Juke Box/Ophelia

26 febbraio 2007
Pubblicato da

ophelia.jpg

di Peter Hammill

That token drag on your cigarette,
that well-known face in the fire…
it could be someone you can’t forget,
someone you’ve learnt to admire.
And it’s strange how the feeling goes.
All change –
down the river Ophelia goes.


You’re treading water, the price is steep,
you say you’ll cope with it all;
you’ve made some promises you can’t keep,
you throw yourself against the wall,
you throw yourself against the wall.
And it’s strange how the feeling goes
All change –
down the river Ophelia goes.
        
You heard a noise in the firegrate,
you look to see who goes there –
it’s just the stranger, he’s come too late
and even he’s unprepared
to find the cupboard so bare
It’s so strange when the feeling goes
down the river Ophelia goes.
 

Ofelia

Quel segno d’arresto sulla tua sigaretta
quel volto di fiamme conosciuto…
poteva essere chi non puoi dimenticare,
qualcuno che hai imparato ad ammirare.
Ed è strano come passa un sentimento
Tutto cambia –
Lungo il fiume se ne va Ofelia.
Ti tieni a galla, la fatica è ripida
dici che affronterai tutto;
hai fatto promesse che non sai mantenere,
getti te stessa contro il muro
getti te stessa contro il muro.
Ed è strano come passa un sentimento
Tutto cambia –
Lungo il fiume se ne va Ofelia.

Hai sentito un rumore nella grata del fuoco
guardi per vedere chi appare –
è soltanto lo straniero, arrivato troppo tardi
impreparato
nel trovare la credenza così vuota
E’ così strano quando passa il sentimento
Tutto cambia –
lungo il fiume se ne va Ofelia.

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41 Responses to Juke Box/Ophelia

  1. Chiara Daino il 26 febbraio 2007 alle 13:51

    Sublime!

    Peter Hammill “fissa l’obiettivo” nel segno di Ofelia – di tutte le Ofelia, stelle naturali. Un dramma che si ripete, di epoca in epoca, di canzone in canzone!
    Grazie Franz!

    Quando la sera colora di stanco dorato tramonto le torri di guardia,
    la piccola Ophelia vestita di bianco va incontro alla notte dolcissima e scalza,
    nelle sue mani ghirlande di fiori e nei suoi capelli riflessi di sogni,
    nei suoi pensieri mille colori di vita e di morte, di veglia e di sonno.

    Ophelia, che cosa senti quando la voce dagli spalti
    ti annuncia che è l’ora già e il giorno piano muore.
    Ophelia che vedi dentro al verde dell’acqua del fossato,
    nei guizzi che la trota fa cambiando di colore?

    Perchè hai indossato la veste più pura, perchè hai disciolto i tuoi biondi capelli?
    Corri allo sposo, hai forse paura che li trovasse non lunghi, non belli?
    Quali parole son sulle tue labbra, chi fu il poeta o quale poesia?
    Lo sa il falcone nei suoi larghi cerchi o lo sa sol la tua dolce pazzia?

    Ophelia, la seta e le ombre nere ti avvolgono leggere,
    ma dormi ormai e sentirai cadenze di liuto…
    Ophelia non puoi sapere quante vicende ha visto il mondo,
    ma forse sai e lo dirai con magiche parole…
    Ophelia le tue parole al vento si perdono nel tempo,
    ma chi vorrà le troverà in tintinnii corrosi…
    Ophelia, lalalalalalala…..

    [Francesco Guccini]

    Quando la sera colora di stanco

    dorato tramonto, le torri di guardia,

    piccola Ophelia, vestita di bianco,

    và incontro alla notte bellissima e scalza.

    Nelle sue mani ghirlande di fiori,

    nei suoi capelli riflessi di sogni,

    nei suoi pensieri mille colori,

    di giorno e di notte, di veglia e di sonno.

    Ophelia, che cosa provi quando la voce dagli spalti,

    ti annuncia che è l’ora già e il giorno piano muore.

