Prometeo

14 marzo 2007
Pubblicato da

n Di Andrea Inglese

Sto quasi dormendo, ma il vecchio riesce a sorprendermi sempre. Appena prima del sonno, sbuca fuori con la sua faccia giallastra, i capelli bianchi e stopposi, le occhiaie da grande onanista. Non so come faccia, chi possa avergli dato le chiavi di casa mia, non so davvero come, eppure puntuale, quando credo ormai di dormire, lui si presenta, si siede in fondo al letto, e quasi mi storce un piede, poggiandovi sopra noncurante il suo culo appiattito. Vecchia faina, volpe, donnola, felino avvelenato da chissà che lussuria, o risentimento, o smania di parassitare le menti.

Ogni volta ci prova anche con me, la carogna, sapendo che essendo lui il pontefice, io non potrò colpirlo, prenderlo a schiaffi o sputargli in testa, come invece meriterebbe. Comincia col sorriso giallastro, che lui crede mieloso, ma è solo un ghigno silenzioso e autoindulgente per le sue incontinenze passate. “Credi mio caro”… comincia. “Ruffiano, fatti una sega e vai via”, ribatto subito, affinché lui sappia che non avrà vita facile. “Tu sei amareggiato, ma pensa alla famiglia. Tutto quanto ti posso dire è: ‘famiglia’. F.A.M.I.G.L.I.A. Tu non cercare di capire cosa significhi, io stesso non ne ho la più pallida idea. Ma essa è sacra, compatta, opaca come un minerale. È una straordinaria istituzione, dove un uomo e una donna trovano dio, anzi dio è l’unione delle loro carni, perché è con la carne che essi…” “Smettila rimbambito, c’è un solo pezzo di carne che a te interessa, e io so bene qual è”. “Io sono venuto per te, è vero.” “No, tu sei venuto per questo, e basta.” E getto via con un gesto secco le coperte. Lui non mi guarda, cioè non guarda lì, ma continua a scivolare con gli occhi tra la parete e la mia fronte, come se si rivolgesse ad un mio alter ego più docile, ma leggermente spostato rispetto al mio corpo, quasi fluttuante sopra la mia testa. “FAMIGLIA” dice, aprendo la bocca come un invasato. Ma le sillabe le lascia scivolare fuori lente e dense. “FA-MI-GLI-A”. Inizia a ribollirgli la saliva agli angoli delle labbra.

“L’unica carne, su cui si edifica l’arca di dio”, continua a blaterare, roteando il capo. “L’unico pezzo di carne…è questo!” e mi indico il sesso, protetto dal pigiama. Sento che sta perdendo il controllo, comincia sbirciarlo, e agita le mani come accompagnando un discorso che non c’è. Si limita a ripetere “Famiglia, figlio mio, famiglia. Carne unica, famiglia.” “Pezzo di carne”, gli ribatto. “Gran pezzo di carne, l’unico di cui ti frega!”. Lui tira fuori da una tasca un grosso doblone luccicante. Lo benedice, gli poggia sopra le labbra, e me lo porge, spostandosi un poco verso di me. Lo colpisco al torace con il piede. Quasi precipita all’indietro. “Dammelo veloce o ti rovino!” Lui si raddrizza, afferrando il fondo del letto con le due mani, il doblone tra i denti, la saliva che cola in abbondanza. Me lo pone tra le gambe come un cagnolino fedele. E si ritira. Io prendo il doblone e lo infilo sotto il cuscino. Ora posso accontentarlo.

Allargo il bordo dei pantaloni ed estraggo dall’inguine un fegato di bue. “Eccoti il pezzo di carne!” Glielo butto a terra. Lui si mette in ginocchio, e masturbandosi comincia ad azzannarlo. Una mano si agita sotto la tonaca, l’altra è tesa di lato, e oscilla violentemente come un’ala, il mento puntato a terra, con la bocca che insegue i contorni del fegato. “Vai terribile corvo, mangia il fegato di prometeo, punisci il traditore degli dèi.” A queste parole lui viene, sbattendo la faccia sul fegato, quasi spappolandolo al suolo, e ferendosi naso e labbra, che iniziano a sanguinare. Al pontefice piace troppo questo teatrino pagano. Io invece mi annoio a morte. In un armadio tengo una scatola con tutti i dobloni che mi lascia. Ma non so proprio cosa farci. Ho tentato una volta di comprare un cd, porgendone uno alla cassiera. Quella mi ha guardato così terrorizzata, che ho dovuto tirar fuori a razzo una banconota da venti euro, per impedire che chiamasse aiuto.

(Foto dell’autore)

129 Responses to Prometeo

  1. valter binaghi il 14 marzo 2007 alle 12:24

    Pesantemente ideologico. Brutto.

  2. gianni biondillo il 14 marzo 2007 alle 13:05

    Pesantemente ideologico. Bello.

  3. sitting targets il 14 marzo 2007 alle 13:14

    pesantemente opposti. voi.

  4. andrea inglese il 14 marzo 2007 alle 13:44

    E’ possibile che un autore concepisca quanto scrive secondo una gerarchia: alcune cose sono più ambiziose di altre, alcune più serie, altre più leggere; ci sono pezzi facili e pezzi difficili, ecc. A dei racconti come questo, darei io stesso una collocazione “minore”. Pensavo proprio stamattina che esso potrebbe far parte di una raccolta, il cui sottotitolo suonerebbe “Racconti ideologici”. O magari “Raccontini ideologici”. E il sottotitolo vorrebbe indicare, appunto, una minorità, ma anche un’operazione ben determinata, non casuale.

    In tutto questo io credo che una raccolta di “Raccontini ideologici” possa essere riuscita, o riuscita in parte, o del tutto fallita. Ma non penso che la categoria del “racconto ideologico” sia di per sé fallimentare (ossia, non credo ne debbano uscire dei testi per forza brutti.) Quindi magari questo racconto risulterà brutto al lettore, ma non per forza per la sua fibra hard(entemente) ideologica.

  5. liviobo il 14 marzo 2007 alle 15:00

    brutto non lo è di sicuro. direi bello, pesantemente o magari violentemente. un po’ sadiano. fascinosamente discontinuo, come peraltro i sogni

  6. marco rovelli il 14 marzo 2007 alle 15:08

    qui, chiamando al riso più puro, distillano umori ematico-salivari dell’onorata famiglia Breton-Peret – dunque (ideologia!) bellissimo.

  7. Nunzio Festa il 14 marzo 2007 alle 15:37

    complimenti

    Lo trovo bello e furioso, come una belva adirata

    b!

    Nunzio Festa

  8. valter binaghi il 14 marzo 2007 alle 15:41

    @Andrea
    Ah, ma se ce n’è una serie allora cambia tutto.
    Posso fare proposte? Me ne piacerebbe uno sul guru dei digiuni, uno sulla Binetti col cilicio e uno su Suor Vladimiro.

  9. la funmabola il 14 marzo 2007 alle 15:49

    a me mi garba la famiglia, mi garba assai.

    ma, cosa significa pesantemente ideologico?
    pane al pane vino al vino.
    come si risponde alla barbarie ideologica? come si percepisce la barbarie ideologica?
    raccontare è o non è mettere in scena la tua di “idea” del mondo?
    cos’è un racconto ideologico?
    un racconto non ideologico è un racconto?
    boh
    baci tanti
    la funambola

  10. carla bariffi il 14 marzo 2007 alle 15:57

    il mio misero parere….
    la lettura non mi ha entusiasmata, devo ammetterlo,
    ma il finale è forte….

    il finale è molto importante.

  11. sitting targets il 14 marzo 2007 alle 16:02

    carla bariffi, non eccella in modestia. come sta mordicchio? il mio setter otto è sempre lì che scalpita, sa?

  12. Barbara il 14 marzo 2007 alle 17:49

    Pesante, e fuori misura.
    Secondo il mio sentire, ovviamente, che non è vangelo…oppsss….

  13. alessandrag. il 14 marzo 2007 alle 18:35

    a me è piaciuto. Lo trovo bilanciato tra il reale e il surreale.

  14. lulu il 14 marzo 2007 alle 19:46

    lo vedo come un racconto sull’osceno: che cosa è più osceno, la fellatio omosessuale incombente fin quasi alla fine o la pantomima grottesca e rituale in cui si chiude la vicenda? scatole cinesi della perversione

  15. Alessandro Morgillo il 14 marzo 2007 alle 19:50

    Dopo Him di Cattelan, Benedetto XVI è l’opera più importante che abbia sinora visto. Dal vivo, l’otto dicembre, in piazza di Spagna, a Roma, Ratzinger era un capolavoro ipperealista.

    Forse non è fotogenico. Bello. Bellissimo.

  16. Alessandro Morgillo il 14 marzo 2007 alle 20:02

    ERRATA CORRIGE

    Ratzinger è un capolavoro… “iperrealista”. Chi se lo gode lo sa.

  17. antonio sparzani il 14 marzo 2007 alle 22:56

    avrei molti dubbi sul significato di “ideologico” in questo caso. Sarà che non mi piace il fegato e tutti i liquami anche. Non so.

  18. The O.C. il 15 marzo 2007 alle 13:07

    Nipotini di Artaud. Ma com’è, scriviamo e ci facciamo anche la critica addosso? (“A dei racconti come questo, darei io stesso una collocazione “minore”). Meglio i reportage di Benini, almeno c’è più allegria. Qui il pathos si confonde con l’arrapatos.

  19. k. il 15 marzo 2007 alle 15:30

    molto kafkiano… non è che hai copiato da Kafkia?

  20. andrea inglese il 15 marzo 2007 alle 17:01

    nipotino di Kafkiaartaud? o Artaudkafkia? in ogni caso, un paio di zii che vorrei in famiglia…

    chi è benini?

  21. Mario Ardenti il 15 marzo 2007 alle 19:07

    mi perdonerà il signor inglese se gli significo che non mi è piaciuto.
    non riesce ad emozionarmi, scorre senza ferire di nessuna lama.
    almeno a me.

    un saluto

    mario

  22. Ultimora il 15 marzo 2007 alle 20:48

    Genova h. 20:06
    Stuprava nei dormiveglia: settantenne inseguito da madri e arrestato a Genova.

  23. sitting targets il 16 marzo 2007 alle 00:06

    chissenefrega.

  24. tashtego il 16 marzo 2007 alle 05:24

    Forse il racconto non è bello.
    Magari non piace (a me non piace), ma “ideologico” perché?
    Lo stesso inglès lo definisce tale: perché?
    Se è il resoconto di un incubo oppositivo all’attuale pressione catto-integralista – questa sì certamente ideologica, perché si propone come lettura totalizzante e univoca del mondo – è solo la cronaca della ripulsa dell’ideologia in nome dell’umano, della sua complessità e irriducibilità a formulette imbecilli.
    La definizione di “ideologico” funzionerebbe solo in una direzione?
    E perché mai?
    Personalmente sono un relativista assoluto: sono più “ideologico” di un Ratzinger?
    Oppure è proprio Ratzinger che punta all’ingabbiamento ideologico delle coscienze, mentre la posizione relativista riconosce loro diversità e legittimità e molteplicità di pulsioni e quindi di diritti?
    Questa tirata naturalmente è rivolta a quelli che, come Binaghi, pensano che “ideologico” sia negativo, pensano che esista qualcosa di mentale al di fuori dell’ideologia, credono che questa sia un’epoca di “fine delle ideologie” invece che della vittoria di una ideologia su tutte le altre.
    Binaghi ci ha abituato al suo uso vuoto e molto disinvolto di termini come “essere”, “assoluto”, eccetera.
    Gli consiglierei di maneggiarli con cura, perché possono scoppiargli in faccia.

