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	Commenti a: Vita da prete. 3 &#8211; il canto del gallo	</title>
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		<title>
		Di: assodicuori		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/12/19/vita-da-prete-3-il-canto-del-gallo/#comment-58883</link>

		<dc:creator><![CDATA[assodicuori]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jan 2007 18:32:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[sei una funambola col filo steso per terra. nessun pericolo per te, nessuna caduta.
se davvero avessi avuto la vocazione ora saresti stata capace di vedere l&#039;assoluto dentro la finitudine umana.negli occhi di chiede un amore assoluto, e magari avresti provato a donarlo tu quell&#039;amore e non solo a chiederelo, a pretenderlo.
 ma che ci vuoi fare
un amore metafisico non lo trombi, è questo che ti dispiace e allora : a farsi fottere la vocazione dei dodici anni. meglio fottersi a venti ,trenta, quaranta, finchè dura poi sarà notte. strana funambola senza alcun volo se non dal letto di qualcuno.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>sei una funambola col filo steso per terra. nessun pericolo per te, nessuna caduta.<br />
se davvero avessi avuto la vocazione ora saresti stata capace di vedere l&#8217;assoluto dentro la finitudine umana.negli occhi di chiede un amore assoluto, e magari avresti provato a donarlo tu quell&#8217;amore e non solo a chiederelo, a pretenderlo.<br />
 ma che ci vuoi fare<br />
un amore metafisico non lo trombi, è questo che ti dispiace e allora : a farsi fottere la vocazione dei dodici anni. meglio fottersi a venti ,trenta, quaranta, finchè dura poi sarà notte. strana funambola senza alcun volo se non dal letto di qualcuno.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: la funambola		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/12/19/vita-da-prete-3-il-canto-del-gallo/#comment-56819</link>

		<dc:creator><![CDATA[la funambola]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jan 2007 21:17:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Che la vocazione non sia altro che un bell&#039;alibi dietro cui nascondersi per amare tutti, per non  amare nessuno? 
Me lo sono chiesto tante volte e me lo chiedo  in questi giorni di abbuffata di buoni sentimenti , di tensione ideale verso gli altri, almeno i più prossimi,cristo, i tuoi parenti ,cazzo, i tuoi figli, perdio, i tuoi amici.
Questa voglia di disegnare un mondo di armonia, dove l&#039;amore trionfa, trionfa dentro di te e dentro  il bisogno di affidarsi ,trionfa prepotente, come il bisogno di assoluto che ti esce a volte come un urlo ,come necessità ultima, quella che sai essere l&#039;unica cosa , l&#039;unica cosa che ti importa, l&#039;unica cosa che dà un senso a questo non senso pauroso in cui affoghiamo , inconsapevoli, complici, e vittime.
E fa nulla se tradirai prima che il gallo canti, fa nulla se ti tradiranno prima che il gallo canti, fà nulla riconoscersi umani, fà nulla riconoscersi finiti, e riconoscerlo negli altri.
Fa nulla
Anzi, non fà , nulla, fà molto di più,  fà la consapevolezza.
Vocazione, vocazione verso te , te stesso, che è, diventa, poi, vocazione verso  il prossimo, il prossimo, quello che ti è vicino che noi mica siamo fatti per gli amori universali, che l&#039;amore, universale è consentito solo metafisicamente, e la metafisica non la palpi, non l&#039;abbracci, non l&#039;accarezzi, non la trombi, la metafisica ci consola  e sublima la nostra pavidità.
Questa dovrebbe essere la vocazione che tutti dovremmo esprimere, la nostra di vocazione, la vocazine ad essere Uomini, vocazione a quella bella metafora che è il nazareno, che la vocazione non può essere prerogativa di  pochi eletti, eletti istituzionalizzati, la vocazione non abbisogna di paramenti,la vocazione non va spasso con il divino ma prende sottobraccio l&#039;umano in tutta la sua miseria.
La consapevolezza della chiamata, della vocazione verso noi stessi, ce la dovrebbe insegnare  la  vita, perchè la vocazione si impara, passo passo, se sappiamo &quot;guardare&quot;, se impariamo a &quot;sentire&quot;.
La vocazione non ti fulmina, la vocazione la definiamo piano piano se non abbiamo paura di guardare dentro e vedere di quanto male siamo fatti, di quanto male saremmo capaci, noi, povere creature, in balia delle nostre sublimi certezze.
Due mani sporche di terra e gli occhi al cielo,questa  è l&#039;immagine della mia vocazione, due occhi al cielo , sì, ma solo per scrutare la mia infinita finitezza, che il cielo, lo vedo, solo se non lo guardo.
Ci ho avuto la vocazione a 12 anni, davanti ad un altarino della madonna, volevo consacrarmi a qualcosa di assoluto.
Ora sono senza dei ,ma con principi, inizi, conati, di vocazione umana.
Un bacio a tutti 
la funambola]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che la vocazione non sia altro che un bell&#8217;alibi dietro cui nascondersi per amare tutti, per non  amare nessuno?<br />
Me lo sono chiesto tante volte e me lo chiedo  in questi giorni di abbuffata di buoni sentimenti , di tensione ideale verso gli altri, almeno i più prossimi,cristo, i tuoi parenti ,cazzo, i tuoi figli, perdio, i tuoi amici.<br />
Questa voglia di disegnare un mondo di armonia, dove l&#8217;amore trionfa, trionfa dentro di te e dentro  il bisogno di affidarsi ,trionfa prepotente, come il bisogno di assoluto che ti esce a volte come un urlo ,come necessità ultima, quella che sai essere l&#8217;unica cosa , l&#8217;unica cosa che ti importa, l&#8217;unica cosa che dà un senso a questo non senso pauroso in cui affoghiamo , inconsapevoli, complici, e vittime.<br />
E fa nulla se tradirai prima che il gallo canti, fa nulla se ti tradiranno prima che il gallo canti, fà nulla riconoscersi umani, fà nulla riconoscersi finiti, e riconoscerlo negli altri.<br />
Fa nulla<br />
Anzi, non fà , nulla, fà molto di più,  fà la consapevolezza.<br />
Vocazione, vocazione verso te , te stesso, che è, diventa, poi, vocazione verso  il prossimo, il prossimo, quello che ti è vicino che noi mica siamo fatti per gli amori universali, che l&#8217;amore, universale è consentito solo metafisicamente, e la metafisica non la palpi, non l&#8217;abbracci, non l&#8217;accarezzi, non la trombi, la metafisica ci consola  e sublima la nostra pavidità.<br />
Questa dovrebbe essere la vocazione che tutti dovremmo esprimere, la nostra di vocazione, la vocazine ad essere Uomini, vocazione a quella bella metafora che è il nazareno, che la vocazione non può essere prerogativa di  pochi eletti, eletti istituzionalizzati, la vocazione non abbisogna di paramenti,la vocazione non va spasso con il divino ma prende sottobraccio l&#8217;umano in tutta la sua miseria.<br />
La consapevolezza della chiamata, della vocazione verso noi stessi, ce la dovrebbe insegnare  la  vita, perchè la vocazione si impara, passo passo, se sappiamo &#8220;guardare&#8221;, se impariamo a &#8220;sentire&#8221;.<br />
La vocazione non ti fulmina, la vocazione la definiamo piano piano se non abbiamo paura di guardare dentro e vedere di quanto male siamo fatti, di quanto male saremmo capaci, noi, povere creature, in balia delle nostre sublimi certezze.<br />
Due mani sporche di terra e gli occhi al cielo,questa  è l&#8217;immagine della mia vocazione, due occhi al cielo , sì, ma solo per scrutare la mia infinita finitezza, che il cielo, lo vedo, solo se non lo guardo.<br />
Ci ho avuto la vocazione a 12 anni, davanti ad un altarino della madonna, volevo consacrarmi a qualcosa di assoluto.<br />
Ora sono senza dei ,ma con principi, inizi, conati, di vocazione umana.<br />
Un bacio a tutti<br />
la funambola</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: fabrizio centofanti		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/12/19/vita-da-prete-3-il-canto-del-gallo/#comment-55882</link>

