Racconti di luogotenenti, di bracconaggio e di frontiere

22 gennaio 2007
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 raccolti con amorosa cura da Marino Magliani

 

 

 

A Nativitate Domini 1659, indictione
decima tertia, die mercurij ultima
septembris – in testijs – in scriptorio
In nome Domini amen. (una parola illegibile) testis summarie receptus et productus per me notario infrascripto ad instantiam, probare ed fidem facere intendis de infrascriptis (parola illegibile) cui testi delato iuramento de veritate dicenda et qui iuravit…

Faccio fede io sottoscritto notaio come Arietta  figlia di Lucio Martino e moglie di di Gregorio Ferdinando Parodi del luogo di giurisdizione del Porto Maurizio e dominio della Serenissima Repubblica di Genova, sia con suo giuramento vocale sia con le mani corporalmente sopra le Scritture alla presenza di me notaro e de’ testimoni infrascritti, abbia deposto in tutto come in appresso:
L’ anno prossimo passato nel mese di settembre io ero andata ad un nostro stabile per pigliar caoli da trapiantare su ordine di mio marito, il stabile resta su li confini Serenissimi e quelli dello stato del Serenissimo Duca di Savoia e mentre mi partiva per ritornarmente a casa apena mi ebbi posta in testa la corba con i caoli lontano dallo stato della Serenissima Repubblica appena dieci passi, sopraggiunse uno di Oneglia di cui non so il nome il quale, in compagnia di un altro mi fece giungere al Moltedo Soprano, dominio del suddetto Serenissimo Duca di Savoia e di lí mi fece accompagnare fino ad Oneglia, e mi posero in prigione dove mi trattennero venti giorni circa e poi il Luogotenente mi fece dare dai suoi famigli due tratti di corda, e di nuovo mi riposero in prigione nella quale mi convenne stare fino a che li miei di casa avessero fatto pagare al detto Sig. Luogotenente Lire trenta, moneta corrente di Genova, oltre le altre, che furono pagate a detti famigli e Corte, e dopo che ebbi fatto pagare dette Lire 30 al sudetto Sig. Luogotenete e a famigli e Corte dette spese che furono Lire 10 fui licenziata e me ne andai a casa…et hoc est.
Avendo parimenti reso esatta e sufficiente ragione della scienza e certezza del sopratestificato
 
i testimoni:

Eriberto Dulbecchis Lopo fu Virgilio
Ariosto Olendo fu Cristoforo
chiamati e richiesti

faccio fede io, il notaio Gio.Battista Garcya Magliani
A. 1670 20 Agosto in Dolcedo

Faccio fede io sottosignato notaio, come G. Rubaudo del fu Anselmo di questo luogo di Dolcedo, giurisdizione del Porto Maurizio e dominio della Serenissima Repubblica di Genova, da me notaro a pieno conosciuto, sia con suo giuramento vocale che con le mani corporalmente sopra le Scritture, alla presenza di me notaro e testimoni infrascritti, abbia deposto e testificato il tutto come appresso: che l’ anno prossimo passato mentre mi trovava in un mio stabile chiamato ” la Lernanda” posto per una parte sopra il dominio e stato della sudetta Serenissima Repubblica di Genova e parte sopra il dominio del Serenissimo Duca di Savoia, dove avevo il mio mulo di pelo nero, stando lavorando in detto stabile, cioé nella parte che é posta sopra il mio territorio, volse la fortuna, che detto mulo, che avevo legato in detta parte del mio territorio si sciogliesse e passasse per pressapoco cinque passi nella parte posta sopra il territorio del suddetto Serenissimo Duca di Savoia, e in quel mentre sopraggiungessero le persone dello stato sudetto di Savoia, che andavano di ronda quali in cambio di procurare con bel modo che detto mulo ritornasse sul mio territorio, presero per la cavezza detto mulo e lo condussero alli Molini di Prelà e d’ ivi a Oneglia, e dopo qualche giorno mi fu fatto sapere che avrei riavuto il mio mulo se pagassi qualche denaro al Sig. Luogotenente di detto Luogo di Oneglia, al qual effetto mandai Marc’ Aurelio Rubaudo figlio di Pietro Sergio alli Castelli di esso luogo perché procurasse di far chiamare qualcheduno per vedere quanto fosse la pretensione di detto Luogotenente e cosí andó colà e agiustó che si dovessero pagare Pezzi otto da otto reali, per qual effetto avuto che ebbi detta risposta andai subito a Porto Maurizio e mi feci servire ad imprestito detta somma qual subito consegnai al suddetto Marc’ Aurelio Rubaudo, che li portó alli confini a Tabellieri di esso luogo di Oneglia e pagó detti Pezzi otto versandoli al Sig. Lorenzo C. fu Pietro che a sua volta li dovesse consignare al suddetto Sig. Luogotenente e riavesse detto mulo, come in effetti seguí e fra breve spazio di tempo condusse e consignó detto mulo al sudetto Marc’ Aurelio ed esso lo condusse qui a Dolcedo alla mia casa.
et hoc est.
Del che parimente, detto sig. Rubaudo, resa certa et suficente ragione della verità e certezza del sopra da Lui testificato,
delle quali cose facciamo fede

