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	Commenti a: I passeurs dell&#8217;Atelier	</title>
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		<title>
		Di: max rizzante		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/03/26/i-passeurs-dellatelier/#comment-65017</link>

		<dc:creator><![CDATA[max rizzante]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Mar 2007 21:43:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Antonio Sparzani
Hermann Broch, sia il romanziere che il saggista (ma anche l&#039;infinito mittente di lettere amoroso-conoscitive a destinatarie consenzienti - Broch era un seduttore epistolare), è stato un autore letto e riletto durante i seminari di Kundera (d&#039;altra parte Kundera è il più diretto discendente di Broch). L&#039;epigrafe del mio prossimo libro sul romanzo, &quot;L&#039;albero&quot;, è tratta dal Broch de &quot;L&#039;immagine del mondo nel romanzo&quot;: &quot;Il mondo come tale è uguale per tutti sicché affermando che un albero è per un commerciante soltanto un valore di vendita, per un militare soltanto un punto strategico e per lo scienziato soltanto una struttura biologica percorsa da linfe vitali, non si esaurisce affatto il problema&quot;.
In quel saggio Broch si domanda qual è il compito del romanzo nell&#039;epoca della &quot;disgregazione dei valori&quot; (epoca nella quale il mondo sembra essere uguale per tutti, salvo che il commerciante, il militare, lo scienziato ne hanno ciascuno un&#039;immagine diversa...). Alla fine si risponde che il compito del romanzo è quello di essere lo “specchio di tutte le altre immagini del mondo&quot; (visto che né la religione, né la filosofia, né la scienza sono in grado di assolvere questo compito - che in passato del resto hanno assunto). Ebbene io la penso ancora come Broch: l&#039;aspirazione alla totalità nell&#039;uomo non è sopprimibile e il luogo di questa &quot;immagine&quot; della totalità è il romanzo (che Broch chiama &quot;polistorico&quot;, ovvero non soltanto “polifonico&quot;, ma composto di forme diverse - ne &quot;Gli irresponsabili&quot; Broch utilizza la poesia alternandola al racconto). Ieri e ancor più oggi...
Quanto a Omero e Tolstoj, la soglia tra mito, poesia e romanzo si fa nel percorso di Broch sempre più labile. Da una parte tutti e tre concorrono all&#039;obiettivo infinito - infinito perché tendente all&#039;assoluto -  di fornire un&#039;immagine globale della conoscenza. Dall&#039;altro Broch concepirà nel suo saggio - per me personalmente più decisivo - &quot;Lo stile dell&#039;età mitica&quot; la possibilità di superare la tecnica del romanzo realista grazie allo &quot;stile dell&#039;esenziale&quot; o &quot;stile della vecchiaia&quot; che può essere riassunto con queste parole: &quot;Los copo dell&#039;artista non è più quello di riprodurre il sorriso della Signora X, ma quello di sforzrasi di cogliere l&#039;essenza del suo sorriso&quot;.  Rendere astratta l&#039;arte del romanzo. Joyce, Th. Mann, Kafka, ognuno a suo modo, secondo Broch ha compiuto questo passo verso il &quot;mito&quot;, verso &quot;lo stile dell&#039;essenziale&quot; o &quot;stile della vecchiaia&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Antonio Sparzani<br />
Hermann Broch, sia il romanziere che il saggista (ma anche l&#8217;infinito mittente di lettere amoroso-conoscitive a destinatarie consenzienti &#8211; Broch era un seduttore epistolare), è stato un autore letto e riletto durante i seminari di Kundera (d&#8217;altra parte Kundera è il più diretto discendente di Broch). L&#8217;epigrafe del mio prossimo libro sul romanzo, &#8220;L&#8217;albero&#8221;, è tratta dal Broch de &#8220;L&#8217;immagine del mondo nel romanzo&#8221;: &#8220;Il mondo come tale è uguale per tutti sicché affermando che un albero è per un commerciante soltanto un valore di vendita, per un militare soltanto un punto strategico e per lo scienziato soltanto una struttura biologica percorsa da linfe vitali, non si esaurisce affatto il problema&#8221;.<br />
In quel saggio Broch si domanda qual è il compito del romanzo nell&#8217;epoca della &#8220;disgregazione dei valori&#8221; (epoca nella quale il mondo sembra essere uguale per tutti, salvo che il commerciante, il militare, lo scienziato ne hanno ciascuno un&#8217;immagine diversa&#8230;). Alla fine si risponde che il compito del romanzo è quello di essere lo “specchio di tutte le altre immagini del mondo&#8221; (visto che né la religione, né la filosofia, né la scienza sono in grado di assolvere questo compito &#8211; che in passato del resto hanno assunto). Ebbene io la penso ancora come Broch: l&#8217;aspirazione alla totalità nell&#8217;uomo non è sopprimibile e il luogo di questa &#8220;immagine&#8221; della totalità è il romanzo (che Broch chiama &#8220;polistorico&#8221;, ovvero non soltanto “polifonico&#8221;, ma composto di forme diverse &#8211; ne &#8220;Gli irresponsabili&#8221; Broch utilizza la poesia alternandola al racconto). Ieri e ancor più oggi&#8230;<br />
Quanto a Omero e Tolstoj, la soglia tra mito, poesia e romanzo si fa nel percorso di Broch sempre più labile. Da una parte tutti e tre concorrono all&#8217;obiettivo infinito &#8211; infinito perché tendente all&#8217;assoluto &#8211;  di fornire un&#8217;immagine globale della conoscenza. Dall&#8217;altro Broch concepirà nel suo saggio &#8211; per me personalmente più decisivo &#8211; &#8220;Lo stile dell&#8217;età mitica&#8221; la possibilità di superare la tecnica del romanzo realista grazie allo &#8220;stile dell&#8217;esenziale&#8221; o &#8220;stile della vecchiaia&#8221; che può essere riassunto con queste parole: &#8220;Los copo dell&#8217;artista non è più quello di riprodurre il sorriso della Signora X, ma quello di sforzrasi di cogliere l&#8217;essenza del suo sorriso&#8221;.  Rendere astratta l&#8217;arte del romanzo. Joyce, Th. Mann, Kafka, ognuno a suo modo, secondo Broch ha compiuto questo passo verso il &#8220;mito&#8221;, verso &#8220;lo stile dell&#8217;essenziale&#8221; o &#8220;stile della vecchiaia&#8221;.</p>
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		Di: antonio sparzani		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/03/26/i-passeurs-dellatelier/#comment-65008</link>

