La politica nella blogosfera italiana – uno studio esplorativo di Giuseppe Veltri

5 marzo 2007
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[A febbraio 2007 Giuseppe Veltri mi ha gentilmente messo a disposizione una bozza avanzata della sua indagine sui rapporti tra politica e blog in Italia. Dalla lettura sono nate delle domande, sui blog e sulla rete in generale, a cui ha gentilmente risposto.]

Domanda: Nel tuo studio esplorativo “La politica nella blogosfera italiana” analizzi la rete dei blog per scoprirne la dimensione di nuova sfera pubblica, di spazio politico. Quali domande di partenza ti hanno spinto?

Giuseppe Veltri: La curiosità’ iniziale riguardava l’idea della blogosfera come sfera pubblica. C’è in giro, in soprattutto in ambiente non accademico, l’idea che la blogosfera possa rappresentare una nuova sfera pubblica, migliore e maggiormente capace di stimolare la discussione razionale sui temi pubblici ed in particolare sulla politica. Dopo aver letto le ricerche esistenti in merito (non molte e prevalentemente americane) ho deciso che sarebbe stato interessante investigare quali fossero le modalità’ d’uso della blogosfera italiana per discutere di politica.
L’idea era quella di fare uno studio esplorativo iniziale e poi, una volta raccolte delle indicazioni, fare un ‘design’ maggiormente informato su dei possibili follow up. Infine, interessandomi di psicologia sociale, il punto di vista di partenza da cui sono partito per realizzare web-survey sono temi e domande provenienti da quella disciplina. E’ chiaro che vi erano altri modi di toccare gli stessi temi, ma quello sarà il lavoro di altri ricercatori.

D: Tu hai condotto un web-survey su 1135 blogger italiani. Blogbabel oggi recensisce oltre 4500 blog in Italia e molti di più sono dichiarati dalle maggiori piattaforme italiane. Quali sono le dimensioni della blogosfera, e quanto è rappresentativo il tuo campione?

GV:Il problema di stabilire le dimensioni della blogosfera è reale. Non è possibile fare un campione statistico inteso come ‘random sample’ perché la popolazione è sconosciuta.
C’è da tenere a mente che molte piattaforme parlano di blog registrati ma in realtà quelli attivi sono molti di meno. Inoltre, C’è da aggiungere i casi ‘anomali’ come chi ha più di un blog, blog con autori multipli, ecc. In generale, avere un convenience sample come nella mia ricerca, se abbastanza ampio, è solitamente considerato valido per descrivere processi in atto che, se fortemente presenti nel campione, non sono solitamente frutto del caso e vi sono metodi statistici per controllare tutto ciò. A questo si aggiunge una verifica chiamata triangulation, si controllano i dati con ricerche simili per vedere quante anomalie vi sono nella propria ricerca. Se si trova un alta similarità, allora si può dire di avere dei dati interessanti. In conclusione, con le dovute cautele, tale campione può essere considerato efficace nel descrivere processi in atto nella blogosfera. In conclusione, il termine rappresentativo probabilmente è inadatto a definire un convenience sample, che, con le dovute precauzioni d’uso, definirei relativamente affidabile.

D: I blogger sono prevalentemente adulti sopra i 25 anni con una buona istruzione. Ciò potrebbe dipendere dal veicolo espressivo della scrittura/lettura, diverso da altre forme di interazione in rete, ad esempio i MMORPG come World of Warcraft, o la comunicazione visiva alla Flickr. Allo stesso tempo esistono photoblog, podcast e vlog che si occupano di comunicazione prevalentemente non testuale. Cosa ne pensi?

GV: Per la verità’ qui entriamo nell’ignoto, nel senso che non ho visto né dati e né ricerche in merito: non saprei dire quale sia il legame tra la natura del veicolo espressivo e le caratteristiche socio-demografiche. Ad esempio, sui MMORPG pare ci sia un boom in atto tra le fasce Più adulte della popolazione che entrano in questo mondo ora che i giochi diventano maggiormente sofisticati e quindi maggiormente appetibili (vedi il caso di Second Life). Anche photoblog, podcast e vlog non sembrano creare particolari barriere all’uso delle fasce più adulte. Forse la differenza è di ‘portfolio’ di strumenti, differenti segmenti usano gruppi di strumenti diversi. Ma queste sono solo le mie opinioni, anche questo sarebbe un aspetto interessante da investigare.

