‘A67: Voglie parla’

8 marzo 2007
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Voglie parla’. Contro la camorra e tutte le mafie.
Un progetto di divulgazione scolastica con il patrocinio di “Regione Campania”, “Libera” e “Amnesty International” e la partecipazione di Amato Lamberti, Nando Dalla Chiesa e Roberto Saviano.

Un titolo significativo per un progetto che vuole cercare di “significare” il più possibile: portare nelle scuole un certo modo di parlare (e suonare) sulla camorra e tutte le mafie.
Promosso dagli ‘A67, la giovane rockband di Scampia (il quartiere della periferia nord di Napoli detto proprio “ ‘a sissantaset”, dalla legge “167” per l’edilizia popolare che ha permesso l’edificazione dell’allucinante agglomerato metropolitano teatro dell’accesa faida fra bande camorriste) che con il disco d’esordio intitolato “’A camorra song’io” sta facendo conoscere, in Italia e all’estero, alcuni aspetti meno considerati e forse più decisivi del vissuto in realtà difficili e permeate – “per riflettere sulle connivenze quotidiane, sul camorrista che c’è in ognuno di noi, perché è prima di tutto un problema di mentalità, profondamente radicato nel tessuto sociale”.
 
Forti delle esperienze vissute sul campo in questi anni, gli ‘A67 hanno deciso di convogliare le proprie idee ed energie in un progetto strutturato e comune, mescolando le loro canzoni alle testimonianze e alle immagini, e avendo, come primo, specifico e vitale obiettivo, l’informazione e il dialogo con la nuova generazione, che più di ogni altra, specie nel Mezzogiorno, è esposta alla fascinazione e all’assuefazione suscitate dal “Sistema”.
 
Il progetto ha il patrocinio dell’Assessorato per l’Istruzione, Formazione e Lavoro della Regione Campania e di Libera e Amnesty International; ed oltre agli incontri nelle scuole della Campania e di tutta Italia (che si svolgeranno in questi tre mesi primaverili, per poi riprendere dopo l’estate nel nuovo anno scolastico), comprende la pubblicazione di cinquemila copie di un EP da distribuire gratuitamente agli studenti (pubblicato da Polosud).
L’EP contiene le cinque canzoni ‘A67 maggiormente inerenti all’argomento (tratte dall’album “A camorra song’io”), i videoclip dei brani “A67” e “Voglie parlà” e un libretto con gli interventi di alcuni fra i protagonisti che condividono un impegno così necessario a tutto il territorio, fra cui Amato Lamberti, Nando dalla Chiesa e Roberto Saviano.
Il percorso primaverile si concluderà con un concerto in piazza a Napoli e includerà altre partecipazioni ed occasioni fra cui la Giornata della memoria e dell’impegno del 21 Marzo che quest’anno Libera porterà nella Piana di Gioia Tauro (RC).

Il progetto sarà presentato e suonato lunedì 12 marzo (h 21) a “Patchanka” su Radio Popolare Network.

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Comunicazione e sortilegi:
Giorgia Fazzini – giodafaz@dodo.to – 333.2728553

[www.a67.it —  www.myspace.com/sessantasette]

26 Responses to ‘A67: Voglie parla’

  1. carla bariffi il 8 marzo 2007 alle 13:01

    Gran bel progetto!
    i miei vivissimi auguri agli ‘A67.
    Saluto Napoli e
    Gianni.

  2. gnozi il 8 marzo 2007 alle 15:04

    Come il progetto che è su tutti i giornali per quanto riguarda la regione Calabria..così questo..mi danno la sensazione del respiro..finalmente di un Movimento senza commozione ma con umanità di chi non può solo subire!
    La volontà della massa secondo me fà e farà sempre la differenza.

