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	Commenti a: Alcol	</title>
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		<title>
		Di: Barbara		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Barbara]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jan 2007 21:44:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie, Mauro.
Il commento al tuo racconto è stato la mia &#039;prima volta&#039; (!), e credevo di averla buttata di fuori..e invece...un codice di collegamento con il tuo l&#039;ho trovato..:o)
Aspetto il prossimo racconto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie, Mauro.<br />
Il commento al tuo racconto è stato la mia &#8216;prima volta&#8217; (!), e credevo di averla buttata di fuori..e invece&#8230;un codice di collegamento con il tuo l&#8217;ho trovato..:o)<br />
Aspetto il prossimo racconto.</p>
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		<title>
		Di: mauro baldrati		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/01/19/alcol/#comment-59586</link>

		<dc:creator><![CDATA[mauro baldrati]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jan 2007 14:10:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Alcuni di voi mi hanno ringraziato per il racconto, ma sono io che ringrazio tutti per i commenti e la lettura, che ho trovato acuta e precisa. A questo proposito voglio postare anch’io un commento, una osservazione che mi è sorta rileggendo il mio stesso racconto (non è retorica facile, non è mimetismo o altro, davvero ho scoperto delle cose rileggendolo). Il narratore è una figura tecnica, professionale, che deve mantenere un distacco col personaggio che è chiamato ad assistere. Non potrebbe svolgere il suo incarico senza questo distacco. A un certo punto avviene la crisi: quali sono le modalità? quando accade? Durante un forte sbocco emotivo, per la malattia del suo cane. Improvvisamente diventa vulnerabile, indifeso, e ne approfitta l’entità distruttiva per insinuarsi. La scrittura letteraria, molto più di quella giornalistica, è fatta di segmenti: vi sono innumerevoli enunciazioni, dietro le quali spesso si nascondono i veri enunciati. In questo periodo sto leggendo “Disperazione” di Nabokov, che è un piccolo manuale di scrittura per segmenti: il narratore si presenta come tale, cioè “iosonoilnarratoreemenevanto”; si atteggia a cinico, lezioso, a grand’uomo: “Si dovrà riconoscere che esercito un controllo mirabile non solo su me stesso ma anche sul mio stile di scrittura”; eppure vi è un secondo segmento, che non appare in superficie, nel testo scritto, che dice – per chi è disposto ad ascoltare – che in realtà sta sbagliando tutto, che i suoi piedi sono di argilla, che è debole, che il suo progetto nasce male e tutto andrà a rotoli. Eppure il segmento superficiale è di spavalderia, di civetteria. Vi è quindi anche una varietà di segmenti nella lettura, e la nostra capacità di transitare da un segmento a un altro spesso dipende – ed è facilitata oppure limitata – dal nostro rapporto coi personaggi, lo stile, e dai codici che, dentro di noi, si collegano coi codici del testo.

Un abbraccio a tutti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alcuni di voi mi hanno ringraziato per il racconto, ma sono io che ringrazio tutti per i commenti e la lettura, che ho trovato acuta e precisa. A questo proposito voglio postare anch’io un commento, una osservazione che mi è sorta rileggendo il mio stesso racconto (non è retorica facile, non è mimetismo o altro, davvero ho scoperto delle cose rileggendolo). Il narratore è una figura tecnica, professionale, che deve mantenere un distacco col personaggio che è chiamato ad assistere. Non potrebbe svolgere il suo incarico senza questo distacco. A un certo punto avviene la crisi: quali sono le modalità? quando accade? Durante un forte sbocco emotivo, per la malattia del suo cane. Improvvisamente diventa vulnerabile, indifeso, e ne approfitta l’entità distruttiva per insinuarsi. La scrittura letteraria, molto più di quella giornalistica, è fatta di segmenti: vi sono innumerevoli enunciazioni, dietro le quali spesso si nascondono i veri enunciati. In questo periodo sto leggendo “Disperazione” di Nabokov, che è un piccolo manuale di scrittura per segmenti: il narratore si presenta come tale, cioè “iosonoilnarratoreemenevanto”; si atteggia a cinico, lezioso, a grand’uomo: “Si dovrà riconoscere che esercito un controllo mirabile non solo su me stesso ma anche sul mio stile di scrittura”; eppure vi è un secondo segmento, che non appare in superficie, nel testo scritto, che dice – per chi è disposto ad ascoltare – che in realtà sta sbagliando tutto, che i suoi piedi sono di argilla, che è debole, che il suo progetto nasce male e tutto andrà a rotoli. Eppure il segmento superficiale è di spavalderia, di civetteria. Vi è quindi anche una varietà di segmenti nella lettura, e la nostra capacità di transitare da un segmento a un altro spesso dipende – ed è facilitata oppure limitata – dal nostro rapporto coi personaggi, lo stile, e dai codici che, dentro di noi, si collegano coi codici del testo.</p>
<p>Un abbraccio a tutti.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: lorpat		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/01/19/alcol/#comment-59533</link>