D: Quale è il rapporto tra livello di istruzione dei blogger e cultura informatica?

GV: Non era un tema che ho affrontato nel mio studio sia perché non era tra i temi che volevo esplorare sia perché sarebbe stato difficile implementare nel questionario una serie di items che misurassero la cultura informatica del partecipante senza far diventare il questionario troppo lungo o complesso da completare. Rimane il fatto che sia un tema interessante da indagare in seguito, anche se da quello che ricordo della letteratura esistente, in generale, il livello di istruzione ed cultura informatica sono, mi sembra ovvio, positivamente associate.

D: Lo studio descrive una blogosfera divisa in due sul livello di partecipazione politica: una metà partecipa a forme varie di attivismo politico, dalla militanza in un partito alla collaborazione con associazioni e movimenti; l’altra metà non fa parte di alcuna iniziativa nella sfera politica. Come interpreti questo dato, e quali tendenze puoi ipotizzare nel prossimo futuro?

GV: Sembrerebbe che per una parte di blogger la blogosfera è semplicemente uno strumento nuovo per un attività, quella di discutere e partecipare alla politica, che praticavano già prima. Più interessante è quella parte che non appartiene a tale partecipazione politica.
In realtà anche nella vita offline vi sono tantissime persone che sono coinvolte soltanto con una partecipazione ‘light’ nel senso che discutono di politica ma non iscritti ad alcuna partecipazione “full”. Era piuttosto scontato ritrovare tutto ciò nella blogosfera.
Ma sulla blogosfera come catalizzatore di partecipazione si dovrebbe essere cauti.
Ad esempio, negli USA, dove la blogosfera è esplosa negli anni tra il 2000 ed il 2004, vi è stato soltanto un piccolo incremento di turn-over alle elezioni rispetto al periodo precedente al 2000 ed inoltre è imputabile ad altro. L’effetto della blogosfera, quindi, sulla partecipazione politica (intesa come elettorale) è stata pressoché nullo. Qualcuno ha detto che anche se il turn-out elettorale è rimasto lo stesso, coloro che votavano erano maggiormente informati. In realtà, non c’è alcun dato che suggerisca questo, semplicemente non lo sappiamo.
Lo stesso discorso si potrebbe fare per Internet e la democrazia diretta, ma lascio questo campo ai politologi (ma ricordo bene che Bobbio ne scriveva già negli anni ‘80).
Sui trend futuri, non avendo dati longitudinali non ho alcuna indicazione al momento.

D: La lettura e i meccanismi di scoperta di nuovi blog: il metodo più usato sembra essere la lettura abituale di una rosa di blog, con la saltuaria aggiunta di nuovi siti conosciuti tramite una segnalazione in un post. Hai considerato i modi concreti di questa lettura, se avviene direttamente via web inserendo gli indirizzi nel browser, oppure da segnalibri, da link presenti nei siti frequentati, oppure con un software aggregatore di feed?

GV: Si, ho considerato questi aspetti ed infatti sono parte di alcuni dei progetti futuri che pero purtroppo non includono l’Italia. In particolare, un progetto con Google ed altre compagnie che secondo me ha un grosso potenziale per testare due o tre teorie sociali evolutive. La scarsa presenza di ‘unplanned encounters’ nella rete ed il proliferare di tecnologie di filtering, come ad esempio i RSS feed, sono un indicatore che a mio parere va considerato come un epifenomeno di selective information seeking, la ricerca selettiva d’informazione che portano ad un rinforzo delle proprie opinioni piuttosto che al confronto con il diverso. Questi progetti andranno ad esaminare a fondo questi aspetti ed altro.

D: Citi anche siti di aggregazione di notizie, immagino riferendoti a Libero Blog e al Blog Aggregator di Giuseppe Granieri. Li consideri una riedizione della vecchia formula del portale, o un modo nuovo di raccolta e selezione delle informazioni?

