegari”. E allora? Devo per questo smettere di proporre loro, in ogni modo possibile, testi che mi sembrano letterariamente rilevanti?

    Nota: ora scrivi: “Non ho mai detto che le anime belle in questione fossero gli stessi autori editori coinvolti nell’iniziativa”. Invece l’hai detto nella frase: “una sorta di limbo in cui le anime buone *si* danno più chance per apparire presso un editore”. Un verbo riflessivo è un verbo riflessivo, mi pare. Prendo atto che intendevi dire altro; così l’equivoco è chiarito.

  83. paolo ferrucci il 22 novembre 2006 alle 12:12

    Secondo me, la pubblicazione in Vibrisselibri può servire a far emergere l’autore: forse è probabile che un editore coopti l’autore che ha raccolto consensi con l’opera pubblicata in rete.
    Il fatto che l’opera in rete riscuota interesse è di per sé un grande risultato, diverso e migliore dall’auto-pubblicazione in rete o da quella su carta attraverso un piccolo editore senza forza né distribuzione. La visibilità (qualificata e certificata) dell’opera in rete diventa ben altro: un investimento, anche se non porterà all’acquisto da parte di un editore (che, casomai comprasse l’opera, non ne permetterebbe certo la scaricabilità gratuita).
    E’ ovvio che la scrittura che troveremo delle opere di Vibrisselibri non avrà nulla a che vedere con la scrittura per il web: si tratterà di letteratura tout court (narrativa o poesia o saggistica o ibrida), di libri insomma.

    “Pubblicare on line nella speranza che un avveduto editore se ne accorga” non necessariamente “va incontro ad un’idea di letteratura del consenso che ha già fatto troppi danni alla nostra storia letteraria”.
    Mi sembra invece che si tratti, innanzitutto, di “pubblicare”, proprio in barba alle costrizioni imposte dall’egemone editoria del consenso. Poi, se l’opera riscuote interesse, si è semplicemente fatto ciò che si doveva fare: dare spazio e visibilità, con la pubblicazione, a un’opera che merita.
    Se quell’opera avrà la caratura (in tutti i sensi) per andare sui banchi delle librerie, il beneficio per Vibrisselibri sarà anche economico. Se invece sarà l’autore a essere rivelato e cooptato, Vibrisselibri avrà compiuto la sua missione e riscuoterà un beneficio d’immagine. Per continuare la sua opera e maturare ulteriormente.

  84. alcor il 22 novembre 2006 alle 12:23

    @ Biondillo

    Infatti, bisognerebbe avere per principio un pregiudizio positivo, e invece lo assumiamo negativo. E’ rivelatore di quello che ci aspettiamo dagli altri. Io ho il vizio di andar di fretta e seccamente. Cerchiamo almeno tra noi – visto che forse non è la prima volta – di leggere presupponendo che l’osservazione non sia malevola, c’è sempre il tempo di ribadirla, se è critica.

    Quanto all’iniziativa su web io sono favorevole, del resto qualche anno fa non c’era neppure questo che stiamo facendo, ma l’editoria su carta ha il grandissimo vantaggio che pur con tutti i rischi di errori, cecità, scelte commerciali, è molto più selettiva, e la selezione non passa attraverso il gusto di una sola persona di poca esperienza, ma di una redazione. Sono andata a vedere le poche proposte in questo senso in rete e mi sono parse molto deboli, testi che l’editoria di carta avrebbe rifiutato non perché troppo geniali, ma perché dilettanteschi, e che avrebbero dovuto indirizzarsi all’editoria a pagamento. Per ora è prevalentemente così. E poi penso, e so che questo è un discorso impopolare, e non parlo di Vibrisselibri perchè ancora non l’ho visto e non posso giudicare, che l’enorme quantità di testi che questo “fai da te” rischia di mettere al mondo, per forza di cose allarghi il campo prevalentemente a quelle scritturine deboli e autoreferenziali che abbassano il valore di quello che leggiamo. E’ vero che uno può non leggerle, è però vero anche che sono lì, e abituano lentamente il lettore ad aspettarsi poco, e ad applaudire l’amico, il vicino.
    Credo di averlo già detto, ma io chiuderei i commenti quando si postano poesie o racconti. Non cè niente di più deprimente ai miei occhi di quel oh cara, che piacere vederti qui, un saluto dalla zia clementina, com’è poetico, bello bello bello, grande, sei forte Roby, una scrittrice vera, la mamma ti saluta e via digitando.
    A me vien subito voglia di dire, ma scherziamo? questo testo grazioso è proprio quello che avvelena l’ipotesi stessa di una grande letteratura. Per questo ho preso la buona bitudine di non commentare più i testi “creativi”, che mi piacciano o meno.
    A parte Arminio, si intende, che è un’altra cosa e il thread nel suo caso funziona quasi sempre per le sue capacità di interagire.
    Comunque le novità e gli esperimenti mi trovano sempre ben disposta.

  85. alcor il 22 novembre 2006 alle 12:26

    Non ditemi che la proposta di Mozzi non ha niente a che fare con la letteratura in rete ed è più complessa, lo so, ho solo scritto male.

  86. demetrio il 22 novembre 2006 alle 12:33

    alcor solo una cosa. queste non sono pubblicazioni fai da te. Per dire nel mio caso il testo è stato letto e riletto, ha avuto una lunga fase di editing e di confronto anche sulla copertina e sul titolo, su certe scelte all’interno del libro stesso. In questo senso vibrisselibri si pone un’avventura diversa. Questo mi sembra doveroso chiarirlo, perché c’è una redazione che ha lavorato in questi mesi ai testi (il mio e di comotti) e perché c’è un comitato di lettura, che in questi giorni sta organizzandosi proprio per leggere *tutti* i manoscritti che sono giunti e fare in modo che le scelte di vibrisselibri rispondano a criteri di qualità.

    d.

  87. Bartolomeo Di Monaco il 22 novembre 2006 alle 12:40

    Vibrisselibri potrà diventare un punto di congiunzione molto importante, in grado anche di accompagnare, se ci sarà, il passaggio – che qui qualcuno prevede – dal cartaceo al telematico.

    La sua organizzazione è tale (ben strutturata nella sua suddivisione in gruppi di lavoro, tutti volontari) che, se al momento è prevista – nella situazione corrente – la finalità di pervenire all’edizione cartacea, in futuro – scomparso o ridimensionato il cartaceo – essa potrà, a maggior ragione e con più agilità, provvedere alla selezione di testi pubblicabili e scaricabili su vibrisselibri, che diventerà, forse più rapidamente di altri, il primo editore telematico di una qualche importanza.

    Tutto sta ovviamente – e lo vedremo entro i primi uno o due anni di vita – alla qualità del lavoro di selezione svolto.
    Colgo l’occasione per formulare anche qui su NI i miei auguri a vibrisselibri e a Giulio in particolare per l’impegno profuso, che è solo il principio di un lavoro grandissimo per quantità e qualità.

    Bart

  88. giuliomozzi il 22 novembre 2006 alle 13:11

    Alcor mette un dito nella piaga, dicendo cose sulle quali concordo.
    In questi giorni di intenso lavoro di “comunicazione” mi succedono due cose:
    – parlo con i giornalisti della carta stampata, e stento a far loro capire che la differenza tra vibrisselibri e, poniamo, lulu.com o scritturafresca.org sta proprio nel fatto che vibrisselibri seleziona severamente ciò che pubblica;
    – parlo con persone che “abitano” nella rete e mi sento dire che vibrisselibri, poiché seleziona ciò che pubblica, è un’iniziativa contro la libertà di espressione…

  89. Lucio Angelini il 22 novembre 2006 alle 13:31

    Nazione Indiana si spaccò alla fine di un acceso dibattito sulla Restaurazione. Vibrisselibri è qualcosa di concretamente anti-restaurativo: copy-left, libri selezionati & curati scaricabili gratuitamente… e se poi arriva anche la versione cartacea, tanto meglio: che il libro di carta sia un’invenzione non ulteriormente perfettibile – come il coltello e la bicicletta -l’ha già detto Umberto Eco anni fa. E tuttavia si è notata una certa acrimonia, se non una sorta di silenzio-rigetto, proprio da parte delle e-zine che in genere più si scalmanano a proclamarsi antirestaurative. Tu chiamale, se vuoi, contraddizio-o-o ni…

  90. georgia il 22 novembre 2006 alle 13:38

    maria non ci siamo capiti, io non nego che esistano scrittori bravi (e ci mancherebbe) saviano è stata la riprova, o forse l’eccezione che conferma la regola, non lo so.
    Volevo dire un’altra cosa: che la scrittura per la rete (almeno al momento) non è la stessa cosa della scrittura per il libro prodotto-cartaceo.
    Sono due scritture e due letture (e quindi due oggetti-libro) completamente diverse e da analizzare, e forse da leggere, con strumenti diversi.
    Ho sfogliato il primo libro di vibrisse libri e ad esempio una cosa mi ha dato subito fastidio (un fastido minimo intendiamoci, ma significativo) è stata la presenza di molte pagine bianche (del tutto inutile per chi fa scorrere con il mouse, quindi non funzionali ad una lettura in rete), questo vuol dire che quelle pagine sono tate “edite” in funzione del cartaceo dove invece hanno una loro funzione primaria. Mozzi prepara libri per il cartaceo, presentati prima in rete, che è altra cosa dal prodotto per la rete e qui do ragione a effeffe che quello che fa cipollaro è altra cosa.
    Insomma sono piccolezze, ma non secondarie.
    Il fatto che poi abbiamo a disposizione tanta bella letteratura del passato non vuol dire nulla, perchè a noi umani occorre sempre anche una grande letteratura del presente (che nulla toglie alla lettura di opere passate, anzi), l’uomo NON può fare a meno di scirvere e di leggere. Non a caso chi non legge, non legge nè le opere di oggi nè le opere di ieri, mentre chi legge, legge ambedue. Non sono due cose separabili. Se la letteratura contemporanea muore, muore anche quella del passato, cioè diventa puro prodotto museale che serve a poco se non a riempire le biblioteche nazionali e soddisfare i bibliofili, rischiando di diventare come le cabine telefonico sfrattate dai cellulari … poi se ti trovi con il cellulare scarico … beh sono cazzi acidi della modernità.
    La grande letteratura per vivere, ed essere funzionale, deve vivere anche nel presente.
    geo

  91. Lucio Angelini il 22 novembre 2006 alle 13:50

    Curioso che Georgia abbia notato il vuoto delle due pagine iniziali e non il pieno di quelle che seguivano.

  92. maria strofa il 22 novembre 2006 alle 13:57

    georgia, la tua mi pare una gran bella precisazione. Ineccepibile poi il discorso che soltanto la letteratura contemporanea fa rivivere quella del passato. Sul fatto del vibrisselibro di cui parli non ho ancora avuto modo di vedere.
    Resta il fatto che ci vorrebbe anche l’orgoglio di considerarsi autori minori -magari anche qui essere un vero minore non è facile (cfr l’elogio del minore di Calvino accusato di essere un minore).
    Non è che possiamo trovare Dosto e Tolsto a ogni linco.
    Che cosa c’entra, dici? Niente mi è venuto in mente: quando capisco quel che intendevo dire magari cerco di spiegarlo.
    Però sul discorso che i libri elettronici sono altra cosa, a meno che tu non limiti la cosa al discorso tecnico visivo, non saprei…
    Ti ripeto (non perché tu non l’abbia presente) ma per risottolinearlo. Una cosa è il blog-chat (da cui nessuno va immune, ovviamente), altra cosa è scrivere pezzi o racconti o romanzi che lo scrittore dell’altroieri, senza attendersi alcun commento immediato, o pensare adesso qui mi risponderanno Domiziana e Paturnio, avrebbe cominciato a buttare giù nella pagina bianca.
    Poi, come questo libro, non blog-chat si diffonda, se prima su internet e poi su carta o solo su carta o solo su video o su Ipod e solo su Ipod…
    Per il resto mi scuso per avere frainteso il tuo pensiero anche se ci ho visto un pessimismo magari giustificato però che mi è suonato un po’ eccessivo.
    E se la forma libro, libro conchiuso, libro in sé fosse destinata a tramontare come sono tramontati tanti generi e tanti strumenti? Non so, spero di no… ma non è che ciò che accadrà fra altri cinquant’anni mi preoccupi poi tanto. Per ora sto con la carta (molto) e con il video (anche troppo!)

  93. demetrio il 22 novembre 2006 alle 14:07

    ad esempio georgia di questo, del lasciare le pagine bianche o meno, se ne è discusso in sede di impaginazione con i grafici, come si è discusso se fosse utile o meno fare una copertina.

    la scelta è stata *positiva* (anche se un appunto come il tuo era stato messo in conto), perché se uno dopo che ne ha letto un po’ di un testo, decide di stamparselo è giusto che abbia la foliazione esatta, come da libro.
    quindi tu mi dirai, vedi? si torna al libro. Io ti dico “eccerto” infatti nel manfiesto ci si dice convinti che i testi pubblicati da vibrisse debbano arrivare alla carta. debbano diventare libri.

    Quanto poi alla possibile scomparsa dell’oggetto libro, io la vedo dura. E’ comodo, maneggevole, pratico. Credo che sia una delle invenzioni perfette dell’uomo (un’altra potrebbe essere la ruota)

    d.

  94. georgia il 22 novembre 2006 alle 14:45

    DEMETRIO
    infatti nel manfiesto ci si dice convinti che i testi pubblicati da vibrisse debbano arrivare alla carta. debbano diventare libri

    GEORGIA
    Infatti, proprio questo volevo dire. la mia non era una critica, ma solo una constatazione: che erano libri su carta, presentati prima on line, che è cosa diversa dagli e-libri.
    Ora è difficile che ci siano molte persone che si stamperanno tutto un libro (non prima di averlo letto), un articolo va bene, ma un libro, a meno che non sia il libro dei propri sogni, non si stampa, giusto per non riempirsi la casa di carta.
    Detto questo la mia non era una critica, affatto, volevo solo sottolineare che la scrittura e, al momento, ancor di più la lettura su carta e quella on line sono cose oltremodo diverse. Non credo che il libro morirà mai, ci mancherebbe (non è di questo che stiamo discutendo) ma verrà sostituito *in parte* dalla lettura on line che si dovrà adattare ad occhio-su-schermo e a sfogliamento-con-mouse, e soprattutto si adatterà alle nuove nevrosi del lettore. le pagine bianche fanno smettere subito gli e-lettori eccessivamente nevrotici (che on line sono la maggioranza :-)
    Insomma oggi nessuno legge più libri manoscritti che sono, al massimo, libri ggetto, o oggetti di culto, non dico che succederà ance con i libri stampati … non nell’immediato per lo meno e forse … il pianeta collasserà prima della sostituzione ;-)
    geo

  95. il magnifico (e)rettore il 22 novembre 2006 alle 14:49

    Egvegio dottov Angelini, avvei una domanda pev lei. Posso?
    Lei scvive:

    “Vibrisselibri è qualcosa di concretamente anti-restaurativo: copy-left, libri selezionati & curati scaricabili gratuitamente… E tuttavia si è notata una certa acrimonia, se non una sorta di silenzio-rigetto, proprio da parte delle e-zine che in genere più si scalmanano a proclamarsi antirestaurative. Tu chiamale, se vuoi, contraddizio-o-o ni…”

    E allova le chiedo: se il pvogetto di VibvisseLibvi, con tutto ciò che lo accompagna in fatto di “novità” e di vottuva (auspicabile) di detevminati equilibvi di mevcato e di poteve, vi sta tanto a cuove, come mai sul vostvo sito, in tutta la sua stovia, non si è mai letta una pavola, che sia una, pev dave uno spazio, anche minimo, ad iniziative analoghe? Quando mai, ad esempio, avete dedicato un avticolo agli e-book di Biagio Cepollavo (un vevo pionieve che potvebbe insegnave pavecchie cose in mevito), all’iniziativa FeaciEdizioni di Monastevi/Setavi, o ad autovi (uno pev molti: Massimo Sannelli) che pubblicano le lovo opeve, cuvatissime, in vete, “selezionate & … scavicabili gvatuitamente”? O cvedete, fovse, di avev inventato un geneve, una pvassi editoviale antivestauvativa?

    Secondo me, la contvaddizione è tutta nella “contvaddizio -o -o ne” che lei nota nell’atteggiamento degli altvi. Che non hanno saputo viconosceve al volo la gvande cavica vivoluzionavia e avanguavdistica dell’espevimento.

    Gvazie pev l’eventuale visposta.

  96. maria strofa il 22 novembre 2006 alle 14:51

    d., io la vedo dura e terribile se è per questo. Ho provato a sniffare il video ma non è come sniffare il libro quando lo apri e le pagine ti accarezzano le gote e tu respiri. Però il libro rimane legato al senso tattile (e in molta parte anche visivo); non certo per la maneggevolezza perché con palmari e Ipod hai voglia.
    Certo, il discorso fatto da Eco che, come bicicletta e il cucchiaio, il libro non è perfezionabile. Il libro in sé no. Il contenuto del libro è già stato traslato. Ora supponiamo che per motivi economici o di domanda e offerta certi testi vengano diffusi solo in rete (testi importanti o che si rivelino importanti). Lo leggi lì. Poi magari ne comprerai anche l’edizione cartacea o la cosa sarà contemporanea.
    Il libro non muore, certo, però che la forma libro subisca un grande scossone la vedo un po’ come inevitabile.
    Vinile, CD, la carta resisterà sì: ma quanta carta? Carta sempre e comunque? Rispondere non è semplice, almeno per me.

  97. georgia il 22 novembre 2006 alle 14:53

    maria ti ho capito benissimo, anche perchè io (e non solo io) sono convinta che molto spesso (non sempre ma molto spesso si) i più grandi scrittori sono stati considerati a lungo dei minori (non ignorati altrimenti sparivano, ma dei minori sì), naturalmente, ma è unutile dirlo, non tutti i minori diventano maggiori..
    Non sono affatto pessimista, anzi, più canali di distribuzione ci sono per la circolazione della parola scritta e più felice io sono. Sottolineavo solo che lo strumento usato cambia e rivoluziona tutto (scrittura, lettura, comunicazione, rilegatura, impaginazione, significazione, connotazione, denotazione, retorica, introduzione … cultura) e non solo la vendita di un prodotto. La prima automobile quando fu costruita somigliava precisa ad una carrozza (con il motore al posto dei cavalli), ma durò poco perchè doveva diventare funzionale oltre che funzionante e oggi abbiamo le carrozzerie delle splendide ferrari ;-).
    Il mezzo di locomozione è rimasto ma non è lo stesso e soprattutto siamo cambiati profondamente noi che le guidiamo eil paesaggio dove le guidiamo, se in meglio o in peggio questo è altro discorso
    geo

  98. georgia il 22 novembre 2006 alle 15:02

    angelini non è per niente curioso :-)
    Io sono un lettore attento e concentrato ma solo dopo, inizialmente sono molto nevrotica quindi nel cartaceo leggo 10 pagine … e poi decido se diventare attenta, se continnuare o meno.
    chiaro che nella rete dove tutto purtroppo è velocissimo e molti leggono appena due righe io arrivo … diciamo … a due pagine ma … erano bianche ;-).
    Anche perchè … per me le pagine bianche hanno un grande significato … dove sono funzionali
    geo
    P.S
    Non è detto che con calma in seguito non lo legga tutto:-)

  99. franz krauspenhaar il 22 novembre 2006 alle 15:02

    Mi piace questo Angelini in doppiopetto che viene a darci lezioni dopo che per un anno e passa ha sparso merda sulla colonna dei commenti di NI 1.0. Forse per piglio antirestaurativo?
    Tu chiamale, se vuoi, incomprensioni…

  100. alcor il 22 novembre 2006 alle 15:16

    @ Demetrio

    Ma mi pareva di averlo detto che non parlavo dell’iniziativa di Mozzi e Mozzi non è
    la generica “persona di poca esperienza” alla quale mi riferivo, come è noto. parlavo in generale.
    Del resto mi sembra che Mozzi stesso abbia capito.

    Tra parentesi, @Biondillo, ho riletto per rispondere a Demetrio anche il mio ultimo commento e anche lì, volendo, si potrebbe leggere una specie di intimidazione nei tuoi confronti, il che ovviamente non è. Ma quest’obbligo all’emoticon, che per un po’ anch’io mi sono risolta a usare e poi ho smesso, mi sembra così lezioso, e a volte persino più negativo della frase nuda perché si può essere insultanti e mettere poi ipocritamente tutte una serie di ingannevoli faccine.

  101. Lucio Angelini il 22 novembre 2006 alle 15:25

    Franz, tesoro, conforta di citazioni ciò che affermi. E’ però vero che a volte certe mie battute vengono scambiate per merda dai meno spiritosi. Non tutte le battone, pardon, battute, piacciono a tutti:- /

  102. il magnifico (e)rettore il 22 novembre 2006 alle 15:31

    Cava dottovessa Alcov, lei è sempve un supevconcentvato di “vivtuosa” sapienza. Non si smentisce mai. E ciò è bello. La coevenza, sempve, in pvimo luogo col pvopvio passato e la pvopvia stovia.

    Qui sotto tvovevà un emoticon. Anche a me fanno cagave le “faccine”, pev la vevità, ma in questo caso faccio un’eccezione, lo uso nella sua accezione più lettevale e spontanea, pevché lei se lo mevita.

    Covdialità.

    ;)

    p.s.

    Ha notato l’espvit de finesse nel gioco consonante/allittevante faccine/faccio – eccezione/accezione?

    Che bvavo che sono!

  103. franz krauspenhaar il 22 novembre 2006 alle 15:32

    A volte sei spiritoso, non lo nego. Molte altre volte dai solo fastidio. Citazioni? E chi sei, Mark Twain?

  104. Lucio Angelini il 22 novembre 2006 alle 15:34

    Erettore, se parli del blog Cazzeggi Letterari, ti sbagli di grosso: ho sempre dato spazio agli oppressi e mai agli oppressori, se non per additarli alla pubblica ESECVAZIONE:- ). Se clicchi sul link selezionato oggi per una “visione d’insieme” degli anni di piombo, PER ESEMPIO, esce subito una musica antirestaurativa. Baciotti.

  105. Lucio Angelini il 22 novembre 2006 alle 15:37

    Crespicapelli. Nemmeno tu sei il paradiso in terra, se per questo. Quanto alle citazioni, l’onere della prova (l’accusa è di aver sparso merda) compete all’accusatore, non all’accusato. Fammi un esempio di merda da me sparsa su NI. O un esempio sparso di merda, se preferisci.

  106. georgia il 22 novembre 2006 alle 15:39

    quando ti fanno la satira vuol dire che sei famoso :-)
    Vibrisse-libri è ormai famoso

  107. franz krauspenhaar il 22 novembre 2006 alle 15:47

    Angelini, fai progressi; da “tesoro” a “crespicapelli”. Sono sicuro che, con un po’ di sforzo, sai scrivere correttamente anche il mio cognome. Traduci dal danese, saprai copiare dal tedesco, immagino.
    Come faccio a ricordare le tue stronzate, Lucio? Sono così tante e talmente grosse che la mia mente le seleziona immediatamente per la pattumiera.
    Tu sei uno dei tanti esempi di come scassare la minchi al prossimo in questo paese paghi. Tu hai scassato la minchia a tutti e ora ti sei fatto il tuo tornaconto.
    Riconosco in te delle qualità affabulatorie, a volte riesci persino a farmi ridere (tantè che anni fa pubblicai una tua splendida poesiola satirica, venendotela a chiedere nella colonna commenti di Cazzeggi Letterari). Dunque non sei il massimo ma non sei nemmeno il minimo, in rete cè ben di peggio, basta scorrere questa colonna ipocrita, più che infame, che l’infamia è prodotto “alto”, alla fin fine.
    Buon proseguimento a battutine, se vuoi, io torno a più proficue occupazioni.

  108. georgia il 22 novembre 2006 alle 15:49

    Io condivido quanto detto da franz, ricordo quando sono passata la prima volta in NI che eri insopportabile, pedante, lamentoso, e insolente verso tutti, soprattutto quelli che credevi deboli e invisi dalle varie direzioni, e inoltre … beh angelini è assodato che non sempre usavi il tuo nome e avevi anche la pessima abitudine di metterti in testa il cappellino degli altri.
    Ovunque ti abbia incontrato era la stessa storia.
    Con andrea eri al limite della querela (basterebbe questo per asserire che spargevi merda).
    Poi hai messo su il tuo blog (il titolo è tutto un programma) e dopo un primo periodo di maldicenze esaltate, lo ammetto sei migliorato, ma allora eri diventato asfissiante per essere linkato, poi … oggi sei … esatto … uno soddisfatto e placato con il doppiopetto:-). Ad essere costretti a scegliere ti preferisco con il doppio petto, ma temo sempre che tu ti apra la giacca come calderoli ;-)

  109. Lucio Angelini il 22 novembre 2006 alle 16:03

    Anch’io ho dei ricordi. Fui invitato ufficialmente da uno di voi a inviare a Nazione Indiana l’articolo “Nascere un uovo di cigno”, ma ci volle tutta la mia caparbia insistenza per indurre gli altri del gruppo a consentirgli di mantenere la parola. Era una questione di principio, ovviamente, perché, in fondo: chissenefrega? Che sarà mai pubblicare un pezzo su NI? Si sopravvive tranquillamente anche senza.
    Da sempre rompo i coglioni in rete ai più tromboni, spesso a costo di apparire un gran trombone io stesso (ma quello è solo un mio personaggio, data la mia essenza sobria e schiva:-) ). Il sussiego di alcuni di voi, invece, si tocca con mano. E ora che ci siamo tolti i sassolini dalle scarpe, vi lascio alle vostre acrimoniose maldicenze. Pettegoloni!

  110. Lucio Angelini il 22 novembre 2006 alle 16:05

    Errata corrige: nascere DA un uovo di cigno (tuttora in rete). Vi si cita persino il vostro amico Dario Borso:- /

  111. Lucio Angelini il 22 novembre 2006 alle 16:09

    Georgia. Ricordi le mie paglie, ma non le tue travi. Benissimo anche così.

  112. giuliomozzi il 22 novembre 2006 alle 16:10

    Confesso che mi dà sui nervi scambiarre discorsi con una persona che si firma “il magnifico ecc.” e scrive col finto difetto di pronuncia.
    Detto questo: nel “manifesto” di vibrisselibri sta scritto: “Naturalmente questo progetto fa tesoro di, e declina in altro modo, esperienze italiane di editoria e di pubblicazione in rete che hanno ormai fatto storia”.
    Seguiranno (si fa una cosa per volta) articoli dedicati a queste esperienze.