    Ophelia, che vedi dentro al verde dell’acqua del fossato,

    nei guizzi che la trota fa cambiando di colore.

    Perché hai indossato la veste più pura,

    perché hai disciolto i tuoi biondi capelli,

    corri allo sposo, hai forse paura

    che li trovasse non lunghi non belli.

    Quali parole sono sulle tue labbra,

    chi fu il poeta o quale poesia,

    lo sa il falcone nei suoi larghi cerchi

    o lo sa sol la tua dolce pazzia.

    Ophelia, la seta e ombre nere ti avvolgono leggere

    e sentirai dormendo ormai cadenze di liuto.

    Ophelia, non puoi sapere quante vicende ha visto il mondo,

    o forse sai e lo dirai con magiche parole.

    Ophelia le tue parole al vento, si perdono nel tempo,

    ma chi saprà le troverà in tintinnii corrosi.

    Ophelia… Ophelia….

    [Nomadi]

  2. cara polvere il 26 febbraio 2007 alle 14:37

    c’è del buono da ascoltare.

    “E’ così strano quando passa il sentimento
    Tutto cambia –
    lungo il fiume se ne va Ofelia.”
    (se ne andrà)
    l
    “a piccola Ophelia vestita di bianco va incontro alla notte dolcissima e scalza”

    ci sarà una notte meno dolce per Ofelia?
    non è per essere sempre tragici ma

    “Ofelia è un satellite pastore dell’anello Epsilon di Urano. L’orbita di Ofelia è all’interno del raggio orbitale sincrono di Urano; il satellite è quindi destinato a schiantarsi contro il pianeta, perché la sua orbita sta lentamente decadendo”
    (da wikipedia)
    un saluto
    paola

  3. Giuseppe Iannozzi il 26 febbraio 2007 alle 15:22

    Quel segno d’arresto sulla tua sigaretta,
    quel ben conosciuto volto in fiamme…
    potrebbe essere qualcuno
    che non riuscite proprio a dimenticare,
    qualcuno che hai imparato ad ammirare.
    Ed è strano come si estingue un sentimento.
    Tutto cambia –
    lungo il fiume Ophelia scivola via.

    Ti tieni a galla, la difficoltà è ripida,
    dici che farai fronte a ogni cosa;
    hai fatto delle promesse che non puoi mantenere,
    getti tutta te stessa contro il muro,
    getti tutta te stessa contro il muro.
    Ed è strano come si estingue un sentimento.
    Tutto cambia –
    lungo il fiume Ophelia scivola via.

    Hai sentito un rumore dalla griglia del fuoco,
    dai un’occhiata per vedere chi va là –
    è proprio lo straniero, arrivato troppo in ritardo
    e impreparato
    nel trovare la credenza così vuota.
    Ed è così strano come si estingue un sentimento
    Tutto cambia –
    lungo il fiume Ophelia scivola via.

    g.

  4. Chiara Daino il 26 febbraio 2007 alle 15:25

    Ciao Paola!

    Purtroppo riconosciamo le stelle quando cadono…

    Ma ti/vi svelo un piccolo – grande segreto: l’importante è saper condurre/tradurre la luce – e questo post è un microcosmo di specchi che (si) riflettono!

    Un abbraccio a tutti!
    Chiara

  5. carla bariffi il 26 febbraio 2007 alle 15:52

    Ah…il tradurre!
    quale piacere è più sublime?
    Quale prova è più ardua?
    Quale sentimento…
    il più ardito?

  6. Giuseppe Iannozzi il 26 febbraio 2007 alle 16:47

    E’ una bella lirica che non conoscevo.

    Tradurre è divertente e migliora il proprio stile se si ha anche l’uzzolo di scrivere. :-)

  7. Ugolino Conte il 26 febbraio 2007 alle 16:49

    Se penso che quando mi recavo in un negozio di dischi e compravo, a duemilacinquecento lire, “Fool’s mate”, “Pawn hearts” (do you remember “Killer”?) o il sublime “H to He” (spendendo l’equivalente di una giornata di lavoro), alcuni di voi non erano ancora nati o avevano pochissimi anni, mi viene da piangere…

    Tempus fugit, decucurrit et senescit. Mundus senescit etiam.