GV: Credo siano funzionali al modo in cui si ricerca informazione online come ho detto prima, ma quando forniscono due o più versioni della stessa notizia sono qualcosa di diverso da un portale. Non saprei come giudicarli, pero ritengo che il fatto che si leggano opinioni diverse non è sempre segno di ‘apertura mentale’. Molti studi hanno dimostrato, che si possono leggere opinioni opposte alle proprie ma ritenute implausibili in partenza per rinforzare le proprie opinioni.

D: Analizzando i link tra blog hai ipotizzato una “power law distribution” tra nodi centrali nella rete dei link e blog minori periferici. Mi viene da pensare alla mappa della blogosfera pubblicata da Nova 24 a dicembre. Ti riferisci a link presenti negli articoli pubblicati o al blogroll? Cosa pensi dello studio sui link in ingresso di Blogbabel, che analizza i collegamenti esclusivamente all’interno dei post?

GV: Mi riferivo al blogroll, vale a dire la capacità che hanno i blog altamente visibili di fungere da filtri per tantissimi altri blog, fondamentalmente di fare agenda setting. Negli USA, ad esempio, i 15-20 blog più seguiti che parlano di politica raccolgono più visite di centinaia di migliaia di blog minori messi assieme. Una delle conseguenze della power law distribution è quella del riproporsi della dinamica dell’agenda setting. Se poi aggiungete che molti di queste blogstar sono gente che già lavora nel circuito mediatico, il cerchio si chiude.
Acquisire un link da una blogstar significa fare un balzo di visibilità’ ma questo richiede linkare la blogstar medesima che in questo modo aumenta ancora di Più le sue connessioni nella blogosfera. In altri termini, in una power law distribution, i vantaggi iniziali sono self-reinforcing, nodi che hanno già un alto numero di collegamenti hanno maggiori probabilità’ di ricevere collegamenti in entrata da nuovi nodi rispetto a nodi con pochi collegamenti.
Chi ha iniziato ad avere un blog molti anni fa o chi gode di visibilità’ perché già famoso vede aumentare sempre di più la sua salience. Personalmente, non trovo tanta differenza con quello che accade off-line, nelle societa’ umane.
Non conosco in modo approfondito lo studio di Blogbabel, l’idea di analizzare i collegamenti interni ai post potrebbe essere utile anche se non conosco quali sia stata la motivazione dietro questa scelta.

D: La sfera pubblica: tu analizzi i blog come socializzatore politico e spazio di confronto. Che differenze vedi rispetto ai luoghi tradizionali del confronto politico, e quale forza ha la blogosfera nella formazione dell’opinione?

GV: Il problema cruciale è qui il fatto che blogosfera soffre esattamente degli stessi limiti della sfera pubblica tradizionale: vale dire selective information seeking e motivated reasoning. Nel primo caso, si parla del noto caso di cercare informazioni che confermano le opinioni che già si hanno, piuttosto che imbarcarsi in una analisi ponderata di tutte le possibili interpretazioni di un tema. è sostanzialmente il corollario di Festinger, della dissonanza cognitiva, dove si cerca di minimizzare o evitare situazioni di dissonanza cognitiva. Dalla letteratura scientifica esistente sembrerebbe che questo avviene anche nella blogosfera e persino il mio piccolo studio esplorativo lo conferma. Si legge maggiormente quello che già si approva. Il secondo caso è più complesso, si tratta delle ultime scoperte nell’ambito delle scienze neurocognitive. Sostanzialmente, per motivated reasoning si intende un modo di processare le informazioni che porta al risultato desiderato che minimizza gli aspetti emotivi negativi di una informazione e pare che questo sia il modo di default con cui analizziamo temi politici. Vedo queste caratteristiche umane come limiti strutturali alla speranza che la blogosfera diventi una sfera pubblica razionale o radicalmente migliore di quella attuale.