		<dc:creator><![CDATA[fabrizio centofanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Dec 2006 17:42:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[grazie, Luminale, per i tuoi contributi. 
buon anno
fabrizio]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>grazie, Luminale, per i tuoi contributi.<br />
buon anno<br />
fabrizio</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Luminamenti		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/12/19/vita-da-prete-3-il-canto-del-gallo/#comment-55871</link>

		<dc:creator><![CDATA[Luminamenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Dec 2006 14:29:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La questione che è stata posta un giorno, che la struttura essenziale delle lingue indoeuropee è data dal contrasto tra il timbro dell’inflessibile e il timbro del flessibile non appartiene al corpo dottrinale delle scienze del linguaggio, all’interno delle quali diviene il discorso o scienza della traduzione, e tuttavia si riferisce alla lingua della preistoria dell’Occidente, in quanto essa appare all’interno dell’interpretazione costruita da tali scienze. A partire da ciò che quella lingua è e dal modo in cui essa si mostra all’interno di questa interpretazione, l’affermazione dell’esistenza dei due timbri contrastanti va oltre i risultati raggiunti dalle scienze del linguaggio, lungo un percorso che ad esse è consentito seguire fino a un certo limite, superando il quale esse dovrebbero uscire dall’orbita dell’Occidente e, quindi, innanzitutto, cessare di essere scienze del linguaggio.
Qualunque posizione che voglia eludere questa questione è fuorviante. 
Dubito ci siano Germanisti e traduttori capaci di affrontarla.
Ma sarei lieto di sbagliarmi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La questione che è stata posta un giorno, che la struttura essenziale delle lingue indoeuropee è data dal contrasto tra il timbro dell’inflessibile e il timbro del flessibile non appartiene al corpo dottrinale delle scienze del linguaggio, all’interno delle quali diviene il discorso o scienza della traduzione, e tuttavia si riferisce alla lingua della preistoria dell’Occidente, in quanto essa appare all’interno dell’interpretazione costruita da tali scienze. A partire da ciò che quella lingua è e dal modo in cui essa si mostra all’interno di questa interpretazione, l’affermazione dell’esistenza dei due timbri contrastanti va oltre i risultati raggiunti dalle scienze del linguaggio, lungo un percorso che ad esse è consentito seguire fino a un certo limite, superando il quale esse dovrebbero uscire dall’orbita dell’Occidente e, quindi, innanzitutto, cessare di essere scienze del linguaggio.<br />
Qualunque posizione che voglia eludere questa questione è fuorviante.<br />
Dubito ci siano Germanisti e traduttori capaci di affrontarla.<br />
Ma sarei lieto di sbagliarmi.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Luminamenti		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/12/19/vita-da-prete-3-il-canto-del-gallo/#comment-55859</link>

		<dc:creator><![CDATA[Luminamenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Dec 2006 06:37:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Penso caro Cato che sei un interlocutore con cui mi piacerà conversare in futuro.
In quanto al tuo invito a seguirmi su queste tue parole: &quot;Se per avvalorare la traduzione si cita una tesi di laurea, nella quale oltretutto i versi originali non vengono mai riportati ma si fa riferimento a un volume delle GW; se, nella stessa tesi, è detto che tutte le traduzioni, laddove non diversamente specificato, sono dell’autore; se, contemporaneamente, qualcuno propone l’unico inedito riconosciuto che quei tre versi contiene… etc., trai tu le conclusioni e vedi bene chi manca di rigore&quot;, la conclusione esatta da trarre è:

