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	Commenti a: Garrone, dove cazzo eri?	</title>
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		<title>
		Di: Rodolfo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/04/06/garrone-dove-cazzo-eri/#comment-65927</link>

		<dc:creator><![CDATA[Rodolfo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Apr 2007 14:59:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[O.C.
sempre più lungo

Tu homo sapiens...!!!]]></description>
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sempre più lungo</p>
<p>Tu homo sapiens&#8230;!!!</p>
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		Di: The O.C. from Hans Magnus		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[The O.C. from Hans Magnus]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Apr 2007 07:20:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il bullo è solo. In classe lo tengono a distanza, sanno delle sue mani lunghe e dei calci in faccia. Ti chiama negra, ti dice frocio, incollato al primo banco da una sospensione che non arriva mai. Sotto il cappuccio, il bullo è innanzitutto un ciuccio. 

Si sente al centro di una cospirazione, vede nemici dappertutto, gliel’hanno detto da qualche parte: ebrei e froci, “i poteri minacciosi che lo hanno preso di mira sono facilmente individuabili”. In famiglia, se ne parla. Anche a scuola si sussurra. Che sono più intelligenti, più ricchi, migliori di te.   

Finché sta in silenzio il bullo non dà fastidio, “è inappariscente, muto: un dormiente”. Ha il suo casco, il motorino, la paghetta di paparino. Lo temono perché in lui vedono un pezzo di se stessi: “magari gli si darebbe persino una mano, purché finalmente la piantasse. Ma lui non ci pensa affatto”.  

Il bullo, “il mostro”, è un tipo tosto. In gita si fa l’ormonella della classe, una pomiciata in camerata e via, pezza da piedi vattene via. Il bullo non legge Moccia, lo brucia; non ha amici, né compagni, ma una “cupidigia servile” che lo accompagna, come diceva Manzoni della vecchia nel castello. 

Il bullo non fa parte del branco, ma il branco gli fa la riverenza. Lui, purtroppo, non è un pollo: “I sociologi si attengono alle loro statistiche: valore medio, devianza standard (…). Le loro definizioni sono come quando si gratta una ferita: stando a Samuel Butler, quella poi prude e duole più di prima”. 

In disparte, il bullo “coltiva il suo fantasma, raduna le sue energie e attende la sua ora”. Negli USA si mette un cappotto nero e lo rinforza con la cartucciera. Aspetta la campanella per mitragliare il resto la scolaresca. Un minuto prima di piazzarsi l’ultimo colpo in testa. 

Il bullo guarda un sacco di cinema ultraviolento. Gode a rivedersi “Arancia Meccanica”. Per lui la vita non vale niente, la misera routine catto-borghese, la vile esistenza: “perché dovrebbe interessarsi della vita altrui?”.

Gli chiedi che hai, che ti prende? Risponde: “Sono affari miei”. “E’ colpa degli altri”. “Questi due momenti non si elidono. Al contrario: si potenziano a vicenda secondo il modello del circolo vizioso (…). L’unica via d’uscita dal dilemma è la fusione di aggressione e autoaggressione”. 

Da un momento all’altro il bullo può esplodere. Come il tristo impiegato William Foster: “Allora si parla di Amok, parola attinta dal malese (…). Magari una lamentela della moglie, la musica troppo alta del vicino, la banca che gli ha chiuso il credito. Basta l’osservazione poco gradita di un superiore, e il tizio sale sul campanile e prende di mira tutto ciò che si muove davanti al supermercato”. Lo condannano, certo, ma in cuor loro lo applaudono e lo invidiano. 

“Il loro vero obiettivo non era la vittoria ma lo sterminio, il dissolvimento, il suicidio collettivo, la fine con orrore. Non c’è altra spiegazione del perché i tedeschi nella Seconda Guerra mondiale abbiano combattuto fino all’ultimo cumulo di macerie berlinese”.

