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	Commenti a: Repetita Iuvant / Giorgio Agamben vs Amnistia	</title>
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		<title>
		Di: forsizia		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[forsizia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Dec 2006 14:32:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Arrivo un po&#039; tardi, a discussione ultimata, credo, ma non c&#039;ero (e se c&#039;ero dormivo). 
Ci fu una guerra civile in Italia negli anni 70 e negli anni 80 del secolo scorso? non so rispondere. Se come metro di paragone usiamo la storia italiana dal 43 al 45, mi pare che si possa rispondere no. 
Fatto sta che in quel ventennio di disordini (se partiamo dalla strage di piazza Fontana; si potrebbe cominciare prima, ma siam qui per generalizzare) furono commessi degli omicidi &quot;politici&quot;. Ne furono commessi altri, indirettamente politici, magari nel corso di rapine compiute da delinquenti comuni per finanziare il &quot;movimento&quot; (cf. il caso Battisti su cui stenderei un velo affatto pietoso). 
Mi si permetta un&#039;orribile e macabra confusione, ma i 16 morti di piazza Fontana hanno lo stesso peso politico dell&#039;omicidio Moro. Le strategie erano diverse, ma il senso politico del gesto era simile: ci sono omicidi che hanno fatto la storia, atti di cui si porta la responsabilità politica, etica, morale. Non è colpa di Emanuele Filiberto di Savoia se la marcia su Roma ha dato gli esiti che sappiamo, pero&#039; la responsabilità politica e storica e morale non deve smettere di oscurare il nome di una famiglia reale. Non si deve dimenticare, non si puo&#039; dimenticare. Infatti non so più quale governo ha concesso una sorta di amnistia. 
E io allora insisto: non possiamo dimenticare la portata anche politica dei gesti violenti, degli omicidi commessi in quegli anni che ancora non abbiamo capito. Quanti romanzi sono stati scritti su quegli anni? La letteratura di solito si trova a confrontarsi con la realtà, a misurarsi con l&#039;esperienza. Su quel periodo li&#039; si sono scritti molti saggi, ma pochi romanzi. Perché? 
Io fatico a capire quegli anni, e faccio fatica anche a capire gli scritti di Toni Negri, per esempio, che peraltro è rimasto fermo su posizioni che oggi mi sembrano anacronistiche (ha provato ad analizzare la violenza esplosa nelle periferie francesi l&#039;anno scorso, e leggendo i suoi articoli si capisce che lui alla Courneuve non ci ha mai messo piede e non credo che abbia mai visto dal vero nemmeno un HLM). 
Detto cio&#039;, io credo che su quegli anni non si sia fatta ancora la chiarezza necessaria per poter dire: va bene, dimentichiamo, perdoniamo. I parenti delle vittime possono perdonare, se ci riescono, sono affari della loro coscienza privata esemplare. Lo Stato ancora non ha capito cosa è successo in quegli anni (se lo Stato siamo noi, o voi che in quello Stato ci vivete, ché io sono partita 20 anni fa); lo Stato puo&#039; cercare soluzioni di pacificazione dignitosa, ma non puo&#039; dimenticare, non deve dimenticare e non debbono dimenticare nemmeno i suoi cittadini: quando è in gioco la democrazia, ogni atto diventa esemplare, sia per chi attenta alla democrazia, sia per chi la difende. Per questo lo Stato non deve concedere amnistie. 
Sulla quantità di democrazia dell&#039;Italia di quegli anni ci sarebbe da discutere, naturalmente, non mi sembra tuttavia che le BR combattessero in nome del trionfo della democrazia. Oppure si&#039;, ma non me ne sono accorta. Quella stessa democrazia, tra l&#039;altro, permette oggi che terroristi vari pubblichino libri e libelli, memorie e romanzetti, che io sono libera di rifiutare di leggere e soprattutto di comprare, tanto per dare un segno forte agli editori (una formica smuove le montagne!!).