  25. biscardi il 16 marzo 2007 alle 08:29

    @tashtego
    Verrò da te a prendere lezioni di cucito, lo dico senza ironia: come scrittore ti trovo raffinato, come filosofo invece un vero pacco, perchè t’infastidisce la filosofia in quanto tale ma ti fai interprete di un dogmatismo che rientra dalla finestra appena credi di averlo scacciato dalla porta.
    “Pensano che esista qualcosa di mentale al di fuori dell’ideologia”
    La metafisica del Diamat senza il Diamat.
    Io con le ideologie ci sguazzo, anzi, ultimamente ci ho sguazzato per più di quattrocento pagine, ma provo a non confondere tali caricature di pensiero con chi le professa. Gli interventi di Andrea qui li seguo tutti e con molto interesse, trovo che pensi con rigore e coraggio, semplicemente questo racconto non lo trovo riuscito. Il racconto è ideologico perchè costruisce una maschera orrenda e gli mette in bocca una teologia caricaturale senza ironia alcuna. Però non mi sento (come altri) l’arbiter elegantiae di NI.

  26. valter binaghi il 16 marzo 2007 alle 08:31

    Si lo confesso, sono stato biscardi in una vita precedente

  27. valter binaghi il 16 marzo 2007 alle 09:20

    @ tashtego
    Ancora una cosa: se c’è un’ideologia che ha vinto su tutte le altre non è certo quella di Ratzinger, ma quella del relativismo assoluto: non c’è differenza tra ricerca della verità e opinione, e quindi niente essere, natura o simili, ma solo un caleidoscopico apparire. E’ la tua, tash.
    Sei un uomo di potere.

  28. The O.C. il 16 marzo 2007 alle 09:36

    “Un incubo oppositivo all’attuale pressione catto-integralista”. Traducendo dall’ideologhese (almeno provarci), l’affermazione sembra andare un tantinesco oltre il binomio eros/agape caro a Papa Benedetto.

    Nonostante c’è chi si sfrega le mani a sentir nominare gli antipapi come Artaud, non mi sembra che la politica sessuale della chiesa cattolica di oggi sia così terrorizzante. Lasciando stare per un attimo omo lesbo e trans, l’idea del binomio eros/agape è più o meno riducibile a un pomiciate con amor. Più veltroniano di così! A Roma ci riempiono i ponti di lucchetti!

    Benini è quella che oggi scrive: “”L’insinuazione, avvolta in sgangherate maldicenze telefoniche, che il portavoce del governo possa farsi gli affari propri in privato e divertirsi come crede la notte è parsa gigantesca, terrificante: tutti negano, corrugano la fronte, giurano che Silvio Sircana è una bravissima persona, ‘moralmente ineccepibile’, vittima di un vergognoso complotto politico, e il presidente del consiglio, Romano Prodi, ha detto che si schiera al suo fianco perché gli crede, cioè crede alla normalità sessuale e notturna del suo collaboratore, è certo che mai e poi mai farebbe certe cose la notte con gente tipo Vladimir Luxuria (che saggiamente dovrebbe offendersi e uscire dalla sua gabbietta d’oro)”.

    Ma una cosa è la trans da Salaria e un’altra quella in carriera. Questo anche la Benini dovrebbe saperlo.

  29. andrea inglese il 16 marzo 2007 alle 09:43

    a tash
    penso che il punto polemico relativo al racconto sia questo: non l’ideologia è generalmente cattiva (che sarebbe discorso troppo generico e assurdo), ma qualsiasi contaminazione esplicita tra letteratura e ideologia non puo’ che essere nociva per la letteratura; per me è questo il principio da combattere; poi un racconto una poesia un romanzo puo’ essere brutto o bello, indipendentemente dal fatto di giocare anche sul terreno esplicito delle ideologie

  30. tashtego il 16 marzo 2007 alle 10:35

    Va bene Inglès.
    Sarei d’accordo con te se qualcuno – Binaghi a parte, che lui è un filosofo idealista e pensa che esista la verità, la natura, l’assoluto, l’anima, eccetera ed è difficile inter-loquire con lui, per me uomo di potere relativista – mi indicasse una qualsivoglia forma di pensiero che possa situarsi FUORI da qualsiasi ideologia, che ne sia esente, nella sua purezza primigenia di idea assoluta, staccate da qualsiasi concetto circonvicino.
    Il mio giudizio su quello che hai scritto, se è negativo è perché a mio parere non funziona, non perché sarebbe “ideologico”.
    Per due motivi.
    Primo perché, ripeto, nulla esiste fuori di un’ideologia o di un frammento di essa.
    Secondo perché esiste un sacco di letteratura ideologica, scopertamente ideologica, e tuttavia ben riuscita come letteratura.
    Il problema casomai risiede nel modo in cui chi scrive lascia che l’ideologia agisca sulla scrittura, eccetera.
    Questo lo affermo pensando di condividere con voi la seguente definizione di ideologia: un sistema di idee che punta (sottolineo “punta”) ad una lettura esaustiva del mondo.
    Forse è il progetto di esaustività che fa di un sistema di idee un’ideologia, piuttosto che la sua efficacia effettiva.
    Eccetera.
    Per finire, propongo che chi è ratzingerian-ruiniano, come mi pare sia Binaghi, la smetta di simulare, faccia finalmente outing e difenda apertamente le sue ragioni, eccetera.

    (oggi ho gli idraulici in casa (dio, mi stanno distruggendo, a pagamento, mezzo bagno), non vi libererete facilmente di me)

  31. valter binaghi il 16 marzo 2007 alle 11:14

    @tashtego
    “una qualsivoglia forma di pensiero che possa situarsi FUORI da qualsiasi ideologia, che ne sia esente, nella sua purezza primigenia di idea assoluta, staccate da qualsiasi concetto circonvicino.”
    Sono daccordo con te: non esiste. Nel senso che tutto quello che nasce a questo mondo, compreso il pensiero, nasce dalla carne, e quindi è situato, condizionato.
    Ma non significa che non possa provare a trascendere il particolare e aspirare all’universalità. Questo succede sempre, e credo proprio che succeda anche a te: quando provi a fare chiarezza, a cercare l’oggettività. E’ un movimento di autotrascendenza che rivela il carattere spirituale del soggetto. Però, mentre lo fai, lo neghi: semplicemente perchè la tua filosofia di riferimento (il relativismo assoluto, dici) è inadeguata. Infatti altro è conoscere, altro è conoscere la conoscenza. Qui ti servirebbe una filosofia degna di questo nome, quella che un uomo intelligente come te si meriterebbe.

    “La seguente definizione di ideologia: un sistema di idee che punta (sottolineo “punta”) ad una lettura esaustiva del mondo.”
    E’ inaccettabile come definizione di ideologia: questa è piuttosto una definizione un po’ sempliciotta di metafisica. L’ideologia, come hanno insegnato Marx e a suo modo anche Nietzsche, è un pensiero che si pretende necessario e universale mentre in realtà ddifende interessi ben precisi e si configura quindi come un atto di potere, di dominio, anzichè una ricerca disinteressata della verità.

    “Chi è ratzingerian-ruiniano, come mi pare sia Binaghi, la smetta di simulare”
    Certo, non sei obbligato a prendere sul serio il tuo prossimo, ma qualchevolta potresti provarci. Credi davvero che io sia un agente del vaticano in incognito? E se fossi uno che non è più disposto ad arruolarsi sotto nessuna bandiera, proprio come te, ma rifiuta le semplificazioni?
    Se quelli che parlano di Ratzinger lo leggessero, ogni tanto, ne parlerebbero diversamente. Ma fa più comodo confrontarsi con un fumetto come quello del racconto di Andrea che con 2000 anni di teologia.

  32. baldrus il 16 marzo 2007 alle 11:46

    Letto in stato crescente di strabiliamento.
    Mi ha ricordato certe pagine splatter di American Psyco.

  33. andrea inglese il 16 marzo 2007 alle 11:52

    BASTA: giuro che postero’ un pezzo con le tre o quattro definizioni plausibili di ideologia e le abbinero’ a dei numeri, in modo che ogni volta non si riparta da zero e ognuno possa scrivere, “poiché l’ideologia (3)…” “siccome l’ideologia (4)” rinviando al dizionario delle definizioni…

  34. sorella di pampulo il 16 marzo 2007 alle 12:17

    Dai Andrea, non te la prendere: guarda quanto ci hai fatto discutere.
    Non è il massimo della libidine per un post?

  35. valter binaghi il 16 marzo 2007 alle 12:18

    Azz…io i nick, non li devo proprio usare, poi mi ci perdo.

  36. tashtego il 16 marzo 2007 alle 12:46

    @binaghi
    “Se quelli che parlano di Ratzinger lo leggessero, ogni tanto, ne parlerebbero diversamente. Ma fa più comodo confrontarsi con un fumetto come quello del racconto di Andrea che con 2000 anni di teologia.”
    evidentemente la mia sensazione era esatta: sei ratzingeriano.
    allora però invece di dire che il racconto è brutto perchè ideologico (se no sarebbe bello?), esprimiti più liberamente e dì che non ti piace perché diffama un tuo idolo intellettual-morale.
    il problema dei cattolici italiani è che si vergognano di esserlo, mandando avanti papa e cardinali a fare da spaccaossa.
    (la tua definizione di ideologia è tendenziosa e inesatta)

    @andrea
    si sta solo discutendo di questioni nemmeno troppo marginali: se tu però hai ben chiaro il rapporto arte-ideologia (cruciale nel XX secolo) allora scusaci per la: noiachettiprocuriamo.

  37. tashtego il 16 marzo 2007 alle 12:49

    @binaghi
    è la prima volta che ho un contatto con un ratzingeriano, anche se non dichiarato: sono eccitato.
    comunque possiamo chiuderla qui: inutile inter-loquire, dai.

  38. valter binaghi il 16 marzo 2007 alle 12:54

    @tashtego
    adesso ho capito. a te non va di discutere, vuoi solo pungere.

  39. andrea inglese il 16 marzo 2007 alle 13:06

    io sul rapporto letteratura/ideologia caro tash ci ho solo scritto un saggio di 423 pagine (trattasi di mia tesi di dottorato, pubblicata con il titolo “L’eroe segreto. Il personaggio nella modernità dalla confessione al solipsismo”) e continuo a scriverci anche su NI, in forma più “agile”, vedi “L’impronunciabile parola ‘avanguardia’”. Quindi è un mio tema prediletto, che come te non considero per nulla marginale, ma la mia osservazione, che era una battuta, stava anche a dire: fissiamo qualche punto fermo, altrimenti la ruota argomentativa gira a vuoto…

  40. mario il 16 marzo 2007 alle 13:25

    qualche anima buona mi scriva, vi prego, comincio a sentirmi idiota e dire che vengo qui per leggere, comprendere e allargare il mio povero orizzonte. corporagno@yahoo.it è l’ndirizzo. aiutate un provincialotto.

