<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	
	>
<channel>
	<title>
	Commenti a: L&#8217;impronunciabile parola &#8220;avanguardia&#8221; (3)	</title>
	<atom:link href="https://www.nazioneindiana.com/2006/12/18/limpronunciabile-parola-avanguardia-3/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/12/18/limpronunciabile-parola-avanguardia-3/</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Thu, 21 Dec 2006 17:14:23 +0000</lastBuildDate>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.7.16</generator>
	<item>
		<title>
		Di: Sproloqui semiosici		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/12/18/limpronunciabile-parola-avanguardia-3/#comment-55271</link>

		<dc:creator><![CDATA[Sproloqui semiosici]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Dec 2006 17:14:23 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2006/12/15/limpronunciabile-parola-avanguardia-3/#comment-55271</guid>

					<description><![CDATA[&lt;strong&gt;De avanguardia...&lt;/strong&gt;

Come avevo preannunciato ieri abbandono le autoreferenziali discussioni da blogger per riprendere un argomento che mi interessa molto ed è misteriosamente ritornato ben tre volte nell&#8217;ultima settimana. Il concetto di avanguardia. Per la cronaca ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>De avanguardia&#8230;</strong></p>
<p>Come avevo preannunciato ieri abbandono le autoreferenziali discussioni da blogger per riprendere un argomento che mi interessa molto ed è misteriosamente ritornato ben tre volte nell&#8217;ultima settimana. Il concetto di avanguardia. Per la cronaca &#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/12/18/limpronunciabile-parola-avanguardia-3/#comment-55122</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Dec 2006 16:52:56 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2006/12/15/limpronunciabile-parola-avanguardia-3/#comment-55122</guid>

					<description><![CDATA[Va bene Franco. Ricevuto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Va bene Franco. Ricevuto.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: farminio		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/12/18/limpronunciabile-parola-avanguardia-3/#comment-55006</link>

		<dc:creator><![CDATA[farminio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Dec 2006 16:41:23 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2006/12/15/limpronunciabile-parola-avanguardia-3/#comment-55006</guid>

					<description><![CDATA[caro andrea
fai bene a indicare le mosse esemplari quando credi di individuarle. 
la scrittura oggi più che mai deve essere coraggiosa, altrimenti è un ornamento del tutto irrilevante.
ne approfitto per dirti che il mio libro non ti è arrivato a parigi per un disguido, ma ti sarà consegnato a mano nel tuo prossimo passaggio italiano.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>caro andrea<br />
fai bene a indicare le mosse esemplari quando credi di individuarle.<br />
la scrittura oggi più che mai deve essere coraggiosa, altrimenti è un ornamento del tutto irrilevante.<br />
ne approfitto per dirti che il mio libro non ti è arrivato a parigi per un disguido, ma ti sarà consegnato a mano nel tuo prossimo passaggio italiano.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: wovoka		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/12/18/limpronunciabile-parola-avanguardia-3/#comment-54980</link>

		<dc:creator><![CDATA[wovoka]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Dec 2006 09:52:24 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2006/12/15/limpronunciabile-parola-avanguardia-3/#comment-54980</guid>

