Formazione formatori

27 novembre 2006
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di Paolo Cacciolati

Ha detto di essere un consulente aziendale di successo, abbiamo chiacchierato, io parlo bene con i distintissimi, li accolgo in ambiente confortevole, li ascolto con massima riservatezza.

Sembrava giù di corda, era ormai passata l’era della felicità imprenditoriale, quando organizzava corsi per manger (così chiamava i suoi clienti), che tipo di corsi?, prendi l’enpowerment, mai sentito?, un successo garantito, serve a potenziare il sé dei manger, già solo il nome sa di potenza in atto, en-power-ment, suona bene no? Comunque si va per step, prima creare un sistema di valori, poi condividere una vision e infine indicare una strategia. Con l’enpowerment si risollevano battaglioni di dirigenti depressi. Ri-costruire i loro skills, ri-lanciare le performances, ri-motivarli sulla mission, ri-elaborare il self-assessment, ri-organizzare la position in organigramma, re-indirizzarli verso i target, re-investire i loro output in leadership.

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Gli ho detto continua pure caro, mentre rispondevo al terzo cellulare. E lui ti spiego l’empatia, un principio fondamentale per applicare l’enpowerment, sta’ a sentire, è facile, basta ricordarsi della storiella di Schopenhauer, quella dei due porcospini che in inverno sono in una tana gelida, si avvicinano ma si pungono, si allontanano ma hanno freddo, si riavvicinano ma sentono di nuovo le spine, finché non trovano la distanza giusta per scaldarsi senza farsi male l’un l’altro. Morale: bisogna stare né troppo vicini né troppo lontani. Così la faccenda dell’empatia è bella spiegata. Semplice. I manger annuiscono sempre, contenti di aver capito.

Ho annuito anch’io, mentre spiegavo al telefono via e numero civico, lui l’ha presa bene, è partito in quarta a spiegarmi come terminava il corso.

Per il messaggio finale, proiettava una slide con una fotografia del mare. Poi, sopra l’immagine delle onde, compariva l’inizio di una frase.

Per costruire una nave.

Pausa.

Oltre a trovare gli uomini per raccogliere il legno e distribuire i compiti.

Altra pausa.

E’ necessario trasmettere loro.

Ultima pausa.

L’amore per il mare sconfinato e profondo!

Dopo questo messaggio, assumevano tutti un atteggiamento da capitani coraggiosi. Anche i manger più rudi si trasformavano in motivatori di uomini. Tornavano in azienda con la voglia di spronare la loro gente a lavorare.

Pure io ho provato a spronarlo, visto che non succedeva niente, gli ho detto bello, sai che il mare rappresenta il sesso?

Sfondi una porta aperta, i Greci dicevano che Afrodite era nata dalla spuma marina che si formò quando le palle di Urano caddero in mare. Eh, gran cosa la cultura classica Un ottimo serbatoio. Funziona sempre inserire le citazioni dei classici. Così uno dimostra che la cultura ce l’ha.

Come nella brochure di presentazione dei corsi, ogni formazione accompagnata da un motto. Tipo che per l’enpowerment aveva messo Non è forte colui che non cade mai, ma colui che cadendo si rialza (Goethe). Per i manger era facile, c’erano milioni di frasette che si adattavano a loro, Se vuoi fare strada, dai strada di Sam Rayburn, Condanna l’errore e non chi lo fa di Shakespeare, o Comandare non significa ordinare, ma compiere un dovere di Seneca, o ancora La gioia non è nelle cose, è in noi di Wagner, fino alla sua preferita, L’abilità è nulla senza l’opportunità, naturalmente di Napoleone.

A proposito di gioia, ho chiesto perché non facciamo qualcosa di divertente, ma lui niente, ha continuato a lamentarsi, a lagnarsi che sono sempre più rari gli interventi di lustro, quelli facili e danarosi, quelli redditizi e senza impegno. Una tristezza. Che nostalgia delle brillanti conferenze tenute alla Sezione Giovani di Federpadroni. Discettare di questioni delicate e strategiche. Tipo la successione in azienda. Un tema da sempre controverso. Da parlarne per ore. Era bello spiegare la governance ai cuccioli del capitale.