  41. tashtego il 16 marzo 2007 alle 13:49

    @inglès
    lo supponevo, come diceva l’ispettore cip.
    la mia tesi di laurea si intitolava “Ristrutturazione dell’ansa del Flaminio a Roma”, era interamente composta di disegni e fu pubblicata su uno dei primi numeri della rivista Controspazio: mi sono formato ad altri (ingrati) saperi da quelli afferenti la scrittura, e tutto sommato non me ne dispiasce.
    ammetto di non aver mai riflettuto organicamente sul tema arte-ideologia, né di essermi mai fatto qualche lettura corposa in proposito.
    dunque hai ragione ad infastidirti.
    quello che non sopporto è questo coro sulla morte delle ideologie e sullo schifo delle ideologie, quando sappiamo bene che non sono morte affatto, che ne sono rimaste almeno un paio, vincenti, che attualmente trovano conveniente fare fronte comune.
    che poi l’accusa di ideologismo ti arrivi da un seguace di quel cretino (cretino perché sta portando allo scontro due mondi che nel secolo scorso hanno convissuto, sia pure con qualche difficoltà) di papa ratzinger è veramente il colmo.
    e si lamenta pure che c’è mancanza di dialogo, il binaghi, cultore dell’universale et del trascendente.

  42. andrea inglese il 16 marzo 2007 alle 15:12

    caro tash, su questa questione trovi un alleato e anche uno che ci lavora sopra (il mio intervento nelle Letture Indiane, con gli altri indiani a Torino, s’intitolava “Postumi. Lo scrittore dopo la sbronza della fine della storia”, che prima o poi mettero’ su NI.

    quanto al “cretino”, evita di darlo, poiché cosi facendo non fai che aprire le danze all’attribuzione di cretineria generalizzata di tutti a tutti

  43. valter binaghi il 16 marzo 2007 alle 15:16

    @tashtego
    Avrei avuto da obiettare anche se la caricatura la facevano a Carlo Marx.
    Sono un seguace di Gesù cristo, se mi vuole, non certo di Tatzinger, e comunque non sono così terrorizzato dall’idea di non essere originale da temere di avere dei maestri, come gli ominicchi di varia latitudine.
    Quando voglio duellare mi sforzo prima di tutto di capire l’interlocutore, perchè a duellare con una caricatura non c’è sugo.
    Invece tu dietro la scrittura niente: ti cercho bersagli facili facili, chierichetti, suffragette e simili. Sei tu il cretino, perchè le battaglie le vuoi già vinte prima di combatterle. E con questo ho chiuso e vaffanculo.

  44. sitting targets il 16 marzo 2007 alle 15:21

    binaghi lascia stare i bersagli facili. quella è roba mia.
    tash, vaffanculo vivissimi.

  45. The O.C. il 16 marzo 2007 alle 16:25

    Padre, perdona loro per le tesi che scrivono.

  46. tashtego il 16 marzo 2007 alle 16:32

    si potrà dare del cretino a ratzinger?
    oppure è sacro?
    dato che è un uomo, si può formulare l’ipotesi che sia anche un imbecille, come agli uomini capita talvolta di essere?
    io ritengo che ratzinger sia innanzi tutto un imbecille, per via delle cose che ha detto più volte, così poverelle e inopportune, così da professorello di scuola decentrata della baviera che non riesce a capire un cazzo del mondo per troppa supponenza e allora si impunta e vieta, come se gli toccasse solo un ruolo autoritario, perché altro non capisce.
    ma andiamo, che avete tutti?
    da quale mondo venite?
    chi siete?
    che avete al posto degli occhi?

  47. andrea inglese il 16 marzo 2007 alle 16:52

    va bè, è finita a taralluci e vaffanculo, come al solito…

    (quanto a tash, credevo che il cretino fosse indirizzato al nostro commentatore valter, e non / in maniera più ortodossa / al condottiero pontificio)

  48. The O.C. il 16 marzo 2007 alle 17:38

    Caro Tash, leggiti cosa ha detto ieri il presidente iraniano rivolto all’ONU e capirai da dove viene il vero pericolo d’imbecillità, integralista e religiosa.

    Uno che ha aperto gli occhi.

  49. Alessandro Morgillo il 16 marzo 2007 alle 17:58

    Parlare di Ratzinger è un problema così squisitamente marginale! Si rischia l’autismo… Già solo in Francia lo vedono così poche volte in tivù! Discorso diverso invece per Karol Wojtyla. Dopo Andy Warhol, il più grande artista slavo del XX secolo. In fondo Josephine era solo la sua più fedele collaboratrice… E non il contrario.

  50. valter binaghi il 16 marzo 2007 alle 19:04

    @tash
    scusa per gli insulti. Non era lì che volevo arrivare

  51. la fuanambola il 16 marzo 2007 alle 20:07

    signor tash,
    lei mi fa felice tanto che l’abbraccerei.
    sottoscrivo anche gli svarioni, se ce ne fossero, nei suoi interventi qui sopra.
    pane al pane e vino al vino.
    le sottigliezze teologiche : puah!
    peggio della “letteratura”
    io poi, i papi, li processerei tutti ,per ovvi motivi, per ovvi motivi.
    rispettoso bacio
    la funambola

  52. tashtego il 16 marzo 2007 alle 20:13

    @The O.C.
    se ahmadinejad dice delle cose orrende e profondamente imbecilli, significa che allora in azione, in materia di spiritualismo farlocco e prescrittivo, ce ne sono almeno due.
    magari fossero solo due.

  53. la fuanambola il 16 marzo 2007 alle 20:50

    Con il tuo sguardo da allevatore e la tua bocca di frasi usate
    I tuoi amici di un altro mondo e le tue colpe dimenticate
    Con i tuoi giochi di colombe bianche e i tuoi vestiti di incenso e d’oro
    Con il tuo trono su tanti morti e la ricchezza senza lavoro
    Un palco, luci, gente che ti ammira
    Uomini in ginocchio, una lunga fila
    I tuoi scagnozzi anche nelle scuole a costruire un gregge vendendo le parole
    Una speranza in fondo ti sostiene, di costruire un mondo dove il pastore è un bene
    Dove comandi tu su tanta gente
    Dove ci sia la fede come nel medio oriente
    Col tuo passato di inquisizione e il tuo presente da denunciare
    Col tuo futuro di medioevo e i tuoi pensieri nel capitale
    Col tuo sorriso di porcellana e i tuoi ritorni che chiami nuovi
    Le tue indulgenze vendute all’asta e le crociate che non ritrovi
    Tu che sconfiggi spiriti cattivi, che oscuri il sole e i più famosi divi
    I tuoi seguaci devono pregare perché voi siete pochi ma nati per pensare
    Pensare a tutto il peso della vita e quando il giorno al farà finita
    Tu siederai nel cielo tra le stelle
    E a chi ha creduto tanto darai le caramelle
    Con i tuoi sogni senza materia e i tuoi fratelli sotto alle scarpe
    Con i tuoi figli bruciati al rogo ed i tuoi giorni vissuti a parte
    Con i tuoi versi di sette jene e i tuoi principi di colabrodo
    E i tuoi diritti senza ragione e la facciata tenuta a modo
    Il sacramento, poi la Sacra Rota
    La verginità, l’astinenza devota
    Le donazioni fatte dai penitenti e i più pietosi veli calati sui conventi
    La tua censura, la religione di Stato
    Dal codice Rocco verso il Concordato
    La frigidità, le torture più vere
    E le benedizioni sulle camicie nere.
    ahhhhhhhhhh come godo!
    la fu

  54. Ava. N. Guardia il 16 marzo 2007 alle 21:20

    e noi qui, a leggere, a dar credito: stretti e costretti tra l’incudine di fumose palingenesi lisergiche e il martello di sterili polluzioni staliniste.

    chi fermerà la musica? l’aria diventa irrespirabile.

    ora ci si mette anche l’inglese. con un racconto che chiamano ideologico e invece è solo brutto, brutto assai. di quelli scritti solo per stupire. o forse per sta pira. o per la pira. o per la pera.

    ora ci si mette anche la fu. che scambia il frilloccone per anarchico. hanno proprio ragione i neoredenti: qui, gratta gratta, non c’è più religione. o revisione. o previsione. o predizione.

    vi prego, fate uno sforzo, tornate tutti al b.r.a.
    io sono lì, vi aspetto. ci sono tanti cumuli di ‘roba’ da spalare.

  55. marco rovelli il 16 marzo 2007 alle 21:25

    Faccio rilevare la posizione di Martini (qui: http://www.repubblica.it/2007/03/sezioni/politica/coppie-di-fatto-5/martini-serve-dialogo/martini-serve-dialogo.html). Considerando il codice curiale, direi che si tratta di un attacco frontale al familismo autoritario di ratzinger. Per fortuna qualcuno osa parlare in questa chiesa rinserrata su se stessa, che non esito a definire totalitaria. Se qualche cattolico non avesse osato dissentire dal papa, oggi Roma sarebbe ancora stato della chiesa.

  56. la fuanambola il 16 marzo 2007 alle 22:12

    a mà, se c’è da spalare dove sorge il sol dell’avvenir io ci sto , sempre nel tardo pomeriggio però che io ho consapevolezza dei mie limiti.
    le polluzioni staliniste, blah
    fricollone me lo segno :))))
    il cardinal martini parla con buon senso.
    il buon senso è rivoluzionario? un’insubordinazione? un osare?
    smettere il paramento forse sarebbe un segnale che tutti capirebbero.
    i fiori all’occhiello abbelliscono ma non fanno un abito.
    baci
    la fu

  57. kristian il 16 marzo 2007 alle 22:38

    Ingelse confessa: i dobloni son di cioccolato.

  58. valter binaghi il 16 marzo 2007 alle 23:53

    Una discussione è sterile quando porta la gente semplicemente a posizionarsi.
    Di qua o di là, e non confondetemi con quello.
    Adesso abbiamo scoperto che Martini à un po’ più a sinistra di Mastella.
    Bene. Ma chi è al di là della linea maginot non ha ragioni o tradizioni, deve essere una caricatura, se no come faccio a posizionarmi con gesto plastico e reciso? Chi non accetta di equiparare la famiglia naturale alle unioni di fatto è sicuramente omofobo e razzista, se è un celibe consacrato sicuramente pedofilo o pipparolo. Per gli altri voi siete sodomiti e sfasciatutto.
    Ma non vi siete stancati?
    Ideologia è una rappresentazione di comodo.
    Per gente pigra.

  59. Alessandro Morgillo il 17 marzo 2007 alle 00:11

    La natura è un artificio culturale.

  60. la fuanambola il 17 marzo 2007 alle 00:12

    binaghi valter
    a rapporto!
    ma con chi ce l’ha?
    io sono molto pigra: embè
    c’era uno che aveva fatto un elogio dell’ozio ma io non l’ho letto, l’ho sperimentato dal vivo sulla mia modesta persona. e le dirò che è meglio del libro (dal riassunto che me ne ha fatto una mia amica nè)
    pensare al di fuori delle “ideologie” non è tanto difficile dai: basta fare due più due, basta guardarsi un po’ in giro e neanche tanto,basta “credere” di essere dei “re”, basta investirsi di consapevolezza, basta leggere meno e pensare di più, ma per far questo bisogna diventare “pigri”.
    io la trovo molto ben disposto verso il prossimo e questo non può che rendermelo/la sim patico.
    un bacio pigro
    la funambola

  61. marco rovelli il 17 marzo 2007 alle 00:16

    @ Valter
    “Adesso abbiamo scoperto che Martini à un po’ più a sinistra di Mastella.” – Mi pare che con quest’asserzione sei a tu dimostrare di ragionare secondo coodinate ideologiche. Il punto era mostrare come, sia eccezionale una voce (voce autorevole, comme on dit) che si leva solitaria nell’afonia della comunità ecclesiale, nel suo suo appiattimento sulla voce sola del Capo (e converrai che non sempre, e non necessariamente, la chiesa ha avuto questi momenti totalitari – so bene che a te non piacerà questo termine, tant pis). Il deserto fatto nella chiesa da Wojtyla (la reductio ad silentium di Boff, Kung, le comunità di base, etc) è portato a compimento da ratzinger. E nessuno osa parlare un’altra lingua – una delle tante lingue dello Spirito, se ti piace.
    Il fatto che ti rimandi a Mastella invece che allo Spirito, mi pare significativo.