  113. georgia il 22 novembre 2006 alle 16:17

    mai usato il nome di altri, caro angelini, mai cercato di confondere le acque, mai offeso i più deboli, aggredisco sì, ma lo faccio perchè credo sia giusto farlo (come sto facendo ora con te), mentre tu o lo fai per goderne sadicamente (e ti nascondi) o perchè credi ti faccia comodo, c’è una discreta differenza e soprattutto io non ho mai asfissiato nessuno con richieste di nessun genere, mentre tu … era l’unico momento in cui ti levavi il cappellino di testa per tenerlo in mano e porgerlo lamentoso… e ora dici: “Che sarà mai pubblicare un pezzo su NI? Si sopravvive tranquillamente anche senza” ;-)
    Già ma allora perchè non lasciavi sopravvivere gli altri asfissiandoli :-))))))))?
    e poi, dio bonino … cerca di essere meno banale ;-)
    La storia della trave è seconda, per frequenza, solo alla luna e al dito.
    geo

  114. il magnifico (e)rettore il 22 novembre 2006 alle 16:19

    “Che sarà mai pubblicare un pezzo su NI? Si sopravvive tranquillamente anche senza.”

    Lei un gvande, dottov Angelini! E io, di fvonte a lei, alla sua levatuva e alla di lei esauviente visposta, non posso non esseve gvato alla natuva, che mi ha ammosciato solo la letteva “evve”. Pensi che guaio se l’inconveniente fosse capitato alla letteva “c”. Come avvei fatto, in quel caso, a povve domande a intellettuali del vostvo calibvo? E, infatti, è solo in punta di “c” che vi si può pavlave e scviveve… Mi pevmette, vista la visposta, di pavafvasave un suo eloquente passaggio? Uno dei tanti…

    “Che sarà mai pubblicare un pezzo su NI? Si sopravvive tranquillamente anche senza.”

    E’ vevo! E allova:

    Che savà mai pubblicave un libvo su VibvisseLibvi? Si sopvavvive tvanquillamente anche senza.

  115. maria strofa il 22 novembre 2006 alle 16:20

    Dove lo vedete in doppiopetto Angelini, non so. Sul fatto delle liti, ho poco da dire. Ho fatto certe liti con Angelini che hai voglia… Perciò non mi sogno lontanamente di riprendere qualcuno o qualcuna.
    Ma sul fatto che la sua attività gnusgruppara e bloggale (si può scrivere “bloggale”? Si può: io l’ho appena scritto) faccia pensare al doppio petto, proprio…
    Angelini è uno di quelli che se la tira meno di tutti. E’ capace di dedicare il suo blog alle poesie del figlio del suo condomino. La stessa impostazione e titolo del blog (dico la grafica che è deliziosamente scalcinata, lui dice che no è esperto ma va da dio così, proprio da dio) testimonia di un Angelini mai intrombonato.
    Poi sul fatto che sia rompi, pedante, eccetera non intervengo: ho avuto il mio da dire anche se bisogna riconoscere che Angelini non porta rancore nemmeno se lo insulti per due anni consecutivi. Ti fa un favore come se nulla fosse, con una generosità che io non ho mai incontrato.

    Io non riuscirò mai a fare un blog come il suo che da certi punti di vista considero proprio il vero BLOG: me la tiro troppo e intrombonisco. O faccio i pezzettini artistici e letterariettini e queste menate qui.
    Lui ti butta Flo Sandon’s e se ne frega. Anche dei commenti. Se ci sono o no.

    Sul tornaconto di Angelini, poi. Quale tornaconto? Leggere manoscritti inediti è un tornaconto.

    Ma no, no…

  116. maria strofa il 22 novembre 2006 alle 16:22

    EC: ovviamente dopo “inediti è un tornaconto” ci va un punto interrogativo.

  117. Lucio Angelini il 22 novembre 2006 alle 16:25

    Georgia. Fui io – semmai – a subire la clonazione di nome/cognome e indirizzo telematico. Più volte. Fin dai teimpi dei niusgrupi. Ricordo, in compenso, mail private in cui mi si invitava a non rispondere più ai tuoi interventi tanto eri diventata invasiva, compulsiva e tediosa. Possiamo stringerci la mano, dunque.

    Erettore. Se non ti interessa essere pubblicato in Vibrisselibri, pazienza. In fondo nessuno te l’ha chiesto. Il mio articolo per NI, invece, mi era stato chiesto espressamente.

  118. georgia il 22 novembre 2006 alle 16:40

    ecco come da manuale, ecco il vero angelini che salta fuori :-)))))
    seminazizzanie … rivelatore di e-mail private ecc. ecc.
    Vedo che hai aperto il doppiopetto (il quale non può bastare a cambiarti).
    Io, quello che hai fatto tu ora, non lo avrei mai fatto, proprio per etica di rete, e questo solo per fare un esempio banalissimo ma significativo.
    So bene di tali e-mail del resto mi avevano pure messo in moderazione e beh? … un po’ grulli sono anche loro:-) avevano preso me e giorgio per dei trolle te per uno a cui fare confidenze ;-). Da non crederci!!!!!
    Ma detto questo sorridendo e senza rancore, no … NON possiamo stringerci la mano affatto.
    E richiuditi la giacca, fa il bravo
    geo

  119. franz krauspenhaar il 22 novembre 2006 alle 16:41

    @Angelini.
    Sei stato invitato da uno di noi. E allora? Che c’entrano gli altri?

    @Maria Strofa.
    Quel “doppiopetto” era ironico.
    Il tornaconto non è in denaro, ovviamente. Esiste anche un tornaconto d’ordine morale.

  120. Lucio Angelini il 22 novembre 2006 alle 16:47

    Franz. Che c’entrano gli altri? Fecero il POSSIBILE per impedire la pubblicazione dell’innocuo articolo, solo perché era firmato Angelini.

    La storia del tornaconto, poi, è di uno squallore senza eguali. Va là, va là, Craspen Ar (semplifico), che sei un bel serpentello anche tu:-).

  121. paolo ferrucci il 22 novembre 2006 alle 16:54

    Uhm… siamo già a 121 commenti: mica male.
    Non vorrei che si riscatenasse l’inferno della discussione sul racconto “Amore” (lì, però, c’era anche db, se non ricordo male).

  122. gianni biondillo il 22 novembre 2006 alle 16:55

    Non so quali siano le tue fonti, Lucio. ma quello che so è che:
    a) questa storia non c’entra nulla con questo post
    b) chi ti invitò e chi non ti volle, invece, pubblicare, non fanno più parte di NI, quindi siamo “fuori tempo massimo” per eventuali recriminazioni.

    E in generale: io sono un professionista di discussioni sterili, ci casco come un pollo tutte le volte. E, fidatevi, questa è lo diventata. Vi chiedo a tutti, Erettore, Franz, Georgia, Lucio, di attenerci alla questione vibrisselibri.

    Io, insisto, la vedo come una grande opportunità. Un’altra, certo. Non un’idea nuova. Ma non è detto che le idee, per essere buone, debbano essere nuove. Occorre anche metterle in atto e qui c’è gente che lo fa. A prescindere di quello che sarà poi il risultato (ma in generale ho fiducia del gruppo) di certo il semplice fatto che si diano da fare è una bella notizia.

  123. maria strofa il 22 novembre 2006 alle 16:56

    @franz krauspenhaar

    Certo, non denaro. Tornaconto di ordine morale, dici? Mah… nel senso che è stato sollevato a improvvisa notorietà e potere?

    Ti risponderò in altro modo. Lo conoscevo già da un anno o due (gnusgrùp) quando vidi un libro di Tobias Wolff “Memorie di un impostore” (Mondadori) di Moravia parlava un gran bene ma io non comprai perché ne parlava Moravia. Lo presi perché era americano, figurati. Un giorno decido di leggerlo (sono i libri che decidono quando essere letti, si sa). Apro e vedo Lucio Angelini traduttore.

    Ostia, mi dico, ma allora… Tra l’altro, sì parlava vagamente di traduzioni, ma sempre con aria di scherzarci.

    Mi chiederai che cosa c’entri. Angelini, invece di utilizzare il gnusgrùp per fare sapere quanto era bello e bravo, lo utilizzava per divertirsi. Come fa con il blog.
    Un po’ di sua biografia testimonia che la sua indipendenza lo ha sempre portato (masochisticamente o no) a rompere con certe collusioni “potenti”.

    In fondo a me non mi ha mai pubblicato Flammarion, no?

    Se poi mi dici che Angelini è diventato qualcuno in campo letterario o è assurto a vera gloria perché è stato chiamato a collaborare a vibrisse….

    Omnemodo… nessuno è qualcuno, in fondo: si è tutti porelli (esclusi i presenti). Ma di certo non penso che Angelini sia diventato “qualcuno” per il blog o per la collaborazione a vibrisse.

  124. franz krauspenhaar il 22 novembre 2006 alle 16:59

    Evita di mettere l’emotikon dopo un insulto e di provare a fare il limpido che non è aria, con me. Davvero. Di ipocrisie ne sono pieno come un uovo, dopo la lettura di questo thread.
    Mi ricordo di quella vecchia storia. Evita, pure, di mettere in mezzo anche me, che non c’ entro nulla. NI non è un’entità, è un gruppo formato da individualità molto diverse tra loro, lo sai bene. Fare di tutta l’erba un fascio non fa bene a nessuno.
    Dai del serpente a me: vergognati.
    Per fortuna c’è l’archivio: per trovare “citazioni” dei tuoi “innocenti sberleffi” basta andare a rovistare: c’è solo l’imbarazzo della scelta.

  125. Lucio Angelini il 22 novembre 2006 alle 17:09

    Io dico “serpentello” (vezzeggiativo) con tanto di emoticon, e quello risponde “vergognati”. La differenza tra me e te è tutta qui. Però mi sono stancato. Vado a riscuotere il mio tornaconto (Il caporale Giulio mi paga a
    ore e per giunta in nero). E’ stato bello, ma ora addio.

  126. georgia il 22 novembre 2006 alle 17:13

    e dai maria … ma chi ha detto che angelini è diventato qualcuno, o che prima fosse nessuno?
    Credo che la cosa non interessi minimante a nessuno, all’interno di questa discussione, a me sembra solo che sia stato detto che dopo essersi presentato, girellando in questo blog fin dagli inizii, come un ragazzone zuzzurellone con il permesso di offendere tutti, e anche gettare maldicenze in giro, con la licenza di usare anche i nomi di altri per farlo, aver seminato zizzania e averlo fatto molto spesso con autentica cattiveria, oggi si sia rinsavito o per lo meno distratto e abbia indossato un doppiopetto ….. ecc. ecc. ecc. ma nessuno ha mai detto che ieri era nessuno e oggi qualcuno. Qui stiamo parlando, almeno io sto parlando, del lucio angelini virtuale (di cui ci ha dato un bel saggio giusto adesso), poi dal vero magari è delizioso, affidabile competente ecc. ecc. soprattutto con il suo condomino, ma da qui non è dato scoprirlo, mi attengo quindi agli e-fatti e la finisco qui per fare un piacere a GB
    geo
    Tutto mi sarei immaginata nella mia e-vita fuorchè trovarmi d’accordo con franz krauspenhaar ;-)

  127. franz krauspenhaar il 22 novembre 2006 alle 17:13

    Maria Strofa, se io parlo di “morale” tu subito ci appiccichi la “notorietà” e il “potere”. Se avessi voluto parlare di notorietà e potere avrei parlato di notorietà e potere. Io chiamo le cose col loro nome. O sei stupida o credi che io sia stupido.

    Gianni, questa è una discussione. Se sterile, lo vediamo alla fine, eh?

  128. Lucio Angelini il 22 novembre 2006 alle 17:18

    Per Georgia: “CON LA LICENZA DI USARE IL NOME DI ALTRI PER FARLO”. Smentisco nel modo più assoluto. Ma quanto sei COGLIONA?

  129. maria strofa il 22 novembre 2006 alle 17:22

    @franz krauspenhaar

    Sì, la colpa è mia che non capisco che cosa intendi per tornaconto “morale”. Deve essere una categoria nuova di tornaconto che non mi torna o non tengo in conto. Conoscendo (bene) Angelini non mi pare che aspiri a rifarsi un tornaconto morale: ma tu hai un’altra idea e la prendo atto di ciò che pensi tu.

    In ogni modo, poiché non è mia intenzione abusare oltremodo dello spazio concessomi per questioni personali (e parlo solo per me – la discussione poi potrà proseguire) ringrazio te, georgia e tutti quelli che mi hanno risposto. Non sono qui né per rintuzzare te né per ironizzare sulle tue insofferenze o per costringerti a fare pace e vedere le cose in modo diverso.
    ciao

  130. georgia il 22 novembre 2006 alle 17:23

    si è vero, scusa angelini, nessuno ti aveva rilasciato alcuna licenza
    geo

  131. maria strofa il 22 novembre 2006 alle 17:29

    @Georgia,

    Non so se la cosa ti possa consolare ma Angelini mi pare coerente con le vaste moltitudini che contiene e con la persona che ho sempre conosciuto. A volte si mette il doppio petto (che ne ha anche ragione, guarda), poi, di improvviso se lo toglie e, spinto da un impulso che io giudico positivo si mette a lanciare petardi.

    Però ti lascio – e giustamente – l’ultima parola perché non conosco i precedenti di ciò che è successo qui e non ho più argomenti: tranne quello di ribadire che Angelini è sempre stato così.
    ciao georgia.

  132. Lucio Angelini il 22 novembre 2006 alle 17:31

    Georgia. In compenso eri stata rlasciata tu. Dal manicomio.

  133. franz krauspenhaar il 22 novembre 2006 alle 17:34

    Maria Strofa, puo’ darsi che tu sia riuscita a farmi passare per fesso; se è così, complimentoni. Io penso d’essere stato chiaro. O pensi che esista solo il tornaconto monetizzabile? O il tornaconto quantificabile in chilogrammi di fama e notorietà? Il progetto Vibrisselibri è uno di quei progetti fatti apposta per elargire a chi vi partecipa quello che io chiamo “tornaconto morale”. Io sono uno scrittore, perdio, invento cose nuove. Altrimenti sto con la coperta sulle ginocchia, e sulle ginocchia tengo saldo il vocabolario.

    Georgia, non stai andando d’accordo con me, tirati su: vai in disaccordo con Angelini insieme a me.

  134. maria strofa il 22 novembre 2006 alle 17:40

    @franz krauspenhaar

    E dài: ma non ho alcuna intenzione, ti ripeto, di farti passare per fesso, di insinuare ironie, di gettare discredito sui tuoi commenti o altro.

    Per me Angelini non è tipo da cercare alcun tornaconto *morale* qualora lo scrittore o l’uomo di cultura sia apprezzabile perché ha una moralità significativa. Se per te lo è, come ti ripeto, e senza ironia ne prendo atto.

    Per te è così, per me no: ritengo che possiamo salutarci con due opinioni diverse.

  135. Lucio Angelini il 22 novembre 2006 alle 17:44

    Franz, è ovvio che se il progetto collettivo funzionerà, ne saremo TUTTI ***soddisfatti*** (siamo in più di 50). E’ questo che ti inquieta?

  136. franz krauspenhaar il 22 novembre 2006 alle 17:52

    Ma guarda che puoi ironizzare quanto vuoi, ci mancherebbe. Io sono abbastanza aggressivo, a volte, ma non volevo muoverti alcuna critica.
    Sul tornaconto, ci siamo intesi fino ad un certo punto: il cercare un tornaconto che non è monetizzabile non è, per me, cosa negativa. Come il fatto di pubblicizzare Vibrisselibri tramite (anche) questo thread non è cosa negativa.
    Non è nemmeno vero che io non stimi Angelini-uomo-di-cultura. E’ preparatissimo, e quando vuole è spiritosissimo.
    Soltanto, nel web ne ha fatte più di Carlo in Francia. Chi se ne frega se è tanto buono e bravo e simpatico? E’ un buon padre? Chi se ne frega. Va a messa la domenica? Ancor più chi se ne frega. E’ un valido uomo di cultura? Chi se ne frega, già.

  137. franz krauspenhaar il 22 novembre 2006 alle 17:53

    Tranquillo Lucio, sono ben altre le cose che mi inquietano. Ho già detto tutto (o quasi) rispondendo all’amabile Maria Strofa.

  138. Lucio Angelini il 22 novembre 2006 alle 17:54

    Di nuovo questa leggenda che in rete non rispetterei la netichetta? Ma è una bufala, Franz, credimi. Te lo giuro sul tuo onore!

  139. georgia il 22 novembre 2006 alle 17:56

    FRANZ
    Georgia, non stai andando d’accordo con me, tirati su: vai in disaccordo con Angelini insieme a me

    GEO
    mi hai tranquillizzato ;-)

  140. il magnifico (e)rettore il 22 novembre 2006 alle 18:03

    Scusi dottov Biondillo, il divitto di veplica non si nega a nessuno, sopvattutto a chi, come nel caso del sottoscvitto, non ha insultato nessuno. Quindi, la pvego, mi conceda almeno l’ultimo. Gvazie.

    @ dottov Lucio Angelini (h 16.25, et ante et post)

    Non è covvetto saltave di palo in fvasca puv di non vispondeve a una domanda ben pvecisa, tivando in ballo, oltvetutto, fatti e pevsone che non c’entvano niente. Si può benissimo vifiutavsi, senza pvendeve la palla al balzo pev vinvendive vecchie polemiche. Tanto, egvegio, lei, anche da qvel punto di vista, può incantave solo i neofiti, non un lettove di NI fin dalla nascita. Pevché, ad ogni modo, come altvi hanno fatto già notave, le cvonache della visevva indiana tvaboccano delle sue mivabolanti “impvese”. Quindi, tivi lei le conclusioni…

    Non sono uno scvittove e, mi cveda, se anche lo fossi, non vendevei mai la mia dignità in cambio di una qvalsivoglia pubblicazione, pvesso chicchessia: cioè, non savei mai uno dei tanti “allievi” che escono, già così ovientati, da tante scuole, in vete o fuovi. Quindi, si guavdi intovno e tivi lei le conclusioni anche su qvest’altvo vevsante…

    @ dottov Giulio Mozzi

    Gvazie pev la visposta, anche se, puv manifestando pubblicamente un più che lodevole intento (in pvoiezione futuva), comunque non soddisfa la vichiesta, se mi pevmette. Infatti io avevo chiesto, più o meno, al nobile paladino dottov Angelini, “come mai sul vostvo sito, in tutta la sua stovia, non si è mai letta una pavola, che sia una, pev dave uno spazio, anche minimo, ad iniziative analoghe?”. Cioè: finora. Non ho chiesto “perché non darete mai…”.

    Quanto poi alla sua affevazione/denuncia “Confesso che mi dà sui nervi scambiarre discorsi con una persona che si firma “il magnifico ecc.” e scrive col finto difetto di pronuncia”: beh, cosa vuole, anch’io, come lei, ho tante cose che mi danno sui nevvi, anzi, alcune mi stanno pvopvio sui coglioni, vappvesentano quanto di più pvofondamente abovvo. Le faccio un solo esempio, spevando che incvontvi anche la sua di vepulsione: alludo a qvella selva di scudievi e valvassovi che sempve civconda un “pvincipe”, a qualunqve livello il di costui poteve si manifesti; a qvel nugolo di mezze seghe e qvacqvavaccà sempve pvonto a covveve in aiuto del “signove”, anche quando nessuno lo minaccia; a qvella miviade di leccaculo senza vitegno sempve pvonta a gvidave al pvofumo di violetta non appena il “nobile” evompe in una piccola scoveggia. Ecco, come vede, il peso che incombe sulla nostva fvagilità ha tante e ben divevse cause.

    Qvanto poi al suo sempitevno cavallo di battaglia, i.e. la cvociata contvo i nick, anche qvi, se pevmette, abbiamo visioni divevse del pvoblema. Veda, io ho a casa due libvi di uno scvittove che si chiama Giulio Mozzi (uno anche molto bello): pev me, qvella fivma covvisponde a una pevsona in cavne e ossa, che ha siglato qvelle due opeve: il libvo è lì, è un oggetto tangibile, e leggevlo è come dialogare come una pvesenza veale. Qvando, invece, sui blog in vete, io leggo “Giulio Mozzi”, pev me qvella fivma ha lo stesso valove di “il magnifico (e)rettore”: sono due nick, due pevfette cveatuve d’avia.

    La saluto e le auguvo le migliovi fovtune pev la sua iniziativa. Aspettando di leggeve i famosi avticoli…

    p.s.

    Ho un vevo difetto di pvonuncia, non un “finto”: puvtvoppo, scvivo esattamente come pavlo. Spevo soltanto che lei ce l’abbia solo con me e non con le pevsone gvavate da qvesto (lieve) deficit dell’appavato fonatovio.

  141. paolo ferrucci il 22 novembre 2006 alle 18:10

    Da anni vedo Angelini in azione, e devo constatare che nessuno è ancora riuscito a trovare un vero sistema per neutralizzarlo (al di là dei palliativi).
    Ergo, o lo si ama o lo si odia.
    Corre voce, però, che in fondo sia un buon diavolo.

  142. Lucio Angelini il 22 novembre 2006 alle 18:19

    Erettore. Cosa intendi per vostro sito? Il mio è “Cazzeggi letterari”. Di quello rispondo. L’hai letto tutto? Per i quasi due anni a blog condito? O hai sparato a caso?
    Vibrisse-bollettino mi ha visto più che altro come commentatore (ehm, cazzeggiatore anche lì, ahimè). Per quello potrà risponderti Giulio.

    Infine: se qualcuno ha davvero voglia di scandgliare le riserve di NI per verificare l’esistenza dei cosiddetti “ORRORI ANGELINIANI”, faccia pure.
    Si sa che nei commenti si cazzeggia. E allora? Tutta qui la mia nequizia. Va là, va là, erettore, che sei un bel serpentello anche tu:- )

    (E non rispondermi “Vergonati!” , sai?)

  143. franz krauspenhaar il 22 novembre 2006 alle 18:31

    Ho ricreato un mostro…
    Niente, niente, su NI prima d’oggi non hai commentato, quel Lucio Angelini che terrorizzava le anime belle dei blog non eri tu, e comunque fa bene l’Erettore a ricordarti e a ricordare quanto bravo sei nello svicolare dalle questioni importanti, in topic insomma, andando a remenare vecchie storie di guerra ormai consegnate agli archivi, a bocce fermissime, ecc.

  144. Lucio Angelini il 22 novembre 2006 alle 18:37

    Ciccio, non per farla lunga, ma chi ha dato la stura alle riesumazioni con la frase “Mi piace questo Angelini in doppiopetto che viene a darci lezioni dopo che ***per un anno e passa*** ha sparso ***merda*** sulla colonna dei commenti di NI 1.0. Forse per piglio antirestaurativo?”

    Sono dovuto tornare giocoforza all’anno e passa, no?

    O dovevo dire: “Sì, io mostro, voi tutte mariegoretti!” ?

  145. franz krauspenhaar il 22 novembre 2006 alle 18:46

    Senti ciccio, potevi fare l’una e l’altra cosa. Ma tu non l’hai fatto, hai svicolato. Nemmeno adesso rispondi.
    E poi: non è che qui vi si debba stendere il tappeto rosso solo perchè Giulio ha fatto parte di questa compagine fino a ieri, no? Quindi io sono in diritto di fare delle osservazioni, andando a pescare dove mi pare. Ci hai rotto l’anima per mesi e ora ti ripresenti qui in “doppiopetto” (era questo il senso di quel “doppiopetto”).
    Non mi piace l’ipocrisia e non mi piace il consenso unanime. Personalmente non mi sono fatto una buona idea di Vibrisselibri, e questo esula, ovviamente, dal suo possibile successo. E adesso tante belle cose, puoi anche andare.

  146. Lucio Angelini il 22 novembre 2006 alle 19:38

    Cfr. “Superior stabat lupus, longeque inferior Angelinus… “. Il doppiopetto lo vedi tu. Io sono quello di sempre. Tu vagamente più nervosetto e cafoncello. Vabbè. Hai una vita davanti per migliorare. Ciao

  147. georgia il 22 novembre 2006 alle 19:45

    urca ma anche allora salutavi un centinaio di volte :-)
    ma … non ti pagava ad ore Giulio?
    Vai vai che ci sono tutti quei poveri file di scrittori da leggere, un po’ di rispetto per chi, fducioso, vi ha mandato i suoi tastiera-scritti
    geo

  148. Addio Alle Arti il 22 novembre 2006 alle 21:08

    Gentile Angelini: e perché mai dovrei essere considerato la “mensura rerum”?

    Potrebbe anche essere, se chi mi considerasse tale proprio non volesse considerare le mie impressioni per quelle che sono: le impressioni di un (1) lettore, e che hanno valore pari a quelle di un altro.

    Restebbe però il problema – a lei e a VL – del modestissimo mio parere (1): quando una cosa è fatta male è fatta male. Eh, già. E questo, ne converrà, anche se 100, 1000 o altri 10.000, la vedono fatta bene. A meno che, beninteso, lei non voglia cadere nell’errore (matematico-dittatoriale?) di credere che 1 in confronto a 100, 1000, 10.000, sia uguale a 0 e che questo potrebbe essere “un buon segno”.

    Cordialmente e ancora 100, 1000, 10.000 auguri.

    ***

    Alla persona che si firma “giuliomozzi”, dico: che sono io che della sua malevolenza (e delle sue cose fatte male) non so che farmene. Ho scritto le mie impressioni, in maniera trasparente e pacata, mi pare, sulla base di ciò che ho trovato qui improvvisamente annunciato e nel resto da lui scritto e fatto. Se lui non vuole o non è capace a fare altrettanto con me, pazienza, vivo lo stesso. A tutte le altre persone che qui leggono dico, per amor di precisione, che questo che ho definito post “pubblicitario” lo era, e ribadisco: lo è, per me, e che – sempre per me – non è tanto importante questo e che questo che “giuliomozzi” ha avuto qui pubblicato non sia stato da lui richiesto (il post, dopo specificato questo, per magia si trasforma forse da pubblicitario a non pubblicitario? Ancora: sembrava forse che io avessi qualcosa a che ridire per il fatto che il post in sé fosse pubblicitario?) quanto ciò che ho già espresso in precedenza, e del quale “giuliomozzi” – padronissimo – non s’avvede, non risponde: il che, per chi inizi (finendone un altro) un grande progetto comune, non è male, penserà forse ancora l’Angelini suo collega mi pare Capo Lettura, ma bene.

