L’uomo dei topi

12 dicembre 2006
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 di Antonella Pizzo

Io l’ho sempre detto che ci doveva essere qualcosa di strano, che so, un mostro, una creatura extraterrestre, qualcosa o qualcuno che la notte, o quando noi non c’eravamo, usciva e si mangiava ragni e scarafaggi, non era possibile che in tanti anni io non ne avessi mai trovati.  Poi si sono sentiti i rumori.


L’uomo doveva venire ieri alle quattro ma l’abbiamo aspettato inutilmente. E’ arrivato alle undici di oggi. L’uomo è piccolino, è un uomo in miniatura, non supera il metro e cinquanta ma è ben proporzionato, inoltre  è molto sicuro di sé. Quando lo vedo entrare nella stanza mi rallegro, dico a tutti che è arrivato. Finalmente! mi rispondono in coro. Gli faccio strada, percorriamo il lungo corridoio del secondo piano, usciamo sul pianerottolo, prendiamo l’ascensore, arriviamo negli uffici del primo piano, percorriamo il lungo corridoio del primo piano fino ad arrivare alla porta tagliafuoco. Si ferma sulla soglia e mi dice sicuro:
– Un attimo, mi faccia dare una visione dell’insieme. – 
Aguzza lo sguardo, gira la testa da destra a sinistra, guarda bene, assomiglia ad un piccolo Robinson che scruta l’orizzonte in cerca di una nave di passaggio. Quando ha finito mi dice andiamo, e poi non parla più. Scendiamo le tre rampe delle scale di ferro, arriviamo ai magazzini sottostrada. Sono grandi e pieni di polvere, i soffitti sono altissimi, nella parete in fondo c’è una specie di grotta, ma non scavata nella roccia, è come una grande porta aperta in alto, si vede una grande stanza ed una nicchia, della stanza non si vede il fondo, della nicchia neppure. Dentro al magazzino, ai lati, a destra e a sinistra e in mezzo scaffali  e scaffali, alti, uno accanto all’altro, negli scaffali cartelle, lunghe file di cartelle, cartelle sopra i tavoli, banconi di legno e cartelle sopra i banconi, grandi registri rilegati, uno accanto all’altro. Pedane piene di stampati, modelli A – BN- 51- 3SCP- 26A- 34B e via dicendo. L’uomo dei topi è fantastico, ha una tecnica speciale per stanare i topi, forse questa tecnica non è tanto speciale e tutti gli uomini dei topi la conoscono ma io uomo dei topi conosco solo lui. Mi chiedo perché un uomo decide ad un certo punto della sua vita di fare l’uomo dei topi invece di fare, ad esempio, il ragioniere o il medico, e mi piacerebbe sapere quando è stato il preciso momento, l’attimo esatto in cui ha deciso che lui avrebbe fatto l’uomo dei topi, e solo l’uomo dei topi e nient’altro che l’uomo dei topi. Mi viene la tentazione di chiederglielo, di farmelo spiegare, ma non lo faccio, sono molto intimorita dalla sua serietà, ha gli occhi attenti, le orecchie tese, la bocca serrata, solo un accenno di sorriso gli increspa la bocca, ma si capisce che lo fa per educazione. E’ molto concentrato nella sua missione giornaliera, non voglio distrarlo, ne va del risultato dell’operazione, non me lo perdonerei, nessuno me lo perdonerebbe. Esce dalla tasca una lampada che fa una luce blu e inizia l’esplorazione.
– Facevano baccano ieri pomeriggio, anche i ragazzi della ditta dei traslochi che spostavano i mobili li hanno sentiti, facevano squitt, squatt, e quando uno dei ragazzi ha fischiato loro hanno risposto – spiego io.
– Giocano – mi dice l’uomo dei topi – bisticciano.
Però non trova tracce del loro passaggio, non hanno marcato il territorio, così pensa che possano essere nascosti nella grotta. E’ coraggioso l’uomo dei topi, cacciare i topi è il suo mestiere, non ha paura dei topi l’uomo dei topi. Con gli occhi cerca una scala, la trova,  la scala è piccola, non ne  trova una più alta, si accontenta. Appoggia la scala ad uno scaffale, sale, poi si arrampica sullo scaffale pieno di cartelle, fino all’ultimo ripiano, sale sopra l’ultimo ripiano con un movimento agile, da scimmia, quasi da animale selvatico.
– Stia attento, che se si stacca lo scaffale dalla parete ci resta secco, la 626, le misure di sicurezza…- Tento di fermarlo, ma lui non sente o fa finta di non sentirmi, un salto ed entra nella grotta. Grido da sotto:
– Cosa c’è dentro?
Lui è sparito, sembra inghiottito nel nulla, si vede solo la luce della sua lampada speciale. Poi, finalmente, lo sento:
– Ci sono due nicchie enormi e due vetrate sopra, dalle vetrate si vede una strada, dentro le nicchie non c’è niente, la stanza è grande ma vuota, non c’è niente di niente, non ci sono nemmeno tracce di topi. Forse i topi sono passati, hanno perlustrato il luogo e non essendo di loro gradimento se ne sono andati. Non amano la carta, la carta serve loro solo per farsi le tane.
– Ma allora cosa mangiano? scarafaggi  e ragni? – chiedo sempre da sotto.
– Sono mammiferi e mangiano le stesse cose che mangiano gli uomini – risponde lui, è piccolo l’uomo dei topi, ma ha una voce possente, da cacciatore –  sono onnivori ma preferiscono i cereali,  non mangiano scarafaggi  e ragni!
Si affaccia all’apertura, lo guardo, è piccolo ma circondato dall’apertura sembra più alto, sembra altissimo, enorme, è spettinato ed emana la luce blu speciale, sembra un extraterrestre.
– Ora come faccio a scendere? – mi chiede.
– Nello stesso modo in cui è salito – rispondo.
Lui dice che ha paura e che soffre di vertigini.
Chiamo i pompieri.

