“Il verso necessario” – Leggere e scrivere poesia

28 febbraio 2007
Pubblicato da

Il centro culturale
LA CAMERA VERDE (Roma)
presenta

IL VERSO NECESSARIO

Leggere e scrivere poesia
Corso trimestrale di introduzione alla lettura, all’ascolto e alla scrittura

a cura di GIULIANO MESA

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Secondo statistiche recenti, in Italia vi sarebbero ben 2 milioni di “poeti”, ovvero di versificatori che fanno stampare i loro versi. Poiché sicuramente ve ne saranno molti che preferiscono non finire tra le grinfie degli editori a pagamento, si può supporre che i “poeti” italiani basterebbero da soli a popolare una città come Roma. Eppure un libro di poesia, anche se pubblicato da un editore rinomato e ben distribuito, anche se di autore noto e canonizzato, raramente riesce a varcare la soglia delle 1.000 copie vendute. I conti non tornano.

Perché si scrive tanto e si legge così poco? Perché la brama di farsi ascoltare prevale tanto sul desiderio di ascoltare? Se fosse, questo, il realizzarsi di una ormai antica aspirazione – che la poesia sia fatta da tutti, che scompaia la figura del poeta-specialista – potremmo esserne lieti. Ma quell’aspirazione aspirava, insieme, a una società senza divisioni: di classe, di casta, di istruzione. Ne siamo ben lungi, anzi, andiamo sempre più allontanandoci dalle aspirazioni egualitarie dei secoli appena trascorsi. La proliferazione di sedicenti poeti sembra piuttosto un esito, fra i tanti, di quella patologia sempre più diffusa, comunemente definita narcisismo, che rende tanto sordi quanto logorroici. Eppure, ciò che un aspirante poeta dovrebbe fare prima d’ogni altra cosa è leggere: leggere per conoscere ciò che altri, tanti, nel corso dei millenni, hanno scritto. Per un semplice, anche se forse non più spontaneo, moto di curiosità, e di solidarietà umana verso chi, prima di noi, ha cercato di conoscere ed esprimere la nostra condizione. Anche per un altrettanto semplice principio di reciprocità: se si pretende, pubblicando, di essere letti, si deve leggere ciò altri hanno scritto e scrivono.

Occorre dunque partire dalla lettura, dall’ascolto della poesia. Cercando di capire se ancora dalla poesia può venirci conoscenza, se ancora della poesia vi è necessità. Non la necessità egocentrica dello “sfogo” o, peggio, dell’esibizione di sé. Una necessità, accomunante, di conoscenza ed espressione.

Come? Non verrà offerta una ricetta tecnica, un ennesimo “come far versi”, bensì suggerimenti per l’interazione, il dialogo, tra ciò che è stato scritto e ciò che si vorrebbe scrivere. Nell’interazione tra lettura, ascolto e scrittura si può cercare di comprendere che cosa possa essere la conoscenza e l’espressione in poesia, e se e che cosa, in poesia, si vorrebbe e si potrebbe conoscere ed esprimere. Così, il ruolo del “docente” non sarà imposizione di un metodo ma disposizione al dialogo, condivisione di conoscenze. E sarà suo compito specifico introdurre: alla poesia italiana contemporanea e ad alcuni testi “classici”, antichi e moderni, italiani e stranieri; alla metrica e alle forme; alle estetiche ed etiche della scrittura.

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Corso trimestrale di introduzione alla lettura, all’ascolto e alla scrittura

per informazioni contattare:

Centro Culturale LA CAMERA VERDE
Libreria dell’immagine
Spazio espositivo e proiezione video
Via Giovanni Miani, 20 – Roma
e-mail: lacameraverde@tiscali.it

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9 Responses to “Il verso necessario” – Leggere e scrivere poesia

  1. marco mantello il 28 febbraio 2007 alle 13:51

    In genere questi progetti, anche se mossi dalle migliori intenzioni, mi lasciano dubbi e perplessità. Il momento della lettura, poi, quello che dalla lettura si recepisce spesso sottende un processo inerziale e del tutto interiore di rielaborazione del pensiero degli altri, una pratica virtuoso e costruttiva di furto. I versi dei tuoi poeti o quello che esprimono in immagini, volente o nolente, li usi quando scrivi, te ne appropri e li conformi alla tua esperienza. Almeno è quello che succede a me. Poi magari di essee un ladro inconspevole te ne accorgi dopo, anche a distanza di anni, hai imparato a scrivere leggendo gli altri, o viceversa. Voglio dire è una cosa talmente personale e irripetibile che al limite se ne può parlare davanti a una birra. Non condivido l’idea dei corsi trimestrali, quasi fosse necessario che qualcuno ti spieghi come o cosa leggere per scrivere, o magari ti motivi a comperare libri di poesia di autori sconosciuti come Marco Mantello, che costano 17 euro per assenza di ‘mercato’. C ‘è sempre stata tantissima gente che scrive e legge le proprie poesie e pochissima gente, in proporzione, che legge poesia altui. Non credo esistano particolari rimedi, salvo forse le letture di fronte a un ‘pubblico’, che si facciano in libreria o nella propria cameretta. I miei cani, ad esempio, sono ottimi fruitori di poesia, zitti e attenti e qualche volta sorridono pure quando spaccio come roba mia qualche verso di Carver (del tipo: ti muore il cane). Un saluto e in bocca al lupo per questa cosa. Ciao

  2. andrea inglese il 28 febbraio 2007 alle 16:06

    Mai corso fu più necessario in terra italica, dove ad ogni battito del corazon, parte di mano un endecasillabo.

  3. marco mantello il 28 febbraio 2007 alle 16:37

    decasillabi per lo più, l’endecasillabo è molto meno naturale del battito di un cuore

  4. ujfikf il 28 febbraio 2007 alle 17:34

    perchè tre soli commenti a questo post!!!

    Non è solo narcisismo. Alla base c’è il fatto che PURTROPPO tutti sono in grado oggi di leggere e scrivere, sia pure a livello elementare ma basta questo ad arrogarsi il diritto di poter dare un piccolo contributo alla nazionale letteratura. La scrittura appare l’arte più facile, quasi non ci fosse bisogno di studio e di tecnica.

    @ m.m.
    cosa c’entrano i decasillabi e gli endecasillabi col cuore?

  5. marco mantello il 28 febbraio 2007 alle 17:41

    Per me nulla, rispondevo ad Andrea Inglese

  6. fra il 28 febbraio 2007 alle 17:46

    ma perché meglio il decasillabo coi battiti del cuore? perché è pari?

  7. marco mantello il 28 febbraio 2007 alle 17:59

    Battono entrambi in modo involontario, almeno per me è così (anche se non sempre, a volte c’é l’aritmia). Vabbe’ è un cazzeggio io cercavo di porre una questione quasi seria…..

  8. Alcor il 1 marzo 2007 alle 01:58

    Sono molto d’accordo sulle premesse.

  9. carla bariffi il 1 marzo 2007 alle 13:35

    l’endecasillabo ha il suo fascino
    ma di fronte al verso libero
    ogni regola cade

    e io abbraccio alcor.



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