  149. Lucio Angelini il 22 novembre 2006 alle 21:21

    Dio, che involuto.

  150. giuliomozzi il 23 novembre 2006 alle 11:04

    Al “magnifico eccetera”. Condividiamo il difetto di pronuncia. Ho fatto anni di cure per riuscire a esprimermi decentemente. Ho sperimentato le gioie dell’afasia. Mi sta sul cazzo uno che scrive come lei. Mi stanno sul cazzo molte altre cose, ma in questo momento sto parlando (pubblicamente) con lei.
    Quindi aggiunto che mi sta sul cazzo che lei volendo dare delle “mezze seghe” e dei “valvassori” a delle persone, decida di farlo in modo indiretto e allusivo anziché diretto ed esplicito. La prego, faccia nomi e cognomi. Non si caghi sotto. Nessuno la denuncerà per questo. Nessuno metterà in moto la polizia postale. Dica ciò che ha da dire in modo che le si possa rispondere. Non ammazzano mica, le risposte. Un po’ di coraggio, suvvia.

    Poi: Se lei pensa che l’autore dei libri da me firmati e l’autore degli articoli e interventi da me firmati in rete siano due “creature” diverse, una reale e una “d’aria”, le dico: oibò, ma non si accorge che è tutto il contrario? Che il libro è un oggetto che non rimanda ormai che a sé stesso, con il quale non si “dialoga” (mai visto un libro che rispondesse); mentre qui, ora, noi, lei e io, ci stiamo effettivamente parlando?
    Se non si rende conto di questo, mi permetto di avere dubbi sul suo senso di realtà.

    Dubbi sul suo senso di realtà ne ho anche quando accenna a quello che sarebbe un mio “cavallo di battaglia”, ovvero “la crociata contro i nick”. Infatti non ho mai fatta nessuna crociata contro l’uso di nick, e in più occasioni mi sono trovato a difendere il diritto di usarli. In un paio di articoli ho cercato di riflettere sul fatto che una relazione tra due persone in cui una usa il proprio nome e l’altra un nick (o per meglio dire: in cui una si rende identificabile, offre la disponibilità della sua carne, e l’altra no) è una relazione che presenta delle asimmetrie (nell’assunzione di responsabilità, ad esempio). Ogni volta che ho toccato questo argomento – e ho avuta cura di mettere sempre in premessa che non ho nulla contro l’uso di nick, benché io abbia fatta una scelta diversa – ho sempre trovato l’intelligentone di turno che mi accusava di avercela con chi usa i nick. No, non ce l’ho con chi usa i nick. Credo che si abbia pieno diritto di usare i nick. Tant’è che sto parlando con una persona che usa un nick. Ma sia chiaro: io posso essere chiamato a rispondere di ciò che dico, questa persona che usa un nick si sottrae a questa responsabilità. Quali ragioni abbia per agire così, non lo so.

    Quanto all’affermazione che “nel vostro sito” (ah: quale? può nominarlo? Io ho dato per scontato che lei si riferisse a vibrissebollettino.net: ma in effetti lei non ha indicato nessun nome) non ci siano articoli dedicati alle esperienze che lei nomina, è un’affermazione non vera. E’ vero che articoli dedicati a queste esperienze ce ne sono assai pochi.

  151. giuliomozzi il 23 novembre 2006 alle 11:16

    Alla persona che si firma “Addio alle arti”. Mi spiace: vedo che lei si è applicato, si è messo d’impegno, si è esercitato anche in una sorta di piccola parodia. Ciononostante, della sua malevolenza continuo a non saper che farmene.

  152. georgia il 23 novembre 2006 alle 11:40

    in realtà mozzi ha ragione, non è mai stato particolarmente contro i nick, ci avrà polemizzato sopra, ma … su cosa mozzi non ha polemizzato? :-).
    Non l’ho mai neppure visto impegnato a criticare l’uso dei nick in eccesso da parte di suoi collaboratori e commentatori.
    Mozzi poi fa tanto il grande, ma … ogni tanto anche lui ha messo altri cappellini in testa, magari lo fa con garbo, ma … insomma nessuno è senza peccato.
    Il fatto vero è che nick o nome vero cambia poco, visto che a nessun navigatore di rete serio verrebbe mai in mente di denunciare qualcuno se non in presenza di veri e propri reati che non consistono certo nel fare i bulletti sotto un nick. Molto più grave invece usare i nomi e i nick di altri per fingersi altri, per sputtanare altri, è, a mio giudizio, cosa molto grave, grave come diffondere e-mail private e notizie avute in privato.
    Ma questi non sono reati, sono solo gigantesche scorrettezze che fanno perdere la stima in chi le fa. E credo che la stima e l’affidabiltà virtuale siano cose importanti in una comunità che vorrebbe rimanere libera e quindi avere solo autoregole. Autoregole non imposte dall’esterno, ma proprio per questo rispettate, e ogni navigante ha il compito sia di rispettarle, che, collettivamente, farle rispettare agli altri.
    geo

  153. Marco il 23 novembre 2006 alle 11:44

    A me spiace solo che Franz abbia lasciato quell’ultimo commento… Speriamo cambi idea. :-(

  154. Lucio Angelini il 23 novembre 2006 alle 12:19

    Marco, tranquillo. Franz Crespicapelli fa il ruvidone, ma xe un bon fijo. Più preoccupante, semmai, il caso di Giorgia Matta:- )

  155. Pensieri Oziosi il 23 novembre 2006 alle 12:48

    Biondillo enuncia: “E’ la comunicazione virtuale che, esclusa l’intonazione, fa sembrare tutti più stronzi.”

    Io vorrei aggiungere come corollario alla legge di Biondillo che tutte le battute sembrano più grevi e volgari. Uno potrà avere anche le migliori intenzioni ed aspirare al ruolo di spiritosone, e sono anche sicura che le sue battute funzionino intorno ad una tavoltata di amici, ma qui nei commenti di un blog tutto ciò sembra più merda prodigalmente dispensata che umorismo.

  156. Lucio Angelini il 23 novembre 2006 alle 13:10

    Di qui l’equivoco, che ingloba anche le perle di saggezza da te dispensate.

  157. paolo ferrucci il 23 novembre 2006 alle 14:07

    Io penso invece che le battute, se scritte con talento, possono funzionare come se fossero raccontate fra amici.

  158. il magnifico (e)rettore il 23 novembre 2006 alle 14:44

    Egvegio dottov Giulio Mozzi (o “giulio eccetera”: scelga lei), gvazie infinite pev la sua pvegevole e esemplave visposta. Leggo solo adesso, di vitovno dal lavovo e, puvtvoppo, avendo delle gvavi incombenze di tipo familiave, non posso vispondevle dettagliatamente, come lei mevita. Mi pevmetta di favlo, anche stanotte o domani, non appena mi savà possibile. Pev intanto volevo divle che le sue pavole un effetto l’hanno già avuto: mi sono venuti i capelli tutti bianchi (glielo giuvo, mi cveda!), di fvonte alla sua “gavbata” minaccia tvavestita da pevdono e da vassicuvazione. Ciò mi confovta, e non poco, nella mia esistenza di cagasotto (lei ha vevamente un’innata capacità di definive con un tevmine un tipo umano: complimenti).

    Ova io le chiedo: uno che scvive quanto le vipovto, e cioè:

    “Quanto poi alla sua affevmazione/denuncia “Confesso che mi dà sui nervi scambiarre discorsi con una persona che si firma “il magnifico ecc.” e scrive col finto difetto di pronuncia”: beh, cosa vuole, anch’io, come lei, ho tante cose che mi danno sui nevvi, anzi, alcune mi stanno pvopvio sui coglioni, vappvesentano quanto di più pvofondamente abovvo. Le faccio un solo esempio, spevando che incvontvi anche la sua di vepulsione: alludo a qvella selva di scudievi e valvassovi che sempve civconda un “pvincipe”, a qualunqve livello il di costui poteve si manifesti; a qvel nugolo di mezze seghe e qvacqvavaccà sempve pvonto a covveve in aiuto del “signove”, anche quando nessuno lo minaccia; a qvella miviade di leccaculo senza vitegno sempve pvonta a gvidave al pvofumo di violetta non appena il “nobile” evompe in una piccola scoveggia. Ecco, come vede, il peso che incombe sulla nostva fvagilità ha tante e ben diverse cause”.

    :… è passibile, secondo il suo sentive, di denuncia? E pevché di gvazia? A lei non piacciono quelli con la evve moscia? Bene! A me non piacciono le categovie che ho elencato, quale pvoblema c’è? Se avessi scvitto che non mi piacciono i vagni, che mi stanno sui coglioni gli ostvogoti, che mi hanno scassato il cazzo i pveti spvetati o gli ex democvistiani (sic!) che continuano ad ammovbave dal govevno e dall’opposizione il clima già ivvespivabile del paese, savebbe cambiato qvalcosa?

    Vimavvò col dubbio, o fovse no. Ma se avvà la bontà di vispondevmi, qvando le aggvadevà, ne savei felice, pevché anch’io avvei un paio di cose da chiedevle su quello che ha scvitto. Mi pevdoni, ma ova devo pvopvio andave. Vivevisco.

    p.s.

    Intanto, puv con i capelli tutti bianchi (castigo che mi sono mevitato, lo ammetto), non posso non lasciave un saluto vefevente a qvel gvande espvevto e conoscitove di vettili, con e senza ovecchie, che si nasconde dietvo il simpatico nick “Lucio Angelini”.

  159. Francesco Sasso il 23 novembre 2006 alle 14:59

    a franz krauspenhaar

    “Non mi piace l’ipocrisia e non mi piace il consenso unanime. ”

    Insomma, l’importante è andare controcorrente. E’ una questione di atteggiamento a prescindere dalla questione trattata. Peccato!

    “Personalmente non mi sono fatto una buona idea di Vibrisselibri”

    Ce lo spieghi?
    Francesco forlani è stato sincero, aperto e coraggioso, spiegandoci perché ritiene Vibrisselibri non una buona idea. Insomma, ha mostrato di essere “generoso” con l’interlocutore VL. Lei invece si agita pubblicamente senza motivare. Mulina le parole nell’aria senza andare diritto al cuore della questione, sparando battute e prendendo di mira lucio/doppio petto. Va bene. Impalliniamo Lucio, ma poi?

    Io facevo parte del comitato di lettura di vibrisse libri, lo dico per correttezza. Adesso non più per una mia decisione personale. Ma il suo atteggiamento mi fa incazzare ugualmente perché dall’altra parte ci sono **50 persone** che hanno lavorato con generosità e passione per un idea, senza pensare a “tornaconti morali”. (essere redatore di NI apporta un guadagno morale?Sì? e allora dov’è la questione?)

    Non c’è solo Giulio o Lucio/doppio petto o Demetrio o Iggy Pop dentro VL ma anche altri 50 e più elementi impegnati su più fronti. E prima di decidere le pubblicazioni si è discusso, litigato, e sopratutto lavorato in team. Un po’ di rispetto per il lavoro degli altri.
    saluti.

  160. giuliomozzi il 23 novembre 2006 alle 15:20

    Al “magnifico eccetera”. Lei straparla di “minacce travestite da rassicurazioni”. Veda dunque di smettere di straparlare. La invito a prendere alla lettera ciò che dico. Le assicuro: se lei vorrà farsi coraggio, e dire in maniera esplicita e diretta ciò che ha finora detto allusivamente, io ne sarò solo felice.
    Mi telefoni, se non ci crede, (348 386 39 37), passi a trovarmi (Padova, via Giuseppe Comino 16/b).

    Due precisazioni al volo. Non sono dottore (ho un diploma di maturità). Non sono un ex democristiano (sono un democristiano senza l’ex).

  161. georgia il 23 novembre 2006 alle 15:27

    scusi ma ridere del fatto che angelini si presenti ora qui in versione buonista e in doppio petto (sorriso che ci ha sfiorato tutti, anche se il primo a dirlo è stato franz) vuol forse dire mancare di rispetto a 50 persone?

    E se si rispettano e anche ammirano le altre persone che hanno partecipato all’impresa allora si deve per forza ammirare e rispettare anche angelini?

    Ora io non escludo che fra di voi angelini stavolta si sia riscattato, può essere, se lei è qui a difenderlo sarà probabilmente così, però qui (e non solo qui) angelini è ancora paro paro quello di prima, e io personalmente non ho dimenticato, a quanto pare neppure franz lo ha fatto …. quindi legittimo ridere senza che altri si sentano offesi.

    Ma lei perchè non legge più? Questo sì mi interesserebbe saperlo.
    geo

  162. georgia il 23 novembre 2006 alle 15:31

    giulio ma oggi dire democristiano è un po’ poco :-) (ex democristiano invece è corretto)
    quale democristiano sei della carica dei cento e una scheggia-di-partito?

  163. franz krauspenhaar il 23 novembre 2006 alle 16:11

    @Sasso.
    E chi ha mancato di rispetto per il vostro lavoro? Agito parole nell’aria? Mi permetto di dire che VL non mi piace senza motivare? E allora? Chi ha detto che devo motivare? Ho detto che siete dei delinquenti? No. Ho offeso qualcuno? No.
    Rileggiti tutto il thread, dall’inizio alla fine.
    Perché non mi piace VL? Perchè “agita parole nell’aria”. Per ora. E’ tutto e niente. Per ora. E’ web ed è cartaceo. Per ora. Per ora non mi piace.
    Certo che scrivere per NI mi porta un tornaconto morale. Se non ci fosse nemmeno questo (visto che ci scrivo gratis) se ci scrivessi sarei un imbecille.
    Non mi piace il consenso unanime: se su questo thread quasi tutti i commentatori non commentano, io prendo per questo per silenzio-assenso, dunque per consenso; se a criticare VL sono solo tre persone il consenso (attivo e passivo) sono quasi unanimi.

  164. franz krauspenhaar il 23 novembre 2006 alle 16:12

    Prego rileggere questo passaggio come segue:

    “Non mi piace il consenso unanime: se su questo thread quasi tutti i commentatori non commentano, io prendo questo per silenzio-assenso, dunque per consenso; se a criticare VL sono solo tre persone il consenso (attivo e passivo) è quasi unanime. “

  165. paolo ferrucci il 23 novembre 2006 alle 16:18

    Georgia, come qualcuno ebbe a dire: “il comunismo è una condizione dell’anima”, così si può dire che “essere democristiani è una condizione dell’anima”. Che c’entrano le schegge di partito?

    Poi: dalle tue parole sembra che la colpa maggiore di Angelini sia stata di essersi presentato come una persona dignitosa, capace di ragionare. Dunque, per non sollevare indignazione (o spiazzamento), sarebbe dovuto ricomparire nella veste, già nota e rassicurante, di trollaccio rompicoglioni?

  166. franz krauspenhaar il 23 novembre 2006 alle 16:37

    @Sasso.
    A ripensarci dovrei essere io, a incazzarmi: tu prendi l’esternazione generica (certo) del mio non gradimento e metti in mezzo i 50 redattori di VL come se li avessi offesi malignamente. Ehi, amico, siamo in democrazia, qui c’è il diritto di critica. Io ho anche il diritto, guarda un po’, di dire che la modalità d’uscita del signor Mozzi (non è laureato) da NI non mi è piaciuta per niente. (Lui sa perchè, ci siamo scritti). Non mi è piaciuto per niente nemmeno il suo commento a questo thread (il primo) con quel paternalistico “grazie e buon lavoro”, che puo’ andare bene per un dipendente Fininvest, non per un indiano orgoglioso d’esserlo. Chiaro?
    Forse lui non se ne rende conto, puo’ darsi che qualcuno l’abbia abituato male.
    Per finire, grosso modo la penso come Francesco Forlani; è vero che agire diversamente è una coraggiosa impresa, e questo coraggio è il vostro e nessuno lo mette in discussione, tantomeno io che i coraggiosi li amo e li ammiro, ma a mio avviso la manovra è diversiva, ma il mercato che accoglie tutti ha regole ferree, compartimenti stagni, lobbies ecc.
    Tutto cio’ non vuol dire che io non auguri a VL un grande successo: io lo spero davvero, soprattutto per quei 50 ragazzi (giovani e men giovani) che ci hanno messo l’anima. Quelli che tu, Sasso, con troppa precipitazone, hai creduto che io volessi insultare, o soltanto ( e sarebbe grave ugualmente) mancare di rispetto.

  167. Francesco Sasso il 23 novembre 2006 alle 16:47

    a krauspenhaar

    “E chi ha mancato di rispetto per il vostro lavoro?”

    Lei. Che direbbe se un critico criticasse alcuni suoi libri senza averli letti e senza motivare? Ha letto anche un solo testo proposto da VL? Non credo, non ha avuto tempo.

    Posso solo ribadire che molti, e sottolineo molti, in VL lavorano non per “tornaconto morale”, ma per passione. E Lei sa che la passione è un sentimento intenso che non include nessuno tornaconto, fosse anche morale. E’ una inclinazione, va assecondata e basta. E loro non sono per questo imbecilli.

    Non sto dentro al gruppo VL, ma da testimone so come hanno lavorato. Tutto qui. Non ho interessi in gioco.

    a georgia

    “scusi ma ridere del fatto che angelini si presenti ora qui in versione buonista e in doppio petto ”

    dico solo che se si riduce la discussione su VL impallinando Lucio, si manca di rispetto al lavoro degli altri 49 e mezzo membri perché, ripeto, VL non è un progetto di Lucio o del solo Giulio.

    scusate.
    saluti

  168. franz krauspenhaar il 23 novembre 2006 alle 16:57

    Va bene Sasso, lei è persona nobile ma continua, ahimè, ad attaccarmi per una frase posta nel contesto di una discussione nella quale non era obbligatorio motivare – in quel momento – alcunchè.
    Sulla passione: io la conosco bene, mi creda. E anche questa vuole il suo “tornaconto”. A proposito di Passione: perfino Cristo si è immolato per ottenere un risultato.
    No?

  169. Francesco Sasso il 23 novembre 2006 alle 17:02

    a franz krauspenhaar

    il commento qui sopra era prima del tuo

    “A ripensarci dovrei essere io, a incazzarmi:” ecc

    grazie dell’intercalare “amico”… da copione made in usa, ma per il momento vado, come buk comanda, a farmi una birra, amico.

    Io non ho motivi per avercela con te. E dato che mi ricordi che siamo in democrazia, io democraticamente ho espresso un malessere. Sia chiaro.

    ciao

  170. franz krauspenhaar il 23 novembre 2006 alle 17:12

    Si, bravo, vai a farti una birra, che è meglio.

  171. Francesco Sasso il 23 novembre 2006 alle 17:32

    .. che è meglio? Meglio cosa? Altrimenti cosa avveniva? Mah!
    Ti lascio l’ultima battuta. Spara, amico.

  172. effeffe il 23 novembre 2006 alle 17:32

    Franz anch’io sono d’accordo con Francesco Forlani.
    Quasi sempre
    effeffe
    ps
    Giulio ma è vero che le ragazze di Padova sono belle?
    ppss
    scrivo dal più bel posto di parigi; la tour de babel(librairie italienne) dove con lo splendido Fortunato Tramuta la letteratura italiana mi sembra meravigliosa. Vi saluta tutti

  173. Lucio Angelini il 23 novembre 2006 alle 18:07

    Ferrucci. Trollaccio rompicoglioni a me? Ancora con queste leggende metropolitane? La realtà è che io gettavo perle ai pirla:- )

  174. paolo ferrucci il 23 novembre 2006 alle 18:25

    Mi sembra che questo thread stia diventando surreale.
    Comunque, secondo alcuni il genio – per definizione – è incompreso.

  175. georgia il 23 novembre 2006 alle 19:15

    guardi francesco sasso che io ho discusso qui proprio sul progetto VL (cosa in sè molto encomiabile), ho espresso alcune mie piccolissime perplessità formali, e mi sembrava anche di averle motivate a sufficienza, poi angelini ha fatto una battuta ironica sulla mia perplessità (perchè lui non sa fare altro) e io ho continuato a rispondere gentilmente (anche se non amo rispondere gentilmente ad angelini) e l’ho fatto: primo per rispetto ai gestori di questo blog (che altrimenti mi moderano) e poi anche perchè di solito amo le battute (anche se non quelle di angelini) poi … poi mi sono levata qualche sassolino dalla ciabattina verso chi in passato (ma non solo) si è comportato in maniera oserei dire indegna … è forse proibito levarsi e-sassolini?
    Il signor angelini non ha trovato di meglio per vendicarsi di rivelarmi che ai gestori di questo blog stavo letteralmente sul kulo e che glielo avevano comunicato in via privata per e-mail. Io lo sapevo già, ma le sembra cosa urbana farlo? me lo dica gentile signor grasso :-).
    Non mi sembra proprio di aver mancato di rispetto a quelli che invece di perdere tempo in battute ironiche erano a leggersi i tastiera-manoscritti già arrivati.
    Io poi, per e-natura, glielo devo confessare, sono sempre molto diffidente, perchè ho visto, troppo spesso, in molte iniziative del web (escluso NI) e fuori dal web, solo degli espedienti per fare pubblicità a qualcosa. In questi giorni poi si è addirittura visto un espediente veramente vergognso per pubblicizzare un libro sfruttando addirittura l’incendio di una biblioteca, e così io ormai mi sento legittimata ad aspettarmi sempre il peggio. Ora non vorrei che i due libri messi on line fossero libri già programmati per la pubblicazione e che tutta ‘sta manfrina non fosse altro che il solito apparato pubblicitario. Spero di essere smentita (sono sicura che lo sarò), ma per farlo devo aspettare per vedere cosa succede.
    L’idea se va avanti armoniosamente è favolosa. Resto ad osservare.
    geo
    P.S
    Consiglierei poi all’incredibile angelini di levare dal suo blog quella (voglio sperare finta) foto della “redazione di vibrisselibri” perchè mette tutta l’niziativa in una gran brutta luce (e questo sì che offenderebbe gli altri 49 collaboratori). E’ difficile credere che una iniziativa no-profit possa permettersi una redazione del genere, c’è un favoloso racconto di tommaso landolfi che parla appunto di una lussuosa redazione, quella della rivista Occidente …. :-))))).
    Sa a scherzare con troppa leggerezza, a fare sempre gli spiritosi a volta si fa danno.

  176. georgia il 23 novembre 2006 alle 19:23

    scusi ho sbagliato il suo nome
    gentile signor grasso = gentile signor sasso

  177. Lucio Angelini il 23 novembre 2006 alle 19:42

    Georgia, che l’email cui ho accennato (per aiutarti a ridimensionarti) mi fosse stata inviata dai gestori di QUESTA ezine io non l’ho detto: è un tuo vaneggiamento. Figurati se era possibile che scrivessero proprio a me, considerata la simpatia con cui guardavano alle mie raffinate “creazioni” di web-conceptual art…. Si dice il peccato, ma non i peccatori, no? Cmq smettila di occuparti di me e di ribadire urbi et orbi quanto sia brutto, sporco e cattivo: sarai adorabile tu! Chiuderei qui. Ti va?

    P.S. In Lipperatura Giusepppe Genna ha dimostrato di apprezzare il primo titolo vagliato dal VibrisseGroup. Se agli indianini fa piacere, ne siamo contenti, se no pazienza. Continueremo a darci da fare ugualmente per la riuscita del nostro progetto, chi in mutande, chi in camicia, chi in canottiera, chi in doppiopetto.

  178. georgia il 23 novembre 2006 alle 19:55

    ma scusa angelini uno che, criticato da un gestore del blog, scrive: “Ricordo, in compenso, mail private in cui mi si invitava a non rispondere più ai tuoi interventi tanto eri diventata invasiva, compulsiva e tediosa. Possiamo stringerci la mano, dunque” , a logica, ha signficato solo se l’invito fosse venuto da un gestore del blog altrimenti, se sono solo tuoi compari … che cazzo ce lo avresti comunicato a fare? ma vedo che ora hai finalmente capito di aver fatto una enorme scorrettezza e, forse consigliato, diplomaticamente, fai marcia indietro, va beh almeno lo hai capito è già molto:-)
    geo

  179. Lucio Angelini il 23 novembre 2006 alle 20:07

    Nessuna scorrettezza. Tutto è puro per il puro. Ti ricordo solo – aiutino!!!!! -che NI non era il solo blog in cui imperversavi. Buonanotte

  180. georgia il 23 novembre 2006 alle 20:13

    allora sarà stata loredana lipperini :-)
    Complimenti: altra SCORRETTEZZA e per giunta OT
    A questo punto non ti rimangono altri blog per poter fare un’ulteriore svolta a U ;-)
    tra l’altro proprio lì eri solito impossessarti dei nomi degli altri, caro il mio angelo
    geo

  181. Francesco Sasso il 23 novembre 2006 alle 20:15

    a georgia

    che lei si diverta con il mio cognome, utilizzando sul piano semantico la parola-base SASSO per alterazione mediante suffisso in “sassolini” e poi per somiglianza di forma traslare verso accostamenti inediti di significato quale il suo “sgrasso”, a me personalmente importa poco.

    Io ero qui come persona e non come e-mollusco adetto alla guerra degli script d’addio all’ultimo sangue.

    Lei ha ragione perché è intelligente e sensibile. Ha in sé la MORBIDA MACCHINA” : metallo pesante.

    saluti

  182. Lucio Angelini il 23 novembre 2006 alle 20:20

    Georgia. “… tra l’altro proprio lì eri solito impossessarti dei nomi degli altri”. Dimostra la tua accusa, deficiente! Se c’è un ingenuo che si è sempre FIRMATO ovunque o ha COMUNQUE FATTO CAPIRE chi era sono io. Al massimo, nick puramente parodistici. Sei una vera malevola. Vaffanculo tu e la tua odiosa malafede.

  183. maria strofa il 23 novembre 2006 alle 20:29

    In anni – anni – di gnusgrùp, Angelini ha parodiato diversi nick. Ricordo la Loreta Cerasi che divenne Ceretta Loràsi e lei era tanto gentile e non disse nulla. Io me la cavai con Mario Ritornello e durò poco.
    Parodie sì, e così facili da capire, che di sicuro non c’era bisogno di guardare gli headerzsz o yeah!
    Di clonazioni Angelini ne ha subìte – parecchie – non so quantificarle ma non ne ha mai fatta una. Ma nemmeno mezza!
    In anni di gnusgrùp. Questa non sarà una dimostrazione, immagino, per stabilire che nemmeno altrove poteva farlo. Ricordo, ai miei due lettori, che non ho seguito Lucio Angelini in nessun momento delle sue trasferte sulle enzine.

