Abusare è bello

17 febbraio 2007
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abusare è bello - foto di Mauro Baldrati
di Mauro Baldrati

Qualche giorno fa un’amica mi ha chiesto di accompagnarla all’incontro con un’agenzia immobiliare per visionare una proposta edilizia. Poiché lavoro nel settore, (non nel mercato immobiliare, ma in urbanistica), potevo osservare, consigliare.
Così siamo andati nella sede dell’agenzia, un loft spazioso, luminoso, ben progettato, dove ci ha accolto un agente immobiliare dall’aria stanca e dai modi affabili. Ci ha fatto accomodare in una saletta con un tavolo dal ripiano di vetro e ha tirato fuori una serie di disegni da una cartellina.
Io conoscevo a grandi linee l’intervento di cui stava parlando: alcune palazzine di appartamenti – tre, di sei appartamenti ciascuna – situate sui colli di una cittadina dell’area metropolitana di Bologna.
Subito l’agente immobiliare ha iniziato a spiegare la complicatissima situazione patrimoniale: si trattava di liquidare i soci di una cooperativa che aveva presentato il progetto, con circa 150.000 euro; poi, a concessione rilasciata, sarebbero iniziati i lavori, per un totale di circa 300.000 euro, da sommare ai 150.000. C’erano molti “circa”, così ho chiesto: “ma il progetto è stato approvato”? E lui: “no”. Allora io, sapendo che si trattava di un piano particolareggiato (cioè un progetto concordato col comune subordinato a una convenzione che prevede varie clausole), ho chiesto: “e la convenzione? E’ stata sottoscritta”? E lui: “no”. Dunque, come purtroppo spesso accade, si vendeva un’idea, una serie di parole, in cambio di denaro sonante. E’ un’abitudine diffusa presso gli immobiliaristi, si mettono in vendita appartamenti – anche con roboanti annunci sulle riviste specializzate – non ancora concessionati. E i problemi non mancano mai. Per esempio, fino al 2005 in Comune di Bologna era possibile, per un “buco” nel regolamento edilizio, effettuare il cambio di destinazione d’uso di unità immobiliari in zone produttive verso l’abitativo. L’abitazione in zona artigianale-industriale è incompatibile, per i problemi che tutti possono immaginare: rumore, odori ecc. Però presentando due pratiche distinte, una prima che prevedeva uffici – già progettati secondo la configurazione abitativa – cui faceva seguito una seconda che trasformava gli uffici in abitazioni (dopo la fine lavori della prima), era possibile aggirare l’ostacolo. I costruttori quindi hanno iniziato a rastrellare la città acquistando capannoni e laboratori dismessi, che venivano immediatamente trasformati in palazzi per uffici, spesso monolocali. Un’invasione di uffici, decine e decine di uffici. Poi, la giunta Cofferati ha bloccato tutto, con una variante al regolamento che ha di fatto vanificato il doppio cambio d’uso. Molti costruttori quindi si sono trovati a lavori iniziati con una quantità di uffici, alcuni già venduti come appartamenti, altri non ancora venduti – invendibili. Furiosi, hanno assoldato avvocati superaggressivi che hanno inondato il TAR di ricorsi. Molti cittadini però intanto hanno comprato un ufficio con l’opzione – promessa dall’immobiliarista – “possibilità di trasformarlo in abitazione”, bloccata.
Ma torniamo alla nostra piccola vicenda. Alquanto perplesso da quella intricata situazione patrimoniale, intanto che la mia stordita amica continuava ad ascoltare l’agente immobiliare, ho guardato i disegni. I progetti non erano malvagi, erano firmati da uno stimato architetto bolognese. Però ho notato in un attico una scala di cui non capivo la funzione. “Scusi” ho chiesto, “dove porta questa scala?”. L’agente immobiliare ha ammiccato e ha detto: “vede come è alto il soffitto? Oltre 4 metri. Si può fare un bel soppalchino”. Un soppalco. Ma non disegnato nel progetto. Strano, perché nei piani particolareggiati la superficie viene sfruttata fino all’ultimo centimetro quadrato; era alquanto improbabile la sua realizzazione. Infatti alla mia domanda: “ma si può fare?” lui ha risposto “Eh, no”. E io: “ah. Così sarebbe un abuso”. E lui, improvvisamente allegro: “beh, sì, ma sa, a progetto approvato uno in casa propria…” Dunque nelle parole, nell’idea, era contenuto un abuso, e l’architetto aveva progettato l’appartamento già predisposto. Poi, con aria di complicità, l’agente immobiliare ha detto: “sa, prima o poi viene un bel condono e si mette tutto a posto”.
Già. Ormai la cultura dei condoni – edilizi, fiscali – diffusa a piene mani dall’ex ministro Tremonti, è passata a livello di massa. Quante volte, parlando con un cittadino che non poteva sanare in via ordinaria (ma solo con una salata sanzione) un abuso in casa sua, la risposta è stata: “non possiamo aspettare un po’? Dicono che deve uscire il condono…”. La cultura di massa del condono è oltremodo distruttiva, rade al suolo la già scarsa cultura della legalità che caratterizza il nostro paese.
L’abuso diviene la norma, perché la legge è aria fritta, la legge contiene al suo interno un codice segreto – il meccanismo per aggirarla – che la vanifica nell’atto stesso della sua promulgazione.

