Piccolo glossario polista

3 dicembre 2006
Pubblicato da

di Cristiano de Majo e Christian Raimo

Comunismo
Via Cavour a un certo punto è un chilometro di bandiere nere, e può capitare in un momento di foga che qualcuno stenda il braccio destro, e la ragazza accanto lo rimbrotti con un buffetto: “Ma dai…”. Come dire lascia stare, non serve. Un gruppo della Fiamma inventa l’estremismo della litote, inneggia in coro: “Per me l’antifascismo non è un valore”. Fascismo, nazionalismo, liberalismo non hanno molto collante come riferimenti ideali. E l’unica vera tradizione di riferimento sembra essere una tradizione “inventata con successo”: l’anticomunismo.
La piazza si ritrova immediatamente in due elementi base: quando canta l’inno d’Italia, o meglio, l’inno che si canta ai Mondiali di calcio, con tanto di po-po-po; e quando si salta al grido di “Chi non salta comunista è”. Verrebbe da chiedere: dove sono queste masse di comunisti al potere? Siamo in Ungheria nel ’56?
La costruzione di questo pseudo-concetto di grande impatto andrebbe indagato anche psicanaliticamente, come fecero Adorno e Horkheimer nella “Dialettica dell’illuminismo” con l’antisemitismo. L’ideologia nazista lo costruì per contrasto. E così anche ora: i comunisti immaginari nei manifesti sembrano un po’ gli ebrei nel ‘38. Sono viscidi, sono brutti quanto la fame, sono ridicoli, laidi e immorali, hanno il moccio al naso, possiedono tutto lo schifo che in noi, evidentemente, non riusciamo a vedere.

Corpi
Il corpo di Silvio rimesso in sesto dopo tre o quattro giorni di passione. La smorfia di Bossi che fa tenerezza persino a Fini. Qui si teorizza il ricovero dei leader presso il corpo elettorale. Non sono più i politici a doversi occupare dei propri elettori, ma l’esatto contrario. Per favore, sosteneteci.

Incomunicabilità
“Siamo due milioni, due milioni e mezzo”. “Tanta gente non si vede neanche al concerto del primo maggio”. “La più grande manifestazione dell’Italia repubblicana”. Sono frasi che farebbero salire il sangue alla testa a qualunque elettore di sinistra. Ma perché? Perché non riusciamo neanche per un istante a metterci nei panni di questi nostri concittadini? Perché ci sembrano così stupidamente accecati? E, d’altra parte, perché loro insultano così gratuitamente i rappresentanti di sinistra scrivendo per esempio su un cartello Di (staccato) Liberto Coglione senza addurre motivazione alcuna? C’è un odio che non si spiega. C’è una frattura insanabile. Perché allora stiamo scrivendo un pezzo su una manifestazione di centro-destra facendo dell’ironia?

Lussuria
Un gruppo di ragazzi in abito da sposa balla sulle note di I will survive. Uno di loro ha scritto sulla maglia Vladimiro Lussuria con la o sottolineata più volte. Sono allegramente contrari ai matrimoni gay. O, come splendidamente sintetizza uno striscione, rivogliono il futuro. Poco più in là, una delegazione di Azione Giovani rivendica per sé una Zona Temporaneamente Etero e urla “Luxuria indietro/a te te piace dietro”. Lo spazio per veri uomini è dove tre brasiliane da cacao meravigliao ballano con indifferente partecipazione al suono di percussioni tribali sul pullmann a due piani organizzato dai giovani di Forza Italia. Rappresentano il Carnevale di Prodi e al tempo stesso producono intrattenimento. I manifestanti fanno le foto coi telefonini. Praticamente due piccioni con una fava.

Militanza
Un gruppo di circensi coi dread si esibisce davanti a uno striscione con scritto Ecco a voi il circo Prodi. Acrobati di destra? “No, siamo stati pagati per essere qui”. Qualche decina di cingalesi spuntano qua e là nel corteo, vendono le copie del “Giornale” edizione speciale a 50 centesimi. Sono gli unici immigrati presenti. Paradossali sostenitori della Bossi-Fini? “No, prendiamo venti euro per distribuire le copie”. Non ci sarebbe bisogno di prezzolare le persone, perché la folla è davvero vasta, ma quando si tratta di fare il lavoro sporco, raccogliere i braccianti della politica può essere un’idea.

Paranoia
Diversamente da altre manifestazioni, i negozi sono tutti aperti. Qualche maligno pensa che il motivo sia consentire ai manifestanti di fare dello shopping al termine dell’Evento Epocale. Ma una signora che cammina tutta sorridente parlando a voce alta con l’amica formula una tesi molto più affascinante: “Sono aperti per poter dire che tutta questa gente è andata fare compere per Natale”. Quei trotzkisti della Confcommercio…

Piano-Bar
Al bando l’epica partecipativa di Fossati. Improponibile la nostalgia ribellistica di De Gregori. Viene in soccorso l’orchestra di Demo Morselli. La voce che l’annuncia ricorda quella del doppiatore di Ridge. Si parte con O’ sole mio e si arriva a Volare di Modugno passando per Saturday Night Fever. Non un patrimonio emotivo condiviso e neanche la stanca intonazione di inni morti e sepolti dalla storia. Semplicemente, un piano-bar.

Sincretismo
Il cappellino Italia Campione del Mondo 1934-38. Lo striscione Anticomunisti da sempre. Prodi con la faccia di un personaggio di South Park. La croce celtica issata da un gruppuscolo di skinhead. La felpa di un uomo di mezza età con la foto di Prodi e la scritta a’ stronzo. In cielo sventola la dedica Silvio ci manchi Napoli. E poi, le bandiere del Mondo Pensionati. L’uomo sandwich de L’altra Italia. I liberali di Liberal. Cosa li tiene uniti? “Siamo tutti qui per manifestare contro le tasse”, ci dice un vecchio saggio.

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70 Responses to Piccolo glossario polista

  1. bruno esposito il 3 dicembre 2006 alle 10:55

    Una volta un prete esorcista disse : la più grande vittoria di Satana è di far credere che non esiste.
    La più grande vittoria di Silvio è di far credere che i comunisti esistano ancora.

  2. 2 il 3 dicembre 2006 alle 14:18

    Elisabetta Bocchino sindaco de Roma!

  3. gina il 3 dicembre 2006 alle 14:37

    propongo di completare il glossario coi commenti polisti.

  4. Trespolo il 3 dicembre 2006 alle 14:45

    Bruno; parafrasandoti potrei dire che la più grande vittoria della sinistra è stata quella di avere un boiardo democristiano (in stretto contatto con gli spiriti) alla guida di un governo di sinistra. Per la seconda volta.

    E non è poco.

    Buona domenica. Trespolo.

  5. Trespolo il 3 dicembre 2006 alle 14:52

    Lo scritto di De Majo e Raimo mi pare l’estrema sintesi del disagio assoluto che stanno vivendo, da quando hanno vinto le elezioni, gli elettori del centrosinistra.

    Non hanno più un’identità e si sono ritrovati un governo non di sinistra, ma sinistro e che sta menando fendenti a destra e a manca senza far torto a nessuno. Si sono ritrovati in casa il nemico e devono trattarlo da amico.

    Bella confusione. Pensare Diliberto e votare Prodi, pensare Giordano e votare Visco, pensare Pecoraro e votare Schioppa. Quasi come farsi una sega con la carta vetro: già alla prima sono guai.

    Scusate la caduta di stile, ma qui ci sta.

    Buona domenica. Trespolo.

    PS: non scoraggiatevi, prima o poi, anche a sinistra, nascerà qualcuno che possa vestire i panni del leader e guidare un’armata brancaleone che, partendo dall’idea di tassare i SUV dei ricchi, è arrivata alla tassazione delle macchinette inquinanti dei poveri cristi. Strana redistribuzione della ricchezza questa…

  6. domenico il 3 dicembre 2006 alle 15:22

    che tristezza!
    io concordo con la diversità di opinione; ma inneggiare alla volgarità due milioni di perosne mi sembra fenomeno da baraccone e non democratica manifestazione di opposizione politica…
    saluti

  7. hag reijk il 3 dicembre 2006 alle 16:07

    Per carità, si scenda pure in piazza, si manifesti, si esprima il proprio disappunto, la propria contrarietà -ma dire che non bisogna pagare le tasse punto e basta è roba da circo Barnum. Nessuno le paga volentieri, occorre però anche dire come si finanziano lo opere pubbliche o la scuola: una proposta che sia una, alternativa, che dica “non così ma in quest’altro modo” sarebbe il minimo per un’opposizione che non voglia essere semplicemente forcaiola e, diciamola tutta, golpista. In Germania dal 1° gennaio l’IVA aumenterà di 3 punti: nesssuno è contento, ognuno esprime malumore, ma nessuno si limita ad un NO punto e a capo. E nessuno vede la democrazia in pericolo. Le stesse opposizioni, per quanto piccole, vista la Große Koalition che governa, non si sognano nemmeno di farsi vedere senza proporre modi diversi di risolvere i problemi legati all’indebitamento pubblico ecc. (i problemi sono europei e mondiali -di questo però alla manifestazione del piccolo Cesare e dei suoi accoliti, manco un accenno) anche se magari alcune proposte sono a volte populiste o non realizzabili o non praticabili. Il vero problema è che questa opposizione italiana non ha una politica (e men che meno una cultura: la destra in questo si deve purtroppo rassegnare) e punta ormai esclusivamente sulla demonizzazione e sulla non accettazione di una sia pur risicata sconfitta elettorale (Bush, l’amico di Silvio, vinse per poche centinaia di voti e non ci fu da parte dei Democratici nessun tentativo di ribaltare le cose rischiando una crisi istituzionale che avrebbe avuto effetti devastanti).
    Quanto alle volgarità, gli striscioni e i cartelli sono lì a dimostrare quale sia la vera armata Brancaleone.
    E Trespolo… non difendo Prodi e la sua politica; il mio rammarico è di aver dovuto votare Prodi per togliere di mezzo un personaggio per il quale cultura sono le ballerine di Mediaset (e lo sai che questa non è una battuta)… Anch’io spero sia ín grado di sorgere nella sinistra non tanto un leader (smettiamola con questa immagine ducesca dietro alla quale metterci in coda) ma un gruppo di persone in grado di sollecitare la società italiana ad uscire dal provincialismo alla quale sembra condannata.
    Il disagio non sta tanto o solo in una sinistra che non riesce a dare un’immagine compatta nel governare ma nella spaccatura della società italiana in senso verticale, nella quale le due parti non riescono più a discutere (e, sarò parziale, ma l’impressione mia è che la destra non lo voglia nemmeno).

  8. Loris il 3 dicembre 2006 alle 16:19

    potreste anche aggiungere alla lista:

    MANIFESTEGGIAZIONE: (m. s.) Manifestazione di piazza organizzata da partiti liberali, conservatori e repubblicani. Le manifestazioni di piazza organizzate da partiti sinistroidi, pur svuotate di significato dall’inconsistenza dei suoi attuali leader e dalla scomparsa dello scenario storico che ne aveva favorito la nascita, si sviluppano ancora sulla falsariga della lotta proletaria per il diritto di partecipazione alla politica, all’equità e alla giustizia sociale. La manifestaggiazione è invece una manifestazione che cavalca gli istinti più bassi della popolazione (risentimento pre-esazione, lotta a stupefacenti ormai demodè) e intrattiene il manifestante attraverso strumenti di stordimento consumistico (citytour su autobus a due piani stile squadra vincente della Liga, ballerine brasiliane, gadget, magliette, simpatici slogan, musica da discoteca) al fine di coinvolgere l’elettorato in una lotta per il potere politico. In particolare ha il fetentissimo effetto di incoraggiare l’idea che lo Stato non sia l’insieme dei cittadini stessi, ma la classe politica che lo governa.