    Tuttavia, come suol dirsi, non aveva mai avuto precedenti in luoghi (gnusgrùp) in cui era, secondo me, più facile farlo. E questo, almeno, è un fatto. Ecco, su altri fatti, non posso dire. Ma questo, sì, è un fatto.

  184. georgia il 23 novembre 2006 alle 20:38

    quando si finisce con il vaffanculo è detto tutto, non c’è bisogno di continuare ulteriormente, però cara maria anche questo è un FATTO.
    E con questo chiudo
    g.

  185. paolo ferrucci il 23 novembre 2006 alle 21:59

    Mumble mumble… ma il dubbio insinuato da Georgia sarà vero? Ho letto bene? C’è la possibilità che i due titoli messi on line da VL siano “libri già programmati per la pubblicazione” su carta? Sarebbe davvero possibile? Che “tutta ’sta manfrina” del concepimento di VL, della discussione sul progetto, della creazione del gruppo di lavoro, non sia “altro che il solito apparato pubblicitario”, la solita grancassa escogitata da Giulio Mozzi per propagandare “suoi” libri già destinati alla stampa?
    Se davvero fosse così, avrebbe ragione chi insinua che i democristiani sono compagni del demonio…

  186. Barbara il 23 novembre 2006 alle 23:07

    Mi odierete sicuramente (che mi sembra un sentimento in voga tra ‘sti commenti, eh ?), ma devo dire che, una ‘scazzottata’ virtuale, e di cotali dimensioni, io non l’avevo mai letta, e neanche immaginata possibile, se per questo.
    ‘Notte a tutti !

  187. Addio Alle Arti il 23 novembre 2006 alle 23:46

    Gentile Angelini: se lei ha voglia di buttare il suo tempo e la sua pregiatissima prestazione d’opera qui su NI, invece d’impiegarli nel progetto che mi pareva volesse fare seriamente, faccia pure.

    Ah, se le capita, letto che avrà questo mio sottinteso incoraggiamento ad andarsene a lavorare su VL (e sarebbe anche l’ora, dopo uno spot e l’altro: positivo per lei e la sua iniziativa; negativo per coloro che qua l’hanno gentilmente ospitata), legga anche qualche altra cosa: qui su NI ci sono molti pezzi interessanti, lei che è Capo Lettore, seppure di un’altra Compagnia, dovrebbe saperlo.

    *

    Alla persona che si firma “giuliomozzi”. Mi spiace: eh sì, cosa vuole farci, così va il mondo, io mi applico, lei no. Infatti delle sue cose fatte male (e della sua malevolenza) continuo a non saper che farmene.

    *

    Dio, che involuto che sono, perdonami: io non riuscirei mai a mettere il mio numero di cellulare in una discussione pubblica, per vedere di continuare (approfondire? risolvere?) la questione in via privata. Mi viene in mente un politico che, criticato da una voce nella piazza, dica: Ehi lei, venga qua. Guardi, sono così disponibile con lei che… Ecco, questo è il mio numero di telefono: parliamone a casa, qui però basta.

    Consoliamoci, abbiamo uno (din don!) spot in più, pardon, un’informazione (preziosissima) in più: la persona che si firma “giuliomozzi” usa Omnitel, la Compagnia del tutto il mondo gira intorno a te.

    *

    A proposito di spot: quando finirà questo qui di VL (sulle spalle NI), già in origine fatto male e lunghissimo?

    *

    A il magnifico (e)rettore.
    Scusi, gentile magnifico, chiedo a lei che è così preparato: potrebbe aiutarmi se sbaglio? Non so, c’è qualcosa che non mi torna. Ecco, vede, nel passaggio che le metterò in fondo. Le domando: si tratta della persona che si firma “giuliomozzi”? E starebbe parlando proprio di lei? No, perché vede, io non ci capisco più niente. A parte il fatto che vedere la persona che si firma “giuliomozzi” scrivere cose come “mi sta sul cazzo”, “non si caghi sotto”, non me lo fa esattamente riconoscere e non vorrei che un nick (diavolo?) si fosse impossessato di lui, ma a parte questo (ma guardi che è incredibile questa cosa, eh): non sembra anche a lei che in questo passo lui parli di (e a) sé stesso più che di (e a) lei? Mi sappia dire (se ha tempo da dedicarmi, naturalmente) e molte, molte grazie, gentile magnifico. Ecco il passo:

    “Quindi aggiunto che mi sta sul cazzo che lei volendo dare delle “mezze seghe” e dei “valvassori” a delle persone, decida di farlo in modo indiretto e allusivo anziché diretto ed esplicito. La prego, faccia nomi e cognomi. Non si caghi sotto. Nessuno la denuncerà per questo. Nessuno metterà in moto la polizia postale. Dica ciò che ha da dire in modo che le si possa rispondere. Non ammazzano mica, le risposte. Un po’ di coraggio, suvvia”.

    *

  188. Trespolo il 24 novembre 2006 alle 00:37

    Mi sono letto (quasi) tutti i commenti e, miseriaccia ladra barbina, quanta acredine.

    Ma cosa c’è di così importante in gioco? Quali misteriose aree di potere è andata a smuovere VibrisseLibri? Quali interessi ha sradicato per scatenare simili reazioni?

    Delle persone coinvolte in VibrisseLibri conosco (di persona) solo Giulio Mozzi e non mi pare il tipo che si inventa un VibrisseLibri (scassando tempo, fatica e passione a 50 persone) per montare la grancassa pubblicitaria a due libri già in odore di carta. Almeno spero che non si voglia fermare a due libri anche perché avrei intenzione di mandarne uno pure io (le risate sono ammesse).

    Per ora sto progettando il titolo. Ci vorrà tempo, ma riuscirò a inventarmene uno che faccia vendere. D’altronde vendere è uno dei miei mestieri. Poi, con calma, penserò anche a cosa scrivere sotto al titolo. Ma torno ai commenti specificando, caso mai fosse necessario e per chiarezza, che con VibrisseLibri (a parte le mie aspirazioni/inspirazioni profonde e segrete per diventare un futuro autore di best seller) non ho nulla a che fare. D’altra parte non avrebbero saputo che farsene di uno come me…

    Ma dicevo. Torno ai commenti e proprio non mi spiego tutto questo can can e le martellate sulle gengive distribuite a piene mani.

    VibrisseLibri non cambierà (almeno a breve) i destini dell’italica editoria e nemmeno le finanze di chi l’ha ideata e vi partecipa, ma a me, da ingenuo commentatore, è parsa sin dall’inizio una buona iniziativa. Degna di nota e di sostegno.

    Così come mi pare buona, e degna di nota, la linea editoriale di Nazione Indiana (che non sempre condivido, ma leggo con piacere).

    Trovo anche poco elegante (Franz non volermene, ma sono un testone e lo sai) l’attacco a Lucio. Lo conosco solo per aver letto ciò che scrive (e ciò che traduce e parlo del Il Violinista) e, cavolo, mi viene naturale prendere le sue difese dopo aver scoperto delle sue vicende con la tipa che gestiva le collane per ragazzi.

    Forse è vero che, mancando il tono della voce, anche la più normale delle battute può diventare offensiva. Concordo e lo scrivevo pure, da qualche parte, sotto a un titolo .

    Insomma, pace e bene fratelli; fate girare il calumet della pace e rinfoderiamo le asce. Ché poi a menar fendenti ci si fa male e non ci guadagna (quasi) mai nessuno.

    Buona notte. Trespolo.

  189. valter binaghi il 24 novembre 2006 alle 00:51

    Scusate, passavo di qui. Cercavo qualcosa su Vibrisse Libri, ho trovato una piazza che a volte crede di essere un club privè. Gli scambi di alleanza e di nick non devono scandalizzarvi: sono la vendetta della piazza (il mezzo) sull’esoterismo del dibattito. A volte puntiglioso, e non privo di spessore etico, ma fin troppo familista, anche per un cattolico come me. Siccome alla fine il mezzo è il messaggio, l’effetto è a metà tra piazza e salotto. Un pollaio.

  190. giuliomozzi il 24 novembre 2006 alle 08:43

    Per Georgia. Scrivi: “Ora non vorrei che i due libri messi on line fossero libri già programmati per la pubblicazione e che tutta ’sta manfrina non fosse altro che il solito apparato pubblicitario”. No: i due libri messi on line non sono già programmati per la pubblicazione. Ciò che tu non vorresti, non è.

    Per Paolo Ferrucci: vedi la risposta data a Georgia; e, sì, senz’altro, i democristiani sono compagni del diavolo.

    Per Franz Krauspenhaar: se “vibrisselibri” è una “manovra diversiva” (definizione che mi pare accettabile), qual è la “manovra strategica” che possiamo compiere? (Intendo: quella per la quale possiamo cominciare a organizzarci da domani).

    Non è piaciuto nemmeno a me, uscire da NI nel modo che ho usato. Ma pensavo che altri modi mi sarebbero piaciuti ancor meno. Se dire “grazie” e “buon lavoro” suona paternalistico, non so che farci. A me pare che non suoni tale.

  191. il magnifico (e)rettore il 24 novembre 2006 alle 10:16

    Egvegio signov (dottove, no: vagionieve, allova?) “giuliomozzi ecceteva”, volevo favle qvalche domanda nel mevito di qvello che ha scvitto e, sopvattutto, sull’iniziativa editoviale. Non lo favò, dopo che ho letto il “capolavovo” da lei postato ievi alle ove 15.20. Cvedo, almeno pev qvel che mi viguavda, che sia avvivato il momento di chiudeve la paventesi, spiacevole, del nostvo intevloqvive (tva l’altvo, se non vicovdo male, evo intevvenuto con una banale domande alla pevsona, espevta di sevpenti, che si nasconde dietvo il simpatico nick “lucio angelini”).

    Il pevché è pvesto detto. Non so cosa l’abbia spinta a compovtavsi così (posso solo immaginavlo), ma tvovo “indecente” (nell’accezione etimologica del tevmine) la pubblicazione dell’indivizzo e del numevo di telefono. In qvesto modo, lei ha dato al pvimo idiota di passaggio la possibilità di impovtunavla o di insultavla gvatuitamente a mio nome, visto che è con me che stava “dialogando”, sia puve in toni e tevmini non accademici. Ova io cvedo che una discussione possa esseve aspva fin che si vuole, ma che comunqve debbano esisteve dei confini che non possano/debbano esseve vavcati. Perché l’ha fatto? Poteva benissimo divmi di scvivevle all’indivizzo e-mail che compave nel suo sito, e invece ha voluto spettacolavizzave: pvimo, pev fav vedeve qvanto ce l’ha lungo un uomo “che non si caga addosso” come lei; secondo, pev continuave nella sua opeva di vicevca del mavtivio attvavevso la soffevenza. Bene, cavo (ex) dottove, non conti su di me: né ova, né mai.
    Auguvandole di vaggiungeve tutti gli obiettivi che si è pvefissi, la saluto. Addio.

    Pev qvanto viguavda le allusioni, più o meno velate, contenute in alcuni post in auxilium principis, che favebbevo impallidive i maestvi del geneve (anche i biondi, gli apicelli, i chicchitti, gli schifani avvebbevo da impavave), cvedo abbia già ampiamente visposto, con la consueta dovizia di pavticolavi, l’egvegio dottov Addio Alle Avti, che vingvazio sentitamente anche pev avev fatto notave un paio di passaggi pavticolavmente “significativi” di un cevto testo. A me non vesta che denunciave la banalità sconcevtante e la vidicolaggine di alcune affevmazioni del tipo: “io lo conosco bene, tizio o caio, è un bvav’uomo, non ha mai fatto del male a nessuno”. Che coglionate! E io, e gli altvi, chi sono/siamo? Dei “cattiv’uomini”? E pevché? Pevché non sono ancova intevvenuti i nostvi famigli a scioglieve peana e a tesseve lodi sugli effetti mivacolosi del nostvo passaggio? Suvvia, vipvendetevi, sta avvivando natale, cavico di doni e di anove, di tanto tanto anove.

    E pvopvio pevché sta pev nasceve, appvofitto della vicovvenza che tutti ci viscatta, pev lanciave un appello a tutti i palafvenievi d’itaglia: almeno pev le pvossime festività, pvendetevi una salutave pausa, lasciate pev qvalche giovno il sevvizio pevmanente effettivo in cui siete impegnati.

    Pace e pene pev tutti.

    In fondo, si stava pavlando solo di libvi, di qvegli oggetti vidicoli coi qvali non si può nemmeno dialogave: e infatti, come dice il saggio: qvando mai un libvo ha visposto a qvalcuno?

  192. Lucio Angelini il 24 novembre 2006 alle 10:22

    > Erettore: “E io, e gli altvi, chi sono/siamo?”

    Tranquillo, ti ho dato evidenza nel mio carinissimo post di oggi (goditi il pezzo di erostratos, per esempio, nel mio blog).

    > In fondo, si stava pavlando solo di libvi

    PVEGO: di Vibvisselibvi:-/

  193. paolo ferrucci il 24 novembre 2006 alle 10:25

    A differenza del diavolo, Mozzi fabbrica non solo le pentole, ma anche i coperchi!

  194. il magnifico (e)rettore il 24 novembre 2006 alle 10:45

    Alla pevsona che si nasconde dietvo il simpatico nick “lucio angelini”.

    Gvazie, dottove, pev il (non vichiesto) pvivilegio che mi concede. Mi pevmetta comunqve di favle notave che la caccia ai vettili, nella qvale è impegnato, le fa pevdeve di vista il fatto che savebbe il caso, qvando si cita, di vipovtave il pensievo espvesso pev qvello che è, senza estvapolazioni avbitvavie. Poi faccia puve come capzio meglio le aggvada, tanto, anche in qvesto campo, lei non deve pvendeve lezioni da nessuno.

    Ah, un’ultima cosa, mi consenta: chieda, pev covtesia, ad alcuni dei suoi nobili commentatovi, che senso abbia, qvale coevenza vi sia, in uno/una che avviva su NI, si pvesenta con un tono e fa un cevto intevvento; poi, passa nel suo vetvobottega e, come pev incanto, si tvasfovma e, sullo stesso identico avgomento, dice esattamente l’opposto.

    Vedo, cavo dottove, che li sta allevando bene. Complimenti, cavo.

  195. Pensieri Oziosi il 24 novembre 2006 alle 10:53

    [Per comodità di chi segue questa discussione, riporto gli ultimi due interventi dell'(e)rettore in ortografia standard]

    [10:16]
    Egregio signor (dottore, no: ragioniere, allora?) “giuliomozzi eccetera”, volevo farle qualche domanda nel merito di quello che ha scritto e, soprattutto, sull’iniziativa editoriale. Non lo farò, dopo che ho letto il “capolavoro” da lei postato ieri alle ore 15.20. Credo, almeno per quel che mi riguarda, che sia arrivato il momento di chiudere la parentesi, spiacevole, del nostro interloquire (tra l’altro, se non ricordo male, evo intervenuto con una banale domande alla persona, esperta di serpenti, che si nasconde dietro il simpatico nick “lucio angelini”).

    Il perché è presto detto. Non so cosa l’abbia spinta a comportarsi così (posso solo immaginarlo), ma trovo “indecente” (nell’accezione etimologica del termine) la pubblicazione dell’indirizzo e del numero di telefono. In questo modo, lei ha dato al primo idiota di passaggio la possibilità di importunarla o di insultarla gratuitamente a mio nome, visto che è con me che stava “dialogando”, sia pure in toni e termini non accademici. Ora io credo che una discussione possa essere aspra fin che si vuole, ma che comunque debbano esistere dei confini che non possano/debbano essere varcati. Perché l’ha fatto? Poteva benissimo dirmi di scriverle all’indirizzo e-mail che compare nel suo sito, e invece ha voluto spettacolarizzare: primo, per far vedere quanto ce l’ha lungo un uomo “che non si caga addosso” come lei; secondo, per continuare nella sua opera di ricerca del martirio attraverso la sofferenza. Bene, caro (ex) dottore, non conti su di me: né ora, né mai.

    Augurandole di raggiungere tutti gli obiettivi che si è prefissi, la saluto. Addio.

    Per quanto riguarda le allusioni, più o meno velate, contenute in alcuni post in auxilium principis, che farebbero impallidire i maestri del genere (anche i biondi, gli apicelli, i chicchitti, gli schifani avrebbero da imparare), credo abbia già ampiamente risposto, con la consueta dovizia di particolari, l’egregio dottor Addio Alle Arti, che ringrazio sentitamente anche per aver fatto notare un paio di passaggi particolarmente “significativi” di un certo testo. A me non resta che denunciare la banalità sconcertante e la ridicolaggine di alcune affermazioni del tipo: “io lo conosco bene, tizio o caio, è un brav’uomo, non ha mai fatto del male a nessuno”. Che coglionate! E io, e gli altri, chi sono/siamo? Dei “cattiv’uomini”? E perché? Perché non sono ancora intervenuti i nostri famigli a sciogliere peana e a tessere lodi sugli effetti miracolosi del nostro passaggio? Suvvia, riprendetevi, sta arrivando natale, carico di doni e di anore, di tanto tanto anore.

    E proprio perché sta per nascere, approfitto della ricorrenza che tutti ci riscatta, per lanciare un appello a tutti i palafrenieri d’itaglia: almeno per le prossime festività, prendetevi una salutare pausa, lasciate per qualche giorno il servizio permanente effettivo in cui siete impegnati.

    Pace e pene per tutti.

    In fondo, si stava parlando solo di libri, di quegli oggetti ridicoli coi quali non si può nemmeno dialogare: e infatti, come dice il saggio: quando mai un libro ha risposto a qualcuno?

    [10:45]

    Alla persona che si nasconde dietro il simpatico nick “lucio angelini”.

    Grazie, dottore, per il (non richiesto) privilegio che mi concede. Mi permetta comunque di farle notare che la caccia ai rettili, nella quale è impegnato, le fa perdere di vista il fatto che sarebbe il caso, quando si cita, di riportare il pensiero espresso per quello che è, senza estrapolazioni arbitrarie. Poi faccia pure come capzio meglio le aggrada, tanto, anche in questo campo, lei non deve prendere lezioni da nessuno.

    Ah, un’ultima cosa, mi consenta: chieda, per cortesia, ad alcuni dei suoi nobili commentatori, che senso abbia, quale coerenza vi sia, in uno/una che avviva su NI, si presenta con un tono e fa un certo intervento; poi, passa nel suo retrobottega e, come per incanto, si trasforma e, sullo stesso identico argomento, dice esattamente l’opposto.

    Vedo, caro dottore, che li sta allevando bene. Complimenti, caro.

  196. georgia il 24 novembre 2006 alle 10:58

    diciamo che giulio per pubblicizzare la sua impresa ha usato il suo corpo (non si spiegherebbe altrimenti la coincidenza innaturale dell’uscita):
    L’unica maniera per avere almeno 200 in NI commenti era … USCIRE da nazione indiana ;-) (poi si è trovato anche la pacchia dell’attacco al zuzzurellone maleducato, ma quella non credo fosse programmata, anche se … a imbarcarlo nell’operazione c’era la quasi sicurezza che prima o poi succedesse).
    Direi che questa può anche essere una pubblicità legittima visto che c’è il sacrificio personale di giulio, e poi nessuno ha obbligato NI a fare questo post, mentre l’altra pubblicità maligna, che però mozzi ci assicura sia solo un mio timore, sarebbe imperdonabile e indegna verso chi segue queste cose in rete, e soprattutto verso i poveretti che hanno mandato, speranzosi, i propri tastiera-scritti e che per la verità sono stati inizialmente trattati a bit in faccia.
    Mi resta sembre indecifrabile lo stupore di chi mette su una operazione del genere, pubblicizzata su repubblica.it, e poi si stupisce che gli arrivino …. 70 file in pochi giorni (come se fossero tanti, boh!)
    Resteremo in osservazione in attesa degli altri due libri che spero arrivino presto per fugare ogni dubbio.
    geo

  197. Lucio Angelini il 24 novembre 2006 alle 10:58

    Erettore. Di che ti preoccupi? Tanto c’ hai er nikke protettivo…

  198. georgia il 24 novembre 2006 alle 11:16

    perchè, altrimenti che faresti?

  199. a.b. il 24 novembre 2006 alle 11:16

    Vabe’ allora dico la mia.
    Nell’ultimo anno, anno e mezzo, abbiamo visto tutti i tentativi convulsi per far diventare la rete, anzi i siti/blog letterari, un mezzo di marketing dei libri. Cose pionieristiche. A volte era la creazione del caso iniziando un anno prima un bum bum pubblicitario venato di capolavorismo. A volte cose decisamente sgradevoli come le recensioni reciproche sempre venate di capolavorismo. A volte cose non sgradevoli ma comunque discutibili come le “recensioni in pillola”.
    Mi pare che pian piano si stia cercando di essere meno pionieri e più corretti col pubblico. Però rimane a mio parere una ipersensibilizzazione a questo tipo di tecniche pubblicitarie e penso che proprio per questo a Georgia venga da pensare che Vibrisselibri potesse avere già programmato l’uscita dei libri. Ecco, questo capita non perché si è malfidati ma perché per un anno e mezzo si è andati avanti con un certo modo di fare. Se ora, per un anno e mezzo, si andasse avanti a “informare” il pubblico, come il ruolo di intellettuali richiede, invece di “promuovere” il libro facendo a gara a chi la spara più grossa, be’ penso che andrebbe tutto a vostro vantaggio.
    A chi mi riferisco con quel “vostro”? Basta chiedersi chi ha promosso e non informato sui libri in questo periodo… non credo che sia difficile per esempio per Bartolomeo di Monaco di riconoscersi in una persona che informa e non promuove, e ad altri in persone che promuovono, a volte sparandola grossa.

    Poi vorrei dire che Vibrisselibri è il tentativo di fare qualcosa, ed è uno strumento. Può essere usato benissimo, dipende soltanto da chi lo usa. Però penso che in questo momento si deve avere la sensibilità di incoraggiarli perché davanti abbiamo un'”idea” e del “lavoro” per metterla in pratica e non è poco in un paese dove si producono soltanto discorsi che si avvitano come il dna senza però produrre nessuna creatura.

    E vorrei anche dire che trovare Angelini uno che si “ripresenta oggi in doppiopetto” è un pensiero arguto e spiritoso, dice purtroppo una verità e dimostra un certo distacco in chi lo esprime, anche perché molto probabilmente è stato lui stesso – come me del resto – oggetto di scherzi di cattivo gusto. Un contrappasso gentile tutto sommato.

  200. Lucio Angelini il 24 novembre 2006 alle 11:28

    Titonco, un intervento davvero in doppiopetto.

    Georgia: al solito non ha capito una mazza.

    A tutti: ehi, non dimenticatevi di votarmi in http://www.scrittomisto.it > i libri in concorso > “Un compleanno in transumanza”, best off dal mio dellizioso blog (per votare bisogna iscriversi e aspettare il link nella propria mail-box; sono benvenuti solo i voti dal 6 in su)

    P.S. Questa è solo pubblicità progresso.

  201. paolo ferrucci il 24 novembre 2006 alle 11:29

    Credo che lo scorso marzo l’inserimento del racconto “Amore” di Giulio Mozzi provocò qui una rissa impressionante (e a tratti incomprensibile) durata un mese, con più di 350 commenti.
    Ora, qui, siamo a 200 in pochi giorni.
    Sembra chiaro che, quando Mozzi mette il suo “corpo” qui dentro, tenda a scatenarsi l’inferno.

  202. il magnifico (e)rettore il 24 novembre 2006 alle 11:34

    @ dottov Pensievi Oziosi

    Gvazie cavo, se ti avessi avuto come maestvo alle elementavi, al posto della mia, che non faceva altvo che chiedevmi di toccavgliela e non mi “impavava” a covveggeve e a visolveve i miei pvoblemi negli scvitti e negli ovali, ova, fovse, savei guavito e felice. Pevché, pevché?, la vita è stata tanto via e non ti ha messo sulla mia stvada.

    Come potvò mai sdebitavmi con te?

    @ simpatica pevsona che si fivma col nick “lucio angelini” e che mi “confovta” anovevolmente

    “Erettore. Di che ti preoccupi? Tanto c’ hai er nikke protettivo…”

    1) ?????
    2) Angelo, una volta pev tutte: non mi chiamo ERETTORE, mi chiamo (e)rettore.

    Chiavo?

  203. Pensieri Oziosi il 24 novembre 2006 alle 11:40

    [Per comodità di chi segue questa discussione, riporto l’ultimo intervento dell’(e)rettore in ortografia standard.]

    @ dottor Pensieri Oziosi

    Grazie caro, se ti avessi avuto come maestro alle elementari, al posto della mia, che non faceva altro che chiedermi di toccargliela e non mi “imparava” a correggere e a risolvere i miei problemi negli scritti e negli orali, ora, forse, sarei guarito e felice. Perché, perché?, la vita è stata tanto ria e non ti ha messo sulla mia strada.

    Come potrò mai sdebitarmi con te?

    @ simpatica persona che si firma col nick “lucio angelini” e che mi “conforta” anorevolmente

    “Erettore. Di che ti preoccupi? Tanto c’ hai er nikke protettivo…”

    1) ?????

    2) Angelo, una volta per tutte: non mi chiamo ERETTORE, mi chiamo (e)rettore.

    Chiaro?

  204. Pensieri Oziosi il 24 novembre 2006 alle 11:51

    Caro (e)rettore, mi chiami dottoressa semmai. Comunque voglio rassicurarLa, non è mia intenzione quella di correggerLa.

    Soltanto, grazie ai prodigi dell’informatica, è possibile avere una traduzione automatica dalla Sua ortografia a quella standard. Come in tutte le traduzioni, qualcosa si perde in sfumature. Poi, essendo automatica vi sono dei limiti alle regole euristiche (cavo/caro, evo/ero, chiavo/chiaro) ed è soggetta anche a bug (avviva). Pur con queste limitazioni, penso che la lettura dei Suoi scritti risulti più comoda per chi, come noi, è abituato all’ortografia standard.