“Quasi sempre si tratta di un soggetto maschile (…). Chi si attribuisce una superiorità, per il passato lapalissiana, non si rassegna al fatto che i giorni del primato sono finiti e molto difficilmente accetterà la propria perdita di potere”. 

In realtà non gliene frega niente di quello che pensano gli altri, i prufissuri, i genitori, i suoi compagni: “Egli stesso deve metterci del suo; deve dirsi: io sono un perdente e basta”.

“Tutti questi omicidi sono persone isolate che non hanno trovato accesso a una collettività. Ma questo è anche errato; perché evidentemente si registra un numero sempre maggiore di simili casi isolati. Il loro moltiplicarsi induce a concludere che esistono sempre più perdenti radicali”. 

Sempre più bulli in tv, sui giornali, spettacolo osceno. De Amicis? Meglio, il Grand Guignol: “E’ tutta colpa delle cosiddette circostanze. Con ciò intendendo il mercato globale o una prova d’esame andata male oppure un’assicurazione che si rifiuta di pagare”. Il bullo è come un terrorista: fa notizia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il bullo è solo. In classe lo tengono a distanza, sanno delle sue mani lunghe e dei calci in faccia. Ti chiama negra, ti dice frocio, incollato al primo banco da una sospensione che non arriva mai. Sotto il cappuccio, il bullo è innanzitutto un ciuccio. </p>
<p>Si sente al centro di una cospirazione, vede nemici dappertutto, gliel’hanno detto da qualche parte: ebrei e froci, “i poteri minacciosi che lo hanno preso di mira sono facilmente individuabili”. In famiglia, se ne parla. Anche a scuola si sussurra. Che sono più intelligenti, più ricchi, migliori di te.   </p>
<p>Finché sta in silenzio il bullo non dà fastidio, “è inappariscente, muto: un dormiente”. Ha il suo casco, il motorino, la paghetta di paparino. Lo temono perché in lui vedono un pezzo di se stessi: “magari gli si darebbe persino una mano, purché finalmente la piantasse. Ma lui non ci pensa affatto”.  </p>
<p>Il bullo, “il mostro”, è un tipo tosto. In gita si fa l’ormonella della classe, una pomiciata in camerata e via, pezza da piedi vattene via. Il bullo non legge Moccia, lo brucia; non ha amici, né compagni, ma una “cupidigia servile” che lo accompagna, come diceva Manzoni della vecchia nel castello. </p>
<p>Il bullo non fa parte del branco, ma il branco gli fa la riverenza. Lui, purtroppo, non è un pollo: “I sociologi si attengono alle loro statistiche: valore medio, devianza standard (…). Le loro definizioni sono come quando si gratta una ferita: stando a Samuel Butler, quella poi prude e duole più di prima”. </p>
<p>In disparte, il bullo “coltiva il suo fantasma, raduna le sue energie e attende la sua ora”. Negli USA si mette un cappotto nero e lo rinforza con la cartucciera. Aspetta la campanella per mitragliare il resto la scolaresca. Un minuto prima di piazzarsi l’ultimo colpo in testa. </p>
<p>Il bullo guarda un sacco di cinema ultraviolento. Gode a rivedersi “Arancia Meccanica”. Per lui la vita non vale niente, la misera routine catto-borghese, la vile esistenza: “perché dovrebbe interessarsi della vita altrui?”.</p>
<p>Gli chiedi che hai, che ti prende? Risponde: “Sono affari miei”. “E’ colpa degli altri”. “Questi due momenti non si elidono. Al contrario: si potenziano a vicenda secondo il modello del circolo vizioso (…). L’unica via d’uscita dal dilemma è la fusione di aggressione e autoaggressione”. </p>
<p>Da un momento all’altro il bullo può esplodere. Come il tristo impiegato William Foster: “Allora si parla di Amok, parola attinta dal malese (…). Magari una lamentela della moglie, la musica troppo alta del vicino, la banca che gli ha chiuso il credito. Basta l’osservazione poco gradita di un superiore, e il tizio sale sul campanile e prende di mira tutto ciò che si muove davanti al supermercato”. Lo condannano, certo, ma in cuor loro lo applaudono e lo invidiano. </p>
<p>“Il loro vero obiettivo non era la vittoria ma lo sterminio, il dissolvimento, il suicidio collettivo, la fine con orrore. Non c’è altra spiegazione del perché i tedeschi nella Seconda Guerra mondiale abbiano combattuto fino all’ultimo cumulo di macerie berlinese”.</p>
<p>“Quasi sempre si tratta di un soggetto maschile (…). Chi si attribuisce una superiorità, per il passato lapalissiana, non si rassegna al fatto che i giorni del primato sono finiti e molto difficilmente accetterà la propria perdita di potere”. </p>
<p>In realtà non gliene frega niente di quello che pensano gli altri, i prufissuri, i genitori, i suoi compagni: “Egli stesso deve metterci del suo; deve dirsi: io sono un perdente e basta”.</p>
<p>“Tutti questi omicidi sono persone isolate che non hanno trovato accesso a una collettività. Ma questo è anche errato; perché evidentemente si registra un numero sempre maggiore di simili casi isolati. Il loro moltiplicarsi induce a concludere che esistono sempre più perdenti radicali”. </p>
<p>Sempre più bulli in tv, sui giornali, spettacolo osceno. De Amicis? Meglio, il Grand Guignol: “E’ tutta colpa delle cosiddette circostanze. Con ciò intendendo il mercato globale o una prova d’esame andata male oppure un’assicurazione che si rifiuta di pagare”. Il bullo è come un terrorista: fa notizia.</p>
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		<title>
		Di: franz joseph albano		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/04/06/garrone-dove-cazzo-eri/#comment-65867</link>