    Un’altra cosa: parli di “sodomiti”. La classica accusa ecclesiale. Dall’episodio di Sodoma. Che però, come è noto, aveva a che fare con la mancanza di ospitalità, piuttosto che con l’omosessualità (veri sodomiti, insomma, sono Bossi e Fini). Adesso non si usa più, chiamarli sodomiti. Ma l’inversione è la medesima.

    – come sempre, nulla di personale.

  62. Ava N. Guardia il 17 marzo 2007 alle 00:52

    Il mio nemico è ieri

    Il mio nemico è ieri,
    un giorno troppo grande
    perché si possa vedere
    due volte nella vita

    Il mio nemico è ieri,
    quando tu non sapevi
    che poi mi avresti avuta
    e ti sembrava un sogno.

    Adesso questo amore
    nemmeno lo assapori,
    ti sembra naturale
    pretenderlo da me.
    Adesso le mie labbra
    se vuoi le puoi baciare,
    ma ti ricordi ieri
    cos’ero io per te
    cos’ero io per te.

    Il mio nemico è ieri,
    quando tu mi spiavi
    in cima a un batticuore
    e me lo nascondevi.

    Amore, no, mio amore,
    devi dimenticare
    quel che son stata ieri,
    è stato troppo grande
    non lo sarò mai più.

  63. Ava N. Guardia il 17 marzo 2007 alle 00:58

    Il mio nemico

    Finchè sei in tempo tira
    e non sbagliare mira
    probabilmente il bersaglio che vedi
    è solo l’abbaglio di chi da dietro spera
    che tu ci provi ancora
    perchè poi gira e rigira gli serve solo una scusa
    la fregatura è che c’è sempre un altro che paga
    e c’è qualcuno che indaga per estirpare la piaga
    però chissà come mai qualsiasi cosa accada
    nel palazzo lontano nessuno fa una piega
    serve una testa che cada e poi chissenefrega
    la prima testa di cazzo trovata per strada
    serve una testa che cada e poi chissenefrega
    la prima testa di cazzo trovata per strada
    se vuoi tirare tira
    ma non sbagliare mira
    probabilmente il bersaglio che vedi
    è solo l’abbaglio di chi da dietro giura
    che ha la coscienza pura
    ma sotto quella vernice ci sono squallide mura
    la dittatura c’è ma non si sa dove sta
    non si vede da qua, non si vede da qua
    la dittatura c’è ma non si sa dove sta
    non si vede da qua, non si vede da qua

    il mio nemico non ha divisa
    ama le armi ma non le usa
    nella fondina tiene le carte visa
    e quando uccide non chiede scusa
    e quando uccide non chiede scusa

    e se non hai morale
    e se non hai passione
    se nessun dubbio ti assale
    perchè la sola ragione che ti interessa avere
    è una ragione sociale
    ma soprattutto se hai qualche dannata guerra da fare
    non farla nel mio nome
    non farla nel mio nome
    che non hai mai domandato la mia autorizzazione
    se ti difenderai non farlo nel mio nome
    che non hai mai domandato la mia opinione
    finchè sei in tempo tira
    e non sbagliare mira
    (sparagli piero sparagli ora)
    finchè sei in tempo tira
    e non sbagliare mira
    (sparagli piero sparagli ora)

    il mio nemico non ha divisa
    ama le armi ma non le usa
    nella fondina tiene le carte visa
    e quando uccide non chiede scusa
    e quando uccide non chiede scusa

    il mio nemico non ha nome
    non ha nemmeno religione
    e il potere non lo logora
    il potere non lo logora
    il mio nemico mi somiglia è come me
    lui ama la famiglia
    e per questo piglia più di ciò che da
    e non sbaglierà
    ma se sbaglia un altro pagherà
    e il potere non lo logora
    il potere non lo logora

  64. Ava N. Guardia il 17 marzo 2007 alle 01:00

    Un nemico sincero

    Quello che più mi manca tu sai cos’è… un vero nemico
    Intrigante abbastanza purchè non sia… testimone muto
    Che abbia giusto rigore, la dignità… di un soldato
    E che regga il confronto non fugga via… disorientato
    Ne ho già visti soggetti aggirarsi qui… parlarmi alle spalle
    Dilettanti se vuoi niente affatto eroi… nè testa nè palle
    Sarei proprio felice incontrarli sì… spazzatura del mondo
    Che i nemici se mai me li scelgo io… li salvo oppure li affondo
    Voglio un nemico sincero,
    Voglio il più infame che c’è!
    Scoprire che siamo entrambi…
    Difficili, drastici, inflessibili
    Tanto ormai gli amici non si fanno vivi più
    Cocaina un bel lavoro tu!
    Fanno finta di star bene,
    chiamano se gli conviene
    un pronto soccorso casa mia…
    Quattro pugni e una carezza bei tempi quelli là… per la sincerità!
    Sono io il più fidato nemico mio… il più intollerante
    E lo specchio oramai non lo temo più… anche quando è tagliente
    Se presenti un difetto con onestà… li fai arrosssire
    Certo che quando esponi la qualità… li farai morire
    Voglio un nemico sincero,
    Voglio il più infame che c’è!
    Vedi che sia prepotente…
    Tanto ormai gli amici non si fanno vivi più
    Incollati avanti alla tivvù!
    Solo voli a pagamento,
    Sprazzi di lucidità ogni tanto
    Che impietosa fine amici miei…
    Quanti treni abbiamo perso… solo Dio lo sa… quante opportunità…
    Un nemico sincero… Vero! Vero! Vero! Un nemico che stimo… Voglio! Voglio! Voglio!
    Meglio se resto sveglio… Meglio! Meglio! Meglio!

  65. Ava N. Guardia il 17 marzo 2007 alle 01:08

    Mio nemico

    Chi amo
    ed ama me
    mio nemico
    amara gioia .

    L’amor
    non ha più pietà :
    è nemico mio
    ma chi amo
    può ferirsi se
    se aprirà
    la ferita in noi.

    Dal petto
    l’anima
    può fuggirgli
    ed io
    la colgo;
    io la rapirò
    e
    sarà mia.

    La mia,
    la sua …

    Mio nemico
    sa
    d’amare me .

    Tu lo sai
    che ferita è.
    Col respiro a me
    te catturerò
    Col primo e l’ultimo.

    Mio nemico,
    sei tutto il bene mio .
    Col cuore e l’anima,
    anche tu lo sai
    che ferita è

    Tu sai …
    Io t’amo
    e tu
    ami me .
    Mio nemico
    e bene mio
    L’amor
    non ha più pietà.
    E’
    ferita in noi.

  66. tashtego il 17 marzo 2007 alle 09:49

    @morgillo
    “La natura è un artificio culturale”.
    ottima definizione, alessandro.

  67. Alessandro Morgillo il 17 marzo 2007 alle 10:30

    Grazie, tashtego.

    :-)

  68. The O.C. il 17 marzo 2007 alle 12:06

    Gentile Tash, gentili fautori del ‘totalitarismo’ ratzingeriano,

    nel vostro parificare e uniformare liberal, per cortesia, abbiate almeno un po’ di rispetto per Said Agha. Ieri hanno ammazzato lui e, dopo di lui, la moglie, incinta, per il dolore, ha perso il suo bambino.

    Grazie per l’attenzione.

  69. marco rovelli il 17 marzo 2007 alle 12:18

    Said Agha qui non c’entra davvero nulla.
    Un fautore (?) del totalitarismo ratzingeriano

  70. The O.C. il 17 marzo 2007 alle 12:20

    Ok, adesso i fautori decidono anche cosa c’entra e cosa no.
    Bene.

  71. marco rovelli il 17 marzo 2007 alle 12:31

    E perché, con quale legittimità devi essere te a decidere che c’entra?
    Sei come quelli che quando parlavi, che so, dei Piani di Aggiustmaento Strutturale e del colonialismo del Fmi, non sapendo che dire, ti spostavano il discorso sull’Unione Sovietica. Eh, sì, ma in Russia… In Russia, d’accordo, ne parleremo. Però adesso fammi finire il discorso, questo discorso.
    Said Agha mi sta a cuore, certo, come mi stanno a cuore Mehdi e un sacco di altre cose. Ma a tempo debito, con ordine per piacere.

  72. smokey the dope il 17 marzo 2007 alle 12:34

    Basterebbe che tu riflettessi sul concetto di ordine e vedi come la metafisica e la natura rientrano dalla finestra. Ma che te lo dico a fare?

  73. marco rovelli il 17 marzo 2007 alle 12:41

    ecco, sono arrivate pure le mentite spoglie binaghiane (a questo punto la cosa va sul personale, io non ho mai usato un nickname) ad afferrare l’appiglio offerto dalle mentite spoglie santoriane pur di non rispondere nel merito.

  74. italia dei valori il 17 marzo 2007 alle 12:49

    il servizio d’ordine della Nazione disorientata (altrimenti dette spie: ieri c’era un succoso intermezzo su kundera e la polizia segreta cecoslovacca).

  75. marco rovelli il 17 marzo 2007 alle 12:51

    non ti preoccupare, vi fate sempre riconoscere, senza bisogno di spie.

  76. marco rovelli il 17 marzo 2007 alle 12:52

    e per quanto mi riguarda, la discussione (?) è finita.

  77. valter binaghi il 17 marzo 2007 alle 14:23

    Caro Marco, la discussione non è mai iniziata. Infatti rileggendo i tuoi interventi noto solo una gran voglia di richiamare all’ordine e normalizzare, in nome di un libertarismo di maniera fuori tempo massimo.
    Di trent’anni buoni.
    Niente di personale.

  78. marco rovelli il 17 marzo 2007 alle 14:51

    Non cambiare le carte in tavola, smokey the dope (mi verrebbe da dirti che forse ne hai abusato – non tollero le scorrettezze, e tu ne hai fatta una). Il mio intervento era una riflessione su un evento appena accaduto, ed era esattamente un’apertura di dialogo. Tu invece non sei sceso nel merito di quanto ho detto, hai preferito occultarti. Legittimo, ma non scaricare addosso agli altri le tue responsabilità.
    Dopodiché, visto che mancano gli estremi per condurre una discussione, vorrà dire che ignorerò i tuoi interventi da ora in poi, cosa scrivo a fare quando davanti ho qualcuno che non risponde e in più mi accusa di non voler discutere? Tempo perso, energie sprecate. Peccato.