  205. Lucio Angelini il 24 novembre 2006 alle 11:51

    Pensieri Oziosi. Se da ‘chiavo’ passi a ‘chiaro’ si perde qualcosa, in my humble opinion. Tradurre, ahimè, è sempre un po’ anche tradire, e lo so ben io, dopo cento e rotte traduzioni, tra romanzi e saggi…

  206. Giggino il 24 novembre 2006 alle 11:58

    Nun ce posso crede’…. Riecchime dopo anni su NI e me ritrovo ‘sta situazzione assurda. Ma v‘o ricordate ANGELINI com’era?
    Disceva a Krauspenhaar che se chiamava Spennacrauti
    Disceva che Voltolini l’aveva censurato (e nun era vero) ed era un miserabile.
    De Andrea Inglese disceva che c’aveva un tono saccente e pomposo.
    Litigava con Montanari, je storpiava er nome. Poi ogni vorta che se metteva a discutere con qualcuno era sempre lì cor vezzeggiativo sminuente. Un modo de insurtà aa ggente, falla sentì piccina, de poco conto. A tutti, li apostrofava: ciccino, tesoro, piccoletto, testina, piccolino, asina, Eccheddupalle!
    Co’ Barbieri c’ha frantumato er cazzo!
    E Biondillo, ne volemo parlaa? Je n’ha dette de tutti li colori. Ecchive n’antologgia:
    Biondillo nooo! Quello mente spudoratamente. Biondillo, biondastro, biondo-slavato, Sciocco, moscerino, Biondillo dal Cazzo a Spillo
    Biondillo, tesoro, rassegnati: Sei uno scrittore scipito, punto e basta. Biondillo è grasso, brutto e panzuto.

    Che poi, Biondillo se ne stava lì a non risponnere, stava a fa’ er signore. ‘Sto cazzo. Fossi stato io je mollavo na papagna sur grugno!

  207. georgia il 24 novembre 2006 alle 12:05

    Andrea:
    Un contrappasso gentile tutto sommato.

    geo
    sì, peccato sia durato poco :-)

  208. Pensieri Oziosi il 24 novembre 2006 alle 12:08

    Certo Lucio, concordo appieno che si perde qualcosa. La bilancia è tra quello che si perde e la comodità di lettura.

  209. georgia il 24 novembre 2006 alle 12:10

    paolo:
    Sembra chiaro che, quando Mozzi mette il suo “corpo” qui dentro, tenda a scatenarsi l’inferno

    geo:
    Non pensavo proprio che l’altra volta ci avesse messo in rete il suo corpo, ma se lo dici tu che lo conosci ti devo credere

  210. paolo ferrucci il 24 novembre 2006 alle 12:15

    In realtà, georgia, non lo conosco personalmente e non l’ho mai visto. Ci ho solo scambiato qualche battuta in rete.
    Come vedi, sei sempre precipitosa nelle conclusioni.

  211. il magnifico (e)rettore il 24 novembre 2006 alle 12:15

    Cavo dottove (la pvego, mi pevmetta di continuave a chiamavla così: come dive? mi tvovo, non so pevché, più a mio agio), mi consenta di vimandavla alle ossevvazioni dell’esimio filosofo che si cela dietvo il simpatico nick “lucio angelini”:

    “Pensieri Oziosi. Se da ‘chiavo’ passi a ‘chiaro’ si perde qualcosa, in my humble opinion. Tradurre, ahimè, è sempre un po’ anche tradire…”

    (scusi, dottov angelini, se ho omesso la mavchetta autoincensatovia: cvedo facesse solo scemave il senso della sua appvezzabile, e pevtinente, viflessione).

    Quindi, cavo dottov Ozzy, pevché covveggeve ciò che la natuva ha voluto in qvesti tevmini? Si vischia di appavive, contvo la pvopvia volontà, un po’ vazzistelli. Non tvova?

    Pensi che la mia maestva (sì, pvopvio qvella alla qvale piaceva la toccatina) adovava (un vevo e pvopvio anove) i destvi. Qvando si accovse che evo un mancino natuvale, mi legava il bvaccio incviminato dietvo la schiena. Capisce, ova, da dove devivano pavecchi miei pvoblemi? Ecco, mi piacevebbe sapeve da dove devivano qvelli di altve pevsone, ad esempio: qvali tvaumi posso avev funestato l’infanzia di qvelli che mandano i lovo “tastieva-scvitti” (mi scusi, dottovessa Geovgia, se le vubo lo splendido e-neologismo) con la spevanza di esseve pubblicati. A me sembvano simili ai poeti e alle poete che si affannano a pavtecipave ai pvemi lettevavi, con la spevanza di vinceve. Favebbevo pvima a chiedeve i nomi dei giuvati, l’elenco dei pavtecipanti, e avvebbevo risolto il pvoblema (vispavmiando qvalche uevino): sapvebbevo in anticipo il nome del peto (ops, mi si sono intvecciati i diti sui tasti: pavdon) vincitove.

    La saluto, cavo. Vado a lavovave.

    Con anove, il suo (e)vettove.

  212. Bartolomeo Di Monaco il 24 novembre 2006 alle 12:21

    “Poi vorrei dire che Vibrisselibri è il tentativo di fare qualcosa, ed è uno strumento. Può essere usato benissimo, dipende soltanto da chi lo usa. Però penso che in questo momento si deve avere la sensibilità di incoraggiarli perché davanti abbiamo un’”idea” e del “lavoro” per metterla in pratica e non è poco in un paese dove si producono soltanto discorsi che si avvitano come il dna senza però produrre nessuna creatura.”

    Bravo, Andrea! E’ proprio questo l’importante, aver trovato tante persone che si sono raccolte volontariamente intorno ad una idea, che potrebbe risultare vincente. Anch’io – che faccio parte di queste persone, ma, ahimé, con un impegno assai modesto – ho qualche preoccupazione, che però riguarda la tenuta di questo impegno collettivo. Il lavoro che ci sarà da fare è notevole, e, se le cose andranno bene, si accrescerà. Quanti resisteranno al peso che li graverà sempre di più? Immagino già il tempo che Lucio Angelini e Luca Tassinari devono dedicare alla prima scrematura dei manoscritti. Potranno continuare? Hanno un lavoro e una famiglia. Finché si tratta di sottrare un po’ del prioprio tempo libero, vada pure, ma oltre?

    Per ciò che vale, posso testimoniare – avendo partecipato agli scambi epistolari intercorsi nel gruppo dei collaboratori del progetto, che l’impegno e l’entusiamo sono stati notevoli. Alcuni si sono ritirati, perché non potevano dedicare al progetto il tempo necessario. Gli altri hanno continuato, ben sapendo ciò che li attendeva e li attenderà. Già questo ai miei occhi è un miracolo. Non ci sono compensi monetari da attendersi. In via transitoria (sottolineo per Giulio: transitoria) mi sono preso l’incarico di tesoriere: quindi posso affermare che un parte del denaro necessario è stato fornito dagli stessi volontari, che hanno pagato in proprio le spese sostenute. Vibrisselibri non ha mezzi finanziari adeguati. E’ sorto in forza di un’idea e dell’entusiasmo che l’ha accolta. Qualche sottoscrizione l’ha dotato di una risorsa davvero minima. Non vi ho scorto nessun intento di pubblicizzare, con la sua nascita, i primi due libri in programma. Qualcuno ha in mente la promozione di Perceber, ma qui tutto è nato per servire un’idea applicabile a tanti. Ogni autore, accettato e/o scoperto dal Comitato di lettura, vivrà gli stessi impegni e gli stessi entusiasmi dei due primi libri. I quali saranno presentati a Milano, alla libreria Feltrinelli, il 12 dicembre, alle ore 18.

    Sono stato a Roma, il 16 novembre, quando al Caffè Fandango si è tenuta la conferenza stampa. Sono andato per conoscere i compagni di questo avventuroso viaggio. Le ragazze che si sono date da fare nella redazione e nell’ufficio stampa, al limite dell’impossibile, sprizzavano ancora di gioia e di entusiamo. Una visione incantevole. Ho conoscituo altri che scrivono su vibrisse, venuti apposta da lontano, come me, per incoraggiare con la loro presenza l’inziativa. Ho conosciuto Lucio Angelini, così diverso da come appare nei suoi interventi nel web. Io credo di essere stato il primo in assoluto (ci tengo a dirlo), quando frequentavo it.cultura.libri, a intuire negli scherzi, nelle parodie (ne ho subito anch’io da lui, eccome!), nel modo di presentarsi giovanile e bizzarro, un Lucio Angelini uomo intelligente e di grande cultura (le sue traduzioni dei romanzi di Andersen sono una grande e bella novità per il nostro Paese). L’ho conosciuto, finalmente! Appare una persona timida, riservata, aliena dalla confusione, cortese, educata. Ha parlato alla conferenza del lavoro del Comitato di lettura che presiede e dei due libri che seguiranno l’anno prossimo i primi due. E’ oratore flemmatico e eccellente, che sa attirare a sè l’attenzione del pubblico, e anche divertirlo con battute, che ne alleggeriscono la tensione. Insomma, una piacevole conferma per me di quella lontana intuizione.

    Come sono stato a Roma, il 12 dicembre andrò anche a Milano, perché desidero conoscere il gruppo, attivissimo, che gravita da quelle parti intorno a vibrisselibri. Queste due uscite sono cose rare per me, che ormai vivo, felice, tra le quattro mura domestiche e nel mio giardino. E’ l’idea di vibrisselibri, che mi ha fatto muovere, e il desiderio di conoscere queste splendide persone che danno il loro tempo senza chiedere in cambio niente. Non credevo che ce ne fossero tante. Il merito di Giulio Mozzi è stato quello di farle venire allo scoperto, di mettere sul tappeto un’idea che le facesse diventare protagoniste, nonostante che tante non si conoscano e vivano lontane l’una dall’altra. Già questo è favoloso.

    Perciò, come dice, Andrea Barbieri, guardiamo la cosa, intanto, da questo punto di vista, e poi vediamo come saprà crescere. L’incoraggiamento, a mio avviso, è dovuto, per il rispetto di un’idea che potrebbe rivelarsi foriera di un’avventura ancora più grande di quanto oggi si possa immaginare.

    Mi piacerebbe che quanti qui hanno criticato (duramente o garbatamente) l’iniziativa vibrisselibri, e vivessero non lontano da Milano, facessero un salto il 12 dicembre alla libreria Feltrinelli per farsi un’idea un po’ più concreta di cosa è vibrisslibri.

    Ed ora una piccola confessione: a Milano io ci andrò (insieme con mio fratello Mario – che mi ci porterà in auto – e con mia moglie) per conoscere un mito del web, Maria Strofa (che qui avete potuto leggere tra i commenti), che mi ha promesso di esserci. Nessuno scherzo, quindi, Maria, o ti verrò a cercare io, in qualche posto dello Stivale:-)

    E poi spero di rivedere (perché l’ho già conosciuto) Damiano Zerneri, un piccolo grande uomo.
    E poi, perché non chiedere di venire per conoscerci a Franz Krauspenhaar, Francesco Forlani, Sergio Garufi, Piero Sorrentino, coi quali ogni tanto mi sono incrociato?

  213. georgia il 24 novembre 2006 alle 12:26

    beh paolo a me sembri tu precipitoso, visto che per fare una battuta, affermi cose al limite della querela

  214. Pensieri Oziosi il 24 novembre 2006 alle 12:27

    [Per comodità di chi segue questa discussione, riporto l’ultimo intervento dell’(e)rettore in ortografia standard.]

    Caro dottore (la prego, mi permetta di continuare a chiamarla così: come dire? mi trovo, non so perché, più a mio agio), mi consenta di rimandarla alle osservazioni dell’esimio filosofo che si cela dietro il simpatico nick “lucio angelini”:

    “Pensieri Oziosi. Se da ‘chiavo’ passi a ‘chiaro’ si perde qualcosa, in my humble opinion. Tradurre, ahimè, è sempre un po’ anche tradire…”

    (scusi, dottor angelini, se ho omesso la marchetta autoincensatoria: credo facesse solo scemare il senso della sua apprezzabile, e pertinente, riflessione).

    Quindi, cavo dottor Ozzy, perché correggere ciò che la natura ha voluto in questi termini? Si rischia di apparire, contro la propria volontà, un po’ razzistelli. Non trova?

    Pensi che la mia maestra (sì, proprio quella alla quale piaceva la toccatina) adorava (un vero e proprio anore) i destri. Qvando si accorse che ero un mancino naturale, mi legava il braccio incriminato dietro la schiena. Capisce, ora, da dove derivano parecchi miei problemi? Ecco, mi piacerebbe sapere da dove devivano quelli di altre persone, ad esempio: quali traumi posso avev funestato l’infanzia di quelli che mandano i loro “tastiera-scritti” (mi scusi, dottoressa Georgia, se le rubo lo splendido e-neologismo) con la speranza di essere pubblicati. A me sembrano simili ai poeti e alle poete che si affannano a partecipare ai premi letterari, con la speranza di vincere. Farebbero prima a chiedere i nomi dei giurati, l’elenco dei partecipanti, e avrebbero risolto il problema (risparmiando qualche uevino): saprebbero in anticipo il nome del peto (ops, mi si sono intrecciati i diti sui tasti: pardon) vincitore.

    La saluto, caro. Vado a lavovare.

    Con anore, il suo (e)rettore.

  215. georgia il 24 novembre 2006 alle 12:35

    caro bart io ti credo, ho sperimentato la tua buona fede, però scusa, anche se è solo uno scherzo virtuale … ripeto la foto della “redazione vibrisselibri” nel blog del timido angelini non manda, credimi, al web il messaggio che “Vibrisselibri non ha mezzi finanziari adeguati” (non tutti i naviganti di rete sono tenuti a conoscere il paradossale modo di comunicare ne nostro). Tu che sei il tesoriere quindi difendi il buon nome dell’impresa e fai levare per lo mano la scritta sotto. D’accordo è solo un piccolo particolare, ma nei particolari c’è dio come diceva un grande, e oggi un immagine manda molti più messaggi di intere paginate teoriche.
    geo

  216. a.b. il 24 novembre 2006 alle 12:40

    Sì Georgia ha ragione, dovevo scrivere: un contrappasso TROPPO gentille tutto sommato. :-)

  217. Lucio Angelini il 24 novembre 2006 alle 12:42

    Georgia, al solito, non ha capito una mazza. La foto della redazione è ironica, essendo tratta da una ditta di mobili per ufficio in Google/Immagini [dopo la citazione della fonte, c’è pure una faccina].

    Georgia, sei proprio “de coccio”, come dicono a Roma…

  218. gianni biondillo il 24 novembre 2006 alle 12:47

    Trovo assurdo che si possa sospettare che Giulio (e tutti gli altri con lui) stiano facendo tutto ciò per pubblicizzare di un testo del quale in realtà è già prevista la pubblicazione. Questa è una dietrologia perversa. Ma perché vedere tutto più complicato di quello che è?
    L’ho detto e lo ripeto: reputo che iniziative come VIBRISSELIBRI siano cose ottime. Solo il fatto che qualcuno si aggreghi, senza guadagnarci nulla, per mettere in circolo prodotti che probabilmente non troverebbero altrimenti visibilità è una cosa splendida. Qualunque sia il tornaconto. Anche quello morale, come dice giustamente Franz. (e vi dirò di più: se poi nel tempo arrivassero loro pure dei denari lo troverei giusto).

    Questo post è firmato dalla redazione, e abbiamo aspettato proprio che Giulio uscisse definitivamente da NI per metterlo in HP. Giulio non se ne è andato per VL. In realtà lo abbiamo capito poco perché (e questo è l’appunto vero che qualcuno gli ha fatto in privato e in pubblico, e spero che, la prima volta che lo incontro, riuscirò a parlargliene), ma di certo, lo ha detto lui stesso, non per VL. Sta di fatto che quando VL è nata e ha fatto i suoi primi passi, in redazione abbiamo voluto dare spazio all’iniziativa, così come altre volta abbiamo fatto di altre iniziative. Pubblicità? E anche se fosse? Cosa ci guadagniamo? Nulla. O meglio: il tornaconto morale. Sì. Mi sta bene.
    E poi: il pezzo è firmato dalla redazione, ma NI, per fortuna, non è una realtà granitica. Chi non era d’accordo, qui, (Effeffe, Franz) lo ha esposto. Questo per dire che, come al solito, le generalizzazioni le trovo insopportabili. Chi è d’accordo è d’accordo chi non lo è non lo è. Prendetevela o solidarizzate col singolo che ha esposto il suo appunto o disappunto. Non dite: “voi indiani”. Voi chi?
    Ni non è granitica, insisto. E ciò implica che la “strategia d’uscita” non è stata accordata da nessuno. Ognuno lo fa a modo suo. C’è chi l’ha fatto adducendo spiegazioni (pubbliche o private) e chi no.
    Ognuno di noi poi trarrà le sue conclusioni.

    GIGGINO. Evitiamo, te ne prego.

  219. giuseppe il 24 novembre 2006 alle 12:57

    bel blog, complimenti

    giuseppe
    http://www.securitystudio.com

  220. georgia il 24 novembre 2006 alle 12:58

    se se se lucio … come nelle comunicazioni delle banche: le spiegazioni importanti sono scritte piccole e … alla fine dove i più non arrivano mai:-)
    la scritta redazione ecc. (e senza faccina) invece è sotto la foto.
    Il 99% (cioè chi non ti conosce) pensa sia la redazione di vibrisse :-).
    Nulla di male, la rete è, per la maggior parte, finzione narcisistica (purtroppo) ma … insomma non è molto fine come entusiasta ironia e pure controproducente;-)
    geo

  221. Lucio Angelini il 24 novembre 2006 alle 13:04

    Il 99% dei frequentatori del mio blog viene lì proprio perché mi conosce [i blog sono MILIONI!!!]. Ammazza che capatosta!

  222. georgia il 24 novembre 2006 alle 13:16

    ma fa come ti pare angelini, a me non importa più di tanto, soprattutto se ci vengono solo i tuoi amici ;-)
    geo

  223. Lucio Angelini il 24 novembre 2006 alle 13:19

    … i miei amici ed estimatori telematici, per la precisione (anni e anni di faticose provocazioni, per metterli insieme!) e da oggi, immagino, anche Addio alle arti (addio per addio, tant’è che si butti sul trash):- )

  224. Ugolino Conte il 24 novembre 2006 alle 14:29

    Ma tu guarda un po’ cosa non mi sono perso in questi giorni…

  225. giuliomozzi il 24 novembre 2006 alle 14:55

    Per Georgia. Hai scritto: “Mi resta sembre indecifrabile lo stupore di chi mette su una operazione del genere, pubblicizzata su repubblica.it, e poi si stupisce che gli arrivino …. 70 file in pochi giorni (come se fossero tanti, boh!)”. Fai due affermazioni, e sono entrambe inesatte.
    1. vibrisselibri non è stato “pubblicizzato” in Repubblica.it: non abbiamo comperati spazi pubblicitari. Repubblica.it ha data la notizia che vibrisselibri era nato.
    2. nessuno si è stupito che siano arrivate tante proposte di pubblicazione. Il mio articolo sull’argomento ( http://www.vibrissebollettino.net/archives/2006/11/alla_cieca.html ) mi sembra chiaro.

    Hai scritto anche: “Diciamo che giulio per pubblicizzare la sua impresa ha usato il suo corpo (non si spiegherebbe altrimenti la coincidenza innaturale dell’uscita)”. L’affermazione potrebbe essere legittima se *io* avessi pubblicato questo articolo con la doppia notizia (la mia uscita da NI e l’avvio di vibrisselibri). Ma non l’ho pubblicato io: quand’è uscito ero già fuori. Mettere insieme le due cose in uno stesso articolo è stata una scelta nella quale non ho avuta alcuna parte; e confesso che mi ha sorpreso.

  226. Gerardo Carotenuto il 24 novembre 2006 alle 15:06

    dottore mozzi carissimo,
    non le prescrivo farmaci. solo, un po’ di riposo. lontano dalle redazioni, e soprattutto dalla rete. si prenda una vacanza. smetta di farsi domande. e di farle agli altri, soprattutto, senza mai rispondere alle domande degli altri.
    lei è scrittore stimato e stimabile. scriva, scriva. ci regali un importante romanzo.
    con i miei migliori saluti,
    dr.gerardo carotenuto – specialista in psichiatria.

    p.s. : per il dottor angelini prescrivo: 50 mg al dia di cadaverilene malmostato. riprenda a fare sport, vada in montagna, respiri, abbandoni il pc per almeno un mese, vada a trovare in toscana il dr. di monaco, faccia il piacione con la dottoressa maria strofa, insomma lasc la rete che le rovina la reputazione. la saluto con viva cordialità.

  227. giuliomozzi il 24 novembre 2006 alle 15:24

    Gli idioti non si fanno domande.

  228. georgia il 24 novembre 2006 alle 15:25

    caro giulio sul punto uno hai ragionissima, infatti non volevo dire che l’avevi pubblicizzato tu, ma solo che era stato pubblicizzato in generale, mi dispiace se ho dato l’impressione di accusarti. In questo caso proprio non era mia intenzione farlo.

    Invece il fatto che tu fossi o meno già fuori (da un’ora o due) da NI non toglie che vibrisse libri coincida ugualmente con la tua uscita da NI.
    Cosa che da tutti (noi commentatori) sarebbe stata accettata come la cosa più naturale del mondo: non è possibile fare troppe cose, neppure in rete.
    Potevi quindi vedertela in privato con i tuoi ex colleghi.
    Ma sei stato proprio tu a voler mettere misteriosamente i puntini sulle i e a dire:

    “Da come è formulata la prima frase, il lettore potrebbe intendere che ci sia una relazione tra la mia decisione di “lasciare la redazione di Nazione indiana” e la “inaugurazione di vibrisselibri”.
    Il che non è (benché la coincidenza, lo capisco, possa suggerirlo).”

    Ora razionalità voleva che dopo aver fatto questa affermazione plateale tu ci spiegassi il perchè. Non hai voluto, come è tuo diritto fare. E non credo che poi alla fin fine la cosa interessi ad alcuno.
    Ma allora ora cosa ti lamenti a fare?
    Visto che hai voluto precisare senza precisare, è chiaro che volevi dare il là alla discussione (che rende sempre un sacco in visibilità) e ci sei riuscito con l’aiuto del tuo fiancheggiatore.
    Ora per lo meno risparmiaci i vittimismi e le lamentele di incomprensione, sii felice e in bocca al lupo per la tua iniziativa;-)
    geo

  229. giuliomozzi il 24 novembre 2006 alle 15:41

    Georgia, non mi sono lamentato di nulla. Dove, con quali parole mi sarei lamentato? Non mi pare di essermi atteggiato a vittima: dove, con quali parole mi sarei atteggiato a vittima? Non mi pare di essermi lamentato per le incomprensioni: dove, con quali parole mi sarei lamentato delle incomprensioni?

    Se qualcuno scrive una cosa che mi concerne, e che a me non pare vera, io intervengo e dico: la cosa non è così ma cosà. Se tu mi attribuisci intenzioni che non ho avute e non ho (“dare il la alla discussione”), non posso che intervenire e dire: non ho e non ho avute quelle intenzioni. Se vedo che l’articolo pubblicato in NI favorisce in maniera evidente una lettura dei fatti (“…inaugurando l’avventura di Vibrisse Libri, lascia la redazione di Nazione Indiana…”) nella quale non mi riconosco, intervengo e dico quel che ho detto nel primo commento.

    Credo di essere nel mio diritto.

  230. georgia il 24 novembre 2006 alle 16:00

    già non fa una grinza, solo che … mancava il cosà ;-)
    g

  231. Gerardo Carotenuto il 24 novembre 2006 alle 16:24

    dottore caro, non disprezzi così gli idioti: essi non sanno quello che fanno e nemmeno devono essere perdonati.

  232. Addio Alle Arti il 24 novembre 2006 alle 21:29

    *

    La persona che si firma “giuliomozzi” non ce l’ha con i nick. E’ vero, confermo. Ce l’ha con le persone che hanno un nick e che dicono le cose che pensano e che lui non vuole sentire, non vuole sapere, non vuole capire, non vuole vedere, di cui non vuole rispondere ecc., salvo dire sottintendere insinuare ribattere che loro che lo dicono lo dicono perché hanno un nick, non perché dicono quello che pensano e che lui non vuole sentire dire, capire, vedere ecc.
    La persona che si firma “giuliomozzi”, infatti, evita, non rispondendo loro, le persone che gli dicono quello che pensano e che lui non vuole sentirsi dire dicendo poi anche che avendo un nick evitano di prendersi la responsabilità di quello che dicono sono fanno mentre lui se la prende sempre la responsabilità scrivendo col nomeecognome tutto d’un pezzo e persino lasciando l’indirizzo e lasciando il numero di casa e lasciando il numero di cellulare e lasciando se necessario anche il marchio di fabbrica dello spazzolino da denti che usa e questo lo dice, della sua propria responsabilità, nel mentre che non risponde alle persone che vuole evitare e quindi non prendendosi mai di fatto la responsabilità che dovrebbe prendersi sempre e comunque con tutti ma solo quando lo vuole e dice lui. Fra le persone cui lui non risponde non prendendosi la responsabilità di ciò che dice fa e crede ve ne sono anche di quelle con nome e cognome staccato, non come il suo tutto d’un pezzo.
    Fra le persone cui lui risponde ve ne sono di quelle che usano il nick: sono quelle che non dicono cose che lui non vuole sentirsi dire, ma che giust’appunto dicono una cosa ora qui ora là cadendo proprio a pennello e che lui usa ora qui ora là proprio a pennello perciò proprio loro gli consentono di mettere in risalto quello che lui sempre voleva dire e allora risponde, risponde proprio bene, prendendosi tutte le responsabilità, ma proprio tutte, arriva proprio a far sentire responsabile anche la virgola che poverina non ne può veramente più della sua propria generosissima pazientissima magistrale inutile pleonastica asfissiante interminabile santissima responsabilità.
    Fra le persone cui la persona che si firma “giuliomozzi” non risponde pur formalmente rispondendo ve ne sono poi sia con nick sia con nome e cognome staccato: sono quei casi che lo urtano, lo urtano proprio; lo urtano perché lo costringono a rispondere, sia chiaro pur sempre non rispondendo, ma lo costringono a rispondere, nel mentre che lo distolgono dalle cose veramente importanti che sono quelle stava dicendo facendo credendo lui col nomeecognome tutto d’un pezzo e nelle quali stava dimostrando con tutto l’impegno tutta la sua relativa e inutile e fittizia e conveniente responsabilità di cui abbiamo già visto.