  9. Trespolo il 3 dicembre 2006 alle 16:33

    Hag Reijk: a me il tuo discorso pare un pochino miope o allineato, fai tu. Che fosse possibile gestire la crescita del Paese senza ammazzarci di tasse e tassette mi pare assodato: solo un buffone come Prodi, seguito a ruota da un bancario che di economia reale capisce poco (leggi Padoa Schioppa) e supportati da un altro fuori di testa come Visco poteva arrivare al punto di: raccontare A in campagna elettorale, fare B in pratica e poi ridurre il tutto a: qui non mi capiscono e sono tutti matti.

    Se poi, per comodità, si vuole ridurre tutto a nani e ballerini, meglio dirlo subito e arrivare alla sostanza: non c’è spazio per il dialogo e allora troviamo almeno un po’ di spazio anche per i buffoni che dialogano con gli spiriti.
    Personalmente sono convinto da anni che non esista, con questa sinistra italiana, alcuno spazio per un dialogo costruttivo, ma questa è un’altra storia.

    La faccenda tasse, caro Hag, è una forzatura di questo governo sinistro che HA CERCATO e CONTINUA A CERCARE lo scontro muro contro muro. Questa manovra era inutile, sta ammazzando la ripresa e ha un unico scopo: non contabilizzare quest’annno le entrate di cassa (merito della ripresa economica e della politica economica del precedente governo di centrodestra) non preventivate (dalla sinistra), spostarle al prossimo anno e prendersi, con questo giochino contabile infantile e pericoloso, il merito di aver riportato il paese sotto al 3% di debito.
    E’, questo agire, una porcata indegna, uno sporco trucco contabile (paragonabile alla faccenda TFR che trasforma un debito in credito) che ha SOLO e unicamente scopi politici e che non restituirà nulla a noi, comuni e mortali cittadini.
    Nulla a che vedere con lo scopo della politica, che dovrebbe essere quello di servire il Paese, qui servono solo e unicamente i loro interessi.
    Se poi, per partito preso, non si vuole ammettere che siamo governati da buffoni incapaci e biliosi; beh, vuol dire che siamo messi male. Ma non solo con i politici.

    Buona domenica. Trespolo.

  10. ilgolpista il 3 dicembre 2006 alle 18:46

    “Siamo tutti qui per manifestare contro le tasse”, ci dice un vecchio saggio.
    Perché, non basta?

  11. Il Treno a Vapore il 3 dicembre 2006 alle 19:00

    Ditela come volete, ma la cosa di ieri resta una cosa seria. Molto seria.

    Il governo attuale è il massimo di “rivolta” che ci possiamo permettere oggi: che questo non sia capito ed anzi osteggiato rimane una sconfitta politica. Sarebbe opportuno che ciascuno di “noi” mettesse in soffitta le proprie allergie e si dedicasse con calma a chiarire e convincere.
    Tutto il resto, per ora, serve a poco.

    O no?

  12. valter binaghi il 3 dicembre 2006 alle 20:14

    L’altra sera ho visto (in TV) Velardi a un convegno dei giovani Forzitalioti, organizzato da Dell’Utri. Snobbeggiava, sentenziava, era lì perchè c’era. Velardi, Minniti, D’Alema, Fassino, Veltroni. Se riuscite a chiamarli ancora compagni siete di sinistra, ma smemorati. Se riuscite a preferirli all’artigiano ammazzato dalle tasse e al pensionato che aborrisce i matrimoni gay siete di sinistra e avete perso il senso dell’olfatto. Questi puzzano perchè sono ancora esseri umani, quelli sono replicanti.

  13. Andreina Barbieri il 3 dicembre 2006 alle 20:17

    Moresco for president!

  14. missy il 3 dicembre 2006 alle 20:26

    concordo con Trespolo: “questo governo sinistro che HA CERCATO e CONTINUA A CERCARE lo scontro muro contro muro”.
    Mica mi è andato giù quel manifesto “anche i ricchi piangano”. E poi, a me piacciono i SUV, e se potessi, me ne comprerei uno a settimana, per provarli tutti. A parte quest’ultimo mio desiderio insano come tanti altri che ne ho, in realtà, la Turco (da Maurizio Costanzo, che le chiedeva lo stipendio da ministro e lei diceva che non lo sapeva, e poi dopo varie insistenze ha avuto una isteria da clinica, urlando “ma voi non potete sapere la vita infernale di un ministro!”) e poi Schioppa, per non parlar edi un Prodi, porf. universitario che aveva le mani ovunque, ovunque, ovunque… ecco io davvero non so quanto è pù alto o diverso lo schifo per ieri (un brivido al solo pensiero di rivedere Berlusconi su quei palchi, ma da Premier) e lo schifo per i prossimi anni bui con questa finanziaria che non si capisce niente.

  15. Hag reijk il 3 dicembre 2006 alle 20:36

    Caro Trespolo, l’economia, l’economia, l’economia -che però non sono solo le tasse. A questo del resto non crede nemmeno più l’ultimo stupido neocon americano. Quanto ai buffoni… mah, fai tu. All’epoca del governo Berlusconi, qui all’estero c’era da vergognarsi. Io sarò miope, tu in trincea. Hai ragione: non si può discutere con chi vuole adoperare il fucile.

  16. Trespolo il 3 dicembre 2006 alle 23:49

    Hag, perché adesso, all’estero, siete tutti contenti?

    Buona notte. Trespolo.

  17. hag reijk il 4 dicembre 2006 alle 00:13

    @ trespolo

    Il tuo sarcasmo è inutile ed infantile. Non pretendo di vedere le cose nel modo giusto -solo nel mio modo. E ne discuto con chi ha orecchi, al di fuori di preconcetti e di trincee. Di quello che ho scritto hai colto solo ciò che ti faceva comodo -lo fai spesso, ho notato. Spartiacque ci sono sempre: nella mia visione di una società diversa non ho in ogni caso come amici dei fascisti, come li hai tu -almeno politicamente, nello schieramento che ti sei scelto intendo. Ma è il tuo punto di vista…
    Ma faremmo forse bene a non continuare, produrremmo solo sterile polemica e noia. Chissà magari su altri temi andrà meglio.
    Buon lunedì.

  18. Trespolo il 4 dicembre 2006 alle 01:22

    Hag; vero, e visto che sono pure rincoglionito perso (sto lavorando e lasciami almeno questa scusante) faremmo meglio a smetterla. Eppure a me non pare un’inutile polemica e, tanto per chiarire e continuare a giocare sui termini che infili nel tuo ultimo commento, se io frequento fascisti tu frequenti comunisti (o non lo posso dire?) e non sarei in grado di indicare, fra le due categorie, quella che ha combinato più casini (passami l’eufemismo). Tu potresti affermarlo?

    Tagliando la testa al toro direi che sarebbe buona cosa evitarli entrambi (fascisti e comunisti) e provare, magari per una volta, a sganciare i fatti e limitarsi a esaminarli. Con questo governo i fatti, purtroppo, mi portano a una confusione, del governo, persino schizofrenica: si tassano i ricchi, no anche i poveri; si sostiene la scuola, no si taglia ancora di più; si diminuiscono i megastipendi pubblici, no si incrementano; si sostengono gli investimenti, no si tagliano. E via schizofrenizzando.

    Se questo atteggiamento di NON POLITICA ti rende contento beh, non so che dirti. Io so che a me questo modo, vendicativo, di fare politica, fa girare le balle (scusa ancora l’eufemismo).

    Se poi del tuo intervento ho colto solo gli aspetti che mi fanno comodo sarebbe interessante capire quali ho ignorato. Forse che, a fronte dell’aumento dell’IVA del 3% in Germania nessuno protesta sterilmente? Sarà anche vero, ma permettimi di dubitarne. E poi: sicuro che la protesta (di quelli che tu definisci culturalmente inferiori, quelli di centrodestra) sia sterile e non offra alternative? A me pare che le alternative esistano e che gli effetti, a fronte della precedente politica economica, abbiano restituito qualche decina di migliaia di euro in più di nuove entrate (merito ovviamente degli annunci di Visco e del fatto che spaventa tutti, ovviamente…).
    Mi pare anche, ma potrei anche sbagliarmi, che quelli inferiori culturalmente siano quelli che generano quasi il 60% del prodotto interno lordo italiano; magari rischiando in proprio e non agganciati a qualche carrozzone politico o elemosinando aiuti di stato per accantonare utili e scaricare i debiti oppure per acquistare società pubbliche a prezzo di saldo.

    Vabbé dai, hai ragione lo ammetto: discussione inutile. Ma lo dico da anni che con questa sinistra italiana è impossibile ragionare (e non solo), però mi diverte un sacco osservarla, ora, mentre si arrampica sugli specchi a tentare la difesa di un Governo indifendibile :-)

    Buona notte. Trespolo.

  19. Ridio il 4 dicembre 2006 alle 02:19

    La politica in Italia è come il calcio: non ci credi, semplicemente tifi. Io tengo questi, io tengo questi altri. Gli ultras hanno più dignità perchè sanno di andare al circo, qui crediamo ancora di parlare seriamente, siamo tutti intellettuali, quando in realtà, da una parte e dall’altra, cantiamo coretti e dopo due frasi ci scappa un “a’ stronzo”. I-taliani.

  20. t. il 4 dicembre 2006 alle 11:23

    se dovessi dare un titolo a questo glossario sceglierei un’estrapolazione leggermente corretta, tipo questa: I militanti, quelli “pagati per essere lì”. esempio chiarissimo della perdita, ma forse anche dell’acquisto di altro senso del gergo e del linguaggio paradigmatico della politica.
    non solo polista, anche se in questo caso certo, ci sarebbero reazioni offese e smentite di chi, partecipante attivo e appassionato, non ha cercato/avuto compensi. ma il punto è come difendere i vocabolari da queste aggressioni? dal discredito, dallo stravolgimento cui li sottopone la comunicazione? come tornare a credere a quello che c’è scritto? o davvero accettare e imparare i glossari di nuovo conio?

  21. alg il 4 dicembre 2006 alle 11:50

    w il nuovo conio

  22. Leonardo P il 4 dicembre 2006 alle 15:43

    @trespolo

    davvero preferivi il governo Berlusconi (giusto come promemoria condoni, dellutri, varie leggi divertenti, quasi monopolio informazione, uscita dai parametri europei ecc ecc)?
    A questo (confusionario, incompetente, ma almeno non inneggante alla illegalità)?