D: Una caratteristica nella comunicazione dei blog è l’importanza della personalità di chi scrive, della sua credibilità e autorevolezza. Anche della notorietà dei cosiddetti “A-listers” (blogger assai celebri). Ma se esistono dei nodi principali nella rete dei blog, che funzione avrebbero? E come misurarli?

GV: Credo di avere già risposto in parte ad una domanda precedente su questi punti.
Sulla funzione dei ‘nodi’, mi sembra chiaro: abbiamo limitate risorse di tempo e risorse cognitive e per questo abbiamo bisogno di filtri. I nodi fungono da filtri per ricevere informazioni che ci interessano invece che cercarle noi di prima persona che richiederebbe un maggiore sforzo cognitivo.
Per misurarli, il dibattito è aperto, specialmente per creare ‘mappe’ della blogosfera. Personalmente non è un tema che mi interessa particolarmente. Certamente, comprendo perfettamente il valore soprattutto commerciale che tale mappa potrebbe avere: il sapere chi sono gli ‘influentials’ della blogosfera farà gola a molti pubblicitari.

D: I politici che hanno un blog o usano la rete (ad esempio Antonio Di Pietro su Youtube) sono valutati in modo diverso caso per caso. Dipende dal ruolo attuale del politico nella società, o dalla sua autorevolezza e originalità quando prova a comunicare in rete?

GV: Dalle indicazioni derivate dalla mia ricerca, la richiesta è quella di maggiore interazione. Un blog di un politico deve essere aperto ai commenti altrimenti diviene un pagina web personale. Il problema, ovviamente, è che commentare 500 messaggi è arduo anche per il più volenteroso dei politici. I politici italiani che si cimentano online sono pochissimi. Usare il blog per una maggiore trasparenza sulla propria attività politica è senz’altro lodevole e necessario, specialmente in Italia, ma prevedere quale potrà essere il ruolo del blog nella comunicazione politica rimane una questione aperta. Un tema su cui ci sono, a mio parere, vari aspetti da considerare e su cui gli esperti di comunicazione politica possono esplorare meglio di quanto possa fare io.

D: Nella sezione cross-tabulation, una delle più interessanti dello studio, scomponi risultati ottenuti a seconda della collocazione politica degli intervistati. Cosa emerge? Quali indicazioni possono trarne i partiti e la società civile?

GV: Sostanzialmente il dato che emerge è che non vi sono differenze significative tra blogger di diversa collocazione politica nelle modalità di utilizzo della blogosfera per discutere di politica. D’altra parte, mi aspettavo un risultato simile, al di fuori dell’Italia , ad esempio negli USA, blogger repubblicani e democratici usano la blogosfera nello stesso modo.
Credo sia ancora prematuro per trarre alcuna indicazione. Si tende spesso ad assumere, che sia solo la tecnologia ha cambiare i comportamenti sociali e non anche il viceversa. La storia della tecnologia e gli storici della tecnologia sono pronti a dimostrare che esiste anche la social shaping of technology, cioè l’influenza che la societa (o pezzi di essa) esercita sulla tecnologia modificandone la traiettoria e imponendone usi diversi da quelli concepiti inizialmente. La blogosfera non è immune da questo. Fattori socio-culturali pesano nell’utilizzo di una tecnologia. Ad esempio, quello che avviene in USA e frutto anche della realtà socio-culturale-geografica americana, non è pensabile che si verifichi in modo identico in Italia.

D: Lo studio è caratteristico non solo perché si avvale di un web-survey, ma viene diffuso e venduto online come file pdf. Vuoi fare un bilancio di questa iniziativa di distribuzione diretta in rete? Cambieresti questa formula nel tuo prossimo studio?

