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	Commenti a: Sul luogo contrario dell&#8217;osservanza	</title>
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		<title>
		Di: a.b.c.		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/01/28/sul-luogo-contrario-dellosservanza/#comment-60205</link>

		<dc:creator><![CDATA[a.b.c.]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Feb 2007 19:47:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[...ho la nausea dalla lettura di quell&#039;ondata di parole. Non voglio sembrare il solito che lancia ingiurie e insulti gratuiti, ma mi domando come si possa ritenere tutto quello sciorinare di parole &quot;Poesia&quot;. Sicuramente il limite è mio, ma non riesco (e non credo) in molta (!?) poesia contemporanea (per usare parle che ancora riesco a controllare...): ma cos&#039;è che vi fa sciroinare questo torrente di parole messe in fila in queste bizzarre accappature anacronistiche e immotivate? Perché sentite questa necessità? Ho ancora seri problemi a leggere Le ceneri di Gramsci, figuriamoci questi tremuli sussulti di pseudoverginelle innamorate ma di che? Ma la negazione, il rifiuto intellettuale, l&#039;assenza, perché non vi ispirano (a voi &quot;Poeti&quot;) alla rinuncia? Come si fa a parlare di Poesia? E anche di &quot;Scuola&quot;?! Ma di che? Perché non è il pudore ad ispirarvi? Ripeto: non voglio essere l&#039;anonimo di turno che insulta e basta, perché mi rode che non ci sia qualcun altro che gridi con me questa cosa così povera, di contenuti, di originalità, di parole vuote, senza continuare ad abusare un linguaggio ottocentesco ormai più che retorico, ridicolo, anacronistico, inutile. Dov&#039;è che vi illuminerete mai d&#039;immenso se la grandezza della vostra poesia è la misura di un piccolo e commiserevole dispiacere familiare o sentimental-personale che a voi pare una montagna che vi affligge e altro non è che una goccia d&#039;acqua nel mare? Ma che dico: mezza goccia! Eppure vorrei capire, ma non mi riesce... un saluto   a.b.c.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230;ho la nausea dalla lettura di quell&#8217;ondata di parole. Non voglio sembrare il solito che lancia ingiurie e insulti gratuiti, ma mi domando come si possa ritenere tutto quello sciorinare di parole &#8220;Poesia&#8221;. Sicuramente il limite è mio, ma non riesco (e non credo) in molta (!?) poesia contemporanea (per usare parle che ancora riesco a controllare&#8230;): ma cos&#8217;è che vi fa sciroinare questo torrente di parole messe in fila in queste bizzarre accappature anacronistiche e immotivate? Perché sentite questa necessità? Ho ancora seri problemi a leggere Le ceneri di Gramsci, figuriamoci questi tremuli sussulti di pseudoverginelle innamorate ma di che? Ma la negazione, il rifiuto intellettuale, l&#8217;assenza, perché non vi ispirano (a voi &#8220;Poeti&#8221;) alla rinuncia? Come si fa a parlare di Poesia? E anche di &#8220;Scuola&#8221;?! Ma di che? Perché non è il pudore ad ispirarvi? Ripeto: non voglio essere l&#8217;anonimo di turno che insulta e basta, perché mi rode che non ci sia qualcun altro che gridi con me questa cosa così povera, di contenuti, di originalità, di parole vuote, senza continuare ad abusare un linguaggio ottocentesco ormai più che retorico, ridicolo, anacronistico, inutile. Dov&#8217;è che vi illuminerete mai d&#8217;immenso se la grandezza della vostra poesia è la misura di un piccolo e commiserevole dispiacere familiare o sentimental-personale che a voi pare una montagna che vi affligge e altro non è che una goccia d&#8217;acqua nel mare? Ma che dico: mezza goccia! Eppure vorrei capire, ma non mi riesce&#8230; un saluto   a.b.c.</p>
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		<title>
		Di: vania		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/01/28/sul-luogo-contrario-dellosservanza/#comment-59966</link>

		<dc:creator><![CDATA[vania]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jan 2007 09:40:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Concordo con la complessità dei versi, ma essendo la poesia l&#039;espressione massima della nostra interiorità è normale che questa non possa essere semplificata in versi comuni o banali.
I versi denotano un animo irrequieto che può sorprendere ....]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Concordo con la complessità dei versi, ma essendo la poesia l&#8217;espressione massima della nostra interiorità è normale che questa non possa essere semplificata in versi comuni o banali.<br />
I versi denotano un animo irrequieto che può sorprendere &#8230;.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: IoodioJohnUpdike		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/01/28/sul-luogo-contrario-dellosservanza/#comment-59879</link>

		<dc:creator><![CDATA[IoodioJohnUpdike]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Jan 2007 21:13:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Versi davvero interessanti...
Avanti così, nuova scuola romana di poesia !!!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Versi davvero interessanti&#8230;<br />
Avanti così, nuova scuola romana di poesia !!!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: carla		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/01/28/sul-luogo-contrario-dellosservanza/#comment-59865</link>

		<dc:creator><![CDATA[carla]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Jan 2007 17:08:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Di non facile lettura, queste poesie...
La scrittura sembra dettata dalla visionarietà del &quot;momento&quot;....
è marcato il senso di estraneità da un&#039;ambiente che può essere quello dello spettacolo, il bisogno di ritrovare i primi gesti, 
lasciarsi andare.
Quì sotto riporto la n. 2:

2
Niente è deciso
dalla prepotenza del primo acchito
né l’affissione in una posa clamorosa
che furoreggi tra i ritratti
di un privatissimo atelier
dà corpo a questo corpo
nocciolo di tra le labbra
che in un vernissage trasognato
tralascio di sputare
di fronte ad una misura
che grava sulla fatalità del giorno dopo
una vastità somatica intraducibile
finché non mi torna in mente
quella difformità mordente
come un bellissimo nudo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di non facile lettura, queste poesie&#8230;<br />
La scrittura sembra dettata dalla visionarietà del &#8220;momento&#8221;&#8230;.<br />
è marcato il senso di estraneità da un&#8217;ambiente che può essere quello dello spettacolo, il bisogno di ritrovare i primi gesti,<br />
lasciarsi andare.<br />
Quì sotto riporto la n. 2:</p>
<p>2<br />
Niente è deciso<br />
dalla prepotenza del primo acchito<br />
né l’affissione in una posa clamorosa<br />
che furoreggi tra i ritratti<br />
di un privatissimo atelier<br />
dà corpo a questo corpo<br />
nocciolo di tra le labbra<br />
che in un vernissage trasognato<br />
tralascio di sputare<br />
di fronte ad una misura<br />
che grava sulla fatalità del giorno dopo<br />
una vastità somatica intraducibile<br />
finché non mi torna in mente<br />
quella difformità mordente<br />
come un bellissimo nudo</p>
]]></content:encoded>
		
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