Juke Box / Stefano Rosso

24 febbraio 2007
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Colpo di stato
di
Stefano Rosso

[1977]

E tra gente che gesticola con le armi
e tra i nuovi santi illuminati al neon
sta nascendo un nuovo tipo di ideale
quello yankee tipo “fatelo da voi”

E tra scioperi d’autonoma estrazione
lo studente che si interroga da sè
sta covando forse la rivoluzione
mentre la signora bene prende il the

Colpo di stato
ma che colpo se lo stato qui non c’è
colpo di stato
e qui intanto farà il colpo del caffè

L’altra sera ha detto la televisione
si rafforzerà la polizia perchè
ha confuso infine il capo protezione
beh, non vorrei che poi colpissero anche me

Mentre tu che spingi poi di aver paura
l’ignoranza è nelle cose che non sai
e cerca insomma tu di farti una cultura
dieci e un libri rilegati e letti mai

Colpo di stato
ma che colpo se lo stato qui non c’è
colpo di stato
metti la benzina e il colpo prende a te

E c’è chi fa l’estremista per prudenza
chi comanda rappresaglie e lui non c’è
chi riempie di farina la credenza
chi fa guerra blaterando nei caffè

Poi c’è chi cercando la rivoluzione
ha trovato infine le comodità
chi confonde il pranzo con la colazione
chi confonde la salute con l’età

E da migliaia d’anni non cambia la storia
Giulio Cesare, Cavour testa pelata
e il copione ormai lo san tutti a memoria
e è la solita, non cambia la menata

Colpo di stato
ma che colpo se lo stato qui non c’è
colpo di stato
vai allo stadio? Aspetta, vengo insieme a te

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14 Responses to Juke Box / Stefano Rosso

  1. carla bariffi il 24 febbraio 2007 alle 12:36

    Bella,
    mi è piaciuta Stefano!
    La sua ariosità, il ritmo cadenzato dalle rime, la forza ironica esibita con disinvoltura…

    Bravo!

  2. hag reijk il 24 febbraio 2007 alle 13:39

    Con la musica “suonerà” sez’altro meglio, ma… non so… a livello di testo la trovo (e la trovavo allora) “buonista”, “italianista” e per certi versi qualunquista -paracula insomma… (e anche con rime da scuola elementare elementare). “Noi”, i piccoli uomini e “loro” -für ewig. E siccome la storia “è la solita, non cambia la menata”, massì fàmose un tè, un caffè, ‘na canna… -da me o da te? E coltiviamo il nostro guicciardiniano orticello.
    Mi ricorda la famosa “ma che cce frega ma che cce ‘mporta, se l’oste ar vino c’ha messo l’acqua ecc.”

  3. carla bariffi il 24 febbraio 2007 alle 15:13

    insisto, ha un bel respiro….e non è facile mantenerlo in “quel” contesto!
    ovvero: trasmette allegria nonostante l’argomento.
    Una ventata….

  4. Lady Lazarus il 24 febbraio 2007 alle 16:30

    Non conosco l’autore di questo testo sui sempiterni paradossi della storia italiana per cui ringrazio un bel pò. Mi soffermo con alcune considerazioni: vedere a distanza di tempo a posti di rilievo certi ragazzi che si autoproclamavano rivoluzionari allora – metà anni settanta – e ritrovarli oramai computi conservatori e/o strateghi di governi raffazzonati oggi, mi porta ad una chiave di lettura diversa di questo testo nell’odierna prospettiva rispetto a quella che avrei potuto avere se avessi vissuto i momenti di allora, quando tutto quel fermento infervorava gli animi – e non avvicinò la rivoluzione di un passo – ma portò comunque alcuni verso scelte irreversibili ed altri invece a cullarsi goliardicamente in un clima di utopia italico-rivoluzionaria. Con un meccanismo alla “sliding doors” mi perdo a ripercorrere alcuni eventi ed a considerare come quando per chi e se alcune scelte fossero state diverse, quali effetti si sarebbero potuti ripercuotere sulla realtà di oggi e chissà se sarebbe stato meglio o peggio. Ma non ci è dato di modificare alcunché. Intanto cose più toste hanno preso il sopravvento, nessuno può spiegare a sé stesso e figurarsi poi all’altra parte del mondo che se ne sta ancora a mani vuote – ma vanta bisogni ed aspirazioni – che il pianeta è arrivato ad un livello di sviluppo insostenibile.
    Su queste parole non penso ci sia buonismo ma buon senso, sempre:
    “Mentre tu che spingi poi di aver paura
    l’ignoranza è nelle cose che non sai
    e cerca insomma tu di farti una cultura
    dieci e un libri rilegati e letti mai”

    Mi è però maggiormente familiare la genialità di testi musicali molto più recenti (CCCP):

    “condotti da fragili desideri
    tra puro movimento ed immoto
    con sospetti automatiche simpatie
    nel bel mezzo del progresso
    di diversi colori tra i quali
    il nero il verde il moderno
    tifiamo rivolta, tifiamo rivolta
    nell’era democratica simmetriche luci gialle
    e luoghi di concentrazione
    nell’era democratiche strade lucide di pioggia
    splende il sole fa il bel tempo
    nell’era democratica
    mi ricordo di discorsi
    belli tondi e ragionevoli
    belli tondi e ragionevoli
    mi ricordo di discorsi
    trafitto sono, trapassato dal futuro
    cerco una persona che mi sia di cuscino
    fragili desideri fragili desideri
    a volte indispensabili
    a volte no”

    Prosit.