    I’m drowning in my nostalgia. *

    p.s.

    * (Rubato a David Sylvian)

  8. fk il 26 febbraio 2007 alle 17:02

    Anche a me. Piango a dirotto. Mi ricordo quando comprai H to He, nel quale si trova Killer, dei Van der Graaf Generator. Era il 1975, avevo 14 anni. Eccovi il testo di Killer.

    So you live in the bottom of the sea,
    and you kill all that come near you…
    but you are very lonely, because all the other fish fear you
    and you crave companionship and someone to call your own
    because for the whole of your life you’ve been living alone.

    On a black day in a black month at the black bottom of the sea
    your mother gave birth to you and died immediately….
    ‘Cos you can’t have two killers living in the same pad
    and when your mother knew that her time had come
    she was really rather glad.

    Death in the sea, death in the sea,
    somebody please come and help me, come and help me
    Fishes can’t fly, fishes can’t fly,
    fishes can’t and neither can I, neither can I….

    Now I’m really rather like you for I’ve killed all the love I ever had
    by not doing all I ought to and by leaving my mind coming bad.
    And I too am a killer, for emotion runs as deep as flesh;
    and I too am so lonely, and I wish that I could forget
    we need love,
    we need love,
    we need love.

  9. carla bariffi il 26 febbraio 2007 alle 17:04

    Giuseppe Iannozzi, lo sai che questa mattina ho letto la bella intervista che hai fatto a Marino Magliani sul libro “Quattro giorni per non morire” ?
    Complimenti!
    Non sapevo come dirtelo e approfitto di questa occasione, Franz mi scuserà.

  10. fk il 26 febbraio 2007 alle 17:05

    Smackie smackie a Chiara, un bell’abbraccio a Paola, un tiro di pizzetto a Giuseppe, un tiro di barba a Ugolino:-)

  11. fk il 26 febbraio 2007 alle 17:06

    Ma Carla carissima, abbracciandoti caramente non posso che approvare! Tra l’altro a quel libro sono sinceramente affezionato. Lo consiglio a tutti, Marino è un gran narratore.

  12. Chiara Daino il 26 febbraio 2007 alle 17:15

    @Ugolino Conte:
    contro la nostalgia (musicale e non) c’è un Grande antidoto: Ben Harper – tra rock e gospel!

    It will make a weak man mighty.
    It will make a mighty man fall.
    It will fill your heart and hands or leave you with nothing at all.
    It’s the eyes for the blind and legs for the lame.
    It is the love for hate and pride for shame.

    That’s the power of the gospel.
    That’s the power of the gospel.
    That’s the power of the mighty, mighty power.
    That’s the power of the gospel, well.
    That’s the power of…

    Gospel on the water,
    Gospel on the land.
    The gospel in every woman,
    And the gospel in every man.
    Gospel in the garden,
    Gospel in the trees.
    The gospel that’s inside of you,
    Gospel inside of me.

    That’s the power of the gospel.
    That’s the power of the gospel.
    That’s the power of the mighty power.
    That’s the power of…
    That’s the power of the gospel.

    In the hour of richness,
    In the hour of need.
    For all of creation comes from the gospel seed.
    And you may leave tomorrow and you may leave today,
    But you’ve got to have, got to have the gospel when you start out on your way.

    That’s the power of the gospel.
    That’s the power of the gospel.
    That’s the power of the mighty power.
    That’s the power of the gospel.
    That’s the power of the gospel.
    That’s the power of the gospel.
    That’s the power of the gospel.

  13. enrico de lea il 26 febbraio 2007 alle 17:40

    Rileggo (e consiglio):
    “Una notte con Amleto. Una notte con Ofelia” di Vladimir Holan – Collana bianca di poesia della Einaudi.