E Giovanni Ventura intanto vive libero e felice a Buenos Aires, in una pizzeria dove le cameriere sembrano Piccole Italiane... son passati tanti anni, ma lui della sua formazione politica neofascista non sembra aver dimenticato niente.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Arrivo un po&#8217; tardi, a discussione ultimata, credo, ma non c&#8217;ero (e se c&#8217;ero dormivo).<br />
Ci fu una guerra civile in Italia negli anni 70 e negli anni 80 del secolo scorso? non so rispondere. Se come metro di paragone usiamo la storia italiana dal 43 al 45, mi pare che si possa rispondere no.<br />
Fatto sta che in quel ventennio di disordini (se partiamo dalla strage di piazza Fontana; si potrebbe cominciare prima, ma siam qui per generalizzare) furono commessi degli omicidi &#8220;politici&#8221;. Ne furono commessi altri, indirettamente politici, magari nel corso di rapine compiute da delinquenti comuni per finanziare il &#8220;movimento&#8221; (cf. il caso Battisti su cui stenderei un velo affatto pietoso).<br />
Mi si permetta un&#8217;orribile e macabra confusione, ma i 16 morti di piazza Fontana hanno lo stesso peso politico dell&#8217;omicidio Moro. Le strategie erano diverse, ma il senso politico del gesto era simile: ci sono omicidi che hanno fatto la storia, atti di cui si porta la responsabilità politica, etica, morale. Non è colpa di Emanuele Filiberto di Savoia se la marcia su Roma ha dato gli esiti che sappiamo, pero&#8217; la responsabilità politica e storica e morale non deve smettere di oscurare il nome di una famiglia reale. Non si deve dimenticare, non si puo&#8217; dimenticare. Infatti non so più quale governo ha concesso una sorta di amnistia.<br />
E io allora insisto: non possiamo dimenticare la portata anche politica dei gesti violenti, degli omicidi commessi in quegli anni che ancora non abbiamo capito. Quanti romanzi sono stati scritti su quegli anni? La letteratura di solito si trova a confrontarsi con la realtà, a misurarsi con l&#8217;esperienza. Su quel periodo li&#8217; si sono scritti molti saggi, ma pochi romanzi. Perché?<br />
Io fatico a capire quegli anni, e faccio fatica anche a capire gli scritti di Toni Negri, per esempio, che peraltro è rimasto fermo su posizioni che oggi mi sembrano anacronistiche (ha provato ad analizzare la violenza esplosa nelle periferie francesi l&#8217;anno scorso, e leggendo i suoi articoli si capisce che lui alla Courneuve non ci ha mai messo piede e non credo che abbia mai visto dal vero nemmeno un HLM).<br />
Detto cio&#8217;, io credo che su quegli anni non si sia fatta ancora la chiarezza necessaria per poter dire: va bene, dimentichiamo, perdoniamo. I parenti delle vittime possono perdonare, se ci riescono, sono affari della loro coscienza privata esemplare. Lo Stato ancora non ha capito cosa è successo in quegli anni (se lo Stato siamo noi, o voi che in quello Stato ci vivete, ché io sono partita 20 anni fa); lo Stato puo&#8217; cercare soluzioni di pacificazione dignitosa, ma non puo&#8217; dimenticare, non deve dimenticare e non debbono dimenticare nemmeno i suoi cittadini: quando è in gioco la democrazia, ogni atto diventa esemplare, sia per chi attenta alla democrazia, sia per chi la difende. Per questo lo Stato non deve concedere amnistie.<br />
Sulla quantità di democrazia dell&#8217;Italia di quegli anni ci sarebbe da discutere, naturalmente, non mi sembra tuttavia che le BR combattessero in nome del trionfo della democrazia. Oppure si&#8217;, ma non me ne sono accorta. Quella stessa democrazia, tra l&#8217;altro, permette oggi che terroristi vari pubblichino libri e libelli, memorie e romanzetti, che io sono libera di rifiutare di leggere e soprattutto di comprare, tanto per dare un segno forte agli editori (una formica smuove le montagne!!).<br />
E Giovanni Ventura intanto vive libero e felice a Buenos Aires, in una pizzeria dove le cameriere sembrano Piccole Italiane&#8230; son passati tanti anni, ma lui della sua formazione politica neofascista non sembra aver dimenticato niente.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: francesco forlani		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/12/25/repetita-iuvant-giorgio-agamben-vs-amnistia/#comment-55845</link>

		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Dec 2006 21:06:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Eh no, caro Franz. Il tipo qui sopra ha ragione. Dovrei fare più attenzione e intanto spero vivamente che la sua, di attenzione, non sia stata distolta dalla questione che stiamo dibattendo e che mi sembra cruciale per la nostra storia, per colpa di un apostrofo. Chiedo venia - o vena non mi ricordo- dunque, ignoto correttore e prendendola sulla parola ritorno sul commento facendo questa volta bene attenzione a che qual, com&#039;è giusto che sia, in questo specifico caso  non si faccia seguire da un apostrofo. E so anche - e mi piange il cuore mi creda- che centinaia di migliaia di scolaretti leggendo questo mio umile contributo alle storie Italiane, presenteranno compiti con quell&#039;errore a maestri inorriditi. Ma allora sa che le dico? Che se questo potrà servire a capire la nostra storia recente e a non sparare nelle gambe di professori troppo severi e autoritari, ben venga un apostrofo di più e visto che ci siamo anche un punto, un punto e virgola e due punti, meliu abbundare abbundancia, come disse il principe De Curtis.
