Juke Box/Suzanne

18 febbraio 2007
Pubblicato da

suzanne238ffa2mr9.jpg

di Leonard Cohen 

Suzanne takes you down to
her place near the river
You can hear the boats go by
You can spend the night beside her
And you know that she’s half crazy
But that’s why you want to be there
And she feeds you tea and oranges
That come all the way from China
And just when you mean to tell her
That you have no love to give her
Then she gets you on her wavelength
And she lets the river answer
That you’ve always been her lover
And you want to travel with her
And you want to travel blind
And you know that she will trust you
For you’ve touched her perfect body
with your mind.


And Jesus was a sailor
When he walked upon the water
And he spent a long time watching
From his lonely wooden tower
And when he knew for certain
Only drowning men could see him
He said “All men will be sailors then
Until the sea shall free them”
But he himself was broken
Long before the sky would open
Forsaken, almost human
He sank beneath your wisdom like a stone
And you want to travel with him
And you want to travel blind
And you think maybe you’ll trust him
For he’s touched your perfect body
with his mind.
 

Now Suzanne takes your hand
And she leads you to the river
She is wearing rags and feathers
From Salvation Army counters
And the sun pours down like honey
On our lady of the harbour
And she shows you where to look
Among the garbage and the flowers
There are heroes in the seaweed
There are children in the morning
They are leaning out for love
And they will lean that way forever
While Suzanne holds the mirror
And you want to travel with her
And you want to travel blind
And you know that you can trust her
For she’s touched your perfect body
with her mind.

 ***

Susanna ti accompagna al suo posto vicino al fiume
Puoi sentire le barche passare
Puoi spendere la notte al suo fianco
Sai che lei è mezza pazza
Ma per questo vuoi star là
E ti nutre con tè ed arance
Che provengono dalla Cina
E appena hai intenzione di dirle
Che non hai amore da offrirle
Lei ti porta sulla sua stessa lunghezza d’onda
E lascia il fiume rispondere
Che sei sempre stato il suo amante
E tu vuoi viaggiare con lei
Vuoi viaggiare ciecamente
Sai che si fiderà di te
Perché gli hai toccato il suo corpo perfetto con la mente.

Gesù fu un marinaio
Allorché camminò sull’acqua
E spese molto tempo guardando
Dalla sua isolata torre di legno
E quando seppe con certezza
Che solo gli affogati potevano vederlo
Disse: ”Tutti gli uomini saranno marinai
Fino a che il mare li libererà”
Ma egli stesso fu domato
Molto prima che il cielo si aprisse
Abbandonato, quasi umano
Affondò sotto il tuo giudizio come una pietra
E tu vuoi viaggiar con lui
Vuoi viaggiare ciecamente
Pensi che potresti credergli
Perché hai toccato il suo corpo perfetto con la mente.

Ora Susanna ti prende la mano
E ti conduce al fiume
Lei veste stracci e piume
Provenienti dalle casse della “Salvation Army”
Ed il sole cola come miele
Sulla nostra signora del porto
E lei ti mostra dove guardare
Tra la spazzatura e i fiori
Ci sono eroi tra le alghe marine
Ci sono bambini nella mattina
Stanno sporgendosi all’amore
E si affacceranno su questa via per sempre
Mentre Susanna tiene lo specchio
E tu vuoi viaggiar con lei
E vuoi viaggiare ciecamente
E sai che puoi crederle
Perché lei ha toccato il tuo corpo perfetto con la mente.

 

 

 

Tag: ,

57 Responses to Juke Box/Suzanne

  1. Giuseppe Iannozzi il 18 febbraio 2007 alle 08:47

    No, sentite: LA TRADUZIONE E’ ‘NA SCHIFEZZA. Non sto scherzando. Ma come… Mi strapperei i capelli solo fosse possibile.
    Chi è il responsabile di questo scempio immane sulla poesia di Leonard Cohen?

    Voglio il colpevole. Che venga fuori a mani alzate: non si può far scempio della poesia in maniera tanto balorda.

    Echecavolo.

    Eccovi la traduzione di Suzanne, quella operata da un altro poeta, Fabrizio De André. E meditate, meditate moltissimo.

    Nel suo posto in riva al fiume
    Suzanne ti ha voluto accanto
    e ora ascolti andar le barche
    ora vuoi dormirle accanto
    si lo sai che lei è pazza
    ma per questo sei con lei
    e ti offre il the e le arance
    che ha portato dalla Cina

    e proprio mentre stai per dirle
    che non hai niente da offrirle
    lei è già sulla tua onda

    e fa il fiume ti risponda
    che da sempre siete amanti.

    E tu vuoi viaggiarle insieme
    vuoi viaggiarle insieme ciecamente
    perché sai che le hai toccato il corpo
    il suo corpo perfetto con la mente.

    E Gesù fu marinaio
    finché camminò sull’acqua
    e restò per molto tempo a guardare solitario
    dalla sua torre di legno
    e poi quando fu sicuro
    che soltanto agli annegati
    fosse dato di vederlo
    disse: Siate marinai finché il mare vi libererà.

    E lui stesso fu spezzato
    ma più umano abbandonato
    nella nostra mente
    lui non naufragò.

    E tu vuoi viaggiarle insieme
    vuoi viaggiarle insieme ciecamente
    forse avrai fiducia in lui
    perché ti ha toccato il corpo con la mente.

    E Suzanne ti da la mano,
    ti accompagna lungo il fiume,
    porta addosso stracci e piume
    presi in qualche dormitorio
    il sole scende come miele
    su di lei donna del porto
    e ti indica i colori
    tra la spazzatura e i fiori
    scopri eroi tra le alghe marce
    e bambini nel mattino
    che si sporgono all’amore
    e si sporgeranno sempre
    e Suzanne regge lo specchio.

    E tu vuoi viaggiarle insieme
    vuoi viaggiarle insieme ciecamente
    perché sai che ti ha toccato il corpo
    il suo corpo perfetto con la mente.

  2. sitting targets il 18 febbraio 2007 alle 11:49

    mah. io preferisco la prima versione, rozza e letterale. diciamolo: de andrè ha stufato.