  3. francesca il 8 marzo 2007 alle 15:36

    ho preso in prestito la notizia per divulgarla su altri siti. grazie

  4. federico il 8 marzo 2007 alle 16:22

    Contro la camorra e tutte le mafie segnalo

    una poesia (Perchè sei triste?) di Luigi Ventriglia su http://www.ilcrise.com

  5. bruno esposito il 8 marzo 2007 alle 17:59

    Non è la prima manifestazione di questo tipo che vede il patrocinio dell’assessore Corrado Gabriele e la cosa è encomiabile. Lo sarebbe ancor di più se entrasse in un contesto di risanamento e moralizzazione della politica del centro sinistra in Campania. Insomma, la malattia non si chiama solo camorra.

  6. carla bariffi il 8 marzo 2007 alle 20:54

    …Gran bei ragazzi!!!

  7. gerardo carotenuto il 8 marzo 2007 alle 21:17

    dottoressa bariffi si moderi, la prego. o le commino del mavetral forte, insieme a un appuntamento a lugano col prof. willy pasini.

  8. carla bariffi il 8 marzo 2007 alle 21:19

    ma come…più moderata di così!
    cosa è il mavetral?

  9. carla bariffi il 8 marzo 2007 alle 21:30

    si può ingrandire?

  10. carla bariffi il 8 marzo 2007 alle 21:52

    Gerardo….mi risponda, almeno lei!

  11. gerardo carotenuto il 8 marzo 2007 alle 22:01

    un inibitore della libido, cara dottoressa.

  12. The O.C. il 9 marzo 2007 alle 11:02

    Caro Gnozi,
    la volontà della massa fà (fà? fà? fà??!!) sempre la differenza.
    http://forum.accademiadellacrusca.it/forum_5/interventi/1167.shtml

  13. francesca il 9 marzo 2007 alle 11:46

    Esiste una versione “commedia”, una rappresentazione da porre in teatro, della denuncia contro la camorra? Ne ho sentito parlare su RAI 3.Vorrei portarla qui, a Treviso.
    Se qualcuno di Napoli mi aiuta per cortesia.
    Grazie.
    Francesca

  14. Lorenzo Galbiati il 9 marzo 2007 alle 13:58

    OT
    Base di Vicenza, new importante e trsite sul mio blog, invito tutti a leggere.

  15. francesco il 9 marzo 2007 alle 15:46

    aggiungo (solo perché mi fa piacere ricordarlo) che il libretto contenuto nell’EP è illustrato con i murales di felice pignataro, che a scampia ha lavorato a lungo

  16. carla bariffi il 9 marzo 2007 alle 18:15

    L’arancio….è il mio colore!
    bellissimo e simpatico
    il murales!

  17. bruno esposito il 9 marzo 2007 alle 19:03

    @francesca
    Cani da bancata di Emma Dante. Parla di mafia.
    Sta girando l’Italia in questi giorni.

  18. bruno esposito il 9 marzo 2007 alle 19:43

    “Cani di ( e non da ) bancata. Sorry.

  19. eduardo il 10 marzo 2007 alle 11:57

    @ francesca
    confermo il suggerimento di bruno…Cani di Bancata, di Emma Dante, è quello che cerchi…in questi giorni è a Napoli, io l’ho visto l’altro ieri…eccezionale, una delle migliori autrici del ns.teatro…

  20. peppe il 10 marzo 2007 alle 12:39

    io suggerisco anche Il macero tratto dal libro Sandokan di nanni balestrini, è di scena in questi giorni a napoli teatro tinto di rosso, monologo molto bello

  21. francesca il 10 marzo 2007 alle 18:13

    grazie a Bruno Esposito, Eduardo, Peppe, per i suggerimenti.
    Ho voglia di coinvolgervi in qualcosa di meno … etereo e più materiale.
    Spero di riuscirci, appena capisco come funziona l’inserimento di un pezzo un po’ più lungo di un commmento.
    Intanto un caro saluto da Treviso