  5. Lorenzo Galbiati il 24 febbraio 2007 alle 20:31

    OT
    Nessun commento su NI sul linciaggio mediatico di Rossi e Turigliatto, che non si sono astenuti ma han rinunciato al voto, abbassando il quorum da raggiungere?
    E’ un fenomeno credo importante da capire, il perché sia stata addossata tutta a loro la colpa della caduta di Prodi quando in verità il governo avrebbe avuto la sfiducia anche con il loro voto favorevole – al di là del giudizio che si può dare del loro non voto.
    Lorenz

  6. Gabriele il 24 febbraio 2007 alle 20:32

    Ecco pure i CCCP da punk postrivoluzionari al Lindo episcopale di oggi il percorso di certi rivoluzionari appare simile. Eh la vecchia e cara via per damasco… :o))
    pepe

  7. Enrico Cerquiglini il 24 febbraio 2007 alle 21:03

    Volevo segnalare che il bravo e simpatico Stefano Rosso è ancora attivo: ha appena pubblicato un album (CD) dal titolo Mortacci.

    Mi piacerebbe aggiungere solo una cosa, se mi è concesso. Stefano Rosso quando incise Colpo di stato probabilmente aveva già capito che andazzo stavano prendendo le cose:

    “E c’è chi fa l’estremista per prudenza
    chi comanda rappresaglie e lui non c’è
    chi riempie di farina la credenza
    chi fa guerra blaterando nei caffè

    Poi c’è chi cercando la rivoluzione
    ha trovato infine le comodità
    chi confonde il pranzo con la colazione
    chi confonde la salute con l’età “,

    ad ogni verso potremmo accostare un nome: estremisti extracomunisti diventati atei devoti, rivoluzionari da salotto pronti a dar la vita per una marca di Cognac o che si sgolano per spiegarci quello che pensiamo senza farcelo capire, per dirci che se ci prendono a calci nei cosiddetti è per il nostro bene, ecc. ecc.
    L’elenco delle nefandezze seguite sarebbe lungo e tedioso. Ma un attimo di riflessione credo che sia doverosa in un’epoca come questa in cui si è costretti a raccomandarci al faccione (democristiano) di Prodi.

    chiedo scusa per l’invadenza
    Enrico Cerquiglini

  8. gianni biondillo il 24 febbraio 2007 alle 21:44

    Stiamo parlando dell’uomo che scrisse gli immortali versi:

    “Che bello
    due amici una chitarra e lo spinello
    e una ragazza giusta che ci sta
    e tutto il resto che importanza ha?”

    Non so se mi spiego… ;-)

  9. Gisy il 24 febbraio 2007 alle 22:25

    Stefano Rosso – quanto tempo. Riesumato.

  10. hag reijk il 24 febbraio 2007 alle 23:23

    @ gisy
    Riesumato? Una prece.
    Certo, times are (always) a-changing, certe cose cambiano nel tempo di significato -ma la canzone di Rosso è proprio, a rileggerla, datata e buona per una bicchierata all’insegna del “come eravamo” e nulla più. Ma anche da questo dovremmo pian piano (sic) distaccarci. Questa eterna nostalgia è davvero mortale.

    @ Lady Lazarus
    che l’ignoranza sia in ciò che non sappiamo mi pone qualche dubbio. Spesso è infatti nascosta proprio nelle cose che sappiamo -e che riteniamo inamovibili perchè modificare lo sguardo costa fatica. Sui CCCP ti dò ragione, sono già più avanti.

    @ biondillo
    sic et simpliciter ;-)

  11. bruno esposito il 25 febbraio 2007 alle 12:11

    Rosso ha dato il massimo con “Letto 26”, l’unica canzone italiana ad avere un sequel, se si eccettuano le “Canzoni di notte” di Guccini. Ma quelle conservavano solo il titolo, cambiando musica e parole, mentre Rosso scrisse un testo nuovo sulla stessa musica.
    Era bravino.
    Poi si suicidò sul palco di Sanremo, all’inizio degli anni 80, cantando una canzone orrenda di cui dimenticò le parole, forse per vergogna.

  12. Lady Lazarus il 25 febbraio 2007 alle 15:25

    @ hag reijk

    E’ vero quel che dici, tu riesci a vedere sempre un pò più là. Adesso però (OT) mi dirigo verso la Sala Audiovisi del Comune di Ancona a vedere la proiezione di due corti cinematografici Apparizioni – Mathias Grunewald e Tresigallo – Dove il marmo è zucchero. In macchina ascolterò le canzoni de “I tre allegri ragazzi morti” non sò se conoscete “Una terapia” oppure “Rasoio pazzatoio mattatoio”.

  13. cap. franco cappello il 26 febbraio 2007 alle 20:17

    e ricordatevi ragazzi che il culo è la figa del domani!

  14. irazoqui il 27 febbraio 2007 alle 01:23

    caro vecchio stefano rosso, re del qualunquismo di sinistra di “allora”. ci manchi: tra w.reich, lo spinello, il letto 26 e la banda degli zulù.
    ciao a te e ai tempi andati.

    irazoqui



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