					<description><![CDATA[Questi tuoi interventi, Andrea, mettono il dito su una piaga che avevo via via (con i miei scarsi mezzi) indicato anch&#039;io: come si possano sensatamente rapportare le rivoluzioni nei mondi delle forme artistiche a rivoluzioni (ben più difficili e pericolose) nel mondo sociale. Un rapporto ovviamente iper-complesso, ma che comunque nel passato è sembrato &quot;ingranare&quot; assi più efficacemente che non adesso. Si potrebbe pensare che adesso - con la scolarizzazione di massa - le competenze si siano più allargate e meglio distribuite, e quindi alcune figure che hanno svolto dei ruoli esagerati debbano per forza &quot;rientrare&quot; in ranghi più consoni, ovvero quelli delle alchimie (alla fin fine) sentimentali che aiutano l&#039;individuo a vivere in maniera più ricca e differenziata, ma che non producono necessariamente dei nuovi attrezzi di vita sociale. Oppure vedere in questo sviluppo un terribile complotto ai danni delle poche anime libere e nobili. L&#039;equazione fra &quot;progresso&quot; e &quot;rottura delle forme&quot; sembra ormai ridotta ad una caricatura di comodo: il rogo di forme &quot;stagionate&quot; dai secoli ha in effetti prodotto delle fiamme spettacolari, ma le forme successive, portate al rogo sempre più precocemente, hanno prodotto sempre più fumo e meno calore. Da un punto di vista prettamente artistico (dell&#039;arte per l&#039;arte, tanto per intenderci) non si avverte alcuna necessità di ritornare alle forme della tradizione, quanto piuttosto, in qualche modo, al suo procedimento, ovvero ad una lentezza che consenta alle forme di maturare fino a diventare degne di venire &quot;superate&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questi tuoi interventi, Andrea, mettono il dito su una piaga che avevo via via (con i miei scarsi mezzi) indicato anch&#8217;io: come si possano sensatamente rapportare le rivoluzioni nei mondi delle forme artistiche a rivoluzioni (ben più difficili e pericolose) nel mondo sociale. Un rapporto ovviamente iper-complesso, ma che comunque nel passato è sembrato &#8220;ingranare&#8221; assi più efficacemente che non adesso. Si potrebbe pensare che adesso &#8211; con la scolarizzazione di massa &#8211; le competenze si siano più allargate e meglio distribuite, e quindi alcune figure che hanno svolto dei ruoli esagerati debbano per forza &#8220;rientrare&#8221; in ranghi più consoni, ovvero quelli delle alchimie (alla fin fine) sentimentali che aiutano l&#8217;individuo a vivere in maniera più ricca e differenziata, ma che non producono necessariamente dei nuovi attrezzi di vita sociale. Oppure vedere in questo sviluppo un terribile complotto ai danni delle poche anime libere e nobili. L&#8217;equazione fra &#8220;progresso&#8221; e &#8220;rottura delle forme&#8221; sembra ormai ridotta ad una caricatura di comodo: il rogo di forme &#8220;stagionate&#8221; dai secoli ha in effetti prodotto delle fiamme spettacolari, ma le forme successive, portate al rogo sempre più precocemente, hanno prodotto sempre più fumo e meno calore. Da un punto di vista prettamente artistico (dell&#8217;arte per l&#8217;arte, tanto per intenderci) non si avverte alcuna necessità di ritornare alle forme della tradizione, quanto piuttosto, in qualche modo, al suo procedimento, ovvero ad una lentezza che consenta alle forme di maturare fino a diventare degne di venire &#8220;superate&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/12/18/limpronunciabile-parola-avanguardia-3/#comment-54975</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Dec 2006 08:26:36 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2006/12/15/limpronunciabile-parola-avanguardia-3/#comment-54975</guid>

					<description><![CDATA[a n(evio) - I suppose - 
&quot;Perché – è il tuo sottinteso, immagino – conoscere vuol dire trasformare.&quot;
Si, certo.
Sono ancora di fretta, ma su una cosa ti posso rassicurare. Di altro, spero se ne possa riparlare presto. Non ho toccato la questione delle tecniche, perche&#039; tempo fa sempre su NI ne avevo parlato in termini &quot;ricerca&quot;. E&#039; poi la nostra questione fondamentale, la prima, in quanto scrittori. E quindi sono assolutamente contrario ad ogni normativita&#039; estetica o ritorno all&#039;ordine. Sono pero&#039; anche convinto della pluralita&#039; ormai irriducibile delle poetiche e dei percorsi importanti. Quindi, detto in estrema sintesi, per me non c&#039;e&#039; un alternativa secca del tipo o Neuropa di Gigliozzi o Gomorra di Saviano. Sono entrambe mosse per me esemplari. A risentirci su questo ed altro:]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>a n(evio) &#8211; I suppose &#8211;<br />
&#8220;Perché – è il tuo sottinteso, immagino – conoscere vuol dire trasformare.&#8221;<br />
Si, certo.<br />
Sono ancora di fretta, ma su una cosa ti posso rassicurare. Di altro, spero se ne possa riparlare presto. Non ho toccato la questione delle tecniche, perche&#8217; tempo fa sempre su NI ne avevo parlato in termini &#8220;ricerca&#8221;. E&#8217; poi la nostra questione fondamentale, la prima, in quanto scrittori. E quindi sono assolutamente contrario ad ogni normativita&#8217; estetica o ritorno all&#8217;ordine. Sono pero&#8217; anche convinto della pluralita&#8217; ormai irriducibile delle poetiche e dei percorsi importanti. Quindi, detto in estrema sintesi, per me non c&#8217;e&#8217; un alternativa secca del tipo o Neuropa di Gigliozzi o Gomorra di Saviano. Sono entrambe mosse per me esemplari. A risentirci su questo ed altro:</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: n.g.		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/12/18/limpronunciabile-parola-avanguardia-3/#comment-54910</link>