    *

  233. Ugolino Conte il 24 novembre 2006 alle 22:06

    Azzz’!!! Un vero mago! E come fa? Quest’uomo deve essere proprio capace di squintuplicarsi.

  234. Bartolomeo Di Monaco il 24 novembre 2006 alle 23:44

    @Addio Alle Arti

    I’ mi son un che preferirei che non si usassero i nick: a meno che non ci siano, ovviamente, ragioni speciali di sicurezza e similia. Quindi ora te la prenderai anche con me, poiché ti confesso che non ho saputo resistere a questa domanda che mi è sorta spontanea leggendo il tuo ultimo commento. Ma ‘ste sembolate le avresti scritte lo stesso firmandoti col tuo vero nome e cognome?
    In tutta sincerità, penso proprio di no. E se ho ragione, questo dimostra, al di là di ogni retorica, la differenza tra chi fa uso di un nick e chi no. Ossia, l’uso del nick può, in taluni casi (quando si prende in giro qualcuno, lo si insulta e così via), metterci al riparo da un gesto, da una scrittura, della quale, altrimenti, ci vergogneremmo. Non ti pare, esaminando proprio il tuo caso, che sia così?

  235. cristiano prakash dorigo il 25 novembre 2006 alle 10:24

    non sono riuscito a leggere tutti i commenti, ma quasi.
    correndo il rischio di sembrare moralista – anche se qui a N i i rischi sono direttamente proporzionali alla “famosità” e perciò io non ne corro – devo ammettere che certe volte qui si prova un disagio direttamente proporzionale alla stima che si ha nei confronti del sito stesso: se N I è un punto di riferimento, lo è anche di smarrimento.
    e non intendo con questo dire che non sia giusto discutere; intendo invece sottolineare che tener conto del “setting”, del chi si è, del cosa in qualche misura si rappresenta.
    e qui si rappresenta, almeno per me, quella cultura propulsiva, in qualche modo spirituale, politica, attraverso la critica e la proposta, la difusione di idee, di conoscenza.
    insomma, pur capendo l’umana debolezza, quella che accende l’orgoglio quando si viene toccati e messi in discussione, personalmente mi aspetto quel “di più” da N I.
    e volevo farlo sapere.

  236. giuliomozzi il 25 novembre 2006 alle 10:37

    Il guaio è che la persona che si firma “Addio alle Arti” non ha detto nulla. Dare una risposta è impossibile.

  237. Addio Alle Arti il 25 novembre 2006 alle 16:34

    *

    Lettera aperta a il magnifico (e)rettore

    Vede, gentile magnifico – e lei, mi permetto di ricordare e di ricordarle che a me, qui, aveva detto che non avrebbe detto addio – secondo me ognuno esprime sempre quello che è, anche quando non vuole, anche cercando di nascondersi: ci sono persone che stanno in silenzio e solo pensano fra sé e sé, persone che pensano e dicono quello che pensano (in maniera allusiva o esplicita che sia) direttamente all’interessato, persone che fanno finta di dire quello che pensano, ma non lo pensano, e insieme pensano che certi poveri (scioccherelli) non lo possano proprio capire, che loro stanno dicendo cose che proprio non pensano; ci sono persone che fanno quello che credono rispondendone alla propria coscienza nel rispetto degli altri, persone che annunciano per mesi di quello che pensano che faranno e poi di quello che hanno appena iniziato e finito insieme ecc. ecc., insomma, ci sono tante e tante persone, e tutte quante, dalla prima all’ultima, manifestano, volendolo o no, quello che sono, esprimono le loro qualità, negative e positive (è fuor di dubbio che tutti ne abbiamo, no?).

    Non crede anche lei, gentile magnifico, che qua si sta evidenziando una cosa che fa riflettere? Su niente di particolarmente nuovo, sia chiaro, ma io sono convinto che riflettere faccia sempre bene, anche se è una ripetizione continua di una uguale riflessione. Questa discussione a me fa venire in mente molte cose e altri esempi. Vorrei fargliene uno.

    Tempo fa, a un particolare spettacolo di canto, in teatro.
    Alla fine dello spettacolo, la cantante, che mi ha colpito sia per la sua bravura sia – come anche lei vedrà – per la sua schiettezza, sia per la sua umanità, tornata in scena per riscuotere gli applausi finali e fare il bis, prende il microfono in mano e dice: Scusate – e si scusa per la cattiva voce e per la febbre – faccio una cosa che solitamente non si fa, ma siccome vi ho sentiti particolarmente freddi (era vero, per varie ragioni) vorrei chiedervi (e la sua voce era molto pacata, molto calda, cordiale, ma decisa), vorrei chiedervi se c’è stato, in questo spettacolo, qualcosa che non vi è piaciuto. Davvero, vorrei sapere la vostra opinione. Brusio nella platea; poi, si levano due voci che tutti odono più chiaramente. Uno, dalla platea, secco, dice: la regia, non mi è piaciuta. Un altro, evidentemente in disaccordo, dice: a me invece è piaciuta! La cantante, allora, invita il signore cui non era piaciuta la regia, a raggiungerla dopo, in camerino, per dirle più precisamente in che cosa non avesse funzionato lo spettacolo. E’ evidente che doveva farlo, proseguire la cosa in camerino, in privato, intendo, perché quella non era una discussione pubblica, non era un convegno: la cantante doveva, a quel punto, fare il bis e far chiudere il sipario. E voleva farlo, la cantante, di proseguire la cosa in privato, perché sinceramente interessata di capire e migliorare, eventualmente, lo spettacolo. Ma solitamente, come specificato da lei stessa, questo che è accaduto, non accade, non si fa.

    Ora, gentile magnifico, se la immagina lei, la cantante, che indicando il signore del pubblico, dice lui: lei, mi dia il suo nome e cognome, si prenda le responsabilità di quello che dice. Comportandosi, insomma, come se quel signore ce l’avesse con lei personalmente, e quindi come se lei ce l’avesse con lui personalmente. Perché la brava cantante non lo ha fatto? Perché è una brava professionista, non è d’accordo anche lei, gentile magnifico? E’ un’artista e dopo anche una professionista dello spettacolo: sa che sta svolgendo un lavoro in (e per il) pubblico. E sa, che quel signor poniamo Mario Rossi, cui lei non chiede l’identità, non è, in quel momento il signor poniamo Mario Rossi che ha moglie e tre figli, un lavoro, dei problemi, vota al centro e gli piace il gelato al gusto cioccolato. No. Lei sa che quel signore, in quel momento è, semplicemente, IL PUBBLICO. Ed è, al massimo, ancora semplicemente, UNA PARTE DEL PUBBLICO.
    Ecco per me un esempio positivo di signora (vera), di artista professionista (vera), che si prende la responsabilità del lavoro che ha SCELTO di svolgere.

    Qua, invece, gentile magnifico, si è avuto un brutto spettacolo, non le pare? Perché? Perché, al di là dello spettacolo (che avrebbe anche potuto essere bello, e d’altra parte perché uno va a vederlo? Sperando che sia bello, no?), qua dentro si è dimostrato, seppure non volendolo, secondo me, che c’è qualcuno che non ha ancora capito che il lavoro che ha deciso di svolgere ha a che fare con IL PUBBLICO, e che a esso deve rispondere di quello che dice e fa (mette in scena, pubblica) prendendosene la responsabilità. Il pubblico vede lo spettacolo e, se vuole (senza, beninteso, insultare), ne dice proprio quello che vuole: ecco la sua responsabilità.
    Questa sua responsabilità, tra l’altro, è strettamente connessa alla sua libertà.

    Ora, gentile magnifico, in questo paese, nessuno (è una estrema semplificazione, naturalmente) si vuole prendere la responsabilità di quello che va facendo, nessuno vuole stare al suo posto (esempio: io sono il pubblico; quello è il politico; quel tal altro il cantante), ma si vuole (e qualcuno ci si vuole e qualcuno ci vuole a noi) mettere tutti sullo stesso piano, così si confonde tutto ancora meglio, e così, sbagliando sbagliando, si può arrivare a non notare – e non capire – nemmeno questo (che i piani, i ruoli, si sono confusi), volendo far passare questo per “democrazia”, “siamo tutti uguali”, “abbiamo tutti gli stessi diritti e doveri” ecc., quando invece al contrario ciò incoraggia la diffusione di modi arroganti, autoritari, presuntuosi, dilettanti (e non ho nulla contro questi ultimi: se restano al loro posto).

    Non pensa anche lei che tra questo (presunto virtuale) che qui si svolge e il mondo (reale) non vi siano poi molte differenze? Che questo è, chiaramente, solo lo specchio del nostro Paese? O anche uno degli specchi?

    Già grato per le pagine sue che qui ho letto in questi giorni, pur non essendole state ispirate, ne sono certo, da me precisamente, ma con le quali ho pensato, sperato, riso, parlato, trovando un’autentica lezione di vita e una conferma che i libri (o le singole pagine, fa lo stesso) danno, eccome se danno, risposte, la saluto cordialmente sperando di leggere una pregiata sua che non le sia di disturbo e dichiarandomi ancora e sempre il suo affezionatissimo ecc. ecc.

    *

  238. giuliomozzi il 25 novembre 2006 alle 20:31

    Ma guarda! Questo qui una volta si firma “il magnifico eccetera”, un’altra si firma “Addio alle Arti”, e polemizza pure con sé stesso!
    Che baraonda! Che parapiglia!

  239. Bartolomeo Di Monaco il 25 novembre 2006 alle 21:34

    Addio Alle Arti, scusa ma devo essere pignolo.

    1 – ad esempio, io ti ho chiesto se mettendo il tuo vero nome, avresti detto le stesse cose. Tu non mi rispondi. Io credo di no. E questo è più che sufficiente a marcare la differenza tra l’uso del nick e l’uso del vero nome. O no?

    2 – L’esempio che fai è davvero fuori luogo. Quella brava attrice aveva davanti una persona: quella persona. Il suo nome non era necessario. Perché il nome serve ad identificare convenzionalmente una persona, ma se tu te la trovi davanti ed essa ti esprime un giudizio sul tuo lavoro, che senso ha chiederle il nome e cognome? Il nostro codice mette diritti e doveri in capo alla persona, a cui convenzionalmente viene assegnato un nome. Non assegna diritti e doveri al nome, ma alla persona. Se una persona uccide un’altra persona in mezzo alla strada, la polizia che assiste alla scena, arresta quella persona, a prescindere dal nome che porta. Il nome servirà poi per tutti gli aspetti burocratici. Ma l’arresto riguarda quella persona, che può anche aver mutato mille nomi, e la polizia non mollerà mai la persona che ha preso in flagrante, poiché i mille nomi che hanno fatto o fanno capo a lui non contano niente rispetto alla fisicità. Sei d’accordo?

    3 – In internet, invece, manca proprio la persona, la sua fisicità, la sua identificabilità fisica. Perciò, l’unico modo supplementare per identificare la persona che scrive non è la sua fisicità (che manca) ma la sua vera identità anagrafica, quella, ossia, con cui la società, lo riconosce, anche senza vederlo.

    4 – Ciò significa che in internet, se si usa un nick, si svanisce nel nulla, si è dei perfetti sconosciuti, poiché mancano sia la fisicità, sia il suo sostituto convenzionale, ossia il nome e il cognome registrati all’anagrafe. Chi approfitta di questa condizione fantasma per dileggiare il prossimo, manca, non solo di responsabilità, ma di dignità. Perché approfitta della propria evanescenza.

    5 – Chi usa il nick, dunque, deve saperlo fare domandandosi sempre se quello che scrive usando il nick lo scriverebbe ugualmente firmandolo con il suo vero nome e cognome. Se la risposta è no, deve astenersi. Se la risposta è no e scrive ugualmente è un farabutto.
    Se invece la risposta è sì, deve domandarsi quale siano le ragioni per le quali preferisce nascondersi agli altri. Scoprirebbe altri problemi, la cui cura non potrà che essere quella di cominciare ad avere il coraggio di mettere la propria firma, vera, sotto ogni cosa che scrive, così come, quando parla con qualche sconosciuto, offre la sua fisicità a supporto delle sue parole.

    6 – Se qualcuno che non conosci ti telefona e comincia ad insultarti o a prenderti in giro, tu che cosa fai? Probabilmente, non riuscendo a identificarlo o a convincerlo ad identificarsi, gli rispondi per le rime o tiri giù il telefono. Ossia, non intendi proseguire a colloquiare normalmente con uno di cui non sai nulla. Solo se l’anonimo mostra correttezza, potresti essere indotto a interessarti alla conversazione senza sentire la necessità di identificarlo. In internet accade la stessa cosa. Quanti nick vengono usati correttamente, al pari dell’anonimo al telefono (per esempio l’impiegato di un call center), con i quali può risultare perfino piacevole scambiare commenti! Quindi – sebbene io preferisca usare il mio vero nome e cognome – non ho niente contro i nick se vengono usati correttamente. Quando si passa all’insulto gratuito, al dileggio, alla mancanza di rispetto dell’interlocutore e così via, l’uso del nick è né più né meno che una vigliaccheria e una mascalzonata.

  240. il magnifico (e)rettore il 25 novembre 2006 alle 22:51

    Egvegio dottov Addio Alle Avti, cioè, egvegio me stesso, le/mi rispondevò non appena mi savò libevato, sul tavdi, pevché le sue/mie ossevvazioni mevitano una visposta. Le “sue/mie”, dicevo, pevché gli ultimi intevventi appena letti sono degni solo di un veloce e pietoso oblio, anche se, a div la vevità, piange un po’ il cuove a vedeve uno stimato intellettuale naufvagave in un misevo bicchiev d’acqua, nel tentativo, fallito in pavtenza, di teneve bovdone al famoso saggio esule volontavio.

    Abbia fede, cavo dottove, mi favò vivo. Lei vicovda la scenetta, pvotagonista Toto’, del “cevcavo di capive dove volevano avvivave?” Ecco, siamo più o meno lì.

  241. Ugolino Conte il 25 novembre 2006 alle 23:56

    @ Bartolomeo Di Monaco

    Scusi se mi intrometto, ma essendo curioso per natura mi sono sobbarcato la lettura di tutti i commenti e ho scaricato quelli di Addio Alle Arti, allo scopo di rileggerli con attenzione, mettendoli in relazione, soprattutto, con le “sollecitazioni” di cui, in un certo senso, rappresentano una risposta.

    Addio Alle Arti interviene cinque volte:
    21 nov. h 16.05
    22 nov. h 21.08
    23 nov. h 23.46
    24 nov. h 21.29
    25 nov. h 16.34

    Gieli ho elencati, risparmiandole così la fatica di cercarli, perché avrei da chiederle, gentilmente, una cortesia, anzi due: 1) saprebbe indicarmi un solo punto di questi cinque commenti in cui lo scrivente insulta qualcuno gratuitamente, dileggia, manca di rispetto (i.e., a quanto lei sostiene, è un “mascalzone” e un “vigliacco”)? 2) ha letto tutti gli interventi del signor Giulio Mozzi?

    p.s.

    E’ chiaro che io sono il terzo dei tre nick coi quali ha postato il signore che si firma anche Addio Alle Arti e il magnifico (e)rettore. Almeno stando alla logica di uno che afferma, dall’alto del suo radicamento nella storia, che sono gli altri, soprattutto quando non dicono ciò che si aspetta, a vivere fuori dalla realtà.

    p.s.s.

    O forse no, perché mi chiamo Ugolino Conte, abito a Milano in zona Maciacchini e, se proprio vuole, non avendo la lucina azzurra che illumina la mia magione e la mia opera, posso lasciarle qui il mio numero di telefono, l’indirizzo e la mail. Non ha che da chiederlo. Cambia qualcosa nella sua vita?

    p.p.s.s.

    Se rilegge i suoi due interventi, si accorgerà che le parole più dure, sia pure ammantate di bonomia e di “saggezza”, le avete usate in due, unitamente al ricorso a metafore, nemmeno tanto criptiche, che rimandano a codici, polizie, denunce etc. Riprendendo una riflessione di Georgia, sempre qui, io credo che alcune espressioni non andrebbero mai usate, visto che si sta solo esprimendo un disaccordo, cioè il proprio libero pensiero. Almeno in NI si usa così: se un post mi sembra una marchetta, lo dico, senza per questo dover essere colpevolizzato con un moralismo alla melassa degno del libro cuore.

    I miei saluti.

    Ugolino Conte

  242. Bartolomeo Di Monaco il 26 novembre 2006 alle 10:22

    @ Ugolino Conte

    Mi pare che dal mio scritto appaia molto chiaro che il mio discorso è indirizzato a Addio Alle Arti, solo perché è stato lui a non trovare alcuna differenza tra l’uso del nick e l’uso del nome vero. La mia pignoleria dichiarata, sta nel fatto che ho voluto dimostrare con alcune argomentazioni, nient’affatto degne di un veloce e pietoso oblio almeno per chi voglia cercare di capire, che differenza passa tra l’uso del nick e l’uso del vero nome, una differenza estremamente lampante.

    La mia quindi è una esposizone di carattere generale, che prende spunto da alcune affermazioni di Addio Alle Arti.

    Del resto, già partecipai, proprio qui, su NI 1, alla discussione sui nick (che potrebbe anche essere rintracciata) e ebbi l’onore di leggermi citato da Carla Bendetti a supporto delle sue affermazioni, anch’esse contrarie all’uso dei nick.

    Quindi riaffermo che, ove vi sia dileggio, insulto, ed altro, approfittando del nick, si compie un’azione vigliacca e irresponsabile.

    Se poi i contenuti dei commenti a firma Addio Alle Arti e il magnifico (e)rettore abbiano in sé significati di dileggio, insulto, eccetera, è irrilevante, a questo proposito, perché – ripeto – ho esposto una mia tesi di carattere generale, prendendo spunto da alcune affermazioni di Addio Alle Arti a proposito dei nick.

    Comunque, quando Addio Alle Arti usa continuamente l’espressione “La persona che si firma “giuliomozzi” ” mi pare che voglia prendersi gioco, e dileggiare quindi, Giulio Mozzi, giacché si sa che dietro quella firma c’è proprio la persona fisica di Giulio Mozzi (se ci fosse usurpazione sarebbe il primo ad intervenire per dichiararla). Perché non rivolgersi, dunque, semplicemente a Giulio Mozzi, oppure anche a giuliomozzi, senza farsi precedere dall’espressione “La persona che si firma”, che non può non avere, tanto più che è ripresa pari pari più volte a mo’ di ritornello, un cosciente, voluto, significato di dileggio. Così mi pare.

    Invece, Ugolino, mi piacerebbe che tu contrastassi punto per punto le mie considerazioni circa le differenze tra l’uso del nick e l’uso del nome vero, e anche mi ribattessi se l’esempio che hai portato sotto lo pseudonimo di Addio Alle Arti, a riguardo dell’attrice, non sia – come io affermo – fuori luogo. Non solo, ma mi piacerebbe anche se tu rispondessi a quella lontana domanda riguardo alle sembolate (cavolate) che hai scritto nel commento del 24 nov. h 21.29, in special modo quando affermi che Giulio Mozzi non risponde se uno si firma con nick oppure egli fa una specie di esibizione postando il suo indirizzo e il suo cellulare.
    Chi conosce Giulio Mozzi o ha letto i suoi libri, sa bene che Giulio ha l’insolita abitudine di rendere pubblico il suo recapito. Dunque, o non lo sai, e quindi questa che ti dò è una notizia, oppure lo sai e allora la tua è una voluta denigrazione. Dimmi, se sbaglio, perché – pronto a correggermi – io penso di no.

    Riguardo poi all’uso del tuo nome vero, che affermi è Ugolino Conte, se questo è davvero il tuo nome vero, non è necessario che tu fornisca alcunché d’altro, poiché il nome e cognome anagrafici convenzionalmente stanno in luogo della persona fisica. Con quel nome, la onnipresente burocrazia è in grado, cioè, di identificarti tra miliardi di abitanti di questo pianeta!:-)

    Ecco, giunto a questo punto, sarei curioso di sapere da te, perché hai difficoltà ad usare sempre il tuo vero nome. Che cosa ti fa, invece, orientare verso la mascheratura dietro un nick? E’ proprio questo che non riesco a capire. Io non ci riuscirei. Aiutami tu.

  243. il magnifico (e)rettore il 26 novembre 2006 alle 11:02

    Egvegio dottov Addio Alle Avti, puvtvoppo la maledizione dei vibvatovi ha colpito: dopo avev scvitto l’intevvento che leggevà nel pvossimo post, il computev si è fuso, o quasi. E’ il mio testamento, infatti mi vitivo da qvesto thvead e dalla vete pev qvalche tempo, almeno fino alle pvossime evezioni. Nel fvattempo, cevchevò di convinceve la mia segvetavia, la magnifica dottovessa Mika Teladogvatis, a candidavsi, pevché secondo me, coi tempi che covvono, ha buonissime possibilità di esseve eletta. A fva poco, egvegio.

  244. giuliomozzi il 26 novembre 2006 alle 11:09

    Scrive Ugolino Conte: “Almeno stando alla logica di uno che afferma, dall’alto del suo radicamento nella storia, che sono gli altri, soprattutto quando non dicono ciò che si aspetta, a vivere fuori dalla realtà”.
    Chi è questo uno? E’ possibile nominarlo? E’ possibile scrivere il nome con il quale compare in questa discussione?

  245. il magnifico (e)rettore il 26 novembre 2006 alle 11:17

    Egvegio dottov Addio Alle Avti, lei ha davvevo vagione (e non ha vagione perché mi dà, in qualche modo, vagione: ha vagione pevché ha vagione, pevché le cose stanno pvopvio come lei dice): “qva si sta evidenziando una cosa che fa vifletteve”. Io ho viletto alcune affevmazioni presenti in qvesto lungo (e non inutile) thvead, e lo s-concevto (chiavamente, non qvello del suo esempio canovo) è cvesciuto ad ogni passaggio: qvi non sono i pevsonaggi pubblici a dovev dav vagione di qvello che fanno o dicono, ma sono colovo che domandano a dovev giustificave non solo le lovo vichieste, ma finanche il tono in cui le espvimono. Siamo all’assuvdo. Ma, fovse, solo fino a un cevto punto: basta guavdavsi attorno e si vede benissimo come in qualsiasi ambiente, e la vete non sfugge assolutamente alla vegola, si vipvoducano, vaviamente amplificate, le stesse dinamiche che alimentano l’esistenza, e l’esistente, che ci circonda/no e nel/la qvale siamo quotidianamente immevsi. Ova qualcuno potvebbe dive (e l’ha detto) che nessuno è tenuto a vispondeve, se non vuole. Bene: e allova perché vendeve palese il pvopvio pensiero? Pevché vendeve di dominio pubblico ciò che si intende fave, e poi negavsi al contvaddittovio, qualova compovti il vischio che ci avvivino domande indesidevate? Che cosa cevchiamo, in definitiva? Il plauso acvitico e incondizionato del volgo? Mi spiace esseve in qualche modo genevico in qveste avgomentazioni, ma capivà che non me la sento più di scendeve nei pavticolavi e cevco solo un filo di ovdine generale: pavtendo, comunque, dal pvesupposto, pev me ivvinunciabile, che sia un doveve etico vispondeve su qvanto si è appena comunicato e veso noto. Fino a qvando qvalcuno non mi fa domande che investono la mia sfeva privata, io “devo” (divei qvasi kantianamente) dave soddisfazione sull’avgomento, esponendo il mio punto di vista che, in un contesto così delineato, ha esattamente lo stesso valove di qvello dei miei intevlocutovi. Oppuve abbandono il campo, pevché vimanendo, e vispondendo solo a ciò che mi aggvada, io non faccio che avvalovave le “peggiori” supposizioni: a qvel punto, del tutto legittime, e legittimate dalla mia vitvosia su una pavte e dalla contemporanea dovizia di pavticolavi sul vesto.

    Ova io le chiedo (cioè, “mi” chiedo: visto che, a qvanto sembva, siamo la stessa pevsona) di abbandonave la discussione pvopvio a qvesto punto, pev evitave di alimentave e dilatave, con le nostre visposte, lo shave pubblicitavio che stiamo sostenendo, nostvo malgvado. Infatti, scommette sul fatto che nel givo di qualche ova avvivevanno chissà qvanti altvi commenti che la/ci accusevanno anche del buco nell’ozono e della cvisi delle vocazioni? A me sembva una tattica studiata a tavolino e, come spevo anche lei, non ci sto più, anche pevché non ne ho vicavato nemmeno lo stvaccio di una visposta; fovse solo la consolazione di sapeve (finalmente!) che vivo fuovi dalla vealtà. Che, malgvado tutto, non è poco, a ben pensavci: se la vealtà è quella che emevge da tanti commenti, io pvefevisco esseve fuovi pev davvevo. Così come spevo lei.

    Le dico solo che condivido tutta inteva la sua riflessione e che tvovo pevtinentissime tutte le domande che lei pone, sopvattutto quando si chiede “Non pensa anche lei che tva questo (presunto vivtuale) che qui si svolge e il mondo (veale) non vi siano poi molte differenze? Che questo è, chiavamente, solo lo specchio del nostro Paese? O anche uno degli specchi?” La mia visposta non può che esseve “sì”: qvi ci si avvota intovno a una “evve”, tva sofismi e sillogismi che, disgelati e tvatti fuovi dal lovo fondale vetovico, mostrano il vevo volto dei dispensatovi di saggezze assovtite: qvello di chi è anche capace di viconosceve l’altvo (come pevsona, come pensievo, come contraddizione), ma a una sola condizione: che sevva allo scopo che muove i fili delle nostre vite.

    Nel vingvaziavla, auguvandomi di vitvovavla anche in altve circostanze, qvi o altrove, la saluto covdialmente (quindi, vingvazio e saluto me stesso!: che bello!!: e qvale fevvida fantasia nasconde il nick vagionieve!!!). Non pvima, pevò, di avevle vaccontato una storiella leopavdiana (un’opevetta movale?) che mi è capitato di vaccoglieve qvi nella visevva: una tva le tante: pev fortuna.