  14. Chiara Daino il 26 febbraio 2007 alle 17:40

    @fk
    ;-)

  15. Ugolino Conte il 26 febbraio 2007 alle 17:40

    Franz, è inutile che cerchi di consolarmi dopo avermi…fatto a pezzi mettendomi di fronte lo specchio Hammill. Questa me la paghi. Anzi, me la paghi subito (sperando che tu non ci sia stato): l’ultima volta che l’ho sentito, a Milano, ha suonato per due ore esatte, senza interruzione, da solo al piano: in sala non è volata una mosca per tutto il tempo. Quando sono uscito, viaggiavo a mezzo metro da terra, ed ero completamente fatto, pur non avendo fumato niente di particolare. Il “trip” acustico è durato più di una settimana: ricordo che tanti, in crisi di astinenza, facevano la fila sotto casa mia, per stringermi forte la mano. Alcuni la leccavano o la “annusavano”, qualcun altro ha tentato pure di “accenderla”, dopo averla debitamente arrotolata…

    Grazie, Chiara. Il tuo sì che è vero conforto: “gospel on the water and land” era proprio quello che mi ci voleva. Comunque, poi, sono fatalmente scivolato, fino all’immersione sonora, in una versione live di “Sexual healing”, tanto per ricordare anche Marvin, un altro dei miei grandi amori. Della serie: se uno deve farsi del male…

  16. Emanuele Kraushaar il 26 febbraio 2007 alle 17:44

    On a black day in a black month at the black bottom of the sea
    your mother gave birth to you and died immediately…

    “Killer” lascia una cicatrice.

  17. fk il 26 febbraio 2007 alle 17:52

    Ugolino caro, Hammill in versione “piano solo” è esperienza dalla quale si esce cambiati. Capisco tutto. Per chi volesse avvicinarsi minimamente e in punta di piedi a quell’esperienza, consiglio “As close as this”, CD del 1988, piano e voce, roba da brividi.

    EK, Killer è un pezzo perfetto. I VdGG facevano il “dark” prima ancora che questa tonalità fosse stata inventata dall’industria discografica: chiamarlo progressive (mettendo loro in relazione con i laccatissimi Genesis et similia) è falsare la verità.

  18. Chiara Daino il 26 febbraio 2007 alle 18:02

    I needed the shelter of someone’s arms and there you were
    I needed someone to understand my ups and downs
    and there you were
    With sweet love and devotion
    deeply touching my emotion
    I want to stop and thank you baby
    I just want to stop and thank you baby…

    E la nostalgia – di cicatrici mai cicatrizzate, avvolge anche quelli degli anni ’80….

  19. Ugolino Conte il 26 febbraio 2007 alle 18:05

    Scusa Franz, ma non mi ero accorto che ti eri “perdonato” già da solo. Quando hai scritto che Marino Magliani è “un grande narratore”.

    I’m very sorry, my dear.

    Sui VDGG hai perfettamente ragione: progressive ‘na mazza! E mi sa che anche l’etichetta dark gli sarebbe stata molto stretta. Se mai è possibile un paragone (non dettato unicamente dall’impiego dei fiati nella strumentazione), questo va fatto con i King Crimson di “Lizard” e “Islands” (altri due vertici assoluti della musica di quel periodo).

  20. cara polvere il 26 febbraio 2007 alle 18:10

    Ciao a te Chiara, ricambio l’abbraccio a Franz, insalso la nuca per il Conte e poi per volare ancora

    John Lee Hooker & Santana – The Healer

    qui

    paola

  21. Ophelia il 26 febbraio 2007 alle 18:20

    Amleto-narciso che si getta sulla tomba di Ofelia non è sconvolto per la donna amata, ma per il simbolo di un sentimento finito, un odore persistente nell’aria (come dopo un fuoco) in cui si compiace/compiange.

    Ofelia è uno specchio d’acqua – sotto non si scorge la donna, la sua solitudine.