GV: L’uso di un web-survey mi sembra adatto a studiare una comunità online e non ci vedo nulla di caratteristico nel senso che è uno strumento ormai largamente usato per questi scopi. Naturalmente, il questionario è stato verificato in una serie di pilot per assicurarmi che non fosse troppo arduo da completare
Sulla vendita online, mi ha sorpreso il fatto che abbia generato una piccola surreale polemica, probabilmente ho trascorso fuori dall’Italia un po’ troppi anni. Ogni ricerca ha dei costi e vi sono modi diversi per finanziarla, una è la vendita. Normalmente, un report di questo tipo è venduto nel settore privato a prezzi molto alti perché vi è la necessità di generare un profitto. Nel mio caso il prezzo basso è stata una scelta dovuta all’unica necessita’ di coprire i costi (qualcuno ha persino ironizzato sulla donazione ad Amnesty International, di cui sono attivista da un decennio). La partecipazione dei blogger è stata premiata con, appunto premi, che sono stati alcuni Apple Ipods. Vi sono centinaia di ricerche che sono state realizzate allo stesso modo e poi vendute a migliaia di euro, ad esempio, nel marketing.
In futuro, non credo ci sara’ un follow up sulla parte italiana, anche se era questa la mia intenzione iniziale dato che questo tipo di ricerche hanno senso soprattutto se fatte in modo longitudinale e diacroniche. Utilizzerò’ i suggerimenti che ne ho tratto per il lavoro che sto facendo fuori dall’Italia.
In UK, c’è un maggiore interesse ed un ambiente che facilita il lavoro di ricerca: vi sono vari progetti in fase avanzata di progettazione a cui partecipo, ad esempio sto organizzando una ricerca in collaborazione con Google che ritengo piuttosto innovativa e sara’ interessante vedere cosa ne verra’ fuori.
In Italia, ad un timido interesse non si associa alcuna partecipazione o collaborazione, non vi sono spazi, finanziamenti o sponsor per realizzare nulla. Persino organizzare un dibattito piuttosto serio, tra i primi tenuti in Italia, è stato molto difficile ed è stato possibile soltanto grazie alla lungimiranza di OPS lab

Grazie Giuseppe per questa intervista.

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Lo studio si può acquistare sul sito di Giuseppe Veltri:. Il 20% del prezzo di vendita sarà devoluto alla campagna di Amnesty International per la libertà di espressione online irrepressible.info

Alcuni argomenti dell’intervista sono sviluppati ulteriormente sul blog di Veltri: Riflessioni sulla blogosfera dopo l’incontro di Roma /1.
Di questa ricerca si è parlato anche su One More Blog: I blog e la politica: un’intervista.

Altre conversazioni in rete sull’argomento: Giuseppe Veltri

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4 Responses to La politica nella blogosfera italiana – uno studio esplorativo di Giuseppe Veltri

  1. Simone Morgagni il 6 marzo 2007 alle 01:37

    Molto, molto interessante. Per i poveri studenti che si occupano dell’argomento non esistono versioni non a pagamento della ricerca??!

    Effettivamente in italiano le fonti esistenti attualmente sono relativamente poche, tuttavia, per chi fosse interessato all’argomento e per piccola e spicciola pubblicità, segnalo un saggio di Anna Notaro che tratta proprio il tema della blogosfera come nuova sfera pubblica. Lo trovate in inglese a questo link:

    http://reconstruction.eserver.org/064/notaro.shtml

    Potrete anche leggerlo in italiano in mia traduzione sulla rivista “Il senso della repubblica” che uscirà a giugno prossimo per FrancoAngeli.

    Nello stesso numero troverete anche un mio saggio sul ruolo delle nuove tecnologie nelle proteste studentesche francesi dello scorso anno.

  2. jan il 7 marzo 2007 alle 18:25

    Simone, si potrebbe pensare a una sintesi o una versione ridotta del saggio di Notaro (è piuttosto lungo per il web), potrei pubblicarla, magari vicino all’uscita della rivista a giugno. Scrivimi a nazioneindiana at gmail.com se ti interessa.

    Il tuo saggio sulle proteste francesi potrebbe interessare Andrea Inglese, che lì vive.

  3. b.georg il 11 marzo 2007 alle 14:28

    un’analisi della blogobpalla che nei punti cruciali prescinde totalmente dal concetto di long tail; un buon esempio di quel che non bisogna dire (dei punti cruciali)

  4. Giuseppe A. Veltri il 18 marzo 2007 alle 21:48

    io sarei cauto sul concetto di long tail…
    http://www.theregister.co.uk/2006/07/27/debunking_long_tail_maths/



indiani