  22. francesca cenerelli il 10 marzo 2007 alle 19:08

    VI LANCIO UN APPELLO

    Cari frequentatori di Nazione Indiana, sono qui per presentare un appello, un accorato appello.
    Un appello che ci riguarda tutti. Spero di toccare la vs. sensibilità, la vs. coscienza, il vs. spirito di ribellione, di giustizia, o semplicemente il desiderio di cambiamento.
    Chi ve lo lancia, questo appello, non ha molta importanza. Sì, non ha molta importanza identificarmi: sono un pinco pallino qualsiasi, di una generazione qualsiasi, di una massa qualsiasi. Una persona come tutti, confusa tra la folla contro cui sbattete quando camminate sovrappensiero, o magari dipinta sullo sfondo, quando entrate in un bar, salite sull’autobus o andate a fare la spesa. Sono il muratore che ha sudato per costruire la vs casa, la cliente antipatica a far la piega dal parrucchiere il turno prima del vs, il ragazzino orgoglioso di stampare un bacio sugoso sulle labbra di una coetanea, incurante del vs passaggio.

    Conta invece cosa sta succedendo. Ora. In quale realtà vivete. Ora. In che anno siamo. Dove. La fortuna che avete. Che abbiamo. Che ho in questo momento. Di bazzicare qua, in questo spazio.
    Amici di Nazione Indiana, qualcosa sta accadendo, ma è solo l’inizio. E per continuare, per avere uno sviluppo delle nostre sorti per le nostre sorti, occorre unire gli sforzi.

    Sulla nostra storia è passata la rivoluzione del ’68 e ne ha prodotto un piccolo grande cambiamento.
    E’ transitato un violento ’77, gli anni di piombo, le brigate rosse, i cortei trasformati. In tutto questo scorrere del tempo, abbiamo ottenuto un grosso benessere: tutto il consumismo; tutto e sempre, tutta la crescita economica sfrenata che ci pone in cima alle classifiche e ci fa chiedere salari più alti per poter spendere di più e consumare ancora di più. In cambio abbiamo pagato con le risorse insostituibili. L’acqua dei ruscelli non è più trasparente. L’aria non è più respirabile. I mari non sono più in grado di fornire pesce. L’erba è malata. Noi abbiamo paura ad avvicinare qualsiasi essere vivente, insetto o quadrupede che sia. Non sappiamo che fine abbiano fatto le armi nucleari dismesse. Né che fine faranno quelle a venire. Non sappiamo perché qualcuno viene inghiottito nel buio di una morte violenta mentre sta tentando di fare qualcosa. Dimentichiamo. Soprassediamo. Vogliamo stare tranquilli. Al sicuro. Va bene. Ma…

    L’origine del mondo è L’ECONOMIA.
    Pare si valuti così, la vita; un semplice valore economico. La natura ha un valore economico. Quello che fai ha un valore economico. Quello che ti serve ha un valore economico. Obbiettivo: crescere. CRESCERE. CRESCERE. Avere. Avere di più. Avere molto di più.
    Per i folli desideri di possesso del mondo, ci hanno drogati, ci hanno fatto sentire meglio, immersi nel benessere di patatine fritte e snaks invitanti, collocandoci al sedile di auto lussuose di modelli sempre più accattivanti, sbattendoci di fronte l’illusione di non invecchiare e di non morire. MAI.
    Ci hanno venduto un lavoro per avere un’auto nuova. Poi ce l’hanno tolto, il lavoro, facendoci stare in crisi d’astinenza per il mancato acquisto di quel benedetto modello di macchina nuova. (quante pubblicità di auto circolano? Quanti consigli invece per andare a piedi, in bici, usare un mezzo pubblico?)
    Ci fanno appassionare a vicende sui DICO, tentano di informarci. Sempre e solo in maniera superficiale. Ci drogano. I milioni di prodotti invitanti sono sì una conquista, ma anche un’insidia. Per ottenere dentro le nostre vite frutta e verdura e acqua minerale e prodotti smacchianti e detergenti e creme antismagliature e piatti monouso e monitors tv luccicanti e telefonini sempre nuovi, qualcuno non ha badato alle conseguenze. Né noi ce le siamo poste. Qualcuno non ci ha informato.
    Qualcuno ci nasconde le ragioni della guerra. La paura della crescita esponenziale della popolazione nel mondo: a questo punto deve esistere un terzo mondo. A questo punto deve esistere una popolazione all’ingrasso priva di scrupoli e soprattutto priva di domande. Basta che consumi. Questo popolo all’ingrasso siamo noi.
    Dobbiamo rendercene conto.