1) non è a me che devi attribuire la tesi che è cosa che ignoravo e non m&#039;interessa. E&#039; solo indicativa del fatto che quel tipo di traduzione esiste e non era una bufala la sua esistenza (dimenti sempre di rimanere al contesto in cui si trovava il discorso), circola da tempo e quindi non sono il solo che l&#039;aveva tradotta così e conosciuta anche così come l&#039;ho postata.
2) che il riferimento alla fonte esiste e quindi anche questo non è una bufala (senza nulla togliere all&#039;equivoco possibile che hai intelligentemente posto. Ma anche qui in contesto della mia risposta è ancora di nuovo un altro).
3) infine il punto essenziale che mi sembra ignori e cioè che il contesto complessivo del discorso al suo sorgere in questa catena di commenti, che era ben altro, non necessitava di tanti sproloqui, ma semplicemente di una rettifica semplice semplice da parte di chi ritiene di stare dalla parte del rigore. Ma di questo rigore ho visto solo la spocchia accademica di chi ha poco a che fare con il che farsene intimamente di una cultura (il mio riferimento non è a te).
4) In quanto alla presenza su NI di traduttori, commentatori e studiosi di valore preferisco non esprimermi in termini generici, né dilungarmi sui singoli, non m&#039;interessa urtare la sensibilità di ciascuno, preferisco avere la mie specifiche valutazioni differenziate sui singoli che conosco meglio, alcune positive, altre negative e non metto in dubbio che alcuni di loro non seguirebbero gli autori da me citati, abituati come sono a difendere il loro piccolo territorio conquistato. Ma basta conoscere e leggere uno come George Steiner (o avere avuto esperienze d&#039;incontro con Zolla o con un Peter Kinsley o con Hans Mayer)  con umiltà per accorgersi della differenza del retroterra culturale e della pochezza delle teorie moderne. Forse certi studiosi di NI farebbero bene a rileggersi (o leggersi) il De Interpretazione di Aristotile e vedrebbero risolti molti loro dubbi che fanno passare per certezze di rigore.
Il mio è un dissenso civile, credo educato perché comprendo le umane debolezze su cui normalmente non dico nulla fintantoché non vengo attaccato. Infatti non intervengo da tempo su NI non trovandovi sempre stimoli di confronto validi. La mia presenza sarà quindi sempre sporadica.
Non c&#039;è su NI lo spirito che circolò alcuni anni fa su Clarence che contribuì a confronti anche duri ma ricchi di circolazione di pensiero. Ma sappiamo bene che le cose non durano!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Penso caro Cato che sei un interlocutore con cui mi piacerà conversare in futuro.<br />
In quanto al tuo invito a seguirmi su queste tue parole: &#8220;Se per avvalorare la traduzione si cita una tesi di laurea, nella quale oltretutto i versi originali non vengono mai riportati ma si fa riferimento a un volume delle GW; se, nella stessa tesi, è detto che tutte le traduzioni, laddove non diversamente specificato, sono dell’autore; se, contemporaneamente, qualcuno propone l’unico inedito riconosciuto che quei tre versi contiene… etc., trai tu le conclusioni e vedi bene chi manca di rigore&#8221;, la conclusione esatta da trarre è:</p>
<p>1) non è a me che devi attribuire la tesi che è cosa che ignoravo e non m&#8217;interessa. E&#8217; solo indicativa del fatto che quel tipo di traduzione esiste e non era una bufala la sua esistenza (dimenti sempre di rimanere al contesto in cui si trovava il discorso), circola da tempo e quindi non sono il solo che l&#8217;aveva tradotta così e conosciuta anche così come l&#8217;ho postata.<br />
2) che il riferimento alla fonte esiste e quindi anche questo non è una bufala (senza nulla togliere all&#8217;equivoco possibile che hai intelligentemente posto. Ma anche qui in contesto della mia risposta è ancora di nuovo un altro).<br />
3) infine il punto essenziale che mi sembra ignori e cioè che il contesto complessivo del discorso al suo sorgere in questa catena di commenti, che era ben altro, non necessitava di tanti sproloqui, ma semplicemente di una rettifica semplice semplice da parte di chi ritiene di stare dalla parte del rigore. Ma di questo rigore ho visto solo la spocchia accademica di chi ha poco a che fare con il che farsene intimamente di una cultura (il mio riferimento non è a te).<br />
4) In quanto alla presenza su NI di traduttori, commentatori e studiosi di valore preferisco non esprimermi in termini generici, né dilungarmi sui singoli, non m&#8217;interessa urtare la sensibilità di ciascuno, preferisco avere la mie specifiche valutazioni differenziate sui singoli che conosco meglio, alcune positive, altre negative e non metto in dubbio che alcuni di loro non seguirebbero gli autori da me citati, abituati come sono a difendere il loro piccolo territorio conquistato. Ma basta conoscere e leggere uno come George Steiner (o avere avuto esperienze d&#8217;incontro con Zolla o con un Peter Kinsley o con Hans Mayer)  con umiltà per accorgersi della differenza del retroterra culturale e della pochezza delle teorie moderne. Forse certi studiosi di NI farebbero bene a rileggersi (o leggersi) il De Interpretazione di Aristotile e vedrebbero risolti molti loro dubbi che fanno passare per certezze di rigore.<br />
Il mio è un dissenso civile, credo educato perché comprendo le umane debolezze su cui normalmente non dico nulla fintantoché non vengo attaccato. Infatti non intervengo da tempo su NI non trovandovi sempre stimoli di confronto validi. La mia presenza sarà quindi sempre sporadica.<br />
Non c&#8217;è su NI lo spirito che circolò alcuni anni fa su Clarence che contribuì a confronti anche duri ma ricchi di circolazione di pensiero. Ma sappiamo bene che le cose non durano!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: aditus		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/12/19/vita-da-prete-3-il-canto-del-gallo/#comment-55854</link>

		<dc:creator><![CDATA[aditus]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Dec 2006 00:45:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Quale docente e quale seminario? Quello sui filosofi italiani tra le due guerre?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quale docente e quale seminario? Quello sui filosofi italiani tra le due guerre?</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: fabrizio centofanti		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/12/19/vita-da-prete-3-il-canto-del-gallo/#comment-55849</link>

		<dc:creator><![CDATA[fabrizio centofanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Dec 2006 23:52:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[grazie per il tuo equilibrio, Cato.
buon anno.
fabrizio]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>grazie per il tuo equilibrio, Cato.<br />
buon anno.<br />
fabrizio</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Cato		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/12/19/vita-da-prete-3-il-canto-del-gallo/#comment-55837</link>

		<dc:creator><![CDATA[Cato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Dec 2006 18:55:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Che dire, Luminamenti, mi dispiace di averti deluso, ma, ti assicuro, sono esattamente la stessa persona del primo post. Infatti, educatamente, rispondo solo per salutare e, per evitare ulteriori equivoci, tolgo il disturbo da questo spazio occupato un po’ abusivamente; mi rimane la consolazione di essere intervenuto solo quando i commenti al post di Fabrizio Centofanti sembravano già appartenenti al passato.

Vedi, io non mi sono mai permesso di mettere in discussione né la tua cultura né le tue competenze e quando sono entrato nel merito dei tuoi riferimenti a Zolla, l’ho fatto con un ‘almeno dal mio punto di vista’ che la dice lunga sulla mia presunta volontà di negare validità ed esistenza a dottrine che non condivido. Forse ti è sfuggito. I problemi, enormi, che tiri in ballo, meriterebbero ben altre discussioni che il botta e risposta di un blog, come tu stesso osservi; e, infatti, non entro nel merito, sperando possano esserci situazioni meno caotiche per confrontarsi. Solo una piccola osservazione, a questo proposito. Da lettore da sempre di NI, non ti sarà sfuggito che questi temi sono stati spesso trattati, visto che della redazione fanno parte studiosi e traduttori di valore e che, di tanto in tanto, tra i commentatori si trovano altresì traduttori di valore, in particolare germanisti. Credo che le teorie sulla ‘traduzione’ e la ‘ricezione’ che proponi, e il riferimento agli autori che citi, troverebbero ben poco seguito; ma questo non significa assolutamente niente, sono scelte di campo che ognuno liberamente fa, e vanno tutte rispettate. Per quanto riguarda il principio di ‘autorità’ in materia, al quale fai particolarmente riferimento, a me, personalmente, basterebbe richiamare quella del Dante del De Vulgari Eloquentia e del Convivio, e le cose andrebbero di nuovo punto e a capo. Non mancheranno occasioni in futuro per confrontarsi, spero.