[Nota: la foto è di Mauro Baldrati, che mi scrive: “Metto anche una foto, che forse non c’entra nulla, anche se la mia teoria è che il rapporto testo-immagine non deve per forza essere diretto, ma vi sono corrispondenze talvolta nascoste, indirette. Questa è stata scattata in una cava abbandonata di Milano (quartiere Lorenteggio), un posto metafisico che usavo spesso come scenario (chissà se esiste ancora). La ragazza era un’attrice della compagnia di Strehler, col costume di scena di un personaggio punk; a me piace accostarla al titolo” – JR]

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15 Responses to Abusare è bello

  1. Giuseppe Iannozzi il 17 febbraio 2007 alle 08:59

    Chi è la tipa?
    E’ la cosa più bella del post.

    Complimenti per la foto.
    Diciamo dunque che il post m’è piaciuto a metà.

  2. Barbara il 17 febbraio 2007 alle 09:50

    Eheheh, Joe, ci avrei scommesso ‘na cifra che il tuo commento sarebbe stato, come dire, estetico…:o)

  3. a.b. il 17 febbraio 2007 alle 10:05

    Io sono tutto d’un pezzo, contro gli abusi, la cultura condonista berlusconiana, ma se c’è una tipa così, vestita così, non so se riesco a rimanermi tutto d’un pezzo, no, lo so già che la mia integrità andrebbe in pezzi, sicuramente le direi: abusa pure di me nel soppalchino abusivo!

  4. Giuseppe Iannozzi il 17 febbraio 2007 alle 11:30

    Che devo dire!
    Posso solo provare una sana insana invidia per Mauro, che ha scattato la foto a ‘sta Bella.

    Non ci sono più i ponteggi rigidi d’un tempo.
    Adesso sono così belli ed elastici: vorrei essere un abuso edilizio per essere abusato da lei, sì, fino ad esser buttato giù. Sarebbe una bella morte, la più bella e conveniente. :-)

    Ma poi, è lo stesso Mauro che ci invita a considerare sia il testo che l’immagine: io sono rimasto colpito di più dall’immagine.

    Mauro, scusami, ma io almeno un bacio a quella bella ragazza glielo mando, e non me ne frega niente se poi vorrai fare a pugni. :-D

  5. Giuseppe Iannozzi il 17 febbraio 2007 alle 11:31

    Mauro, dì agli indiani che vogliamo la foto in altissima risoluzione, almeno 1024 x 768. Indiani, non fate gli Indiani. Esaudite il desiderio d’un povero mortale. Anzi, di tanti poveri mortali.

  6. bruno esposito il 17 febbraio 2007 alle 11:33

    A Casalnuovo, in provincia di Napoli, hanno “scoperto” ( virgolette d’obbligo, tutti sapevano tutto ) un intero quartiere abusivo, una ventina di fabbricati in avanzato stato di edificazione. Interverrà l’esercito per abbattere gli edifici.