    Qualche tempo fa, un vedattove di NI pubblicò una sua poesia. I pvimi intevventi a commento fuvono opeva di pevsone che si fivmavono con sigle facilmente vipovtabili (ma da chi?) alla categovia dei “nick” (e qvale savebbe? il dottov Di Monaco, magavi, potvebbe chiavive): alcuni elogiativi, altvi criticissimi, un paio al limite del savcasmo più fevoce. Il poeta in questione intevvenne e ne nacque un dibattito: dopo avev vingvaziato colovo che avevano appvezzato, si vivolse, senza fanculeggiave nessuno e, sopvattutto, senza chiedeve patenti e documenti d’identità, a colovo ai qvali poteva benissimo non vispondeve. Chi glielo faceva fave? E invece no: affvontò pacatamente le questioni poste, anche in malo modo da qvalcuno, uscendone con gvande dignità (la stessa che aveva pvima di postave) e impavtendo una lezione di stile a chi aveva vicamato il suo intevvento sul nulla. Un evoe del nostro tempo? Ma non scherziamo! Qvale evoe: solo un uomo che, avendo assunto un vuolo pubblico nel momento in cui vendeva pubblica la sua pvoduzione, sapeva, comunque, di dovev metteve nel conto anche la cvitica, fosse puve immotivata. L’unica vealtà che viconosco, è quella di chi agisce in qvesto modo.

    Ah, la santa, la benedetta vevità: quella dell’eccezione: che chiama sempve la vegola a fave i conti con la vivgola fuovi qvadvo che, da sola, vale a smottave il muvo compatto di ogni omologazione.

    Vivevisco e vingvazio, egregio dottov Addio Alle Avmi.

    *

    Vedo che, da nick doppio, sono diventato tvino (si vede pvopvio che sta avvivando natale!). Quindi mi tocca vingvaziave, nelle vesti di Addio Alle Avti, anche il mio avvocato, il dottov Ugolino Conte. Consapevole, in qvesto modo, di alienavmi pev sempre, le simpatie di “colui che move il sole e l’altve stelle”.

    *

    Buon natale, egvegio dottov Di Monaco e gvazie pev le sue puntuali cvonache lettevavie, anche se qvi la scopvo in veste allotvia. A pvoposito: ma lei, mi consenta l’avdive del chiedeve, coi libvi che legge, ci dialoga?

    p.s.

    Non dimentichi, qvalova tovnasse nei luoghi natali (che sono anche i miei) pev le imminenti festività, di povtave su, al vitovno, una bella fetta di “capitone” pev i suoi amici. Una, in pavticolave, pev la pevsona che si fivma sempve col simpatico nick “lucio angelini”.

    Saluti.

  246. Ugolino Conte il 26 novembre 2006 alle 11:55

    @ B. Di Monaco

    Io ho aperto il thread solo ieri e ho solo proposto delle considerazioni. La frase contenuta nel “p.s.” era solo una battuta: dal momento che Mozzi identifica l’erettore e addio alle arti, non era difficile, a quel punto, visti i rilievi che muovevo, essere scambiato con quei due, o con quell’uno. Il suo discorso, in linea generale, è accettabile, ma, secondo me, è fuori tempo, almeno stando alla logica che, da lettore, intravvedo in tutta la discussione. Senza vole essere l’ “avvocato” di nessuno, mi viene da chiederle: ma come mai, su Vibrisse, ad esempio, non mi è mai capitato di leggere una risposta che parte da “mi dà sui nervi rispondere a uno che si firma etc.”, “mi sta sul cazzo rispondere…etc.”? Eppure di nick lì ne circolano in abbondanza e a nessuno è mai stato chiesto di declinare le generalità…

    @ Giulio Mozzi

    Io ho riportato impressioni, chiamiamole così, di lettura. Per rispondere, dovrei entrare nel merito di alcuni interventi specifici. Ritengo inopportuno, ma è una mia considerazione, farlo: più corretto sarebbe che a farlo fossero coloro coi quali lei ha dialogato, a iniziare da colui al quale ha dato, nè più né meno, del fuori di melone. Se poi le interessa il “mio” parere su tutta la faccenda, questo è un altro discorso: me lo faccia sapere e le rispondo volentieri.

  247. giuliomozzi il 26 novembre 2006 alle 12:01

    Quindi, se c’entra la sfera privata, uno può tacere.
    Ah: io non ho rese di dominio pubblico le mie dimissioni da NI.

  248. Bartolomeo Di Monaco il 26 novembre 2006 alle 15:38

    @ Poiché, magnifico (e)rettore sei nato dalle mie parti (ma lo pensavo che fossi tu), non insisto. Dico solo che anche l’ultimo esempio che hai portato (quello che riguarda “Il poeta in questione intevvenne e ne nacque un dibattito:”) ha la stessa debolezza di quello riguardante l’attrice di teatro. Non devi, ossia, porre l’attenzione sul poeta che ha risposto (quando mi insultano anch’io rispondo, il più educatamente possibile), ma sul fatto che qualcuno ha insultato usando l’anonimato. Siamo, cioè, punto e a capo:-)

    Riguardo alla domanda: “A pvoposito: ma lei, mi consenta l’avdive del chiedeve, coi libvi che legge, ci dialoga?” non so proprio rispondere, perché è una domanda che mi faccio anch’io:-)

  249. il magnifico (e)rettore il 26 novembre 2006 alle 16:38

    Vompo solo pev un attimo i pvepavativi pev il mio vitivo definitivo, gia ampiamente annunciato (e che palle!!!).

    Veda, cavo dottov Bavtolomeo Di Monaco, io sono meno “sofista” di lei (ho vivgolettato il tevmine solo pevché non intendo davgli nessun connotato negativo) e, anonimato o meno, analizzo i dati veali (qvalcuno non savà d’accovdo, ma poco impovta): se lei vilegge il thvead dall’inizio, scopvivà, con sua sovpvesa, che il pvimo di qvelli che lei chiama insulti me lo son pveso io, e non cevto ad opeva del dottov Addio Alle Avti che, a mio modo di vedeve, ha solo espvesso, nei suoi intevventi, delle considevazioni ampiamente cvitiche su una cevta pvassi, ma non ha offeso nessuno (ma già, è facile divlo pev me, visto che Addio Alle Avti sono io!).

    Le faccio una domanda: come mai non avviene, qvando un nick lascia tvacce di complimenti ed elogi vaviamenti assovtiti, che qvalcuno, magavi l’intevessato, esclami “mi sta sul cazzo uno che mi elogia usando un nick anonimo”? Lo vede, allova che l’egvegio Addio Alle Avti ha vagione? Pvovi a leggeve i suoi pvimi commenti. Il dottove in qvestione fa un vagionamento del geneve: se io non sono d’accovdo sull’impostazione di un post (che bvutta cacofonia, mi pevdoni), pevché vitengo che metta in un vappovto di causa-effetto due vealtà distinte, o chiedo di vettificavlo (la notizia da una pavte, come un comunicato di sevvizio, senza commenti; e il vesto dall’altva, da discuteve nel mevito, se uno vuole) o mi accollo l’oneve della visposta, visto che io stesso noto la facilità con la qvale i due momenti possono esseve detevministicamente appaiati. Ova, se io accetto questo dato, qvesta possibilità, non posso poi decideve, da me medesimo, qvali domande sono plausibili e congvue e qvali no. Non cvede?

    Poi le chiedo, tva le mille cose che potvei (ma non voglio stvappavla alle sue abitudini, ci manchevebbe altvo), di dave un’occhiata al mio commento in seguito al qvale il cveatove di Vibvisse ha cominciato a seminave peni e gendavmi come se piovesse: contiene due complimenti al suddetto “ecceteva”, uno allo scvittove e uno all’uomo, che, se legge bene, viene escluso dalla categovie che mi stavano, e mi stanno, e mi stavanno sempve, “sui coglioni”. Poi, se lei non consideva l’ostentazione di dati da ufficio anagvafe e telecomunicazioni come una “caduta di stile” (eufemismo), beh, qvesti sono fatti suoi/vostvi.

    Ova, puvtvoppo devo salutavla e non potvò neanche vispondevle, nel caso, pevché sto pavtendo pev una lunga cvocieva ai lidi di Comacchio insieme alla mia segvetavia.

    Saluti e covdialità. E non dimentichi, mi vaccomando: una bella fetta di capitone anche al signov “…ecceteva”.

  250. Bartolomeo Di Monaco il 26 novembre 2006 alle 17:15

    Ciao, a Comacchio ho fatto visita questa estate. Bel posto.

  251. Pensieri Oziosi il 26 novembre 2006 alle 19:02

    [Per comodità di chi segue questa discussione, riporto gli ultimi quattro interventi dell’(e)rettore in ortografia standard. Ricordo che la traduzione è automatica, con tutte le limitazioni del caso.]

    [November 25th, 2006 at 22:51]

    Egregio dottor Addio Alle Arti, cioè, egregio me stesso, le/mi risponderò non appena mi sarò liberato, sul tardi, perché le sue/mie osservazioni meritano una risposta. Le “sue/mie”, dicevo, perché gli ultimi interventi appena letti sono degni solo di un veloce e pietoso oblio, anche se, a dir la verità, piange un po’ il cuore a vedere uno stimato intellettuale naufragare in un misero bicchier d’acqua, nel tentativo, fallito in partenza, di tenere bordone al famoso saggio esule volontario.

    Abbia fede, caro dottore, mi farò vivo. Lei ricorda la scenetta, protagonista Toto’, del “cercavo di capire dove volevano arrivare?” Ecco, siamo più o meno lì.

    [November 26th, 2006 at 11:02]

    Egregio dottor Addio Alle Arti, purtroppo la maledizione dei vibratori ha colpito: dopo aver scritto l’intervento che leggerà nel prossimo post, il computer si è fuso, o quasi. E’ il mio testamento, infatti mi ritiro da questo thvead e dalla rete per qualche tempo, almeno fino alle prossime erezioni. Nel frattempo, cercherò di convincere la mia segretaria, la magnifica dottoressa Mika Teladogratis, a candidarsi, perché secondo me, coi tempi che corrono, ha buonissime possibilità di essere eletta. A fra poco, egregio.

    [November 26th, 2006 at 11:07]

    Egregio dottor Addio Alle Arti, lei ha davvero ragione (e non ha ragione perché mi dà, in qualche modo, ragione: ha ragione perché ha ragione, perché le cose stanno proprio come lei dice): “qua si sta evidenziando una cosa che fa riflettere”. Io ho riletto alcune affermazioni presenti in questo lungo (e non inutile) thvead, e lo s-concerto (chiaramente, non quello del suo esempio canoro) è cresciuto ad ogni passaggio: qui non sono i personaggi pubblici a dover dar ragione di quello che fanno o dicono, ma sono coloro che domandano a dover giustificare non solo le loro richieste, ma finanche il tono in cui le esprimono. Siamo all’assurdo. Ma, forse, solo fino a un certo punto: basta guardarsi attorno e si vede benissimo come in qualsiasi ambiente, e la rete non sfugge assolutamente alla regola, si riproducano, variamente amplificate, le stesse dinamiche che alimentano l’esistenza, e l’esistente, che ci circonda/no e nel/la quale siamo quotidianamente immersi. Ora qualcuno potrebbe dive (e l’ha detto) che nessuno è tenuto a rispondere, se non vuole. Bene: e allora perché vendeve palese il proprio pensiero? Perché vendeve di dominio pubblico ciò che si intende fave, e poi negarsi al contraddittorio, qualora comporti il vischio che ci arrivino domande indesiderate? Che cosa cerchiamo, in definitiva? Il plauso acritico e incondizionato del volgo? Mi spiace essere in qualche modo generico in queste argomentazioni, ma capirà che non me la sento più di scendere nei particolari e cerco solo un filo di ordine generale: partendo, comunque, dal presupposto, per me irrinunciabile, che sia un dovere etico rispondere su quanto si è appena comunicato e reso noto. Fino a quando qualcuno non mi fa domande che investono la mia sfera privata, io “devo” (direi quasi kantianamente) dare soddisfazione sull’argomento, esponendo il mio punto di vista che, in un contesto così delineato, ha esattamente lo stesso valore di quello dei miei interlocutori. Oppure abbandono il campo, perché rimanendo, e rispondendo solo a ciò che mi aggrada, io non faccio che avvalovave le “peggiori” supposizioni: a quel punto, del tutto legittime, e legittimate dalla mia ritrosia su una parte e dalla contemporanea dovizia di particolari sul vesto.

    Ora io le chiedo (cioè, “mi” chiedo: visto che, a quanto sembra, siamo la stessa persona) di abbandonare la discussione proprio a questo punto, per evitare di alimentare e dilatare, con le nostre risposte, lo share pubblicitario che stiamo sostenendo, nostro malgrado. Infatti, scommette sul fatto che nel givo di qualche ora arriveranno chissà quanti altri commenti che la/ci accusevanno anche del buco nell’ozono e della crisi delle vocazioni? A me sembra una tattica studiata a tavolino e, come spero anche lei, non ci sto più, anche perché non ne ho ricavato nemmeno lo straccio di una risposta; forse solo la consolazione di sapere (finalmente!) che vivo fuori dalla vealtà. Che, malgrado tutto, non è poco, a ben pensarci: se la vealtà è quella che emerge da tanti commenti, io preferisco essere fuori per davvero. Così come spero lei.

    Le dico solo che condivido tutta intera la sua riflessione e che trovo pertinentissime tutte le domande che lei pone, soprattutto quando si chiede “Non pensa anche lei che tra questo (presunto virtuale) che qui si svolge e il mondo (reale) non vi siano poi molte differenze? Che questo è, chiaramente, solo lo specchio del nostro Paese? O anche uno degli specchi?” La mia risposta non può che essere “sì”: qui ci si arrota intorno a una “erre”, tra sofismi e sillogismi che, disgelati e tratti fuori dal loro fondale retorico, mostrano il vero volto dei dispensatori di saggezze assortite: quello di chi è anche capace di riconoscere l’altro (come persona, come pensiero, come contraddizione), ma a una sola condizione: che sevva allo scopo che muove i fili delle nostre vite.

    Nel ringraziarla, augurandomi di ritrovarla anche in altre circostanze, qui o altrove, la saluto cordialmente (quindi, ringrazio e saluto me stesso!: che bello!!: e quale fervida fantasia nasconde il nick ragioniere!!!). Non prima, però, di averle raccontato una storiella leopardiana (un’operetta morale?) che mi è capitato di raccogliere qui nella riserva: una tra le tante: per fortuna.

    Qualche tempo fa, un redattore di NI pubblicò una sua poesia. I primi interventi a commento furono opera di persone che si firmarono con sigle facilmente riportabili (ma da chi?) alla categoria dei “nick” (e quale sarebbe? il dottor Di Monaco, magari, potrebbe chiarire): alcuni elogiativi, altri criticissimi, un paio al limite del sarcasmo più feroce. Il poeta in questione intervenne e ne nacque un dibattito: dopo aver ringraziato coloro che avevano apprezzato, si rivolse, senza fanculeggiave nessuno e, soprattutto, senza chiedere patenti e documenti d’identità, a coloro ai quali poteva benissimo non rispondere. Chi glielo faceva fave? E invece no: affrontò pacatamente le questioni poste, anche in malo modo da qualcuno, uscendone con grande dignità (la stessa che aveva prima di postare) e impartendo una lezione di stile a chi aveva ricamato il suo intervento sul nulla. Un eroe del nostro tempo? Ma non scherziamo! Quale eroe: solo un uomo che, avendo assunto un ruolo pubblico nel momento in cui vendeva pubblica la sua produzione, sapeva, comunque, di dover mettere nel conto anche la critica, fosse pure immotivata. L’unica vealtà che riconosco, è quella di chi agisce in questo modo.

    Ah, la santa, la benedetta vevità: quella dell’eccezione: che chiama sempre la regola a fave i conti con la virgola fuori quadro che, da sola, vale a smottare il muro compatto di ogni omologazione.

    Riverisco e ringrazio, egregio dottor Addio Alle Armi.

    *

    Vedo che, da nick doppio, sono diventato trino (si vede proprio che sta arrivando natale!). Quindi mi tocca ringraziare, nelle vesti di Addio Alle Arti, anche il mio avvocato, il dottor Ugolino Conte. Consapevole, in questo modo, di alienarmi per sempre, le simpatie di “colui che move il sole e l’altre stelle”.

    *

    Buon natale, egregio dottor Di Monaco e grazie per le sue puntuali cronache letterarie, anche se qui la scopro in veste allotria. A proposito: ma lei, mi consenta l’ardire del chiedere, coi libri che legge, ci dialoga?

    p.s.

    Non dimentichi, qualora tornasse nei luoghi natali (che sono anche i miei) per le imminenti festività, di portare su, al ritorno, una bella fetta di “capitone” per i suoi amici. Una, in particolare, per la persona che si firma sempre col simpatico nick “lucio angelini”.

    Saluti.

    [November 26th, 2006 at 16:38 ]

    Vompo solo per un attimo i preparativi per il mio ritiro definitivo, gia ampiamente annunciato (e che palle!!!).

    Veda, caro dottor Bartolomeo Di Monaco, io sono meno “sofista” di lei (ho virgolettato il termine solo perché non intendo dargli nessun connotato negativo) e, anonimato o meno, analizzo i dati reali (qualcuno non sarà d’accordo, ma poco importa): se lei rilegge il thvead dall’inizio, scoprirà, con sua sorpresa, che il primo di quelli che lei chiama insulti me lo son preso io, e non certo ad opera del dottor Addio Alle Arti che, a mio modo di vedere, ha solo espresso, nei suoi interventi, delle considerazioni ampiamente critiche su una certa prassi, ma non ha offeso nessuno (ma già, è facile dirlo per me, visto che Addio Alle Arti sono io!).

    Le faccio una domanda: come mai non avviene, quando un nick lascia tracce di complimenti ed elogi variamenti assortiti, che qualcuno, magari l’interessato, esclami “mi sta sul cazzo uno che mi elogia usando un nick anonimo”? Lo vede, allora che l’egregio Addio Alle Arti ha ragione? Provi a leggere i suoi primi commenti. Il dottore in questione fa un ragionamento del genere: se io non sono d’accordo sull’impostazione di un post (che brutta cacofonia, mi perdoni), perché ritengo che metta in un rapporto di causa-effetto due vealtà distinte, o chiedo di rettificarlo (la notizia da una parte, come un comunicato di servizio, senza commenti; e il vesto dall’altra, da discutere nel merito, se uno vuole) o mi accollo l’onere della risposta, visto che io stesso noto la facilità con la quale i due momenti possono essere deterministicamente appaiati. Ora, se io accetto questo dato, questa possibilità, non posso poi decidere, da me medesimo, quali domande sono plausibili e congrue e quali no. Non crede?

    Poi le chiedo, tra le mille cose che potrei (ma non voglio strapparla alle sue abitudini, ci mancherebbe altro), di dare un’occhiata al mio commento in seguito al quale il creatore di Vibrisse ha cominciato a seminare peni e gendarmi come se piovesse: contiene due complimenti al suddetto “eccetera”, uno allo scrittore e uno all’uomo, che, se legge bene, viene escluso dalla categorie che mi stavano, e mi stanno, e mi staranno sempre, “sui coglioni”. Poi, se lei non considera l’ostentazione di dati da ufficio anagrafe e telecomunicazioni come una “caduta di stile” (eufemismo), beh, questi sono fatti suoi/vostri.

    Ora, purtroppo devo salutarla e non potrò neanche risponderle, nel caso, perché sto partendo per una lunga crociera ai lidi di Comacchio insieme alla mia segretaria.

    Saluti e cordialità. E non dimentichi, mi raccomando: una bella fetta di capitone anche al signor “…eccetera”.

  252. Lucio Angelini il 26 novembre 2006 alle 21:46

    (e)rettore scrive: “Una, in particolare, per la persona che si firma sempre col simpatico nick “lucio angelini”.
    E’ evidente che ha letto la sheda di presentazione di “Un compleanno in transumanza” in http://www.scrittomisto.it, in particolare il passo: “Per ‘Scrittomisto’ l’autore ha selezionato una serie di post più o meno divertenti che insieme tratteggiano il personaggio webbico scanzonato e ironico per il quale Lucio Angelini vorrebbe farsi passare, anche se nella vita vera è un lugubre signore decisamente incline alla macerazione dei pensieri e al ripiegamento interiore”:-/.

  253. Addio Alle Arti il 26 novembre 2006 alle 21:54

    Per i Lettori: smentisco categoricamente l’affermazione (nota 1) – che non so su quale base poggi – della persona che si firma “giuliomozzi”, secondo cui io sarei il magnifico (e)rettore.

    Aggiungo, tuttavia, già che ci sono, e sempre per i Lettori, che volendo guardare al positivo le cose, l’accostamento a il magnifico (e)rettore non mi spiace affatto, ma anzi sarei onoratissimo di essere lui, considerandolo, per il poco che lo conosco e solo “virtualmente”, persona amabile e stimabilissima.

    _______________________________
    1) Affermazione e per di più categorica: ci ha messo persino il punto esclamativo! Per lui è sicuro-sicuro: è così e basta! Ma è sbagliato.

  254. Addio Alle Arti il 26 novembre 2006 alle 21:57

    *

    Gentile Bartolomeo (mi scuso anticipatamente: ometto il suo cognome per brevità, già che sono lungo per mio conto), lei dimostra una grave sfiducia nel prossimo, mi pare: dia il tempo alle persone di scriverle e risponderle con calma (e responsabilmente…). In ogni caso, ecco la mia risposta.

    E perché dovrei prendermela con lei, gentile Bartolomeo? Io “me la prendo” (“pongo la mia attenzione su” e null’affatto su un piano personale) con chi vuole svolgere un lavoro in pubblico (qui si leggono pubblicazioni e se ne parla, e qui di chi fa accadere di entrare e uscire da pubblicazioni, mi pare) e non sembra aver ancora capito che io, in questa sede, SONO IL PUBBLICO, del quale deve accettare il parere, il verdetto, l’impressione, il pensiero, l’interpretazione, senza insultare, senza offendere (io; pubblico), e senza chiamare questo malevolenza, maldicenza (lui; chi svolge il lavoro di pubblicazione) e quindi senza insultare, offendere egli stesso per primo (e unico).

    Il mio commento voleva dimostrare e mi dispiace per lei, lo dimostra, come le dimostrerò di nuovo adesso (che noia, però), che la responsabilità di quello che si dice, fa ed è, può essere molto relativa, che si abbia un nick, un nomeecognome tutto d’un pezzo o staccato. Non è così per il politico che noi sappiamo pur bene come si chiama? Non è così per il funzionario pubblico col cartellino col nome e cognome attaccato sul petto che non si fa trovare in ufficio in orario di ufficio e che non si occupa della nostra pratica?
    Se uno non se la vuole prendere, in questo paese, non se la prende lo stesso, la responsabilità.

    Se uno vuole insultare anonimamente, usare male questo mezzo (come ogni mezzo) con il solo fine di far male, io non ci posso fare niente (e non ne posso rispondere io per lui; io rispondo di me: ne converrà): posso al massimo cercare di difendermi come posso. Se un tale, col nome e cognome, vuole usare male questo stesso mezzo, facendo male cose che viene a esporre, raccontare, manifestare, pubblicare qui, dove ci troviamo, e dopo vuole strumentalizzare me per la sola ragione che uso un nick, quando ciò gli faccia comodo (quando cioè non si voglia prendere responsabilità di quello che dice e fa col nome e cognome pubblicamente: ossia, ancora, quando non si prenda responsabilità del lavoro che ha deciso di svolgere, volendo forzatamente – di prepotenza – mettere me sul suo stesso piano e dandomi suo stesso identico ruolo e potere), lo stesso, io non ci posso fare niente, non ne posso rispondere per lui e posso, di nuovo, solo cercare di difendermi.

    Non le deve essere chiaro questo, gentile Bartolomeo: qua non sono io che “me la prendo” (vergognosamente?), qua io mi difendo con chi “se la prende”. Difendo il mio diritto DI PUBBLICO, difendo il mio diritto di parola, di critica, di disapprovazione (nel rispetto delle persone) in ciò che qua trovo PUBBLICATO.

    E torniamo alla responsabilità. Lei, a esempio, mi perdoni, ma mi costringe a farglielo notare: non si è preso la responsabilità di leggere bene tutti i commenti, a partire dal primo dove risiede l’errore, più errori, a dire il vero, ma in ogni caso dove risiede il vizio d’origine; non si è preso responsabilità di notare i messaggi del signor Angelini che elogiava continuamente sé stesso e il suo VL, nel mentre che sviliva altri, NI stessa e alcuni, presenti e non presenti, della stessa (e questo come lo chiamerebbe, lei: benevolenza?); di notare l’attacco isterico (come altrimenti lo definirebbe lei?) del signor Candida di fronte a un Lettore che aveva domandato un semplice “c’è qualcosa che non so?” (un qualcosa tecnico, tra l’altro: e dove andremo a finire di questo passo? Debbo chiedermi per forza io Lettore); di notare che a me qui è stato dato di “maldicente”, che un altro è stato “incitato” a non “cagarsi sotto”; di notare che ad altre persone con nick ci si è rivolti con “quel” nick e basta, mentre a me ci si è rivolti come “persona che si firma “Addio Alle Arti” (volendo “alludere” al Lettore, nella premessa, in testa al messaggio, gentile Bartolomeo, che io sarei già in partenza qualcosa di diverso dagli altri). Tutte queste cose lei non deve proprio averle lette e analizzate bene, tuttavia è riuscito a mettere in risalto, coi suoi commenti, solo la “buona opera” e la “buona essenza umana” degli stessi che qui, in questa sede, in questi giorni, hanno pensato, detto e fatto di queste cose (ne ho elencato solo alcune: per mia avarizia).

    Ne ho preso atto e ora le dico: lei qua ha espresso una responsabilità assai relativa, assai parziale, assai conveniente, eppure ha qui scritto, vedo, con il suo nome e cognome. Si prende, ora, continuando, la responsabilità di difendere (nuovamente) persone che non solo svolgono male il proprio lavoro, ma si comportano male con le persone. Che dirle? Faccia lei: questo è il suo comportamento (che si manifesta con le sue parole), questa la sua (manifesta) responsabilità.

    Per rispondere alla sua domanda “Ma ’ste sembolate le avresti scritte lo stesso firmandoti col tuo vero nome e cognome?”, e anche se le avrei già risposto abbondantemente: io qua sono il pubblico, non il signor Mario Rossi, e né l’anonimo pubblico che insulta (che chiunque, in ogni caso, svolga lavoro in pubblico sa può esistere e deve metterlo nel conto).