Un’ultimissima notazione sul ‘problema’ che ha determinato il mio ‘sciagurato’ intervento in questa sede: sciagurato perché l’idea di trovarmi, come possibile, a controbattere alle ‘libere’ e a lvp, soprattutto dopo il suo ultimo intervento, è quanto di più lontano possa esistere dalle mie intenzioni e preoccupazioni; e sciagurato perché, per rispondere, rischio il posto di lavoro, visto il luogo da cui sto scrivendo.

Ti assicuro che, pur non essendo un filologo, ho letto attentamente tutti gli interventi prima di postare il mio: ‘tutti’ significa anche la tua smentita al ‘falso’ luminamenti, arrivata quasi due giorni dopo e, soprattutto, dopo che eri ancora intervenuto, avvalorando, quindi, l’ipotesi che ho fatto. Quanto a  quel ‘tutto il resto’, per me era pacifico si trattasse unicamente dei riferimenti a Celan, e non ad altro, infatti non sono mai entrato nello specifico dei tuoi commenti o delle tue discussioni con Centofanti a proposito del suo testo.

Per quanto riguarda la ‘traduzione’ da te utilizzata, ti assicuro, credimi sulla parola, che la conosco benissimo e, per i problemi di cui sopra, non la condivido. Ma non è questo il punto. Prova a seguirmi un attimo, così chiudo senza strascichi o problemi di nessun genere, che comunque lascio a chi, a quanto pare, in rete o meno che sia, se ne nutre. Se per avvalorare la traduzione si cita una tesi di laurea, nella quale oltretutto i versi originali non vengono mai riportati ma si fa riferimento a un volume delle GW; se, nella stessa tesi, è detto che tutte le traduzioni, laddove non diversamente specificato, sono dell’autore; se, contemporaneamente, qualcuno propone l’unico inedito riconosciuto che quei tre versi contiene… etc., trai tu le conclusioni e vedi bene chi manca di rigore. Ma, per quanto mi riguarda, sono quisquilie: è facile, soprattutto in Italia, viste le condizioni pietose della cultura, universitaria e non solo quella, svegliarsi una mattina e trovarsi, in modo cosciente o inconsapevole, scaraventati tra le pagine borgesiane del racconto ‘Pierre Menard’ l’autore del Chisciotte’.

Per il resto, goditi le vacanze in montagna, visto che ne hai la possibilità, e non perdere nemmeno tempo a dirmi il contenuto del terzo volume dei sette. Lo conosco già: l&#039;ho appena riposto sullo scaffale deputato della biblioteca in cui lavoro; e lo conoscevo già prima.

Ti saluto, sperando di incontrarti e discutere dei tanti (altri) temi che sollevi su pagine ad essi espressamente dedicate. 

Ad maiora.

p.s.

A Milano, all’Università Statale, presso il Dipartimento di Filosofia, c’è un docente che tiene un seminario su Celan e la traduzione. Se qualcuno passasse da quelle parti, consiglio di dare un’occhiata. Ne vale veramente la pena.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che dire, Luminamenti, mi dispiace di averti deluso, ma, ti assicuro, sono esattamente la stessa persona del primo post. Infatti, educatamente, rispondo solo per salutare e, per evitare ulteriori equivoci, tolgo il disturbo da questo spazio occupato un po’ abusivamente; mi rimane la consolazione di essere intervenuto solo quando i commenti al post di Fabrizio Centofanti sembravano già appartenenti al passato.</p>
<p>Vedi, io non mi sono mai permesso di mettere in discussione né la tua cultura né le tue competenze e quando sono entrato nel merito dei tuoi riferimenti a Zolla, l’ho fatto con un ‘almeno dal mio punto di vista’ che la dice lunga sulla mia presunta volontà di negare validità ed esistenza a dottrine che non condivido. Forse ti è sfuggito. I problemi, enormi, che tiri in ballo, meriterebbero ben altre discussioni che il botta e risposta di un blog, come tu stesso osservi; e, infatti, non entro nel merito, sperando possano esserci situazioni meno caotiche per confrontarsi. Solo una piccola osservazione, a questo proposito. Da lettore da sempre di NI, non ti sarà sfuggito che questi temi sono stati spesso trattati, visto che della redazione fanno parte studiosi e traduttori di valore e che, di tanto in tanto, tra i commentatori si trovano altresì traduttori di valore, in particolare germanisti. Credo che le teorie sulla ‘traduzione’ e la ‘ricezione’ che proponi, e il riferimento agli autori che citi, troverebbero ben poco seguito; ma questo non significa assolutamente niente, sono scelte di campo che ognuno liberamente fa, e vanno tutte rispettate. Per quanto riguarda il principio di ‘autorità’ in materia, al quale fai particolarmente riferimento, a me, personalmente, basterebbe richiamare quella del Dante del De Vulgari Eloquentia e del Convivio, e le cose andrebbero di nuovo punto e a capo. Non mancheranno occasioni in futuro per confrontarsi, spero.</p>
<p>Un’ultimissima notazione sul ‘problema’ che ha determinato il mio ‘sciagurato’ intervento in questa sede: sciagurato perché l’idea di trovarmi, come possibile, a controbattere alle ‘libere’ e a lvp, soprattutto dopo il suo ultimo intervento, è quanto di più lontano possa esistere dalle mie intenzioni e preoccupazioni; e sciagurato perché, per rispondere, rischio il posto di lavoro, visto il luogo da cui sto scrivendo.</p>
<p>Ti assicuro che, pur non essendo un filologo, ho letto attentamente tutti gli interventi prima di postare il mio: ‘tutti’ significa anche la tua smentita al ‘falso’ luminamenti, arrivata quasi due giorni dopo e, soprattutto, dopo che eri ancora intervenuto, avvalorando, quindi, l’ipotesi che ho fatto. Quanto a  quel ‘tutto il resto’, per me era pacifico si trattasse unicamente dei riferimenti a Celan, e non ad altro, infatti non sono mai entrato nello specifico dei tuoi commenti o delle tue discussioni con Centofanti a proposito del suo testo.</p>
<p>Per quanto riguarda la ‘traduzione’ da te utilizzata, ti assicuro, credimi sulla parola, che la conosco benissimo e, per i problemi di cui sopra, non la condivido. Ma non è questo il punto. Prova a seguirmi un attimo, così chiudo senza strascichi o problemi di nessun genere, che comunque lascio a chi, a quanto pare, in rete o meno che sia, se ne nutre. Se per avvalorare la traduzione si cita una tesi di laurea, nella quale oltretutto i versi originali non vengono mai riportati ma si fa riferimento a un volume delle GW; se, nella stessa tesi, è detto che tutte le traduzioni, laddove non diversamente specificato, sono dell’autore; se, contemporaneamente, qualcuno propone l’unico inedito riconosciuto che quei tre versi contiene… etc., trai tu le conclusioni e vedi bene chi manca di rigore. Ma, per quanto mi riguarda, sono quisquilie: è facile, soprattutto in Italia, viste le condizioni pietose della cultura, universitaria e non solo quella, svegliarsi una mattina e trovarsi, in modo cosciente o inconsapevole, scaraventati tra le pagine borgesiane del racconto ‘Pierre Menard’ l’autore del Chisciotte’.</p>
<p>Per il resto, goditi le vacanze in montagna, visto che ne hai la possibilità, e non perdere nemmeno tempo a dirmi il contenuto del terzo volume dei sette. Lo conosco già: l&#8217;ho appena riposto sullo scaffale deputato della biblioteca in cui lavoro; e lo conoscevo già prima.</p>
<p>Ti saluto, sperando di incontrarti e discutere dei tanti (altri) temi che sollevi su pagine ad essi espressamente dedicate. </p>
<p>Ad maiora.</p>
<p>p.s.</p>
<p>A Milano, all’Università Statale, presso il Dipartimento di Filosofia, c’è un docente che tiene un seminario su Celan e la traduzione. Se qualcuno passasse da quelle parti, consiglio di dare un’occhiata. Ne vale veramente la pena.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Luminamenti		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/12/19/vita-da-prete-3-il-canto-del-gallo/#comment-55833</link>