  3. Lady Lazarus il 18 febbraio 2007 alle 11:54

    Così come fece con Bob Dylan, il poetico menestrello italico ha adattato magistralmente in italiano il testo di Cohen anche se soltanto il minimo indispensabile al fine della resa musicale. Ma questo non è più Cohen, è Cohen-De André cioè un’altra cosa. La traduzione riportata in questo post-metafora virtuale è buona, Suzanne è una preghiera una ballata d’amore un sogno un’imprecazione di chi (vale sia per Cohen che per De André) ha la dote sapiente di mettere la musica al centro della poesia e la poesia al centro della musica. Musicalmente ed in generale preferisco De Andrè perché Cohen dopo un pò titilla le mie tendenze autodistruttive (troppo lagnoso). Anche Tom Yorke ha interpretato lavori di Cohen ma lui non ha avuto problemi di traduzione.

  4. Giuseppe Iannozzi il 18 febbraio 2007 alle 12:01

    D’accordo: allora teneteve ‘sta cagata de traduzione letterale, che Google m’avrebbe fatto meglio. E pace fatta, perché di poesia capite quanto io capisco come far venir su le zucchine.

    Per inciso: se alle medie inferiori facevo una traduzione così, mi beccavo un cinque scarso.

    Tanto è inutile pure l’indignazione con certuni: continuate a masticarvi thriller a gargarella, tradotti alla boia d’un giuda, però, per dio, lasciate la poesia ai poeti e non traducetela che siete proprio incapaci all’ennesimo grado.

  5. sitting targets il 18 febbraio 2007 alle 12:09

    possibile iannozzi che non capisci? la traduzione di de andrè fa sì che suzanne diventi susanna (una del porto di genova, ecco) insomma una cosa pensata e scritta a distanza da cohen e de andrè. possibile che non capisci ‘sta cosa? sempre questo genuflettersi davanti ai “giganti”… la traduzione del genovese è discreta, ma non aggiunge proprio nulla. preferisco la traduzione più letterale, conoscendo oltretutto abbastanza bene l’inglese.

  6. Giuseppe Iannozzi il 18 febbraio 2007 alle 12:35

    Allora, non sto dicendo che ti devi prendere la traduzione di De André per forza. Tanto: oggi le traduzioni di Omero sono tra le più sciatte che siano mai apparse, perché quelle del Monti e del Pindemonte troppo difficili per ‘sti somari che vanno a scuola… linguaggio vecchio. E infatti le strade sono piene di somari che cercano di ragliare.
    Sia come sia.
    La traduzione qui, lasciando Faber da parte, è una emerita schifezza. T’è chiaro il concetto? Ma proprio una schifezza bruttissima. Papale papale: ‘na merda.
    Tradurre è un’Arte.
    Altrimenti c’è Google: cogli strafalcioni che fa da sé è più creativo…

    Leggete thrillerini e noirini e giallini, forse quello vi riesce un po’ meglio.

  7. sitting targets il 18 febbraio 2007 alle 12:46

    vedo che non ci capiamo. io non voglio una traduzione “artistica”; me ne sbatto di cohen interpretato da faber o da chi ti pare. chiaro? io voglio “la schifezza” perchè, diversamente da te, capisco abbastanza bene l’inglese.
    tradurre degnamente una poesia come questa è un’impresa impossibile; dunque, mi va bene una cosaccia letterale come questa, da confrontare ogni tanto con l’originale. se non hai capito nemmeno adesso vai a fare ripetizioni da quel fesso di barbieri che l’è mej.

  8. bruno esposito il 18 febbraio 2007 alle 12:51

    De Andrè ha tradotto varie cose, Brassens, Bob Dylan, Cohen. Le ha rese cose molto personali, che hanno poco in comune con l’originale. Trattasi quindi di opere con propria dignità, belle o brutte che siano.
    E quando si parla di De Andrè è poco gentile citare in maniera criptata Guccini ( “…l’amore fatto alla boia di un giuda…” ).

  9. hag reijk il 18 febbraio 2007 alle 12:52

    Traduttore traditore. È ormai noto. D’altra parte penso da sempre che le traduzioni lettarali servono a poco, giusto a farsi un’idea, una sembianza dell’originale. Tradurre è sempre ricreare: ed è anche per questo che le buone traduzioni scarseggiano sempre più -e la note “resistenze” in Italia a imparare lingue straniere direi che completano il quadro. La “Suzanne” di De André è indubbiamente di De André; ma paradossalmente proprio per questo più vicina a quella di Cohen; e se non la si vuole accettare perchè troppo “altra”, allora è forse meglio imparare un poco l’inglese e leggerla e capirla nell’originale.
    Ma a parte questo è una canzone che incanta ancora, come tutti i sogni e le imprecazioni in poesia -giusto Lady Lazarus!

  10. Giuseppe Iannozzi il 18 febbraio 2007 alle 12:59

    @ SITTING TARGETS

    Vedo che capisci propio zero di poesia. O ti va di difendere quella robaccia.

    @ BRUNO ESPOSITO

    Sì, certo, e come no: leggiti il vocabolario, tanto per cominciare, vai alla voce giuda, e vedi che ti dice: se hai un vocabolario un po’ decente, ti indicherà anche i “modi di dire” d’uso comune.

    Continuate a leggere thrillerini. E statevi bene.

  11. Giuseppe Iannozzi il 18 febbraio 2007 alle 13:01

    Mi tengo l’originale.

    L’unico, a parte me, ad aver detto bene chi si firma or ora “hag reijk”: gli altri, spirito critico e poetico e creativo sotto lo zero assoluto.

  12. bruno esposito il 18 febbraio 2007 alle 13:12

    giuda : s.m. indecl. Di persona che si rivela improvvisamente come un vero traditore ipocrita, spec. sul piano dei rapporti affettivi : g., perchè mi abbandoni ora ? Spino di g., v. spino. ( dal lat. Iuda, ebraico Yehudah ).

    Dal vocabolario illustrato delle lingua italiana di G. Devoto – G.C. Oli.

    Mo’ che devo fare ?

  13. bruno esposito il 18 febbraio 2007 alle 13:14

    Ah, sì, leggere i thillerini.
    Occorre comprare occhialini per leggere thrillerini ?

  14. così&come il 18 febbraio 2007 alle 15:04

    Oh ma… davvero… è la traduzione di Google la millliore…

  15. puppyish il 18 febbraio 2007 alle 15:12

    La traduzione automatica di Google mette finalmente in luce la vera Suzanne.

  16. Barbara il 18 febbraio 2007 alle 15:51

    Nessuna traduzione riuscirà mai a rendere il testo originale nella sua interezza, nè la più fedele nè la più creativa (e lo dico contro il mio interesse, chè ho studiato per questa professione).
    Le traduzioni servono a capire il testo, ma si perde la magia dello stile.
    E quindi, è vero, bisognerebbe saper leggere nella lingua originale per non perdere nulla e cogliere tutto.
    Io ci provo (con l’Inglese), e se ci riesco è una vera emozione.
    Però purtroppo, è vero, lo studio delle lingue straniere viene snobbato, anche in piena globalizzazzione, dimenticando che conoscerle è sinonimo anche di apertura mentale e voglia di capire altro da noi.