effeffe
ps
Un indultino per lo scriba  però ci sta tutto...
ppss
a questo punto mi piacerebbe che la discussione continuasse sul post di FK]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Eh no, caro Franz. Il tipo qui sopra ha ragione. Dovrei fare più attenzione e intanto spero vivamente che la sua, di attenzione, non sia stata distolta dalla questione che stiamo dibattendo e che mi sembra cruciale per la nostra storia, per colpa di un apostrofo. Chiedo venia &#8211; o vena non mi ricordo- dunque, ignoto correttore e prendendola sulla parola ritorno sul commento facendo questa volta bene attenzione a che qual, com&#8217;è giusto che sia, in questo specifico caso  non si faccia seguire da un apostrofo. E so anche &#8211; e mi piange il cuore mi creda- che centinaia di migliaia di scolaretti leggendo questo mio umile contributo alle storie Italiane, presenteranno compiti con quell&#8217;errore a maestri inorriditi. Ma allora sa che le dico? Che se questo potrà servire a capire la nostra storia recente e a non sparare nelle gambe di professori troppo severi e autoritari, ben venga un apostrofo di più e visto che ci siamo anche un punto, un punto e virgola e due punti, meliu abbundare abbundancia, come disse il principe De Curtis.<br />
effeffe<br />
ps<br />
Un indultino per lo scriba  però ci sta tutto&#8230;<br />
ppss<br />
a questo punto mi piacerebbe che la discussione continuasse sul post di FK</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: franz krauspenhaar		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/12/25/repetita-iuvant-giorgio-agamben-vs-amnistia/#comment-55840</link>

		<dc:creator><![CDATA[franz krauspenhaar]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Dec 2006 20:00:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il vero scandalo è che un correttore di bozze come te, senza firmarsi, scriva quello che ha scritto su Forlani, che è uno scrittore vero. E sottolineo vero.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il vero scandalo è che un correttore di bozze come te, senza firmarsi, scriva quello che ha scritto su Forlani, che è uno scrittore vero. E sottolineo vero.</p>
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		<item>
		<title>
		Di: Gio		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/12/25/repetita-iuvant-giorgio-agamben-vs-amnistia/#comment-55838</link>

		<dc:creator><![CDATA[Gio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Dec 2006 19:46:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Forlani says
&quot;il vero scandalo della mancata amnistia sai qual’è?&quot;

Il vero scandalo è che uno dei redattori del blog letterario più seguito e autorevole d&#039;talia non sappia scrivere in italiano. Questo è il vero scandalo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Forlani says<br />
&#8220;il vero scandalo della mancata amnistia sai qual’è?&#8221;</p>
<p>Il vero scandalo è che uno dei redattori del blog letterario più seguito e autorevole d&#8217;talia non sappia scrivere in italiano. Questo è il vero scandalo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: robertologo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/12/25/repetita-iuvant-giorgio-agamben-vs-amnistia/#comment-55825</link>

		<dc:creator><![CDATA[robertologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Dec 2006 11:49:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ancora Sciascia: &quot;E&#039; come se un moribondo si alzasse dal letto, balzasse ad attaccarsi al lampadario come Tarzan alle liane, si lanciasse alla finestra salutando, sano e guizzante, sulla strada. Lo Stato italiano è resuscitato. Lo Stato italiano è vivo, forte, sicuro e duro. Da un secolo, da più di un secolo, convive con la mafia siciliana, con la camorra napoletana, col banditismo sardo. Da trent&#039;anni coltiva la corruzione e l&#039;incompetenza, disperde il denaro pubblico in fiumi di impunite malversazioni e frodi. Da dieci accetta tranquillamente quello che De Gaulle chiamò &#039;la ricreazione&#039;: scuole occupate e devastate, violenza dei giovani tra loro e verso gli insegnanti. Ma ora, di fronte a Moro prigioniero delle Brigate Rosse, lo Stato italiano si leva forte e solenne. Chi oserà dubitare della sua forza, della sua solennità? Nessuno deve avere un dubbio: e tantomeno Moro, nella &#039;prigione del popolo&#039;. &#039;Lo Stato italiano forte con i deboli e debole con i forti&#039; aveva detto Nenni. Chi sono i deboli oggi? Moro, la moglie e i figli di Moro (...). Dell&#039;improvviso levarsi dello Stato come &#039;torre ferma che non crolla&#039; Moro è sorpreso. Com&#039;è venuto fuori, da quella larva, questo mostro corazzato e armato? Sono stati &#039;gli altri&#039; a trasmettere alla Democrazia Cristiana una così dura volontà nella difesa dello Stato? Gli altri (secondo Moro, ndr): &#039;Parlo innanzitutto del Partito Comunista, il quale pur nella opportunità di affermare l&#039;esigenza della fermezza, non può dimenticare che il mio drammatico prelevamento è avvenuto mentre si andava alla Camera per la consacrazione del Governo che tanto m&#039;ero adoperato a costruire&#039;. (...) 