		<dc:creator><![CDATA[n.g.]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Dec 2006 22:27:04 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2006/12/15/limpronunciabile-parola-avanguardia-3/#comment-54910</guid>

					<description><![CDATA[@ Andrea 
la prima cosa che ne ho dedotto dal tuo lungo scritto sulla parola “avanguardia” è la necessità di perseguire, ancora oggi, una trasformazione della società. Il tuo è una sorta di invito a dissentire. La letteratura, in fondo, come tutta l’arte, è un aspetto essenziale del pensiero: perché proporre forme rinunciatarie e conformistiche? Meglio, appunto, la rottura, meglio “mantenere aperte le possibilità di leggere in modo critico il proprio presente”. Siccome sei un poeta, ti interroghi  sulla “impazienza radicale” delle avanguardie, ben sapendo che queste, magari sbagliando, hanno in passato scelto di confrontarsi con l’esistente, rompendo il consenso sociale ed estetico. È sostanzialmente per questo che bisogna “indagare” il “fantasma” dell’avanguardia, come suggerisci nel finale del tuo scritto. Perché – è il tuo sottinteso, immagino – conoscere vuol dire trasformare. Trasformare le loro pratiche, in primo luogo, conducendo ricerche estetico-formali attinenti alla fase in corso; ma trasformare anche i loro comportamenti, che spesso si sono resi gestione di spazi di potere. Se questo è il “fondo” filosofico di quanto hai scritto, pur non condividendo affatto alcuni passaggi, e in particolare quando affermi che le innovazioni dell’avanguardia sono oggi usate dalla politica-informazione-pubblicità (è un luogo comune facilmente smontabile), direi che quanto scrivi può essere un utile punto di partenza. Il rischio che però intravedo nel tuo ragionamento è quello che l’intreccio tra letteratura e trasformazione sfoci in un nuovo “realismo socialista”, espunto magari da ogni riferimento all’autoritarismo togliattiano-stalinista, diciamo quindi democratico e non intimidatorio, però di nuovo portato a privilegiare i significati anziché la complessità del segno (che è dialettica serrata tra significati e significanti). Questo rischio lo deduco, ad esempio, dalla discussione che si è creata attorno al caso “Gomorra”, o dal puntare sulle funzioni “comunicative” della letteratura, oltre che da tanti degli interventi che in questo periodo si sono cimentati nella solita e ormai fastidiosa diatriba tra pasoliniani e avanguardisti ... Attenzione: è un rischio, dunque non è detto che accada così (ed è un rischio non tuo personale). Intravederlo in potenza, e magari discutendolo, può essere scongiurato. C’è un altro rischio: nella mancanza di direzioni certe possono emergere salti all’indietro (recupero acritico di forme arcaiche o neoclassiche o di ideologie – tradizionalismo cattolico et simila – immobilistiche e, alla fine dei conti, svalutative dell’umano così come lo è il ciclo D-M-D’). Qui il confronto (anche dei piani ideologici, perché no?) è fondamentale. E intendo il confronto franco, sincero, senza censure o solidarietà di “gruppi”: un confronto senza risposte precostituite, che miri ad una mappatura delle molteplicità di “tendenze” e a riportare l’attenzione sull’oggetto-opera … È proprio per chiarire meglio quelli sono i possibili punti di approdo del tuo discorso che bisognerebbe cominciare la riflessione approfondita sulle proposte – confuse, diverse, tante, sfilacciate, inesplorate – che si affacciano nel panorama, misurandoci con i loro limiti e con le loro chance … 

PS: una delle proposte più efficaci delle avanguardie è stata il superamento della “tonalità”. L’idea – presunta indiscutibile e quindi tutta ideologica – della creazione centripeta attorno a un suono portante viene messa in crisi da composizioni che privilegiano l’assenza di centro e la dissonanza. Questo processo culmina in Frank Zappa, il quale riesce a giustapporre elementi della tradizione (blues, jazz delle origini, sinfonia tonale) con logiche compositive avanzate (“mistilinguismo”, rumore, free-jazz, musica colta &#038; atonale), senza disdegnare lo scavo dei “significati”. Mentre in John Cage, ad esempio, è dominante il rifiuto di scegliere e ordinare i materiali privilegiando la disposizione libera dei segni (“qualunquistica” diranno i compositori Nono e Gentilucci), Zappa interviene sugli stessi materiali con intento critico e dissacratorio … Che sia questa una delle strade possibili?