		<dc:creator><![CDATA[antonio sparzani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Mar 2007 20:22:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[non so se ho capito bene tutto, ma quel che ho capito mi trova molto consenziente. Chiederei a Max se pensa qualcosa di Hermann Broch e della sua idea così complessiva di romanzo come specchio e insieme modellatore di tutti gli aspetti di un&#039;epoca, e anche della sua visionaria idea che &quot;&quot;Omero sta sulla soglia dove il mito entra nella poesia, e Tolstoj sulla soglia dove la poesia ritorna nel mito&quot;&quot;. Domanda fuori tema, forse, però...?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>non so se ho capito bene tutto, ma quel che ho capito mi trova molto consenziente. Chiederei a Max se pensa qualcosa di Hermann Broch e della sua idea così complessiva di romanzo come specchio e insieme modellatore di tutti gli aspetti di un&#8217;epoca, e anche della sua visionaria idea che &#8220;&#8221;Omero sta sulla soglia dove il mito entra nella poesia, e Tolstoj sulla soglia dove la poesia ritorna nel mito&#8221;&#8221;. Domanda fuori tema, forse, però&#8230;?</p>
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		<title>
		Di: G. Carotenoide		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/03/26/i-passeurs-dellatelier/#comment-64945</link>

		<dc:creator><![CDATA[G. Carotenoide]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Mar 2007 09:14:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Vorrei chiedere a Massimo Rizzante dove si trova il punto di incrocio fra scrittori, quel punto che porta a dire: &quot;E&#039; necessario&quot;. Perché non dobbiamo dimenticare che le capacità non bastano, non una penna, non una voce, un microfono in mano, per fare il salto sul palco o sull&#039;antipalco.
Buona giornata.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vorrei chiedere a Massimo Rizzante dove si trova il punto di incrocio fra scrittori, quel punto che porta a dire: &#8220;E&#8217; necessario&#8221;. Perché non dobbiamo dimenticare che le capacità non bastano, non una penna, non una voce, un microfono in mano, per fare il salto sul palco o sull&#8217;antipalco.<br />
Buona giornata.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: effeffe		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/03/26/i-passeurs-dellatelier/#comment-64934</link>

		<dc:creator><![CDATA[effeffe]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Mar 2007 07:30:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grande Max
effeffe]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grande Max<br />
effeffe</p>
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		<title>
		Di: valter binaghi		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/03/26/i-passeurs-dellatelier/#comment-64874</link>

		<dc:creator><![CDATA[valter binaghi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Mar 2007 15:26:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Rileggo e scelgo.

«Il romanzo è la patria dell’uomo» (Sabato)

&quot;Contro i figli dell’eterno presente: coloro che hanno smesso di percorrere la via mediana che ci permette di incrociare continuamente il passato e, così facendo, di non avvertirlo come un fardello insopportabile. Contro coloro che annunciando costantemente il nuovo si credono gli ultimi, essa cerca di suscitare il dialogo, questa antica forma di vivente circolazione del pensiero. La sua ragion d’essere è la ricerca di uno specificum del romanzo: un nocciolo grazie al quale continuare a seminare nel solco di una tradizione.&quot; (Rizzante)

Si.Si.Si.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Rileggo e scelgo.</p>
<p>«Il romanzo è la patria dell’uomo» (Sabato)</p>
<p>&#8220;Contro i figli dell’eterno presente: coloro che hanno smesso di percorrere la via mediana che ci permette di incrociare continuamente il passato e, così facendo, di non avvertirlo come un fardello insopportabile. Contro coloro che annunciando costantemente il nuovo si credono gli ultimi, essa cerca di suscitare il dialogo, questa antica forma di vivente circolazione del pensiero. La sua ragion d’essere è la ricerca di uno specificum del romanzo: un nocciolo grazie al quale continuare a seminare nel solco di una tradizione.&#8221; (Rizzante)</p>
<p>Si.Si.Si.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: gianni biondillo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/03/26/i-passeurs-dellatelier/#comment-64807</link>

		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Mar 2007 21:25:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Bello. Max non sbaglia mai.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bello. Max non sbaglia mai.</p>
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		<title>
		Di: carla bariffi		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/03/26/i-passeurs-dellatelier/#comment-64795</link>

		<dc:creator><![CDATA[carla bariffi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Mar 2007 18:26:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[...per il mito di Narciso, suppongo!
ciao Valterone.
;-)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230;per il mito di Narciso, suppongo!<br />
ciao Valterone.<br />
;-)</p>
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		<item>
		<title>
		Di: valter binaghi		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/03/26/i-passeurs-dellatelier/#comment-64773</link>

		<dc:creator><![CDATA[valter binaghi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Mar 2007 15:44:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ampio, importante. da rileggere.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ampio, importante. da rileggere.</p>
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