Da “Meccaniche”

3 marzo 2007
Pubblicato da

Di Adriano Padua

MONITOR
Fosforescenze. Da cielo a cielo.

gli automatismi delle reazioni
i vuoti e i pieni nel bicchiere rotto
le possibilità non attuabili
i sintomi del buio gli occhi aperti
sul gioco fuoco che trasforma i tratti
dei corpi inerti e disfa la materia
nel volgere gli stati di coscienza
condensa i sensi e condiziona i battiti
del cuore nelle valvole s’addensa
sottocutaneo grumo agglomerato
ai globuli di sangue nei coaguli
di questa emorragia nel centro della
notte sopravvolata da elicotteri
che entrano con dio in contraddizione

i jingle della neotelevisione
s’annientano nel fondo del ronzio
meccanico di guerra nel calore
che dai motori sé sprigiona al cielo

e mentre le distanze si dispiegano
la morte le sorveglia luogo a luogo

*

rumori non umani e nomi neutri
intersecano strade come vene
che a piene traiettorie si protraggono
nel radicalizzarsi dei conflitti

attori dietro ai vetri dei teatri
inscenano silenzi recitati
marciscono in disuso le parole
le merci morte circolano libere

succede l’immediato a sé medesimo
insiste proiettando fuori fuoco
immagini deformi negli schermi

ristagnano nel buio i nostri sogni
la realtà si esplica nel moto
del vuoto in ritorsione sulle cose

*

obnubilato sto guastato d’astio
curvo come una virgola sui tasti
le mani imposte a premere la plastica
i polsi impulsi emanano e manie
in cavi e fili inerti che s’innervano
veicolando il senso dei vocaboli
disintegro congegno dell’ingegno
alterazione dell’interazione
tra l’uomo e la sua macchina artificio
contrasto nel contesto del silicio
asincronia tra il cranio l’arto e il gesto
da parte a parte sceso in scena il verso
sipario di parole steso a sfondo
rimasto il resto fuori a farsi mondo

*
SCANSIONE (MECCANICA) DELLA NOTTE

assistere al ripetersi del rito
replay infinito a tempo di moviola
la voce e la parola dentro un rigo

scritto discriminandolo dal nulla

in superficie il culmine del logico
procedere dal sogno al segno al suono
invano viene al proprio compimento

come frammento senza cifra e frase

secondo le meccaniche del caso
la pioggia diluisce nel bagnato
e scivola via viscida in discesa

così il silenzio si trattiene in spazi
che stretti in tratti tra respiro e dire
scolpiscono rotture in rime e ritmi

*

non è poesia si sente solo l’eco

risuona nella notte della quale
astrale si disvela in luce il limite

palazzi ne nascondono le strade
chissà se eretti a nome d’un dio padre
in luogo d’orizzonti e prospettive

fantasmi con i chiodi fissi in testa
come comete senza mete vagano
in ombra camminando senza sosta
carichi d’ansia e panico nei vicoli

non trovo altro oltre le parole
per elencare il niente ai miei consimili
di questo circostante buio cieco

non è poesia si sente solo l’eco

*

RADIAZIONI
buio/luce/corpi

#7

i cani che abbaiano sembra non abbiano pace
e gli uomini invece la cercano a costo di uccidere gli uomini
i versi deragliano e franano in loro le nuove parole ed i nomi
si perdono ancora incompiuti e confusi sfumando nel transito delle
auto che frenano e stridono i loro pneumatici contro le strade
di questa città che proietta se stessa al di fuori dei propri confini
dissolti e non più percepibili come concetti spaziali unitari
dischiusi dall’accelerare improvviso del moto possibile verso l’esterno

le fabbriche vive di notte hanno anime fatte di piombo e petrolio
il loro frastuono è la voce del mondo di oggi che saturo vibra
e formula frasi che dirti vorrei se soltanto dal resto potessi distinguerle

ma sono costretto a scolpire nel niente materia verbale ed inerte
fonetico magma vischioso che estratto dal mondo dei suoni impalpabili
precluse le azioni sentenzia la loro esistenza soltanto in potenza

*

#9

lo sguardo è fissazione e in direzione delle cose si mantiene
muovendo l’ingranaggio che moltiplica le forme del linguaggio
le parti in cui s’articola la voce del pensiero che contiene

del vuoto negli occhi non è consentita nessuna veduta d’insieme
li brucia ed acceca una luce veloce che accelera e lacera il cielo
attende in agguato la notte di polvere e acqua finché non finisce
le parole come numeri di un conto alla rovescia ne scandisce

per produrre un messaggio concreto che possa diffondere e esprimere senso
un sistema qualunque di segni ha bisogno di un nulla nel quale installarsi
proprio adesso le strade spettrali di questa metropoli sembrano esserlo
e ostentando silenzio con cura la nostra sconfitta sicura preparano

13 Responses to Da “Meccaniche”

  1. carla bariffi il 3 marzo 2007 alle 15:55

    Radiazioni buio/luce/corpi
    mi ha colpita di più, la sento carnale, vicina….
    densa di vita, più impulsiva, meno tecnica
    La sento!