		<dc:creator><![CDATA[franz joseph albano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Apr 2007 19:44:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ha perfektamente ragione licio angelini, bisogna federe kosa è stato fato in qvesti ani in skuola. saluto tuti con auguri di buona pasqva.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ha perfektamente ragione licio angelini, bisogna federe kosa è stato fato in qvesti ani in skuola. saluto tuti con auguri di buona pasqva.</p>
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		<title>
		Di: Eva Risto		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/04/06/garrone-dove-cazzo-eri/#comment-65862</link>

		<dc:creator><![CDATA[Eva Risto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Apr 2007 17:09:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#039;lettera aperta ai genitori dei compagni di classe di Jonathan&#039;

http://iltafano.blog.kataweb.it/il_tafano/]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8216;lettera aperta ai genitori dei compagni di classe di Jonathan&#8217;</p>
<p><a href="http://iltafano.blog.kataweb.it/il_tafano/" rel="nofollow ugc">http://iltafano.blog.kataweb.it/il_tafano/</a></p>
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		<title>
		Di: The O.C. cip cip		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/04/06/garrone-dove-cazzo-eri/#comment-65843</link>

		<dc:creator><![CDATA[The O.C. cip cip]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Apr 2007 11:20:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[eva risto mi ci ficco. 
Menicone gran signore.
Immaginateli come professore.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>eva risto mi ci ficco.<br />
Menicone gran signore.<br />
Immaginateli come professore.</p>
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		<title>
		Di: Eva Risto		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/04/06/garrone-dove-cazzo-eri/#comment-65840</link>

		<dc:creator><![CDATA[Eva Risto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Apr 2007 09:29:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[bravo angelo, come al solito hai capito tutto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>bravo angelo, come al solito hai capito tutto.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: Pena		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/04/06/garrone-dove-cazzo-eri/#comment-65835</link>