  79. valter binaghi il 17 marzo 2007 alle 16:24

    Nel merito, Martini lo ascolto da sempre e Ruini era una sciagura.
    Ma non è questo, il merito. Nella Chiesa ci sono anime da poliziotto e anime da filosofo, un po’ come dappertutto, il fatto è che la chiesa non è un’associazione, è una gerarchia che si fonda su un’obbedienza interna. La stessa che esiste per esempio nel Lamaismo, dove esistono posizioni personali ma anche un’autorità suprema riconosciuta, solo che quello è più esotico e vi piace, questo vi ripugna, a voi libertari.
    Te lo devo dire? Ripugna anche a me. Non sono cresciuto con quel genere di mentalità, e nemmeno adesso mi ci riconosco del tutto. Io riesco benissimo a capire chi afferma l’assoluto arbitrio dell’individuo sul proprio destino e la facoltà di scegliere il proprio bene piuttosto che vederselo indicato da una presunta legge naturale. Io questo lo capisco bene, l’ho condiviso per molto tempo, ed è l’essenza del post-moderno, la riduzione dell’essere a merce, della verità al potere e della nascita a progetto tecnico ne sono l’evidente (per chiunque abbia occhi sani) conseguenza. Nietzsche piace a Vattimo, ma piaceva anche a Goebbels.
    Semplicemente, ho preso atto che questa mentalità si è diffusa da un paio di secoli tra una certa quota della popolazione occidentale, ha conquistato via via un consenso più ampio soprattutto perchè la sua versione grossolana incoraggia il narcisismo dell’homo consumens e la forza lavoro migrante. Ma c’è una parte importante (non saprei dire quanto in termini numerici, non è essenziale) di cittadini d’occidente che non rinunciano e vedere sopra l’individuo la forma che lo genera e lo protegge: la comunità affettiva della famiglia, quella di costume del territorio e quella spirituale di una chiesa. Tu davanti a queste cose dici che sono sopravvivenze autoritarie da estirpare, io a conti fatti dico che sono condizioni essenziali di sopravvivenza, che proteggono l’uomo dalla deriva.
    Queste sono due ragioni, esposte credo onestamente.
    Ed ecco lo scandalo vero: io non mi schiero.
    Io provo a pensare la legittimità di entrambe, e non facendo di una la caricatura di ciò che è per persuadere a schierarsi facilmente.
    Ti dico di più: il linguaggio dell’esclusione è perfido.
    La mia posizione è che il Diritto non può fare a meno dell’autonomia personale, ma anche dei vincoli naturali. E non mi tirate in ballo la scienza, perchè il concetto di natura con cui hanno a che fare i costumi e il diritto non è scientifico ma etico. E nemmeno la chiesa c’entra.
    La chiesa qui ce la fate entrare voi. Perchè è rimasta l’unica a difenderli, e a rappresentare i molti che a una natura di senso comune non rinunceranno mai. Se la dimensione del problema è politica, da qui si comincia a contarsi. Se c’è spazio per la persuasione, si discute, per esempio, di questa cosina che ho buttato lì.
    La natura della scienza e la natura di senso comune. Analogie e distinzioni.

  80. tashtego il 17 marzo 2007 alle 18:02

    valter complimenti, sei riuscito a fare un minestrone migliore di quello della Valle degli orti.
    meglio perfino dello zuppone alla porcareccia di un vecchio film a episodi.

  81. valter binaghi il 17 marzo 2007 alle 18:10

    @tashtego
    Okay, dimmi cosa mischio che non va mischiato. Spiega. Porta la cosa a un livello più comprensivo. Non pungere e basta.

  82. Dottor Felix Peyote il 17 marzo 2007 alle 19:16

    Egregio signor Tashtego, mi consenta: si affidi, lei ha urgente bisogno della mia opera, di una cura drastica che la restituisca in primo luogo a se stesso, visto che, dai sintomi che emergono in rete, lei ormai non dialoga più nemmeno col suo specchio, quando si rade.

    Ne avevo già parlato con l’esimio Dottor Carotenuto, e il mio disaccordo con quanto l’illustre amico e collega le aveva prescritto era ben fondato: ormai le dosi di cadaverilene e mioduril consigliate hanno su di lei la consistenza di palliativi, semplici placebo senza effetti duraturi.

    La aspetto con impazienza lunedì prossimo nel mio studio. Domani sera, ad ogni modo, provvederà a immergersi, per almeno un quarto d’ora, in una vasca di acqua molto calda nella quale avrà versato la seguente soluzione, che avrà premura di preparare stanotte, durante il breve tramonto della luna calante: cinque litri di estratto di aceto puro, nei quali avrà lasciato macerare due etti di stropharia cubensis, due etti e mezzo di semi essiccati di peperoncino messicano, tre etti di semi essiccati di peperoncino indiano e due etti e mezzo di pepe di cayenna macinato.

    Buon bagno e, mi raccomando: cerchi di vincere l’impulso di uscire dalla vasca, durante le abluzioni.

    L’aspetto lunedì pomeriggio, allora. E si rilassi, nel frattempo. Buona domenica.

    Suo Felix Dottor Peyote

  83. GiusCo il 17 marzo 2007 alle 19:24

    Qualsiasi scientista vi rimanderebbe al sito http://www.nderf.org sulle esperienze di pre-morte, che evidenzierebbero una Luce (o Puro Amore) quale aldilà. Ogni agglomerato religioso resta dunque produzione politica, e di danni ne ha fatti altrettanti delle ideologie studiate da Inglese. Ciò premesso, il racconto è, come spesso capita al Nostro, didascalico e professorale.

  84. georgia il 17 marzo 2007 alle 19:29

    il racconto di andrea è molto bello e per nente ideologico …politico sì, ma cosa non è politico quando si usa la parola, soprattutto in prosa?
    La discussione invece è allucinante ma che cavolate state a dì?
    Beh, un po’ di invidia perchè non c’ero pure io (io adoro dire cavolate mischiate alle altre).
    -La funambola invita a aleggere meno … ancora meno di quello che già succede ora? mio dio allora manco più i titoli dei film televisivi dovremmo più leggere.
    -Tash buba ….
    -O.C deve essere completamente pazzo … che cavolo c’entra nominare ahmadinejad per difendere gli integralismi del nuovo papa? Ci dev’essere qualcosa nell’aria che fa sbarellare tutti :-). A lui il premio per la frase più cretina dell’anno.
    -E a binaghi cosa è preso? dopo aver accusato in una poesia biondillo di avere una legione di nick ora lui non fa che cambiare cappellino? …Cosa c’è più di una legione? solo una squadra di bombardieri esportatori di verità.
    -a morgillo il premio per la frase più banale … mancava solo ci indicasse la luna per vedere se gli guardavamo il dito :-)
    ciao

  85. valter binaghi il 17 marzo 2007 alle 19:50

    @Georgia
    Touché. Ma io i nick li uso (in modo maldestro) solo per cazzeggiare.
    Le cose serie le firmo. Gianni mi dice ora che non ne usa e ci credo.

    @Dottor Felix Peyote
    Non avrebbe una ricettina anche per me, egregio?

  86. vincenzo rabito il 17 marzo 2007 alle 21:22

    nun crediri mai, nun crediri a giannibbiondillo e tashetego, binnaghi con lo nickk che hai, un nome na garanzia. como fa ggiorgia a dirce le parole sue che fa il giudice degli autri. è tremenno tutto chesto, nemmeno nela primma guerra mondiala.

  87. Dottor Felix Peyote il 17 marzo 2007 alle 22:32

    Egregio signor Binaghi, le confesso che non mi dispiacerebbe affatto annoverarla tra gli ospiti dei miei quaderni e appunti di lavoro, ma la deontologia professionale non me lo permette.

    Avrà ricevuto comunicazione, immagino, che lei è stato ascritto d’ufficio tra i pazienti del Dottor Gerardo Carotenuto e, di conseguenza, sarà lui a fissare modi e tempi del suo “necessario” percorso di cura.

    Nell’attesa, e sempre che il buon Gerardo (pensi: molti suoi pazienti lo chiamano “San Gerardo”!) me lo consente, io le prescriverei, ipso facto, una doppia dose di scoparil beta al dia.

    Lei saprà che, come farmaco, oltre a non avere quasi nessuna controindicazione, assolve egregiamente almeno a una duplice tipologia di funzioni: àncora, saldamente, al reale; e, contemporaneamente, permette una selettiva ed energica opera di separazione delle “tentazioni” positive da quelle che hanno una ricaduta negativa per alcuni dia.

    In soldoni (e pensi a quelli che ci sto smenando, visto che la ricetta è gratis): la “voluptas copulandi”, da una parte; e la “voluptas animose cum Tashtego disputandi” dall’altra.

    Riverisco, egregio.

    Suo Felix Dottor Peyote

  88. Alessandro Morgillo il 17 marzo 2007 alle 23:25

    Perché la religione da artificio è diventata natura?

  89. valter binaghi il 18 marzo 2007 alle 00:04

    Naturalmente culturale: non c’è cultura umana per quanto primitiva che non ne riveli una.

  90. la fuanambola il 18 marzo 2007 alle 00:43

    “Con ciò sono alla conclusione e pronuncio il mio giudizio. Condanno il cristianesimo, levo contro la Chiesa cristiana l’ac­cusa più spaventosa che abbia mai levato un accusatore.
    Essa è a mio pare­re , la suprema tra tutte le corruttele immaginabili,essa ha avuto la volontà dell’ultima corruzione possibile.
    La Chiesa cri­stiana, con la sua depravazione, non lasciò nulla di intatto,essa ha fatto di ogni valore un non valore,di ogni verità una menzogna, d’ogni rettitudine un’infamia dell’anima.
    Che osino parlarmi ancora dei suoi benefici «umanitari»!
    Abolire una condizione di miseria era contrario al suo più profondo vantaggio: essa visse di miserie, essa creò miserie per perpetuare stessa… il verme del peccato per esempio : fu soltanto la Chiesa ad arricchire l’umanità di tale mise­ra condizione!
    L’ «uguaglianza delle anime davanti a Dio»: que­sta falsità, questo pretesto per le rancunes di ogni anima vile, que­sto concetto esplosivo che infine divenne rivoluzione, idea moderna e principio del declino dell’intero ordine sociale, è dinamite cristiana… Benemerenze «umanitare» del cristianesimo!
    Coltivare dalla humanitas una contraddizione di sé stessi, un’arte di autolesionismo, una volontà di mentire a qualsiasi costo, un’avversione e un disprezzo per ogni istinto buono e onesto! Eccoli i benefici del cristianesimo! Il parassitismo come unica prassi della Chiesa che col suo ideale di anemico di «santità» succhia fino all’ultima goccia ogni sangue, ogni amore, ogni speranza di vivere;
    l’aldilà come volontà di negare ogni realtà: la croce come distintivo di ricono­scimento per la cospirazione più lugubre che sia mai esistita, una cospirazione contro il benessere, la bellezza, la buona costruzio­ne, il valore, lo spirito, la bontà d’animo, contro la vita stessa…
    Questa eterna accusa al cristianesimo voglio scrivere su tutti i muri , dovunque ve ne siano. Possiedo caratteri visibili persino ai ciechi…Proclamo il cristianesimo l’unica grande maledizione, l’unica grande depravazione interiore, l’unico grande istinto di vendetta, per il quale nessun espediente è abbastanza velenoso, lugubre, sotterraneo e meschino;io lo chiamo unico imperituro marchio d’abominio dell’umanità…. macchia immortale del genere umano…
    e noi computiamo il tempo a partire dies nefastus con cui questa calamità pricipiò, a partire dal primo giorno del cristianesimo!
    E perché non calcolarlo piuttosto dal suo ultimo giorno? Da oggi? Trasvalutazione di tutti i valori! ”

    Ahhhhhhhh quanto lo amo questo uomo, ahhhhhhhhhhh quanto mi riscattano le sue parole, ahhhhhhhh quanto spaventoso ed onesto e blasfemo pensare.
    Ahhhhhhhh che soddisfazione.
    Lui era anche un misogino né, di quelli tosti ed è su questo “difettuccio”, a par mio nè, non di vattimo, che il suo pensare rimane in un certo senso monco.
    Ma ,quanto mi piace la sua passione, quanto mi piace il suo “delirio”, quanto mi piace il suo orgoglio, quanto mi piace la sua disperazione, quanto mi carica il suo sentire, mi carica della giusta dose di rabbia, ed di compassione per la sua solitudine così disperatamente sola e a tratti rancorosa e cattiva.
    (Questo perchè era misogino, non aveva insomma, osato fino in fondo)
    Vabbè, nice che dice? Dice semplicemente: non dire “ tu devi”, dì, “io voglio” ed infine dì “si” si alla VITA.