  17. sergio pasquandrea il 18 febbraio 2007 alle 16:38

    Mah, per una volta sono d’accordo con Iannozzi. La traduzione sarà anche letterale, ma è decisamente brutta e sciatta.
    Comunque rileggendo il testo inglese l’ho trovato di una bellezza struggente, forse persino più che nella versione cantata.

  18. giuda il 18 febbraio 2007 alle 16:58

    Suzanne ti fa scendere
    Fino al suo posto in riva al fiume
    Puoi ascoltare le barche che passano
    Puoi passare la notte al suo fianco
    E tu sai che è pazza
    Ma è per questo che sei lì
    Lei ti nutre di tè e di arance
    Venute dalla Cina
    E proprio quando vuoi dirle
    Che non puoi offrirle amore
    Lei ti mette sulla sua onda
    E lascia che il fiume risponda
    Che da sempre sei il suo amante
    E tu vuoi viaggiare con lei
    Vuoi viaggiare ciecamente
    Sai che si fiderà di te
    Perché hai toccato il suo corpo perfetto
    Con la mente

    E Gesù fu un marinaio
    Quando camminò sull’acqua
    E passò molto tempo a guardare
    Dalla sua torre solitaria
    E quando seppe per certo
    Che solo gli annegati potevano vederlo
    Disse: “Tutti gli uomini saranno marinai
    Finché il mare non li libererà”.
    Ma lui stesso fu spezzato
    Molto prima che il cielo si aprisse
    Abbandonato, quasi umano
    Sotto il tuo giudizio affondò come una pietra
    E tu vuoi viaggiare con lui
    Vuoi viaggiare ciecamente
    Pensi che potresti fidarti di lui
    Perché ha toccato il tuo corpo perfetto
    Con la mente

    Ora Suzanne ti prende per mano
    E ti porta al fiume
    Indossa stracci e piume
    Avanzi dell’Esercito della Salvezza
    Il sole piove come miele
    Sulla nostra signora del porto
    E ti mostra dove guardare
    Tra spazzatura e fiori
    Ci sono eroi tra le alghe
    Ci sono bambini nel mattino
    Che si affacciano in cerca d’amore
    E così faranno per sempre
    Mentre Suzanne regge lo specchio
    E tu vuoi viaggiare con lei
    Vuoi viaggiare ciecamente
    Sai che puoi fidarti di lei
    Perché ha toccato il tuo corpo perfetto
    Con la mente

  19. Robert Zimmerman il 18 febbraio 2007 alle 17:43

    Romance in Durango

    Hot chili peppers in the blistering sun
    Dust on my face and my cape,
    Me and Magdalena on the run
    I think this time we shall escape.

    Sold my guitar to the baker’s son
    For a few crumbs and a place to hide,
    But I can get another one
    And I’ll play for Magdalena as we ride.

    No llores, mi querida
    Dios nos vigila
    Soon the horse will take us to Durango.
    Agarrame, mi vida
    Soon the desert will be gone
    Soon you will be dancing the fandango.

    Past the Aztec ruins and the ghosts of our people
    Hoofbeats like castanets on stone.
    At night I dream of bells in the village steeple
    Then I see the bloody face of Ramon.

    Was it me that shot him down in the cantina
    Was it my hand that held the gun?
    Come, let us fly, my Magdalena
    The dogs are barking and what’s done is done.

    No llores, mi querida
    Dios nos vigila
    Soon the horse will take us to Durango.
    Agarrame, mi vida
    Soon the desert will be gone
    Soon you will be dancing the fandango.

    At the corrida we’ll sit in the shade
    And watch the young torero stand alone.
    We’ll drink tequila where our grandfathers stayed
    When they rode with Villa into Torreon.

    Then the padre will recite the prayers of old
    In the little church this side of town.
    I will wear new boots and an earring of gold
    You’ll shine with diamonds in your wedding gown.

    The way is long but the end is near
    Already the fiesta has begun.
    The face of God will appear
    With His serpent eyes of obsidian.

    No llores, mi querida
    Dios nos vigila
    Soon the horse will take us to Durango.
    Agarrame, mi vida
    Soon the desert will be gone
    Soon you will be dancing the fandango.

    Was that the thunder that I heard?
    My head is vibrating, I feel a sharp pain
    Come sit by me, don’t say a word
    Oh, can it be that I am slain?

    Quick, Magdalena, take my gun
    Look up in the hills, that flash of light.
    Aim well my little one
    We may not make it through the night.

    No llores, mi querida
    Dios nos vigila
    Soon the horse will take us to Durango.
    Agarrame, mi vida
    Soon the desert will be gone
    Soon you will be dancing the fandango.

  20. Giuseppe Iannozzi il 18 febbraio 2007 alle 18:07

    @ GIUDA

    Traduzione letterale ma non brutta e sciatta come quella postata.
    Si comincia a ragionare.

  21. faber il 18 febbraio 2007 alle 18:37

    AVVENTURA A DURANGO

    Peperoncini rossi nel sole cocente
    polvere sul viso e sul cappello
    io e Maddalena all’occidente
    abbiamo aperto i nostri occhi oltre il cancello

    Ho dato la chitarra al figlio del fornaio
    per una pizza ed un fucile
    la ricomprerò lungo il sentiero
    e suonerò per Maddalena all’imbrunire.