&quot;(sempre Moro, ndr) &#039;Io non desidero intorno a me, lo ripeto, gli uomini del potere. Voglio vicino a me coloro che mi hanno amato davvero e continueranno ad amarmi e pregare per me. Se tutto questo è deciso, sia fatta la volontà di Dio. Ma nessun responsabile si nasconda dietro l&#039;adempimento di un presunto dovere. Le cose saranno chiare, saranno chiare presto&#039;. (...) Per il potere e del potere era vissuto fino alle nove del mattino di quel 16 marzo. Ha sperato di averne ancora: forse per tornare ad assumerlo pienamente, certamente per evitare di affrontare &#039;quella&#039; morte. Ma ora sa che l&#039;hanno gli altri: ne riconosce negli altri il volto laido, stupido, feroce. Negli &#039;amici&#039;, nei &#039;fedelissimi delle ore liete&#039;: delle macabre, oscene ore liete del potere&quot;.       

Per gli amanti della &#039;fermezza&#039;, riporto anche un estratto dalla prima pagine del Corriere della Sera di oggi: &quot;Il sostituto procuratore Gianni Malerba ha impugnato davanti alla Cassazione il provvedimento che concede a Barbara Balzerani la libertà condizionata. La donna, condannata a sei ergastoli e altri 93 anni per le sue attività nelle Br, non mostra &#039;un reale ravvedimento&#039;. Cinzia Banelli, la ex postina delle Brigate rosse condannata a 27 anni per i delitti Biagi e D&#039;Antona, è tornata in cella dai domiciliari: non per nuove accuse ma per un passaggio tecnico&quot;. 
Que viva la Manettocrazia! 
Que viva Travaglio!
Adelante CoSSigheros!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ancora Sciascia: &#8220;E&#8217; come se un moribondo si alzasse dal letto, balzasse ad attaccarsi al lampadario come Tarzan alle liane, si lanciasse alla finestra salutando, sano e guizzante, sulla strada. Lo Stato italiano è resuscitato. Lo Stato italiano è vivo, forte, sicuro e duro. Da un secolo, da più di un secolo, convive con la mafia siciliana, con la camorra napoletana, col banditismo sardo. Da trent&#8217;anni coltiva la corruzione e l&#8217;incompetenza, disperde il denaro pubblico in fiumi di impunite malversazioni e frodi. Da dieci accetta tranquillamente quello che De Gaulle chiamò &#8216;la ricreazione&#8217;: scuole occupate e devastate, violenza dei giovani tra loro e verso gli insegnanti. Ma ora, di fronte a Moro prigioniero delle Brigate Rosse, lo Stato italiano si leva forte e solenne. Chi oserà dubitare della sua forza, della sua solennità? Nessuno deve avere un dubbio: e tantomeno Moro, nella &#8216;prigione del popolo&#8217;. &#8216;Lo Stato italiano forte con i deboli e debole con i forti&#8217; aveva detto Nenni. Chi sono i deboli oggi? Moro, la moglie e i figli di Moro (&#8230;). Dell&#8217;improvviso levarsi dello Stato come &#8216;torre ferma che non crolla&#8217; Moro è sorpreso. Com&#8217;è venuto fuori, da quella larva, questo mostro corazzato e armato? Sono stati &#8216;gli altri&#8217; a trasmettere alla Democrazia Cristiana una così dura volontà nella difesa dello Stato? Gli altri (secondo Moro, ndr): &#8216;Parlo innanzitutto del Partito Comunista, il quale pur nella opportunità di affermare l&#8217;esigenza della fermezza, non può dimenticare che il mio drammatico prelevamento è avvenuto mentre si andava alla Camera per la consacrazione del Governo che tanto m&#8217;ero adoperato a costruire&#8217;. (&#8230;) </p>
