Siamo sempre stati separati. Terzo quadro: Rebecca

19 febbraio 2007
Pubblicato da

di Sarah Kéryna

traduzione di Andrea Raos

– E quando eri a Parigi, avevi nostalgia, di dove venivi?
– Beh, ero piccola.
Avevo dodici anni.
– E la città, non ti piaceva Parigi, all’inizio, quando
sei arrivata?
– Sì, Parigi non mi piaceva.
Non mi è mai piaciuta credo,
credo che non mi è mai piaciuta.
– Ti mancava dov’eri prima?
– Mi mancava,
mi dicevo a Besançon, saremmo stati meglio.
Non era la stessa vita.
– Ci sono dei posti dove ti dispiace di non essere mai andata?
– Ah sì, beh, ci sono tante cose che rimpiango di non aver visto.
All’estero, non conosco niente.
All’estero, cos’è che conosco?
– Ci sono tante cose che rimpiangi nella tua vita?
Degli incontri, delle cose così?
– Sì, ci sono delle cose sentimentali.
– L’amore, quello vero?
– Sì, ne ho avuto uno
Tanto se ne ha sempre uno solo.

Ma ho fatto
fatica a…

Ci ho messo tre anni
a dimenticarlo.

Non a dimenticarlo,
a essere un po’ più serena,
quando ci pensavo.

Ho amato come si ama così, insomma
perché si deve pur amare.

Ne incontri altri,
non male, anche benissimo,

hai sempre il rimpianto del primo amore.

Mi piaceva.

E anche lui, mi amava.

Non per questo
che non mi ha lasciata.

(silenzio)

(in un sussurro)

Era tanto tempo fa, Dio mio, era tanto tempo fa tutto questo.

Tanto tempo fa.

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28 Responses to Siamo sempre stati separati. Terzo quadro: Rebecca

  1. Alcor il 19 febbraio 2007 alle 07:23

    leggo sempre

  2. così&come il 19 febbraio 2007 alle 09:14

    io anche

  3. véronique v il 19 febbraio 2007 alle 12:40

    Anch’io continuo a leggere. Apprezzo molto questa simplicità. Il dialogo evita lo scoglio del lirismo e ha radici nella verità umana.
    La narratrice raccoglie i ricordi sprofondando nel sogno del passato. Gli anziani hanno l’abitudine di chiudere gli occhi quando si ricordano; nel buio, l’immagine remota rivive. Il silenzio nasce in margine del dialogo. Parlando del suo unico amore, la narratrice comunica la sua emozione.
    In effetti credo che ogni vita è segnata da un unico amore e che per fortuna o disgrazia l’amore è reciproco o no. L’amore vero è condivido nella vita quotidiana? Oppure è sempre collegato all’assenza?
    Non lo so.
    Pero so che l’amore in fuga fa male perché deriva dall’ infanzia ed accompagna fino alla vecchiaia. Un amore infelice rammenta una sofferenza più grande.
    Mi piace questa citazione che spero esatta: “aimer, c’est donner quelque chose à quelqu’un qui n’en a pas besoin” ou bien ” demander de l’amour, c’est chercher quelque chose qu’on ne peut nous donner.”

  4. carla bariffi il 19 febbraio 2007 alle 13:34

    scusa Vèronique, me la puoi tradurre in italiano la citazione?
    non ho ancora imparato il francese!

    io credo che in qualche modo l’amore sia legato all’assenza,
    il ricordo deriva dall’assenza.
    diciamo che l’assenza ha il potere di “ingrandire” i sentimenti.

  5. stefano il 19 febbraio 2007 alle 14:46

    “amare è donare qualcosa a qualcuno che non ne ha bisogno” –
    “chiedere amore è cercare qualcosa che non ci può essere dato”

    Ma è così vero che del primo amore si ha “sempre il rimpianto”?

  6. carla bariffi il 19 febbraio 2007 alle 15:08

    si.

  7. véronique v il 19 febbraio 2007 alle 15:26

    Carla, mi scuso. Sono inesperta nella traduzione, sono un’ insegnante di francese. Lavoro da sola e imparo l’italiano grazia a NI. Non ho tradotto la citazione perché non volevo tradire l’idea . Grazie mille a Stefano per l’aiuto.

  8. così&come il 19 febbraio 2007 alle 15:30

    Ma è così vero che del primo amore si ha “sempre il rimpianto”?

    oh si…

  9. carla bariffi il 19 febbraio 2007 alle 15:31

    grazie a voi.

    dovrai darmi qualche lezione…

  10. véronique v il 19 febbraio 2007 alle 16:32

    Carla, con piacere, a patto che mi dia qualche lezione in italiano. Ne ho bisogno. Ma forse ti rivolgi a Stefano che scrive molto bene il francese.