    Nun chiagne Maddalena Dio ci guarderà
    e presto arriveremo a Durango
    Stringimi Maddalena ‘sto deserto finirà
    tu potrai ballare o fandango

    Dopo i templi aztechi e le rovine
    le prime stelle sul Rio Grande
    Di notte sogno il campanile
    e il collo di Ramon pieno di sangue

    Sono stato proprio io all’osteria
    a premere le dita sul grilletto
    Vieni mia Maddalena voliamo via
    il cane abbaia quel che è fatto è fatto

    Nun chiagne Maddalena Dio ci guarderà
    e presto arriveremo a Durango
    Stringimi Maddalena ‘sto deserto finirà
    tu potrai ballare o fandango

    Alla corrida con tequila ghiacciata
    vedremo il toreador toccare il cielo
    All’ombra della tribuna antica
    dove Villa applaudiva il rodeo

    Il frate pregherà per il perdono
    ci accoglierà nella missione
    Avrò stivali nuovi un orecchino d’oro
    e sotto il livello tu farai la comunione

    La strada è lunga ma ne vedo la fine
    arriveremo per il ballo
    e Dio ci apparirà sulle colline
    coi suoi occhi smeraldi di ramarro

    Nun chiagne Maddalena Dio ci guarderà
    e presto arriveremo a Durango
    Stringimi Maddalena ‘sto deserto finirà
    tu potrai ballare o fandango

    Che cosa è il colpo che ho sentito
    ho nella schiena un dolore caldo
    siediti qui trattieni il fiato
    forse non sono stato troppo scaltro

    Svelta Maddalena prendi il mio fucile
    guarda dove è partito il lampo
    miralo bene cercare di colpire
    potremmo non vedere più Durango

    Nun chiagne Maddalena Dio ci guarderà
    e presto arriveremo a Durango
    Stringimi Maddalena ‘sto deserto finirà
    tu potrai ballare o fandango

  22. sergio pasquandrea il 18 febbraio 2007 alle 18:41

    A dire il vero, questa non mi è mai sembrata la miglior traduzione di De Andrè (non al livello del Gorilla o di Giovanna d’Arco, ad esempio).
    Carina l’idea di sostituire lo spagnolo dell’originale con il napoletano, ma così purtroppo vanno persi alcuni riferimenti dell’originale: ad esempio risulta incomprensibile quel dio dagli “occhi smeraldini di ramarro” (mentre nell’originale “serpent eyes of obsidian” è un’allusione alle divinità azteche, nominate poco prima).
    Comunque, grande De Andre: fra l’altro, se non ricordo male, il pezzo sta su “Rimini”, che è uno dei suoi dischi che amo di più.

  23. carla bariffi il 18 febbraio 2007 alle 18:41

    Somiglia dannatamente, e fascinosamente, ad Al Pacino!

  24. Ugo Foscolo il 18 febbraio 2007 alle 19:49

    Qui giace il Monti, poeta e cavaliero,
    gran traduttor de’ traduttor d’Omero.

  25. bruno esposito il 18 febbraio 2007 alle 20:21

    Provate con “Desolation road” che diventa “Via della povertà”.
    De Andrè sciatto… vabbè, passiamo oltre.

  26. franz krauspenhaar il 18 febbraio 2007 alle 20:40

    La traduzione non è granchè, avete ragione. L’ho messa per, in qualche modo, preservare il testo originale di Cohen, così magico. Forse ho sbagliato. A ogni modo è stato bello che alcuni di voi abbiano messo altri testi, la traduzione di Faber, ecc.
    Dunque grazie.
    Chi non conoscesse questa poesia in musica sappia che finora s’è perso tantissimo.

  27. sergio pasquandrea il 18 febbraio 2007 alle 22:46

    @ bruno esposito

    Nessuno ha detto che De Andrè è sciatto. Sciatta è la traduzione proposta nel post, e su quella vertevano le critiche.

  28. leonardo il 18 febbraio 2007 alle 22:51

    JOAN OF ARC

    Now the flames they followed joan of arc
    As she came riding through the dark;
    No moon to keep her armour bright,
    No man to get her through this very smoky night.
    She said, Im tired of the war,
    I want the kind of work I had before,
    A wedding dress or something white
    To wear upon my swollen appetite.

    Well, Im glad to hear you talk this way,
    You know Ive watched you riding every day
    And something in me yearns to win
    Such a cold and lonesome heroine.
    And who are you? she sternly spoke
    To the one beneath the smoke.
    Why, Im fire, he replied,
    And I love your solitude, I love your pride.

    Then fire, make your body cold,
    Im going to give you mine to hold,
    Saying this she climbed inside
    To be his one, to be his only bride.
    And deep into his fiery heart
    He took the dust of joan of arc,
    And high above the wedding guests
    He hung the ashes of her wedding dress.

    It was deep into his fiery heart
    He took the dust of joan of arc,
    And then she clearly understood
    If he was fire, oh then she must be wood.
    I saw her wince, I saw her cry,
    I saw the glory in her eye.
    Myself I long for love and light,
    But must it come so cruel, and oh so bright?

  29. fabrizio il 18 febbraio 2007 alle 22:54

    Attraverso il buio Giovanna d’Arco
    precedeva le fiamme cavalcando
    nessuna luna per la corazza
    nessun uomo nella sua fumosa notte al suo fianco.

    Sono stanca della guerra ormai
    al lavoro di un tempo tornerei
    a un vestito da sposa o a qualcosa di bianco
    per nascondere questa mia vocazione al trionfo ed al pianto.

    Son parole le tue che volevo ascoltare
    ti ho spiato ogni giorno cavalcare
    e a sentirti così ora so cosa voglio
    vincere un’eroina così fredda, abbracciarne l’orgoglio.

    E chi sei tu lei disse divertendosi al gioco,
    chi sei tu che mi parli così senza riguardo,
    veramente stai parlando col fuoco
    e amo la tua solitudine, amo il tuo sguardo.

    E se tu sei il fuoco raffreddati un poco,
    le tue mani ora avranno da tenere qualcosa,
    e tacendo gli si arrampicò dentro
    ad offrirgli il suo modo migliore di essere sposa.

    E nel profondo del suo cuore rovente
    lui prese ad avvolgere Giovanna d’Arco
    e là in alto e davanti alla gente
    lui appese le ceneri inutili del suo abito bianco.

    E fu dal profondo del suo cuore rovente
    che lui prese Giovanna e la colpì nel segno
    e lei capì chiaramente
    che se lui era il fuoco lei doveva essere il legno.

    Ho visto la smorfia del suo dolore,
    ho visto la gloria nel suo sguardo raggiante
    anche io vorrei luce ed amore
    ma se arriva deve essere sempre così crudele e accecante.

  30. leonardo il 18 febbraio 2007 alle 22:57

    NANCY

    It seems so long ago,
    Nancy was alone,
    Looking at the late show
    Through a semi-precious stone.
    In the house of honesty
    Her father was on trial,
    In the house of mystery
    There was no one at all,
    There was no one at all.

    It seems so long ago,
    None of us were strong;
    Nancy wore green stockings
    And she slept with everyone.
    She never said shed wait for us
    Although she was alone,
    I think she fell in love for us
    In nineteen sixty one,
    In nineteen sixty one.