<p>&#8220;(sempre Moro, ndr) &#8216;Io non desidero intorno a me, lo ripeto, gli uomini del potere. Voglio vicino a me coloro che mi hanno amato davvero e continueranno ad amarmi e pregare per me. Se tutto questo è deciso, sia fatta la volontà di Dio. Ma nessun responsabile si nasconda dietro l&#8217;adempimento di un presunto dovere. Le cose saranno chiare, saranno chiare presto&#8217;. (&#8230;) Per il potere e del potere era vissuto fino alle nove del mattino di quel 16 marzo. Ha sperato di averne ancora: forse per tornare ad assumerlo pienamente, certamente per evitare di affrontare &#8216;quella&#8217; morte. Ma ora sa che l&#8217;hanno gli altri: ne riconosce negli altri il volto laido, stupido, feroce. Negli &#8216;amici&#8217;, nei &#8216;fedelissimi delle ore liete&#8217;: delle macabre, oscene ore liete del potere&#8221;.       </p>
<p>Per gli amanti della &#8216;fermezza&#8217;, riporto anche un estratto dalla prima pagine del Corriere della Sera di oggi: &#8220;Il sostituto procuratore Gianni Malerba ha impugnato davanti alla Cassazione il provvedimento che concede a Barbara Balzerani la libertà condizionata. La donna, condannata a sei ergastoli e altri 93 anni per le sue attività nelle Br, non mostra &#8216;un reale ravvedimento&#8217;. Cinzia Banelli, la ex postina delle Brigate rosse condannata a 27 anni per i delitti Biagi e D&#8217;Antona, è tornata in cella dai domiciliari: non per nuove accuse ma per un passaggio tecnico&#8221;.<br />
Que viva la Manettocrazia!<br />
Que viva Travaglio!<br />
Adelante CoSSigheros!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: tashtego		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/12/25/repetita-iuvant-giorgio-agamben-vs-amnistia/#comment-55822</link>

		<dc:creator><![CDATA[tashtego]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Dec 2006 10:55:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Al passo, bellissimo, di Sciascia, si potrebbe obbiettare che qui da noi qualsiasi potere in qualsiasi forma, compreso il “potere culturale”, possiede in modo più o meno accentuato connotati di mafia.
Meno banale è l’osservazione finale, dove però il tentativo di interpretare ciò che pare assurdo fallisce riparandosi nel paradossale. 
Tuttavia è vero che col terrorismo in Italia è anche morta l’idea di Rivoluzione, ma non credo che fosse questo l’obbiettivo dei terroristi.
Mi rifiuto di liquidare come esclusivamente criminale (Franz lo fa) un movimento che aveva motivazioni politiche, che affondava origini e uomini nelle forze storiche dalla sinistra comunista e operaia italiana, che commetteva crimini non per lucro o tornaconto personale, ma in nome di una trasformazione politica del paese.
In tutta questa vicenda si annida un mistero profondo, che forse qualcuno sarà un giorno in grado di svelare: il mistero dell’agire terroristico, del mettere a repentaglio ogni cosa di sé in nome di un’utopia, della cancellazione di ogni istanza etica sotto la pressa ideologica, eccetera.
Nessun libro finora ha spiegato questo, men che meno quello di Gallinari, che descrive se stesso come una sorta di automa della rivoluzione.
Sui motivi della virulenza e della forza del terrorismo italiano ci si può accapigliare, ma non si può appiattire thatcherianamente un movimento politico su un’immagine esclusivamente criminale, soprattutto dopo che l’emergenza è passata.
Gente che è stata in galera per vent’anni ha scontato ogni possibile pena, perché dopo tanto tempo (forse Franz non lo sa ancora) non resta più nulla di quello che eravamo allora ed è come se si continuasse a punire un’altra persona.
Un sistema politico forte sa essere generoso, sta chiudere con il passato, sa mettere i fatti in prospettiva storica, sa perdonare anche senza il perdono dei parenti delle vittime.