    La emili gli avrebbe consigliato:

    dì tutta la verità ma dilla obliqua-
    il successo è nel cerchio-
    sarebbe troppa luce per la nostra
    debole gioia
    la superba sorpresa del vero-
    Come il lampo è accettato dal bambino
    se con dolci parole lo si attenua-
    così la verità può gradualmente
    illuminare – altrimenti ci accieca-

    lei insomma gli dà lezione di umiltà.

    gentile signor tash, oggi acquistai il suo libro che però lasciai in prestito alla mia sorella.
    le farò sapere, sempre che gradisca e sempre se mia sorella mi dice che ne vale la pena.
    baci
    la funambola

  91. valter binaghi il 18 marzo 2007 alle 02:19

    mamma mia

  92. maria il 18 marzo 2007 alle 09:04

    @ funambola

    Premesso che anch’io sono contro la Chiesa come istituzione, come potere politico, contro il primato di Roma, contro l’organnizazione ecclesiastica, contro il culto dei martiri, dei santi e delle reliquie, contro la chiesa imperiale dall’età di Costantino e più ancora con Teodosio…

    non concordo però con il tuo discorso (un po’ troppo nicciano) e sono disposta ad ammettere delle riserve proprio sul piano assistenziale, (dove se già l’impero romano aveva provveduto fin da Augusto con congiaria e distribuzioni gratutite di grano in momenti di crisi, ) per la parte orientale ritengo rivoluzionario un sistema come la “Basiliade”: un intero sobborgo di Cesarea organnizato a città ospedaliera e assistenziale col suo complesso di monasteri, ospedali, ospizi e relativo indotto, messo in piedi nel IVd.C., dove azione politica e attività letteraria furono volte al risanamento delle disastrose condizioni della regione. Il monachesimo stesso, fu un’esigenza creata dall’inasprimento delle pressioni fiscali, unica alternativa al brigantaggio…tutto questo per dire che ancora oggi la chiesa riesce, in alcuni casi, a sopperire alle gravi falle aperte dalla politica e dall’economia…in molte zone africane, ad esempio, sono gli ordini religiosi e missionari ad interessarsi della raccolta fondi per costruzione pozzi, scuole per togliere i bambini dalla strada e assicurare loro almeno un pasto comune giornaliero, francamente non me la sento di colpevolizzare loro, quando noi da laici non siamo stati capaci di fornire valide alternative o comunque ancora insufficienti, e soprattutto quando le condizioni di quella povertà, di quella sofferenza, quando quelle morti ce le portiamo addosso noi, il nostro neocolonialismo, i nostri laicissimi e sistematici metodi di sfruttamento.
    Tutto questo solo per dire: Non assolviamoci trovando sempre altri capri espiatori e non accaniamoci a sradicare quel poco che può ancora contribuire a far qualcosa per insulse crociate giustiziere dalle nostre comode poltrone intellettuali.

  93. Alessandro Morgillo il 18 marzo 2007 alle 12:46

    De Josephina potestate sive de religione instrumento regni

    Nella cultura umana arcaica non c’è astrazione logica, ma identificazione della parola con la forza libidica veicolata al meccanismo della produzione della natura. Le religioni monoteiste propongono un modello culturale di astrazione, legato alla privazione concepita come delimitazione in natura dell’essere: in tal senso esse sono sottoculture. Nel medioevo la cultura pagana contadina legata alla terra, ha cominciato a concepire il cristianesimo come artificio.

  94. georgia il 18 marzo 2007 alle 16:30

    maria, sei maria valente?
    hai fatto un intervento molto interessante che condivido
    georgia

  95. valter binaghi il 18 marzo 2007 alle 16:33

    Ecco appunto, posizionarsi.
    La religione speranza ultramondana o oppio dei popoli.
    Invece il problema è ciò che va considerato “naturale” nel diritto.
    Se il concetto di “natura” abbia senso nel diritto.
    Se si come vada inteso, se nel senso scientifico di “legge” o in quello politico di consenso, o in quello storico di costume.
    Tutto il resto autocertificazioni più o meno gratuite.
    Non sfiorano il problema.

  96. maria (valente) il 18 marzo 2007 alle 16:49

    ciao Geo, sì, ho perso parentesi per strada :-)
    sai che non pensavo di avere qualcuno (laico, ateo etc, etc…) dalla mia parte?
    Sono contenta che sia stata proprio tu.

  97. maria (valente) il 18 marzo 2007 alle 17:00

    ps: preciso che io sono atea.

  98. Alessandro Morgillo il 18 marzo 2007 alle 17:44

    Sulla ossessione delle coppie di fatto…

    Il riconoscimento giuridico di nuovi diritti genera nuovi status.
    Status che già perdurano allo stato di natura.
    Tutto il resto più che una questione di metafisica è un problema di autismo.

  99. The O.C. il 18 marzo 2007 alle 17:54

    Ricordo alla sig.na Georgia che se ho citato ayatollah e talebani è tanto per attualizzare, visto che ‘sta grande repressione cattolica la vedo al massimo a parole ma non nei fatti. Altrove non succede così. Che poi secondo voi il paragone sia una stronzata, amen. Il mondo è pieno di stronzi, me compreso. Però ci terrei ad avere il vostro sottile giudizio sui pareri espressi dalla funambola. Parole sante, vero?

    Se poi si tratta di schierarsi, mi chiedo se Rovelli preferiva l’URSS di fine anni settanta alla ristrutturazione capitalista degli ottanta. Sempre che questo non significhi cambiare discorso.

    A proposito, a Buona Domenica si festeggia già la liberazione di Mastrogiacomo. Fede fiuta lo scoop in diretta. Speriamo bene. Queste trattative lo sai dove iniziano e non sai mai come finiscono.

    Mi limitavo a ricordare uno per cui la trattativa, come diceva Sciascia, non è mai iniziata. Gli autisti non si scambiano. Non passano da una banda talebana all’ospedale di Emergency. E chissenefrega, se poi scompaiono dalla memoria di Buona Domenica.

  100. Barbara il 18 marzo 2007 alle 18:13

    Fede dovrebbe smetterla una buona volta di giocare al giornalista, e dedicarsi all’unico gioco in cui eccelle veramente: il poker !:o)

  101. maria il 18 marzo 2007 alle 18:50

    preciso che io sono atea. Maria (valente).

    Precisazione del tutto superflua. Era del tutto evidente, dal momento che riconosci la Chiesa soltanto come istituzione temporale, adatta tutt’al più, a coprire le falle che la politica, quale?, non riesce a eliminare, in alcuni paesi africani.

    Comunque il tuo ragionamento resta assai apprezzzabile per molte cose e anche perchè si oppone, in qualche modo, al pistolotto eccitato della Funanbola .

    Maria

  102. Mario Ardenti il 18 marzo 2007 alle 19:04

    Veramente buona domenica con i contrasti tra gli intellettuali.
    Non che manchino di ragioni, le varie fazioni, tutt’altro. E’ che schierarsi contro la chiesa è come schierarsi contro la pioggia: c’è, e se c’è ci sarà pure una ragione, no? che la si comprenda o meno è poi irrilevante.
    per me, me ne sto serenamente ateo, ed espello giudizi con parsimonia. mi schiero per quanto “serve”, reputato che serva. le battaglie sono alquanto inutili, il più delle volte rimodellano solo la faccia dei potenti, e le guerre “vere” nessuno ha più voglia di combatterle da queste parti (e men che meno io) sopportate di fatto come confortevoli le (deprecate) condizioni nostre attuali.
    dunque niente, dio non esiste ma non è un problema, nelle chiese c’è l’ opus dei e la jahad (come si scrive?), tra i laici mica detto sia meglio.

    chi paga la pizza?

    mario

  103. maria (valente) il 18 marzo 2007 alle 20:18

    vorrei dire una cosa anche al Morgillo:

    non è poi mica vero che il paganesimo fosse così tollerante nei confronti dell’omosessualità, lo era nei confronti della pederastia, considerata un momento integrante dell’attività pedagogica, ma non era concepita tra due uomini (o due donne) mature. Anche lì, l’ordine e la polis tutelavano la f.a.m.i.g.l.i.a, per non parlare poi della politica matrimoniale augustea, (che puniva adulterio e concubinaggio, promuoveva incentivi per le famiglie numerose, e penalizzava i celibi e i coniugi privi di figli nella successione testamentaria) un vero paradosso dal momento che quasi tutti gli intellettuali del suo entourage si mostrarono alquanto riottosi a seguirne i dettami. Ma la famiglia anche allora era la famiglia!

    Quindi anche qui la Chiesa non è

  104. maria (valente) il 18 marzo 2007 alle 20:20

    che l’ultimo anello di una lunghissima catena
    (è saltato un pezzo)

  105. Alessandro Morgillo il 18 marzo 2007 alle 21:00

    Scendendo terra terra…

    In tutti i paesi europei, e non solo, che definiremmo culturalmente, naturalmente, avanzati, le coppie di fatto sono, in diverso modo, riconosciute e tutelate giuridicamente. L’Italia non ha nessuna specificità, se non quella di vivere sotto regimi che, come quello augusteo, perpetuano una tradizione vetusta, e quindi non più dialettica nei confronti della pluralità dei modelli etici che si inverano nel processo storico. Il nostro paese è affetta da autismo. Fugge dalla realtà, rifugiandosi nella metafisica del nulla, ossia del suo presupposto autoreferenziale.

  106. Alessandro Morgillo il 18 marzo 2007 alle 21:20

    Quando parlavo dell’uomo arcaico, non mi riferivo al riconoscimento giuridico delle coppie di fatto, ma al suo rapporto con la “natura”. Quanto alla famiglia… due lesbiche olandesi, con tanto di figlioli al seguito, sono una famiglia, simbolicamente e giuridicamente. È un punto di rottura da cui non si può più tornare indietro. L’Italia ormai è un paese di sepolcri imbiancati. Tutti pronti a difendere i loro piccoli insignificanti interessi particulari.

    Solo nei regimi totalitari la politica dall’alto, per intercessione metafisica, decide che cosa è giusto per il popolo, come ancora oggi ci insegnano i paesi islamici… In fondo, se l’italiano ha una vera natura, è quella del cortigiano. L’unica corte ancora esistente è quella pontificia. Si addobbino le donne a festa. Inizino le danze.