  11. stefano il 19 febbraio 2007 alle 17:51

    Prego, Véronique, anche se ti sbagli: il mio francese è mediocre. Quanto al mio interrogativo, in effetti dovrei rettificare:

    Ne incontri altri,
    non male, anche benissimo,

    hai sempre il rimpianto del primo amore.

    Ebbene, se nulla si può obiettare all’evidenza del rimpianto, è forse quel “benissimo” degli “altri”, una riga sopra, a lasciarmi perplesso: possibile, cioè, che il confronto con il rimpianto del primo possa normalizzare qualsiasi amore successivo a tal punto da poterlo valutare solo più come “benissimo” (mantengo l’anacoluto del costrutto originale)?

    Per esempio, se io dovessi giudicare il valore esistenziale di una certa mia esperienza affettiva, di un superlativo assoluto dell’aggettivo “bene” non saprei proprio che farmene. Voglio dire, non basterebbe. A dispetto del primo amore e del rimpianto che posso averne. Possibile?

    Lo so, è una digressione che sfiora l’OT. Me ne scuso.

  12. carla bariffi il 19 febbraio 2007 alle 18:38

    tutto è possibile!

  13. véronique v il 20 febbraio 2007 alle 08:22

    Amare è impossibile con il rimpianto del primo amore. Non si puo vivere con fantasme. Pero certi non conoscono il primo amore perché sono spezzati, abusati , maltratti dall’infanzia.

  14. così&come il 20 febbraio 2007 alle 09:42

    di un superlativo assoluto dell’aggettivo “bene” non saprei proprio che farmene.

    Meglio allora il più democratico superlativo relativo… il migliore rispetto a qualcos’altro. Ogni amore è il termine di una lunga lista di paragoni. Appare assoluto in quel momento, per poi scivolare via in coda agli altri. Ma il primo amore è una specie di calco, di impronta, magari leggera, sfuggita, incompleta, piena di sofferenza ma indelebile. Nel bene e nel male.

    Forse, a volte,Veronique, è vero, amare è impossibile con il rimpianto del primo amore, ma a volte e solo una vaga nostalgia.
    Il rimpianto lo si prova per qualcosa di irrimediabilmente perduto, è un sentimento definitivo, un ripetersi di pianto.
    La nostalgia è la sofferenza per qualcosa a cui non si può ritornare ma che comunque esiste ancora, o è esistita limpida e intatta, anche se solo nel ricordo.
    Regret e nostalgie.
    Come si percepiscono queste due parole in francese?
    Hanno le stesse sfumature che in italiano?
    Grazie e ciao.

  15. véronique v il 20 febbraio 2007 alle 16:56

    Per me le regret è un sentimento legato alla colpevolezza. Per esempio, ho lasciato sfuggire l’amore, l’amore che era là, offerto .
    La nostalgia riguarda il passato, l’amore del passato, tristezza vaga, senza rimorso. E’un sentimento quasi gradevole.

  16. carla bariffi il 20 febbraio 2007 alle 20:02

    se non fosse che di tristezza ci si può anche ammalare…..

    Comunque, un pizzico di sana nostalgia fa bene all’anima, per chi ce l’ha.

  17. véronique v il 21 febbraio 2007 alle 07:56

    Per tornare alla sfumatura tra regret e nostalgie, a rischio di essere noiosa, mi sembra che le regret corrisponda a una frattura.
    Questa frattura induce a un lutto impossibile.Le regret consuma il cuore.
    Invece la nostalgie nasce da una felicità remota senza afflizione.
    La nostalgie culla perché è associata al ricordo della madre e del paese natale: si tuffa nel mare interiore, avvolto, cullato.
    Anche si puo avere nostalgia di una felicità che non ha esistita mai.
    Sto leggendo Il Gattopardo: Don Fabrizio prova nostalgia del passato fasto. La Sicila è dipinta come una terra che esita tra la tradizione e la rivoluzione.

    Per finire,credo che la sfumatura sia la stessa in italiano e in francese.
    Sarei curiosa di sapere quale parole coprono le sfumature della tristezza nelle altre civiltà.

  18. carla bariffi il 21 febbraio 2007 alle 09:28

    la tristezza nasce da un contesto più ampio, a differenza della nostalgia,che è legata a un ricordo, la tristezza parte da una condizione generale, che viene da fuori, dal mondo.