  23. tashtego il 4 dicembre 2006 alle 17:11

    ancora c’è qualcuno che discute “de politica” con tovarich trespolo.

    non capisco perché ci si meravigli circa la serietà della manifestazione di sabato (non l’ho potuta vedere): è da quando sono al mondo che sento gente che si lamenta per le tasse, che ti disce che il governo gli mette le mani nelle tasche (espressione di notevole volgarità pre-politica), eccetera.
    la gente di merda è tanta, sono milioni, sono la maggioranza, prevarranno di sicuro.
    nessuno che dica come, cioè attraverso quali mezzi, si può cominciare a tappare il buco che stiamo regalando ai nostri figli.
    non mi si dica “con le riforme strutturali” che per quelle ci vuole tempo e non si fanno in sei mesi.
    e comunque berlusconi poteva farle e non le ha fatte: meglio lasciare la patata nelle mani di chi viene dopo per poi fare manifestazioni con la propria gente (di merda).
    per esempio, tony blair veniva dopo dopo la taccer: il lavoro sporco l’aveva già fatto lei.
    qui da noi la destra non ne ha avuto il coraggio, cioè come si dice in termini fascistico-leghisti, non ne ha avuto “le palle”.
    salvo poi a lamentarsi.

  24. Trespolo il 4 dicembre 2006 alle 19:26

    @Leonardo: questo governo te lo lascio e staremo a vedere i risultati che tanto, e ne sono certo, non cadrà così presto; sicuramente non prima che siano trascorsi 2 anni 6 mesi e 1 giorno. Il tempo minimo per ottenere la pensione da parlamentare.
    Per il resto guarda, non avessero avuto Prodi ‘Gradoli’ come capo della coalizione e avessero cassato quell’incompetente di Visco sarei anche stato disposto a votarli. Per pura curiosità: non sono andato a votare perché il cambio della legge elettorale mi aveva, come scrivevo all’epoca, fatto venire il vomito.

    @tashtego: c’è un’unica grande differenza fra me e te ed è semplicissima: io sono anni che ho scoperto di essere una persona di merda, tu invece ancora indugi. Ma non disperare, prima o poi arriverà la tua illuminazione; anche se non è detto. Potresti anche dipartire mantenendo la convinzione della tua assoluta purezza: orrido destino.

    Buona serata. Trespolo.

  25. sergio garufi il 4 dicembre 2006 alle 21:07

    “l’unica vera tradizione di riferimento sembra essere una tradizione “inventata con successo”: l’anticomunismo.”

    L’impressionante numero di ex comunisti che vota per la nostra c.d. destra tradisce in fondo il dramma di ogni apostasia. Abbandonando il comunismo, diventandone acerimo nemico, il transfuga dimostra di essere rimasto fedele al vecchio credo, visto che la fede rinnegata lo ossessiona al punto da non riuscire a distaccarsene. Il traditore, il convertito ossessionato dalla propria conversione non cambia passione, le dà solo un altro indirizzo. Sforzandosi di rinnegare la sua antica fedeltà, ogni apostata accanito si rivela incapace di trovarne una nuova: è rimasto comunista nel senso che continua a orientarsi sul comunismo, ne fa suo malgrado il centro della propria vita. Dunque la sua antica passione non è mutata. Affinché ciò accadesse, dovrebbe dimenticarla. Ergo l’anticomunismo è una forma di odio, mentre il comunismo è come l’amore, cioè una splendida utopia le cui realizzazioni pratiche sono tutte miseramente fallite. :-)

  26. tashtego il 4 dicembre 2006 alle 21:08

    tu disci, oh trespolo, che sono come te?
    naa.
    non scherziamo, dai.

  27. bruno esposito il 4 dicembre 2006 alle 21:18

    Vabbè, sono d’accordo con Tashtego. Non riesco a trovare altro nome per quella gente che “gente di merda”. A me fanno schifo loro più dei loro idoli.
    Una marcia contro le tasse, ma vi rendete conto ? Solo un paese del cazzo come questo poteva accadere.

  28. Lazzaro Visconti Pera il 4 dicembre 2006 alle 23:22

    a tashtego & co.: giù le mani da trespolo! la sua funzione è insostituibile: ha la capacità, innata, di far diventare comunista chiunque abbia ancora quattro neuroni in perfetta efficienza. basta leggere quello che scrive.

    sono un suo fan, da sempre. se ne avessi la possibilità, lo dichiarerei patrimonio dell’umanità, da salvaguardare e moltiplicare. da clonare. è lui l’unico vero antidoto al cattofascioleghismo imperante.

    dieci, cento, mille trespoli…

    Lazzaro Visconti Pera

  29. tashtego il 5 dicembre 2006 alle 00:24

    (io apprezzo trespolo, senza ironia).

    la questione della “gente di merda” sta così: lui ha ragione nel dire che tutti siamo un po’ “di merda”, nel senso che abbiamo tutti a cuore fondamentalmente il nostro interesse e il nutrimento per il nostro ego, e le creature nostre e la nostra tana, eccetera.
    e personalmente è solo un caso se non sono entrato a far parte delle schiere della destra prima e berlusconiane poi: una catena di casuale a fatto sì che la mia formazione fosse diversa e seguisse un altro percorso.
    tuttavia non per questo mi sento migliore dei “di merda” che sfilarono sabato, ma che non esito a definire tali.
    alcuni di noi hanno acquisito quella sorta di anticorpi che la cultura della civitas, vale a dire dell’eguaglianza e della convivenza e della giustizia eccetera, ha elaborato nel corso di qualche millennio e che continua ad elaborare.
    il lavoro “culturale” della destra è affermare presso le masse un concetto di civitas intesa come sommatoria di egoismi nucleari privi di un tessuto etico condiviso e condivisibile, al di là del dettato religioso, l’unico cui viene in sostanza riconosciuta validità, mentre per il resto va bene la jungla.
    in questo il populismo di destra di Berlusconi è stato esemplare e ha agito innanzi tutto sul nostro immaginario.
    nella sostanza credo che la destra sia essenzialmente “natura”, perché la natura è violenta, gerarchica e vi regnano sopraffazione e sfruttamento e se è stata creata da un dio ( si fa per dire), per ciò stesso quel dio è di destra.
    credo anche che la sinistra sia “cultura” elaborata collettivamente, nel corso di molto tempo e con grande fatica, in opposizione alla “destra naturale” che è in noi e fuori di noi.
    ricordarsi di ciò qualche volta serve ad evitare di entrare in polemiche contingenti.
    insomma essere di sinistra non è un fatto né contingente né strettamente e localmente politico, ma semmai è “universalmente politico”: è l’unica vera lotta contro la natura che vale la pena di fare.

  30. Lorenzo Galbiati il 5 dicembre 2006 alle 00:46

    lasciando perdere la considerazione iniziale su trespolo, che saluto e che rivedo incattivito (adesso di Prodi oltre a boiardo dirai sempre che è uno spiritista? Guarda che tra spiritista e Unto del Signore, come si proclamava il suo avversario, ci perdi),
    sottoscrivo totalmente quest’ultimo commento di tashtego, ottimo tash.

  31. Perplessità il 5 dicembre 2006 alle 01:11

    Scusate..:

    . Durante il lustro burlusconiano le manifestazioni dell’opposizione hanno mai ricevuto una copertura mediatica pari a quella riservata al raduno di sabato ?

    . Perchè in Italia un CONFLITTO D’INTERESSI grande come una montagna deve continuare a passare inosservato? Come una sorta di vizietto da perdonare al regnante ? E non lo chiedo ai fascisti o ai fedeli di Silvio (non capirebbero, per i primi è una questione di convenienza – per i secondi è la LIBERTA’..che pena..), lo chiedo agli uomini di destra/centro che rivendicano una cultura liberale, sapete ancora cos’è..si?

    . E a tal proposito, Quando ci decidiamo ad accogliere una SANA CULTURA LIBERALE ? Possibile l’Italia debba rimanere un paesello pre-moderno poco laico e poco liberale?

  32. ilCarnefice il 5 dicembre 2006 alle 01:54

    Quando va in piazza la destra ci si meraviglia sempre, quando lo fa la sinistra è sempre nella ragione e nel diritto. Che strano modo d’intendere la piazza. Che strano modo, anche, il descrivere una manifestazione che, né più né meno, ha ricalcato quelle che fa la sinistra, quelle con tanto di gay sculettanti e magliette con la faccia di Berlusconi inzaccherata più i soliti slogan volgari più i soliti che saltano gridando: “Chi non salta Beluskoni è!”.

    Stessa gente, italiana, stessa piazza, italiana. Lo sola differenza è che chi ha il SUV non vuole regalarlo all’albanese di turno, chi non c’è l’ha lo vorrebbe fregare/espropriare a chi ce l’ha; ma se ci pensate bene nei fatti si è gli stessi. Si vuole e basta, senza dare.

    Non esiste più sinistra, perché la sinistra non ha più una ragione storica per esistere, almeno in Italia, perché tutti ben sguazzano con la pancia piena, a parte i pensionati a 800 eurio al mese e chi lavora ancora alla catena di montaggio e deve mantenere una famiglia con 1000 euro al mese, tutti i restanti se la sbarcano, facendo due o tre lavori, fregando, rateizzando, ma sempre al fine di avere.
    Non esiste più una destra perché è tutta gente che non ha una cultura adeguata per poter capire cosa significa essere di destra.
    Nessuna differenza, tutti italiani pieni di rancore ed egoismo e fieramente esaltati di essere degli ignoranti allo sbaraglio. Un’Italia spezzata in due che, spero, prima o poi ci porterà allo scontro vero, cioè alla resa dei conti, considerato che con la storia i conti, noi italiani e per ignoranza, ancora non li abbiamo fatti.

    Un complimento per Garufi, il solo, finora, ad aver detto cose sensate, perché la sua analisi si pone su di un altro piano, che sarebbe poi quello da praticare, ma si è troppo ignoranti per adre seguito alle sue parole. Mancava però un qualche particolare a quel che Garufi ha scritto. Prima del 25 luglio 1943 tutta l’Italia era in piazza con la camicia nera, dopo quella data le camicie sono diventate bianche o rosse. Italia anche questa? Italia anche questa, ed è la vera Italia. Mi piacerebbe, infatti, sapere come la pensavano del Duce i genitori o i nonni di quelli che qui, adesso, fanno i sinistri o i veterocomunisti. E non mi si dica che erano tutti antifascisti, perché diventa come la storia di quando c’era la DC, cioè che nessuno, quando lo si chiedeva, votava DC, sebbene la DC avesse 10 milioni di consensi e due milioni di iscritti.

    “Italiani brava gente”, “Italiani sempre pronti a invidiare l’erba del vicino”.

    La cura ci sarebbe, ma non andrebbe bene né a Prodi, né a Bertinotti, né a Casini, né a Berlusconi, né a Fini, né alla Mussolini, perché dovrebbero andare tutti a casa, con al seguito tutti i loro giannizzeri da noi pagati per scaldare le sedie in Parlamento e rubare.

    Io ho il SUV, non conosco la signorina Missy, ma se vuole posso invitarla fuori a cena e farglielo provare. Ho un Cayenne 4.5 Turbo e non invidio chi viaggia in Punto e neppure mi sogno di trasformarlo in un furgone per accompagnare i magrebini al lavoro, così come non mi sogno di andare in piazza a saltare. Sabato ero a fare compere con la mia nuova fidanzata. Una ragazza che ha studiato in Svizzera il cui padre ha dei cantieri navali in Liguria.

    Sono forse i soldi a fare la differenza? Sono sempre e solo i soldi. Chi li ha ne vuole sempre di più, chi non li ha vuole quelli di chi li ha. Il resto sono chiacchiere.