  107. Alessandro Morgillo il 18 marzo 2007 alle 21:34

    P.S.

    Il matrimonio così come ancora oggi noi italiani lo conosciamo è un artificio medievale.
    Quanto alla definizione di famiglia… basta leggere il Devoto-Oli.

    Non vorrei passare per un anarchico insurrezionalista rivoluzionario. Sono solo un ragazzo che vive e mai fugge il suo tempo. E questo mi pesa. Quanto mi piacerebbe sprofondare in una piazza italiana di De Chirico!

  108. maria (valente) il 18 marzo 2007 alle 22:30

    Morgillo, senta, io concordo con lei sul fatto che l’Italia sia rimasta indietro per “quella” presenza ingombrante, ma non credo che sia quella la reale sede operativa, solo una facciata di comodo per indirizzare l’opinione pubblica, credo che lo Stato farà di tutto per tutelare l’istituzione che ne permette la continuità, soprattutto se l’Italia è oramai un paese di anziani, e non sarà l’adozione di qualche coppia omosessuale a spostare il piatto della bilancia di fronte al rischio di “estinzione”, tanto più perché non vuole capire che gli immigrati sono il nostro futuro, e non si sforza di fornire loro gli strumenti per una vita dignitosa, non comprende la grandezza di queste enormi risorse umane e preferisce gettarle in pasto alla malavita.

  109. Alessandro Morgillo il 18 marzo 2007 alle 22:56

    La politica italiana si preoccupa di tutelare gli interessi di quattro famiglie gentilizie. Queste sì a rischio di estinzione. Fare una politica per la famiglia significa riconoscere, promuovere e tutelare i diversi nuclei familiari che si formano sul nostro territorio nazionale…

  110. la funambola il 18 marzo 2007 alle 23:27

    siete troppo raffinati per il mio neurone.
    e adesso vi ammorbo io, delle mie di parole.
    maria, e già il tuo nome mi eccita per motivi coltulari,
    io non sono affatto in disaccordo con quello che tu dici vè, che io ci sto piantata quanto tè in questo cazzo di mondo, un po’ di merda. un po’ tanto di merda, conveniamolo, orsù.
    il mio discorso, i mie pensieri radicali, perchè io ho scelto la radicalità come mio riscatto personale, come ultimo baluardo, come dire: non mi avrete, chi? chi non mi avrà? non mi avrà la paura, la paura di guardare in faccia le cose come sono senza tanti fronzoli intellettuali, e senza la mediazione della poesia e della storia e degli alibi e del buon senso e del realistico… che il mio tempo è questo cazzo, io vivo ora cazzo, io sono la storia cazzo, a io e ad altre smilionate di esseri ci pulsa il sangue adesso, ora, nelle vene,
    maria,dicevo, i mie due pensieri, semplici e nicciani ,solo perchè di nice apprezzo il coraggio e l’onestà, non escludono la consapevolezza che all’interno di questa struttura di potere, assolutamente fallocratica e assolutamente misogina, e questo è un dato che dovrebbe “illuminarci” noi donne, marginali rispetto al “Verbo” per eccellenza,
    non escludono , dicevo, che esistano realtà concrete, fatte di uomini donne di buona volontà e in buona fede che portano conforto e aiuto pratico agli offesi, alla barbarie,alle sofferenze causate dallo stesso sistema di potere quale è la CHIESA come istituzione, istituzione allucinante, allucinante perchè si è appropriata dell’immagine del più UOMO degli uomini, del più IDIOTA degli idioti, contraddicendo clamorosamente lo “stile di vita di quell’idiota” ( c’est paradossale!!! :)))))))… )
    per rimetterlo in croce, dieci venti milioni di volte, ogni giorno, ogni giorno, in questa fottutissima terra.
    e sono questi stessi uomini di buona volontà che perpetuano questo andazzo, da firo fior di secoli.
    non solo nella chiesa ma in tutte le “organizzazioni” che poi si riassumono nell’unica organizzazione: IL POTERE ,di pochi ,su molti.
    è inevitabile ciò? si credo sia inevitabile, altrimenti in duemila anni di sccctrappiensamento avremmo escogitato qualcosa per essere un po’ più felici, un po’ meno paurosi, un po’ più UOMINI.
    maria, se non mi hai capita fa nulla, ma se tu mi hai “capita” io sarei veramente contenta perchè mi commuove la possibilità di “comunicare”.
    ti faccio una confidenza: in questi giorni pensavo che mi sarebbe piaciuto fare il prete,predicare, predicare, mi piace predicare deve essere una forma di vanità non indifferente.
    un caldo bacio
    la funambola

    tanto a tè georgia non ti bacio più, tiè e inoltre oggi pensavo che hai una parte maschile trooooopppo sviluppata, fatti dare un registrata :)))))

  111. valter binaghi il 18 marzo 2007 alle 23:33

    @Morgillo

    Autismo?
    Ma ti rileggi ogni tanto?

    La tradizione è vetusta (sinonimo) perchè non accetta di ratificare l esistente.
    Ma se lo facesse non sarebbe più una tradizione, gioia.
    Libero di fottertene, tu, e di idolatrare il nuovo in quanto nuovo, senza distinguere tra migliore ed aberrante. Libero di chiedere ai tuoi referenti politici di fare altrettanto. Io anche.
    Il fatto è che a te dà fastidio che esista un modo alternativo di pensare.
    Quello che vuole riconoscere tutti i diritti individuali e di associazione del mondo a una coppia gay tranne quello di famiglia perchè legato alla generazione ed educazione della prole. E guarda che qui la religione non entra: devi convincere la società civile che chi fa figli e garantisce il futuro alla società stessa è identico a chi per principio non può farne.

  112. Alessandro Morgillo il 19 marzo 2007 alle 00:19

    1) Affermare che solo la tradizione ha una sua legittimità costituzionale è come voler cristallizzare in una forma archetipica un negozio giuridico.

    2) “Gioia” lo dirai a tua sorella…

    3) Idolatrare il nuovo? Quale nuovo, scusi? Sbadiglio!

    4) Una coppia omosessuale è per definizione già una famiglia.

    5) Anche gli omosessuali possano generare ed educare la prole. L’istinto paterno agli uomini manca, si sa. Forse non quello materno…

  113. valter binaghi il 19 marzo 2007 alle 00:31

    Fantastico.

  114. S. F. Reud il 19 marzo 2007 alle 00:56

    E’ ben strana la sua reazione, dott. Morgillo. Lei parla degli omosessuali e dei loro (sacrosanti) diritti e poi, patapum!, non appena si sente affettuosamente chiamato “gioia”, salta su come morso da una tarantola. Tenga sotto osservazione le sue reazioni in materia, perché il suo può essere tanto un moto “naturale” di fastidio nei confronti dell’interlocutore, quanto un chiaro sintomo di “omofobia latente”. Lei per quale delle due ipotesi propende?

  115. maria (valente) il 19 marzo 2007 alle 09:54

    @funambola

    bel modo di combattere il fallocentrismo tirando in ballo “supeman” perché era “onesto”(!!?)-nonostante io mandi ancora a memoria certe sue poesie o passi di zarath, o canti I’m an antichrist- ho riconosciuto da un pezzo che diceva grosse”cazzate”-

    da parte le provocazioni, mi dispiace la superficialità con cui vengono liquidati fenomeni complessi come le religioni, oltre alla mancanza di rispetto, mi chiedo quale dialogo pretendiate dai vostri interlocutori accusati di ottusità, intransigenza, fanatismo..quando spesso queste sono precisamente le accuse che merita la società civile degli atei lumi(nari), non è proprio la maniera più adatta per affrontare la questione, tanto più che si perde di vista l’obiettivo.

    @ Morgillo

    io la penso così: la coppia omosessuale non è per lo Stato fattore di (ri)produzione di ricchezza, quindi non è una sua priorità, a meno che non si ritenga in pericolo per forte perdita di rappresentatività, ciò non toglie che non risparmierà mezzi di dissuasione, allo Stato interessano gli”organi riproduttori” detto “papale- papale”.

  116. Alessandro Morgillo il 19 marzo 2007 alle 10:31

    @ maria valente

    Stato è un investitore povero di mezzi e… morboso. Darei a Stato un profilo più elevato. È solo un problema di rappresentazione.

  117. la funambola il 19 marzo 2007 alle 13:56

    boh!

    cercare di capire la misoginia dell’universo maschile, la sua fonte, le sue origini, e chiederci se noi donne siamo in qualche misura responsabili di tale “menomazione” o addirittura complici più o meno consapevoli,non mi pare esercizio inutile.
    i fenomeni complessi come le religioni possono essere trattati a livello accademico,se vuole, se a lei interessa, io ho altre urgenze.
    quando i diritti delle persone vengono allegramente disconosciuti e calpestati da un pensiero barbaro non si può rispondere con sofismi.
    la vita è una sola, qui,adesso e irripetibile, per tutti.
    ah certo , possiamo
    sperare che ci chiedano scusa fra un par di secoli come hanno fatto per il caro galilllleo.
    e noi saremmo gli intransigenti:
    roba da chiodi!
    baci
    la funambola

  118. The O.C. il 19 marzo 2007 alle 16:24

    Bene, ci mancava il regime augusteo. Stiamo freschi.

  119. la funambola il 19 marzo 2007 alle 19:22

    …Però… a me spiace che tu , o maria, liquidi il buon nice così alla brutta che lui ci è diventato pazzo per queste cazzate
    ricordi…
    …Con una certa approssimazione nell’espressione, si potrebbe definire Gesù un “libero spirito” ( io dico, un’ anima salva).
    Egli non se fa nulla di tutto quanto è fisso: la parola uccide, tutto ciò che è fisso uccide.
    Il concetto, l’esperienza “vita”, così come lui la conosce, si oppone per lui a qualsiasi specie di parola, formula, legge, credenza, dogma.
    Egli parlava solo di ciò che è intimo – tutto il resto, l’intera realtà, l’intera natura, la lingua stessa hanno per lui solo il valore di un segno, di una metafora…

    Nell’intera psicologia del “Vangelo” manca il concetto di colpa e di punizione; similmente a quello di ricompensa.
    Il “peccato” qualsivoglia rapporto di distacco tra Dio e uomo è abolito, e appunto questa è la “BUONA NOVELLA”.
    La beatitudine non viene promessa, non viene vincolata a condizioni: è l’unica realtà – il resto è figura per parlarne…

    Se c’è una cosa che io intendo di questo grande simbolista è che egli prese come “verità”, solo realtà interiori – che intese tutto il resto, tutto quanto è naturale, temporale, spaziale, storico solo come segno, come occasione per parabole…

    Mi vergogno a rammentare quel che la Chiesa ha fatto di questo simbolismo…

    Il “regno dei cieli “ è solo uno stato dell’anima – non qualcosa che viene “oltre la terra” o “dopo la morte”.
    Il concetto della morte naturale manca del tutto nel Vangelo: la morte non è un ponte, un trapasso, essa manca in quanto appartiene ad un mondo del tutto diverso, di pura parvenza, utile solo per figure simboliche…

    Questo “lieto nunzio” morì come visse, come aveva insegnato, non per “redimere gli uomini”, ma per dimostrare come s’ha da vivere.
    E’ la pratica del vivere che egli lasciò in retaggio all’umanità: il suo contegno dinanzi ai giudici, dinanzi alla soldataglia, agli accusatori e ad ogni sorta di calunia e derisione, il suo contegno sulla croce…

    Solo noi, noi spiriti liberati (che caro, che carino) possediamo il presupposto per intendere qualcosa che diciannove secoli hanno frainteso…

    La chiesa è stata edificata sulla negazione del Vangelo…

    …che l’umanità si sia inginocchiata davanti DAVANTI ALL’ORIGINE, IL SENSO, LA GIUSTEZZA DEL VANGELO, CHE NELL’ IDEA DI “CHIESA” ESSA ABBIA SANTIFICATO PROPRIO CIO’ CHE IL “BUON NUNZIO” SENTIVA SOTTO DI SE’, DIETRO DI SE’ – INVANO SI CERCA UNA FORMA PIU’ GRANDE DI IRONIA STORICO MONDIALE.