		<dc:creator><![CDATA[Luminamenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Dec 2006 16:00:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Senza dover precisare che non sono Libera sarò però libero di dire che quello che Libera dice mi piace innanzitutto per come lo dice e in quanto al contenuto che significa io sono e non sono d&#039;accordo (forse si capirà da quello che ora dirò).
Come ti ho detto mi trovo fuori casa e risponderò appena torno ad anno nuovo alla tua prima domanda precedentemente risposta. Sono nella mia casa di montagna in famiglia e non ho il volume con me.

Rispondo a quanto mi chiedi nel tuo ultimo post.

Mi chiedi: &quot;se il commento a firma ‘luminamenti’ del 23 dicembre alle h. 12.38 non è tuo, perché non intervieni subito a smentirlo&quot;.

Scusami un po&#039; di ironia nei tuoi confronti, ma se tu traduci così bene e sei così preciso e attento come vorresti o mi eri sembrato, come mai non ti sei accorto che ho già smentito da molto tempo quel post di cui tu mi chiedi sopra?
Già così mi dai un&#039;impressione differente dalla prima che mi avevi dato sulla tua affidabilità in materia (il che sarebbe analogo o equivalente a quanto tu dici sul fatto che da inesattezze VP ha messo in discussione tutto il resto. Così io dovrei mettere adesso in discussione tutta la tua affidabilità in materia di Celan, traduzioni ed edizioni solo perché disattentemente non ti sei accorto che avevo già smentito. Perchè certo la disattenzione non gioca a favore dell&#039;attenzione necessaria nella competenza filologica eccetera eccetera). Questo già a me basterebbe per non sprecare altro tempo nei discorsi. Utilizzerei così lo stesso metro di pensiero che tu sembri giustificare in VP pur con il tuo distinguo che i suoi toni non erano accettabili né io adesso con tale leggera ironia pervenire ad insultarti cosa che infatti non faccio perché non avrebbe alcun senso come non ne aveva il linguaggio di VP. Sei stato solo disattento e un errore non è strumento per costruire castelli in aria.

Ma voglio essere cortese e gratuito e utilizzare il mio metro di pensiero, quindi proseguo convinto che un tuo errore non meriti valutazioni precipitose sulle tue competenze in materia. 

Dici: &quot;e sono proprio quelle inesattezze che fanno propendere, da quello che posso capire, ma forse sbaglio, il signor VP a mettere in discussione tutto il resto, passando dall’ironia a un sarcasmo assolutamente fuori luogo&quot;.

Mettere in discussione tutto il resto cosa? ti sembra che da quanto avevo scritto in quel post in cui ho inserito la poesia di celan il signor Vp ha detto qualcosa al riguardo? o ha chiesto delucidazioni? e inoltre: con tono civile? Vedo che concordi sul sarcasmo. Aggiungo: fuori contesto; perché da esperto che dice di conoscere Celan sarebbe bastato dire che non era esatto quanto affermato sull&#039;edizione mondadori e correggere. Un&#039;eventuale errore non implica l&#039;annullamento di tutto il resto del discorso che tra l&#039;altro non era su Celan. In questo modo avrebbe fatto servizio per la comunità. 
Ma ho già precisato che chi si firmava con il mio nick non ero io e devo solo supporre che qualcuno si sia divertito in questa operazione o benevolemente ipotizzando l&#039;abbia fatto in buona fede facendo confusione e atteggiandosi con il mio nick per motivi che mi sono oscuri.