  7. a.b. il 18 febbraio 2007 alle 01:56

    Iannozzi ha ragione, è chiaro che voi imitate l’Espresso vecchia maniera: articolo impegnato e figona in copertina per attirare la parte non intellettuale degli intellettuali. Tuttavia, le famose copertine dell’Espresso avevano una risoluzione più elevata, che consentiva se non la masturbazione almeno il godimento visivo pieno e sodo. Suvvia, rendete la foto ingrandibile!

  8. Giuseppe Iannozzi il 18 febbraio 2007 alle 07:28

    Ecco, Andrea ha capito tutto. Quindi, visto che tanto vi siete lanciati con palchetti e infrastrutture (generose infrastrutture), che siano pienamente visibili, adatte a un pieno godimento visivo. Fatelo. Altrimenti torno all’Espresso. O al limite a Repubblica on line: che c’ha gallerie di immagini, alcune molto… diciamo per il godimento visivo ad alta risoluzione. Credo bene che il sito di Repubblica ha tutti quegli accessi: ci stanno più fighe da loro che su PlayBoy.

  9. Francesca il 18 febbraio 2007 alle 10:58

    Due anni fa abbiamo comprato casa a Milano, dove abitiamo. Nei due anni precedenti all’acquisto abbiamo fatto scorribande per ogni dove, alla ricerca della dimora perfetta, incappando regolarmente in case improponibili e tuttavia proposte con una faccia di bronzo da immobiliaristi inossidabili. I forzati del loft, gli adepti del “ristrutturato nuovo da architetto” (scusate: nuovo o ristrutturato, perdio?), quelli che ripetono sugli annunci il mantra “da vedere”.
    In questo pezzo, mi ha impressionato il vocabolario del professionista – si fa per dire – di turno: sono quasi riuscita a immaginare un accento insidioso e meneghino e giuro che non immaginavo che qualcuno parlasse di un “bel soppalchino” al di fuori di Milano.
    Ora, siccome “mal comune mezzo gaudio” non è sempre vero, e siccome la tua amica non ha firmato niente (vero?) suppongo non solo in virtù della tua assistenza, ma anche perché il suo senso di autoconservazione si è ribellato, dirò banalmente che è davvero un peccato che tanti sciamannati senza talenti particolari si siano gettati sul ricco banchetto immobiliare, perché davvero i pochi professionisti che vi operano diventano difficilissimi da individuare. Tutto sommato, a me è andata bene e conservo un buon ricordo dell’intermediario con cui ho avuto a che fare.
    In effetti, per convincermi a comprare la casa, non ha accennato minimamente alla possibilità di alzare di un piano il tetto della palazzina, mi ha fatto osservare la necessità di alcuni lavori, non ha minimizzato le spese condominiali e mi ha fornito i documenti richiesti senza esitazioni.
    E’ pazzesco: sto elogiando uno che ha fatto il suo mestiere normalmente.

  10. sitting targets il 18 febbraio 2007 alle 12:35

    una proposta alla redazione: per cortesia, regalate un abbonamento a pornazzo a barbieri e iannozzi.
    così almeno si sfondano di seghe e la piantano di venire qui a rompere.

  11. a.b. il 18 febbraio 2007 alle 13:30

    Incarneremo volentieri la figura del masturbatore cantata da Foucault ne Gli anormali, e questa promessa comprende l’amico Sitting, la cui psicopatologia sessuale è di indossare in ogni momento una mascherina.

  12. Eva Risto il 18 febbraio 2007 alle 14:17

    scusi, sitting, sta dicendo per caso che a.b. e g.i. sono due pugnettari? ma lo sa che è esattamente quello che penso anch’io?

  13. a.b. il 18 febbraio 2007 alle 14:35

    I “pugnettari” caro/a EvaRisto sono quelli che scrivono a vuoto, scrivere per scrivere insomma.
    Capirà facilmente quanto poco “pugnettaro” sia io, e quanto pugnettari siano altri personaggi, magari con celata ben calata a proteggersi la faccia…

  14. sitting targets il 18 febbraio 2007 alle 19:25

    fa bene a pensarlo. sono due pugnettari di provata fede.

  15. Benvenuto il 19 febbraio 2007 alle 09:50

    non sappiamo quanto iannox e ab lavorino di mano destra, ma di seghe mentali se ne fanno e come (il primo soprattutto).



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