    Ogni rivoluzione ha avuto un uomo, un uomo che ha tentato di girare pagina, di cambiare rotta, di raddrizzare la corruzione. Non importa citarne i nomi. Dentro ognuno di noi, gli esempi echeggiano come grida da non dimenticare, dalla storia che non è mai passata. Dietro ogni uomo c’è la spinta del popolo. Il sostegno, la complicità, le piccole battaglie, la sete di cambiare.
    Questo fa di un uomo la propria grandezza: la complicità degli uomini semplici. Politico, messia, filosofo, professore, operaio o scrittore… non ha importanza il ruolo che riveste.
    Dobbiamo aggrapparci a questa speranza. farla nostra. FAR CAMBIARE IL PROCESSO INESORABILE DI CUI FACCIAMO PARTE SENZA RENDERCENE CONTO.

    Il mio invito si concretizza in questo: c’è qualcuno che sta correndo come un treno per scuoterci, per regalarci la verità, per comunicarci qualcosa di veramente importante, qualcuno che a quanto pare è partito ma ha transitato per Nazione Indiana, lasciando un grosso tesoro in eredità. Non stiamo a badare alle sottigliezze, ai cavilli, alle sfumature. Siamo uniti dalla stessa parte, chiediamoci il perché di ogni cosa ma soprattutto mettiamoci la mano sul cuore, perché è arrivato il momento di cambiare. Ognuno di noi nella nostra esistenza, chieda il valore delle cose e soprattutto non serri gli occhi sulle conseguenze.
    Abbiamo qualcuno che ci sta raccontando come funziona l’economia. Venerdì 9 marzo è uscito qualcosa di strepitoso. Un articolo inquietante di una persona che conoscete meglio di me, da prima, da più tempo. Diciamo NO a questi meccanismi economici almeno nella nostra piccola vita quotidiana. Il NO di tutti noi può essere decisivo. Chiediamo verità, ma anche invertiamo noi stessi la rotta maledetta che ci ha portato fin qua.

    CHI HA VOGLIA DI LOTTARE?

    (scusate, l’ho postato due volte questo pezzo… non so bene come si usa il sistema!!)

    Francesca Cenerelli – TV

  23. Mario Ardenti il 11 marzo 2007 alle 00:56

    @ francesca tenerelli

    mi perdoni, lei sa dove vive?

    tavor 2.5 tre al dì?

    un saluto, eddai!

    mario

  24. francesca il 12 marzo 2007 alle 09:45

    a Mario Ardenti:
    ops!! perdono… avevo sbagliato sostanza!! Grazie per il consiglio!
    cmq mi chiamo cenerelli…non tenerelli… è il caso di aumentare a 4 al dì.

  25. véronique v il 12 marzo 2007 alle 14:32

    Ho appena letto Gomorra di Roberto Saviano: è una testimonianza implacabile e notevole. Non dimentichero i capitoli che trattano della morte di Annalisa, del calvario di Gelsomina. Lo stile è intenso.
    E’ un libro essenziale!

  26. francesca cenerelli il 13 marzo 2007 alle 15:22

    segue CHI HA VOGLIA DI LOTTARE?