    Buona continuazione e ricordatevi che esiste solo una figura che potrebbe riportare ordine e giusta morale, e sta anche lui a Roma, e si affaccia a un balcone tutte le domeniche, e parla di giustizia e pace. Forse e lo spero sarà lui a regolare i conti, perché, da tedesco, penso che i conti li sappia fare.

  33. robertologo il 5 dicembre 2006 alle 09:07

    @garufi
    @carnefice
    transfuga, traditore, convertito ossessionato, rinnegato, apostata accanito.
    Se stiamo alla scelta lessicale garufesca lo scenario del Carnefice sembra alle porte: “Un’Italia spezzata in due che, spero, prima o poi ci porterà allo scontro vero, cioè alla resa dei conti”. ‘Mazza che tasso di democraticità. Democrazia psichiatrica? Invece LaLoggia ieri sera diceva parole sagge su come ci stanno paraculando con la storia delle opposizione morbida e della opposizione di popolo. Ma nessuno lo stava a sentire.

  34. tashtego il 5 dicembre 2006 alle 12:28

    ho sempre pensato, non per colpa mia, che chi possiede un SUV sia un imbecille.
    dal commento de IlCarnefice qui sopra si capiva benissimo, anche se non lo disceva espressamente, che anche lui c’ha un bel SUV.
    voglio dire con questo che esiste un metodo induttivo per individuare il proprietario di SUV (allo scopo di infliggergli una tassazione talmente sanguinosa da fargli rimpiangere a vita l’acquisto del SUV stesso) e consiste nel fare caso, da quello che dice o scrive, a quanto vi sembra imbecille.
    se sembra molto imbecille, c’ha il SUV.

  35. effeffe il 5 dicembre 2006 alle 13:10

    io non ho la patente tash,
    mi salverò?
    :-)
    effeffe

  36. maria il 5 dicembre 2006 alle 13:46

    Durante il lustro burlusconiano le manifestazioni dell’opposizione hanno mai ricevuto una copertura mediatica pari a quella riservata al raduno di sabato ?

    maria
    Sì, la manifestazione romana promossa dalla CGIL, quella dei tre milioni, che venne trasmessa in diretta, non ricordo bene se tutta o quasi. La CGIL in teoria non potrebbe essere considerata opposizione ,ma in pratica , perlomeno in quella circostanza, lo fu, perchè ,ricordo bene ,manifestammo contro l’abolizione dell’articolo 18 e contemporaneamente contro Berlusconi e il suo governo. C’ero anch’io.
    Naturalmente non faccio paragoni di merito tra le due manifestazioni che sono incomparabilmente diverse, una bestialmente corporativa, contro le tasse, l’altra in difesa dei diritti di tutti, le cito insieme , tuttavia, per dire che la copertura mediatica non è stata solo appannaggio della manifestazione di sabato.

    Perchè in Italia un CONFLITTO D’INTERESSI grande come una montagna deve continuare a passare inosservato? Come una sorta di vizietto da perdonare al regnante ? E non lo chiedo ai fascisti o ai fedeli di Silvio (non capirebbero, per i primi è una questione di convenienza – per i secondi è la LIBERTA’..che pena..), lo chiedo agli uomini di destra/centro che rivendicano una cultura liberale, sapete ancora cos’è..si?

    maria
    Io lo chiedo invece al centro sinistra che a distanza di oltre sei mesi dal suo insediamento al Governo, non ha ancora messo a punto quella legge sul conflitto di interessi che mi pare fosse uno dei punti del programma da realizzare nei primi cento giorni, oltre che motivo di durissima polemica politica durante il lustro berlusconiano. Voglio dire che se per qualche motivo dovesse cadere Prodi ci ritroveremmo nelle condizioni di prima.

  37. maria il 5 dicembre 2006 alle 14:00

    @Perplessità

    non ho fatto il tuo nome mentre ti citavo, ti prego di scusarmi.
    maria

  38. tashtego il 5 dicembre 2006 alle 14:26

    @ Garufi Sergio
    Il tuo ragionamento richiede qualche nota a margine.
    Tu disci che il comunista di ieri si fa oggi anti-comunista per ossessione di comunismo, più che per anti-comunismo vero, come il perseguitato che si fa persecutore e viceversa.
    Sin qui andrebbe bene, nel senso che una qualche ossessione comunista sembra in effetti permanere in chi ha dedicato una parte della sua esistenza al lavoro politico nel partito e altrove.
    Questa ossessione si risolve in tre o quattro tipi di esito:
    1) – l’anti-comunismo militante (raro);
    2) – il ri-fondazionismo, ovvero l’accanimento terapeutico per tenere in vita un’ipotesi storica largamente fallimentare (meno raro);
    3) – il delusionismo, vale a dire la saturazione di speranza delusa che sfocia nel non credere più a un cazzo, nel farsi gli affari propri in una sorta di sopravvenuto agnosticismo empirico che porta al ritiro dall’attenzione politica e all’astensionismo elettorale de sinistra (fenomeno rilevante);
    4) – il comunismo “interiore”, che consiste nel coltivare dentro di sé la convinzione, mai tradita, della necessità storica del comunismo (socialisme ou barbarie) come unica soluzione possibile alla catastrofe globale prossima ventura, assieme ad un’altra convinzione: che il socialismo reale, così come si è concretamente manifestato, è come la cura che uccide il malato: quindi attesa che nel mondo si manifesti un qualcosa di politico capace di ridare forza e sostanza al progetto socialista (raro?).
    Dalla tua argomentazione, ma lo noto spesso in altri interventi, qui e altrove, emerge l’idea che essere comunisti fosse esclusivamente una forma di fede, come quella cattolica.
    Bleah: è un’idea riduttiva e, se posso essere franco, corriva, ignorante e sbrigativa.
    Il comunismo, assieme al marxismo che lo produce, è prima di tutto un RAGIONAMENTO.
    Il fideismo, quando c’era, scaturiva dalla difficoltà a percorrerne tutti i passaggi e dalla necessità per le masse operaie di credere che i sacrifici e le lotte dell’oggi servono a costruire un mondo migliore domani.
    @effeffe
    sì, ti salverai e sarai con me nel regno eccetera.

  39. Lazzaro Visconti Pera il 5 dicembre 2006 alle 14:35

    beh tash, che dire, l’imbecillometro può venir buono in generale, anche se in questo thread ha già sforato ampiamente la taratura massima prevista. penso, però, che andrebbe ridefinito, nel senso che dovrebbe prevedere un indice molto più flessibile, capace di contenere e valutare gli optionals del momento, il surplus che proietta l’imbecille di turno dal quotidiano sublimato, ma pur sempre quotidiano, all’empireo degli archetipi: che so, una nuova fidanzata, meglio se di formazione culturale svizzera, e, soprattutto, il suocero padrone di cantieri navali. un vero must…

    mi piacerebbe sapere come si sente garufi da neo arruolato… un vero scoop!

  40. maria il 5 dicembre 2006 alle 15:13

    Il comunismo e il marxismo erano prassi politica e pensiero filosofico, non esistevano l’uno senza l’altro, anche se il marxismo era , e rimane , un formidabile strumento di indagine sociale anche per coloro che non auspicano rivoluzione alcuna.
    Riguardo al cosiddetto fideismo delle masse operaie, io penso che sia troppo enfatizzato, avete conosciuto degli operai comunisti degli anni Cinquanta per esempio?
    Per loro il comunismo era uno scenario futuro, ma anche qualcosa che li sosteneva nella loro vita presente, attraverso appunto un partito politico, un sindacato, attraverso azioni di lotta molto pratiche. Il “fideismo” operaio è cosa inventata, e comunque sia, aveva poco a che vedere con l’incapacità di seguire culturalmente i diversi passaggi ideologici e culturali del movimento comunista, anche perchè molti operai erano colti, ma ,principalmente , dalla consapevolezza della propria vita materiale e della classe di appartenenza.

  41. bruno esposito il 5 dicembre 2006 alle 15:19

    Quella che è andata in piazza a manifestare contro le tasse non è la destra. Anche la destra vera ha una sua dignità. Quella della manifestazione era gente di merda punto.
    P.s. : cos’è un SUV ?

  42. Perplessità il 5 dicembre 2006 alle 15:23

    Carnefice (?)”Non esiste più sinistra, perché la sinistra non ha più una ragione storica per esistere, almeno in Italia, perché tutti ben sguazzano con la pancia piena, a parte i pensionati a 800 eurio al mese e chi lavora ancora alla catena di montaggio e deve mantenere una famiglia con 1000 euro al mese, tutti i restanti se la sbarcano, facendo due o tre lavori, fregando, rateizzando, ma sempre al fine di avere.”

    Forse se scendi dalla tua macchina riesce a vedere qualcos’altro. La sinistra nel frattempo ha avuto un evoluzione..non siamo rimasti a Stalin, Lenin e Mao Tse-tung come qualcuno ancora strilla dalle tribune in barba al senso della storia e strumentalizzando la buona fede di milioni di italiani.

    Maria:
    “Io lo chiedo invece al centro sinistra che a distanza di oltre sei mesi dal suo insediamento al Governo, non ha ancora messo a punto quella legge sul conflitto di interessi che mi pare fosse uno dei punti del programma da realizzare nei primi cento giorni, oltre che motivo di durissima polemica politica durante il lustro berlusconiano. Voglio dire che se per qualche motivo dovesse cadere Prodi ci ritroveremmo nelle condizioni di prima”

    E’ in effeti il dato più allarmante e irritante. Certo con questi numeri tra Camera e Senato un’operazione del genere nn è proprio alla portata.. forse se le schede bianche fossero rimaste al loro posto…
    In ogni caso quello che volevo sottolineare è il fastidio di dover assorbire critiche da pseudo-liberali anticomunisti che si comportano come se niente fosse, come se ormai fosse più che normale, finanche legittimo, che un tizio agisca in politica mantenendo al proprio servizio, ribadisco servizio, gran parte dell’informazione televisiva del paese. Se non si esce da questo inghippo, è difficile dialogare su uno stesso livello.
    Provo inoltre un vero ribrezzo, per come viene quotidianamente svuotato, sventrato, disanimato il concetto di LIBERTA’ !
    Non ci dimentichiamo che l’alleanza di fascisti, clerico-illiberali, miliardari monopolisti, mafiosi e nord-separatisti è a tutt’oggi chiamata “Casa delle libertà”. Ma per piacere !!

  43. bruno esposito il 5 dicembre 2006 alle 15:44

    La Casa delle libertà si frantuma. Stanno per nascere i “Casini delle libertà”.