    Siccome vedo che lei si ripete e costringe me a ripetermi, le dico (definitivamente): prendo atto anche che a lei, come agli altri cui ho riservato la mia attenzione (critica), NON è chiaro questo concetto. Il concetto, cioè, di pubblico (e quindi di privato). NON le è chiaro il ruolo (e il piano) di uno che pubblica e di uno che è (fra) IL PUBBLICO (che è, è sempre stato, e sempre sarà, anonimo).

    Il giorno che lei (è un esempio), vorrà annunciarmi di una sua iniziativa, farmi leggere un suo libro ecc. e vorrà proprio il mio privato parere, dia una cena o una festa privata, mi inviti alla stessa, e allora vedrà che io, con la mia faccia e il mio nome e cognome, le darò il mio privato parere (è solo un esempio, dicevo: di venire a una sua festa, e quindi di avere una “relazione” privata con lei, con tutto il rispetto, non m’interesserebbe minimamente); fino ad allora, in contesto pubblico, lei avrà il mio parere tra il PUBBLICO, che non avrà nulla né di personale con lei, né dovrà essere messo da lei – a forza – a che fare col mio PRIVATO.

    Cordialmente suo ecc. ecc.

    PS: Ah, se le dovesse essere sfuggito, se ha tempo e volontà, dopo il mio ultimo commento, si legga anche il primo e tutti gli altri (miei) e dopo, ripartendo dall’inizio, ancora volendo “esaminare il mio caso”, come lei dice, ma più ancora dettagliatamente stavolta, faccia questo esercizio: si appunti dove, come, quando e perché io, secondo lei, usando un nick “al riparo da un gesto, da una scrittura, della quale, altrimenti, ci vergogneremmo…”, dovrei vergognarmi.

    PS 2: Ah, dopo l’esaminazione attenta del mio caso, se mi permette, le consiglierei, beninteso sempre che ne abbia tempo e volontà, di passare all’esaminazione altrettanto attenta del suo, di caso, poi a quello del signor Angelini e infine, sempre se lei vorrà, di quello della persona che si firma “giuliomozzi” che, nel pieno rispetto della sua opinione che io assai volentieri qua le riporto, dice, in “buona” sostanza, in ordine di apparizione: 1) che io sono “maldicente”; 2) che io non dico nulla; 3) che io sono il magnifico (e)rettore.

    *

  255. Addio Alle Arti il 26 novembre 2006 alle 21:59

    Egregio magnifico,
    la ringrazio molto per la sua risposta, per la sua riflessione e per l’esempio (positivo) del poeta, ce n’era molto bisogno…

    Rifletterò sul consiglio che lei mi dà, di ritirarmi da questa discussione. Comprendendo che lei non scriverà più qui, e forse non potendomi più nemmeno leggere, non le scriverò a mia volta.

    Salutandola cordialmente e sperando di poterla rileggere presto altrove su NI, mi dichiaro ancora il suo affezionatissimo ecc. ecc.

  256. l'ora del quìzzzzzzz!!!!! il 27 novembre 2006 alle 00:40

    “CHE COSA C’E’ DI MALE NELLO SPIEGARE LE RAGIONI DELLE PROPRIE SCELTE, SE QUALCUNO TE LO CHIEDE?”

    Chi ha pronunciato nel marzo 2001 queste profetiche parole?

    Avete a disposizione due aiuti, il primo ve lo do io:

    “Ahi, ahi, madama la marchetta, come passa il tempo!”

    Per il secondo, rivolgetevi direttamente al signor Lucio Angelini, che sarà ben lieto di darvi una mano.

    Suvvia, datevi da fare, soprattutto in vista del premio: una pubblicazione gratis. Solo le spese di imballaggio e di spedizione ai parenti sono a vostro carico.

    Alegrìaaaaaaaahhh.

  257. Un cronista il 27 novembre 2006 alle 00:55

    “sior mozzi, perchè è andato via da nazione indiana? a me puo’ dirlo…”
    “perchè? beh, nessuno mi dava retta come in vibrisse, ecco. in somma, non ostante il mio peso, gli indiani mi conideravano… un loro pari… capisce? uno uguale a loro… non ostante io non postassi quasi nulla… beh, si, loro mi consideravano pari a loro… non mi chiamavano il Capo come su vibrisse… non mi adulavano, no… io lì ero come gli altri e dovevo darmi da fare come gli altri… si rende conto?… quelli hanno una struttura perfettamente orizzontale… nessuno decide per gli altri… decidono a maggioranza… terribile… non ci sono allievi… nemmeno maestri… tantomeno editori… solo artisti… artisti, capisce?”
    “capisco. bello il suo pezzo su vibrisse, “perchè ho lasciato nazione indiana”.”
    “si, eh?…”

  258. l'ora del quìzzzzzzz!!!!! il 27 novembre 2006 alle 01:01

    “EVVIVA, HO SCOPERTO L’ACQUA CALDA!”

    Quale famosissimo intellettuale si fregia di questa epigrafe, che accompagna ritualmente, da sempre, ogni sua produzione?

    Avete a disposizione due aiuti, il primo ve lo do io:

    “Ahi, ahi, madama la marchetta, qui il tempo non passa mai!”

    Per il secondo, rivolgetevi direttamente al signor Lucio Angelini, che sarà ben lieto di darvi una mano.

    Suvvia, datevi da fare, soprattutto in s-vista del premio: le spese di imballaggio e di spedizione ai parenti sono gratis. La pubblicazione è a vostro carico. Non meno di cinquecento copie.

    Alegrìaaaaaaaahh.

  259. Lucio Angelini il 27 novembre 2006 alle 04:49

    Ovviamente “L’ora del quizzzzz” (meglio senza accento) si trova irresistibile.

  260. l'ora del quìzzzzzzz!!!!! il 27 novembre 2006 alle 09:15

    Scusi, Angelini, se il ruolo di suggeritore le sta stretto, posso sempre provvedere, su sua esplicita richiesta, a sostituirla e ad affidare l’incarico ad altri. Pero, la prego, non può distruggere così un intero format, il lavoro di tutta una vita di studi, con le sue rettifiche fuori luogo: “L’ora del quìzzzzzzz”, please: accento e sette zeta.

    E che diamine! Ho speso anni a specializzarmi in filologia del blog e consumato milioni di neuroni per approdare alla rivelazione della lettera zeta ripetuta sette volte!

  261. Mariotti il 27 novembre 2006 alle 09:47

    Ha ragione Giordano Tedoldi:
    leggere ciò che scrive Mozzi è sempre come entrare in uno
    scompartimento di seconda classe.
    Può anche non essere male, per carità,
    ma è seconda classe.

  262. mag il 27 novembre 2006 alle 11:07

    non so se la carta aiuta, certamente se ognuno dei commentatori qui presenti in 262 manifestazioni, comprassero un solo prodotto editoriale qui descritto, Mozzi sarebbe felice, suppongo.
    Come si chiama una donna che suppone spesso? :-)

  263. giuliomozzi il 27 novembre 2006 alle 11:07

    E’ evidente che il commento nel quale “Addio alle Arti” smentisce di essere “il magnifico eccetera” non è stato scritto dalla persona che è, qui, sia “Addio alle Arti” sia “il magnifico eccetera”, ma da un suo detrattore.

    Concordo pienamente con Giordano Tedoldi. Gli scrittori di prima classe sono un’altra cosa.

  264. controllore trenitalia 3456 il 27 novembre 2006 alle 11:42

    mozzi in seconda classe prego si accomodi
    tedoldi in prima classe prego si accomodi in wc per non pagare il biglietto

  265. un farmacista il 27 novembre 2006 alle 12:28

    @ Mag

    Credo si chiami “supposta”.

  266. Redazione de L'eco di Comacchio il 27 novembre 2006 alle 14:35

    E’ appena giunta in redazione, nella rubrica “Anguille e Capitoni” una mail, con preghiera di inoltro all’estensore del commento n.204 di questo thread.

    Ecco il testo:

    ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhrrrrrrrrrrrghhhhhhhhh

    acqua, acqua, egregio, peggio che ai tempi di Noè

  267. georgia il 27 novembre 2006 alle 14:49

    Io nove volte su dieci (via facciamo sette) non sono in accordo con nulla di quello che dice mozzi.
    Però i suoi racconti sono altra cosa.
    Io non ho letto mozzi dopo averlo incontrato in rete o averne sentito parlare. Proprio non avevo mai sentito il suo nome, non sapevo chi fosse (non sapevo neppure che fosse uno dei componenti di NI, e sono capitata per caso, un giorno, nel suo diario che teneva in rete e dove scriveva suoi racconti, Beh ricordo di essere rimasta folgorata (e l’ho anche scritto allora nel mio blog) da alcuni suoi racconti (in treno per l’appunto e uno in cui veniva inseguito dallo spazzino che voleva restituirgli l’immondizia buttata nel cassonetto) e di averlo considerato uno Scrittore (non credo esista prima, classe seconda classe o fuori classe, ma solo scrittori e non scrittori), poi che invece non mi sia rimasto del tutto simpatico il giulio mozzi che gira in rete questo è tutto un altro discorso.
    Ma spesso mi domando quanti di noi che girano in rete assomgliano ai NOI che girano nella realtà?
    Almeno per ora intendo … perchè credo che fra un po’ di tempo i 2 noi si sovrapporranno e saremo tutti peggio di quello che siamo. per ora però esiste ancora una grossa differenza e credo sempre a tutto vantaggio dei noi reali.
    geo

  268. Bartolomeo Di Monaco il 27 novembre 2006 alle 15:53

    @ i 3 nick che sono la stessa persona (se non ho le traveggole)

    Mi fermo qui: perché quando hai detto che sei nato dalle mie parti, mi si sono spuntate le armi. Durante le vacanze estive che trascorrevo a San Prisco, ogni tanto andavo al cinema, qualche volta a Santa Maria Capua Vetere, e qualche volta a Casapulla. Capisci? A Casapulla…

    Bart

  269. il magnifico (e)rettore il 27 novembre 2006 alle 16:19

    Caro Bartolomeo di Monaco, bando alle chiacchiere: io non so chi sia Addio Alle Arti, L’ora del quiz né tantomeno chi siano gli altri che postano. Per me il “gioco” finisce qui: in questo preciso istante: perché il “magnifico eccetera” se ne va: DEFINITIVAMENTE. E ti spiego anche perché. Ho colto nelle tue parole un riferimento preciso a una “persona” lontana un miliardo di anni luce, in tutti i sensi, da questo thread e dalle cazzate che io, te e qualcun altro abbiamo lasciato a futura memoria. Coinvolgerla, quella persona, anche solo come sospetto, sarebbe veramente da dementi. Se lo desideri, ti invio una mail, appena sono a casa, così vedi chi sono e ti acquieti, evitando (e, davvero, per la stima che ti porto, non è cosa da te) di seminare anche tu sospetti.

    Diffido chiunque, da questo momento, dall’utilizzare questo nick o dal fare illazioni campate in aria sul bino e trino e quadruplo o quintuplo. Basta ragazzi, per me il gioco è durato già abbastanza.

    Saluti a tutti.

  270. Lucio Angelini il 27 novembre 2006 alle 16:46

    Oh, finalmente l’erettore s’è ammosciato.

  271. il magnifico (e)rettore il 27 novembre 2006 alle 17:54

    Senti Angelini, io non mi sono ammosciato e, se ti va, puoi sempre venire a constatarlo. E’ che il gioco sporco, fatto di insinuazioni, di finte minacce e presunte rivelazioni, lo fate tra di voi. In rete si può arrivare anche allo scazzo duro, anzi durissimo, ma esiste un codice etico sottinteso, almeno per chi ce l’abbia, che esclude di gettare in campo i rituali “io so”, “io rivelo”, “io qua e io là”. E non sto parlando, nello specifico, di Di Monaco, che spero abbia riflettuto sul senso di quelle allusioni che chiamano in causa terzi: fa tutt’uno con la pubblicazione dei dati anagrafici da parte di qualcun altro. Un po’ di vergogna non guasterebbe. Tu ce la fai ancora? O stai pensando di rispondere alle domande del quiz? E in ogni caso, non chiamarmi più in causa, per cortesia. Vuoi sapere chi sono? Vuoi che ti mandi una mail? Se sì, dimmelo, non ho nessun problema; in caso contrario smettila di rompermi i coglioni. Ti ho appena detto che per me il gioco finisce qui. Se vuoi continuare, trovati qualche altro.

  272. Lucio Angelini il 27 novembre 2006 alle 19:50

    Sì, voglio sapere chi sei, a questo punto. Grazie. lucioangelini@infinito.it
    Sicuramente nemmeno a me interessa smentire accuse malevole quali quelle di Georgia. Attendo la tua mail. Ciao

  273. Bartolomeo Di Monaco il 27 novembre 2006 alle 20:01

    @ il magnifico (e)rettore

    Non so se stai celiando, giacché io di tutti questi intrighi m’intendo poco. Sei stato tu a scrivere “Non dimentichi, qvalova tovnasse nei luoghi natali (che sono anche i miei)”, che mi hai indotto a pensare che tu sia quella persona. Anche la tua scrittura giocosa mi ha indotto in errore.

    Se invece sei proprio tu – e ancora ti va di celiare – non farlo, perché non puoi non capire che i riferimenti che ho fatto riguardano un’età che rievoco sempre con nostalgia e un grande amore. Non mi va che mi si induca a rievocarla, anche se brevemente, solo perché mi si è attirato in un trabocchetto.

    Poi, sul fatto che Ugolino Conte, Addio Alle Arti e tu, siate la stessa persona, non me lo sono inventato io. Uno di voi l’ha detto in uno dei commenti che non ho voglia di cercare. Se poi chi lo ha detto ha abusato del nick di un altro, non sono proprio io quello capace di distinguere.

    In questo, sono un perfetto analfabeta: un primitivo.

    Dunque, se mi sono sbagliato, chiedo scusa. Però, se è un gioco che mira a confondermi, dico che non è difficile raggiungere lo scopo e, quindi, non ci dovrebbe essere nemmeno tanto sugo e divertimento. Ma io, per non entrare in una zona in cui non so muovermi affatto, rinnovando le mie scuse, mi ritiro.

    Non sarà scortesia, quindi, se non risponderò più. Se i tre desiderano chiarirmi l’equivoco in cui sono caduto, lo facciano pure, se vogliono, privatamente: la mia email dovrebbe essere facilmente rintracciabile.

    Bart

  274. Addio Alle Arti il 27 novembre 2006 alle 20:50

    Per i Lettori: sono Addio Alle Arti e sono sempre stato (solo) Addio Alle Arti.

    Cordialmente ecc. ecc.

    *

    Gentile magnifico,
    mi permetto di consigliarla, e con estremo rispetto: non si metta sullo stesso piano di queste persone, non subisca il loro (evidente) ricatto, non abbia a che fare con loro in privato.

    Salutandola cordialmente, le confermo sempre la mia stima, e spero di rivederla ancora qui su Nazione Indiana. Il suo affezionatissimo ecc. ecc.

  275. il magnifico (e)rettore il 27 novembre 2006 alle 21:29

    Caro Bartolomeo, se io dico, pubblicamente, che stimo una persona, è la verità, perché quando mi esce una parola del genere dalle labbra non c’è finzione che tenga. Ora, se io esprimo apprezzamento per la tua persona, come faccio, poi, a celiarti, senza prendere in giro me stesso, le mie convinzioni più profonde?

    Io, mettiamo, mi chiamo Mario Rossi (il magnifico (e)rettore), e sto postando, esternando manifestazioni di stima, con Giovanni Bianchi (Addio Alle Arti), col quale mi trovo in perfetta sintonia. Mi segui? Ad un certo punto interviene Alberto Verdi (Giulio Mozzi), il quale pure partecipa al dialogo, ma su posizioni chiaramente diverse dai primi due. Nel frattempo entra in gioco anche Gerardo Gialli (Ugolino Conte), che si rivolge a te, personalmente, difendendo l’operato di Giovanni Bianchi. Ci sei ancora? Dal momento che Verdi, in un suo intervento, dice che Rossi e Bianchi sono la stessa persona, quando Rossi ritorna in gioco, prende la palla al balzo e utilizzando una scrittura carnascialesca, “giocosa”, come dici tu, anche allo scopo di sdrammatizzare, si “accusa” in modo scopertamente autoironico, di essere non solo bino, ma trino. Prova a rileggere, cortesemente: “visto che sto lodando me stesso”; “visto che parlo a me stesso”; etc. Pensa che anche Verdi deve essersene accorto, ma, nel suo ultimo intervento, non ha havuto il coraggio di ammetterlo fino in fondo e ha preferito girarci un po’ intorno. Gli unici che l’avevano capito subito sono, vado a intuito, Lucio Angelini e Pensieri Oziosi. Prova a chiederglielo.

    Con “Quando torni ai luoghi d’origine… sono anch’io di quelle parti…”, alludevo alla Campania, essendo io nato in quella regione, proprio come te.

    Vedi, stamattina sono andato a disdire l’abbonamento a internet, pagando una salata penale, ma sono contento che non abbiano ancora staccato la linea, perchè ciò mi ha permesso di impedire che, in perfetta buonafede, tu tirassi in ballo la persona che noi sappiamo, che non c’entra niente: e questo, solo questo, mi avrebbe fatto star male. Credevo che la rete potesse diventare, pur tra alti e bassi, cadute e risalite, il luogo dove si può costruire un minimo di civiltà del dialogo (il che non significa “buonismo” a tutti i costi o una teoria di “come sei buono, come sei bravo, che bel libro hai scritto”, anche di fronte a delle ciofeche), ma mi accorgo che non è così e ho solo sprecato tempo, rubandolo ad altre occupazioni ben più importanti. Anche qui, ad esempio: bastava che qualcuno, smettendo per un attimo l’abito di osservatore, pro domo sua, dei comportamenti umani, scrivesse quello che poi ha scritto altrove: e tutto sarebbe finito lì, almeno per me. Ma forse è tutta una questione di “etica”, e il problema è che non ci siamo ancora accordati su cosa sia.

    Ti dico, con un esempio, così rispondo anche a lui, che cos’è per me, qui, in questo momento, l’etica. Ecco l’esempio. Mettiamo che io sappia, e ne abbia le prove, con quanti e quali nick Lucio Angelini ha postato su NI negli ultimi mesi: ebbene, non lo rivelerei mai, nemmeno sotto tortura, nemmeno in casi estremi, nemmeno se, putacaso, mi offendesse a morte. E la ragione è molto semplice, banale: io non polemizzo con persone che non conosco; lo faccio, magari, con ciò che scrivono, col ruolo che assumono, con le tesi che propugnano; e prendo le critiche, anche feroci, come rivolte a ciò che scrivo, non a ciò che sono o mi sento di essere.

    E con questa, siamo veramente ai saluti. A chi sa quando.

  276. lettore affezionato, ma critico il 27 novembre 2006 alle 21:29

    Mi associo al consiglio di Addio Alle Arti al Magnifico: non è il caso che tu abbia a che fare privatamente con Angelini, ecc… Qui si è andati fin troppo oltre.

  277. il magnifico (e)rettore il 27 novembre 2006 alle 21:31

    Leggo solo ora.

    Caro Addio Alle Arti, spero di rivederti in ben altri luoghi.

    Un cordiale saluto.

  278. Pensieri Oziosi il 27 novembre 2006 alle 23:46

    Cos’è successo, qualcuno ha scoperto che non è poi così facile fare il Sacha Baron Cohen della situazione? E quel simpatico vezzo della “erre” (ah, le matte risate, poi nuovo, non si era mai visto prima in rete, proprio originale, pensa che sono dovuta andare a ritirar fuori un elmer-fudd-decoder di dieci anni fa) l’abbiamo abbandonato di colpo? Well, good riddance.

    Comunque, a proposito della ricostruzione qui sopra: acqua, acqua, acqua.

  279. Lucio Angelini il 28 novembre 2006 alle 04:19

    Erettore, ma sì, ti esento dal mantenere la tua promessa (di dirmi in privato chi sei). Non abbassarti al mio livello. Non vorrei girassero nuove leggende webbiche su di me. Le malelingue vanno a nozze quando si tratta di sputtanare l’onesto Angelini:-). Un abbraccio.

  280. sud il 28 novembre 2006 alle 14:24

    siete stupidi: erettore addio e ugolino.
    Usate i nick, cazzeggiate, disturbando la discussione con velate allusioni e poi, se si punta un dito, iniziate a dare lezione sul codice morale.

    Bart non chiedere scusa a questi imbecilli

  281. lettore affezionato, ma critico 2 il 28 novembre 2006 alle 18:28

    ma le velate allusioni chi le ha fatte?
    a questa gente non si può muovere un appunto, figuriamoci una critica. se gli si fa una domanda, ti rispondono con un’altra domanda, o non ti rispondono. hanno l’escluiva dell’umorismo, in tutte le sue declinazioni; se scherzano loro lo fanno con bonomia, a sentir loro; se scherzano gli altri, è perhè è espressione di cattiveria.
    sono dei mediocri, soprattutto dal punto di vista umano. spiriti gregari per vocazione.
    questa è l’idea che ne viene fuori leggendo questo post. dall’altra parte non ci sono certo dei santi, certamente, che abbiano torto o ragione, hanno il diritto di esprimere una critica.
    sorprende che nel 2006, in un paese dell’occidente, si abbia così paura dell’anonimato. sorprende? davvero?
    ma no. in verità, a ben pensarci, nel paese dei berluscones e della finta sinistra, nel paese senza, in quest’italia allo sbando, questa è una piccola riprova, l’ennesima, su ciò che gli italiani sono diventati in buona parte: dei miserabili.
    io non mi sento italiano.

  282. giuliomozzi il 29 novembre 2006 alle 18:06

    Al lettore affezionato. Chi è “questa gente”? A quali persone ti riferisci? Puoi nominarle?
    Chi sono le persone “dall’altra parte”? E’ possibile nominarle?
    Altra domanda. Qui stiamo assistendo alla “paura dell’anonimato” o alla “paura di nominare”?

  283. Addio Alle Arti il 29 novembre 2006 alle 20:47

    *

    Gentile magnifico,
    leggo anche io lei solo adesso.

    Per renderle omaggio, giacché lei non scriverà più qui, non scriverò più su Nazione Indiana come Addio Alle Arti (all’infuori che in questa colonna di commenti), ma – eventualmente – con altro pseudonimo, e forse, chissà, magari proprio con quello di Giovanni Bianchi che lei ha usato per me nel suo ultimo esempio.

    La ringrazio per quello che mi ha dato in questo poco tempo: lei ha la grandezza della levità, che è come l’aria che ci circonda ovunque, eppure a volte manca, gentile magnifico, arrivederci, io sono ancora e sarò sempre il suo affezionatissimo Addio Alle Arti.

    *

  284. Addio Alle Arti il 29 novembre 2006 alle 20:51

    E ringrazio Lettore affezionato, ma critico, per essersi associato al mio consiglio.

  285. giuseppe il 29 novembre 2006 alle 21:46

    messaggio interessante andrebbe diffuso maggiormente

  286. ilCarnefice il 30 novembre 2006 alle 10:41

    Finalmente Giulio Mozzi se n’è andato da queste pagine. Aria nuova. Si respira. Via questo ciarpame cattocomunista affamato di potere. Condivido tutti i commenti di coloro che lo hanno messo in piazza; alla gogna, si diceva quando il mondo girava nel senso giusto. Di lui non se ne può più. E’ ovunque come Baricco o Lucarelli. Un trio di nazionalpopolari da schifo.

  287. Lucio Angelini il 30 novembre 2006 alle 20:09

    Carnefice, puoi andare giù anche più pesante, tanto, sotto il burka del nick, chi ti riconosce? Qualunque coniglio può sentirsi un Cuordileone, al riparo di un comodo nick.

  288. Ugolino Conte il 30 novembre 2006 alle 21:15

    senti, “ilcarnefice” (ma che bel nome, complimenti!), io non parteggio e non ho parteggiato per nessuno, cerco solo di discutere, di fare domande, magari in modo sbagliato. ma una cosa te la voglio dire, anche se la questione potrebbe non interessarmi per niente: se fossi una delle persone a cui tu alludi, ti direi che non so proprio che farmene della tua solidarietà di merda. anzi, per far girare il mondo nel “senso giusto” (la gogna e tutto il resto), prova a postare i tuoi “complimenti” in quel cesso di blog che ti ritrovi. oppure ficcateli direttamente nel culo. il che è più o meno la stessa cosa.

  289. ilCarnefice il 1 dicembre 2006 alle 01:11

    Angelini tu sei un notorio lecchino di questo e quello quindi puoi dire ciò che vuoi che è sempre aria che ti esce dalla bocca, come di aria sei gonfio da scoppiare.
    Per il Conte Ugolino, anonimo anche lui e non a caso: tu mangi l’aria che l’Angelini ti passa d’avanzo. Tanto per stare sul gioco delle vanità.
    Mai visto così tanti leccaculi come in questo blog: Candida, Angelini, più tutto un gruppone che spera che il Mozzi o i suoi amici della parrocchia gli editino il raccontino.
    Ma cavatevi dalle balle! E voi sareste degli intellettuali o degli scrittori? Voi siete solo dei galoppini. Così è come la pensano in molti e qui ve l’hanno anche cantato e ricantato. Snob da dopolavoroferroviario. Poveretti. Mentecatti. Ciarpame e fuffa della società.
    Per anonimato: il blog a cui collaboro vedete qual è, il mio nome è Ferruccio Vangi e abito a Roma, Via Del Plebiscito 68. Il numero di telefono non ve lo do perché comincereste a spaccare le balle con voci da sgaiti quali siete. Se volete venirmi a trovare a casa sono a disposizione, il fatto è che molte volte si va per darle, ma poi si finisce per prenderle. In attesa di una vostra visita: godetevi questo squallido spettacolino all’italiana prodiana e mozziana.

  290. Lucio Angelini il 1 dicembre 2006 alle 02:49

    Caro Vangi (ammesso che ti chiami davvero così), se fossi il “notorio lecchino” che dici, non avrei litigato con i miei editori, che pur avevo TROVATO (vai su
    http://www.internetculturale.it/moduli/opac/opac.jsp,

    digita Lucio Angelini in corrispondenza di “autore” e clicca su “Avvia la
    ricerca”. Dovrebbero uscire opere e traduzioni per un totale di 132 voci.
    Se digito Ferruccio Vangi non esce nulla. Che sia tutta una questione di rosicume? Un abbraccio.



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