n.g.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Andrea<br />
la prima cosa che ne ho dedotto dal tuo lungo scritto sulla parola “avanguardia” è la necessità di perseguire, ancora oggi, una trasformazione della società. Il tuo è una sorta di invito a dissentire. La letteratura, in fondo, come tutta l’arte, è un aspetto essenziale del pensiero: perché proporre forme rinunciatarie e conformistiche? Meglio, appunto, la rottura, meglio “mantenere aperte le possibilità di leggere in modo critico il proprio presente”. Siccome sei un poeta, ti interroghi  sulla “impazienza radicale” delle avanguardie, ben sapendo che queste, magari sbagliando, hanno in passato scelto di confrontarsi con l’esistente, rompendo il consenso sociale ed estetico. È sostanzialmente per questo che bisogna “indagare” il “fantasma” dell’avanguardia, come suggerisci nel finale del tuo scritto. Perché – è il tuo sottinteso, immagino – conoscere vuol dire trasformare. Trasformare le loro pratiche, in primo luogo, conducendo ricerche estetico-formali attinenti alla fase in corso; ma trasformare anche i loro comportamenti, che spesso si sono resi gestione di spazi di potere. Se questo è il “fondo” filosofico di quanto hai scritto, pur non condividendo affatto alcuni passaggi, e in particolare quando affermi che le innovazioni dell’avanguardia sono oggi usate dalla politica-informazione-pubblicità (è un luogo comune facilmente smontabile), direi che quanto scrivi può essere un utile punto di partenza. Il rischio che però intravedo nel tuo ragionamento è quello che l’intreccio tra letteratura e trasformazione sfoci in un nuovo “realismo socialista”, espunto magari da ogni riferimento all’autoritarismo togliattiano-stalinista, diciamo quindi democratico e non intimidatorio, però di nuovo portato a privilegiare i significati anziché la complessità del segno (che è dialettica serrata tra significati e significanti). Questo rischio lo deduco, ad esempio, dalla discussione che si è creata attorno al caso “Gomorra”, o dal puntare sulle funzioni “comunicative” della letteratura, oltre che da tanti degli interventi che in questo periodo si sono cimentati nella solita e ormai fastidiosa diatriba tra pasoliniani e avanguardisti &#8230; Attenzione: è un rischio, dunque non è detto che accada così (ed è un rischio non tuo personale). Intravederlo in potenza, e magari discutendolo, può essere scongiurato. C’è un altro rischio: nella mancanza di direzioni certe possono emergere salti all’indietro (recupero acritico di forme arcaiche o neoclassiche o di ideologie – tradizionalismo cattolico et simila – immobilistiche e, alla fine dei conti, svalutative dell’umano così come lo è il ciclo D-M-D’). Qui il confronto (anche dei piani ideologici, perché no?) è fondamentale. E intendo il confronto franco, sincero, senza censure o solidarietà di “gruppi”: un confronto senza risposte precostituite, che miri ad una mappatura delle molteplicità di “tendenze” e a riportare l’attenzione sull’oggetto-opera … È proprio per chiarire meglio quelli sono i possibili punti di approdo del tuo discorso che bisognerebbe cominciare la riflessione approfondita sulle proposte – confuse, diverse, tante, sfilacciate, inesplorate – che si affacciano nel panorama, misurandoci con i loro limiti e con le loro chance … </p>
<p>PS: una delle proposte più efficaci delle avanguardie è stata il superamento della “tonalità”. L’idea – presunta indiscutibile e quindi tutta ideologica – della creazione centripeta attorno a un suono portante viene messa in crisi da composizioni che privilegiano l’assenza di centro e la dissonanza. Questo processo culmina in Frank Zappa, il quale riesce a giustapporre elementi della tradizione (blues, jazz delle origini, sinfonia tonale) con logiche compositive avanzate (“mistilinguismo”, rumore, free-jazz, musica colta &amp; atonale), senza disdegnare lo scavo dei “significati”. Mentre in John Cage, ad esempio, è dominante il rifiuto di scegliere e ordinare i materiali privilegiando la disposizione libera dei segni (“qualunquistica” diranno i compositori Nono e Gentilucci), Zappa interviene sugli stessi materiali con intento critico e dissacratorio … Che sia questa una delle strade possibili?</p>
<p>n.g.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: nazioneindiana.com @ 2026-08-09 02:02:12 by W3 Total Cache
-->