    It seems so long ago,
    Nancy was alone,
    A forty five beside her head,
    An open telephone.
    We told her she was beautiful,
    We told her she was free
    But none of us would meet her in
    The house of mystery,
    The house of mystery.

    And now you look around you,
    See her everywhere,
    Many use her body,
    Many comb her hair.
    In the hollow of the night
    When you are cold and numb
    You hear her talking freely then,
    Shes happy that you’ve come,
    Shes happy that you’ve come.

  31. fabrizio il 18 febbraio 2007 alle 22:58

    Un po’ di tempo fa Nancy era senza compagnia
    all’ultimo spettacolo con la sua bigiotteria.
    Nel palazzo di giustizia suo padre era innocente
    nel palazzo del mistero non c’era proprio niente
    non c’era quasi niente.

    Un po’ di tempo fa eravamo distratti
    lei portava calze verdi dormiva con tutti.
    Ma cosa fai domani non lo chiese mai a nessuno
    s’innamorò di tutti noi non proprio di qualcuno
    non proprio di qualcuno.

    E un po’ di tempo fa col telefono rotto
    cercò dal terzo piano la sua serenità.
    Dicevamo che era libera e nessuno era sincero
    non l’avremmo corteggiata mai nel palazzo del mistero
    nel palazzo del ministero.

    E dove mandi i tuoi pensieri adesso trovi Nancy a fermarli
    molti hanno usato il suo corpo molti hanno pettinato i suoi capelli.
    E nel vuoto della notte quando hai freddo e sei perduto
    È ancora Nancy che ti dice – Amore sono contenta che sei venuto.
    Sono contenta che sei venuto.

  32. Giuseppe Iannozzi il 18 febbraio 2007 alle 23:32

    :-)

    Solo un Poeta può tradurre-trasporre-riportare-adattare in un’altra lingua un Poeta.

  33. Ophelia il 18 febbraio 2007 alle 23:48

    Suzanne è solo il nome di quella grande stracciona che è la vita.

    Nella sua borsa gli avanzi della mensa dei poveri e i fiori di carta di un mimo.

    Dal suo silenzio si fanno le parole come le cose inutili e bizzarre che si raccolgono quando si è piccoli.

    Solo chi è sommerso (ma tiene gli occhi aperti, come le mani) si può liberare.

    @ Franz: GRAZIE.

  34. linnio il 19 febbraio 2007 alle 05:06

    su you tube è possibile vedere nick cave che maramaldeggia da par suo su questa canzone: niente del furore satanico e dall’estetica baconiana di ‘no pussy blues’, recentemente visto su mtv, ma un omaggio quasi straniato, zuccheroso, enfatico al Maestro l. cohen. Nello stesso album, il tributo più bello ed emozionante è quello del grandissimo Antony che ci regala una ‘if it be your will’ da sangue,sudore e lacrime. Ascoltare per credere.

  35. cosi&come il 19 febbraio 2007 alle 09:06

    Da poeta a poeta? Forse da musicista a musicista: le parole in musica sono un altro paio di maniche. Per la traduzione di una canzone o di un libretto di un’opera lirica si parla di versione ritmica, cioè a sillaba corrisponde nota, ad accento accento, non ci piove, e va bene che i cantautori sono poeti, ma poeti in musica, non si puo prescindere da questo, una traduzione, se pur bellissima e poeticisssima, ma che non sta su quelle note non conta nulla. Allora meglio una letterale senza pretese per seguire il testo in lingua originale Nel caso presente, con in mente la musica di Suzanne, basta solo considerere i primi due versi

    Suzanne takes you down to
    her place near the river

    Con qulle rime interne -anne e down ed her e river su cui cadono gli accenti delle battute musicali, così decisamente “intraducibili”.

  36. carla bariffi il 19 febbraio 2007 alle 10:42

    io di Cohen ricordo questa;

    -Like a bird on the wire, i have tried in my way to be free.-

    -Come un uccello sul filo della luce, ho cercato a modo mio di essere libero.-

    Ciao Franz.

  37. Giuseppe Iannozzi il 19 febbraio 2007 alle 12:18

    @ COSì&COME

    Da Poeta a Poeta.
    Da Musicista a Musicista.
    E anche da Poeta-Musicista a Poeta-Musicista.

    La traduzione letterale ti serve solo se non sai la lingua.
    Ma anche la traduzione letterale deve avercela un minimo di dignità.

    Quella postata da Giuda ce l’ha.
    Quella allegata al post, cioè quella di Franz, fa schifo e basta.

  38. Barbara il 19 febbraio 2007 alle 12:43

    Ehi Joe, ehm.. così per dire:
    com’è che tendi a ripetere le cose un miliardaio di volte ?:o)
    L’abbiamo capito che la traduzione di Franz ti faceva schifo, ma di solito è buona la prima, per chi legge.

  39. Chiara Daino il 19 febbraio 2007 alle 12:53

    In primis, volevo ringraziare Franz: Cohen rimane un maestro. Punto e a capo.
    Per quanto riguarda la traduzione – le scelte sono, come sempre, soggettive. Una traduzione letterale implica (gioco-forza) la perdita della musicalità originaria e di alcune accezioni semantiche. Una traduzione “libera” comporta l’innesto della sensibilità e dello stile del traduttore.
    Trattandosi di canzoni il ventaglio di scelte/tradimenti possibili aumenta – decidendo (o meno) di seguire lo spartito.

    Amo Cohen ( e omaggio Buckley) – pur l’ho tradito:

    *
    Segreto l’accordo ora lo svelo

    a Dio piacendo Davide suonò
    Curi o trascuri, tu: la Musica?
    Opera così: per quarta, quinta
    la minore e la maggiore. Sale –

    e scende.
    Il Re toccato intese: Hallelujah

    Hallelujah
    Hallelujah
    Hallelujah
    Hallelujah

    Salda la tua Fede: pur una prova cercavi
    Benché vista: grondare sul tetto aspersa
    Sovrastato: di lei bellezza. Di luce selena
    Lei ti ha saldato: alla tua cucina scranna
    Lei franse il tuo trono recise le tue fronde

    E dalle tue labbra: tese il tono Hallelujah
    Hallelujah, Hallelujah
    Hallelujah, Hallelujah

    Per te che invano dici chiamarsi
    Io non conosco neppure il nome
    Ma se fosse stato: diverso per te?
    Una vampa di luce
    In parola che sia, è
    Non importa la versione da te: provata
    Se sacrata o franta, rimane: Hallelujah
    Hallelujah, Hallelujah
    Hallelujah, Hallelujah

    Il mio meglio: ho donato. E non è – molto
    Non riuscivo a sentire – cercai di provarlo
    Portai il vero, e non per farti errare – unii
    E se malgrado tutto
    Tutto: andasse male
    Io sarò saldo davanti al Signore dell’Inno
    e nulla sulla lingua – tranne: Hallelujah

    ***

    Ma l’essenziale, non è – ricordare? Ringraziare l’artista che sempre (ci) muove?