  44. gina il 5 dicembre 2006 alle 18:27

    1936-2006: qualche istantanea meno speranza

    Annemarie Schwarzembach, Oltre New York. Reportage e Fotografie 1936-1938, Il Saggiatore, 2004, pag. 186, traduzioni Tina D’Agostini
    di Donatella Massara

    Sono imprigionata nel grande meccanismo del traffico, nell’invenzione miracolosa della tecnica, nella machine infernale. E non è possibile fermarsi. La strada sale leggermente, diventa un ponte e davanti ame compaiono enormi archi, uno, due, tre ponti, l’ultimo solo vagamente accennato, infinitamente lontano nel cielo rosso della sera. Ma sotto i ponti non ci sono i fiumi, bensì una terra diventata ormai inabitabile, inaccessibile, impercorribile (pag.36)
    […]
    Ma dove finiscono le città, le fabbriche, le sopraelevate, inizia la desolata distesa di terra morta, devastata, paludosa, coperta di ferro vecchio. qua e là si vedono giovani disoccupati intenti a bonificare, ripulire, prosciugare il terreno, a seminare erba o piantare alberi; un progetto del governo, una fatica ancora più inutile di quelle inventate dai greci: pulire una stalla, portare un masso sulla cima di un colle o decapitare un mostro dalle molte teste.(pag. 38)

    Ho pensato a Simone Weil. Questi brani e non solo mi hanno fatto ripensare alla filosofa francese, nata un anno dopo – il 1909 – dell’autrice di questi articoli. Annemarie Schwarzenbach nel 1936 è in giro per gli USA in compagnia dell’amica Barbara Hamilton-Wright alla guida di una vecchia Ford affidata la testimonianza del viaggio alla Rolleiflex e alla scrittura. La tentazione di paragonare questi brani che parlano di New York con altri che scrisse Simone Weil nasce davanti alla fusione di due elementi tipici del pensiero di Weil, la tecnica considerata un mostro che sopravanza l’essere umano e il richiamo alla Grecia classica. Procedendo nella lettura non mi abbandona la suggestione di trovarmi vicina a un modo comune di vedere la vita attraverso la scrittura di due quasi coetanee, che, a quello che so, ignoravano la reciproca esistenza. Due donne accomunate anche nella fatalità della fine, avvenuta alla stessa età, il 1942 per Annemarie Schwarzenbach e il 1943 per Simone Weil. E i paralleli potrebbero continuare registrando poi la cosidetta irregolarità delle esistenze delle due. Invece mi fermo qui, e piuttosto vorrei notare che proprio niente di irregolare c’è nella scrittura anche di quella delle due su cui più pesa la fama di trasgressione. Parlo di Annemarie che faceva notoriamente uso di droghe ed era dichiaratamente lesbica.
    In questo volume sono raccolti alcuni degli articoli pubblicati su varie riviste svizzere in occasione del viaggio. Nonostante che il volume si trovi nelle librerie ordinato alla sezione viaggi, questi articoli dicono molto di più che un semplice resoconto di usi e costumi lontani. Essi colpiscono per la capacità che ancora conservano di risvegliare un vivo interesse; si segue il testo raffigurandosi con le immagini le situazioni descritte, se non quando queste immagini, le ritroviamo già raccolte nelle tre sezioni fotografiche che accompagnano gli scritti. La forza di questi articoli -ben stabilizzata sui fatti e le circostanze narrate – è la natura viva e sorgiva della conoscenza del mondo che l’autrice trasmette con le sue parole e le fotografie. Con alle spalle l’esperienza della scrittura narrativa l’autrice fa politica, direttamente portandoci nelle case, fra le fabbriche, in scuole di formazione approntate dai sindacati; l’autrice fa politica attraverso l’esperienza che va intrecciando e documentando mai necessitata a spiegarsi attraverso la motivazione ideologica e propagandistica.
    Come in una nascita, con uno sguardo vivo e rigenerato questi racconti trasferiscono il tempo, la storia del passato dentro al presente perchè forte è la simpatia che lega noi che leggiamo alla scrittrice che a sua volta abbraccia con amore curioso la sua esperienza di cose, luoghi e esseri umani. In questi articoli centrale è la presenza femminile. Le donne la attraggono e lei ne parla collocandole come soggetti vivi al centro di molte descrizioni, sia che siano sindacaliste che povere donne, senza coscienza del disagio sociale in cui vivono. E ancora una volta questo sguardo schietto e diretto di una eccezionale scrittrice-viaggiatrice richiama il filo che nella storia ci fa soggetti collettivi senza dimenticare chi siamo singolarmente, donne e uomini, proponendoci la coscienza degli altri e delle altre come la comune ragione che ci immette nel nostro tempo.
    Certo lei non fu l’unica a occuparsi di documentazione sociale. La grande depressione americana e la miseria sociale che seguì alla crisi del 1929 ha avuto una straordinaria raccolta di testimonianze. Come scrive nella postfazione Roger Perret, la documentazione fotografica era un progetto della FSA creato nel 1935, serviva a indurre i due terzi della nazione ad aiutare il terzo povero della popolazione e sostenere il questo modo il New Deal: >. Probabilmente Annemarie conobbe il direttore della Farm Security Administration (FSA) a casa della madre di Barbara dove aveva avuto modo di discutere della politica americana.
    Quando si mette in viaggio con l’amica va dove ovviamente non andava di solito la gente della sua condizione sociale. Le amiche scendono a sud e visitano i posti dove gli era stato sconsigliato di andare. Ogni articolo apre il discorso su una situazione diversa sempre collegabile alla condizione sociale ed economica delle lavoratrici e dei lavoratori. A soggetto ci sono le miniere di Mount Pleasant sfruttate fino all’esaurimento e poi abbandonate lasciando nella miseria chi ci lavorava, le 11.000 maestranze operaie della General Motors di Pittsburg, immerse nel > e che Annemarie e Barbara visitano per quattro ore. Incontriamo la terra > nell’ Alabama dove non è ancora arrivata l’industria e i neri o la feccia bianca, come li chiamano i proprietari, hanno subito lo sfruttamento successivo alla liberazione degli schiavi – lo sharecropping o divisione del raccolto. Due operaie tessili conosciute alla scuola del sindacato di Monteagle, vicino a Chattanooga nel Tennessee, sono definite >. Aline Bryant con > ha lavorato in una fabbrica tessile sotto il sistema Bedaux un punteggio che regola l’accelerazione dei ritmi in modo insostenibile. Lo stretch out mette fuori combattimento dopo un anno chi ha accettato i ritmi richiesti. A Lumberton, una città industriale del North Carolina, inaspettatamente nel mezzo della >, le due donne raccolgono dettagli sullo stretch out:>, intanto per giorni >. (pag.127)
    La grande speranza di Annemarie è riposta nel sindacato per cambiare la situazione economica e politica. Ai contadini e ai lumberjacks, taglialegna delle montagne del Cumberland, il sindacato ha insegnato a difendere la ricchezza dei boschi contro chi vorrebbe depredarli. E ancora scrive in uno degli articoli dedicati all’industria del sud:
    sotto l’opprimente cielo di questo triste paesaggio di Lumberton incontrammo uomini e donne che parlavano in modo sensato, intelligente, senza alcun sentimento di odio, della loro situazione attuale e delle prospettive future. Dietro il negozio di Haynes, sotto alcuni esili abeti, si trovava un palco rudimentale fatto di assi: era il primo podio del sindacato, dal quale Myles Horton, Strickland, Mannings e Frank Sutton avevano parlato ai lavoratori. Sulle assi erano state scritte in vernice bianca le parole: BENVENUTO CIO.
    Prima di partire, il motore della nostra Ford stava crepitando nel freddo atroce. Gli uomini riuniti nel negozio di Haynes ci chiesero di fotografare la tribuna. > dissero>.(pag. 127)
    (http://www.url.it/donnestoria/testi/recensioni/oltresch.htm)

  45. silone il 5 dicembre 2006 alle 18:30

    “Non un patrimonio emotivo condiviso e neanche la stanca intonazione di inni morti e sepolti dalla storia. Semplicemente, un piano-bar”. Questa l’essenza dell’argomento: in fondo questa destra non è altro che, legittimamente, l’autorappresentazione di una solitudine urlata, di un’eterna nevrosi infantile, di una perdita del padre, di individui passivamente entusiasti.
    Alla sinistra il compito di proporre un’opzione di maturità, laicità, razionalità, in una dimensione in cui socialità ed individualità si arricchiscano, di essere “per il bene comune”, più che per il “comunismo”.

  46. gina il 5 dicembre 2006 alle 18:40

    sorry non mi ha preso le citazioni

    ….
    A soggetto ci sono le miniere di Mount Pleasant sfruttate fino all’esaurimento e poi abbandonate lasciando nella miseria chi ci lavorava, le 11.000 maestranze operaie della General Motors di Pittsburg, immerse nel “calore infernale”e che Annemarie e Barbara visitano per quattro ore. Incontriamo la terra “sfruttata ed esangue della raccolta del cotone” nell’ Alabama dove non è ancora arrivata l’industria e i neri o la feccia bianca, come li chiamano i proprietari, hanno subito lo sfruttamento successivo alla liberazione degli schiavi – lo sharecropping o divisione del raccolto. Due operaie tessili conosciute alla scuola del sindacato di Monteagle, vicino a Chattanooga nel Tennessee, sono definite “amiche mie”. Aline Bryant con “l’espressione dura, sprezzante e di triste rassegnazione” ha lavorato in una fabbrica tessile sotto il sistema Bedaux un punteggio che regola l’accelerazione dei ritmi in modo insostenibile. Lo stretch out mette fuori combattimento dopo un anno chi ha accettato i ritmi richiesti. A Lumberton, una città industriale del North Carolina, inaspettatamente nel mezzo della “cintura del cotone”, le due donne raccolgono dettagli sullo stretch out:”Una donna riempiva 60 batterie con 24 spole che si srotolavano in sei minuti, quindi 240 spole al minuto”, intanto per giorni “nelle povere case di Lumberton non vedemmo altro che miseria, povertà e fame. Simili condizioni potrebbero costringere a un’amara rassegnazione anche lo spirito più combattivo e il carattere più ottimista e forte”. (pag.127)

    La grande speranza di Annemarie è riposta nel sindacato per cambiare la situazione economica e politica. Ai contadini e ai lumberjacks, taglialegna delle montagne del Cumberland, il sindacato ha insegnato a difendere la ricchezza dei boschi contro chi vorrebbe depredarli. E ancora scrive in uno degli articoli dedicati all’industria del sud:

    sotto l’opprimente cielo di questo triste paesaggio di Lumberton incontrammo uomini e donne che parlavano in modo sensato, intelligente, senza alcun sentimento di odio, della loro situazione attuale e delle prospettive future. Dietro il negozio di Haynes, sotto alcuni esili abeti, si trovava un palco rudimentale fatto di assi: era il primo podio del sindacato, dal quale Myles Horton, Strickland, Mannings e Frank Sutton avevano parlato ai lavoratori. Sulle assi erano state scritte in vernice bianca le parole: BENVENUTO CIO.
    Prima di partire, il motore della nostra Ford stava crepitando nel freddo atroce. Gli uomini riuniti nel negozio di Haynes ci chiesero di fotografare la tribuna. “E’ un simbolo” dissero” significa che Lumberton non è più senza speranza”.(pag. 127)

  47. g.r. manzoni il 5 dicembre 2006 alle 19:58

    Due punti importanti da analizzare nel commento del pur sconcertante Carnefice, ‘tenutario’ di un blog altrettanto sconcertante:

    1) Un’Italia spezzata in due che, spero, prima o poi ci porterà allo scontro vero, cioè alla resa dei conti, considerato che con la storia i conti, noi italiani e per ignoranza, ancora non li abbiamo fatti.