    Il “Vangelo” è morto sulla croce.
    Quello che da quel momento in poi si chiama vangelo era già il contrario di ciò che egli aveva vissuto: una “mala novella”, un Dysangelium…solo la pratica cristiana, un vivere come visse colui che morì sulla croce è cristiano…ancora oggi una vita del genere è possibile, per certi uomini ( e donne) perfino necessaria….non un credere, bensì un fare, soprattutto un non fare molte cose, un diverso essere…

    e via così, di cazzata in cazzata che a me mi circumnavigano la/il clitoride queste cazzate, che io il nice me lo sarei trombato da mane a sera e di sicuro avrebbe cambiato opinione sulle donne e insieme avremmo abbracciato i cavalli che ci capitavano a tiro.

    Bona, non era per mortificare ma solo per rendere onore ad un uomo, un Uomo con le “palle”
    un bacio
    la funambola

    p.s. se poi vuoi affrontare la questione fallocratica, io non mi tiro indietro che sono molto preparata in materia :)))

  120. gina il 20 marzo 2007 alle 09:38

    Proprio vero che il pappefice continua imperterrito nell’esercizio del suo diritto naturale preferito: a mangiar(vi) il fegato.
    Que viva la guerriglia da pigiamino (sganciategli un dildo, ma solo se ne avete due)

  121. Alessandro Morgillo il 20 marzo 2007 alle 11:15

    Josephina è solo emotivamente troppo coinvolta nella battaglia contro il riconoscimento dello status di coppia alle unioni omosessuali. Per fortuna non è da sola. L’intellighenzia è con lei. L’omoerotismo del potere italico non prevede la debolezza dell’innamoramento. Uno scandalo.

  122. la fuanambola il 20 marzo 2007 alle 17:58

    dai, non fare la gina!

    …per quel che mi riguarda
    solo due gocce di “essenza”…

  123. I nipotini di Borges il 20 marzo 2007 alle 21:44

    Ecco qualcosa che puo valere come commento al pezzo di Inglese. Vorrei tanto sapere se questo pezzo è ideologico o cos’altro. (Qui almeno “pane al pane e vino al vino” come diceva mio nonno, e non si affaticano inutilmete i lettori per scoprire delle evidenze).

    Primo tempo

    Primo quadro

    Tre corpi. Un giovane seduto di fronte al mare che disegna una lunga linea di sabbia a partire dal suo pene. La figura di sabbia attira due uomini che fanno la ronda attorno al suo corpo. I due uomini si guardano e vanno verso il giovane.

    Secondo quadro

    Quattro corpi. A destra un giovane chino su un quaderno, al centro una donna dal ventre largo che stringe al suo petto un bambino che piange sotto lo sguardo immobile e muto di un uomo che occupa la sinistra del quadro. Nessun gesto dalle mani conserte di quest’uomo. Ê un uomo amputato, il suo sguardo non arriva a vedere il giovane che scrive oltre la barriera dei due corpi al centro.

    Secondo tempo

    Visto che i tuoi occhi non sono arrivati a leggere quello che il giovane del secondo quadro scriveva, adesso, Padre, che sei tu l’uomo alla sinistra del secondo quadro, te lo voglio mostrare.

    Avessi visto con quanta perizia tuo figlio, quello che doveva assicurare la continuità del nome, di giorno si è fatto corteggiare come una puttana da due uomini su una spiaggia (scena seconda) e di sera invece si è fatto inculare da un russo;
    come ha sfilato le mutande di quest’uomo sdraiato al suo fianco, lentamente è sceso al suo cazzo e se lo è infilato in bocca, un po’ deluso per la dimensione di un cazzo piccolo almeno quanto il tuo, stando a quello che mia madre mi ha detto;
    come levatosi sopra il corpo del russo, ha strusciato il suo culo sopra il suo cazzo fino a quando il buco si è aperto e il cazzo ci si è infilato dentro.

    Ti saresti mosso allora, non saresti rimasto fermo in un angolo, le tue mani si sarebbero aperte per fare un qualunque gesto? No, ti conosco. Saresti rimasto immobile e io avrei visto allora lo schifo che provavi quando gli occhi ti fossero caduti sulla mia mano che andava su e giu sul mio cazzo mentre il russo continuava a incularmi, come facevi tu quando ero piccolo per renderlo perfetto, lavorandolo bene, come mi diceva la mamma, perche fosse pronto per concepire.
    Non avresti potuto né chiudere gli occhi né guardare altrove perché la stanza sarebbe stata buia e i soli corpi che la luce della candela avrebbe illuminato sarebbero stati questi due corpi orrendi che stavano arrivando al culmine del piacere sotto il tuo sguardo che non poteva opporre quella smorfia compiaciuta con cui hai risolto in commedia ogni istante della tua e della mia esistenza.
    Solo quando l’argentino si fosse alzato, e io avessi cercato di stringerti nelle mie braccia, solo allora mi avresti provato tutta la repugnanza che ti ispiravo e il tuo sguardo si sarebbe chiuso per sempre ad ogni mio sguardo. Allora finalmente tra di noi ci sarebbe stata un’indifferenza giustificata.

  124. la funambola il 20 marzo 2007 alle 23:13

    mi vien da dire…”dobbiamo imparare l’aristocrazia interiore. strappiamola ai saloni e ai giardini e trasferiamola nella nostra anima e nella nostra coscienza di esistere. stiamo sempre al cospetto di noi stessi in protocollo e in prassi, in gesti studiati e fatti per gli altri”
    approviamoci, approviamoci tutti e non avremo bisogno di Approvazione e non avremo bisogno di parole, tante parole per rappresentare il nostro tentativo di esistere.
    ma dove andranno a finire tutte queste parole?
    voi ve lo chiedete?
    baci solari
    la funambola

  125. I nipotini di Borges il 20 marzo 2007 alle 23:20

    Sai cara funanbola che c’hai ragione.
    brava

  126. l'anti-pote il 21 marzo 2007 alle 09:20

    – ai nipotini di borges-
    gran commento.

    i genitori riescono quasi sempre a distruggere i figli e i figli devono necessariamente imparare ad odiare per riuscire a salvarsi -non c’è altro modo, non c’è altro modo…
    ma poi viene un giorno in cui ti capita di di vederli finalmente nella loro giusta dimensione, e cioè piccoli, infinitamente piccoli, e deboli, infinitamente deboli e fragili e mortali e indifesi davanti al terrore della morte -quello stesso terrore che invece a te era così familiare, come odore d’infanzia, perché era quello l’odore e quello il terrore in cui tu hai costantemente trascorso tutta l’infanzia – e allora capisci… che non era colpa tua, ma forse veramente neanche colpa loro, se non hanno mai capito… e capisci che le cose a volte vanno in un modo e a volte in un altro e che a te sono andate così, e ormai…e forse riesci pure a smettere di odiare, qualche volta, e forse riesci pure a perdonare, qualche volta.

  127. I nipotini di Borges il 21 marzo 2007 alle 14:33

    # l’anti-poete
    mi ha molto colpito il tuo commento al pezzo che ho postato, per una ragione. quando parli del terrore della morte dell’infanzia. è come se mi conoscessi (i fatti della mia vita, dico, non le loro ragioni, che sfuggono anche a me). un caro saluto e grazie per la risposta

  128. la funambola il 21 marzo 2007 alle 15:23

    Quando è morto mio papà?
    Non lo so dire precisamente.
    Quando è morto dentro di me? intendo dire…
    quando l’ho lasciato andare e ho fatto pace con lui?
    Quando mi sono riconciliata col padre che avevo dentro?
    Non lo so dire precisamente nel senso che non so collocare in una data precisa della mia vita questo nuovo sentire.
    Forse è tutto cominciato piano piano, su quel campetto, con la mia amica del cuore,
    quando le ho detto che dio non esiste, in quegli anni in cui ti misuri col senso della vita e con le grandi cose e senti dentro che ti hanno fregato e potevano almeno dirtelo i grandi, potevano almeno avvisarti , metterti in guardia .
    Ma poi con gli anni scopri che non potevano dirti nulla perché non lo sapevano neanche loro,
    e che non sarebbe servito a farti sentire meno sola, e che la vita è questa, è questo meraviglioso deserto coi suoi miraggi che danno un senso alla vita, il motivo per viverla ,perché i miraggi sono miraggi per l’appunto ma…incredibilmente necessari.
    La VITA , quella che forse vale la pena di vivere, di viverla ,è quella del sogno, del desiderio, del, del miraggio.
    Tutto il resto è vita.
    Questo doveva dirmi mio padre?
    Sì aspettavo che mi dicesse questo, che mi prendesse in braccio e mi cullasse e senza parole, senza parlare, io avrei sentito che potevo avere paura, senza avere paura di averla.
    Ma anche questo è un miraggio, sarebbe stato un miraggio.
    L’ho amato da bambina , da adolescente, di un amore orgoglioso, tenero e commovente .
    Se mi ci ripenso sorrido ora per le cose che mi straziavano il cuore allora.
    Come può non aver visto la supplica nei miei occhi caparbi e fieri, come può non aver letto la preghiera:
    amami ti prego
    amami ti prego
    L’ho perdonato piano piano,man mano mettevo a fuoco le immagini con le lenti della consapevolezza, man mano, il rancore per non avermi amato come io avrei desiderato, veniva sostituito con la com passione.
    Ho com passione per mio padre.
    E poi è diventato, dentro me, il” babbo”, con le sue debolezze e fragilità di uomo , con le sue grandezze, con le sue paure.
    Lo vedevo nel suo mestiere di padre, nel suo mestiere di uomo , lo vedevo nel suo mestiere di vivere.
    E non l’ho più visto “padre”.
    L’ho visto come essere umano
    E il rancore, la rabbia, sono scomparsi e con loro è scomparso il”PAPA’”.
    È morto male mio padre, non so descrivere l’orrore per quello che la vita gli ha riservato l’ultimo anno prima che se ne andasse.
    Mi sono disperata, ho pianto inorridita davanti tanta crudeltà, e poi la morte ci ha liberati entrambi da questo strazio disumano.
    L’ho assistito, l’ho curato come fosse un figlio, come uomo perso nella sua paura.
    Non ho rimpianti, non ho sospesi con mio padre.
    Sono in pace con lui.
    Per donare è la nostra unica salvezza , è l’unico percorso possibile.
    baci, sempre baci
    la funambola

  129. I nipotini di Borges il 24 marzo 2007 alle 10:41

    ancora grazie alla Funambola che con la sua prospettiva a distanza mi ricorda il funambolo che osserva dall’alto della sua corda la gente che accorre al mercato (un omaggio a Zarathustra e al folletto degli alberi).



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