    Chiara

  40. Giuseppe Iannozzi il 19 febbraio 2007 alle 14:35

    Barbara, mi stuzzicano per far sì che io mi ripeta.
    E per non deluderli sto al gioco di ripertermi.

    Però mi son stufato.

    Però: ho visto or ora l’ultima raccolta poetica di Leonard Cohen, nella collana Strade Blu. Spero con tutto il cuore che Leonard non capisca l’italiano. :-(((

  41. Fiorello M. Annoia il 19 febbraio 2007 alle 14:57

    Bellissima ‘tra-duzione’, Chiara.
    L’ho letta e riletta, ascoltando e riascoltando la versione di Jeff Buckley: il canto dell’angelo che a colpi d’ala cerca di riemergere dall’abisso in cui è precipitato.

    Davvero stupenda!

  42. lorpat il 19 febbraio 2007 alle 15:25

    Ho visto il testo di Suzanne in inglese e mi sono detto: ci sarà anche la traduzione? C’era. Non solo c’era, ma era anche brutta, proprio brutta. E allora mi sono messo a canticchiarla e a tradurla nello stesso momento. Da quant’è che non lo facevo? Trentacinque e passa anni, se non ricordo male. Grazie a Lady Lazarus, ho poi riscoperto anche la versione italiana di Fabrizio De Andrè. Bella, proprio bella. Ma io come avrò mai fatto a scordarla? L’ho scordata perchè Faber quasta canzone l’ha incisa un po’ di anni dopo e poi anche perchè questa, a ben vedere, non è Suzanne ma Susanna. I traduttori sono tutti traditori. A che pro, se no, la poesia? Adesso mi viene in mente le gorille di Brassens. Anche qui c’è una bellissima traduzione di De Andrè. Soltanto che questa volta a passarmi di mente è stato l’originale. E dire che le versioni sono praticamente identiche, un vero e proprio miracolo di traduzione, più o meno come è successo a Fossati con il disertore di Boris Vian. Cosa voglio dire con tutti questi sproloqui? Non lo so. A me pare che un po’ di confusione sia sempre salutare. Canto in inglese Suzanne, in italiano il gorilla, e magari adesso mi metto anche a tradurre in dialetto il disertore. Non andate giù troppo pesante, se potete. Chissà quante altre belle canzonette, non conoscendo bene le lingue, avremo ancora la fortuna di fraintendere.

  43. Giuseppe Iannozzi il 19 febbraio 2007 alle 15:37

    Non chiamatele canzonette.
    E poi non è stata Lady Lazarus a postare tra i commenti la Susanne di Faber, bensì io, che forse son più peloso e bruttino, però sempre Cesare sono. :-)

  44. Chiara Daino il 19 febbraio 2007 alle 15:50

    @Fiorello M.Annoia
    Grazie… L’intento era proprio quello di re-suscitare il canto/lamento di chi rivede e rivuole: rivolare.
    La voce di Jeff Buckley era davvero “corda tesa” di un angelo: un giovane titano che, a mio avviso, non si ricorda mai abbastanza. [ Anche Elisa ha interpretato Hallelujah, ma la versione di Jeff, per me, ha – lo “strazio aggiunto”].

    @Iorpat
    tutto il mio appoggio per l’opera di traduzione!

    Chiara

  45. sergio pasquandrea il 19 febbraio 2007 alle 16:55

    Beh, visto che ci siamo, leggetevi anche queste…

    SISTERS OF MERCY

    Oh the sisters of mercy,
    they are not departed or gone.
    They were waiting for me
    when I thought that I just can’t go on.
    And they brought me their comfort
    and later they brought me this song.
    Oh I hope you run into them,
    you who’ve been travelling so long.

    Yes you who must leave everything
    that you cannot control.
    It begins with your family,
    but soon it comes around to your soul.
    Well I’ve been where you’re hanging,
    I think I can see how you’re pinned:
    When you’re not feeling holy,
    your loneliness says that you’ve sinned.

    Well they lay down beside me,
    I made my confession to them.
    They touched both my eyes
    and I touched the dew on their hem.
    If your life is a leaf that the seasons
    tear off and condemn
    they will bind you with love that is
    graceful and green as a stem.

    When I left they were sleeping,
    I hope you run into them soon.
    Don’t turn on the lights,
    you can read their address by the moon.
    And you won’t make me jealous
    if I hear that they sweetened your night:
    We weren’t lovers like that
    and besides it would still be all right,
    We weren’t lovers like that
    and besides it would still be all right.

    * * *

    Oh, le sorelle della misericordia
    non sono partite né andate via.
    Mi aspettavano
    quando pensavo di farcela più.
    E mi hanno portato conforto
    e poi mi hanno portato questa canzone.
    Oh, spero che tu le incontri,
    tu che hai viaggiato tanto.

    Sì, tu che devi lasciare tutto ciò
    che non puoi controllare.
    Comincia con la tua famiglia,
    ma ben presto arriva alla tua anima.
    Beh, io sono stato dove tu ti aggiri
    penso di capire come ti sei bloccato:
    quando non ti senti santo,
    la sua solitudine ti dice che hai peccato

    Beh, loro giacciono al mio fianco
    e a loro ho fatto la mia confessione.
    Mi hanno toccato entrambi gli occhi
    e io ho toccato la rugiada sul loro bavero.
    Se la tua vita è una foglia che le stagioni
    strappano via e condannano
    loro ti legheranno con un amore
    che è grazioso e verde come uno stelo.

    Quando sono partito stavano dormendo,
    spero che tu le incontri presto.
    Non accendere le luci,
    il loro indirizzo puoi leggerlo alla luce della luna.
    E non sarò geloso
    se sentirò che hanno addolcito la tua notte:
    non è in questo modo che siamo stati amanti
    e comunque anche così andrebbe tutto bene.

  46. sergio pasquandrea il 19 febbraio 2007 alle 16:58

    STORY OF ISAAC

    The door it opened slowly,
    My father he came in, I was nine years old.
    And he stood so tall above me,
    His blue eyes they were shining
    And his voice was very cold.
    He said, I’ve had a vision
    And you know I’m strong and holy,
    I must do what I’ve been told.
    So he started up the mountain,
    I was running, he was walking,
    And his axe was made of gold.