    2) Prima del 25 luglio 1943 tutta l’Italia era in piazza con la camicia nera, dopo quella data le camicie sono diventate bianche o rosse. Italia anche questa? Italia anche questa, ed è la vera Italia. Mi piacerebbe, infatti, sapere come la pensavano del Duce i genitori o i nonni di quelli che qui, adesso, fanno i sinistri o i veterocomunisti. E non mi si dica che erano tutti antifascisti, perché diventa come la storia di quando c’era la DC, cioè che nessuno, quando lo si chiedeva, votava DC, sebbene la DC avesse 10 milioni di consensi e due milioni di iscritti.

    Nel cmq narrativamente delirante commento del signore in questione, che poi riflette, a mio avviso, egregiamente la situazione in atto, e non tenendo conto di alcune ingenuità storiche, come l’attribuire all’ ignoranza’ l’incapacità di aver fatto i conti col nostro passato nazionale e di popolo, trovo che in questi due passaggi ci sia un gran fondo di verità, almeno per quel che riguarda certi atteggiamenti stereotipati tipici dell’italianità.

    Cmq, anche nell’ ‘ignoranza’, cioè nel non sapere, o, peggio, nel disinteresse di sapere, albergante nelle nuove generazioni (per tanti motivi, non certo riconducibili, unicamente, alla stupidità del singolo individuo, ma ad una complessità di fattori), trovo una possibile ‘miccia’ per quella sorta di “scontro finale” ipotizzato dal signore in SUV e con ragazza ‘in’. Se a ciò aggiungiamo tutta una serie di componenti che interessano globalmente il pianeta (Cindia avanzante economicamente, risorse energetiche, povertà dilagante in 4/5 della terra, problemi ecologici non irrelevanti, aumento della temperatura con annessa desertificazione, eurasia quale polveriera etc.etc.) beh, il quadro non risulta, certo, dei più rosei, in particolare se quelli da 1000 e da 800-500 euro al mese non saranno più calcolabili in 2/4 della nostra popolazione, quanto nei 3/4.
    del resto non dobbiamo mai scordarci che non esiste più una politica interna, ma che tutto è soggetto a dinamiche internazionali. Ciò sta anche ad indicare il perché la sinistra non possa più fare la sinistra (di un tempo) e la destra idem. Non scordiamoci che un D’Alema uscito dalla Scuola di Mistica di Partito di Frattocchie mai sarebbe potuto approdare alla Casa Bianca solo vent’anni fa se non avesse fatto un bel triplo salto mortale ‘trasformistico-riciclante’… dem Fini con tanto di kipà in testa a fare i meaculpa al Museo del Ricordo, in Israele. Ecco, il fatto è anche questo: non c’è gente credibile che ci possa dare l’esempio e, soprattutto, ci possa chiedere di fare dei sacrifici o che altro. Tantomeno quell’ex DC di Prodi (e sappiamo quel che ha fatto e disfatto durante la sua vita politica) e men che meno il Cavaliere di denari (che già conosciamo), ma neppure un Bertinotti, diventato, da un giorna all’altro, anche lui militarista.

    Questa è l’Italia, si chiede il signore in jeeppone? Beh… questa è l’Italia.

  48. sergio garufi il 5 dicembre 2006 alle 20:04

    e sì che c’era pure la faccina for dummies, a esplicitare le intenzioni facete… cmq è istruttivo raccontare una storiella socievole e vederla accolta seriosamente come un abbozzo di Weltanschauung o un’analisi politologica. istruttivo perché rende evidente un truismo troppo spesso dimenticato, e cioè che l’ottusità è bipartisan (tashtego e ilcarnefice), e che fra un cretino di destra e un cretino di sinistra non prevale mai la differenza ideologica, prevale l’identità antropologica (come “discevano” fruttero e lucentini).

  49. tashtego il 5 dicembre 2006 alle 21:17

    massì, garufi.
    però “di sinistra” non sono.

  50. Lazzaro Visconti Pera il 5 dicembre 2006 alle 21:34

    “però “di sinistra” non sono”

    noooooooo! un altro mito che cade…

    o ha comprato un suv con annessa fidanzata svizzera e vista su un cantiere navale, oppure si tratta di un replicante di trespolo già pienamente operativo.

    Lazzaro Visconti Pera

  51. Giorgio Di Costanzo il 5 dicembre 2006 alle 23:24

    Per favore, aiutatemi: qualche tempo fa un “poeta” pubblicò (o tentò di pubblicare, non ricordo bene) un libretto di versicoli (o testicoli) con la prefazione (falsa) di Luciano Anceschi. Vi furono dei casini con gli eredi Anceschi. Non riesco a trovare i ritagli stampa. Ma chi è questo “poeta”? La perizia calligrafica ha dato risultati? Si potrebbe interpellare Giovanni Anceschi? Grazie.

  52. robertologo il 6 dicembre 2006 alle 00:12

    @manzoni
    Il blog del carnefice. Le destre hanno costruito il loro successo negli ultimi 20 anni su questo genere di militanza all’arrabbiata, pop più che populista. No-tax, no aborto, no immigrato, no spinello. Slogan bandiere gagliardetti spille spillette e libri-neri a volontà. E’ davvero così sconcertante?

  53. Il Treno a Vapore il 6 dicembre 2006 alle 00:45

    @il carnefice

    “Sono forse i soldi a fare la differenza? Sono sempre e solo i soldi. Chi li ha ne vuole sempre di più, chi non li ha vuole quelli di chi li ha. Il resto sono chiacchiere.”

    Molto sensato, piuttosto vero. E allora? Una volta fotografato l’esistente (non tutto poi) che facciamo? L’appendiamo al muro? La circondiamo di ex-voto? Ci genuflettiamo? Io ho parecchio denaro. E allora?
    L’uomo può pensare diverse cose, e tentare di agire di conseguenza. La storia comunque non si congela. Tu presumi di avere verità definitive, ovviamente, banalmente ti sbagli. Tu non osservi il mondo, lo cataloghi. Ed ovviamente, banalmente, sbagli. Da chi si prende la patente di archivista?

    La sinistra è un casino e può anche darsi che non abbia futuro, chi può dirlo? Se ha una forza è quella di dubitarsi, è quella di cercare. Che non significa trovare. Tu non cerchi, ma ovviamente e banalmente non puoi avere trovato tutto: ti prego di credermi.
    Sono vecchio ed ho visto diverse “forze” mutarsi in debolezza: capita. I “forti” a volte faticano di più ad essere sereni: Hanno l’obbligo (e la nevrosi) della difesa.

    Stammi bene, siamo comunque fratelli, non certo in Dio ma certo nel pulsare del sangue. “Fratello” non è una parola con valenza etica, solo biologica. Opposti per alcune opinioni, ma comuni quando sputeremo l’ultimo sangue: si spera in pace, per te per me e per tutti. Ma non è detto.

    ‘notte

    Mario

  54. Il Treno a Vapore il 6 dicembre 2006 alle 00:59

    @ g.r manzoni

    “Tantomeno quell’ex DC di Prodi ”

    L’ho già scritto: oggi Prodi è il massimo di “rivolta” possibile, altro non esiste, quantomeno nel mondo reale. Che è uno solo, e non per caso ma per “necessità”. Conosco poco nulla di letteratura ed è ridicolo che io a te segnali a spanne un verso di Lorca “Non esiste altra via figlio, vomita”. Ecco, se la via è una sola che ben venga un vomito. Ma non basta.

    ‘notte

    Mario

  55. Gian Ruggero Manzoni il 6 dicembre 2006 alle 02:26

    Caro Giorgio Di Costanzo (o colui o colei che si cela dietro il solito nome di circostanza) posso aiutarla io. La questione poteva risolversi civilmente o in tribunale, così che le carte si scoprissero e lei, come altri, potesse saperne il contenuto e l’esito, ma il tutto sfumò. Noi si era pronti a dire, ma nessuno interpellò. Il libro uscì, il buon Luciano Anceschi (ottima persona) riposa giustamente in pace, il di lui figlio so che lavora anch’egli in campo letterario, ma mai ho avuto il piacere di conoscerlo, in modo da potergli parlare più che bene del di lui padre e del come mi portava stima, seppure io non letterariamente vicino alle sue posizioni, e così via. Logico che se con tanto di nome e cognome (veri) e modo di poterla contattare (quindi indirizzo etc. veri) sia in grado di conoscere di persona anche lei, signor Di Costanzo, forse potrebbe sapere come stanno le cose, così come potrebbe anche beccarsi una bella denuncia per diffamazione, con relativi danni morali e direi anche fisici nei confronti della mia persona, visto il com’è certo della falsità di detto scritto e del come lo sostiene dall’anonimato, quando io sono qui a viso e si sa dove potermi trovare. Per ricordarle la questione: non era una raccolta di ‘testicoli’, ma un racconto lungo-romanzo breve, il titolo era “Il Francese” e venne edito dalle Edizioni del Girasole nel 1995. Riguardo a ritagli, al massimo potrebbe trovare una sorta di ricostruzione dei fatti portata avanti da un certo Prof. Serra, se non ricordo male, in una sorta di numero unico di una rivista, di cui ho copia, ma di cui non ricordo il nome, e ora, sinceramente, non ho voglia di ricercarla in archivio (se lei, detta ricostruzione, ce l’ha sotto mano, sarebbe bello inserirla in queste pagine, così che tutti possano leggerla e si possano divertire o pingere). Alcune, invece, le recensioni riguardanti il suddetto libro, per lo più positive. In esso era riportata una postfazione, non una prefazione, a firma Luciano Anceschi, una specie di ricordo alla di lui memoria, visto che frequentai, negli anni ’70, anche le sue lezioni. Altro è storia o, meglio, leggenda metropolitana (fra le tante) che gira (girano) sulla mia persona, fra cui quella che mettevo in commercio dei Piero Manzoni falsi (Piero era mia cugino), che sono stato in galera, che ero implicato nella strage della bomba di Bologna, che come ex agente dei Servizi pare abbia al mio attivo 4 omicidi, che appaia e scompaia (seppure la mole) come Fanthomas, che sia uno dei più pericolosi nazi-fascisti oggi presenti in Italia, che sia stato l’amante della Parietti quando era la donna di Bonaga, che traffichi in diamanti assieme ad alcuni ebrei bolognesi, e, ultima che mi hanno raccontato, che traffichi anche in armi. Vero? Falso? Per vedere, come a poker, bisogna pagare… ma, il più delle volte, si rischia di perdere, perché può sempre uscire un asso dalla manica. E smetta di farsi bello usando il nome del grande Anceschi, così come smettano di tirarlo in ballo tutti coloro che (da 10 anni a questa parte) dicono di averne raccolto l’eredità intellettuale, morale e umana. Ma per piacere! Grazie, cmq, di avermi fatto ricordare il maestro, seppure, da quel che ho inteso e dallo stile che usa, il suo di certo non lo è stato. :-)

  56. Gian Ruggero Manzoni il 6 dicembre 2006 alle 02:33

    @ Robertologo: no, non è così sconcertante, a pensarci bene, ma questo cosa significa socialmente parlando?

    @ Treno a Vapore: della serie “Tappiamoci il naso e facciamo la croce sopra il faccione?” – cioè: tra i due, scegliamo il menopeggio? Non è un po’ triste tutto ciò?