		<dc:creator><![CDATA[lorpat]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jan 2007 05:47:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Come dice giustamente Gianni Biondillo, &quot;quelli di Mauro non sembrano racconti, ma vita vissuta&quot;. Sembrano, proprio così, ma sarà vero? Il lettore non lo saprà mai e l&#039;autore non ce lo dirà mai. Scommettiamo? 
Il vizio dell&#039;alcol è una passione fredda ed anche la scrittura dell&#039;alcol è una passione fredda. Poteva essere diversamente? non credo. Anche se la cosa mi sembra così intrigante, così tranquillizzante... Il racconto è molto bello ed è pure scritto molto bene. Se questa passione fosse stata più appassionata e magari anche un po&#039; più freddina, dai retta a me che sarebbe stato meglio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come dice giustamente Gianni Biondillo, &#8220;quelli di Mauro non sembrano racconti, ma vita vissuta&#8221;. Sembrano, proprio così, ma sarà vero? Il lettore non lo saprà mai e l&#8217;autore non ce lo dirà mai. Scommettiamo?<br />
Il vizio dell&#8217;alcol è una passione fredda ed anche la scrittura dell&#8217;alcol è una passione fredda. Poteva essere diversamente? non credo. Anche se la cosa mi sembra così intrigante, così tranquillizzante&#8230; Il racconto è molto bello ed è pure scritto molto bene. Se questa passione fosse stata più appassionata e magari anche un po&#8217; più freddina, dai retta a me che sarebbe stato meglio.</p>
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		<title>
		Di: elena rosa l		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/01/19/alcol/#comment-59525</link>

		<dc:creator><![CDATA[elena rosa l]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jan 2007 00:07:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[p.s 
Nel senso che quell&#039;aperitivo secco assomiglia alle parole, ma le parole vanno oltre.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>p.s<br />
Nel senso che quell&#8217;aperitivo secco assomiglia alle parole, ma le parole vanno oltre.</p>
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		<title>
		Di: elena rosa l		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/01/19/alcol/#comment-59524</link>

		<dc:creator><![CDATA[elena rosa l]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jan 2007 23:57:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[E&#039; davvero un racconto difficile, bello, molto bello, e difficile. Per me certo. Scritto in un modo limpido quasi bidimensionale che ha messo anche me, lettrice, nella possibilità di scegliere. Una doppia scelta col testo. 
Non ha ricami, dà i punti che bastano, per scoprire i personaggi, e per scoprire anche noi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; davvero un racconto difficile, bello, molto bello, e difficile. Per me certo. Scritto in un modo limpido quasi bidimensionale che ha messo anche me, lettrice, nella possibilità di scegliere. Una doppia scelta col testo.<br />
Non ha ricami, dà i punti che bastano, per scoprire i personaggi, e per scoprire anche noi.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Humbert Goombert		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/01/19/alcol/#comment-59470</link>

		<dc:creator><![CDATA[Humbert Goombert]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jan 2007 11:56:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non c&#039;entra una mazza ma se il passaparola ha un senso (tantopiù in posti come questo), dal momento che è fuori dai giri che contano ed è sublime, ecco il mio modesto contributo:

Grizzly Man, di W. Herzog.

Andatevelo a vedere.