 

 

 

 

15 Responses to L’uomo dei topi

  1. Alessandro il 12 dicembre 2006 alle 10:03

    È un bel racconto davvero, Anto, complimenti.
    Alex R

  2. a. il 12 dicembre 2006 alle 16:22

    grazie caro Alex! a.

  3. carla bariffi il 12 dicembre 2006 alle 20:36

    ciao Antonella!
    Lo trovo attuale e ironico questo tuo racconto, questo rapporto sottile tra l’uomo dei topi e il topo, l’uomo che comanda e chi è abituato ai bassifondi, questa curiosità che spinge entrambi (in modi diversi ma verso la stessa direzione)

    Alla fine il coraggio è di chi sa anche scendere…

    un carissimo saluto
    carla

  4. toporififi il 12 dicembre 2006 alle 20:43

    Gli uomini dei topi sono dei serial killer.

  5. redmaltese il 12 dicembre 2006 alle 21:48

    ehi anto….?…?

    red

  6. topoanto il 12 dicembre 2006 alle 22:11

    chi non ha paura dei topi? tutti ne hanno, tranne l’uomo dei topi :-) lui non ha paura di niente, solo dell’altezza, però sale ma non scende, prossimamente spareremo ai topi. caro saluto e ringraziamento a carla, toporififi, redmaltese. vostra topanto

    ps. spero che l’uomo dei topi, che esiste ed è esattamente così come è descritto, non legga nazioneindiana

  7. toporififi il 13 dicembre 2006 alle 01:28

    Dovrebbe vedere un topolino sotto sfratto, e, vista la luce, convertirsi.

  8. Marcello il 13 dicembre 2006 alle 09:41

    La Pizzo, un’altra della scuderia di padre Centofanti. NI sta diventando una succursale de L’Attenzione? Questa, un tempo, era una rivista laica, ora pubblica solo cattolici militanti e preti? Racconto insipido e infantile. Sempre cari i saluti.

  9. franz krauspenhaar il 13 dicembre 2006 alle 12:17

    Questa è una rivista LIBERA, e pubblica ANCHE cattolici militanti.
    Si risparmi i (cari) saluti.

  10. a. il 13 dicembre 2006 alle 14:03

    Marcello di Erodiade non faccio parte di nessuna scuderia, non sono un cavallo e neppure una macchina da corsa. Lei ha chiaramente dei pregiudizi verso i cattolici mlitanti per cui il suo commento al mio racconto non è sereno ma viziato da tali pregiudizi, per cui non ne tengo conto. a.

  11. g.r. manzoni il 13 dicembre 2006 alle 14:32

    @ :-))) nient’altro che questo perché Marcello non stimola altro. Penoso. Meglio: patetico.

    A me il racconto topesco piace perchè si addice molto alla categoria di appartenenza di chi sopra. Un abbraccio ad Anto che per nulla è insipida e infantile: si leggano le sue poesie, oltre che i racconti.

    W L’Attenzione !!!

  12. Giovanni Bianchi il 13 dicembre 2006 alle 19:57

    Ho letto con molto piacere questo racconto scritto molto bene. E seguirò Antonella Pizzo con “L’attenzione” che credo meriti. Grazie perciò anche a NI.

  13. gilcagné il 13 dicembre 2006 alle 21:07

    “marcellooo! marcelloo!”
    così gridava l’anitona on february 17th, 1959.
    e se poi ‘sto marcello è ‘na donna?
    coi tempi che currunt… di trasformismi io me ne intendo!

  14. Marco Saya il 13 dicembre 2006 alle 22:19

    una bellissima poesia di Antonella…

    come vorrei che tu venissi a trovarmi
    di notte quando il fiato pesante
    s’impicca alla finestra
    quando all’aceto si fa l’abitudine e sotto le lenzuola
    il dolore è recitato ora e per ore nel prossimo grano
    se tu t’avvicinassi alla mia porta
    col vestito sporco di terra
    nelle tasche i lombrichi grassi
    con le tue quattro ossa in mano
    nella mano d’ossa e le orbite vuote
    con un pugno di denti da contare ad uno ad uno
    non avrei paura del rumore delle nacchere
    delle conchiglie spezzate sotto i piedi
    t’abbraccerei piano
    per non sconvolgere la tua struttura fragile
    ma se tu tornassi di notte e vuota, ti riempirei di foglie e paglia
    e i vuoti e ancora nei capelli e ancora fiori a collane
    ancora a fasci ancora intatti come quando
    t’allontanasti senza chiedere se potevi
    a lasciarmi gli occhi a rotolare e i baci pure

  15. topescanto il 13 dicembre 2006 alle 23:49

    In ordine di apparizione. Ciao Ruggero, grazie per l’abbraccio e il sostegno topesco, grazie anche a Giovanni Bianchi per “L’attenzione” e a gilcagnè per l’ipotesi trasformativa del sedicente marcello. Marco grazie per aver definito “bellissima” la mia poesia. una buona notte a tutti. antonella



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