Invece adesso si arrabattava con i corsi per operatori di produzione, esatto avevo capito bene, operatori e non operai, il termine operai non si usava più, meglio operatori, si adattava meglio al teamworking, si intonava al teambuilding. Pensare che i manger gli commissionavano queste formazioni solo per fottersi gli euri del Fondo Sociale, non contava cosa diceva nel corso e chi ci andava, l’importante era che ci fossero le firme sui registri, così poi arrivavano i soldini.

Anche per gli uomini di produzione si era scervellato per trovare il giusto motto, non era stato facile, ma alla fine aveva scelto La mano che segue l’intelletto realizza, di Michelangelo Buonarroti.

A questo punto anch’io ho tentato con la mano, oltre che con il resto, ma zero, il consulente era sempre più depresso, pure preoccupato per la concorrenza, diceva che un tempo se la giocava alla pari con i competitors, gente di cultura come lui, ora gli toccava combattere con performers da circo, camminatori sui carboni ardenti, arrampicatori di pareti, discesisti di rafting, tutto per consolidare spirito di gruppo e sacrificio per l’obiettivo, come quest’ultimo che stava sfondando con il Fatti furbo tour!

Il tizio era partito con una tournè nei teatri, ma ben presto era passato ai palazzetti dello sport, c’era troppa gente. Due ore di training-show per acquisire uno stile vincente ed essere più felici, come da sottotitolo. Comparsavano anche grandi nomi dello spettacolo, un partecipante a un reality, un presentatore delle reti Mediaset, un’attrice di fiction, il tutto per conoscere le tattiche di furbizia più diffuse e diventare persone efficaci. Con i 29,90 euro del biglietto d’ingresso ci si portava a casa anche il cofanetto Fatti furbo! con DVD dello spettacolo e manuale di automiglioramento.

Ma no che sei il migliore, l’ho confortato, seppur la situazione fosse disastrosa, chissà quanto hai studiato per diventare così bravo.

Vero, ha risposto, per diventare un formatore servono anni di training, tocca fare formazione formatori, lavorare duro, questo ci vuole, ma alla fine si viene ricompensati.

Servirebbe anche a te, non sai quanto ti sarebbe utile la programmazione neurolinguistica, nel tuo lavoro. Che poi, senza saperlo, sono sicuro che tu applichi già tutte le tecniche della pienneelle, prendi il metodo del ricalco, uno strumento indispensabile per entrare in sintonia con il tuo cliente. Con il ricalco non devi limitarti ad adattare il tuo discorso, anche il tono della voce, al cliente, no, non basta, devi proprio intercettare il suo stato emotivo, e poi condurlo verso il tuo obiettivo, convincerlo ad acquistare il tuo prodotto-servizio o semplicemente a sostenere la tua opinione. Sai quanti politici applicano la pienneelle e il ricalco?

Io ho pensato che forse ci avevo provato, con questa roba del ricalco, ma che con lui non erano arrivati grandi risultati. Comunque l’importante erano i soldi sull’angolo del comò, intanto che si infilava la cravatta. Salutandomi mi ha promesso un corso gratuito di formazione formatori.

4 Responses to Formazione formatori

  1. bruno esposito il 27 novembre 2006 alle 20:11

    Grande il finale.
    Ne ho fatta tanta di formazione di quel tipo, anche l’assessment. I formatori cercano di lavarti il cervello e non si accorgono di esserselo bevuto da soli già da un bel po’. Si chiamano strategie di Human Resource ma oggi, raffinando il linguaggio, si sta cominciando a parlare di Capitale Umano.

  2. Paolo il 27 novembre 2006 alle 21:34

    Grazie Bruno.
    Ho sentito anche il termine Quota vivente dell’ammortamento. Direi piuttosto agghiacciante.

  3. zigoni il 27 novembre 2006 alle 22:30

    bel racconto. anche nel calcio di oggi ci sono i formatori. sacchi è stato il primo. lui vinceva sempre per un discorso di tattica. quando tutti hanno capito l’antifona lui ha cominciato a perdere.
    la storia del ricalco non la conoscevo. è un mondo di mediani, questo qua. e quello che ci scrive pure la canzone, una vita da mediano, su oriali, che una volta in un verona-inter a momenti mi mandava all’ospedale. ciao.

  4. Paolo il 28 novembre 2006 alle 07:48

    Grazie Rigoni.
    Io al futbol ero incapace, mi dicevano stati davanti alla nostra porta, praticamente un portiere aggiunto.



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