Buon compleanno, mostro

24 dicembre 2006
Pubblicato da

sorpasso.jpgdi Franz Krauspenhaar 

Da ieri ha 90 anni. Non li dimostra per niente. Sì, ha detto che attende la fine, che ha perso il gusto. Forse scherzava; per allontanarla ancora e ancora, la Baldracca.

E’ un regista straordinario, Dino Risi, sempre in anticipo a serrare nelle mani i costumi spesso strappati della società italiana. Ha segnato più di un’epoca: assistente di Lattuada durante la guerra, ha lavorato anche con un grande scrittore – regista, Mario Soldati. Ha avuto un difficile rapporto con le attrici: Catherine Spaak lo ha definito misogino. E’, invece,  un grande sentimentale, innamorato dell’amore; si è celato spesso dietro a un cinismo che al contrario è sempre stata capacità non comune di guardare le cose con nettezza fino ad andare addirittura contro se stesso, non certo distaccandosi dai fatti e dai sentimenti. E’ fratello di un poeta di quelli veri, Nelo; e anche lui con la scrittura ci ha sempre saputo fare: da quella cinematografica, naturalmente, a quella di certi epigrammi forti e sicuri come rasoiate, ai suoi Versetti sardonici, alla sua bellissima autobiografia, intitolata I miei mostri. Forse 50, forse 60 film, più vari cortometraggi giovanili. Non tutti grandi, molti delle commediole, ma nessuno veramente banale. I migliori: senz’altro Il segno di Venere, del 54, con un cast stupefacente: Alberto Sordi, Peppino De Filippo, Sophia Loren, Franca Valeri, Vittorio De Sica. Commedia corale d’un garbo addirittura seducente. E poi, nel 59, Il vedovo, con Sordi e la Valeri, fatto d’una comicità fredda, nordica, controllata, con quell’humour nero difficilmente reperibile in Italia. A seguire, nel 61, Una vita difficile, con Sordi, un film bellissimo, l’affresco della società italiana dalla guerra al boom dipinto da un idealista di sinistra tradito dai suoi stessi ideali. E ancora, nel 62, il suo capolavoro, Il sorpasso, road-movie con Gassman e Trintignant che narra dell’Italia del boom ma anche di quella fanfarona di oggi, l’Italia spendacciona e sotto sotto tragica e disperata che sempre di più scende la china. Nel 63 è la volta de I mostri, film a 20 episodi uno più graffiante dell’altro, con Gassman e Tognazzi nei panni di un numero impressionante di “mostruosi” caratteri nazionali. Ancora nel 63 un film delicatissimo e poco conosciuto, Il giovedì, con Walter Chiari nei panni di un padre dolcissimo e altrettanto inadempiente. Nel 64 c’è Il gaucho: trasferta in Argentina, con Gassman, uno stratosferico Amedeo Nazzari e uno struggente Nino Manfredi: storia di una spedizione brancaleonesca di ciarlatani del cinema cinecittadesco nel Sudamerica. Nel 66 è la volta de L’ombrellone, con Enrico Maria Salerno e Sandra Milo, una commedia balneare “falsamagra”, fintamente esile, che è anche studio ravvicinato di una coppia borghese. E così passano gli anni, Dino è il Billy Wilder italiano perchè re della commedia abrasiva, sa giocare su più livelli e fa del cinema estremamente popolare senza separarsi dalla qualità, mettendo in ogni film almeno un guizzo importante, uno scatto di classe felina; non è un virtuoso della macchina da presa, a lui interessa la narrazione, interessa scrivere, con il film che dirige, una storia, più storie. Nel 71 esce Nel nome del popolo italiano, con Gassman e Tognazzi, un film sul rapporto tra grande industria e magistratura, grande prova dei due attori e un finale surreale che ricorda il Fellini di Roma. Nel 74 dirige Profumo di donna, film dolcissimo ma anche amaro e poetico, più amato all’estero che in patria. In Francia Dino Risi è considerato un maestro, qui un po’ meno. Il milanese Risi, di origini altoborghesi, è forse quello che ha saputo dipingere Roma e i Romani meglio di tutti; io credo che se l’avessero spedito a dirigere a Helsinki sarebbe riuscito a fare altrettanto con i finnici. Confesso un amore profondo per questo regista; all’estero uno così non è mai esistito. Uno che ha saputo coniugare con grazia mozartiana l’alto e il basso, che ha fatto ridere per non piangere, che ha staffilato personaggi e costumi sempre con eleganza e un po’ perfida decisione. Ha deciso di ritirarsi dal cinema ma spero che continuerà a scrivere: E la modella al top s’è messa col pittore pop che a letto ha fatto flop; o qualcosa del genere; ecco una delle sue sentenze. Un uomo di fredda ed eccezionale umanità, un malinconico a cui piace ridere, a cui piace osservare gli altri con lo sguardo ipercritico di chi sa amare davvero. Viva Dino. 

(Nella foto: Gassman & Trintignant ne “Il sorpasso”)

3 Responses to Buon compleanno, mostro

  1. davide fent il 24 dicembre 2006 alle 07:22

    Buongiorno,
    Bellissimo il pezzo di Franz Krauspenhaar sull’ Eterno Dino Riso.
    Mi unisco agli auguri e ai complimenti W Dino… “Il soprpasso” e “Una Vita difficile” sono nella cinquina dei miei film di sempre e per sempre… La battutta di Catherine Spaak (BELLISSIMA) a Jean-Louis Trintignant in spiaggia (vestito di tutto punto) “Giovane Werther stà vestito tutto il giorno in spiaggia così o viene a fare il bagno con noi!” è nella mia memoria…
    Tantissimi Auguri e tanta Serenità…
    Baci e Abbracci
    davide

  2. marco v il 25 dicembre 2006 alle 10:33

    almeno una volta nella vita abbiamo tutti pensato, desiderato, di dare uno schiaffo al “capo” e buttarlo in piscina..! ;)

    W Dino Risi, W le nostre vite difficili

  3. fk il 25 dicembre 2006 alle 12:28

    Io l’ho fatto (a parole, purtroppo).
    Buon Natale!



indiani