Vengo alle altre questioni. Mi contesti il concetto di alterazione, ma non si capisce sulla base di quali argomenti presunti scientifici (qualunche cosa per te significhi la parola scientifico applicato al campo della traduzione letteraria che non precisi).
Mi ricordi tra l&#039;altro nel tuo precedente post che certe licenze poetiche andrebbero giustificate (suppongo che vuoi dire razionalizzate che significherebbe suppongo equivalenti al tuo scientifico).
Ricordo a mia volta certe discussioni a cui in passato ho avuto modo di assistere sulla esattezza e affidabilità della traduzione in italiano del capolavoro di Pynchon, Mason e Dixon e alla fine la conclusione che a me sembrò più veritiera era che ogni differente posizione aveva la sua leggittimità ( a me quella traduzione piace da morire e poco m&#039;importa se Pyncon magari si rode il fegato che il traduttore è più bravo di lui a parte l&#039;invenzione della storie e trama). In ogni traduzione c&#039;è sempre licenza letteraria e tentare di giustificarla è un&#039;ozioso esercizio del nulla o può essere utile non per dire quale traduzione sia più vera ma solo per un&#039;arricchimento conoscitivoed esperienziale della comunità (dei traduttori soprattutto).
Non è questa la sola mia opinione, ti faccio notare, perché a parte l&#039;autorevole Zolla, altri scrittori autorevoli hanno più volte espresso in articoli, convegni, interviste e attraverso i loro libri editi tale posizione: ricordo la posizione dell&#039;Adelphi, di Roberto Calasso, di Harold Bloom e di George Steiner che più volte hanno spiegato ognuno a modo proprio e seguendo una propria motivazione l&#039;inesistenza del problema. Il fatto è che il traduttore è un&#039;autore a tutti gli effetti (cosa che è pericolosa da dire pubblicamente ed esplicitamente sul piano dell&#039;economia politica dell&#039;editoria) e questo è compreso ormai molto bene anche dalla maggioranza degli scrittori tradotti, che, quando capaci di spogliarsi dall&#039;idea del possesso della loro opera e del loro narcisismo, ben comprendono l&#039;inevitabile trasformazione della loro opera a causa dell&#039;invenzione di Babele che nessuna comunità di traduttori ha mai risolto. Ti rimando su questa questione e sul tradimento della traduzione a Errata una vita sotto esame di Steiner edizioni Garzanti (se è il caso, mi riprometto tornando a casa di prendere in mano Steiner per riversarlo). 
Inoltre vorrei precisare che sebbene ci siano persone autorevoli che la pensano in questo modo, questo non significa che riferire dell&#039;esistenza di questa posizione sia un argomento o argomentazione (quella di Zolla che ho riversato io la sposo, è per me un argomento più che sufficiente), tuttavia ti faccio notare che per quanto mi riguarda il principio di autorevolezza, quando uno lo riconosce in un altro è per me principio di ragione. Immagino che questo in epoca post-moderna e malata di democrazia suoni male né mi va di dilungarmi filosoficamente e storicamente parlando, sul perché il principio di autorevolezza sia principio di ragione, ben sapendo come la trasmissione accertata del sapere si è spezzata (e tu stesso contraddicendomi contraddici te stesso quando alludi ai guai che fa Google. Pensa che guai ne vengono a non riconoscere autorevolezza ai personaggi che ho citato sopra e che non sono da meno ma più di quelli che tu nel tuo post verso la fine mi indichi). 
Ma vorrei, nonostante sia supefluo, fornirti un principio di ragione sotto forma di argomento che non includa il principio di autorevolezza.
Si riverisce in certe civiltà un testo remoto del quale non è dimostrabile la fonte. Strack e Billerbeck riuscirono a compiere un&#039;opera analoga per i Vangeli. Si procede a sviscerare un testo, fino alla più scatenata eversione.
L&#039;interpretazione ebraica della Bibbia, basata sulle &quot;misure&quot; o middot, regole che allargano e rafforzano la logica di stampo greco, può essere sufficiente ad assorbire tutta una vita e sicuramente squaderna una possibilità di bizzarria e di pieghevolezza. Naturalmente il fondamento di tale atteggiamento riposa su una questione dottrinaria molto complessa che non è possibile adesso porre e che investe il significante e il significato, la parola orale e scritta come simbolo e il suo utilizzo gnoseologico e mistico e altre questione remote perse nella notte dei tempi; e per chi vuole porsi ancora delle domande, invece di spiattellare certezze e risposte fragili in materia di traduzione e polisemia, c&#039;è molto da cercare piuttosto che accapigliarsi su una frase tradotta e su una fonte ignorando la questione di fondo che investe, anche, l&#039;origine sorgiva della parola, del verbo nella creazione letteraria e il modo di usarla nella ricezione (tre opere per affondare tanta linguistica moderna: un capitolo profondissimo di Destino della Necessità, gli scritti di Semerano e l&#039;ontologie du secret di Boutang)!
Ma proprio a lato della questione di fondo c&#039;è un altra questione meno difficile da sviscerare e ciò mi riporta a una tua osservazione su Nazione Indiana e alle sue regole e su questa tua affermazione: &quot;Su NI, almeno fino a poco tempo fa, si usava ancora così&quot;.
Partecipo ai commenti su NI sin dalle sue origini e non mi sono mai accorto di tutta codesta precisione in tanti articoli e commenti neanche fossimo al Convegno Mondiale dei filologi, dei traduttori e critici di Celan che poi non era certo l&#039;articolo che commentavo dal titolo Il canto del Gallo. Fossimo su una Comunità di traduttori e filologi e allora qualcosa in codesta presunta comunità, qualcosa di questo genere avvicinabile al genere masturbatorio della cultura che dovrebbe accrescere lo Spirito secondo i principi di Simmel, allora dicevo avrebbe una parvenza di senso e di senno porre. Ma così non è per chi ancora ci vede!
Inoltre. Si usava così, presuppone che ci siano su NI delle regole (implicite o esplicite?) in materia di fonti e citazioni.
Supponiamo pure che esistono e che qualcuno se ne sia accorto da quando NI esiste.
Penso, in base ai miei principi di ragione (non è quindi un atto capriccioso), sopraesposti, di poterle liberamente disattendere, dato che il rispetto di una regola è vincolante fintantoché limita la libertà altrui di dichiarare l&#039;errore e correggerlo (senza fare il cafone) per chi lo sa, e per chi non lo sa o accettarlo cmq se si riconosce autorevolezza o andarsi a documentare. Tutte cose che nessuno è impedito di fare!   
 Infini su quanto tu mi dici: &quot;visto che possiedi le GW di Celan, ti bastava risalire ai curatori per dimostrare che si tratta della stessa opera citata, correttamente, dal tuo ‘interlocutore’;
Quando tornerò a casa controllerò, il tuo discorso, questa tua ipotesi la trovo possibile, il che confermerebbe la gratuità incivile del mio contestatore che è come tu stesso puoi vedere molto differente da quanto tu stesso mi scrivi con tue parole dell&#039;equivoco possibile.
Ma perché, dell&#039;equivoco parlava il mio interlocutore? Mi sembrava parlasse di me come persona. Se si fosse espresso come te avremmo risolto prima il dilemma. Ma non lo interessava ( e se a una persona interessa altro altro gli offro perchè non si può donare altro ciò che l&#039;altro non vuole per-donare) né gli interessa Celan e il vissuto personale di una cultura (che è poi quello che mi sembra che anche tu rischi di perdere inseguendo questo tuo discorrere. E te lo dico con rispetto e sospetto non certo per denigrare).