    Well, the trees they got much smaller,
    The lake a lady’s mirror,
    We stopped to drink some wine.
    Then he threw the bottle over.
    Broke a minute later
    And he put his hand on mine.
    Thought I saw an eagle
    But it might have been a vulture,
    I never could decide.
    Then my father built an altar,
    He looked once behind his shoulder,
    He knew I would not hide.

    You who build these altars now
    To sacrifice these children,
    You must not do it anymore.
    A scheme is not a vision
    And you never have been tempted
    By a demon or a god.
    You who stand above them now,
    Your hatchets blunt and bloody,
    You were not there before,
    When I lay upon a mountain
    And my fathers hand was trembling
    With the beauty of the word.

    And if you call me brother now,
    Forgive me if I inquire,
    Just according to whose plan?
    When it all comes down to dust
    I will kill you if I must,
    I will help you if I can.
    When it all comes down to dust
    I will help you if I must,
    I will kill you if I can.
    And mercy on our uniform,
    Man of peace or man of war,
    The peacock spreads his fan.

    * * *

    La porta si aprì lentamente
    Mio padre entrò
    Avevo nove anni
    Si ergeva alto su di me
    Con gli occhi azzurri che luccicavano.
    La sua voce era fredda
    Disse: “Ho avuto una visione
    Lo sai sono forte e santo
    Devo fare ciò che mi è stato detto”.
    Si avviò verso la montagna
    Io correvo e lui camminava
    La sua ascia era d’oro.

    Gli alberi si fecero più piccoli
    Il lago uno specchietto da signora
    Ci fermammo a bere del vino
    Poi lui tirò la bottiglia:
    Si ruppe un minuto dopo.
    Mise la sua mano sulla mia
    Mi sembrò di aver visto un’aquila
    Ma forse era un avvoltoio
    Non riesco mai a distinguerli.
    Poi mio padre costruì un altare
    Si guardò una sola volta dietro le spalle
    Sapeva che non mi sarei nascosto.

    Voi che adesso costruite questi altari
    Per sacrificare questi bambini
    Non dovete farlo mai più
    Uno schema non è una visione
    E non siete mai stati tentati
    Da un demone o da un dio.
    Voi che adesso state al di sopra di loro
    Con le asce spuntate e insanguinate,
    Prima non eravate lì
    Quando io giacevo su una montagna
    E la mano di mio padre tremava
    Per la bellezza della parola.

    E se adesso mi chiamate fratello
    Scusatemi se vi domando:
    Secondo il progetto di chi?
    Quando tutto cadrà in polvere
    Vi ucciderò se dovrò
    Vi aiuterò se potrò
    Quando tutto cadrà in polvere
    Vi aiuterò se dovrò
    Vi ucciderò se potrò.
    Pietà delle vostre uniformi
    Uomo di pace o uomo di guerra
    Il pavone dispiega il suo ventaglio.

  47. Lady Lazarus il 19 febbraio 2007 alle 17:03

    Ecco un lirico esempio di contaminazione linguistico-culturale:

    Khorakhanè – a forza di essere vento (De André)

    Il cuore rallenta la testa cammina
    in quel pozzo di piscio e cemento
    a quel campo strappato dal vento
    a forza di essere vento

    porto il nome di tutti i battesimi
    ogni nome il sigillo di un lasciapassare
    per un guado una terra una nuvola un canto
    un diamante nascosto nel pane

    per un solo dolcissimo umore del sangue
    per la stessa ragione del viaggio viaggiare
    Il cuore rallenta e la testa cammina
    in un buio di giostre in disuso

    qualche rom si è fermato italiano
    come un rame a imbrunire su un muro
    saper leggere il libro del mondo
    con parole cangianti e nessuna scrittura

    nei sentieri costretti in un palmo di mano
    i segreti che fanno paura
    finché un uomo ti incontra e non si riconosce
    e ogni terra si accende e si arrende la pace

    i figli cadevano dal calendario
    Yugoslavia Polonia Ungheria
    i soldati prendevano tutti
    e tutti buttavano via

    e poi Mirka a San Giorgio di maggio
    tra le fiamme dei fiori a ridere a bere
    e un sollievo di lacrime a invadere gli occhi
    e dagli occhi cadere

    ora alzatevi spose bambine
    che è venuto il tempo di andare
    con le vene celesti dei polsi
    anche oggi si va a caritare

    e se questo vuol dire rubare
    questo filo di pane tra miseria e sfortuna
    allo specchio di questa kampina
    ai miei occhi limpidi come un addio

    lo può dire soltanto chi sa di raccogliere in bocca
    il punto di vista di Dio

    Cvava sero po tute
    i kerava
    jek sano ot mori
    i taha jek jak kon kasta

    Poserò la testa sulla tua spalla
    e farò
    un sogno di mare
    e domani un fuoco di legna

    vasu ti baro nebo
    avi ker
    kon ovla so mutavia
    kon ovla

    perché l’aria azzurra
    diventi casa
    chi sarà a raccontare
    chi sarà

    ovla kon ascovi
    me gava palan ladi
    me gava
    palan bura ot croiuti

    sarà chi rimane
    io seguirò questo migrare
    seguirò
    questa corrente di ali

  48. Fiorello M. Annoia il 19 febbraio 2007 alle 17:03

    Di Story of Isaac vi consiglio una versione che (forse) pochi conoscono, quella di Roy Buchanan. Cercatela, vi assicuro che resterete ‘fulminati’.

  49. Giuseppe Iannozzi il 19 febbraio 2007 alle 19:26

    Quand’è così, mi ci metto pure io. :-) Con una canzone che amo molto e che trovo molto ma molto attuale per il momento storico che è oggi.

    IL FUTURO
    (The Future)

    by Leonard Cohentraduzione e adattamento by Giuseppe Iannozzi

    Dammi indietro la mia notte interrotta,
    la mia stanza di specchi, la mia vita segreta
    E’ un posto solitario,
    non c’è più nessuno da torturare
    Dammi il controllo assoluto
    su ogni anima viva
    E sdraiati accanto a me, Bambina
    E’ un ordine!