    E’ l’amarezza degli inizi perduti. E’ l’infinita nostalgia.

    (Franz: non piangere troppo che poi ti consumi).

  22. Ugolino Conte il 26 febbraio 2007 alle 18:34

    Pensa, Chiara, che quando Marvin Gaye scriveva quell’autentico capolavoro della musica popolare del Novecento (sfido a duello chiunque abbia l’ardire di contraddirmi!) che è “What’s going on”, in Italia trionfavano (sic!) lìttol tonno, mal aipièd, figliuola fringuelli, casco toro, bobbi suòlo, rosanna lasorella, i licchi e poveli ed altri simili “giganti”. E’ proprio vero: ogni paese ha la musica leggera che si merita!

    Ciao, Paola, ti ci metti anche tu adesso? Avete deciso di “uccidermi”??? Anche Hook, my god! “The healer” è molto bello, certo, anche perché contiene gli ultimi assolo decenti di Carlos. Ma prova ad andare indietro, almeno fino al 1967, e ascolta Joh Lee con il sestetto elettrico di Muddy Waters. Oppure, pesca uno qualsiasi dei duetti con Van “the man” Morrison (che so, magari “I cover the waterfront” o “Gloria”)…

    Oddio, me ne vado, altro che “annegare nella nostalgia”, qui rischio di lasciarci le penne!

  23. Giuseppe Iannozzi il 26 febbraio 2007 alle 18:34

    @ carla bariffi

    Sono in OT, però m’hai istigato. :-) Meglio tardi che mai. Adesso, se non l’hai già fatto, ti consiglio di leggere il libro, “Quattro giorni per non morire”. Marino Magliani, oltre ad esser un gran Signore come pochi, per modestia e carattere, ha a mio avviso una gran bella penna: e in alcune pagine lo senti proprio il profumo della terra, di quella terra che fu di Cesare Pavese. Non è paragone azzardato, non per me comunque: provalo, leggilo. E se non ti piacerà, giuro sul mio onore, che sarò io di tasca mia a rimborzarti.

    Baci e grazie infinite

  24. Giuseppe Iannozzi il 26 febbraio 2007 alle 18:40

    E Steve Hackett ve lo dimenticate?
    Provate ad ascoltarvi “Hungarian Horizons, Live Acoustic In Budapest”: semplicemente magico.

    Marvin Gaye… oddio, ma allora anche in Italia qualcuno si ricorda del Re del Soul.
    E Otis, non lo vogliamo ricordare il grande Otis?

  25. Chiara Daino il 26 febbraio 2007 alle 18:47

    @ Ugolino Conte:
    Triste ma vero (e omaggi ai Metallica!) ed ancora più triste che (quasi nulla) sia cambiato nel Bel Paese… Che rimane “La Strana Famiglia” del Signor G…

    Vi presento la mia famiglia
    non si trucca, non si imbroglia
    è la più disgraziata d’Italia,
    anche se soffriamo molto
    noi facciamo un buon ascolto
    siamo quelli con l’audience più alto.

    I miei genitori due vecchi intronati
    per mezz’ora si sono insultati
    a “C’eravamo tanto amati”,
    dalla vergogna lo zio Evaristo
    si era nascosto, povero Cristo,
    lo han già segnalato a “Chi l’ha visto?”.

    Il Ginetto dell’Idroscalo
    quando la moglie lo manda a “fanculo”
    piange in diretta con Sandra Milo,
    per non parlare di mio fratello
    che gli han rotto l’osso del collo
    ora fa il morto a “Telefono giallo”.

    Come ti chiami, da dove chiami,
    ci son per tutti tanti premi,
    pronto, pronto, pronto tanti gettoni, tanti milioni,
    pronto, pronto, pronto con Berlusconi o con la RAI.

    E giù in Aspromonte c’ho dei parenti,
    li ho rivisti belli contenti
    nello “Speciale rapimenti”,
    mentre a Roma c’è lo zio Renzo
    che è analfabeta ma ha scritto un romanzo
    è sempre lì da Maurizio Costanzo.