    Ti riporto INCONTRO di Guccini….grande esperto di tristezza:

    E correndo mi incontrò lungo le scale: quasi nulla mi sembrò cambiato in lei.
    La tristezza poi ci avvolse come miele, per il tempo scivolato su noi due.
    Il sole che calava già, rosseggiava la città,
    già nostra e ora straniera e incredibile e fredda;
    come un istante “déja vu”, ombra della gioventù, ci circondava la nebbia.
    Auto ferme ci guardavano in silenzio, vecchi muri proponevan nuovi eroi.
    Dieci anni da narrare l’uno all’altro, ma le frasi rimanevan dentro in noi.
    “Cosa fai ora, ti ricordi, eran belli i nostri tempi,
    ti ho scritto, è un anno, mi han detto che eri ancor via”.
    Poi la cena a casa sua, la mia nuova cortesia, stoviglie color nostalgia.
    E le frasi quasi fossimo due vecchi, rincorrevan solo il tempo dietro a noi.
    per la prima volta vidi quegli specchi, capii i quadri, i soprammobili ed i suoi.
    I nostri miti morti ormai, la scoperta di Hemingway,
    il sentirsi nuovi, le cose sognate e ora viste,
    la mia America e la sua, diventate nella via la nostra città tanto triste.
    Carte e vento volan via nella stazione, freddo e luci accese forse per noi lì,
    ed infine in breve la sua situazione, uguale quasi a tanti nostri film:
    come in un libro scritto male lui s’era ucciso per natale,
    ma il triste racconto sembrava assorbito dal buio.
    Povera amica che narravi dieci anni in poche frasi, ed io i miei in un solo saluto.
    E pensavo dondolato dal vagone: “Cara amica, il tempo prende e il tempo dà.
    Noi corriamo sempre in una direzione, ma qual sia e che senso abbia chi lo sa.
    Restano i sogni senza tempo, le impressioni di un momento,
    le luci nel buio, di case intraviste da un treno.
    Siamo qualcosa che non resta, frasi vuote nella testa, e il cuore di simboli pieno.”

  19. gina il 21 febbraio 2007 alle 09:39

    saudade (saudagi:)
    intraducibile qui

  20. così&come il 21 febbraio 2007 alle 10:20

    Veronique, è vero le regret è venato di rancore e di colpevolezza propria o altrui.

    e di tristezza ci si può anche ammalare

    Oddio Carla, per forza… su quel vostro ramo del lago ricordo vacanze assai malinconiche, giornate di brutto tempo con l’acqua scura e le montagne addosso, anche il nome del paese, Colico, aveva un che di doloroso… :)

  21. carla bariffi il 21 febbraio 2007 alle 10:38

    Ma stai scherzando?
    è il clima cittadino che fa ammalare di tristezza, con tutto quel grigio e quello smog condensato alle finestre…
    invece sul lago è tutt’altro, a Bellano, come a Varenna (perla del lago di Como) si respira leggerezza, il verde e l’azzurro insieme….
    fatti un giro, ti offo da bere….

  22. così&come il 21 febbraio 2007 alle 10:39

    Regret si potrebbe tradurre in milanese con “magone”.
    Mia madre è solita dire ho “il magone”, anche al plurale “ho i miei magoni”, che mia figlia piccola pensava fosse un grande mago, un gigante mago Merlino con cui lei fosse in contatto. Una schiera di malevoli Harry Potter.
    Pare invece derivi dal tedesco Magen, stomaco, ventricolo gozzo del pollo, vuol dire avere qualcosa sullo stomaco, un grande regret non digerito, un peso irrisolto che se ne sta sempre lì.

  23. così&come il 21 febbraio 2007 alle 10:50

    Certo, Carla, che scherzavo sul lago ho ricordi bellissimi, a proposito di nostalgia, e mi piacerebbe davvero tornarci.

  24. véronique v il 21 febbraio 2007 alle 11:21

    Grazie per la ricchezza dei commenti. Credo che la tristezza non abbia radici nel paesaggio, ma nello stato d’anima. Per esempio, posso sentire malinconia (altra forma di tristezza) mentre io contemplo un paesaggio solare-perché la mia tristezza inghiottisce il sole.
    Invece l’arte romantico fa corrispondere il paesaggi all’umore.
    Del resto i laghi italiani sono privilegiati.
    PS Mi piace molto la parola “magone” e la sua definizione.

  25. stefano il 21 febbraio 2007 alle 12:44

    [OT2] Gina, sei sudtirolese o la provenienza del pdf è solo il frutto di una ricerca internautica?

  26. gina il 21 febbraio 2007 alle 17:38

    stefano
    nessuna delle due: nn sono tirolese ma:) ho parecchi amici lusofoni.

  27. […] la guerra del 14, i balli, i libri 2. Secondo quadro: Nella stanza della signora anziana: Il Sud 3. Terzo quadro: Rebecca 4. Quarto quadro: Gli uomini 5. Quinto quadro: La fatica 6. Sesto quadro: Campoformio 7. Settimo […]



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