		<dc:creator><![CDATA[Pena]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Apr 2007 08:43:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Povero Eva Risto &#038; Nicks. Un caso umano. Che pena. E che testa a pene.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Povero Eva Risto &amp; Nicks. Un caso umano. Che pena. E che testa a pene.</p>
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		Di: mario domina		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/04/06/garrone-dove-cazzo-eri/#comment-65834</link>

		<dc:creator><![CDATA[mario domina]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Apr 2007 08:28:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[l&#039;unica cosa che il verbo &quot;accettare&quot; mi fa venire in mente in questi giorni è la lama luccicante di un&#039;accetta;
e comunque guerre e ancora guerre: quella dei media contro i ragazzi (tutti bulli-violenti e di plastica, polli d&#039;allevamento come diceva Gaber, che un po&#039; è vero, ma non è che sia solo colpa loro); e poi ci sono Natzinger e la sua cricca che, nonostante l&#039;omofobia diffusa senza bisogno dei loro sermoni quotidiani, in questo momento vanno ritenuti i mandanti e istigatori principali della violenza omofoba;
resta la &quot;pietas&quot; per quel povero ragazzo, ma, come si sà, pietà l&#039;è morta]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>l&#8217;unica cosa che il verbo &#8220;accettare&#8221; mi fa venire in mente in questi giorni è la lama luccicante di un&#8217;accetta;<br />
e comunque guerre e ancora guerre: quella dei media contro i ragazzi (tutti bulli-violenti e di plastica, polli d&#8217;allevamento come diceva Gaber, che un po&#8217; è vero, ma non è che sia solo colpa loro); e poi ci sono Natzinger e la sua cricca che, nonostante l&#8217;omofobia diffusa senza bisogno dei loro sermoni quotidiani, in questo momento vanno ritenuti i mandanti e istigatori principali della violenza omofoba;<br />
resta la &#8220;pietas&#8221; per quel povero ragazzo, ma, come si sà, pietà l&#8217;è morta</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: mario meniconi		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/04/06/garrone-dove-cazzo-eri/#comment-65833</link>

		<dc:creator><![CDATA[mario meniconi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Apr 2007 08:11:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ma lasciali sta&#039; eva risto, questo so&#039; cojoni de brutto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ma lasciali sta&#8217; eva risto, questo so&#8217; cojoni de brutto.</p>
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		<title>
		Di: Eva Risto		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/04/06/garrone-dove-cazzo-eri/#comment-65832</link>

		<dc:creator><![CDATA[Eva Risto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Apr 2007 08:04:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[mi spieghi che cazzo ne sai tu della mia esperienza? l&#039;unico coglione presente finora in questo thread sei tu. col tuo maschilismo da accatto. e sei anche in buona compagnia, visto che ce ne uno sulla tua testa. certo che, se lavorate nella scuola, ce da mettersi le mani nei capelli.

che uomini colti e &#039;tolleranti&#039; che siete: capaci, bontà vostra!, di accettare anche gli omosessuali: ma solo perché c&#039;è un &#039;problema di sovraffolamento planetario&#039; (sic!). in caso contrario, cosa facevate? li mandavate ai forni?

@ Gilliat

ogni stagione dà i suoi frutti. questo è proprio il primo della &#039;nuova&#039;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>mi spieghi che cazzo ne sai tu della mia esperienza? l&#8217;unico coglione presente finora in questo thread sei tu. col tuo maschilismo da accatto. e sei anche in buona compagnia, visto che ce ne uno sulla tua testa. certo che, se lavorate nella scuola, ce da mettersi le mani nei capelli.</p>
<p>che uomini colti e &#8216;tolleranti&#8217; che siete: capaci, bontà vostra!, di accettare anche gli omosessuali: ma solo perché c&#8217;è un &#8216;problema di sovraffolamento planetario&#8217; (sic!). in caso contrario, cosa facevate? li mandavate ai forni?</p>
<p>@ Gilliat</p>
<p>ogni stagione dà i suoi frutti. questo è proprio il primo della &#8216;nuova&#8217;.</p>
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			</item>
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