    E la fortuna di nonna Piera
    che ha ucciso l’amante con la lupara
    ha preso vent’anni in “Un giorno in pretura”;
    mio zio che ha perso la capra in montagna
    che era da anni la sua compagna
    ha fatto piangere anche Castagna.

    Come ti chiami, da dove chiami,
    ci son per tutti tanti premi,
    pronto, pronto, pronto tanti gettoni, tanti milioni,
    pronto, pronto, pronto con Berlusconi o con la RAI.

    E poi chi c’è? Ah già, la Tamara
    un mignottone di Viale Zara
    che ha dato lezioni a Giuliano Ferrara,
    e alla fine c’è nonno Renato
    che c’ha l’AIDS da quando è nato
    ha avuto un trionfo da Mino D’Amato.

    Vi ho presentato la mia famiglia
    non si trucca non si imbroglia
    è la piu` disgraziata d’Italia.
    Il bel paese sorridente
    dove si specula allegramente
    sulle disgrazie della gente.

    Come ti chiami, da dove chiami,
    stiam diventando tutti scemi,
    pronto, pronto, pronto stiam diventando tutti coglioni,
    pronto, pronto, pronto con Berlusconi o con la RAI…

    E non ci resta che piangere, ma almeno al suono di Musica che ci ri-porta lontani…

    @Cara Polvere:
    Grazie per il link con-sono!

  26. Emanuele Kraushaar il 26 febbraio 2007 alle 18:49

    @ Franz e Ugolino Conte:
    ok però quello del progressive è un discorso lungo. Il gioco di togliere dal progressive i pezzi migliori (come i VDGG) può allora applicarsi a tutte le categorie musicali. Allora anche tra i cantautori: “De Andrè non è cantautore perchè mica possiamo accostarlo a Ramazzotti”!
    voglio dire i VDGG sono uno dei tasselli del progressive, ma di quello buono certo. di quello dark pure d’accordissimo. se poi con progressive intendiamo solo quello sinfonico e laccato, allora è una questione di etichette. comunque queste sono chiacchiere: i VDGG sono grandi e anche nelle parole (spesso trascurate in questo genere). Hanno la loro idea scura e se la portano dietro in quasi tutti i pezzi. Anche l’Italia ha parlato per un attimo il dark-prog: con YS del Balletto di Bronzo…

  27. Ugolino Conte il 26 febbraio 2007 alle 18:53

    Prima di “andarmene”…

    Se volete star male davvero (i.e.: star veramente bene), ascoltate, ad libitum, tutte le versioni rintracciabili di “Inner city blues”, ad iniziare da quella dell’autore. Cercando cercando, non fatevi sfuggire, però, almeno quella dei Working Week, anno 1985, con la voce sublime di Julie Roberts.

    Poi…resucitatemi e ne riparliamo.

  28. Ugolino Conte il 26 febbraio 2007 alle 18:58

    …resuscitatemi (va da sé)

    Grande, impietoso, “healer” Gaber. Ci manca.

  29. carla bariffi il 26 febbraio 2007 alle 19:44

    Giuseppe Iannozzi, grazie a te!
    che Marino sia un gran signore non ho alcun dubbio!
    il mio fiuto è infallibile!
    se poi mi parli del “profumo della terra”….io parto…

  30. fk il 26 febbraio 2007 alle 20:16

    Ophelia, ma chi piange? Sei matta? Grazie per l’intervento, anyway.

    Emanuele, hai ragione. Sei tu l’esperto. Ah, grazie per la segnalazione di Balletto di Bronzo, mai sentiti neanche nominare. Hasta la vista.

  31. Lady Lazarus il 26 febbraio 2007 alle 20:54

    Non conoscevo questo testo del poeta filosofo musicista Hammill e ringrazio per la chance che questo post mi offre.