Ma il nostro non è un sistema politico forte.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Al passo, bellissimo, di Sciascia, si potrebbe obbiettare che qui da noi qualsiasi potere in qualsiasi forma, compreso il “potere culturale”, possiede in modo più o meno accentuato connotati di mafia.<br />
Meno banale è l’osservazione finale, dove però il tentativo di interpretare ciò che pare assurdo fallisce riparandosi nel paradossale.<br />
Tuttavia è vero che col terrorismo in Italia è anche morta l’idea di Rivoluzione, ma non credo che fosse questo l’obbiettivo dei terroristi.<br />
Mi rifiuto di liquidare come esclusivamente criminale (Franz lo fa) un movimento che aveva motivazioni politiche, che affondava origini e uomini nelle forze storiche dalla sinistra comunista e operaia italiana, che commetteva crimini non per lucro o tornaconto personale, ma in nome di una trasformazione politica del paese.<br />
In tutta questa vicenda si annida un mistero profondo, che forse qualcuno sarà un giorno in grado di svelare: il mistero dell’agire terroristico, del mettere a repentaglio ogni cosa di sé in nome di un’utopia, della cancellazione di ogni istanza etica sotto la pressa ideologica, eccetera.<br />
Nessun libro finora ha spiegato questo, men che meno quello di Gallinari, che descrive se stesso come una sorta di automa della rivoluzione.<br />
Sui motivi della virulenza e della forza del terrorismo italiano ci si può accapigliare, ma non si può appiattire thatcherianamente un movimento politico su un’immagine esclusivamente criminale, soprattutto dopo che l’emergenza è passata.<br />
Gente che è stata in galera per vent’anni ha scontato ogni possibile pena, perché dopo tanto tempo (forse Franz non lo sa ancora) non resta più nulla di quello che eravamo allora ed è come se si continuasse a punire un’altra persona.<br />
Un sistema politico forte sa essere generoso, sta chiudere con il passato, sa mettere i fatti in prospettiva storica, sa perdonare anche senza il perdono dei parenti delle vittime.<br />
Ma il nostro non è un sistema politico forte.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: robertologo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/12/25/repetita-iuvant-giorgio-agamben-vs-amnistia/#comment-55819</link>

		<dc:creator><![CDATA[robertologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Dec 2006 10:28:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ad ogni modo l&#039;amnistia a me sta bene, speriamo nel cattolicissimo Mastella.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ad ogni modo l&#8217;amnistia a me sta bene, speriamo nel cattolicissimo Mastella.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: robertologo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/12/25/repetita-iuvant-giorgio-agamben-vs-amnistia/#comment-55817</link>

		<dc:creator><![CDATA[robertologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Dec 2006 10:25:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sciascia: &quot;le Brigate rosse funzionano perfettamente ma sono italiane. Sono una cosa nostra, quali che siano gli addentellati che possono avere con sette rivoluzionarie o servizi segreti di altri paesi. E non che si voglia qui avanzare il sospetto di un rapporto, se non fortuito e da individuo a individuo, con l&#039;altra &#039;cosa nostra&#039; di più antica e provata efficienza: ma analogie tra le due cose ce ne sono. Le Brigate rosse avranno studiato ogni possibile manuale di guerriglia, ma nella loro organizzazione e nelle loro azioni c&#039;è qualcosa che appartiene al manuale non scritto della Mafia. Qualcosa di casalingo, pur nella precisione ed efficienza. Qualcosa che è riconoscibile più come trasposizione di regola mafiosa che come esecuzione di regola rivoluzionaria. Per esempio: l&#039;azzoppamento - che è la trasposizione dello sgarrettamento del bestiame praticato dalla mafia rurale. Per esempio: il sistema per incutere omertà e sollecitare protezione e complicità (...). Il sistema, insomma, di ingenerare sfiducia nei pubblici poteri e di rendere l&#039;invisibile presenza del mafioso (o del brigatista) più pressante e temibile di quella del visibile carabiniere. Per esempio: la micidiale attenzione dedicata al personale di vigilanza delle carceri e che tende a stabilire, dentro le carceri, il privilegio del detenuto rivoluzionario così come vi si è da tempo stabilito il privilegio del detenuto mafioso (...) Come la mafia si fonda ed è una parte di una certa gestione del potere, di un modo di gestire il potere, così le Brigate rosse. (...) Sarebbe pazzesco da parte nostra collocare le Brigate rosse in una sfera di autonoma e autarchica purezza