Siamo sempre stati separati. Quinto quadro: La fatica

26 febbraio 2007
Pubblicato da

di Sarah Kéryna

traduzione di Andrea Raos

– La mattina, quando ti svegli ti senti in forma e tutto?

– Oh no, no.
Non sono mai stata in forma al mattino, allora adesso figurati.

Insomma, mi alzo, bene o male.
Poi mi lavo.
Mi lavo ancora da sola.
Sì. Finché posso.

Poi, a volte, sono nuda di fronte al lavandino.
E poi l’infermiera, viene col guanto e il sapone,
e poi mi sfrega la schiena.
Poi, la lascio fare.
Mi dico che almeno questa è fatta.

Mi pesa fare tutto. È dura, eh?!
È dura che tutto ti pesi.
Non sono handicappata, no, ma come dirti.
Non sono handicappata, ma non sto bene.
Le cose che faccio, è quasi sempre sforzandomi.
Non ne faccio tante, ma il poco che faccio, è un po’ dura.

– Ma non è sempre stata dura di dover fare le cose, anche prima?

– Oh sì prima, è stata dura a un certo momento, poi le facevo lo stesso.

– Perché bisogna?

– Perché bisogna.

– Non si può farne a meno.

– Tutta la vita è stata così, per me.

Tutta la vita! Mai avuto una buona salute.
Quando si ha poca salute, i bambini, cosa vuoi fare? Devi costringerli. “Spingi, spingi Alice! Spingi.”
Dicevo: “Mi resta ancora questo da fare, e poi questo, e poi ho finito.”
Era da fare.

– Certo, chi l’avrebbe fatto se no?
– Non Lucien, eh!
Le ragazze, quando hanno avuto dodici-tredici anni, mi hanno aiutato a fare i mestieri.
Perché non si poteva mica vivere nella polvere.
– Eravate in tanti?
– Eravamo in sette.
Sette a tavola.

 

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5 Responses to Siamo sempre stati separati. Quinto quadro: La fatica

  1. cosi&come il 26 febbraio 2007 alle 09:46

    La signorina Apollonia, detta Pola, di anni 84, è una fata accartocciata come una foglia secca. Le ride un dente solo fra gli occhi furbi, neri spilli. Non si è sposata e dice che ha “cnosciuto” solo babbo, mamma e le sorelle, e il fratello, uno su sette. Fa ancora – finché gliela faccio – dice – la sfoglia sull’asse, il bastone lungo fra le mani morbide. Certi taglierini fini e gialli in fila sul tovagliolo bianco di fiandra. Quanto ti parla ti stringe il braccio con una morsa tremolante ed affettuosa. Per non farti scappare fra tutte le cose che scappano via.

  2. carla bariffi il 26 febbraio 2007 alle 11:28

    che bello sentire queste storie….

  3. mario il 26 febbraio 2007 alle 18:21

    .

  4. carla bariffi il 26 febbraio 2007 alle 19:38

    Mi viene in mente la Rina…

  5. […] 1. Primo quadro: Mio papà, la guerra del 14, i balli, i libri 2. Secondo quadro: Nella stanza della signora anziana: Il Sud 3. Terzo quadro: Rebecca 4. Quarto quadro: Gli uomini 5. Quinto quadro: La fatica 6. Sesto quadro: Campoformio 7. Settimo quadro: (dopo pranzo) Il Fronte Popolare 8. Ottavo quadro: Le donne 9. Nono quadro: Carmen, le carte 10. Decimo quadro: Roques-Hautes […]



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