  57. Mari il 6 dicembre 2006 alle 18:31

    Scusate,
    magari meno colta di voi mi sto un attimo perdendo…
    Il punto iniziale della discussione era centrato sulla finanziaria e sulla manifestazione organizzata da Forza Italia e An contro il provvedimento, come corollario di piazza ad una legittima (anche se costosa in termini di tempo e denari pubblici.. btw, sarebbe bello sapere quanto “costa” un emendamento in termini di denaro pubblico, perche’ anche il parlamento deve essere efficiente…) opposizione fatta da un esercito di emendamenti a schiere di centinaia.
    Ed allora proviamo a fare i liberali-liberisti.

    Ed il primo punto per cui non apprezzo chi e’ sceso in piazza, i due partiti che hanno organizzato la manifestazione ed i loro elettori e’che sono irresponsabili. Irresponsabili di cio’che hanno fatto nelle finanziarie passate.
    Piu’precisi ancora. E’noto tra gli economisti che le previsioni di crescita per lítalia nelle passate finanziarie sono state gonfiate ad arte 9 e consapevolmente) per aumentare la forbice di spesa. Questo modo di intervenire nell’ economia di un paese e’ criminale. Un esempio.
    Nel 2002, le previsioni di crescita del governo berlusconi qualcosa come 2.7-2.9 per cento (crescita annua GDP) mentre OCSE,( riferimento principale per i dati in Europa), Banca Europea ma neanche la Confindustria non hanno mai raggiunto i 2 punti percentuali come previsioni di crescita…e sta di fatto che negli ultimi anni non li abbiamo proprio mai raggiunti… Línformazione mi viene da una amica economista italiana che all’ epoca lavorava in un Istituto di ricerca in Germania.

    Ma dove si possono trovare questi dati? Un altro amico economista mi dice che una buona fonte sia il sito de http://www.lavoce.info sotto la sezione conti pubblici (http://www.lavoce.info/news/index.php?id=27)

    se io dico Italia, guadagnerai cento, per cui spendiamo cento mentre so che non potro’ guadagnare piu’di 60…. sono consapevole quantomeno che andro’ in rosso di 40.

    Io credo che la consapevole sinecura sia una colpa in ministri e presidenti del consiglio. Perche’ la pura incompetenza ed imbecillita’ non puo’rilevare, ne’ valere come una scusa. A non voler ritenere che nello sbagliare di circa 1 punto una previsione di crescita non si possa ravvisare il dolo.

    Tornando dunque alla manifestazione. Se il POlo ha fatto questo tipo di finanziarie mentre era al governo, se coloro che l’ hanno votato hanno avallato questo modo di governare l’ economia del paese, forse il mercato ha meno da temere dai cd “comunisti” che dall’ IMPRENDITORE. Incompetente o in malafede.

    Rimedi: la responsabilita’ politica non funziona, perche’ il suo esercizio e’ affidato agli elettori, a cui e’ facile raccontare cio’ che si vuole, perche’ pochissimi hanno un livello culturale adeguato per sottoporre ad un vaglio critico le informazioni o i fatti.

    Che resta? Mah…. non abbiamo di meglio che la responsabilita’ politica.
    M

  58. ilCarnefice il 6 dicembre 2006 alle 20:51

    Signori Tash e Manzoni se facessimo a gara per chi è il più imbecille o il più sconcertante neppure col mio SUV a tutto gas riuscirei a raggiungervi. Dei due almeno il signor Manzoni ha letto quello che ho scritto, non ha fatto come lei, signor Tash, che legge solo quello che lei scrive. Ora vado, porto la mia ragazza a mangiare il pesce. Ma è mercoledì, voi direte, e quello va a mangiare il pesce? Sì, posso permettermi di andare al ristorante e mangiarmi aragosta anche il mercoledì, non solo cinemino e pizza la domenica come fate voi. Divertitevi, che la morte incombe, come ha scritto un altro signore poco sopra.

  59. Lazzaro Visconti Pera il 6 dicembre 2006 alle 21:23

    Scommetterei che il pesce che vai a mangiare viene pescato direttamente per te dalla flotta di pescherecci costruiti nei cantieri navali di tuo suocero…

    E poi, tu devi essere uno che di pesce ne mangia in abbondanza, stando almeno alla quantità di fosforo che utilizzi per scrivere i tuoi commenti…

    Attento al mercurio… nobile rappresentante dell’Italia più becera, sguaiata e cogliona.

    Lazzaro Visconti Pera

  60. robertologo il 6 dicembre 2006 alle 22:42

    mentre impazza la suca-suca-dance, vorrei sottolineare quello che dice Meri. E’ stato proprio lo scollamento tra la propaganda parareganista della destra e quello che poi è stata effettivamente la politica economica del governo a provocare la sconfitta di Berlusconi alle ultime elezioni. Tutti promettono riforme per guadagnare voti, poi non le fanno. Così vengono sconfitti e aspettano il round successivo per continuare a languire.

  61. tashtego il 6 dicembre 2006 alle 23:12

    il carnefice porta la ragazza a mangiare il pesce di MERCOLEDI’!
    azz.
    ma come farà?

  62. g.r. manzoni il 6 dicembre 2006 alle 23:21

    Attento mister Carnefice a non strozzarsi con le aragoste; seppure senza teghe, sono stoppacciose, poi si può essere allergici anche ai costracei… soprattutto ai crostacei… quasi come al polonio.

    Sì, ho letto il suo commento e ne sto traendo molte illuminazione, sebbene il suo dire possa sembrare delirante, volutamente farsesco o ironico (in particolare quando gioca a fare il ‘magnifico’ di turno), diventa ‘saga’ di uno stato palpabile, di una ‘deficienza’ annusabile, di una ‘mancanza’ visibile.

    Molto articolato l’intervento di Mari. In parole più consone, se non erro, ha ribadito quello che con sconsideratezza ha sottolineato anche mister Carnefice: “Rimedi: la responsabilita’ politica non funziona, perche’ il suo esercizio e’ affidato agli elettori, a cui e’ facile raccontare cio’ che si vuole, perche’ pochissimi hanno un livello culturale adeguato per sottoporre ad un vaglio critico le informazioni o i fatti.”

    E’ quindi, ancora una volta, un fatto di cultura… di mancanza d’essa? Anch’io, come ho ribadito sopra, credo di sì, oltre ad aggiungere che storicamente noi italiani non abbiamo espresso, nell’ ‘800, una borghesia illuminata come le odierne democrazie del nord Europa (Germania compresa, seppure la sconfitta nel Primo Conflitto Mondiale abbia messo sul piedistallo il nazismo). E questo fattore ha influenzato tutto il nostro ‘900. L’assenza di una borghesia liberale e colta.

  63. daniele greco il 7 dicembre 2006 alle 01:16

    @ roberto
    l’idea che mi sto facendo da qualche giorno a questa parte è che il berlusconismo d’opposizione è peggiore di quello di governo: tempo qualche annetto e avremo un paese che rispetto a quando governavano “loro” sarà: più razzista, più sessuofobo, più populista, potrei continuare…
    questi giorni ho ascoltato, sulle “splendide” (si fa per dire) emittenti locali salentine, trasmissioni a microfono aperto dove tutto quello che ho detto si sta manifestando ancora nel suo stato embrionale, ma c’è.
    Ci sono categorie come i pensionati che stanno coltivando un odio furibondo verso prodi, perché?
    perché berlusconi gli aveva promesso che..
    perché berlusconi gli aveva fatto credere che..
    perché berlusconi aveva auspicato di..
    perché berlusconi pensava di..

    Ci sono i giovani studenti giurisprudenti( e non solo) che vivono a casa con mammaepapà e discettano sull ‘ici’ della terza casa al mare mentre nel frattempo ingiungono peculio ai loro vegliardi per le Hogan o le Prada da trecento euri..
    ma Silvio ci aveva offerto un milione di posti di lavoro, brutti comunisti!!!
    ma Silvio ci aveva promesso che con i soldi di un mese di call-center saremmo potuto entrari una sera nella vita al Billionaire e toccare il culo di Umberto Smaila..
    ma Silvio ci aveva detto che sparare in faccia agli iracheni denotava forte senso di attaccamento alla nazione..poporopppoppopo..po

    anche qui potrei continuare ma il dato che conta, a mio giudizio, non è che il programma sia stato rispettato o meno.
    è che si è prodotta gente che, avendo creduto per 5 anni alle favole, è rimasta spiazzata da un governo che, pur con scelte discutibili, sta dicendo: siamo nella merda fino al collo ma almeno ve lo stiamo dicendo!!!
    la plebaglia di oggi non vuole vivere meglio, vuole che gli si dica che sta già vivendo meglio: vuole che gli si dica che tre cellulari sono indice di ricchezza…che i mondiali di calcio vinti hanno alzato di un punto il PIL …

    La verità è che Berlusconi ha vinto perché ha perso!

    Tornerà e sarà peggio: diventerà “Presidente della Repubblica”, dirà che ci ha difesi dal Comunismo, dirà che saremo tutti più sicuri quando qualche sbirro avrà ucciso il nostro nipote maghrebino.
    Quando qualcuno impedirà ai nostri figli di visitare il proprio compagno omossessuale in ospedale, dirà che i capricci sono frutto del peccato..
    Quando parlerà dei valori della famiglia mentre al tg4 si insegna come iniettare il botulino sul labbro superiore, seguendo le istruzioni di madama Santanché

    …..E quel giorno io, sinceramente, spero di essere già emigrato!