    Ricky Nadir’s Big Chance

    I’ve been hanging around, waiting for my chance
    to tell you what I think about the music
    that’s gone down
    to which you madly danced – frankly,
    you know that it stinks.
    I’m gonna scream, gonna shout,
    gonna play my guitar
    until your body’s rigid and you see stars.
    Look at all the jerks in their tinsel glitter suits.
    pansying around; look at all the nerks
    in their leather platform boots,
    making with the heavy sound…
    I’m gonna stamp on the stardust
    and scream till I’m ill –
    if the guitar don’t get ya, the drums will.

    Now’s my big break – let me up on the stage,
    I’ll show you what it’s all about;
    enough of the fake,
    bang your feet in a rage,
    tear down the walls and let us out!
    We’re more than mere morons, perpetually conned,
    so come on everybody,
    smash the system with the song.

    Smash the system with the song!

    Non sono particolarmente presa dal progressive ma questa canzone rock di tre accordi legata da una trama sociomusicale ed incentrata sulla figura ribelle di Rikki Nadir, alter ego adolescenziale di Hammill, ha fatto storia, influenzò la nascente scena punk inglese tant’è vero che verrà citata come preferita da Johnny Rotten/Lydon in un’intervista del 1977.

    (Forse Sitting Targets ha preso il suo nick da un’album omonimo di Hammil).

    Una curiosità, il gruppo VDGG prende il suo nome da una macchina-generatore che serviva per produrre energia inventata nel 1931 dallo scienziato Robert Jemison Van Der Graaf

  32. cap. franco cappello il 26 febbraio 2007 alle 21:41

    sempre con sta musica giovane. ragazzi ricordatevi tutti che il culo è la figa del domani! e qui mi fermo, che spero avviate capito.

  33. Ugolino Conte il 26 febbraio 2007 alle 21:52

    Peter Hammill, Van Der Graaf Generator, King Crimson, Ben Harper, Marvin Gaye, Otis Redding, John Lee Hooker, Muddy Waters, Van Morrison, Working Week, Gaber…

    musica “giovane” ????

    E’ certo, Cappello, che tu, per farti un trip, non hai sicuramente bisogno di un concerto per solo pianoforte e voce. Ben altra deve essere la tua attrezzatura da viaggio… Buon pro ti faccia.

  34. cap. franco cappello il 27 febbraio 2007 alle 00:41

    beh, dottore, roba da capelloni,no? saluti.

  35. hag reijk il 27 febbraio 2007 alle 07:24

    E non dimentichiamo la pittura che ci ha regalato non poche intriganti Ophelie…
    ad es.:

    http://www.victorianweb.org/painting/millais/paintings/4.html
    http://www.victorianweb.org/painting/france/hebert1.html

  36. sitting targets il 27 febbraio 2007 alle 08:49

    quella di hebert ha un viso dolcissimo.

  37. Mario Ardenti il 27 febbraio 2007 alle 16:03

    Dettami un sapore
    eccoti un capello
    s’attorciglia il bello
    e ulula il vapore