    Dammi crack e sesso anale
    Prendi il solo albero rimasto
    e ficcatelo su per il buco
    della tua cultura
    Dammi indietro il Muro di Berlino,
    dammi Stalin e San Paolo
    Ho visto il futuro, fratello:
    è un macello

    Le cose stanno per fuggire in ogni direzione
    Non ci sarà nulla
    più nulla che tu possa misurare
    La tormenta, la tormenta del mondo
    ha varcato la soglia
    e ha rovesciato
    l’ordine dell’anima
    Quando dicevano Péntiti, Péntiti
    mi chiedo cosa intendessero
    Quando dicevano Péntiti, Péntiti
    mi chiedo cosa intendessero
    Quando dicevano Péntiti, Péntiti
    mi chiedo cosa intendessero

    Non mi sai distinguere dal vento,
    non lo farai mai, non l’hai mai fatto
    Sono il piccolo ebreo
    che ha scritto la Bibbia
    Ho visto sorgere e cadere nazioni
    Ho sentito le loro storie, le ho sentite tutte
    ma l’amore è l’unico motore della sopravvivenza
    Al tuo servo qui, gli è stato ordinato
    di dirlo chiaramente, di dirlo a freddo:
    è finita, non si andrà
    oltre
    E ora le ruote del cielo si fermano,
    senti il frustino del diavolo
    Preparati per il futuro:
    è un macello

    Le cose stanno per fuggire in ogni direzione

    Ci sarà l’infrazione
    dell’antico codice occidentale
    La tua vita privata all’improvviso esploderà
    Ci saranno fantasmi,
    ci saranno fuochi sulla strada
    e il ballo dell’uomo bianco
    Vedrai la tua donna
    appesa a testa in giù,
    le sue fattezze nascoste dalla veste penzolante,
    e tutti i poetucoli da strapazzo
    che ringalluzziranno
    e cercheranno di poetare come Charlie Manson

    Dammi indietro il Muro di Berlino,
    dammi Stalin e San Paolo
    Dammi Cristo
    o dammi Hiroshima
    Distruggi un altro feto adesso,
    non ci piacciono proprio i bambini
    Ho visto il futuro, Bambina:
    è un macello

    Le cose stanno per fuggire in ogni direzione
    Non ci sarà nulla
    Più nulla che tu possa misurare
    La tormenta, la tormenta del mondo
    ha varcato la soglia
    e ha rovesciato
    l’ordine dell’anima
    Quando dicevano Péntiti, Péntiti
    mi chiedo cosa intendessero
    Quando dicevano Péntiti, Péntiti
    mi chiedo cosa intendessero
    Quando dicevano Péntiti, Péntiti
    mi chiedo cosa intendessero

  50. Mario il 20 febbraio 2007 alle 00:55

    @ iannozzi

    Bella canzone che pure io amo, tradotta bene o no che sia.
    E che importa poi la traduzione? Basta capirsi, no? Siamo sei miliardi, ed il solo capirsi è già una rivoluzione.

    Canzone di sconfitta, totale e definitiva, ed amare le sconfitte è dolce e rassicurante: “avevamo ragione”.
    Solo che avevamo/abbiamo torto: chi perde ha sempre torto, era Hegel? Boh… non ha importanza, e poi ho trascurato la filosofia, lì avevano ragione tutti, e la cosa era noiosa nella sua non-verificabilità, meglio batteri e microscopio, e le canzoni di Cohen.

    ‘notte

    Mario Ardenti

  51. Paolo il 20 febbraio 2007 alle 03:56

    sono per il primo commento…
    DE ANDRè, DE ANDRè e DE ANDRè…

    ma che è sta traduzione?
    se proprio la vogliamo chiamare così, poi!

    ciao Faber

  52. Giuseppe Iannozzi il 20 febbraio 2007 alle 08:50

    @ MARIO

    La traduzione non rispetta assonanze e rime. E’ una traduzione non letterale, ma poetica sì. Penso tradotta egregiamente.

    Cohen è il mio cantautore preferito, almeno in ambito d’oltreoceano: e “The Future” è uno degli album che più amo, anche se, ad onor del vero, non saprei scegliere quale LP amo di più.
    Direi che rappresenta bene lo stato di sconfitta sociale in cui versa il mondo, ma non solo oggi, diciamo pure da un po’ di tempo a questa parte: c’è forte anche un sentimento di religiosità, in quel “Péntiti”, evidenziato e ripetuto più volte da Cohen quando canta. “Quando dicevano Péntiti, Péntiti/ mi chiedo cosa intendessero”: direi che è un ritratto attuale, ma valido sempre, dell’uomo che s’interroga di fronte al futuro, che non sa, e che eppure immagina non essere dei migliori; “e ha rovescito/ l’ordine dell’anima”.
    Molto più attuale e migliore un Leonard Cohen a un Hegel – che insieme ad Aristotele – ne ha fatti non pochi di guai.

    Giuseppe Iannozzi

  53. Gisy il 20 febbraio 2007 alle 16:34

    Bisognerebbe imparare la lingua d’origine. Punto.

  54. sergio pasquandrea il 20 febbraio 2007 alle 18:41

    Perfettamente d’accordo, Gisy, ma fino all’inglese o al francese o allo spagnolo o al portoghese ci arrivo, con il tedesco ho già qualche problemino… Con Vladimir Vissotsky o Oum Khaltoum (e, se è per questo, anche con Davide Van De Sfroos, Elena Ledda o il De Andrè genovese) , direi che l’impresa è disperata.

  55. Giuseppe Iannozzi il 20 febbraio 2007 alle 18:54

    L’ideale sarebbe di leggere ogni cosa nella lingua in cui è stata scritta.
    E’ chiaro che non è possibile.

    Ma c’è modo e modo di tradurre, perché saper tradurre è una Arte nobile quanto quella di Creare.
    Se non si è in grado di restituire al lettore una traduzione artistica, meglio cambiare mestiere.

    Personalmente odio le traduzioni sciatte.
    Se un libro è tradotto male mi passa la voglia: accade spesso con la letteratura di genere, perlopiù tradotta da cani.

  56. Giuseppe Iannozzi il 20 febbraio 2007 alle 18:56

    Chi traduce da una lingua a un’altra deve, coi mezzi offertigli dalla propria lingua, anche operare un adattamento che non stravolga né svilisca l’opera originale. Una traduzione letterale è inutile se non come bozza.

  57. Faviv il 27 febbraio 2007 alle 00:45

    Letta la traduzione di Google e non trovo parole per descrivere la poesia e la magia di quel testo. Mi ricorda il mio professore di linguistica quando diceva che non parliamo una lingua ma “ne siamo parlati”. Inquietante! Bellissimo!
    Che poi significhi poco o niente… altro discorso.



indiani