In quanto a interventi di altri nick non ne sono responsabile se qualcuno si è divertito nei suoi confronti complicando.
Sulle tue ultime questioni mi sembra di aver risposto sopra ed abbastanza per un sito web. Non sono un traduttore di professione, ho dimostrato che questa traduzione esiste, circola, è reperibile, ampiamente lecita (sopratutto non perché circoli, sebbene ciò possa bastare ed essere più che lecito non trovandomi in alcun ruolo ufficiale di traduttore su un sito come NI che non è l&#039;Accademia della Crusca delle traduzioni, per questo ci sono luoghi più consoni, ma per le ragioni sopraesposte. Quella traduzione è per me quella che più mi soddisfa e non immagino che debba soddisfare chiunque altro. Non sono interessato a un discorso culturale basato sulla storiografia letteraria alla quale attribuisco mediocre valenza culturale quando si fossilizza su questioni che escludono l&#039;atto della ricezione. Ma il discorso sarebbe troppo lungo e già sono stato fin troppo lungo. Magari è occasione per porre articoli su queste questioni, ma dubito che la cultura nella sua essenza abiti tali argomenti e possa interessare a qualcuno)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Senza dover precisare che non sono Libera sarò però libero di dire che quello che Libera dice mi piace innanzitutto per come lo dice e in quanto al contenuto che significa io sono e non sono d&#8217;accordo (forse si capirà da quello che ora dirò).<br />
Come ti ho detto mi trovo fuori casa e risponderò appena torno ad anno nuovo alla tua prima domanda precedentemente risposta. Sono nella mia casa di montagna in famiglia e non ho il volume con me.</p>
<p>Rispondo a quanto mi chiedi nel tuo ultimo post.</p>
<p>Mi chiedi: &#8220;se il commento a firma ‘luminamenti’ del 23 dicembre alle h. 12.38 non è tuo, perché non intervieni subito a smentirlo&#8221;.</p>
<p>Scusami un po&#8217; di ironia nei tuoi confronti, ma se tu traduci così bene e sei così preciso e attento come vorresti o mi eri sembrato, come mai non ti sei accorto che ho già smentito da molto tempo quel post di cui tu mi chiedi sopra?<br />
Già così mi dai un&#8217;impressione differente dalla prima che mi avevi dato sulla tua affidabilità in materia (il che sarebbe analogo o equivalente a quanto tu dici sul fatto che da inesattezze VP ha messo in discussione tutto il resto. Così io dovrei mettere adesso in discussione tutta la tua affidabilità in materia di Celan, traduzioni ed edizioni solo perché disattentemente non ti sei accorto che avevo già smentito. Perchè certo la disattenzione non gioca a favore dell&#8217;attenzione necessaria nella competenza filologica eccetera eccetera). Questo già a me basterebbe per non sprecare altro tempo nei discorsi. Utilizzerei così lo stesso metro di pensiero che tu sembri giustificare in VP pur con il tuo distinguo che i suoi toni non erano accettabili né io adesso con tale leggera ironia pervenire ad insultarti cosa che infatti non faccio perché non avrebbe alcun senso come non ne aveva il linguaggio di VP. Sei stato solo disattento e un errore non è strumento per costruire castelli in aria.</p>
<p>Ma voglio essere cortese e gratuito e utilizzare il mio metro di pensiero, quindi proseguo convinto che un tuo errore non meriti valutazioni precipitose sulle tue competenze in materia. </p>
<p>Dici: &#8220;e sono proprio quelle inesattezze che fanno propendere, da quello che posso capire, ma forse sbaglio, il signor VP a mettere in discussione tutto il resto, passando dall’ironia a un sarcasmo assolutamente fuori luogo&#8221;.</p>
<p>Mettere in discussione tutto il resto cosa? ti sembra che da quanto avevo scritto in quel post in cui ho inserito la poesia di celan il signor Vp ha detto qualcosa al riguardo? o ha chiesto delucidazioni? e inoltre: con tono civile? Vedo che concordi sul sarcasmo. Aggiungo: fuori contesto; perché da esperto che dice di conoscere Celan sarebbe bastato dire che non era esatto quanto affermato sull&#8217;edizione mondadori e correggere. Un&#8217;eventuale errore non implica l&#8217;annullamento di tutto il resto del discorso che tra l&#8217;altro non era su Celan. In questo modo avrebbe fatto servizio per la comunità.<br />
Ma ho già precisato che chi si firmava con il mio nick non ero io e devo solo supporre che qualcuno si sia divertito in questa operazione o benevolemente ipotizzando l&#8217;abbia fatto in buona fede facendo confusione e atteggiandosi con il mio nick per motivi che mi sono oscuri.</p>
<p>Vengo alle altre questioni. Mi contesti il concetto di alterazione, ma non si capisce sulla base di quali argomenti presunti scientifici (qualunche cosa per te significhi la parola scientifico applicato al campo della traduzione letteraria che non precisi).<br />
Mi ricordi tra l&#8217;altro nel tuo precedente post che certe licenze poetiche andrebbero giustificate (suppongo che vuoi dire razionalizzate che significherebbe suppongo equivalenti al tuo scientifico).<br />
Ricordo a mia volta certe discussioni a cui in passato ho avuto modo di assistere sulla esattezza e affidabilità della traduzione in italiano del capolavoro di Pynchon, Mason e Dixon e alla fine la conclusione che a me sembrò più veritiera era che ogni differente posizione aveva la sua leggittimità ( a me quella traduzione piace da morire e poco m&#8217;importa se Pyncon magari si rode il fegato che il traduttore è più bravo di lui a parte l&#8217;invenzione della storie e trama). In ogni traduzione c&#8217;è sempre licenza letteraria e tentare di giustificarla è un&#8217;ozioso esercizio del nulla o può essere utile non per dire quale traduzione sia più vera ma solo per un&#8217;arricchimento conoscitivoed esperienziale della comunità (dei traduttori soprattutto).<br />
Non è questa la sola mia opinione, ti faccio notare, perché a parte l&#8217;autorevole Zolla, altri scrittori autorevoli hanno più volte espresso in articoli, convegni, interviste e attraverso i loro libri editi tale posizione: ricordo la posizione dell&#8217;Adelphi, di Roberto Calasso, di Harold Bloom e di George Steiner che più volte hanno spiegato ognuno a modo proprio e seguendo una propria motivazione l&#8217;inesistenza del problema. Il fatto è che il traduttore è un&#8217;autore a tutti gli effetti (cosa che è pericolosa da dire pubblicamente ed esplicitamente sul piano dell&#8217;economia politica dell&#8217;editoria) e questo è compreso ormai molto bene anche dalla maggioranza degli scrittori tradotti, che, quando capaci di spogliarsi dall&#8217;idea del possesso della loro opera e del loro narcisismo, ben comprendono l&#8217;inevitabile trasformazione della loro opera a causa dell&#8217;invenzione di Babele che nessuna comunità di traduttori ha mai risolto. Ti rimando su questa questione e sul tradimento della traduzione a Errata una vita sotto esame di Steiner edizioni Garzanti (se è il caso, mi riprometto tornando a casa di prendere in mano Steiner per riversarlo).<br />