  2. Chiara Daino il 3 marzo 2007 alle 16:25

    Personalmente anch’io preferisco l’evolversi del verso paduiano in Radiazioni che (fin dal titolo) ri-flettono raggi di un sentire che scorre (quasi a voler superare gli spazi scritti, ogni barriera). «finché non [finisce»
    e riprende fiato «per produrre un messaggio concreto che possa diffondere e [esprimere senso».

    Il meccanico – metrico che si smonta in particelle luminose.

    «Ascoltale, non sono le parole».

    Un saluto
    Chiara

  3. carla bariffi il 3 marzo 2007 alle 17:03

    ti posso abbracciare, Chiara?
    lo desidero veramente.
    ora mi è chiaro.
    ciao

  4. Enrico De Lea il 3 marzo 2007 alle 17:39

    “non è poesia si sente solo l’eco” – grande tensione etica, la lezione reboriana mi pare evidente – splendidi versi.

  5. carla bariffi il 3 marzo 2007 alle 18:59

    chissà perchè…abbracciare le persone fa paura.
    è incredibile!

    comunque, Adriano….ci sai fare coon i versi, e te lo dice una che li sente scorrere ogni giorno.
    fidati!

  6. carla bariffi il 3 marzo 2007 alle 19:00

    scorrere…..nel sangue.

  7. adriano padua il 3 marzo 2007 alle 20:23

    vi ringrazio per le belle parole, carla-chiara-enrico, e ne approfitto per ringraziare anche andrea inglese, che ha trovato il tempo di confrontarsi con me e i miei testi. è la cosa più importante (cosiccome hanno fatto il raos e il furlen, anche a loro va il mio pensiero e un grazie)

    saluti

    Adriano

  8. fabry il 4 marzo 2007 alle 00:36

    “in superficie il culmine del logico
    procedere dal sogno al segno al suono
    invano viene al proprio compimento”.

    una costruzione sapiente, che porta in sé l’istinto , il fuoco, ma dominati nella perfetta misura del verso. la poesia, non contrapposta al caos, ma sempre pronta a incanalarlo.
    bravo, Adriano.
    fabrizio

  9. antonio sparzani il 4 marzo 2007 alle 16:05

    mi piace molto il ritmo, il ritmo di questo scrivere.
    Dall’endecasillabo del Monitor alle scelte più libere che si dispiegano più avanti, il ritmo ti trascina avanti, ti porta attraverso spiagge come queste:
    “”i cani che abbaiano sembra non abbiano pace
    e gli uomini invece la cercano a costo di uccidere gli uomini””.

    Il ritmo trascina il lettore per ore,
    lo porta a trovare la spiaggia migliore. migliore, migliore, . . . .

    Eccetera. Grazie
    a.

  10. adriano padua il 4 marzo 2007 alle 16:46

    Non vi nascondo una certa soddisfazione nel leggere i vostri commenti. Vi dico anche che ho letto una radiazione tradotta da chiara daino in inglese (spero ne abbia tradotte altre perchè era stupenda) e cinque altre poesie di “scansione..” tradotte in francese da andrea raos. è una sensazione molto particolare quella di leggersi in un’altra lingua e in un’altra persona. lmeno le prime volte. grazie anche a fabry (sempre incoraggiante) e a sparzani per il commento molto “ritmico”. saluti

    A.

  11. adriano padua il 4 marzo 2007 alle 16:47

    error : Almeno le prime volte

  12. Mal 470 il 4 marzo 2007 alle 18:04

    I complimenti, di solito, sono di due specie:

    a) parole ‘dovute’, in vista di un ‘fine’;
    b) presa d’atto di una realtà evidente in sé.

    Qui l’alfabeto comincia alla lettera b).

    E grazie a Inglese per la gran bella proposta.

  13. franz krauspenhaar il 4 marzo 2007 alle 19:56

    Splendido, splendido! Bravo Adriano.



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