io Gio.Battista Garcya Magliani notaro e
i testimoni:
Tommaso Ludovici fu Leonarde
Venanzio Filippo fu Silvio, chiamati e richiesti.
Al dí detto, nello scagno di me notaio, al vespro.
Marc’ Aurelio Rubaudo di Pietro Sergio testimonio da me notaio ricevuto et esaminato ad istanza di G. Rubaudo fu Anselmo, qual desidera far prova delle infrascritte cose; al cui teste avendo io dato il giuramento et il quale ha giurato toccate le Scritture, ha deposto e testificato in tutto come in appresso:
L’ anno passato prossimo G. Rubaudo del fu Anselmo mi pregó che volessi arrivare sin alli Castelli e confini di Oneglia per vedere se potevo aver mezzo di riavere un mulo che dalla Ronda gli fu preso e condotto a Oneglia, e cosí arrivato colà io feci chiamare il Sig. Lorenzo Carlo del fu Pietro mio familiare, qual pregai a volerci favorire col procurare di abboccarsi col Sig. Luogotenente di Oneglia, e vedere di ridurre a minor stima possibile la pretensione ch’ aveva per restituire detto mulo, qual Sig. Lorenzo assai subito mi portó risposta e disse che si voleva detto Sig. Luogotenente
pigliar meno di quanto aveva agiustato con altro terzo alli Castelli di Prelà, in modo che fui astretto pagare Pezzi otto al detto Sig. Lorenzo che doveva rimetterli al sudetto Sig. Luogotenente, et assai subito, pagata detta somma, detto sig. Lorenzo mi fece condurre detto mulo qual poi io condussi a Dolcedo. Et hoc est, per l’ esatta conoscenza.
Per essere cosí il vero et aver io sborsata detta somma come sopra.

Delle quali cose dette faccio fede io
Gio.Battista Garcya Magliani notaio

testimoni: chiamati et richiesti

 

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3 Responses to Racconti di luogotenenti, di bracconaggio e di frontiere

  1. Andrea Raos il 23 gennaio 2007 alle 14:12

    Oh, finalmente la giusta sintesi fra romanzo popolar-avventuroso ed implacabile sperimentazione linguistica! ;-)

    Dove sono conservate le fonti? E Magliani, semplice curiosità: perché le stai raccogliendo?

    Grazie a te e a Gianni,

  2. marino il 23 gennaio 2007 alle 17:11

    Cominciavo a pensare che quell’incipit in latino scoraggiasse.
    Gli esemplari degli Atti giaciono presso l’Archivio del Tribunale di Stato di Imperia. Li ho letti su un vecchio almanacco. Ero alla ricerca di materiale su Fra Pietro da Dolcedo, un laico genovese, missionario in Africa. Nel 1655 la sua nave naufragó nelle vicinanze di Capo Ledo. Catturato da marinai eretici olandesi, torturato e infine sbarcato ad Amsterdam e là liberato. Tornato a Dolcedo, passó al Signore il 22 febbraio del 1671 e lasció una relazione e altri scritti che sono conservati, credo, negli Archivi della SS. Concezione di Genova.
    Grazie Andrea, e naturalmente grazie a Gianni, e buon lavoro.

  3. cf05103025 il 24 gennaio 2007 alle 17:03

    Queste sono cose godibilissime, mi piacciono un mondo,
    anche se trattano delle solite avidità grassazioni e umani abusi,
    grazie o Marino,

    MarioB.



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