Quell&#039;uomo è ancora in grado di esprimere una grandezza, una intensità, una forza che deve darci speranza.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non c&#8217;entra una mazza ma se il passaparola ha un senso (tantopiù in posti come questo), dal momento che è fuori dai giri che contano ed è sublime, ecco il mio modesto contributo:</p>
<p>Grizzly Man, di W. Herzog.</p>
<p>Andatevelo a vedere.</p>
<p>Quell&#8217;uomo è ancora in grado di esprimere una grandezza, una intensità, una forza che deve darci speranza.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: hag reijk		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/01/19/alcol/#comment-59431</link>

		<dc:creator><![CDATA[hag reijk]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Jan 2007 20:43:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie Mauro. Bello, intenso.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie Mauro. Bello, intenso.</p>
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		<item>
		<title>
		Di: cf05103025		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/01/19/alcol/#comment-59422</link>

		<dc:creator><![CDATA[cf05103025]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Jan 2007 18:19:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Gran bel racconto, Baldrati, 
teso secco  pulito e intenso, 
ti dico che ho apprezzato la nettezza 
e la lucidità nei sentimenti 
e la precisione nel far sentire il tempo:
la cosiddetta &quot;anima&quot; io qui la trovo proprio 
in questa sensibilità contenuta, una sorta di riserbo,
addatta al portagonista narrante.
E dire che l&#039;avevo iniziato scettico e di malavoglia.
Bravo davvero.

MarioB.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gran bel racconto, Baldrati,<br />
teso secco  pulito e intenso,<br />
ti dico che ho apprezzato la nettezza<br />
e la lucidità nei sentimenti<br />
e la precisione nel far sentire il tempo:<br />
la cosiddetta &#8220;anima&#8221; io qui la trovo proprio<br />
in questa sensibilità contenuta, una sorta di riserbo,<br />
addatta al portagonista narrante.<br />
E dire che l&#8217;avevo iniziato scettico e di malavoglia.<br />
Bravo davvero.</p>
<p>MarioB.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: il robivecchi		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/01/19/alcol/#comment-59419</link>

		<dc:creator><![CDATA[il robivecchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Jan 2007 17:55:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[concordo, sergio. se una scrittura non lascia &#039;margini&#039; all&#039;intervento del lettore, quale altra finalità, a prescindere da questa, potrebbe &#039;ipotizzare&#039; e perseguire?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>concordo, sergio. se una scrittura non lascia &#8216;margini&#8217; all&#8217;intervento del lettore, quale altra finalità, a prescindere da questa, potrebbe &#8216;ipotizzare&#8217; e perseguire?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: sergio pasquandrea		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/01/19/alcol/#comment-59417</link>

		<dc:creator><![CDATA[sergio pasquandrea]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Jan 2007 17:40:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[A mio modesto avviso, le idiosincrasie di Calvino sono innegabili, la sua grandezza di scrittore altrettanto. Ma &quot;quot capita tot sententia&quot;, dicevano i latini. Io, da parte mia, non uso quasi mai la parola &quot;anima&quot;, proprio perché mi fa venire in mente le strida scimmiesche di Cocciante (a proposito di sopravvalutati, come non citare il suo osannatissimo e ridicolissimo Notre-Dame de Paris?).
Tornando al racconto in questione, tutto mi sembra fuorché freddo: ci vedo anzi una profonda sofferenza, tanto più efficace in quanto espressa in uno stile trattenuto, che lascia indovinare più di quanto dica.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A mio modesto avviso, le idiosincrasie di Calvino sono innegabili, la sua grandezza di scrittore altrettanto. Ma &#8220;quot capita tot sententia&#8221;, dicevano i latini. Io, da parte mia, non uso quasi mai la parola &#8220;anima&#8221;, proprio perché mi fa venire in mente le strida scimmiesche di Cocciante (a proposito di sopravvalutati, come non citare il suo osannatissimo e ridicolissimo Notre-Dame de Paris?).<br />
Tornando al racconto in questione, tutto mi sembra fuorché freddo: ci vedo anzi una profonda sofferenza, tanto più efficace in quanto espressa in uno stile trattenuto, che lascia indovinare più di quanto dica.</p>
]]></content:encoded>
		
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