  64. robertologo il 7 dicembre 2006 alle 11:38

    @daniele
    @manzoni
    Emigrare?, ma dai. In qualche salotto romano? Nelle filiere produttive padane? Andarsene, sì, magari all’estero, ma per tornare. C’è una provincia e una periferia più grande da ripensare, il tuo Salento nel contesto sovraregionale dell’adriatico e della frontiera balcanica. Ci credi a questa identità europea o pensi che sia solo una bandiera sventolata all’aria? Quello che scrivi lo condivido solo in parte e ti dico perché. Berlusconi continua ad essere l’elemento unificante della destra che lo osanna nell’alto dei suv, ma anche quello della sinistra che lo guarda come plutonio negli occhi. La sinistra che teme le bandiere nere ma non riflette sulla grande massa di gente che considera gli Hummer una nuova marca di birra tedesca eppure defluisce ordinata e senza incidenti nella manifestazione dei giorni scorsi, con gli allegati gratis di Libero sotto il braccio, tornando ai pullmann dopo una sudata giornata romana (miiiii, RRRooooma! Cagùn, ladruuun!). Piccoli imprenditori, piccoli commercianti, piccoli per definizione che poco gli tange di Pacs, Marx e Sviluppo Italia, capiscono solo di Tax e Stato che mi manda in crak. E’ una fetta centrale del mercato politico, nel senso che sta al centro, è moderata, e in genere decide le elezioni. I sinistri osservatori guardano il palco, i leader, i capoccia, si concentrano sull’icona, ma sorvolano sulla composizione sociale della piazza. Mi ha colpito più di tante l’immagine di una famigliola romana, padre cinquantenne con il Messaggero sotto il braccio, scarpe di camoscio plastificate, accompagnato dalla figlia a sua volta abbracciata al boybello in vesti gabbane. La ragazza portava la kefiah al collo e sfotteva il moroso, capello corto e qualche applauso al discorso di Fini (mani a posto, invece, su immigrati e stato etico). come li classifichiamo? Nemici di classe? Mi sembrano più la famiglia Mezzil. I rischi che hai sottolineato (razzismo, sessismo, eccetera) ci sono ma, a naso, i due ragazzi si fanno qualche spinello e il loro genitore, in più tenera età, se ne sparava il quadruplo. Chissà quanti ce ne sono di socialisti, liberali e libertari, ma anche di apartitici e apolitici, nella piazza destra. Ieri sera all’Infedele qualcuno ricordava che il partito comunista dell’immediato dopoguerra fu capace di dare rappresentanza a spezzoni di queste genti, oggi invece, messi insieme, i partiti della sinistra di lotta e di governo fanno una percentuale che si è dimezzata rispetto ai bei tempi moderni. Vogliamo parlare del governo Vendola? Dicono che il governatore allievo del professor De Castris sia bravo ma solo. La coalizione che lo sostiene lo ha circondato di uomini che non sono molto peggio rispetto a prima. Insomma, la spartizione del territorio in modo lobbistico e corporativo continua. Nessuno sentirà la mancanza dei consulenti dei POR e dei piani di sviluppo europeo ai quali resta ancora qualche anno per arricchirsi, prima di lasciarsi alle spalle l’impressione di un pieno che già adesso, pragmaticamente, risulta vuoto. Dai carrozzoni alle carrozzine di stato, il Sud non ci ha mai guadagnato. Quando il Meridione non sarà più ‘obbiettivo sensibile’ di Bruxelles (manca poco), chissà che fine faranno i conti in biancorosso di Sviluppo Italia e lo strano welfare che va di moda tra i prodinottiani. Almeno Berlusconi le spara così grosse che uno sa già a priori che si realizzerà la metà di quello che aveva detto***, questi altri sanno illudere con la promessa dell’aiutiamo i giovani delle regioni disagiate a fare impresa, e poi per erogare mettiamo 50.000 euro ne spendono il quadruplo di pubblicità, consulenze d’oro e tangentine mascherate da collaborazioni con i vari scaramelli esterni. Magnifico governo dell’industria di stato, Camaldoli style. Tu parli di Hogan e Prada, aggiungo che le stesse scarpe, gioielli e vestiti che citi le desidera ardentemente anche la commessa del market sotto casa, che fa parte della working class, e che mi sembra un po’ troppo semplicistico ridurre a zotica cozzala ignorante, come emergerebbe dal discorso manzoniano sulla incultura delle gens destre e sinistre. La commessa ha due tette imperiali e veltroniane, si fa dipingere le unghie nel weekend, e accetterebbe volenteri un invito a cena da Carnefice (un consiglio al nostro pilota: visto che usa Mastercard perché indugiare con noiosi inviti a cena e dopo-cena? Non gli conviene posteggiare un attimo sull’Aurelia e caricare a 20 euri bocca-figa?). Daniele, scrivi anche che quello Prodi è “un governo che, pur con scelte discutibili, sta dicendo: siamo nella merda fino al collo ma almeno ve lo stiamo dicendo”. Facci caso, adesso “lo stiamo dicendo” sta diventando “abbiamo fatto degli errori di comunicazione”. Non c’è solo l’odore dei soldi. C’è anche quello dei bottoni e dei bottini.

    *** Rilevamento pre-elettorale del professor Amadori, noto agente d’influenza forzista

  65. g.r. manzoni il 8 dicembre 2006 alle 03:11

    @ Roberto

    Forse sono un po’ ignorante anch’io e non ho ben inteso quel che vuoi dire quando affermi: “Tu parli di Hogan e Prada, aggiungo che le stesse scarpe, gioielli e vestiti che citi le desidera ardentemente anche la commessa del market sotto casa (e sono pienamente d’accordo – ndr), che fa parte della working class, e che mi sembra un po’ troppo semplicistico ridurre a zotica cozzala ignorante, come emergerebbe dal discorso manzoniano sulla incultura delle gens destre e sinistre. La commessa ha due tette imperiali e veltroniane, si fa dipingere le unghie nel weekend, e accetterebbe volenteri un invito a cena da Carnefice…”, cioè, Roberto, sottolinei che detta commessa, come altre decina di migliaia di ragazze che seguono (dalla “Milano da bere” anni ’80) un certo tipo di tendenza, quella del cosiddetto ‘vivere alla grande’, per avere tette siliconate e unghie a posto, seppur i loro miseri 800 euro al mese, farebbero tutte marchette, o sarebbero disposte a farle pur di… ? E che quindi sanno come gira il mondo e che perciò non sono ‘ignoranti’ (zotiche non l’ho usato, perché è termine che qui non rientra) e quel loro ‘stare al gioco’ infine è sinonimo di ‘conoscenza’ o di ‘presa di coscienza’ di una loro condizione, così da provare ad elevarsi dalla stessa ‘accettando il regalino dallo zio’ ? Oppure ci inviti a fregarcene perché poi tutti se ne fregano e vanno avanti a slogan contro le tasse, caroselli-reality-gossip TV o cartaceo e che nulla cambia e che è inutile confidare in una possibile ri-nascita ideale perché il marcio, che un tempo si diceva in Danimarca (riferendosi all’Amleto), è un marcio ormai europeizzato? Ma se così è, la cultura (nel senso di: sapere… o cercare-tentare di sapere il chi sei, il dove sei e il chi te lo sta mettendo dietro)… dicevo, la cultura è un 4 pasticcini e un tè, con pippa finale, che ci sciroppiamo solo e ancora noi, perditempo, tanto per riempirlo (il tempo) senza dover ricorrere al silicone o al botulino ? Ed ecco, quindi, il perché del non applauso al richiamo di uno Stato Etico di Fini (che su 100 italiani forse 2 sanno cos’è lo Stato Etico) e la ‘buttata’ dello stesso sugl’immigrati (e questi ultimi fanno sempre comodo, per un motivo o per un altro, ad entrambi gli schieramenti, così da giocarseli, all’occorrenza, per fare i buoni o i cattivi di turno…)? E perché definisci ‘semplicistico’ il ridurre la situazione a un fattore di ‘ignoranza’, intesa, così ho detto sopra, come non consapevolezza, mancanza di strumenti, assenza di elementi (socio-storico-politici) atti al definirsi o al potersi definire, con relative scelte (fallimentari – in questo caso e a mio avviso) a valle (quando il monte è già crollato da un pezzo assieme ai massimalismi sostenuti dalle ideologie) ? – E mi si perdonini la valle e il monte di sinistrorsa-sinistrata memoria -. Detto ciò, la perdita di un’identità sociale non è forse fattore dovuto all’ ‘ignoranza’ (oltre che al rinnegamento, più o meno conscio) di una classe di appartenenza? O forse ha ragione il Carnefice quando dice che tutti hanno la pancia piena e ciao e buonanotte… se sei nella fascia 500-1000 euro non sei più un proletario, ma ti credi (o ti fanno credere, e qui ti do pienamente ragione) di essere il principe o la principessa del Galles, e pur di dare concretezza a tale follia non andrai lungo l’Aurelia, ma a spasso con lo ‘zio’ sì, tanto per mantenere, ipocritamente, una parvenza di ‘nipotina’ o ‘nipotino’ di turno?

    Ma cos’è l’Italia e l’Occidente del pianeta (e questa che vi suoni retorica) il Paese dei Balocchi delle puttane e dei puttanieri?

    Io spererei in una vera e profonda ri-presa di coscienza, oppure emigro anch’io con Daniele… anzi, prenota anche per me, Daniel, intanto che ci sei… io direi Patagonia, Neo Zelanda oppure Tasmania.

  66. robertologo il 8 dicembre 2006 alle 10:17

    @manzoni
    Caro Gian Ruggero, forse è così, siamo diventati il paese dei Balocchi. E fai bene a smontare il mio cinismo di serie z. Ma qui vorrei solo riportare una citazione che prendo dalla tua biografia da ‘irregolare’, che ho letto e riletto perché è questa l’Italia che conosco meglio, ed era questa la strada che indicavo anche all’amico Daniele. Leggo: “dell’ uomo di provincia possiede tutti i difetti, ma anche tutti i pregi”. Perché andarsene in Nuova Zelanda, allora? Una identità ce l’abbiamo già.

  67. Gian Ruggero Manzoni il 8 dicembre 2006 alle 14:01

    Vero anche questo… e, in effetti, di stare nella Bassa Romagnola ne sono molto felice, a 20 Km dalle Valli di Comacchio e già nel Parco del Delta del Po.
    Cmq, Roberto, lontano da me il criticare i tuoi interventi come ‘cinici’, anzi, hanno fatto sì che continuassi a riflettere su di una situazione che ci vede tutti coinvolti. Poi, sai, il dire “me ne vado” fa parte di certe ‘sceneggiate’ messe anche in atto con la donna che ami, così da attirare la sua attenzione e magari farti coccolare.
    Per quanto a ‘irregolarità’, beh, di certo non posso dire di andare nel/col “flusso” e di stare alle ‘regole’.
    Buona prosecuzione.

  68. daniele greco il 8 dicembre 2006 alle 14:07

    “l’italia che conosco meglio”: ha continuato a leggere[attraverso Pier]quei contenuti di emancipazione da una condizione minoritaria e repressa, così tipica delle persone intelligenti nei piccoli centri, ma riconoscendone la specificità della loro condizione. E’ in fondo una condizione eminentemente italiana, di un paese che non ha un grande centro dove andare e essere altro da ciò che si era(…) ma tante belle città di dimensioni simili di cui nessuna è il cuore della modernità opposto all’arretratezza della provincia. (E.PALANDRI, Tondelli.Pier e la generazione, p.91)

    Ora, queste parole di Enrico Palandri, più o meno esule a Londra, si commentano da sole. è lì che bisognerebbe insistere: tra le retrovie di quel grande flusso culturale di un paese che non produce altro che copie sbiadite di se stesso…eppure anche qui si apre il racconto a realtà liminali, di frontiera, quelle dei “paesaggi italiani”, quelle dell’adriatico e della sua apertura verso oriente.
    dobbiamo credere che la letteratura abbia come fine ultimo la presa sulla realtà! dobbiamo provare a costruire l’identità della grande provincia.

    ma in che modo??

    da me, roberto, si parla di grande salento, di università del salento: parole, contenitori vuoti che rischiano di emulare in chiave istituzionale e politicista l’orgoglio “sacrista” degli anni ’80: l’ascesa di malavitosi tutti impregnati di valori, di terra da liberare dai cutoliani, e romanticherie criminali varie..

    io mi sento pienamente meridionale e pugliese e non so che farmene del Salento, dei sud sound system, del “ci nu zumpa è nu barese”, della pizzicarella mia…
    ma, ahimè qui siamo ancora a quello che cantano i Baustelle: […]/morire la domenica/chiesa cattolica/estetica anestetica/ provincia cronica.

    che fare??

  69. roberto il 8 dicembre 2006 alle 15:03

    @daniele
    Ci mancherebbe altro, sai che palle gli SSS e la pizzicarella mia.
    Di fare faremo, stai certo.

  70. ANS(I)A il 13 dicembre 2006 alle 23:02

    @daniele g.

    Milano, 22:11
    GOVERNO: BERLUSCONI,A VOLTE CHI PERDE E’ QUELLO CHE VINCE
    “Qualche volta quando si crede di aver perso invece si e’ vinto. Questo credo sia il caso che riguarda la politica italiana”. Ha risposto cosi’ l’ex premier Silvio Berlusconi, a Milano per celebrare il Natale rossonero.



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