    Mario

  38. Lady Lazarus il 27 febbraio 2007 alle 17:15

    Ai tempi di W.Shakespeare le donne erano fisicamente tenute fuori dalla scena per cui personaggi i femminili erano impersonati da maschi travestiti. La maschera femminile di nome Ophelia quindi si muoveva sulle assi del palcoscenico come un manichino, impazziva ma non andava mica in convento come gli era stato suggerito, eh no, lei prendeva la via dell’acqua e adagiandosi obbediente annegava: c’era l’intenzione di andare verso la salvazione, si è annegata per legittima difesa, era suicidio o era semplicemente l’acqua che la prendeva?
    Molte immagini che raffigurano Ofelia(Ophelia) risentono dei limiti iconografici dell’immaginario ottocentesco, almeno quelle che ho potuto ritrovare in rete. L’immagine di Ofelia è però meglio colta dal poeta murato Vladimir Holan in notti con Amleto notti con Ophelia, un corpo “infantile” che non sviluppa, deve ancora sbocciare ma già sente dentro di sé un alieno che “rode e lacera e succhia, morde, preda e digruma, assapora sommerse folate, dilania e svelle esilissime vene sgomente”… Finchè appunto in “questo straziante dileggio della vita appare intero il corpicino infantile…”. Immagine di pura e metafisica bellezza. In Ofelia la fragilità è la grazia stessa, la sua bellezza casta, intatta. L’amore, l’impossibilità di averlo, qualcosa di simile ad una più attuale Lolita.
    Di Holan mi piace ricordare questa:
    Una ragazza ti ha chiesto: che cosa è poesia?
    Volevi dirle: già il fatto che tu esisti, ah sì, che tu esisti,
    e che nel tremore e stupore,
    che sono testimonianza del miracolo,
    soffrendo mi ingelosisco della tua piena bellezza,
    e che non posso baciarti e con te non mi posso giacere,
    e che non ho nulla, e colui che è sprovvisto di doni
    è costretto a cantare.
    Ma non glielo hai detto, hai taciuto
    e lei non ha udito quel canto…

  39. hag reijk il 27 febbraio 2007 alle 17:29

    @ Lady Lazarus
    Ophelia è senz’altro una ninfa -in questo senso quindi senz’altro una Lolita.
    Belli i versi di Holan.

  40. così&come il 28 febbraio 2007 alle 09:09

    si è annegata per legittima difesa, era suicidio o era semplicemente l’acqua che la prendeva?

    Questa, dovessimo fare un’inchiesta, è la versione ufficiale della regina:

    Amleto, Atto quarto, Scena VII

    Regina
    Una disgrazia incalza alle calcagna
    un’altra, tanto presto si succedono.
    Laerte, tua sorella s’è annegata.
    Laerte
    Annegata! Ah, dove?
    Regina
    C’è un salice che cresce di traverso
    ad un ruscello e specchia le sue foglie
    nella vitrea corrente; qui ella venne,
    il capo adorno di strane ghirlande
    di ranuncoli, ortiche, margherite
    e di quei lunghi fiori color porpora
    che i licenziosi poeti bucolici
    designano con più corrivo nome
    ma che le nostre ritrose fanciulle
    chiaman “dita di morto”; ella lassù,
    mentre si arrampicava per appendere
    l’erboree sue ghirlande ai rami penduli,
    un ramo, invidioso, s’è spezzato
    e gli erbosi trofei ed ella stessa
    sono caduti nel piangente fiume.
    Le sue vesti, gonfiandosi sull’acqua,
    l’han sostenuta per un poco a galla,
    nel mentre ch’ella, come una sirena,
    cantava spunti d’antiche canzoni,
    come incosciente della sua sciagura
    o come una creatura d’altro regno
    e familiare con quell’elemento.
    Ma non per molto, perché le sue vesti
    appesantite dall’acqua assorbita,
    trascinaron la misera dal letto
    del suo canto ad una fangosa morte.

    Ma, come cantava nella scena della pazzia, nulla mai è quel che è:

    Re
    Ti senti bene, vezzosa fanciulla?
    Ofelia
    Bene, Dio vi rimeriti, signore.
    Il gufo – così dicono, signore –
    era un giorno la figlia d’un fornaio.
    Sappiamo quel che siamo,
    ma non quel che possiamo diventare.
    Dio sia alla vostra tavola!

  41. così&come il 28 febbraio 2007 alle 09:22

    Io sono Ofelia. Che il fiume non ha trattenuto. La donna al Cappio. La donna con le vene dei polsi tagliate. La donna con l’overdose SULLE LABBRA NEVE: La donna con la testa del forno a gas. Ieri ho smesso di uccidermi. Sono sola con i miei seni, le mie cosce, il mio grembo. Distruggo gli strumenti della mia prigione. Getto i miei vestiti al fuoco, sradico dal mio petto l’orologio che era il mio cuore. Vado per la strada vestita del mio sangue.

    “Die Hamletmaschine”_ Heiner Müller.



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