rivoluzionaria che si illuda di muovere le masse a far saltare le strutture politiche che le contengono; e sarebbe ancor più pazzesco che loro vi si collocassero. La loro ragion d&#039;essere, la loro funzione, il loro &#039;servizio&#039; stanno esclusivamente nello spostare dei rapporti di forza: e delle forze che già ci sono. E di spostarli non di molto, bisogna aggiungere. Di spostarli nel senso di quel &#039;cambiare tutto per non cambiare nulla&#039; che il principe di Lampedusa assume come costante della storia siciliana e che si può oggi assumere come costante della storia italiana. Operazione di puro potere, dunque (...) Si può dedurre, da questo procedere che appare scriteriato, che l&#039;essenza e il destino delle Brigate rosse stiano davvero - a dirla banalmente - nel &#039;pazzesco&#039; o - meno banalmente, più sottilmente - nella sfera di un estetismo in cui morire per la rivoluzione è diventato un morire con la rivoluzione?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sciascia: &#8220;le Brigate rosse funzionano perfettamente ma sono italiane. Sono una cosa nostra, quali che siano gli addentellati che possono avere con sette rivoluzionarie o servizi segreti di altri paesi. E non che si voglia qui avanzare il sospetto di un rapporto, se non fortuito e da individuo a individuo, con l&#8217;altra &#8216;cosa nostra&#8217; di più antica e provata efficienza: ma analogie tra le due cose ce ne sono. Le Brigate rosse avranno studiato ogni possibile manuale di guerriglia, ma nella loro organizzazione e nelle loro azioni c&#8217;è qualcosa che appartiene al manuale non scritto della Mafia. Qualcosa di casalingo, pur nella precisione ed efficienza. Qualcosa che è riconoscibile più come trasposizione di regola mafiosa che come esecuzione di regola rivoluzionaria. Per esempio: l&#8217;azzoppamento &#8211; che è la trasposizione dello sgarrettamento del bestiame praticato dalla mafia rurale. Per esempio: il sistema per incutere omertà e sollecitare protezione e complicità (&#8230;). Il sistema, insomma, di ingenerare sfiducia nei pubblici poteri e di rendere l&#8217;invisibile presenza del mafioso (o del brigatista) più pressante e temibile di quella del visibile carabiniere. Per esempio: la micidiale attenzione dedicata al personale di vigilanza delle carceri e che tende a stabilire, dentro le carceri, il privilegio del detenuto rivoluzionario così come vi si è da tempo stabilito il privilegio del detenuto mafioso (&#8230;) Come la mafia si fonda ed è una parte di una certa gestione del potere, di un modo di gestire il potere, così le Brigate rosse. (&#8230;) Sarebbe pazzesco da parte nostra collocare le Brigate rosse in una sfera di autonoma e autarchica purezza rivoluzionaria che si illuda di muovere le masse a far saltare le strutture politiche che le contengono; e sarebbe ancor più pazzesco che loro vi si collocassero. La loro ragion d&#8217;essere, la loro funzione, il loro &#8216;servizio&#8217; stanno esclusivamente nello spostare dei rapporti di forza: e delle forze che già ci sono. E di spostarli non di molto, bisogna aggiungere. Di spostarli nel senso di quel &#8216;cambiare tutto per non cambiare nulla&#8217; che il principe di Lampedusa assume come costante della storia siciliana e che si può oggi assumere come costante della storia italiana. Operazione di puro potere, dunque (&#8230;) Si può dedurre, da questo procedere che appare scriteriato, che l&#8217;essenza e il destino delle Brigate rosse stiano davvero &#8211; a dirla banalmente &#8211; nel &#8216;pazzesco&#8217; o &#8211; meno banalmente, più sottilmente &#8211; nella sfera di un estetismo in cui morire per la rivoluzione è diventato un morire con la rivoluzione?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: effeffe		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/12/25/repetita-iuvant-giorgio-agamben-vs-amnistia/#comment-55814</link>

		<dc:creator><![CDATA[effeffe]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Dec 2006 09:21:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[carissimo Franz
anch&#039;io mi incazzo quando vedo sugli scaffali delle librerie libri scritti male, libri inutili, qualunquisti, pacchiani, opportunisti, estetizzanti, compiacenti, autoreferenziali, assurdi, scritti bene, troppo bene, studiati a tavolino, con editing, senza editing, libri copiati, plagiati, presuntuosi, male tradotti, finto comici e comicamente finti, italiani, troppo italiani, gialli quasi neri, neri quasi rosa, fantapolitici (come l&#039;aranciata) arancioni, new age, profumati al mirtillo, gratuiti, omaggio e omaggiati, di sinistra, di destra, democristiani (rari ma esistono) fascisti (non rari e dovrebbero non esistere) esoterici, essoterici, termici, spinti, finto erotici, biografici senza bio o grafia, allucinati, natalizi, pasquali, eleganti, cuciti, incollati,dattiloscritti, invisibili