    L’ULTIMA LONTRA DEL PIAVE

    http://gazzettino.quinordest.it notizia dell’8 marzo 2007

    “L’ultima lontra del Piave”, Marcon presenta il suo libro

    mi sveglio di soprassalto. Sono le 5.30.
    capisco che scrivere al computer è una bella cosa. soprattutto perché si può CANCELLARE tutto senza lasciare la minima traccia. Non una riga, non una sbavatura. La parola sbagliata, la frase errata, semplicemente non è MAI ESISTITA. Bello. Ottimo. Grande tecnologia. Vorrei proporla al mondo intero per cancellare tutti gli errori e con essi far scomparire in un buco senza memoria anche le conseguenze.

    Ora lo propongo qui, alla conferenza sulla presentazione del libro “L’ultima lontra del Piave”. Sono le nove di sera. Il relatore-scrittore Gianfranco Marcon, ex sindaco di paese, leghista, di estrazione contadina, ci racconta dell’accaduto: un ignorante ha scambiato la lontra per una pantegana, l’ha inseguita, catturata fin nel buio melmoso di un tombino e ammazzata a colpi di vanga. Ecco la fine di una specie. Molto semplice.
    Lo scrittore, nel suo delirio di cambiare il mondo, parla di popolare le nostre zone con galline asini e caprette (già adottate del resto, da un ex Sindaco leghista di Treviso), di riappropriarci del fiume Piave e di ritornare ad essere tutti contadini, di tornare a fare il sapone fatto in casa. Dobbiamo riacquistare il vero valore della vita, compreso il Piave, che ne scandiva il tempo ed era parte vivente della quotidianità, mentre ora è soltanto una via di scarico per le piccole medie e grandi industrie.
    Un tizio attempato interviene, parlando in trevigiano e dondolandosi nella poltroncina verde della sala consigliare, evidentemente a disagio.
    “Ma cossa disèo… (cosa dice)… un ritorno ‘ndrìo!!! (un ritorno indietro). Ma siòr, se se ricorda, noantri se moriva de fame, se faxeva fadiga quatordexe ore al jorno ostreghetaMàariaveergine, no se magnava mai e semo dovui migrar en Belgio e Nolanda!!! (signore, se si ricorda, noi si moriva di fame, si lavorava 14 ore al giorno – imprecazione – non si mangiava mai e siamo emigrati in Belgio e in Olanda!!!).
    Tutti, in uno spettro d’immagine veloce, si rivedono in quella fatica e in quelle privazioni.
    Con un brivido viene scacciato via l’insano passato: in sala c’è luce inondante, riscaldamento, auto sicure che ci riporteranno a casa e cibo in abbondanza sopra la tavola. Il cadavere non c’è più.

    365 bottiglie di plastica sulla coscienza in meno, ogni anno. E un trasporto in camion (dalla Val d’Aosta? Dall’Umbria? Dal Lazio?), con i veleni di scarico e le polveri sottili in meno, ogni anno. Una persona – da sola – può incidere su questo risultato.
    L’acqua dei nostri rubinetti è la stessa imbottigliata per le note marche (noi ne abbiamo una molto pubblicizzata proveniente dallo stesso approvvigionamento dell’acquedotto). Tirate l’acqua del rubinetto in apposita brocca e lasciate evaporare il cloro.

    Quell’uomo, Gianfranco Marcon, non ha fatto altro che raccontare la verità. L’esigenza di un cambiamento in grado di garantire la qualità della vita che ci spetta. Perché non ne possiamo più dell’emergenza idrica, dei fiumi inquinati e dell’aria irrespirabile.
    Ci ha raccontato dell’ambiente, dono prezioso da non perdere: non dobbiamo impadronircene sovrastandolo, ma convivendo in armonia con la natura, animali e piante. Qualcosa possiamo fare anche noi, non è una battaglia persa, non è una battaglia da delegare ad altri: è la nostra lotta.

    Non si possono cancellare gli errori al computer, ma almeno salvare quel che resta.

    Francesca Cenerelli

    p.s. per il Sig. Mario Ardenti: va meglio così?



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