Inoltre vorrei precisare che sebbene ci siano persone autorevoli che la pensano in questo modo, questo non significa che riferire dell&#8217;esistenza di questa posizione sia un argomento o argomentazione (quella di Zolla che ho riversato io la sposo, è per me un argomento più che sufficiente), tuttavia ti faccio notare che per quanto mi riguarda il principio di autorevolezza, quando uno lo riconosce in un altro è per me principio di ragione. Immagino che questo in epoca post-moderna e malata di democrazia suoni male né mi va di dilungarmi filosoficamente e storicamente parlando, sul perché il principio di autorevolezza sia principio di ragione, ben sapendo come la trasmissione accertata del sapere si è spezzata (e tu stesso contraddicendomi contraddici te stesso quando alludi ai guai che fa Google. Pensa che guai ne vengono a non riconoscere autorevolezza ai personaggi che ho citato sopra e che non sono da meno ma più di quelli che tu nel tuo post verso la fine mi indichi).<br />
Ma vorrei, nonostante sia supefluo, fornirti un principio di ragione sotto forma di argomento che non includa il principio di autorevolezza.<br />
Si riverisce in certe civiltà un testo remoto del quale non è dimostrabile la fonte. Strack e Billerbeck riuscirono a compiere un&#8217;opera analoga per i Vangeli. Si procede a sviscerare un testo, fino alla più scatenata eversione.<br />
L&#8217;interpretazione ebraica della Bibbia, basata sulle &#8220;misure&#8221; o middot, regole che allargano e rafforzano la logica di stampo greco, può essere sufficiente ad assorbire tutta una vita e sicuramente squaderna una possibilità di bizzarria e di pieghevolezza. Naturalmente il fondamento di tale atteggiamento riposa su una questione dottrinaria molto complessa che non è possibile adesso porre e che investe il significante e il significato, la parola orale e scritta come simbolo e il suo utilizzo gnoseologico e mistico e altre questione remote perse nella notte dei tempi; e per chi vuole porsi ancora delle domande, invece di spiattellare certezze e risposte fragili in materia di traduzione e polisemia, c&#8217;è molto da cercare piuttosto che accapigliarsi su una frase tradotta e su una fonte ignorando la questione di fondo che investe, anche, l&#8217;origine sorgiva della parola, del verbo nella creazione letteraria e il modo di usarla nella ricezione (tre opere per affondare tanta linguistica moderna: un capitolo profondissimo di Destino della Necessità, gli scritti di Semerano e l&#8217;ontologie du secret di Boutang)!<br />
Ma proprio a lato della questione di fondo c&#8217;è un altra questione meno difficile da sviscerare e ciò mi riporta a una tua osservazione su Nazione Indiana e alle sue regole e su questa tua affermazione: &#8220;Su NI, almeno fino a poco tempo fa, si usava ancora così&#8221;.<br />
Partecipo ai commenti su NI sin dalle sue origini e non mi sono mai accorto di tutta codesta precisione in tanti articoli e commenti neanche fossimo al Convegno Mondiale dei filologi, dei traduttori e critici di Celan che poi non era certo l&#8217;articolo che commentavo dal titolo Il canto del Gallo. Fossimo su una Comunità di traduttori e filologi e allora qualcosa in codesta presunta comunità, qualcosa di questo genere avvicinabile al genere masturbatorio della cultura che dovrebbe accrescere lo Spirito secondo i principi di Simmel, allora dicevo avrebbe una parvenza di senso e di senno porre. Ma così non è per chi ancora ci vede!<br />
Inoltre. Si usava così, presuppone che ci siano su NI delle regole (implicite o esplicite?) in materia di fonti e citazioni.<br />
Supponiamo pure che esistono e che qualcuno se ne sia accorto da quando NI esiste.<br />
Penso, in base ai miei principi di ragione (non è quindi un atto capriccioso), sopraesposti, di poterle liberamente disattendere, dato che il rispetto di una regola è vincolante fintantoché limita la libertà altrui di dichiarare l&#8217;errore e correggerlo (senza fare il cafone) per chi lo sa, e per chi non lo sa o accettarlo cmq se si riconosce autorevolezza o andarsi a documentare. Tutte cose che nessuno è impedito di fare!<br />
 Infini su quanto tu mi dici: &#8220;visto che possiedi le GW di Celan, ti bastava risalire ai curatori per dimostrare che si tratta della stessa opera citata, correttamente, dal tuo ‘interlocutore’;<br />
Quando tornerò a casa controllerò, il tuo discorso, questa tua ipotesi la trovo possibile, il che confermerebbe la gratuità incivile del mio contestatore che è come tu stesso puoi vedere molto differente da quanto tu stesso mi scrivi con tue parole dell&#8217;equivoco possibile.<br />
Ma perché, dell&#8217;equivoco parlava il mio interlocutore? Mi sembrava parlasse di me come persona. Se si fosse espresso come te avremmo risolto prima il dilemma. Ma non lo interessava ( e se a una persona interessa altro altro gli offro perchè non si può donare altro ciò che l&#8217;altro non vuole per-donare) né gli interessa Celan e il vissuto personale di una cultura (che è poi quello che mi sembra che anche tu rischi di perdere inseguendo questo tuo discorrere. E te lo dico con rispetto e sospetto non certo per denigrare).<br />
In quanto a interventi di altri nick non ne sono responsabile se qualcuno si è divertito nei suoi confronti complicando.<br />
Sulle tue ultime questioni mi sembra di aver risposto sopra ed abbastanza per un sito web. Non sono un traduttore di professione, ho dimostrato che questa traduzione esiste, circola, è reperibile, ampiamente lecita (sopratutto non perché circoli, sebbene ciò possa bastare ed essere più che lecito non trovandomi in alcun ruolo ufficiale di traduttore su un sito come NI che non è l&#8217;Accademia della Crusca delle traduzioni, per questo ci sono luoghi più consoni, ma per le ragioni sopraesposte. Quella traduzione è per me quella che più mi soddisfa e non immagino che debba soddisfare chiunque altro. Non sono interessato a un discorso culturale basato sulla storiografia letteraria alla quale attribuisco mediocre valenza culturale quando si fossilizza su questioni che escludono l&#8217;atto della ricezione. Ma il discorso sarebbe troppo lungo e già sono stato fin troppo lungo. Magari è occasione per porre articoli su queste questioni, ma dubito che la cultura nella sua essenza abiti tali argomenti e possa interessare a qualcuno)</p>
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		<title>
		Di: Lazzaro Visconti Pera		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/12/19/vita-da-prete-3-il-canto-del-gallo/#comment-55829</link>

		<dc:creator><![CDATA[Lazzaro Visconti Pera]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Dec 2006 12:54:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Che inutile e stucchevole perdita di tempo, quante energie preziose sottratte al riposo prima del lavoro. Bastava pazientare quattro giorni e all&#039;alba del primo gennaio vedere gli effetti della cura.
Che spreco, avvocato, pensando anche al fatto che non pago nessuna parcella.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che inutile e stucchevole perdita di tempo, quante energie preziose sottratte al riposo prima del lavoro. Bastava pazientare quattro giorni e all&#8217;alba del primo gennaio vedere gli effetti della cura.<br />
Che spreco, avvocato, pensando anche al fatto che non pago nessuna parcella.</p>
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