eppure
non è per tutto questo che mi auguro un autodafé (che non ho nemmeno la patente)

Come ho già detto se la nostra cultura italica si ponesse su una gestione più razionale del diritto e non emotivo-sentimentale le cose andrebbero (sarebbero andate) molto meglio
effeffe]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>carissimo Franz<br />
anch&#8217;io mi incazzo quando vedo sugli scaffali delle librerie libri scritti male, libri inutili, qualunquisti, pacchiani, opportunisti, estetizzanti, compiacenti, autoreferenziali, assurdi, scritti bene, troppo bene, studiati a tavolino, con editing, senza editing, libri copiati, plagiati, presuntuosi, male tradotti, finto comici e comicamente finti, italiani, troppo italiani, gialli quasi neri, neri quasi rosa, fantapolitici (come l&#8217;aranciata) arancioni, new age, profumati al mirtillo, gratuiti, omaggio e omaggiati, di sinistra, di destra, democristiani (rari ma esistono) fascisti (non rari e dovrebbero non esistere) esoterici, essoterici, termici, spinti, finto erotici, biografici senza bio o grafia, allucinati, natalizi, pasquali, eleganti, cuciti, incollati,dattiloscritti, invisibili<br />
eppure<br />
non è per tutto questo che mi auguro un autodafé (che non ho nemmeno la patente)</p>
<p>Come ho già detto se la nostra cultura italica si ponesse su una gestione più razionale del diritto e non emotivo-sentimentale le cose andrebbero (sarebbero andate) molto meglio<br />
effeffe</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Cristoforo Prodan		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/12/25/repetita-iuvant-giorgio-agamben-vs-amnistia/#comment-55802</link>

		<dc:creator><![CDATA[Cristoforo Prodan]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Dec 2006 02:24:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Il Treno a Vapore
Non dico che gli anni di piombo furono rivoluzione. Erano in pochi è vero. Dico solo che quei pochi sono nati all&#039;interno dei partiti e delle classi politiche che dopo hanno continuato a governarci come se nulla fosse successo. E sono nati per reazione al malcostume o alle scelte politiche di quelle classi. L&#039;ampiezza del fenomeno politico va dunque ben oltre i confini delle formazioni terroristiche o dei gruppi extraparlamentari fiancheggiatori di allora. La responsabilità è dunque anche dei politci di oggi, specie di quelli dei partiti della sinistra, e da loro ci si aspetterebbe un&#039;analisi storico-politica seria, invece del solito convenzionale chiacchiericcio in difesa delle Istituzioni. Tutto qui.

@ franz krauspenhaar
&quot;Per l’omicidio volontario ci dovrebbe essere l’ergastolo&quot;.
Assumere il valore della vita umana come valore assoluto da preservare è una precisa scelta di carattere etico. Si può condividere oppure no. Io opterei piuttosto per l&#039;assunzione a valore assoluto della dimensione del dolore. Purtroppo la storia ci insegna che l&#039;umanità si muove esattamente nella direzione opposta. La violenza nasce sempre come reazione a un&#039;azione che viene percepita come violenza maggiore.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Il Treno a Vapore<br />
Non dico che gli anni di piombo furono rivoluzione. Erano in pochi è vero. Dico solo che quei pochi sono nati all&#8217;interno dei partiti e delle classi politiche che dopo hanno continuato a governarci come se nulla fosse successo. E sono nati per reazione al malcostume o alle scelte politiche di quelle classi. L&#8217;ampiezza del fenomeno politico va dunque ben oltre i confini delle formazioni terroristiche o dei gruppi extraparlamentari fiancheggiatori di allora. La responsabilità è dunque anche dei politci di oggi, specie di quelli dei partiti della sinistra, e da loro ci si aspetterebbe un&#8217;analisi storico-politica seria, invece del solito convenzionale chiacchiericcio in difesa delle Istituzioni. Tutto qui.</p>
<p>@ franz krauspenhaar<br />
&#8220;Per l’omicidio volontario ci dovrebbe essere l’ergastolo&#8221;.<br />
Assumere il valore della vita umana come valore assoluto da preservare è una precisa scelta di carattere etico. Si può condividere oppure no. Io opterei piuttosto per l&#8217;assunzione a valore assoluto della dimensione del dolore. Purtroppo la storia ci insegna che l&#8217;umanità si muove esattamente nella direzione opposta. La violenza nasce sempre come reazione a un&#8217;azione che viene percepita come violenza maggiore.</p>
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